CHIESA ED OMOSESSUALITA'
"In definitiva si può calcolare intorno al 35% il numero degli aderenti alla Chiesa (seminaristi, preti, gerarchie) che è e si dichiara omosessuale"
Pepe Rodriguez
ed io aggiungo che non vi sarebbe nulla di male se si ammettesse ciò e non si criminalizzassero gli omosessuali.
Vediamo attraverso alcuni documenti, articoli e cronache l'atteggiamento della Chiesa Cattolica (e non solo) nei riguardi dell'omosessualità.
La Bibbia e l'omosessualità
I passi della Bibbia
in cui si tocca la questione
Traduzione CEI
18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli
voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il Signore Dio plasmò
dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li
condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo
l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il
suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli
del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che
gli fosse simile. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo,
che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo
posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una
donna e la condusse all'uomo. 23Allora l'uomo disse:
"Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta".
24Per questo l`uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua
moglie e i due saranno una sola carne. 25Ora tutti e due erano nudi, l`uomo e
sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
1 I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava
seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò
loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. 2 E disse: "Miei
signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i
piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada".
Quelli risposero: "No, passeremo la notte sulla piazza". 3 Ma egli
insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò
per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. 4 Non si
erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti
di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo
al completo. 5 Chiamarono Lot e gli dissero: "Dove sono quegli uomini che
sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo
abusarne!". 6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il
battente dietro di sé, 7 disse: "No, fratelli miei, non fate del male! 8
Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che
ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a
questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto". 9 Ma quelli
risposero: "Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come straniero e
vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!". E spingendosi
violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per
sfondare la porta. 10 Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si
trassero in casa Lot e chiusero il battente; 11 quanto agli uomini che erano
alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più
piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta. 12 Quegli
uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi
figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. 13
Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di
loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a
distruggerli". 14 Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano
sposare le sue figlie, e disse: "Alzatevi, uscite da questo luogo,
perché il Signore sta per distruggere la città!". Ma parve ai suoi
generi che egli volesse scherzare. 15 Quando apparve l'alba, gli angeli fecero
premura a Lot, dicendo: "Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai
qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città". 16 Lot
indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due
figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero
uscire e lo condussero fuori della città. 17 Dopo averli condotti fuori, uno
di loro disse: "Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non
fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere
travolto!". 18 Ma Lot gli disse: "No, mio Signore! 19 Vedi, il tuo
servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia
verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza
che la sciagura mi raggiunga e io muoia. 20 Vedi questa città: è abbastanza
vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga
lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva". 21
Gli rispose: "Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la
città di cui hai parlato. 22 Presto, fuggi là perché io non posso far
nulla, finché tu non vi sia arrivato". Perciò quella città si chiamò
Zoar. 23 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, 24 quand'ecco
il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco
proveniente dal Signore. 25 Distrusse queste città e tutta la valle con tutti
gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26 Ora la moglie di Lot
guardò indietro e divenne una statua di sale. 27 Abramo andò di buon mattino
al luogo dove si era fermato davanti al Signore; 28 contemplò dall'alto
Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva
dalla terra, come il fumo di una fornace. 29 Così, quando Dio distrusse le
città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla
catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
Levitico: Capitolo
18
Proibizioni sessuali
1Il Signore disse ancora a Mosè: 2"Parla agli Israeliti e riferisci
loro. Io sono il Signore, vostro Dio. 3Non farete come si fa nel paese
d`Egitto dove avete abitato, né farete come si fa nel paese di Canaan dove io
vi conduco, né imiterete i loro costumi. 4Metterete in pratica le mie
prescrizioni e osserverete le mie leggi, seguendole. Io sono il Signore,
vostro Dio. 5Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante
le quali, chiunque le metterà in pratica, vivrà. Io sono il Signore.
6Nessuno si accosterà a una sua consanguinea, per avere rapporti con lei. Io
sono il Signore.
7Non recherai oltraggio a tuo padre avendo rapporti con tua madre: è tua
madre; non scoprirai la sua nudità. 8Non scoprirai la nudità della tua
matrigna; è la nudità di tuo padre. 9Non scoprirai la nudità di tua
sorella, figlia di tuo padre o figlia di tua madre, sia nata in casa o fuori.
10Non scoprirai la nudità della figlia di tuo figlio o della figlia di tua
figlia, perché è la tua propria nudità. 11Non scoprirai la nudità della
figlia della tua matrigna, generata nella tua casa: è tua sorella. 12Non
scoprirai la nudità della sorella di tuo padre; è carne di tuo padre. 13Non
scoprirai la nudità della sorella di tua madre, perché è carne di tua
madre. 14Non scoprirai la nudità del fratello di tuo padre, cioè non ti
accosterai alla sua moglie: è tua zia. 15Non scoprirai la nudità di tua
nuora: è la moglie di tuo figlio; non scoprirai la sua nudità. 16Non
scoprirai la nudità di tua cognata: è la nudità di tuo fratello.
17Non scoprirai la nudità di una donna e di sua figlia; né prenderai la
figlia di suo figlio, né la figlia di sua figlia per scoprirne la nudità:
sono parenti carnali: è un`infamia. 18E quanto alla moglie, non prenderai
inoltre la sorella di lei, per farne una rivale, mentre tua moglie è in vita.
19Non ti accosterai a donna per scoprire la sua nudità durante l`immondezza
mestruale.
20Non peccherai con la moglie del tuo prossimo per contaminarti con lei.
21Non lascerai passare alcuno dei tuoi figli a Moloch e non profanerai il nome
del tuo Dio. Io sono il Signore.
22Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio. 23Non
ti abbrutirai con alcuna bestia per contaminarti con essa; la donna non si
abbrutirà con una bestia; è una perversione.
24Non vi contaminate con nessuna di tali nefandezze; poiché con tutte queste
cose si sono contaminate le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi.
25Il paese ne è stato contaminato; per questo ho punito la sua iniquità e il
paese ha vomitato i suoi abitanti. 26Voi dunque osserverete le mie leggi e le
mie prescrizioni e non commetterete nessuna di queste pratiche abominevoli:
né colui che è nativo del paese, né il forestiero in mezzo a voi. 27Poiché
tutte queste cose abominevoli le ha commesse la gente che vi era prima di voi
e il paese ne è stato contaminato. 28Badate che, contaminandolo, il paese non
vomiti anche voi, come ha vomitato la gente che vi abitava prima di voi.
29Perché quanti commetteranno qualcuna di queste pratiche abominevoli saranno
eliminati dal loro popolo. 30Osserverete dunque i miei ordini e non imiterete
nessuno di quei costumi abominevoli che sono stati praticati prima di voi, né
vi contaminerete con essi. Io sono il Signore, il Dio vostro".
7Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro
Dio.
B. Colpe contro la famiglia
8Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi
vuole fare santi.
9Chiunque maltratta suo padre o sua madre dovrà essere messo a morte; ha
maltrattato suo padre o sua madre: il suo sangue ricadrà su di lui.
10Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l`adultero e
l`adùltera dovranno esser messi a morte.
11Se uno ha rapporti con la matrigna, egli scopre la nudità del padre; tutti
e due dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di essi.
12Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due dovranno essere messi a morte;
hanno commesso un abominio; il loro sangue ricadrà su di essi.
13Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno
commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà
su di loro.
14Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno
con il fuoco lui ed esse, perché non ci sia fra di voi tale delitto.
15L`uomo che si abbrutisce con una bestia dovrà essere messo a morte; dovrete
uccidere anche la bestia. 16Se una donna si accosta a una bestia per lordarsi
con essa, ucciderai la donna e la bestia; tutte e due dovranno essere messe a
morte; il loro sangue ricadrà su di loro.
17Se uno prende la propria sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre,
e vede la nudità di lei ed essa vede la nudità di lui, è un`infamia; tutti
e due saranno eliminati alla presenza dei figli del loro popolo; quel tale ha
scoperto la nudità della propria sorella; dovrà portare la pena della sua
iniquità.
18Se uno ha un rapporto con una donna durante le sue regole e ne scopre la
nudità, quel tale ha scoperto la sorgente di lei ed essa ha scoperto la
sorgente del proprio sangue; perciò tutti e due saranno eliminati dal loro
popolo.
19Non scoprirai la nudità della sorella di tua madre o della sorella di tuo
padre; chi lo fa scopre la sua stessa carne; tutti e due porteranno la pena
della loro iniquità.
20Se uno ha rapporti con la moglie di suo zio, scopre la nudità di suo zio;
tutti e due porteranno la pena del loro peccato; dovranno morire senza figli.
21Se uno prende la moglie del fratello, è una impurità, egli ha scoperto la
nudità del fratello; non avranno figli.
Giudici: Capitolo 19
2. IL DELITTO DI GABAA E LA GUERRA CONTRO BENIAMINO
Il levita di Efraim e la sua concubina
1In quel tempo, quando non c`era un re in Israele, un levita, il quale
dimorava all`interno delle montagne di Efraim, si prese per concubina una
donna di Betlemme di Giuda. 2Ma la concubina in un momento di collera lo
abbandonò, tornando a casa del padre a Betlemme di Giuda e vi rimase per
quattro mesi. 3Suo marito si mosse e andò da lei per convincerla a tornare.
Aveva preso con sé il suo servo e due asini. Ella lo condusse in casa di suo
padre; quando il padre della giovane lo vide, gli andò incontro con gioia.
4Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne ed egli rimase con lui tre
giorni; mangiarono e bevvero e passarono la notte in quel luogo. 5Il quarto
giorno si alzarono di buon`ora e il levita si disponeva a partire. Il padre
della giovane disse: "Prendi un boccone di pane per ristorarti; poi, ve
ne andrete". 6Così sedettero tutti e due insieme e mangiarono e bevvero.
Poi il padre della giovane disse al marito: "Accetta di passare qui la
notte e il tuo cuore gioisca". 7Quell`uomo si alzò per andarsene; ma il
suocero fece tanta insistenza che accettò di passare la notte in quel luogo.
8Il quinto giorno egli si alzò di buon`ora per andarsene e il padre della
giovane gli disse: "Rinfràncati prima". Così indugiarono fino al
declinare del giorno e mangiarono insieme. 9Quando quell`uomo si alzò per
andarsene con la sua concubina e con il suo servo, il suocero, il padre della
giovane, gli disse: "Ecco, il giorno volge ora a sera; state qui questa
notte; ormai il giorno sta per finire; passa la notte qui e il tuo cuore
gioisca; domani vi metterete in viaggio di buon`ora e andrai alla tua
tenda".
10Ma quell`uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alzò, partì e
giunse di fronte a Iebus, cioè Gerusalemme, con i suoi due asini sellati, con
la sua concubina e il servo.
Il delitto degli uomini di Gàbaa
11Quando furono vicino a Iebus, il giorno era di molto calato e il servo disse
al suo padrone: "Vieni, deviamo il cammino verso questa città dei
Gebusei e passiamovi la notte". 12Il padrone gli rispose: "Non
entreremo in una città di stranieri, i cui abitanti non sono Israeliti, ma
andremo oltre, fino a Gàbaa". 13Aggiunse al suo servo: "Vieni,
raggiungiamo uno di quei luoghi e passeremo la notte a Gàbaa o a Rama".
14Così passarono oltre e continuarono il viaggio; il sole tramontava, quando
si trovarono di fianco a Gàbaa, che appartiene a Beniamino. Deviarono in
quella direzione per passare la notte a Gàbaa. 15Il levita entrò e si fermò
sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per passare la notte.
16Quand`ecco un vecchio che tornava la sera dal lavoro nei campi; era un uomo
delle montagne di Efraim, che abitava come forestiero in Gàbaa, mentre invece
la gente del luogo era beniaminita. 17Alzati gli occhi, vide quel viandante
sulla piazza della città. Il vecchio gli disse: "Dove vai e da dove
vieni?". 18Quegli rispose: "Andiamo da Betlemme di Giuda fino
all`estremità delle montagne di Efraim. Io sono di là ed ero andato a
Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa del Signore, ma nessuno mi accoglie
sotto il suo tetto. 19Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e
anche pane e vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi
servi; non ci manca nulla". 20Il vecchio gli disse: "La pace sia con
te! Prendo a mio carico quanto ti occorre; non devi passare la notte sulla
piazza". 21Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i
viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. 22Mentre aprivano il
cuore alla gioia ecco gli uomini della città, gente iniqua, circondarono la
casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: "Fà
uscire quell`uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di
lui". 23Il padrone di casa uscì e disse loro: "No, fratelli miei,
non fate una cattiva azione; dal momento che quest`uomo è venuto in casa mia,
non dovete commettere questa infamia! 24Ecco mia figlia che è vergine, io ve
la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete
contro quell`uomo una simile infamia". 25Ma quegli uomini non vollero
ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da
loro. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la
lasciarono andare allo spuntar dell`alba. 26Quella donna sul far del mattino
venne a cadere all`ingresso della casa dell`uomo, presso il quale stava il suo
padrone e là restò finché fu giorno chiaro. 27Il suo padrone si alzò alla
mattina, aprì la porta della casa e uscì per continuare il suo viaggio; ecco
la donna, la sua concubina, giaceva distesa all`ingresso della casa, con le
mani sulla soglia. 28Le disse: "Alzati, dobbiamo partire!". Ma non
ebbe risposta. Allora il marito la caricò sull`asino e partì per tornare
alla sua abitazione.
29Come giunse a casa, si munì di un coltello, afferrò la sua concubina e la
tagliò, membro per membro, in dodici pezzi; poi li spedì per tutto il
territorio d`Israele. 30Agli uomini che inviava ordinò: "Così direte ad
ogni uomo d`Israele: E` forse mai accaduta una cosa simile da quando gli
Israeliti sono usciti dal paese di Egitto fino ad oggi? Pensateci,
consultatevi e decidete!". Quanti vedevano, dicevano: "Non è mai
accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando gli Israeliti sono
usciti dal paese d`Egitto fino ad oggi!".
Gli Israeliti si impegnarono a vendicare il delitto di Gàbaa
1Allora tutti gli Israeliti uscirono, da Dan fino a Bersabea e al paese di
Gàlaad, e il popolo si radunò come un sol uomo dinanzi al Signore, a Mizpa.
2I capi di tutto il popolo e tutte le tribù d`Israele si presentarono
all`assemblea del popolo di Dio, in numero di quattrocentomila fanti, che
maneggiavano la spada. 3I figli di Beniamino vennero a sapere che gli
Israeliti erano venuti a Mizpa. Gli Israeliti dissero: "Parlate! Com`è
avvenuta questa scelleratezza?". 4Allora il levita, il marito della donna
che era stata uccisa, rispose: "Io ero giunto con la mia concubina a
Gàbaa di Beniamino per passarvi la notte. 5Ma gli abitanti di Gàbaa
insorsero contro di me e circondarono di notte la casa dove stavo; volevano
uccidere me; quanto alla mia concubina le usarono violenza fino al punto che
ne morì. 6Io presi la mia concubina, la feci a pezzi e li mandai per tutto il
territorio della nazione d`Israele, perché costoro hanno commesso un delitto
e un`infamia in Israele. 7Eccovi qui tutti, Israeliti; consultatevi e decidete
qui stesso". 8Tutto il popolo si alzò insieme gridando: "Nessuno di
noi tornerà alla tenda, nessuno di noi rientrerà a casa. 9Ora ecco quanto
faremo a Gàbaa: tireremo a sorte 10e prenderemo in tutte le tribù d`Israele
dieci uomini su cento, cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a
cercare viveri per il popolo, per quelli che andranno a punire Gàbaa di
Beniamino, come merita l`infamia che ha commessa in Israele".
11Così tutti gli Israeliti si radunarono contro quella città, uniti come un
sol uomo.
12Le tribù d`Israele mandarono uomini in tutta la tribù di Beniamino a dire:
"Quale delitto è stato commesso in mezzo a voi? 13Dunque consegnateci
quegli uomini iniqui di Gàbaa, perché li uccidiamo e cancelliamo il male da
Israele". Ma i figli di Beniamino non vollero ascoltare la voce dei loro
fratelli, gli Israeliti.
1RE 14,22-24
22Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il
Signore a gelosia più di quanto non l`avessero fatto tutti i loro padri, con
i loro peccati. 23Anch`essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni
alto colle e sotto ogni albero verde. 24Inoltre nel paese c`erano prostituti
sacri, i quali rinnovarono tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva
scacciati davanti agli Israeliti.
Matteo: Capitolo 19,
1-9
1Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel
territorio della Giudea, al di là del Giordano. 2E lo seguì molta folla e
colà egli guarì i malati.
3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli
chiesero: "E` lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi
motivo?". 4Ed egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da
principio li creò maschio e femmina e disse: 5Per questo l`uomo lascerà suo
padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola ?
6Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha
congiunto, l`uomo non lo separi". 7Gli obiettarono: "Perché allora
Mosè ha ordinato di darle l`atto di ripudio e mandarla via ?". 8Rispose
loro Gesù: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di
ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. 9Perciò io vi dico:
Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa
un`altra commette adulterio".
Seconda Lettera di Pietro 2,4-10
Le lezioni del passato
4Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò
negli abissi tenebrosi dell`inferno, serbandoli per il giudizio; 5non
risparmiò il mondo antico, ma tuttavia con altri sette salvò Noè, banditore
di giustizia, mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi;
6condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in
cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. 7Liberò
invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli
scellerati. 8Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava
in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali
ignominie. 9Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il
castigo nel giorno del giudizio, 10soprattutto coloro che nelle loro impure
passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore.
Lettera di Giuda
1,5-7
I falsi dottori. Il castigo che li minaccia
5Ora io voglio ricordare a voi, che già conoscete tutte queste cose, che il
Signore dopo aver salvato il popolo dalla terra d`Egitto, fece perire in
seguito quelli che non vollero credere, 6e che gli angeli che non conservarono
la loro dignità ma lasciarono la propria dimora, egli li tiene in catene
eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno. 7Così Sòdoma e
Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all`impudicizia allo
stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio
subendo le pene di un fuoco eterno.
24 Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro
cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno
cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la
creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. 26 Per
questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i
rapporti naturali in rapporti contro natura. 27 Egualmente anche gli uomini,
lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli
uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo
così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento.
Prima Lettera ai Corinzi 6,9,12
9 O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non
illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 10 né effeminati, né
sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci
erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati
lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore
Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio! 12 "Tutto mi è
lecito!". Ma non tutto giova. "Tutto mi è lecito!". Ma io non
mi lascerò dominare da nulla.
Prima Lettera a Timoteo 1,1-15
1 Paolo, apostolo di Cristo Gesù, per comando di Dio nostro salvatore e di
Cristo Gesù nostra speranza, 2 a Timòteo, mio vero figlio nella fede:
grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro. 3
Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere in Efeso, perché tu
invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse 4 e a non badare più a
favole e a genealogie interminabili, che servono più a vane discussioni che
al disegno divino manifestato nella fede. 5 Il fine di questo richiamo è
però la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una
fede sincera. 6 Proprio deviando da questa linea, alcuni si sono volti a fatue
verbosità, 7 pretendendo di essere dottori della legge mentre non capiscono
né quello che dicono, né alcuna di quelle cose che dànno per sicure. 8
Certo, noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne usa legalmente; 9 sono
convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i
ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i
parricidi e i matricidi, per gli assassini, 10 i fornicatori, i pervertiti, i
trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è
contraria alla sana dottrina, 11 secondo il vangelo della gloria del beato Dio
che mi è stato affidato. 12 Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza,
Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia
chiamandomi al mistero: 13 io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un
persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo
senza saperlo, lontano dalla fede; 14 così la grazia del Signore nostro ha
sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. 15
Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è
venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io.
http://www.ildialogo.org/omoses/#uno
Cristianesimo ed omosessualità
Il Catechismo
della Chiesa Cattolica sul tema dell'omosessualità
"2357 L'omosessualità designa le
relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o
predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto
varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane
in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta
le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27;
1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di
omosessualità sono intrinsecamente disordinati". Sono contrari alla
legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il
frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso
possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di
donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa
inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di
loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione,
delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta
discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio
nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del
Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro
condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana."
http://www.ildialogo.org/omoses/#uno
I cristiani e l'omosessualità
"Posizione
della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno sull'omosessualità".
Di Nome e Cognome
La Chiesa Avventista del 7° Giorno riconosce che ogni essere umano è
prezioso agli occhi di Dio e gli avventisti cercano di servire tutti gli
uomini e le donne nello spirito di Gesù. Noi crediamo anche che per la grazia
di Dio e attraverso l'incoraggiamento della comunità di fede, un individuo
possa vivere in armonia con i principi della Parola di Dio.
Gli Avventisti del 7° Giorno credono che l'intimità sessuale sia lecita solo
nell'ambito della relazione coniugale tra uomo e donna.
Questo era il piano stabilito da Dio alla creazione. Le Sacre Scritture
dichiarano: "Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a
sua moglie, e saranno una stessa carne" (Genesi 2:24). In tutta la Sacra
Scrittura viene ribadito questo modello eterosessuale. La Bibbia non prevede
nessuna possibilità di relazioni o attività omosessuali. Atti sessuali al di
fuori della sfera di un matrimonio eterosessuale sono proibiti (Levitico
20:7-21; Romani 1:24-27; I Corinzi 6:9-11). Gesù Cristo ha riaffermato
l'intento della creazione divina: “Non avete letto che il Creatore da
principio, li creò maschio e femmina e che disse: 'Perciò l'uomo lascerà il
padre e la madre e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne?'
Così non sono più due, ma una sola carne” (Matteo 19: 4-6). Per queste
ragioni gli avventisti sono contrari alle pratiche e alle relazioni
omosessuali.
Gli Avventisti del 7° Giorno si sforzano di seguire le istruzioni e l'esempio
di Gesù. Egli affermò la dignità di tutti gli esseri umani e si rivolse con
bontà alle persone e alle famiglie che soffrivano per le conseguenze del
peccato. Egli offrì un ministero di conforto e parole di consolazione alle
persone che lottavano, facendo una chiara distinzione tra il suo amore per i
peccatori e l'insegnamento biblico relativo alle pratiche peccaminose.
http://www.ildialogo.org/omoses/#
Anglicani: sinodo della chiesa di inghilterra, celibato per i preti omosessuali e apertura alle unioni gay
Da Agenzia SIR del 13 febbraio 2004
Nessun cambiamento nella
posizione della Chiesa di Inghilterra in merito alla omosessualità ma la
richiesta di un atteggiamento "più moderato nei confronti dei gay in
tutte le aree della Chiesa". È quanto è emerso al termine di una lunga
discussione nell’ambito del Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra che
mercoledì scorso ha votato con una "schiacciante maggioranza" un
documento redatto dalla "House of Bishops" (Casa dei vescovi) sulla
sessualità: "Some issues in human sexuality". Il testo – secondo
quanto si apprende dal Servizio di informazione della Comunione anglicana - è
stato presentato dal reverendo Richard Harries, vescovo di Oxford,
specificando che il documento "non cambia la posizione della Casa dei
vescovi" in merito alla omosessualità ma intende offrire un "punto
di vista alla luce della teologia tradizionale e dei comportamenti culturali
attuali". Il testo vuole essere una guida per incoraggiare una
"maggiore comprensione" di questi temi all’interno delle comunità
anglicane inglesi. Secondo le linee-guida date dalla Casa dei vescovi, il
clero omosessuale è chiamato a vivere questa condizione nel celibato. Il
documento apre, comunque, alla possibilità di benedire i matrimoni gay. Dopo
la presentazione del vescovo Harries, in molti hanno preso la parola. C’è
stata anche la testimonianza del reverendo Paul Collier della diocesi di
Southwark che si è dichiarato apertamente gay, pur esercitando il ministero
da 10 anni. Più cauta la posizione del reverendo David Banting di Chelmsford
che ha sottolineato le "ampie difficoltà e divisioni nella Chiesa
anglicana di tutto il mondo" che il dibattito sulla omosessualità sta
provocando.
Mercoledì, 18 febbraio 2004
http://www.oliari.com/chiesa/dottori_chiesa.html
La
condanna dei Padri e dei Dottori della Chiesa
tratto
dal sito "Luci sull'Est"
Sant'Agostino: "i delitti compiuti dai sodomiti devono essere condannati ovunque e sempre"
Fin
dalle origini la Chiesa, facendo eco alla maledizione delle Sacre Scritture,
ha condannato la pratica omosessuale per bocca dei santi Padri, scrittori
ecclesiastici
antichi riconosciuti come testimoni della Tradizione Divina.
Fra
i primi a pronunciarsi, fu il sommo sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona
e Dottore della Chiesa: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio
quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e
sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti
coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini
perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una
perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa
unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” (Sant’Agostino,
Confessioni, c. III, p. 8).
San
Gregorio Magno: “era giusto che i sodomiti perissero per mezzo del fuoco e
dello zolfo”
San
Gregorio I Papa (540-604) detto “Magno”, Dottore della Chiesa, ravvisa
nello zolfo, che si rovesciò su Sodoma il peccato della carne degli
omosessuali.
“Che
lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra
Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal
Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo
stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo
zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo
di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo
per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero
conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso” (San
Gregorio Magno, Commento morale a
Giobbe, XIV, 23, vol. II, p. 371).
Il
Padre della Chiesa che condannò con maggior frequenza l’abuso contro natura
fu san Giovanni Crisostomo (344 ca.-407), Patriarca di Costantinopoli e
Dottore
della Chiesa, di cui riportiamo passi di un’omelia di commento all’epistola
di san Paolo ai Romani:
“Le
passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e
degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la
peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi. (…) I peccati
contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può
nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo
quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno,
tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali, n.d.r.)
passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche. (…) Perciò io ti
dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio
morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima
del corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo.
Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo,
e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro
accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è
nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”
(San Giovanni Crisostomo, Homilia IV in
Epistula Pauli ad Romanos; cfr. Patrologia Graeca, vol. 47, coll.
360-362).
Durante
tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana
occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della
temperanza
e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a
ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale.
Fra
i santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più
grandi fu san Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine
benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo Liber
Gomorhanus, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX, egli denuncia con
grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale
vizio. (…) “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio
ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti,
uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto,
caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima. (…)” (op. cit., in
Patrologia Latina, vol. 145, coll. 159-190).
San
Tommaso d’Aquino: l’omosessualità “offende Dio stesso come ordinatore
della natura”
San
Tommaso d’Aquino (1224-1274), il grande teologo domenicano proclamato dalla
Chiesa “Dottore comune” della Cristianità, descrive nella sua
Summa
Theologica l’omosessualità come il vizio contro natura più grave,
equiparandolo al cannibalismo e alla bestialità.
“L’intemperanza
è sommamente riprovevole, per due ragioni. Innanzitutto perché ripugna
sommamente all’umana eccellenza, trattandosi di piaceri che abbiamo in
comune coi bruti. (…) Secondariamente perché ripugna sommamente alla
nobiltà ed al decoro, in quanto cioè nei piaceri riguardanti l’intemperanza
viene offuscata la luce della ragione, dalla quale deriva tutta la nobiltà e
la bellezza della virtù. (…) I vizi della carne che riguardano l’intemperanza,
benché siano meno gravi quanto alla colpa, sono però più gravi quanto all’infamia.
Infatti la gravità della colpa riguarda il traviamento dal fine, mentre l’infamia
riguarda la turpitudine, che viene valutata soprattutto quanto all’indecenza
del peccato. (…) Ma i vizi che violano la regola dell’umana natura sono
ancor più riprovevoli. Essi vanno ricondotti a quel tipo di intemperanza che
ne costituisce in un certo modo l’eccesso – è questo il caso di coloro
che godono nel cibarsi di carne umana, o nell’accoppiamento con bestie, o in
quello sodomitico” (San Tommaso d’Aquino, Summa
Theologica, II-II, q. 142, a. 4).
Insomma,
se l’ordine della retta ragione viene dall’uomo, invece l’ordine della
natura proviene direttamente da Dio stesso. Pertanto, “nei peccati contro
natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in
qualità di ordinatore della natura” (San Tommaso d’Aquino, Summa
Theologica, II-II, q. 154, a. 12).
Anche
la grande santa Caterina da Siena (1347-1380), maestra di spiritualità e
Dottore della Chiesa, condannò in maniera veemente l’omosessualità.
Nel
suo Dialogo della divina Provvidenza,
in cui riferisce gli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, ella così si
esprime sul vizio contro natura:
“Non
solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati
per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero
arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano
quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro
natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto,
non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa
schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che
per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio divino giudizio,
non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai
demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni
dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la
loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder
commettere quell’enorme peccato” (S. Caterina da Siena, op. cit., cap.
124).
San
Bonaventura: nella notte di Natale “tutti i sodomiti morirono su tutta la
terra”

Il
francescano san Bonaventura (1217-1274), Dottore della Chiesa con il titolo di
Doctor Seraphicus, illustrando
alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale afferma che: ”Tutti
i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto
ricordò san Gerolamo commentando il salmo ‘È nata una luce per il giusto’,
per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a
promuovere la castità” (San Bonaventura, Sermone
XXI, In Nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della
Porziuncola, in Opera Omnia, vol.
IX, p. 123).
San
Bernardino da Siena: “la sodomia maledetta … sconvolge l’intelletto”
Fra
coloro che in quell’epoca parlarono e scrissero contro il risorgere di
questo vizio, il più importante è forse il francescano san Bernardino da
Siena
(1380-1444),
celebre predicatore insigne per dottrina e per santità. Egli proclamò nella
sua Predica XXXIX:
“Non
è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia
maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’
vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è
prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo
elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende
pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di
tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere,
non segue la ragione ma il furore’. (…) La cagione si è perché ellino so’
accecati, e dove arebbono i pensieri loro alle cose alte e grandi, come quelle
che hanno l’animo magno, gli rompe e gli fracassa e riduceli a vili cose a
disutili e fracide e putride, e mai questi tali non si possono contentare. (…)
Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno
vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più
pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro,
perocché questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica
XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).
Nel
suo celebre Catechismo, il gesuita
san Pietro Canisio (1521-1597), Dottore della Chiesa, così sintetizzava l’insegnamento
della Chiesa:
“Come
dice la Sacra Scrittura, i sodomiti erano pessima gente e fin troppo
peccatori. San Pietro e san Paolo condannano questo nefasto e turpe peccato.
Difatti la Scrittura denuncia l’enormità di una tale sconcezza con queste
parole: ‘Lo scandalo dei sodomiti e dei gomorrani si è moltiplicato e il
loro peccato si è troppo aggravato’. Pertanto gli angeli dissero al giusto
Loth, che aborriva massimamente le turpitudini dei sodomiti: ‘Abbandoniamo
questa città, etc.’ (…) La Sacra Scrittura non tace le cause che spinsero
i sodomiti a questo gravissimo peccato e che possono spingere anche altri.
Leggiamo infatti nel libro di Ezechiele: ‘Questa fu l’iniquità di Sodoma:
la superbia, la sazietà di cibo ed abbondanza di beni, e l’ozio loro e
delle loro figlie; non aiutarono il povero e il bisognoso, ma insuperbirono e
fecero ciò che è abominevole al mio cospetto; per questo Io la distrussi’
(Ez. 16, 49-50). Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi
coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale” (San
Pietro Canisio, Summa Doctrina
Christianae, III a/b, p. 455).
Se
lo spirito dell’Umanesimo e del Rinascimento aveva risuscitato le pratiche
omosessuali, la riforma della Chiesa promossa dal Papato nel secolo XVI
(più
nota come Controriforma) provocò una tale riscossa delle virtù di fede e di
purezza da risanare quasi dovunque gli ambienti, sia ecclesiastici che laici,
che ne erano stati pervasi.
Fra
gli interventi del Magistero ecclesiastico al riguardo, il più solenne è
quello di san Pio V (1504-1572), il grande Papa domenicano che in due
Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro
natura.
“Avendo
noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche
modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza
indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con
gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che
lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa
simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro
natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a
giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…)
Sappiano
i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti
nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio
divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…)
Se
qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira
divina piombò su figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al
braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere
stato privato di ogni grado” (San Pio V, Costituzione Cum
primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp.
284-286).
…”reprimere
tale crimine col massimo zelo possibile”
“Quell’orrendo
crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene (di Sodoma e Gomorra,
n.d.r.) vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore
e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col
massimo zelo possibile.
A
buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce per decreto che
qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura
per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà, venga
allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in
un monastero (c. 4, X, V, 31).
Affinché
il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia
approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato,
e per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto
crimine che non sono atterriti dalla morte dell’anima, abbiamo deciso che
vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile.
Pertanto,
volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal
principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum
primum, cit.), stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia
secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così
orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni
privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e
poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato
all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto
dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo
abisso” (San Pio V, Costituzione Horrendum
illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p.
33).
Durante
l’Ottocento, la sensibilità esasperatamente sentimentale ed erotica,
diffusa prima dal Romanticismo e poi più gravemente dal decadentismo,
contribuì
ad un certo risorgere dell’omosessualità, che però sembrava tenuto a freno
da una convenzionale “morale laica” e si diffondeva nascondendosi
ipocritamente sotto il velo dell’arte e della moda sensuali.
Con
l’inizio del nostro secolo, gli argini di questa “morale”, ben presto
destinati a crollare, cominciarono a cedere sotto il crescente impatto delle
passioni sregolate, che influenzavano sempre più le classi colte e ricche e
cominciavano a pretendere una legittimazione pubblica.
La
Chiesa pertanto ritenne necessario ribadire la condanna dei peccati
risorgenti, compreso quello omosessuale.
Segnaliamo
al riguardo due fondamentali documenti promossi dal grande Pontefice san Pio
X.
Nel
suo Catechismo del 1910, infatti,
il “peccato impuro contro natura” è classificato per gravità come
secondo, dopo l’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta
al cospetto di Dio” (Catechismo
maggiore, n. 966).
“Questi
peccati – spiega il Catechismo
– si dicono gridare al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e
perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punire
con più severi castighi” (n. 967).
http://www.oliari.com/chiesa/ratzinger1.html
Card. Josef Ratzinger,
Prefetto per la Dottrina della Fede
NOTIFICAZIONE
riguardante Suor Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent
Suor
Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent, da più di venti anni sono impegnati
in attività pastorali indirizzate a persone omosessuali. Nel 1977 essi
fondarono nel territorio dell'arcidiocesi di Washington l'organizzazione New
Ways Ministry allo scopo di promuovere "giustizia e riconciliazione fra
lesbiche e omosessuali cattolici e la più vasta comunità cattolica".
Sono autori dei libri Building Bridges: Gay and Lesbian Reality and the
Catholic Church (Mystic: Twenty-Third Publications, 1992) e Voices of Hope: A
Collection of Positive Catholic Writings on Gay and Lesbian Issues (New York:
Center for Homophobia Education, 1995).
Fin dall'inizio, nel presentare l'insegnamento della Chiesa
sull'omosessualità, Padre Nugent e Suor Gramick ne hanno ripetutamente messo
in discussione elementi centrali. Per questo motivo, nel 1984, il Cardinale
James Hickey, Arcivescovo di Washington, dopo il fallimento di una serie di
tentativi di chiarificazione,comunicò loro che non potevano più svolgere le
loro attività in quella arcidiocesi. Nello stesso tempo, la Congregazione per
gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica ordinò
loro di separarsi totalmente e completamente da New Ways Ministry, aggiungendo
che non avrebbero potuto esercitare alcun apostolato senza presentare
fedelmente la dottrina della Chiesa circa la malizia intrinseca degli atti
omosessuali.
Nonostante questo intervento della Santa Sede, Padre Nugent e Suor Gramick
continuarono ad essere implicati in attività organizzate da New Ways Ministry,
pur dimettendosi da posizioni di responsabilità. Essi continuarono anche a
mantenere e a diffondere posizioni ambigue circa l'omosessualità e
criticarono esplicitamente documenti del Magistero della Chiesa su questo
problema. A motivo delle loro dichiarazioni ed attività, la Congregazione per
la Dottrina della Fede e la Congregazione per gli Istituti di
Vita
Consacrata e per le Società di Vita Apostolica ricevettero numerose lamentele
e urgenti richieste di chiarificazione da oparte di Vescovi e di altre persone
negli Stati Uniti d'America. Era chiaro che le attività di Suor Gramick e di
Padre Nugent stavano creando difficoltà in non poche diocesi e che essi
continuavano a presentare la dottrina della Chiesa come un'opzione possibile
fra altre e come aperta a mutamenti fondamentali.
Nel 1988 la Santa Sede istituì una Commissione sotto la Presidenza del
Cardinale Adam Maida per studiare e valutare le loro dichiarazioni ed
attività pubbliche e per determinare se queste erano fedeli all'insegnamento
cattolico sull'omosessualità.
Dopo la pubblicazione di Building Bridges, l'esame della Commissione si
concentrò soprattutto su questo libro, che riassumeva le loro attività ed
idee. Nel 1994 la Commissione pubblicò i suoi risultati, che furono
comunicati ai due autori. Quando le loro risposte a questi risultati furono
pervenute, la Commissione formulò le sue Raccomandazioni finali e le trasmise
alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di
Vita Apostolica. Pur rilevando la presenza di alcuni aspetti positivi
nell'apostolato di Suor Gramick e di Padre Nugent, la Commissione trovò serie
lacune nei loro scritti ed attività pastorali, che erano incompatibili con la
pienezza della morale cristiana. La Commissione, perciò, raccomandò delle
misure disciplinari, fra cui la pubblicazione di qualche forma di
Notificazione, allo scopo di controbilanciare e porre rimedio alla dannosa
confusione causata dagli errori e dalle ambiguità presenti nelle loro
pubblicazioni ed attività.
Dal momento che i problemi posti dai due autori erano primariamente di natura
dottrinale, nel 1995 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e
per le Società di Vita Apostolica trasmise l'intero caso alla competenza
della Congregazione per la Dottrina della Fede. A questo punto, nella speranza
che Padre Nugent e Suor Gramick sarebbero stati disponibili ad esprimere il
loro assenso alla dottrina cattolica sull'omosessualità ed a correggere gli
errori presenti nei loro scritti, la Congregazione intraprese un altro
tentativo di soluzione invitandoli a rispondere in modo chiaro ad alcune
domande riguardanti la loro posizione sulla moralità degli atti omosessuali e
sull'inclinazione omosessuale.
Le loro risposte, inviate in data 22 febbraio 1996, non erano sufficientemente
chiare per dissipare le serie ambiguità della loro posizione. Suor Gramick e
Padre Nugent mostravano una comprensione concettuale chiara dell'insegnamento
della Chiesa sull'omosessualità, ma si astenevano dal professare ogni
adesione a questo insegnamento. Inoltre la pubblicazione, nel 1995, del loro
libro Voices of Hope: A Collection of Positive Catholic Writings on Gay and
Lesbian Issues aveva reso evidente che non vi era un cambiamento nella loro
opposizione a elementi fondamentali della dottrina della Chiesa.
Considerato il fatto che alcune delle dichiarazioni di Padre Nugent e di Suor
Gramick erano chiaramente incompatibili con l'insegnamento della Chiesa e che
l'ampia diffusione di questi errori per mezzo delle loro pubblicazioni e delle
loro attività pastorali stava divenendo fonte di crescente preoccupazione per
i Vescovi negli Stati Uniti d'America, la Congregazione decise che il caso
doveva essere risolto secondo la procedura indicata nel suo Regolamento per
l'esame delle dottrine (cap. 4).
Nella Sessione Ordinaria dell'8 ottobre 1997 i Cardinali ed i Vescovi che
costituiscono la Congregazione giudicarono che le dichiarazioni di Padre
Nugent e di Suor Gramick, identificate per mezzo della summenzionata procedura
del Regolamento per l'esame delle dottrine, erano di fatto erronee e
pericolose. Dopo che il Santo Padre ebbe approvato la contestazione formale
degli autori, le suddette affermazioni erronee furono ad essi trasmesse
tramite i rispettivi Superiori Generali. A ciascuno fu chiesto di rispondere
alla contestazione personalmente ed indipendentemente dall'altro, per
permettere loro la più grande libertà nell'esprimere le loro posizioni
personali.
Nel
febbraio 1998 i due Superiori Generali trasmisero le risposte alla
Congregazione. Nelle Sessioni Ordinarie del 6 e del 20 maggio 1998 i Membri
della Congregazione valutarono attentamente le risposte, dopo aver ricevuto le
opinioni di membri dell'Episcopato degli Stati Uniti e di esperti nell'ambito
della teologia morale.
I Membri della Congregazione furono unanimi nella loro decisione che le
risposte dei due, pur contenendo alcuni elementi positivi, erano
inaccettabili. Sia Padre Nugent che Suor Gramick avevano cercato di
giustificare la pubblicazione dei loro libri e nessuno dei due aveva espresso
una adesione personale alla dottrina della Chiesa sull'omosessualità in
termini sufficientemente chiari. Fu pertanto deciso che essi avrebbero dovuto
preparare una dichiarazione pubblica,che sarebbe stata sottoposta al giudizio
della Congregazione. In questa dichiarazione si chiedeva loro di esprimere un
assenso interiore all'insegnamento della Chiesa Cattolica sull'omosessualità
e di riconoscere che i due summenzionati libri contenevano errori.
Le due dichiarazioni, pervenute nell'agosto 1998, furono esaminate dalla
Congregazione nella Sessione Ordinaria del 21 ottobre 1998. Ancora una volta
esse non erano sufficienti per risolvere i problemi collegati con i loro
scritti e con le loro attività pastorali. Suor Gramick, pur esprimendo il suo
amore per la Chiesa, semplicemente rifiutava di esprimere ogni qualsivoglia
assenso all'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità. Padre Nugent era
più ampio nella sua risposta, ma non totalmente chiaro nella sua
dichiarazione di assenso interiore all'insegnamento della Chiesa. Dai Membri
della Congregazione fu pertanto deciso che doveva essere data a Padre Nugent
ancora un'altra opportunità per esprimere un chiaro assenso. Per questa
ragione la Congregazione preparò una dichiarazione di assenso e, con lettera
del 15 dicembre 1998 la trasmise a Padre Nugent, tramite il suo Superiore
Generale, perché egli la sottoscrivesse. La sua risposta, del 25 gennaio
1999, mostrò che questo tentativo non aveva avuto successo. Padre Nugent non
aveva firmato la dichiarazione ricevuta e rispondeva proponendo un testo
alternativo che modificava la dichiarazione della Congregazione su alcuni
punti importanti.
In particolare, non era disposto a sottoscrivere che gli atti omosessuali sono
intrinsecamente disordinati ed aggiungeva un paragrafo che metteva in
questione la natura definitiva ed immutabile della dottrina cattolica su
questo punto.
Essendo quindi falliti i ripetuti tentativi delle legittime autorità della
Chiesa di risolvere i problemi posti dagli scritti e dalle attività pastorali
dei due autori, la Congregazione per la Dottrina della Fede è obbligata a
dichiarare per il bene dei fedeli cattolici che le posizioni espresse da Suor
Jeannine Gramick e da Padre Robert Nugent in merito alla malizia intrinseca
degli atti omosessuali ed al disordine oggettivo dell'inclinazione omosessuale
sono dottrinalmente inaccettabili perché non trasmettono fedelmente il chiaro
e costante insegnamento della Chiesa Cattolica su questo punto. Padre Nugent e
Suor Gramick hanno spesso affermato che essi cercano, in armonia con la
dottrina della Chiesa, di trattare le persone omosessuali "con rispetto,
compassione e delicatezza". Tuttavia la diffusione di errori ed
ambiguità non è coerente con un atteggiamento cristiano di vero rispetto e
compassione: le persone che stanno combattendo con l'omosessualità hanno, non
meno di altre, il diritto di ricevere l'autentico insegnamento della Chiesa da
coloro che li seguono pastoralmente. Le ambiguità e gli errori della
posizione di Padre Nugent e di Suor Gramick hanno causato
confusione fra i Cattolici ed hanno danneggiato la comunità della Chiesa. Per
questi motivi a Suor Jeannine Gramick, SSND, ed a Padre Robert Nugent, SDS, è
permanentemente vietata ogni attività pastorale in favore delle persone
omosessuali ed essi non sono eleggibili, per un periodo indeterminato, ad
alcun ufficio nei loro rispettivi Istituti religiosi.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Udienza
concessa il 14 maggio 1999 al sottoscritto Segretario, ha approvato la
presente Notificazione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa
Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 31 maggio 1999.
+ JOSEPH
Card. RATZINGER Prefetto
+ TARCISIO BERTONE, S.D.B. Arcivescovo emerito di
Vercelli Segretario
http://www.oliari.com/chiesa/ratzinger.html
"Cara Eminenza … "
Lettera aperta: gli omosessuali rispondono al Card. J. Ratzinger

“Per lor maladizion sì non si perde
che non possa tornar l’eterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde”:
come Vostra Eminenza sa, con questi versi il cattolico Dante Alighieri salva nella Divina Commedia[1] l’imperatore Manfredi, “maladetto” (cioè, scomunicato) dalla Chiesa e il cui corpo fu disseppellito e abbandonato in terra sconsacrata dal vescovo di Cosenza per ordine di papa Clemente IV nel 1266 dopo la battaglia di Benevento, nella quale il sovrano svevo aveva trovato la morte. Ma – dice Dante - nonostante la scomunica della Chiesa, l’uomo non si perde al punto che l’amore di Dio non possa tornare da lui fino a quando la speranza dell’uomo è viva, perché
“la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei”[2].
Nulla potrebbe esprimere, con maggiore chiarezza ed efficacia, da una parte la inadeguatezza umana in ogni tempo a giudicare il cuore degli uomini, quand’anche ci provi la Chiesa con le sue “maladizioni”; e dall’altra parte – per chi ha il dono della fede – la grandezza senza limiti della impregiudicata misericordia di Dio verso tutti gli uomini, quand’anche scomunicati dalla Chiesa.
“Chiesa”, Eminenza, non è il papa, non sono i cardinali, non sono i vescovi, non sono i preti, non sono i fedeli; “Chiesa” è il papa più i cardinali più i vescovi più i preti più i fedeli più la loro storia, ma insieme a qualcosa che i cattolici troppo spesso dimenticano, che è la presenza dello Spirito Santo che dà forza a coloro che credono e a coloro che sperano, indipendentemente dalle loro preferenze sessuali: mentre senza lo Spirito, Eminenza, anche il papa, i cardinali e i vescovi possono errare. Quando si parlerà qui in seguito di “Chiesa”, si intenderà perciò solo quella gerarchico-istituzionale rappresentata dall’autorità della Santa Sede e dalla sua forza cogente sulla coscienza e sull’azione dei fedeli osservanti, ma non infallibile in tutti i suoi pronunciamenti: precisamente per questo, nulla vieta di ritenere che anche un intervento del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, approvato da un papa sperabilmente ancora compos sui, possa essere fallibile o fallace.
Da questa Chiesa ci è venuto infatti ora un documento[3] su cui occorre riflettere, con serenità e senza estremizzazioni, ma anche con chiarezza e senza inibizioni, nella consapevolezza, laica e cristiana insieme, della necessità che soprattutto oggi “sia il nostro parlare: sì, sì; no, no”.
I – UN NUOVO NON EXPEDIT.
E quello che sorprende anzitutto in questo nuovo documento vaticano è il fatto che delle quattro parti in cui esso è diviso, solo la prima si limita a riassumere (talora male e in qualche punto anche infedelmente) la più recente dottrina della Chiesa sull’omosessualità; mentre le altre tre e più ampie parti attengono in realtà non già al merito del problema delle unioni omosessuali, bensì alle istruzioni che la Congregazione presume di potere e dover indirizzare ai cattolici impegnati in politica perché ottemperino con ogni zelo alle disposizioni vaticane: questa sproporzione così evidente tra le parti complessive (3 su 4) dice da sé quanto il fine principale del documento sia non già quello di ribadire il pensiero della Chiesa, bensì quello di intervenire direttamente nell’autonomia della politica dando istruzioni e prefigurando comportamenti precisi, non solo generali e “strategici”, ma addirittura tattici, per intervenire a condizionare o sabotare il processo di formazione e di attuazione delle leggi dello Stato.
Peraltro, l’intervento si dimostra tanto scopertamente finalizzato alla situazione italiana, ove solo si consideri che in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale, tranne la non cattolica Inghilterra, ormai sono operanti da tempo legislazioni che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali registrate dinanzi allo Stato tutta una serie di diritti-doveri in materia di alloggi, di pensioni, di fisco, di previdenza, di assicurazione e di eredità, o addirittura (come in Svezia, Danimarca e Olanda) di adozioni. Perfino nella cattolicissima Spagna i Parlamenti di Aragona, Catalogna e Navarra hanno fin dal 1998 messo sullo stesso piano coppie eterosessuali e coppie omosessuali.
Legislazione innovativa garantista nello stesso senso viene ora adottata perfino dallo Stato di Israele il cui popolo avrebbe anche titoli maggiori e più seri dei cattolici in relazione al rispetto della Bibbia. E dunque, considerato che negli Stati Uniti d’America (che non sono neanche a maggioranza cattolica) lo stesso presidente Bush e il suo partito risultano contrari al riconoscimento di tali unioni, l’unico Paese di rilievo in cui la situazione resta quanto mai incerta, e su cui dunque la Santa Sede ritiene di poter esercitare con calcolato tempismo le più esplicite pressioni risulta essere l’Italia[4], per la quale con ogni evidenza il documento appare studiato: tempestivamente e puntualmente, infatti, il presidente della CEI card. Ruini non ha mancato di enfatizzare l’intervento d’Oltretevere nella riunione della presidenza il 22 settembre 2003, collegando surrettiziamente il problema della famiglia con quello del riconoscimento di diritti civili alle coppie omosessuali come auspicato dal Parlamento europeo.
Ma questa prevalenza così pesante di un insieme di considerazioni orientate al condizionamento delle scelte legislative e del personale politico della nostra Nazione denuncia precisamente la gravità dell’intervento, e insieme il fatto che la Chiesa si attesta su posizioni difensive e anatemizzanti, come ogniqualvolta si sente impotente ad orientare la vita della società solo col suo magistero morale: ancora nel 1986 essa sembrava volersi aprire all’autorità dei “risultati delle scienze umane, le quali pure hanno un oggetto e un metodo loro proprio, che godono di legittima autorità”[5]; oggi invece il medesimo dicastero, guidato dal medesimo Prefetto, ritiene necessario alzare il tiro e porre un veto alle coscienze dei cattolici impegnati in politica: segno oggettivo di difficoltà della Chiesa dinanzi alla emancipazione di un tessuto sociale che intende ampliare i confini delle libertà individuali perché la società sia più garantita e più libera nel suo complesso[6]. Cento anni fa la Chiesa non avrebbe avuto bisogno di aprire una battaglia contro gli omosessuali, perché in questa ostilità essa era surrogata egregiamente dalla società civile; ora invece che la coscienza civile si va emancipando in tutto il mondo occidentale, la Chiesa si sente costretta a scendere direttamente in campo: segno di debolezza, e non già di forza.
Capovolgeremo qui tuttavia l’impostazione del documento, e parleremo prima del piano politico-sociale, e dopo dell’aspetto più specificamente religioso e della comprensione e utilizzazione della Sacra Scrittura.
Ed è certo difficile trovare, nella storia post-conciliare e più recente dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia, un documento di così pesante interferenza presentato come una “difesa di valori dell’umanità” (§ 11): ma Vostra Eminenza è così certa che i valori cristiani e umani si difendano in siffatto modo? E qual è il modo a cui si pensa per difendere tali valori: prefigurando uno scontro a livello istituzionale e una lacerazione della coscienza civile (laica e cristiana) del Paese funzionale al mantenimento della dottrina della Chiesa e dei suoi divieti nelle leggi dello Stato? Che cosa è, un nuovo integralismo, del tipo islamico?
Eminenza, ma Lei ha ben letto quel che è scritto al § 5 del documento, dove si invita il Legislatore ad affermare il “carattere immorale” delle unioni omosessuali? Lo Stato laico, Eminenza, non definisce le immoralità, definisce le illegalità, se ne rende conto[7]? Il famoso processo al vescovo di Prato negli anni ’50 non le dice nulla? Il tono apocalittico con cui si parla in appena otto righe di “moralità pubblica”, di “concezione erronea della sessualità”, di “dilagare del fenomeno”, di “tolleranza del male”, di “legalizzazione del male” risulta assolutamente preoccupante: questa denuncia di una specie di ‘male’ assoluto che si diffonderebbe nel tessuto di una società ‘sana’ fino ad un minuto prima è tanto anticristiana e manichea sul piano spirituale quanto falsa sul piano sociale.
E che significa dire che l’omosessualità sarebbe una “concezione erronea della sessualità”? L’omosessualità è una forma di sessualità (accettabile o no), ma non è una “concezione erronea” della sessualità: anzi, a voler essere precisi, erroneo è piuttosto il parlare di “concezione”, dato che l’omosessaulità è non una “concezione” ma un semplice dato di fatto presente nella realtà umana.
E che significa poi dire che “ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo” (§ 5)? Ma Vostra Eminenza si rende conto del significato di tali parole? Vorremmo sommessamente ricordarLe che l’art. 7 della Costituzione italiana stabilisce che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”: “indipendenti”, Eminenza. Indipendenti! In Italia il Parlamento fa le leggi, il capo dello Stato le promulga, l’amministrazione dello Stato le applica: che cosa si vorrebbe dire, che il capo dello Stato dovrebbe rifiutarsi di promulgare una legge del Parlamento sovrano? che l’amministrazione pubblica dovrebbe astenersi dall’applicarla? che i pubblici funzionari dovrebbero rifiutare la loro cooperazione materiale sul piano applicativo?
Ma, Eminenza, si rende conto di cosa significhi tutto questo sul piano delle responsabilità e dei doveri civici? E non è stato forse san Paolo a dire che “ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio”[8]? Come mai qui san Paolo viene dimenticato, Eminenza? O Vostra Eminenza vorrebbe citarlo e interpretarlo solo nell’ottica teocratica della plenitudo potestatis e della potestas directa?
In realtà, la sensazione che si ricava da questo capitolo nel suo insieme è quella di una forma di velata istigazione su base confessionale alla disubbidienza civile; della proclamazione di un nuovo non expedit, più grave del precedente ottocentesco, e più antistorico di quello in quanto indirizzato oggi non più al rifiuto pregiudiziale del riconoscimento dello Stato sovrano, non più al disconoscimento o al rifiuto delle sue leggi, ma addirittura finalizzato a progettare ed organizzare interventi preventivi ostruzionistici, limitativi od ostativi a prerogative giurisdizionali dello Stato laico in quanto tale.
Non è bastata un’esperienza storica di separazione del mondo cattolico, di chiusura, di ostilità verso lo Stato con cui quel non expedit segnò tutto il secondo Ottocento ed anche il primo Novecento, con il ritardo nella formazione di una completamente nuova generazione politica e di una piena dialettica sociale, con tutti i danni che da esso derivarono alla maturazione di una classe politica cattolica moderna, responsabile e non paternalistica? Vogliamo creare nuove lacerazioni, nuovi non licet? E’ davvero questo ciò che vuole il papa?
II - L’ORDINE SOCIALE.
L’ampio capitolo III del documento, relativo alle argomentazioni razionali contro il riconoscimento legale delle coppie omosessuali contiene troppe articolazioni perché esse possano essere esaurientemente qui considerate in modo analitico. Ma certo, e giusto per evidenziarne solo una, Vostra Eminenza sembra difendere o voler rispettare “i diritti inalienabili di ogni persona” addirittura citando san Tommaso, ma poi afferma che ove lo Stato riconoscesse dei diritti alle coppie omosessuali verrebbe meno al suo “dovere di tutelare il matrimonio” (§ 6). Non è vero. Si possono riconoscere nuovi diritti senza per questo “svalutare” istituzioni esistenti: non esiste siffatta cosa affermata nel documento.
Improntato ancora a tono apocalittico appare il successivo § 7, che addirittura prospetta pericoli per la sopravvivenza della specie umana. E per quale motivo la specie umana sarebbe in pericolo? Guarda caso, non se esiste – come esiste, e come è sempre esistita senza mettere in pericolo nessuna popolazione in nessuna cultura – una percentuale di popolazione omosessuale diremmo quasi fisiologica, compresa (secondo i calcoli statistici mondiali più attendibili) tra il 5 e il 10 %; bensì solo e soltanto se a questa percentuale di popolazione omosessuale venissero riconosciuti certi diritti dai quali oggi essa risulta esclusa: Eminenza, si rende conto della risibilità dell’argomentazione? Se invece costoro continuassero semplicemente ad esistere, ma continuassero a vivere nel rischio, nel pericolo, nella instabilità affettiva, nella solitudine, nella dimensione, che piace a certa Chiesa, del “fenomeno privato” (§ 6), in tal caso la specie umana sarebbe salvaguardata? Vostra Eminenza sarebbe più tranquilla e felice? Come si può negare la “cattiveria” tutta anticristiana del ragionamento?
Qualche seria ragione riscuote la successiva argomentazione del documento relativa al problema delle adozioni da parte di coppie omosessuali.
E’ certo che la vita che nasce, il frutto del concepimento dovrebbe essere il risultato e il segno di un rapporto consentito a livello biologico dalla natura: chi vuole un figlio, lo genera. Ed è altresì vero che i bambini, che sono la parte più fragile e indifesa della società, hanno bisogno di godere equilibratamente dell’esperienza della paternità e della maternità insieme. Questo sarebbe tanto vero quanto è auspicabile. Tuttavia Vostra Eminenza non è così ingenua da non sapere che spesso il passaggio dal piano teorico a quello pratico, dalle situazioni ideali a quelle reali, può sempre comportare e comporta sfumature, adattamenti, valutazioni che lo schema teorico non prevede.
Oltretutto, il problema concreto di adozioni da parte di coppie omosessuali non si proporrà per infiniti decenni in Italia, dove per ogni bambino adottabile esistono attualmente ben 25 coppie eterosessuali pronte all’adozione o all’affidamento. Tale problema si porrebbe invece, come si pone, per l’adottabilità da parte non di coppie, ma di un singolo (uomo o donna che sia), sulla qual cosa il dibattito resta attualmente aperto, e pertanto su di esso non intendiamo per ora intervenire.
Ma Vostra Eminenza sa cosa sono stati e cosa sono gli orfanotrofi? Sa quale “esperienza della maternità o della paternità” (§ 7) hanno i bambini chiusi in quegli istituti, che in Italia sono oltre mille e quasi tutti in mano alle suore cattoliche? Sa quanto male funziona tuttora in Italia l’istituto delle adozioni e dell’affido? Sa a quali e quante sofferenze, a quali patimenti, a quali traumi psichici sono sottoposti o esposti i bambini custoditi da teste fasciate e da non sempre affidabili istitutori? Sa quale percentuale di microdelinquenza giovanile (e poi anche adulta) proviene da quegli orfanotrofi? Le stanno bene i bambini che vedono anche a Pasqua, Natale, Carnevale o Ferragosto solo la faccia, magari arcigna, di una suora? Il fatto che in Italia entro l’anno 2006 tali istituti dovrebbero – per l’Italia il condizionale in queste cose è d’obbligo – sparire non riduce la gravità del fatto ed il silenzio della Chiesa che ha accettato, incoraggiato e coltivato tali istituzioni perché gestite quasi totalmente dal mondo cattolico.
Eminenza, almeno fino al 2006 la formazione, la crescita equilibrata, la tutela dai traumi per quei bambini sui quali il mondo cattolico esercita ancora, attraverso quegli istituti, un dominio pressoché pieno e molto spesso incontrollato, non La preoccupano? Il Suo dicastero ha mai detto qualcosa sulle sofferenze dei bambini chiusi negli orfanotrofi o in simili istituti di accoglienza, privi insieme di padre e di madre? Non sono figli di Dio anch’essi? Stanno bene così, senza qualcosa che almeno si avvicini al calore di un focolare familiare? Le risulta o no che siffatti istituti hanno sempre avuto una sorda resistenza a ‘cedere’ (termine orribile e turpe) i bambini all’adozione o all’affido perché essi istituti avrebbero perso in tal modo i relativi sussidi economici previsti dalle leggi dello Stato? Quegli “ambienti” invece non “fanno violenza” al bambino? Essi favoriscono invece il “pieno sviluppo umano” del bambino? Lei crede davvero così, Eminenza?
L’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali sarebbe – Ella dice – “gravemente immorale”: e perché, la permanenza disumana negli orfanotrofi è “morale”? Ma se l’adozione da parte di coppie omosessuali si traducesse, di per sé, in una “pratica gravemente immorale” che comprometterebbe il “sano” sviluppo della personalità del bambino, come spiega poi Vostra Eminenza, di grazia, le pulsioni istintivamente e definitivamente omosessuali presenti nei milioni di figli nati e allevati da “sani” coniugi eterosessuali e cattolici? Tutti traviati solo dalle cattive compagnie extra-familiari? Ma davvero…?
Suggeriremmo a Vostra Eminenza di rivedere un noto film di H. Roach del 1932, solo apparentemente comico (per la presenza della coppia Stan Laurel e Oliver Hardy), Il compagno B., per capire come anche due uomini possano riversare su una bambina tutto l’affetto umano possibile, che istituti e suore “cattoliche” spesso non sanno nemmeno cosa sia.
E, contemporaneamente, porremmo all’Eminenza Vostra la domanda se il padre di un bambino che ha perduto la moglie durante il parto sia obbligato da qualcuno (legge civile o legge canonica) a risposarsi per favorire il “pieno sviluppo umano” del bambino: in questo caso il bambino può fare a meno dell’esperienza della maternità solo perché un prete aveva benedetto il matrimonio dei genitori? E il vedovo dell’esempio si comporterebbe in modo “gravemente immorale” se volesse allevare da solo il proprio figlio? perché lo priverebbe della “esperienza della maternità”? Vero è che molti tribunali per i minorenni, in Italia, vanno in questi decenni adottando provvedimenti che gridano vendetta dinanzi a Dio per la loro disumanità, Eminenza, e non ci meraviglierebbe se prima o poi qualcuno di loro giungesse anche a sottrarre il bambino al padre vedovo, con la motivazione – essa sì vergognosa e immorale – di dover tutelare “lo sviluppo normale” del bambino: ma quante strane persone umanitarie vengono ogni tanto fuori, a questo mondo!
E’ certamente vero che il problema delle adozioni non attiene specificamente al Suo dicastero, e non tocca direttamente il problema che la Congregazione ha affrontato per le proposte relative alle coppie omosessuali. E tuttavia, gradiremmo un autorevole pronunciamento della Chiesa anche su questo tema. Lei sa che nella sola Africa esistono o si prevedono 15.000.000 (quindici milioni) di orfani a causa dell’Aids; che cosa suggerirà di dire il Suo dicastero ai governanti africani: “teneteli negli orfanotrofi, e date i soldi alle suore”? Ne parli con il papa, Eminenza.
I due punti successivi del documento (§ 8-9) toccano il cuore del problema, insistendo sull’aspetto sociale e giuridico delle unioni omosessuali e sulla loro configurazione, come parrebbe di dover intendere, concorrenziale rispetto all’istituto del matrimonio.Qui il tono del documento diventa, a ben leggere, sottilmente ossessionato e farneticante.
Il filo del ragionamento è il seguente:
- esiste il “bene comune” a cui tende la società (bene comune che però non viene definito e non si sa cosa precisamente sia e chi abbia la prerogativa di definirlo);
- le coppie omosessuali “non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune” (e anche qui non si sa in base a che cosa si dica ciò);
- il “bene comune” (che non si sa cosa precisamente sia) può essere garantito solo nel “matrimonio collegato alla eterosessualità” (e non si sa da dove lo si deduca);
- e dunque, lo Stato, ove concedesse diritti analoghi alle coppie omosessuali agirebbe “arbitrariamente”;
- e dunque, “la giustizia” richiede di “non attribuire” riconoscimento legale alle coppie omosessuali, dato che queste persone “disordinate” sono già abbondantemente tutelate dal “diritto comune”, mentre invece qualsiasi forma di tutela dei rapporti omosessuali consentirebbe a queste stesse persone di “sfruttare le disposizioni di legge” (testualmente così!).
Indegna è per un qualsiasi sacerdote di Dio quest’ultima considerazione, che costituisce un processo alle intenzioni, e dunque una calunnia. Ma essa resta ancora più stigmatizzabile se a farla è un principe della Chiesa che ha visto con i suoi occhi la migrazione in Italia di decine di migliaia di donne dell’Europa orientale, particolarmente provenienti dalla Polonia dopo l’ascesa al trono pontificio di un cardinale polacco; migliaia delle quali donne, polacche ucraine rumene e quant’altre, hanno contratto matrimonio – benedetto da sacerdoti cattolici - con italiani (per lo più anziani) al fine di ottenere (o carpire) la cittadinanza italiana e di percepire (o carpire) assistenza sociale e benefici previdenziali a carico delle casse dello Stato e della comunità italiana[9]. E Vostra Eminenza ha l’impudenza di sostenere che le coppie omosessuali vorrebbero “sfruttare le disposizioni di legge” solo perché vorrebbero (ove ricorrano le circostanze e pagando i relativi e non indifferenti contributi previdenziali) poter assicurare al partner della coppia, ove riconosciuta dallo Stato, un diritto alla casa, un diritto all’assistenza medica, un diritto alla pensione, un diritto ad assistere il partner morente (senza essere cacciato dall’ospedale in quanto “non-familiare” o dai parenti in quanto “pietra dello scandalo”), un diritto alla successione ereditaria senza trovarsi privati anche dei ricordi affettivi, magari di una vita, da un momento all’altro? Ella ha mai letto una biografia di Marguerite Yourcenar e della sua compagna Grace Frick, come si dirà anche dopo? Eminenza, ma i porporati sanno arrossire?
Ha presente Vostra Eminenza, dal Vangelo di Matteo, la parabola degli operai mandati alla vigna, ai quali il padrone dà a fine giornata la medesima mercede: a quelli mandati all’alba come a quelli presi alle nove, e poi a mezzogiorno, e poi alle cinque, con la protesta dei primi che avevano lavorato di più?
“Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”[10].
E lo Stato non può essere forse “buono” verso i suoi cittadini? Il fatto che l’art. 29 della Costituzione italiana “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” non comporta affatto che la Repubblica non possa riconoscere altri diritti (simili o meno simili) ad altre “società naturali” (naturali, Eminenza, perché determinate dalle pulsioni sessuali loro donate dalla natura), ancorché non fondate sul sacramento del matrimonio; e due persone che sentono istintivamente di voler stare insieme e di condividere un percorso di vita non possono che essere, dinanzi allo Stato, che “società naturale”, senza che questa diversa società intacchi in alcun modo i diritti della famiglia fondata sul matrimonio: “oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
E che cosa significa poi che lo Stato agirebbe “arbitrariamente” se decidesse di concedere riconoscimento e tutele giuridiche anche alle coppie omosessuali, come agli ultimi operai della parabola mandati alla vigna? Arbitrariamente, Eminenza?! Ma si rende conto di quel che è stato scritto? Lo Stato che agisce “arbitrariamente”?! E chi stabilisce questo? il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede della Chiesa cattolica? Come crede che potrebbe commentare questo concetto, se potesse, Marsilio da Padova[11]?
III – USO, ABUSO E MAL USO DELLA SACRA SCRITTURA.
Abbiamo tralasciato finora il ricorso, presente nella parte iniziale del documento, alle Sacre Scritture, e cioè al Vecchio e al Nuovo Testamento. E’ necessario ora affrontare il problema sotto il profilo più strettamente scritturistico ed esegetico.
Eminenza, detto in tutta umiltà, sarebbe il caso che Ella suggerisse ai teologi del Suo dicastero qualche corso specialistico di esegesi biblica o, meglio, di filologia biblica, o di mera filologia, ma anche di genetica e di storia del progresso delle conoscenze umane. Per capire e interpretare correttamente le Scritture, occorre anzitutto saperle leggere senza presentarle in modo alterato e distorto: e occorre anche non limitarsi a spigolare tra i Sacri Testi per ricavarne solo quello che sembrerebbe poter confermare una tesi. Ella, che resta un fine teologo, sa bene quanto occorra essere onesti e completi nell’uso e nelle citazioni dalla Bibbia.
§1 – La creazione dell’uomo.
I tre brevi paragrafi che compongono il cap. I (§ 2, 3 e 4) si limitano, per ammissione stessa di Vostra Eminenza, a riassumere e ribadire la dottrina approvata precedentemente dalla Chiesa sul tema dell’omosessualità. Vogliamo qui ricordare quanto il documento espone?
Il primo argomento è che il racconto biblico della creazione confermerebbe la “verità naturale” sul matrimonio, e a tale scopo il documento richiama - nell’ordine - tre “dati fondamentali” della Genesi, e cioè “in primo luogo” Gn 1, 27; “poi” Gn 2, 24; “infine” Gn 1, 28. E già il solo fatto di richiamare in siffatto ordine i tre passi del racconto biblico, soprattutto spezzettando innaturalmente i vv. 27-28, costituisce una alterazione del testo stesso, e dunque una sua falsificazione.
Infatti, se il pas