FISICA/MENTE

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Data: 24/03/2000

Documenti Confindustria

Roma, 24 Marzo 2000 

IL VANTAGGIO COMPETITIVO DELLA FORMAZIONE

 


CONFINDUSTRIA

Il vantaggio competitivo della formazione

DI CARLO CALLIERI

VICE PRESIDENTE CONFINDUSTRIA
MARZO 2000


PREMESSA

 

L'attenzione costante di Confindustria per i temi dell'istruzione e della formazione si è espressa nel corso degli anni in molteplici forme. Oggi, dopo quattro anni di impegno e di riflessione è stato realizzato il primo Rapporto sull'Education, in cui vengono condensate le riflessioni e le proposte del sistema confederale su scuola, università e formazione professionale, alla luce dei cambiamenti normativi e sociali.

Il Rapporto è frutto del lavoro delle tre Commissioni istituite da Confindustria nell'ultimo quadriennio sui temi dell'education: la Commissione sulla Scuola, presieduta dal Dott. Attilio Oliva, la Commissione per la qualità dell'Università e dell'alta formazione, presieduta dal Dott. Enrico Auteri e la Commissione per la Formazione Professionale, presieduta dall'Ing. Catervo Cangiotti.

A conclusione dei lavori ogni Commissione ha realizzato un Rapporto specifico:

· il Rapporto "Cooperare e competere. Verso la Scuola del 2000" , approvato dalla Giunta di Confidustria il 12 marzo 1998;
· il Rapporto " L'autonomia universitaria verso il 2000" Allegati , approvato dalla Giunta di Confidustria l'8 luglio 1999;
· il Rapporto "La fabbrica delle competenze" , approvato dalla Giunta di Confindustria l'11 gennaio 2000.

A questi si è aggiunto il documento "On search quality in the school" , frutto di un intenso lavoro di una Commissione composta dai rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali austriaca, danese, francese, inglese, olandese, tedesca e italiana, presieduta dal dott. Attilio Oliva. Tale documento è stato presentato l'8 febbraio a Londra ai Ministri dell'Istruzione dei paesi dell'Ocse e il 7 marzo a Roma al Ministro Luigi Berlinguer e alla stampa italiana.

Il Rapporto sull'Education , in cui le singole parti trovano veste comune, testimonia l'impegno di Confindustria sul tema della crescita delle risorse umane ed insieme rappresenta la linea strategica con cui il sistema confederale ribadisce il suo impegno verso l'integrazione tra sistema formativo e sistema delle imprese.

UN RAPPORTO EUROPEO

L'orizzonte del nostro Rapporto è l'Europa: la filosofia che lo ispira, insomma, e che vorremmo che fosse fatta propria anche dai decisori pubblici è la modernizzazione del sistema formativo su parametri europei. Il Rapporto in sostanza è un tracciato verso una sorta di Maastricht della formazione.

Non possiamo dirci europei se la nostra scuola resta un monopolio dello Stato. Il recente timido tentativo di introdurre la parità giuridica tra scuole statali e non statali attraverso la legge approvata il 2 marzo 2000 è un passo che va nella giusta direzione, ma resta inadeguato e incompleto finchè non sarà introdotta la parità di opportunità per la domanda di educazione, abbattendo le barriere economiche, di censo, di condizione territoriale che gravano sulle libere scelte delle famiglie e dei giovani.

Non possiamo dirci europei se lo stage non diviene a tutti i livelli parte integrante del sistema educativo. Abbiamo apprezzato lo sforzo presente nella riforma dei cicli scolastici approvata il 2 febbraio 2000 di introdurre in ogni percorso scolastico l'esperienza dello stage, ma è ancora lontano il momento in cui l'alternanza studio - lavoro farà il suo ingresso nel nostro sistema educativo in modo generalizzato.

Non possiamo dirci europei se gli attori principali nella formazione professionale restano gli stessi dagli anni '50, mentre in tutta Europa le imprese hanno acquisito un ruolo centrale.

Non possiamo dirci europei se i nostri giovani continuano ad affollarsi nelle aule universitarie, ignorando che dopo il diploma non c'è soltanto il percorso accademico ma c'è anche la specializzazione professionale. Attraverso la approvazione dei percorsi di istruzione e formazione tecnico superiore, con la legge n.144 del 17 maggio 1999, anche in questo campo registriamo un importante passo, ma è ancora lontano il momento in cui ci avvicineremo a standard europei nella scelta di percorsi professionalizzanti dopo la scuola, in alternativa alla scelta universitaria.

Non possiamo dirci europei se in molte regioni la formazione professionale non riesce ad offrire corsi di qualità in stretto raccordo con le imprese. L'approvazione dell'obbligo di frequenza ad attività formative pone le premesse per una effettiva valorizzazione della formazione professionale. Spetta adesso alle Regioni, alle agenzie formative e alle imprese cooperare per assicurare un'offerta di qualità su tutto il territorio nazionale.

Non possiamo dirci europei se anche agli insegnanti italiani non sarà riconosciuto e adeguatamente retribuito il merito e alle scuole non viene offerto un adeguato sistema di valutazione e di accreditamento. I recenti episodi e le proteste che hanno visto protagonisti gli insegnanti contro il primo tentativo di introdurre una effettiva valutazione anche in questo settore professionale sono un campanello d'allarme. Probabilmente in parte giustificato dal meccanismo troppo accentrato e dirigista di valutazione dei docenti che è stato prima proposto e poi ritirato dal Ministro, ma largamente dovuto al rifiuto di ogni forma di valutazione che purtroppo permane nel settore pubblico.

Non possiamo infine dirci europei se la spesa per l'istruzione-formazione non viene considerata e trattata come un investimento. In Italia non mancano picchi di eccellenza nella scuola e nella formazione. Quello che manca è un generalizzato elevamento degli standard.

E' evidente che occorre puntare ad una politica integrata di sviluppo delle risorse umane del Paese, che veda protagonisti Governo e Parti Sociali e mobiliti le migliori energie nella scuola, nell'università e nella formazione professionale.

Le molte riforme approvate (obbligo scolastico fino a quindici anni, nuovo apprendistato, obbligo di frequenza ad attività formative fino a diciotto anni, riforma degli ordinamenti universitari con la nuova laurea triennale e con la laurea specialistica quinquennale, riforma dei cicli scolastici, parità giuridica tra scuole statali e non statali) hanno messo in evidenza la necessità di investire seriamente sulle strutture esistenti, sulla base di un piano e di una programmazione pluriennale vincolante.

L'autonomia scolastica, la parità, la riforma dei cicli, la riqualificazione dell'apprendistato, lo sviluppo della formazione continua, la qualità dell'offerta formativa dei centri, non possono essere realizzati se non con una seria politica di investimento e pianificazione delle risorse per:

· le strutture (edilizia scolastica, universitaria e della formazione professionale)
· gli impianti (macchinari e attrezzature)
· il personale (aggiornamento/riqualificazione, riconversione dei docenti).

Queste tipologie di spesa hanno finora fatto capo a fondi diversi, e sono state gestite da soggetti diversi, con problemi di coordinamento e controllo. Il cambiamento che abbiamo proposto è quello finalmente di pervenire ad una gestione coordinata degli interventi organizzativi e finanziari attraverso la realizzazione di un vero e proprio "Master plan". Finora è stato accettato il metodo da noi proposto, ma non abbiamo ancora colto sotto questo profilo risultati tangibili.



LA FILOSOFIA DEL RAPPORTO


La filosofia di fondo del Rapporto, che ha guidato le nostre politiche e ispirato le nostre iniziative operative in questi anni, si basa su tre "pilastri":

· La centralità dell'impresa nel sistema formativo
· L'attenzione ai giovani
· L'orientamento del sistema formativo alla domanda di professionalità.

La scuola, come l'università e la formazione professionale sono state analizzate in funzione della loro capacità di valorizzare il potenziale formativo dell'impresa, di interpretare la domanda sociale che proviene dai giovani, di tenere conto delle nuove competenze che un mondo in continua evoluzione richiede.

E' stato infine analizzato, da tre diverse angolazioni, il problema della modernizzazione della società, in cui l'integrazione tra sistema produttivo e sistema formativo rappresenta lo strumento traente, ed i giovani sono la proiezione della società nel futuro.

q La centralità dell'impresa nel sistema formativo

Affermiamo, e dobbiamo diffondere, la centralità dell'impresa nel sistema formativo. L'impresa è non soltanto luogo di produzione di beni, ma anche "fabbrica di competenze": sistema formativo e sistema produttivo. Nel rispetto delle reciproche autonomie e senza confondere ruoli e responsabilità, nella "società della conoscenza" c'è una continuità che inizia dalla generazione della conoscenza, passa per il suo consolidamento, la diffusione, fino allo sviluppo di competenze che può dirsi compiuto solo nel momento in cui il giovane formato mette alla prova le sue capacità nel vivo di una concreta attività applicativa di lavoro e comunque in funzione della soluzione di problemi.

Dal quadro delineato emerge il ruolo dell'impresa nella formazione. Il sistema delle imprese italiano deve accrescere il suo ruolo "formativo" e recuperare un forte divario rispetto all'Europa. In Italia la gran parte dei fondi pubblici destinati alla formazione vengono impegnati per progetti che non prevedono alcun rapporto con il mondo delle imprese.

Per realizzare questo obiettivo strategico occorre intervenire su tre livelli:

· diffondere (soprattutto nelle piccole e medie imprese) una cultura della formazione come investimento strategico per il miglioramento della qualità del lavoro, dei processi e dei prodotti;
· mettere in condizione le imprese di svolgere un ruolo attivo nella formazione: riducendo drasticamente le rigidità e le lentezze burocratiche che inibiscono la partecipazione delle imprese a programmi formativi regionali, nazionali e comunitari, attraverso meccanismi di approvazione dei progetti certi, efficaci e celeri; dotando le imprese, in particolare quelle che operano nel Mezzogiorno di servizi e di infrastrutture per la formazione;
· avviare politiche di reale incentivazione delle imprese e di efficace allocazione delle risorse, che devono essere orientate a supportare la domanda, e non invece, come oggi, l'offerta formativa.

Questo impegno che punta innanzitutto alla centralità dell'impresa per la qualificazione del sistema formativo si colloca in uno scenario di più ampio respiro perseguendo obiettivi generali di:

· europeizzazione della formazione e della concertazione tra le parti sociali;
· valutazione e miglioramento della qualità dei sistemi formativi;
· crescita della competitività delle imprese attraverso la qualificazione delle risorse umane;
· crescita della qualità delle infrastrutture dei sistemi di offerta di formazione nelle aree deboli.

Così come abbiamo sempre denunciato la "autoreferenzialità" dei sistemi educativi, vogliamo affermare con chiarezza che è indispensabile l'integrazione tra questi e l'impresa. Integrazione è la parola chiave per la modernizzazione del sistema educativo e formativo, ma deve esserne rinnovato il senso.

Non basta l'integrazione dei sistemi, scuola, formazione professionale e università, che oggi comincia a realizzarsi, ma è tutta interna al sistema istituzionale, e rischia di lasciare di nuovo fuori l'impresa.

L'incontro tra impresa e giovani non deve avvenire solo sul mercato del lavoro, ma deve avvenire all'interno del sistema formativo: i percorsi attuali vanno ridisegnati, legittimando pienamente quelle esperienze (stages, docenze laiche, apprendistato) che già oggi, laddove esistono, dimostrano il loro valore formativo e di facilitatore dell'ingresso nel lavoro.

La sfida che abbiamo di fronte, per la competitività della nostra economia è quella di ricostruire ed aumentare il nostro patrimonio di competenze professionali.

La strategia è quella allora di puntare sulla cultura del lavoro e valorizzare il ruolo dell'impresa, vista non solo come fabbrica di beni e servizi, ma come vera e propria "fabbrica delle competenze".

q L'attenzione ai giovani

Da recenti indagini sulle nuove generazioni emerge l'espressione di "generazione invisibile" per identificare giovani che non rappresentano più, come la generazione precedente, un progetto di cambiamento delle regole sociali.

In una analoga direzione viene spesso usata la definizione di "generazione inesistente", perché quella attuale è una generazione che ignora il passato e quindi vive la sola dimensione del presente. In definitiva l'attuale generazione giovane non potrebbe contestare valori che nessuno gli ha trasmesso.

Di fronte a queste analisi, la sensazione cui un adulto si trova di fronte è quella di un fallimento: delle famiglie, che non hanno trasmesso valori; delle istituzioni educative, che non hanno saputo raccontare il passato e che forse preparano poco al futuro; della classe dirigente, che non ha saputo essere un modello per i giovani.

Lo sforzo che dobbiamo fare è di non fermarci alla constatazione di una sconfitta, ma di riprendere il ruolo di guida nel dialogo con i giovani, agevolarne la crescita senza imposizioni.

Anche in questo caso le sfide dell'internazionalizzazione, della competitività e dell'europeizzazione impongono un impegno del sistema a sanare il vuoto - o l'eccesso - di comunicazione.

Nel dibattito sulla riforma del Welfare si ribadisce in questo senso l'esigenza di "dare meno ai padri e più ai figli", cioè di invertire la tendenza a proteggere i protetti attraverso regole rigide del mercato del lavoro mettendo fuori gioco i giovani.

Confindustria può svolgere un ruolo importante per colmare questo gap, per mettersi in ascolto delle culture giovanili e per realizzare un trasferimento di informazioni e un'opera di orientamento verso i giovani.

Gli imprenditori hanno il dovere in primo luogo di essere operatori di sviluppo, di creare occasioni di lavoro, di rispettare le regole del libero mercato in cui operano. Ma hanno anche un ruolo, diretto e indiretto, nell'aiutare i giovani nelle loro scelte professionali. E' evidente che questa attività di orientamento non è dettata da puro altruismo: gli imprenditori hanno bisogno dei giovani nelle aziende, delle loro idee, della loro freschezza, del loro entusiasmo.

La nostra azione non può tuttavia sostituire il ruolo degli altri agenti educativi, e non può che essere limitata ad agevolare le scelte professionali.

In materia di orientamento sono numerose le iniziative che il sistema ha realizzato, come la Giornata Nazionale Orientagiovani, i Progetti Leonardo per l'alternanza e l'apprendistato, la campagna istituzionale di sensibilizzazione al lavoro nell'impresa "Lo sviluppo del paese non lo porta la cicogna".

q L'orientamento del sistema formativo alla domanda di professionalità.

Per creare ponti con il sistema formativo e con i suoi utenti, è stata realizzata l'indagine dell'Organismo Bilaterale Nazionale per la Formazione.

L'indagine ha sperimentato un processo di rilevazione dei fabbisogni professionali basato su due precise scelte di campo:

· da un lato, avviare un dialogo efficace col sistema formativo, trasmettendo informazioni utili alla pianificazione e alla progettazione dei percorsi, in termini di contenuti (aggregazione dei profili professionali e descrizioni) e di arco temporale di riferimento (andamenti settoriali);

· dall'altro, far sì che il sistema formativo si muova in anticipo sui fabbisogni qualitativi, fornendo una cultura di base e tecnica capace di sostenere lo sviluppo dei lavoratori e delle imprese, a fronte del mutamento dei mercati e delle tecnologie.

A tal fine le parti sociali hanno elaborato la domanda di professionalità, riferendola agli scenari produttivi più auspicabili, in termini sia di competitività delle aziende che di impiegabilità delle persone.

Il sistema di rilevazione utilizzato fornisce tre tipi di informazioni:

· le figure di riferimento dei settori produttivi, necessarie e sufficienti a coprire i fabbisogni di funzionamento e di sviluppo delle imprese;
· una descrizione, figura per figura, della prestazione ideale, in termini di obiettivi, attività, relazioni, spazi di discrezionalità e altre informazioni relative al bagaglio culturale e ai comportamenti organizzativi;
· un quadro delle tendenze dei fabbisogni (se, dove, quanto interessano quelle figure e quale livello di istruzione dovrebbero avere) in relazione alla localizzazione geografica, alle dimensioni e alle caratteristiche dell'azienda.

I risultati delle ricerche portano ad alcune considerazioni interessanti che ribadiscono ancora una volta la necessità di integrazione tra i sistemi:

· tra quelle esaminate è possibile enucleare un limitato numero di figure di riferimento (64 circa per i settori industriali esaminati) da cui ricavare una pluralità di profili professionali; almeno la metà delle figure individuate presenta un elevato grado di trasversalità (contenuti professionali spendibili in settori diversi);
· le descrizioni delle prestazioni ideali confermano l'importanza dell'asse tecnico-specifico, ma anche il crescente rilievo delle conoscenze e delle abilità di base: la padronanza dei linguaggi, l'uso appropriato delle logiche matematiche e statistiche, la capacità di orientarsi e muoversi nel mare delle informazioni e delle conoscenze (selezionarle, trattarle, interpretarle), la capacità di affrontare e risolvere i problemi, la capacità di comunicare efficacemente e di lavorare in squadra, diventano la base comune di una nuova cittadinanza nel mondo del lavoro.

In questi termini il sistema di rilevazione fornisce un quadro di riferimento essenziale per aggiornare la gamma e i contenuti dell'offerta formativa, ma al tempo stesso va sottolineato che il quadro di per sé non risolve il problema della formazione del "capitale umano" che serve al nostro paese.

Rimane infatti l'esigenza di costruire i raccordi e gli strumenti necessari per consentire al sistema formativo di rispondere alle attese del mondo del lavoro, alla luce di alcune questioni nodali per l'applicabilità dell'indagine:

1. Non confondere i fabbisogni professionali (la domanda del sistema produttivo) con i percorsi formativi. Le figure professionali individuano degli obiettivi, non la molteplicità dei percorsi formativi tramite cui possono essere raggiunti. Si tratta quindi di decodificare la domanda, in primo luogo per verificare se esistono i mezzi per dare risposte efficaci, ad esempio combinando percorsi formativi già esistenti.

2. I fabbisogni formativi non sono semplicemente "derivabili" dai fabbisogni professionali. Essi dipendono evidentemente dalle caratteristiche dei soggetti da formare, ma anche dai contesti di riferimento, da quel complesso di saperi più o meno espliciti e di relazioni sociali che ne determinano la cultura produttiva e le potenzialità di sviluppo.

3. Le politiche formative devono far fronte a due spinte contrapposte: l'esigenza di flessibilità, per interpretare nella loro effettiva portata le logiche e le vocazioni di sviluppo locale, e l'esigenza di un quadro di riferimento nazionale. Da un lato infatti occorre pensare ai contesti in cui operano le imprese (anche quelle di minori dimensioni) e ai fenomeni di decentramento produttivo, dall'altro, occorre tenere presente l'esigenza di favorire una maggiore mobilità delle persone sull'intero territorio nazionale. L'abnorme proliferazione dei corsi, più che espressione di ricchezza dell'offerta formativa, può essere il risultato della sua scarsa trasparenza, che impedisce una seria valutazione della qualità e il trasferimento delle migliori pratiche, e che non facilita certamente l'orientamento dei giovani. E' anche questo un effetto di un sistema centrato sull'offerta formativa e non invece "tirato" dalla domanda.

Ancor una volta quindi centrale è il tema dell'integrazione tra i soggetti formativi (scuola, università, formazione professionale, impresa), di fronte al quale non si può pensare di rispondere per comparti stagni alla domanda di conoscenze di base, di abilità, di conoscenze tecniche espressa dal sistema produttivo. La domanda deve essere valorizzata come un potente fattore di adeguamento e di integrazione

E' proprio su questo che si avvia la nostra riflessione sulla nuova realtà di un sistema formativo integrato.





IL SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO


q Lo scenario di partenza

Quali sono allora le condizioni per l'integrazione? Con quali modalità si può realizzare? Un esame dei dati relativi ai giovani in formazione può costituire il punto di partenza del nostro ragionamento: prendendo a riferimento l'anno scolastico 1996-97 9,5 milioni sono i giovani in formazione, di cui il 79% nella scuola, il 12% all'Università, il 7% in alternanza e il 2% nel sistema professionale regionale.

OBBLIGO SCOLASTICO

4.719.474

50,2

POST – OBBLIGO

2.842.319

30,2

a) Formazione a carattere generale

1.061.403

11,3

- Licei Scientifici

494.652

5,3

- Ginnasi e Licei Classici

239.073

2,5

- Licei Linguistici

27.092

0,3

- Istituti d'Arte e Licei artistici

94.642

1,0

- Scuole e Istituti Magistrali

205.944

2,2

b) Formazione a carattere professionalizzante

1.780.916

18,9

- Istituti Tecnici

1.120.634

11,9

- Istituti Professionali

511.291

5,4

- Corsi regionali di formazione post-obbligo

148.991

1,6

FORMAZIONE POST-DIPLOMA

1.160.066

12,3

a) Formazione a carattere generale

1.115.864

11,9

- Istruzione universitaria

1.115.864

11,9

b) Formazione a carattere professionalizzante

44.202

0,5

- Corsi regionali di formazione post-diploma

44.202

0,5

ALTERNANZA

686.540

7,3

- Apprendistato

413.892

4,4

- Contratti di formazione e lavoro

272.648

2,9

TOTALE

9.408.399

100,0




Con l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 15 anni e l'attuazione dell'obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni, ci saranno alcune variazioni in questa distribuzione degli studenti per fasce d'offerta, variazioni che si possono così sintetizzare:

· Già da quest'anno, l'innalzamento dell'obbligo scolastico di un anno porterà ad un aumento di 46 mila giovani, che negli anni precedenti abbandonavano la scuola dopo la licenza media. Numericamente il cambiamento non è sconvolgente per gli equilibri attuali, mentre lo è dal punto di vista del riassetto dei cicli e la riforma dei programmi;

· Circa 600.000 giovani saranno coinvolti nel 2000 dal nuovo obbligo di frequenza ad attività formative, almeno nelle previsioni provvisorie del Governo (Master Plan, nella versione del 20.7.99).

Questi dati, e la loro suddivisione per fasce d'utenza ci permette di sgombrare il campo da inutili polemiche, che riguardano soprattutto le istituzioni, e di affrontare il tema della crescita culturale del nostro paese sulla base delle esigenze reali dei giovani e del sistema produttivo.

I vari segmenti dell'offerta possono essere analizzati in funzione della loro progressiva "vicinanza" al mondo produttivo, ovvero alla quota di cultura tecnico-professionale contenuta nei programmi e al grado di integrazione dell'azienda nel percorso formativo.

Ai diversi programmi e percorsi corrispondono naturalmente dei "prodotti" formativi diversi, che in vario grado si avvicinano alla competenza professionale finale (quella che si trova in azienda e che solo in azienda si può completare).

Questi 10 milioni di giovani dovranno avere l'opportunità di entrare in un sistema educativo e formativo moderno, in grado di costruire le competenze professionali del futuro, attraverso:

· L'innalzamento del livello culturale di base

· L'integrazione tra istituzioni formative

· L'integrazione dell'impresa nel processo formativo

· Il collegamento con la domanda

q La riforma del sistema formativo

Confindustria auspica una riforma dell'intero sistema, che sia frutto di una strategia concertata - della scuola, dell'università e della formazione professionale - che consenta al nostro Paese di modernizzare le proprie istituzioni educative secondo modelli che hanno avuto maggiore successo in Europa. Questa riforma deve tenere conto e integrare gli obiettivi specifici dei soggetti che operano nel sistema formativo nazionale, in particolare:

La scuola, che è chiamata a:

· passare da una logica burocratico/amministrativa orientata alla conformità, ad una logica di fini orientata alla domanda della società, delle famiglie, dei giovani, della cultura e dell'economia;

· realizzare pienamente l'autonomia avviata con la legge 59/1997, per sviluppare la cultura orientata ai risultati;

· agire secondo una logica di servizi multipli ed integrati, in stretta collaborazione con gli altri soggetti, interagendo con i governi e le politiche di sviluppo locali.

L'università, che è chiamata a :

· ampliare i servizi offerti e prevederne una rigorosa valutazione;

· rendere strutturale il rapporto con il mondo imprenditoriale;

· attuare efficaci politiche di programmazione della propria offerta rispondenti alle reali esigenze e alle opportunità di sviluppo del territorio.

La formazione professionale di competenza delle Regioni che è chiamata a:

· ampliare e riequilibrare le filiere di intervento (formazione per giovani e adulti; realizzazione del principio della continuità formativa, sviluppo della formazione tecnico-professionale superiore), agendo di concerto con l'impresa, la scuola e l'università;

· razionalizzare l'uso delle risorse, finalizzandole alle effettive esigenze presenti sul territorio (fabbisogni formativi dei sistemi produttivi locali);

· innovare le infrastrutture, gli impianti e le risorse professionali.

Quest'insieme di obiettivi devono essere realizzati tenendo conto della necessità di:

sul versante delle strategie di sviluppo/controllo dell'offerta:

· innalzare il livello generale di istruzione, elevando l'obbligo scolastico e migliorando la qualità delle competenze trasferite;

· far crescere i tassi di istruzione secondaria e di istruzione superiore (universitaria e tecnico-professionale), contrastando efficacemente l'evasione e la dispersione, tramite strumenti (orientamento, didattica) e misure organizzative (passaggi tra i sotto-sistemi e crediti formativi);

· favorire la qualificazione professionale della popolazione in uscita dalla scuola e dall'università;

· sviluppare la formazione continua;

· valutare e certificare la qualità dell'istruzione e formazione.

sul versante della correlazione con i sistemi produttivi locali:

· sviluppare l'autonomia delle istituzioni formative;

· decentrare la programmazione e gestione degli interventi formativi;

· raccordare istruzione, formazione e lavoro.

sul versante degli strumenti e delle risorse:

· realizzare un sistema integrato, trasparente (riconoscimento/certificazione), accessibile (modularità e crediti), attrezzato (didattica, orientamento, tecnologie, infrastrutture);

· migliorare la qualificazione degli operatori (capi di istituto e direttori di centri, insegnanti, formatori, personale amministrativo);

· abbattere gli sprechi e accrescere la produttività: razionalizzazione investimenti; controllo spese (parametrazione dei costi), incremento entrate, (anche attraverso una maggiore partecipazione delle famiglie nella fascia post obbligo).

A livello di contenuti curricolari l'integrazione si realizza anche con l'introduzione nelle diverse fasi dell'apprendimento, di elementi di cultura economica, gestionale ed organizzativa, trasversale a tutti i livelli di formazione iniziale.

Occorre definire un sistema di valutazione dell'offerta formativa a livello nazionale, che realizzi la valutazione della qualità delle strutture e del processo formativo in tutte le sue fasi, nonché la certificazione dei risultati conseguiti. In particolare il sistema di certificazione dovrà essere unico, nella metodologia utilizzata, per la scuola e la formazione professionale in modo da garantire la trasparenza e i passaggi tra diversi percorsi formativi; inoltre dovrà essere sufficientemente flessibile per adattarsi all'evoluzione continua delle qualifiche.

q Condizioni e strumenti per l'integrazione education - impresa

L'integrazione tra i settori dell'education e soprattutto la possibilità, come già detto, per l'impresa di dare un contributo all'innovazione continua dell'offerta, è legato ad alcune condizioni.

· l'individuazione di un Osservatorio permanente che faccia il monitoraggio e l'aggiornamento continuo dei fabbisogni di professionalità, indagine che, per il momento, riveste un carattere di sperimentalità;

· la partecipazione delle parti sociali ad una sede di consultazione, cui partecipino tutti i soggetti istituzionali competenti (che potrebbe essere la costituenda agenzia o un'altra sede a livello appropriato);

· l'adozione da parte del Governo, di un appropriato strumento condiviso di programmazione degli obiettivi politici, delle strategie, delle risorse e dei tempi, che permetta di valutare stati di avanzamento e risultati delle politiche formative: uno schema è stato predisposto con il Master - Plan, che si è fermato alla condivisione dello strumento e del metodo e non è stato ancora riempito nei contenuti di merito.

Sulla base di queste condizioni "istituzionali" per l'integrazione, l'impresa ha di fronte un panorama di strumenti già esistenti e di successo, ma da migliorare e diffondere:

· l'integrazione dell'impresa nel percorso formativo fin dalla fase della sua progettazione, partecipando a tutte le fasi di azione, monitoraggio e valutazione del percorso, diffondendo, ed al tempo stesso, potenziando le esperienze di successo dei Diplomi Universitari Campus e dei corsi IFTS;

· integrazione dei curricula con materie professionalizzanti, che consentano la conoscenza dei processi produttivi e dei modelli organizzativi che caratterizzano il sistema economico italiano e globale, anche attraverso la "messa a disposizione" di docenze professionali;

· la partecipazione diretta delle imprese alla costruzione dell'offerta, creando appositi centri, promossi da imprese o loro consorzi;

· il collegamento tra ricerca e sistema produttivo, collegando strutturalmente la ricerca con la conoscenza delle esigenze del sistema imprenditoriale (e viceversa), per garantire la competitività dell'intero sistema economico, accompagnando i necessari strumenti di incentivazione alle imprese con una adeguata formazione dei ricercatori industriali;

· il potenziamento e l'incentivazione di tutte quelle forme di lavoro flessibile ed in alternanza (apprendistato, stages, borse di lavoro, work experiences) che possano favorire il contatto e la conoscenza reciproca tra giovani ed impresa.



L'impegno di Confindustria tra pASSATO e FUTURO

Questa riflessione sulla necessità di integrazione del sistema di education e sulle conseguenti linee strategiche su cui indirizzare la nostra attività per il futuro, nasce non solo dalla metamorfosi che il sistema confederale sta attraversando – condizionato dal processo di modernizzazione e globalizzazione in atto – ma anche dalla consapevolezza del nostro ruolo, che ci vede promotori di innovazione culturale e "anticipatori" del cambiamento.

Questo impegno nasce da lontano ed ha trovato un momento di istituzionalizzazione proprio con la creazione dell'Area Scuola, Formazione e Ricerca di Confindustria, nel 1992.

q Anni '50 – Scuole tecniche e professionali

A partire dall'ultimo biennio degli anni '40 si assiste in Italia, dopo un periodo di stasi causato dal contesto post-bellico, ad un risveglio delle attività di istruzione professionale. La facoltà di disporre di maestranze capaci è concepita come priorità strategica dell'industria italiana di questo periodo di rinascita del tessuto economico e produttivo del Paese. In questo decennio gli interessi del mondo industriale sono rivolti principalmente alla preparazione tecnico-professionale finalizzata alla qualificazione operaia, rispecchiando in tal modo gli interessi più diretti delle categorie produttive.

Su questa consapevolezza diffusa, la Confindustria promuove la costituzione, alla fine del 1955, di un Gruppo di lavoro per la Formazione professionale, finalizzato espressamente a promuovere e coordinare le attività in materia professionale. L'attività del Gruppo mira, in primo luogo, ad individuare gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un più alto livello di istruzione professionale in Italia, per poi avviare iniziative di studio e contatti con le autorità di Governo. In seguito, nel 1958, viene creato un Comitato per l'Istruzione professionale, diretto dal Vice-presidente Giuseppe Cenzato.

Parte del lavoro del Comitato Cenzato costituisce la base, l'anno successivo (1959), per un Convegno a Gardone su: "L'istruzione e l'industria" dove viene ribadita la stretta interdipendenza tra produzione e istruzione e viene rivendicato il diritto di Confindustria a concorrere alla definizione degli indirizzi di politica di formazione professionale.

q Anni '60 – I "periti": i primi impegni operativi

Il successo di questa prima importante manifestazione esterna dedicata alla formazione porta a un secondo incontro sul tema "L'istruzione e l'industria" che si svolge nel '60 ad Ischia. L'attenzione di Confindustria si sposta verso la formazione dei tecnici intermedi (da individuare tra i periti industriali e le Facoltà di Ingegneria) e verso tutte le iniziative concernenti i centri e i corsi interaziendali di addestramento nonché le relazioni tra industrie e università.

In tale contesto il mondo industriale si fa portavoce del bisogno di innovare il sistema educativo italiano, in cui vige una scuola che non riesce a soddisfare le necessità poste in essere dalla brusca evoluzione delle tecniche, né a rispondere in pieno alla richieste del mercato del lavoro, dove il progresso tecnologico e l'automazione - siamo in pieno boom industriale - accrescono il fabbisogno di conoscenze e di capacità intellettiva.

Dal canto suo, Confindustria istituisce nel '62 la Commissione Confederale per l'Istruzione che, articolandosi al suo interno in gruppi di studio, uno per ciascun comparto dell'istruzione, si pone l'obiettivo di individuare le lacune e le insufficienze del sistema educativo italiano a tutti i livelli.

La Commissione organizza nel 1964 il Convegno di Grottaferrata focalizzato sul rapporto tra scuola e mondo operativo. In particolare, si mette in evidenza la funzione di fattore di incremento dell'economia svolta dalla scuola, poiché – si ritiene – solo in tale ottica essa può ottenere l'attribuzione di fondi atti a far fronte agli improrogabili investimenti di cui necessita.

A partire da questo momento l'interesse di Confindustria per le problematiche legate all'istruzione cominciano gradualmente a superare le specificità degli interessi diretti delle categorie produttive, per spaziare all'interno della più ampia tematica della formazione culturale vista come asse portante dello sviluppo sociale, politico ed economico del Paese.

Tali tematiche costituiscono argomento principale della tavola rotonda su: "Istruzione tecnica e industriale", organizzata a Rapallo nel 1966.

Infine, in risposta alla crescente importanza attribuita all'addestramento extrascolastico da parte del mondo industriale, Confindustria costituisce all'inizio del '69 l'ENFAPI (Ente nazionale per la Formazione e l'Addestramento Professionale nell'Industria) con lo scopo di coordinare e favorire le azioni relative alla formazione, all'addestramento, e al perfezionamento professionale avviate nel Sistema associativo.

q Anni '70 – La cultura industriale

A partire dagli anni Settanta si fa strada, nel mondo imprenditoriale, la consapevolezza che nel lungo periodo la cultura rappresenta una delle principali variabili che influenzano la crescita economica e civile del Paese. Fuori da preoccupazioni di tipo economicistico o corporativo, e in risposta alla cultura anti-industriale allora egemone, la scuola viene ritenuta il luogo deputato per eccellenza allo sviluppo della persona umana attraverso l'acquisizione sistematica e critica della cultura e socializzazione. Questa funzione diventa sempre più importante in relazione all'accresciuta complessità del sistema sociale e produttivo.

In virtù del pieno riconoscimento del valore sociale dell'educazione, l'approccio di Confindustria affronta i profondi legami tra cultura e produzione. Il Sistema confindustriale, in tutte le sue articolazioni, investe ampie energie nel campo nelle risorse umane, uno sforzo testimoniato nel tempo da un riconoscimento, anche sul piano organizzativo-statutario, di uno specifico impegno in questo settore. L'attenzione della Confindustria è andata crescendo, a partire dal momento in cui con il "Rapporto Pirelli" (1970) e con il nuovo Statuto ha realizzato strategie trasparenti ed aperte di espressione dei propri interessi, sviluppando presenza e interazione politica e culturale con le Istituzioni e con le parti sociali.

Nel 1971, per volontà della Presidenza di Confindustria, si costituisce una Commissione "Istruzione e formazione" (presieduta da Ludovico Biraghi Lossetti) contestualmente alla creazione – nell'ambito della Direzione Rapporti Esterni – di un Ufficio Scuola.

E' il riconoscimento, anche a livello istituzionale, da parte di Confindustria, del sempre più stretto legame tra le politiche formative (che, attorno alla metà degli anni '70 risentono della recessione economica, alimentata dalla crisi petrolifera) ed i problemi del mondo del lavoro e delle attività produttive.

Nello sforzo di giungere a strutture educative più flessibili, in grado di adattarsi alla crescente complessità della società, la Confindustria - per il tramite della Commissione Biraghi Lossetti - mette a punto progetti organici di riforma che abbracciano l'istruzione professionale e la secondaria superiore, con diffusione in tutti gli ambiti istituzionali coinvolti.

Particolare impegno la Commissione dedica alla management education o, come allora si preferiva dire, alla formazione dirigenziale e gestionale, partendo dalla consapevolezza, che andava crescendo, dell'importanza per gli imprenditori di potersi avvalere di un management preparato che comprendesse e condividesse "i fini e il ruolo dell'impresa in una società pluralistica" e sapesse assumersi ed esercitare "le responsabilità conseguenti all'essere pienamente classe dirigente". L'importanza del tema induce la Commissione a suggerire la costituzione di un apposito Comitato, che la Giunta di Confindustria, nella seduta del 21 dicembre 1971, nominò, affidandone la presidenza ad Umberto Agnelli. Fra le numerose iniziative del Comitato di gestione della formazione manageriale è importante ricordare il "Libro bianco sulla management education" redatto da tre docenti inviati dalla Ford Foundation, nel quale, oltre ad una diagnosi sullo stato della formazione in Italia, veniva proposto un programma che consentisse al nostro Paese di superare il gap con altri Paesi industriali a questo livello.

In una riunione del 1974 la Giunta confederale condivise la diagnosi ma non accolse le proposte, finanziandole. Questo mancato interesse da parte di Confindustria ha fatto perdere al Paese un vantaggio che avrebbe potuto vantare rispetto ai principali partners europei, essendo nata proprio in Italia la prima business school del contienente, L'Ipsoa di Torino. Da questa, in seguito, hanno avuto origine numerose altre scuole come il Cuoa, l'Isida, la Samma, L'Istud, lo Iafe, l'Ifap. Pur continuando le imprese a sostenere tali strutture o a promuoverne di nuove (come la Sda Bocconi, l'Isvor e, in seguito, varie altre), tuttavia non è mai avvenuto il passaggio da singole iniziative - anche di eccellenza – ad un vero e proprio sistema formativo in grado di supportare lo sviluppo delle imprese che dagli anni '60 in poi ha dato vita al "miracolo italiano" e reso l'Italia una potenza industriale.

Sul fronte universitario, infine, vi è da registrare la trasformazione, nel 1979, dell'Istituto Universitario "Pro Deo" in Luiss (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, intitolata successivamente a Guido Carli), operazione culturale di grande respiro, voluta dal mondo imprenditoriale in risposta alle scarse risposte del mondo accademico alle esigenze della vita economica, in particolare per quel che concerne i ritardi e le lacune nelle scienze manageriali.

Un discorso a parte merita anche lo sviluppo delle politiche europee. Da questo punto di vista gli anni '70 segnano un importante punto di svolta nella percezione dell'importanza dei temi legati alla formazione, a seguito del quale viene dato un via più deciso all'impostazione di programmi comunitari in questo settore. Questo nuovo orientamento si fonda sulla convinzione da parte degli organi comunitari che gli interventi in campo formativo costituiscono parte integrante e imprescindibile della più estesa opera di innovazione delle politiche economiche e sociali. La nuova regolamentazione del Fondo Sociale è, appunto, la dimostrazione della volontà di sostenere, su sempre più larga scala, l'integrazione tra formazione e sviluppo.

q Anni '80 – La nascita del sistema integrato

L'approccio di Confindustria alle tematiche formative si riconferma negli anni Ottanta nella sua caratteristica di vivo interesse all'intero circuito della preparazione culturale in Italia, di cui sono prova concreta specifiche azioni, sia a livello organizzativo interno che a livello di comunicazione esterna, di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dialogo con le istituzioni competenti in ambito educativo.

Per quanto attiene al primo livello è importante ricordare che dal 1985 si attribuisce, nell'ambito del Consiglio Direttivo, un'apposita delega per i problemi della scuola e della formazione che verrà attribuita consecutivamente per dieci anni all'imprenditore tessile Giancarlo Lombardi, poi diventato Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Dini.

Sul fronte esterno, l'impegno del mondo imprenditoriale si concretizza, innanzi tutto, con una nutrita serie di incontri e convegni che Confindustria organizza nella volontà di focalizzare gli interventi e le questioni più urgenti. A Venezia, dove nel 1980 si parla di "Una scuola per la società industriale", si manifesta l'esigenza di giungere a un sistema formativo armonico e integrato che elimini il dualismo tra scuola tout court e formazione. Dal Convegno di Mantova (1986) la Confindustria solleva il problema dell'efficacia e dell'efficienza del sistema formativo. Approfondisce queste tematiche nel Convegno di Lerici (1987), in cui individua la collaborazione pubblico-privato come strada vincente per la modernizzazione del sistema formativo, nel Convegno di Baveno (1988), in cui si approfondisce il tema della qualità e della valutazione dei processi formativi, nel Convegno di Bari (1989) in cui si affrontano i problemi della formazione nel Mezzogiorno.

Ma la strategia esterna di Confindustria negli anni '80 si muove anche nella raggiunta consapevolezza che nessuna modificazione stabile nella scuola può essere ottenuta se non agendo sui suoi operatori. Partendo, infatti, dal presupposto che le alleanze scuola - industria possono nascere solo dal reciproco riconoscimento tra partners, è stata posta una cura particolare nel capire a fondo i problemi di coloro che operano nella scuola (presidi, insegnanti). E' stata questa la strada percorsa per riuscire a far comprendere anche le ragioni degli imprenditori e abbattere, una volta per tutte, il muro di diffidenza e le barriere ideologiche tra i due mondi.

In questo senso gli anni Ottanta hanno rappresentato un vero e proprio punto di svolta. A partire dalla scorso decennio fino ad oggi, infatti, iI dialogo con le istituzioni formative si è strutturato grazie, da un lato, a una rinnovata percezione dell'impresa e degli imprenditori come artefici del cambiamento; dall'altro, grazie alla domanda di innovazione da parte degli operatori scolastici, alla quale l'apparato istituzionale non faceva - e non fa ancora - corrispondere un'offerta adeguata.

Su questa linea, partendo dalla prime, fortunate esperienze del progetto "Conoscere l'industria", del "Sapere minimo sull'industria", del "Sapere minimo sulla ricerca e sull'innovazione tecnologica" prendono avvio specifiche iniziative di aggiornamento per insegnanti e presidi. Questi programmi info/formativi, diffusi sotto la fortunata formula-contenitore del "sapere minimo", vengono concepiti come offerta di occasioni, strumenti e materiali per consentire agli educatori di professione di approfondire la conoscenza del mondo dell'economia, dell'impresa, dei principi della cultura manageriale etc. L'operazione riscuote ampio apprezzamento nel mondo della scuola se si pensa che, dall' '82 all' '89, vengono coinvolti 17 mila operatori scolastici, tra Presidi e insegnanti.

In tal senso, il merito ufficialmente riconosciuto di Confindustria è stato forse quello di essersi proposta come il primo e importante referente per il mondo delle istituzioni educative nel processo di progressiva apertura verso la modernizzazione della società.

Sempre alla fine degli Anni '80 , nel 1987, Confindustria, insieme a circa altri 80 soci (Associazioni industriali aderenti a Confindustria, Centri di formazione del sistema associativo, primarie scuole di management ed alcune grandi aziende) costituisce SFC- Sistemi Formativi Confindustria, società consortile per azioni, con l'obiettivo di perseguire sul piano operativo gli obiettivi di politica della formazione della Confederazione.

SFC, pertanto, si sviluppa con lo scopo primario di elaborare, promuovere e realizzare, in collaborazione con Confindustria e i propri Soci, iniziative finalizzate a sostenere il processo d'innovazione e sviluppo delle imprese, soprattutto piccole e medie.

In tal senso, le numerose iniziative che vedono il finanziamento di enti pubblici nazionali ed europei realizzate dalla Confederazione si avvalgono del supporto operativo e gestionale della Società.

q Anni '90 - L'Area scuola, formazione e ricerca

Gli anni '90 si sono caratterizzati per la "presa di coscienza" dell'impatto delle trasformazioni demografiche sull'attuale configurazione dello Stato sociale e del mercato del lavoro. Il fenomeno che prende il nome di "invecchiamento della popolazione" ha messo in luce da un lato le "tare" del sistema pensionistico italiano, dall'altro le inadeguatezze di un mercato del lavoro rigido nella fase di ingresso, in quella di "mantenimento" di efficienza delle risorse umane e nella fase di uscita.

In particolare l'aumento delle persone in età avanzata e la diminuzione di quelle più giovani ha spostato l'attenzione di quasi tutti gli "addetti ai lavori" sul segmento di offerta del mercato del lavoro più anziano.

In verità l'attenzione del mondo imprenditoriale si è comunque mantenuta forte anche sulle giovani leve di lavoro, che, pur diminuendo quantitativamente, hanno conservato una difficoltà strutturale ad entrare nel mercato del lavoro, anche a causa di un insufficiente incontro tra le competenze acquisite dal mondo dell'istruzione e della formazione e gli effettivi fabbisogni delle imprese.

Proprio per dare una maggiore coerenza agli interventi del mondo imprenditoriale sui temi della formazione, Confindustria ha deciso di costituire nel 1992 l'Area Scuola, Formazione e Ricerca, volta ad analizzare e coordinare le iniziative relative a scuola, politica formativa comunitaria, università, ricerca, formazione professionale e manageriale, formazione interna con l'obiettivo di pervenire al Sistema formativo integrato.

L'attività dell'Area Scuola, Formazione e Ricerca si avvale della collaborazione di molti imprenditori e di esperti del mondo della formazione attraverso un apposito Comitato Tecnico, che è a sua volta organizzato in Commissioni (Scuola, Università e Formazione Professionale) e gruppi di lavoro (Sostegno all'Handicap, Internazionalizzazione della Formazione, Nuove Didattiche).

Confindustria ha inteso, in tal modo, provvedere all'elaborazione di strumenti idonei a combattere le insufficienze e le debolezze del sistema formativo italiano, causate da un assetto governativo spesso instabile. In particolare, l'azione di Confindustria negli anni Novanta assume come costante leit-motiv il recupero di efficienza e di efficacia di tutto il sistema formativo.

In questa prospettiva, gli industriali hanno attivamente contribuito a dar voce agli interessi reali che spingono al rinnovamento della scuola e della formazione e a definire i termini del problema, traendo da ciò piena legittimità e consenso nell'opinione pubblica, tra le forze politiche e le fasce più qualificate degli operatori della formazione.

q Il dibattito culturale

E' proseguito lo sforzo per animare il dibattito culturale su tutti i temi dell'istruzione e della formazione, che si è concretizzato nell'organizzazione di importanti momenti convegnistici. Prima a Milano nel 1990 e poi a Firenze nel 1991 sono stati approfonditi rispettivamente i temi della formazione dei tecnici intermedi e della dimensione europea della formazione. A Venezia (1993) si è cercato di individuare le linee per una moderna politica delle risorse umane, mentre a Roma l'attenzione si è spostata sui cambiamenti tecnologici ed organizzativi in atto nelle imprese e sul loro impatto in termini di formazione continua (1994) e di transizione scuola lavoro dei giovani (1997). La formazione continua è stato ancora il tema di un importante Convegno (Roma 1999), nel quale è stata lanciata la proposta del credito d'imposta.

All'attività congressuale di tipo tradizionale vanno affiancate le iniziative espressamente dedicate all'orientamento dei giovani - veri beneficiari del miglioramento dell'azione educativa - per mettere in luce i punti critici del rapporto tra sistema formativo e occupazione.

Confindustria si è posta in maniera costruttiva di fronte ad una generazione che ha bisogno di punti di riferimento realizzando un insieme di iniziative dedicate direttamente al mondo giovanile. Dalla Giornata Nazionale Orientagiovani, in cui l'industria incontra gli studenti e fornisce loro elementi utili per la scelta dei percorsi formativi e professionali; al Progetto Orientamento, un piano di comunicazione a livello nazionale per avvicinare i giovani al lavoro nell'industria, denominato "Lo sviluppo non lo porta la cicogna" con utilizzo di testate giornalistiche nazionali e locali, frutto della collaborazione delle Associazioni industriali; alle ricerche sugli strumenti di inserimento dei giovani al lavoro (tirocini e apprendistato) per favorirne la conoscenza e la diffusione.

La Giornata Nazionale Orientagiovani - che è giunta nel 1999 alla sesta edizione - ha consentito ai giovani di discutere con il mondo dell'impresa su diplomi universitari, tirocini e formazione professionale di qualità, sul bagaglio di competenze e di conoscenze necessario per affrontare il lavoro, sulle esigenze di professionalità delle imprese, ma soprattutto è stata occasione per dimostrare che una buona formazione, intesa come parte integrante di un sistema formativo moderno in cui ogni componente (scuola, formazione professionale, università e impresa) svolge appieno il suo ruolo, può rivelarsi una carta vincente per il futuro e che la scuola autonoma ha una ragione in più per dialogare con la formazione professionale con l'obiettivo di formare dei giovani all'altezza dei tempi che stiamo vivendo.

La Giornata Orientagiovani nella sua formula ormai collaudata coinvolge tutto il sistema associativo con la partecipazione di circa 20mila giovani ad edizione in oltre 70 città italiane.

q I protocolli d'intesa e gli accordi tra le parti sociali

L'attenzione costante di Confindustria per i temi dell'istruzione e della formazione si è tradotta anche in numerosi accordi di collaborazione con il Sindacato, con l'Università con la Scuola e con il Governo.

Per quanto riguarda la formazione professionale, un salto di qualità nell'intervento imprenditoriale è rappresentato dall'Accordo Interconfederale del Gennaio 1993, in cui Confindustria e le organizzazioni sindacali hanno definito i loro obiettivi in materia di politica formativa:

· la riforma della legge quadro sulla formazione professionale per arrivare ad un sistema integrato dell'istruzione e formazione;
· lo sviluppo di un sistema della formazione continua, utilizzando i fondi del contributo dello 0,30 di cui alla L. 236/93, a beneficio delle imprese e dei lavoratori;
· lo sviluppo di esperienze di collaborazione bilaterale già avviate con le organizzazioni sindacali.

In tema di bilateralità, proprio l'accordo del 20 gennaio 1993 ha posto le basi per un approccio "partecipativo" al tema della formazione professionale ed ha stabilito il primo impegno concreto delle parti: la realizzazione di una indagine sui fabbisogni formativi e di competenze dell'industria e dei servizi da realizzare attraverso gli Organismi Bilaterali.

La centralità dell'indagine sui fabbisogni è stata ribadita anche nell'Accordo Interconfederale del 31 gennaio 1995, nel quale trova espressione la comune volontà delle parti di superare la sperimentalità degli Organismi Bilaterali, prevedendone l'istituzione in ogni regione e la costituzione a livello nazionale.

Questi indirizzi trovano uno spazio preciso sia all'interno del protocollo triangolare del 23 luglio 1993, sia nell'accordo per il lavoro del 24 settembre 1996.

L'Accordo del 1996 tra Confindustria, Organizzazioni Sindacali e Governo, oltre a ribadire il ruolo della parti nella rilevazione dei fabbisogni formativi, fissa alcuni principi validi per una riforma complessiva del sistema di formazione:

· la riforma della scuola secondaria superiore e l'innalzamento dell'obbligo scolastico;
· l'integrazione dei percorsi formativi, e il decentramento del governo del sistema, per adattarsi alla domanda di cultura e professionalità del territorio;
· la valorizzazione dell'apprendistato e del contratto di formazione lavoro, migliorando la qualità del profilo formativo e la sua spendibilità ai fini di un rientro nel sistema formativo;
· lo sviluppo della formazione continua, con l'attribuzione graduale e integrale del contributo dello 0,30%, con la partecipazione delle parti sociali.

Nell'ultimo accordo, quello del 23 dicembre 1998, il tema dello sviluppo delle risorse umane è ribadito come leva principale dello sviluppo: in questo accordo, oltre a ribadire tutti gli obiettivi politici – ancora non realizzati – dell'accordo precedente, vengono introdotte due importanti novità.

Da un lato l'istituzione dell' "obbligo di frequenza ad attività formative", che dovrà rendere più "occupabili" dal punto di vista professionale i giovani che stanno per entrare sul mercato del lavoro.

Dall'altro introduce un importante strumento di programmazione concertata delle politiche educative e formative: il Master Plan, che prima della legge finanziaria, definisca gli obiettivi quantitativi, le risorse e i tempi di realizzazione. Purtroppo il Comitato paritetico (Istituzioni e parti sociali) incaricato della messa a punto del Master Plan, è riuscito al momento soltanto a condividere un metodo di lavoro, senza poter concordare sulle politiche.

Importanti protocolli d'intesa sono stati siglati: con il Ministero della Pubblica Istruzione (siglato il 18 luglio del '90, rinnovato nel '94 e poi nel '98), con la Conferenza dei Rettori (13 luglio 1993), con il Ministero dell'Università e della Ricerca (stipulato nel '90 e rinnovato nel '93) e con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (stipulato nel febbraio del 2000).

La politica delle intese fra Sistema scolastico e Confindustria si è espressa, fin dall'inizio, anche in coerenza con gli indirizzi e le strategie che hanno caratterizzato analoghe iniziative in ambito comunitario, attraverso un proficuo dialogo tra scuola e impresa basato sulla convinzione che uno dei fattori di successo dell'azione educativa e formativa consiste nella realizzazione dei servizi scolastici efficienti, efficaci, competitivi in termini di qualità dell'istruzione e in grado di rapportarsi e interagire, in maniera proficua, con la società civile.

In relazione a tale concezione il Protocollo d'intesa ha avuto come obiettivo l'instaurazione di rapporti sempre più estesi e puntuali tra scuola e mondo della produzione e del lavoro, tra offerta formativa e "cultura d'impresa", tra comunità educante e sistema imprenditoriale. I nove anni di collaborazione costituiscono, perciò, un capitolo importante e significativo della storia della scuola e dell'impresa italiana.


q Gli impegni operativi

La formazione associativa. L'Area scuola, Formazione e Ricerca svolge un'intensa attività di formazione interna volta alla crescita e allo sviluppo delle risorse umane del sistema associativo che, in prima linea, devono rispondere alle nuove esigenze delle imprese.

E' stato promosso così dal 1992 il "Programma di formazione Permanente per il Sistema Associativo", un programma ampio, articolato in sei linee formative, rivolto alla struttura tecnica del sistema (funzionari, dirigenti e Direttori), sia agli imprenditori con cariche associative. Ciò ha consentito nel corso degli anni non solo di dotare e aggiornare le risorse interne delle conoscenze e capacità specifiche o specialistiche, ma anche di sviluppare quelle competenze o abilità manageriali necessarie a gestire tempestivamente le situazioni complesse, reagire efficacemente agli stimoli del contesto esterno e a monitorare in modo sempre più compiuto il presidio dei ruoli professionali in una logica di qualità dell'Organizzazione. Punto di forza di tutta l'attività formativa è stata la valorizzazione e lo scambio di "esperienze eccellenti" di sistema attraverso momenti di benchmarking.

Al fine di valorizzare la professionalità dei singoli e favorire la crescita delle risorse umane anche attraverso la mobilità all'interno del sistema, è stato istituito l'Albo dei dirigenti e funzionari. Una banca dati, disponibile su Internet che raccoglie i profili professionali esistenti nelle Organizzazioni confederali e che rappresenta il primo tassello di una politica di sviluppo unitario delle risorse umane del sistema.

Particolare attenzione è stata infine dedicata all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, e allo scambio di esperienze all'interno del sistema, attraverso un'intensa attività di stage. Sono state formalizzate a tal fine convenzioni con l'Università Luiss-Guido Carli, con le Università di Siena, di Torvergata e di Prato e sono stati realizzati "stage di sistema" tra funzionari di diverse Associazioni e stage a Bruxelles per favorire la conoscenza diretta delle istituzioni e problematiche comunitarie.

L'Organismo bilaterale nazionale per la formazione. Il 12 febbraio 1996 è stato costituito l'Organismo Bilaterale Nazionale per la Formazione in forma di società consortile a responsabilità limitata, partecipata pariteticamente da Confindustria – CGIL, CISL, UIL, con l'obiettivo di promuovere e migliorare nel nostro Paese i sistemi di formazione, di orientamento e di riqualificazione professionale.

L'OBNF ha realizzato, oltre all'indagine sui fabbisogni professionali, cui abbiamo già fatto cenno, le seguenti iniziative progettuali:

· "Transparency", una iniziativa "Leonardo" finanziata dalla Comunità Europea e dal Ministero del Lavoro che si propone di fornire ai partner europei un terreno comune di discussione sulla trasparenza delle certificazioni e di individuare in ciascun paese gli indicatori di trasparenza e qualità delle informazioni;
· "Igiene e Sicurezza", un progetto finanziato dal FSE e dal Fondo di rotazione con l'obiettivo di sviluppare in Italia, tra i funzionari del sistema Confindustria e di Cgil-Cisl-Uil, la cultura della sicurezza, in attuazione dalla legge 626/94;
· "Previdence", un progetto finanziato dalla regione Piemonte e dal Ministero del Lavoro, nell'ambito della legge 236/93, con l'obiettivo di far diffondere la conoscenza della previdenza complementare.
L'OBNF fornisce l'assistenza tecnica per il consolidamento dell'istituto dell'Apprendistato in applicazione del progetto sperimentale voluto da Federmeccanica-Fim-Fiom e Uilm e finanziato dal Ministero del Lavoro e dal FSE.

L'OBNF ha collaborato alla progettazione e assunto la titolarità anche del "Progetto Sperimentale di formazione continua per il settore chimico farmaceutico", e del progetto "Supply Chain Management" con l'obiettivo di creare un sistema di aziende "a rete" attraverso la gestione della supply chain nell'ambito del settore meccanico ad alta tecnologia.

Stage e apprendistato. L'impegno per i giovani si è manifestato anche attraverso lo sforzo di avviare una campagna per la diffusione degli stage per allievi della scuola, della formazione professionale e dell'Università, nella convinzione che tali esperienze rappresentino un punto nodale – fino ad oggi sottovalutato - del rapporto tra mondo educativo e realtà produttiva. Affinché lo stage e la formazione in alternanza possano davvero affermarsi come parti integranti dell'iter formativo e venga garantita una reale osmosi formativa fra scuola e lavoro, è necessario, infatti, un pieno coinvolgimento delle aziende (anche attraverso accordi locali con le altre organizzazioni di rappresentanza datoriale) e l'adeguamento dell'attuale legislazione, secondo criteri di flessibilità e di incentivazione su base regionale.

Abbiamo inoltre posto una grande attenzione alla valorizzazione dell'apprendistato, cercando di recuperare nell'accordo del settembre '96 la parte formativa, seguendo l'attività legislativa di traduzione dell'accordo (pacchetto Treu) e attraverso uno specifico progetto pilota "Valorizzare l'apprendistato" per diffondere questo strumento nel settore industriale e a quali condizioni, i cui risultati sono stati presentati in un Convegno nel 1998.

L'università. Sul versante delle iniziative per l'Università, la Commissione per l'alta formazione e per la qualità universitaria ha elaborato, come primo impegno operativo, un documento contenente le "Linee guida per rendere strutturale il rapporto Università/Impresa". Tra i principi assunti come punti cardine della strategia di azione di Confindustria figurano:

· quello di passare dalla frammentazione alla strutturalità diffusa;
· quello di passare dalla contestazione/richiesta allo scambio alla pari;
· quello di applicare i principi nell'ambito privilegiato della formazione al mondo del lavoro.

Confindustria ha svolto poi un ruolo determinante nell'istituzione dei diplomi universitari e nel contribuire, con ciò, al riallineamento dell'offerta formativa del sistema universitario italiano rispetto a quello degli altri paesi europei. Il confronto Imprese-Università sui temi e sui contenuti delle "lauree brevi" è diventato un vero e proprio terreno di interazione tra sistema associato ed atenei ed ha consentito lo sviluppo di una vasta collaborazione, concretizzata nell'attivazione di 96 diplomi universitari di interesse per le aziende, di 200 accordi per la formazione, la specializzazione e la ricerca scientifica e tecnologica, 45 consorzi Università-Imprese e 48 convenzioni.

L'interazione tra Confindustria e Conferenza dei rettori in tema di formazione universitaria professionalizzante si è concentrata negli ultimi due anni nella progettazione, contribuendo in misura determinante all'attuazione del progetto Campus: oltre 90 diplomi universitari nei settori dell'ingegneria, delle scienze e tecnologie e del terziario avanzato, attivati nelle sedi universitarie del Centro-Nord e co-finanziati dal Fondo sociale europeo con l'obiettivo di favorire la formazione delle figure professionali di interesse per il mondo produttivo locale.

E' importante segnalare il ruolo di analisi e indirizzo svolto dalla Commissione nell'ambito del processo di riforma degli studi universitari, culminato con la stesura del Rapporto "L'Autonomia Universitaria verso il 2000", parte integrante di questo documento.

Merita, infine, di essere segnalato l'interesse di Confindustria per le nuove tecnologie applicate ai processi formativi, che si è concretizzato nella partecipazione al Consorzio Nettuno, aderente a 30 unioni industriali, specializzato nella didattica universitaria a distanza.

La Fondazione Giuseppe Taliercio. In collaborazione con FNDAI e Intersind, Confindustria ha nel 1997 costituito un'apposita struttura per il consolidamento e lo sviluppo della cultura manageriale, la Fondazione Giuseppe Taliercio, con il compito di favorire il consolidamento e lo sviluppo di una cultura manageriale attenta alle sfide poste ad imprese e manager dalla competizione globale, dall'innovazione tecnologica, dalla complessità sociale. In particolare, la Fondazione intende promuovere la trasformazione della cultura manageriale in competenze professionali, stimolando e valorizzando esperienze di formazione di tipo innovativo capaci dì accompagnare tutto il ciclo di vita professionale del dirigente. Intende inoltre. stimolare le imprese ed i dirigenti a sviluppare una cultura gestionale idonea a mantenere elevato il livello delle competenze.

I progetti per la scuola. Nel campo dell'istruzione Confindustria ha offerto progetti e pacchetti formativi sul management scolastico (in particolare attraverso la formazione dei presidi e dei dirigenti scolastici), l'innovazione scolastica e i rapporti scuola-lavoro. In questo ambito sono stati ideati e promossi alcuni pacchetti didattici per gli insegnanti tra cui "Il sapere minimo sull'Europa", "Il sapere minimo sulle tecnologie didattiche" e "Il sapere minimo su sviluppo e ambiente". Quest'ultimo ha avuto un'ampia diffusione ed è stato realizzato, dal 1994 al 1996 in 28 occasioni con la partecipazione di oltre 800 docenti, sia nel programma originario che nella formula arricchita da ulteriori unità didattiche ("La risorsa acqua", "La risorsa rifiuti", ecc.) realizzate in collaborazione con gli stessi docenti coinvolti nel programma di aggiornamento.

Il corso di formazione manageriale per presidi "Organizzazione e gestione dell'istituto scolastico" è stato realizzato tra il 1992 e il 1997 in 46 edizioni, con un totale di circa 2100 presidi coinvolti. Il successo del corso ha reso possibile l'accreditamento di molte agenzie formative del sistema imprenditoriale presso il sistema scolastico e quindi la loro partecipazione alla formazione manageriale per la dirigenza dei Presidi, voluta dal MPI e realizzata in quest'ultimo biennio.

Il progetto "Sportello orientamento", che ha suscitato grande interesse nelle realtà locali e che è - insieme al progetto ambiente - mira a sviluppare abilità e strumenti per facilitare la transizione dalla scuola al lavoro. Il progetto "stage" ha consentito di offrire una metodologia standardizzata per ottenere migliori risultati nella conduzione di stage aziendali. Sul modello del Protocollo d'intesa nazionale e per la realizzazione concreta delle iniziative sono nati localmente, per iniziativa delle Associazioni industriali, accordi o protocolli provinciali, come strumenti per permettere al mondo della scuola e a quello della produzione una reale sinergia e la messa in comune di know-how e risorse per il miglioramento del servizio formativo e il potenziamento delle risorse umane.

Particolare importanza ha rivestito il tema della qualità del sistema educativo, un interesse che si è concretizzato con il varo del Progetto Qualità. L'iniziativa, che è stata gestita dalle Associazioni industriali in collaborazione con i principali enti locali competenti, ha visto il coinvolgimento diretto, ad oggi, di oltre 700 scuole. I miglioramenti progettati ed attivati secondo la logica e le finalità del Progetto hanno riguardato l'intero processo di erogazione del servizio formativo: dall'orientamento, alla valutazione, all'organizzazione dell'attività formativa, alle esperienze extra-didattiche come gli stage aziendali. La collaborazione con il Ministero ha favorito la diffusione del Progetto Qualità nella scuola soprattutto nelle regioni meridionali, attraverso un'azione sinergica di tutte le Direzioni del Ministero.

Il dialogo sociale europeo. Nell'ambito del dialogo sociale europeo ci siamo impegnati con tre edizioni del progetto di formazione e scambio sulle relazioni industriali, Conpri, promosso da nove confederazioni industriali europee e rivolto ai quadri associativi, a imprenditori e managers di piccola e media impresa.

Il sostegno all'handicap. Attraverso il Gruppo di lavoro "Sostegno all'handicap" del Comitato Tecnico Asfer, la Confindustria ha svolto una opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e degli stessi imprenditori sul tema dell'inserimento scolastico e lavorativo dei disabili, utilizzando, oltre a quelle collaudate di presenza nei dibattiti e sulla stampa, una formula innovativa di comunicazione: il progetto "LUCY, casa – ufficio intelligente per la promozione del telelavoro per portatori di deficit (ciechi, sordi e disabili motori)" finanziato nell'ambito del Programma Horizon.

Il progetto in due anni ha portato "Lucy" - un camper attrezzato con tutte le tecnologie più avanzate, che consentono anche a disabili gravi di gestire un complesso sistema di automazione d'ambiente controllato elettronicamente - attraverso tutta l'Italia. Il camper è stato "in piazza" a disposizione del pubblico, che ha potuto assistere a dimostrazioni pratiche e collegamenti in teleconferenza con disabili che telelavorano, mentre contemporaneamente venivano organizzati convegni e dibattiti con il coinvolgimento di sindacalisti, politici, esponenti delle istituzioni formative e associazioni di disabili.

A seguito del progetto, in alcune città, grazie anche all'impegno delle locali associazioni, si avvieranno dei progetti concreti di collaborazione sia con le scuole, per l'inserimento dell'utilizzo delle tecnologie informatiche compensative nei programmi di formazione dei docenti, che con le aziende e il sindacato, per il concreto avviamento di disabili al telelavoro.

Questo progetto ha contribuito certamente a sviluppare nel mondo imprenditoriale una nuova mentalità che sa cogliere del disabile le sue capacità e la sua professionalità, che sa cioè vedere in esso una risorsa e non più un peso per la società.

Il Progetto SFC - FIM. Nel mese di luglio del 1999 è stato varato il Progetto SFC/FIM - Formazione e Imprenditorialità nel Mezzogiorno che, per la durata biennale e per il volume e la qualità delle attività in esso previste, costituisce l'investimento più consistente ed ambizioso che sia stato messo in atto da Confindustria a favore delle strutture associative meridionali. Più consistente perché si tratta di 32 programmi di attività di formazione, innovazione, indagine e sperimentazione di nuovi servizi per le P.M.I. del valore di oltre 25 miliardi che saranno "movimentati" nelle 8 regioni meridionali a favore del rafforzamento delle nostre strutture associative.

Più ambizioso, perché l'obiettivo è dar vita ad una "rete" di persone, "saperi", comunicazioni, relazioni tra le Associazioni Industriali del Mezzogiorno (storicamente più deboli del resto del Sistema) agli attori rilevanti sul territorio per l'educazione e l'innovazione, le altre Unioni del centro-nord a Confindustria e le imprese. Una "rete" che sostenga ed alimenti quelle "infrastrutture immateriali", che possono determinare un salto di qualità per le P.M.I. meridionali.

La Formazione è il "core" di FIM sia essa diretta a rafforzare le competenze, le capacità ed i comportamenti delle risorse umane del Sistema della rappresentanza sia essa mirata a diffondere, far maturare nel sistema scolastico e universitario del sud metodi e strumenti di education e di formazione professionalizzante di interesse per le imprese. Sia essa diretta infine, a far nascere nuova e più diffusa imprenditorialità e, con essa, i valori ed il coraggio di proporsi come classe dirigente al servizio dello sviluppo del Sistema Paese.


CONCLUSIONI
LA FORMAZIONE PER LA COMPETITIVITA'

Il livello e la qualità della formazione migliorano la posizione competitiva di un paese, innalzando la qualità delle risorse umane e facilitando la diffusione di nuove tecnologie.

Il gap con gli altri paesi dell'Unione Europea è del tutto evidente: ben il 62% della popolazione italiana ha solo un diploma di scuola media inferiore, contro il 40% della Francia e il 19% della Germania. Le risorse finanziarie destinate all'istruzione primaria e secondaria (in rapporto al numero di studenti) sono superiori a quelle destinate nella media degli altri paesi europei (principalmente perché è più alto il numero di insegnanti), ma non riescono a conseguire analoghi risultati.

Il costo per studente nella scuola italiana è più alto del 15% rispetto alla media europea con un maggior costo globale dell'ordine di 10.000 miliardi.

Le risorse destinate all'Università sono inferiori in Italia a quelle destinate a questo livello di istruzione nella media degli altri paesi dell'Unione Europea.

L'elevatissimo tasso di abbandono (si laureano solo 36 studenti su 100) è uno dei maggiori indicatori di inefficienza dell'istruzione superiore in Italia.

La spesa pubblica per il sistema formativo non ottiene risultati comparabili a quelli europei poiché non è orientata ad una logica di efficiente allocazione delle risorse.

Nel documento "Il rilancio della competitività in Italia. Analisi e proposte", presentato il 24.11.99, abbiamo ribadito le nostre proposte (che riportiamo in allegato), perché siamo convinti che solo un sistema formativo davvero moderno può favorire la competitività dei giovani sul mercato del lavoro internazionale ed essere la condizione per il miglioramento della competitività del sistema economico produttivo.

Presentiamo i nostri rapporti specifici su scuola, università, formazione professionale convinti dunque del valore competitivo della formazione, un elemento decisivo per il successo delle nostre imprese.

Allegato

Le proposte dell'Area Scuola, Formazione e Ricerca per il settore della formazione dal documento Confindustria "Il rilancio della competitività in Italia. Analisi e proposte", novembre 1999

a) La formazione nell'impresa

· Dare attuazione alle norme (Legge "Bassanini", Legge n° 112/97 e "Pacchetto Treu", Legge n° 196/97) per semplificare le procedure amministrative per l'accesso alle fonti di finanziamento dei programmi formativi e per la rendicontazione dei costi.

· Avviare la certificazione di qualità delle organizzazioni pubbliche e private operanti nel campo della formazione professionale, come previsto dall'articolo 17 della Legge 196/97.

· Introdurre agevolazioni fiscali semplici ed efficaci, come il "credito di imposta" per le imprese che effettuano investimenti sulle risorse umane.

· Sostenere le piccole e medie imprese che, alla luce della citata indagine Confindustria continuano ad avere difficoltà nell'investimento formativo (tab. 2). Questo sostegno dovrebbe passare anche attraverso la costituzione di consorzi che favoriscano l'aggregazione di più soggetti per la gestione di piani formativi efficaci e di qualità.

· Realizzare investimenti pubblici consistenti per l'ammodernamento delle strutture e degli impianti degli organismi pubblici e privati che operano nel campo della formazione e per la creazione di nuove infrastrutture formative nelle aree in cui l'offerta è carente.


b) L'offerta formativa istituzionale

· Realizzare la parità tra scuole statali e non statali per garantire libertà di scelta alle famiglie, liberalizzare il sistema attraverso una concorrenza regolata, introducendo sgravi fiscali parziali ma consistenti per le famiglie che scelgono scuole non statali;

· Rafforzare e rendere sistematica la rilevazione dei fabbisogni formativi delle imprese, svolta dalle Parti Sociali, come strumento di orientamento delle istituzioni nella programmazione dell'offerta formativa.

· Accrescere l'efficienza e la qualità del sistema scolastico, attraverso la riduzione dei costi del personale, favorendo gli investimenti verso l'aggiornamento, le nuove infrastrutture, i nuovi impianti.

· Superare lo strumento della "pianta organica" (che tende a gonfiare il numero dei docenti anche in presenza di consistenti riduzioni del numero degli studenti) introducendo la nozione di "fabbisogno funzionale" (collegando il numero dei docenti per scuola al numero di iscrizioni). Introdurre inoltre elementi di flessibilità nel sistema delle cattedre, che consentano di valorizzare l'autonomia scolastica.

· Dare attuazione alla Legge n. 341/90 (non ancora applicata) che prevede laurea, Master biennale e tirocinio per l'accesso alla professionalità docente, abbandonando definitivamente la prassi deleteria dell'immissione in ruolo dei precari senza selezione alcuna.

· Attribuire la piena autonomia (finanziaria, organizzativa e didattica) alle scuole dando attuazione alla Legge 59/1997.

· Modificare radicalmente l'attuale sistema di reclutamento degli insegnanti introducendo modelli che hanno dimostrato la loro efficacia in USA, in Gran Bretagna, in Olanda e in Germania, che attribuiscono agli organi di governo delle scuole l'assunzione degli insegnanti (si creerà così un mercato delle professionalità insegnanti).

· Dare piena indipendenza al costituendo Ente per la valutazione della qualità dell'istruzione (CEDE) sulla base di modelli sperimentati con successo in altre paesi europei (es.: OFSTED inglese).

· Realizzare nuovi contratti per il personale scolastico autonomi e separati (oggi c'è un contratto unico) per Capi d'Istituto-dirigenti (13.000), insegnanti (780.000) e personale ausiliario (150.000), introducendo incentivi al personale sulla base di valutazioni oggettive sulla produttività didattica, mobilità professionale, chiamate e distacchi, tempo determinato.

· Realizzare iniziative mirate al raggiungimento degli standard europei per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese e dell'informatica da parte degli studenti a partire dai cicli di base dell'istruzione.


c) Il sistema universitario

· Collegare l'allocazione dei fondi pubblici alle università a criteri di produttività scientifica e didattica stabiliti da un organismo indipendente di valutazione del sistema universitario.

· Ridefinire, anche attraverso interventi legislativi ad hoc, le regole del finanziamento dell'università introducendo una effettiva autonomia finanziaria che spinga progressivamente le università a reperire al di fuori del finanziamento ordinario statale una quota significativa delle risorse necessarie alle proprie attività.

· Abolire in modo programmato e graduale il valore legale dei titoli di studio, privilegiando forme di certificazione spendibili sul piano europeo delle competenze possedute dagli studenti.

· Realizzare pienamente la libera circolazione dei docenti universitari nei paesi dell'Unione Europea, puntando in prospettiva alla costruzione di un mercato unico dei docenti universitari.

· Sostenere il diritto allo studio degli studenti capaci e meritevoli con risorse che si avvicinino agli standard europei.

· Avvicinare agli standard europei (circa il 30% dei corsi universitari) l'offerta di corsi professionalizzanti in raccordo con le imprese (in particolare diplomi universitari, dottorati e corsi post laurea) anche come forma di autofinanziamento.

· Istituire sedi permanenti di consultazione (con parere obbligatorio non vincolante) tra università e associazioni imprenditoriali, sia nell'ambito della didattica che della ricerca a cui attribuire anche funzioni di riqualificazione dell'offerta universitaria.

· Garantire il ruolo di stimolo competitivo delle università libere, contrastando politiche restrittive della loro autonomia.

Tab.1 - Distribuzione della popolazione in età 25-64 secondo il più elevato titolo di studio conseguito (1996)

Secondaria inferiore

Secondaria superiore

Istruzione terziaria non universitaria

Istruzione universitaria

Francia

40

41

9

10

Germania

19

60

9

13

Grecia

56

25

7

12

Italia

62

30

0

8

Spagna

70

13

5

13

UK

24

55

9

13


Fonte: OECD, Education at a glance 1998.

Tab. 2 – Imprese che fanno formazione per
dimensione

Classe di dipendenti

% di aziende

10-15

27

16-30

37

31-50

51

51-100

61

Sopra i 100

77


 

 

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