Parte prima - Il progetto
Documento di sintesi finale della Commissione Bertagna
Rapporto
del
Gruppo Ristretto di Lavoro costituito
con
D.m. 18 luglio 2001, n. 672
Sintesi
dei lavori
e
Raccomandazioni
per l’attuazione della Riforma
Giuseppe
Bertagna, università di Bergamo
(Presidente),
Norberto
Bottani, direttore del Dipartimento Innovazione Educativa del Cantone di
Ginevra (Svizzera),
Giorgio
Chiosso, università di Torino,
Michele
Colasanto, università Cattolica di Milano,
Ferdinando
Montuschi, università di Roma Tre,
Silvano
Tagliagambe, università di Sassari, sede di Alghero.
Il
Ministro, alla luce del suo discorso alle Commissioni parlamentari, ha poi
chiesto al Grl di procedere a questa “complessiva riflessione” e ad una
ipotesi di “un nuovo piano di attuazione della riforma degli ordinamenti
scolastici” tenendo conto, per quanto possibile
e se condivise, delle seguenti raccomandazioni: 1)
ribadire il principio che il sistema di istruzione e di formazione del
Paese è al servizio della società e del progresso economico se e solo se è
primariamente al servizio della persona di ciascuno e mira al massimo sviluppo
possibile delle capacità di tutti; in questa prospettiva va collocato
l’obbligo di 12 anni di istruzione e/o di formazione per tutti; 2)
valorizzare ulteriormente il ruolo e la funzione educativi della scuola
dell’infanzia valutando “se e in quale modo considerare la frequenza della
scuola dell’infanzia triennale, che resta non obbligatoria e curricolarmente
unitaria, come possibile credito ai fini del soddisfacimento di almeno un anno
dei 12 di istruzione e/o formazione obbligatoria”; ciò anche allo scopo di
non lasciare “minori” sul piano della qualità della formazione iniziale e
della successiva carriera i docenti che insegnano in questo grado di scuola; 3)
ipotizzare un’articolazione unitaria della scuola dai 6 ai 14 anni
che avvalori le specificità delle età evolutive della fanciullezza e della
preadolescenza sul piano degli ordinamenti, del piano degli studi e
dell’organizzazione del servizio; ciò significa promuovere, nella cornice
ordinamentale della scuola primaria quinquennale e della scuola secondaria di
I grado triennale, un piano degli studi unitario, continuo e progressivo
organizzato in cicli biennali, dove si realizzi un più efficace raccordo tra
l’ultimo anno della scuola primaria e il primo della secondaria di I grado
e, nondimeno, tra l’ultimo biennio della scuola secondaria di I grado e gli
studi liceali o professionali successivi, al fine di stimolare una spinta
qualitativa verso l’alto dell’intero sistema di istruzione e di
formazione; 4)
eliminare la cosiddetta “onda anomala” determinata
dall’attuazione della legge 30 per i gravi problemi che essa solleva
anzitutto sul piano educativo e metodologico, per gli alunni, le famiglie ed i
docenti, e, in secondo luogo, a livello organizzativo, edilizio, finanziario,
anche per lo Stato e gli Enti locali; 5)
progettare una scuola secondaria superiore di elevata qualità
culturale ed educativa, prevedendo anche la possibilità di completarla con
eventuali anni di specializzazione non universitaria; 6)
identificare la natura pedagogica, l’identità curricolare e la
fisionomia istituzionale di un percorso graduale e continuo di
Istruzione/Formazione secondaria e superiore parallelo a quello di Istruzione
secondaria e superiore, dai 14 ai 21 anni, con esso integrato a livello di
funzioni di sistema e ad esso pari in dignità culturale ed educativa,
abilitato a rilasciare tre titoli di studio corrispondenti a standard
nazionali concertati in sede nazionale (Qualifica, Diploma di formazione
secondario, Diploma professionale superiore); 7)
predisporre piani di studio/standard nazionali obbligatori che, mentre
rispettano forma e sostanza dell’art. 8 del Dpr. 275 e delle altre leggi
ordinarie e costituzionali in materia, consentano più di ora sia percorsi e
completamenti personalizzati da parte delle famiglie e degli studenti, sia una
maggiore verifica comparativa nazionale dei risultati; 8)
dar corso ai punti precedenti avvalorando l’autonomia degli istituti
del sistema di istruzione e di formazione, facendo sempre prevalere, sia sul
piano delle verifiche dell’apprendimento sia su quello del soddisfacimento
dell’obbligo per tutti i giovani di 12 anni di istruzione/formazione, i
vincoli di risultato su quelli
procedurali e di percorso; 9)
prevedere linee di formazione iniziale degli insegnanti in relazione ai
cicli scolastici e di Formazione ipotizzati.
Il Grl, per adempiere al mandato di studio ricevuto, ha proceduto lungo quattro
direzioni di ricerca.
Anzitutto, ha elaborato una propria ipotesi complessiva di revisione del sistema
educativo di istruzione e di formazione (art. 1, c.1, legge 30/2000) che tenesse
conto delle raccomandazioni del Ministro. In
secondo luogo, ha voluto verificare la congruenza, i punti deboli e forti, la
praticabilità e il consenso di tale ipotesi di revisione complessiva del
sistema educativo di istruzione e di formazione attraverso lo svolgimento di Gruppi
Focus e attraverso il confronto critico con sessanta consigli di classe e di
istituto distribuiti, a campione, sul territorio nazionale. Le date e le sedi di
svolgimento, l’elenco delle persone coinvolte e le sintesi critiche di queste
audizioni sono riportate nel I Capitolo della Parte II del presente Rapporto.
Sia i Gruppi Focus, che hanno visto
ogni volta la partecipazione di opinion
leader nazionali, di accademici e di rappresentanti del mondo della scuola e
dell’associazionismo culturale e professionale (docenti, dirigenti e, infine,
genitori e studenti)[1],
sia i risultati della consultazione dei sessanta consigli di classe e di
istituto hanno permesso di assestare in
itinere, in base alle osservazioni ricevute, numerosi elementi di dettaglio
e qualche tratto strutturale della ipotesi iniziale. Il risultato finale di
questo lavoro di confronto è iconizzato nei quattro schemi allegati, uno di
sintesi complessiva, gli altri tre dedicati al segmento secondario e superiore,
schemi poi spiegati e giustificati nei due Capitoli che compongono la Parte I
del presente Rapporto. In
terzo luogo, il Grl ha preparato con l’Istat un’indagine che, con rigorosa
metodologia scientifica, indagasse l’opinione di docenti, genitori e studenti
sulle scelte qualificanti contenute nell’ipotesi di riforma nel frattempo
messa a punto. Lo scopo assegnato a questa indagine non è stato ovviamente
quello di ottenere elementi da utilizzare per il perfezionamento dell’ipotesi
stessa, bensì quello di offrire ai decisori politici e all’opinione pubblica
informazioni sul grado di adesione a determinate
scelte tecniche e di impianto adottate dal Grl. Infine,
ha chiesto a enti, associazioni, centri di ricerca, riviste che coltivano per
mandato o per vocazione istituzionale i problemi culturali, ordinamentali e
professionali della riforma del sistema educativo di istruzione e di formazione
un giudizio su tutte le raccomandazioni date dal Ministro al Grl,
nonché un’eventuale loro concreta proposta di riforma del sistema
educativo di istruzione e di formazione che tenesse conto, in tutto o in parte,
di tali raccomandazioni. Questo
Rapporto del Grl, che segue quello elaborato dal Presidente Giuseppe Bertagna,
è articolato in 3 parti: 1.
Una sintetica presentazione del modello elaborato dal Grl tenendo conto
dei principi generali enunciati dal Ministro; 2.
Le raccomandazioni che il Grl ritiene di dover rivolgere al Ministro
sulla base non soltanto delle proprie proposte, ma anche e soprattutto delle
principali posizioni emerse dai momenti di confronto critico che è stato
sviluppato, alcune integrative,
altre alternative a quelle inizialmente messe a punto ; 3.
I punti principali e qualificanti della proposta di organizzazione della
formazione iniziale dei docenti, sui quali il Grl ha trovato unanime consenso. Parte
Prima – La proposta del Grl Il
Grl ha proceduto all’elaborazione della proposta di riforma del sistema
educativo di istruzione e di formazione iconizzata nei quattro schemi allegati
(il primo di sintesi, gli altri tre esplosione analitica delle sezioni del primo
rispettivamente dedicate all’istruzione secondaria e superiore, alla
formazione secondaria e superiore a tempo pieno o in alternanza), sforzandosi di
rispettare e di concretizzare i principi ispirativi generali riportati di
seguito. C’è
comunque un’avvertenza generale di cui è necessario prendere atto. Le
proposte e la loro discussione non sono state esplicitamente contestualizzate
rispetto alle competenze istituzionali attuali, né soprattutto rispetto al loro
ridisegno in conseguenza alle modifiche del titolo V della Costituzione
comprendente il referendum sulla legge sul federalismo. Già
ora istruzione e formazione professionale sono attribuite alle Regioni, che con
la legge 18 ottobre 2001, n. 3 acquistano altresì capacità di legislazione
concorrente anche in materia di istruzione. Il
confronto con le Regioni, dunque, è non solo prioritario e fondamentale, ma
imprescindibile già nel momento stesso della progettazione
del nuovo sistema educativo di istruzione e di formazione. In
termini più circoscritti, ma non meno rilevanti sul piano del metodo e su
quello di merito, sarà poi necessario un confronto con il Ministero del Lavoro,
con il Ministero delle Attività Produttive e con le parti sociali in ordine al
tema della formazione in alternanza
scuola/lavoro, che va comunque tenuto concettualmente e di fatto distinto
dall’ apprendistato.
Quest’ultimo, a differenza del primo, è infatti un contratto di lavoro
a causa mista (che pone in capo all’imprenditore un obbligo di
retribuzione e insieme di formazione) e
come tale coinvolge direttamente la responsabilità della parti sociali. Il
Grl è consapevole di tutti questi problemi di compatibilità e di intreccio di
competenze, anche se non rientrava tra i suoi compiti entrare nel merito della
loro soluzione. L’art.
1 c.1 della legge 30/2000 parla di “sistema educativo
di istruzione e di formazione”.
Anche nel suo prosieguo, la legge presuppone che, mentre l’istruzione e la
formazione siano due dimensioni diverse, ambedue siano educative e debbano
costituire un “sistema educativo”.
L’art.
68, c. 1 della legge n. 144/99, istituendo “l’obbligo di frequenza di attività
formative fino al compimento del 18° anno”, parla di “sistema della formazione
professionale regionale” come uno dei “percorsi” all’interno dei quali i
giovani possono espletare tale obbligo. L’art.
3, punto n del nuovo art. 117 della Costituzione, introdotto con la legge
costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, mutuando l’espressione dal Titolo II,
art. 33 della Costituzione del 1948, riserva a legislazione esclusiva dello
Stato “le norme generali sull’istruzione”.
Introduce, poi, una distinzione tra “istruzione”,
che colloca a legislazione concorrente tra Stato e Regioni, e “istruzione
e formazione professionale” che è legislazione esclusiva regionale. Il
combinato disposto di tutte queste norme consente di ricavare alcuni
orientamenti che spiegano anche il senso della proposta di revisione della legge
30/2000 avanzata negli schemi prima riportati e illustrata in queste pagine. Per
un verso, istruzione e formazione sono due processi diversi. La stessa legge
costituzionale, del resto, traccia un confine tra “istruzione” tout
court e “istruzione e formazione”. In termini epistemologici, si può
ritenere che il fine prioritario dell’istruzione, la sua differenza specifica,
possa collocarsi nel conoscere, nel teorizzare.
Avrebbe a che fare con le idee e con le relazioni intellettuali formali tra le
conoscenze. La formazione, invece, avrebbe più a che fare col produrre,
con l’operare, con il costruire:
immettere le idee (le conoscenze) nella realtà, mediante apposite operazioni di
progettazione e di trasformazione che diventano poi pratiche professionali
esperte; potremmo dire trasformare stati ideali in stati reali. Per
l’altro verso, però, istruzione e formazione sono anche due processi unitari
e sempre integrati. L’unità e l’integrazione deriva loro da due
circostanze. Anzitutto,
dal fatto che non si può conoscere senza produrre, operare e costruire, e
viceversa. Nessuno è in grado di elaborare theoría
senza téchne, e nessuno può
produrre nulla se non concepisce idee e non ha conoscenze da concretizzare. In
secondo luogo, dalla constatazione che ambedue i processi sono chiamati ad
essere educativi, nel senso che
l’uno e l’altro sono invitati a promuovere nel modo più integrato,
armonico, simultaneo e progressivo possibile tutte le dimensioni della
personalità di ciascuno, non soltanto una di esse. Questa
crescente integrazione tra i due percorsi e processi risponde all'esigenza della
società attuale, caratterizzata da un sempre maggiore uso delle conoscenze a
scopi produttivi e sociali, per cui la produzione è a un sempre più alto
contenuto di conoscenza. Questo processo ha cambiato il significato del termine
professionalità, che è ormai passata dal campo dell'addestramento pratico a
quello della conoscenza sperimentale di tipo scientifico e tecnologico. Di
conseguenza essa si basa ormai su un asse culturalmente solido, in grado di dare
una chiave interpretativa unitaria ai giovani, da spendere non solo sul lavoro,
ma nei vari momenti dell'esperienza di vita. In seguito a ciò il sistema della
formazione deve essere ripensato e riorganizzato superando quella che oggi è
impropriamente definita formazione di primo livello e dando vita a una
formazione che "scommetta" sulle competenze più rare e meno presenti
sul mercato, meno esposte alla concorrenza internazionale, in modo da mantenere
costante, e possibilmente aumentare, il differenziale positivo di professionalità
della forza lavoro del sistema
paese rispetto a quella dei paesi caratterizzati da un' elevata
disponibilità di manodopera. Prospettiva
prepolitica
La legge costituzionale 18 ottobre, n. 3 ha certamente innovato numerosi e
rilevanti aspetti del governo e della gestione del “sistema educativo di
istruzione e di formazione”. Non spettava tuttavia al Grl, per gli ovvi limiti
delle sue prerogative, entrare, in relazione all’espletamento del compito che
gli è stato affidato, nel merito delle competenze che, con la nuova norma, sono
di riserva esclusiva statale o regionale, oppure sono a legislazione
concorrente.
Consapevole dei limiti del proprio ruolo e della propria funzione, il Grl ha
preferito fermarsi a suggerire ipotesi di modifica dei dispositivi riformatori
inaugurati dalla legge 30/2000, tali da rispondere, per un verso, a caratteri di
unitarietà/organicità e, per l’altro, soprattutto, a domande culturali,
sociali e professionali considerate rilevanti e da soddisfare, nel rispetto
delle competenze istituzionali dei soggetti che devono gestire il sistema
suddetto nelle sue articolazioni interne.
In questa prospettiva ha segnalato come strategico per lo sviluppo del paese e
per la maturazione dei singoli soggetti in età evolutiva il raggiungimento dei
due seguenti obiettivi: Ø
la disponibilità di un sistema educativo nel quale esistano e si
intersechino percorsi di istruzione e percorsi di formazione, ambedue a livello
secondario e superiore; Ø
l’obbligo per tutti i cittadini italiani, come irrinunciabile conquista
di civiltà, di seguire, all’interno di questo sistema, un itinerario
formativo di 12 anni o almeno fino all’ottenimento di una qualifica. Ø
è saggio e prudente evitare una scolarizzazione precoce, dando rilievo
all’importanza che il bambino, prima di accedere a un vero e proprio percorso
di apprendimento di tipo cognitivo e alla logica già strutturata dei piani di
studio pensati per il sistema di istruzione, “impari il difficile mestiere
dell’alunno”, abituandosi a stare in gruppo, a seguire le indicazioni dei
maestri, a sviluppare relazioni positive e non conflittuali con gli altri, a
maturare sotto il profilo della capacità operativa e manuale e di quella che
oggi viene chiamata “l’intelligenza emotiva” ecc. Ciò consiglia di
mantenere e valorizzare, aggiornandola, la nostra peculiare tradizione sociale e
pedagogica, espressa negli Orientamenti
per l’attività educativa, ribadendo la funzione essenziale della scuola
dell’infanzia e la sua partecipazione insostituibile alla funzione critica
generale del sistema educativo. Sulla base di queste premesse il Grl ha
riscontrato un compatto e deciso orientamento contrario all’ingresso a 5 anni
nella scuola primaria, nell’ambito comunque di un comune riconoscimento della
necessità di definire in modo più preciso ed avvertibile i “traguardi di
sviluppo” da conseguire al termine della scuola dell’infanzia; Ø
è inopportuno “compattare” e ridurre a un unico ciclo di 7 anni la
scuola primaria e l’istruzione secondaria di I grado perché ciò, oltre agli
inconvenienti determinati dall’ “onda anomala”, determinerebbe la
mescolanza (che rischia di degenerare in confusione) tra approcci, metodologie
di insegnamento ancora troppo diversi ed eterogenei. Su questo punto non solo le
consultazioni sviluppate nei Gruppi Focus,
ma anche il confronto critico con
i consigli di classe e di istituto e l’indagine dell’Istat hanno fatto
registrare una massiccia convergenza di opinioni; Ø
è importante evitare qualsiasi forma di canalizzazione precoce, offrendo
a tutti la possibilità non solo di acquisire una buona formazione di base, ma
di “saggiare” anche il percorso didattico ed educativo dell’istruzione
secondaria superiore, prima di decidere, eventualmente, di abbandonare la
scuola; Ø
è fortemente sconsigliabile, se non addirittura inaccettabile, ridurre
il percorso dell’istruzione secondaria di II grado, perché ciò rischierebbe
di “svendere” il prezioso patrimonio educativo e culturale della nostra
tradizione liceale e di intaccarne la credibilità, il prestigio e, soprattutto,
l’efficacia. Anche su questo punto forze politiche e sociali, opinion
leader, accademici e rappresentanti dell’associazionismo culturale e
professionale si sono espressi in modo netto e deciso; Ø
è, al contrario, fortemente consigliabile fissare in 12 anni la durata
complessiva del percorso della istruzione e/o formazione preuniversitaria (o,
nell’ipotesi del Grl, che precede l’ingresso nel sistema della formazione
superiore) consentendo così anche ai nostri giovani di accedere all’università
(o a una formazione superiore che riprenda e consolidi l’esperienza degli IFTS,
facendola evolvere verso assetti istituzionali più stabili) in coincidenza con
il compimento della maggiore età. Anche questa ipotesi ha fatto registrare un
grado di consenso molto elevato.
Il pensiero scientifico contemporaneo chiarisce che si può parlare,
correttamente, di progettualità quando si imposta un rapporto chiaro ed
equilibrato tra un complesso, più o meno esteso, di vincoli e lo spettro delle
opportunità che questi vincoli lasciano aperte. Ciò significa, concretamente,
basarsi sulla considerazione del fatto che nessun progetto può neppure
cominciare a prendere forma se non si indicano i cardini sui quali poggia
la sua elaborazione e realizzazione; ma che, d’altra parte, questi
cardini non limitano semplicemente
i possibili, ma costituiscono a loro volta delle
opportunità che partecipano in modo integrante alla costruzione di una
struttura nuova e determinano all'occasione uno spettro di conseguenze insieme
intelligibili e inedite. Da questo punto di vista i vincoli
non s'oppongono più alla produzione del nuovo ma ne costituiscono la
condizione.
Qualsiasi progetto di riforma di un sistema per giunta complesso e integrato,
com’è la scuola, non può che partire, in conformità a quest’esigenza, da
una chiara indicazione dei vincoli e dei cardini del progetto medesimo, che non
possono essere indeboliti o addirittura eliminati senza compromettere la
stabilità e la “tenuta” dell’intero sistema proposto. Una volta
individuati con chiarezza questi vincoli, si può cominciare a concentrare
l’attenzione sullo spettro delle possibilità compatibili con essi, che offre
un ventaglio di scelte più o meno ampie, in conformità alla natura dei vincoli
medesimi, ma comunque tale da lasciare adito a opzioni e scelte diverse.
Per rendere il più possibile chiaro ed esplicito il senso della propria
proposta e indicare i punti di necessaria rigidità di essa, accanto a quelli
che consentono invece un approccio più flessibile e lasciano aperte alternative
di varia natura, il Grl presenta il proprio modello distribuendo i temi e i
problemi affrontati e le soluzioni ipotizzate secondo la ripartizione
vincoli/opportunità. Il
sistema dei vincoli può essere così schematizzato: Ø
Innalzamento della qualità e del livello complessivo del sistema
scolastico da realizzarsi, in primo luogo, attraverso l’obbligo di istruzione
e/o formazione per almeno 12 anni (o, nell’ipotesi minima, fino
all’ottenimento di una qualifica), articolato in obbligo di istruzione dai 6
ai 14 anni con successiva possibilità di scelta, all’interno del sistema
educativo di istruzione e di formazione, tra il percorso dell’istruzione
secondaria di secondo grado e il percorso della formazione, senza nessuna
canalizzazione, comunque intesa e definita, prima dei 14 anni; Ø
Articolazione del ciclo dell’obbligo di istruzione in una scuola
primaria, che resta ordinamentalmente quinquennale, e in una scuola secondaria
di I grado, che rimane triennale, fortemente collegate tra loro in un percorso
continuo e progressivo, sul modello degli istituti comprensivi, e in più
suddiviso in cicli biennali. Questa soluzione consente un immediato ampliamento
dello studio secondario rispetto a quello primario attraverso la saldatura tra
la V elementare e la I media e quindi contiene in sé la possibilità di
riorganizzare l’intero sistema di istruzione e formazione in articolazioni
differenti da quelle del modello previsto dal Grl. Non è ad esempio azzardato
ipotizzare che, qualora gli interventi proposti funzionino, si possa pervenire,
in tempi ragionevoli, a due cicli di 6 anni ciascuno, frutto, appunto, della
saldatura, da una parte, tra l’ultimo anno della scuola primaria e il primo
della secondaria di I grado e, dall’altro, tra l’ultimo biennio di
quest’ultima e il ciclo quadriennale della scuola secondaria di II grado.
L’organizzazione in cicli biennali è fatta apposta per operare questa
eventuale transizione da una soluzione immediata, che tenga conto degli attuali
vincoli della realtà di fatto, a una che, via via che il sistema scolastico si
assesta, si riorganizza, migliora la propria funzionalità ed efficacia, si
riveli più conforme alle nuove esigenze. In questo senso, non è nemmeno
escluso, in base ai risultati delle misure di riforma che si propongono, che il
consolidato professionale dei docenti e dell’esperienza di apprendimento degli
alunni possa portare anche verso una soluzione non di sei più sei, bensì di
quattro, più quattro, più quattro, oppure alla conferma della scelta per ora
proposta come più ragionevole. È buona regola d’azione, del resto, in
qualsiasi riforma, essere attenti all’ evoluzione sostanziale delle cose,
piuttosto che costringerle dentro schemi pregiudiziali formali. Ciò, è bene
ribadirlo, sempre nel rispetto di due vincoli che il Ministro ha posto e che il
Grl ha recepito volentieri: l’obbligo per tutti di acquisire almeno una
Qualifica in 12 anni di istruzione e/o formazione o, comunque, entro il 18°
anno di età, e l’esclusione di qualsiasi “canalizzazione” o scelta prima
dei 14 anni di età, cioè prima che tutti abbiano compiuto un percorso
formativo di 8 anni, comunque internamente articolato e organizzato. L’ultimo
biennio della scuola secondaria di I grado, rigorosamente
uguale per tutti, deve avere un forte carattere orientativo, in modo da
consentire a ciascuno, attraverso moduli didattici specifici, incontri con
docenti e allievi dell’istruzione secondaria di II grado e della formazione,
di poter anche sperimentare forme e contenuti tipici dell’apprendimento e
dell’esperienza formativa dei diversi indirizzi di studio successivi e di
avere, di conseguenza, la possibilità di effettuare scelte consapevoli; Ø
Potenziamento del percorso della formazione secondaria, sia essa a tempo
pieno o in alternanza, e istituzione, accanto al sistema universitario, di un
sistema di formazione superiore, che come detto generalizzi l’attuale sistema
degli IFTS, ancora agli inizi, e lo faccia evolvere verso assetti istituzionali
meglio definiti e più stabili, e preveda itinerari differenziati per durata e
terminalità (da 1 a 6 semestri a tempo pieno o da 1 a 8/9 se posti in
alternanza scuola-lavoro), in modo da rispondere alla richieste, da parte del
mondo produttivo, in primo luogo di diversi livelli di professionalità, e in
secondo luogo sia di figure polivalenti, in grado di inserirsi in organizzazioni
più complesse, sia di figure più specialistiche, che rispondono al bisogno di
competenze più marcate dal punto di vista operativo; Ø
Organizzazione della didattica in cicli biennali, sia per favorire una
maggiore flessibilità, con effettive possibilità di riarticolazioni interne
sulla base dell’esperienza acquisita e delle esigenze che possono via via
emergere, sia per assumere, nei confronti dei cosiddetti debiti formativi, un
atteggiamento che permetta di combinare e contemperare, in modo coerente,
rispetto delle differenze dei diversi ritmi di apprendimento e rigore. Il primo
principio trova concreta applicazione nel considerare non preclusiva, ai fini
del passaggio dalla prima alla seconda classe di ogni biennio, la presenza anche
di più debiti; il rigore si esprime nell’obbligo di colmare, durante il
secondo anno del biennio medesimo, per ottenere il passaggio al successivo, i
debiti registrati l’anno precedente, con la tolleranza per uno. Nel caso in
cui i debiti siano emersi nel corso del secondo anno del biennio, lo studente ha
l’obbligo di recuperarli (sempre con la tolleranza per uno) l’anno
successivo. Tra i debiti da prendere in considerazione vi è anche il mancato
conseguimento degli obiettivi relativi a un comportamento del soggetto in
classe, che attesti il raggiungimento del livello di maturità sociale e di
responsabilità consono all’età; Ø
Piena attuazione dell’art.6, c.1, del D.M. 509/99 che obbliga
l’università a verificare se chi chiede l’immatricolazione possiede davvero
la preparazione iniziale necessaria per frequentare il corso di laurea prescelto
in maniera proficua. Nell’ipotesi del Grl, questo obbligo si estende anche ai
corsi di formazione superiore, che debbono verificare l’effettivo possesso, da
parte di chi desidera l’accesso, delle conoscenze, delle abilità
e delle competenze stabilite. All’uno
e all’altro canale, università e formazione superiore, si può accedere
indifferentemente sia dal percorso dei licei, sia da quello della formazione
secondaria. Viene altresì
proposta l’attivazione di un servizio di attività formative propedeutiche,
svolte in collaborazione con istituti della scuola superiore di II grado, da
docenti di quest’ultima appositamente selezionati dai diversi corsi di laurea,
che provveda a “riallineare” la
preparazione dello studente ai livelli qualitativi richiesti per l’accesso.
Questi moduli avranno durata variabile, da un mese a un intero anno, e sono
aggiuntivi alle normali attività previste nel piano degli studi universitario.
La certificazione dell’avvenuto recupero dei debiti, e quindi l’ammissione
ai corsi universitari che danno diritto ai crediti per il conseguimento della
laurea, dovrà essere il risultato di una valutazione, se non comune, almeno
condivisa, tra i docenti cui sono stati affidati i moduli di riallineamento e
quelli universitari. Questo cardine è il risultato del tentativo di dare
concreta espressione e attuazione a un principio generale, cui il Grl ha cercato
di ispirare tutta la costruzione del proprio modello: la scelta di operare nella
“zone di confine” tra i cicli in cui è attualmente articolata la scuola
italiana, al fine di ridurre le eccessive “linee di demarcazione” che li
separano, con conseguenti gravi difficoltà e disagi per gli studenti negli anni
di passaggio dall’uno all’altro (dalla scuola elementare alla scuola media
inferiore; da quest’ultima alla scuola superiore; e appunto, dai licei o dagli
istituti tecnici e professionali all’università); Ø
Affidamento al Servizio Nazionale per la Qualità del Sistema Educativo
di Istruzione e di Formazione, all’inizio della 1°, 3° e 5° primaria, della
2° media, della 1° e della 3° secondaria, nonché alla fine della 3° media e
dell’ultimo anno della secondaria,
il compito di predisporre verifiche sistematiche sulle conoscenze e sulle abilità
degli allievi, richieste dai piani di studio nazionali. La scelta di operare le
verifiche nazionali all’inizio del ciclo scolastico successivo, piuttosto che
alla conclusione del precedente, è motivata dal desiderio di attribuire alle
verifiche un carattere più promozionale che descrittivo e sommativo. Ciò non
toglie che, con appuntamenti di
questa natura, le scuole possano contare su numerosi ed eloquenti stimoli per la
pratica dell’autovalutazione e di una programmazione educativa e didattica
autocorrettive; Ø
Riorganizzazione dell’attività didattica sulla base di modalità
capaci di assicurarle maggiore flessibilità ed efficacia. Si tratta, in
particolare, di ridurre il numero delle discipline, mantenendolo entro una
soglia che sia compatibile con la reale possibilità, da parte dello studente,
di assimilare il linguaggio, la trama concettuale, i contenuti essenziali e lo
statuto epistemologico di ciascuna di esse, e di assicurare, nel contempo,
l’attivazione di uno spazio di lavoro interdisciplinare che permetta
l’acquisizione concreta di tutte quelle conoscenze, abilità e competenze che
non rientrano nei confini delle discipline prescelte e sono, tuttavia, da
considerarsi irrinunciabili ai fini di una formazione completa degli studenti.
La combinazione di questi due approcci deve essere tesa a favorire la
costruzione della conoscenza secondo una forma duale,
in virtù della quale essa, da
una parte, rimanga ancorata al
contesto utilizzato e da questo in genere attivata; dall’altra, ne risulti
svincolata, in modo da poter essere proiettata su altri contesti, considerati,
per qualche aspetto, analoghi al precedente. Ne escono in tal modo rafforzate
l’attitudine al trasferimento analogico
da un contesto a un altro, basata sulla capacità di “vedere” un
materiale di apprendimento relativo a una particolare conoscenza in situazioni
differenti da quella originaria e abituale, e l’ astrazione,
cioè la capacità di identificare
caratteristiche comuni in campi differenti. Legare strettamente un concetto a un
solo contesto rende più difficile lo sviluppo di queste capacità: ciò non
significa, ovviamente, negare non solo l’utilità, ma anche la necessità di
un lavoro di riflessione e di codificazione all’interno di un contesto
specifico, al fine di cogliere gli elementi essenziali che ne caratterizzano gli
apporti concettuali o metodologici. Si parla di forma duale proprio per
sottolineare, da un lato, che la base di conoscenza da fornire allo studente
deve essere codificata in termini precisi all’interno di uno specifico
linguaggio e di un dominio teorico ben definito, in modo da offrire cardini di
riferimento significativi e stabili: dall’altro, però, che questa stessa base
deve essere sufficientemente flessibile da consentire l’allargamento dello
sguardo ad altri contesti e da favorire la capacità di generalizzare quanto già
costituito, prendendo in considerazione altre situazioni e altre problematiche; Ø
Articolazione delle ore annuali di lezione in due sottoinsiemi: uno di 25
ore settimanali (825 annuali), a loro volta distinte in 20 ore settimanali (660
annuali) a quota nazionale e 5 settimanali (165 annual)i a quota locale, pensate
non tanto come aggiuntive, bensì
come intensive rispetto alle
precedenti; e il secondo di 300 ore annuali. Il primo sottoinsieme è riservato
alle discipline che caratterizzano i diversi piani di studio, ai contenuti che
le istituzioni del sistema educativo sono tenuti ad insegnare e a far acquisire
e alle attività che esse devono svolgere ed è utile soprattutto alla
determinazione dell’organico funzionale di istituto con docenti dotati di
determinate classi di abilitazione. Il secondo fa invece riferimento al percorso
che, in mancanza di un termine più adatto, il Grl ha chiamato dei Laboratori
(nelle scuole secondarie: Informatica, Attività motorie e sportive, Attività
espressive, Lingue, Attività di progettazione di artefatti manuali o simbolici,
di interventi di azione sociale, di soluzioni produttive e gestionali, del
proprio progetto di vita, professionale e no, ecc.). L’ espressione “in
mancanza di meglio” serve a dissipare un possibile equivoco, e cioè che il
percorso obbligatorio possa o debba strutturarsi senza attività laboratoriali.
Si tratta di un eventuale fraintendimento da dissipare, in quanto, al contrario,
queste attività debbono costituire una costante di tutto l’insegnamento. I
Laboratori nell’accezione del Grl sono uno spazio didattico che per gli
istituti è comunque obbligatorio istituire, da soli o in collaborazione tra
loro, mentre gli studenti e le famiglie decidono se, quando, come ed
eventualmente in quale scuola ne vogliono usufruire, fatto salvo il dovere per
le scuole, al termine del percorso formativo, di accertare il raggiungimento del
livello previsto di conoscenze, abilità e competenze anche in relazione a
questi contenuti, accertamento che entra, ovviamente, a far parte della
valutazione complessiva finale. La scelta degli studenti e delle loro famiglie
è da intendersi legata alla possibilità che queste abilità e competenze
(linguistiche o informatiche, ad esempio) siano già state conseguite altrove e
in altro modo a un livello tale da garantire una positiva valutazione finale.
Tra questi Laboratori in ogni ordine e grado scolastico deve essere prevista
anche l’attivazione di uno specifico dedicato al Recupero e sviluppo degli
apprendimenti, la cui funzione risulta strategica alla scopo non solo di
concretizzare il diritto, appunto, al recupero o allo sviluppo in discipline e
attività previste nei rispettivi piani di studi , ma anche alla transizione
reciproca tra il sistema educativo di formazione e quello di istruzione e
viceversa. Esso dà quindi espressione e contenuto concreto alle cosiddette
“passerelle”, intese come strumento utilizzato dalle scuole per facilitare
il passaggio da un percorso di studi ad un altro.
E’ importante sottolineare, al termine di questa rassegna dei vincoli, che
costituiscono i cardini del progetto del Grl, la funzione di questa ripartizione
dell’orario scolastico nei due sottoinsiemi indicati. La legge 15 marzo 1997,
n. 59, quella che conferisce personalità giuridica agli istituti e
dà loro l’autonomia amministrativa, organizzativa, didattica e di
ricerca e progettazione educativa, introduce, importanti elementi di novità,
soprattutto sul piano organizzativo, nel sistema dell’istruzione, Essa
definisce l’autonomia organizzativa come uno strumento finalizzato “alla
realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza e
dell’efficacia del servizio scolastico, alla integrazione
e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all’introduzione di
tecnologie innovative e al coordinamento
con il contesto territoriale” (art. 21, comma 8). Essa stabilisce, dunque,
il principio generale secondo il quale, per un miglior governo dell’intero
sistema, le decisioni in merito ai
sottoproblemi devono essere prese localmente,
in modo decentrato, là dove
sono richieste.
A tal fine, ogni singolo Istituto scolastico deve assumere la funzione di nodo
dal quale partono e verso il quale convergono processi di servizio in
transazione continua con l’ambiente esterno (istituzioni, comunità sociale,
famiglie, datori di lavoro, mercato del lavoro, ecc.). Questa centralità
rispetto all’ambiente sociale in cui esso è radicato è ancor oggi occultata,
e almeno in parte depotenziata,
dall’omogeneità regolamentare e dal fatto che, entro l’Istituto, continua
spesso a prevalere una vista ‘micromolecolare’, centrata sul rapporto tra
singolo insegnante e resto del mondo.
L’autonomia scolastica, intesa come capacità di ogni singolo Istituto di
integrare la propria strategia con quella di comuni, province, regioni, implica
capacità di governare, localmente e in modo decentrato, appunto,
l’interscambio con l’esterno sulla base di un progetto strategico conforme
alle specifiche esigenze ambientali.
La realizzazione di un progetto di
questo genere non deve, ovviamente, significare caduta in un localismo
asfittico. Essa deve invece costituire il risultato di un’operazione di
sapiente bilanciamento tra lo sforzo di procedere in profondità in un contesto
limitato (quello del territorio di riferimento, appunto), interpretandone al
meglio le tradizioni, le vocazioni e le esigenze, e la capacità di ampliare
l’orizzonte complessivo entro il quale si sviluppano i processi formativi,
attraverso quello scambio di informazioni, di esperienze, di conoscenze con
ambienti anche molto lontani nello spazio fisico che il lavoro in rete rende
disponibile. In questo senso il progetto formativo deve rappresentare la
concreta espressione della tendenza verso la glocalizzazione,
che caratterizza molti dei processi
culturali, sociali ed economici in atto, ponendosi come punto di equilibrio tra
le spinte verso la globalizzazione e il bisogno di appartenenza a un luogo
circoscritto e ben definito.
In questo quadro l’articolazione dell’orario nei due sottoinsiemi indicati,
oltre ad avere una funzione e un valore intrinseci dal punto di vista della
didattica e della sua organizzazione, acquista anche un importante significato
generale, di sistema. Essa tende
infatti a controbilanciare un possibile rischio di un’autonomia male intesa e
interpretata: il pericolo, cioè, che un istituto, contraddicendo lo spirito
della legge, possa tendere a rinchiudersi in se stesso, all’interno delle
proprie mura, anziché diventare quel nodi di relazioni e di interscambio con le
altre istituzioni scolastiche e con il territorio nel suo complesso che,
appunto, il legislatore ha previsto. In questo senso, affiancare a un percorso
obbligatorio, che si regge organizzativamente sulla dimensione dell’istituto e
della classe, un percorso laboratoriale di rete, spostato in un’ ottica di
territorio e dell’ottimizzazione delle risorse in esso presenti, costituisce
un chiaro invito e uno stimolo affinché, all’interno della rete scolastica
del contesto di appartenenza, ogni singolo istituto sviluppi al meglio la
propria identità, tradizione e vocazione, raccordandosi, per il resto, ad altre
scuole, indipendentemente dall’ordine e grado di appartenenza. Il
ventaglio delle opportunità.
Il “pacchetto” di vincoli elencato lascia aperto, come detto, uno spettro
piuttosto ampio di opportunità, all’interno del quale il Grl ha operato delle
scelte e fornito delle indicazioni, senza però attribuire ad esse lo stesso
valore strategico dei cardini su cui si regge il modello proposto. Le
più significative e rilevanti di queste opportunità sono le seguenti: Ø
La scelta relativa alla riqualificazione e alla generalizzazione della
scuola dell’infanzia che, pur rimanendo, secondo la propria tradizione ed
identità pedagogica, non obbligatoria e unitariamente triennale
nell’articolazione delle attività educative, entrerebbe a far parte a pieno
titolo, grazie al cosiddetto credito cui
darebbe diritto l’iscrizione ad essa per la sua intera durata e con effettiva
frequenza, del complessivo sistema educativo di istruzione e di formazione,
predisposto dalla Repubblica, e del percorso di 12 anni valido ai fini della
soddisfazione del diritto/dovere di istruzione e/o formazione. Il Grl ha, in
proposito, tenuto a precisare due aspetti. Il primo consiste nella possibilità
di utilizzare questo credito solo alla fine di questo percorso (e in nessun caso
nella scuola primaria, o in quella secondaria di I grado)
e in particolare da coloro che, una volta acquisita una qualifica
garantita nei suoi standard qualitativi dalla Repubblica al termine di un
percorso di istruzione e di formazione di 11 anni, non intendano più rimanere
all’interno del sistema di istruzione e/o formazione, fruendo dei suoi livelli
successivi, soprattutto di quelli in alternanza. Il secondo è che questo
credito ha comunque un valore intrinseco,
indipendente dalla sua utilizzazione pratica, secondo le modalità e nei
limiti che sono stati appena chiariti, in quanto la frequenza della scuola
dell’infanzia costituisce di per sé un rilevante guadagno sotto il profilo
della formazione e dello sviluppo della persona; Ø
La scelta di identificare sempre, in ogni gruppo docente di una classe
della scuola primaria, un docente coordinatore che, fatto salvo il ruolo
insostituibile dell’équipe pedagogica nei compiti di insegnamento, assuma una
funzione temporalmente prevalente nel I biennio (21 ore di insegnamento frontale
in una classe e 3 delle sue ore di servizio dedicate al coordinamento dell’équipe
pedagogica della classe stessa. L’insegnamento frontale del docente
coordinatore di una classe scenderà fino a un minimo di 15 ore nel II biennio,
per cui sarà affiancato da un altro docente, oltre che da quelli che
insegneranno anche nei Laboratori, dai maestri di religione cattolica e
sostegno. in V istruzione primaria, infine, sempre coordinando ai fini
dell’unità delle prestazioni didattiche di classe l’attività dei colleghi
dei Laboratori, di Religione e di Sostegno, il docente coordinatore dividerà le
25 ore settimanali obbligatorie di insegnamento frontale con altri due colleghi
(Lingua, Matematica e scienze, Storia, geografia e studi sociali). Naturalmente,
il docente che coordina nel primo biennio, potrà essere coordinato nel secondo
e nel terzo, e viceversa. Saranno poi le scuole a decidere se e come chi
comincia l’insegnamento nel primo biennio possa proseguire con la stessa
classe fino alla V e a trovare le formule organizzative e gestionali più adatte
a garantire il principio della continuità didattica dei docenti e della
progressiva diminuzione dell’orario frontale del docente coordinatore dalla 1°
alla 5° classe; Ø
La proposta di articolare il percorso dei Licei in otto indirizzi:
Classico, Linguistico, Scientifico, Tecnologico, Economico, Umanistico,
Musicale, Artistico. Ogni istituzione scolastica può prevedere anche la
coesistenza di più Licei: Ø
La proposta di prevedere per
l’area della formazione secondaria, le seguenti
tipologie di percorso formativo: -
percorsi
triennali mirati (3 anni; 1+3 anni se
frequentato in alternanza scuola-lavoro) che portano al conseguimento di una
Qualifica professionale che rende possibile un inserimento nel mondo del lavoro
senza ulteriori fasi di formazione; dal percorso mirato si può proseguire
successivamente in modo diretto al percorso di specializzazione corrispondente,
mentre per proseguire negli altri percorsi è necessario frequentare un modulo
integrativo; si tratta di percorsi che si dovranno intrecciare fortemente con il
contesto locale e nei quali dovranno trovare maggiormente espressione le
specificità regionali; -
percorsi
triennali polivalenti (3 anni), che
portano al conseguimento di una Qualifica professionale a banda più larga; dal
percorso di formazione polivalente si può accedere a tutti i percorsi di
specializzazione previsti nel settore ed al quarto anno del percorso di Diploma
tecnico frequentando un modulo integrativo; -
percorsi
annuali di specializzazione (1 anno a
tempo pieno dopo la Qualifica; 2 anni se condotti in alternanza scuola-lavoro)
che permettono di conseguire il titolo di specialista nel settore già
approfondito con la Qualifica e che hanno lo stesso valore del Diploma; con
questo titolo è possibile, oltre che l’uscita nel mondo del lavoro,
proseguire nei percorsi corrispondenti della
formazione superiore; -
percorsi
quadriennali di tecnico
polivalente (2 anni +2), che portano al conseguimento del Diploma; con
questo Diploma è possibile, oltre che l’uscita nel mondo del lavoro,
proseguire nei percorsi corrispondenti (con una banda più larga) della
formazione superiore; l’accentuata polivalenza di questo percorso rende
tuttavia fortemente consigliabili momenti ulteriori di professionalizzazione per
il completamento della preparazione. All’interno di un sistema così
articolato e che prevede dunque ampi margini di flessibilità una continuità
maggiore dovrà essere sviluppata tra i percorsi quadriennali per il Diploma ed
i percorsi di formazione superiore. Infine, tutti i percorsi che portano ad una
Qualifica più professionalizzante potranno essere svolti in alternanza
scuola-lavoro, sia pure prevedendo una maggiore durata del percorso; Ø
La proposta relativa all’istituzione del
“Portfolio delle competenze”. Dai 3 ai 18 anni, ogni allievo che
frequenta il sistema educativo di istruzione e di formazione è accompagnato da
un apposito portfolio delle competenze. Esso comprende la scheda di valutazione
e la scheda di orientamento. La
prima è redatta sulla base delle indicazioni
fornite dal Ministero e, eventualmente, dagli altri organi della
Repubblica per quanto di loro competenza, a proposito “degli indirizzi
generali circa la valutazione degli alunni e il riconoscimento dei crediti e dei
debiti formativi” (art.8, Dpr. 275/99, comma 1, punto g). La seconda è
costruita dalle scuole e dai responsabili del processo educativo seguito dagli
allievi, e si stratifica lungo il percorso formativo. Al fine di offrire
indicazioni di orientamento fondate sulle reali risorse personali, ancorché non
pienamente espresse attraverso i tradizionali
apprendimenti disciplinari, nel portfolio, gli operatori scolastici, insieme
alle famiglie e ai ragazzi stessi, aggiornano
indicazioni e dati, raccolti in ordine ai seguenti aspetti: -
prove scolastiche significative, capaci di descrivere le più spiccate
capacità e competenze dell’allievo, specie sul piano
logico-scientifico-matematico, linguistico-espressivo e storico-sociale; -
osservazioni dei docenti sui metodi di apprendimento del ragazzo, con la
rilevazione delle sue caratteristiche originali
nelle diverse esperienze di apprendimento, disciplinari e
interdisciplinari; -
commenti su lavori personali ed elaborati significativi, scelti dal
ragazzo in collaborazione con
il docente, ritenuti esemplificativi di attitudini e di risorse
personali; -
indicazioni che emergono da un
questionario attitudinale compilato
da ciascun studente; -
qualità e attitudini del ragazzo, individuate negli incontri
insegnanti-genitori, anche grazie all’aiuto di
appositi questionari; -
indicazioni che emergono da un progetto personale di vita, elaborato
dallo studente e consegnato al docente,
relativo alla sua futura collocazione nella società e in una o più
attività professionali.
La scheda per l’orientamento assume un particolare significato nei due anni
terminali della scuola media. Occorre mettere in condizione il ragazzo di
effettuare una scelta tra istruzione e formazione secondarie sulla base non solo
delle competenze acquisite, ma soprattutto delle capacità rimaste
impregiudicate o sottoutilizzate durante tutto il periodo della scolarizzazione
precedente (nelle attività scolastiche e di laboratorio). Le indicazioni che la
scuola offre in ordine alla
prosecuzione degli studi non possono, perciò, limitarsi ad indicare la
tipologia degli indirizzi dell’istruzione o della formazione secondarie più
adatti allo studente, ma dovranno soprattutto argomentare precise indicazioni di
percorso, coerenti con quanto rilevato nelle varie voci del portfolio e
compatibili con gli interessi, le attitudini e le capacità del ragazzo. In tale
modo, l’orientamento verso gli istituti dell’istruzione e della formazione
secondarie si configura come una precisa assunzione di responsabilità da parte
della scuola. Essa dovrà monitorare, negli anni successivi, seguendola
diacronicamente, in collaborazione con le scuole successive, la carriera
dell’allievo e verificare se e fino a che punto il consiglio orientativo
espresso sia stato pertinente. Ogni
scuola secondaria di I grado potrà così
migliorare il proprio complessivo know
how orientativo.
Lo stesso discorso, con gli adattamenti del caso, si deve riproporre per i due
anni terminali dell’istruzione e della formazione secondarie, sia per i corsi
di Qualifica, al 3° anno, sia per quelli di Diploma, a tempo pieno o in
alternanza. Viste le caratteristiche di serietà e di rigore degli accessi
all’istruzione e alla formazione superiori, è importante che i Licei e gli
Istituti abbiano acquisito, durante il percorso, credibilità orientativa agli
occhi dei giovani, cosicché il loro consiglio orientativo finale non sia tanto
percepito come un atto burocratico, ma come la migliore corrispondenza possibile
tra attese e capacità personali e vincoli di realtà. Opzione
border line
Come si può facilmente rilevare, l’ipotesi della riduzione a 4 anni del
percorso della scuola secondaria di II grado non rientra né tra i cardini del
progetto predisposto dal Grl, né tra le opzioni. Non è un caso o una
dimenticanza. Il fatto è che, all’interno del modello proposto del Grl,
questa è una soluzione che
scaturisce automaticamente dalla combinazione di due delle raccomandazioni
avanzate dal Ministro: quella di fissare a 12 anni la durata del percorso di
istruzione/formazione obbligatorio per tutti i giovani e quella di riportare da
7 a 8 anni il percorso che precede il ciclo della scuola secondaria superiore e
della formazione. Dal momento però che si tratta, com’è del tutto evidente,
di una scelta particolarmente delicata, che ha un rilevante significato
politico, e non solo nel senso della politica culturale, il Grl pensa di
lasciarla alla valutazione e alle decisioni delle istituzioni, del mondo della
scuola, della società civile, delle forze politiche e sociali. In
proposito il Grl si limita soltanto ad alcune osservazioni di principio: Ø
l’eventuale scelta di mantenere a 5 anni la durata dei licei, riducendo
a 4 quella dei percorsi della formazione, avrebbe il chiaro sapere, che il Grl
ha cercato in tutti i modi di evitare, di una gerarchia qualitativa tra i due
sottosistemi. Il rischio sarebbe cioè quello di certificare,
in modo implicito ma non per questo meno netto, che la formazione
costituisce un canale di serie B, rispetto all’eccellenza rappresentata dalla
istruzione liceale; Ø
all’eventuale mantenimento di un percorso secondario di II grado di 5
anni (scelta da estendere, per le ragioni appena dette, anche alla formazione)
si potrebbe arrivare, come si è già avuto modo di rilevare, in due modi:
lasciando invariata agli attuali 13 anni la durata dell’itinerario
complessivo dell’istruzione/formazione e posticipando al 19° anno di età
l’iscrizione all’università o alla formazione superiore, oppure anticipando
al 18° anno questo evento e, contestualmente, al 5° anno di età l’ingresso
nel mondo della scuola. Entrambe le opzioni si prestano a controindicazioni,
puntualmente emerse nei Gruppi Focus,
nella consultazione dei sessanta consigli di classe e di istituto, e nel
questionario cui hanno risposto gli enti, le associazioni, i centri di ricerca e
le riviste consultati. Anche la riduzione a 4 anni del percorso degli studi
liceali ha però scatenato una
tempesta di reazioni preoccupate.
Il Grl ha fatto propria l’ipotesi di questa riduzione puntando, ancora una
volta, sulla riuscita di una difficile scommessa: quella di una riorganizzazione
dell’attività didattica, che ne migliori l’efficacia, attraverso le misure
e gli interventi proposti, e, contestualmente, di un innalzamento verso l’alto
della scuola primaria e della scuola secondaria di II grado, tale da compensare,
attraverso una migliore preparazione in ingresso, gli effetti negativi della
contrazione della durata. A proposito di quest’ultima va poi sottolineato che,
attualmente, nei cinque anni di liceo, si ha un numero di ore complessivo di
lezioni tra le 900 e le 980 annue, comprensive delle attività di
sperimentazione, pari quindi a un massimo di 4900 ore nel quinquennio. Nel
modello del Grl si avrebbe un numero complessivo di ore pari a 1.125 (825+300
annue), che è obbligatorio per le scuole istituire, anche per quanto riguarda
l’organico, con un totale dunque di 4.500 ore nei quattro anni. La riduzione
sarebbe, di conseguenza, di 400 ore al massimo. Non è poco, ma forse non è
neppure così allarmante come sembra emergere da alcuni commenti e valutazioni,
soprattutto se si tiene conto del fatto che avremmo comunque, nei 12 anni di
obbligo di istruzione e/o formazione, un totale di 13.500 ore di lezione, contro
le 12.740 distribuite negli attuali 13 anni.
Il Grl non intende comunque vincolare le sorti della sua proposta di
architettura complessiva del sistema dell’istruzione e/o formazione e di
riordino dei cicli a questo unico aspetto, certo importante ma non così
determinante ai fini della stabilità del modello presentato. E’ per queste
ragioni e in questo spirito che ha deciso di estrapolare dalla lista dei vincoli
e delle opzioni questo aspetto, inserendola in questo apposito paragrafo,
riservato alle opzioni “border line”. Parte
Seconda - Raccomandazioni del gruppo di lavoro No. Temi Raccomandazioni Grado
di consenso: F
= forte M
= medio D
= debole 1 Obbligo
formativo fino a 18 anni Proponiamo
che il quadro di riferimento per la costruzione del sistema scolastico
sia l’obbligo
formativo dai 6 ai 18 anni ( o almeno fino all’ottenimento di
una qualifica). Questo principio deve avere la precedenza sul
concetto di obbligo scolastico e pertanto lo vanifica. L’obbligo
formativo si articola in obbligo scolastico dai 6 ai 14 anni con
successiva possibilità di scelta, all’interno del sistema
interconnesso di educazione pubblica, tra il percorso dell’istruzione
secondaria di secondo grado e il percorso della formazione, senza
nessuna canalizzazione, comunque intesa e definita, prima dei 14 anni. F 2 Scuola
dell’infanzia Proponiamo
che la scuola dell’infanzia, pur rimanendo, secondo la propria
tradizione ed identità pedagogica, non obbligatoria e unitariamente
triennale nell’articolazione delle attività educative, entri a far
parte a pieno titolo del complessivo sistema educativo di istruzione e
di formazione. F 2.1 Credito
formativo Suggeriamo
di considerare la frequenza del triennio della scuola dell’infanzia
come un credito valido ai fini della soddisfazione del diritto/dovere di
istruzione e/o formazione. Questo credito
può essere utilizzato solo alla fine del percorso di istruzione
e/o formazione ( e in nessun caso nella scuola primaria, o in quella
secondaria di primo grado) e in particolare da coloro che, una volta
acquisita una qualifica garantita nei suoi standard qualitativi dalla
Repubblica al termine di un percorso di istruzione e/o formazione di 11
anni, non intendano più rimanere all’interno del sistema di
istruzione e/o formazione, fruendo dei suoi livelli successivi. D 3 Scuola
primaria/Scuola media Proponiamo
di conservare l’articolazione vigente dell’obbligo scolastico in una
scuola primaria, che resta ordinamentalmente quinquennale, e in una
scuola secondaria di primo grado , che rimane triennale. F 3.1 Continuità
verticale tra scuola elementare e scuola media Raccomandiamo
fortemente di collegare in un percorso, continuo e progressivo, la
scuola elementare e la scuola media. L’articolazione didattica e
programmatica tra questi due ordini di scuola si consegue con
l’organizzazione di un biennio di transizione
che comprende l’ultimo anno della scuola elementare ed il primo
della scuola media , biennio che deve permettere di saldare tra loro la
quinta elementare e la prima media. In
questa prospettiva, raccomandiamo lo sviluppo ulteriore del modello
degli istituti comprensivi. F 3.2 Valorizzazione
della scuola media Raccomandiamo
fermamente di prestare un’attenzione prioritaria alla riqualificazione
della scuola media. La scuola media è l’anello più sensibile
dell’impianto scolastico attuale. La sua funzione di introduzione allo
studio secondario nonché di raccordo con i percorsi di istruzione di
secondo grado e/o di formazione
ne fa un elemento critico del sistema scolastico. F 3.3 Organizzazione
in cicli biennali Proponiamo
un’organizzazione della didattica e dei programmi d’insegnamento in
cicli biennali, sia per favorire una maggiore flessibilità, con
effettive possibilità di riarticolazioni interne, sia per favorire il
rispetto dei ritmi d’apprendimento e il ricupero delle insufficienze.
Il terzo ciclo biennale comprende la quinta elementare e la prima media
e deve essere concepito come un tutto integrato, gestito in comune dai
docenti delle due classi. F 3.4 Ritmi
d’apprendimento e ricupero dei debiti formativi Per
rispettare i ritmi d’apprendimento, favorire i ricuperi dei debiti e
qualificare il lavoro del team pedagogico proponiamo che la presenza di
più debiti formativi tra il primo
e il secondo anno di ogni biennio non precluda il passaggio da un
anno all’altro. F 3.5 Team
pedagogico Invitiamo
a identificare sempre, in ogni gruppo docente
di una classe della scuola primaria, un docente coordinatore che,
fatto salvo il ruolo insostituibile del team pedagogico nei compiti di
insegnamento, assuma una funzione temporalmente
prevalente nel primo biennio ( 21 ore di insegnamento frontale in
una classe e 3 delle sue ore di servizio dedicate al coordinamento del
team della classe stessa). F 4 Licei Raccomandiamo
che l’accesso agli studi liceali sia proposto dai consigli di classe
dell’ultimo anno della scuola media sulla base dei risultati
conseguiti dagli studenti, tenendo conto dei consigli d’orientamento e
del contenuto del portfolio. La decisione dei consigli di classe va
trasmessa alle direzioni dei licei rispettivi. 4.1 Tipi
di licei Suggeriamo
di articolare il percorso dei Licei in otto indirizzi: Classico,
Scientifico, Linguistico, Economico, Umanistico, Musicale, Artistico,
Tecnologico. M/F 4.2 Durata
dei licei Proponiamo
che la durata dei licei sia quadriennale. Questa proposta si giustifica
solo se l’impianto complessivo del sistema scolastico diventa coerente
sin dall’inizio della scuola elementare, se l’organizzazione in
cicli biennali è applicata in modo rigoroso, se i docenti coordinatori
fanno il loro mestiere coscienziosamente, se i ritmi d’apprendimento
sono rispettati ed i debiti formativi sono sistematicamente ricuperati.
Questi interventi sono tali da potere ragionevolmente contare su un
innalzamento verso l’alto delle prestazioni e della qualità del
servizio scolastico e quindi compensano, attraverso una migliore
preparazione in ingresso, gli effetti negativi della contrazione della
durata. D/M 4.4 Organizzazione
in bienni Proponiamo
che l’organizzazione pedagogica degli studi liceali quadriennali sia
suddivisa in due bienni gestiti, per quel che riguarda i ritmi
d’apprendimento, i ricuperi dei debiti formativi, il passaggio da una
classe all’altra, con gli adattamenti del caso, in modo analogo ai
bienni della scuola di base. M/F 4.5 Transizione
verso il settore terziario universitario e non universitario Raccomandiamo
che i due anni terminali degli studi liceali siano concepiti con la
preoccupazione dominante di orientare gli studenti verso gli studi
superiori. Gli studi liceali non devono concludersi solo con un diploma,
bensì anche con un consiglio d’orientamento attendibile, discusso e
vagliato con ogni studente, che sia percepito come la migliore
corrispondenza possibile tra attese e capacità personali e vincoli di
realtà. M 4.6 Accesso
agli studi universitari o alla formazione superiore Raccomandiamo
la piena attuazione dell’articolo 6, c. 1, del D.M 509/99 che obbliga
l’università a verificare se chi chiede l’immatricolazione possiede
davvero la preparazione iniziale necessaria per frequentare il corso di
laurea prescelto in maniera proficua. M/F 5 Istruzione
tecnica e professionale Raccomandiamo
vivamente la preservazione e il potenziamento dell’istruzione tecnica
e professionale che in molti casi ha raggiunto vette di eccellenza
considerevoli. 5.1 Aree
di formazione Raccomandiamo
di prevedere la costituzione di istituti di formazione secondaria nelle
seguenti dieci aree: All’interno
di ogni area devono essre possibili percorsi graduali e flessibili per
rispondere nel modo migliore ai bisogni del territorio, agli
stili e ai ritmi d’apprendimento, alle attese del mondo
produttivo F 5.2 Tipologie
dei percorsi Raccomandiamo
di prevedere per l’area della formazione secondaria le seguenti
tipologie di percorso formativo: Percorsi
triennali mirati ( 3 anni; 1
+3 anni se frequentato in alternanza scuola lavoro) che portano al
conseguimento di una Qualifica professionale che rende possibile un
inserimento nel mondo del lavoro senza ulteriori fasi di formazione. Dal
percorso mirato si può proseguire successivamente in modo diretto al
percorso di specializzazione corrispondente, mentre per proseguire negli
altri percorsi è necessario frequentare un modulo integrativo. Percorsi
triennali polivalenti (3 anni)
che portano al conseguimento di una Qualifica professionale a banda più
larga che permette di accedere a tutti i percorsi di specializzazione
previsti nel settore o al quarto anno di Diploma tecnico frequentando un
modulo integrativo. Percorsi
annuali di specializzazione (
1 anno a tempo pieno dopo la Qualifica; 2 anni se condotti in alternanza
scuola-lavoro) che permettono di conseguire il titolo di specialista nel
settore già approfondito con la Qualifica e che hanno lo stesso valore
del Diploma. Percorsi
quadriennali di tecnico polivante
(2 anni + 2) che portano al conseguimento del Diploma F 5.3 Integrazione
dei sistemi d’istruzione e di formazione Raccomandiamo
la massima articolazione tra il sistema d’istruzione e quello della
formazione mediante la costituzione di passerelle che permettano ad ogni
momento del percorso d’istruzione e/o formazione di cambiare
d’orientamento e d’indirizzo. In ogni caso nessun percorso deve
costituire un vicolo cieco, in quanto ogni percorso, anche quello più
specificamente rivolto al mondo del lavoro, prevede passerelle in
orizzontale o in verticale , sostenute se necessario da moduli
integrativi. 5.4 Accesso
agli studi universitari o alla formazione superiore Valgono
per i diplomati degli istituti tecnici e professionali gli stessi
principi proposti per i diplomati dei licei ( raccomandazione 4.7). F 6 Formazione
professionale 6.1 Formazione
in alternanza Raccomandiamo
vivamente la creazione di un sistema di formazione in alternanza
in aggiunta o in sostituzione dell’attuale apprendistato sul posto di
lavoro. Le modalità di alternanza tra scuola e lavoro possono variare e
debbono essere diversificate a seconda delle professioni. D 6.2 Transizione
verso altri tipi di formazione secondaria superiore
e verso il settore
terziario universitario e non universitario Proponiamo
di riconoscere alla
formazione in alternanza un valore equivalente alle altre modalità
di formazione. A questo scopo , la formazione in alternanza deve
permettere a chi la effettua di accedere, nei tempi e nelle modalità
adeguate, con moduli di sostegno appositi, a tutti gli altri tipi di
formazione secondaria, di presentarsi alle prove di Diploma, nonché di
accedere ai moduli di preparazione alle prove d’ammissione agli
istituti di formazione superiore F 7 Formazione
superiore 7.1 Istituti
di formazione superiore Raccomandiamo
fermamente l’istituzione di un sistema di formazione superiore accanto
al sistema universitario costituito da una serie di istituti di
specializzazione professionale ad alto livello, paragonabili a scuole
universitarie professionali. Proponiamo
che l’accesso agli istituti di
formazione superiore sia
autorizzato previa verifica dell’effettivo possesso, da parte di chi
desidera l’accesso, delle conoscenze e delle abilità stabilite per
seguire i corsi di specializzazione. F 8 Curricoli 8.1 Modulo
di organizzazione dei piani di studio del sistema d’istruzione Raccomandiamo
che i piani di studio del sistema d’istruzione – fatta eccezione per
la scuola dell’infanzia – siano strutturati in due parti articolate
tra loro: una
prima parte nella quale si specifica il profilo educativo, culturale e
professionale terminale degli allievi, tenendo conto degli obiettivi
generali del processo educativo fissati nell’articolo 8, c. 1 del Dpr.
275/99; una
seconda parte nella quale si esplicitano gli obiettivi specifici
d’apprendimento obbligatori su tutto il territorio nazionale per ogni
ciclo biennale o quadriennale. F 8.2 Modulo
di organizzazione del sistema di formazione Raccomandiamo
che i piani di studio del sistema di formazione siano costruiti in modo
analogo ai piani di studio del sistema d’istruzione specificando il
profilo educativo, culturale e professionale finale degli allievi che
devono essere concertati con le parti sociali a livello locale,
regionale e nazionale, e il mondo del lavoro F 8.3 Dotazione
oraria Proponiamo
che l’articolazione delle ore annuali di lezioni sia ripartita in due
sottosistemi: uno obbligatorio di 25 ore settimanali (pari a 825 ore
all’anno) e il secondo
facoltativo di 10 ore settimanali al massimo (pari a
300 ore all’anno). F 9 Valutazione 9.1 Valutazione
degli apprendimenti Raccomandiamo
la creazione di un sistema di testing per valutare gli apprendimenti e
le competenze degli alunni in determinati momenti del corso di studio in
determinate classi. Suggeriamo una valutazione
nazionale degli alunni all’inizio di ogni biennio, ovverossia
all’inizio della prima elementare, della terza, della quinta, della
seconda media, della prima e della terza secondaria. M Estensione
della valutazione Dal
punto di vista della valutazione del sistema scolastico , queste
valutazioni potrebbero prendere in esame un campione probabilistico di
allievi. L’indagine campionaria indica quali risultati ottengono gli
studenti in generale, a seconda delle regioni e della classe sociale di
appartenenza, con riferimento a standard fissati nazionalmente per le
discipline scolastiche prese in considerazione. Questi dati presentano
un interesse politico ma non possono essre sfruttati né dalle scuole, né
dai docenti né dalle famiglie perché indicano solo i risultati che si
conseguono in media per regione, per provincia, per discipline
scolastiche. Raccomandiamo
l’attuazione di un sistema di valutazione per l’intera coorte delle
classi prese in considerazione per potere fornire ad ogni scuola i
propri risultati nonché per effettuare
confronti con i punteggi di altre scuole della stessa regione.
Per effetturae un confronto equo, proponiamo a questo riguardo che i
punteggi siano normalizzati in rapporto all situazione socio-economica
degli studenti delle classi valutate. Raccomandiamo
che i risultati della valutazione siano messi a disposizione dei docenti
e dei genitori sotto forma di medie delle scuole. E’ essenziale che i
dati ponderati siano resi pubblici. 9.2 Valutazione
della condotta Proponiamo
di ripristinare il voto in condotta ma di modificarne completamente il
senso e le modalità. La valutazione della condotta mira ad attestare il
raggiungimento del livello di maturità sociale e di responsabilità
consono all’età. Suggeriamo che questo apprezzamento si avvalga di
schede apposite configurate in funzione dell’età degli alunni e degli
studenti. F 9.3 Portfolio Proponiamo
l’adozione sistematica durante tutto il percorso scolastico del
portfolio delle competenze che comprende una scheda di valutazione ed
una d’orientamento. Il portfolio che raccoglie la produzione
significativa del bambino, dell’alunno e dello studente
è costruito con la loro partecipazione diretta e diventa in
questo modo uno strumento di autovalutazione. M 10 Formazione
iniziale dei docenti 10.1 Formazione
di base unica Raccomandiamo
una formazione di identica durata per tutti gli insegnanti (dalla scuola
dell’infanzia alla scuola secondaria) per garantire pari dignità
della professione docente. F 10.2 Laurea
specialistica e lauree specialistiche per l’insegnamento Raccomandiamo
che la formazione iniziale dei docenti delle scuole di ogni ordine e
grado si sviluppi, come tutte le lauree specialistiche, su un arco di
300 crediti universitari (CFU) e che, alla fine di questi percorsi, si
acquisisca una laurea specialistica abilitante all’insegnamento in una
specifica scuola e, se di grado secondario, in una specifica classe di
concorso. Potrebbe essere una nuova classe che si aggiunge alle attuali
104 classi di lauree specialistiche. F 10.3 Abilitazione Raccomandiamo
la creazione di un rapporto attivo tra titolo abilitante e inserimento
in ruolo con obbligo di restare per altri 60/90 CFU in formazione nei
primi anni di servizio (con pari responsabilità nel giudizio finale di
conferma in ruolo tra Università e sistema scolastico) F
Sommario del Rapporto.
Educazione,
istruzione e formazione.
I cardini della
proposta del Grl
In particolare invitiamo a fare della scuola media una scuola
d’orientamento: l’ultimo biennio della scuola secondaria di primo
grado, rigorosamente uguale per tutti, deve avere un forte carattere
orientativo, in modo da consentire scelte consapevoli del percorso
successivo. A questo scopo proponiamo la generalizzazione del portfolio
come strumento privilegiato di orientamento.
Invitiamo fermamente a
considerare la funzione d’orientamento verso gli istituti
dell’istruzione e della formazione secondarie come una precisa
assunzione di responsabilità da parte della scuola e come uno dei
compiti principali della scuola media.
Raccomandiamo che ogni scuola secondaria di primo grado si organizzi per
monitorare, negli anni successivi, la carriera dei suoi allievi,
seguendola diacronicamente, in collaborazione con le scuole successive
per verificare se e fino a che punto il consiglio orientativo espresso
sia stato pertinente.
I debiti registrati l’anno
precedente devono essere colmati durante il secondo anno del biennio
medesimo, per ottenere il passaggio al successivo, con la tolleranza per
uno. Nel caso in cui i
debiti siano emersi nel corso del secondo anno del biennio, lo studente
ha l’obbligo di ricuperarli (sempre con la tolleranza per uno)
l’anno successivo.
Proponiamo che l’insegnamento frontale del docente coordinatore di
una classe scenda fino ad un minimo di 15 ore nel secondo biennio, per
cui sarà affiancato da un altro docente.
Proponiamo che in quinta, il docente coordinatore divida le 25 ore
settimanali obbligatorie d’insegnamento frontale con altri due
colleghi ( Lingua, Matematica e scienze, Storia-geografia e studi
sociali). Il coordinatore nelle quinte classi inoltre avrà la
responsabilità di assicurare i collegamenti con i docenti della prima
media, di pianificare e organizzare con loro i programmi
d’insegnamento, l’orientamento e la valutazione degli studenti.
Studenti e famiglie possono
opporsi alle decisioni dei consigli di classe. L’opposizione va
registrata nel portfolio e discussa con le famiglie. In ogni modo, il
passaggio agli studi liceali è condizionato dal ricupero dei debiti
formativi nel primo anno di liceo.
Proponiamo che questa norma sia applicata anche per l’accesso agli
istituti di formazione
superiore che debbono
verificare l’effettivo possesso, da parte di chi desidera l’accesso,
delle conoscenze e delle abilità stabilite.
Proponiamo l’attivazione di un servizio di attività formative
propedeutiche, svolte in collaborazione dagli istituti secondari e da
quelli terziari, che provvedano a riallineare la preparazione dello
studente ai livelli qualitativi richiesti per l’accesso. Queste
attività dovranno essere svolte da docenti delle scuole secondarie di
secondo grado appositamente selezionati dai diversi corsi di laurea o di
formazione superiore.
Questi moduli avranno durata variabile, da un mese a un intero anno e
sono aggiuntivi alle normali attività previste nel piano di studi
universitario o di formazione superiore.
Invitiamo le autorità scolastiche a riconoscere il valore di queste
formazioni ed a consentire gli investimenti necessari per qualificarle
ulteriormente.
F
Area agricola/ambientale;
Area tessile/sistema moda;
Area grafica/multimediale;
Area chimica e biologica;
Area meccanica;
Area elettrica-elettronica-informatica;
Area edile e delterritorio;
Area turistico-alberghiera;
Area aziendale-amministrativa;
Area sociale/sanitaria
Il sistema d’istruzione e/o formazione deve essere in grado di offrire
la possibilità di completare la preparazione seguita per facilitare la
transizione da un indirizzo all’altro di studio o
formazione.
La realizzazione di passerelle tra i vari tipi di istruzione e/o
formazione implica il computo dei crediti formativi accumulati dagli
studenti nei percorsi curricolari da
loro seguiti previa verifica delle competenze acquisite.
Proponiamo che la formazione in alternanza inizi dopo avere frequentato
il primo anno di corsi di qualifica e di diploma secondari o di
formazione professionale.
La formazione in alternanza deve offrire una combinazione adeguata di
apprendimento sul posto di lavoro con un tutore aziendale e di
apprendimento teorico e di cultura generale in sede scolastica.
La durata della formazione in alternanza varia a seconda delle
professioni e si estende tra i due ed i tre anni.
La formazione in alternanza porta a tre livelli di
qualificazione: la qualifica, il diploma e il diploma tecnico
post-secondario rilasciato dalla formazione superiore
Gli istituti di formazione superiore possono comprendere un’ampia
gamma di specializzazioni
differenziate per durata e terminalità ( da 1 a 6 semestri a tempo
pieno da 1 a 8/9 se posti in alternanza scuola-lavoro)
Tali profili devono assicurano una valenza nazionale dei programmi di
formazione all’interno del sistema scolastico e nel sistema di
formazione regionale (punto m art. 117 della Costituzione).
Ogni piano di studio comporta inoltre obiettivi specifici
d’apprendimento la cui funzione è quella di garantire la qualità dei
programmi di formazione. La
parte nazionale e quella delegata alla progettualità locale
nella formulazione di questi obiettivi sarà determinata in
funzione della normativa in via di definizione. Nondimeno, nel contesto
del decentramento alle regioni raccomandiamo che si istituisca un chiaro
sistema nazionale di qualifiche.
Gli obiettivi specifici d’apprendimento vanno fissati per ogni biennio
del percorso formativo con lo scopo di facilitare gli scambi e i
trasferimenti tra il sistema d’istruzione e quello della formazione.
Le 25 ore settimanali obbligatorie sono riservate alle discipline
che caratterizzano i diversi piani di studio, ai contenuti da
insegnare e da apprendere. Esse sono suddivise in 20 ore settimanali a
quota nazionale (pari a 660 ore all’anno)
e 5 ore settimanali ( pari a 125 ore all’anno) a quota locale.
Proponiamo che questa quota sia pensata non tanto come aggiuntiva, bensì
come intensiva rispetto alle precedenti.
Le 10 ore settimanali del percorso facoltativo sono ore laboratoriali.
Le scuole sono tenute a istituire e organizzare in rete o da sole
Laboratori per ampliare l’offerta formativa , per sviluppare le
competenze e personalizzare gli apprendimenti. La frequenza di questi
spazi didattici che sono i Laboratori è facoltativa per gli studenti e
le famiglie che possono decidere se usufruire o meno di queste
opportunità.
Il ventaglio di laboratori è variabile secondo gli ordini d’
insegnamento e i tipi di scuola ed è prestabilito nei programmi.
Anche le attività laboratoriali devono essere proposte in base a
curricoli precisi che fissino obiettivi d’apprendimento chiaramente
identificabili che funzionino come vincoli inaggirabili per tutti gli
allievi.
I programmi dei laboratori possono essere o biennali o quadriennali.
Raccomandiamo che per rendere efficace l’uso del portfolio si
organizzino in priorità corsi di aggiornamento per tutti i docenti
su questa tecnica di valutazione.
L'identica durata dovrà essere tuttavia articolata in modo
differenziato (e cioé con una distribuzione variabile dei crediti
secondo il tipo di abilitazione cui dà accesso) intorno a tre nuclei
principali: contenuti disciplinari, competenze nelle scienze
dell'educazione, abilità e tirocinio professionali.
Nel profilo professionale terminale della preparazione di tutti i
docenti va incluso il trattamento dei soggetti portatori di handicap e
di altre forme di diversità con un numero di crediti adeguati secondo
il tipo di abilitazione.