[Queste cose le
scrivevo nel dicembre del 1994. E, da molte discussioni fatte ad ogni livello
sindacale, erano assolutamente condivise. Allora imperava Berlusconi ed il
Ministro della Pubblica Istruzione era un tal D'Onofrio. Furono pubblicate nel
numero di gennaio del 1995 sul periodico della CGIL Scuola del Lazio, in bella
evidenza. Appena un anno e mezzo dopo c'è stato l'avvento al potere del
centro "sinistra". La Cgil Scuola è stata particolarmente attiva
nella ulteriore demoralizzazione degli insegnanti, sfociata nella protesta del
17 febbraio del 2000 contro l'ipotesi del "Concorsone". Ancora gli
insegnanti che dovevano dimostrare qualcosa in cambio di nulla. Comunque questo
è certamente un documento che mostra i cambiamenti di rotta di un sindacato
della scuola].
Insegno nei Licei da ormai trenta anni ed ho uno stipendio che si aggira intorno
ai due milioni di lire (per insegnare ciò che insegno serve la laurea con tutto
ciò che segue, con costi per me enormi in termini di impegno e di denaro).
Ho quattro persone a carico. Prendo
quanto il mio collega scapolo e la mia
collega nubile. E pensare che i tre figli
che mantengo saranno poi la forza lavoro che mi pagherà la pensione
(Berlusconi permettendo). Non vi sono assegni famigliari, fatelo sapere a
Michelini [colui che nel Berlusconi I si occupava di "famiglia"] e a
Sua
Santità. Visto che si andrà in pensione
a 65 anni i miei figli, se tutto va bene, entreranno nel mondo del lavoro a 35
anni. Nel frattempo, con i miei 65 anni sarò pronto a morire di fame con la
pensione.
Ma quanto lavora un
insegnante? E,
quanto guadagna?
Tutti sanno che
lavoriamo poco: 18
ore settimanali. (Intanto gli insegnanti
della scuola materna ed elementare fanno 25 e 22 ore di didattica frontale!). E
tutti pretendono che la qualità nel nostro
lavoro sia almeno buona.
Gli insegnanti che hanno comandi all'estero, presso gli Istituti di Cultura
lavorano 36 ore settimanali; se però fanno corsi d'italiano per stranieri, ogni
ora
di insegnamento viene contata loro come
due di servizio. Insomma solo qualche
avvocaticchio al potere può davvero
pensare che tutte le ore di
servizio hanno la stessa valenza.
Ma queste 18 ore sono
tante o poche
rispetto alle 36 che fa un impiegato
statale?
Intanto prima e dietro
alle ore di didattica frontale c'è tanto lavoro sommerso e parzialmente non
quantificabile: i
tempi di preparazione e correzione dei
compiti in classe e preparazione delle lezioni (10 ore settimanali?), c'è
l'aggiornamento didattico e disciplinare, per il
quale la normativa vigente prevede 40
ore annue (necessario anche se non
quantificabile perché ogni nostra attività
va in questo senso: io debbo leggere il
giornale, la rivista, quel libro; io debbo
vedere quella pellicola, quel programma
TV, io non posso perdere credibilità
con
i ragazzi che mi interrogano su
tutto). Se
qualcuno obietta che non siamo in
ufficio, rispondo che vorrei questo ufficio
nell'edificio-scuola dove lavoro (con annessa biblioteca, TV, videoteca,
emeroteca, riscaldamento, energia elettrica,
macchina da scrivere, computer, inchiostro per stampante, carta, riparazione
virus e guasti, fotocopiatrice, ...). Invece (oltre la beffa l'inganno) con
quello che costano gli appartamenti, 20 metri quadrati di casa mia (l'unica)
sono completamente assorbiti da
quell'attività statale remuneratami come
sopra detto (e su questa casa pago pure
più di un milione l'anno di tasse).
Si, ma tu godi di
molte vacanze. Non
è vero, da quando insegno ho sempre
potuto godere di soli 30 giorni di congedo e, se non si è impegnati con gli
esami di maturità, a scelta tra luglio ed agosto (con buona pace di quegli
imbecilli
che dalla TV continuano a ripetere che
gli italiani
non sanno
scaglionare le
vacanze).
Lo
sa la gente che terminata la didattica vi sono montagne di attività da
svolgere? Gli esami di idoneità, poi quelli di
maturità (o di Stato), poi quelli della sessione malati, poi quelli di
riparazione (fino ad ora),
poi scrutini con riunioni infinite che si tengono a volte anche di domenica.
E poi:
verbali, giudizi, relazioni, riunioni per materie e per corsi, commissioni
culturali,
commissioni viaggi, ricevimento genitori.
Ma queste attività non interessano tutti
i docenti. È vero. Per questo è ora di cominicare a dire che nella scuola vi
debbono essere funzioni differenziate per
mansioni svolte. Vi sono insegnanti che
hanno gli scritti, altri no. Vi sono insegnamenti che usano dei laboratori,
altri
no. Vi sono discipline che vanno sempre alla maturità, altre no. E via dicendo.
Ed oltre a quanto detto vi sarebbero
da aggiungere nella scuola attività come
quelle che in altri Paesi Europei già funzionano da molti anni: il tutoraggio,
la
Commissione per l'orientamento degli
studenti, quella per la valutazione del
piano educativo che la Scuola s'è dato.
Al Convegno OCSE di Parigi nessuno ha
detto a D'Onorio che esistono questa
cose?
Ma
che succede negli altri Paesi d'Europa? Come stanno le cose in termini di
attività prestata e salario ricevuto? Noi
siamo quelli che lavorano di più e guadagnano di meno (dopo aver discusso
per tre giorni a Barcellona nella sede dell'U.G.T.
con i rappresentanti
di tutte le
Scuole europee presenti nella città oltre
alla americana ed alla giapponese: tutti
hanno convenuto che lavorare nella
scuola italiana con tali impegni e ad un
tale salario è da folli). Una perlina: quando si fa il confronto tra i giorni
di scuola
che si fanno nei vari Paesi, l'Italia è l'unico Paese che non conteggia tra i
giorni di lezione quelli dedicati alla valutazione negli esami di vario livello
e vario tipo. Così risulta che siamo nella media
europea, quando facciamo mediamente 15 giorni l'anno in più di ciascuno dei
paesi europei (e non).
Esami a settembre.
Dice D'Onofrio:
"in nessun Paese d'Europa si fanno gli
esami di riparazione, li aboliamo anche
in Italia".
In Europa è vero che non si fanno
quasi più esami di riparazione nel senso
italiano ma nessuno si è mai sognato il
recupero alla D'Onofrio [tragicamente perpetuato da Berlinguer]! Intanto, negli
altri Paesi, vi sono
leggi precise che limitano il numero delle materie in cui si può essere
rimandati
(ad esempio, in Spagna sono due). Dopodiché lo studente che non risulti
promosso a queste due materie è costretto
a frequentarle di nuovo in aggiunta a
quelle dell'anno successivo. Questo fa
perlomeno intendere che tutta la struttura scolastica deve cambiare (ad esempio
pensare a classi per materia con orari
flessibili).
Ma la cosa più
interessante riguarda il
salario. Argomento dal quale prendo
spunto per consigliare a tutti quelli che
si sentono ripetere che la tal cosa la facciamo per allinearci ai Paesi più
avanzati d'Europa di rispondere con il famoso
pernacchio corale di Eduardo dell'Oro di
Napoli. Non ci facciamo fregare più! Prima allineiamo il salario poi parleremo
del
resto [Prendo anche qui atto che,con il sostegno della Cgil, Berlinguer ha prima
pensato al concorsone e si è completamente disinteressato del salario]! Un solo
esempio, ancora quello
spagnolo che fino a qualche anno fa era
sempre dato come dispregiativo. Un professore di Scuola Superiore, guadagna
in Spagna 4 volte il salario medio
lordo
procapite, ciò vuol dire che il collega spagnolo ha un potere d'acquisto doppio
del
nostro. Ma ciò non basta. È lo stesso Governo che punta ora ad elevare un tale
salario. Poiché si sta riformando profondamente tutta la Scuola in un processo
che avrà termine nel 2.000, il Ministero
Spagnolo di Educazione e Scienza (MEC), l'equivalente del M.P.I., non manca mai
di
parlare esplicitamente del successo
della riforma legato ad importanti incrementi
economici agli insegnanti (come del resto fa lo stesso responsabile scuola
della
Confindustria, Lombardi su Repubblica
del 27.10.94).
E poi alcuni dati sul
salario che tengono conto del costo della vita nei singoli
Paesi: in Germania gli insegnanti guadagnano il 25% più di noi, in Gran
Bretagna il 22%, in Francia il 10%. In questi
Paesi la paga a cui mi sono riferito è strettamente connessa alla didattica.
Mansioni accessorie alle quali accennavo prima
sono pagate BENE a parte così come è
pagata la professionalizzazione e la qualità dell'insegnamento (e non una
tantum).
Infine una perlina.
Perché in tutti i
Paesi avanzati d'Europa si fa l'Anno Sabbatico e noi non sappiamo neppure cos'è?
Se per un anno ogni 7 un insegnante
si reinserisse in processi di ricerca avanzata non ritornerebbe
all'insegnamento,
con preparazione e voglia maggiori?
I lavoratori della scuola devono essere pagati da professionisti. Da qui può
partire un serio discorso di rinnovamento della scuola. Ora non sono più
disposto a fare neppure un minuto in più (pensando poi che questi minuti non mi
vengono mai dedicati gratis da genitori-
cittadini che fanno ad esempi i medici o
gli avvocati o ....).
La
qualità di ogni prestazione risente
inevitabilmente anche del grado di soddisfazione economica di chi opera.
L'insegnamento richiede una montagna di
accessori (che d'altra parte sono giustamente e tacitamente riconosciuti ai
professori d'Università che, stando agli stupidi metri correnti, lavorano solo
3 ore
a settimana). Non si scambino queste
prestazioni con la missione.