FISICA/MENTE


Da il Manifesto del 17 settembre 2003


SCUOLA
L'Italia berlusconiana è quasi l'ultima della classe Ocse


Un rapporto colloca il paese agli ultimi posti tra i paesi ricchi per investimenti, efficienza e scolarizzazione superiore
ANNA MARIA MERLO
PARIGI


Il panorama della scuola italiana, dalle elementari all'università, che risulta dallo studio statistico comparato pubblicato ieri dall'Ocse (l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che raggruppa i trenta paesi più ricchi del mondo), non è incoraggiante. L'Italia, che pure partecipa al G7-G8, parlando di scuola è più vicina agli ultimi arrivati nell'Ocse che ai grandi partner. Per quanto riguarda i finanziamenti della scuola, in Europa c'è una percentuale maggiore di spesa pubblica (5%) del pil, che nell'insieme dei paesi Ocse (4,8%): fa eccezione l'Italia, ferma al 4,5% del pil destinato alla scuola, ben al di sotto della media Ocse. In realtà l'Italia, per le superiori, spende abbastanza per ogni studente: meno di Svizzera, Usa, Francia o Danimarca, ma più della Germania: il motivo è il basso numero di studenti che proseguono gli studi di secondo grado. Ma crolliamo decisamente sotto la media quando si tratta di investimenti pro capite per studente all'università. L'Ocse rivela anche che il sistema di reclutamento degli insegnanti in Italia è lungo e complesso: vengono richiesti più anni di preparazione (ma poi mancano le conoscenze nelle nuove tecnlogie) mentre la disoccupazione di chi intende abbracciare la carriera dell'insegnanemento è molto pesante fino ai 29 anni; e l'Italia è uno dei paesi che ha la maggior percentuale di insegnanti di più di 50 anni - intorno al 50% - un elemento ulteriore di preoccupazione perché manca il ricambio per il futuro. Inoltre gli insegnanti sono pagati poco (siamo al diciannovesimo posto su 28 paesi analizzati) e non c'è grande evoluzione della carriera dal punto di vista dello stipendio.

Una delle tre «i» della propaganda di Berlusconi è qui smascherata: in Danimarca c'è un computer ogni tre studenti nelle scuole secondarie, in Italia uno ogni 12-13 (peggio fanno solo Spagna, Portogallo, Irlanda e Messico). Gli studenti italiani non escono bene dagli indici di valutazione Ocse: il livello della comprensione dello scritto alla fine della scuola media, per esempio, è in calo e ben sotto la media. A titolo comparativo, la Francia è nella media, gli Usa in una posizione medio-alta. Non c'è da stupirsi di questo risultato (che segnala per i paesi che investono di più nell'apprendimento della lettura un felice superamento delle barriere di classe sociale) quando si vede la magra parte che in Italia hanno i luoghi di «lettura pubblica». Quello che è molto preoccupante è la posizione italiana rispetto al numero dei diplomati della scuola superiore: non solo il paese è ai livelli più bassi, ma contro una situazione nella maggioranza dei paesi Ocse dell'80% di diplomati di secondo grado per ogni classe di età, l'Italia ha impiegato più di vent'anni per passare dal 50 al 60%.

Quando si guardano i dati sulla laurea, l'Italia scivola ancora più in basso, molto di sotto della media, che nei paesi Ocse è del 30% di diplomati a livello universitario su una classe di età. Il ritardo italiano è qui accentuato anche dal fatto che mancano i cicli brevi all'università e ci sono moltissimi abbandoni (in Italia ad aver concluso gli studi superiori è circa il 10% della popolazione, più o meno come in Turchia, mentre in Canada è più del 50% e negli Usa intorno al 40). Infine, altro dato preoccupante: le università italiane sono chiuse agli stranieri, mentre più della metà degli studenti stranieri nell'area Ocse sono accolti da Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Australia.

Riequilibrati i punteggi per i docenti precari
Critici i sindacati: "Occasione persa"


Scuola, via al decreto sulla graduatorie

 

ROMA -

Sono bastati 40 minuti al Consiglio dei ministri per approvare il disegno di legge proposto dal ministro dell'istruzione Letizia Moratti che riequilibra i punteggi per le graduatorie dei docenti precari. Tra i punti salienti l'attribuzione di un bonus di 6 punti ai precari cosiddetti storici e l'incarico alla contrattazione di rideterminare il contingente dei posti riservato ai passaggi di ruolo degli insegnanti in servizio.

Il provvedimento prevede che, a partire dall'anno scolastico 2004-2005, l'ultimo scaglione delle graduatorie permanenti, dove sono iscritti i docenti che non hanno conseguito l'abilitazione, venga rideterminato sulla base di una nuova tabella di valutazione. La nuova graduatoria che così si determinerà, dovrà essere integrata ed aggiornata ogni due anni. Attualmente risultano iscritti nelle graduatorie permanenti 288 mila candidati, tra precari storici e "sissini". Un dato che tiene conto soltanto degli aspiranti effettivi, escludendo i docenti già titolari di un posto fisso.

La tabella ridefinisce i punteggi dei titoli per l'inserimento nelle graduatorie permanenti, confermando i punteggi attuali e rispettando i principi affermati dalle sentenze della magistratura amministrativa.

Queste le novità rispetto ai punteggi finora attribuiti: bonus di 6 punti alle abilitazioni diverse dalla specializzazione conseguita nelle scuole per l'insegnamento secondario; riduzione ad un terzo del punteggio da attribuire al voto di abilitazione, che ora viene graduato da 4 a 12 punti (in precedente era da 12 a 36); riduzione ad un terzo del punteggio attribuito alle altre specializzazioni, possedute in aggiunta a quella fatta valere come titolo di accesso.

Il numero dei posti riservato ai passaggi di ruolo degli insegnanti in servizio, sarà affidato alla contrattazione collettiva in modo tale da destinare il maggior numero possibile alle assunzioni dei precari.

Il decreto offre inoltre la possibilità di ottenere l'abilitazione ai docenti che hanno prestato servizio per almeno 360 giorni negli ultimi quattro anni, in particolare sul sostegno, tramite la frequenza di appositi corsi di durata annuale, organizzati dalle università".

Critica a Cgil scuola che boccia il ddl perché renderebbe più deboli tutti i precari e non affronterebbe la questione delle immissioni in ruolo. Per il segretario generale della Cisl scuola Daniela Colturani, il provedimento del governo è "un'occasione mancata".


 

( 19 settembre 2003 )

La sentenza dei magistrati dell'Aquila dopo il ricorso presentato
da Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia


Crocifisso nelle aule scolastiche, il Tribunale ordina la rimozione
"La scuola pubblica deve essere imparziale
di fronte al fenomeno religioso"

L'AQUILA
- Adel Smith presidente dell'Unione musulmani d'Italia ha vinto la sua battaglia. Aveva chiesto di togliere il crocefisso appeso nell'aula della scuola frequentata dai suoi due figli minori. E oggi il tribunale dell'Aquila, al quale Smith si era rivolto, gli ha dato ragione. Con una sentenza storica, destinata a far discutere, il Tribunale ha accolto il suo ricorso e ha condannando l'istituto a rimuovere il crocifisso. La scuola, è l'istituto materno ed elementare statale "Antonio Silveri" di Ofena, in provincia dell'Aquila.

Il ricorso era stato presentato qualche settimana fa dal legale di Adel Smith. La sentenza è stata immediata. Trenta pagine scritte dal giudice Mario Montanaro che difendono "l'imparzialità dell'istruzione scolastica pubblica di fronte al fenomeno religioso". Un'imparzialità che va realizzata "attraverso la mancata esposizione di simboli religiosi". Il giudice ha preso in considerazione anche la possibilità che più simboli religiosi vengano esposti sui muri della aule scolastiche. Ma ha deciso che la strada non è percorribile, sia perché "non potrebbe in concreto essere tendenzialmente esaustiva", sia perché "finirebbe per ledere la libertà religiosa negativa di coloro che non hanno alcun credo".

Di più. "Nell'ambito scolastico - si legge nella sentenza - la presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede, perché manifesta l'inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell'universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano, trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci condizionamenti".

La rimozione del crocifisso, conclude il giudice, è l'unica misura possibile per inibire la lesione del diritto di libertà dei figli minori, poichè l'alternativa sarebbe non far partecipare all'attività didattica i piccoli scolari.
E' contento Adel Smith. "Siamo di fronte ad una chiara e storica sconfitta dell'arroganza degli esponenti dello strisciante razzismo religioso istituzionale", ha commentato il presidente dell'Unione dei Musulmani d'Italia. Adel Smith, indagato dalla procura di Verona per aver usato parole ingiuriose nei confronti del Cardinale Biffi, era salito agli onori della cronaca, nel gennaio 2003. Ospite assiduo di una tv privata di Verona, Telenuovo, Smith venne assalito in diretta tv da un gruppo di militanti Forza Nuova.
( 25 ottobre 2003 )

 

Bufera sulla decisione del tribunale dell'Aquila
Il cardinale: "Offeso il popolo italiano e la Costituzione"


Crocefissi, Tonini insorge "E' una sentenza offensiva"
La Cgil cauta: "E' un passo verso la laicità della scuola"
Storace: "Diritto di voto ad Adel Smith?"

 

ROMA -

Scatena un putiferio la notizia della sentenza del Tribunale dell'Aquila, che, su ricorso dell'esponente musulmano Adel Smith, ha imposto al preside di una scuola della provincia di togliere la croce dai locali dell'edificio. Le parole più dure le pronuncia il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna: "Rimango stupefatto, senza parole. Come si fa ad ordinare la rimozione dalle aule scolastiche del crocefisso, che è il simbolo dei valori di fondo del nostro paese? Con questa sentenza si offende la maggioranza del popolo italiano ed anche lo spirito della costituzione".

Di "battaglia di religione fuori luogo" e di "vera e propria provocazione" parla Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni familiari. Per l'associazione si tratta di "vere e proprie provocazioni" da parte islamica, a fronte di una "totale mancanza di reciprocità da parte del mondo islamico nei confronti della religione cristiana". Un musulmano che viene in Italia, conclude Santolini, "sa che viene in un Paese cristiano", e quindi deve essere preparato a trovare in giro "simboli delle nostre radici e della nostra storia".

Molto meno critica la Cgil che vede nella sentenza "un passo avanti ulteriore verso una dimensione di laicità della scuola italiana". Una sentenza, dice il responsabile della scuola Enrico Panini che "apre una questione che va affrontata con attenzione". Le aule italiane, afferma il sindacalista, accolgono ormai bambini e bambine di religione diversa, e quindi "non dovrebbero contenere segni che non siano rispettosi delle posizioni e del credo di tutti".

 Ancor più netta la posizione di Rifondazione comunista. Per il partito di    Bertinotti la sentenza "è solo l'inizio di una necessaria riflessione sulla convivenza multiculturale e su quale ruolo rivesta in questo la scuola".

Per Giorgio Rembado, presidente dell' Associazione nazionale presidi la pronuncia del tribunale "significa ribaltare l'ordinamento concordatario che non riguarda solo i crocifissi". "Da una parte - continua Rembaudo - la questione può essere vista positivamente perchè riafferma la laicità dei servizi pubblici ma sul piano dell'ordinamento interno richiede una riflessione sulle norme di revisione costituzionale".

Ma il cardinal Tonini rincara le critiche. "Non riesco a capire in base a che dispositivi legislativi - commenta il prelato - Non si può eliminare un simbolo dei valori religiosi e culturali di un popolo, solo perchè ciò può dar fastidio a qualcuno. Mi sembra una strada pericolosa. Allora perché non togliere le chiese, o impedire alla 'Croce Rossa' di svolgere la sua azione di soccorso e umanitaria ?".

Per Riccardo Pedrizzi, responsabile per le politiche della famiglia di An, la sentenza "è fuorilegge ed inconcepibile". Provocatoria la battuta del governatore del Lazio, Francesco Storace: "Ad Adel Smith vogliamo dare anche il diritto di voto?"
( 25 ottobre 2003 )

 

Da Repubblica 26 ottobre 2003:

Milano, 11:38
Calderoli: una bestemmia la sentenza sul Crocifisso

Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, attacca duramente la sentenza con la quale ieri un giudice dell'Aquila aveva disposta la rimozione del crocifisso da una scuola di Ofena. Il provvedimento era stato rischiesto da Adel Smith, presidente dell'Unione dei musulmani d'Italia.

"Come cattolico sento la sentenza del giudice dell'Aquila, con cui si dispone la rimozione del Crocifisso dalla scuola, come una bestemmia", ha detto Calderoli. "E ancor più gravi - aggiunge - mi appaiono le motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla nostra Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta. Queste sono purtroppo le conseguenze della passiva accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e individuano come nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra Maometto, guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega - conclude Calderoli - staremo sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e su tutti i fronti". (red)



Per il ministro del Welfare la sentenza del giudice dell'Aquila
che impone di togliere il simbolo "va cancellata al più presto"


Crocifisso, Maroni insorge "Sentenza aberrante"
"No" trasversale da cattolici a laici. Calderoli: "Una bestemmia". Castagnetti: "Atto privo di intelligenza". La Cei: "Illegittima"

 

ROMA -

"Una sentenza aberrante. Che va cancellata al più presto". Durissima, senza sfumature, la reazione del ministro del Welfare Roberto Maroni alla decisione del tribunale dell'Aquila sulla rimozione del crocifisso dalle aule. Un gesto, una presa di posizione del tutto "inaccettabile" perché un giudice "non può cancellare millenni di storia".

Ma il ministro leghista non grida isolato allo scandalo. La sentenza con cui il giudice Mario Montanaro ha imposto la rimozione del simbolo cristiano dall'aula della scuola statale "Antonio Silveri" di Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, fa insorgere la Cei che giudica "illegale" la sentenza, scatena un fuoco trasversale di "no", da cattolici e laici, da centrodestra e centrosinistra, e infine chiama il ministero dell'Istruzione a precisare che si "applica e si continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali".

Chi la ritiene una bestemmia, chi una decisione priva di intelligenza e comunque "fuorilegge". Che la prospettiva sia cattolica o laica, comunque la sentenza del giudice Montanaro suscita malcontento da una parte e dall'altra. Da cattolico, Roberto Calderoli, coordinatore della segreteria nazionale della Lega Nord e vicepresidente del Senato, la considera una "bestemmia" e "ancor più gravi - dice - le motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane - prosegue Calderoli - ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla nostra Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta".

Il vicepresidente del Senato va poi oltre, criticando la "passiva accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e individuano come nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra Maometto, guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega - conclude Calderoli - staremo sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e su tutti i fronti".

Togliere il crocifisso dalle aule non è solo "sbagliato" e "sconcertante" per il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté, ma anche "illegale". Ricorda infatti Volonté che "proprio un anno fa il ministro Moratti aveva riconfermato a seguito di un'interrogazione del nostro gruppo la validità delle leggi vigenti. Il crocifisso nelle aule scolastiche è legittimo proprio perché è il simbolo dei valori civili del nostro paese". "L'interpretazione delle leggi vigenti da parte di un giudice - prosegue Volonté - non può portare alla negazione delle norme stesse. Invito pertanto l'Avvocatura dello Stato e il ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi e la morale civile della nazione italiana".

Non tarda la risposta del ministero dell'Istruzione che precisa che "applica e continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali".

Un "errore storico e culturale", che "non aiuta l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo religioso". Boccia la sentenza del giudice Montanaro il segretario dei popolari dell'Udeur Clemente Mastella per il quale "togliere oggi il crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi sono fondamentali". Al contrario, ricorda Mastella, di quanto la Dc ha fatto nella prima Repubblica, "rispettando la laicità: massima in quegli anni è stata la tolleranza nei confronti di chi non condivideva i nostri principi". Non contano le differenze politiche, avverte Mastella, perché "quei valori cattolici sono espressione di larga parte della società italiana".

Insorge la Cei con il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Giuseppe Betori che giudica la sentenza in contraddizione con
La decisione del tribunale rischia - ha aggiunto - di aprire la strada ai "fondamentalismi religiosi più estremi".

Seppur con argomenti diversi, la bocciatura alla sentenza arriva anche dal centrosinistra, con il Presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti, che la definisce "priva di
intelligenza, buonsenso e legittimità". "Il giudice - conclude - può solo applicare la legge e se ha dei rilievi da sollevare lo può fare solo rivolgendosi alla Corte Costituzionale".
( 26 ottobre 2003

 

Da Repubblica 26 ottobre 2003:

L'Aquila, 15:12
Crocifisso, Castagnetti: sentenza priva di intelligenza

"E' una sentenza priva di intelligenza, buonsenso e legittimità ". Così il Presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti, ha bollato la decisione del giudice dell'Aquila di far togliere il crocifisso dalle aula di una scuola. (red)  

 

Per il ministro del Welfare la sentenza del giudice dell'Aquila
che impone di togliere il simbolo "va cancellata al più presto"


Crocifisso, interviene Castelli "Affiderò il caso agli ispettori"
"No" trasversale da cattolici a laici. Calderoli: "Una bestemmia". Castagnetti: "Atto privo di intelligenza". La Cei: "Illegittima"

 

ROMA -

Interviene il ministro della Giustizia Roberto Castelli sulla sentenza che ha chiesto la rimozione del questione del crocifisso da un'aula scolastica, quella frequentata dai figli di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia. Domani il ministro
incaricherà l'Ispettorato di via Arenula per verificare se la sentenza del giudice dell'Aquila "sia stata estesa nel rispetto dell'ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti". Lo stesso Guardasigilli ricorda che è sanzionabile "dal punto di vista disciplinare chi emette sentenze abnormi".

"Ricordo che anch'io ho ricevuto da Adel Smith una lettera in cui mi intimava di togliere il crocefisso dalle aule giudiziarie. Ovviamente non ho dato seguito a quella strampalata richiesta - sottolinea il ministro in una nota -. Per quanto riguarda invece la sentenza in questione, ricordo che in giurisprudenza esiste la possibilità di sanzionare dal punto di vista disciplinare chi emette sentenze abnormi".

Sulla sentenza oggi è intervenuto anche il ministro del Welfare Roberto Maroni. "Una sentenza aberrante. Che va cancellata al più presto - ha dichiarato Maroni - inaccettabile" perché un giudice "non può cancellare millenni di storia".

Ma il ministro leghista non grida isolato allo scandalo. La sentenza con cui il giudice Mario Montanaro ha imposto la rimozione del simbolo cristiano dall'aula della scuola statale "Antonio Silveri" di Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, fa insorgere la Cei che giudica "illegale" la sentenza, scatena un fuoco trasversale di "no", da cattolici e laici, da centrodestra e centrosinistra, e infine chiama il ministero dell'Istruzione a precisare che si "applica e si continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali".

Chi la ritiene una bestemmia, chi una decisione priva di intelligenza e comunque "fuorilegge". Che la prospettiva sia cattolica o laica, comunque la sentenza del giudice Montanaro suscita malcontento da una parte e dall'altra. Da cattolico, Roberto Calderoli, coordinatore della segreteria nazionale della Lega Nord e vicepresidente del Senato, la considera una "bestemmia" e "ancor più gravi - dice - le motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale dell' espressione di fede..'. Dopo il mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane - prosegue Calderoli - ora si cerca di eliminare tali radici anche dalla nostra Costituzione dimenticandosi degli art. 7 e 8 della carta".

Il vicepresidente del Senato va poi oltre, criticando la "passiva accettazione di religioni che negano la libertà religiosa e individuano come nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra Maometto, guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega - conclude Calderoli - staremo sempre dalla parte del Crocifisso, daremo battaglia e su tutti i fronti".

Togliere il crocifisso dalle aule non è solo "sbagliato" e "sconcertante" per il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volontè, ma anche "illegale". Ricorda infatti Volontè che "proprio un anno fa il ministro Moratti aveva riconfermato a seguito di un'interrogazione del nostro gruppo la validità delle leggi vigenti. Il crocifisso nelle aule scolastiche è legittimo proprio perché è il simbolo dei valori civili del nostro paese". "L'interpretazione delle leggi vigenti da parte di un giudice - prosegue Volontè - non può portare alla negazione delle norme stesse. Invito pertanto l'Avvocatura dello Stato e il ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi e la morale civile della nazione italiana".

Non tarda la risposta del ministero dell'Istruzione che precisa che "applica e continuerà ad applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali".

Un "errore storico e culturale", che "non aiuta l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo religioso". Boccia la sentenza del giudice Montanaro il segretario dei popolari dell'Udeur Clemente Mastella per il quale "togliere oggi il crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi sono fondamentali". Al contrario, ricorda Mastella, di quanto la Dc ha fatto nella prima Repubblica, "rispettando la laicità: massima in quegli anni è stata la tolleranza nei confronti di chi non condivideva i nostri principi". Non contano le differenze poilitiche, avverte Mastella, perché "quei valori cattolici sono espressione di larga parte della società italiana".

Insorge la Cei con il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Giuseppe Betori che giudica la sentenza in contraddizione con
La decisione del tribunale rischia - ha aggiunto - di aprire la strada ai "fondamentalismi religiosi più estremi".

Seppur con argomenti diversi, la bocciatura alla sentenza arriva anche dal centrosinistra, con il Presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti, che la definisce "priva di
intelligenza, buonsenso e legittimità". "Il giudice - conclude - può solo applicare la legge e se ha dei rilievi da sollevare lo può fare solo rivolgendosi alla Corte Costituzionale".
( 26 ottobre 2003 )

Roma, 17:24
Crocifisso, Fini: sentenza che offende sentimenti italiani

"Una decisione assurda operata da un magistrato evidentemente in cerca di notorietà che offende i sentimenti profondi della stragrande maggioranza degli italiani". Questo il commento di Gianfranco Fini alla sentenza del tribunale dell'Aquila, con la quale è stata disposta la rimozione del crocifisso da una scuola abruzzese, in seguito al ricorso del presidente dell'Unione dei Musulmani d'Italia Adel Smith.

"Una sentenza - prosegue Fini - che sembra fatta apposta per offrire argomenti a chi contesta la possibilità di una pacifica convivenza e di una rispettosa integrazione nella nostra società". (red)

Da Repubblica 26 ottobre 2003


 

L'Unità 17.01.2004


«Il crocifisso non può stare nelle aule». Il Tar del Veneto si rivolge all'Alta Corte
di red



 Il Tar del Veneto ha rimesso alla Corte Costituzionale la decisione sulla rimozione o meno del crocifisso dalle aule scolastiche, chiesta da una madre di Abano Terme, provincia di Padova, che aveva inoltrato ricorso per annullare una
delibera emessa dalla scuola media dei figli. La sentenza è stata emessa dalla prima sezione del tribunale amministrativo, cui la donna, Lautsi Soile, si era rivolta nel 2002, assistita dall'avvocato Luigi Ficarra.

Contro l'istanza della donna si era costituito l'Avvocato dello Stato, in rappresentanza del ministero dell'Istruzione. I giudici - presidente Stefano Baccarini, consiglieri Marco Buricelli e Angelo Gabbricci - affermano che l'istanza «non appare manifestamente infondata» e solleva una questione di legittimità costituzionale, sulla base del principio di laicità dello Stato.

Nella lunga motivazione, i giudici pongono l'accento sulla tesi sostenuta dal ministero, secondo la quale l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è espressamente prescritta da due decreti regolamentari del 1924 e 1928 relativi agli istituti medi ed elementari, norme che seppur datate «sarebbero tuttora in vigore» perchè non abrogate dalle disposizioni del Testo unico delle leggi sulla scuola del 1994. Cioè con le stesse motivazioni adottate per la vicenda di Ofena impugnata da Adel Smith.

Il Tar veneto sostiene invece che «il crocifisso rappresenta la massima icona cristiana, presente in ogni luogo di culto e più di ogni altra venerata». Ma nelle aule, affermano i giudici, «non si può essere certi che sia compatibile con i principi stabiliti
dalla Costituzione repubblicana, nell'interpretazione che la Corte ha nel tempo delineato». Perché? Essendo un simbolo strettamente legato a una confessione, quella cristiana, «non pare pienamente conciliabile con la posizione di equidistanza ed imparzialità tra le diverse confessioni che lo Stato deve comunque mantenere, tanto più che la previsione si riferisce agli spazi destinati all'istruzione pubblica, cui tutti possono accedere - e anzi debbono per ricevere l'istruzione obbligatoria - e che lo Stato assume tra i suoi compiti fondamentali, garantendo la libertà d'insegnamento».

Non solo. Diversamente da quanto avviene per l'insegnamento della religione, che gli studenti e i loro genitori liberamente
possono accogliere o meno, la presenza del crocifisso - fanno notare i giudici del Tar del Veneto - «viene obbligatoriamente imposta agli studenti e agli stessi insegnanti». Perciò, continuano, la norma che prescrive l'obbligo di esposizione del crocifisso sembra così delineare «una disciplina di favore per la religione cristiana, rispetto alle altre confessioni, attribuendole una posizione di privilegio che secondo i ricordati principi costituzionali non può trovare giustificazione neppure nella sua indubbia maggiore diffusione». Ciò può semmai giustificare nelle singole scuole - si ribadisce - il rispetto di tradizioni religiose come quelle legate al Natale o alla Pasqua, «ma non la generalizzata presenza del crocifisso».

La decisione oggetto dell'impugnazione venne presa il 27 maggio 2002 dal consiglio dell'Istituto Comprensivo "Vittorino
Da Feltre" di Abano, dopo che la donna, di nazionalità finlandese, madre di due ragazzi, aveva chiesto di togliere il
simbolo religioso dalle pareti.


Ai margini partiti e sindacati sono stati i comitati spontanei
nati in tutta Italia il motore di una contestazione che non si ferma


Genitori e bimbi contro la Moratti, ecco i "dilettanti della protesta"
di ANDREA DI NICOLA

 

ROMA -

"Secondo te ha fatto più male il cognato all'Inter o lei alla scuola pubblica?". Il cognato è Massimo Moratti presidente dei nerazzurri del calcio, lei, Letizia Brichetto Moratti ministro, fischiatissimo, dell'Istruzione. La domanda, inevasa, di un genitore è la metafora di una giornata che ha visto oltre centomila persone autorganizzate (tanti, tantissimi i bambini) arrivare a Roma e sfilare in corteo contro la riforma della Moratti accusata di voler smantellare il tempo pieno nella scuola primaria.

Parte da lì, dalla paura che la scuola pubblica possa finire alla deriva - un po' come l'Inter, appunto - la marea cresciuta nelle ultime settimane e che oggi ha riversato a Roma la sua onda con parole d'ordine semplici, richieste precise come quella di un bambino che sul suo cartello da uomo sandwich portava scritto: "Antonella è la mia maestra, Giovanni il mio maestro e li voglio tutti e due". Il maestro "prevalente" della Moratti viene cancellato così, con semplice ingenuità infantile.

Gli "strumentalizzatori", ovvero i partiti dell'opposizione nell'accezione della Moratti, sono rimasti ai margini. C'erano in corteo, ovviamente, ma i protagonisti sono stati i Comitati sorti spontanei in centinaia di scuole di tutto il Paese. Professionisti e impiegati, operai e insegnanti, nei quartieri bene e in quelli delle periferie, a nord e a sud, in tanti si sono trovati a lavorare fianco a fianco da settimane nel corso di assemblee, occupazioni, blocchi stradali per dire "Giù le mani dal tempo pieno", oppure come dicevano dal VII Circolo Montessori di Roma: "Il tempo pieno non è tempo perso". "Demorattizziamo la scuola" intimavano invece i genitori del Comitato di Trieste mentre Genova rispondeva: "Maestra unica per risparmiare, ne vogliamo due per imparare".

Niente organizzazioni di massa ma tanti, tantissimi gruppi nati spontaneamente, e lo si vedeva dagli striscioni dipinti a mano, dalla difficoltà di far quadrare la metrica degli slogan. Una protesta fai da te, spesso disorganizzata ma allegra e vivace con le mamme divise fra gli striscioni da sostenere e i figli da non perdere nella calca.

Dilettanti della protesta ma non "cretini" come fanno dire ai loro figli. Non "così ingenui da credere alle lettere aperte del ministro", dice Giorgio che si è portato due figli in corteo. Più incisivo il disappunto dei genovesi che su uno striscione portato dai più piccoli hanno scritto: "Ministra Moratti siamo bambini non siamo cretini, racconta le favole ai tuoi burattini".

Hanno sfilato per tre ore con una colonna sonora del tutto inedita per una manifestazione politica: niente bandiera rossa o internazionale, nel centro di Roma risuonavano le note di "Torero Camomillo", "Cirillo curiosone" e altre hit dello Zecchino d'oro in versione originale, oppure il rifacimento ad hoc per la Moratti di canzoni famose.

I genitori e gli insegnanti di Concorezzo cantavano, sulle note di "Azzurro": "Scelgo la scuola a tempo pieno ma all'improvviso non si può più, una ministra italiana con la sua legge la butta giù", mentre i genitori di Piombino hanno rifatto "44 gatti". Tutto molto efficace come quel girotondo, non quello di Moretti e compagnia, la cui filastrocca diceva: "Giro giro tondo, casca il mondo, casca la Moratti, tutti soddisfatti".

In piazza del Popolo un palco piccolo, anch'esso fatto in casa, aspettava la massa dei genitori mentre per i bambini giochi e palloncini servivano a far passare la stanchezza. E mentre sui cellulari viaggiava la soddisfazione per un successo insperato, nonostante la stanchezza del doppio ruolo di genitori e manifestanti si organizzava già il prossimo appuntamento: il tam tam batteva un messaggio preciso "Martedì a Montecitorio per un sit in". La Moratti è avvisata.
( 17 gennaio 2004 )

Da l'Unità 22.01.2004
Ventidue milioni di semianalfabeti. L'Italia agli ultimi posti nel mondo
di red



Ventidue milioni di analfabeti, semianalfabeti e persone in possesso della sola licenza elementare. Il dato diffuso dall'Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo e ricavato da un’indagine Istat, è impressionante. Soprattutto se pensiamo a quale scuola, a quale Italia si sta costruendo in questi giorni in Parlamento. La straordinaria innovazione didattica annunciata da Berlusconi e dalla Moratti si basa sullo slogan delle tre “I”: internet, inglese e... italiano? No: impresa. L’italiano, la quarta indispenabile “I”, è dimenticato, accantonato insieme ad altre lettere, come la “S” di Storia. Roba che sa di vecchio.

E invece scopriamo che il tuffo spericolato nella modernità che ci viene offerto dalla riforma dell’istruzione, deve fare ancora i conti con un problema antico come l’unità d’Italia. Ventidue milioni di analfabeti o semianalfabeti. E non solo: il 39,2% dei nostri concittadini è fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto anni di scolarità. Dati che, se confrontati a livello mondiale, ci pongono agli ultimi posti delle classifiche redatte dall’Ocse. Su trenta paesi considerati che rilevano le conoscenze medie nella popolazione oltre i 25 anni, il nostro Paese figura al sest'ultimo posto: ci seguono soltanto Spagna, Polonia, Portogallo, Turchia e Messico. Quanto a percentuale di popolazione con titolo universitario, l'Italia si colloca al terz'ultimo posto. Dopo di noi la Repubblica Ceca e la Turchia.

L'università (con solo 3.699.000 persone che possiedono un dottorato di ricerca, una laurea o una laurea breve) è l'altro problema che ci differenza dai paesi più sviluppati. Considerando la consistenza del capitale umano più sofisticato, i ricercatori, l'Italia si colloca all'ultimo posto della classifica, con un numero di ricercatori per 1000 unità di lavoro pari a 2,78. Al primo posto troviamo il Giappone con 9,72 seguito da Finlandia (9,61) e Svezia (9,10). Immediatamente davanti a noi troviamo Portogallo (3,11), Grecia (3,32), Spagna (3,77).

L’insieme di questi dati, presentati nel corso di un convegno organizzato dallo Spi-Cgil, ha un’evidente risvolto pratico: una riduzione di competitività del sistema Italia. L'anno scorso, secondo quanto riportato nell’indagine, il nostro paese è passato dal 18mo al 23mo posto nella graduatoria dei paesi che l'Imd (International Institute for Management Development) compila periodicamente sulla competitività economica mondiale.


 

da http://www.unla.it/index_sede.asp

"""Secondo i più recenti dati ISTAT (2003) su circa 57 milioni di Italiani poco più di 3.500.000 sono forniti di laurea, 14.000.000 di titolo medio superiore, 16.500.000 di scuola media e ben 22.500.000 sono privi di titoli di studio o possiedono, al massimo, la licenza elementare. In percentuale 39,2% dei nostri concittadini sono fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto anni di scolarità.

Uno strumento tradizionale di alfabetizzazione, quello dei corsi delle 150 ore, ha rivelato inefficienza e precarietà. Solo il 35% degli iscritti partecipa in media agli esami finali, con rappresentanza femminile irrisoria. Si impone una ridefinizione di tale strumento, e l'UNLA procede in tal senso. E' stato pertanto proposto un programma di formazione e aggiornamento dei formatori, orientato prevalentemente all'introduzione di aspetti salienti della formazione permanente e della modificazione di processi mentali e cognitivi, della dinamica dei gruppi, dell'aggiornamento degli operatori e della migliore formazione dei docenti con approfondimento di temi relativi alla riqualificazione professionale ed alla formazione continua.

Una specifica ricerca-azione proposta, organizzata dalla Sede Centrale dell'UNLA è stata affidata ad un Comitato scientifico composto dal Presidente Prof. Saverio Avveduto e da altre personalità quali il Prof. Tullio De Mauro, docente della "Sapienza" di Roma, dall'On.le Raffaele Manca responsabile dei Centri per adulti della Sardegna, dal Prof. Luigi Tarsitano Vice Presidente UNLA.

A seguito della C.M. 679/97 istitutiva del Progetto Nazionale assistito Calabria-Basilicata di istruzione e formazione in età adulta, l'UNLA collabora attivamente con il M.P.I. partecipando ad incontri e seminari. Al fine di sviluppare linee d'intervento volte all'attuazione del progetto di cui alla circolare citata, l'Unione ha elaborato un programma di Educazione Permanente in favore dei giovani 14-29 anni. Il progetto è specialmente mirato a sei Regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna).

Sulla base dell'esperienza maturata nella sua ormai cinquantennale attività di alfabetizzazione e nel recupero socio-culturale di utenti appartenenti a gruppi svantaggiati, l'UNLA promuove inoltre progetti per la realizzazione di programmi di "alfabetizzazione socio-culturale".

Sulla base dei su citati dati ISTAT, l'UNLA prevede un programma a vasto raggio, denominato "Progetto Sperimentale di diffusione della cultura di base".

L’obiettivo del progetto è quello di organizzare presso i CCEP "unità di azione" per l’individuazione di specifici interventi nel quadro di una cultura non solamente scolastica ma più ampiamente civile nella quale convergano informazioni e valori indispensabili per vivere consapevolmente nel mondo contemporaneo.


 

Il consiglio dei ministri approva il testo di riforma
Resta controverso il passaggio sul tempo pieno
 

Scuola, addio all'esame di quinta. Via all'inglese e all'informatica

 

ROMA -

Via libera del consiglio dei ministri al decreto Moratti. Il provvedimento avvia ufficialmente la riforma della scuola che partirà il prossimo anno scolastico nelle cinque classi della primaria e nella prima classe della secondaria di primo grado.

Ecco, punto per punto, il provvedimento.

Organici. L'organico dell'anno scolastico 2003-2004 nelle scuole secondarie di primo grado viene confermato per il prossimo anno scolastico e fino alla messa a regime della riforma, per garantire il graduale passaggio al nuovo ordinamento.

Anticipo. Ci sarà gradualità. Per il prossimo anno scolastico alla scuola dell'infanzia e alla prima classe della primaria potranno iscriversi anche i bambini che compiono rispettivamente i tre e i sei anni entro il 28 febbraio 2005. Quando la riforma andrà a regime il termine sarà il 30 aprile.

Tempo a scuola. Novità per l'orario scolastico. Per la scuola dell'infanzia si andrà da un minimo di 24 a un massimo di 50 ore settimanali a scelta delle famiglie. Per la scuola primaria, 27 ore obbligatorie e 3 ore di attività e insegnamenti opzionali. Il tempo pieno (27 ore +3 + 10) sarà offerto a tutti i bambini della primaria come in passato e fino a 40 ore settimanali, comprensive del tempo mensa, sulla base delle scelte che i genitori esprimeranno al momento dell'iscrizione dei figli. Per la scuola secondaria di primo grado, 27 ore settimanali obbligatorie e 6 ore di attività e insegnamenti opzionali (obbligatori per la scuola e facoltativi e gratuiti per gli allievi) per un totale massimo di 33 ore settimanali. Il tempo prolungato viene garantito fino a 40 ore settimanali (27 ore + 6+ 7). Va specificato che il governo chiama tempo pieno quello che in realtà diventa un doposcuola, per carenza di insegnanti.

Tutor. Per l'intera durata delle scuole primaria e secondaria di primo grado, a un docente verranno affidate le funzioni di orientamento per la scelta delle attività opzionali, di coordinamento delle attività educative e didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e di cura della documentazione del percorso formativo compiuto dall'alunno.

Portfolio. Viene introdotto il cosiddetto portfolio delle competenze che dovrà documentare il percorso formativo seguito da ogni allievo fin dalla scuola dell'infanzia.

Inglese e informatica. Fin dal primo anno della scuola primaria verranno insegnati inglese e informativa. Dalla prima classe della secondaria di primo grado verrà introdotta una seconda lingua europea e potenziato l'insegnamento dell'informatica.

Addio all'esame di quinta elementare.
Viene abolito l'esame alla fine della quinta classe della scuola primaria. Viene introdotta una valutazione, periodica e annuale, a partire dalla secondaria di primo grado, affidata ai docenti che dovrà accertare il raggiungimento di tutti gli obiettivi formativi per il passaggio al periodo didattico annuale o biennale successivo, valutando anche il comportamento degli alunni e ferma restando la possibilità di non ammettere all'anno successivo dello stesso biennio in caso di accertate gravi carenze. Perchè l'anno scolastico sia valido, dalla secondaria di primo grado, è obbligatoria per ciascuno studente la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale.

( 23 gennaio 2004 )

 

 

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