Occorre stare molto attenti. Questa non e' una proposta inoffensiva. Al
di là di quello che dice comporta conseguenze, a mio giudizio, molto gravi per
l'insieme della scuola prima e della società italiana poi.
E' un fatto riconosciuto da tutti che la scuola italiana non
funziona. E
le cause sono diverse ma tutte riconducibili all'immobilismo
ed all'incompetenza
di chi governa ed ha sempre governato la scuola.
Ci fu un momento (la prima metà degli anni '70) in cui sembrava che
qualcosa mutasse. L'introduzione dei Decreti Delegati apparve
a molti come
la possibilità di un cambiamento di gestione che in tempi
più o meno
brevi avrebbe spazzato via la burocrazia, l'immobilismo e
l'incompetenza.
I Decreti Delegati erano nella sostanza un insieme di norme
che
prevedevano per la scuola una parte associativa, una parte gestionale ed una
parte economica. Essi nascevano da mediazioni tra forze politiche differenti ma
il risultato sembrava, almeno sulla carta, buono.
Molti degli operatori della scuola, studenti ed insegnanti,
passarono un
momento di entusiasmo e di euforia che presto sarebbe morto lasciando in suo
luogo una sensazione di nera frustrazione.
Cos'era accaduto ?
II Ministero aveva lavorato in modo da far funzionare solo la
parte
associativa, affossando miseramente le parti economiche e gestionali. Risultato
di ciò era un aumento della burocrazia all'interno della
scuola:
interminabili riunioni - perdite di tempo - in cui non si decideva, perché non
si poteva, nulla di qualificante. Per quel che riguarda
gli
insegnanti ne veniva un aggravio dell'orario di lavoro senza un corrispettivo
economico (che pure era previsto).
Era l'epoca in cui i sindacati confederali ci spiegavano che
occorreva
lasciar da parte le rivendicazioni economiche ed occuparsi invece di cose più
qualificanti (diritto allo studio, scuola democratica,
gestione
differente, riforma, ...). La situazione retributiva attuale con
gli ulteriori
aggravi dell'orario di lavoro mostrano quanto fosse errata
quella
posizione sindacale. La disaffezione degli insegnanti alla scuola
nasce
principalmente da un salario miserabile [tutti sanno che
questo andazzo è peggiorato e le OO.SS. confederali hanno proseguito con la
loro politica di massacro degli operatori della scuola, in cambio di privilegi
per coloro che operano nelle medesime OO.SS. n.d.r. fatta nel 2004].
Ma perché la parte associativa dei Decreti Delegati restava
in piedi ?
Perché il Ministero, con le sue circolari mostro, non ha reso vana anche quella
parte ? E, rispondendo a questa
domanda, ci riallacciamo alla questione della settimana corta.
La componente cattolica (facente capo alla Democrazia Cristiana),
che aveva
partecipato alla mediazione per la stesura ed il varo dei Decreti, ci teneva
molto a che quella parte restasse in piedi. Questi atteggiamenti 'protettivi',
'avvolgenti', sono tipici dei cattolici: i figlioletti vanno protetti e difesi
contro le insidie del mondo, occorre essere
sempre
vicini a loro, non lasciare spazio ad interventi estranei, soprattutto se di
estrazione culturale differente.
Quelle riunioni rituali appagavano questi genitori. Non importava che non
si decidesse nulla: loro erano vicini ai loro figli.
Quale gestione democratica ? Non era questo che
interessava a
chi deteneva
e detiene il Ministero. La questione era di mettere un freno
alla scuola
che, a partire dal 1968, diventava sempre più laica. Ben altro
intento quindi!
Che centra con tutto ciò la settimana corta ?
Dicevamo che la scuola non funziona. Ebbene la componente cattolica
facente capo alla Democrazia Cristiana (con alcuni 'utili idioti' che
si sono
aggregati) inventa ora una permanenza inferiore per i loro figli
nelle aule
scolastiche. Occorre riaverli vicini 'per ricomporre la famiglia'.
E peccato che non possano dire di più, altrimenti aggiungerebbero
che la
scuola è una fucina di delinquenti e di drogati; in essa non si fa
nulla e
quindi il figlio me lo riporto a casa e me lo educo io.
Probabilmente quanto vado dicendo non è neanche a livello di
consapevolezza
nei firmatari del progetto di legge (Clemente Mastella in
prima fila)
ma chi conosce i comportamenti di una certa parte del mondo
cattolico sa
che le dinamiche che sono alla base di questa proposta sono
di questo
tipo.
Vorrei aggiungere di più per rafforzare la mia tesi, facendo
riferimento
ancora ai Decreti Delegati. Quando le varie componenti scolastiche non andavano
più a votare per il rinnovo degli organi collegiali,
chi si fece
portabandiera dei Decreti Delegati ? Vi ricordate quante belle lezioni di
democrazia ci venivano, all'epoca, da Comunione e Liberazione ?
Quella parte
lì era 1'unica che si riconosceva completamente in quei
Decreti
Delegati.
Ma ritorniamo alla settimana corta nella scuola. Dice il primo
firmatario
della proposta di legge: " L'idea di dare i figli ai genitori
e i genitori
ai figli rimane valida ed è l'unico criterio che ha ispirato la mia proposta.
Ricomporre la famiglia. Fare in modo che ci si parli,
si discuta
in famiglia." (Clemente Mastella su Oggi n° 42 del 17/10/1984).
E' fin troppo facile osservare quale famiglia
si vuole ricomporre. L'eventuale divisione della famiglia non nasce dal
figlio che
va a scuola
il sabato ma ha cause strutturali che discendono dal tipo di organizzazione
economica e produttiva della società nella quale viviamo.
Lunghi orari di lavoro aggravati dalla necessità del doppio lavoro (ed anche
quello nero), i tempi di spostamento in un traffico caotico, i molti beni
offerti e la scarsa disponibilità economica, la disaffezione al lavoro
perché
economicamente non remunerativo, l'insoddisfazione complessiva
della gran
parte della popolazione per la profonda ingiustizia sociale
che, ad
esempio, vede quelli che guadagnano meno pagare le tasse per quelli
che guadagnano molto di più, per l'insicurezza della vecchiaia, per
la sempre più evanescente assistenza sociale e sanitaria, ... Tutto
ciò ha l'effetto di una bomba all'interno della famiglia che, per giunta e per
estrema consolazione, quando sta. in casa ha una trentina di programmi
televisivi che impediscono ulteriormente che nasca l'opportunità di parlare.
Ricomporre la famiglia dunque, non mandando il proprio figlio
a scuola il sabato? O si è ingenui o in malafede. Oppure vale quanto
accennavo qualche riga. più su: molto più freddamente si ritiene che,
comunque, è
meglio tenersi i figli in casa opinando magari che le case
cattoliche
sono oasi non toccate dal deserto dei problemi economico-sociali.
E' comunque interessante entrare nella valenza didattica e di
ripercussione
psicologica (per alcuni problemi che pone) della proposta
Mastella.
Innanzitutto i problemi che ha la scuola. Sono anni che si
aspetta una
riforma e, con una logica analoga a quella che guida Mastella
a ricomporre
la famiglia non mandando il sabato i figli a scuola, si riformano gli esami !
Ma, qualcuno, avrà detto al Ministro della Pubblica
Istruzione
in carica che l'esame dovrebbe servire a misurare un corso di
studi e che
cambiare un esame senza cambiare il corso di studi è del tutto inutile ?
E perché non si fa una riforma ? Perché
sono tanti e tali
gli
interessi corporativi che sono maturati nella scuola che urtare più di un
milione di elettori è pericoloso. Perché il problema è proprio
lì:
riformare significa (o dovrebbe significare), almeno in una accezione
liberale,
maggiore efficienza e rispondenza alle necessità del paese.
Ma neppure
abbiamo dei sani liberali che ci governano: solo cialtroni ed
arruffoni
che pensano all'utile particolare immediato. Maggiore efficienza significa
maggior lavoro da parte degli insegnanti, almeno qualitativo
(ma anche
quantitativo). Quanti di quelli che attualmente insegnano nella
scuola
vorrebbero le 36 ore settimanali (naturalmente con uno stipendio
molto più
elevato) ? Anche con questo nuovo stipendio, la situazione di
doppio
lavoro,essenzialmente delle madri e delle spose, farebbe si che la
gran parte
degli insegnanti salterebbe su tutte le furie. In ultima analisi ciò significai
niente riforma (chi governa sa che quegli insegnanti
rappresentano
un grosso serbatoio di voti a proprio sostegno).
Niente riforma dicevamo e, conseguentemente, la scuola inerzialmente va
dequalificandosi sempre più. Ed allora ha buon gioco chi dice
che tanto
vale andarci un giorno in meno (lo stesso che ha creato questa
situazione
insostenibile all'interno della scuola).
Se invece si parte dall'ipotesi che la scuola funziona (almeno
nel senso
del potrebbe funzionare) bene, allora le cose cambiano.
Svolgere un programma su un arco settimanale di sei giorni è
certamente
più proficuo (anche a parità di unià' orarie) che non farlo su un arco di
cinque giorni. A parte la perdita di concentrazione che
due giorni
di seguito di vacanza comporta, è senz'altro vero che le cose,
a
piccole dosi, sono meglio digerite. E poi le seste ore (anche se tutte
le ore
diventano di 50 minuti) chi le fa ? Iniziamo una lezione sul terzo canto del
Paradiso, o ci facciamo un'esercitazione scritta di latino ?
Se dite che
queste cose vanno fatte alle prime ore, allora dite che bisogna andare a scuola
sei giorni a settimana. Se dite che queste cose non
sono poi così
importanti, allora dite che bisogna riformare la scuola,
almeno per
la parte riguardante i programmi. Ma c'è sempre la possibilità di affrontare
lo studio di Plotino o quello dei numeri immaginari !
Queste cose
le facciamo alla sesta ora ? Il commento che qui segue è come
il
precedente. La soluzione che gli accorti pedagoghi ci forniranno è
quella che
tutti voi già avete pensato: alle seste ore facciamo, religione, disegno,
applicazioni tecniche, musica, educazione fisica, ...
E' allora
questo ciò che il potere scolastico intende per armonica formazione del ragazzo
? Materie di serie A e B. Ma, a parte la religione, che così come e' pensata e
fatta potrebbe stare anche all'intervallo, rimane
sempre la
considerazione che quelli che si sono sbracciati per volerla
nella
scuola, nella pratica, la vanno a relegare in soffitta. Coerenza !
"Ma
certo - dice
Mastella -
con una accorta
programmazione anche questo
disagio può
essere rimosso." (Ref. cit.). E già che sono anni che le
accorte
programmazioni fanno si che a metà novembre non vi sono ancora
insegnanti,
che non vi è nessuna politica di reclutamento degli insegnanti
se non
l'inflazione delle leggi speciali e dei maxiconcorsi,... L'eventualità poi che
gli studenti tornino a scuola il pomeriggio non voglio neanche prenderla in
considerazione, tanto è al di fuori della realtà oggettiva del nostro paese.
Volendo invece prenderla in considerazione, indipendentemente dai problemi
strutturali insormontabili che essa pone, si presenta un interessante esercizio
di logica. Perché Mastella non se ne sta
con i suoi
figli quel pomeriggio ? E' presto detto: a smentita del fatto
che Mastella
sostiene non essere questa una proposta per ricchi, viene
spontaneo
pensare che in fondo un pomeriggio è poca cosa di fronte ad
un
meraviglioso fine settimana nella
casetta al mare o in montagna. O no ?
Ma vi e' un altro aspetto del problema che io in quanto insegnante
rifiuto con forza ! Non mi va più di essere additato al pubblico disprezzo per
essere uno che lavora poco ! Non mi va di essere considerato
oltre che
quello che ha quattro mesi di vacanza anche quello che ha
la
settimana
corta. Anzi, insisto, il lavoro di insegnante dovrebbe svolgersi su 36 ore
settimanali (l8 di insegnamento e le rimanenti di studio,
coordinamento
attività integrative, consulenze agli abitanti del quartiere; tutto
questo con un ufficio all'interno della scuola ed uno stipendio ben distinto
dall'attuale), basta con la necessità del doppio o
triplo
lavoro, l'insegnamento deve poter diventare ed essere considerato
una
professione (ma qui ci vorrebbe quella riforma della quale parlavamo
e che non si
farà, non per gli interessi della scuola, ma per l'automantenimento al potere
di chi ci governa).
Ed ancora (tornando al fatto che il sabato
risulterebbe libero
con la
conseguenza che i figli stanno in famiglia). II papà privilegiato
che il
sabato non lavora, probabilmente (?) passerà questa giornata con
i figli e
buon per loro. Ma il papà che lavora e duramente (si perché
c'è
ancora gente così, Onorevole Mastella !) e, per di più, vive in quei
bei
quartieri che la speculazione edilizia (aiutata dalla DC) ha montato,
dove non vi
sono i bei circoli culturali, i campi da tennis, o le piscine,
o le piste
d'equitazione, o tutte quelle belle cose che vi siete messe
nel vostro
mondo dorato (ma neppure un semplice prato PULITO), questo papà deve lasciare
suo figlio per strada,
lui
si.probabile vittima della criminalità organizzata. Ma il sabato si
fanno le
gite e si visitano i musei. Quelli che vogliono andare a scuola
saranno
attesi. Volontarismo ! Come si può richiedere una cosa del genere a ragazzi in
formazione che hanno bisogno, a quel livello di età di
essere
'tenuti' da una parte e'liberati' dalla famiglia dall'altra.
Quanti andranno al museo ? E poi gli studenti di un paese qualsiasi, dove vanno
?
Una volta
vista la Chiesa,
le due otre cose di sicuro interesse che vi sono, cosa faranno per tutti gli
altri sabati ? Gli studenti cattolici che non vanno al fine settimana,
hanno
l'Oratorio, ma gli altri ? C'è sempre quella bischetta dove si
gioca al
biliardo, alle carte, dove si programmano incursioni a Roma
per andare a
vedere come sono fatte certe donne.
Onorevole Mastella, lei dimostra quello che ormai molti italiani
sanno. Il distacco sempre maggiore di chi ci governa con la popolazione
reale. E
tanto è vero quello che dico che Lei osa affermare delle cose
che, proprio
perché tragiche, non risultano ridicole.
"Solo dopo che il sabato sarà vacanza a scuola si avrà, come
effetto
indotto, quello del sabato libero per tutti i lavoratori: non ci
sarà
infatti alcuna categoria che nelle contrattazioni nazionali non
metterà al
primo posto la richiesta di stare con i figli (sic!), di avere cioè il sabato
disponibile." (Ref. cit.).
E' un metodo questo che è di casa nel partito dell'Onorevole
Mastella:
partire dal fondo per risolvere i problemi. Non osando pensare
che il
suddetto Onorevole si sia convertito alla tesi del 'lavorare meno,
lavorare tutti', debbo arguire che il nostro ha una visione quanto meno
idilliaca
delle contrattazioni sindacali. Visto però, è il caso di dirlo,
da che
pulpito viene la predica (si ricorda l'Onorevole Mastella il furto
dei 4 punti
di contingenza, e quello sulle liquidazioni, ..?), e' il caso
di pensare
che probabilmente si stia programmando una stagione molto dura
per i
lavoratori del nostro paese: tutti in cassa integrazione a zero ore
per un
giorno alla settimana. E non prendetevela con i padroni ! Loro lo
fanno perché
possiate stare più tempo con i vostri figli !
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