FISICA/MENTE

LA SETTIMANA CORTA A SCUOLA

Roberto Renzetti

 (scritto nel 1984, subito dopo un progetto di legge presentato dal DC Clemente Mastella)

         

        Occorre stare molto attenti. Questa non e' una proposta inoffensiva. Al di là di quello che dice comporta conseguenze, a mio giudizio, molto gravi per l'insieme della scuola prima e della società italiana poi.

          E' un fatto riconosciuto da tutti che la scuola italiana non funziona. E le cause sono diverse ma tutte riconducibili all'immobilismo ed all'incompetenza di chi governa ed ha sempre governato la scuola.

          Ci fu un momento (la prima metà degli anni '70) in cui sembrava che qualcosa mutasse. L'introduzione dei Decreti Delegati apparve a molti come la possibilità di un cambiamento di gestione che in tempi più o meno brevi avrebbe spazzato via la burocrazia, l'immobilismo e l'incompetenza.

          I Decreti Delegati erano nella sostanza un insieme di norme che prevedevano per la scuola una parte associativa, una parte gestionale ed una parte economica. Essi nascevano da mediazioni tra forze politiche differenti ma il risultato sembrava, almeno sulla carta, buono.

          Molti degli operatori della scuola, studenti ed insegnanti, passarono un momento di entusiasmo e di euforia che presto sarebbe morto lasciando in suo luogo una sensazione di nera frustrazione.

          Cos'era accaduto ?

          II Ministero aveva lavorato in modo da far funzionare solo la parte associativa, affossando miseramente le parti economiche e gestionali. Risultato di ciò era un aumento della burocrazia all'interno della scuola: interminabili riunioni - perdite di tempo - in cui non si decideva, perché non si poteva, nulla di qualificante. Per quel che riguarda gli insegnanti ne veniva un aggravio dell'orario di lavoro senza un corrispettivo economico (che pure era previsto).

          Era l'epoca in cui i sindacati confederali ci spiegavano che occorreva lasciar da parte le rivendicazioni economiche ed occuparsi invece di cose più qualificanti (diritto allo studio, scuola democratica, gestione differente, riforma, ...). La situazione retributiva attuale con gli ulteriori aggravi dell'orario di lavoro mostrano quanto fosse errata quella posizione sindacale. La disaffezione degli insegnanti alla scuola nasce principalmente da un salario miserabile [tutti sanno che questo andazzo è peggiorato e le OO.SS. confederali hanno proseguito con la loro politica di massacro degli operatori della scuola, in cambio di privilegi per coloro che operano nelle medesime OO.SS. n.d.r. fatta nel 2004].

          Ma perché la parte associativa dei Decreti Delegati restava in piedi ? Perché il Ministero, con le sue circolari mostro, non ha reso vana anche quella parte ?  E, rispondendo a questa domanda, ci riallacciamo alla questione della settimana corta.

           La componente cattolica (facente capo alla Democrazia Cristiana), che aveva partecipato alla mediazione per la stesura ed il varo dei Decreti, ci teneva molto a che quella parte restasse in piedi. Questi atteggiamenti 'protettivi', 'avvolgenti', sono tipici dei cattolici: i figlioletti vanno protetti e difesi contro le insidie del mondo, occorre essere sempre vicini a loro, non lasciare spazio ad interventi estranei, soprattutto se di estrazione culturale differente.

           Quelle riunioni rituali appagavano questi genitori. Non importava che non si decidesse nulla: loro erano vicini ai loro figli.

           Quale gestione democratica ? Non era questo che interessava a chi deteneva e detiene il Ministero. La questione era di mettere un freno alla scuola che, a partire dal 1968, diventava sempre più laica. Ben altro  intento quindi!

          Che centra con tutto ciò la settimana corta ?

          Dicevamo che la scuola non funziona. Ebbene la componente cattolica facente capo alla Democrazia Cristiana (con alcuni 'utili idioti' che si sono aggregati) inventa ora una permanenza inferiore per i loro figli nelle aule scolastiche. Occorre riaverli vicini 'per ricomporre la famiglia'. E peccato che non possano dire di più, altrimenti aggiungerebbero che la scuola è una fucina di delinquenti e di drogati; in essa non si fa nulla e quindi il figlio me lo riporto a casa e me lo educo io.

          Probabilmente quanto vado dicendo non è neanche a livello di consapevolezza nei firmatari del progetto di legge (Clemente Mastella in prima fila) ma chi conosce i comportamenti di una certa parte del mondo cattolico sa che le dinamiche che sono alla base di questa proposta sono di questo tipo.

          Vorrei aggiungere di più per rafforzare la mia tesi, facendo riferimento ancora ai Decreti Delegati. Quando le varie componenti scolastiche non andavano più a votare per il rinnovo degli organi collegiali, chi si fece portabandiera dei Decreti Delegati ? Vi ricordate quante belle lezioni di democrazia ci venivano, all'epoca, da Comunione e Liberazione ? Quella parte lì era 1'unica che si riconosceva completamente in quei Decreti Delegati.

          Ma ritorniamo alla settimana corta nella scuola. Dice il primo firmatario della proposta di legge: " L'idea di dare i figli ai genitori e i genitori ai figli rimane valida ed è l'unico criterio che ha ispirato la mia proposta. Ricomporre la famiglia. Fare in modo che ci si parli, si discuta in famiglia." (Clemente Mastella su Oggi n° 42 del 17/10/1984).

          E' fin troppo facile osservare quale famiglia  si vuole ricomporre. L'eventuale divisione della famiglia non nasce dal figlio che va a scuola il sabato ma ha cause strutturali che discendono dal tipo di organizzazione economica e produttiva della società nella quale viviamo. Lunghi orari di lavoro aggravati dalla necessità del doppio lavoro (ed anche quello nero), i tempi di spostamento in un traffico caotico, i molti beni offerti e la scarsa disponibilità economica, la disaffezione al lavoro perché economicamente non remunerativo, l'insoddisfazione complessiva della gran parte della popolazione per la profonda ingiustizia sociale che, ad esempio, vede quelli che guadagnano meno pagare le tasse per quelli che guadagnano molto di più, per l'insicurezza della vecchiaia, per la sempre più evanescente assistenza sociale e sanitaria, ... Tutto ciò ha l'effetto di una bomba all'interno della famiglia che, per giunta e per estrema consolazione, quando sta. in casa ha una trentina di programmi televisivi che impediscono ulteriormente che nasca l'opportunità di parlare.

           Ricomporre la famiglia dunque, non mandando il proprio figlio a scuola il sabato? O si è ingenui o in malafede. Oppure vale quanto accennavo qualche riga. più su: molto più freddamente si ritiene che, comunque, è meglio tenersi i figli in casa opinando magari che le case cattoliche sono oasi non toccate dal deserto dei problemi economico-sociali.

           E' comunque interessante entrare nella valenza didattica e di ripercussione psicologica (per alcuni problemi che pone) della proposta Mastella.

           Innanzitutto i problemi che ha la scuola. Sono anni che si aspetta una riforma e, con una logica analoga a quella che guida Mastella a ricomporre la famiglia non mandando il sabato i figli a scuola, si riformano gli esami ! Ma, qualcuno, avrà detto al Ministro della Pubblica Istruzione in carica che l'esame dovrebbe servire a misurare un corso di studi e che cambiare un esame senza cambiare il corso di studi è del tutto inutile ?  E perché non si fa una riforma ?  Perché sono tanti e tali gli interessi corporativi che sono maturati nella scuola che urtare più di un milione di elettori è pericoloso. Perché il problema è proprio : riformare significa (o dovrebbe significare), almeno in una accezione liberale, maggiore efficienza e rispondenza alle necessità del paese. Ma neppure abbiamo dei sani liberali che ci governano: solo cialtroni ed arruffoni che pensano all'utile particolare immediato. Maggiore efficienza significa maggior lavoro da parte degli insegnanti, almeno qualitativo (ma anche quantitativo). Quanti di quelli che attualmente insegnano nella scuola vorrebbero le 36 ore settimanali (naturalmente con uno stipendio molto più elevato) ? Anche con questo nuovo stipendio, la situazione di doppio lavoro,essenzialmente delle madri e delle spose, farebbe si che la gran parte degli insegnanti salterebbe su tutte le furie. In ultima analisi ciò significai niente riforma (chi governa sa che quegli insegnanti rappresentano un grosso serbatoio di voti a proprio sostegno).

          Niente riforma dicevamo e, conseguentemente, la scuola inerzialmente va dequalificandosi sempre più. Ed allora ha buon gioco chi dice che tanto vale andarci un giorno in meno (lo stesso che ha creato questa situazione insostenibile all'interno della scuola).

          Se invece si parte dall'ipotesi che la scuola funziona (almeno nel senso del potrebbe funzionare) bene, allora le cose cambiano.

          Svolgere un programma su un arco settimanale di sei giorni è certamente più proficuo (anche a parità di unià' orarie) che non farlo su un arco di cinque giorni. A parte la perdita di concentrazione che due giorni di seguito di vacanza comporta, è senz'altro vero che le cose, a piccole dosi, sono meglio digerite. E poi le seste ore (anche se tutte le ore diventano di 50 minuti) chi le fa ? Iniziamo una lezione sul terzo canto del Paradiso, o ci facciamo un'esercitazione scritta di latino ? Se dite che queste cose vanno fatte alle prime ore, allora dite che bisogna andare a scuola sei giorni a settimana. Se dite che queste cose non sono poi così importanti, allora dite che bisogna riformare la scuola, almeno per la parte riguardante i programmi. Ma c'è sempre la possibilità di affrontare lo studio di Plotino o quello dei numeri immaginari ! Queste cose le facciamo alla sesta ora ? Il commento che qui segue è come il precedente. La soluzione che gli accorti pedagoghi ci forniranno è quella che tutti voi già avete pensato: alle seste ore facciamo, religione, disegno, applicazioni tecniche, musica, educazione fisica, ... E' allora questo ciò che il potere scolastico intende per armonica formazione del ragazzo ? Materie di serie A e B. Ma, a parte la religione, che così come e' pensata e fatta potrebbe stare anche all'intervallo, rimane sempre la considerazione che quelli che si sono sbracciati per volerla nella scuola, nella pratica, la vanno a relegare in soffitta. Coerenza ! "Ma  certo  -  dice  Mastella  -  con  una  accorta  programmazione  anche  questo disagio può essere rimosso." (Ref. cit.). E già che sono anni che le accorte programmazioni fanno si che a metà novembre non vi sono ancora insegnanti, che non vi è nessuna politica di reclutamento degli insegnanti se non l'inflazione delle leggi speciali e dei maxiconcorsi,... L'eventualità poi che gli studenti tornino a scuola il pomeriggio non voglio neanche prenderla in considerazione, tanto è al di fuori della realtà oggettiva del nostro paese. Volendo invece prenderla in considerazione, indipendentemente dai problemi strutturali insormontabili che essa pone, si presenta un interessante esercizio di logica. Perché Mastella non se ne sta con i suoi figli quel pomeriggio ? E' presto detto: a smentita del fatto che Mastella sostiene non essere questa una proposta per ricchi, viene spontaneo pensare che in fondo un pomeriggio è poca cosa di fronte ad un meraviglioso  fine settimana nella casetta al mare o in montagna. O no ?

          Ma vi e' un altro aspetto del problema che io in quanto insegnante rifiuto con forza ! Non mi va più di essere additato al pubblico disprezzo per essere uno che lavora poco ! Non mi va di essere considerato oltre che quello che ha quattro mesi di vacanza anche quello che ha  la settimana corta. Anzi, insisto, il lavoro di insegnante dovrebbe svolgersi su 36 ore settimanali (l8 di insegnamento e le rimanenti di studio, coordinamento attività  integrative, consulenze agli abitanti del quartiere; tutto questo con un ufficio all'interno della scuola ed uno stipendio ben distinto dall'attuale), basta con la necessità del doppio o triplo lavoro, l'insegnamento deve poter diventare ed essere considerato una professione (ma qui ci vorrebbe quella riforma della quale parlavamo e che non si farà, non per gli interessi della scuola, ma per l'automantenimento al potere di chi ci governa).

          Ed ancora (tornando al fatto che il sabato risulterebbe libero con la conseguenza che i figli stanno in famiglia). II papà privilegiato che il sabato non lavora, probabilmente (?) passerà questa giornata con i figli e buon per loro. Ma il papà che lavora e duramente (si perché c'è ancora gente così, Onorevole Mastella !) e, per di più, vive in quei bei quartieri che la speculazione edilizia (aiutata dalla DC) ha montato, dove non vi sono i bei circoli culturali, i campi da tennis, o le piscine, o le piste d'equitazione, o tutte quelle belle cose che vi siete messe nel vostro mondo dorato (ma neppure un semplice prato PULITO), questo papà deve lasciare suo figlio per strada, lui si.probabile vittima della criminalità organizzata. Ma il sabato si fanno le gite e si visitano i musei. Quelli che vogliono andare a scuola saranno attesi. Volontarismo ! Come si può richiedere una cosa del genere a ragazzi in formazione che hanno bisogno, a quel livello di età di essere 'tenuti' da una parte e'liberati' dalla famiglia dall'altra. Quanti andranno al museo ? E poi gli studenti di un paese qualsiasi, dove vanno ? Una volta vista la  Chiesa, le due otre cose di sicuro interesse che vi sono, cosa faranno per tutti gli altri sabati ? Gli studenti cattolici che non vanno al fine settimana, hanno l'Oratorio, ma gli altri ? C'è sempre quella bischetta dove si gioca al biliardo, alle carte, dove si programmano incursioni a Roma per andare a vedere come sono fatte certe donne.

          Onorevole Mastella, lei dimostra quello che ormai molti italiani sanno. Il distacco sempre maggiore di chi ci governa con la popolazione reale. E tanto è vero quello che dico che Lei osa affermare delle cose che, proprio perché tragiche, non risultano ridicole.

           "Solo dopo che il sabato sarà vacanza a scuola si avrà, come effetto indotto, quello del sabato libero per tutti i lavoratori: non ci sarà infatti alcuna categoria che nelle contrattazioni nazionali non metterà al primo posto la richiesta di stare con i figli (sic!), di avere cioè il sabato disponibile." (Ref. cit.).

          E' un metodo questo che è di casa nel partito dell'Onorevole Mastella: partire dal fondo per risolvere i problemi. Non osando pensare che il suddetto Onorevole si sia convertito alla tesi del 'lavorare meno, lavorare tutti', debbo arguire che il nostro ha una visione quanto meno idilliaca delle contrattazioni sindacali. Visto però, è il caso di dirlo, da che pulpito viene la predica (si ricorda l'Onorevole Mastella il furto dei 4 punti di contingenza, e quello sulle liquidazioni, ..?), e' il caso di pensare che probabilmente si stia programmando una stagione molto dura per i lavoratori del nostro paese: tutti in cassa integrazione a zero ore per un giorno alla settimana. E non prendetevela con i padroni ! Loro lo fanno perché possiate stare più tempo con i vostri figli !

 

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