FISICA/MENTE

 

LIBRO BIANCO UE 1996 COMMISSIONE CRESSON: UNA SINTESI

http://web.rossoalice.it/jack.rota/cresson.htm 

 Premessa di Édith Cresson  Pàdraig Flynn

 

Mondializzazione degli scambi, società dell’informazione, progresso scientifico e tecnico..... Ogni giorno possiamo renderci conto dei cambiamenti prodotti da questi fenomeni. In seno all’impresa essi conducono a nuove forme di lavoro. A scuola esigono nuove forme del sapere. Nella vita di tutti i giorni modificano le abitudini. Queste mutazioni non sono una semplice parentesi ma preannunciano la società del domani.

Per l’Europa, per ciascuno di noi ciò che conta è assumere il controllo di tali trasformazioni, per evitare di subirle. Non avendo saputo prevederle i nostri paesi conoscono un livello drammatico di disoccupazione ed esclusione sociale.

Per quanto indispensabile, un ritorno dello sviluppo non potrà risolvere la situazione. Ci si rende conto che , se dieci milioni di posti di lavoro fossero immediatamente disponibili, le imprese avrebbero enormi difficoltà a reperire la totalità dei candidati idonei ad occuparli per via della mancanza di qualifiche sufficienti, mentre d’altro canto in Europa si contano diciotto milioni di disoccupati?

In tale contesto, l’istruzione e la formazione svolgono evidentemente un ruolo chiave.

Come formare lavoratori qualificati, in possesso delle necessarie competenze ed in grado di adattarle rapidamente a nuove esigenze ?

Come dotare l’individuo di conoscenze e qualifiche di base suscettibili di aiutarlo nel corso della sua esistenza?

Come contribuire al reinserimento sociale degli esclusi o di coloro corrono il pericolo di esserlo ?

Sono questi i quesiti che affronta il presente libro bianco. Non si tratta affatto di proporre un modello educativo. Il contenuto degli insegnamenti, la realizzazione di politiche dell’istruzione e della formazione rientrano nell’esclusiva competenza degli Stati Membri.

Tuttavia conformemente al principio di sussidiarietà, questo non esclude minimamente un’azione comune sul piano europeo. Tale azione potrebbe fornire un innegabile plusvalore al trattamento di alcune questioni: garantire per esempio la mobilità degli studenti e dei lavoratori, indispensabile per elevare il livello generale delle qualifiche in Europa; avvicinare la scuola all’impresa con l’ausilio di un programma di mobilità dei tirocinanti e grazie ad uno statuto europeo del tirocinante; sostenere nel rispetto della diversità linguistica e culturale, lo sviluppo di una vera e propria industria europea del software educativo e multimediale, effettivo strumento pedagogico di domani.

Sostenere qualsivoglia iniziativa nazionale o locale intesa a offrire, grazie ad un insegnamento adattato che si valga delle nuove tecnologie dell’informazione, una seconda possibilità educativa ai giovani che non hanno avuto successo nel sistema scolastico classico

Ecco alcune idee proposte dal libro bianco.

Nel corso del 1996 , che è stato l’anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita , si è svolto un vasto dibattito con tutti i principali interessati: autorità nazionali competenti, insegnanti, imprese, parti sociali...... A tale concertazione han fatto e faranno seguito proposte più specifiche, che avranno tutte un solo ed unico obiettivo:

preparare gli europei ad una transizione morbida verso una società fondata sull’acquisizione di conoscenze e nella quale non si smetta di apprendere ed insegnare per tutta la vita. In altri termini, verso una società conoscitiva.

Édit Cresson - Pàdraig Flynn

 

Introduzione

I numerosi sforzi che vengono compiuti da anni sono risultati incapaci di arginare l’aumento della disoccupazione in Europa. La creazione di posti di lavoro risultante da un ritorno ad una fase di maggiore crescita non ha permesso un’inversione di tendenza a lungo termine. La disoccupazione di lunga durata persiste e l’esclusione, in particolare far i giovani, assume proporzioni tal da diventare il problema principale della nostra società.

L’istruzione e la Formazione appaiono come l’ultima possibilità di rimedio al problema dell’occupazione. Ci si può stupire che l’attenzione loro prestata sia così tardiva e che sia stata necessaria una recessione economica per stimolarla. Non si può peraltro chiedere alle sole iniziative in materia di istruzione di risolvere problemi collettivi che ne oltrepassano le competenze. L’Istruzione e la Formazione non possono evidentemente risolvere da sole il problema dell’occupazione e più in generale quello della competitività delle industrie e dei servizi. Inoltre, pur aprendo alla Comunità un campo d’azione in tali settori, il trattato sull’Unione Europea ha esplicitamente previsto che l’Europa può intervenire soltanto a sostegno e completamento delle azioni degli Stati Membri.

Rimane comunque assodato che oggi i paesi Europei non hanno più scelta. Per mantenere le loro posizioni e continuare ad essere un punto di riferimento nel mondo essi devono completare i progressi compiuti in sede di integrazione economica con maggiori investimenti nel sapere e nella competenza.

La Commissione ha delineato il contesto generale della propria analisi nel libro bianco "Crescita, competitività, occupazione ". elaborato su iniziativa di Jacques Delors, sottolineando che lo sviluppo dell’istruzione e della formazione è una delle condizioni da soddisfare per rendere possibile l’instaurarsi di un nuovo modello di crescita maggiormente foriero di occupazione.

Il Consiglio Europeo ha confermato questo orientamento con le conclusioni adottate ad Essen nel dicembre 1994. Esso ha ribadito tali conclusione nel giugno 1995 a Cannes sulla base del rapporto consultivo sulla competitività.

La posta in gioco è duplice: si tratta innanzi tutto di fornire risposte immediate agli attuali bisogni d’istruzione e di formazione, come pure di preparare l’avvenire ed elaborare una prospettiva globale suscettibile di accomunare gli sforzi degli stati membri e quelli dell’Unione Europea, pur nel rispetto delle rispettive competenze.

L’azione comunitaria nel campo dell’istruzione e della formazione degli anni ’60 ha già prodotto risultati estremamente importanti in termini di cooperazione, di scambi di esperienze di sostegno all’innovazione e all’elaborazione di prodotti e materiali di formazione. Essa ha inoltre impartito un impulso decisivo alla mobilità Europea degli studenti e delle persone in formazione, nonché contribuito alla promozione dell’apprendimento delle lingue comunitarie e allo sviluppo della comunicazione fra cittadini Europei.

Il presente libro bianco parte deliberatamente dalla situazione del cittadino europeo, giovane o adulto che si trova davanti al problema del suo adattamento a nuove condizioni di accesso all’occupazione e all’evoluzione del lavoro.

Questo problema riguarda tutti i gruppi sociali, tutte le professioni, tutti i mestieri.

La mondializzazione degli scambi, la globalizzazione delle tecnologie, in particolare l’avvento delle società dell’informazione, hanno aperto agli individui maggiori possibilità di accesso all’informazione e al sapere. Ma nello stesso tempo questi fenomeni comportano una modificazione delle competenze acquisite e dei sistemi di lavoro. Questa evoluzione ha comportato per tutti una maggiore incertezza, creando per alcuni situazioni intollerabili di esclusione.

E’ ormai chiaro che sia le nuove possibilità offerte agli individui che lo stesso clima d’incertezza chiedono a ciascuno uno sforzo di adattamento, in particolare per costituire da sé le proprie qualifiche, raccogliendo e ricomponendo conoscenze elementari acquisite in svariate sedi. La società del futuro sarà quindi una società conoscitiva. E’ in questa prospettiva che si profila il ruolo centrale dei sistemi di istruzione e quindi in primis, degli insegnanti, di tutti gli operatori della formazione e in particolare delle parti sociali nell’esercizio delle rispettive responsabilità, ivi compresa la contrattazione collettiva.

Un coinvolgimento attivo delle parti sociali in tale evoluzione è tanto più importante in quanto quest’ultima condizione rappresenta il mondo del lavoro di domani.

L’istruzione e la formazione diventeranno sempre più i principali vettori d’identificazione, di appartenenza, di promozione sociale e di sviluppo personale. E’ attraverso l’istruzione e la formazione, acquisite in seno al sistema d’istruzione istituzionale, all’impresa o in maniera più informale, che gli individui si renderanno padroni del loro futuro e potranno realizzare le loro aspirazioni.

Istruzione e formazione sono sempre stati fattori determinanti della parità di opportunità. I sistemi educativi hanno già svolto un ruolo fondamentale in materia di emancipazione e promozione sociale e professionale delle donne. Lo sforzo educativo può e deve contribuire ulteriormente all’indispensabile parità fra uomini e donne.

L’investimento nelle risorse immateriali e la valorizzazione delle risorse umane incrementeranno la competitività globale, svilupperanno l’occupazione e permetteranno di salvaguardare le realizzazioni sociali. Quanto ai rapporti sociali fra gli individui, essi saranno sempre più guidati dalle capacità di apprendimento e dalla padronanza delle conoscenze fondamentali.

La posizione di ciascuno nello spazio del sapere e della competenza sarà decisiva. Questa posizione relativa, che si può qualificare come << rapporto conoscitivo >>, strutturerà sempre più intensamente la nostra società.

La capacità di rinnovarsi e l’innovazione stessa dipenderanno dai nessi fra la produzione del sapere con la ricerca e la sua trasmissione attraverso l’istruzione e la formazione. La comunicazione svolgerà infine un ruolo indispensabile, sia per la produzione delle idee che per la loro diffusione.

L’avvenire dell’Unione Europea e il suo prestigio dipenderanno notevolmente dalla capacità di accompagnare il movimento verso la società conoscitiva che dovrà essere una società di giustizia e di progresso, fondata sulla propria ricchezza e diversità culturale. Occorrerà darsi i mezzi per incoraggiare il desiderio d’istruzione e di formazione sull’arco di tutta la vita, aprire e generalizzare in maniera permanente l’accesso a più forme di conoscenza. Occorrerà inoltre fare del livello di competenza raggiunto da ciascuno uno strumento di misurazione dei risultati individuali, la cui definizione e il cui uso garantiscano il più possibile la parità dei diritti dei lavoratori.

Non tutti possono evolvere in maniera analoga nella vita professionale. Quale che sia l’estrazione sociale, l’istruzione iniziale, ciascun individuo deve poter cogliere tutte le occasioni che gli permetteranno di migliorare il suo posto nella società e favorire la realizzazione delle sue aspirazioni.

Ciò vale in particolare per i più sfavoriti, che non possono approfittare di un contesto familiare e sociale che permetta loro di usufruire della formazione generale impartita a scuola. Essi debbono poter beneficiare di possibilità non solo di recupero ma anche di accesso a nuove conoscenze che consentano loro di valorizzare in seguito al meglio le proprie capacità

Vista la diversità delle situazioni nazionali e l’inadeguatezza delle soluzioni globali in materia, non è affatto questione di proporre un modello, peraltro destinato all’insuccesso per via del ruolo centrale dell’iniziativa individuale nella costruzione della società conoscitiva e della diversità sociale e culturale degli Stati Membri.

Scopo del presente libro bianco è di additare la via verso tale nuova società individuando le linee d’azione accessibili all’Unione Europea nei settori dell’istruzione e della formazione. Si tratta di proposte, orientamenti e obiettivi a sostegno e ad integrazione di politiche d’istruzione e di formazione di precipua competenza delle autorità nazionali, regionali e locali. Non si tratta tanto di imporre regole comuni quanto, sulla base di un ampio dibattito, di individuare convergenze e strumenti adeguati alle poste in gioco.

Al di là della diversità dei sistemi di istruzione dei paesi dell’Unione, esiste comunque un approccio europeo all’istruzione fondato su radici storiche comuni, e questo spiega ad esempio il successo della cooperazione fra istituti d’istruzione superiore, in particolare grazie al programma ERASMUS che ha permesso la mobilità di 500.000 giovani studenti.

Nel nuovo contesto di mondializzazione dell’economia, di diffusione di nuove tecnologie e di rischio di uniformazione culturale, l’Europa rappresenta più che mai un livello pertinente di riflessione e d’intervento. Le conseguenze della libertà di circolazione delle persone e delle idee non mancheranno di confermarlo in futuro, rendendo indispensabile un inserimento della dimensione europea nei sistemi nazionali d’istruzione e di formazione.

Considerare l’istruzione e la formazione in relazione con il problema dell’occupazione non significa che l’istruzione e la formazione debbano ridursi ad un’offerta di qualificazioni. La funzione essenziale dell’istruzione e della formazione è l’inserimento sociale e lo sviluppo personale, mediante la condivisione dei valori comuni, la trasmissione di un patrimonio culturale e l’apprendimento dell’autonomia.

Ma oggi questa funzione essenziale risulta minacciata se non è accompagnata dall’apertura di una prospettiva di occupazione. Ogni famiglia, ogni giovane in formazione iniziale, ogni persona attiva conosce ormai gli effetti distruttivi della disoccupazione sotto il profilo sia personale che sociale. Una risposta convincente a tale preoccupazione è per il sistema educativo il mezzo più sicuro per poter esercitare la sua funzione di inserimento sociale. Una società europea che pretenda di insegnare ai propri giovani i valori della cittadinanza senza che tale insegnamento offra loro prospettive di occupazione si vedrebbe minacciata nelle sue stesse fondamenta.

Di fronte alla disoccupazione e agli sconvolgimenti tecnologici il bisogno di formazione supera il contesto dell’istruzione iniziale. Esso pone il problema di una capacità permanente di evoluzione delle persone attive attraverso un rinnovamento delle conoscenze tecniche e professionali fondato su una solida cultura generale.

Il presente libro bianco ritiene che nella società europea moderna i tre obblighi rappresentati dall’inserimento sociale, dallo sviluppo dell’attitudine al lavoro e dallo sviluppo personale non sono incompatibili, non sono di segno opposto e devono piuttosto essere strettamente associati. La ricchezza dell’Europa nel campo scientifico, la profondità della sua cultura, la capacità delle sue imprese e delle sue istituzioni devono nello stesso tempo consentirle di trasmettere i suoi valori fondamentali e di preparare il lavoro. Questo presuppone che la società europea interpreti correttamente le tendenze fondamentali della propria evoluzione.

 

Verso la società conoscitiva

Il libro bianco parte da una constatazione:

Le mutazioni in corso hanno incrementato le possibilità di ciascun individuo di accedere all’informazione ed al sapere. Al tempo stesso questi fenomeni comportano una modifica delle competenze necessarie e dei sistemi di lavoro che necessitano di notevoli adattamenti.

Per tutti questa evoluzione ha significato più incertezza. Per alcuni si è venuta a creare una situazione di emarginazione intollerabile. Sempre più la posizione di ciascuno di noi nella società verrà determinata dalle conoscenze che avrà acquisito. La società del futuro sarà quindi una società che saprà investire nell’intelligenza, una società in cui si insegna e si apprende, in cui ciascun individuo può costruire la propria qualifica.

In altri termini, una società conoscitiva.

 

I tre fattori di cambiamento

Fra i numerosi e complessi mutamenti che travagliano la società europea, tre grandi tendenze, tre grandi < fattori di cambiamento > sono particolarmente percettibili:

si tratta dell’estensione a livello mondiale degli scambi, dell’avvento della società dell’informazione e del rapido progresso della rivoluzione scientifica e tecnica.

·         La società dell’informazione : la sua conseguenza principale è quella di trasformare le caratteristiche del lavoro e l’organizzazione della produzione. Lavori di routine e ripetitivi, lavori cui era destinata la maggior parte dei lavoratori dipendenti, vanno scomparendo a vantaggio di un’attività più autonoma più variata. Il risultato è un diverso rapporto nell’impresa. Il ruolo del fattore umano assume più importanza, ma nel tempo stesso il lavoratore è più vulnerabile rispetto ai cambiamenti dell’organizzazione del lavoro, perché è diventato un semplice individuo confrontato ad una rete complessa. Sorge quindi la necessità per tutti di adattarsi non solo ai nuovi strumenti tecnici, ma anche alla trasformazione delle condizioni di lavoro.

·         L’estensione a livello mondiale degli scambi: questo fattore sconvolge i dati sulla creazione di posti di lavoro. Dopo un primo momento in cui ha interessato soltanto lo scambio di merci, di tecnologia e gli scambi finanziari , l’estensione degli scambi a livello mondiale cancella le frontiere fra i mercati del lavoro, a un punto tale che il mercato globale dell’occupazione è una prospettiva più vicina di quanto non si creda. Nel libro bianco "Crescita, competitività, occupazione ", la Commissione ha chiaramente accolto la sfida dell’apertura mondiale, sottolineando al tempo stesso l’importanza di mantenere il livello sociale Europeo, il che comporterà un miglioramento generale delle qualifiche, altrimenti l’onere sociale rischia di essere tale da diffondere fra i cittadini una sensazione di insicurezza.

·         La civiltà scientifica e tecnica : lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, la loro applicazione ai metodi di produzione, i prodotti sempre più sofisticati che sono il risultato di questa applicazione danno origine ad un paradosso: malgrado un effetto generalmente benefico, il progresso scientifico e tecnico fa sorgere nella società un sentimento di minaccia, addirittura una paura irrazionale. Ne consegue la tendenza a conservare della scienza soltanto un’immagine violenta e preoccupante. Numerosi paesi Europei hanno cominciato a reagire a questa situazione di disagio: promuovendo la cultura scientifica e tecnica sin dai banchi di scuola; definendo regole etiche , in particolare nei settori della biotecnologia e delle tecnologie dell’informazione; ovvero ancora favorendo il dialogo fra gli scienziati e i responsabili politici, se necessario tramite istituzioni create appositamente.

 

Le risposte: cultura generale e attitudine all’occupazione

Quali sono le risposte che possono fornire l’istruzione e la formazione per eliminare gli effetti nocivi previsti causati da questi tre fattori ? Il libro bianco propone due risposte

 

a) rivalutare la cultura generale

La prima risposta consiste nella rivalutazione della cultura generale. In una società in cui l’individuo dovrà essere in grado di comprendere situazioni complesse che evolvono in modo imprevedibile, in cui dovrà affrontare un cumulo di informazioni di ogni genere, esiste un rischio di separazione fra coloro che possono interpretare, coloro che possono utilizzare e coloro che non possono fare né l’una né l’altra cosa. In altri termini, tra coloro che sanno e coloro che non sanno. Lo sviluppo della cultura generale, cioè della capacità di cogliere il significato delle cose, di capire e di creare, è la funzione di base della scuola, nonché l primo fattore di adattamento all’economia e all’occupazione.

Inoltre si osserva sempre più un ritorno della cultura generale nei centri di formazione professionale, nei programmi di riconversione dei lavoratori con poche qualifiche o molto specializzati; essa diventa un passaggio obbligato verso l’acquisizione di nuove competenze tecniche.

b) sviluppare l’attitudine all’occupazione

Secondo orientamento: sviluppare l’attitudine all’occupazione. In che modo l’istruzione e la formazione possono aiutare i paesi Europei a creare occupazioni durevoli, in quantità paragonabile ai posti di lavoro scomparsi a causa delle nuove tecnologie?

Il sistema tradizionale, quello che generalmente segue l’individuo, è la conquista del titolo di studio. Ne risulta una tendenza generale, a livello Europeo, di prolungare gli studi e una forte pressione sociale per ampliare l’accesso agli studi superiori. Il diploma resta ancora oggi il miglior passaporto per l’occupazione, il fenomeno tuttavia ha un rovescio della medaglia: una svalutazione dei settori professionali, ritenuti opzioni di seconda categoria; una sovraqualificazione dei giovani, rispetto alle occupazioni che vengono proposte loro quando entrano nella vita attiva; infine un’immagine del diploma come riferimento quasi assoluto di competenza, che permette di filtrare le élite al vertice e, più generalmente, di classificare i lavoratori in una determinata occupazione. Da questo deriva una maggiore rigidità del mercato del lavoro e un enorme spreco dovuto all’eliminazione di persone dotate di talento, ma che non corrispondono al profilo standard.

Senza rimettere in questione questa via tradizionale in quanto tale, il libro bianco suggerisce di associarvi un’impostazione di tipo più aperto, più flessibile. Essa consiste in particolare nell’incoraggiare la mobilità dei lavoratori.- dipendenti, insegnanti, ricercatori - e degli studenti. Al giorno d’oggi sorprende dover constatare che in Europa le merci, i capitali, e i servizi circolano più liberamente delle persone e delle conoscenze.

Tuttavia perché questa mobilità venga veramente attuata bisogna passare da un riconoscimento delle conoscenze acquisite all’interno dell’Unione Europea: non solo per quanto riguarda i diplomi, ma anche per le varie materie che li compongono. In altri termini, uno studente che abbia effettuato un semestre di studio in un altro paese europeo dovrebbe ottenere automaticamente il riconoscimento dall’università di origine, senza dover ripetere gli esami corrispondenti.

Attualmente questo è possibile solo se le due università interessate hanno già stipulato un accordo fra loro. Una vera mobilità comporta l’eliminazione degli ostacoli amministrativi e giuridici ( legati al diritto di soggiorno e al regime di protezione sociale), oppure fiscali ( imposizione delle borse di studio ).

Un’altra idea - impulso: l’accesso alla formazione deve essere sviluppato nell’arco di tutta la vita.

Visto che tutti, autorità o imprese, ne sottolineano la necessità, i progressi compiuti in questo senso sono molto scarsi. Nell’Unione Europea, un lavoratore dipendente beneficia mediamente di una settimana di formazione continua su un periodo di tre anni. Questo e tanto più insufficiente che tenuto conto dei cambiamenti dell’organizzazione del lavoro, imputabili in particolare a questi nuovi strumenti ha un carattere urgente.

L’Anno Europeo 1996, dedicato all’istruzione e alla formazione nell’arco di tutta la vita , deve aiutarci a prendere coscienza di questa esigenza.

Ma la società dell’informazione non modifica soltanto il funzionamento dell’impresa. Essa offre nuovi orizzonti per l’istruzione e le formazione, ma bisogna essere attrezzati per sfruttare pienamente questo potenziale. Orbene, la frammentazione del mercato europeo del settore multimediale, la qualità ancora scarsa dei prodotti multimediali disponibili, la scarsa disponibilità di elaboratori nelle classi ( 1 ogni 30 alunni in Europa, 1 ogni 10 alunni negli Stati Uniti ) hanno come conseguenza una penetrazione molto lenta di questi strumenti nelle scuole. Per questo motivo la Commissione attribuisce priorità allo sviluppo di software multimediale per l’istruzione coordinando ancor più gli sforzi di ricerca compiuti in questa direzione dall’Unione Europea. Peraltro è questo il compito affidato ad una " task force " che raggruppa le risorse della sig.ra Cresson e del sig Bangemann.

Mobilità, formazione continua, ricorso ai nuovi strumenti tecnologici........Questa maggiore flessibilità nell’acquisire conoscenze ci invita a riflettere sui nuovi modi per il riconoscimento delle competenze acquisite, sia che siano sancite da un diploma , che in caso contrario. Questa impostazione è già stata messa in pratica: il TOEFL, che consente di valutare le conoscenze della lingua inglese di chiunque, i test "canguro " per la matematica, sono dispositivi che hanno dimostrato la loro validità.

A questo punto perché non immaginare una " tessera personale delle competenze " sulla quale figurerebbero le conoscenze del titolare, che siano di base (lingue , matematica, diritto, informatica, economia, ecc....) o tecniche, ovvero addirittura professionali ( contabilità , tecnica finanziaria ..... )? In questo modo un giovane non munito di diploma potrebbe candidarsi ad un posto di lavoro munito della tessera sulla quale figurerebbero le sue competenze per quanto riguarda l’espressione scritta, le conoscenze linguistiche, il trattamento testi.

Tale formula permetterebbe di valutare istantaneamente le qualifiche di ognuno in ogni momento della propria vita, contrariamente ai diplomi che, nel corso degli anni - e sempre più rapidamente - perdono il loro valore.

 

Orientamenti per l’azione

La costruzione della società cognitiva non sarà oggetto di un decreto, ma sarà un processo continuo. Questo libro bianco non ha l’ambizione di presentare un programma di provvedimenti, la Commissione non propone toccasana. Essa intende soltanto proporre una riflessione e tracciare linee d’azione. Senza in alcun modo volersi sostituire alle responsabilità nazionali, il libro bianco suggerisce che vengano raggiunti cinque obiettivi generali per un’azione e per ciascuno di loro, uno o più progetti di sostegno svolti a livello comunitario.

 

       I.            Favorire l’acquisizione di nuove conoscenze: in altre parole, innalzare il livello generale delle conoscenze. In questa prospettiva, la Commissione invita anzitutto a riflettere su nuovi sistemi di riconoscimento delle competenze che non sono necessariamente sancite da un diploma. A livello Europeo il libro Bianco propone un nuovo sistema di riconoscimento delle competenze tecniche e professionali

Come attuare questa impostazione? Anzitutto creando delle reti Europee di centri di ricerca e di centri di formazione professionale, di imprese, di settori professionali che permetteranno di identificare le conoscenze più richieste, le competenze indispensabili. Si tratterà quindi di definire i metodi migliori di riconoscimento (test, programmi di valutazione, addetti alla valutazione...). Alla fine il risultato potrebbe essere una tessera personale delle competenze che permetterebbe a chiunque di far riconoscere le proprie conoscenze e competenze in tutta l’Unione Europea.

Il Libro bianco vuole inoltre facilitare la mobilità degli studenti. La Commissione proporrà di autorizzare uno studente che abbia ottenuto una borsa di studio nel proprio paese a utilizzarla, qualora lo desideri, per seguire dei corsi in un istituto superiore di un altro Stato membro. Essa proporrà inoltre di diffondere il riconoscimento reciproco delle " unità di valore " dell’insegnamento ( sistema ECTS - Sistema di trasferimento di crediti accademici ), vale a dire delle varie conoscenze di cui è composto il diploma. Infine la Commissione proporrà di eliminare gli ostacoli amministrativi, giuridici e relativi alla protezione sociale che frenano gli scambi di studenti, di partecipanti a corsi di formazione, insegnanti e ricercatori. Infine verranno pubblicati bandi di gara comuni ai vari programmi comunitari che si interessano allo sviluppo di materiale didattico informatizzato multimediale.

    II.            Avvicinare la scuola e l’impresa : sviluppare l’apprendimento in Europa sotto tutti gli aspetti, il libro bianco propone di collegare tramite una rete i centri di apprendimento dei vari paesi Europei, favorire la mobilità degli apprendisti nel quadro di un programma del tipo ERASMUS e mettere a punto uno statuto Europeo dell’apprendista, facendo seguito al prossimo libro verde sugli ostacoli alla mobilità trasnazionale delle persone in corso di formazione.

 III.            Lottare contro l’emarginazione: offrire una seconda opportunità tramite la scuola. I giovani esclusi dal sistema scolastico sono a volte decine di migliaia nei grandi agglomerati urbani. Sempre più le scuole che si trovano in quei quartieri particolarmente sensibili vengono riorientate verso dispositivi che offrano una seconda opportunità. Si tratta per queste scuole di migliorare l’accesso alle conoscenze facendo ricorso a migliori insegnanti, pagati meglio che altrove, nonché a ritmi di insegnamento adattati, a tirocini nelle aziende, disponibilità di materiale multimediale, classi composte da un numero ridotto di alunni,. Inoltre la scuola deve svolgere il ruolo di centro d’animazione del contesto in cui crollano i riferimenti sociali e familiari. Come fare? Il libro bianco propone di sviluppare i finanziamenti complementari Europei, a partire da programmi esistenti quali i programmi Socrates o Leonardo, appoggiando i finanziamenti nazionali e regionali. Si suggerisce anche di sviluppare la concertazione e il partenariato con il settore economico: si potrebbe ad esempio, immaginare che ogni impresa sponsorizzi una scuola, eventualmente con promessa di assunzione qualora il riconoscimento delle competenze sia soddisfacente. Le famiglie sarebbero anch’esse coinvolte direttamente nel funzionamento del dispositivo di formazione. Infine, il ricorso a nuovi metodi pedagogici, tecnologie dell’informazione e tecnologie multimediali verrebbe fortemente incoraggiato

  IV.            Possedere Tre lingue comunitarie: un marchio di qualità. La conoscenza di più lingue è diventata oggi una condizione indispensabile per ottenere un lavoro e questo è ancor più necessario in un mercato Europeo senza frontiere. Inoltre costituisce un vantaggio che permette di comunicare più facilmente con gli altri, scoprire culture e mentalità diverse, stimolare l’intelletto. Il plurilinguismo, elemento di’ identità e caratteristica della cittadinanza Europea, è inoltre un elemento di base della società conoscitiva. Pertanto il libro bianco propone di istituire un marchio di qualità "classi Europee ", che verrebbe attribuito, in base ad un certo numero di criteri, alle scuole che abbiano sviluppato meglio l’apprendimento delle lingue. Gli istituti che otterranno questo marchio saranno collegati fra d loro mediante una rete. Peraltro verrebbe sistematicamente favorita la mobilità dei professori di lingua materna verso gli istituti di altri paesi.

     V.            Trattare sullo stesso piano l’investimento a livello fisico e l’investimento a livello di formazione. Non basta portare l’istruzione e la formazione a livello di priorità per la competitività e l’occupazione. Bisogna inoltre incoraggiare, grazie a provvedimenti concreti, le imprese o le autorità pubbliche che hanno compiuto grandi sforzi a favore di questo investimento " non materiale ", a proseguire sulla stessa strada. Ciò comporta, in particolare, un evoluzione del trattamento fiscale e contabile delle spese destinate alla formazione. Sarebbe quindi auspicabile che venissero adottate disposizioni a favore delle imprese che attribuiscono particolare attenzione alla formazione, affinché una parte degli stanziamenti impegnati a questo scopo vengano iscritti in bilancio all’attivo, come beni non patrimoniali. Parallelamente dovrebbero essere sviluppate formule del tipo "risparmio formazione ", destinate a persone che desiderino rinnovare le loro conoscenze o riprendere una formazione dopo aver interrotto gli studi.

Queste raccomandazioni non hanno la pretesa di risolvere l’insieme delle questioni sospese. Il libro bianco ha un obiettivo più modesto: contribuire, tramite le politiche dell’istruzione e della formazione degli Stati Membri, a orientare l’Europa sulla strada della società cognitiva. Esso intende inoltre avviare, nel corso dei prossimi anni, un dibattito più vasto, poiché sono necessarie trasformazioni profonde. Come ha dichiarato la sig.ra Cresson, " i sistemi d’istruzione e di formazione hanno troppo spesso l’effetto di tracciare una volta per tutte il percorso professionale. C’è troppa rigidità , troppi ostacoli tra i sistemi d’istruzione e di formazione, manca la comunicazione, mancano le possibilità di ricorrere a nuovi tipi di insegnamento nell’arco di tutta la vita".

Il libro bianco può contribuire a dimostrare che, per garantire il futuro dell’Europa e il suo posto nel mondo, occorre attribuire un’attenzione prioritaria allo sviluppo personale dei suoi cittadini, un’attenzione almeno pari a quella accordata finora alle questioni economiche e monetarie. In questo modo l’Europa dimostrerà che non è soltanto una semplice zona di libero scambio, ma un insieme politico organizzato, in grado, non già di subire, ma di controllare l’espansione a livello mondiale.

 

Conclusioni generali

 

Il mondo attraversa un periodo di transizione e di profondi cambiamenti. Tutto indica che la società europea, al pari delle altre, sta per entrare in una nuova era, probabilmente più mutevole ed imprevedibile delle precedenti.

Certo, questa nuova era della mondializzazione degli scambi, della società dell’informazione, degli sconvolgimenti scientifici e tecnici suscita interrogativi e timori soprattutto perché non è agevole precisarne i contorni.

Questi interrogativi e timori sono probabilmente più forti in Europa che altrove. La civiltà Europea è antica e complessa. Essa è oggi divisa fra una sete di ricerca e di conoscenza molto forte, eredità di una storia che ha visto l’Europa compiere la prima rivoluzione tecnica industriale e cambiare così il mondo, e una fortissima domanda di stabilità e di sicurezza collettiva. Questa aspirazione è perfettamente comprensibile in un continente così a lungo devastato dalle guerre e dilaniato dai conflitti politici e sociali, ma può andare fino ad alimentare riflessi conservatori nei riguardi del cambiamento.

Eppure, questa epoca di trasformazioni è opportunità storica per l’Europa perché tali periodi di mutamenti, in cui una società genera quella che le succederà, sono i soli propizi a profonde riforme che permettono di evitare bruschi cambiamenti. L’incremento degli scambi attraverso il mondo, le scoperte scientifiche, le nuove tecnologie aprono di fatto nuove potenzialità di sviluppo e di progresso.

Leggiamo quanto scrive un grande storico europeo per comparare questo periodo di mutazioni con quelli precedenti, in particolare il periodo del passaggio dal Medioevo al Rinascimento:

<L’Europa del Medioevo e dei tempi moderni ha dovuto far fronte al mondo bizantino, al mondo arabo, all’impero turco. Oggi si tratta per fortuna di un confronto più pacifico; ma l’esistenza dei protagonisti della storia giganteschi per estensione o per la forza economica, o per entrambe nello stesso tempo, impone all’Europa di raggiungere una dimensione paragonabile alla loro se vuole esistere, evolversi e conservare la sua identità. Di fronte all’America, al Giappone, domani alla Cina, l’Europa deve avere la massa economica, demografica e politica capace di garantire la sua indipendenza.

Essa ha per fortuna dalla sua la forza della sua civiltà e dei suoi patrimoni comuni. L’abbiamo visto nel corso di venticinque secoli, in strati sempre rinnovati, la civiltà Europea è stata creatrice; e ancora oggi, come dice lo slogan, la principale materia prima dell’Europa è probabilmente la materia grigia. 

E’ proprio sulla dimensione Europea che potrà essere edificata una società di progresso capace nello stesso tempo di contribuire a modificare la natura delle cose su scala planetaria e preservare una piena coscienza di sé.

Il presente libro bianco ha difeso il punto di vista secondo il quale è costruendo il più rapidamente possibile la società conoscitiva Europea che tale obiettivo potrà essere raggiunto.

Questo passo in avanti comporta trasformazioni profonde. I sistemi d’istruzione e di formazione hanno infatti troppo spesso l’effetto di tracciare una volta per tutte gli iter professionali Esistono troppe rigidità troppe barriere fra i sistemi di istruzione e di formazione, non abbastanza vi sono interconnessioni, possibilità di cogliere nuovi metodi d’insegnamento nell’arco di tutta la vita.

L’istruzione e la formazione trasmettono i capisaldi necessari all’affermazione di qualsivoglia identità collettiva, consentendo nel contempo nuovi progressi scientifici e tecnologici. L’autonomia conferita agli individui, se condivisa da tutti, consolida il senso della coesione e radica il sentimento di appartenenza. La diversità culturale dell’Europa, la sua antichità, la mobilità fra culture diverse sono grandissime opportunità di adattamento al nuovo mondo che si profila all’orizzonte.

Essere europei significa beneficiare di conquiste culturali di una varietà e di una profondità ineguagliate. Deve peraltro anche comportare la possibilità di beneficiare di tutte le opportunità di accesso al sapere e alla competenza. Lo scopo del libro bianco è quello di permettere un maggiore sfruttamento di tali possibilità; le raccomandazioni che vi figurano non possono pretendere di esaurire l’argomento.

Esse hanno un obiettivo più modesto: contribuire con le politiche dell’istruzione e della formazione degli Stati membri a collocare l’Europa sul cammino della società conoscitiva. Esse mirano inoltre ad avviare nei prossimi anni un dibattito più vasto. Possono contribuire infine a mostrare che l’avvenire dell’Europa e il suo posto nel mondo dipendono dalla capacità di conferire oggi all’evoluzione delle donne e degli uomini che la compongono un ruolo almeno altrettanto grande di quello attribuito finora agli aspetti economici e monetari. In questo modo l’Europa potrà mostrare di non essere una semplice zona di libero scambio ma un complesso politico organizzato, nonché uno strumento idoneo a padroneggiare, e non già a subire , la mondializzazione.


 

 

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