AUTONOMIA
LOCALE E SCUOLE PUBBLICHE
di
Chiara Nappi
(fisica teorica all'Institute for Advanced Study in Princeton - New
Jersey)
(Da
SAPERE, ottobre 1999)
Le
caratteristiche principali del sistema europeo sono centralizzazione, omogeneità
di contenuti a livello nazionale, e un sistema nazionale di esami per gli
studenti e di selezione del corpo docente. Al contrario, l'aspetto fondamentale
del sistema scolastico americano è che l'educazione pubblica non è
centralizzata, ma gestita e sovvenzionata a livello delle singole municipalità.
Non ci sono programmi ministeriali, o contratti nazionali per gli insegnanti, o
esami nazionali per gli studenti. I programmi scolastici sono decisi a livello
locale, e gli insegnanti sono assunti direttamente dai presidi. Le scuole sono
governate da un Consiglio Direttivo, eletto dai votanti registrati residenti nel
dato distretto scolastico. Nella maggior parte degli Stati Uniti i fondi per
l'educazione, incluse le spese edilizie e gli stipendi degli insegnanti, non
sono forniti dallo Stato o dalla Regione, ma sono raccolti tramite le tasse di
proprietà a livello municipale. È questa indipendenza economica che è la base
dell'autonomia locale negli USA. L'autonomia
locale gli Americani di oggi non l' hanno scelta, bensì l' hanno ereditata
dalle modalità di insediamento dei coloni sul territorio americano. A mano a
mano che si stabilivano, i coloni fondavano le loro scuole, spesso di una
denominazione religiosa ben definita. Nel 1800 tutte le scuole erano gestite dai
cittadini stessi, che si organizzavano in comitati responsabili per decidere il
curriculum, scegliere i libri, assumere gli insegnanti, costruire e mantenere in
buone condizioni gli edifici scolastici. Col tempo, con l'evolversi delle
comunità rurali in centri cittadini, amministratori professionisti furono
assunti per occuparsi dell'amministrazione giornaliera delle scuole, mentre i
comitati cittadini, trasformatisi in Consigli Direttivi, assunsero compiti
direttivi e decisionali: approvare le assunzioni, il programma scolastico, il
bilancio. Ma la struttura di base del sistema scolastico americano, basata sul
finanziamento e sull'autonomia locale, in molti Stati non ha subito cambiamenti
sostanziali. Oggi negli USA, 95000 cittadini sono eletti a governare 15000
Consigli Direttivi. Quando
mi trasferii negli Stati Uniti nel 1976 per lavorare in fisica all'Università
di Harvard, non mi sarei mai aspettata di prestare servizio nel Consiglio
Direttivo in un sistema scolastico che, come molti osservatori stranieri,
trovavo strano e irrazionale. All'inizio, mi interessai alla questione della
sparuta rappresentanza di donne nel mondo scientifico americano, a quei tempi
molto inferiore alla rappresentanza in Italia o in altri paesi industrializzati.
La mia conclusione fu che la bassa percentuale era direttamente collegabile alla
mancanza di programmi scolastici sistematici e rigorosi, in particolare
nell'area della matematica e della scienza. Pertanto
mi lasciai coinvolgere nel movimento di riforma finalizzato all'introduzione di
programmi scolastici a livello statale e nazionale. All'inizio degli anni '90,
varie organizzazioni professionali (scienziati, ingegneri, matematici, ecc...)
incominciarono a proporre traguardi educativi nella loro area di
specializzazione. Il vero problema però era come convincere i distretti
scolastici ad adottare questi programmi. Quando i miei figli incominciarono a
frequentare le scuole pubbliche a Princeton, questi problemi mi toccarono più
da vicino, e decisi di concentrarmi a migliorare i programmi, anch'essi
piuttosto insoddisfacenti, nelle scuole locali. Nel 1999 finii quindi col
presentarmi come candidata al Consiglio Direttivo e ebbi così l'opportunità di
fare esperienza personale di questo sistema che
gli Americani considerano una roccaforte di democrazia. Gli Americani hanno
tradizionalmente difeso questo sistema sulla base dell'assunto che, se i
cittadini pagano di tasca propria le spese scolastiche e eleggono i propri
rappresentanti ai Consigli Direttivi, essi hanno più voce in capitolo di quanta
ne avrebbero se le scuole fossero gestite dallo Stato e dal Governo federale.
Essi sono convinti che questo sistema assicura ai genitori il controllo
sull'educazione dei figli e la possibilità di adattare le scuole alle esigenze
degli studenti. In realtà, è dubbio che oggigiorno questa assunto abbia
riscontro dei fatti. La
verità invece è che l'unico beneficiario dell'autonomia locale è il sindacato
insegnanti, che ne approfitta per esercitare un controllo pressoché totale
sull'educazione. Per di più l'autonomia locale, che in teoria dovrebbe essere
particolarmente idonea a permettere innovazioni nel sistema, sembra essersi
trasformata nella struttura ideale per il mantenimento dello status quo.
L'autonomia locale è una delle ragioni principali per cui la scuola americana
non funziona, e invece viene meno a quello che dovrebbe essere il primo compito
di ogni sistema scolastico: fornire agli studenti le competenze necessarie per
l'inserimento nel mondo del lavoro e nello stesso tempo offrire opportunità di
mobilità sociale e economica senza confini di razza e di mezzi economici. Negli
ultimi decenni gli Americani hanno cominciato a rendersi conto di questi
problemi e, per superarli, sembra si stiano muovendo nella direzione di un
maggior controllo statale sull'educazione. Allo stesso tempo, sembra che
l'epicentro stesso dell'autonomia si stia trasferendo dal tradizionale distretto
scolastico alle scuole individuali, autonome nell'ambito dei parametri imposti
dallo stato. Uno
dei problemi fondamentali del sistema educativo americano è la politicizzazione
dell'educazione. Una persona che sia interessata a migliorare l'educazione
pubblica deve essere disposta a trasformarsi in un politico e affrontare una
campagna elettorale, un tipo di processo che non seleziona necessariamente le
persone più idonee, come dimostrano gli scandali e le polemiche che spesso
circondano i Consigli Direttivi. Per quanto i Consigli Direttivi siano decantati
come esempi di democrazia diretta, in realtà solo una percentuale minima di
votanti (17%) si prende il fastidio di recarsi alle urne durante le elezioni
scolastiche. Prima di tutto, anche durante le elezioni politiche la percentuale
di cittadini che votano negli USA (50%) è bassa se paragonata all'Italia.
Durante le elezioni scolastiche la percentuale dei votanti è ancora più bassa
perché la gente che non ha i figli nelle scuole pubbliche non è abbastanza
informata o interessata da prendersi il fastidio di andare a votare. Pertanto
non è difficile per un gruppo di cittadini con una specifica agenda politica e
educativa eleggere i propri candidati al Consiglio Direttivo, con la conseguenza
che spesso i Consigli Direttivi si trasformano in un'arena di scontri personali
e politici nella difesa di interessi e ideologie contrastanti. Un
problema non meno grave è che le responsabilità che ricadono sul Consiglio
Direttivo sono numerose e pesanti: bilancio, costruzione e manutenzione degli
edifici, assunzioni, supervisione, ecc., cioè tutti i compiti che in altri
sistemi educativi sono divisi tra vari livelli di governo, dallo Stato alla
Regione e al Comune. Prestare servizio nel Consiglio Direttivo è un compito
difficile per persone che devono anche mantenere un'attività lavorativa. Non è
sorprendente pertanto che non molti candidati si presentino alle elezioni
scolastiche e che molti mèmbri dei Consigli Direttivi si dimettano prima della
fine dell'incarico perché trovano il compito troppo impegnativo o troppo
spiacevole. Uno
degli aspetti più spiacevoli è l'interazione con il pubblico. Ci sono molte
decisioni che il Consiglio Direttivo deve prendere che creano atteggiamenti di
dissenso e di critica da
parte di genitori e cittadini. Il bilancio scolastico, direttamente legato alle
tasse, è sempre al centro di grosse polemiche. Cittadini inferociti che
protestano sono uno spettacolo comune quando i Consigli Direttivi sono costretti
a spostare studenti da una scuola all'altra. Le riunioni del Consiglio Direttivo
sembrano esser l'arena ideale per scontri ideologici di tutti i tipi. Sulla
carta, i Consigli Direttivi hanno potere decisionale su tutto quello che succede
nel distretto scolastico, ma in realtà l'unica autorità che i Consigli
Direttivi hanno è quella di provvedere al finanziamento e al mantenimento delle
scuole. Essi hanno poco controllo sulle cose veramente importanti, per esempio
su come migliorare i programmi scolastici e l'insegnamento. In quest'area, la
loro capacità di intervento è spesso limitata da leggi precise a livello
statale, promulgate con la buona intenzione di proteggere il sistema scolastico
dagli eccessi ideologici o dai capricci dei Consigli Direttivi e assicurarne la
funzionalità e la continuità. Alle leggi statali si aggiungono le limitazioni
contenute nel contratto lavorativo degli insegnanti del distretto scolastico
specifico. Nel campo educativo vero e proprio, i Consigli Direttivi si devono
accontentare di approvare quello che raccomandano gli amministratori, i quali a
loro volta finiscono col raccomandare quello che vogliono gli insegnanti. E
gli insegnanti americani, come ammette lo stesso presidente del Sindacato
Nazionale Insegnanti (National Education Association),
hanno spesso la tendenza a "proteggere i loro interessi personali piuttosto
che promuovere gli interessi delle scuole". Basta leggere i giornali per
rendersi conto che l'autonomia locale è una continua lotta di potere tra queste
due diverse componenti del sistema educativo, i Consigli Direttivi e i sindacati
degli insegnanti. I
sindacati degli insegnanti sono tra le organizzazioni più potenti negli Stati
Uniti. Gli insegnanti sono organizzati in sindacati nazionali, statali e locali.
I sindacati statali e nazionali intervengono a livello di Stato e Governo
federale, assicurandosi che le leggi promulgate nel campo educativo siano di
loro gradimento. Durante le elezioni, contribuiscono con grosse somme alle
campagne elettorali dei candidati che favoriscono. Nell'ultima
Convenzione del Partito Democratico nel 1996, 1'11% dei partecipanti era
costituito da rappresentanti dei sindacati insegnanti. Ma il cardine
dell'organizzazione sono i sindacati locali, ben noti per il loro livello di
militanza, il cui compito è quello di difendere gli interessi degli insegnanti
nei distretti scolastici. È
quindi praticamente impossibile introdurre
qualunque cambiamento
in un distretto scolastico, a meno
che esso sia di gradimento del
corpo insegnante. Mentre i
membri del Consiglio
Direttivo cambiano ogni anno, i sindacati rimangono. Mentre i Consigli
Direttivi sono spesso consumati da lotte intestine e ridotti all'inefficienza, i
sindacati insegnanti sono
estremamente efficienti e persistenti nel conseguimento dei loro
interessi. I
membri del Consiglio Direttivo sono spesso genitori che hanno i figli nelle
scuole. Essi si sono candidati perché insoddisfatti del sistema scolastico, ma
scoprono subito che è molto difficile farne una critica seria e proporre
cambiamenti significativi senza entrare in aperto conflitto con il corpo
insegnante. Anche nell'ambito delle contrattazioni sindacali, l'autonomia locale
è una struttura molto vantaggiosa per i sindacati, dato che la contrattazione
avviene a livello locale piuttosto che a livello regionale o nazionale. I membri
del Consiglio Direttivo sono quelli che devono negoziare il contratto lavorativo
e gli stipendi degli insegnanti e degli amministratori nel loro distretto
scolastico. Al tavolo delle negoziazioni, si trovano faccia a faccia con gli
stessi insegnanti da cui dipende il futuro scolastico dei figli. Basta
menzionare che l'ammissione alle università, quasi tutte a numero chiuso, è
decisa in buona parte sulla base dei voti e delle lettere di raccomandazione
scritte dagli insegnanti del liceo di provenienza. Se
gli insegnanti non gradiscono il Consiglio Direttivo, hanno certamente il potere
di rovesciarlo. Infatti essi controllano una fetta significativa dell'elettorato
durante le elezioni scolastiche, sia perché gli insegnanti votano e sia perché
hanno un notevole potere nell'influenzare il voto dei genitori. Per di più, se
gli insegnanti non gradiscono un amministratore o il suo programma di
rinnovamento, è difficile che egli possa continuare a lavorare nel distretto.
Non a caso la durata di servizio degli amministratori negli USA non supera in
media i tre anni. Una strategia tipica per liberarsi di superiori non graditi è
di creare nel distretto una situazione di costante conflitto. Se questo non
basta a convincere il Consiglio Direttivo, i sindacati si danno da fare per
eleggere al Consiglio Direttivo candidati che siano disposti a licenziare la
persona non gradita. Questo è esattamente ciò che successe a Princeton, quando
nel 1994 il Consiglio Direttivo assunse un sovrintendente deciso ad introdurre
programmi più rigorosi e ad
esercitare maggior controllo sulla
loro attuazione. Nel giro di quattro anni, il Consiglio Direttivo fu rovesciato
e il sovrintendente licenziato. Un'altra
conseguenza dell'autonomia locale è la mancanza di programmi scolastici a
livello nazionale o statale. Mentre in Italia o in Francia tutti gli studenti
seguono gli stessi programmi ministeriali, e praticamente studiano la stessa
cosa nello stesso periodo dell'anno, negli USA ogni piccolo distretto ha la sua
agenda educativa e i suoi programmi scolastici, senza nessuna relazione con gli
altri distretti. Ancora oggi negli USA questo sistema può dare adito a
incredibili episodi di provincialismo e miopia. Per esempio, nel 1995 in una
cittadina industriale del New Hampshire, a pochi chilometri da Boston, i
fondamentalisti cristiani insistettero che si insegnasse nella scuola la teoria
della creazione a pari merito con quella dell'evoluzione. Nel 1987 la Corte
Suprema degli Stati Uniti era intervenuta a cancellare una legge simile in
Luisiana che impediva l'insegnamento della teoria dell'evoluzione a meno che non
si insegnasse anche la teoria della creazione, ma lo stato del New Hampshire nel
1995 rifiutò di intervenire. Senatori e deputati del New Hampshire
proclamarono: «Se il Consiglio Direttivo locale decide di insegnare la teoria
della creazione, sono fatti suoi e dell'elettorato locale. Ci sono cose peggiori
che si insegnano nelle scuole, e ciò nonostante noi siamo sostenitori del
controllo locale sull'educazione». Chi
ha l'autorità di approvare i programmi scolastici è il Consiglio Direttivo.
Ma, eccezion fatta per soggetti scolastici connessi con le credenze religiose,
tipo l'insegnamento dell'evoluzione o dell'educazione sessuale, di solito i
Consigli Direttivi non hanno praticamente nessun ruolo nel disegnarli. Come
già detto, chi ha veramente il potere in un sistema del genere è il corpo
insegnante. Loro sono i professionisti che si dichiarano i soli investiti
dell'autorità di decidere i programmi. Sfortunatamente, l'eccessiva autonomia
didattica degli insegnanti e la mancanza di precise direttive sui contenuti
didattici da parte di una
qualunque autorità centrale si traducono a livello locale in programmi spesso
poveri, insoddisfacenti, e senza articolazione interna.
Anche quando i genitori tentano di intervenire e richiedono programmi
più ambiziosi e sistematici, in generale finiscono col soccombere alla
voce unificata del corpo docente, che non è molto interessato a cambiare le
cose. Visto
che non c'è accordo su cosa gli studenti devono imparare nelle scuole, non c'è
nemmeno accordo su che cosa gli insegnanti devono sapere. Non è mai esistito
negli USA un controllo serio a livello nazionale o statale sulla qualità del
processo di formazione degli insegnanti, con la conseguenza che il livello di
preparazione degli insegnanti americani lascia molto a desiderare. Dato che in
Europa nella maggior parte dei casi le stesse università preparano sia gli
studenti che eventualmente si dedicheranno all'insegnamento nelle scuole, sia
quelli che eventualmente andranno nell'industria o nella ricerca, non c'è un
divario troppo profondo nella preparazione professionale di questi gruppi. Negli
USA, invece, le scuole per educatori (teacher’s colleges) e le scuole
per professionisti (le università vere e proprie) sono enti separati. In molti
Stati in USA, gli studenti che aspirano a insegnare fisica nelle scuole non
vanno all'università e studiano fisica. Invece vanno in un college per
insegnanti dove imparano come insegnare la fisica, ma di fisica vera e propria
spesso imparano poco o niente. Per esempio, qualche anno fa un sondaggio sugli
insegnamenti nei licei americani mise in evidenza che un terzo degli insegnanti
di scienze e metà degli insegnanti di storia non aveva mai seguito un corso
universitario nella materia che insegnava.
Ma non è solo la conoscenza delle materie di insegnamento che lascia a
desiderare, come dimostra l'esempio sconcertante di un distretto scolastico
nello Stato di New York che nel 1997 richiese ai candidati all'insegnamento
nelle sue scuole di sottoporsi allo stesso semplice esame di cultura generale
che gli studenti devono passare per diplomarsi (infinitamente più semplice dei
nostri esami di licenza liceale). Eppure il 75% dei candidati all'insegnamento
non superò l'esame. Per di più le proteste dei sindacati locali furono tali
che l'esame fu abolito. Quello
su cui le scuole di educazione insistono molto è la pedagogia - favorendo
spesso le ultimissime mode sulle teorie dell'insegnamento e dell'apprendimento.
Di conseguenza, le teorie educative più dubbie si insinuano senza difficoltà
dentro le scuole e senza che i genitori ne abbiano
la minima idea. Liberarsene
diventa un'impresa insormontabile da
parte dei genitori che al più ci riescono solo a danno già avvenuto. Ogni
volta che si pubblicano i risultati di studi che provano che un certo approccio
didattico non funziona, è già troppo tardi per un'intera generazione di
studenti che ne sta già soffrendo le conseguenze. Per esempio, la teoria
prevalente adesso è che gli insegnanti non devono impartire conoscenze agli
studenti, ma devono funzionare come "facilitatori" nel processo di
apprendimento. Gli studenti devono diventare "critical thinkers",
pensatori critici, piuttosto che essere rimpinzati di fatti. Mentre c'è
certamente qualcosa di giusto in questa teoria, essa è spesso spinta ai limiti
estremi, al punto che i bambini non acquisiscono più le conoscenze di base
essenziali per potere accedere al livello superiore del "critical
thinking". I
prerequisiti per l'abilitazione all'insegnamento variano da Stato a Stato.
L'esame di abilitazione, non ancora richiesto in tutti gli Stati, è spesso
banale e si limita ad accertare un minimo di cultura generale piuttosto che la
competenza nel soggetto di insegnamento. Gli stessi educatori se ne lamentano, e
lo chiamano il "test del termometro": se il candidato ha una
temperatura corporea superiore ai 36 gradi, il che prova che è vivo, allora ha
superato l'esame. Nel 1998 lo Stato del Massachusetts impose per la prima volta
un esame un po' più serio per ottenere la certificazione statale
all'insegnamento. Il 60% dei candidati che si sottoposero all'esame furono
bocciati. Un'altra
conseguenza della gestione a livello locale è che gli insegnanti fanno domanda
di insegnamento direttamente presso le scuole e sono assunti direttamente dal
preside, senza concorsi, e nemmeno chiari criteri di assunzione. Non esiste una
graduatoria d'inserimento basata sui meriti e sui titoli. È possibilissimo che
un insegnante sia preferito a un altro più qualificato solo perché è anche
disposto a fare l'allenatore della squadra di calcio della scuola, o perché è
riuscito più simpatico al preside
durante l'intervista. Il processo di entrata di ruolo è un altro punto dolente.
Nella maggior parte degli Stati, per entrare di ruolo in una scuola basta
insegnare per tre anni di fila. Dopodiché si entra di ruolo automaticamente.
Una volta che un insegnante è diventato di ruolo, è praticamente impossibile
liberarsene, non importa quanto incapace egli sia. Non
è che le deficienze preparatorie degli insegnanti americani non siano ben note.
Di tanto in tanto si pubblicano i risultati di studi su questo tema e spesso
scoppiano scandali che attraggono l'attenzione pubblica per qualche settimana.
Ma, nonostante le frequenti critiche del livello di preparazione degli
insegnanti, non si assiste mai a nessun intervento concreto per migliorarla. Il
sistema è così frantumato a livello di responsabilità che non è chiaro chi
ha il potere di intervento. Non c'è l'equivalente di un Ministero della
Pubblica Istruzione che possa promulgare un decreto per migliorare i programmi
di preparazione per gli insegnanti. Di loro spontanea iniziativa le scuole di
educazione non sono interessate a farlo perché hanno paura di perdere studenti
che preferirebbero prendersi il diploma di insegnamento con meno sforzo da
qualche altra parte in un programma di preparazione meno esigente. Per
fortuna, ci sono indicazioni che le cose volgono al cambiamento nel prossimo
futuro. Nel gennaio '99, nel suo discorso annuale alle Camere, il Presidente
Clinton ha risollevato il problema dell'inadeguata preparazione professionale
degli insegnanti americani, e ha proposto che gli insegnanti siano sottoposti a
un esame nazionale che accerti la loro preparazione professionale. Nel luglio
'99 il Congresso americano ha approvato un bilancio di due miliardi di dollari
da distribuire tra i 50 Stati per sovvenzionare programmi di preparazione, esami
e corsi di aggiornamento professionale per insegnanti. Da
parte loro alcuni Stati hanno incominciato a introdurre esami più seri per
rilasciare la licenza di insegnamento e hanno proposto che la licenza debba
essere rinnovata periodicamente. Nelle
stesse elezioni pubbliche annuali in cui sono eletti i membri del Consiglio
Direttivo, si vota anche sul bilancio scolastico. In media 1'80% del bilancio
scolastico è a carico delle tasse municipali, di cui rappresenta almeno la metà.
Non a caso la preparazione del bilancio scolastico, soggetto ad intenso
scrutinio pubblico, è uno dei compiti più importanti del Consiglio Direttivo.
Ogni anno i sostenitori delle scuole pubbliche lanciano un'intensa campagna
politica perché il bilancio sia approvato alle urne e per evitare che quelli
che non vogliono aumenti di tasse abbiano il sopravvento. Non è raro che il
bilancio scolastico
sia respinto.
Quando questo
succede, il Consiglio Direttivo, in consulta col Consiglio Comunale, deve
suggerire possibili riduzioni, e la decisione finale è nelle mani dello Stato. Visto
che ciascuno di questi distretti autonomi ha bisogno di una struttura
amministrativa al completo, i costi amministrativi sono alti. Per esempio, se un
distretto deve assumere ogni insegnante, amministratore, bidello, e in più deve
negoziarne i contratti, occuparsi delle assicurazioni e delle pensioni, etc,
bisogna pure che abbia un direttore del personale, completo di un nugolo di
assistenti. Se deve occuparsi della costruzione e manutenzione degli edifici
scolastici, della preparazione di bilanci dettagliati mensili e annuali, ecc.,
ovviamente c'è anche bisogno di un direttore fiscale, e così via. È ovvio che
questo sistema di autonomia locale crea duplicazioni inutili e sperperi enormi.
Per quanto la gente si lamenti continuamente delle grosse spese amministrative,
è impossibile evitarle se i distretti devono essere autonomi. Per esempio, lo
Stato del New Jersey, che ha circa 600 distretti scolastici, completamente
indipendenti l'uno dall'altro, occupa il primo posto negli Stati Uniti in
termini di spese scolastiche totali. Più piccoli sono i distretti, più alta è
la proporzione del bilancio che va nei costi amministrativi. Per controllare i
costi, l'amministrazione statale nel New Jersey ha suggerito che i vari
distretti scolastici si coagulino, si regionalizzino, una proposta che finora
non ha avuto molto successo. L'appello
al consolidamento non è visto di buon occhio dai residenti delle municipalità
più ricche, interessati a mantenere il controllo decisionale sulle spese
scolastiche e ad assicurare ai loro figli la scuola migliore che si possono
permettere. Infatti,una delle ragioni principali dietro la difesa dell'autonomia
locale è che le comunità ricche non vogliono avere niente a che fare con le
comunità povere dei dintorni. Fondersi con comunità meno abbienti
significherebbe dover diluire l'introito su una popolazione più larga e più
bisognosa, e rinunciare a costosi servizi per i propri studenti. Ovviamente, a
queste considerazioni economiche si aggiungono spesso complicazioni etniche e
razziali. Non
è sorprendente che una conseguenza estremamente seria dell'autonomia locale sia
la disparità economica, e quindi educativa, tra un distretto e l'altro. Ci sono
sperequazioni enormi tra il costo scolastico per studente in un comune ricco e
quelle in un comune povero. Nel 1990, i comuni poveri nel New Jersey, avevano un
bilancio scolastico che era solo il 70% di quello dei comuni ricchi. Nello Stato
della Pennsylvania, le scuole nella città di Filadelfia spendono in media per
ogni studente tremila dollari in meno delle scuole dei sobborghi. Questo
sistema è attualmente sotto accusa in vari Stati. Nel 1990 la magistratura
suprema del New Jersey decretò che il sistema di finanziamento scolastico
basato sulle tasse locali era ingiusto e contrario allo spirito della
costituzione americana, e che era responsabilità dello Stato di intervenire a
chiudere il divario finanziario tra distretti ricchi e poveri. Con l'aiuto dei
fondi statali, nel 1996 le spese per l'educazione nei distretti poveri del New
Jersey raggiunsero 1'84% delle spese nei distretti abbienti, che invece ricevono
meno finanziamento da parte dello Stato. Nello Stato del Michigan, a partire dal
1993, c'è stato un profondo cambiamento nelle modalità di finanziamento delle
scuole pubbliche, anch'esso motivato dalla necessità di obbedire all'ordine
della Corte Suprema di equiparare le spese scolastiche tra i distretti poveri e
quelli ricchi. Adesso lo Stato del Michigan è responsabile di più del 70%
delle spese per l'educazione pubblica. Anche nello Stato di New York ci sono
proposte di leggi per cambiare la formula di finanziamento scolastico e
aumentare l'intervento finanziario dello Stato.
Ma se l'impulso verso l'equiparazione economica e educativa continua e tutte le
scuole pubbliche in un dato Stato riescono veramente a offrire la stessa qualità
di programmi e di servizi, è chiaro che l'interesse nei confronti
dell'autonomia locale perderà la sua motivazione di fondo. Il
fenomeno più interessante che si osserva oggi nell'educazione USA è
l'interesse, a livello nazionale e statale, a migliorare il sistema e ad
adattarlo alle esigenze tecniche e scientifiche della società moderna. I
problemi di mercato, che agli inizi degli anni '90 l'industria americana ha
dovuto affrontare, l' hanno risvegliata alla realtà della competizione
internazionale. Ci si è resi conto che una delle difficoltà principali
dell'industria americana è il fatto che gli studenti escono dalle scuole
impreparati a affrontare il mondo del lavoro. I giovani mancano della
preparazione di base per funzionare in una organizzazione: le compagnie
americane spendono 30 miliardi di dollari l'anno su corsi di istruzione per i
loro dipendenti, per insegnare loro concetti di base che avrebbero dovuto
acquisire nei banchi di scuola. Vari studi hanno dimostrato che gli studenti
americani escono dalle scuole molto più impreparati degli studenti in Europa o
Asia, in tutte le materie. Ma specialmente i risultati nelle materie
scientifiche e matematiche hanno allarmato il mondo industriale e politico, che
teme appunto per il futuro economico del paese. L'impressione generale è che è
venuto il momento di riorganizzare l'educazione pubblica per essere al passo coi
tempi moderni e con la competizione internazionale. Quindi, a livello nazionale
e statale, c'è stato negli ultimi anni un fervore enorme di iniziative per
migliorare l'educazione pubblica. Il
traguardo educativo proposto sia da Bush che da Clinton è che «Per l'anno
duemila gli studenti americani saranno i migliori del mondo in scienze e
matematica». Si
è riconosciuto che uno dei problemi principali è la natura decentralizzata del
sistema educativo. Mentre un sistema del genere poteva funzionare il secolo
scorso in una società rurale e pre-industrializzata, è totalmente inadeguato
nel mondo moderno. Non si può più lasciare la responsabilità dell'educazione
nazionale completamente nelle mani dei distretti scolastici locali, ma è venuto
il momento di imporre traguardi educativi a livello nazionale. Pertanto le varie
organizzazioni professionali hanno proposto standards nazionali nel loro campo:
la lista delle conoscenze e delle competenze che gli studenti devono acquisire
durante la loro carriera scolastica. Ma il problema di fondo è come introdurre
questa riforma a livello locale. Come convincere i distretti ad adeguarsi ai
nuovi standards ? L'impegno nazionale si è tradotto negli ultimi anni, anche in
periodi di magri bilanci, nel finanziamento di una miriade di iniziative:
offrendo corsi, pagando gli insegnanti che si prestano, e sperando che la
persuasione funzioni e l'emulazione faccia la sua parte. In
quest'impresa, sono i vari Stati che stanno assumendo un ruolo molto attivo.
Quasi tutti gli Stati USA hanno promulgato i loro state standards, conformandosi
più o meno alle direttive delle organizzazioni nazionali. Ma per paura di
interferire con l'autonomia locale, neanche gli Stati però propongono veri e
propri programmi scolastici, limitandosi piuttosto a suggerire liste di
traguardi che si vorrebbe che gli studenti raggiungessero. Quindi si è ancora
lontani dall'adozione di programmi scolastici uniformi all'interno di ciascuno
Stato, per quanto si stiano facendo molti progressi in quella direzione. In
generale, sembra che gli Stati siano disposti ad assumersi più responsabilità
che nel passato nella gestione dell'educazione pubblica. Un'altra indicazione è
che negli ultimi anni vari
Stati negli USA sono intervenuti nelle scuole "fallimentari", cioè
scuole che non riuscivano a funzionare nemmeno a livelli minimi, sciogliendone i
Consigli Direttivi e assumendone la gestione diretta. Per esempio, le scuole
pubbliche di New Jersey City sono state per anni sotto il controllo diretto
dello Stato del New Jersey. Nella città di New York, ci sono proposte di
abolire completamente il Consiglio Direttivo, che per anni è stato incapace di
risolvere i problemi delle scuole pubbliche, e affidare la gestione delle scuole
al sindaco e allo Stato, come è già successo a Chicago e Detroit. Ma
di pari passo con la tendenza appena descritta verso una struttura più
centralizzata, si assiste a tentativi di riforma alternativi, fomentati dallo
scontento dei genitori di fronte all'inefficienza del sistema scolastico e agli
abusi dei sindacati insegnanti. Uno dei tentativi al centro delle polemiche più
feroci è quello dei vouchers. I genitori che sono scontenti delle scuole
pubbliche e non si possono permettere di mandarli a scuole private, vorrebbero
che il distretto scolastico promulgasse buoni scuola (vouchers), che i
genitori possano usare per mandare i figli alle scuole private di loro scelta.
Vari programmi sperimentali di questo tipo sono stati introdotti di recente (per
esempio in Milwaukee, nello Stato del Wisconsin), ma finora nessuno Stato ha
votato una legge introducendo ufficialmente i vouchers. Negli
Stati Uniti solo gli studenti che hanno la residenza nel distretto scolastico
hanno diritto di frequentare le scuole pubbliche in quel distretto. Questa è
una conseguenza necessaria del fatto che le scuole sono finanziate dalle tasse
di proprietà. Un
dato Comune non vuole pagare di tasca propria le spese per l'istruzione degli
studenti che vengono dal paese vicino. Ovviamente i distretti scolastici
migliori sono inondati da studenti "pirata" che fanno una
dichiarazione falsa di residenza per poter accedere alle scuole locali. Questi
distretti sono costretti ad assumere investigatori speciali il cui solo compito
è stabilire la residenza degli studenti sospetti. La legge prevede pene severe
per quelli scoperti in fallo, inclusa l'espulsione, il rimborso spese, e persino
il carcere. I vouchers permetterebbero di risolvere questo problema,
consentendo agli studenti di accedere alla scuola pubblica di loro scelta. In
effetti nessuno ha obiezioni all'uso dei vouchers per trasferirsi da una
scuola pubblica all'altra. Ne ce l' ha il presidente Clinton, che ha
esplicitamente appoggiato l'uso dei vouchers per le scuole pubbliche
durante la sua ultima campagna elettorale. Negli
USA il dibattito sui vouchers si colora di una tinta di egualitarismo.
Alcuni dei distretti scolastici nei grossi centri urbani sono totalmente
segregati, con una maggioranza enorme di gente di colore: la situazione più
simile all'apartheid riscontrabile nel mondo democratico. Ovviamente, molto
spesso le scuole dei ghetti urbani lasciano molto a desiderare dal punto di
vista accademico (per non accennare a problemi di droga, sicurezza fisica,
ecc.). Molti sostenitori dei vouchers affermano che è discriminatorio
costringere questi studenti a una sentenza a vita in questo tipo di scuole e non
permettergli di accedere ad altre scuole tramite l'uso dei vouchers. Se
approvati almeno per le scuole pubbliche, è ovvio pertanto che anche i
vouchers potrebbero contribuire a infrangere barriere tra i vari distretti. I
sindacati insegnanti si sono opposti con successo all'idea dei buoni-scuola
sulla base dell'argomento che, anche se approvati inizialmente solo per uso
nelle scuole pubbliche, eventualmente finiranno per essere estesi alle scuole
private e deviare fondi pubblici verso le scuole private. In risposta a queste
critiche, più di recente è emerso il movimento delle scuole charter. Le scuole
charter sono scuole pubbliche autonome che sono gestite dai genitori e dagli
insegnanti ma non sono soggette né al controllo dei Consigli Direttivi né a
quello dei sindacati. Ovviamente i sindacati e i Consigli Direttivi non sono
soddisfatti neanche di questa soluzione e infatti al momento si sono alleati per
combatterla. Nonostante l'opposizione, negli ultimi anni molti Stati hanno
passato leggi permettendo l'istituzione di scuole charter ("charter"
significa regolamento speciale). In un certo senso, la promulgazione di queste
leggi rappresenta il riconoscimento ufficiale che l'educazione pubblica
americana non funziona e che è impossibile cambiarla dall'interno; è il
riconoscimento che il tipo di gestione scolastica attuale delle scuole americane
ha problemi endemici profondi e che è importante proporre nuovi modelli di come
le scuole potrebbero funzionare. Fondare e gestire una scuola charter non è
un'impresa da poco, vista l'opposizione che queste scuole incontrano, sia da
parte dei sindacati degli insegnanti che da parte dei Consigli direttivi, nel
loro tentativo di inficiare la struttura di potere esistente. I genitori che si
imbarcano in una tale impresa sono molto spesso quelli che per anni hanno
tentato con tutti i mezzi a loro disposizione di cambiare il sistema
dall'interno, ma alla fine hanno dovuto rinunciare, uscirne e ricominciare
daccapo con una nuova scuola.
A
prima vista il movimento delle scuole charter può apparire
come un tentativo di riforma che non si allontana dalla tradizione
americana di autonomia locale e anzi la spinge a livelli
ulteriori. Non a caso questo tipo di riforma è in genere sostenuta dalla
destra politica e contrastata dalla sinistra. Ma le scuole charter rappresentano
in effetti anche un nuovo tentativo dello Stato di assumere un ruolo più attivo
nell'educazione pubblica. Infatti queste scuole, gestite dai genitori e dagli
insegnanti senza la mediazione dei Consigli Direttivi e dei sindacati, sono
sotto il controllo diretto dello Stato e devono seguire le leggi e i regolamenti
promulgati dallo Stato.
In effetti, le scuole charter propongono una riforma radicale nel modello
di autonomia locale negli USA e rappresentano il superamento del tradizionale
campanilismo educativo. Sono aperte a tutti, non solo ai residenti di un dato
distretto scolastico. Sono autonome nel disegno e nell' attuazione delle proprie
direttive educative, ma funzionano all'interno delle leggi e dei regolamenti
imposti dallo Stato. Se il rendimento degli studenti non è soddisfacente, lo
Stato è libero di rifiutare il rinnovo del charter. In ultima analisi, il
potere decisionale è nelle mani dell' autorità centrale. In questo senso,
l'autonomia delle scuole charter è molto diversa da quella dei distretti
scolastici, che storicamente hanno rifiutato ogni interferenza statale sulla
base che l'educazione è sovvenzionata a livello locale. L'analisi
del sistema educativo americano dimostra che l'indirizzo dell'autonomia è
problematico proprio là dove è stato creato e sperimentato. Imitarlo oltre
oceano rappresenterebbe una scelta artificiosa ed estranea alla tradizione
scolastica e culturale europea. È particolarmente strano farlo quando gli Stati
Uniti sono coinvolti in una critica profonda e in processo di superamento delle
strutture antiquate che sono alla base delle loro carenze educative. Nonostante
i tentativi attuali di introdurre negli USA una struttura più centralizzata
possano sembrare timidi e parziali, è innegabile che il sistema educativo
americano si sta evolvendo verso un modello di tipo più europeo in cui
l'educazione dei cittadini è interpretata come una responsabilità nazionale
piuttosto che come una prerogativa locale. In realtà questo processo è in
primo luogo un processo di modernizzazione. È il riconoscimento ufficiale che
è venuto il momento di riconciliare l'autonomia locale con i bisogni nazionali. La
recente introduzione di traguardi educativi a livello nazionale e statale sarà
presto seguita dall'introduzione di esami di stato alla fine delle elementari,
medie e liceo, già in atto in vari Stati. Gli Stati hanno anche incominciato ad
assumere una maggiore responsabilità nel controllo della Qualità dei programmi
universitari per insegnanti. E vari studi sulla gestione attuale dell'educazione
negli USA hanno suggerito che il sistema potrebbe trarre beneficio dal fatto che
i contratti lavorativi, le assunzioni degli insegnanti e altri compiti di questo
tipo fossero affidati allo Stato o alla Regione, piuttosto che ai Consigli
Direttivi. Se il movimento delle scuole charter prende piede (al momento, ci
sono solo 500 scuole charter negli USA), è possibile che il concetto stesso di
autonomia si evolva dalla idea antiquata basata sui confini cittadini e le tasse
di proprietà ad una versione più moderna compatibile con un sistema di
gestione più centralizzata. Molto
probabilmente il sistema educativo negli USA non diventerà mai esattamente un
sistema di tipo europeo, ma sicuramente alla fine di questo processo assomiglierà
molto di più a un sistema europeo che all'immagine di se stesso di qualche
decennio fa. La speranza è che, piuttosto che imitare gli aspetti negativi
l'uno dell'altro, i sistemi educativi americano ed europeo imitino gli aspetti
positivi e convergano alla fine verso una struttura compatibile e adeguata alle
esigenze di una economia globale.
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Quest'articolo è la versione estesa e aggiornata di un articolo apparso
nel numero 1/99 di Università e Scuola. Le implicazioni politiche dell'autonomia locale
Le conseguenze dell'autonomia locale sulla didattica
Costi amministrativi e parità educativa
Programmi nazionali e statali
Tentativi di riforma alternativi: scuole "charter"
Conclusioni