Da il Manifesto del 17 settembre 2003
SCUOLA
L'Italia berlusconiana è quasi l'ultima della classe
Ocse
Un rapporto colloca il paese agli ultimi posti tra i
paesi ricchi per investimenti, efficienza e scolarizzazione superiore
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
ROMA - Il numero dei posti riservato ai passaggi di ruolo degli insegnanti in
servizio, sarà affidato alla contrattazione collettiva in modo tale da
destinare il maggior numero possibile alle assunzioni dei precari.
La sentenza dei magistrati dell'Aquila dopo il ricorso
presentato
ROMA - Da Repubblica 26 ottobre 2003:
Milano,
11:38 "Come cattolico sento la sentenza del giudice
dell'Aquila, con cui si dispone la rimozione del Crocifisso
dalla scuola, come una bestemmia", ha detto Calderoli.
"E ancor più gravi - aggiunge - mi appaiono le
motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice:
'...la presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a
una comprensione profondamente scorretta della dimensione
culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il mancato
inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane
ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla nostra
Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta.
Queste sono purtroppo le conseguenze della passiva
accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e
individuano come nemici coloro che credono in un dio diverso
dal loro". "Tra Maometto, guerre di religione, Bin
Laden e soci, io e la Lega - conclude Calderoli - staremo
sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e su
tutti i fronti". (red)
Per il ministro del Welfare la sentenza del giudice
dell'Aquila
ROMA - Da Repubblica 26 ottobre 2003: L'Aquila, 15:12
Per il ministro del Welfare la sentenza del giudice
dell'Aquila
ROMA - Roma, 17:24 "Una sentenza - prosegue Fini - che sembra fatta apposta per offrire
argomenti a chi contesta la possibilità di una pacifica convivenza e di una
rispettosa integrazione nella nostra società". (red)
Da Repubblica 26 ottobre 2003
Nella lunga motivazione, i giudici pongono l'accento sulla tesi sostenuta dal
ministero, secondo la quale l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche
è espressamente prescritta da due decreti regolamentari del 1924 e 1928
relativi agli istituti medi ed elementari, norme che seppur datate «sarebbero
tuttora in vigore» perchè non abrogate dalle disposizioni del Testo unico
delle leggi sulla scuola del 1994. Cioè con le stesse motivazioni adottate per
la vicenda di Ofena impugnata da Adel Smith. Il Tar veneto sostiene invece che «il crocifisso rappresenta la massima
icona cristiana, presente in ogni luogo di culto e più di ogni altra venerata».
Ma nelle aule, affermano i giudici, «non si può essere certi che sia
compatibile con i principi stabiliti Non solo. Diversamente da quanto avviene per l'insegnamento della religione,
che gli studenti e i loro genitori liberamente La decisione oggetto dell'impugnazione venne presa il 27 maggio 2002 dal
consiglio dell'Istituto Comprensivo "Vittorino
ROMA - Da l'Unità 22.01.2004 E invece scopriamo che il tuffo spericolato nella modernità che ci viene
offerto dalla riforma dell’istruzione, deve fare ancora i conti con un
problema antico come l’unità d’Italia. Ventidue milioni di analfabeti o
semianalfabeti. E non solo: il 39,2% dei nostri concittadini è fuori della
Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto
anni di scolarità. Dati che, se confrontati a livello mondiale, ci pongono agli
ultimi posti delle classifiche redatte dall’Ocse. Su trenta paesi considerati
che rilevano le conoscenze medie nella popolazione oltre i 25 anni, il nostro
Paese figura al sest'ultimo posto: ci seguono soltanto Spagna, Polonia,
Portogallo, Turchia e Messico. Quanto a percentuale di popolazione con titolo
universitario, l'Italia si colloca al terz'ultimo posto. Dopo di noi la
Repubblica Ceca e la Turchia. L'università (con solo 3.699.000 persone che possiedono un dottorato di
ricerca, una laurea o una laurea breve) è l'altro problema che ci differenza
dai paesi più sviluppati. Considerando la consistenza del capitale umano più
sofisticato, i ricercatori, l'Italia si colloca all'ultimo posto della
classifica, con un numero di ricercatori per 1000 unità di lavoro pari a 2,78.
Al primo posto troviamo il Giappone con 9,72 seguito da Finlandia (9,61) e
Svezia (9,10). Immediatamente davanti a noi troviamo Portogallo (3,11), Grecia
(3,32), Spagna (3,77). L’insieme di questi dati, presentati nel corso di un convegno organizzato
dallo Spi-Cgil, ha un’evidente risvolto pratico: una riduzione di competitività
del sistema Italia. L'anno scorso, secondo quanto riportato nell’indagine, il
nostro paese è passato dal 18mo al 23mo posto nella graduatoria dei paesi che
l'Imd (International Institute for Management Development) compila
periodicamente sulla competitività economica mondiale. da http://www.unla.it/index_sede.asp """Secondo
i più recenti dati ISTAT (2003) su circa 57 milioni di Italiani poco più di
3.500.000 sono forniti di laurea, 14.000.000 di titolo medio superiore,
16.500.000 di scuola media e ben 22.500.000 sono privi di titoli di studio o
possiedono, al massimo, la licenza elementare. In percentuale 39,2% dei nostri
concittadini sono fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo
del possesso di almeno otto anni di scolarità. Uno
strumento tradizionale di alfabetizzazione, quello dei corsi delle 150 ore, ha
rivelato inefficienza e precarietà. Solo il 35% degli iscritti partecipa in
media agli esami finali, con rappresentanza femminile irrisoria. Si impone una
ridefinizione di tale strumento, e l'UNLA procede in tal senso. E' stato
pertanto proposto un programma di formazione e aggiornamento dei formatori,
orientato prevalentemente all'introduzione di aspetti salienti della formazione
permanente e della modificazione di processi mentali e cognitivi, della dinamica
dei gruppi, dell'aggiornamento degli operatori e della migliore formazione dei
docenti con approfondimento di temi relativi alla riqualificazione professionale
ed alla formazione continua. Una
specifica ricerca-azione proposta, organizzata dalla Sede Centrale dell'UNLA è
stata affidata ad un Comitato scientifico composto dal Presidente Prof.
Saverio Avveduto e da altre personalità quali il Prof. Tullio
De Mauro, docente della "Sapienza" di Roma, dall'On.le
Raffaele Manca responsabile dei Centri per adulti della Sardegna, dal Prof.
Luigi Tarsitano Vice Presidente UNLA. A seguito
della C.M. 679/97 istitutiva del Progetto Nazionale assistito
Calabria-Basilicata di istruzione e formazione in età adulta, l'UNLA collabora
attivamente con il M.P.I. partecipando ad incontri e seminari. Al fine di
sviluppare linee d'intervento volte all'attuazione del progetto di cui alla
circolare citata, l'Unione ha elaborato un programma di Educazione Permanente in
favore dei giovani 14-29 anni. Il progetto è specialmente mirato a sei Regioni
meridionali (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna). Sulla
base dell'esperienza maturata nella sua ormai cinquantennale attività di
alfabetizzazione e nel recupero socio-culturale di utenti appartenenti a gruppi
svantaggiati, l'UNLA promuove inoltre progetti per la realizzazione di programmi
di "alfabetizzazione socio-culturale". Sulla
base dei su citati dati ISTAT, l'UNLA prevede un programma a vasto raggio,
denominato "Progetto Sperimentale di diffusione della cultura di
base". L’obiettivo
del progetto è quello di organizzare presso i CCEP "unità di azione"
per l’individuazione di specifici interventi nel quadro di una cultura non
solamente scolastica ma più ampiamente civile nella quale convergano
informazioni e valori indispensabili per vivere consapevolmente nel mondo
contemporaneo.
Il consiglio dei ministri approva il
testo di riforma Scuola,
addio all'esame di quinta. Via all'inglese e
all'informatica
ROMA - Tutor. Per l'intera durata
delle scuole primaria e secondaria di
primo grado, a un docente verranno
affidate le funzioni di orientamento per
la scelta delle attività opzionali, di
coordinamento delle attività educative
e didattiche, di cura delle relazioni
con le famiglie e di cura della
documentazione del percorso formativo
compiuto dall'alunno.
Una delle tre «i» della propaganda di Berlusconi è qui smascherata: in
Danimarca c'è un computer ogni tre studenti nelle scuole secondarie, in Italia
uno ogni 12-13 (peggio fanno solo Spagna, Portogallo, Irlanda e Messico). Gli
studenti italiani non escono bene dagli indici di valutazione Ocse: il livello
della comprensione dello scritto alla fine della scuola media, per esempio, è
in calo e ben sotto la media. A titolo comparativo, la Francia è nella media,
gli Usa in una posizione medio-alta. Non c'è da stupirsi di questo risultato
(che segnala per i paesi che investono di più nell'apprendimento della lettura
un felice superamento delle barriere di classe sociale) quando si vede la magra
parte che in Italia hanno i luoghi di «lettura pubblica». Quello che è molto
preoccupante è la posizione italiana rispetto al numero dei diplomati della
scuola superiore: non solo il paese è ai livelli più bassi, ma contro una
situazione nella maggioranza dei paesi Ocse dell'80% di diplomati di secondo
grado per ogni classe di età, l'Italia ha impiegato più di vent'anni per
passare dal 50 al 60%.
Quando si guardano i dati sulla laurea, l'Italia scivola ancora più in basso,
molto di sotto della media, che nei paesi Ocse è del 30% di diplomati a livello
universitario su una classe di età. Il ritardo italiano è qui accentuato anche
dal fatto che mancano i cicli brevi all'università e ci sono moltissimi
abbandoni (in Italia ad aver concluso gli studi superiori è circa il 10% della
popolazione, più o meno come in Turchia, mentre in Canada è più del 50% e
negli Usa intorno al 40). Infine, altro dato preoccupante: le università
italiane sono chiuse agli stranieri, mentre più della metà degli studenti
stranieri nell'area Ocse sono accolti da Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e
Australia.
Riequilibrati i punteggi per i docenti precari
Critici i sindacati: "Occasione persa"
Scuola, via al decreto sulla
graduatorie
Il provvedimento prevede che, a partire dall'anno scolastico 2004-2005,
l'ultimo scaglione delle graduatorie permanenti, dove sono iscritti i
docenti che non hanno conseguito l'abilitazione, venga rideterminato sulla
base di una nuova tabella di valutazione. La nuova graduatoria che così si
determinerà, dovrà essere integrata ed aggiornata ogni due anni.
Attualmente risultano iscritti nelle graduatorie permanenti 288 mila
candidati, tra precari storici e "sissini". Un dato che tiene
conto soltanto degli aspiranti effettivi, escludendo i docenti già
titolari di un posto fisso.
La tabella ridefinisce i punteggi dei titoli per l'inserimento nelle
graduatorie permanenti, confermando i punteggi attuali e rispettando i
principi affermati dalle sentenze della magistratura amministrativa.
Queste le novità rispetto ai punteggi finora attribuiti: bonus di 6 punti
alle abilitazioni diverse dalla specializzazione conseguita nelle scuole
per l'insegnamento secondario; riduzione ad un terzo del punteggio da
attribuire al voto di abilitazione, che ora viene graduato da 4 a 12 punti
(in precedente era da 12 a 36); riduzione ad un terzo del punteggio
attribuito alle altre specializzazioni, possedute in aggiunta a quella
fatta valere come titolo di accesso.
Il decreto offre inoltre la possibilità di ottenere l'abilitazione ai
docenti che hanno prestato servizio per almeno 360 giorni negli ultimi
quattro anni, in particolare sul sostegno, tramite la frequenza di appositi
corsi di durata annuale, organizzati dalle università".
Critica a Cgil scuola che boccia il ddl perché renderebbe più deboli
tutti i precari e non affronterebbe la questione delle immissioni in ruolo.
Per il segretario generale della Cisl scuola Daniela Colturani, il
provedimento del governo è "un'occasione mancata".
da Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia
Crocifisso nelle aule scolastiche, il
Tribunale ordina la rimozione
"La scuola pubblica deve essere imparziale
di fronte al fenomeno religioso"
Il ricorso era stato presentato qualche settimana fa dal legale di Adel
Smith. La sentenza è stata immediata. Trenta pagine scritte dal giudice
Mario Montanaro che difendono "l'imparzialità dell'istruzione
scolastica pubblica di fronte al fenomeno religioso". Un'imparzialità
che va realizzata "attraverso la mancata esposizione di simboli
religiosi". Il giudice ha preso in considerazione anche la possibilità
che più simboli religiosi vengano esposti sui muri della aule scolastiche.
Ma ha deciso che la strada non è percorribile, sia perché "non
potrebbe in concreto essere tendenzialmente esaustiva", sia perché
"finirebbe per ledere la libertà religiosa negativa di coloro che non
hanno alcun credo".
Di più. "Nell'ambito scolastico - si legge nella sentenza - la
presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione
profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di
fede, perché manifesta l'inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di
scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell'universo, come
verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre
esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano,
trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci
condizionamenti".
La rimozione del crocifisso, conclude il giudice, è l'unica misura
possibile per inibire la lesione del diritto di libertà dei figli minori,
poichè l'alternativa sarebbe non far partecipare all'attività didattica i
piccoli scolari.
E' contento Adel Smith. "Siamo di fronte ad una chiara e storica
sconfitta dell'arroganza degli esponenti dello strisciante razzismo
religioso istituzionale", ha commentato il presidente dell'Unione dei
Musulmani d'Italia. Adel Smith, indagato dalla procura di Verona per aver
usato parole ingiuriose nei confronti del Cardinale Biffi, era salito agli
onori della cronaca, nel gennaio 2003. Ospite assiduo di una tv privata di
Verona, Telenuovo, Smith
venne assalito in diretta tv da un gruppo di militanti Forza Nuova.
Il cardinale: "Offeso il popolo italiano e la Costituzione"
Crocefissi, Tonini insorge "E' una
sentenza offensiva"
La Cgil cauta: "E' un passo verso la laicità della scuola"
Storace: "Diritto di voto ad Adel Smith?"
Di "battaglia di religione fuori luogo" e di "vera e propria
provocazione" parla Luisa Santolini, presidente del Forum delle
associazioni familiari. Per l'associazione si tratta di "vere e
proprie provocazioni" da parte islamica, a fronte di una "totale
mancanza di reciprocità da parte del mondo islamico nei confronti della
religione cristiana". Un musulmano che viene in Italia, conclude
Santolini, "sa che viene in un Paese cristiano", e quindi deve
essere preparato a trovare in giro "simboli delle nostre radici e
della nostra storia".
Molto meno critica la Cgil che vede nella sentenza "un passo avanti
ulteriore verso una dimensione di laicità della scuola italiana". Una
sentenza, dice il responsabile della scuola Enrico Panini che "apre
una questione che va affrontata con attenzione". Le aule italiane,
afferma il sindacalista, accolgono ormai bambini e bambine di religione
diversa, e quindi "non dovrebbero contenere segni che non siano
rispettosi delle posizioni e del credo di tutti".
Ancor più netta la posizione di Rifondazione comunista. Per il
partito di Bertinotti la sentenza "è solo l'inizio
di una necessaria riflessione sulla convivenza multiculturale e su quale
ruolo rivesta in questo la scuola".
Per Giorgio Rembado, presidente dell' Associazione nazionale presidi la
pronuncia del tribunale "significa ribaltare l'ordinamento
concordatario che non riguarda solo i crocifissi". "Da una parte
- continua Rembaudo - la questione può essere vista positivamente perchè
riafferma la laicità dei servizi pubblici ma sul piano dell'ordinamento
interno richiede una riflessione sulle norme di revisione
costituzionale".
Ma il cardinal Tonini rincara le critiche. "Non riesco a capire in
base a che dispositivi legislativi - commenta il prelato - Non si può
eliminare un simbolo dei valori religiosi e culturali di un popolo, solo
perchè ciò può dar fastidio a qualcuno. Mi sembra una strada pericolosa.
Allora perché non togliere le chiese, o impedire alla 'Croce Rossa' di
svolgere la sua azione di soccorso e umanitaria ?".
Per Riccardo Pedrizzi, responsabile per le politiche della famiglia di An,
la sentenza "è fuorilegge ed inconcepibile". Provocatoria la
battuta del governatore del Lazio, Francesco Storace: "Ad Adel Smith
vogliamo dare anche il diritto di voto?"
Calderoli: una bestemmia la sentenza
sul Crocifisso
che impone di togliere il simbolo "va cancellata al più presto"
Crocifisso, Maroni insorge "Sentenza
aberrante"
"No" trasversale da cattolici a laici. Calderoli: "Una
bestemmia". Castagnetti: "Atto privo di intelligenza". La Cei:
"Illegittima"
Ma il ministro leghista non grida isolato allo scandalo. La sentenza con
cui il giudice Mario Montanaro ha imposto la rimozione del simbolo
cristiano dall'aula della scuola statale "Antonio Silveri" di
Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel Smith, presidente dell'Unione
musulmani d'Italia, fa insorgere la Cei che giudica "illegale" la
sentenza, scatena un fuoco trasversale di "no", da cattolici e
laici, da centrodestra e centrosinistra, e infine chiama il ministero
dell'Istruzione a precisare che si "applica e si continuerà ad
applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno,
appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in
tutti i tribunali".
Chi la ritiene una bestemmia, chi una decisione priva di intelligenza e
comunque "fuorilegge". Che la prospettiva sia cattolica o laica,
comunque la sentenza del giudice Montanaro suscita malcontento da una parte
e dall'altra. Da cattolico, Roberto Calderoli, coordinatore della
segreteria nazionale della Lega Nord e vicepresidente del Senato, la
considera una "bestemmia" e "ancor più gravi - dice - le
motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la presenza del
simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente
scorretta della dimensione culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il
mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane -
prosegue Calderoli - ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla
nostra Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta".
Il vicepresidente del Senato va poi oltre, criticando la "passiva
accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e individuano
come nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra
Maometto, guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega - conclude
Calderoli - staremo sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e
su tutti i fronti".
Togliere il crocifisso dalle aule non è solo "sbagliato" e
"sconcertante" per il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca
Volonté, ma anche "illegale". Ricorda infatti Volonté che
"proprio un anno fa il ministro Moratti aveva riconfermato a seguito
di un'interrogazione del nostro gruppo la validità delle leggi vigenti. Il
crocifisso nelle aule scolastiche è legittimo proprio perché è il
simbolo dei valori civili del nostro paese". "L'interpretazione
delle leggi vigenti da parte di un giudice - prosegue Volonté - non può
portare alla negazione delle norme stesse. Invito pertanto l'Avvocatura
dello Stato e il ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per
tutelare le leggi e la morale civile della nazione italiana".
Non tarda la risposta del ministero dell'Istruzione che precisa che
"applica e continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923,
mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte
le scuole, così come in tutti i tribunali".
Un "errore storico e culturale", che "non aiuta
l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo
religioso". Boccia la sentenza del giudice Montanaro il segretario dei
popolari dell'Udeur Clemente Mastella per il quale "togliere oggi il
crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori
che per noi sono fondamentali". Al contrario, ricorda Mastella, di
quanto la Dc ha fatto nella prima Repubblica, "rispettando la laicità:
massima in quegli anni è stata la tolleranza nei confronti di chi non
condivideva i nostri principi". Non contano le differenze politiche,
avverte Mastella, perché "quei valori cattolici sono espressione di
larga parte della società italiana".
Insorge la Cei con il segretario della Conferenza episcopale italiana,
monsignor Giuseppe Betori che giudica la sentenza in contraddizione con
La decisione del tribunale rischia - ha aggiunto - di aprire la strada ai
"fondamentalismi religiosi più estremi".
Seppur con argomenti diversi, la bocciatura alla sentenza arriva anche dal
centrosinistra, con il Presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi
Castagnetti, che la definisce "priva di
intelligenza, buonsenso e legittimità". "Il giudice - conclude -
può solo applicare la legge e se ha dei rilievi da sollevare lo può fare
solo rivolgendosi alla Corte Costituzionale".
Crocifisso, Castagnetti: sentenza priva di intelligenza
che impone di togliere il simbolo "va cancellata al più presto"
Crocifisso, interviene Castelli "Affiderò
il caso agli ispettori"
"No" trasversale da cattolici a laici. Calderoli: "Una
bestemmia". Castagnetti: "Atto privo di intelligenza". La Cei:
"Illegittima"
incaricherà l'Ispettorato di via Arenula per verificare se la sentenza del
giudice dell'Aquila "sia stata estesa nel rispetto dell'ordinamento o
se siano state ignorate leggi vigenti". Lo stesso Guardasigilli
ricorda che è sanzionabile "dal punto di vista disciplinare chi
emette sentenze abnormi".
"Ricordo che anch'io ho ricevuto da Adel Smith una lettera in cui mi
intimava di togliere il crocefisso dalle aule giudiziarie. Ovviamente non
ho dato seguito a quella strampalata richiesta - sottolinea il ministro in
una nota -. Per quanto riguarda invece la sentenza in questione, ricordo
che in giurisprudenza esiste la possibilità di sanzionare dal punto di
vista disciplinare chi emette sentenze abnormi".
Sulla sentenza oggi è intervenuto anche il ministro del Welfare Roberto
Maroni. "Una sentenza aberrante. Che va cancellata al più presto - ha
dichiarato Maroni - inaccettabile" perché un giudice "non può
cancellare millenni di storia".
Ma il ministro leghista non grida isolato allo scandalo. La sentenza con
cui il giudice Mario Montanaro ha imposto la rimozione del simbolo
cristiano dall'aula della scuola statale "Antonio Silveri" di
Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel Smith, presidente dell'Unione
musulmani d'Italia, fa insorgere la Cei che giudica "illegale" la
sentenza, scatena un fuoco trasversale di "no", da cattolici e
laici, da centrodestra e centrosinistra, e infine chiama il ministero
dell'Istruzione a precisare che si "applica e si continuerà ad
applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno,
appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in
tutti i tribunali".
Chi la ritiene una bestemmia, chi una decisione priva di intelligenza e
comunque "fuorilegge". Che la prospettiva sia cattolica o laica,
comunque la sentenza del giudice Montanaro suscita malcontento da una parte
e dall'altra. Da cattolico, Roberto Calderoli, coordinatore della
segreteria nazionale della Lega Nord e vicepresidente del Senato, la
considera una "bestemmia" e "ancor più gravi - dice - le
motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la presenza del
simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente
scorretta della dimensione culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il
mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane -
prosegue Calderoli - ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla
nostra Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta".
Il vicepresidente del Senato va poi oltre, criticando la "passiva
accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e individuano
come nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra
Maometto, guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega - conclude
Calderoli - staremo sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e
su tutti i fronti".
Togliere il crocifisso dalle aule non è solo "sbagliato" e
"sconcertante" per il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca
Volontè, ma anche "illegale". Ricorda infatti Volontè che
"proprio un anno fa il ministro Moratti aveva riconfermato a seguito
di un'interrogazione del nostro gruppo la validità delle leggi vigenti. Il
crocifisso nelle aule scolastiche è legittimo proprio perché è il
simbolo dei valori civili del nostro paese". "L'interpretazione
delle leggi vigenti da parte di un giudice - prosegue Volontè - non può
portare alla negazione delle norme stesse. Invito pertanto l'Avvocatura
dello Stato e il ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per
tutelare le leggi e la morale civile della nazione italiana".
Non tarda la risposta del ministero dell'Istruzione che precisa che
"applica e continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923,
mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte
le scuole, così come in tutti i tribunali".
Un "errore storico e culturale", che "non aiuta
l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo
religioso". Boccia la sentenza del giudice Montanaro il segretario dei
popolari dell'Udeur Clemente Mastella per il quale "togliere oggi il
crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori
che per noi sono fondamentali". Al contrario, ricorda Mastella, di
quanto la Dc ha fatto nella prima Repubblica, "rispettando la laicità:
massima in quegli anni è stata la tolleranza nei confronti di chi non
condivideva i nostri principi". Non contano le differenze poilitiche,
avverte Mastella, perché "quei valori cattolici sono espressione di
larga parte della società italiana".
Insorge la Cei con il segretario della Conferenza episcopale italiana,
monsignor Giuseppe Betori che giudica la sentenza in contraddizione con
La decisione del tribunale rischia - ha aggiunto - di aprire la strada ai
"fondamentalismi religiosi più estremi".
Seppur con argomenti diversi, la bocciatura alla sentenza arriva anche dal
centrosinistra, con il Presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi
Castagnetti, che la definisce "priva di
intelligenza, buonsenso e legittimità". "Il giudice - conclude -
può solo applicare la legge e se ha dei rilievi da sollevare lo può fare
solo rivolgendosi alla Corte Costituzionale".
Crocifisso, Fini: sentenza che offende sentimenti italiani
«Il crocifisso non può
stare nelle aule». Il Tar del Veneto si rivolge all'Alta Corte
di red
Il Tar del Veneto ha rimesso alla Corte Costituzionale
la decisione sulla rimozione o meno del crocifisso dalle aule scolastiche,
chiesta da una madre di Abano Terme, provincia di Padova, che aveva inoltrato
ricorso per annullare una
delibera emessa dalla scuola media dei figli. La sentenza è stata emessa dalla
prima sezione del tribunale amministrativo, cui la donna, Lautsi Soile, si era
rivolta nel 2002, assistita dall'avvocato Luigi Ficarra.
Contro l'istanza della donna si era costituito l'Avvocato dello Stato, in
rappresentanza del ministero dell'Istruzione. I giudici - presidente Stefano
Baccarini, consiglieri Marco Buricelli e Angelo Gabbricci - affermano che
l'istanza «non appare manifestamente infondata» e solleva una questione di
legittimità costituzionale, sulla base del principio di laicità dello Stato.
dalla Costituzione repubblicana, nell'interpretazione che la Corte ha nel tempo
delineato». Perché? Essendo un simbolo strettamente legato a una confessione,
quella cristiana, «non pare pienamente conciliabile con la posizione di
equidistanza ed imparzialità tra le diverse confessioni che lo Stato deve
comunque mantenere, tanto più che la previsione si riferisce agli spazi
destinati all'istruzione pubblica, cui tutti possono accedere - e anzi debbono
per ricevere l'istruzione obbligatoria - e che lo Stato assume tra i suoi
compiti fondamentali, garantendo la libertà d'insegnamento».
possono accogliere o meno, la presenza del crocifisso - fanno notare i giudici
del Tar del Veneto - «viene obbligatoriamente imposta agli studenti e agli
stessi insegnanti». Perciò, continuano, la norma che prescrive l'obbligo di
esposizione del crocifisso sembra così delineare «una disciplina di favore per
la religione cristiana, rispetto alle altre confessioni, attribuendole una
posizione di privilegio che secondo i ricordati principi costituzionali non può
trovare giustificazione neppure nella sua indubbia maggiore diffusione». Ciò
può semmai giustificare nelle singole scuole - si ribadisce - il rispetto di
tradizioni religiose come quelle legate al Natale o alla Pasqua, «ma non la
generalizzata presenza del crocifisso».
Da Feltre" di Abano, dopo che la donna, di nazionalità finlandese, madre
di due ragazzi, aveva chiesto di togliere il
simbolo religioso dalle pareti.
Ai margini partiti e sindacati sono stati i comitati
spontanei
nati in tutta Italia il motore di una contestazione che non si ferma
Genitori e bimbi contro la Moratti, ecco i "dilettanti della protesta"
di ANDREA DI NICOLA
Parte da lì, dalla paura che la scuola pubblica possa finire alla deriva -
un po' come l'Inter, appunto - la marea cresciuta nelle ultime settimane e
che oggi ha riversato a Roma la sua onda con parole d'ordine semplici,
richieste precise come quella di un bambino che sul suo cartello da uomo
sandwich portava scritto: "Antonella è la mia maestra, Giovanni il
mio maestro e li voglio tutti e due". Il maestro
"prevalente" della Moratti viene cancellato così, con semplice
ingenuità infantile.
Gli "strumentalizzatori", ovvero i partiti dell'opposizione
nell'accezione della Moratti, sono rimasti ai margini. C'erano in corteo,
ovviamente, ma i protagonisti sono stati i Comitati sorti spontanei in
centinaia di scuole di tutto il Paese. Professionisti e impiegati, operai e
insegnanti, nei quartieri bene e in quelli delle periferie, a nord e a sud,
in tanti si sono trovati a lavorare fianco a fianco da settimane nel corso
di assemblee, occupazioni, blocchi stradali per dire "Giù le mani dal
tempo pieno", oppure come dicevano dal VII Circolo Montessori di Roma:
"Il tempo pieno non è tempo perso". "Demorattizziamo la
scuola" intimavano invece i genitori del Comitato di Trieste mentre
Genova rispondeva: "Maestra unica per risparmiare, ne vogliamo due per
imparare".
Niente organizzazioni di massa ma tanti, tantissimi gruppi nati
spontaneamente, e lo si vedeva dagli striscioni dipinti a mano, dalla
difficoltà di far quadrare la metrica degli slogan. Una protesta fai da
te, spesso disorganizzata ma allegra e vivace con le mamme divise fra gli
striscioni da sostenere e i figli da non perdere nella calca.
Dilettanti della protesta ma non "cretini" come fanno dire ai
loro figli. Non "così ingenui da credere alle lettere aperte del
ministro", dice Giorgio che si è portato due figli in corteo. Più
incisivo il disappunto dei genovesi che su uno striscione portato dai più
piccoli hanno scritto: "Ministra Moratti siamo bambini non siamo
cretini, racconta le favole ai tuoi burattini".
Hanno sfilato per tre ore con una colonna sonora del tutto inedita per una
manifestazione politica: niente bandiera rossa o internazionale, nel centro
di Roma risuonavano le note di "Torero Camomillo", "Cirillo
curiosone" e altre hit dello Zecchino d'oro in versione originale,
oppure il rifacimento ad hoc per la Moratti di canzoni famose.
I genitori e gli insegnanti di Concorezzo cantavano, sulle note di
"Azzurro": "Scelgo la scuola a tempo pieno ma all'improvviso
non si può più, una ministra italiana con la sua legge la butta giù",
mentre i genitori di Piombino hanno rifatto "44 gatti". Tutto
molto efficace come quel girotondo, non quello di Moretti e compagnia, la
cui filastrocca diceva: "Giro giro tondo, casca il mondo, casca la
Moratti, tutti soddisfatti".
In piazza del Popolo un palco piccolo, anch'esso fatto in casa, aspettava
la massa dei genitori mentre per i bambini giochi e palloncini servivano a
far passare la stanchezza. E mentre sui cellulari viaggiava la
soddisfazione per un successo insperato, nonostante la stanchezza del
doppio ruolo di genitori e manifestanti si organizzava già il prossimo
appuntamento: il tam tam batteva un messaggio preciso "Martedì a
Montecitorio per un sit in". La Moratti è avvisata.
Ventidue milioni di
semianalfabeti. L'Italia agli ultimi posti nel mondo
di red
Resta controverso il passaggio sul tempo
pieno
Ecco, punto per punto, il provvedimento.
Organici. L'organico dell'anno
scolastico 2003-2004 nelle scuole
secondarie di primo grado viene
confermato per il prossimo anno
scolastico e fino alla messa a regime
della riforma, per garantire il graduale
passaggio al nuovo ordinamento.
Anticipo. Ci sarà gradualità.
Per il prossimo anno scolastico alla
scuola dell'infanzia e alla prima classe
della primaria potranno iscriversi anche
i bambini che compiono rispettivamente i
tre e i sei anni entro il 28 febbraio
2005. Quando la riforma andrà a regime
il termine sarà il 30 aprile.
Tempo a scuola. Novità per
l'orario scolastico. Per la scuola
dell'infanzia si andrà da un minimo di
24 a un massimo di 50 ore settimanali a
scelta delle famiglie. Per la scuola
primaria, 27 ore obbligatorie e 3 ore di
attività e insegnamenti opzionali. Il
tempo pieno (27 ore +3 + 10) sarà
offerto a tutti i bambini della primaria
come in passato e fino a 40 ore
settimanali, comprensive del tempo
mensa, sulla base delle scelte che i
genitori esprimeranno al momento
dell'iscrizione dei figli. Per la scuola
secondaria di primo grado, 27 ore
settimanali obbligatorie e 6 ore di
attività e insegnamenti opzionali
(obbligatori per la scuola e facoltativi
e gratuiti per gli allievi) per un
totale massimo di 33 ore settimanali. Il
tempo prolungato viene garantito fino a
40 ore settimanali (27 ore + 6+ 7). Va
specificato che il governo chiama tempo
pieno quello che in realtà diventa un
doposcuola, per carenza di insegnanti.
Portfolio. Viene introdotto il
cosiddetto portfolio delle competenze
che dovrà documentare il percorso
formativo seguito da ogni allievo fin
dalla scuola dell'infanzia.
Inglese e informatica. Fin dal
primo anno della scuola primaria
verranno insegnati inglese e
informativa. Dalla prima classe della
secondaria di primo grado verrà
introdotta una seconda lingua europea e
potenziato l'insegnamento
dell'informatica.
Addio all'esame di quinta elementare.
Viene abolito l'esame alla fine della
quinta classe della scuola primaria.
Viene introdotta una valutazione,
periodica e annuale, a partire dalla
secondaria di primo grado, affidata ai
docenti che dovrà accertare il
raggiungimento di tutti gli obiettivi
formativi per il passaggio al periodo
didattico annuale o biennale successivo,
valutando anche il comportamento degli
alunni e ferma restando la possibilità
di non ammettere all'anno successivo
dello stesso biennio in caso di
accertate gravi carenze. Perchè l'anno
scolastico sia valido, dalla secondaria
di primo grado, è obbligatoria per
ciascuno studente la frequenza di almeno
tre quarti dell'orario annuale.