Gesta memorande e mirabili compiute per la maggior gloria di Dio
Avvertenza: sono qui elencati solamente fatti avvenuti per ordine o con
partecipazione diretta delle autorità ecclesiastiche, oppure azioni commesse in
nome e per conto della cristianità. Come è ovvio, la lista non ha pretese di
completezza.
Paganesimo antico
Già durante l'Impero Romano, appena ammesso ufficialmente il culto cristiano
con decreto imperiale del 315, si cominciò a demolire i luoghi del culto pagano
e a sopprimere i sacerdoti pagani.
Tra il 315 e il sesto secolo furono perseguitati ed eliminati un numero
incalcolabile di fedeli pagani.
Esempi celebri di templi distrutti: il santuario di Esculapio nell'Egea, il
tempio di Afrodite a Golgota, i templi di Afaca nel Libano, il santuario di
Eliopoli.
Sacerdoti cristiani, come Marco di Aretusa o Cirillo di Eliopoli, vennero
persino celebrati come benemeriti «distruttori di templi» (DA 468).
Dall'anno 356 venne sancita la pena di morte per chi praticava i riti pagani (DA
468).
L'imperatore cristiano Teodosio (408-450) fece giustiziare perfino dei bambini
per aver giocato coi resti delle statue pagane (DA 469). Eppure, stando al
giudizio di cronisti cristiani, Teodosio
«ottemperava coscienziosamente ad
ogni cristiano insegnamento».
Nel VI secolo, si finì per dichiarare fuorilegge i fedeli pagani.
All'inizio del quarto secolo, per sobillazione di sacerdoti cristiani, fu
giustiziato il filosofo politeista Sopatro (DA 466).
Nel 415, la celeberrima scienziata e filosofa Ipazia di Alessandria venne
letteralmente squartata da una plebaglia guidata e aizzata da un predicatore di
nome Pietro, e i suoi resti dispersi in un letamaio (DO 19-25).
Missioni di evangelizzazione
Nel 782, Carlo Magno fece tagliare la testa a 4500
Sassoni che non
volevano farsi convertire al cristianesimo (DO 30).
I contadini di Steding, nella Germania settentrionale, ribellatisi per non poter
più sopportare l'esosa pressione fiscale, vengono massacrati il 27 maggio 1234
da un esercito crociato, e le loro fattorie occupate da devoti cattolici. Vi
persero la vita tra 5000 e 11.000 uomini, donne e bambini (WW 223).
Assedio di Belgrado nel 1456: nell'espugnazione della città vennero uccisi non
meno di 80.000 musulmani (DO 235).
XV secolo in Polonia: ordini cavallereschi cristiani saccheggiano 1019 chiese e
circa 18.000 villaggi. Quante persone cadessero vittime di tali gesta, non s'è
mai certificato (DO 30).
Secoli XVI e XVII. Truppe inglesi «pacificano e civilizzano» l'Irlanda. Colà
vivevano solo dei «selvaggi gaelici», «animali irragionevoli senza alcuna
idea di dio o di buone maniere, che addirittura dividevano in comunità di beni
il loro bestiame, le loro donne, bambini e altri averi». Uno dei più
importanti condottieri, certo Humphrey Gilbert, fratellastro di Sir Walter
Raleigh, fece «staccare dai corpi le teste di tutti quelli (chiunque fossero)
che erano stati uccisi quel giorno, facendoli spargere dappertutto lungo la
strada». Questo tentativo di civilizzare gli Irlandesi causò poi
effettivamente «grande sgomento nel popolo, quando videro sparse sul terreno le
teste dei loro padri, fratelli, bambini, parenti e amici» [
«greate terrour
to the people when they sawe the heddes of their dedde fathers, brothers,
children, kinsfolke, and freinds on the grounde»].
Decine di migliaia di Irlandesi gaelici caddero vittime di quel bagno di sangue
(SH, 99, 225).
Crociate (1095-1291)
L'anno 1095, per ordine del papa Urbano II, ha inizio la Prima Crociata (WW
11-41).
Tra il 12/6/1096 e il 24/6/1096, nelle stragi avvenute in Ungheria, presso
Wieselburg e Semlin, perdono la vita migliaia di persone (tutti cristiani, ivi
comprese le schiere crociate) (WW 23).
Dal 9/9. al 16/9/1096, durante l'assedio della città residenziale turca Nikaia,
cavalieri francesi cristiani massacrano migliaia di abitanti, facendo a pezzi e
bruciando vivi vecchi e bambini (WW 25-27).
A consimili azioni belliche partecipano, il 26/9/1096, durante la conquista
della fortezza di Xerigordon, cavalieri crociati tedeschi.
In complesso, fino al gennaio 1098, vengono espugnate e saccheggiate 40 capitali
e 200 fortezze. Non si conosce il numero delle vittime (WW 30).
Il 3 giugno 1098 le armate crociate conquistano Antiochia. In quell'assedio
vengono uccisi tra 10.000 e 60.000 musulmani. Dalla cronaca di Raimondo di
Aguilers, cappellano di campo del conte di Tolosa, si legge:
«Sulle piazze
si accumulano i cadaveri a tal punto che, per il tremendo fetore, nessuno poteva
resistere a restare: non v'era nessuna via, in città, che fosse sgombra di
corpi in decomposizione» (WW 33).
Il 28 giugno 1098 furono ammazzati altri centomila turchi musulmani, donne e
bambini compresi. Negli accampamenti turchi - narra il cronista cristiano - i
crociati trovarono non solamente ricco bottino, tra cui «moltissimi libri in
cui erano descritti con esecrandi segni i riti blasfemi di turchi e saraceni»,
ma bensì anche «donne, bambini, lattanti, parte dei quali trafissero subito, e
parte schiacciarono sotto gli zoccoli dei loro cavalli, riempiendo i campi di
cadaveri orribilmente lacerati». Proprio come il loro Dio comandava! (WW 33-35)
Il 12 dicembre 1098, nella conquista della città di Marra (Maraat an-numan),
furono ammazzate altre migliaia di «infedeli». A causa della carestia che ne
seguì, «i corpi già maleodoranti dei nemici vennero mangiati dalle schiere
cristiane», come testimonia il cronista cristiano Albert Aquensis (WW 36).
Finalmente, il 15 luglio 1098, venne espugnata Gerusalemme, dove vennero
ammazzati più di 60.000 persone, tra ebrei e musulamni, uomini donne e bambini
(WW 37-40).
Da una testimonianza oculare:
«e là [davanti al tempio di Salomone] si
svolse una tale mischia cruenta che i cristiani si trascinavano nel sangue dei
nemici fino alle nocche dei piedi», tanto che Albert scrive: «Le donne, che
avevano cercato scampo negli edifici alti e nei palazzi turriti, furono buttate
giù a fil di spada; i bambini, anche i neonati, li tiravano a pedate dal petto
delle madri, o li strappavano dalle culle, per poi sbatterli contri i muri o le
soglie» (WW 38).
L'arcivescovo Guglielmo di Tiro aggiunge:
«Felici, piangenti per l'immensa
gioia, i nostri si radunarono quindi dinanzi alla tomba del nostro salvatore Gesù,
per rendergli omaggio e offrirgli il loro ringraziamento... E non fu soltanto lo
spettacolo dei cadaveri smembrati, sfigurati, irriconoscibili, a lasciar
sbigottito l'osservatore; in realtà, incuteva sgomento anche l'immagine stessa
dei vincitori, grondanti di sangue dalla testa ai piedi, sicché l'orrore
s'impadroniva di tutti quelli che li incontravano» (WW 39-40, TG 79).
Il cronista cristiano Eckehard di Aura testimonia che, ancora durante l'estate
successiva dell'anno 1100,
«in tutta la Palestina l'aria era appestata del
lezzo dei cadaveri. Di stragi siffatte nessuno aveva mai visto o udito l'uguale
tra i pagani...».
Alla resa dei conti, la Prima Crociata era costata la vita ad oltre un milione
di persone: «Grazie e lode a Dio!» (WW 41)
Nella battaglia di Ascalon, il 12 agosto 1099, vennero abbattuti 200.000
infedeli «in nome del nostro Signore Gesù Cristo» (WW 45).
Quarta Crociata: il 12 aprile 1204, i crociati mettono a sacco la città
(cristiana!) di Costantinopoli. Il numero delle vittime non è stato tramandato.
(WW 141-148)
Le restanti crociate in cifre: fino alla caduta di Akkon (1291) si stimano 20
milioni di vittime (solo nella Terrasanta e nelle regioni arabo-turche) (WW
224).
Notabene: Tutti i dati sono secondo i cronisti di parte cristiana.
Eretici e atei
Già nell'anno 385 i primi cristiani vengono giustiziati quali eretici per mano
di altri cristiani: così lo spagnolo Priscilliano, insieme con sei dei suoi
seguaci, decapitati a Treviri (DO 26).
Eresia manichea. Tra il 372 e il 444 i Manichei - una setta quasi
cristiana, presso i quali si praticava il controllo delle nascite, e che perciò
mostravano più senso di responsabilità dei devoti cattolici - vennero
totalmente annientati nel corso di diverse grandi campagne sferrate contro di
loro in tutto l'Impero romano. Molte migliaia le vittime (NC).
Nel secolo XIII, gli Albigesi cadono vittime della prima crociata proclamata
contro altri cristiani. (DO 29) Questi, noti anche col nome di Catari, si
consideravano buoni cristiani, ma non riconoscevano né il papa né il divieto
romano-cattolico delle tecniche anticoncezionali, rifiutandosi inoltre di pagare
le tasse chiesastiche (NC) Nel 1208, per ordine del papa Innocenzo III - il
massimo genocida prima di Hitler - incominciò la crociata contro gli eretici
albigesi. La città di Beziérs (nel sud della Francia) venne rasa al suolo il
22 luglio 1209, tutti gli abitanti massacrati, compresi i cattolici, che avevano
rifiutato l'estradizione degli eretici. Il numero dei morti viene stimato tra
20.000 e 70.000 (WW 179-181).
Nella stessa crociata, dopo la presa di Carcassonne (15 agosto 1209), caddero
ancora migliaia di ribelli, e la stessa sorte toccò a molte altre città (WW
181).
Nei successivi vent'anni di guerra, tutta la regione fu devastata, quasi tutti i
Catari (quasi la metà della popolazione della Linguadoca, nella Francia
meridionale) vennero sconfitti, lapidati, annegati, messi al rogo (WW 183).
Finita la crociata contro gli Albigesi (1229), venne istituita la Santa
Inquisizione (1232) al fine di stanare dai loro nascondigli gli eretici
sopravvissuti, e di annientarli. L'ultimo dei Catari, Guillaume de Belibaste, fu
dato alle fiamme del rogo nel 1324 (WW 183, LM).
Solo tra i Catari, la stima delle vittime si aggira intorno al milione (WW 183).
Altri gruppi di eretici: Valdesi, Pauliciani, Runcarii o Poveri Lombardi,
Giuseppini, e molti altri. La maggior parte di queste sette vennero sgominate;
un certo numero di Valdesi esiste tuttora, sebbene siano stati perseguitati per
oltre 600 anni. Secondo le mie stime, diverse centinaia di migliaia di vittime
non sono calcolate in eccesso (comprese le vittime dell'Inquisizione spagnola,
ma escludendo quelle del Nuovo Mondo).
Nel XV secolo, l'inquisitore spagnolo Tomas de Torquemada condanna personalmente
a morte sul rogo 10.220 sospettati di eresia (DO 28, DZ).
Il predicatore e teologo boemo Jan Hus, per aver criticato il commercio delle
indulgenze, viene bruciato nel 1415 a Praga (LI 475-522).
Nel 1538, a Vienna, il professore universitario B. Hubmaier viene pubblicamente
condannato al rogo (DO 59).
Il 17 febbraio 1600, dopo una settennale prigionia, il filosofo Giordano Bruno,
monaco domenicano processato per eresia, viene bruciato vivo sul rogo eretto in
Campo dei Fiori a Roma.
Verso la metà del Seicento, l'ateo Thomas Aikenhead, studente scozzese appena
ventenne, viene impiccato per volontà del clero (HA).
Streghe
Dai primi tempi del cristianesimo fino al 1484 invalse la consuetudine di
mandare a morte persone, perlopiù donne, che si credevano dotate di poteri
soprannaturali, malefici e stregonici.
Nell'era vera e propria dei processi per stregoneria, dal 1484 al 1750, molte
centinaia di migliaia di sospetti o colpevoli di pratiche stregoniche - secondo
le stime degli storici - furono condannati a morte sul rogo o in seguito alle
torture; percentualmente, i quattro quinti di essi erano donne (WV).
Un elenco (naturalmente incompleto) di queste vittime, conosciute spesso anche
per nome, si trova nell'opera
The Burning of Witches - A Chronicle of the
Burning Times.
Guerre di religione e Riforma
Secolo XV: guerre crociate contro gli Hussiti, costate la vita a migliaia di
seguaci (DO 30).
Nel 1538 papa Paolo III indice una crociata contro l'Inghilterra, sganciatasi
con lo scisma dall'ubbidienza a Roma, dichiarando tutti gli Inglesi schiavi di
Roma. Per fortuna, l'impresa fallisce sul nascere (DO 31).
1568: il tribunale spagnolo dell'Inquisizione decreta l'eliminazione di tre
milioni di Olandesi ribelli nei Paesi Bassi, allora sotto il dominio spagnolo.
Per cominciare, 5000, o forse 6000 protestanti vennero annegati dalle truppe
spagnole della cattolicissima Spagna:
«un disastro, di cui i cittadini di
Emden vennero a conoscenza quando diverse migliaia di cappelli olandesi a larghe
tese scesero galleggiando lungo il fiume» (DO31, SH 213).
1572: a Parigi, e in altre città francesi, 20.000 protestanti Ugonotti vengono
assassinati per ordine del papa Pio V, nell'offensiva nota come
Notte di San
Bartolomeo. Fino alla metà del secolo successivo, oltre 200.000 profughi
Ugonotti dovranno lasciare la Francia (DO 31).
1574: i cattolici sopprimono il condottiero dei protestanti Gaspard de Coligny.
Dopo l'uccisione, la plebaglia ne squarta il cadavere:
«gli troncarono la
testa, le mani, i genitali [...] gettandoli nel fiume [...] ma poi non gli sembrò
neppure degno che diventasse pasto per i pesci, per cui li ritirarono fuori e li
portarono sul patibolo di Mantfaucon affinché là servissero da alimento per
corvi ed uccelli» (SH 191).
Guerra dei Trent'anni: nel 1631, la città protestante di Magdeburgo viene
saccheggiata e rasa al suolo da truppe cattoliche, che massacrano 30.000
protestanti, metà della popolazione. Scrive il poeta e storico tedesco
Friedrich Schiller:
«In una sola chiesa si trovarono 50 donne decapitate e
bambini che ancora succhiavano il latte dal petto delle loro madri senza vita»
(SH 191).
1618-1648: la guerra dei Trent'anni, spaccando l'Europa tra cristiani
protestanti e cattolici, decima il 40% delle popolazioni, soprattutto in
Germania (DO 31.32).
Ebrei
Già nel IV e V secolo le plebi cristiane sono eccitate ad incendiare le
sinagoghe ebraiche.
A metà del IV secolo venne distrutta la prima sinagoga per ordine del vescovo
Innocenzo di Dertona, nel nord Italia. La prima sinagoga ad esser incendiata nel
388, per ordine del vescovo di Kallinikon, sorgeva in Persia, presso l'Eufrate
(DA 450).
Il concilio di Toledo decreta nel 694 la riduzione degli Ebrei in schiavitù,
ordina la confisca dei loro averi e il battesimo coatto dei loro bambini (DA
454).
Nell'anno 1010 il vescovo di Limoges fece espellere o sopprimere gli ebrei della
città che non volevano convertirsi al cristianesimo (DA 453).
1096: all'inizio della prima Crociata furono uccisi in Europa migliaia di Ebrei,
complessivamente forse 12.000. Le città più colpite furono Worms (18/5/1096),
Magonza il 27/5 (dove furono trucidati 1100 ebrei), Colonia, Neuss,
Wevelinghoven, Xanten, Moers, Dortmund, Kerpen, Treviri, Metz, Ratisbona, Praga
(EJ).
Parimenti, all'inizio della seconda Crociata (1147), nei centri francesi di Ham,
Sully, Carentan, e Rameru, si uccisero diverse centinaia di ebrei (WW 57).
In occasione della terza Crociata (1189-90) avviene il saccheggio delle comunità
ebraiche stabilitesi in Inghilterra (DO 40).
1235: uccisione pubblica di 34 cittadini ebraici (DO 41).
1257 e 1267: eliminazione della comunità ebraiche di Londra, Canterbury,
Northampton, Lincoln, Cambridge e altre città, con numero imprecisato di
vittime (DO 41).
1290: è rimasta memoria, nelle cronache coeve, di 10.000 ebrei espulsi o uccisi
in Boemia (DO 41).
1337: aizzato da una strage compiuta a Deggendorf, in Baviera, l'isterismo
antisemita si estende in pogrom effettuati in 51 città bavaresi, nonché in
Austria e in Polonia. (DO 41).
1348: si bruciano sul rogo gli ebrei di Basilea e di Strasburgo,
complessivamente 2000 persone (DO 41).
1349: in oltre 350 città della Germania vengono soppressi tutti gli Ebrei,
perlopiù bruciati vivi. Qui, in questo solo anno, vennero trucidati dai
cristiani più Ebrei di quante erano state, per duecento anni di persecuzioni
anticristiane (il sangue dei martiri!), le vittime conclamate della Roma
imperiale (DO 42).
1389: vengono macellati a Praga 3.000 cittadini di fede ebraica (DO 42).
1391: a Siviglia e in Andalusia, sotto la guida dell'arcivescovo Martinez,
vengono soppressi circa 4000 ebrei. Mentre altri 25.000 vengono venduti come
schiavi (DA 454).
Costoro si potevano riconoscere facilmente perché tutti gli ebrei, dall'età di
dieci anni,erano stati costretti a portare sull'abito un «segno d'infamia»
colorato: era l'origine storica della futura «stella giudaica» dell'era
nazista.
1492: nello stesso anno in cui Colombo spiegava le vele per conquistare il Nuovo
Mondo, più di 150.000 Ebrei, molti dei quali perirono nell'ostracismo, venivano
scacciati dalle città della Spagna.
1648: in Polonia, durante i famigerati «massacri di Chmielnitzki», vengono
sterminati circa 200.000 ebrei. (MM 470-476).
A questo punto, mi sento male, perché con questo ritmo si prosegue - secolo
dopo secolo - su una linea che porta diritta ai forni crematori di Auschwitz.
(DO 43).
Popolazioni indigene
Con Cristoforo Colombo, ex commerciante di schiavi, che avrebbe fatto carriera
come milite crociato, ha inizio la conquista del Nuovo Mondo: allo scopo, come
sempre, di espandere il cristianesimo e di evangelizzare infedeli.
Poche ore dopo lo sbarco sulla prima isola abitata in cui s'imbatte nel mare dei
Caraibi, Colombo fa imprigionare e deportare sei indigeni che, come scrisse «debbono
servire da bravi servitori e schiavi (...) e si possono facilmente convertire
alla fede cristiana, giacché mi sembra che non abbiano religione alcuna» (SH
200).
Mentre Colombo definisce gli abitanti autoctoni quali «idolatri», esprimendo
la volontà di offrirli come schiavi ai cattolici re di Spagna, il suo socio
Michele da Cuneo, aristocratico italiano, rappresenta gli aborigeni come «bestie»
per il fatto che «mangiano quando hanno fame, e si accoppiano in tutta libertà,
dove e quando ne hanno voglia» (SH 204-205).
Su ogni isola su cui mette piede Colombo traccia una croce sul terreno e «dà
lettura della rituale dichiarazione ufficiale» (il cosiddetto
Requerimiento)
al fine di prender possesso del territorio da parte della Spagna, nel nome dei
suoi Cattolici Signori. Contro di che «nessuno aveva da obiettare». Qualora
gli Indios negassero il loro assenso (soprattutto perché non comprendevano
semplicemente una parola di spagnolo), il
Requerimiento recitava così:
«Con ciò garantisco e giuro che, con l'aiuto di Dio e con la nostra
forza, penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi
(...) per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa (...)
infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene
a vassalli ostinati e ribelli che non riconoscono il loro Signore e non
vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi» (SH 66)
Di analogo tenore erano le parole di John Winthrop, primo governatore della Bay
Colony del Massachusset:
«justifieinge the undertakeres of the intended
Plantation in New England [...] to carry the Gospell into those parts of the
world [...] and to raise a Bulworke against the kingdome of the Ante-Christ»
(SH 235) [
«giustificando l'impresa della costituenda fondazione della Nuova
Inghilterra, di portare il vangelo in queste parti del mondo, e di edificare un
bastione contro il regno dell'Anticristo»].
Intanto, prima ancora che si venisse alle armi, due terzi della popolazione
indigena cadeva vittima del vaiolo importato dagli Europei. Il che era
interpretato dai cristiani, manco a dirlo, come «un segno prodigioso
dell'incommensurabile bontà e provvidenza di Dio!».
Così, ad esempio, scriveva nel 1634 il governatore del Massachussets:
«Quanto
agli indigeni, sono morti quasi tutti contagiati dal vaiolo, e per tal modo il
SIGNORE ha confermato il nostro diritto ai nostri possedimenti» (SH 109,
238).
Sulla sola isola di Hispaniola, dopo le prime visite di Colombo, gli indigeni
Arawak - un popolo inerme e relativamete felice che viveva delle risorse del
loro piccolo paradiso - lamentarono presto la perdita di 50.000 vite (SH 204).
In pochi decenni, gli Indios sopravvissuti caddero vittime di assalti, stragi,
strupri e riduzione in schiavitù da parte degli Spagnoli.
Dalla cronaca d'un testimone oculare:
«Furono uccisi tanti indigeni da non
potersi contare. Dappertutto, sparsi per la regione, si vedevano innumerevoli
cadaveri di indiani. Il fetore era penetrante e pestilenziale» (SH 69).
Il capo indiano Hatuey riuscì a fuggire col suo popolo, ma fu catturato e
bruciato vivo.
«Quando lo legarono al patibolo, un frate francescano lo pregò
insistentemente di aprire il suo cuore a Gesù affinché la sua anima potesse
salire in cielo anziché precipitare nella perdizione. Hatuey ribatté che se il
il cielo è il luogo riservato ai cristiani, lui preferiva di gran lunga
l'inferno» (SH 70).
Ciò che accadde poi al suo popolo, ci è descritto da un testimone oculare:
«Agli
spagnoli piacque di escogitare ogni sorta di inaudite atrocità... Costruirono
pure larghe forche, in modo tale che i piedi toccavano appena il terreno (per
prevenire il soffocamento), e appesero - ad onore del redentore e dei 12
apostoli - ad ognuna di esse gruppi di tredici indigeni, mettendovi sotto legna
e braci e bruciandoli vivi». (SH 72, DO 211).
In analoghe occasioni si inventarono altre piacevolezze:
«Gli spagnoli
staccavano ad uno il braccio, ad altri una gamba o una coscia, per troncare di
colpo la testa a qualcuno, non diversamente da un macellaio che squarta le
pecore per il mercato. Seicento persone, ivi compresi i cacicchi, vennero così
squartate come bestie feroci... Vasco de Balboa ne fece sbranare poi quaranta
dai cani» (SH 83).
«La popolazione dell'isola, stimata di circa otto milioni all'arrivo di
Colombo, era scemata già della metà o di due terzi, ancor prima che finisse
l'anno 1496». Finalmente, dopo che gli abitanti dell'isola furono quasi
sterminati, gli Spagnoli si videro «costretti» ad importare i loro schiavi da
altre isole dei Caraibi, ai quali toccò peraltro la medesima sorte. In tal modo
«milioni di autoctoni della regione caraibica vennero effettivamente liquidati
in meno d'un quarto di secolo» (SH 72-73).
«Così, in un tempo minore della durata normale d'una esistenza umana, fu
annientata un'intera civiltà di milioni di persone che per migliaia di anni
erano stanziate nella loro terra» (SH 75).
«Subito dopo, gli Spagnoli rivolsero la loro attenzione alla terraferma del
Messico e dell'America centrale. Le stragi erano appena cominciate. Di lì a
poco sarà la volta della nobile città di Tenochttitlàn (l'odierna Mexico
City)» (SH 75).
Hernando Cortez, Francisco Pizarro, Hernando De Soto e centinaia di altri
Conquistadores spagnoli saccheggiarono e annientarono - in nome del loro Signor
Gesù Cristo - molte grandi civiltà dell'America centrale e meridionale. (De
Soto saccheggiò inoltre la Florida, regione «fiorente»).
«Mentre il secolo XVI volgeva al termine, quasi 200.000 spagnoli si erano
stabiliti nel Nuovo Mondo. In questo periodo, in conseguenza dell'invasione, si
stima che avessero già perso la vita oltre 60 milioni di indigeni» (SH 95).
Va da sé che i primi colonizzatori dei territori dei moderni Stati Uniti
d'America non si comportarono meglio dei conquistadores.
Benché, senza l'aiuto degli Indiani, nessuno dei colonizzatori sarebbe stato in
grado di sopravvivere ai rigori invernali, questi cominciarono presto a
scacciare e a sterminare le tribù indiane.
La guerra degli indiani nordamericani tra di loro era, in proporzione, un
fenomeno irrilevante - paragonato con le consuetudini europee - e serviva
piuttosto a riequilibrare le offese, ma in nessun caso alla conquista del
territorio. Tanto che se ne stupivano i padri pellegrini cristiani:
«Le loro
guerre non sono neanche lontanamente così cruente» (
«Their Warres are
farre less bloudy»), ragion per cui non succedeva
«da nessuna delle
parti un grande macello» (
«no great slawter of nether side»). In
realtà, poteva ben accadere
«che guerreggiassero per sette anni senza che
vi perdessero le vita sette uomini» (
«they might fight seven yeares and
not kill seven men»). Tra gli Indiani, inoltre, era consuetudine
risparmiare le donne e i bambini dell'avversario (SH 111).
Nella primavera 1612 alcuni coloni inglesi trovarono così attraente la vita dei
liberi ed affabili indios, al punto da abbandonare Jamestown per vivere presso
costoro (con che si ovviò presumibilmente, tra l'altro, ad un'emergenza
sessuale). Senonché il governatore Thomas Dale li fece stanare e giustiziare:
«Alcuni
li fece impiccare, altri bruciare, altri torcere sulla ruota, mentre altri
furono inflizati sullo spiedo e alcuni fucilati» (SH 105).
Tali eleganti provvedimenti restarono ovviamente riservati agli inglesi; questa
era la procedura con quelli che si comportavano come gli indiani; ma per qurlli
che non avevano scelta , proprio perché costituivano la sovrappopolazione della
Virginia, si faceva senz'altro
tabula rasa:
«quando un indio era accusato da un inglese di aver rubato una tazza, e
non la restituiva, la reazione inglese era subito violenta: si attaccavano
gli Indiani dando alle fiamme l'intero villaggio» (SH 106)
Sul territorio dell'odierno Massachussetts i padri pellegrini delle colonie
perpetrarono un genocidio, entrato nella storia come «guerra dei Pequots».
Autori dei massacri erano quei cristiani puritani della Nuova Inghilterra,
scampati essi stessi alla persecuzione religiosa in atto nella loro vecchia
Inghilterra.
Allorché fu trovata la salma d'un inglese, ucciso probabilmente da guerrieri
Narragansett, i puritani gridarono vendetta. Sebbene il capo dei Narragansett
implorasse pietà, i cristiani passarono all'attacco. Forse dimentichi del loro
obiettivo, essendo stati salutati da alcuni Pequot, a loro volta belligeranti
coi Narragansett, avvenne che i puritani attaccarono i Pequots, distruggendo i
loro villaggi.
Il comandante dei puritani, John Mason, scrisse dopo un massacro:
«Per la
verità, l'Onnipotente incusse tale terrore sulle loro anime, che fuggirono
davanti a noi buttandosi tra le fiamme, dove molti perirono... Dio aleggiava
sopra di loro e sbeffeggiava i suoi nemici, i nemici del suo popolo, facendone
dei tizzoni ardenti... Così il SIGNORE castigò i pagani, allineandone le
salme: uomini, donne e bambini» (SH 113-114).
«Così piacque al SIGNORE di dare un calcio nel sedere ai nostri nemici,
dando in retaggio a noi la loro terra» (
«The LORD was pleased to smite
our Enemies in the hinder Parts, and to give us their land for an inheritance»)
(SH 111).
Siccome Mason poteva ben immaginare che i suoi lettori conoscessero la loro
bibbia, non aveva bisogno di citare i versetti qui citati:
«Delle città di questi popoli, che il Signore tuo Dio ti dà in
retaggio, non devi lasciare in vita nulla di quanto respira. Ma dovrai
invece destinarle alla distruzione, così come il Signore tuo Dio ti ha
dato per dovere» (Mosé V, 20)
Il suo compare Underhill ci ricorda quanto fosse
«impressionante e
angosciante lo spettacolo sanguinoso per i giovani soldati» (
«how grat
and doleful was the bloody sight to the view of the young soldiers»), però,
assicura i suoi lettori,
«talvolta la Sacra Scrittura decreta che donne e
bambini debbano perire coi loro genitori» (
«sometimes the Scripture
declareth women and children must perish with their parents») (SH 114).
Molti indios caddero vittime di campagne di avvelenamento. I coloni addestravano
persino dei cani al compito speciale di stanare gli Indiani, strappando i
piccoli dalle braccia delle madri e sbranandoli. Per dirla con le loro stesse
parole:
«cani feroci per dar loro la caccia e mastini inglesi per l'attacco»
(
«blood Hounds to draw after them, and Mastives to seaze them»). In
questo, i puritani si lasciarono ispirare dai metodi dei loro contemporanei
spagnoli. E così continuò, finché i Pequot furono pressoché sterminati (SH
107-119).
Altre tribù indiane patirono la stessa sorte. Così commentavano i devoti
sterminatori:
«È il volere di Dio, che alla fin fine ci dà ragione di
esclamare “Quant'è grandiosa la Sua bontà! E quant'è splendida la Sua
gloria!”» (
«God's Will, wich will at last give us cause to say:
“How Great is His Goodness! And How Great is His Beauty!”»). E ancora:
«Fino
a che il nostro Signore Gesù li piegò ad inchinarsi davanti a lui e a leccare
la polvere!» (
«Thus doth the Lord Jesus make them to bow before him,
and to lick the Dust!») (TA).
Come ancora oggi, così per i cristiani di allora era ben accetta la menzogna
per la maggior gloria di dio, o quantomeno per il proprio vantaggio di fronte ai
diversamente credenti:
«I trattati di pace venivano firmati già col
proposito di violarli. Talché il Consiglio di stato della Virginia dichiarava
che se gli Indiani “sono tranquillizzati dopo la stipula del trattato, noi
abbiamo non soltanto il vantaggio di prenderli di sorpresa, ma anche di mietere
il loro mais”». (
«when the Indians grow secure uppon the Treatie, we
shall have the better Advantage both the surprise them, and cutt downe theire
Corne») (SH 106).
Anno 1624: una sessantina di inglesi, forniti di armi pesanti, fanno a pezzi 800
inermi uomini, donne e bambini indios. (SH 107).
1675-76: durante la guerra detta «di re Filippo», in una sola azione di
rappresaglia, sono uccisi «circa 600 indiani». L'autorevole pastore della
seconda Chiesa di Boston, Cotton Mather, definirà più tardi il massacro come
«grigliata per arrosti» (
«barbeque») (SH 115).
In sintesi: nel New Hampshire e nel Vermont, prima dell'arrivo degli inglesi, la
popolazione degli Abenaki contava 12.000 persone. Neanche cinquant'anni dopo ne
erano rimaste in vita solo 250: una decimazione del 98%.
Il popolo dei Pocumtuck ammontava a 18.000; due generazioni più tardi il loro
numero era sceso a 920.
Il popolo dei Quiripi-Unquachog era di 30.000; dopo ugual periodo ne
sopravvivevano 1.500, un vero genocidio; la popolazione del Massachusset
comprendeva almeno 44.000 persone, di cui, cinquant'anni dopo, erano
sopravvissuti appena 6.000. (SH 118).
Questi sono solo alcuni esempi delle tribù che vivevano nell'America del Nord
prima che vi approdassero i cristiani. E tutto ciò accadeva prima che
scoppiasse la grande epidemia di vaiolo degli anni 1677 e 1678. Anche il bagno
di sangue era appena agli inizi.
E tutto fu solo il principio della colonizzazione da parte degli Europei, cioè
prima dell'epoca vera e propria del cosiddetto «selvaggio Far West».
Tra il 1500 e il 1900, è probabile che, complessivamente, abbiano perduto la
vita - nelle sole Americhe - più di 150 milioni di nativi: in media, circa due
terzi a causa del vaiolo e di altre epidemie importate dagli Europei (e qui non
dev'esser passato sotto silenzio il fatto che, a partire dal 1750 circa, le tribù
autoctone venivano contagiate anche di proposito per mezzo di doni
artificialmente infettati). Restano pertanto ancora 50 milioni la cui morte si
fa risalire direttamente ad atti di violenza, a trattamenti disumani o alla
schiavitù.
E in alcuni paesi, come ad esempio Brasile e Guatemala, questa decimazione
prosegue fino ai nostri giorni: a fuoco lento, per così dire.
Ulteriori gloriose tappe della storia degli Stati Uniti d'America
Nel 1703, il pastore Salomon Stoddard, una delle più prestigiose autorità
religiose della Nuova Inghilterra, fece formale richiesta al Governatore del
Massachusset perché mettesse ai diposizione dei colonizzatori le risorse
finanziarie per «acquistare grandi mute di cani e per poterle addestrare a
cacciare gli Indiani alla stessa stregua degli orsi» (SH 241).
29 novembre 1864: massacro di Sand Creek, nel Colorado. Il colonnello John
Chivington, ex predicatore metodista e politico regionale («non vedo l'ora di
nuotare nel sangue nemico») fa passare per le armi un villaggio dei Cheyenne
con circa 600 abitanti - quasi solo donne e bambini - benché il capo indiano
agitasse bandiera bianca. Bilancio: da 400 a 500 vittime.
Ne riferisce un testimonio oculare:
«C'era un gruppo di trenta o quaranta
Squaw, acquattate in un buco per proteggersi, le quali mandarono fuori una
bambina, di circa sei anni, con un panno bianco in segno di resa. Ebbe il tempo
di fare solo pochi passi, quando venne colpita e abbattuta. In quella trincea,
più tardi, tutte le donne furono uccise» (SH 131).
1860: il religioso Rufus Anderson commenta il bagno di sangue che fino allora
aveva decimato, per il 90% almeno, la popolazione autoctona delle isole Hawaii.
«In
ciò costui non vedeva nulla di tragico: tutto sommato, la prevedibile, totale
estinzione della popolazione indigena delle Hawaii era un fatto del tutto
naturale - diceva il missionario - paragonabile suppergiù “con l'amputazione
delle membra malate da un organismo”» (SH 244).
Atrocità delle Chiese nel XX secolo
Campi di annientamento cattolici
È sorprendente come pochi sappiano che in Europa, negli anni della seconda
Guerra Mondiale, non c'erano solamente i campi di concentramento nazisti.
In Croazia, negli 1942-43, v'erano numerosi campi di sterminio, organizzati dai
cattolici ustascia agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico
praticante ricevuto regolarmente dall'allora papa Pio XII. Vi erano persino
campi di concentramento speciali per bambini!
Nei campi croati venivano soppressi soprattutto serbi cristiano-ortodossi, ma
anche un cospicuo numero di ebrei. Il più famigerato era il lager di Jasenovac;
il suo comandante fu per un certo tempo un certo Miroslav Filipovic, un frate
francescano temuto con l'appellativo di «Bruder Tod» («Sorella Morte»). Qui,
al pari dei nazisti, gli ustascia cattolici bruciavano le loro vittime nei
forni, ma vivi, diversamente dai nazisti che prima avevano almeno ucciso le
prede col gas. In Croazia, però, la maggior parte delle vittime veniva
semplicemente soppressa, impiccata o fucilata. Il loro numero complessivo è
stimato fra i trecentomila e i 600.000; e questo in un paese relativamente
piccolo. - Molti uccisori erano monaci francescani, armati allora con
mitragliatrici. Queste nefandezze perpetrate dai Croati era talmente spaventose,
che persino alcuni ufficiali della sicurezza delle SS tedesche, in qualità di
osservatori degli avvenimenti croati, protestarono direttamente con Hitler (il
che lasciò peraltro indifferente il dittatore). Il papa però fu ben informato
di queste atrocità, e non fece nulla per impedirle (MV).
(Aggiunta dell'Autore: di fronte ai retroscena di questa storia, i
reportage dei massmedia sul più recente conflitto serbo-croato nella regione
balcanica, dal 1991 al 1995, ha assunto talvolta aspetti addirittura spettrali,
giacché vi ricorrevano nomi di luoghi come Banja Luka, o di fiumi come la Sava,
dove occasionalmente si invengono ancora oggi scheletri di persone assassinate
mezzo secolo fa).
Terrore cattolico in Vietnam
Nel 1954 i combattenti per la libertà del Vietnam, i cosiddetti Viet Min,
liquidarono finalmente il governo coloniale francese nel Nord Vietnam, che fino
allora era stato finanziato con più di due miliardi di dollari dagli USA.
Sebbene i vincitori proclamassero libertà religiosa per tutti (la maggioranza
dei Vietnamiti non buddisti era cattolica) vaste campagne di propaganda
anticomunista spinsero masse di cattolici a fuggire nel sud del paese. Col
sostegno della lobby cattolica a Washington, e con l'appoggio del cardinale
Spellmann, portavoce del Vaticano nella politica americana - il quale avrebbe in
seguito definitio le truppe americane in Vietnam come «truppe di Cristo» -
venne progettato un colpo di Stato per impedire elezioni democratiche nel Sud
del Vietnam. Da tali elezioni, probabilmente, anche nel Sud sarebbero usciti
vincitori i Viet Min comunisti. Di contro, si elesse alla presidenza del Vietnam
meridionale il fanatico cattolico Ngo Dinh Diem (MW 16 ff)
Diem fece in modo che gli aiuti dagli USA, viveri e medicinali, risorse tecniche
e d'ogni specie andassero a beneficio dei soli cattolici. I buddisti, o i
villaggi a maggioranza buddista, vennero ignorati, oppure dovettero pagare per
gli aiuti che i cattolici ottenevano invece gratuitamente. Di fatto, l'unica
religione ufficialmente riconosciuta era quella romano-cattolica.
L'isteria anticomunista si scatenò in Vietnam in modo ancor più brutale che
nella sua versione americana negli USA, la famosa «caccia alle streghe»
dell'era di McCarthy.
Nel 1956, il presidente Diem emise un decreto in cui si diceva:
«Individui che minacciano la difesa nazionale o la sicurezza collettiva
possono essere internati dalle autorità in campi di concentramento»
Per contrastare il comunismo, come usava dire, vennero così posti in «custodia
cautelativa» migliaia di dimostranti e di monaci buddisti. Per protesta,
dozzine di monaci e di maestri buddisti si diedero fuoco pubblicamente.
(
Nota bene: qui i buddisti davano fuoco a se medesimi, laddove i
cristiani hanno piuttosto la tendenza ad incenerire il loro prossimo; su questo,
vedasi anche l'ultimo capoverso).
Nel frattempo, diversi campi di prigionia, in cui da tempo ormai languivano
anche cristiani protestanti e persino cattolici - si erano organizzati in
autentici campi di sterminio. Si stima che in questo periodo di terrore (dal
1955 al 1960) restassero ferite nei disordini almeno 24.000 persone, che fossero
giustiziati circa 80.000 oppositori; 275.000 furono le persone incarcerate e
torturate, mentre circa mezzo milione vennero ristrette in campi di
concentramento o di prigionia (MW 76-89).
Per appoggiare un tale governo, inoltre, nel corso degli anni Sessanta, migliaia
di soldati americani dovettero lasciare la loro vita.
Virus catholicus
Il primo luglio 1976 morì la 23enne studentessa tedesca di pedagogia
Anneliese Michel, lasciandosi morire, nel senso letterale del termine, per fame.
Da mesi essa era stata colpita da visioni e apparizioni demoniache; non solo, ma
per lunghi mesi due sacerdoti cattolici - con l'autorizzazione ufficiale del
vescovo di Würzburg - avevano tormentato la povera ragazza con esorcismi e
presunte pratiche antidiaboliche. Quando morì nell'ospedale di Klingenberg, il
suo corpo era tutto solcato da cruente ferite. I suoi genitori, entrambi
fanatici cattolici, vennero condannati a sei mesi di carcere per omissione di
soccorso, specialmente per non aver chiamato alcun medico. Ma neanche un
religioso venne indagato e punito per questo. Al contrario! La tomba della
sventurata Anneliese Michel è fatto oggetto di pellegrinaggi da parte di fedeli
cattolici (ricordiamo che nel Seicento la città di Würzburg era malfamata per
le numerosissime esecuzioni di streghe sul rogo).
Questo caso non è che la punta dell'iceberg di tale diffusa e pericolosa
superstizione e si é risaputo solo in conseguenza del suo tragico esito (SP
80).
Massacri in Ruanda
Anno 1994: nel giro di pochi mesi, nel piccolo Stato africano del Ruanda,
vengono massacrate diverse centinaia di migliaia di civili. In apparenza, si
trattava d'un conflitto tra i gruppi etnici degli Hutu e dei Tutsi (Watussi).
Per parecchio tempo, si udirono soltanto delle voci su un coinvolgimento del
clero cattolico. Negli organi di stampa cattolici furono pubblicate strane
smentite; e questo prima che qualcuno avesse accusato ufficialmente di complicità
dei componenti della chiesa cattolica.
Senonché, il 10 ottobre 1996, l'emittente radio S2 - tutt'altro che critica nei
riguardi del cristianesimo - reca nel notiziario S2 Aktuell delle ore 12 la
seguente notizia:
«Sacerdoti e suore anglicani, ma soprattutto cattolici, sono gravemente
accusati di aver preso parte attiva all'assassinio di indigeni. In
particolare, il comportamento d'un religioso cattolico ha tenuto desto per
mesi l'interesse della pubblica opinione, non solo nella capitale ruandese
Kigali. Era parroco nella chiesa della Sacra Famiglia, ed è accusato di
aver ucciso dei tutsi nei modi più atroci. Sono rimaste incontestate
deposizione di testimoni secondo cui il religioso, col revolver alla
cintola, fiancheggiava bande saccheggiatrici di Hutu. Nella sua parrocchia,
in effetti, era avvenuta una sanguinosa strage di Tutsi che avevano cercato
scampo in quel tempio. Perfino oggi, due anni dopo, vi sono molti cattolici
a Kigali che, per la complicità a loro avviso dimostrata d'una parte dei
sacerdoti, non mettono più piede nelle chiese della città. Quasi non v'è
chiesa nel Ruanda in cui fuggitivi e profughi - donne, bambini, vecchi -
non siano stati brutalmente picchiati e massacrati al cospetto della croce.
Vi sono testimonianze in base alle quali i religiosi hanno rivelato i
nascondigli dei Tutsi, lasciandoli in balìa delle milizie Hutu armate di
machete.
Nel frattempo, si son date prove schiaccianti del fatto che, durante il
genocidio in Ruanda, anche monache cattoliche si sono macchiate di gravi
colpe. In questo contesto, si fa costante menzione di due benedettine,
rifugiatesi intanto in un monastero belga per sottrarsi al corso della
giustizia ruandese. Secondo testimonianze concordi di superstiti, una aveva
chiamato i sicari hutu, introducendoli da migliaia di tutsi che avevano
cercato rifugio nel suo convento. Con la forza, i morituri erano stati
cacciati dal chiostro e tosto soppressi in presenza della suora. Anche la
seconda benedettina aveva collaborato direttamente con le bande assassine
delle milizie hutu; anche di questa suora testimoni oculari affermano che
avesse assistito freddamente, senza reagire in alcun modo, a come i nemici
venivano macellati. Alle due donne si contesta addirittura (in base a
precise testimonianze) di aver fornito ai killer il petrolio con cui le
vittime vennero bruciate vive» (S 2)
Questa notizia ha ricevuto un'appendice. Ecco il messaggio della BBC:
Priests get death sentence for Rwandan genocide:
BBC NEWS April 19, 1998
A court in Rwanda has sentenced two Roman Catholic priests to death for
their role in the genocide of 1994, in which up to a million Tutsis and
moderate Hutus were killed. Pope John Paul said the priests must be made to
account for their actions. Different sections of the Rwandan church have
beeen widely accused of playing an active role in the genocide of 1994...
Come si vede, per il cristianesimo il medioevo non è mai veramente concluso.
La cosa che spaventa più che mai, è, in tutti i casi, che ogni nuova
generazione di cristiani nega e contesta i delitti e le nefandezze che la
precedente generazione dei suoi correligionari ha commesso in nome della fede
cristiana! Oppure, qualora non sia più possibile negare, si limita ad affermare
di sfuggita: oh, ma quelli non erano buoni cattolici, non erano veri cristiani!
Cristiani belli e buoni sono solamente quelli che amano il prossimo loro, che
fanno il bene e vogliono la pace... eccetera, eccetera.
Come se, parlando di se stessi, queste cose non le affermassero i fedeli di
qualsivoglia religione del mondo!
«Ogni qualvolta sento i cristiani parlare di morale, mi sento quasi
rivoltare lo stomaco»
Karl-Heinz Deschner
Fonti bibliografiche
DA: Karl-Heinz Deschner, Abermals krähte der Hahn, Stuttgart 1962.
DO: Karl-Heinz Deschner, Opus Diaboli, Reinbek, Hamburg 1987.
DZ: Die Zeit, Nr. 5, 1998.
EC: P.W. Edbury, Crusade and Settlement, Cardiff University Press
1985.
EJ: S. Eidelberg, The Jews and the Crusaders, Madison 1977.
HA: M. Hunter, D. Wootton, Atheism from the Reformation to the
Enlightenment, Oxford 1992.
LI: H.C. Lea, The Inquisition of the Middle Age, New York 1961.
LM: E. Le Roy Ladurie, Montaillou. Ein Dorf vor dem Inquisitor 1294-1324,
Frankfurt 1982.
MM: M. Margolis, A. Marx, A History of the Jewish People.
MV: A. Manhattan, The Vatican's Holocaust, Springfield 1986. V.
Dedijer, The Yugoslav Auschwitz and the Vatican, Buffalo NY 1992.
NC: J.T. Noonan, Conception: A History of its Treatment by the Catholic
Theologians and Canonists, Cambridge, Massachussets 1992.
S2: Notiziario radiofonico di S2 Aktuell, 10 ottobre 1996, h 12:00.
SH: D. Stannard, American Holocaust, Oxford University Press 1992.
SP: Settimanale Der Spiegel, Nr. 49, 12/2/1996.
TA: A True Account of the Most Considerable Occurrences that have Hapned
in the Warre Between the English and the Indians in New England, London
1676.
TG: F. Turner, Beyond Geography, New York 1980.
WW: H. Wollschläger, Die bewaffneten Wallfahrten gen Jerusalem (I
pellegrinaggi armati contro Gerusalemme) Zürich 1973 (È quanto di
meglio in circolazione a proposito di crociate. Contiene una silloge di
cronache cristiane del medioevo. Purtroppo non più ristampato).
WV: Calcoli e stime sul numero delle streghe condannate al rogo:
N. Cohn, Europe's Inner Demons: An Inquiry Inspired by the Grat
Witch Hunt, Frogmore 1976, 253.
R.H. Robbins, The Encyclopedia of Witchkraft and Demonology,
New York 1959, 180.
J.B. Russell, Witchcraft in the Middle Ages, Ithaca, NY 1972,
39.
H. Zwetsloot, Friedrich Spee und die Hexenprozesse, Treviri
1954, 56.
Questo documento, elaborato da testi originali di Karlheinz Deschner e tradotto
in italiano da Luciano Franceschetti, è presente sotto il titolo
Victims
of the Christian Faith (in inglese) e
Opfer
des christlichen Glaubens (in tedesco).
Le vittime di Wojtyla
Giovanni Paolo II passa per essere un papa pellegrino, disposto a spostarsi
ovunque per dire una parola di pace, e pronto a dialogare con chiunque.
La realtà «interna» è invece diametralmente opposta all'immagine che è
stata costruita su Wojtyla: nella Chiesa cattolica è vietato dissentire dal
papa polacco, pena il silenzio, l'allontanamento, la perdita del posto. Un tempo
si rischiava il rogo, quindi bisogna riconoscere che qualche passo avanti si è
fatto. Del resto, la Congregazione per la Dottrina della Fede non è che la
vecchia Santa Inquisizione, riverniciata con un nuovo nome.
Le vittime degli strali vaticani cominciano ad essere parecchie: viene
pubblicata qui una lista delle personalità più prestigiose, precisando che si
tratta, comunque, di un elenco incompleto. Molte di loro sono colpevoli di «inculturazione»:
ovvero di cercare di «adeguare» la religione cattolica alle culture locali, e
non viceversa.
TISSA BALASURIYA: teologo cingalese,
prima scomunicato, poi riammesso nella Chiesa, sostenitore dell'inculturazione e
di tesi non ortodosse sull'immacolata concezione (per maggiori informazioni, in
inglese, clicca
qui).
LEONARDO BOFF: francescano brasiliano,
fondatore della «Teologia della Liberazione». Nel 1985 la Chiesa lo costrinse
al silenzio (per maggiori informazioni, in inglese, clicca
qui).
PAUL COLLINS: teologo e scrittore
australiano, è stato costretto ad abbandonare il sacerdozio dopo essere stato
messo sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a causa
delle sue opinioni sull'infallibilità del papa e dello strapotere della curia
vaticana.
CHARLES CURRAN: sacerdote statunitense,
per le sue opinioni non allineate sulla dottrina cattolica in materia sessuale
perse nel 1987 la cattedra di Teologia Morale all'Università cattolica di
Washington.
EUGEN DREWERMANN: sacerdote,
psicoterapeuta e scrittore tedesco, gli viene revocata la facoltà di insegnare
presso la cattedra di Teologia e Storia delle Religioni dell'Università di
Paderborn. Si è autosospeso.
JACQUES DUPUIS: gesuita belga,
sostenitore anch'egli dell'inculturazione: da due anni sotto inchiesta, e
privato della facoltà di insegnare (per maggiori informazioni, in inglese, clicca
qui)
JACQUES GAILLOT: vescovo francese, vicino
ai poveri ed agli immigrati, viene rimosso nel 1995 dalla sede di Evreux e
spostato alla sede di Partenia: una diocesi algerina inesistente. Si è
costituito allora un movimento internazionale di solidarietà verso il vescovo,
di cui si trova traccia al sito http://www.partenia.org/ita/index.htm.
JEANNINE GRAMICK: suora scolastica
statunitense, fondatrice con padre Nugent di New Ways Ministry, un
progetto pastorale rivolto a gay e lesbiche. Diffidata dal Vaticano a svolgere
qualsiasi azione «che coinvolga persone omosessuali».
JOSEF IMBACH: frate minore francescano di
origine svizzera, teologo, anch'egli posto sotto inchiesta dalla Congregazione
per la Dottrina della Fede. L'accusa: aver pubblicato un libro nel quale assume
una posizione «scettica» sui miracoli descritti nel Nuovo Testamento.
HANS KUNG: teologo svizzero, liquidato
dalla cattedra di Teologia all'Università di Tubingen per aver messo in dubbio
il dogma dell'infallibilità della Chiesa.
LUIGI LOMBARDI VALLAURI: professore
italiano, esonerato dall'insegnamento presso la cattedra di Filosofia del
Diritto all'Università cattolica di Milano per aver espresso opinioni non
allineate sul magistero papale e sul concetto di una «pena eterna» comminata
da dio. Per maggiori informazioni, clicca
qui.
NOI SIAMO CHIESA: movimento nato
nel 1995 in Austria, che ha inviato diverse lettere al papa chiedendogli
maggiore apertura dottrinaria, lettere che hanno raccolto diversi milioni di
firme e che non hanno, tuttora, ricevuto alcuna risposta. Il loro sito: http://www.we-are-church.org/it/.
EDWARD SCHILLEBEECKX: teologo olandese,
più volte messo sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede
per le sue opinioni non allineate, in special modo sul divorzio.
RAUL VERA LOPEZ: vescovo messicano,
coadiutore di Samuel Ruiz nella diocesi di san Cristobal de Las Casas nel
Chiapas di cui era considerato il successore naturale, è stato destinato
recentemente ad altro incarico nonostante le proteste della popolazione. Inviato
a «normalizzare» la situazione, in seguito è stato ritenuto troppo
comprensivo verso le ragioni degli zapatisti Clicca
qui per maggiori dettagli. Recentemente anche Samuel Ruiz è stato messo
sotto inchiesta dal Vaticano con l'accusa, non provata, di avere ordinato delle
diaconesse.
MARCIANO VIDAL: teologo spagnolo, sotto
inchiesta per anni da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Costretto a ritrattare le sue teorie «non ortodosse» su contraccezione, aborto
e fecondazione artificiale.
ALESSANDRO “ALEX” ZANOTELLI: comboniano
italiano, venne silurato dalla direzione del periodico
Nigrizia in quanto
sostenitore dell'inculturazione.
DOCUMENTAZIONE SULL'ARGOMENTO
- Juan Arias. L'enigma Wojtyla. Borla 1986.
- Carlo Cardìa. Karol Wojtyla. Vittoria e tramonto. Donzelli
1994.
- Filippo Gentiloni. Karol Wojtyla. Nel segno della contraddizione.
Baldini & Castoldi 1996.
- Mario Alighiero Manacorda e Giovanni Franzoni. Le ombre di Wojtyla.
Editori Riuniti 1999.
- Luigi Sandri. L'ultimo papa re. Datanews 1996.
- Marcello Vigli. «Papato e restaurazione» in I giubilei del
Novecento. Datanews 1999.
Tutti questi libri affrontano direttamente, in forma critica, l'operato di
Giovanni Paolo II.
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