FISICA/MENTE

 

 

LA STORIA DI GIUSEPPE

            Riporto una storia che mi è arrivata, in diverse e successive lettere, dall'Olanda. Una persona ex italiana, che possiamo indicare con Giuseppe, descrive così la sua giovane vita passata in gran parte in riformatori e prigioni. Ho fatto delle piccole correzioni là dove ho creduto non si capisse bene il pensiero di Giuseppe. Ho ordinato ed integrato alcuni periodi e lettere, ma la sostanza è solo quella inviatami da Giuseppe.

            La pubblico perché credo che la sua non sia la sola esperienza di questo tipo. Credo che tutti dovremmo guardarci un poco intorno e tentare di avvicinarci a sofferenze che non conosciamo.

            Siamo protesi ad altro e ci accorgiamo di chi sta male solo quando entriamo in un ospedale o solo quando andiamo a trovare qualche caro recluso da qualche parte per colpe, spessissimo, disegnate dai nostri codici solo per i presunti diversi.

            Spero che queste poche righe ci aiutino a riflettere.

Roberto Renzetti


 

Caro Roberto

Ti scrivo perché vorrei raccontare di me, della mia triste storia e della mia grande sconfitta.

 Sono nato nel 1961 in Sardegna e fino a 4 anni ho avuto una vita pressoché normale, poi.........
A seguito della separazione dei miei genitori, per interminabili anni, mi sono trovato internato negli istituti con le suore prima e preti dopo.
La chiesa della mia zona, si é occupata molto per la mia sistemazione, anzi erano proprio vicini alla mia famiglia e parenti ed in questi momenti, molto più vicini. Pensa che il prete della chiesa dove hanno scelto di battezzarmi, é andato via con la sorella maggiore di mia madre, una madre di 4 figli. Mia nonna é rimasta additata sempre per la Sua confidenza col monsignore.
É stato un gioco occuparsi di me, ci avrebbero pensato le suore, per questo erano previsti anche dei contributi statali.
Fino ai dieci anni va avanti cosi, in un posto allucinante, dal quale mi facevano uscire solo per processioni o la mattina quando ci portavano con la pentola vuota a bussare alle porte per domandare da mangiare per gli orfanelli. Ad ogni porta la suora raccoglieva la busta e benediva.
All'interno dell'istituto, ci si spostava sempre in fila per due. Erano dei posti molto violenti e molto duri, però se non si hanno conoscenze, quella é la vita.
L'edificio in cui ero rinchiuso aveva grandi spazi che lucidavamo tutti i giorni noi orfanelli, ricordo un grande campo, con polvere e basta. Trascorrevamo dei pomeriggi interi senza niente. Eravamo così tanti, che potevamo giocare a nascondino, nascondendoci dietro agli altri compagni orfanelli.
In questo luogo andavo a scuola e frequentavo le elementari.
 Nel 1969/70 apparve nuovamente mia madre! Seppi allora che viveva a Milano e sperai che per me sarebbe stata una alternativa immediata rispetto all'orrendo istituto.
Scelsi senza pensarci dimenticando il passato in un istante.
La brutta scoperta fu che con noi c'era anche Pino, la persona che se la intendeva con mia madre, quando avevo una famiglia e mentre mio padre lavorava. Non riuscii a mandare giù questo, ma provai ad ignorarlo.
Non fu un rapporto facile, non fui capace di sostenere quella situazione e fui messo fuori casa da mia madre.
Non avevo mai avuto la notte per me. Mi ricordo che scrissi a mia nonna che a Milano i treni ( i Tram) camminano per strada, dove ci sono le rotaie.
Pur rassegnandomi alla solitudine, non potevo far passare i giorni e non mangiare, anche se a 11 anni é un poco presto per avere di questi problemi.
Dormivo nelle macchine rubate e mangiavo nelle cucine con le finestre aperte quando le padrone erano al mercato per fare la spesa..
Trovai compagni più o meno nella stessa situazione e quindi trovai degli amici coi quali dividere problemi e soluzioni.
Seguirono altri anni di centri di rieducazione, dove feci un poco di scuola  media, un poco di tipografia, un poco di  meccanica; facevo sempre e comunque come mi veniva ordinato, infatti continuai anche all'istituto alberghiero poiché c'erano sempre le sovvenzioni statali su tutto.
Quando diventai maggiorenne, fui libero di agire, ero adulto mi dissero.
Per tanti anni ero stato tutelato dai tribunali e non sapevo come vive una persona, mi mancava qualsiasi forma di pragmatismo.
Mangiavo quando cominciavo ad avere fame, l'appetito era l'interruttore che mi ordinava la ricerca di cibo.
Sono andato avanti con impulso, con boccate di libertà che duravano mesi, infatti fino ad oggi, non sono mai stato un anno intero libero in Italia.
Da maggiorenne ho fatto altre detenzioni per altri 7 anni circa, collezionando cosi circa due decenni di vita reclusa ed avevo solo 28 anni. Ho anche conosciuto la tortura nel 1982: sono stato interrogato con degli elettrodi attaccati al pene, come quelle storie che poi si sono sentite dalla Somalia. Nel primo istituto dove sono stato, ci davano bromuro ed in carcere a Milano mi venne dato anche un paio di volte "largantil".
La mia decisione di lasciare l'Italia é venuta alle 11 del mattino, del 21 settembre 1988. Fino a quel giorno non avevo mai pensato di andare a vivere all'estero.
Ero a Milano e fino a quel giorno c'era stato un morto al giorno nella città. Ero stanco di tutto, dell'Italia sopratutto della quale non sono mai riuscito a sentirmi parte, un Paese che per me é stata una galera e basta.
Un Paese dove la mia famiglia non è mai potuta stare insieme per decisione dei tribunali e suggerimenti della chiesa, un Paese in cui mia sorella (ex solista di violino ), dopo avere ricevuto una trasfusione di sangue all'ospedale di Niguarda, si è ritrovata con un futuro all'AIDS. Un Paese dove mia sorella colpevole di essere stata infettata, é stata anche privata della presenza della propria figlia, perché si poteva infettare.
La figlia di mia sorella, non ha potuto frequentare nessuno dei parenti, perché si stressava, ma a quasi 20 anni era la donna di un giudice di circa 45 anni.
E mia sorella? Quando abbiamo provato a reclamare per la trasfusione sbagliata, allora ci è stato detto che mia sorella poteva essere una puttana oppure una drogata! Infami! Paese di merda! Io desidero una maledizione interminabile ogni giorno per l'Italia. Non si può essere parte di un posto cosi bestiale che non merita perdono, neppure dopo secoli.
Essere fuori dall'Italia, mi ha insegnato a scoprirmi, mi ha insegnato che sono una persona civile, amata dalla gente per il mio entusiasmo e creatività, oltre che per un vero senso di amicizia.
Da quando sono andato fuori dal Belpaese, ho sempre voluto precisare di essere sardo, della Terra che al momento della unificazione dell'Italia, si é trovata in una realtà di miserabili come é oggi!
Scopro che siamo la regione col più alto tasso di infetti per AIDS, una Terra con circa un milione di abitanti, la prima in un Paese di circa 60 milioni !!!
Quando si cresce cosi, si impara l'odio molto presto, io sono una persona che odia e che spesso pensa alle persone che mi hanno gratuitamente fatto del male e non nascondo di vivere un intenso desiderio di vendetta!
Gli maledico il DNA tutti i giorni, vivo un spontaneo disprezzo per questa mondezza di gente.
Io sono stato un bambino che si é difeso da uno Stato, ho perso, d'accordo, ma sento un valore cosi grande della mia persona che mi fa sentire un vincitore in questa guerra che ho perso e non ho mai voluto.
Se penso ad un infame seduto nel Suo ufficio, dico di quelli che ti dicono; "Tu non sai chi sono io" ....ma si che lo so, ho replicato delle volte (ad un uomo di merda bisogna ricordargli ciò che é anche se é travestito da persona per bene).                                          E quel giorno salpai senza una destinazione precisa, e con gli ultimi soldi raggiunsi le Canarie.
Da lì iniziai a scoprire il lavoro restando confuso tra i turisti ed i lavoratori di tante, diverse nazionalità.
Era tutto bello, avevo un lavoro nel turismo, imparavo a parlare spagnolo, inglese e vivevo con una fidanzata olandese. Una vita da film o semplicemente una normalità da televisione. Ma poiché avevo lasciato l'Italia, durante un periodo di sorveglianza, ero un ricercato.
Capii che tutto il mio futuro doveva essere improntato sull' auto-istruzione, questa era infatti per me una grande carenza. In compenso ho sempre letto parecchi libri, alcuni anche due o 3 volte.
 Decisi con la mia fidanzata di andare a vivere in Olanda per fare una vita normale. Ho impiegato 10 anni per sistemare le mie faccende, sono anche andato in Italia a scontare la sorveglianza lasciata in sospeso, ma anche il servizio militare che ho dovuto fare in detenzione, per renitenza.....colpevole di non avere mai ricevuto la cartolina.
E poi dissi basta, l'Italia mi soffoca la vita, sono stanco di giustificare sovvenzioni, ero stanco anche di giustificare i salari di giudici, carabinieri, avvocati, assistenti sociali invisibili, preti, suore e tutto ciò che é servito da quando avevo 4 anni fino ad oggi.
Queste sovvenzioni, non hanno portato ad avere un certificato di studi conseguiti, corsi seguiti e neppure una certificazione medica.
 Penso che lo Stato si prenda delle grandi responsabilità quando toglie i figli alle famiglie, pensando di poter fare meglio. Lo penso con forza, perché in tutti questi anni, ho trovato molti compagni degli istituti e centri di rieducazione, li ho trovati in galera, li ho letti morti sui giornali, sparati da pistole difettose o uccisi dall'eroina.
Io non sto parlando di mancanza di amore, ma parlo di una piccola base che lo stato italiano dovrebbe essere obbligata ad offrire al cittadino in difficoltà, perché poi non é di grande aiuto per nessuno rinchiudere una persona finché è maggiorenne e possa decidere da sé.
Sono stato allevato in cattività e non ho conosciuto alternative, quindi i miei rapporti con la società, da adulto, sono stati cosa nuova e da imparare a caro prezzo.                           Penso che vi siano problemi che non si conoscono e che non trovano mai soluzione, come il mio. Non si può crescere di violenza e traumi e poi lo Stato, che mi ha educato cosi, mi punisce perché "sono" come si é voluto che crescessi.
 Quando un cittadino, non ha diritto all'istruzione, diritto a stare in contatto con la famiglia (i miei avevano un intreccio di diffide e divieti pazzesco), diritto ad un avviamento al lavoro e neppure il quello di svolgere il servizio militare, lo Stato risulta assente.
Io accuso questo Stato italiano di queste gravi colpe e nello stesso tempo lo indico come principale testimone, giacché per circa 2 decenni sono stato come un pacchetto da spedire qua e là per fare lavorare i corrieri.
Inevitabilmente arriva il giorno in cui uno chiede la nazionalità olandese e si spoglia di quella italiana. Ho fatto questo a 40 anni!
Ho dei diritti da poco tempo, mi mandano gli inviti per votare e comunque non li uso, non ho una sola persona in Italia che vorrei mi rappresentasse, quindi non voto nessuno. Questo é ciò che ho avuto come diritto.
 In Spagna ed Olanda, non c'è mai stata necessità di detenermi, non solo, i miei racconti lasciavano increduli gli ascoltatori su come era davvero il Belpaese..
Tanto ho lavorato da solo che sono diventato un manager del turismo, responsabile anche di 370 persone.
Senza accorgermi imparavo ogni giorno spagnolo ed inglese, ma imparavo anche che potevo lavorare con tanto amore. Non mi é stato mai insegnato un lavoro prima, quindi facevo lì la scoperta dell'acqua calda.
Ho trovato una compagna 3 mesi dopo essere andato via dall'Italia e con la stessa ho deciso di trasferirmi in Olanda.
 Roberto, io oggi ho dei risultati in mano e sono cose concrete, parlo 5 lingue, sono diventato un support engineer di tecnologie, ho lavorato con molti prototipi e sono stato in dei team, dove non ero l'unico ingegnere.
Non so come e quando ho imparato.
So dire che la mia vita ha un altro significato, da quando non garantisco il salario di tanti parassiti che mi hanno "tutelato" in Italia.
Non voglio mancare di modestia, ma da 15 anni continuo a conoscere gente e tra questi, chi ci riesce e chi non sa come andare avanti.
Ho conosciuto delle persone che hanno avuto un passato normale, fatto di famiglia ed altre cose che non conosco bene, come la istruzione, l'assistenza in caso hai bisogno di un medico e tante di queste altre stronzate.......ho visto delle persone che non gli funziona il presente, persone che sentono l'assenza del contatto ombelicale con mamma.
Tu sei stato all'estero e sai che bisogna rimboccarsi le maniche e darci dentro duro, bisogna adattarsi alle località in cui si abita, alla gente che si ha attorno, non si può pretendere sempre di barare con se stessi.
Non sono sazio dei risultati ottenuti e siccome mi riesce semplice, voglio andare avanti. Che dire Roberto, mi sento dire che l'Italia ha perso un Uomo ma sopratutto devo essere grato delle esperienze fatte all'estero, perché ho capito che non sono inferiore a nessuno di tutti i quasi 60 milioni di abitanti del Belpaese.
Sai quante volte ho provato a parlare coi cattolici, che si scambiano il senso della pace, che si giurano e si confermano fratellanza ogni domenica, poi il paradosso, il primo discriminato è quello che domanda l'elemosina fuori dalla porta di qualsiasi chiesa del club vatikano. Quello si insegna ai figli, non devi andare con Lui, non devi avvicinarti, non devi........
Io discrimino chi ama, giustifica e fa comunella coi pedofili, che ritengo la peggiore specie.
 
 Giuseppe

 

 

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