Esisterà mai
una socialdemocrazia in Russia?
di
Boris Kagarlitsky (traduzione di Y. Colombo)
Il panorama
politico russo si trova per certi versi in un vicolo cieco. Manca di una
socialdemocrazia. Gli analisti e i giornalisti russi ne parlano ormai da un
quindicennio, sempre attendendo che qualcuno giunga a risolvere il problema.
Con l’avvicinarsi delle elezioni del 2007 la mancanza di una forza
socialdemocratica russa torna di nuovo tormentare gli esperti e gli spin
doctors. In fondo potrebbe bastare che qualcuno investisse le
proprie forze in simile impresa. In Ucraina, per esempio, c’è qualcosa che
potrebbe somigliare a una socialdemocrazia. Per essere più precisi esistono a
Kiev ben due partiti che si definiscono socialdemocratici: il partito di
Victor Medvedchuk e quello di Aleksandr Moroz. Nessuno dei due, tuttavia, sono
stati accettati ufficialmente come membri dell’Internazionale Socialista. In
alter parole nessuno dei due possiede il “certificate di qualità”
concesso dall’Europa Occidentale. Dove sta il problema? In fondo si tratta
di gente che ci sta provando!
Bel frattempo nei paesi dell’ex blocco dell’Est le cose non vanno poi cos
male. In Polonia i socialdemocratici sono stati al potere due volte, mentre
alter due volte sono stati sconfitti. In Lituania la situazione non è diversa
e in Ungheria il Partito Socialista ha con risolutezza condotto la nazione al
capitalismo. Dappertutto le cose vanno ben, dunque, meno che da noi.
La peculiarità di questi paesi dell’Europa Orientale e che contraddistingue
tutti i partiti socialdemocratici di successo di quell’area sta nel fatto
che essi si siano avvantaggiati non solo delle risorse ma anche delle
strutture dei vecchi partiti comunisti. In
C’è un motivo che viene spesso indicato per spiegare tale fallimento:
l’assenza di una socialdemocrazia in Russia sarebbe da far ricadere sul
Partito Comunista che si è dimostrato recalcitrante e incapace di cambiar
pelle. Ma di solito tutte le risposte che si trovano
a portata di mano sono sbagliate, e questa non fa eccezione. Prima di
discutere le ragioni dell’assenza di una socialdemocrazia in Russia, non
sarebbe male che ci facessimo un’altra domanda: ma esiste veramente una
socialdemocrazia in Europa Occidentale?
A prima vista la risposta è facile: la socialdemocrazia non solo esiste, ma
essa governa molti paesi. E nel Parlamento Europeo ha un gruppo parlamentare,
piuttosto robusto. Inoltre i Congressi dell’Internazionale Socialista si
tengono regolarmente. Ma ancora
una volta rischiamo di restare alla superficie del problema. Se noi vogliamo
affrontare la questione dovremmo vedere se la socialdemocrazia rappresenta una
certa ideologia e condivide una determinata politica. E
arriviamo al cuore
Non solo le
socialdemocrazie esistenti hanno rinunciato ad applicare politiche socialiste
nella pratica, ma ne ripudiano pubblicamente l’ideologia. Gerhard Schroeder
e Tony Blair si sono già presi questo onere nella loro celebre lettera
firmata in comune nel 1990. Il contenuto era molto semplice e chiaro. I valori
socialdemocratici e le tradizionali politiche socialdemocratiche non sono più
adatte al mondo moderno. Blair fu onesto da questo punto di vista: ammise che
la formazione di un Partito Laburista in
Gran Bretagna separato da Liberali era stato un errore storico. Certo suona
abbastanza bizzarro sentirlo dire da una persona che ancora attualmente guida
il Partito Laburista, ma non certo più bizzarro delle affermazioni di Gennady
Zyuganov sulla sua fede per la religione ortodossa e per il suo sonno
freudiano in cui coglie nella rivoluzione d’Ottobre del 1917 un avvenimento
disastroso per la Russia.
Da questo punto di vista la pretesa di Medvedchuk di rappresentare la
socialdemocrazia ucraina non è basato di quello di Blair di rappresentare
quella britannica. Entrambi stanno cercando di vendere un brand (marchio
commerciale N.d.R.) storico senza alcun diritto. Tuttavia Blair ne è
ereditario di diritto mentre quello di Medvedchuk
è solo una contraffazione.
Per tornare
all’Europa Occidentale osserviamo che la formazione del movimento
socialdemocratico nelle condizioni specifiche dell’inizio del XX secolo,
quando la classe operaia aveva già acquisito un serio potenziale politico
mentre le classi dominanti, impregnate nelle occupazioni coloniali era ben
disposta a scambiare i rischi rivoluzionari con l’elargizione di concessioni
sociali. Qualcosa che ovviamente attraeva i capi del movimento operaio. La
socialdemocrazia rivoluzionaria di fine ’800 fu quindi sostituita da nuove
forze riformiste. The brand, “il logo” diremmo con un linguaggio moderno,
rimase identico vennero solo cambiate le ideologie e le applicazioni pratiche.
Tale schema in Russia, avendo perso la Prima guerra mondiale, questo schema
era impraticabile, visto che la principale forza in seguito
alla rivoluzione di Febbraio divennero i bolscevichi. Lo stesso avvenne
in America Latina: anche lì infatti non esistevano le condizioni per una
socialdemocrazia classica. Per non parlare poi dell’Asia e dell’Africa.
Esistevano anche lì forze politiche di sinistra che però finirono per
convergere in senso rivoluzionario o populista.
Il compromesso di
classe, che aveva avuto successo nell’Europa democratica, resistette per
tutto il XX secolo. Dopo la Rivoluzione Russa e specialmente dopo la Seconda
Guerra Mondiale le classi dominante europee avevano altri motivi per cooperare
a livello di classe: la minaccia sovietica. La società si consolidò sulla
base dello slogan: “difendere le libertà democratiche dell’occidente”.
A tale scopo queste libertà dovevano avere carattere reale, dovevano essere
accessibili alla maggioranza della popolazione, dovevano guadagnarsi
l’appoggio grazie a dei benefici sociali che si presentassero come un
antidoto alla “propaganda rossa” dell’Est.
La socialdemocrazia
è il partito politico della cooperazione di classe, ma questa cooperazione è
possibile solo se tutte le classi sociali siano interessate a tale
cooperazione. Paradossalmente, il collasso del comunismo si trascinò con sé
anche la socialdemocrazia. Le classi dominanti avevano perso ogni interesse
per il compromesso sociale. E I politici che avevano costruito la loro
carriera sul compromesso, si trovarono “senza causa”. Della
socialdemocrazia non rimase nulla più che il nome. Il brand…
Il brand ha un valore in sé non solo nel commercio ma anche in politica. Ecco
perché è diventato così frequente trovare dei politici nominalmente
socialdemocratici che hanno posizioni che oscillano dal liberalismo di destra
fino al conservatorismo moderato. Certo
ci sono anche un certo numero di socialdemocratici tradizionalisti che
onestamente cercano di far finta che nulla sia cambiato negli ultimi 25
anni…
Ciò che è certo
però è che in Russia il “brand” socialdemocratico non ha alcun valore.
Tutti I tentativi di vendere questo “prodotto” sono destinati al
fallimento in partenza. Solo il marchio” comunista ha un qualche
significato. E’ l’unico a trovare promotori in Russia!
I numerosi sforzi fatti per presentare il progetto socialdemocratico in
Russia sono tutti finiti alla stessa maniera: si sono gettai via un mucchio di
soldi e si è confuso l’elettorato. Last but least: lo stesso brand non si
può vendere all’infinito. Se l’immagine del marchio non sostenuta in modo
adeguato, perde di valore. Questa regola si può applicare sia ai post
comunisti sovietici che si sono messi sulla strada del conservatorismo
nazionalista, sia ai leaders occidentali dei partiti operai che si sono
orientate verso le elite delle classi medie e alte.
Le elezioni del
2007 in Russia potrebbero veramente essere l’ultima adunata del Partito
Comunista. Ciò che sta succedendo al Partito Comunista Ucraino il quale già
da tempo agonizza in parlamento potrebbe facilmente essere anche il destino
dei “colleghi” russi”. Fino a non avere più vie d’uscita.
Gennady Zyuganov ha già messo in guardia I suoi amici: L’esistenza del
Partito Comunista della Federazione Russa come istituzione politica è messa
in discussione”. Zyuganov insomma, fuori di metafora avrebbe mandato questo
messaggio: “Vi avverto che a breve, gente, che a breve il progetto del PCFR
potrebbe essere abbandonato”.
Chi gli succederebbe? Prima o poi un sostituto verrà a galla. Ma in ogni caso non sarà una socialdemocrazia di tipo occidentale.