Reazionari
Eros Barone
I reazionari hanno questo di buono: che non procurano mai soprassalti di
sorpresa. Prendiamo, per esempio, il Guardasigilli Alfano: si capisce, solo a
guardarlo, che questo mondo non gli va bene; ma questo mondo, che non va bene si
può dire a nes-suno, è diversamente colpevole: per ciò che vi succede in basso e
per ciò che vi suc-cede in alto. Il Guardasigilli, però, pare colpito solo da
quanto succede in basso. In al-to, il mondo in cui vive, tutto sommato, lo
lascerebbe com'è. Infatti, stando alle loro dichiarazioni, il ministro di Grazia
e Giustizia, così come il suo collega degli Affari Interni, sembrerebbero
soprattutto colpiti dai delitti consumati contro la proprietà, dai furti,
insomma, che i poveri compiono ai danni dei ricchi, ma non da quelli che i
ric-chi perpetrano nei confronti dei poveri.
I furti sono sempre crimini, non c'è dubbio, ma si direbbe che per i due
sullodati ministri a rubare, quando ruba, sia solamente la povera gente: in
particolare, il mini-stro degli Interni nota giubilante che i furti nel 2008
sono diminuiti dell'8,1%, ma, caro lettore, tu credi che tra questi reati egli o
qualsiasi altro suo collega al governo annoveri il trasferimento di capitali
all'estero (ogni accenno alla contestata eredità di Agnelli e alle migliaia di
altri 'patriottici' imboscatori di capitali è puramente casua-le), una evasione
fiscale (e qui sono centinaia di migliaia, forse alcuni milioni coloro che non
vogliono affliggere il fisco con lunghi e penosi accertamenti), un profitto
il-lecito, una speculazione in Borsa, un'alterazione del bilancio? Dio guardi.
Questi non sono furti, si chiamano 'pro-prie-tà', e la Giustizia ha il dovere di
difenderli.
Non mancano, peraltro, nelle discorse di questi campioni del Buon Governo,
mo-menti di commozione: è quando essi lamentano le deleterie conseguenze
dell'indulto o di altri provvedimenti di clemenza previsti dalla legge e
concessi dai giudici. Si av-verte sempre, sotto il fremito delle loro parole
sdegnate, la visione di un mondo idea-le (divenuto finalmente reale, anche per
merito loro, in questa torrida estate), compo-sto di galere stipate e
arricchito, in un prossimo futuro, da altre galere, da offrire co-me nuovi
pascoli al profitto dei privati. Chi c'è, deve restarci. Fuori gli onesti
sicuri, dentro tutti gli incerti, compresi, grazie all'ultima legge sulla
sicurezza, gli immigrati clandestini.
Così, per questi Soloni che hanno interiorizzato il modello americano della
caccia a Dillinger, la società non si migliora, come sarebbe giusto, dai suoi
vertici (cui va semmai garantita, come è avvenuto con le leggi 'ad personam',
l'impunibilità), ma si monda con le galere piene e i 'brutti ceffi'
(preventivamente identificati dalle ronde fra gli individui con tratti semitici
o zingareschi) tutti incarcerati. E stiano stretti e ammanettati: i soli ai
quali occorrono le mani libere sono, come tutti sanno, soltanto i banchieri.
Infine, come non ricordare l'energico ministro Zaia, che, indotti non solo da
un in-sano gusto dell'umorismo (egli potrebbe infatti esprimersi ufficialmente
in dialetto trevigiano), ma anche animati dall'intento di elevare il livello non
eccelso della poli-tica condotta dal governo Berlusconi-Bossi in questo campo,
auspichiamo che ben presto vada a sostituire l'accidioso Bondi? Sarebbe,
questa, una svolta importante negli annali della politica italiana, poiché una
volta tanto si assegnerebbe un ministe-ro culturale a un vero uomo di cultura,
qual è l'on. Zaia. Nella sua sterminata erudi-zione, della quale ha fornito ai
suoi elettori padani una prova mirabile in occasione della recente polemica con
quel critico saccente dal nome palindromico (Asor Rosa), egli ha sentito più
volte, da giovane, parlare della "Divina Commedia". Più tardi, nel consiglio dei
ministri ha sentito nominare, a proposito dei finanziamenti agli enti
cul-turali, la Dante Alighieri, e, a forza di sentir dire la Dante Alighieri
oggi e la Dante Alighieri domani, ha finito, mèmore del 'celodurismo'
sbandierato dal suo leader, col sospettare in cuor suo che il sommo poeta fosse
un tipo di dubbia virilità.