Stati Canaglia
Noam Chomsky
Il concetto di "stato canaglia" gioca,oggi,un ruolo
fondamentale nella pianificazione e nell'analisi politica. L'attuale crisi in Iraq è solo l'ultimo esempio.Washington e
Londra hanno dichiarato l'Iraq uno "stato canaglia", una minaccia per
i suoi vicini e per il mondo intero,una "nazione fuorilegge" guidata
da una reincarnazione di Hitler che deve essere fermata dai guardiani
dell'ordine mondiale,gli Stati Uniti ed il suo "partner più giovane"
britannico per scegliere il termine mestamente usato dal ministero degli esteri
britannico mezzo secolo fa.L'idea merita uno sguardo ravvicinato.Ma
prima,consideriamo la sua applicazione nella crisi attuale. L'ordinamento legale pertinente è formulato nella Carta delle
Nazioni Unite,un "trattato solenne" accettato come la base del diritto
internazionale e dell'ordine mondiale e sotto la Costituzione degli Stati
Uniti,"la legge massima della terra". La Carta dichiara che "il Consiglio di Sicurezza stabilirà
l'esistenza di ogni minaccia alla pace,rottura della pace o atto di aggressione
e darà consiglio o deciderà quali misure saranno prese in accordo con
gli articoli 41 e 42",che elencano le "misure" privilegiate
"che non richiedono l'uso delle forze armate" e consentono al
Consiglio di Sicurezza di intraprendere ulteriori azioni se trova tali
misure inadeguate.L'unica eccezione è l'Articolo 51 che consente il
"diritto all'autodifesa singola o collettiva" contro "attacchi
armati...finchè il Consiglio di Sicurezza ha preso le misure necessarie per
mantenere la pace e la sicurezza internazionale".A parte queste
eccezioni,gli stati membri "si asterranno dalla minaccia o dall'uso della
forza nelle loro relazioni internazionali". Ci sono modi legittimi per reagire alle molte minacce alla pace
mondiale.Se i vicini dell'Iraq si sentono minacciati,possono richiedere al
Consiglio di Sicurezza di autorizzare misure adeguate per rispondere alla
minaccia.Se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si sentono
minacciati,possono fare lo stesso.Ma nessuno stato ha l'autorità di prendere le
sue decisioni su queste questioni ed agire come sceglie;gli Stati Uniti ed il
Regno Unito non avrebbero tale autorità anche se le loro stesse mani fossero
pulite,ma non è così. Il Consiglio di Sicurezza,unanimemente,sottoscrisse l'accordo
di Annan,respingendo le richieste degli Stati Uniti e del Regno Unito
sull'autorizzazione all'uso della forza nel caso di non conformità.La
risoluzione avvisò di "conseguenze severissime" ma senza ulteriori
specificazioni.Nel cruciale paragrafo finale,il Consiglio "decide,in
conformità con le sue responsabilità secondo la Carta,di rimanere attivamente
preso dalla questione,allo scopo di assicurare lo sviluppo di questa risoluzione
e di assicurare pace e sicurezza nell'area".Il Consiglio,nessun
altro;secondo la Carta. Dall'estremità liberal-pacifista,l'accordo di Annan fu
benvenuto,ma in uno stretto senso che impediva la discussione di questioni
centrali.In una tipica reazione,il Boston Globe dichiarò che se Saddam non
fosse indietreggiato,"gli Stati Uniti non solo sarebbero stati giustificati
nell'attaccare l'Iraq ma sarebbe stato irresponsabile non farlo",senza
porre ulteriori domande.I direttori chiesero anche "un consenso generale di
vergogna" contro "le armi di distruzione di massa" come "la
migliore possibilità che il mondo ha per evitare che la scienza deviata
infligga danno finora inimmaginabile".Un saggio proposito;uno può pensare
a dei modi semplici per iniziare,senza la minaccia della forza,ma non erano
questi che si intendevano. Gli Stati Uniti hanno continuato a definire
"aggressione" per includere "guerra politica o sovversione"
(da parte di qualcun altro,cioè)-ciò che Adlai Stevenson chiamava
"aggressione interna" mentre difendeva l'escalation di JFK ad un
attacco globale contro il Vietnam del Sud.Quando gli Stati Uniti hanno
bombardato le città libiche nel 1986,la giustificazione ufficiale è stata
"autodifesa contro attacchi futuri".L'esperto legale del New York
Times Anthony Lewis elogiò l'Amministrazione per il riferimento
"all'argomento legale che la violenza [in questo caso] è giustificata come
atto di autodifesa",con questa interpretazione creativa dell'Articolo 51
della Carta che avrebbe imbarazzato uno studente liceale colto.L'invasione di
Panama degli Stati Uniti fu difesa al Consiglio di Sicurezza dall'Ambasciatore
Thomas Pickering appellandosi all'Articolo 51 che,dichiarò,"autorizza
l'uso delle forze armate per difendere un paese,difendere i nostri interessi e
la nostra gente",ed autorizza gli Stati Uniti ad invadere Panama per
impedire che "i suoi territori vengano usati come base per il
contrabbando di droga verso gli Stati Uniti".Un'opinione colta saggiamente
accenata con il capo in assenso. Inoltre è interessante esaminare le questioni che sono entrate
nel non-dibattito sulla crisi in Iraq.Ma prima una parola sul concetto di
"stato canaglia". Da allora,l'Iraq ha preso il posto di Iran e Libia come
principale "stato canaglia".Altri non sono mai entrati in
classifica.Forse il caso più importante è l'Indonesia,che passò da nemico ad
amico quando il Generale Suharto prese il potere nel 1965,dando il via ad un
enorme massacro che suscitò grande soddisfazione in Occidente.Da allora Suharto
è diventato "il nostro tipo giusto",come lo descrisse
l'amministrazione Clinton,mentre eseguiva aggressioni mortali ed atrocità
infinite contro il suo stesso popolo;uccidendo 10.000 Indonesiani solo negli
anni '80,secondo la testimonianza personale del "nostro tipo",che
scrisse che "i corpi erano lasciati in giro come forma di terapia
shock".A dicembre 1975,il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite,all'unanimità,ordinò all'Indonesia di ritirare le sue forze d'invasione
da Timor Est "senza rinvii" e richiamando "tutti gli Stati al
rispetto dell'integrità territoriale di Timor Est così come al diritto
inalienabile del suo popolo all'autodeterminazione".Gli Stati Uniti
risposero (in segreto) aumentando le spedizioni di armi agli aggressori;Carter
accelerò il flusso delle armi di nuovo quando l'attacco raggiunse i livelli di
quasi-genocidio nel 1978.Nelle sue memorie,l'Ambasciatore alle Nazioni Unite
Daniel Patrick Moynihan si vanta del suo successo nel rendere le Nazioni
Unite "totalmente inefficaci in qualsiasi misura prendessero",seguendo
le istruzioni del Dipartimento di Stato che "augurava che le cose andassero
come avevano preparato e lavorava per causare questo".Gli Stati Uniti
accettano anche volentieri il furto di petrolio di Timor Est (con la
partecipazione di una compagnia degli Stati Uniti),in violazione ad ogni
ragionevole interpretazione di accordi internazionali. L'amministrazione Kennedy aprì la strada all'uso massiccio di
armi chimiche contro i civili quando lanciò il suo attacco contro il Vietnam
del Sud nel 1961-1962.C'è stato molto interesse legittimo sugli effetti sui
soldati statunitensi,ma non sugli effetti sui civili incomparabilmente
peggiori.A questo punto,almeno.Su un quotidiano israeliano di massa,l'onorato
giornalista Amnon Kapeliouk riportò del suo viaggio in Vietnam nel 1988,dove
trovò che "migliaia di Vietnamiti ancora muoiono per gli effetti della
guerra chimica americana",citando stime di 250.000 vittime nel Vietnam del
Sud e descrivendo le "terribili" scene negli ospedali nel sud con
bambini che muoiono di cancro ed orribili deformazioni dalla nascita.Fu il
Vietnam del Sud ad essere scelto per la guerra chimica,non il Nord,dove queste
conseguenze non vengono rilevate,riporta.C'è anche una prova notevole dell'uso
di armi biologiche da parte degli Stati Uniti contro Cuba,riportata come notizia
minore nel 1977 ed al peggio solo una piccola componente della continuazione del
terrore statunitense. La Corte Internazionale Le qualifiche di "stato canaglia" sono chiarite
ulteriormente dalla reazione di Washington alle insurrezioni in Iraq nel Marzo
1991,subito dopo la cessazione delle ostilità.Il Dipartimento di Stato reiterò
ufficialmente il suo rifiuto ad avere ogni trattativa con l'opposizione
democratica irachena,e come da prima della Guerra del Golfo,gli era praticamente
negato l'accesso ai principali media statunitensi."Incontri politici con
loro non sarebbero adatti alla nostra politica in questo momento",affermò
il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher."Questo
momento" era il 14 Marzo 1991,mentre Saddam decimava l'opposizione
meridionale sotto gli occhi del Generale Schwartzkopf,rifiutando anche di
consentire agli ufficiali militari ribelli di incontrare i soldati iracheni
catturati.Se non fosse stato per una reazione pubblica inattesa,Washington
probabilmente non avrebbe dato neanche un tiepido sostegno ai ribelli Kurdi,soggetti
allo stesso trattamento poco dopo. QUALCOSA IN PIU' SUL DIBATTITO Che Saddam sia un criminale è,senza
dubbio,vero,ed uno dovrebbe essere contento,suppongo,che gli Stati Uniti ed il
Regno Unito e le istituzioni dottrinarie principali,alla fine,si sono uniti a
quelli che "prematuramente" condannarono il sostegno americano e
britannico all'assassino di massa.E' anche vero che rappresenta una minaccia per
chiunque alla sua portata.Nel confronto della minaccia con altri,c'è una
piccola unanimità al di fuori degli Stati Uniti e del Regno Unito,dopo le loro
(ambigue) trasformazioni da Agosto 1990.Il loro piano del 1998 di usare la forza
fu giustificato nei termini della minaccia di Saddam per la regione,ma non c'era
modo di nascondere il fatto che la gente della regione era contraria alla loro
salvezza,così energicamente che i governi furono obbligati ad unirsi in
opposizione.(?)
La
nuova dottrina strategica degli Stati Uniti Le
lotte incessanti che nel XX secolo hanno contrapposto totalitarismo e
libertà sono terminate con la vittoria decisiva delle forze della
libertà e di un solo modello accettabile per il successo delle nazioni:
la libertà, la democrazia e la libera impresa. Nel XXI secolo solamente
le nazioni che si impegnano a rispettare i diritti dell’uomo e a
garantire le libertà economiche e politiche saranno capaci di stimolare
il potenziale delle loro risorse e assicurare la prosperità futura.
Dappertutto nel mondo, i cittadini vogliono potere esprimersi
liberamente; scegliere chi li governa; pregare ciò che a loro sembra
sia giusto; educare i propri figli – sia
femmine che maschi; godere del diritto alla proprietà e
raccogliere i frutti del proprio lavoro. Questi valori di libertà
costituiscono un diritto imprescindibile ed equo per ogni individuo, in
tutte le società e il dovere di proteggere questi valori contro chi li
attacca si impone a tutti i popoli che tengono alla libertà, nel mondo
intero in tutte le epoche. Oggi
gli Stati Uniti hanno una forza militare senza eguali e una grande
influenza economica e politica. Fedeli in questo alla nostra eredità e
ai nostri principi, noi non utilizziamo questa forza per ottenere
vantaggi di tipo unilaterale. Al contrario, cerchiamo di instaurare un
equilibrio di poteri che favorisca per l’umanità intera le condizioni
di libertà dalle quali tutte le nazioni e tutte le società potranno
attingere per loro stesse le sfide e le gratificazioni della libertà
economica e politica. In un mondo sicuro le persone saranno in grado di
rendere la loro vita migliore. Noi difenderemo la pace combattendo i
terroristi e i tiranni. Noi manterremo la pace stabilendo buoni rapporti
tra le grandi potenze. Noi estenderemo il raggio d’azione
incoraggiando la creazione di società libere e aperte in tutti i
continenti. Difendere
la nostra nazione contro i suoi nemici è il primo e il più importante
dovere del Governo federale. Oggi questo compito vede cambiamenti
considerevoli. In passato, i nostri nemici dovevano disporre di una
potenza militare e di grandi capacità industriali per mettere in
pericolo l’America. Oggi, organizzazioni segrete
possono provocare sofferenza e caos con un costo meno elevato
dell’acquisto di un solo carro armato. I terroristi sono stati
addestrati per infiltrarsi nelle società aperte e riversare contro di
noi la potenza delle moderne tecnologie. Per
lottare contro questa minaccia dobbiamo mettere in azione alcune delle
armi di cui disponiamo: la potenza militare, una migliore difesa del
nostro territorio, un rafforzamento della legge, e dei servizi di
informazione, e la lotta serrata contro la rete dei finanziamenti al
terrorismo. La
lotta contro i terroristi sparsi nel mondo è un’impresa di cui è
impossibile determinare la durata. L’America offrirà il suo
sostegno alle nazioni che ne hanno bisogno per combattere il terrore.
E l’America chiederà conto alle nazioni che sono compromesse nel
terrore, incluse quelle che ospitano terroristi perché gli alleati al
terrorismo sono nemici della civiltà. Gli Stati Uniti e i paesi che
cooperano con noi devono fare assolutamente tutto per fare in modo che i
terroristi non abbiano la possibilità di stabilire nuove basi sul loro
territorio. Insieme noi faremo in modo di rifiutare il loro diritto
d’asilo. Il
più gran pericolo che minaccia il nostro paese è situato
nell’incrocio tra radicalismo e tecnologia. I nostri nemici hanno
dichiarato senza ambiguità che aspirano a mettere in opera armi di
distruzione di massa e noi abbiamo le prove che vi si impegnano con
determinazione. Gli Stati Uniti non permetteranno che questi sforzi
vadano in porto. Noi stabiliremo difese contro i missili balistici e
altre armi di lunga portata. Noi coopereremo con le altre nazioni per
impedire che i nostri nemici si dotino di tecnologie pericolose, per
combattere e per controllare i loro tentativi in questo senso. E, perché
è una questione di buon senso e di autodifesa, l’America interverrà
prima che la minaccia stessa si concretizzi.
Per difendere l’America e i suoi amici noi non possiamo
accontentarci di pie intenzioni. Noi dobbiamo essere pronti a
contrastare i progetti dei nostri nemici, utilizzando al meglio i nostri
servizi di informazione e usando la più grande circospezione. La storia
giudicherà chi ha avvertito il pericolo e chi non ha fatto nulla per
evitarlo. Nel nuovo mondo nel quale noi stiamo per entrare, il solo
cammino che conduce alla pace e alla sicurezza è quello dell’azione. Nel
momento stesso in cui difendiamo la pace noi abbiamo anche il vantaggio
di un’opportunità storica per poter preservare la pace. Oggi, per la
prima volta da quando è emerso lo Stato-nazione nel XVII secolo, la
comunità internazionale si vede offrire una chance di costruire un
mondo dove le grandi potenze potranno farsi concorrenza nella pace
invece di prepararsi continuamente alla guerra. Oggi le potenze mondiali
si ritrovano dalla stessa parte, unite dal pericolo comune rappresentato
dalla violenza terroristica e dal caos. (…) La
Russia è impegnata in un periodo di transizione promettente, in cerca
di un avvenire democratico e di un alleato nella sua guerra contro il
terrorismo. I dirigenti cinesi stanno scoprendo che la prosperità della
nazione deriva dalla libertà economica. In poco tempo si renderanno
conto che la grandezza di una nazione dipende dalla libertà sociale e
politica. (…) Gli
eventi dell’11 settembre 2001 ci hanno insegnato che gli Stati deboli
come l’Afghanistan possono rappresentare per i nostri interessi
nazionali un pericolo grande quanto quello rappresentato dagli Stati
forti. La povertà non trasforma gli indigenti in terroristi o in
assassini. Ma la povertà, la debolezza delle istituzioni e la
corruzione possono offrire agli Stati deboli la possibilità di ospitare
all’interno delle loro frontiere reti terroristiche e produzione di
droga. Costruendo
un equilibrio di poteri che favorisca la libertà, gli Stati Uniti sono
guidati dalla convinzione che tutte le nazioni hanno importanti
responsabilità. Le nazioni che hanno la possibilità di godere della
libertà devono con tutta la loro forza combattere il terrore. Le
nazioni che dipendono dalla stabilità internazionale devono aiutare a
prevenire la disseminazione di armi di distruzione di massa. Noi
siamo ugualmente guidati
dalla convinzione che ciascuna nazione non può costruire da sola un
mondo migliore e più sicuro. Le alleanze e le organizzazioni
multilaterali esistono per accrescere la forza dei paesi che tengono
alla libertà. Gli Stati Uniti sono molto legati alle organizzazioni
durevoli come l’Onu, l’Omc, l’Osa e la Nato, per non dire degli
altri organismi riconosciuti da lunga data. La coalizione rinforza
l’azione di queste organizzazioni. In ogni modo, occorre assolutamente
che gli impegni internazionali siano presi seriamente. Non si tratta di
considerarli in maniera simbolica per esprimere il sostegno a un ideale
senza fare niente di concreto per cercare di realizzarlo. La libertà è
una rivendicazione non negoziabile della dignità umana; è un diritto
naturale di tutti gli individui in tutte le culture. Nel corso della
storia la libertà è stata minacciata da guerre e terrore; è stata
schernita dagli interessi contradditori dei potenti e dalle intenzioni
perfide dei tiranni; è stata messa in pericolo da povertà e malattie.
Oggi l’umanità tiene tra le mani l’occasione di assicurare il
trionfo della libertà sui suoi nemici. Gli Stati Uniti sono fieri della
responsabilità che hanno per condurre questa importante missione. George
W. Bush 1.La
dignità umana Gli
Stati Uniti devono difendere la libertà e la giustizia perché questi
principi sono diritti giusti e imprescindibili per tutti e in tutti i
luoghi. Nessuna nazione è proprietaria di queste aspirazioni e nessuna
ne è libera. (…) Noi siamo decisi a promuovere la dignità umana, la
libertà, la libertà di culto e la libertà di coscienza e a difendere
questi diritti contro le minacce dei governi repressivi. 2.Il
rafforzamento delle alleanze Il
nemico non è un regime politico, una persona, una religione o
un’ideologia isolata. Il nemico è il terrorismo, ossia una violenza
premeditata con obiettivi politici, perpetrata contro innocenti. Gli
Stati Uniti sono pronti a sfruttare i loro sforzi per ottenere il
sostegno della comunità internazionale. Noi non esiteremo ad agire
soli, se necessario, per esercitare il nostro diritto all’autodifesa
agendo in maniera preventiva contro questi terroristi. (…) 3.I
conflitti regionali Il
testo prende in considerazione i vari conflitti mondiali da quello
mediorientale a quelli dell’Africa e dell’America Latina (…) 4.Le
armi di distruzione di massa Nuovi
e pesanti sfide sono emerse provocate dagli Stati-canaglia e dai
terroristi. Ognuno di questi pericoli contemporanei non si può
confrontare con la terribile minaccia di distruzione totale
che l’URSS ha fatto pesare su di noi. Perciò la natura e le
motivazioni di questi nuovi avversari, la loro determinazione a dotarsi
di armi di distruzione di massa che finora erano accessibili solo alle
grandi potenze, e la probabilità che possano farne uso contro di noi,
rendono oggi il contesto della nostra sicurezza più complesso e più
pericoloso. Negli anni Novanta abbiamo assistito all’emergere di un
piccolo numero di Stati-canaglia, che lungi dall’essere diversi
l’uno dall’altro, hanno in comune molte caratteristiche: -
maltrattano le loro popolazioni, dissipano le risorse nazionali
per il più grande profitto dei suoi dirigenti; -
non hanno alcun rispetto per le leggi internazionali, minacciano
i paesi vicini e violano con cinismo i trattati che hanno firmato; -
sono determinati ad acquisire armi di distruzione di massa e di
altre tecnologie militari e di servirsene (…); -
finanziano il terrorismo nel mondo (…) Da
secoli, la legge riconosce la possibilità per un paese di prendere
legalmente misure di difesa contro forze armate che rappresentano per
lui un pericolo immediato, prima che
subiscano un attacco. I legislatori, in particolare i giuristi
internazionali, fondano in generale la legittimità della risposta
sull’esistenza di una minaccia immediata. (…) Gli
Stati Uniti sono da molto tempo favorevoli a una reazione anticipata
perché si tratta di una minaccia che mina la sicurezza mondiale. Più
grave è la minaccia e più grande è il rischio che deriva
dall’inazione, e più è importante prendere misure preventive per
assicurare la nostra difesa, anche se esiste l’indeterminatezza sul
momento e sul luogo dell’attacco nemico. (…) MISSIONE
OGGI Gennaio
2003 The
National Security Strategy of United States, reso pubblico lo scorso
17 settembre, si può definire il "Manifesto dell'Impero".
È il primo testo, dove l'America esprime apertamente la propria
intenzione: quella di governare il mondo. DA
SOLI ALLA GUIDA DEL MONDO Riportiamo
alcuni brani del testo commentato. Dal
documento sulla sicurezza nazionale americana Valori
e interessi. "Lavoreremo per tradurre questo momento di
grande influenza in decenni di pace, prosperità e libertà. La
strategia statunitense per la sicurezza nazionale sarà basata su di
un internazionalismo squisitamente americano che rifletta l'unione dei
nostri valori e dei nostri interessi nazionali. Lo scopo di questa
strategia è contribuire a rendere il mondo non soltanto più sicuro,
ma anche migliore. I nostri scopi sulla via del progresso sono chiari:
libertà politica ed economica, relazioni pacifiche con gli altri
stati e rispetto della dignità umana. E questa via non appartiene ai
soli Stati Uniti, ma è aperta a tutti". Deterrenza
addio. "I concetti tradizionali di deterrenza non
funzioneranno contro un nemico terrorista, le cui tattiche dichiarate
sono la distruzione sfrenata e l'uccisione di innocenti; i cui
cosiddetti soldati, morendo, perseguono il martirio e la cui più
potente protezione è l'assenza dello stato. La sovrapposizione tra
stati che sostengono il terrorismo ed agenti che cercano di procurarsi
armi per la distruzione di massa ci chiama all'azione". Attacchi
preventivi. "Gli Stati Uniti sostengono ormai da lungo
tempo l'opzione dell'attacco preventivo per contrastare una minaccia
anche di moderata entità alla nostra sicurezza nazionale. Maggiore è
la minaccia, maggiore è il rischio insito nell'inazione: e più è
stringente la motivazione per intraprendere un'azione preventiva di
autodifesa, anche se rimangono incerti il tempo ed il luogo
dell'attacco nemico. Per precedere o evitare tali atti di ostilità da
parte degli avversari, gli Stati Uniti, se necessario, agiranno
preventivamente". Corte
penale internazionale. "Prenderemo le misure necessarie
per garantire che i nostri sforzi per adempiere ai nostri impegni per
la sicurezza globale e per la protezione degli americani non siano
ostacolati dalle potenzialità investigative, da inchieste o da un
rinvio a giudizio da parte della Corte penale internazionale, la cui
giurisdizione non riguarda gli americani e che noi non accettiamo. (trad.
Sabrina Fusari)
La caratteristica più interessante del dibattito sulla crisi irachena è che
esso
non ha mai avuto luogo.Precisamente,molte parole sono circolate,e c'è stata una
disputa su come procedere.Ma la discussione è rimasta in confini stretti che
hanno escluso la risposta ovvia:gli Stati Uniti ed il Regno Unito dovrebbero
agire in accordo con le loro leggi e obblighi di trattato.
Gli stati fuorilegge non accettano queste condizioni;l'Iraq di Saddam,per
esempio,o gli Stati Uniti.La loro posizione fu esplicitamente pronunciata dal
Segretario di Stato Madeleine Albright,allora Ambasciatore delle Nazioni
Unite,quando informò il Consiglio di Sicurezza nel corso di un confronto
iniziale con l'Iraq che gli Stati Uniti agiranno "multilateralmente quando
possiamo ed unilateralmente quando dobbiamo",perchè "riteniamo
quest'area vitale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti" e perciò
non accettiamo vincoli esterni.Albright ripetette il principio quando il
Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan intraprese la sua missione
diplomatica in Febbraio 1998:"gli facciamo gli auguri",dichiarò,"e
quando torna vedremo cosa ha portato e come si adatta ai nostri interessi
nazionali",il che deciderà come risponderemo.Quando Annan annunciò che
era stato raggiunto un accordo,Albright ripetette la dottrina:"è possibile
che torni con qualcosa che non ci piace,nel qual caso perseguiremo i nostri
interessi nazionali".Il Presidente Clinton annunciò che se l'Iraq fallisce
il test di conformità (come stabilito da Washington),"ognuno capirebbe che
allora gli Stati Uniti e ,fiduciosamente,tutti i nostri alleati avrebbero il
diritto unilaterale di rispondere al momento,luogo e maniera di nostra
scelta",nel modo di altri stati violenti e illegali.
I fatti erano chiari ed inequivocabili.I titoli recitavano:"Un attacco
immediato non è appoggiato" (Wall St. Journal);"Le Nazioni Unite
respingono la minaccia degli Stati Uniti all'Iraq se rompe i patti" (New
York Times);etc.L'Ambasciatore inglese alle Nazioni Unite "rassicurò,in
forma privata,i suoi colleghi al Consiglio che la risoluzione non assegna agli
Stati Uniti ed alla Gran Bretagna una 'reazione immediata' per lanciare attacchi
contro l'Iraq se impedisce le ispezioni delle Nazioni Unite"."Deve
essere il Consiglio di sicurezza che stabilisce queando usare le forze
armate",dichiarò l'Ambasciatore del Costa Rica,esprimendo la posizione del
Consiglio di Sicurezza.
La reazione di Washington fu differente.L'Ambasciatore degli Stati Uniti asserì
che quell'accordo "non preclude l'uso unilaterale della forza" e che
gli Stati Uniti conservano il loro diritto legittimo di attaccare Baghdad a loro
piacere.Il portavoce del Dipartimento di Stato James Rubin accantonò la formula
della risoluzione come "non così importante come il genere di discussioni
private che abbiamo avuto":"non sto dicendo che non ci interessa della
risoluzione",ma "abbiamo spiegato che non vediamo il bisogno di
ritorno al Consiglio di Sicurezza se c'è una violazione dell'accordo".Il
Presidente dichiarò che la risoluzione "fornisce l'autorizzazione ad
agire" se gli Stati Uniti non sono soddisfatti della conformità
irachena;il suo addetto stampa chiarì che ciò significa azione
militare."Gli Stati Uniti insistono nel ritenere giusto punire
l'Iraq",il titolo del New York Times recitava con precisione.Gli Stati
Uniti hanno il diritto unilaterale ad usare la forza a loro piacimento;punto.
Alcuni ritennero che anche questa presa di posizione rimaneva troppo legata ai
nostri obblighi solenni nei confronti del diritto internazionale e nazionale.Il
leader della maggioranza al Senato accusò l'Amministrazione di aver
"subappaltato" la sua politica estera "ad altri"-al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.Il Senatore John McCain avvertì che
"gli Stati Uniti possono subordinare la loro potenza alle Nazioni
Unite",un vincolo solo per gli stati osservanti della legge.Il Senatore
John Kerry aggiunse che sarebbe "legittimo" per gli Stati Uniti
invadere l'Iraq senza riserve se Saddam "resta ostinato ed in violazione
delle risoluzioni delle Nazioni Unite ed in una posizione di minaccia per la
comunità mondiale",se il Consiglio di Sicurezza lo stabilisce o no.Tali
azioni unilaterali degli Stati Uniti sarebbero "all'interno
dell'ordinamento del diritto internazionale" per come Kerry lo
concepisce.Una colomba liberale che raggiunse rilievo nazionale come
oppositore alla guerra del Vietnam,Kerry ha spiegato che la sua presa di
posizione attuale era coerente con le sue vedute iniziali.Il Vietnam gli insegnò
che la forza dovrebbe essere usata solo se l'obiettivo è "raggiungibile ed
incontra i bisogni del tuo paese".L'invasione di Saddam del Kuwait era
quindi sbagliata solo per una ragione:non era "realizzabile" come i
fatti mostravano.
L'analista politico William Pfaff biasimò la riluttanza di Washington nel tener
conto di "opinioni teologiche o filosofiche",i punti di vista di
Tommaso D'Aquino e del teologo rinascimentale Francisco Suarez-come "una
parte della comunità analitica" aveva fatto negli Stati Uniti ed in Gran
Bretagna durante gli anni '50 e '60",cercando consiglio dalla
"filosofia e teologia"!Ma non le fondazioni di diritto contemporaneo
internazionale e nazionale,che sono chiare,sebbene estranee alla cultura
intellettuale.Un altro analista liberale esortò gli Stati Uniti ad
affrontare il fatto che se la sua incomparabile potenza "è realmente
esercitata per il bene del genere umano,il genere umano vuole voce in capitolo
sul suo uso",che non sarebbe permesso dalla "Costituzione,dal
Congresso nè dai sapientoni televisivi";"e le altre nazioni del mondo
non hanno assegnato a Washington il diritto di decidere quando,dove e come i
loro interessi dovrebbero esser serviti" (Ronald Steel).
Avviene che la Costituzione preveda tali meccanismi,vale a dire,dichiarando i
trattati validi "la legge assoluta della terra",in modo particolare il
più importante di questi,la Carta delle Nazioni Unite.Inoltre autorizza il
Congresso a "determinare e punire...offese contro il diritto delle
nazioni",rafforzata dalla Carta nell'età contemporanea.Inoltre è un pò
sminuire dire che le altre nazioni "non hanno assegnato a Washington il
diritto";esse hanno rigorosamente rinnegato quel diritto (almeno
retorico),seguendo il comando di Washington,che in larga misura ha raggirato la
Carta.
Il riferimento alla violazione dell'Iraq della risoluzione delle Nazioni Unite
è stata considerato regolarmente per implicare che i due stati guerrieri hanno
il diritto di usare la forza unilateralmente,assumendo il ruolo di
"poliziotti del mondo"-un insulto alla polizia,che,in linea di
principio,si suppone faccia rispettare la legge e non la riduca a brandelli.C'è
stata critica per "l'arroganza di potere" di Washington e cose del
genere,non proprio i termini giusti per uno stato violento
fuorilegge,auto-designato.
Uno potrebbe trovare un argomento legale distorto per supportare i reclami degli
Stati Uniti e del Regno Unito,tuttavia nessuno ci ha realmente provato.Il primo
passo sarebbe che l'Iraq ha violato la Risoluzione delle Nazioni Unite 687 del 3
Aprile 1991,che dichiara un cessate il fuoco "su notificazione ufficiale
dall'Iraq" che accetta le clausole che sono scritte a chiare lettere
(distruzione delle armi,ispezioni,etc.).Probabilmente questo è il più lungo e
dettagliato Consiglio di Sicurezza noto,ma non accenna a nessun meccanismo
costrittivo.Il passo due del motivo,allora,sarebbe che la non adesione
dell'Iraq "richiama" la Risoluzione 678 (29 Nov.1990).Quella
Risoluzione autorizza gli stati membri "ad usare tutti i mezzi necessari
per sostenere ed attuare la Risoluzione 660" (2 Agosto 1990),che
chiede all'Iraq il ritiro immediato dal Kuwait e per l'Iraq ed il Kuwait
"di iniziare immediatamente negoziati intensi per la risoluzione delle loro
controversie",consigliando la presenza della Lega Araba.La Risoluzione 678
richiama anche "tutte le risoluzioni successive attinenti"
(elencandole:662,664);queste sono "attinenti" poichè si riferiscono
all'occupazione del Kuwait ed alle azioni irachene ad essa relative.Richiamare
la 678 quindi lascia le questioni dove erano:con nessuna autorizzazione all'uso
della forza per attuare l'ultima Risoluzione 687 che porta questioni
completamente differenti,autorizzando nient'altro che le sanzioni.
Non c'è bisogno di riflettere sulla questione.Gli Stati Uniti ed il Regno Unito
avrebbero subito risolto tutti i dubbi chiedendo al Consiglio di Sicurezza
l'autorizzazione alla "minaccia e uso della forza",come richiesto
dalla Carta.La Gran Bretagna fece dei passi in quella direzione,ma li abbandonò
quando divenne ovvio,subito,che il Consiglio di Sicurezza non sarebbe andato
oltre.
Supponiamo che il Consiglio di Sicurezza fosse per l'autorizzazione all'uso
della forza per punire l'Iraq per la violazione della Risoluzione 687 sul
cessate il fuoco delle Nazioni Unite.Quell'autorizzazione si applicherebbe a
tutti gli stati:ad esempio all'Iran che sarebbe quindi autorizzato ad invadere
il sud dell'Iraq per sostenere una ribellione.L'Iraq è un vicino e la vittima
di un'aggressione irachena appoggiata dagli Stati Uniti e di una guerra chimica
e potrebbe reclamare,in modo plausibile,che la sua invasione possa avere un
supporto locale;gli Stati Uniti ed Il Regno Unito non possono fare tali
reclami.Tale azione iraniana,se concepibile,non sarebbe mai tollerata,ma sarebbe
molto meno offensiva dei piani degli auto nominati garanti.E' difficile
immaginare tali osservazioni elementari far parte di una discussione pubblica
negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Il disprezzo del ruolo della legge è profondamente radicato nella pratica
statunitense e nella cultura intellettuale.Ricordiamo,ad esempio,la reazione al
giudizio della Corte Internazionale di Giustizia nel 1986 che condannava gli
Stati Uniti per "l'uso illegale della forza" contro il
Nicaragua,chiedendo la cessazione ed il pagamento di grossi risarcimenti e
dichiarando tutti gli aiuti americani ai contras,qualunque fosse la loro
natura,"aiuti militari" e non "aiuti umanitari".La Corte fu
denunciata da tutte le parti per avere screditato se stessa.I termini del
giudizio non furono ritenuti adatti alla stampa e vennero ignorati.Il Congresso
controllato dai Democratici,subito autorizzò nuovi fondi per aumentare l'uso
illegale della forza.Washington pose il veto su una Risoluzione del Consiglio di
Sicurezza che richiamava tutti gli stati al rispetto del diritto
internazionale-senza menzionarne alcuno,sebbene l'intento fosse chiaro.Quando
l'Assemblea Generale approvò una risoluzione simile,gli Stati Uniti votarono
contro,respingendola completamente,seguiti solo da Israele e San Salvador;l'anno
seguente,solo il voto automatico di Israele potè esser ottenuto.Solo poco di ciò
ricevette menzione sui media o giornali d'opinione e tanto meno ciò che
significa.
Il Segretario di Stato George Schultz intanto spiegava (14 Aprile 1986) che
"i negoziati sono un eufemismo per capitolazione se lo spauracchio della
forza non è messo sul tavolo delle trattative".Egli condannò quelli che
invocano "utopistici mezzi legali come la mediazione esterna,le Nazioni
Unite,la Corte Internazionale,mentre ignorano l'elemento potenza
dell'equazione"-sentimenti non senza precedenti nella storia moderna.
Il palese disprezzo dell'Articolo 51 è particolarmente rivelatore.E' stato
dimostrato con notevole chiarezza subito dopo gli accordi di Ginevra del 1954 su
una risoluzione pacifica per l'Indocina,ritenuti come un "disastro" da
Washington che subito si mosse per minarli.Il Consiglio di Sicurezza Nazionale
deliberò,in segreto,che anche in caso di "una sovversione o insurrezione
comunista locale che non costituiva un attacco armato",gli Stati Uniti
avrebbero considerato l'uso della forza militare,incluso un attacco all Cina se
"si fosse stabilito che è la sorgente" della "sovversione"
(NSC 5429/2;mio rilievo).La formulazione,ripetuta annualmente alla lettera
nei documenti di pianificazione,era scelta così da rendere esplicito il diritto
degli Stati Uniti di violare l'Articolo 51.Lo stesso documento fu utilizzato per
rimilitarizzare il Giappone,trasformare la Tailandia nel "punto focale
delle operazioni segrete e psicologiche degli Stati Uniti nel sud-est
asiatico",intraprendere "operazioni segrete su larga ed efficace
scala" ovunque in Indocina,ed in generale agire rigorosamente per minare
gli accordi e la Carta delle Nazioni Unite.Questo documento criticamente
importante fu grossolanamente falsificato dagli storici del Pentagon
Papers ed è in gran parte scomparso dalla storia.
Nel Giugno 1993,Clinton ordinò un attacco missilistico sull'Iraq,che uccise
civili ed incoraggiò assai il presdente,le colombe del congresso e la
stampa,che trovò l'attacco "giusto,ragionevole e necessario".I
commentatori furono particolarmente colpiti dal richiamo all'Articolo 1
dell'Ambasciatore Albright.Il bombardamento,spiegò,era come "autodifesa
contro attacchi armati"-cioè,un presunto tentativo di assassinare il
precedente Bush due mesi prima,un richiamo che avrebbe difficilmente raggiunto
il livello di assurdità anche se gli Stati Uniti fossero stati in grado di
dimostrare il coinvolgimento iracheno;"i funzionari
dell'Amministrazione,parlando anonimamente",informarono la stampa "che
il giudizio di colpevolezza dell'Iraq era basato su prove circostanziali ed
analisi piuttosto che su informazioni fondate",riportò il New York Times,liquidando
la questione.La stampa rassicurò l'elite dell'opinione che le circostanze
"corrispondevano chiaramente" all'Articolo 51 (Washington
Post)."Ogni Presidente ha il dovere di utilizzare la forza militare per
protegger gli interessi della nazione" (New York Times,finchè esprimeva
dello scetticismo sul caso in questione)."Diplomaticamente,questa era la
ragione fondamentale giusta da invocare",e "il riferimento di Clinton
alla Carta mostrò un desiderio americano di rispettare il diritto
internazionale" (Boston Globe).L'Articolo 51 "consente agli stati di
rispondere militarmente se sono minacciati da una potenza ostile" (Christian
Science Monitor).L'Articolo 51 autorizza uno stato ad usare la forza "come
autodifesa contro le minacce ai cittadini",il Ministro degli Esteri
britannico Douglas Hurd informò il Parlamento,sostenendo "l'uso
giustificato e adeguato del diritto all'autodifesa" di Clinton.Ci sarebbe
un "pericoloso stato di paralisi" nel mondo,continuò Hurd,se agli
Stati Uniti venisse chiesto di ottenere l'approvazione del Consiglio di
Sicurezza prima di lanciare missili contro un nemico che potrebbe -o non
potrebbe- aver ordinato un tentativo fallito di uccidere un ex-Presidente due
mesi prima.
La documentazione fornisce notevole supporto al fatto ampiamente espresso circa
gli "stati canaglia" che sono dedicati all'uso della forza,agendo
negli "interessi nazionali" come definiti dalle potenze di casa;più
minacciosamente,gli stati canaglia che si consacrano giudice mondiale e
carnefice.
Stati canaglia:la spiegazione precisa
L'idea base è che,sebbene la guerra fredda sia finita,gli Stati Uniti hanno
ancora la responsabilità di proteggere il mondo-ma da cosa?Chiaramente non può
essere dalla minaccia del "nazionalismo radicale"-cioè,la riluttanza
a sottomettersi alla volontà del potente.Tali idee sono solo adatte per
documenti interni di pianificazione,non per la gente comune.Dai primi anni
'80,era chiaro che la tecnica convenzionale per la mobilitazione di massa stave
perdendo la sua efficacia:il richiamo al "complotto unitario e feroce"
di JFK,"l'impero del male" di Reagan".C'era bisogno di nuovi
nemici.
In casa,la paura del crimine-particolarmente la droga-era provocata da "una
molteplicità di fattori che hanno poco o niente a che fare con il crimine
stesso",concluse la Commissione Nazionale di Giustizia sul
crimine,includendo le pratiche dei media ed "il ruolo del governo e
dell'industria privata nell'alimentare la paura del
cittadino","sfruttando delle tensioni razziali latenti per scopi
politici",con il pregiudizio razziale del punire e condannare cioe'
rovinando la comunità nera,creando un "caos razziale" e mettendo
"la nazione a rischio di una catastrofe sociale".I risultati sono
stati descritti dai criminologi come "il gulag americano","il
nuovo apartheid americano",con i neri come maggioranza di detenuti per la
prima volta nella storia degli Stati Uniti,con un numero di detenuti almeno
sette volte maggiore di quello dei bianchi,del tutto al di fuori nella scala di
proporzione degli arresti,il che faceva dei neri stessi un bersaglio molto al di
fuori delle proporzioni nell'uso e nel traffico di droga.
All'estero,le minacce dovevano essere "il terrorismo
internazionale","i narcotrafficanti ispanici" e,più importanti
di tutti,"gli stati canaglia".Uno studio segreto del 1995 del Comando
Strategico,che è responsabile dell'arsenale strategico nucleare,tratteggiò il
pensiero base.Rilasciato grazie al Freedom of Information Act,lo studio,Elementi
sulla deterrenza nel post guerra fredda (Essentials of Post-Cold War Deterrence),"mostra
come gli Stati Uniti hanno spostato la loro strategia dissuasiva dalla defunta
Unione Sovietica ai cosiddetti stati canaglia come Iraq,Libia,Cuba e Corea del
Nord",riporta l'AP.Lo studio sostiene che gli Stati Uniti usino il loro
arsenale nucleare per presentarsi come "irrazionali e vendicativi se i loro
interessi vitali sono attaccati".Ciò "dovrebbe essere una parte della
caratteristica nazionale che prospettiamo a tutti gli avversari,specialmente gli
"stati canaglia"."Nuoce presentarci come troppo razionali e
calmi",tanto meno impegnati in tali sciocchezze come il diritto
internazionale e gli obblighi di trattato."Il fatto che alcuni
elementi" del governo degli Stati Uniti "possano sembrare essere
potenzialmente 'fuori controllo' può essere utile a creare e rafforzare paure e
dubbi nella testa degli avversari".La relazione risuscita la "teoria
del pazzo" di Nixon:i nostri nemici dovrebbero rendersi conto che siamo
matti ed imprevedibili,con una straordinaria forza distruttiva al nostro
comando,così si piegheranno al nostro volere per paura.A quanto pare,l'idea fu
escogitata in Israele negli anni '50 dal partito laburista al governo,i cui
leader "spingevano verso atti di pazzia",riporta il Primo Ministro
Moshe Sharett nel suo diario,avvertendo che "diventeremo matti (nishtagea)"
se fermati,una "arma segreta" puntata in parte contro gli Stati
Uniti,non considerati sufficientemente affidabili a quel tempo.Da parte
dell'unica superpotenza mondiale,che si ritiene uno stato fuorilegge ed è
soggetta a pochi vincoli da parte dell'elite interna,quella posizione pone non
pochi problemi al mondo.
La Libia era una scelta favorita come "stato canaglia" dai primi
giorni dell'Amministrazione Reagan.Vulnerabile ed indifesa,è un perfetto sacco
da boxe quando c'è bisogno:per esempio nel 1986,quando il primo bombardamento
della storia organizzato per la fascia oraria di maggior ascolto della tv,fu
usato dai parolieri del Grande Comunicatore per riunire le forze terroristiche
di Washington nell'attacco al Nicaragua,sulla base che
"l'arciterrorista" Gheddafi "ha mandato 400 milioni di dollari ed
un arsenale di armi e consiglieri in Nicaragua per portare la sua guerra negli
Stati Uniti",che quindi esercitava il suo diritto all'autodifesa contro
l'attacco armato dello stato canaglia nicaraguense.
Subito dopo la caduta del muro di Berlino,finito ogni ricorso alla minaccia
sovietica,l'Amministrazione Bush presentò la sua richiesta annuale al Congresso
per un sostanzioso aumento del budget del Pentagono.Spiegò che "nella
nuova era,prevediamo che la nostra forza militare resterà un sostegno
essenziale all'equilibrio mondiale,ma...le necessità più probabili per l'uso
delle nostre forze militari potranno non riguardare l'Unione Sovietica ma il
Terzo Mondo,dove nuove capacità ed impostazioni possono essere
richieste",come "quando il Presidente Reagan diresse la forza aerea e
navale americana sulla Libia nel 1986" per bombardare bersagli civili ed
urbani,spinto dallo scopo di "contribuire allo sviluppo internazionale
della pace,libertà e progresso all'interno del quale la nostra democrazia-e le
altre nazioni libere-possono prosperare".La minaccia primaria che
affrontiamo e' la "crescente sofisticazione tecnica" del terzo
mondo.Dobbiamo inoltre rafforzare "la base dell'industria della
difesa"-conosciuta come industria tech" creando incentivi "per
investire in nuovi servizi ed equipaggiamento come anche in ricerca e
sviluppo".E dobbiamo mantenere forze d'intervento,particolarmente quelle
che puntano al Medio Oriente,dove le "minacce ai nostri interessi" che
hanno richiesto un impegno militare diretto "non possono essere imputate al
Kremlino"-contrariamente alla bugia infinita,ora messa a riposo.Come è
stato riconosciuto nei primi anni,talvolta in segreto,la "minaccia"
ora è ritenuta essere ufficialmente connaturata alla regione,il
"nazionalismo radicale" che è sempre stato una preoccupazione
primaria,non solo nel Medio Oriente.
A quel tempo,le "minacce ai nostri interessi" non potevano essere
addossate neppure all'Iraq.Allora Saddam era un amico privilegiato ed un
partner nel commercio.La sua condizione cambiò solo pochi mesi dopo,quando
fraintese la volontà degli Stati Uniti nel permettergli di modificare il
confine con il Kuwait con la forza come autorizzazione ad occupare il paese
-o,dal punto di vista dell'Amministrazione Bush,a ripetere ciò che gli Stati
Uniti avevano appena fatto a Panama.In un incontro ad alto livello,subito dopo
l'invasione di Saddam del Kuwait,il Presidente Bush articolò il problema
base:"la mia preoccupazione riguardo i sauditi è che finiranno
per...ritirarsi all'ultimo minuto ed accettare un regime fantoccio in
Kuwait".Il Presidente dei Comandanti riuniti Colin Powell pose il problema
nettamente:"Nei prossimi giorni l'Iraq si ritirerà",mettendo "il
suo fantoccio" e "ognuno nel mondo Arabo sarà contento".
I paragoni storici non sono mai esatti,naturalmente.Quando Washington si ritirò
parzialmente da Panama mettendo il suo fantoccio,ci fu grande rabbia in tutto
l'emisfero,inclusa Panama.In realtà attraverso quasi tutto il mondo,obbligando
Washington a porre il veto su due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ed a
votare contro la risoluzione dell'Assemblea Generale che condannava "la
evidente violazione del diritto internazionale e dell'indipendenza,sovranità ed
integrità territoriale degli stati" e chiedendo il ritiro delle
"forze armate d'invasione degli Stati Uniti da Panama".L'invasione del
Kuwait da parte dell'Iraq fu trattata diversamente,in maniera lontana dalla
versione standard,ma facilmente resa nota dalla stampa (incluso questa rivista).
I fatti inesprimibili fecero luce in maniera interessante sui commenti degli
analisti politici:Ronald Steel,ad esempio,che oggi riflette sull'enigma
rappresentato dagli Stati Uniti che "come nazione più potente del
mondo,trova i più grandi vincoli alla sua libertà nell'uso della forza
rispetto ad altri paesi".Quindi il successo di Saddam nel Kuwait messo a
confronto con l'impossibilità per Washington di esercitare la sua volontà a
Panama.
Vale la pena ricordare che il dibattito fu pure sospeso totalmente nel
1990-91.Ci fu molta discussione sull'efficacia delle sanzioni,ma nessuna sul se
avessero già funzionato,forse brevemente dopo che la Risoluzione 660 era
passata.La paura che le sanzioni potessero aver successo,incoraggiò il diritto
d'opzione di Washington di verificare le dichiarazioni di ritiro dell'Iraq da
Agosto 1990 fino ai primi di Gennaio.Tranne qualche eccezione,il sistema
dell'informazione mantenne una salda disciplina sulla questione.I sondaggi,pochi
giorni prima del bombardamento del Gennaio 1991,mostravano un appoggio di 2 a 1
per una soluzione pacifica basata sul ritiro dell'Iraq insieme ad una conferenza
internazionale sul conflitto Arabo-Israeliano.Pochi tra quelli che espressero
questa posizione avrebbero potuto ascoltare un qualche appoggio ad essa;i media
avevano fedelmente seguito la direzione del Presidente,respingendo i
"collegamenti" come assurdi-in questo caso eccezionale.E' inverosimile
che ogni intervistato sapesse che il suo punto di vista era condiviso
dall'opposizione democratica irachena,esclusa dai principali media.O che una
proposta irachena che difendevano,era stata presentata una settimana prima dai
funzionari degli Stati Uniti che la trovarono sensata e apertamente respinta da
Washington.O che un'offerta di ritiro irachena era stata esaminata dal Consiglio
di Sicurezza a metà Agosto,ma respinta e completamente soppressa,a quanto pare
perchè si temeva che un'iniziativa irachena non menzionata potesse
"disinnescare la crisi",per come il corrispondente diplomatico del New
York Times riportò indirettamente i rapporti dell'Amministrazione.
L'analogia all'Iraq/Kuwait è precisa sebbene ci siano delle differenze:per
ricordare solo la più ovvia,le atrocità,sponsorizzate Stati Uniti,a Timor Est
andarono largamente oltre quelle attribuite a Saddam Hussein in Kuwait.
Ci sono moltri altri esempi,sebbene alcuni di quelli comunemente citati
dovrebbero essere trattati con cautela,particolarmente riguardo Israele.Il dazio
civile dell'invasione del Libano da parte di Israele,appoggiato dagli Stati
Uniti,nel 1982,supera quello di Saddam del Kuwait,e rimane in violazione di una
risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 1978,che ordinava il ritiro
immediato dal Libano,insieme con svariate altre riguardanti Gerusalemme,le
alture del Golan ed altre questioni;e ci sarebbe stato molto altro se gli Stati
Uniti non avessero posto il veto regolarmente su tali risoluzioni.Ma l'accusa
comune che Israele,in modo particolare il suo governo attuale,stia violando la
242 delle Nazioni Unite e gli accordi di Oslo e che gli Stati Uniti mostrano un
"doppio principio" tollerando queste violazioni,è incerta nella
migliore delle ipotesi,basata su seri equivoci su questi accordi.Fin
dall'inizio,il processo Madrid-Oslo fu progettato ed attuato dalla potenza Stati
Uniti-Israele per imporre una risoluzione stile Bantustan.Il mondo Arabo ha
scelto di illudere se stesso sulla questione,come hanno fatto molti altri,ma
sono chiari nei documenti attuali e particolarmente nei progetti supportati
dagli Stati Uniti del governo Rabin-Peres,inclusi quelli per cui l'attuale
governo Likud è stato ora denunciato.
E' chiaramente falso pretendere che "Israele non sta violando,in modo
dimostrabile,i decreti del Consiglio di Sicurezza" (New York Times),ma le
ragioni fornite spesso dovrebbero essere esaminate attentamente.
Ritornando all'Iraq,esso sicuramente si qualifica come uno stato criminale
guida.Difendendo il piano degli Stati Uniti per attaccare l'Iraq in un incontro
televisivo pubblico il 18 Febbraio,i Segretari Albright e Cohen ripetutamente
richiamavano le ultime atrocità:Saddam era colpevole di "uso di armi di
distruzione di massa contro i suoi vicini come contro il suo popolo",il suo
più spaventoso crimine."E' molto importante per noi rendere chiaro
che gli Stati Uniti ed il mondo civile non possono trattare con qualcuno che è
disposto ad usare quelle armi di distruzione di massa contro il suo stesso
popolo,per non parlare dei suoi vicini",sottilineò la Albright in una
risposta irritata ad uno che chiedeva sul sostegno degli Stati Uniti a Suharto.Poco
dopo,il Senatore Lott condannò Kofi Annan per cercare di coltivare "un
rapporto umano con un assassino di massa" e biasimò l'Amministrazione per
avere rapporti con una persona che era caduta così in basso.
Parole squillanti.Mettendo da parte il loro sottrarsi alle questioni sollevate,Albright
e Cohen dimenticarono solo di accennare -ed i commentatori sono stati gentili a
non sottolinearlo- che gli atti che ora scoprono così orribili,non
trasformavano l'Iraq in uno "stato canaglia".E Lott mancò di notare
che i suoi eroi,Reagan e Bush,avevano stretto eccezionalmente delle relazioni
forti con "l'assassino di massa".Non ci furono invocazioni intense per
un attacco militare dopo la gassatura dei Kurdi a Halabja nel Marzo 1988 da
parte di Saddam;al contrario,gli Stati Uniti ed il Regno Unito allargarono il
loro forte sostegno all'assassino di massa,allora anche "nostro tipo
giusto".Quando il corrispondente della tv ABC Charles Glass rivelò il sito
di uno dei programmi di guerra chimica di Saddam 10 mesi dopo Halabja,il
Dipartimento di Stato negò il fatto,e la storia finì;il Dipartimento "ora
dà ragguagli sullo stesso sito",osserva Glass.
I due custodi dell'ordine mondiale sollecitarono anche altre atrocità di Saddam
-incluso il suo uso di cianuro,gas nervino,ed altre armi barbare- tecnica di
intelligence e forniture unendosi con molti altri.Il Comitato del Senato
sull'attività bancaria riportò nel 1994 che il Ministero del Commercio degli
Stati Uniti aveva trovato spedizioni di "materiali biologici" identici
a quelli trovati dopo e distrutti dagli ispettori delle Nazioni Unite,ricorda
Bill Blum.Queste spedizioni continuarono almeno fino a Novembre 1989.Un mese
dopo,Bush autorizzò nuovi prestiti per il suo amico Saddam,per raggiungere lo
"scopo di aumentare le esportazioni degli Stati Uniti e porci in una
situazione migliore per trattare con l'Iraq riguardo i suoi precedenti sui
diritti umani...",dichiarò il Dipartimento di Stato con la faccia
seria,non incontrando critiche nell'opinione generale (e nemmeno cronaca).
La documentazione della Gran Bretagna fu esposta,almeno in parte,in una
inchiesta ufficiale (inchiesta Scott).Il governo britannico,proprio ora,è stato
obbligato a riconoscere che ha continuato a concedere permessi alle ditte
britanniche per esportare materiali usabili per armi biologiche dopo che il
rapporto Scott fu pubblicato,almeno fino a Dicembre 1996.
Il Times cita un esempio di vendita degli Stati Uniti nel 1980,su una rivista
del 28 Febbraio di vendite occidentali di materiali utili alla guerra
batteriologica ed altre armi di distruzione di massa,che include "agenti
patogeni mortali",con approvazione del governo,alcuni da centro militare di
ricerca batteriologica a Fort Detrick.Solo la punta dell'iceberg,comunque.
Un comodo pretesto attuale è che i crimini di Saddam erano sconosciuti,così
noi ora siamo giustamente scandalizati dalla scoperta e dobbiamo "rendere
chiaro " che noi,popolo civile,"non possiamo trattare" con
l'esecutore di tali crimini (Albright).La posizione è un inganno cinico.I
rapporti delle Nazioni Unite del 1986 e 1987,condannarono l'uso delle armi
chimiche da parte dell'Iraq.Il personale dell'ambasciata statunitense in
Turchia,intervistò i sopravvissuti Kurdi agli attacchi di guerra chimica e la
CIA li riferì al Dipartimento di Stato.I gruppi per i diritti umani riportarono
subito le atrocità di Halabja ed altrove.Il Segretario di Stato George Schultz
ammise che gli Stati Uniti avevano prove sulla questione.Una commissione
d'inchiesta inviata dal Comitato delle Relazioni Estere del Senato,trovò
"prove schiaccianti dell'uso su larga scala di armi chimiche contro i
civili",denunciando che il tacito consenso occidentale sull'uso iracheno di
tali armi contro l'Iran,aveva incoraggiato Saddam a credere-correttamente-che
poteva usarle contro il suo stesso popolo con impunità-attualmente contro i
Kurdi,a malapena "il popolo" di questo delinquente basato sulle tribù.Il
presidente del Comitato introdusse l'Atto di Prevenzione del Genocidio (Prevention
of Genocide Act) del 1988,denunciando il silenzio "mentre le persone sono
gassate" come "complicità",come quando "il mondo era zitto
come Hitler iniziò una campagna che culminò nel quasi sterminio degli Ebrei
dell'Europa",ammonendo che "non possiamo tacere sul genocidio di
nuovo".L'amministrazione Reagan si oppose energicamente alle sanzioni ed
insistette affinchè la questione fosse taciuta,mentre allungava il suo sostegno
all'assassino di massa.Nel mondo Arabo,"la stampa del Kuwait era tra le più
entusiastiche nell'appoggiare la crociata di Baghdad contro i Kurdi",riporta
il giornalista Adel Darwish.
Nel Gennaio 1991,mentre i tamburi di guerra suonavano,la Commissione
Internazionale di Giuristi osservò alla Commissione delle Nazioni Unite sui
diritti umani che "dopo aver perpetrato i più scandalosi abusi sulla sua
stessa popolazione senza una parola di biasimo da parte delle Nazioni
Unite,l'Iraq deve aver concluso che può fare ciò che vuole";le Nazioni
Unite,in questo contesto,significano Stati Uniti e Regno
Unito,principalmente.Quella verità deve essere sepolta insieme al diritto
internazionale ed altre follie "utopistiche".
Un commentatore scortese potrebbe notare che l'attuale tolleranza da parte
statunitense ed inglese per il gas tossico e la guerra chimica,non è troppo
sorprendente.La Gran Bretagna usò le armi chimiche nel suo intervento nel Nord
della Russia nel 1919 contro i Bolscevichi,con gran successo secondo il comando
britannico.Come Segretario di Stato al Ministero della Guerra nel 1919,Winston
Churchill fu entusiasta riguardo alla prospettiva di "usare gas tossico
contro tribù incivili"-Kurdi ed Afgani-ed autorizzò il comando medio
orientale della RAF ad usare armi chimiche "contro Arabi ostinati come
esperimento",respingendo le obiezioni dell'ufficio dell'India come
"irragionevoli" e deplorando l'"essere schizzinoso sull'uso del
gas":"non possiamo,in qualsiasi circostanza,accettare la non
utilizzazione di qualche arma che è valida per procurare un rapida fine al
disordine che prevale al confine",spiegò;le armi chimiche sono
semplicemente "l'applicazione della scienza occidentale alla guerra di
oggi".
A parte questi precedenti,gli Stati Uniti ed il Regno Unito ora sono impegnati
in una forma di guerra biologica mortale in Iraq.La distruzione delle
infrastrutture ed il blocco alle importazioni per ripararle ha causato
malattie,malnutrizione e morte prematura su larga scala,inclusi i 567.000
bambini dal 1995,secondo un'indagine delle Nazioni Unite;l'UNICEF riporta 4.500
bambini che muoiono al mese nel 1996.In una dura condanna delle sanzioni (20
Gennaio,1998),54 Vescovi cattolici citano l'Arcivescovo della regione
meridionale dell'Iraq,che dichiara che "l'epidemie imperversano,portando
via bambini e malati mille a mille,mentre "quei bambini che superano la
malattia,muoiono di malnutrizione".La dichiarazione del Vescovo,riportata
per esteso nel giornale di Stanley Heller The Struggle,ricevette scarsa
segnalazione sulla stampa.Gli Stati Uniti ed il Regno Unito avevano preso il
comando nel bloccare programmi d'aiuto-ad esempio,rinviando l'approvazione per
ambulanze a terra che potrebbero usare per trasportare le truppe,tranne
insetticidi per prevenire l'estendersi della malattia e pezzi di ricambio per
fognature.Nel frattempo,i diplomatici occidentali osservavano,"gli Stati
Uniti hanno tratto profitto direttamente dall'operazione [umanitaria] quanto,se
non più,i Russi ed i Francesi",per esempio,dall'acquisto di 600 milioni di
dollari di petrolio iracheno (secondi solo alla Russia) e vendite all'Iraq di
200 milioni di dollari in aiuti americani da compagnie americane.Essi
riferiscono anche che la maggior parte del petrolio comprato da compagnie
russe,finisce negli Stati Uniti.
L'appoggio di Washington per Saddam era giunto così al massimo che si era anche
pronti ad ignorare un attacco dell'aviazione irachena alla USS Stark,che uccise
37 persone dell'equipaggio,un privilegio altrimenti ottenuto solo da Israele
(nel caso della USS Liberty).Fu il sostegno deciso di Washington a Saddam,molto
dopo i crimini che ora scioccano l'Amministrazione ed il Congresso,che portò
alla resa iraniana a "Baghdad e Washington",Dilip Hiro conclude nella
sua storia sulla guerra Iran-Iraq.I due alleati avevano "coordinato le loro
operazioni militari contro Teheran".L'abbattimento di un aereo di linea
civile iraniano con il missile guidato dell'incrociatore Vincennes fu l'apice
della "campagna diplomatica,militare ed economica" di Washington in
sostegno di Saddam,scrive.
Saddam fu anche chiamato per prestare i soliti servizi di uno stato protetto:ad
esempio,addestrare le molte centinaia di Libici mandati in Iraq dagli Stati
Uniti così da poter rovesciare il governo Gheddafi,rivelo' il primo aiutante di
Reagan alla Casa Bianca Howard Teicher.
Non fu il suo crimine di massa che elevò Saddam al rango di "bestia di
Baghdad".Piuttosto,fu la sua uscita dai binari,come nel caso del criminale
molto più piccolo Noriega,i cui crimini maggiori furono anche commessi mentre
era un protetto degli Stati Uniti.
Incidentalmente,uno potrebbe notare che la distruzione del 655 dell'Iran Air
nello spazio aereo iraniano da parte del Vincennes può ritorcersi contro e
perseguitare Washington.Le circostanze sono sospette,a dir poco.Sul diario di
bordo ufficiale,il Capitano David Carlson scrisse che "si meravigliò a
voce alta nell'incredulità" quando notò dal suo vascello vicino come il
Vincennes -quindi all'interno delle acque territoriali iraniane-abbattè quello
che era chiaramente un aereo di linea civile in un corridoio commerciale,forse
senza "il bisogno di provare l'efficacia dell'Aegis",il suo sistema
missilistico ad alta tecnologia.Il capitano ed ufficiali di rilievo "furono
premiati con medaglie per il loro comportamento",il colonnello (congedato)
del Corpo dei Marines David Evans rileva sullo stesso diario con una aspra
critica al Ministero della Marina l'insabbiamento della faccenda.Il Presidente
Bush informò le Nazioni Unite che "una cosa è chiara ,ed è che il
Vincennes ha agito per autodifesa...nel pieno di un attacco navale iniziato da
navi iraniane...",tutte menzogne rileva Evans,sebbene senza senso,data la
posizione di Bush che "non chiederò mai scusa per gli Stati Uniti d'America-non
m'importa quali sono i fatti".Un colonnello dell'esercito in pensione che
assisteva all'audizione dell'ufficiale concluse che "la nostra Marina è
troppo pericolosa da impiegare".
E' difficile cancellare l'idea che la distruzione del Pan Am 103 su Lockerbie,pochi
mesi dopo,fu una vendetta iraniana,come dichiarato esplicitamente dal disertore
dei servizi iraniani Abolhassem Mesbahi,anche aiutante di campo del Presidente
Rafsanjani,"ritenuto una fonte iraniana credibile e autorevole in Germania
ed ovunque",riporta il Guardian.Un documento del 1991 dei servizi americani
(Agenzia di Sicurezza Nazionale,NSA),declassificato nel 1997,giunge alla stessa
conclusione,asserendo che Akbar Mohtashemi,un ex ministro degli interni
iraniano,trasferì 10 milioni di dollari "per far esplodere il Pan Am 103
come vendetta per l'abbattimento dell'aereo iraniano da parte degli Stati
Uniti",riferendosi ai suoi collegamenti con "i gruppi terroristici Al
Abas e Abu Nidal".E' lampante che,nonostante la prova ed il motivo
sicuro,questo è potenzialmente l'unico atto di terrorismo non attribuito all'Iran.Piuttosto,gli
Stati Uniti ed il Regno Unito hanno accusato del crimine due cittadini libici.
Le accuse contro i libici sono state ampiamente discusse,inclusa una dettagliata
inchiesta di Denis Phipps,ex capo della sicurezza della British Airways che
prestava servizio al Comitato dell'Aviazione Nazionale del governo.L'organizzazione
britannica dei familiari delle vittime di Lockerbie crede che ci sia stato
"un insabbiamento maggiore" (parole del Dr. Jim Swire),e ritiene più
credibile la descrizione fornita nel documentario The Maltese Cross di Alan
Frankovich che fornisce prove sul coinvolgimento iraniano e su una operazione di
droga che riguarda un agente che lavora per la DEA degli Stati Uniti.Il film fu
mostrato alla Camera dei Comuni britannica ed alla tv britannica ma rifiutato
qui.Le famiglie americane si attengono fedelmente alla versione di Washington.
E' anche curioso il rifiuto degli Stati Uniti e del Regno Unito di permettere un
processo per i libici accusati.Questo prende l'aspetto del rifiuto dell'offerta
della Libia di rilasciare gli accusati per un processo in un tribunale
neutrale:ad un giudice nominato dalle Nazioni Unite (Dicembre 1991),un processo
ad Hague "sotto la legge scozzese",etc.Queste proposte sono state
appoggiate dalla Lega Araba e dalle organizzazioni britanniche dei parenti ma
apertamente respinte dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.Nel Marzo 1992,il
Consiglio di Sicurezza adottò una soluzione che imponeva sanzioni alla
Libia,con cinque astensioni:Cina,Marocco (l'unico membro arabo),India,Zimbabwe,Capo
Verde.Ci fu una notevole costrizione:così la Cina fu avvertita che avrebbe
perso i privilegi nel commercio con gli Stati Uniti se avesse posto il veto
sulla risoluzione.La stampa americana ha riportato l'offerta della Libia di
rilasciare gli indiziati per il processo,liquidandola come inutile e
ridicolizzando il "drammatico gesto" di Gheddafi di chiedere la resa
dei piloti americani che avevano bombardato due città libiche,uccidendo 37
persone,inclusa sua figlia adottiva.Evidentemente,questo è così assurdo come
le richieste di Cuba e Costa Rica per l'estradizione dei terroristi americani.
E' comprensibile che gli Stati Uniti ed il Regno Unito vorrebbero assicurarsi un
processo che possono controllare,come nel caso del rapimento Noriega.Ogni
avvocato della difesa sensato porterebbe la Iran connection in un tribunale
neutrale.Fino a quando la questione continuerà non è chiaro.Nel pieno della
crisi irachena attuale,la Corte Internazionale di Giustizia ha respinto il
reclamo degli Stati Uniti e del Regno Unito sul non avere giurisdizione sulla
questione,ed intende varare una udienza completa (13-2,con i giudici americani e
britannici contrari) che può rendere difficile mantenere il coperchio.
La decisione della Corte fu accolta dalla Libia e dalle famiglie
britanniche.Washington e la stampa americana ammonirono che la decisione della
Corte Internazionale di Giustizia potrebbe compromettere la decisione dell'ONU
del 1992 che richiedeva che "la Libia deve consegnare gli imputati
dell'attentato di Lockerbie per un processo in Scozia o negli Stati Uniti"
(New York Times),che la Libia "deve estradare i sospetti negli Stati Uniti
e nel Regno Unito" (AP).Queste richieste non sono precise.La disputa sul
trasferimento in Scozia o negli Stati Uniti non è mai sorta,e non è menzionata
nella risoluzione ONU.La risoluzione 731 (21 Gennaio 1992) "sollecita il
Governo libico a fornire immediatamente una risposta piena ed efficace "
alle richieste "in relazione alle procedure legali" relative agli
attacchi contro il Pan Am 103 ed un aereo di linea fancese.La risoluzione 748
(31 Marzo 1992) "stabilisce che il Governo libico deve adeguarsi ora senza
ulteriore ritardo" alla richiesta della Risoluzione 731,e che rinuncia al
terrorismo,esponendosi alle sanzioni se la Libia non mantiene ciò.La
Risoluzione 731 fu scelta in risposta ad una dichiarazione degli Stati Uniti e
del Regno Unito secondo la quale la Libia deve "consegnare per il processo
tutti quelli accusati del crimine",senza ulteriore specificazione.
Le cronache della stampa erano,allora,allo stesso modo imprecise.Così,riportando
il rifiuto americano dell'offerta libica di consegnare i sospetti ad un paese
neutrale,il New York Times mise in risalto le parole:"Di nuovo,la Libia
cerca di evitare un ordine dell'ONU".Anche il Washington Post
respinse la proposta,affermando che "il Consiglio di Sicurezza afferma che
i sospetti devono essere processati in tribunali americani o
britannici".Senza dubbio Washington preferisce vedere la questione in
quest'ottica.Un resoconto corretto fu dato nel pezzo d'opinione del 1992
dell'esperto legale internazionale Alfred Rubin della Fletcher School (Christian
Science Monitor),il quale rilevò che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza
non accenna all'estradizione negli Stati Uniti e nel Regno Unito ed osserva che
la sua formula "si allontana così tanto da ciò che gli Stati Uniti,il
Regno Unito e la Francia si è detto che abbiano voluto che le dichiarazioni
pubbliche attuali ed i resoconti della stampa che riportano un trionfo
diplomatico americano e le pressioni dell'ONU sulla Libia sembrano
incomprensibili";sfortunatamente,il risultato è del tutto troppo scontato.
Sul NY Times,lo specialista britannico di diritto dell'ONU Marc Weiler,in un
editoriale aperto,concordò con Rubin sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero
seguire la chiara esigenza del diritto internazionale ed accettare la proposta
della Libia per un giudizio della Corte Internazionale.La risposta della Libia
alla richiesta degli Stati Uniti e del Regno Unito fu "esattamente come
affidato per mandato dal diritto internazionale",scrisse Wailer,condannando
Stati Uniti e Regno Unito per aver "rifiutato apertamente" di
sottoporre il problema alla Corte Internazionale.Rubin e Weiler fanno anche
delle ulteriori ovvie domande:supponiamo che la Nuova Zelanda avesse opposto
resistenza alla straordinaria pressione francese per costringerla ad abbandonare
il suo tentativo di ottenere l'estradizione dei terroristi del governo francese
che avevano fatto saltare la Rainbow Warrior nel porto di Auckland?O che l'Iran
chiedesse l'estradizione del capitano della Vincennes?
ora ha tratto la stessa conclusione
di Rubin e Weiler.
I leader dell'opposizione irachena ricevettero il messaggio.Leith Kubba,capo del
Democratic Reform Movement iracheno di base a Londra,asserì che gli Stati Uniti
favoriscono una dittatura militare,sostenendo che "i cambiamenti nel regime
devono venire da dentro,da gente già al potere".Il banchiere Ahmed Chalabi
di base a Londra,capo del Congresso Nazionale Iracheno,disse che "gli Stati
Uniti,coperti dalla foglia di fico della non interferenza negli interessi
iracheni,aspettano che Saddam massacri i ribelli nella speranza che possa essere
rovesciato successivamente da un ufficiale adatto",un atteggiamento
radicato nella politica americana dell' "appoggiare le dittature per
mantenere la stabilità".
Il ragionamento dell'amministrazione fu tracciato dal principale corrispondente
diplomatico del New York Times Thomas Friedman.Mentre si opponeva ad una
ribellione popolare,Washington sperava che un colpo militare potesse destituire
Saddam,"ed allora Washington avrebbe avuto il migliore di tutti i mondi:una
giunta irachena dal pugno di ferro senza Saddam Hussein",un ritorno ai
giorni quando il pugno di ferro di Saddam...teneva unito l'Iraq,gran cosa per la
soddisfazione degli alleati americani,Turchia ed Arabia Saudita",per non
parlare di Washington.Due anni dopo,in un altro utile riconoscimento della realtà,osservò
che "è sempre stata la politica americana quella che il signor pugno di
ferro Hussein giocasse un ruolo utile nel tenere l'Iraq insieme",mantenendo
"la stabilità".C'è una piccola ragione nel credere che Washington ha
modificato la preferenza per la dittatura alla democrazia disapprovata
dall'ignorata opposizione democratica irachena,sebbene preferirebbe senza dubbio
un "pugno di ferro" diverso a questo punto.Altrimenti,Saddam dovrà
farlo.
Il concetto di "stato canaglia" è molto sfumato.Così Cuba si
qualifica come un importante "stato canaglia" a causa di un suo
presunto coinvolgimento nel terrorismo internazionale,ma gli Stati Uniti non
rientrano nella categoria nonostante i suoi attacchi terroristici contro Cuba
per quasi 40 anni,a quanto pare continuando per tutta l'ultima estate in accordo
ad un importante servizio investigativo del Miami Herald,che mancò di
raggiungere la stampa nazionale (qui;lo fece in Europa).Cuba era uno "stato
canaglia" quando le sue forze militari erano in Angola,appoggiando il
governo contro gli attacchi del Sud Africa appoggiato dagli Stati Uniti.Il Sud
Africa,di contro,non era uno stato canaglia allora,nè durante gli anni di
Reagan,quando causò oltre 60 miliardi di dollari in danni ed 1,5 milioni di
morti negli stati vicini secondo una Commissione ONU,per non parlare di
alcuni avvenimenti interni-e con ampio sostegno degli Stati Uniti e del Regno
Unito.Lo stesso esempio si applica all'Indonesia ed a molti altri.
I criteri sono abbastanza chiari:uno "stato canaglia" non è
semplicemente uno stato criminale,ma uno oppone resistenza agli ordini dei
potenti-che sono,naturalmente,esenti.
Il Bahrein rifiutò di permettere alle forze americane e britanniche di usare le
basi lì.Il presidente degli Emirati Arabi Uniti descrisse le minacce americane
di azione militare come "cattive e disgustose",e dichiarò che l'Iraq
non rappresenta una minaccia per i suoi vicini.Il Principe Sultano Ministro
della Difesa saudita aveva già affermato che "Non saremo d'accordo e siamo
contro il colpire l'Iraq come popolo e come nazione",costringendo
Washington a trattenersi dalla richiesta d'uso delle basi saudite.Dopo la
missione di Annan,il Principe Saud al-Faisal ministro degli esteri saudita di
lunga data,riconfermò che ogni uso delle basi aeree saudite "deve essere
una questione delle Nazioni Unite e non degli Stati Uniti".
Il quasi-ufficiale giornale egiziano Al Ahram descrisse la presa di posizione di
Washington come "coercitiva,aggressiva,insensata e non curante delle vite
degli iracheni,che sono inutilmente soggetti alle sanzioni ed
all'umiliazione",e denunciò "l'aggressione contro l'Iraq"
pianificata dagli Stati Uniti.Il Parlamento della Giordania condannò "ogni
aggressione contro il territorio dell'Iraq ed ogni danno che potrebbe arrivare
al popolo iracheno";l'esercito giordano fu costretto ad isolare la città
di Maan due giorni dopo i disordini pro Iraq.Un professore di scienze
politiche dell'Università del Kuwait avvertì che "Saddam è arrivato a
rappresentare la voce dei senza voce nel mondo arabo",esprimendo la
frustrazione popolare sul "Nuovo Ordine Mondiale" e l'appoggio di
Washington agli interessi israeliani.
Anche in Kuwait,il sostegno alla posizione degli Stati Uniti era al più
"tiepido" e "cinico riguardo le motivazioni
americane",riconobbe la stampa."Voci nelle strade del mondo
Arabo,dagli affollati quartieri poveri del Cairo alle splendenti capitali della
Penisola Araba,si stavano tramutando in rabbia mentre il rullare dei tamburi di
guerra americani diventa più forte",riportò Charles Sennott
corrispondente del Boston Globe.
All'opposizione democratica irachena fu garantita una leggera presenza sui
canali principali,mettendo fine al modello precedente.In una intervista
telefonica con il New York Times,Ahmed Chalabi ribadì la posizione che era
stata riportata in gran dettaglio a Londra settimane prima:egli
disse:"Senza un piano politico per eliminare il regime di Saddam,gli
attacchi militari saranno controproducenti",uccidendo migliaia di
iracheni,lasciando Saddam forse anche rafforzato con le sue armi di distruzione
di massa e con "una scusa per cacciare l'UNSCOM [gli ispettori
dell'ONU],"che,infatti,hanno distrutto molte più armi e sistemi di
produzione dei bombardamenti del 1991.I piani americani e britannici sarebbero
"peggio di niente".Le interviste con i leader dell'opposizione da
molti gruppi trovarono "la quasi unanimità" nell'opporsi all'azione
militare che non gettava le basi per una rivolta per cacciare Saddam.Parlando ad
un comitato Parlamentare,Chalabi sostenne che era "moralmente imperdonabile
colpire l'Iraq senza una strategia" per rimuovere Saddam.
A Londra,l'opposizione disegnò anche un programma alternativo:(1) dichiarare
Saddam criminale di guerra;(2) riconoscere un governo provvisorio iracheno
formato dall'opposizione;(3) sbloccare centinaia di milioni di dollari di beni
esteri iracheni;limitare le forze di Saddam con una "zona di non
guida" o estendere la "zona di non volo" per coprire l'intero
paese.Gli Stati Uniti dovrebbero "aiutare la gente irachena a rimuovere
Saddam dal potere",disse Chalabi al Comitato sulle Forze Armate al
Senato.Insieme con altri leader dell'opposizione,egli "respinse
l'assassinio,le operazioni segrete americane o le truppe di terra
americane",riportò la Reuters,chiedendo invece una "insurrezione
popolare".Propositi simili sono apparsi occasionalmente negli Stati
Uniti.Washington afferma di aver tentato di sostenere i gruppi d'opposizione,ma
la loro stessa interpretazione è differente.Il punto di vista di Chalabi,pubblicato
in Inghilterra,è come era anni prima:"ognuno dice che Saddam è
immobilizzato ma sono gli Americani e i Britannici ad esserlo con il loro
rifiuto a sostenere l'idea di un cambiamento politico".
L'opposizione regionale fu ritenuta un problema da evitare,non un fattore di cui
tener conto,qualcosa in più del diritto internazionale.Lo stesso era vero per
gli avvertimenti del più autorevole ONU ed altri funzionari del soccorso
internazionale che il bombardamento pianificato potrebbe avere un effetto
"catastrofico" sulla popolazione già miseramente sofferente,e
potrebbe interrompere le operazioni umanitarie che hanno portato almeno un po'
di assistenza.Che fatto è stabilire che "ciò che diciamo
avviene",come proclamò trionfalmente il Presidente Bush,annunciando il
Nuovo Ordine Mondiale mentre bombe e missili cadevano nel 1991.
Mentre Kofi Annan si stava preparando per andare a Baghdad,il precedente
presidente iraniano Rafsanjani,"ancora una figura chiave a Teheran,era in
udienza dall'afflitto Re Fahd in Arabia Saudita",riportò il corrispondente
David Gardner,"in contrasto con il trattamento sperimentato da Madeleine
Albright...nei suoi recenti viaggi a Riyadh cercando sostegno dal principale
alleato dell'America nel Golfo".Come la visita di dieci giorni di
Rafsanjani finì il 2 Marzo,il Principe Saud ministro degli esteri la descrisse
come "un ulteriore passo nella giusta direzione verso il miglioramento
delle relazioni",ripetendo che "il più grande elemento
destabilizzante nel Medio Oriente e la causa di tutti gli altri problemi nella
regione" è la politica di Israele con l'appoggio americano nei confronti
dei palestinesi,che potrebbe attivare forze popolari di cui l'Arabia Saudita ha
molto timore così come minare la sua legittimità come "guardiano"
dei luoghi santi islamici,incluso il Cupola della Roccia a Gerusalemme Est,ora
totalmente annessa dai programmi americani ed israeliani come parte della loro
intenzione di allargare "la grande Gerusalemme" praticamente alla
valle del Giordano, e di essere mantenuta da Israele.Poco prima,gli stati Arabi
avevano boicottato un summit economico in Qatar che si proponeva di promuovere
il progetto per il "Nuovo Medio Oriente" di Clinton e Peres.Invece
parteciparono ad una conferenza islamica a Teheran a Dicembre,seguiti anche
dall'Iraq.
Queste sono tendenze di notevole interesse,relative alle idee di fondo che
motivano la politica degli Stati Uniti nella regione:la sua ostinazione,sin
dalla seconda Guerra Mondiale,nel controllare le più grandi riserve energetiche
del mondo.Come molti hanno osservato,nel mondo Arabo c'è una paura crescente e
risentimento per l'alleanza di lunga data Israele-Turchia che venne formalizzata
nel 1996,ora molto rafforzata.Per alcuni anni,era stata una componente della
strategia americana di controllo della regione con "poliziotti locali a
tempo" come il Segretario alla Difesa Nixon pose la questione.A quanto pare
c'è un riconoscimento crescente all'appoggio iraniano di sistemazione della
sicurezza regionale per sostituire il dominio americano.Una questione correlata
è l'intensificarsi del conflitto lungo l'oleodotto che porta il petrolio del
Centro Asia ai paesi ricchi,essendo uno sbocco naturale in Iran.
**E gli enti energetici americani non saranno contenti nel vedere rivali
stranieri -che ora includono anche Russia e Cina- ottenere accessi privilegiati
alle riserve di petrolio irachene,seconde solo all'Arabia Saudita in
proporzione,o al gas naturale dell'Iraq,petrolio ed altre risorse.
Per il momento,i pianificatori di Clinton possono essere ben sollevati per
essere sfuggiti provvisoriamente dalla "gabbia" che avevano costruito
che non gli stava lasciando scelte eccetto il bombardamento dell'Iraq che
potrebbe essere dannoso anche per gli interessi che rappresentano.La tregua è
momentanea.Offre l'opportunità ai cittadini degli stati guerrieri di provocare
cambiamenti di coscienza ed impegno che potrebbero fare una grande differenza
nel non troppo lontano futuro.
03 Ottobre 2002
STATI UNITI: IL
MANIFESTO DELL'IMPERO
Raniero La Valle. Nel 1989, con la rimozione del
Muro di Berlino, gli Stati Uniti iniziarono a pensare la propria
candidatura alla leadership del mondo: dalla Guerra del Golfo in
avanti, questo è diventato evidente. P. Balducci si allarmò. E nella
premessa al libro La strategia dell'Impero: dalle direttive del
Pentagono al nuovo modello di Difesa (di Umberto Allegretti, Domenico
Gallo e Manlio Dinucci, Ed. Cultura della Pace, 1992, pp 256) manifestò
tale preoccupazione.
The National Security Strategy of United States, questo
documento reso pubblico il 17 settembre 2002, è in sé innovativo. Si
può definire il Manifesto dell'Impero. È il primo testo, dove
l'America esprime apertamente la propria intenzione, senza falsi
pudori. Quella di governare il mondo. I criteri enunciati sono
sovversivi; rivelano un'antropologia e una visione delle cose.
All'inizio si afferma che, dalle grandi lotte del XX secolo, è uscito
un solo modello fondato su tre pilastri: libertà, democrazia e libera
impresa. Ma si può davvero parlare di un solo modello? E chi non lo
adotta, diventa automaticamente uno "stato canaglia"?
Ciò che sta accadendo, è una cosa del tutto nuova.
Siamo nella fase iniziale della formazione di un Impero. Nel
documento, c'è appunto una sorta di atto formativo. E la guerra
contro l'Iraq sarà la prima guerra dell'Impero. Quest'azione militare
si farà. E l'America è già lì, pronta ad insediarsi.
Dopo l'11 settembre, è dunque cambiato vertiginosamente il concetto
di identità che l'America ha di sé.
IL LIBERISMO ARMATO
Mimmo Gallo. L'89 è stato interpretato come una
vittoria della Guerra Fredda. In altre parole, "abbiamo vinto
perché la forza paga". Un intervento di Colin Powell del '92 -
allora capo di Stato maggiore di Bush padre - è in questo senso
illuminante. Cito testualmente: "Siamo l'ultima speranza di bene
per la Terra. Siamo l'unica superpotenza rimasta. Siamo una nazione
destinata ad essere leader. Dunque dobbiamo condurre le vicende del
mondo". E più avanti: "Le Forze armate sono una parte
importante della fabbrica dei nostri valori".
Nell'agosto '90, Bush padre lanciò l'idea del
"nuovo ordine mondiale". Esattamente un anno dopo, venne
emanata una direttiva che anticipava i contenuti del documento
odierno: già lì si ribadiva il ruolo dell'America come unica leader.
Nel '92, venne pubblicata una guida alla pianificazione della Difesa.
Era redatta da Paul Wolfovitz, sottosegretario alla Difesa. Il New
York Times anticipò questo testo. Fra l'altro si diceva che gli Stati
Uniti intendevano scoraggiare la Difesa europea, potenziale agente che
avrebbe offuscato la Nato. Lo scompiglio che questo testo provocò fu
tale, che venne riscritto in termini più morbidi da Dick Cheney
(attuale vicepresidente, ndr). Tuttavia alcuni principi restarono
chiari, fra cui l'indivisibilità tra la forza del mercato e la
Difesa; l'intercambiabilità di valori e interessi americani. La
Guerra del Golfo del '92 costituisce la prima messa in atto di questa
teoria.
Così arriviamo a questo testo, alla nuova dottrina Bush,
presentata il 17 settembre 2002. Il gran salto, nella sua
formulazione, s'è registrato a partire dall'11 settembre 2001. È un
testo di dottrina politica. In particolare, è il Manifesto della
nuova destra. E diventa la strategia ufficiale del governo che lo
applica. Che mondo immagina George W. Bush? Un mondo unico, governato
dagli Usa.
NAZIONI UNITE ADDIO
Mimmo Gallo. Il documento si compone di un preambolo e 9
capitoli. Il 3 e il 5 riguardano il terrorismo, mentre il 6 e il 7 la
teoria economica e dello sviluppo. Si teorizza il liberismo armato:
gli Stati Uniti dichiarano d'essere disponibili ad agire anche da
soli, con azioni preventive. Delle Nazioni Unite si parla,
assimilandole alle Ong che soccorrono i profughi. Nel capitolo 5, c'è
il cuore della strategia militare e politica. Viene detto che l'epoca
della deterrenza è finita: non è praticabile contro i leader degli
stati canaglia. La Difesa dev'essere preventiva; un principio, questo,
che gli altri stati non possono applicare.
Si sta cercando una giustificazione ideologica
all'attacco contro l'Iraq. La teoria è simile a quella che stette
alla base del bombardamento del reattore nucleare civile iracheno da
parte di Israele nel 1981. Questa teoria indica comunque un
cambiamento eversivo della Carta delle Nazioni Unite: si passa, in
sostanza, ad un ordinamento dove la guerra è insita nel sistema.
Il capitolo 6 è invece il cuore della teoria economica e
resta forse il più interessante. Si dice che esiste un unico modello
economico e che questo dev'essere esteso a tutto il mondo. Tale
modello viene assunto come un dato morale. E in questo c'è una buona
dose di fondamentalismo. Si raccomanda all'Europa di rimuovere le
barriere strutturali; mentre il riferimento al G7 è in questi
termini: gli alleati vengono consultati per dare loro istruzioni sulle
politiche che "devono" mettere in atto. Si parla anche
dell'Africa; si cita l'Accordo quadro, Africa Growth and Opportunity
Act, che Nelson Mandela ha definito "inaccettabile"
tacciandolo di "nuovo colonialismo", e che invece le
multinazionali hanno comprensibilmente salutato con grandi entusiasmi.
Nel capitolo 7, si tocca la questione ecologica con
l'unico obiettivo di non creare allarmismi. Non si discute nemmeno
dell'insostenibilità di questo modello di sviluppo; nessun accenno
allo spreco delle risorse energetiche, né ai rifiuti. E ancora: non
viene posto il problema della distribuzione delle risorse. Qualsiasi
investimento nei paesi del Sud del mondo è vincolato all'attuazione,
da parte di quei governi, di riforme economiche. Delle biotecnologie
si parla in termini di "premi", che verranno dati ai paesi
del Terzo Mondo in linea con le aspettative americane.
Mentre le Nazioni Unite scompaiono come centro di potere,
viene ribadito il ruolo della Nato, dell'Asean (Associazione delle
nazioni dell'Asia sud-orientale), della Cina e della Russia.
Nell'ultimo capitolo, gli Stati Uniti scoraggiano gli
avversari che potrebbero voler competere con la loro potenza militare.
Di fatto, essi si sono sostituiti alle Nazioni Unite. Ed è per questa
ragione che non possono tollerare la presenza e l'azione della Corte
penale internazionale. Leggiamo testualmente: "Prenderemo le
misure necessarie per garantire che i nostri sforzi per adempiere ai
nostri impegni per la sicurezza globale e per la protezione degli
americani non siano ostacolati dalle potenzialità investigative, da
inchieste o da un rinvio a giudizio da parte della Corte Penale
Internazionale, la cui giurisdizione non riguarda gli americani e che
noi non accettiamo". E l'atto di nascita dell'Impero americano è
senz'ombra di dubbio la guerra ormai prossima contro l'Iraq.
UN RUOLO PER LE CHIESE
Raniero La Valle. Al di là di come le cose andranno a
finire, è importante decifrare i segnali. Gli Usa non fanno neppure
più parte della Nato; questa non costituisce più la loro proiezione
mondiale. Essi ormai giocano in proprio. Con un orgoglio quasi
luciferino, dopo l'11 settembre, si presentano da soli. Dal tetto del
mondo. È una potenza, quella americana, solitaria e sovrana.
Due questioni, a mio parere, restano fondamentali. La
prima riguarda l'assenza di una politica statunitense in materia
ecologica. Nella misura in cui essi non si pongono il problema, le
chiese - custodi del creato - devono porselo. La seconda è che di
fronte alla tragedia della fame e della sete di gran parte del
pianeta, loro raccomandano il free trade. Ma questo non risolve. Di
nuovo, le chiese dovrebbero porsi il problema. L'unicità del comando
dà le dimensioni del problema.
Collaboreremo con altre nazioni per evitare complicazioni
nelle nostre operazioni e cooperazioni militari, attraverso meccanismi
come accordi multilaterali e bilaterali, che tutelino i cittadini
statunitensi dal Tribunale penale internazionale. Renderemo pienamente
operativo l'American servicemembers protection act (legge per la
protezione dei soldati americani), le cui clausole servono a garantire
e migliorare la tutela dei soldati ed ufficiali statunitensi".
© MISSIONE OGGI