KARLHEINZ DESCHNER Editore Ariele da http://www.calogeromartorana.it/ Vol 1 - PARTE PRIMA Grazie al notevole impegno di "Nuntius"
numicco@tin.it KARLHEINZ DESCHNER Vol 1 - PARTE SECONDA KARLHEINZ DESCHNER Vol 2 - PARTE UNICA
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO
Per Gaetano Salvemini il cattolicesimo è stato un disastro morale per il nostro
paese, generalmente la chiesa cattolica è stata la pervertitrice sistematica
della dignità umana, per Nietzsche il cristianesimo rappresenta la più alta
forma di corruzione che ha reso la menzogna una verità.
Oggi il Vaticano fa largo uso dei mass media, una vera operazione di marketing
ha avuto per oggetto il lancio dell'immagine del vicario di Cristo, sovrano
assoluto di stampo medioevale, eppure la chiesa ha appoggiato il regime fascista
di Peron e Pinochet, come in precedenza quelli di Mussolini, Franco,
Salazar ed Hitler, ha beatificato il cardinale jugoslavo Stepinac, che è stato
un criminale di guerra, e delle sue azioni ritiene di non dover rendere conto a
nessuno, limitandosi, a scopo preventivo, a falsificare la storia.
All'inizio la chiesa chiedeva all'impero libertà e tolleranza religiosa, vietò
ai cristiani di fare il servizio militare e di prestare ad interesse, poi, una
volta legalizzata, nella ricerca del potere si mise al servizio dei
potenti, prima romani e poi germani, quindi, si emancipò dall'impero
d'oriente e poi da quello d'occidente, la sua ascesa coincise con la
caduta dell'impero romano.
Il patrimonio della chiesa è nato dalle donazioni, dai privilegi fiscali, dai
lasciti, dalle decime, dalle estorsioni e dallo sfruttamento dei lavoratori. Nel
medioevo la chiesa possedeva un terzo delle ricchezze d'Europa, anche oggi la
chiesa cattolica è il più grande possidente del mondo.
I primi sovrani cattolici, delegavano l'amministrazione dello stato e la
giustizia ai vescovi, così i peccati divennero reati per lo stato, i tribunali
ecclesiastici, retti da vescovi, funzionarono con licenza statale e le prigioni
erano annesse ai monasteri, colà la tortura fu largamente praticata.
I monasteri divennero anche delle banche e alla fine del XX secolo i gesuiti
erano proprietari del 51% della banca d'America, in America la chiesa cattolica
possiede terre, banche, imprese strategiche, immobili importanti, scuole,
ospedali, ecc.
Sindona fu amico di Marcinkus e di Paolo VI, anche Calvi era uomo di fiducia
delle curia, era il banchiere di Dio e con Sindona testimoniò come il Vaticano
gestisse il cancro della criminalità economica, anche Gelli era legato al
Vaticano ed a Calvi.
La cupidigia dei prelati è nota, essi hanno ceduto o si sono appropriati del
patrimonio ecclesiastico, hanno praticato la simonia, la vendita delle cariche,
il voto di scambio, l'usura, la vendita d'indulgenze, hanno fatto collette in
grande stile e sollecitato lasciti alle vedove, hanno fatto traffico d'armi e di
droga e lo sfruttamento della prostituzione, sfruttando sempre la credulità
popolare.
Con il denaro, il vescovo Cirillo riuscì ad ottenere l'istituzione del dogma
mariano, il culto della madonna era, infatti, fonte di grandi entrate, solo
interessi economici si celano dietro i culti alle persone e ai luoghi di
pellegrinaggio, al culto delle reliquie e dei miracoli. La chiesa si è
arricchita con la credulità e lo sfruttamento delle masse, oggi è un immenso
potere finanziario.
Nel secondo medioevo i falsari di documenti furono tutti membri del clero, tanto
che i documenti falsi superavano in numero quelli autentici, ciò accadde
quando i vescovi s'appropriarono della cultura e divennero consiglieri e
cancellieri imperiali.
In un primo momento i primi vescovi erano stati ignoranti, infatti, al
concilio di Calcedonia presero parte 40 vescovi analfabeti e fino al IX e X
secolo la maggioranza dei papi era analfabeta, come del resto i sovrani, poi fu
la chiesa a monopolizzare e filtrare la cultura.
Senza rimpianto, papa Leone I (109-115 d.c.) fece incendiare una ricca
biblioteca sul Palatino, il suo esempio fu seguito a più riprese dalla
chiesa nei secoli successivi, anche per spegnere le voci del dissenso, cioè
degli eretici, quelle dei filosofi pagani e quelle dei concorrenti ebrei.
Nei primi monasteri, prima che si coltivasse la cultura, gli illetterati erano
numerosi e Tommaso d'Aquino, filosofo ufficiale della chiesa, arrivò a dire che
il desiderio di conoscenza era un peccato se non era finalizzato alla conoscenza
di Dio, per gli uomini della chiesa, la conoscenza ricercata dagli gnostici non
era apprezzata, come non era apprezzata la voglia di conoscenza dell'uomo
nell'Eden, prima della cacciata di Adamo ed Eva.
Quando il clero divenne più colto, i principi e la nobiltà medioevale
restarono analfabeti e divennero facilmente preda del clero, che nelle corte
assunse la funzione ministeriale e amministrativa. Con l'adozione del pensiero
di Aristotile da parte della chiesa, fu ostacolato lo sviluppo della conoscenza,
chiesa e stato non avevano bisogno d'uomini pensanti, ma solo di buoi disposti a
faticare.
Con la scienza fu sacrificata anche la storia, sempre falsificata o censurata,
gli scienziati liberi e originali furono imprigionati, nel 1163 papa
Alessandro III proibì ai chierici di studiare la fisica e nel 1380 papa
Giovanni XXII bandì la chimica, ciò accadeva mentre nel mondo arabo fioriva il
sapere.
In Europa la conoscenza fu ingessata dalla chiesa fino al XVI secolo, anche la
medicina era considerata un'ingerenza nei disegni divini. Nel 1564
l'Inquisizione condannò Andrea Vasali, fondatore della moderna anatomia, perché,
sezionando un cadavere, aveva scoperto che all'uomo non mancava la costola da
cui era nata Eva.
La chiesa praticò largamente la censura sulla stampa ed il rogo dei libri, così
la storia fu trasformata in un mucchio di chiacchiere e di dicerie e divenne la
vergogna del genere umano, per Max Weber essa appare come un immenso elenco
caotico d'eventi, eppure Cicerone aveva detto che l'historia è magistra vitae.
L'umanità è sempre stata dominata da una minoranza di sfruttatori e di
parassiti, di qualunque colore politico essi siano, teoricamente però sarebbe
possibile raccontare la storia con la stessa perfezione delle scienze naturali,
tenendo sempre conto che essa è sempre il risultato d'ambizioni di
potere, avidità e fanatismo religioso, generalmente la religione è sempre il
pretesto.
La storia di stato o ufficiale sembra consegnare un messaggio folle, eppure
governare non significa altro che impedire la giustizia e operare per il
privilegio di pochi, anche se il potere, con la propaganda, vuol far credere il
contrario, sul palco si muore per le ideologie che dividono i sudditi, dietro il
palco si ride di esse da parte dei burrattinai.
Purtroppo tanto materiale storico importante è andato perduto e quello arrivato
fino a noi è stato spesso filtrato con lenti deformanti, poi, proprio quelli
che, per la loro posizione, paiono più legati alla chiesa, sono in realtà e
con discrezione più critici verso di essa, di fatto, solo il popolo sfruttato
che è tenuto a credere ciò che la chiesa raccomanda.
Da sempre c'è chi, dietro compenso, propaganda idee, dottrine e manipola la
storia, nella storiografia non può esistere nessuna verità oggettiva, così la
storia è diventato anche un prodotto della fantasia e della poesia, una
raccolta di racconti e di prodotti letterari che intrecciano realtà e finzione,
è una nuova forma d'arte.
La storia statale esalta i regimi e i paesi trionfanti e condanna quelli
sconfitti, è propaganda politica, la storiografia di stato, di regime o di
partito non racconta la storia ma la crea, però la vera storia, anche se
sconosciuta, si fonda su forza, violenza e crimine, gli storici ufficiali, per
paura dei potenti, la presentano in maniera edulcorata, per conseguenza la
storia, così falsificata, non aiuta a migliorare la politica e a riscattare i
sudditi, ma aiuta lo sfruttamento delle masse.
Gli storici hanno lodato i crimini e si sono limitati a descrivere le battaglie,
ignorando gli oppressori e presentando nella luce migliore i protagonisti
vincenti della storia nazionale, la loro è stata interpretazione della storia
in chiave nazionalistica.
I dirigenti cristiani del II e III secolo reclamavano la libertà religiosa,
poi, arrivati al potere, tesero al monopolio del potere, fino ad invocare il
potere assoluto per il papa, combattendo le altre fedi hanno rubato e hanno
ucciso nel nome di Cristo.
Il cristiano luterano Hegel esaltò lo stato e la religione, voleva l'uomo
sottomesso all'autorità e diceva che solo con la guerra si preservava la salute
morale dei popoli, anche Agostino esaltava l'obbedienza e la guerra giusta, il
che era propaganda, perché per gli stati che le promuovono, le guerre sono
sempre giuste.
Carlo Magno compì rapine, saccheggi e uccisioni, però fu canonizzato perché
provocò l'espansione del cristianesimo, anche l'annessione dell'Austria alla
Germania, sotto Hitler, fu salutata dalle campane a festa, anche i gesuiti
appoggiarono la seconda guerra mondiale.
Le speculazioni teologiche, i dogmi, le preghiere, i miracoli, la suggestione
della liturgia, le risoluzioni conciliari, le encicliche e i decreti della
chiesa sono solo strumenti per il potere e lo sfruttamento economico delle
masse.
I pastori ebrei occuparono Canaan in varie ondate, prima di loro, in
Palestina già esisteva il culto di Geova, assieme al politeismo ed al culto
della natura, conquistarono la terra promessa in una guerra senza
quartiere, facendo sterminio e terra bruciata contro gli altri popoli, com'era
d'uso in quei tempi.
Gli ebrei lottavano contro l'idolatria e contro i matrimoni misti, cioè
erano contro l'assimilazione degli indigeni, Dio rimproverava il suo popolo per
i rapporti amichevoli con i cananei, i suoi sacerdoti erano gelosi del culto
prestato alle altre divinità che dovevano essere distrutte, le concessioni
all'idolatria erano equiparabili alla prostituzione, ogni infrazione a questo
comando meritava la morte e le malattie per tutto il popolo.
La pena di morte in Israele era largamente praticata, come avveniva per i
popoli antichi, nomadi e senza carceri, le donne erano emarginate, apostasia,
bestemmia e adulterio erano sanzionate con la pena di morte, la guerra
contro i pagani era una guerra santa, durante la quale nemmeno le donne e i
bambini erano risparmiati, s'incrementava l'intolleranza verso le altre culture,
come fa oggi l'Islam.
Da Israele passò all'Islam ed ai crociati cristiani lo spirito della
guerra santa, che si nutriva d'odio, superiorità e disprezzo verso gli altri
popoli, per Tacito il disprezzo degli ebrei verso i pagani nasceva dal fanatismo
religioso.
Tuttavia, malgrado il messaggio biblico, gli ebrei si fusero con parte della
popolazione indigena, nonostante l'intransigenza dei suoi capi religiosi, i
grandi della terra sono stati i più grandi criminali, verso i quali il clero è
stato sempre ben disposto, se servivano i suoi interessi. Circa la metà
dei re d'Israele furono assassinati, come tantissimi papi, come tanti capi di
stato e re.
Re Acab (874-853 a.c.) fu calunniato dal profeta Eliseo perché tollerò
l'idolatria, eppure fu un re giusto e capace, la stessa cosa accadde a Giuliano
l'apostata che era stato contro i dirigenti cristiani e fu calunniato, anche se
fu un ottimo imperatore. Il profeta Eliseo, come Al Capone, invitò i sacerdoti
di Baal ad un banchetto sacro e poi li fece uccidere tutti.
La monarchia israeliana iniziò nell'anno 1.000 a.c. circa, nel 926 a.c. lo
stato si divise e nel 722 a.c. gli assiri conquistarono lo stato d'Israele al
nord e nel 583 a.c. i babilonesi di Nabucodonosor presero lo stato di Giuda a
sud e gli ebrei furono deportati; cinquanta anni dopo, grazie al re
persiano Ciro II, tornarono in Israele.
Nel 327 a.c. l'impero persiano cadde sotto i colpi di Alessandro il macedone,
nei decenni successivi ad Elefantina, in Egitto, fu distrutto un
tempio ebraico dedicato a Geova, perché gli ebrei del paese erano stati
collaborazionisti dei dominatori persiani.
Gli ebrei, tornati in Palestina con l'aiuto di Ciro II, ricostruirono il
tempio di Gerusalemme, Zerobabele, discendente di re Davide, fu fatto
governatore e sommo sacerdote, la riforma religiosa del sacerdote Esdra si accanì
contro i matrimoni misti e portò al ripudio delle mogli straniere degli ebrei,
nel 445 a.c. anche il governatore Neemia si scagliò contro le donne straniere e
seguì la stessa politica di Esdra.
Eppure i patriarchi ebraici, come Abramo, Isacco, Giacobbe, avevano fatto
matrimoni misti, però Esdra e Neemia, cioè i sacerdoti, non volevano
contaminazioni idolatre, la classe sacerdotale voleva il potere ben saldo in
mano con tutti i suoi vantaggi economici.
Così i sacerdoti di Gerusalemme continuavano a ricevere primizie, decime e
primogeniti del bestiame e dell'uomo, che erano riscattati, poi c'erano le
offerte sacrificali, gli olocausti, le offerte per espiare colpe, le offerte dei
pellegrini, anche la chiesa cattolica seguirà la stessa politica d'esazione
fiscale.
Ogni ebreo maschio doveva recarsi a Gerusalemme tre volte l'anno, gli ebrei
della diaspora continuarono ad inviare denaro in Palestina e i santuari ebraici
diventarono delle banche che prestavano ad interesse, anche se esso era vietato
dalla bibbia, la stessa evoluzione avvenne nella chiesa medievale.
Lo storico ebreo-romano Giuseppe Flavio documenta che il tempio di Gerusalemme
difendeva il suo monopolio del culto di Dio, contro analoghi culti
praticati a Betel, Elefantina, Leopoli e Samaria.
Il basso clero invece viveva nell'indigenza, anche perché doveva versare al
tempio parte della decima, prima riservata ai leviti, ed era spesso preda di
furti organizzati dall'alto clero, la stessa cosa accadde ai preti cattolici nel
medioevo per mano dei vescovi.
Come accadrà a Roma con i cristiani, al tempo degli imperatori Costantino e
Costanzo, il persiano Artaserse esentò i sacerdoti del tempio dal pagamento
delle imposte, così crebbero le loro ricchezze, così si creò così una
spaccatura nella società tra popolo sfruttato e sacerdoti ricchi e
conservatori, è accaduto, fino ad oggi, anche nei paesi cattolici.
In Israele gli elementi ellenizzati ed istruiti erano desiderosi di emergere
nella società, perciò si contrapponevano ai sacerdoti ebrei sadducei, Paolo,
interpretando il loro risentimento, divenne l'avvocato delle loro istanze e
delle loro rivendicazioni, la religione si mischia sempre alla politica, anzi è
un pretesto per la lotto economica e politica.
Sotto i seleucidi siriani si verificò una massiccia penetrazione ellenistica in
Giudea, a cui tentò di opporsi il sommo sacerdote Onia III, nel 168 a.c.
Antioco IV profanò il tempio di Gerusalemme e vi alzò un altare dedicato a
Zeus, proibì la religione ebraica, saccheggiò il tesoro del tempio e mise a
ferro e fuoco Gerusalemme.
Così iniziò la rivolta ai greci dei sette fratelli maccabei, essi praticarono
la guerriglia per la libertà religiosa e l'indipendenza politica, tra loro
Giovanni Ircano I (135-103 a.c.) arrivò praticamente all'indipendenza,
sostenuto da farisei e sadducei, egli, per alimentare il lusso della sua corte
sottrasse, secondo Flavio, il tesoro della necropoli dei re d'Israele.
Suo figlio Gionata (103-176) fu in guerra civile contro i farisei e, avuta la
meglio, fece crocifiggere 800 nemici, alla fine furono i romani a riportare una
pace provvisoria nel paese. I libri dei maccabei non sono entrati nel canone
ebraico, in una sinagoga di Antiochia erano le loro spoglie, questa fu
trasformata in chiesa cristiana e le loro reliquie furono trasferite a
Costantinopoli, come fossero santi cristiani.
Dal 6 d.c. gli zeloti, partito nazionalista ebraico, come oggi quello sionista,
organizzarono la resistenza antiromana, tra loro vi era anche l'apostolo Simone
Pietro, che girava armato, e altri apostoli, tra gli zeloti, i sicari erano
fanatici abituati a pugnalare alle spalle gli avversari politici.
La guerra giudaica si aprì (66-70 d.c.) con il massacro della guarnigione
romana della fortezza Antonia e nel 70 Gerusalemme e il tempio furono ridotti
dai romani in un cumulo di rovine, gli ebrei sopravvissuti furono
fatti schiavi dall'imperatore Tito, mentre altri fuggirono alimentando la
seconda diaspora, dopo quella babilonese.
Ad Alessandria tradizionalmente vivevano tanti ebrei, anche loro dovettero
subire una dura repressione da parte dei romani, nel 131 gli ebrei di Palestina
si ribellarono di nuovo ai romani, erano diretti da Simone Barcokeba, che prese
Gerusalemme, intervenne l'imperatore Adriano che massacrò gli ebrei e li fece
schiavi, gli zeloti furono annientati e agli ebrei fu anche proibito di mettere
piede a Gerusalemme.
Dal IV secolo la proibizione fu revocata dai romani, il 14.5.1948, dopo il
genocidio nazista, nacque di nuovo lo stato d'Israele, con l'ostilità di arabi
e palestinesi.
Gli ebrei, anche se dispersi, all'inizio dell'era volgare rappresentavano il 7%
della popolazione dell'impero, non erra una piccola cifra, considerate quante
erano le nazioni sotto i romani. All'inizio i romani erano stati tolleranti con
gli ebrei, li avevano autorizzati a servirsi di loro giudici, avevano fatto doni
al loro tempio, nel 42 d.c. Claudio aveva concesso loro la libertà
religiosa, a patto che rispettassero quella degli altri, i romani erano
informati che il Dio del monoteismo ebraico era un Dio geloso degli altri dei,
la moglie di Nerone, Poppea, protesse gli ebrei, lo stesso Adriano lasciò agli
ebrei la libertà di culto.
L'intolleranza è una delle componenti essenziali del monoteismo, mentre i
pagani consideravano il monoteismo ebraico e cristiano alla stregua dell'ateismo
e lo vedevano come una minaccia alla società.
All'inizio i cristiani, nella dottrina e nella vita quotidiana, s'ispirarono
agli ebrei, che avevano già avuto cimiteri sotterranei come le catacombe, anche
gli ebrei predicavano l'amore per il prossimo, come già Budda, Platone e lo
stoicismo, anche Geremia e Isaia ritenevano opportuno porgere l'altra guancia,
come forma di rinuncia unilaterale alla legittima difesa, anche gli ebrei, come
i primi cristiani, raffiguravano il Messia con un pesce.
Paolo, l'apostolo dei gentili, con Giovanni pose le basi del cristianesimo, egli
era in guerra ideologica e di potere con gli ebrei e alleato con i gentili
convertiti, i cristiani presero a chiamare gli ebrei assassini di profeti, però
anche la chiesa avrebbe sterminato profeti cristiani, come anche Elia aveva
sterminato 450 sacerdoti di Baal.
Per Giustino gli ebrei avevano meritato la loro sorte, per Eusebio essi erano
responsabili delle colpe di tutto il genere umano, alle fine furono accusati di
aver ucciso Dio, Tertulliano diceva che gli ebrei non erano destinati al
paradiso, nel IV secolo, l'epoca di Costantino e del cristianesimo trionfante,
l'ostilità verso gli ebrei divenne sempre più violenta, per opera di Ippolito,
Attanasio, Ambrogio e Agostino.
Cipriano, nel terzo secolo, odiava gli ebrei, Efrem (306-373) chiamò gli ebrei
assassini di Dio, Crisostomo (354-407) chiamò gli ebrei criminali e assassini,
per lui la sinagoga era un bordello e un covo di briganti, per Clemente
d'Alessandria, Origene e Crisostomo gli ebrei dovevano essere schiavi dei
cristiani, allora ad Antiochia, Roma e Alessandria vi erano importanti comunità
ebraiche.
Il sinodo di Elvira del 306 proibì ai cristiani, con aspre pene, di mangiare
con gli ebrei e di celebrare con loro matrimoni misti, il sinodo successivo di
Antiochia proibì di celebrare assieme a loro la pasqua e di fare visita alle
sinagoghe, nel 315 Costantino dichiarò la conversione alla religione ebraica un
delitto capitale e proibì i matrimoni misti con gli ebrei.
Progressivamente gli ebrei furono privati della capacità di fare testamento,
allontanati dagli impieghi, dalla corte, dall'esercito e nel 438 furono
dichiarati inabili a ricoprire qualsiasi incarico statale, perciò furono
costretti a dedicarsi alle attività finanziarie e commerciali.
Sotto i romani, le persecuzioni legali, cioè non spontanee, degli ebrei della
diaspora, iniziarono nel IV secolo, agli ebrei fu proibito di possedere
schiavi, le loro sinagoghe erano incendiate e i loro beni espropriati dai
cristiani, è accaduto per tutto il medioevo e anche sotto il nazismo, anche i
pogrom sono stati spontanei od organizzati dallo stato.
Nella seconda metà del II secolo Marcione fu l'autore della versione più
antica del Nuovo Testamento, Marcione sosteneva che il dio del vecchio
testamento aveva creato il mondo e quello del nuovo testamento, che era diverso,
lo aveva salvato dal peccato.
La chiesa cattolica sorse tra il 160 e il 180, quando fu definito il canone
cattolico, in questa evoluzione Paolo era stato in aperto contrasto con i
cristiani ebrei, ebioniti e nazareni, che non credevano alla divinità di
Cristo.
Tra i cristiani già nel II secolo erano tante le sette in lotta tra loro e con
i Giudei, fino all'eliminazione fisica, per la sua propaganda Paolo iniziò a
ricorrere alle falsificazioni, come la chiesa cattolica avrebbe continuato nei
secoli successivi, Paolo diceva espressamente: "Se grazie alle mie menzogne
la verità di Dio ha trionfato, perché io devo essere biasimato?".
Paolo era anche accusato dagli ebrei cristiani d'imbrogli finanziari, l'amore di
Paolo era riservato solo agli elementi del suo partito e a chi condivideva la
sua opinione, grazie alla sua predicazione, ad Efeso i cristiani distrussero un
patrimonio in libri, questa pratica cristiana sarebbe continuata seguita anche
nei secoli successivi.
Cerento sosteneva che Gesù non era nato da una vergine ed era solo un uomo
saggio, era la tesi di ebioniti e nazareni, però, a causa delle dispute su
Cristo, i figli si divisero dai genitori, d'altronde Cirillo d'Alessandria
diceva che il timore reverenziale verso i genitori era inopportuno se portava
danno alla fede, in pratica i genitori andavano onorati dai figli solo fino a
che non si mettevano contro la chiesa.
Anche Hitler e Stalin sostennero la stessa tesi, invitando i figli a fare i
delatori dei genitori, non a caso papa Gregorio Magno ribadiva che chi
aspirava alle gioie ultraterrene doveva dimenticare famiglia e genitori, anche
Cristo aveva sostenuto tesi analoghe.
Nelle dispute teologiche la diffamazione diventava più importante di qualunque
prova, come accade oggi in politica, anche il veleno era usato per eliminare gli
avversari, com'è stato abbondantemente usato nei secoli dalla curia romana e ai
vertici degli stati.
Nel II secolo Ignazio di Antiochia sancì che ogni comunità doveva essere
presieduta da un vescovo, Ireneo attaccò duramente lo gnosticismo, ne fu
distrutta la sua ricca produzione letteraria, accusò ingiustamente gli gnostici
di lussuria, erano uomini che non credevano alla gerarchia religiosa,
inseguivano la conoscenza ed erano asceti, lo gnostico Bordesane (154-222),
condannato dalla chiesa, fu un pensatore originale, capace di fondere il
pensiero cristiano con la filosofia greca.
All'inizio del III secolo Tertulliano elaborò la dottrina della grazia, del
battesimo, della penitenza, della cristologia e della trinità, fissando altri
principi al protocattolicesimo di Paolo e Giovanni, lottò per eliminare
fisicamente i suoi avversari, naturalmente eretici per lui, alla fine della sua
vita però anche lui aderì all'eresia montanista, i montanisti erano
asceti che annunciavano, dopo la rivelazione di Cristo, quella dello spirito.
Cirillo accusava i montanisti di uccidere i bambini e di mangiarli, un'accusa
che i romani all'inizio avevano rivolto ai cristiani e che poi il cristianesimo
istituzionalizzato rivolse agli ebrei, nel IV secolo Pacomio, fondatore del
monachesimo cristiano, odiava gli ebrei come la peste. Efrem diffamò
il persiano Mani, fondatore del manicheismo, che era contro il servizio
militare, la venerazione delle immagini, l'idolatria.
Chi la pensava diversamente dai padri cattolici era trascinato nel fango, nel IV
secolo Ilario denigrava ebrei, pagani ed eretici ariani. Girolamo era
contro le eresie ed esaltava la verginità, come Agostino ricordava i
giorni dissoluti della sua giovinezza, comunque definì i cristiani eterodossi
bestie da macello.
Origene nello stesso secolo sosteneva che il figlio era subordinato al padre e
lo spirito santo al figlio, non credeva al fuoco eterno dell'inferno, per lui
incompatibile con la misericordia di Dio, perciò alla fine anche lui fu
condannato dalla chiesa trionfante.
Girolamo accusò Rufino di aver usato il denaro per appropriarsi del seggio
episcopale romano, questa prassi si ripeté nei secoli successi, la simonia a
Roma era sempre condannata e sempre praticata, comunque era chiaro che la lotta
alle eresie era pura lotta per il potere.
All'inizio del V secolo il sacerdote Vigilanzio attaccò con veemenza il culto
delle reliquie e dei santi, che favorivano le truffe e lo sfruttamento della
credulità popolare, il santo Girolamo disse che i libri da lui scritti erano
stati vomitati nell'ebbrezza del vino, egli tentava sempre di far apparire
come abietti furfanti i suoi avversari. Girolamo era ben introdotto presso
l'aristocrazia romana, falsificò documenti e fece delazioni.
A causa della divisione dei cristiani, ufficialmente per ragioni ideologiche, in
realtà per ragioni economiche e di potere, Giovanni Crisostomo affermava
che non si potevano convertire i pagani con la condotta di vita dei
cristiani, che avevano essi stessi bisogno di essere salvati.
Fortunatamente di lì a poco il cristianesimo, nella sua opera
d'evangelizzazione sarebbe stato soccorso dalla spada del braccio secolare,
accadrà anche con Maometto, comunque anche Nazianzeno denunciava le divisioni e
le rivalità che divoravano i cristiani.
Nel 372 d.c. San Basilio diceva che il più grande bestemmiatore era il
candidato ideale a ricoprire la carica di vescovo, destinato a sperperare il
denaro che doveva essere consegnato ai poveri, comunque anche San Basilio era
contro la libertà di pensiero, cioè era contro l'eresia degli altri.
Ai cristiani trionfanti stavano a cuore la distruzione dei luoghi di culto
concorrenti e la persecuzione dei seguaci delle altre confessioni religiose, i
templi antichi hanno sempre attirato ricchezze, tra loro si facevano concorrenza
e di denaro non ce n'era mai abbastanza per i dirigenti cattolici.
Nel quarto secolo i cristiani erano urbanizzati, entrati nelle istituzioni e
civilizzati, mentre i pagani erano più rurali e considerati selvaggi, cioè
erano regrediti, perché in epoca ellenica avevano coltivato arti e cultura e
abitato anche nelle città.
Prima di Costantino i padri della chiesa predicavano la tolleranza e reclamavano
la libertà di culto, invitando a non odiare nessuno, all'inizio anche
Tertulliano era a favore della libertà di culto, le sue prese di posizione però
erano state solo tatticismo politico verso il potere romano.
Una volta ottenuta la libertà di culto, i cristiani iniziarono le polemiche
contro i pagani, come prima avevano fatto contro ebrei ed eretici cristiani,
attaccarono l'idolatria perché i miti antichi erano scandalosi, gli dei pagani
non erano altro che cani e maiali.
Sottolineavano che le rondini facevano cadere escrementi sulle statue degli dei,
per Tertulliano era peccato anche fabbricare statue agli dei, com'era peccato
portare i processione gli dei e baciare le loro statue, Agostino affermava che
le immagini degli dei non proteggevano gli uomini in battaglia.
Alla metà del II secolo Aristide condannava l'uso egiziano di divinizzare le
forze della natura e gli animali, per lui il regno animale e vegetale non
significavano nulla, i cristiani non si sentivano naturalisti, ma superiori alla
natura.
Taziano criticò costumi e filosofia pagana, diffamando la cultura pagana, del
resto tutti i padri della chiesa come Policarpo, Ireneo, Teofilo definivano la
filosofia pagana come una frottola menzognera e folle.
Tertulliano riconosceva che gli dei erano una personificazione e divinizzazione
delle forze della natura e ne denigrava il carattere osceno, perciò proibì ai
cristiani di fabbricare statue e proibì il servizio militare. Alla fine del
IIII secolo, Clemente d'Alessandria condannava la mitologia, classica con la
divinizzazione degli astri, Attanasio vi vedeva solo immoralità e depravazione
sessuale.
Visto che gli uomini con la religione si mettevano in relazione con l'aratura,
la semina e la nascita dei frutti della terra, Clemente si chiedeva perché gli
uomini abbandonavano il cielo per venerare la terra, lui la terra la calpestava
con i piedi e non l'adorava, era inoltre scandalizzato dalla riproduzione della
sessualità, voleva sostituire il cosmo dominato dalle forze di natura con un
cosmo controllato dalla chiesa.
Quando il cristianesimo divenne lecito, iniziò la persecuzione del
paganesimo, il sinodo di Elvira nel IV secolo colpì l'idolatria e le usanze
pagane. Le vittime delle persecuzioni romane dei cristiani nei primi tre
secoli furono poche migliaia, infatti, Origene, morto nel 254, affermava che i
martiri cristiani erano un numero piccolo e facile da calcolare.
Una volta assunto il potere, il cattolicesimo fu capace di superare quella
cifra, tra i nemici della sua fede, in un solo giorno. I cristiani furono
perseguitati sotto Marco Aurelio (177), sotto Diocleziano, Massimiano e
Valeriano, morto Diocleziano, i cristiani si vendicarono trasformando il suo
mausoleo di Spalato in una chiesa cristiana.
Nei secoli successivi le persecuzioni degli avversari sarebbero state ben viste
dalle gerarchie ecclesiastiche, perché in grado di esaltare gli animi, generare
coesione e fare propaganda alla chiesa, anche Hitler avrebbe appreso da questa
lezione.
Nel 311 Galerio emanò l'editto di tolleranza di Nicomedia, che metteva fine
alla persecuzione dei cristiani, il cristianesimo diventava "religio
licita" e i suoi adepti potevano costruirsi delle chiese, nel 313
Costantino emise l'editto di tolleranza verso tutte le religioni, a vantaggio
soprattutto dei cristiani.
Eusebio e Lattanzio erano protetti da Costantino, il primo formulò contro gli
imperatori pagani le più infami calunnie, attestando l'orrore del paganesimo e
le virtù del cristianesimo, poi si rallegrò quando Costantino aveva
preso a perseguitare i pagani, anche il secondo aveva attaccato gli ultimi
imperatori pagani.
I primi imperatori cristiani si adoperarono per distruggere gli scritti di due
filosofi pagani, Celso e Porfirio, vissuti nel II e III secolo, Celso aveva
individuato nel cristianesimo una commistione d'ebraismo, stoicismo, platonismo,
religione egiziana, persiana e culti misterici e rideva sul senso d'elezione
d'ebrei e cristiani.
Celso si chiedeva perché Dio era venuto in terra, non sapeva già tutto se
voleva porre rimedio al male, purché non era venuto prima, perché si era
rivolto solo ad un popolo, inoltre rimarcava che la dottrina morale di Cristo
non era nuova, perché anticipata dai pitagorici. Poi aggiungeva che di divinità
morte e risorte già si sapeva, come di miracoli, inoltre notava che i cristiani
si rivolgevano ai ceti più ignoranti.
Porfirio, nato nel 233, fu la prima vittima della censura cattolica, la sua
opera fu condannata alla distruzione da Costantino, Teodosio II e Valentiniano
III, anch'egli si chiedeva perché Cristo era venuto in ritardo sulla terra,
condannando tanti uomini precedenti alla perdizione, sottolineò le
contraddizioni tra vecchio e nuovo testamento e negò la natura divina di
Cristo.
Porfirio accusava Paolo d'avidità e di aver spillato soldi alla ricche
credulone, Paolo, come si era giustificato per i suoi falsi e per i suoi brogli
finanziari, riguardo a queste accuse aveva detto:" Chi andrebbe in guerra a
proprie spese, chi possedendo un gregge non si nutrirebbe del suo latte?".
Con Costantino, nato nel 285, iniziò l'alleanza fra trono e altare, egli si
circondò di preti a corte e promosse il cristianesimo romano, aveva ucciso
figlio, moglie, suocero e cognato, ma non importa, fu osannato dalla
chiesa cattolica e fatto santo da quella ortodossa.
Costantino era d'umili natali e sua madre Elena era stata la concubina di
Costanzo Cloro, Elena fu fatta santa dalla chiesa, Costantino era un uomo
bellicoso che amava sterminare i suoi nemici, infatti, soffocò nel sangue
Franchi e Germani e abbandonò i prigionieri alle fiere del circo.
All'inizio egli divideva l'impero con Licinio, Massenzio e Massimino Daia, un
sistema tetrarchico voluto da Diocleziano per tenere insieme l'immenso
impero, Costantino però, per raggiungere l'unità dell'impero solo sotto di
lui, si alleò con i cristiani contro gli altri tre soci.
Massenzio (306-312) aveva lasciato in vigore l'editto di tolleranza di Galerio e
non perseguitò i cristiani, tuttavia mandò in esilio da Roma i vescovi Eusebio
e Marcello, per brogli elettorali, perciò i cristiani avevano preso le distanze
da lui e gli preferirono Costantino.
Massenzio, fece un altro errore politico, costruì una rete stradale prelevando
imposte dai grandi proprietari terrieri, appartenenti alla classe senatoria
vicina alla chiesa, perciò i cristiani lo avversarono.
Eppure Costantino non era un credulone religioso, appoggiava i vescovi solo per
convenienza politica, adorava Marte e Saturno e si convertì al
cattolicesimo ariano solo prima di morire, anche perché così gli erano
cancellati tutti i suoi peccati precedenti.
Massimo Daia, era stato un persecutore dei cristiani ma poi fece loro delle
concessioni, sotto di lui i cristiani che subirono il martirio furono solo tre,
Licinio era stato alleato di Costantino e dei cristiani.
Quando Costantino si volse contro Licinio, la guerra fu
presentata dai cristiani come guerra di religione, i sacerdoti cristiani
accompagnavano i soldati in battaglia e le insegne militari si arricchirono di
simboli cristiani, alla fine Costantino rimase sovrano assoluto di tutto
l'impero.
Quando Licinio era alleato di Costantino, Eusebio e Lattanzio avevano chiamato i
due imperatori gli eletti del signore, quando Licinio divenne nemico di
Costantino, Eusebio prese a diffamarlo e il concilio di Nicea scomunicò
chiunque si fosse messo al suo servizio. Anche Licinio, riducendo la corte, cioè
i parassiti, e aumentato le tasse sui proprietari terrieri, s'inimicò i
cristiani, vicini ai latifondisti.
Costantino trionfante regalò alla chiesa il palazzo del Laterano, le fornì i
mezzi per il restauro di chiese e sovvenzionò l'alto clero, sotto di lui la
chiesa era passata da oppressa, a riconosciuta, a favorita e godette di
crescenti privilegi, diventando sempre più ricca.
Egli donò terre alla chiesa in tutto l'impero, costruì chiese dotandole di
possessi fondiari, spesso sulle rovine dei templi pagani, i vescovi ricevettero
dall'imperatore onori e premi in denaro, furono incaricati di distribuire il
grano ai poveri, furono incaricati di giudicare in cause civili, mentre allo
stato spettava l'esecuzione delle sentenze.
Poiché i vescovi avevano generalmente un secondo impiego, furono anche
esonerati dal pagare imposte sulle attività produttive, da allora il tema
delle esenzioni tributarie diverrà cruciale nella storia della chiesa.
Poiché a causa di queste concessioni, diminuirono le entrate statali, nel 320
Costantino proibì ai ricchi di entrare nelle gerarchie ecclesiastiche, però
nel 321, per favorire ancora il clero, autorizzò la chiesa ad accettare lasciti
testamentari, da allora tanti fecero lasciti alla chiesa per salvarsi l'anima,
tanto che essa nel medioevo arrivò a possedere un terzo della ricchezza,
soprattutto terriera, dell'Europa.
I privilegi concessi al clero da Costantino furono così rilevanti che i membri
dei consigli cittadini entrarono in massa nel clero e nel 326 il sovrano fu
costretto a limitare questo esodo in massa, per lo stesso motivo nel 370 fu
revocato temporaneamente il diritto a ricevere lasciti, con le proteste del
santo Girolamo.
Nel 325 una città della Frigia chiese all'impero l'esenzione fiscale, perché
tutti i suoi abitanti erano cristiani, anche Maometto concesse
facilitazioni fiscali ai convertiti ed in Egitto anche i sacerdoti pagani
avevano avuto privilegi fiscali.
Costantino fece concessioni ai cristiani e mise il clero al proprio servizio,
però s'intromise nella sfera ecclesiastica, non sostenne la separazione dei
poteri, infatti, era lui a convocare concili, poi, quando spostò la capitale
dell'impero a Costantinopoli, favorì l'affermazione del potere monopolistico
della chiesa cattolica a Roma.
Costantino era chiamato "il salvatore" dai cristiani, dopo aver
unificato l'impero sotto la sua autorità, esautorò i senatori dalla gestione
del potere e, per favorire ancora la chiesa, prese combattere le eresie, usando
la religione come uno strumento per il potere, nelle sue guerre era accompagnato
dai vescovi.
Oggi in oriente Costantino è detto il tredicesimo apostolo, è annoverato tra i
santi con sua madre Elena e la sua immagine si trova nelle chiese greche, la sua
festa religiosa cade il 21 maggio.
Coerentemente con il comandamento di non uccidere, nei primi tre secoli i
cristiani non avevano voluto prestare servizio militare e si dichiararono anche
contro la violenza, rifiutando anche la legittima difesa, cioè porgevano
l'altra guancia, furono anche contro la pena di morte, il vescovo di Roma,
Ippolito, vissuto nel III secolo, si disse anche contro la caccia, nel secolo
successivo su questi temi nella chiesa sarebbe avvenuta una rivoluzione
copernicana.
Sembra che nella guerra giudaica del 66-70 d.c. e nel 131 d.c., al tempo della
rivolta di Simone Barcokeba, i cristiani non avevano voluto
impugnare le armi contro i romani, però già nel II secolo nell'esercito romano
erano presenti dei cristiani, che furono le prime vittime della furia
anticristiana di Diocleziano.
Tra il 301 e il 311 dei cristiani furono martirizzati, poi nel 313
Costantino emise l'editto di tolleranza, da quel momento la chiesa prese a
trasformarsi in chiesa militare e nel 314 il sinodo di Arles sancì la scomunica
per i cristiani disertori.
Così, per opportunismo di carriera, la maggioranza dei generali dell'impero
divennero cattolici, affiancati da pochi ariani e pagani, un secolo dopo i non
cristiani furono banditi dall'esercito, mentre chiese e monasteri divennero
territorio franco, sbarrati all'esercito e alla giustizia.
Lattanzio era stato contro la guerra, contro il servizio militare e contro la
pena di morte, poi arrivò ad esaltare il servizio militare e il clero prese a
benedire le armi, si apriva la strada alle guerre di religione, si pregava prima
della battaglia e le insegne dell'esercito erano cristiane.
La chiesa, ricolma d'onori, si sentì sempre più vicina e complice dello stato,
la maggior parte dei membri della corte di Costantino era fatta da cristiani,
anche il simbolo della croce comparve sulle monete imperiali e sullo scettro
dell'imperatore.
Ambrogio prese a predicare l'eroismo in battaglia ed Agostino asseriva che i
militari compiacevano Dio, il clero fu inquadrato in formazioni i militari, i
sacerdoti guidavano 100 uomini ed i vescovi 1.000, inoltre le loro chiese
ospitavano le guarnigioni dell'impero.
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
La chiesa condannò la diserzione e ordinò che le milizie fossero
costituite solo da cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò
alla diserzione i soldati cristiani che militavano nelle file dell'imperatore
pagano Giuliano, inoltre Attanasio, che si era detto contrario all'assassinio,
sostenne che in guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque,
Crisostomo sosteneva che i militari cristiani dovevano essere solo volontari,
per servire lo stato i preti erano ormai a favore della pace solo in tempo di
pace.
C'è chi dice che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio
dei parenti aveva generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi
l'imperatore fu battezzato in punto di morte da un prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo ricevette impulso l'applicazione della pena di
morte, però l'impiccagione sostituì la crocifissione, e le epurazioni
negli strati alti della popolazione, dove vi era la lotta politica, perché gli
strati bassi si potevano anche costringere ai lavori forzati o alla schiavitù,
Costantino autorizzò l'uso della tortura nei tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e l'adulterio fu
considerato un grave reato, però, mentre i preti predicavano contro la
lussuria e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e figli non potevano
ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere legittimati, inoltre
i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto tradimento e frode
fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti con gli ebrei, invece i
pagani avevano tollerato la religione ebraica e Diocleziano, ultimo persecutore
dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei offrissero sacrifici alle divinità
pagane.
L'editto del 313, firmato da Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni
religione, tuttavia, dopo il concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli
ebrei d'essere autori di misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme
soltanto un giorno l'anno, vietò loro di avere schiavi cristiani e la
conversione all'ebraismo fu punita con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei vescovi erano spesso
irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione, perché la carica di
vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe durata per tutti i
secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra
loro Cipriano sosteneva che la validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza
di chi li impartiva, cioè chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti
non erano più cristiani quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la
loro fede, la maggior parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della
supremazia, era di manica larga perché il numero era potenza, come
affermava Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio e corrotto
rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha riscosso la
maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando il vescovo
Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li sterminò,
espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto, consegnati ai
cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani,
generalmente cattolici, scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo
Eusebio approvò, con entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani,
perché essi erano ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli
inizialmente, come pontefix maximus, nominava anche sacerdoti pagani e
presiedeva il collegio dei sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i
cristiani facevano carriera più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi Costantino prese a
perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di tutte le immagini
degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il loro restauro
e poi n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a
saccheggiare i templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle
chiese cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane sequestrate e da
allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda nei viali e nelle
piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine dei templi
distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero stati suoi soci e amici e
purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per il popolo ma solo per se
stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio solo prima di morire,
com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati con il pentimento e il
battesimo.
In Persia in un primo tempo re Sapur I fece giustiziare sua moglie ed
esiliare una sorella perché si erano convertite al cristianesimo, poi re
Baharam I (274-277) perseguitò cristianesimo e manicheismo e suo il
figlio Baharam II fece uccidere sua moglie perché cristiana, ciò attesta che
le persecuzioni religiose non furono una caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV secolo, la Persia contava diciotto vescovi
cristiani, cioè sotto i sassanidi ci fu tolleranza religiosa, anche se il
sovrano era generalmente orientato, per la ragione di stato, cioè per
opportunismo di potere perché la Persia era nemica di Roma, verso lo
zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era sospettata di
cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il servizio
militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II (310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo
impero delle spie dei romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato,
quando divenne re Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal
mazdeismo e si avvicinò ai cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di
Persia fu costretto ad accettare una chiesa cristiana autocefala, cioè
indipendente da Roma.
Anche la chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una
chiesa nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero
templi pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di
stato, essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca
Gregorio, per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci,
e fece costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e fece in modo che i beni donati al suo episcopato
diventassero proprietà privata della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro
patriarca e alleati dei romani, sconfissero i persiani in battaglia, nel
334 anche Costantino intervenne a fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva perseguitato i cristiani e poi si
convertì dieci anni prima di Costantino, la cristianizzazione dell'Armenia
avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno 280, dopo che questo aveva
guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa avanzava dietro mogli,
sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa quando si dovranno
convertire i germani.
Sotto i successori di Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione
cristiana e gli imperatori furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il
figlio di Costantino, Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi
della sua famiglia, le sue guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani,
tanto che Giuliano l'apostata affermò che non esistevano fiere tanto pericolose
quanto i cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che aveva ricevuto il
battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa per casto, in realtà
rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò le chiese e i
prelati di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani, intensificò la
lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze e donò le
loro chiese ai cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi
opportunisti che cambiavano bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era
il trasformismo della politica e dei centri di potere, con il tradimento si
poteva fare carriera, ciò che contava era avere un seguito tra il popolo,
diversamente non si potevano ricattare i potenti, accade ancora oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal pagamento
dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi fossero
giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla chiesa,
anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici
e commerciali dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum
regni", perciò Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in
esilio il vescovo Attanasio (295-375), santo e dottore della chiesa che non
disdegnava la lotta per il potere, con la scusa della religione, l'imperatore
inasprì anche le disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti misterici pagani, le ricchezze dei
templi furono espropriate, le statue distrutte, tra i cristiani Firmino esortava
a sterminare tutti i pagani, così i cattolici passarono dall'ideologia
del martirio a quella della persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con la confisca dei
loro beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano in massa tra le
mani dei nuovi pastori, perché bisognose di protezione, però ne venivano
tosate, Costanzo II mise anche in piedi un vasto apparato di polizia segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione, perciò Costanzo
II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la realtà mutò
radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse come un tiranno e
perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il popolo, incendiò
città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente alla famiglia
reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi di pianto,
era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione agli abusi dei
cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal paganesimo e nel 360
fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano (361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul
culto del sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato, però
fu chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli
adulatori, i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i
templi pagani, senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli
ebrei.
Ci furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per
vendicarsi dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle
repressioni, Giuliano criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e
cristiani, però autorizzò gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme,
vestiva con modestia, era frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò
di aiutare i poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la ragione e non la
violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i loro beni, vietò
ai preti di stendere testamenti come notai, per impedire che incamerassero beni
di altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai cristiani di restituire le
colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una
dura opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al
fianco da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e
distrussero le sue opere letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo,
Nazianzeno ed Efrem lo diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età
moderna da Montesquieu, Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller,
probabilmente è stato uno dei più illuminati e umani regnanti di tutti i
tempi.
Il suo successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la
pace con i persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari
vicini a Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad
affollare la corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però
vi erano ancora dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano cristiani con la fede nella
trinità, governarono il primo in occidente e il secondo in oriente,
Valentiniano era vicino alla chiesa cattolica e Valente vicino agli
ariani, comunque, erano entrambi senza scrupoli e fautori di un militarismo
esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò di arginare la tendenza del clero a dare la
caccia alle eredità, la chiesa sollecitava i lasciti dalle ricche vedove,
ripudiò la cattolica Marina Severa per sposare Giustina ed il clero, in questo
caso, non ebbe niente da ridire, fu ben disposto verso gli ebrei e sancì che il
clero poteva essere giudicato solo da tribunali ecclesiastici, perseguitò
manichei, donatisti, maghi e quelli che si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente la pena di morte, senza regolare
processo, con confessioni estorte con la tortura, colpì anche l'aristocrazia,
confiscando le sue ricchezze, rafforzò l'esercito e aumentò la pressione
fiscale, tollerò la corruzione, edificò castelli e sottomise la Britannia,
spingendosi oltre il Reno.
Valente (364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere
l'arianesimo, all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia
perseguitò i cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte,
incendiò biblioteche, non risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e
confiscò ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e cattolicesimo, al
centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio d'Alessandria, dal IV al VI
secolo crebbero le dispute sulla dottrina trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot diceva: "Se
Dio ci chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò che egli ha
creato", fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito santo
e Nazianzeno guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che alimentavano
le controversie ed i conflitti ed erano inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli avversari e della
loro dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano passati sotto
silenzio da chi stendeva le cronache, così si comportarono Gelasio, vescovo di
Cesarea, e Attanasio, Gelasio falsificò anche la storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato, per i
cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che
veniva dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti, faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano
un pretesto, la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo
dei conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in competizione con
quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva rinunciato al vescovato
d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato dal vescovo Alessandro,
nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore dell'unità dell'impero,
convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono pochi vescovi occidentali,
e cercò di dirimere la controversia tra Ario e Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a conquistare i favori
dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra padre e figlio e
il dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo l'unità della
chiesa e dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che decideva sulla
dottrina della chiesa e convocava i concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore trattò con
ostilità i disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono bruciati
dei libri e tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi cristiani
accettavano il martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto patriarca d'Alessandria, la sua elezione era
stata irregolare come quella d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla
diffamazione e all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo
stato la libertà per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come patrimonio di tutti, ma solo la
libertà per se stessa, per la brama di potere e per difendere
propri interessi economici, essa è stata sempre disposta a calpestare tutta
l'umanità e ad appoggiarsi a tiranni di tutti i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò, difese il concilio
di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani, bruciò vivo il
vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi, perciò
Costantino gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che si
comportavano peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma poi
lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di Costantinopoli di
riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse assassinato,
Attanasio però affermò che era morto grazie alle sue preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati ed altri vescovi,
ad Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani il pane della
comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata un campo di
battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania tra oriente
e occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza dell'imperatore Giuliano, anche là
ci furono tumulti con gli ariani, il popolo ne uscì stremato dai conflitti e
forse per questo alla fine aderì in massa alla setta eretica giacobita,
costituita da cristiani monofisiti siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo scontro c'erano
anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti di Tracia e di
Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si scomunicarono a
vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto dal vescovo di
Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò di nuovo e si rifugiò
presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi per volontà
dall'imperatore nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355), nel 362 Attanasio
ritornò ancora ad Alessandria e promise ai vescovi ariani la conservazione del
posto, se avessero riconosciuto il credo niceno.
Al concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono
al credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il
credo ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però,
non appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli
affari nel settore delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di
papiri, andava a caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari
di testamenti, incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e
saccheggiò i loro luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio, nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di
potere vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire
miracolosamente le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano,
otto giorni dopo aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa
della religione cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei, falsificò
documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio, l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e
paganesimo, rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex
maximus, Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di
Roma. Il successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le
persecuzioni contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel 375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per
Agostino la guerra era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro
pagani ed eretici, allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i
romani erano cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al nepotismo e allo
sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi nemici, dai
soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore, sotto di lui i
goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio cercò di mettere
le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale,
dichiarando che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero,
allontanò i vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di
Costantinopoli il laico Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma
fu distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati
dei residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano, perciò divenne lecito distruggere
le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai concili dei vescovi e nei
verbali dei concili finivano solo le tesi dei cattolici, mentre i vescovi
seguirono Ambrogio come un coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana di Milano,
sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si sviluppò il
traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda
antisemita della chiesa, il culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto
Teodosio, che aveva solo proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di
fari matrimoni misti. L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se
non avesse alle spalle due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua morte non fu pianto dai cattolici, perché prima
di morire aveva revocato le esenzioni fiscali a favore del clero, forse
Valentiniano e Graziano morirono per ordine di Teodosio, che fu un grande per la
chiesa, Teodosio aumentò le imposte e fece delle dure repressioni, però
Ambrogio lodò la sua clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si ribellarono
all'imperatore, ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio che però fu
il primo imperatore a farsi battezzare molto prima di morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica degli entratiti,
che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il saio e viveva in
ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della chiesa, i
cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più ereditare, erano
vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani. Agostino era
intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante studente,
malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano da
Ambrogio e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e arrivista, non era animalista perché aveva detto:
"Dio ha creato gli animali perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse
alla virtù della pazienza", era superficiale, retorico, banale e polemico,
attaccò donatisti, pelagiani, pagani, ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e
apollinaristi.
I priscilliani rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli
apollinaristi, si richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto
miracoli come Cristo. Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi
alla lussuria e alla fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una
bambina, alla fine stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando
la sua fede sembrava conquistare l'Africa, la sua chiesa fu
saccheggiata, la chiesa donatista voleva imporsi come comunità di poveri, di
tipo comunista, perciò seminò il panico tra i grandi proprietari terrieri
della Numidia, sostenuti dai cattolici e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza donatista, la sinistra donatista,
cioè i circoncellioni erano visti come ladri e saccheggiatori, che arrivavano
anche ad appiccare il fuoco alle basiliche e rendevano la libertà agli
schiavi.
La loro roccaforte era in Algeria, i donatisti erano contadini d'origine
cartaginese o berbero-punica, esisteva colà un gap sociale tra i proprietari
terrieri e i contadini, Agostino difese con risolutezza gli interessi
della classe dei possidenti, prima pensò di convertire alle sue idee gli
eretici donatisti, poi sollecitò la repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le torture inflitte dai cattolici erano poca
cosa di fronte ai tormenti dell'inferno, egli in principio era stato contrario
alla pena di morte, ma poi avallò la condanna a morte per i briganti
donatisti, nel 405 l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che
furono repressi e le loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni
contro i donatisti, anche in Africa settentrionale i donatisti furono protetti
dai vandali e furono annientati definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la dottrina del peccato originale, della predestinazione e
della grazia, attaccò Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero
arbitrio, poi la dottrina d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange
del 529 e da quello di Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad Ippona ed
Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a non
lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa, Pelagio
non aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non
nascevano peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo
di aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non trovarono colpe in
Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato africano la
riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente
Onorio, figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro
espulsione e la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si
sottomise alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato protezione, erano ammirati per il loro
ideale umanitario e per la loro condanna dello sfruttamento, per la loro lotta
al clientelismo e alla corruzione, perché erano per la giustizia sociale
e la distribuzione delle ricchezze. Nella storia le questioni politico-sociali
s'intrecciano sempre con quelle teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che un nobile con
sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa sensibilità,
Giuliano definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di conciliare
grazia con libero arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa d'Agostino
su matrimonio e concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da papa Zosimo,
istigato da Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino difendeva la prostituzione, utile per dare
sfogo alle passioni, diceva, allora però vescovi, abati e badesse mantenevano
spesso bordelli molto redditizi, accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488).
Agostino aveva l'abitudine di picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a
scopo preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua sorella erano sotto
l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici, pagani ed ebrei, così
tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei dovevano esser schiavi dei
cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe massacrati, naturalmente
incolpò gli ebrei della morte di Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare, per lui lo
Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal peccato, lodava
sempre gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato. Per Agostino i non
cristiani avevano meno diritti dei cristiani e gli animali avevano meno diritti
dell'uomo, inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè dei preti,
poteva anche uccidere.
Agostino considerava la disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il
militarismo anche quando sapeva che i militari vessavano i contadini con le
requisizioni, giustificava anche le guerre d'aggressione, con i conseguenti
massacri, esaltò la guerra giusta e affermò che erano giuste tutte le guerre
di Roma, diceva che bisognava portare la civiltà e imporre la pax romana.
Diceva Napoleone che non esiste un'intesa migliore come quella tra preti e
soldati.
Agostino era favorevole alla tortura, che diceva che era niente se paragonata
alle pene dell'inferno, sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò
la guerra santa voluta da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato
che la guerra apportava alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre da condannare erano quelle civili, con romani
contro romani, nel 429 Agostino, con l'avanzata dei vandali, assistette al
crollo del dominio romano in Africa, la popolazione non oppose resistenza
perché indebolita economicamente dallo sfruttamento della chiesa e dello stato,
solo i goti, alleati dei romani, tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé avevano difeso la ragione umana contro i
dogmi, anche Lutero esaltò la libertà del cristiano e la sua autonomia di
coscienza, generalmente però le religioni si sono opposte alla libertà di
pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato volentieri di adattarsi ai tempi
moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai suoi interessi di potere,
coltivando sempre nostalgie per il medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa luterana svedese, in
omaggio ala separazione dei poteri, non è più religione di stato ed è
stato innestato un processo di privatizzazione massiccia delle proprietà della
chiesa svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di privatizzare le sue
ricchezze e preferisce farsi passare per povera, invece è una potenza
finanziaria immane e planetaria.
nuntius
Fine del primo volume, seguirà, fra dieci giorni circa, la recensione del
secondo.
KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - VOL. I -
Editore Ariele
PARTE SECONDA
La chiesa condannò la diserzione e ordinò che le milizie fossero
costituite solo da cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò
alla diserzione i soldati cristiani che militavano nelle file dell'imperatore
pagano Giuliano, inoltre Attanasio, che si era detto contrario all'assassinio,
sostenne che in guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque,
Crisostomo sosteneva che i militari cristiani dovevano essere solo volontari,
per servire lo stato i preti erano ormai a favore della pace solo in tempo di
pace.
C'è chi dice che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio
dei parenti aveva generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi
l'imperatore fu battezzato in punto di morte da un prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo ricevette impulso l'applicazione della pena di
morte, però l'impiccagione sostituì la crocifissione, e le epurazioni
negli strati alti della popolazione, dove vi era la lotta politica, perché gli
strati bassi si potevano anche costringere ai lavori forzati o alla schiavitù,
Costantino autorizzò l'uso della tortura nei tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e l'adulterio fu
considerato un grave reato, però, mentre i preti predicavano contro la
lussuria e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e figli non potevano
ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere legittimati, inoltre
i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto tradimento e frode
fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti con gli ebrei, invece i
pagani avevano tollerato la religione ebraica e Diocleziano, ultimo persecutore
dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei offrissero sacrifici alle divinità
pagane.
L'editto del 313, firmato da Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni
religione, tuttavia, dopo il concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli
ebrei d'essere autori di misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme
soltanto un giorno l'anno, vietò loro di avere schiavi cristiani e la
conversione all'ebraismo fu punita con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei vescovi erano spesso
irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione, perché la carica di
vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe durata per tutti i
secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra
loro Cipriano sosteneva che la validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza
di chi li impartiva, cioè chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti
non erano più cristiani quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la
loro fede, la maggior parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della
supremazia, era di manica larga perché il numero era potenza, come
affermava Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio e corrotto
rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha riscosso la
maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando il vescovo
Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li sterminò,
espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto, consegnati ai
cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani,
generalmente cattolici, scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo
Eusebio approvò, con entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani,
perché essi erano ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli
inizialmente, come pontefix maximus, nominava anche sacerdoti pagani e
presiedeva il collegio dei sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i
cristiani facevano carriera più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi Costantino prese a
perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di tutte le immagini
degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il loro restauro
e poi n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a
saccheggiare i templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle
chiese cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane sequestrate e da
allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda nei viali e nelle
piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine dei templi
distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero stati suoi soci e amici e
purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per il popolo ma solo per se
stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio solo prima di morire,
com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati con il pentimento e il
battesimo.
In Persia in un primo tempo re Sapur I fece giustiziare sua moglie ed
esiliare una sorella perché si erano convertite al cristianesimo, poi re
Baharam I (274-277) perseguitò cristianesimo e manicheismo e suo il
figlio Baharam II fece uccidere sua moglie perché cristiana, ciò attesta che
le persecuzioni religiose non furono una caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV secolo, la Persia contava diciotto vescovi
cristiani, cioè sotto i sassanidi ci fu tolleranza religiosa, anche se il
sovrano era generalmente orientato, per la ragione di stato, cioè per
opportunismo di potere perché la Persia era nemica di Roma, verso lo
zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era sospettata di
cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il servizio
militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II (310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo
impero delle spie dei romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato,
quando divenne re Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal
mazdeismo e si avvicinò ai cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di
Persia fu costretto ad accettare una chiesa cristiana autocefala, cioè
indipendente da Roma.
Anche la chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una
chiesa nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero
templi pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di
stato, essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca
Gregorio, per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci,
e fece costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e fece in modo che i beni donati al suo episcopato
diventassero proprietà privata della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro
patriarca e alleati dei romani, sconfissero i persiani in battaglia, nel
334 anche Costantino intervenne a fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva perseguitato i cristiani e poi si
convertì dieci anni prima di Costantino, la cristianizzazione dell'Armenia
avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno 280, dopo che questo aveva
guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa avanzava dietro mogli,
sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa quando si dovranno
convertire i germani.
Sotto i successori di Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione
cristiana e gli imperatori furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il
figlio di Costantino, Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi
della sua famiglia, le sue guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani,
tanto che Giuliano l'apostata affermò che non esistevano fiere tanto pericolose
quanto i cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che aveva ricevuto il
battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa per casto, in realtà
rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò le chiese e i
prelati di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani, intensificò la
lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze e donò le
loro chiese ai cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi
opportunisti che cambiavano bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era
il trasformismo della politica e dei centri di potere, con il tradimento si
poteva fare carriera, ciò che contava era avere un seguito tra il popolo,
diversamente non si potevano ricattare i potenti, accade ancora oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal pagamento
dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi fossero
giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla chiesa,
anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici
e commerciali dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum
regni", perciò Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in
esilio il vescovo Attanasio (295-375), santo e dottore della chiesa che non
disdegnava la lotta per il potere, con la scusa della religione, l'imperatore
inasprì anche le disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti misterici pagani, le ricchezze dei
templi furono espropriate, le statue distrutte, tra i cristiani Firmino esortava
a sterminare tutti i pagani, così i cattolici passarono dall'ideologia
del martirio a quella della persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con la confisca dei
loro beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano in massa tra le
mani dei nuovi pastori, perché bisognose di protezione, però ne venivano
tosate, Costanzo II mise anche in piedi un vasto apparato di polizia segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione, perciò Costanzo
II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la realtà mutò
radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse come un tiranno e
perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il popolo, incendiò
città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente alla famiglia
reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi di pianto,
era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione agli abusi dei
cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal paganesimo e nel 360
fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano (361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul
culto del sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato, però
fu chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli
adulatori, i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i
templi pagani, senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli
ebrei.
Ci furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per
vendicarsi dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle
repressioni, Giuliano criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e
cristiani, però autorizzò gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme,
vestiva con modestia, era frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò
di aiutare i poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la ragione e non la
violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i loro beni, vietò
ai preti di stendere testamenti come notai, per impedire che incamerassero beni
di altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai cristiani di restituire le
colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una
dura opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al
fianco da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e
distrussero le sue opere letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo,
Nazianzeno ed Efrem lo diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età
moderna da Montesquieu, Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller,
probabilmente è stato uno dei più illuminati e umani regnanti di tutti i
tempi.
Il suo successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la
pace con i persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari
vicini a Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad
affollare la corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però
vi erano ancora dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano cristiani con la fede nella
trinità, governarono il primo in occidente e il secondo in oriente,
Valentiniano era vicino alla chiesa cattolica e Valente vicino agli
ariani, comunque, erano entrambi senza scrupoli e fautori di un militarismo
esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò di arginare la tendenza del clero a dare la
caccia alle eredità, la chiesa sollecitava i lasciti dalle ricche vedove,
ripudiò la cattolica Marina Severa per sposare Giustina ed il clero, in questo
caso, non ebbe niente da ridire, fu ben disposto verso gli ebrei e sancì che il
clero poteva essere giudicato solo da tribunali ecclesiastici, perseguitò
manichei, donatisti, maghi e quelli che si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente la pena di morte, senza regolare
processo, con confessioni estorte con la tortura, colpì anche l'aristocrazia,
confiscando le sue ricchezze, rafforzò l'esercito e aumentò la pressione
fiscale, tollerò la corruzione, edificò castelli e sottomise la Britannia,
spingendosi oltre il Reno.
Valente (364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere
l'arianesimo, all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia
perseguitò i cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte,
incendiò biblioteche, non risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e
confiscò ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e cattolicesimo, al
centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio d'Alessandria, dal IV al VI
secolo crebbero le dispute sulla dottrina trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot diceva: "Se
Dio ci chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò che egli ha
creato", fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito santo
e Nazianzeno guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che alimentavano
le controversie ed i conflitti ed erano inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli avversari e della
loro dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano passati sotto
silenzio da chi stendeva le cronache, così si comportarono Gelasio, vescovo di
Cesarea, e Attanasio, Gelasio falsificò anche la storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato, per i
cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che
veniva dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti, faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano
un pretesto, la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo
dei conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in competizione con
quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva rinunciato al vescovato
d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato dal vescovo Alessandro,
nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore dell'unità dell'impero,
convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono pochi vescovi occidentali,
e cercò di dirimere la controversia tra Ario e Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a conquistare i favori
dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra padre e figlio e
il dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo l'unità della
chiesa e dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che decideva sulla
dottrina della chiesa e convocava i concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore trattò con
ostilità i disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono bruciati
dei libri e tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi cristiani
accettavano il martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto patriarca d'Alessandria, la sua elezione era
stata irregolare come quella d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla
diffamazione e all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo
stato la libertà per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come patrimonio di tutti, ma solo la
libertà per se stessa, per la brama di potere e per difendere
propri interessi economici, essa è stata sempre disposta a calpestare tutta
l'umanità e ad appoggiarsi a tiranni di tutti i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò, difese il concilio
di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani, bruciò vivo il
vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi, perciò
Costantino gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che si
comportavano peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma poi
lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di Costantinopoli di
riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse assassinato,
Attanasio però affermò che era morto grazie alle sue preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati ed altri vescovi,
ad Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani il pane della
comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata un campo di
battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania tra oriente
e occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza dell'imperatore Giuliano, anche là
ci furono tumulti con gli ariani, il popolo ne uscì stremato dai conflitti e
forse per questo alla fine aderì in massa alla setta eretica giacobita,
costituita da cristiani monofisiti siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo scontro c'erano
anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti di Tracia e di
Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si scomunicarono a
vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto dal vescovo di
Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò di nuovo e si rifugiò
presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi per volontà
dall'imperatore nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355), nel 362 Attanasio
ritornò ancora ad Alessandria e promise ai vescovi ariani la conservazione del
posto, se avessero riconosciuto il credo niceno.
Al concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono
al credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il
credo ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però,
non appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli
affari nel settore delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di
papiri, andava a caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari
di testamenti, incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e
saccheggiò i loro luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio, nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di
potere vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire
miracolosamente le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano,
otto giorni dopo aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa
della religione cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei, falsificò
documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio, l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e
paganesimo, rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex
maximus, Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di
Roma. Il successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le
persecuzioni contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel 375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per
Agostino la guerra era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro
pagani ed eretici, allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i
romani erano cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al nepotismo e allo
sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi nemici, dai
soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore, sotto di lui i
goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio cercò di mettere
le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale,
dichiarando che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero,
allontanò i vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di
Costantinopoli il laico Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma
fu distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati
dei residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano, perciò divenne lecito distruggere
le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai concili dei vescovi e nei
verbali dei concili finivano solo le tesi dei cattolici, mentre i vescovi
seguirono Ambrogio come un coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana di Milano,
sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si sviluppò il
traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda
antisemita della chiesa, il culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto
Teodosio, che aveva solo proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di
fari matrimoni misti. L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se
non avesse alle spalle due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua morte non fu pianto dai cattolici, perché prima
di morire aveva revocato le esenzioni fiscali a favore del clero, forse
Valentiniano e Graziano morirono per ordine di Teodosio, che fu un grande per la
chiesa, Teodosio aumentò le imposte e fece delle dure repressioni, però
Ambrogio lodò la sua clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si ribellarono
all'imperatore, ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio che però fu
il primo imperatore a farsi battezzare molto prima di morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica degli entratiti,
che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il saio e viveva in
ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della chiesa, i
cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più ereditare, erano
vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani. Agostino era
intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante studente,
malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano da
Ambrogio e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e arrivista, non era animalista perché aveva detto:
"Dio ha creato gli animali perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse
alla virtù della pazienza", era superficiale, retorico, banale e polemico,
attaccò donatisti, pelagiani, pagani, ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e
apollinaristi.
I priscilliani rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli
apollinaristi, si richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto
miracoli come Cristo. Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi
alla lussuria e alla fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una
bambina, alla fine stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando
la sua fede sembrava conquistare l'Africa, la sua chiesa fu
saccheggiata, la chiesa donatista voleva imporsi come comunità di poveri, di
tipo comunista, perciò seminò il panico tra i grandi proprietari terrieri
della Numidia, sostenuti dai cattolici e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza donatista, la sinistra donatista,
cioè i circoncellioni erano visti come ladri e saccheggiatori, che arrivavano
anche ad appiccare il fuoco alle basiliche e rendevano la libertà agli
schiavi.
La loro roccaforte era in Algeria, i donatisti erano contadini d'origine
cartaginese o berbero-punica, esisteva colà un gap sociale tra i proprietari
terrieri e i contadini, Agostino difese con risolutezza gli interessi
della classe dei possidenti, prima pensò di convertire alle sue idee gli
eretici donatisti, poi sollecitò la repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le torture inflitte dai cattolici erano poca
cosa di fronte ai tormenti dell'inferno, egli in principio era stato contrario
alla pena di morte, ma poi avallò la condanna a morte per i briganti
donatisti, nel 405 l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che
furono repressi e le loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni
contro i donatisti, anche in Africa settentrionale i donatisti furono protetti
dai vandali e furono annientati definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la dottrina del peccato originale, della predestinazione e
della grazia, attaccò Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero
arbitrio, poi la dottrina d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange
del 529 e da quello di Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad Ippona ed
Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a non
lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa, Pelagio
non aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non
nascevano peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo
di aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non trovarono colpe in
Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato africano la
riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente
Onorio, figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro
espulsione e la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si
sottomise alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato protezione, erano ammirati per il loro
ideale umanitario e per la loro condanna dello sfruttamento, per la loro lotta
al clientelismo e alla corruzione, perché erano per la giustizia sociale
e la distribuzione delle ricchezze. Nella storia le questioni politico-sociali
s'intrecciano sempre con quelle teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che un nobile con
sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa sensibilità,
Giuliano definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di conciliare
grazia con libero arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa d'Agostino
su matrimonio e concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da papa Zosimo,
istigato da Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino difendeva la prostituzione, utile per dare
sfogo alle passioni, diceva, allora però vescovi, abati e badesse mantenevano
spesso bordelli molto redditizi, accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488).
Agostino aveva l'abitudine di picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a
scopo preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua sorella erano sotto
l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici, pagani ed ebrei, così
tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei dovevano esser schiavi dei
cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe massacrati, naturalmente
incolpò gli ebrei della morte di Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare, per lui lo
Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal peccato, lodava
sempre gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato. Per Agostino i non
cristiani avevano meno diritti dei cristiani e gli animali avevano meno diritti
dell'uomo, inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè dei preti,
poteva anche uccidere.
Agostino considerava la disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il
militarismo anche quando sapeva che i militari vessavano i contadini con le
requisizioni, giustificava anche le guerre d'aggressione, con i conseguenti
massacri, esaltò la guerra giusta e affermò che erano giuste tutte le guerre
di Roma, diceva che bisognava portare la civiltà e imporre la pax romana.
Diceva Napoleone che non esiste un'intesa migliore come quella tra preti e
soldati.
Agostino era favorevole alla tortura, che diceva che era niente se paragonata
alle pene dell'inferno, sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò
la guerra santa voluta da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato
che la guerra apportava alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre da condannare erano quelle civili, con romani
contro romani, nel 429 Agostino, con l'avanzata dei vandali, assistette al
crollo del dominio romano in Africa, la popolazione non oppose resistenza
perché indebolita economicamente dallo sfruttamento della chiesa e dello stato,
solo i goti, alleati dei romani, tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé avevano difeso la ragione umana contro i
dogmi, anche Lutero esaltò la libertà del cristiano e la sua autonomia di
coscienza, generalmente però le religioni si sono opposte alla libertà di
pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato volentieri di adattarsi ai tempi
moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai suoi interessi di potere,
coltivando sempre nostalgie per il medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa luterana svedese, in
omaggio ala separazione dei poteri, non è più religione di stato ed è
stato innestato un processo di privatizzazione massiccia delle proprietà della
chiesa svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di privatizzare le sue
ricchezze e preferisce farsi passare per povera, invece è una potenza
finanziaria immane e planetaria.
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Il Vaticano è stato il naturale alleato delle forze reazionarie, purché esse
siano state rispettose della libertà della chiesa, in Nicaragua, contro il
dittatore Somoza, si pronunciarono due sacerdoti ed un gesuita, i primi due
furono sospesi "a divinis" dalla chiesa e il terzo fu cacciato
dall'ordine.
Nel 1933 il dittatore portoghese Salazar introdusse la nuova costituzione,
incentrata su principi cattolici e antimoderni, anche Mussolini, moderno braccio
secolare sella chiesa, adottò istituzioni medievali, raccomandate dalla chiesa.
Circa l'arricchimento in guerra, il cardinale Liverpool Gasquet ebbe ad
affermare, dopo la prima guerra mondiale, che chi era uscito meglio dalla guerra
era la chiesa, non solo in termini patrimoniali, infatti, aumentò anche il
fervore religioso e si riempirono di persone i luoghi di culto, dal
1919 al 1930 i tedeschi fondarono tredici nuovi monasteri il mese.
Nel 359 morì l'imperatore romano Teodosio, magnificato da Ambrogio e Agostino,
era stato istigato dalla chiesa a perseguitare pagani, ebrei ed eretici, gli
successero gli imperatori bambini Arcadio a Costantinopoli ed Onorio a Milano,
entrambi sotto la tutela della chiesa, così la chiesa aumentò il suo
patrimonio, si liberò dalle imposte e si legò strettamente allo stato,
il cui potere, diceva, veniva da dio, almeno fino a che collaborava con la
chiesa.
Già in Paolo esisteva una tendenza filostatale, poi Crisostomo esaltò anche il
potere dell'uomo sulla donna e dei principi sui sudditi. Nel IV secolo i vescovi
estesero le loro competenze e divennero anche giudici conciliatori, nella lotta
per supremazia, i cristiani divennero i migliori cacciatori di teste (in senso
letterale).
Nel 396 tutti i privilegi dei sacerdoti pagani furono annullati e le feste
pagane furono proibite, nel 399 venne l'ordine di abolire templi e altari, nel V
secolo gli eretici subirono la confisca di beni, l'espulsione e l'esilio, le
loro chiese erano cedute ai cattolici, agli eretici fu anche proibito di fare
testamento e di ereditare, fu anche istituita la pena di morte per eresia.
I goti erano diventati i più importanti missionari cristiani tra i popoli
germanici, dopo aver abbandonato l'arianesimo, essi arrivarono in Italia nel
401. Dalle guerre la chiesa ne guadagnava sempre, il vescovo e padre della
chiesa Teodoreto ha affermato che la guerra portava alla chiesa più benefici
della pace, allora i vescovi organizzavano spedizioni militari contro
germani e persiani.
Nel 423, sotto Teodosio II, la circoncisione fu punita con la confisca dei beni
e con l'esilio, nel 426 l'imperatore cercò di promuovere la conversione
al cristianesimo anche attraverso il diritto di successione.
La leggenda di Pietro, primo vescovo di Roma, non ha fondamento storico, il
passo di Matteo (16,17-19): "Tu Pietro e su questa pietra edificherai la
mia chiesa", è un'aggiunta posteriore per giustificare il primato di
Pietro, manca su tre vangeli su quattro, nei testi paleo-cristiani non si
parlava di Roma, come centro della cristianità, e del suo primato, poi, a causa
del suo preteso primato, il papa divenne il principale ostacolo verso
l'ecumenismo cristiano.
Pietro non fu vescovo di Roma e non arrivò mai a Roma, Claudio a metà del
primo secolo espulse da Roma solo ebrei, lo storico Tacito (54-116 d.c.) accennò
ai cristiani e diceva che erano originari della Giudea, senza accennare a
Pietro.
Nel 1950 Pio XII, con un colpo di scena, annunciò il ritrovamento della tomba
del principe degli apostoli, però era solo una povera tomba anonima, senza
iscrizioni, risalente al tempo di Costantino, cioè molto posteriore all'epoca
in cui visse Pietro.
Gesù aveva annunciato la fine imminente e l'avvento del regno di Dio, invece
nacque la gerarchia della chiesa fino ai vescovi e fino ai vescovi di capoluogo
di provincia, detti metropoliti o arcivescovi o patriarchi o esarchi, come
quelli d'Alessandria, Cartagine, Antiochia, Nicea, Gerusalemme, Efeso, Cesarea,
Antiochia, Gerusalemme, Costantinopoli, Milano e Roma.
A metà del II secolo a Roma non si sapeva nulla della successione apostolica
derivata da Pietro, alla fine del secolo il più antico elenco dei vescovi di
Roma, tenuto da Ireneo, non nominava Pietro, all'improvviso, nel IV secolo, si
affermò che Pietro era stato a Roma per 25 anni, però il "liber
pontificalis", il registro ufficiale de papi, non menzionava Pietro ma
Lino, come primo vescovo della città.
Anche presso gli ebrei, i greci e gli ortodossi le genealogie furono
falsificate, dopo l'invasione araba del VII secolo, Costantinopoli divenne il
patriarcato più importante in oriente, mentre Roma lo divenne in occidente, le
città importanti avevano i patriarchi e Costantinopoli, come Roma, fu definita
sede apostolica.
Nel 352 i vescovi di Roma presero per la prima volta il titolo di papa, già
stato usato dai vescovi orientali, da notare che nel 255 il vescovo Cipriano non
riconosceva alcun primato a Roma, così Origene nel III secolo e Ambrogio nel IV.
Attanasio affermava che Roma era solo un tribunale arbitrale ecclesiastico e
voleva che il sinodo fosse convocato solo dall'imperatore, per Basilio le chiese
erano una comunità d'eguali, per Girolamo i vescovi avevano gli stessi poteri,
Agostino non riconosceva nemmeno il primato dottrinario e giurisdizionale al
papa, infatti, al vescovo di Roma anteponeva il concilio plenario.
Sin dalla metà del II secolo la chiesa convocò sinodi, cioè concili locali,
provinciali, interprovinciali e generali o ecumenici, i primi sinodi generali
non decretarono il primato di Roma, non erano convocati dal papa ma
dall'imperatore, che stabiliva anche l'oggetto della discussione, presiedeva il
dibattito e dava forza di legge alle decisioni.
Fino al VI secolo, la chiesa d'oriente non riconobbe il primato di Roma e in
occidente Roma subiva anche la concorrenza di Milano, in generale il concilio
prevaleva sull'autorità del papa, durante il concilio di Nicea del 325, il papa
non era nemmeno presente.
L'invasione dei vandali, che nel IV secolo erano in Spagna e nel V in Africa
settentrionale, e poi dell'Islam nel VII secolo, spianarono la strada al primato
di Roma in occidente, una volta eliminata l'ingombrante concorrenza della chiesa
di Cartagine, divenuta capitale dei vandali nel 439, Cartagine fu presa dai
bizantini nel 533 e poi fu distrutta dagli arabi il secolo dopo.
Comunque, dopo questi eventi, anche con il primato del papa, in occidente si
contestò sempre l'infallibilità del papa in materia di fede, la caduta
definitiva dell'impero favorì il primato del vescovo di Roma, una volta che
questo si fu consolidato, il papa ridusse l'autonomia dei vescovi e
nell'ottocento si definì l'episcopato universale del papa e la sua infallibilità,
cioè la sua sovranità assoluta.
Alla corte del papa ben presto dominò lo sfarzo ed i banchetti suntuosi, in
antitesi con la povertà evangelica, a Roma dominavano le fazioni, animate dalla
voglia d'arricchimento, ci furono antipapi e anche tanti antipapi furono
dichiarati santi.
Papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo, era avido di denaro e divenne
banchiere e speculatore, stabilì l'irrevocabilità dell'ufficio vescovile,
anche in caso di peccato mortale da parte del vescovo, per lui e per i
successori la chiesa era sempre santa, nonostante i peccati dei suoi preti e
vescovi.
Callisto aveva anche autorizzato le nobildonne a prendersi un compagno da letto,
generalmente uno schiavo, queste donne praticarono anche gli aborti. Alla fine
del IV secolo il latino divenne la lingua ufficiale della chiesa d'occidente, al
posto del greco.
Tra i primi diciassette vescovi di Roma, la chiesa ne ha spacciati per martiri
undici, per la maggior parte questi papi non sono personaggi storici, nel
III secolo i papi erano generalmente ignoranti e analfabeti.
Un sinodo romano del 378 accusò i vescovi di aver depredato altri episcopati,
da notare che papa Damaso I (366-384) aveva detto: "Fatemi vescovo e
divento subito cristiano", questo papa fu sostenuto, nella sua candidatura,
da un'orda armata di bastoni, era massacratore e omicida ma divenne santo,
esaltava la castità e commise adulterio. Fu allora che Girolamo,
falsificatore di documenti, divenne patrono delle facoltà di teologia.
Papa Damaso mirava al primato e fu sostenuto dall'imperatore Graziano, si prese
il titolo di "pontifex maximus" al posto dell'imperatore, allora
era guida spirituale dell'occidente Ambrogio, che risiedeva a Milano, nel
IV secolo il vescovo di Roma aveva un primato solo nel centrosud d'Italia.
Papa Siricio (384-399) volle che i suoi decreti fossero sullo stesso piano dei
canoni dei sinodi, Innocenzo I (402-417), dopo la morte di Ambrogio e lo
spostamento della capitale d'occidente a Ravenna, ricercò il primato, egli
affermò che senza la ratifica del Papa le risoluzioni conciliari non avevano
alcun valore, però Agostino non condivideva quest'opinione.
Nel corso del primo millennio a Roma diversi figli di preti diventarono papi,
come Bonifacio I (418-422) che voleva il primato di Roma e perciò riscrisse la
storia con lenti deformanti papali.
In oriente dopo il sinodo d Efeso (449), definito il sinodo dei briganti,
Costantinopoli prese la prevalenza su Alessandria, anche lì le lotte per il
potere si servivano di controversie teologiche, nel 381 il concilio di
Costantinopoli assegnò il primato orientale a questa città e nel 451 il IV
concilio di Calcedonia equiparò il patriarca di Costantinopoli a quello di
Roma.
Nel IV secolo l'oriente e l'Egitto erano popolati da migliaia di monaci che
offrivano alloggio agli stranieri, curavano i malati, soccorrevano poveri e
copiavano libri, ad Alessandria esistevano 600 conventi di monaci e suore che
creavano disordini, dispute teologiche e si rivoltavano contro i loro abati.
A volte questi monaci erano usati dai vescovi per fare delle violenze e per fare
pressioni sul governo, in Libia vi erano 5.000 monaci seguaci d'Origene, nel 401
centinaia di monaci, perseguitati da Girolamo, fuggirono dall'Egitto e si
rifugiarono a Costantinopoli e in Palestina. Girolamo attaccò il vescovo di
Gerusalemme, Giovanni, che alimentava la guerra privata dei monaci seguaci di
Origene, anche il patriarca d'Antiochia, Isacco, fu attaccato da monaci.
Giovanni Crisostomo era un asceta ed era contro i ricchi, depose sacerdoti
adulteri e assassini e attaccò i vescovi che avevano comprato la loro carica,
perciò fu attaccato dal vescovo Teofilo d'Alessandria, Crisostomo non
riconosceva il primato di Roma, però sollecitò il vescovo di Roma a svolgere
opera d'arbitrato nella controversia.
A quell'epoca accadeva che, nelle dispute, anche i vescovi potessero essere
assassinati, dopo la morte di Teofilo, divenne patriarca d'Alessandria, Cirillo
(412-444), che con la violenza s'impossessò del patriarcato, egli controllava
il commercio del grano egiziano e una banda di monaci, praticò la simonia e
perseguitò gli ebrei.
Il monaco Nestorio, già vescovo d'Antiochia, divenne vescovo di Costantinopoli
e perseguitò ebrei ed eretici, Cirillo d'Alessandria, che voleva il primato su
Costantinopoli, lo accusò d'eresia e cercò l'appoggio di Roma.
Sulla questione pretestuosa della natura di Gesù, si aprì la lotta tra Cirillo
e Nestorio, Cirillo promosse intrighi e congiure alla corte di Costantinopoli,
Nestorio era monofisita, cioè credeva ad un'unica natura in Cristo e negava
l'unione ipostatica, delle due nature umana e divina, sostenuta da Cirillo, in
altre parole l'incarnazione della parola di Dio, era contrario alla
santificazione di Maria e non la voleva chiamare madre di dio, allora la madonna
cominciava ad essere venerata in oriente.
Nel IV secolo a Roma il culto di Maria non era diffuso, tuttavia esistevano
delle sette mariane, Cirillo accusò Nestorio di non rispettare la fede di
Nicea, egli si serviva d'orde di monaci che andavano all'assalto, nel 431, al
concilio di Efeso, si presentò con una forte scorta fatta di monaci
armati di bastoni. Alla fine il papa si pronunciò contro la dottrina di
Nestorio, forse perché geloso di Costantinopoli, mentre l'imperatore d'oriente
accusò Cirillo di fomentare le discordie.
Nestorio fu accusato d'eresia e destituito, invece il tema del sinodo, in altre
parole l'annunciazione di Maria, fu poco trattato, il sinodo fu trasformato in
tribunale in cui il giudice era Cirillo e l'imputato era Nestorio.
Cirillo, per vincere la sua battaglia contro Nestorio, si servì del papa
e dei principali episcopati d'oriente, per ottenere la condanna di Nestorio,
aveva anche praticato ampiamente la corruzione, perciò il dogma mariano che ne
uscì fu pagato a caro prezzo, però oggi è ancora valido.
La fede si difendeva e si diffondeva anche con il denaro, inoltre il dogma sulla
maternità di Maria nacque ad Efeso perché la città era stata la patria delle
dee pagane Cibele ed Artemide, cioè si metabolizzavano nel cristianesimo
fedi pagane.
L'imperatore Teodosio II fu intimidito dalle azioni terroristiche dei monaci di
Cirillo, Nestorio fu mandato in esilio e morì nel 451, seguì la sorte di
Crisostomo ed Attanasio, gli interessi dell'impero coincidevano con quelli del
papato, papa Leone I Magno (440-461) aveva riconosciuto all'imperatore e non a
se stesso il dono dell'infallibilità.
Cirillo perseguitò gli eretici e i pagani, appropriandosi de loro beni, tra
loro erano i messaliani, che vivevano in comunità miste di uomini e donne, in
Egitto i suoi monaci distrussero le sinagoghe, si appropriò dei beni degli
ebrei e li fece fuggire, nella sua opera si servì della corruzione, ciò
malgrado fu proclamato santo.
Tra i seguaci di Cirillo vi era il monaco Scenute, che bastonava regolarmente i
suoi monaci, votati alla castità, con lo scopo di rafforzare la sua autorità,
alcuni di loro morirono a causa delle torture ricevute, poi Scenute divenne
santo della chiesa copta, nei monasteri in cui vissero questi monaci è
attestata la presenza di ossa di bambini e di neonati.
Scenute, con l'autorizzazione imperiale, distrusse templi pagani, il suo
esercito di asceti riceveva da lui bastonate, pane ed acqua, dopo il 450
nell'Egitto settentrionale gli dei non furono più venerati, ricchi proprietari
terrieri greci e pagani furono colpiti ed espropriati, poi dalla chiesa Scenute
fu definito l'animatore del movimento monastico egiziano.
Nel V secolo la controversia monofisita lasciò il posto a quella ariana, nel
444 ad Alessandria Dioscoro successe a Cirillo, Dioscoro continuò la lotta per
il potere contro Costantinopoli, sorretto da monaci fanatici.
A Costantinopoli, Eutiche, negava la consustanzialità delle due nature in
Cristo, anche Nestorio aveva separato la natura divina da quella umana, nella
disputa intervenne Dioscoro, aiutato da spie a corte e da monaci, Eutiche prese
una posizione monofisita, sostenendo che Gesù aveva due nature solo prima
dell'incarnazione, poi ricevette solo una natura divina.
Il patriarca di Costantinopoli, Flaviano, destituì Eutiche ed anche il papa lo
condannò, però Eutiche, in un primo momento, ebbe dalla sua l'imperatore
Teodosio II; per dirimere la questione, nel 449 si aprì il sinodo di Efeso,
detto il sinodo dei briganti, presieduto da Dioscoro, che era seguito dai suoi
monaci e dalle sue guardie del corpo, tutti pronti alla violenza, anche Eutiche
era appoggiato da Barsumas, che aveva al seguito mille monaci.
Fu stabilito che la dottrina di Eutiche era ortodossa, però ci furono tumulti
e, causa delle percosse ricevute, il patriarca Flaviano morì e poi fu fatto
santo dai padri conciliari, il sinodo di Efeso fu il trionfo dei monofisiti e di
Dioscoro che vinse, il papa però affermò che il concilio, con la scusa
della religione, perseguiva interessi privati.
Al concilio furono denunciati brogli, perché erano stati ammessi alla votazione
non vescovi e veri vescovi non avevano potuto votare, perciò, per annullare il
verdetto, papa Leone I si appellò all'imperatore.
Nel 451 papa Leone I fece indire all'imperatore Marciano il IV concilio di
Calcedonia, che fu parimenti pilotato e turbolento, anche questo concilio fu
presieduto dall'imperatore, anche se il papa ne aveva richiesto, senza successo,
la presidenza.
Il concilio depose Dioscoro, lo privò della sede vescovile e lo mandò in
esilio, ora il papa e il nuovo patriarca di Costantinopoli, Anatolio,
sostenevano la dottrina duofisica, in altre parole due nature in Cristo, che
divenne la base della teologia occidentale e orientale, la maggior parte dei
vescovi erano incompetenti in cose teologiche, quaranta di loro erano
analfabeti.
Anche questo fu un sinodo di briganti, i vescovi fecero gazzarre, Dioscoro,
prima osannato, fu abbandonato e destituito, definito ladro, assassino,
lussurioso ed eretico, il concilio di Calcedonia decretò la supremazia del
vescovo di Costantinopoli sull'oriente e stabilì che Costantinopoli aveva le
stesse prerogative di Roma, però Roma era in svantaggio, perché la sede
dell'impero d'occidente allora era a Ravenna.
Leone I Magno (440-461) affermava che il papa era il successore di Pietro, con
l'autorità sui vescovi conferitagli da Cristo, per favorire il suo primato si
servì anche dell'imperatore Valentiniano III, che era un debole. Comunque, nel
V secolo il vescovo di Roma era il proprietario terriero più grande di tutto
l'impero.
Papa Leone I (440-461) vietò agli schiavi di diventare sacerdoti, la chiesa
prendeva le distanze dagli umili e si apriva agli aristocratici, infatti papa
Callisto (217-222) era stato uno schiavo, Leone sosteneva che
l'imperatore aveva ricevuto il suo potere da Dio, perciò aveva il dovere di
combattere contro eretici e barbari, consigliava il digiuno e la mortificazione
della carne, che portavano all'aggressività in battaglia, e proibì i contratti
con i non cattolici.
Anche il governo imperiale aveva un certo interesse ad incoraggiare le tendenze
centralizzatrici della chiesa di Roma, perciò gli eretici furono allontanati
dagli uffici e dalle cariche, si diede la caccia a pelagiani e manichei, i
cittadini furono invitati a fare la spia.
Leone I accusava gli eretici di essere falsificatori di scritture, i manichei
perdettero la libertà contrattuale e il diritto di successione, il potere
secolare seguiva le indicazioni della chiesa, anche se gli eretici arrestati
formalmente erano inviati alla giurisdizione statale.
Della morte di Gesù, Leone discolpò Pilato e incolpò gli ebrei, così gli
ebrei furono cacciati, espropriati e le loro sinagoghe incendiate, anche gli
imperatori romani divennero intolleranti verso le altre religioni perché così
volle la chie