FISICA/MENTE

 

          MOVIMENTI        

Roberto Renzetti

 (Scritto nel 1986, subito dopo le emozioni che agitarono i nostri giornali per la nascita di un nuovo "movimento" degli studenti)

 

               

Anni fa, 1968, eravamo il bersaglio di tutti i benpensanti. Stavamo distruggendo la meravigliosa società che avevamo intorno. Tutti i mali del paese ci venivano addossati.

                Oggi, 1986, il ritornello non e cambiato. E' a tutti noto che il terrorismo viene considerato figlio legittimo del '68 (sarebbe interessante a proposito sapere se anche i pentiti sono da considerarsi figli del '68).

                Recentissimamente si sono aggiunte delle novità. Da una parte si cercano inutili paralleli tra il 'movimento' dell'85 e quello del '68. Dall'altra qualcuno tenta di affibbiare ai professori, generazione '68, le cause delle insoddisfazioni giovanili. Ciò che stupisce è che anche la 'sinistra' indugi su queste tesi.

                Proviamo a discutere di alcune questioni.

               Coloro che hanno vissuto il '68 ricorderanno che le prime lotte furono centrate sul diritto allo studio, contro la scuola che selezionava in base al censo, contro i Baroni delle cattedre, contro la scuola di classe. Occorre ricordare che, tra i primi slogans gridati nelle piazze, ve ne era uno che oggi fa sorridere: Potere studentesco. Perché le lotte cambiarono segno centrandosi contro la gestione dello Stato ? Basta andare a rileggersi le cronache di quegli anni per comprenderlo. Le prime, innocue, richieste furono accolte con cariche di polizia, con arresti, denunce, sospensioni (e non si dimentichi che, all'epoca, la polizia era utilmente fiancheggiata dalle squadre fasciste di Di Luia., Delle Ghiaie, ...). Si comprese allora l'impossibilità di un pur minimo cambiamento se non si centrava la 'controparte' (non professori, rettori o presidi ma governo della nazione), la necessità di legare le lotte del movimento con quelle di chi dalla scuola era escluso: studenti, operai, uniti nella lotta! Cosa. accadde poi ? Anche qui le cronache di quegli anni sono eloquenti per chi sa leggerle. La gestione delle lotte passò agli operai e vi furono momenti di scontro di una tale intensità che il governo non riuscì più a  fermare le lotte con la sola polizia. All'autunno caldo si rispose con le stragi di Stato che iniziarono a seminare il terrore nel paese (richiedamoci un poco da dove nasce  il terrorismo!).

                Fummo sconfitti e, con noi, fu sconfitto il movimento operaio.  

                Sul fronte più specifico della scuola cosa accadde ? Riforme populistiche, demagogiche che, se possibile, aggravarono la situazione. L'apertura degli accessi all'Università agli studenti di ogni provenienza secondaria, senza una minima ristrutturazione dell'Università stessa, ha portato all'esplosione dell'Università accreditando l'equazione: scuola di massa = scuola dequalificata. Le sperimentazioni cui si dette il via a partire dagli anni '70 (anche se nascevano con il fine di rendere più accettabile la scuola ai figli di papà), quando sfuggirono di mano al ministero (dalla sperimentazioni sui contenuti si era passati a quelle sulla gestione della scuola stessa), furono immediatamente e drasticamente affossate (senza per altro che nessuna memoria di esse fosse fatta circolare nelle altre scuole). Nel frattempo quelli del '68 erano entrati nella scuola come professori ed a loro furono dovute tutte le lotte di quegli anni sulle sperimentazioni, sulla gestione democratica della scuola, ancora sul diritto allo studio, sui corsi abilitanti, sull'eliminazione del precariato nella scuola, sull'aggiorna.mento degli insegnanti. Da allora è iniziato il linciaggio dei professori, responsabili di tutti i mali della scuola. Intanto, quando passarono i Decreti Delegati, molti di noi avvertirono che era una manovra per affossare le lotte degli studenti e dei professori (lottavamo insieme, o fate finta di non ricordarlo ?). Le infinite discussioni senza un bilancio adeguato che potesse poi rendere operative le decisioni fece perdere la fiducia nella democrazia .

                Erano gli anni in cui ci discuteva di voto unico,  qualcosa che scandalizzò letteralmente tutti i benpensanti. E' inutile qui riaprire opinabili discussioni. Il Ministero ha in mano uno strumento che potrebbe dirimere per sempre il problema: si prendano i registri personali dei singoli professori che operavano in quegli anni e si vada a vedere chi concedeva il voto unico. Si scoprirà con stupore che gli iscritti allo SNALS e reazionari vari sono sempre stati in prima linea. Non per una scelta ideologica, per la verità, ma solo perché avevano paura. E soprattutto per quieto vivere. Quelli del  '68 continuavano a battersi per una scuola di massa qualificata e non cedevano a queste facili suggestioni (ripeto, c'è modo di verificarlo).

                 Il linciaggio dei professori continuava su altri binari (senza che le OO. SS. abbiano mai mosso alcuna energia per spiegare che le cose non stavano così). Lavoravamo poco. Ma come, eravamo proprio noi che all'interno delle varie piattaforme sindacali introducevamo sempre ore in più di servizio, che rivendicavamo una professionalità che nessuno ci riconosceva! Il lavorare poco portò ai salari di fame che allontanarono sempre più i professori dall'insegnamento per cercarsi secondi lavori. E qui la scuola precipitava sempre più in basso. C'è da chiedersi: perché non si è mai approvata una legge che prevedesse le otto ore giornaliere di lavoro per i professori (quattro per l'insegnamento e le rimanenti per i servizi all'interno della scuola di quartiere) ? La scuola è al 70% piena di mamme che hanno come primo lavoro quello, appunto, delle mamme. Qualunque partito si facesse portavoce di una proposta del genere si scontrerebbe con gli interessi corporativi messi su all'interno della scuola da anni a gestione  DC e del sindacalismo autonomo (dei benpensanti, in definitiva; di quelli che continuano a rompere sostenendo che la scuola non funziona e che da sempre fanno del tutto perché non funzioni).

                Guardando le tabelle che spesso vari giornali forniscono a proposito delle retribuzioni per categorie si scopre che gli insegnanti dal 1972 ad oggi rappresentano l'unica categoria che ha visto aumentare del 50% il carico di ore lavorative a fronte di un dimezzamento del potere di acquisto del salario. Sanno lor signori che siamo al livello più basso dei salari italiani ?

               Arriviamo ad oggi, quando spunta il movimento dell'85. Perché questi studenti sono vezzeggiati e corteggiati dai benpensanti che, neanche a dirlo, continuano a prendersela con i professori ? Perché vogliono studiare, si dice. Perché ci tengono alla loro autonomia dai partiti. Perché (almeno fino ad ore, dico io) non pongono problemi di carattere strutturale.

                Tutto ciò, implicitamente, vuol dire altre cose. Quelli del '68 non avevano voglia di studiare, ad esempio. Quelli del '68 si muovevano all'interno della logica dei partiti, come altro esempio. Quelli del '68 intendevano distruggere lo Stato, come ultimo esempio.

                 Vien da chiedere: è possibile e ragionevole che, qualche volta, si vadano a rintracciare responsabilità dei governi ?

                 Ma. la catena dei  ragionamenti impliciti continua.  Quelli del '68 sono coloro che costituiscono l'ossatura della categoria degli insegnanti. E' l'impreparazione di questi ultimi che rende arretrata la scuola ed insoddisfatti gli studenti. Questi insegnanti non si sono aggiornati e, se lo hanno fatto è solo in modo libresco, più per difendere se stessi che per aiutare gli studenti" (Luigi Bobbio, ex Lotta Continua, su Panorama 1024). Inoltre continuano ad "insegnare in modo estremamente tradizionale, utilizzando gli stessi strumenti culturali di sempre senza accorgersi che, fuori dalla scuola, il mondo stava cambiando" (ibidem).

                Viene da chiedersi: ma in Italia esiste o no un Ministero della Pubblica Istruzione ?

                Comunque l'accenno al cambiamento del mondo è interessante, chissà di cosa si tratta. Prova a dircelo Domenico Starnone (collaboratore del Manifesto): " La realtà è che ci troviamo di fronte alla generazione più preparata (su argomenti a noi assolutamente ostici) che sia mai esistita. Questi ragazzi divorano quintali di riviste specializzate, maneggiano con disinvoltura sofisticatissimi computer, producono musica, cinema, audiovisivi". Insomma: i professori non riescono a stare al passo con le richieste culturali degli studenti.

                Viene da chiedersi: questi professori sono almeno al passo con le richieste culturali del Ministero della Pubblica Istruzione ?

                Anche se sembra ovvio, pare debba essere spiegato che gli ingegnanti sono lavoratori che hanno un preciso contratto di lavoro (svol gere i programmi ministeriali), con verifiche annuali (gli esami) che prevedono il licenziamento nel caso non si sia fatto ciò che si doveva. Detto questo è sacrosanto affermare che la scuola è stravecchia e cadente nell'in sieme delle sue strutture. I programmi di cui si diceva, ad esempio, quanti sanno che risalgono al 1925 (riforma Gentile) con piccoli aggiustamenti apportati dalla Sottocommissione Alleata all'Educazione nel 1944 (tra i quali l'aggiornamento del programma di fisica con l'introduzione di apparecchi  moderni: la bussola, il campanello elettrico, la radio, il telefono, ...)?  La suddivisione delle cattedre, altro problema: come fa un laureato in matematica che per legge deve insegnare anche fisica a stare dietro all'Effetto Tunnel o ai bosoni vettori intermedi ? I laboratori: semplicemente non esistono e, dove vi sono, risultano attrezzati con la logica della tangente (un concetto, quest'ultimo, estraneo alla, matematica e vicino all'economia individuale: si comprano strumenti, anche inutili, alla tale casa, la quale provvede alla tangente ). Le sperimentazioni: non si possono fare seriamente, pena la bocciatura dei ragazzi agli esami. L'aggiornamento degli insegnanti: lo si fa a spese proprie, anche quando bisogna trasferirsi in qualche altra città (ricordo che il nostro stipendio è intorno al milione al mese ed un testo aggiornato di fisica delle particelle costa centornila lire, un abbonamento ad una rivista scientifica - ma occorre prevederne almeno quattro - costa intorno alle cinquantamila lire, andare al cinema, ai concerti, alle discoteche, comprarsi dischi, altri testi, videocassette, programmi per calcolatori, ... costa tanto tanto tanto).Che si fa, si abbandona tutto ? Assolutamente no. Ma occorre rendersi conto che occorre capire qual è la controparte (prima il Ministero della Pubblica Istruzione, poi ...) se non si vuole friggere aria e creare la guerra tra i poveri.

                Un cenno però ad una. 'rivoluzionaria iniziativa' del Ministero occorre pur farlo. Il Piano Informatico Nazionale. Sembrerebbe che questo va nel senso delle richieste degli studenti. Vi siete chiesti come mai è stato così rapido il nostro Ministero (ha addirittura anticipato le richieste degli studenti) quando da decenni dorme senza intervenire minimamente al livello di Scuole Secondarie di Secondo grado ? Il Piano costa 400 miliardi che andranno alle grandi multinazionali, essenzialmente USA. Il consigliere della Ministro Falcucci, prof. Sergio Romano, è sempre stato legato all'IBM.

                Ma, quand'anche ogni scuola avesse la sua dotazione di calcolatori, che si fa con essi ?

                Ma informatica, per Giove! E, sanno tutti i letterati che continuano a dar giudizi basandosi su emozioni, sacri rispetti, sentito dire che informatica è una specie di dattilografia (che dici, Starnone?)? Saper usare una tastiera (questo è quanto previsto nelle scuole, non la programmazione, che sta a monte e, questa sì, sarebbe di grandissima importanza culturale) sarebbe  il fatto culturale nuovo ? Qualcuno dice (Starnone, ad esempio) che il fatto è rilevante perché è a noi ostico. Se dicesse sul serio, dovrebbe trarne tutte le conseguenze; quanti insegnanti non di materie scientifiche (che sono la maggioranza) si sono sempre addirittura fatti un vanto di non aver mai capito la matematica, quanti uomini di cultura non scientifica sono sulla stessa strada ? Ebbene, tiriamo le conclusioni del teorema: studiamo la matematica. Oppure, che la matematica non fa cultura ? Attenzione che se affermate questo negate le premesse: l'informatica senza una sostanziosa base matematica è un insieme vuoto, la tastiera, appunto. Ora, vedere eserciti di studenti che protestano per avere un corso di dattilografia mi pare quantomeno limitativo. Diciamo che è ancora la divisione tra le due culture che fa apparire magico e miracoloso ogni prodotto della scienza ai non scienziati che sono proprio quelli che fanno opinione e, per esempio, fanno i giornalisti, i parlamentari, i legislatori, tutti quelli che fanno e disfanno governi, tutti i responsabili dell'attuale stato delle cose [ed oggi - 2004 -, a buon diritto, in questa lista ci vanno pure i sindacati confederali della scuola. n.d.r].

                Richiesta culturale più ampia va benissimo (e lotteremo insieme con gli studenti - solo noi del '68 con quelli del '77 però - per gli stessi obiettivi) ma non banalizziamo e, soprattutto non sovrapponiamo ciò che noi pensiamo a ciò che stanno cercando di capire e di realizzare gli studenti. Le loro azioni concrete debbono ancora venire e su quelle, non sulle intenzioni, ci schiereremo.

               E quest'ultima considerazione mi fa pensare di nuovo al '68. In realtà non si tratta di nessun insieme seppure lontanamente omogeneo se raccoglie tra le sue fila due categorie di pentiti: gli uni, gli stranoti sui quali neppure mi soffermo; gli altri come i Pinto, i Sofri, i Ferrara, i Lerner che si sono legati mani e piedi con il potere di sempre. Diciamo che certamente lo spirito del '68 non è morto, anche se molti ci hanno lasciato. Presto o tardi, quando riesploderà, ritroverà gli schieramenti di sempre, quelli che ora coccolano gli studenti saranno loro acerrimi nemici; lo scontro, di nuovo, sarà tra il potere e chi vuole cambiare le cose.

             Ma ritorniamo alla richiesta culturale più ampia. Che vuol dire, più precisamente ? Impadronirsi di tutti gli strumenti culturali di sempre aggiornandoli attraverso contenuti più attuali ? Buttare a mare tutto ciò che si è fatto fino ad ora per lavorare con calcolatori, video, sistemi elettronici integrati ?

               Le ipotesi possono essere le più diverse ma occorre entrare in dettagli perché si capisca l'iter su cui occorre muoversi. Con i grandi slanci non si fa lezione. C'è anche una inevitabile routine che occorre programmare. E chi lo fa ? Un insegnante da solo che si mette a tavolino e partorisce idee geniali ... Sogni, fantasticherie di cialtroni. Occorre essere in tanti, di provenienze culturali diverse. L'iter va costruito per  intero (anche se non nei dettagli giornalieri); occorre soprattutto sapere quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ma come si mettono  insieme tante persone che pensino, studino, elaborino e sperimentino con  classi di controllo ? Se queste strutture non vengono garantite da un superiore Ministero (soldi, locali, classi sperimentali, classi di controllo, ricercatori, ...) tutto diventa inutile. Il problema e irrisolvibile con le singole buone volontà (molti di noi del '68 hanno fatto sperimentazioni individuali - sempre pagate in proprio, anche riguardo alla legge - ad esempio - sull'educazione sessuale, sul problema energetico, sull'uso attivo dei laboratori, ... Tutte queste cose si sono sempre ridotte a palliativi che non toccavano mai il fondo dei problemi: la scuola nel suo complesso che andava modificata). Occorre un impegno di governo che non solo non c'è stato e non c'è, ma neanche ci sarà. Il piano informatico, di nuovo ad esempio. Chi farà l'informatica a scuola ? Dice Miss Falcucci che dovranno essere gli insegnanti di matematica e fisica opportunamente riciclati. Che riciclaggio  è previsto ? Una ventina di giorni d'uso di una tastiera in un corso d'aggiornamento non solo non pagato (tanto gli insegnanti lavorano poco!) ma addirittura a spese dei frequentanti (tanto gli insegnanti guadagnano troppo per quello che lavorano!).

                    A parte il fatto chiarissimo che se una persona non ha mai fatto informatica in quei 20 giorni potrà al massimo ed a malapena imparare lui ad usare la tastiera, vi è un problema non secondario: come mai noi, considerati non professionisti, improvvisamente dovremmo avere una professionalità ? E' il continuo gioco delle tre carte del Ministero. Sarà interessante assistere allo scontro sindacale che metteremo su [non è poi accaduto nulla, il sindacato si è defilato ancora. n.d.r]: questa fetta di nostra professione dovrà essere pagata con il salario di qualunque professionista (per tenerci bassi, diciamo 100.000 lire l'ora e con regolare fattura IVA). Ma come il papà di quel ragazzo dell' '85 si scandalizza? Ma quel papà non è quel medico che mi ha preso il doppio per tenermi 5 minuti con due colpi dietro le spalle (e senza fattura IVA) ?

                   Ma, ancora relativamente alla maggiore richiesta culturale e rispetto a quanto sosteneva Starnone (ragazzi preparatissimi su problemi a noi ostici): Ah Starnó ma stai a scherzà ? Dici di far lezione con Vasco Rossi; interessante. Ed Ornella Vanoni dove la mettiamo? Oppure è vero quello che tu dici ed allora dove sta il preparatissimo culturalmente di cui si diceva ? La realtà è un'altra, ed anche qui ci lasciamo facilmente suggestionare. E' il mito, il modello americano che avanza. Si stia molto attenti perché da noi non funziona (abbiamo a suo tempo sperimentato programmi americani di fisica su studenti nostri: il rifiuto a quel modo di crescita, che non prevede salti logici ma essere portati per mano passo passo, era palpabile ed il fallimento misurabile). Di nuovo, non si mitizzi nessun oggetto o strumento. Video, calcolatori e quanto altro, sono solo strumenti, certamente molto utili ma accessori. La formazione culturale, l'imparare ad imparare, passa per altri per corsi che mettano in moto la dialettica mani-cervello.

                 Una ultima, considerazione riguarda la stampa nelle persone di alcuni giornalisti (ad esempio Veleria Gandus e Marco De Martino di Panorama). Rileggetevi i loro articoli sul Movimento dell' '85. Sono la tradizione, la banalità, l'effetto e l'imbroglio. Il Movimento dell' '85 è visto in contrapposizione a quello del '68. I guai della scuola sono tutti degli ex '68. Gli ex '68 sono spacciati come la maggioranza degli insegnanti. E, fatto più grave, si distingue ancora tra buoni e cattivi (i cattivi, scusate se annoio, sono gli autonomi). La scuola, per la gran parte della stampa, balza all'attenzione solo in concomitanza di fatti clamorosi. L'argomento viene affrontato con una episodicità ed una non conoscenza dei problemi che impressiona (una volta l'intero collegio docenti della mia scuola inviò una lettera a Repubblica per rettificare una notizia data da Felice Froio: quest'ultimo gentilmente ci rispose con una lettera privata nella quale ci comunicò che la notizia, non era rettificabile perché gli era stata passata dal Sindacato. Capito ?). Se davvero la scuola interessa (e dovrebbe interessare, per Giove!) si facciano campagne di stampa, si snidino gli incompetenti Ministri, si vadano ad attaccare le clientele dovunque risiedono, si attacchino con nome e cognome coloro che non fanno il loro dovere, dovunque operano, si diventi propositivi, si inciti a mettere su commissioni di studio, si apra un dibattito che investa tutte le componenti della società, si faccia intendere ciò che è e cioè che la scuola non può e non deve essere un corpo separato della società, che la sua sorte riguarda la società nel suo complesso, ... Invece tutto è visto alla luce del '68. Serve a qualcuno ? Si, solo alla cattiva coscienza di certi giornalisti.

 

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