GLI IRRIDUCIBILI CONTINUANO LA DEMOLIZIONE DELLA SCUOLA
Roberto Renzetti
Ottobre 2004
In
questi giorni sono accadute in successione delle cose che meritano attenzione
perché sembrano preludere ad un definitivo non ritorno e ad un accordo della
supposta opposizione con la maggioranza di governo proprio sui temi della
scuola. Certo le cose non sono così chiare per osservatori superficiali, nel
senso di non professionisti. Ma cercherò di mostrare che gli intrecci di
interessi e di azioni sono ormai tanti e tante che la preoccupazione di cui
prima ha ogni ragione. TULLIO DE MAURO DICE LA SUA
. Tullio De Mauro
Benedetto Vertecchi La situazione era brutta, vi era da affrontare un grande
analfabetismo di ritorno. E De Mauro dice questo come persona che ha
sperimentato alcune cose di pregio in una scuola elementare di Scandicci
(insieme a Carlo Bernardini) e che, a parte la sua diretta esperienza
universitaria non ha fatto altro sul fronte dell'insegnamento quotidiano.
Noi che lavoravamo principalmente nella scuola secondaria eravamo in grado
di vedere la decadenza che si accelerava giorno dopo giorno. Si ricordi
questo perché De Mauro accusa i critici di Berlinguer e suoi di non
conoscere la realtà della scuola. Ma non basta: noi abbiamo gridato per
anni ma, anche dalla Falcucci, siamo stati messi a tacere. In particolare
Malfatti chiuse d'autorità le uniche importanti sperimentazioni che si
portavano avanti in Italia negli anni '70, in ossequio alla Signora Eleonora
Moro (Presidente dell'Opera Montessori) che non apprezzava (un giorno
racconterò anche le vicende del Liceo Unitario Sperimentale di Via Livenza,
poi Panzini, poi della Bufalotta - nomi che cambiavano ad ogni sfratto che
subivamo - e del Liceo di Via Manin). Capisco bene per altra esperienza che
gli unici riferimenti di quelli come De Mauro sono colleghi, altri docenti
universitari e, assicuro, che da la messa insieme di tante menti non riesce
mai ad uscire nulla di pratico, solo eccellenti progetti teorici. E, in
accordo con ciò, chi si trovava sul campo non era ascoltato e la scuola è
diventata disastrata solo quando se ne è accorta una mente
dell'università.
DE MAURO DICE SCIOCCHEZZE
Letizia Moratti in un gesto qualificante modifica. In cosa differivano gli esami pre Berlinguer da quelli post
Berlinguer ? Intanto la Commissione d'esame che prima era composta da
commissari esterni con un solo commissario interno alla scuola ora risultava
composta da tre commissari ed un presidente esterni e tre commissari
interni. Vi è un evidente cattolico senso di protezione materna in questa
estensione degli amici interni. Altra giustificazione, che non sia
elucubrazione pedagogica, non esiste. Ma veniamo al nocciolo delle novità
berlingueriane. L'esame dal 1970, dice De Mauro, era diventato una burla.
Assolutamente d'accordo, dico io! Ma solo uno sprovveduto può sostenere che
l'esame diventa più serio con tre membri interni e con le continue
circolari che arrivavano alle commissioni poco prima della data degli esami
che pregavano le medesime commissioni di essere tolleranti e comprensive. Se
il Ministero rendesse pubbliche tutte queste circolari scopriremmo una
galleria pietistica degna di Lourdes, Loreto e Fatima. Ma poi quali sono
stati i cambiamenti di sostanza ? La prova di italiano che va scelta tra
diverse opzioni, la prova di matematica che subisce una integrazione con
domande per i poveri scaturite dalla mente fervida dei nostri docimologi,
altrimenti e giustamente disoccupati. E fin qui nulla di sensazionale, direi
maquillage e basta. La vera novità è il vergognoso "Berlingur ha introdotto il principio che a
determinare la maturità di un ragazzo dovessero concorrere tutto il lavoro
svolto negli anni precedenti, non solo nell'ultimo, e quelli che si chiamano
crediti extrascolastici, vale adire una serie di attività certificate - un
corso di lingua per esempio - che il ragazzo abbia svolto e che i docenti
accettino". Io, da misero professionista che ha fatto i suoi esami prima del 1970,
vorrei ricordare a De Mauro che anche allora era indispensabile un preciso
riferimento agli anni precedenti. Infatti, a partire dalla riforma Medici,
ogni studente che andasse agli esami di Stato doveva portare riferimenti
agli anni precedenti come programma d'esame! Io che facevo il classico,
oltre ai programmi dell'ultimo anno dovevo portare 1500 versi di latino e
1500 di greco dei due anni precedenti, 10 canti della divina commedia,
poesie e prose, matematica, fisica, .... e perfino educazione fisica (noi
facevamo il saggio ginnico!). Ora, che il nostro esame fosse da crisi di
nervi è indubbio. Ma da qui a farlo diventare un barzelletta ce ne passa!
Ho assistito - liceo scientifico - a crediti del passato che erano un corso
di nuoto, un corso di equitazione, un corso di chitarra, un corso di
erboristeria. Ma, anche nella peregrina ipotesi di una qualche attinenza
curricolare, qualche solerte pedagogo mi deve spiegare perché se si studia
una cosa occorre tergiversare con altre? E, più pertinente, perché un
ragazzo/a che ha fatto cose molto più serie, come ad esempio la conoscenza
carnale, non debba veder riconosciute le proprie abilità. Non scherzo.
Quando si va sulla strada del riconoscimento mi si spieghi perché in scuole
confessionali non si debbano riconoscere i primi venerdì del mese o qualche
pellegrinaggio. In genere il nostro è il Paese del non detto, del qui lo
dico e qui lo nego, del possibile, degli avvocaticchi, delle cose mai
chiare, del noi sempre in difetto e dell'autorità che chiude un occhio. Un
Paese dove famiglia e mafia la fanno da padrone. E' proprio il Paese del
diritto che si reclama di quel Paese in cui le norme siano chiare e
codificatissime. Ecco, aiutato anche dal suo essere siciliano, De Mauro
rivendica e ripropone per la scuola cose balorde, mai misurabili in modo
oggettivo. Inoltre, che senso ha intervenire sull'esame senza modificare i
corsi di studio ? Questa pratica che risale appunto al 1970 è
vergognosamente populista e fa a pugni con qualunque trattato di docimologia
serio (alla Gattullo). Alla
domanda che Erbani gli fa sullo scivolone di Berlinguer relativo al concorsone,
De Mauro se la dà a gambe levate (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-421.htm
). Non dice nulla, neanche sul coinvolgimento diretto della CGIL Scuola che
piazza il concorsone nel contratto, oltre al fatto che qualche criterio per
distinguere le carriere occorre (ma di soldi non parla!). Loro (De Mauro e
Confindustria) stanno lavorando, come lo stesso De Mauro ricorda, per
trovare una soluzione al problema. Il fatto che De Mauro lavori per
Confindustria (Ass. Treellle, http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-465.htm ;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-466.htm ;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-467.htm
) non dovrebbe turbare se non per il fatto che lo faceva anche quando era
ministro della Pubblica Istruzione. Che si vuole? Questo è un Paese
maledetto e disgraziato: anche le menti più aperte e rispettabili hanno la
rogna stratificata e non se ne accorgono. Ma qui vi è un sottile imbroglio.
Si coinvolge Bernardini in una cosa che certamente non lo riguarda poiché,
per combinazione e per lavoro decennale a fianco a Bernardini, so bene come
egli la pensasse. Dice De Mauro: "Fu Carlo Bernardini (il riferimento è
agli anni '80, n.d.r.) che prese il coraggio a due mani e scrisse un
articolo sostenendo che uno dei guai del nostro sistema scolastico era la
mancanza di una prospettiva di carriera per i professori, i quali, una volta
che hanno vinto il concorso, là restano con scatti di anzianità
assolutamente modesti. Lui aggiungeva che sarebbe stato sensato introdurre
dei meccanismi di accertamento della qualità, dell'esperienza, dei buoni
risultati, che sarebbero valsi in generale, anche come verifica del lavoro
svolto, per consentire appunto questi avanzamenti di carriera. Incontrammo
reazioni violente".
C'è solo da chiedersi:
perché anche un De Mauro deve ricorrere al sottile imbroglio ? Provo a
spiegare. Tutto ciò che diceva Bernardini io lo condivido in pieno. Queste
cose nascevano da discussioni che si susseguivano nell'Istituto di Fisica di
Roma a partire dai primi anni '70. Si parlava, come del resto dice De Mauro,
di meriti oggettivi degli insegnanti e non di un concorsone con
crocette sulla domanda a scelta multipla "Quanti lati ha un
triangolo ?" con possibili risposte: 2, 3, 4.
Questo concorsone è la migliore esemplificazione dell'intersezione tra lo
stupido ed il perverso incarnato dai moderni pedagogisti, anima più nera di
Berlinguer. Ma di questo De Mauro parla poco riuscendo nel ruolo di
bravo imbonitore. Tra l'altro è interessante la lettura del brano in
oggetto perché De Mauro parla dei quiz come di qualcosa di bizzarro affermando
che chi li ha proposti sono forse stai i sindacati in accordo con qualche
ufficio del ministero. Ed io, l'anima nera CGIL Scuola, che non avevo
pensato alla CGIL !!! Aggiungo che la carriera in quanto tale lascia
indifferenti gli insegnanti i quali sono diventati ultravenali e vogliono
sentir parlare di soldi dato che la femminilizzazione della scuola di cui
parla De Mauro nasce proprio dal mestiere di insegnante come secondo lavoro
pagato da pezzenti. Insomma anche De Mauro è apprendista stregone e non sa
di cosa parla. Solo che lo dice meglio degli altri ... Ma si vuole o
no tenere conto della somma che fa il totale e trarne le conclusioni ?
Neanche per idea; il massimo che viene fuori che lor signori, in
Confindustria, stanno elaborando ...
Continua ancora De Mauro sul vespaio di critiche che si riversò sui
provvedimenti ministeriali, ingenerosi secondo De Mauro soprattutto perché
la gran parte di essi proveniva da sinistra. Dice due cose a questo
proposito De Mauro che offendono, innanzitutto, la sua intelligenza. Le
critiche non venivano solo da chi faceva riferimento al classico offeso
dalle riforme medesime. Tra l'altro non tiene minimamente conto di suoi
critici che non provengono dal suo mondo universitario: Bontempelli,
Pacchiano, Ferroni, ... Semplicemente non esiste alcuna critica che non sia
al suo livello (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-78.htm
). Ma qui non dico altro che questo: si dica cosa si è fatto per le scuole
professionali ? Si dica se si è tolta dalla gestione clientelare salesiana
e sindacale ? Non si faccia solo riferimento agli oltre duecento indirizzi
di tecnico industriale che diventano una ventina di indirizzi di tipo
liceale (così mostrando che i vezzi liceali stanno altrove e non nei
critici). Si parli del professionale! Eppure no, il liceale De Mauro non
dice nulla, tanto sono forti gli interessi economici che girano intorno a
tali scuole. Anzi, l'ex ministro qualcosa dice: gli piacciono molto le
scuole salesiane. Ed aggiunge, relativamente ad un grande ed importante
critico della scuola di Berlinguer, Lucio Russo: "Russo è uno dei tanti miei colleghi
universitari che credono di poter parlare di scuola sulla base di un sentito
dire, senza assumere le doverose informazioni".
Credo di aver mostrato in
quanto fino ho fin qui detto che gli universitari sono autoreferenti e che
lo stesso De Mauro non conosce la scuola di cui
parla. Ma la parte fondamentale dell'intera questione scuola resta nell'intervento
di De Mauro in ombra. Egli rivendica la cosa come grande rivoluzione ma, a
mio giudizio, è proprio da qui che nasce il disastro. L'autonomia (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-81.htm;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-164.htm;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-429.htm;. Questo maledetto e bugiardo oggetto del contendere. Si vanta di averla
portata avanti De Mauro. Ma di cosa si tratti non dice. Non può dire
perché è la stessa cosa che fanno simultaneamente nell'associazione Trellle di Confindustria e nelle scuole private confessionali. E qui veniamo
all'equivoco che sta ammazzando la nostra scuola. Da una parte essa deve
permettere ad ogni alunno la scelta di percorsi individuali fino al
dissolvimento del curriculum tradizionale. All'americana: quest'anno
l'opzione è tra geometria ed algebra. Ma non ha senso, io debbo fare
ambedue. No, o ... o. E l'anno dopo o geometria o algebra. Ma come, come è
possibile ora riprendere algebra o geometria? E' così! Ed infatti, solo i
nostri politici che brillano per conoscenza di osterie in quel del Chianti,
possono immaginare che sia una evoluzione questa opzionalità smodata che ha
portato la scuola USA a livelli infimi sui mercati mondiali. Ma noi
rincorriamo il peggio ed accettiamo ogni peggio che venga dagli USA,
soprattutto se siamo ex comunisti, con molta coscienza sporca credendo di
lavorare per il prossimo ma sapendo di lavorare solo per il nostro potere
personale.
Berlinguer ha anche operato per una università liceale, con le nostre
eminenti eccellenze ricordo del tempo che fu. Insomma la madre di tutti i
lanzichenecchi con una figlia che ha ormai surclassato il padre con in più
il dono della menzogna a ripetizione. Ma lasciamo Moratti ai suoi Muccioli,
qui parliamo di cose serie non tragiche. Più volte avevo denunciato la
sperequazione tra Italia e resto d'Europa a proposito di equipollenze di
titoli accademici. I nostri politici, generalmente con livelli di ignoranza
inversamente proporzionali alla loro importanza come stabilito da W. Reich,
non hanno mai saputo in cosa consiste l'università. Uno come Buttiglione,
ad esempio, è spacciato come professore. Da qui si potrà
comprendere tutto il resto. Quelli che hanno le loro maturità classiche, i
Rutelli, i D'Alema, i Ferrara parlano, consigliano ma su cosa non si sa
bene. Sono ignorantelli anche se, occorre avvertire, nessuno richiede le
lauree per i politici ma almeno modestia e non millanteria (vero dottor
Ferrara ?). Quando sono questi che ci dicono come riformare l'università,
un brivido mi corre lungo la schiena. Io, da inguaribile ottimista, insisto
con il dire ciò che dicevo dal 1980. Solo da noi esistevano la fine degli
esami d'università che, se non avevano il loro esito in una tesi, non
servivano a nulla. Altrove, alla fine degli esami universitari, si era
licenziati (titolo di primo livello universitario). Se uno poi voleva faceva
la tesi ed otteneva il titolo superiore, quello di dottore (titolo di
secondo livello). Una riforma a costo zero che (tra l'altro avrebbe avuto
due benefici: non rendeva asfittica la ricerca di una tesi; avrebbe per
messo a molti di inserirsi nel mercato del lavoro non necessitando della
tesi) sarebbe bastato avere dei politici solo un poco alfabetizzati per
realizzare senza sconvolgere la struttura esistente peggiorandola e,
appunto, licealizzandola. Ora si ha a che fare con premesse roboanti ("managerialità,
autonomia, privatizzazione, valutazione, ...") e con conclusioni
demoralizzanti che vedono il nostro sapere barattato con una incerta
incultura di luoghi comuni aziendali (fallimentari ?) e commerciali, con un
nozionismo superficiale ed inutile, con un fiume di parole vuote a fronte
dell'assenza di contenuti e di ricerca (si veda: a cura di Gian Luigi
Beccaria, Tre più due uguale a zero, Garzanti 2004). Intanto,
proprio per mostrare l'analfabetismo politico di certi saggi, la Corte dei
Conti ha bocciato il decreto legislativo 509, quello che varava la laurea
triennale. Secondo la Corte è illegittimo il titolo di dottore al
laureato triennale.
E' ora di concludere con De Mauro con le ultime perle, quelle relative al
finanziamento della scuola confessionale (http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-434.htm).
Dopo aver affermato che loro intenzione non era il finanziamento delle
scuole private, De Mauro afferma che i salesiani hanno buone scuole ... e
per questo hanno pensato di immettere in ruolo i professori di religione ... IL PLAUSO DI BERLINGUER Avevo
letto il libro di De Mauro e la cosa sarebbe passata abbastanza, almeno non
fino al punto di sollevare una questione, quando è uscito un articolo
sull'Unità di Luigi Berlinguer. La cosa anche qui avrebbe poca rilevanza
perché il personaggio è ora promosso alla Corte Costituzionale e, per
fortuna, dovrebbe essere sparito dall'orizzonte scuola. Invece le cose che
scrive Berlinguer ci aprono a sinergie tutt'ora in vigore e fortemente in
marcia per affermare questa scuola lanzichenecca, privatistica e
dequalificata (http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-424.htm;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-395.htm
). Luigi Berlinguer
Berlinguer, nell'articolo su l'Unità del 20 settembre 2004 (Un'altra
strada) invita a leggere il libro di De Mauro perché parla bene
di lui ed afferma che ora basta con il passato, occorre guardare al futuro.
E qual è questo futuro ? Per la prima volta Berlinguer lo dice
esplicitamente, "il futuro si chiama
Europa, si chiama Lisbona 2000". Ciò vuol dire che Berlinguer si
era mosso sulle indicazioni del Consiglio d'Europa che erano poi quelle
della Tavola Roronda degli Industriali Europei (ERT) mutuate dagli
industriali USA del diamo pane e circo ai disgraziati per accrescere
i nostri profitti e rendere la scuola merce
secondo i desiderata del WTO (sull'argomento ho sviluppato una
ricerca piuttosto approfondita che si può trovare nel sito in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-521.htm.
In proposito, con maggior riguardo alla vergognosa telecrazia, si può anche
vedere http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-91.htm
). Quindi Berlinguer non smentisce il suo frenetico neoliberismo che, anzi,
riafferma con forza in tutto l'articolo dandoci anche coordinate
imprevedibili ai non addetti ai lavori. Al solito le parole roboanti sugli
obiettivi: "gli obiettivi sono intanto tre:
migliorare la qualità, agevolare l'accesso a tutti, aprirsi al mondo",
alle quali con semplicità si può rispondere: Berlinguer avrebbe migliorato
la qualità ? Berlinguer avrebbe agevolato l'accesso ? Berlinguer si sarebbe
aperto al mondo ? Prove please, altrimenti silenzio ! Possibile che
non si abbia vergogna alcuna ? Possibile che nessuno gli risponda
sull'Unità o su qualche straccio di periodico ? IO qualcosa ho tentato ma
quando ho trattato argomenti ostici (dolce metafora) mi sono visto chiudere
in faccia ogni porta, soprattutto riformatrice (in queste pagine il lettore
attento può aver intravisto le mie traiettorie e dove si sono troncate).
L'astioso Berlinguer e nostalgico del prestigioso Gilda (il locale notturno
di Roma, non il sindacato) ci dice che abbiamo
sfide culturali importanti e che dobbiamo far fronte ad esse con i quiz ed
i concorsoni (questo l'ho inventato ma alla fine le cose di Berlinguer
vanno a finire così). Il riformista che ha distrutto la scuola agli ordini
di chi l'ha sempre odiata, per quella cosa che si chiama vorrei ma non
posso, D'Alema ci dice che occorre scolarizzare più persone ed elevare
l'obbligo scolastico. Nel far questo se la prende debolmente con la destra
che, come tutti sanno è sempre stata un faro culturale per il Paese, ma con
gli illuminati del pensiero
nostalgico nostrano di sinistra che continuano ad esortare tanti giovani a
«fare i falegnami, che la cultura non è per loro…».
Io sarei tra quelli ma il mio fine è altro, quello di riportare i
Berlinguer a corsi serali di badilografia con otto ore di esercitazioni
pratiche al giorno. Ma continua il nostro: "C'è un rischio
costante nell'allargamento a tutti dei benefici dell'istruzione ed è
l'abbassamento della qualità e la mortificazione delle eccellenze. Ma non
è un rischio ineluttabile. Guai a soggiacere e rassegnarsi di fronte
all'apparentemente automatica antitesi qualità-equità o qualità-grandi
numeri. Guai ad accettarla fatalisticamente perché l'antitesi si può
spezzare. Anche in Europa c'è chi ci sta provando (in questi giorni
Treellle ci ha offerto un confronto con l'eccellente sistema della
Finlandia). L'importante è porsi correttamente l'obiettivo di coniugare
insieme qualità ed equità, e sconfiggere i lamenti nostalgici di tanti
nostri maitres à penser". Interessantissimo scoprire che Berlinguer sa delle
cose. Ma soprattutto della sua sinergia con De Mauro e con la Confindustria
in Treellle. Ormai lo si dice che si lavora per chi ha altri interessi
rispetto alla scuola pubblica. Senza vergogna .. e come sarebbe possibile in
un Paese che ha Berlusconi come Presidente del Consiglio (grande elettore D'Alema)
? Ma poi è divertente il riferimento alla Finlandia, il Paese numero uno
nella lista di quelli più scolarizzati, che dedicano più fondi alla
ricerca, che hanno meno conflitti d'interessi, ... Dopo di noi c'è solo la
Grecia ed il trend è iniziato con Berlinguer! Una noterella a
margine. Vari ministri della (allora) pubblica istruzione hanno esordito con
... i miseri salari degli insegnanti. Ricordo Lombardi, De Mauro,
Berlinguer. Non ne ricordo UNO che si sia fatto carico del problema da dopo
la sua nomina a ministro. Ma poi di cosa parla il Berlinguer ? Quello che ha
distratto i soldi dalla scuola pubblica per indirizzarli alla privata e
principalmente alla confessionale ? La legge di parità (fatto osceno in
Italia) è sua. Dove ha letto l'obbrobrio, a Lisbona ? Assicuro che non c'è
perché i liberisti veri sono seri. Libera concorrenza ma senza concessioni
pubbliche al privato (è una delle norme fondanti della UE che Monti ha fino
ad ora sanzionato, o Berlinguer è schizofrenico o strabico ?). Andando
oltre si affinano le cose che dice l'ex ministro: "Occorre motivare
studenti e docenti. Offrendo ai primi innanzitutto un ampio spettro di
tipologie educative, nei contenuti e nei metodi. Facendoli sentire a a casa,
stimolandoli con il rigore e l'attrattività dell'esperienza di studio,
dell'avventura intellettuale e professionale. Centralità dell'apprendimento
e differenziazione fra istituti e, al loro interno, percorsi
individualizzati per sollecitare attitudini e vocazioni, per gratificare i
successi. Ieri abbiamo chiamato tutto questo con un vocabolo che non è
piaciuto e che potremmo anche non riprendere. Ma, per intenderci, alludo
all'autonomia, la più grande delle riforme fatte - anche se oggi un po'
malconcia - che va difesa, sostenuta ed attuata soprattutto in sede
curricolare, come Andrea Ranieri anche di recente ha ricordato su
Italianieuropei". Ricordo al marxista immaginario delle sciocchezze sostenute da Antonio
Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere (vol. III), sciocchezze alle quali io
credo con devozione: “Oggi
la tendenza è di abolire ogni tipo di scuola "disinteressata" (non
immediatamente interessata) e "formativa" o di lasciarne solo un
esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono
pensare a prepararsi un avvenire professionale e di diffondere sempre più le
scuole professionali specializzate in cui il destino dell'allievo e la sua
futura attività sono predeterminati. ........................... Occorre
persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso,
con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche
muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo
sforzo, la noia e anche la sofferenza. … Occorrerà resistere alla tendenza
di render facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato.” E
Berlinguer ci parla di attrattività, pensando evidentemente all'auditel
consigliatogli dal suo profeta Maragliano che teorizza di fare a scuola tutto
ciò che non sa di scuola (vedi http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-430.htm
) con buona pratica di videogiochi. Roberto Maragliano (fa paura o no? dite la
verità!)
Berlinguer conclude al solito di ogni ministro o ex imbroglione:
ITALIANIEUROPEI
E BUONSENSO
Emanuele Barbieri, segretario della CGIL
Scuola fino mal 1997 quando ha ceduto lo scettro non con un Congresso ma brevi
manu ad Enrico Panini Domenico Chiesa, il primo a sinistra,
presidente del CIDI Massimo D'Alema, il grande elettore di
Berlusconi ed estimatore della Moratti
Andrea Ranieri, responabile DS di sapere,
formazione, cultura
I
buonsensisti che nascono da Vittorio Campione, sinistro della ex segreteria
del ministro Berlinguer, e dalla sociologa di destra Luisa Ribolzi (1),
teorizzano una collaborazione stretta perché il Paese non si può
permettere riforme ad ogni cambio di governo. E perché, dico io, ad ogni
cambio di governo vi sarebbero pedagogisti di una parte disoccupati,
certamente un Maragliano o un Bertagna (2). Sta di fatto che
ambedue gli schieramenti non presentano divisioni di fondo: ambedue si
ispirano ad una scuola liberista con qualche accento confessionale in più
per i morattiani. Sta di fatto che, tra l'appoggio incondizionato a questi
personaggi da operetta da parte della Moratti, la scuola che passa non è
quella progressista o comunque laica e pubblica ma quella che finanzia il
privato, quella confessionale, quella che censura i testi scolastici, che
non permette l'accesso al darwinismo, ... quella di una destra oscurantista
e non certamente liberale. La CGIL Scuola non dice nulla in omaggio al
sindacato pesce in barile, detto CISL, che cattolicheggia. Noi tutti quindi
ci accingiamo a sostenere una coalizione di governo che non ci dice tutto su
cosa farà della scuola (ipotesi migliore) o che sa già che con qualche
aggiustamento manterrà questa scuola classista, dequalificata, per i ricchi
(ipotesi più realista).
E VENIAMO A COSA DICONO GLI ECONOMISTI Il
gruppo di economisti che si raccoglie in www.lavoce.info
dedicano le news del 12 ottobre proprio alla scuola, analizzando alcuni dati
dal loro punto di vista. Il riferimento è il continuo lamento di
Berlinguer e De Mauro sul basso numero di studenti che in Italia arriva al
diploma (75% contro una media europea del 90%) e sul basso numero di
laureati sempre in riferimento alle medie europee. Sembrerebbe, secondo i
nostri ex ministri che, di per sé, l'aumento di diplomati e laureati debba
comportare un ingresso più semplice, più orientato e più qualificato nel
mondo del lavoro. Questi signori usi alle cifre acritiche non hanno tenuto
conto della realtà italiana e di quale, in definitiva, è la molla che
porta ad un 30% di dispersione scolastica. Berlinguer e De Mauro
individuavano le difficoltà tutte dentro il sistema scolastico. In realtà,
come già denunciato da varie parti oltre che da me, tali difficoltà sono
tutte esterne.
Daniele Checchi e Tullio Jappelli, ne La laurea inutile, sostengono
che: "Oltre
un terzo dei laureati italiani dichiara di essere occupato in un lavoro per
il quale la laurea non è necessaria ... la
durata della transizione dalla scuola al lavoro è di undici anni, quattro
anni più della media dei Paesi OCSE." Da una estesa
indagine dell'Unioncamere risulta poi che "A
fronte di una domanda di 54mila laureati, il nostro sistema universitario ne
"produce" 225mila, creando un potenziale di disoccupazione
intellettuale pari a 171mila persone per anno ... Non
stupisce che in queste condizioni molti laureati accettino impieghi
per cui non è necessaria la laurea e che si dichiarino insoddisfatti del
lavoro che svolgono. Dal lato della domanda di lavoro da parte delle
imprese, i dati segnalano che la struttura produttiva del paese è in
gran parte arretrata. Fatti assai noti, e spesso ricordati sulla base
delle cifre modeste impegnate per investimenti in ricerca e sviluppo. Le
competenze qualificate sono dunque poco richieste dalle imprese: delle
673mila nuove assunzioni previste nel 2004, il 41 per cento prevede il
livello della scuola dell’obbligo, il 21 per cento quello delle scuole
professionali, il 29 per cento gli istituti tecnici e solo l’8 per cento
la laurea".
Giorgio Brunello ed Adriana Topo, in Apprendisti nel tempo,
sostengono che: "In
Italia si fa poca formazione. Secondo l’ultima indagine Eurostat, le
imprese che hanno investito in formazione nel 1999 erano il 62 per cento nei
quindici paesi della Comunità europea e il 24 per cento in Italia". Dal
pacchetto Treu in poi (Biagi e la flessibilità del lavoro estremizzata) in
Italia è iniziato uno sfruttamento selvaggio del lavoro scambiando i
contratti di formazione lavoro come momenti formativi. Ma "più
apprendistato non significa necessariamente più formazione. Da più parti
si è osservato infatti come l’incremento dell’utilizzo dei contratti di
apprendistato sia da attribuire principalmente alla possibilità di assumere
personale a costo ridotto, godendo di forti sgravi contributivi,
piuttosto che all’esigenza di fare effettivamente formazione. Pensiamo che
ciò avvenga perché le regole nel nostro paese non forniscono alle parti
incentivi adeguati a svolgere un investimento formativo di tipo
sostanziale".
Il riassunto del problema è che:
Poche considerazioni, da parte mia, su queste cose che mi sembrano
molto chiare. Sottolineo il problema principale del Paese: l'arretratezza
produttiva e culturale delle imprese. Da sempre cialtrone hanno, negli ultimi
decenni, accentuato il loro voler guadagnare molto e subito senza preoccuparsi
del futuro del Paese e degli occupati. Solo poche imprese si sono mosse a
livello di eccellenza creando nicchie di ricerca e sviluppo, comunque troppo
piccole. In questa situazione niente ricerca ma furbesco copiare in giro. Di
conseguenza tutto è demandato allo Stato e quindi all'Università che però
non ha più fondi. Il Paese decade mentre i nostri governanti neppure si
rendono conto, non tanto del disastro in sé, quanto dell'irreversibilità di
esso. D'altra parte c'è poco da pretendere da un potere in mano a
chansonnier, valligiani, integralisti ed (ex ?) picchiatori. Manca una cultura
di base che possa permettere il salto verso la comprensione integrata dei
problemi. Per altri versi si aggiunge il problema della formazione scolastica.
Sembra di capire che una rigida formazione non fa al caso di un mercato del
lavoro estremamente flessibile. Occorrerebbe una scuola altrettanto
flessibile. Con sommo dispiacere degli ex ministri occorre dire che le scuole
professionali salesiane o no e gli istituti tecnici industriali, brillano per
la loro rigidità. Una volta obsolete le abilità per cui i giovani sono stati
preparati, da quella parte sembra impossibile riacquistare la flessibilità
che pur si richiede. Ma la flessibilità che si richiede non è quella che si
ottiene con piani di studio flessibili ma quella che si ottiene con studi
molto seri che forniscono agilità mentale. Capisco che si parla di cose
difficili ma con un piccolo sforzo anche gli ex ministri possono capire cosa
dico. Uno degli
snodi alla base della crisi profonda del nostro Paese era stato
individuato con lucidità da Sergio Cofferati. E' impossibile una crescita
basata sulla competitività in termini salariali con i Paesi emergenti.
Occorre puntare alla qualità, alla ricerca ed ai prodotti con grande valore
aggiunto. Cosa ha recepito la nostra industria ? Niente ed ora chiude
trascinando con sé i risparmi ed il lavoro di migliaia di persone. Cosa ha
recepito il mondo politico di attuale opposizione ? Niente, anzi ha esiliato
Cofferati ad amministratore locale, per maggior gloria delle mezze calzette
che fanno da presunti leader di quell'opposizione. Roberto Renzetti
NOTE (1) I due fondatori del
Buonsenso descrivono così la loro impresa su Il Corriere della Sera: Basta «noi» e «loro», i
ragazzi hanno diritto a essere al primo posto
(2) Articoli scritti a 4 mani dai nostri eroi, Bertagna e Maragliano,
che descrivono molto bene la situazione si trovano in http://www.fisicamente.netSCUOLA/index-489.htm;
http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-490.htm.



Ed
arriviamo alla domanda di Erbani sulla solitudine di Berlinguer. De
Mauro ci informa che i sindacati lo sganciarono (sono poco stupito, per un
distacco fanno cose orrende, figurarsi! http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-432.htm
) ed anche i DS (sono anche qui poco stupito, non sapendo di cosa si parlava
i DS lasciano perdere, come oggi che delegano tutto al supremo condensato
dell'ignoranza della scuola, tal Ranieri).





Nessuno ha detto con chiarezza che per riformare il sistema formativo
saranno necessari tempi lunghi, certamente più lunghi di una
legislatura, ed è quindi necessario trovare l'accordo delle forze
politiche su alcuni punti di comune interesse del Paese e dei cittadini,
da mantenere anche nel caso di un'alternanza politica perché, nel caso
in cui la maggioranza cambiasse, almeno sui punti essenziali non si
torni a cominciare tutto da capo. Abbiamo parlato di punti essenziali e del
resto i progetti di questi anni (non parliamo più, per favore,
di riforma Berlinguer o Moratti: la
personalizzazione è diventata un pretesto per una lettura ideologica
del cambiamento) li avevano correttamente individuati: la
riqualificazione della formazione di base; la valorizzazione della
formazione professionale a tutti i livelli; il riconoscimento alle
scuole non statali che svolgono un ruolo pubblico di essere parte, con
le statali, di un unico sistema scolastico nazionale; la
riqualificazione degli insegnanti; il potenziamento di competenze come
l'inglese e l'informatica.
Ma di accordo non si è mai parlato, e si
fronteggiano l'incapacità della maggioranza a formulare proposte
analitiche e a realizzarle, e l'incapacità speculare dell'opposizione a
contrapporre proposte alternative, o quantomeno a supportare
quelle proposte che essa stessa aveva formulato in precedenza. Se
pensiamo ad esempio all'obiettivo di sviluppare l'integrazione fra
istruzione generale e formazione professionale, con il passaggio dal
solo obbligo scolastico all'obbligo formativo e il riconoscimento del
più ampio concetto di «diritto all'istruzione», che sulla carta è un
obiettivo comune della legge precedente come di quella in discussione,
nessuno ha ragionato sulla base di dati certi, di sperimentazioni in
atto, di collaborazione con gli enti locali e i soggetti economici, ma
se ne è data una lettura ideologica.
Occorre realizzare un sistema formativo integrato, con l'obiettivo
esplicito di formare cittadini in grado di inserirsi in modo attivo e
flessibile in un mercato del lavoro che richiede più conoscenza, una
maggiore capacità di imparare ad apprendere e soprattutto che si
aggiungano massicce dosi di saper fare dove prevaleva il sapere (e
viceversa).
Un'impostazione realista, volta ad accogliere le proposte valide
da qualsiasi parte vengano, suscita
resistenze che non sono, stranamente, «di destra» o «di sinistra»,
ma si riconoscono innanzitutto in un sostanziale rifiuto
dell'innovazione, nella fatica ad uscire da una logica
centralistica, nella difficoltà a costruire una diversa organizzazione
degli apprendimenti.
Non serve a nulla opporre una presunta «cultura utile» alla «cultura
classica»: piuttosto, accanto alla doverosa trasmissione dei saperi
consolidati dalla tradizione,
la scuola deve saper offrire ai ragazzi delle esperienze significative,
che rispondano alle loro domanda di senso e di costruzione
dell'identità, stimolando il desiderio di apprendere ed
organizzando il curricolo intorno a centri di interesse. La scuola
autonoma è la risposta giusta a questa esigenza.
Infine la «questione
insegnanti». Non si va da nessuna parte senza una consapevole
partecipazione di chi nella scuola lavora tutti i giorni, cioè i
dirigenti scolastici e gli insegnanti. E'
necessario riqualificare la professione docente attraverso un
serio programma di formazione iniziale e in servizio, un contratto di
lavoro che consenta le diversificazioni di funzione e le progressioni di
carriera, e premi il maggior impegno o i migliori risultati, e infine è
indispensabile fare una programmazione delle entrate in servizio che
tenga conto delle esigenze delle scuole e di quelle dei singoli docenti,
consentendo vie d'uscita che valorizzino le competenze dei docenti anche
in altri ambiti. Sull'educazione,
si dice, ci giochiamo il futuro come singoli e come Paese:
vorremmo davvero sbagliarci ed essere clamorosamente smentiti, ma
temiamo che la scuola e la formazione non costituiscano una vera
priorità, né per il governo, né per un'opinione pubblica preoccupata
da altre e più clamorose emergenze.
Vittorio
Campione
Luisa Ribolzi