Anni fa, 1968, eravamo il bersaglio di tutti i benpensanti.
Stavamo
distruggendo la meravigliosa società che avevamo intorno. Tutti i
mali del
paese ci venivano addossati.
Oggi, 1986, il ritornello non e cambiato. E' a tutti noto
che il
terrorismo viene considerato figlio legittimo del '68 (sarebbe interessante a
proposito sapere se anche i pentiti sono da considerarsi figli
del '68).
Recentissimamente si sono aggiunte delle novità. Da una parte si cercano
inutili paralleli tra il 'movimento' dell'85 e quello del '68. Dall'altra
qualcuno tenta di affibbiare ai professori, generazione '68, le
cause delle
insoddisfazioni giovanili. Ciò che stupisce è che anche la 'sinistra' indugi
su queste tesi.
Proviamo a discutere di alcune questioni.
Coloro che hanno vissuto il '68 ricorderanno che le prime
lotte furono
centrate sul diritto allo studio, contro la scuola che selezionava in base al
censo, contro i Baroni delle cattedre, contro la scuola di
classe.
Occorre ricordare che, tra i primi slogans gridati nelle piazze, ve
ne era uno
che oggi fa sorridere: Potere studentesco. Perché le lotte cambiarono segno
centrandosi contro la gestione dello Stato ? Basta andare a rileggersi le
cronache di quegli anni per comprenderlo. Le prime, innocue, richieste furono
accolte con cariche di polizia, con arresti, denunce, sospensioni
(e non si dimentichi che, all'epoca, la polizia era utilmente fiancheggiata
dalle squadre fasciste di Di Luia., Delle Ghiaie, ...). Si comprese
allora l'impossibilità di un pur minimo cambiamento se non si centrava la
'controparte' (non professori, rettori o presidi ma governo della nazione),
la necessità di legare le lotte del movimento con quelle di chi dalla scuola
era escluso: studenti, operai, uniti nella lotta! Cosa. accadde poi ?
Anche qui le cronache di quegli anni sono eloquenti per chi sa leggerle. La
gestione delle lotte passò agli operai e vi furono momenti di scontro di una
tale intensità che il governo non riuscì più a fermare le lotte con la
sola polizia. All'autunno caldo si rispose con le stragi di Stato che
iniziarono a seminare il terrore nel paese (richiedamoci un poco da dove nasce
il terrorismo!).
Fummo sconfitti e, con noi, fu sconfitto il movimento operaio.
Sul fronte più specifico della scuola cosa accadde ? Riforme
populistiche, demagogiche che, se possibile, aggravarono la situazione.
L'apertura degli accessi all'Università agli studenti di ogni provenienza
secondaria, senza una minima ristrutturazione dell'Università stessa, ha
portato all'esplosione dell'Università accreditando
l'equazione: scuola di massa = scuola dequalificata. Le sperimentazioni cui si
dette il
via a partire dagli anni '70 (anche se nascevano con il fine di rendere
più accettabile la scuola ai figli di papà), quando sfuggirono di mano
al ministero (dalla sperimentazioni sui contenuti si era passati a quelle
sulla gestione della scuola stessa), furono immediatamente e drasticamente
affossate
(senza per altro che nessuna memoria di esse fosse fatta circolare nelle altre
scuole). Nel frattempo quelli del '68 erano entrati nella
scuola come
professori ed a loro furono dovute tutte le lotte di quegli
anni sulle
sperimentazioni, sulla gestione democratica della scuola, ancora sul diritto
allo studio, sui corsi abilitanti, sull'eliminazione del precariato nella
scuola, sull'aggiorna.mento degli insegnanti. Da allora è iniziato il
linciaggio dei professori, responsabili di tutti i mali della scuola.
Intanto,
quando passarono i Decreti Delegati, molti di noi avvertirono che
era una
manovra per affossare le lotte degli studenti e dei professori (lottavamo
insieme, o fate finta di non ricordarlo ?). Le infinite discussioni
senza un
bilancio adeguato che potesse poi rendere operative le decisioni
fece perdere
la fiducia nella democrazia
.
Erano gli anni in cui ci discuteva di voto unico,
qualcosa
che scandalizzò
letteralmente tutti i benpensanti. E' inutile qui riaprire opinabili
discussioni. Il Ministero ha in mano uno strumento che potrebbe dirimere per
sempre il problema: si prendano i registri personali dei singoli professori che
operavano in quegli anni e si vada a vedere chi concedeva il voto unico. Si
scoprirà con stupore che gli iscritti allo SNALS e reazionari vari sono sempre
stati in prima linea.
Non per una
scelta ideologica, per la verità,
ma solo perché avevano paura. E soprattutto per quieto vivere. Quelli del
'68 continuavano a battersi per una
scuola di massa qualificata e non cedevano a queste facili suggestioni (ripeto,
c'è modo di verificarlo).
Il linciaggio dei professori continuava su altri binari (senza che le OO.
SS. abbiano mai mosso alcuna energia per spiegare che le cose non stavano
così).
Lavoravamo poco. Ma come, eravamo proprio noi che all'interno delle varie
piattaforme sindacali introducevamo sempre ore in più di servizio, che
rivendicavamo una professionalità che nessuno ci riconosceva! Il lavorare poco
portò ai salari di fame che allontanarono sempre più i professori
dall'insegnamento per cercarsi secondi lavori. E qui la scuola precipitava
sempre
più in basso. C'è da chiedersi: perché non si è mai approvata una legge che
prevedesse le otto ore giornaliere di lavoro per i professori (quattro per
l'insegnamento e le rimanenti per i servizi all'interno della scuola di
quartiere) ? La scuola è al 70% piena di mamme che hanno come primo lavoro
quello, appunto, delle mamme. Qualunque partito si facesse portavoce di
una proposta del genere si scontrerebbe con gli interessi corporativi messi
su all'interno della scuola da anni a gestione DC e del sindacalismo
autonomo (dei benpensanti, in definitiva; di quelli che continuano a rompere
sostenendo che la scuola non funziona e che da sempre fanno del tutto perché
non funzioni).
Guardando le tabelle che spesso vari giornali forniscono
a proposito
delle retribuzioni per categorie si scopre che gli insegnanti
dal 1972 ad
oggi rappresentano l'unica categoria che ha visto aumentare del
50% il
carico di ore lavorative a fronte di un dimezzamento del potere di
acquisto del
salario. Sanno lor signori che siamo al livello più basso dei
salari
italiani ?
Arriviamo
ad oggi, quando spunta il movimento dell'85. Perché
questi studenti sono vezzeggiati e corteggiati dai benpensanti che, neanche a
dirlo, continuano a prendersela con i professori ? Perché vogliono studiare, si
dice. Perché ci tengono alla loro autonomia dai partiti. Perché (almeno fino
ad ore, dico io) non pongono problemi di carattere strutturale.
Tutto ciò, implicitamente, vuol dire altre cose. Quelli del
'68 non avevano voglia di studiare, ad esempio. Quelli del '68 si muovevano all'interno
della logica dei partiti, come altro esempio. Quelli del '68
intendevano distruggere lo Stato, come ultimo esempio.
Vien da chiedere: è possibile e ragionevole che, qualche volta, si
vadano a rintracciare responsabilità dei governi ?
Ma. la catena dei ragionamenti
impliciti continua. Quelli del
'68 sono coloro che costituiscono l'ossatura della categoria degli insegnanti.
E' l'impreparazione di questi ultimi che rende arretrata la scuola ed
insoddisfatti gli studenti. Questi insegnanti non si sono aggiornati e, se
lo hanno fatto è solo in modo libresco, più per difendere se stessi che
per aiutare gli studenti" (Luigi Bobbio, ex Lotta Continua, su Panorama
1024).
Inoltre continuano ad "insegnare in modo estremamente tradizionale,
utilizzando gli stessi strumenti culturali di sempre senza accorgersi che, fuori
dalla scuola, il mondo stava cambiando" (ibidem).
Viene da chiedersi: ma in Italia esiste o no un Ministero della Pubblica
Istruzione ?
Comunque l'accenno al cambiamento del mondo è interessante,
chissà di
cosa si tratta. Prova a dircelo Domenico Starnone (collaboratore
del
Manifesto): " La realtà è che ci troviamo di fronte alla generazione più
preparata (su argomenti a noi assolutamente ostici) che sia mai esistita.
Questi
ragazzi divorano quintali di riviste specializzate, maneggiano con
disinvoltura
sofisticatissimi computer, producono musica, cinema, audiovisivi". Insomma:
i professori non riescono a stare al passo con le richieste
culturali
degli studenti.
Viene da chiedersi: questi professori sono almeno al passo con le
richieste culturali del Ministero della Pubblica Istruzione ?
Anche se sembra ovvio, pare debba essere spiegato che gli
ingegnanti
sono lavoratori che hanno un preciso contratto di lavoro (svol
gere i programmi ministeriali), con verifiche annuali (gli esami) che prevedono
il licenziamento nel caso non si sia fatto ciò che si doveva. Detto
questo è
sacrosanto affermare che la scuola è stravecchia e cadente nell'in
sieme delle sue strutture. I programmi di cui si diceva, ad esempio, quanti
sanno che risalgono al 1925 (riforma Gentile) con piccoli aggiustamenti
apportati dalla Sottocommissione Alleata all'Educazione nel 1944 (tra i quali
l'aggiornamento del programma di fisica con l'introduzione di apparecchi
moderni: la bussola, il campanello
elettrico, la radio, il telefono, ...)?
La suddivisione delle cattedre,
altro problema: come fa un laureato in matematica che per legge deve insegnare
anche fisica a stare dietro all'Effetto
Tunnel o ai bosoni vettori intermedi ? I laboratori: semplicemente non esistono
e, dove vi sono, risultano attrezzati con la logica della tangente
(un concetto, quest'ultimo, estraneo alla, matematica e vicino all'economia
individuale: si comprano strumenti, anche inutili, alla tale casa, la quale
provvede alla tangente ). Le sperimentazioni: non si possono fare seriamente,
pena la bocciatura dei ragazzi agli esami. L'aggiornamento degli insegnanti: lo
si fa a spese proprie, anche quando bisogna trasferirsi in qualche altra città
(ricordo che il nostro stipendio è intorno al milione al
mese ed un testo aggiornato di fisica delle particelle costa centornila lire,
un abbonamento ad una rivista
scientifica - ma occorre prevederne almeno quattro - costa intorno alle
cinquantamila lire, andare al cinema, ai concerti, alle discoteche, comprarsi
dischi, altri testi, videocassette, programmi per calcolatori, ... costa tanto
tanto tanto).Che si fa, si abbandona
tutto ?
Assolutamente no. Ma occorre rendersi conto che occorre capire qual è
la
controparte (prima il Ministero della Pubblica Istruzione, poi ...) se
non si vuole
friggere aria e creare la guerra tra i poveri.
Un cenno però ad una. 'rivoluzionaria iniziativa' del Ministero occorre
pur farlo. Il Piano Informatico Nazionale. Sembrerebbe che questo va nel
senso delle
richieste degli studenti. Vi siete chiesti come mai è stato
così rapido
il nostro Ministero (ha addirittura anticipato le richieste degli studenti)
quando da decenni dorme senza intervenire minimamente al livello di Scuole
Secondarie di Secondo grado ? Il Piano costa 400 miliardi che andranno alle
grandi multinazionali, essenzialmente USA. Il consigliere della Ministro
Falcucci, prof. Sergio Romano, è sempre stato legato all'IBM.
Ma, quand'anche ogni scuola avesse la sua dotazione di calcolatori, che
si fa con essi ?
Ma informatica, per Giove! E, sanno tutti i letterati che
continuano a dar giudizi basandosi su emozioni, sacri rispetti, sentito
dire che informatica è una specie di dattilografia (che dici, Starnone?)?
Saper usare una tastiera (questo è quanto previsto nelle scuole, non la
programmazione, che sta
a monte e, questa sì, sarebbe di grandissima importanza culturale) sarebbe
il fatto culturale nuovo ? Qualcuno
dice (Starnone, ad esempio) che il fatto
è rilevante perché è a noi ostico. Se dicesse sul serio, dovrebbe trarne
tutte le conseguenze; quanti insegnanti non di materie scientifiche (che sono
la maggioranza) si sono sempre addirittura fatti un vanto di non aver
mai capito la matematica, quanti uomini di cultura non scientifica sono
sulla stessa strada ? Ebbene, tiriamo le conclusioni del teorema: studiamo
la matematica. Oppure, che la matematica non fa cultura ? Attenzione che se
affermate questo negate le premesse: l'informatica senza una sostanziosa
base matematica è un insieme vuoto, la tastiera, appunto. Ora, vedere eserciti
di studenti che protestano per avere un corso di dattilografia mi pare
quantomeno limitativo. Diciamo che è ancora la divisione tra le due culture
che fa apparire magico e miracoloso ogni prodotto della scienza ai non
scienziati che sono proprio quelli che fanno opinione e, per esempio, fanno i
giornalisti, i parlamentari, i legislatori, tutti quelli che fanno e disfanno
governi, tutti i responsabili dell'attuale stato delle cose
[ed oggi - 2004 -, a buon diritto, in questa lista ci vanno pure i sindacati
confederali della scuola. n.d.r].
Richiesta culturale più ampia va benissimo (e lotteremo insieme con gli
studenti - solo noi del '68 con quelli del '77 però - per gli
stessi
obiettivi) ma non banalizziamo e, soprattutto non sovrapponiamo ciò
che
noi pensiamo a ciò che stanno cercando di capire e di realizzare gli
studenti. Le
loro azioni concrete debbono ancora venire e su quelle, non
sulle
intenzioni, ci schiereremo.
E quest'ultima considerazione mi fa pensare di nuovo al '68.
In realtà
non si tratta di nessun insieme seppure lontanamente omogeneo se
raccoglie
tra le sue fila due categorie di pentiti: gli uni, gli stranoti sui quali
neppure mi soffermo; gli altri come i
Pinto, i
Sofri, i Ferrara, i Lerner che si sono legati mani e piedi con il potere di
sempre. Diciamo che certamente lo spirito del '68 non è morto, anche
se molti ci
hanno lasciato. Presto o tardi, quando riesploderà, ritroverà
gli
schieramenti di sempre, quelli che ora coccolano gli studenti saranno
loro acerrimi nemici; lo scontro, di nuovo, sarà tra il potere e chi
vuole
cambiare le cose.
Ma ritorniamo alla richiesta culturale più ampia. Che vuol
dire, più precisamente ? Impadronirsi di tutti gli strumenti culturali di
sempre aggiornandoli attraverso
contenuti più attuali ? Buttare a mare tutto ciò che si è fatto fino ad ora
per lavorare con calcolatori, video, sistemi elettronici integrati ?
Le ipotesi possono essere le più diverse ma occorre entrare
in dettagli perché si capisca l'iter su cui occorre muoversi. Con i grandi
slanci non si fa lezione. C'è anche una inevitabile routine che occorre
programmare. E chi lo fa ? Un insegnante da solo che si mette a tavolino
e partorisce idee geniali ... Sogni, fantasticherie di cialtroni. Occorre
essere in tanti, di provenienze culturali diverse. L'iter va costruito per
intero (anche se non nei dettagli
giornalieri); occorre soprattutto sapere
quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ma come si mettono
insieme tante persone che pensino,
studino, elaborino e sperimentino con
classi di controllo ? Se queste
strutture non vengono garantite da un superiore Ministero (soldi, locali, classi
sperimentali, classi di controllo, ricercatori, ...) tutto diventa inutile. Il
problema e irrisolvibile con le singole buone volontà (molti di noi del '68
hanno fatto sperimentazioni individuali - sempre pagate in proprio, anche
riguardo alla legge - ad esempio
- sull'educazione sessuale, sul problema energetico, sull'uso attivo dei
laboratori, ... Tutte queste cose si sono sempre ridotte a palliativi che non
toccavano mai il fondo dei problemi: la scuola nel suo complesso che andava
modificata). Occorre un impegno di governo che non solo non c'è stato e non
c'è, ma
neanche ci sarà. Il piano informatico, di nuovo ad esempio. Chi farà
l'informatica a scuola ? Dice Miss Falcucci che dovranno essere gli insegnanti
di matematica e fisica opportunamente riciclati.
Che riciclaggio è previsto ? Una ventina di giorni d'uso di una tastiera
in un corso d'aggiornamento non solo non pagato (tanto gli insegnanti lavorano
poco!) ma addirittura a spese dei frequentanti (tanto gli insegnanti guadagnano
troppo per quello che lavorano!).
A parte il fatto chiarissimo che se una persona non ha mai fatto
informatica in quei 20 giorni potrà al massimo ed a malapena imparare lui ad
usare la tastiera, vi è un problema non secondario: come mai noi, considerati
non professionisti, improvvisamente dovremmo avere una professionalità ? E' il
continuo gioco delle tre carte del Ministero. Sarà interessante assistere
allo scontro sindacale che metteremo su [non è poi
accaduto nulla, il sindacato si è defilato ancora. n.d.r]: questa fetta
di nostra professione
dovrà essere pagata con il salario di qualunque professionista (per tenerci
bassi, diciamo 100.000 lire l'ora e con
regolare fattura IVA). Ma come il
papà di quel ragazzo dell' '85 si scandalizza? Ma quel papà non è quel
medico
che mi ha preso il doppio per tenermi 5
minuti con due colpi dietro le
spalle (e senza fattura IVA) ?
Ma, ancora relativamente alla maggiore
richiesta culturale
e rispetto a quanto sosteneva Starnone
(ragazzi preparatissimi su problemi
a noi ostici): Ah Starnó ma stai a scherzà ? Dici di far lezione con Vasco
Rossi; interessante. Ed Ornella Vanoni dove la mettiamo? Oppure è vero quello
che tu dici ed allora dove sta il preparatissimo culturalmente di cui si
diceva ? La realtà è un'altra, ed anche qui ci lasciamo facilmente
suggestionare. E' il mito, il modello americano che avanza. Si stia molto
attenti perché da noi non funziona (abbiamo a suo tempo sperimentato programmi
americani di fisica su studenti nostri: il rifiuto a quel modo di crescita, che
non prevede salti logici ma essere portati per mano passo passo, era palpabile
ed il fallimento misurabile). Di nuovo, non si mitizzi nessun oggetto o
strumento. Video, calcolatori e quanto altro, sono solo strumenti, certamente
molto utili ma accessori. La formazione culturale, l'imparare ad imparare, passa
per altri per
corsi che mettano in moto la dialettica mani-cervello.
Una ultima, considerazione riguarda la stampa nelle persone
di alcuni giornalisti (ad esempio Veleria Gandus e Marco De Martino di
Panorama). Rileggetevi i loro articoli sul Movimento dell' '85. Sono la
tradizione, la banalità, l'effetto e l'imbroglio. Il Movimento dell' '85 è
visto in contrapposizione a quello del '68. I guai della scuola sono tutti degli
ex '68.
Gli ex '68
sono spacciati come la maggioranza degli insegnanti. E, fatto più
grave, si distingue ancora tra buoni e cattivi (i cattivi, scusate se annoio,
sono gli
autonomi). La scuola, per la gran parte della stampa, balza all'attenzione solo
in concomitanza di fatti clamorosi. L'argomento viene affrontato con una
episodicità ed una non conoscenza dei problemi che impressiona
(una volta l'intero collegio docenti della mia scuola inviò una lettera a
Repubblica
per rettificare una notizia data da Felice Froio: quest'ultimo
gentilmente
ci rispose con una lettera privata nella quale ci comunicò che
la notizia,
non era rettificabile perché gli era stata passata dal Sindacato.
Capito ?).
Se davvero la scuola interessa (e dovrebbe interessare, per Giove!)
si facciano
campagne di stampa, si snidino gli incompetenti Ministri, si vadano
ad attaccare
le clientele dovunque risiedono, si attacchino con nome e cognome coloro che non
fanno il loro dovere, dovunque operano, si diventi propositivi, si inciti a
mettere su commissioni di studio, si apra un dibattito
che investa
tutte le componenti della società, si faccia intendere ciò che
è e cioè
che la scuola non può e non deve essere un corpo separato della società, che
la sua sorte riguarda la società nel suo complesso, ... Invece tutto
è visto
alla luce del '68. Serve a qualcuno ? Si, solo alla cattiva coscienza
di certi
giornalisti.
'
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