Quando si ha a che fare con molecole biatomiche eteronucleari, molecole
formate da due atomi di due elementi diversi (come, ad esempio, acido
fluoridrico HF, acido cloridrico HCl, monossido di carbonio CO, ossido
di azoto NO, idruro di litio LiH, ... ), si può ancora applicare il metodo O.M.
nell'approssimazione L.C.A.O. con alcune avvertenze. Innanzitutto,
quando si fa la combinazione lineare degli orbitali atomici (L.C.A.O.) tra
l'orbitale y
A dell'atomo A e
l'orbitale yB
dell'atomo B per ottenere l'orbitale molecolare y
:
y
=
y
A + k yB
il k
non assume più i valori ± 1, che abbiamo visto assumere nel caso di
molecole biatomiche omonucleari. Questa volta occorrerà farsi i conti di
volta in volta, a seconda di quali sono gli orbitali atomici in giuoco.
Infatti, mentre nel caso omonucleare gli orbitali atomici y
A e yB erano
sempre dello stesso tipo (o 1s, o 2s, o 2px , ... ), ora y
A sarà generalmente
differente da yB
(ad esempio: il primo 1s ed il secondo 2p).(1) Si
avranno comunque due valori di k, uno del quali relativo ad un orbitale
molecolare legante e l'altro ad un orbitale molecolare antilegante. Per
rendere conto di ciò è conveniente a volte indicare la relazione precedente
nel modo seguente:
y
= k1y
A + k2yB
là
dove il rapporto k2/k1 fornisce il k precedentemente
introdotto.
Valgono invece le altre condizioni e cioè che:
1)
y
A e yB
debbono avere energie dello stesso ordine di grandezza;
2)
l'orbitale y
A abbia la massima
sovrapposizione con yB;
3)
gli orbitali y
A e yB
abbiano una stessa simmetria rispetto all'asse
della molecola.
Con
queste condizioni è facile stabilire quali sono gli orbitali atomici y
A e yB
che vanno a formare l'orbitale molecolare y.
(2)
Vale ancora la classificazione in orbitali
molecolari leganti ed
antileganti ed in generale risulta (Mulliken, 1932):(3)
(k)z
s <(k)ys < zs
< wp
= wp
< ys < xs <
vp
= vp
< us ;
non
si dovrà invece più considerare la classificazione delle funzioni
d'onda in simmetriche ed antisimmetriche poiché ora la molecola, formata da
orbitali atomici differenti, non avrà più un centro di simmetria.
C'è infine da notare che, a seguito della diversità della carica posseduta dai
due nuclei dei due atomi che vanno a formare la molecola, i livelli energetici
(o orbitali) dello stesso tipo avranno energie differenti
nei due atomi (ad esempio: il livello 1s dell'idrogeno ha energia differente dal
livello 1s del fluoro).
Possiamo ora passare a descrivere la formazione di qualcuna di
queste molecole.
HF
- Molecola di acido fluoridrico.
Gli
atomi di idrogeno e fluoro hanno rispettivamente le seguenti configurazioni:
H [(1s)]
;
F [(1s2)(2s2)(2px)(2py2)(2pz2)].
Gli
elettroni che si trovano negli orbitali 1s e 2s del fluoro non entrano a far
parte del legame e restano nella situazione di orbitali atomici
del fluoro. Negli orbitali 2p vi sono invece 5 elettroni e quindi uno di
essi risulterà disaccoppiato (nella configurazione del fluoro che abbiamo dato
è l'orbitale 2px che risulta privo di un elettrone; ma era
indifferente considerare che l'elettrone mancasse al 2py
o al 2zp). L'aver
scelto l'orbitale 2px
privo di un elettrone significa che è proprio questo orbitale che va a
combinarsi in orbitale molecolare con un orbitale
atomico 1s dell'idrogeno. E proprio perché abbiamo scelto il 2px
sarà* necessario
che l'asse della molecola (che unisce il nucleo dell'atomo di
idrogeno con quello di fluoro) si trovi lungo l'asse x in modo da rispettare,
per una data distanza tra i nuclei, la regola della massima sovrapposizione
(figura 18).(4) La sovrapposizione tra gli orbitali atomici 1s
dell'idrogeno e 2px
del fluoro (il discorso per il 2pz
è esattamente
identico) avrebbe originato la situazione di figura 19. Come si può vedere da
un confronto con la figura 18a, risulta una sovrapposizione (zona
tratteggiata) minore ed inoltre, mentre nel caso della figura 18 si ha sovrapposizione
di parti di orbitale con lo stesso segno, ora si ha a che
fare con una sovrapposizione con parti di orbitale che hanno segno opposto
e questa sovrapposizione
risulta perfettamente equilibrata di modo che i
due
Figura 18

Figura
19
contributi
si annullano vicendevolmente.
In definitiva
anche gli orbitali 2py
e 2pz
rimangono come orbitali atomici e la configurazione della molecola sarà:
H[(1s)]
+ F[(ls2)(2s2)(2px)(2py2)(2pz2)]
= HF[K(2s2)(xs)2(2py2)(2pz2)].
L'orbitale
molecolare cui si deve ti legame è quindi di tipo s (5)
e, per
quanto detto in apertura del paragrafo, sarà dato da:
y (s 2px)
= k1(1s) + k2 y (2px).
Poiché
poi, elaborando le misure sperimentali,(6)
si trova che k2
è
maggiore di k1
e, che è lo stesso, k = k2 /k1
è maggiore di
uno, ciò vorrà dire
che il contributo relativo all'orbitale molecolare dell'orbitale atomico 2px
è superiore al
contributo relativo fornito dall'orbi
tale atomico 1s. La ragione di ciò risiede nel fatto che i due orbitali
atomici che si uniscono per formare l'orbitale molecolare hanno energie
diverse risultando, in questo caso, superiore l'energia del 2px
del fluoro di quella dell'orbitale 1s dell'idrogeno. Ed in definitiva, a
seguito
del fatto che k2
> k1 , i due elettroni che prendono parte al legame
tenderanno a trovarsi per la maggior parte del loro tempo più vicini al nucleo
del fluoro (la densità di carica della nube elettronica sarà maggiore vicino
al fluoro che non all'idrogeno) che fornisce un orbitale di
valenza più stabile di quello fornito dall'idrogeno. Ciò si può anche
dire affermando che l'atomo di fluoro è più elettronegativo(7)
di quello dell'idrogeno. I due coefficienti k1
e k2 , legati da k = k2 /k1 , sono
quindi molto importanti poiché, in definitiva, si forniscono il grado di
polarità di una molecola (la molecola avrà un carattere ionico
parziale).
*****
Con m meccanismo del tutto simile a quello ora visto per l'acido
fluoridrico, formano molecole tutti i composti dell'idrogeno con gli
alogeni (cloro, bromo, iodio, ... ). Vediamo rapidamente l'esempio dell'acido
cloridrico (HCl).
HCl
- molecola di acido cloridrico.
Gli atomi di idrogeno e cloro hanno le seguenti configurazioni:
H[(1s)]
;
Cl [(1s2)(2s2)(2px2)(2py2)(2pz2)(3s2)(3px)(3py2)(3pz2)].
Gli
elettroni del cloro che si trovano sugli orbitali 1s (strato K), 2s,
2px , 2py, 2pz
(strato L) non entrano a far parte del legame e restano nella situazione
di orbitali atomici del cloro. L'orbitale 3px del
cloro è privo di un
elettrone e quindi sarà questo l'orbitale atomico che andrà
a formare, con l'orbitale atomico 1s dell'idrogeno, l'orbitale molecolare
legante di tipo s. La configurazione
elettronica della molecola HCl sarà quindi:
H[(1s)]
+ Cl [(1s2)(2s2)(2px2)(2py2)(2pz2)(3s2)(3px)(3py2)(3pz2)]
= HCl [KL(3s2)(mxs)2(3py2)(3pz2)]
Anche
qui, poiché risulta k2
> k1 si avrà che il contributo relativo
dell'orbitale atomico 3px
all'orbitale molecolare mx s è
superiore al
contributo relativo fornito dall'orbitale atomico 1s. E poiché k2
> k1 ,
i due elettroni che prendono parte al legame tenderanno a stare più vicini
all'atomo di cloro che non all'atomo di idrogeno. Ciò vuol dire che
l'atomo di cloro è più elettronegativo di quello di idrogeno e che la
molecola ha caratteristiche polari.
LiH
- molecola di idruro di litio.
Il litio ha tre elettroni:
Li[(1s2)(2s)]
ma,
poiché l'orbitale 2s ha un'energia che è molto vicina a quelle degli orbitali
2p, sono orbitali di valenza sia il 2s che i 2p.(8)
Anche
qui però si può
procedere con buona approssimazione considerando che
la molecola LiH nasca dalla sovrapposizione dell'orbitale 1s dell'idrogeno con
il 2s del litio (il livello 1s del litio risulta infatti più stabile del
livelli 2p) come mostrato in figura 20. Il legame risulta
quindi di tipo s e la configurazione elettronica di
LiH sarà:

Figura
20
H[(ls)]
+ Li[(1s2)(2s)] = LiH[K(zs)2].
Poiché
poi, in questo caso, risulta k1
> k2
e cioè k < 1, i due elettroni che formano il legame verranno a
trovarsi più vicini all'atomo di
idrogeno che non all'atomo di litio (carattere ionico parziale della molecola
che ha caratteristiche polari). L'idrogeno risulta quindi più elettronegativo
del litio.
CO
— molecola di monossido di carbonio.
La struttura di questa molecola ha fatto molto discutere, a partire da
Mulliken (1932) fino a Sahni (1953).
Le configurazioni elettroniche degli atomi di carbonio e di ossigeno sono
rispettivamente:
C[(1s2)(2s2)(2px)(2py)]
; O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz2)]
Come
si vede, sia nell'uno che nell'altro atomo vi sono due orbitali da
completare e precisamente i 2px
ed i 2py ; inoltre al 2pz
dell'ossigeno,
che è completo, corrisponde un 2pz
del carbonio che è vuoto. In accordo con
l'elaborazione di Mulliken, la molecola CO avrà la seguente configurazione:
C[(1s2)(2s2)(2px)(2py)]
+ O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz2)]
= CO[KK(zs)2(ys)2(xs)2(wp)4]
(9)
Gli
orbitali leganti sono zs, xs
e wp;
sono cioè in numero di 4, mentre
si ha un solo orbitale antilegante, lo ys. In
definitiva si ha a che fare
con un triplo legame; uno di tipo s e due di tipo p.
La situazione secondo
Mulliken è analoga a quella che si presenta nella molecola N2 di
azoto.(10)
Ma proprio da questa analogia sorge una difficoltà: infatti, ionizzando
una molecola N2
di azoto per ottenere N2+ , si ha una diminuzione
dell'energia
di legame, contrariamente a quello che accade ionizzando CO per ottenere CO+
(in questo caso l'energia di legame aumenta).(11)
Questo fatto può essere compreso solo ammettendo che il legame,
doppio nella molecola CO non ionizzata, diventa triplo nella molecola CO
+ ionizzata
(contrariamente a quanto avviene per l'azoto).
Come accordare le due conclusioni ? Come accordare, cioè, il fatto
che da una parte risulta un legame triplo e dall'altra un legame doppio ?
Secondo Long e Walsh (1947) è possibile pensare che quando C ed O
si avvicinano per formare la molecola, mentre gli orbitali atomici 1s di
ambedue rimangono orbitali atomici e mentre gli orbitali atomici 2s di ambedue
origineranno gli orbitali molecolari zs ed
ys (rispettivamente legante
ed antilegante),
l'orbitale 2pz
dell'ossigeno, che risulta pieno, resterà
prevalentemente come orbitale atomico dell'ossigeno, interagendo però
debolmente con l'orbitale 2pz
del carbonio che risulta vuoto. Ciò vuol dire
che uno degli orbitali molecolari wp
avrà essenzialmente un carattere atomico, risultando localizzato principalmente
intorno all'ossigeno. Questo tipo di legame, composto da due legami netti e da
uno fornito essenzialmente
dall'atomo di ossigeno, lo si usa indicare nel modo seguente (doppio legame
covalente + un debole legame d'altra natura):

in
ogni caso, ancora oggi non abbiamo elementi sufficienti per affermare che
quanto qui sostenuto sia esente da dubbi.
A questo punto resta solo da dire che la molecola CO presenta una
polarità praticamente trascurabile (e questo pare in accordo con quanto sostenuto
da Long e Walsh).
NO
- molecola di ossido di azoto.
Molto in breve descriviamo la formazione di NO:
K[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz)]
+ O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz2)]
= NO[KK(zs)2(ys)2(xs)2(wp)4(vp)].
Poiché
zs, xs e wp
(considerato due volte) sono leganti ed ys con vp
sono antileganti, l'ordine del legame sarà 2 e 1/2 (si riveda Tavola 6).
La molecola è molto stabile (anche se meno di CO e di N2) e la cosa
potrebbe sembrare strana per una molecola che ha un elettrone disaccoppiato.
In realtà il fatto può essere spiegato semplicemente osservando che
l'elettrone singolo non si trova su un orbitale atomico ma su un orbitale
molecolare la cui densità di carica è uniformemente distribuita tra i due
atomi, piuttosto che essere localizzata più vicino all'uno che all'altro.(12)
Da ultimo c'è da dire che l'elettrone disaccoppiato è responsabile
delle proprietà paramagnetiche che presenta la molecola NO.
2
- Molecole poliatomiche trattate con il metodo L.V.: l'ibridizzazione.
L'atomo di carbonio ha la seguente configurazione:
C[(1s2)(2s2)(2px)(2py)].
Avendo
due orbitali incompleti la valenza del carbonio è 2. Molto spesso
però il carbonio risulta tetravalente (come nella molecola CH4
di metano).
Come è possibile rendere conto di ciò ? Si può pensare di eccitare l'atomo di
carbonio in modo che un elettrone 2s passi nell'orbitale 2pz
(originariagieate vuoto). In questo modo il carbonio eccitato viene ad
avere la
configurazione seguente:
C[(1s2)(2s)(2px)(2py)(2pz)].
e,
come si vede, poiché sono ora 4 gli orbitali incompleti, l'atomo è diventato
tetravalente; ciascuno dei 4 orbitali può formare un legame: tre di
questi legami si formeranno con orbitali di tipo p ed uno con orbitali di tipo
s. Per quanto sappiamo, risulterebbe che tre dei legami avrebbero
caratteristiche differenti dal quarto(13) ed invece, sperimentalmente,
tutti e 4 i
legami risultano con le stesse caratteristiche.
Allo stesso modo per l'atomo di boro:
B[(1s2)(2s2)(2px)]
esso
sembrerebbe monovalente dato che ha il solo orbitale 2px
incompleto.
In realtà il boro
presenta a volte caratteristiche trivalenti, come nella formazione della
molecola di trifluoruro di boro (BF3). Per rendere conto di ciò si
può operare come visto per il carbonio, eccitando l'atomo di
boro:
B[(1s2)(2s)(2px)(2py)].
ed a
tre orbitali incompleti corrisponde un atomo trivalente. Si dovrebbero
allora avere 2 legami con orbitali di tipo p ed un legame con orbitali di tipo
s, i primi due con caratteristiche differenti dal terzo. Ma, sperimentalmente,
si è mostrato che i tre legami hanno tutti le stesse caratteristiche.
Altro esempio è il berillio:
Be[(1s2)(2s2)];
sembrerebbe
che esso non debba legarsi in molecole stabili per comportarsi
invece come l'atomo di elio (visto che non ha elettroni disaccoppiati).(14)
Invece il berillio presenta un comportamento bivalente formando molecole
stabili (come BeO, BeCl2, BeH). Anche qui si può pensare di eccitare
l'atomo di berillio per ottenere:
Be[(1s2)(2s)(2px)]
In
questo modo l'atomo è diventato bivalente e può formare due legami:
uno con l'orbitale di
tipo s ed uno con l'orbitale di tipo p. Si
dovrebbe quindi avere un legame con caratteristiche differenti dall'altro e,
anche qui sperimentalmente, si mostra invece che le caratteristiche dei
due
legami sono identiche.
Di esempi come quelli descritti ve ne sono moltissimi e per rendere conto
di essi Pauling (1931) introdusse il concetto di ibridizzazione,
nell'ambito dello sviluppo del metodo L.V.
All'interno del medesimo atomo, alcune volte, occorre non fare più
riferimento ad orbitali s distinti da orbitali p (ed in genere bisogna
abbandonare qualsiasi distinzione tra orbitali atomici). Occorre invece prendere
in considerazione una sorta di mescolamento (o ibridizzazione) tra
questi orbitali tale da originare orbitali atomici differenti, appunto, dagli s
e p che conosciamo.
Per quel che riguarda il carbonio e per rendere conto della sua
tetravalenza, si deve assumere che avvenga un mescolamento tra un orbitale
s e tre orbitali p: da queste mescolamento si originano quattro nuovi orbitali
atomici che, con ovvio significato dei simboli, sono chiamati ibridi
sp3
(tutti perfettamente equivalenti).
Per quel che riguarda la trivalenza del boro, si deve ammettere
un mescolamento tra un
orbitale s e due orbitali p: da questo mescolamento
si originano tre nuovi orbitali atomici che sono chiamati ibridi sp2
(tutti perfettamente equivalenti tra di loro).
Per quel che riguarda la bivalenza del berillio, si deve ammettere
un mescolamento tra un orbitale s ed un orbitale p: da questo mescolamento
si originano due nuovi orbitali atomici che sono chiamati ibridi sp (tutti
perfettamente equivalenti tra di loro).
Alcune osservazioni vanno subito fatte: vi sono altri tipi di
ibridizzazione oltre a quelli qui esemplificati (si veda la Tavola 7); le
ibridizzazioni esemplificate non riguardano sole gli atomi specifici che abbiamo
preso in considerazione
Tavola
7
(carbonio
per l'sp3 , boro per l'sp2 , berillio per
l'sp) ma hanno una validità generale; occorre sottolineare che l'ibridizzazione
è un fatto atomico che si costruisce prima che si vada a formare la
molecola; è molto importaste osservare che l'ibridizzazione degli orbitali
atomici non implica un cambiamento dello stato degli elettroni negli atomi
ma, piuttosto, una differente forma matematica nella quale gli orbitali
atomici vengono descritti; non è più necessario far riferimento agli
assi x, y, z.
Nella figura 21 sono mostrate le forme che assumono le superfici
limite di alcuni orbitali ibridi (detti anche orbitali equivalenti):
prima l'sp, quindi l'sp2
ed infine l'sp3.
In definitiva si può dire:
1) l'ibridizzazione
consiste nel mescolamento di differenti orbitali atomici ;
2) si
possono mescolare solo orbitali atomici di energie simili;
3) il
numero di orbitali che si ottengono dopo l'ibridizzazione è uguale
al numero di orbitali che si avevano prima;
4) il
processo di ibridizzazione riguarda gli orbitali atomici e non gli
elettroni: una volta ottenuti gli ibridi, in essi si sistemano gli elettroni in
accordo con il principio di Pauli e con tutte le altre regole
che conosciamo;
5)
una volta ibridizzati gli orbitali atomici, non esistono più gli orbitali di
partenza;
6)
gli ibridi hanno forma simile tra di loro; le differenze principali riguardano
le loro orientazioni nello spazio;
7)
all'orientazione spaziale non contribuiscono orbitali atomici di tipo s
(che, come sappiamo, hanno simmetria sferica) ma solo gli orbitali atomici
che hanno caratteristiche direzionali (come i p, i d, ... ). Gli orbitali s,
ibridizzandosi con orbitali direzionali, fanno ingrassare
l'orbitale direzionale;
8) se
si mescolano tra loro due orbitali direzionali con direzioni lungo
l'asse x e lungo l'asse y, si ottengono due ibridi che giacciono sul
piano xy; se si mescolano tra loro due orbitali direzionali con direzioni lungo
l'asse x e lungo l'asse z, si ottengono due ibridi che giacciono
sul piano xz; ... ; se si mescola un orbitale s con un orbitale direzionale x si
ottengono due ibridi che giacciono sull'asse x; se si mescola
un orbitale s con un
orbitale direzionale y si ottengono due ibridi
che giacciono sull'asse y; ... .


Figura 21
Le combinazioni di
orbitali atomici indicate con (3) sono date a meno di alcuni fattori
costanti detti di
"normalizzazione". Di questi fattori ne faremo sempre a meno
Con questi nuovi orbitali atomici, gli ibridi, andiamo a vedere
come si può rendere conto di differenti valenze e legami, andando in definitiva
a studiare la struttura di qualche molecola poliatomica.
CH4
- molecola di metano (ibridi sp3)
Gli orbitali atomici che ci interessano sono gli orbitali ibridi
sp3 che, come si può vedere
dalla figura 21c, hanno la massima densità
di carica elettronica in corrispondenza dei vertici del tetraedro ABDE nel
quale l'atomo C di carbonio occupa il centro. D'altra parte sappiamo
che l'idrogeno è
descritto da uno stato 1s. E' chiaro quindi che avvicinando 4 atomi di idrogeno
ad un atomo di carbonio, poiché vale anche qui
la regola della massima sovrapposizione,(15)
essi tenderanno a sistemarsi
proprio ai vertici del tetraedro ABDE, originando la classica configurazione
tetraedrica della molecola CH4 di
metano (figura 22):
C[(1s2)(2s2)(2px)(2py)]
+ 4H[(1s)] -> C[(1s2)(2s)(2px)(2py)(2pz)]
+ 4H[(1s)] -> C[(1s2)(sp3)4]
+ 4H[(1s)] -> CH4
C'è
da notare che gli angoli a tra ogni coppia di
assi unenti il nucleo
del carbonio con i nuclei di idrogeno (figura 22a), sono tutti uguali e valgono
109° 28', in perfetto accordo con le misure sperimentali eseguite
con metodi
spettroscopici.
Figura
22
Infine occorre ricordare che altri elementi del gruppo del carbonio: come
stagno, piombo, silicio e germanio, formano, anch'essi, una
struttura tetraedrica intorno all'atomo centrale quando vanno a legarsi
con altri elementi in
svariati composti, ed inoltre gli angoli di legame
risultano sempre di 109° 28'.
H2O
- molecola d'acqua (ibridi sp3)
La molecola d'acqua è ancora lungi dall'essere compresa con una
qualche precisione e si sono fatti vari tentativi per rendere conto del
fatto sperimentale che più sfugge ad ogni descrizione teorica. Si è infatti
osservato sperimentalmente che questa molecola presenta un angolo
di legame di circa 105° (figura 23).

Figura
23
Utilizzando il metodo O.M. (si veda più oltre) si trova che quest'angolo
dovrebbe essere di 90°; utilizzando gli ibridi sp3
quest'angolo
diventerebbe di circa 109° che approssima meglio il dato sperimentale (tra
le altre vi è poi stata una spiegazione mediante parziale ibridizzazione
sp2).
La configurazione elettronica dell'ossigeno è:
O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz2)]
e la
prima cosa che può venire in mente riguarda il come sia possibile
qui costruire ibridi sp3 .
Ebbene: si considerano gli orbitali atomici 2s, 2px , 2py
, 2pz
indipendentemente dagli elettroni che essi contengono e si costruiscono
gli ibridi sp3 .Quindi si sistemano gli elettroni: una coppia in un
sp3,
un'altra coppia su un altro sp3
(queste coppie sono dette solitarie), un singolo elettrone su un sp3
ed un altro singolo sull'ultimo sp3 . Solo allora i due ibridi
sp3 che contengono
elettroni disaccoppiati, quelli che
vanno a formare i due legami di tipo s (con lo stesso
valore di energia),
ad elettroni localizzati, con i due idrogeni (figura 24).
Figura 24
Ora, come abbiamo detto quando abbiamo trattato il legame idrogeno,
le molecole d'acqua, nel liquido, non sembra si possano
considerare isolate: pare che esse esistano in gruppi tenuti insieme, appunto,
tramite il legame idrogeno. Questi gruppi sono formati da una molecola d'acqua
circondata da altre molecole d'acqua che, quando arrivano
a 4 (caso del ghiaccio), sono disposte ai vertici di un tetraedro (figura
25). Nel caso del ghiaccio vi sono allora più strutture

Figura 25 - I
lobuli ombreggiati sono quelli che contengono
coppie di elettroni leganti; gli altri contengono
coppie solitarie. Le linee tratteggiate rappresentano il legame idrogeno. Le
linee continue e quella tratto-punteggiata descrivono il tetraedro ai
cui vertici si incontrane le quattro molecole di
acqua che circondano la molecola centrale.
tetraedriche,
come quella mostrata in figura 25, impacchettate tra loro in modo da
formare una struttura complessiva come quella illustrata
nelle figure 26 a e b (in b è mostrata una parte della struttura a
da un altro angolo visuale). Come si può vedere la struttura è molto
aperta (difficoltà di impacchettare tetraedri) e questo rende
conto della bassa densità e quindi

Figura 26 a

Figura 26 b
del
maggiore volume occupato dal
ghiaccio rispetto all'acqua.(16) Nel ghiaccio tutti i possibili
legami
idrogeno sono utilizzati; al crescere della temperatura sono sempre meno
i legami idrogeno in azione e quindi via via va rompendosi la struttura
cristallina; quando si ritrova acqua, ancora alcuni legami idrogeno sussistono(17)
e questo rende conto del fatto che le molecole d'acqua si
trovano in gruppi.
Come accennato, un'altra possibilità di spiegare i dati sperimentali per
la molecola d'acqua è di considerare una parziale ibridizzazione sp
(figura 21 b). Abbiamo già detto che legando tra loro due orbitali 2p
puri (teoria O.M.) si avrebbe un angolo di 90°. Per arrivare ai circa 105° non
basta considerare la repulsione tra i nuclei dell'idrogeno,
poiché essa porterebbe l'angelo di legame ad un massimo di 95°;(18)
bisogna invece ammettere che gli orbitali atomici 2p abbiano una parte di
carattere s, bisogna cioè ammettere che si formino degli ibridi parziali
sp2 . L' introduzione di una componente s nei 2p permette una
maggiore sovrapposizione e quindi un legame più stabile ed inoltre fornisce un
angolo più vicino ai 105° di quanto non lo sia quello che si ricava dall'ibridizzazione
sp3 .
NOTE
(1)
Si tenga comunque conto che i due orbitali atomici, per formare un orbitale
molecelare, debbono avere lo stesso numero quantico m.
(2)
Si noti che, per quel che riguardava le molecole biatomiche omonucleari,
il soddisfacimento della prima condizione implicava quello delle altre due.
Ora invece le cose non
stanno più così.
(3)
Poiché qui avremo a che fare con combinazioni di orbitali atomici di tipo
differente tra loro, ad evitare equivoci, useremo il simbolismo introdotto
in nota 9 del precedente paragrafo.
(4)
Si avrà sovrapposizione anche tra l'orbitale 1s dell'idrogeno e gli altri
del fluoro, ma essa sarà minore. Calcoli più precisi dovrebbero tener
conto anche di queste altre sovrapposizioni.
(5)
L'orbitale molecolare di figura 18 b è di tipo s
poiché ha una forma analoga agli orbitali molecolari di tipo s
mostrati in figure 14 a e 14 b.
(6)
Sperimentalmente si misura il momento di dipolo di una molecola e da esso si
risale a k.
(7)
L'elettronegatività, lo ricordo, è definita proprio da ciò che abbiamo detto.
In
modo più semplice si può dire che l'elettronegatività rappresenta il
potere di un atomo di una molecola di attrarre elettroni. Si noti che il
fluoro è il più elettronegativo tra gli elementi; esso è seguito
dall'ossigeno, dal cloro e azoto, dal bromo, dal carbonio e zolfo, ... .
(8) Tra
i 2p vi è però solo il 2px che può dare un contributo al
legame molecolare, poiché per i 2py e 2 pz vale quanto
detto a proposito della figura 19.
(9) Si
ricordi che il livello wp
è doppiamente degenere e quindi in esso possono prendere posto 4 elettroni.
(10) Il
procedimento di cercare analogie tra molecole costituite dallo stesso numero di
elettroni (isoelettroniche) è stato criticato nel 1947 da Long e Walsh.
(11)
Quando detto ha trovato una verifica in un gran numero di esperienze
spettroscopiche.
(12)
Pauling (1931), per spiegare la stabilità delle molecole con un numero dispari
di elettroni (tra cui, appunto, NO), introdusse un nuovo tipo di legame, quello
detto a tre elettroni. Con un metodo diverso si arriva allo stesso
risultato che fornisce il metodo O.M.
(13)
Gli orbitali di tipo p sono direzionali contrariamente agli orbitali di tipo s;
ed i legami che si formano tra orbitali direzionali sonno più forti di quelli
localizzati indifferentemente in una qualunque direzione.
(14)
E' indispensabile ricordare la differenza esistente tra livelli energetici
e strati di livelli (K, L, M, ...); e mentre tra strato e strato vi è
una notevole differenza di
energia, la differenza di energia esistente tra
livello e livello all'interno di un medesimo strato è relativamente picco
la. L'elio, in particolare, ha lo strato K pieno; mentre al berillio manca
no 6 elettroni per completare lo strato L. All'interno dello strato L, proprio
per le piccole differenze di energia esistenti tra i livelli ivi presenti, sono
facilmente realizzabili transizioni di elettroni da un livello
ad un altro. Ciò non accade per transizioni dallo strato K allo strato L
(caso dell'elio).
(15)
Si osservi che la sovrapposizione per un orbitale ibrido è sempre maggiore di
quanto non accada per orbitali di tipo s o p puri.
(16)
Le forme cristalline
in cui può esistere il ghiaccio sono diverse
(come hanno mostrato studi condotti sotto la direzione di Bridgmann e
lavori di Lonsdale del 1958). Tutte le forme cristalline del ghiacci®o sono
più dense dell'acqua, tranne il ghiaccio I che è meno denso proprio perché ha
la struttura aperta (esagonale) mostrata in figura 26. A temperatura di - 80 °C
il ghiaccio cristallizza nella forma
cubica, come il diamante (si veda più avanti). E' proprio il legame
idrogeno che favorisce la struttura aperta del ghiaccio I. Quando si ha
una prevalenza di questo legame vuol dire che le molecole sono disposte
in modo tale da formare un cristallo con ampi spazi vuoti. Una diversa
orientazione delle molecole non permetterebbe l'esistenza del legame
idrogeno.
(17)
Ancora a 40 °C vi sono circa la metà dei legami idrogeno possibili che
ciascuna molecola d'acqua utilizza ancora (e ciò è in accordo con il fatto,
sostenuto nel 1933 da Bernal e Fowler, che l'acqua manterrebbe una struttura a
legami idrogeno simile a quella del ghiaccio).
(18)
Come hanno mostrato Heath e Linnett nel 1948.
Segue con gli ibridi
sp2...
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