FISICA/MENTE

 


UN CONTRATTO CHE NON VA, UN MOVIMENTO CHE NON PARTE, SINDACATI CHE NON LOTTANO

Michele Corsi



Avendo letto le dichiarazioni entusiastiche di Panini dopo la firma dell'intesa contrattuale, qualche illusione ce l'eravamo fatta. Poi, il contratto, l'abbiamo letto. Qualche sindacato di base grida contro il "contratto miseria", ma è una stupidaggine salarialista, speculare a quella dei dirigenti confederali che, per far digerire il contratto ad una base affamata di soldi, sventolano sotto il naso gli aumenti ottenuti. Il problema è ben più grave. Non possiamo nasconderci che gli incrementi salariali per i docenti (sugli ata diremo poi) sono senz'altro inferiori al mitico stipendio europeo, inferiori a quanto lo stesso governo aveva promesso un anno fa, inferiori alle necessità, MA alla massa dei lavoratori,
visti i rapporti di forza, stanno più o meno bene. Le cose gravi sono altre. Cose che sono dentro il contratto e cose che stanno fuori. Vediamole.

Il contratto ha dentro di sè norme e scadenze pericolosissime che ci scoppieranno tra le mani nei prossimi mesi.

a) L'art.22 recita: "Le parti stabiliscono di costituire, entro 30 giorni dalla firma definitiva del presente CCNL, una commissione di studio tra ARAN, MIUR e OO.SS. firmatarie del presente CCNL, che, entro il 31-12-2003 elabori le soluzioni possibili, definendone i costi tendenziali, per istituire già nel prossimo biennio contrattuale,  qualora sussistano le relative risorse, meccanismi di carriera professionale per i docenti." Siamo di nuovo al concorsone, con qualche elemento peggiorativo. Questa commissione elaborerà "soluzioni" che il governo implementarà già dal
prossimo biennio economico, dunque a gennaio. Non è vero che la questione è stata rinviata: è stata posta con forza, si è dato via libera ad uno dei tasselli fondamentali del sistema Moratti. Tassello che accompagnerà la "riforma", dato che, ad esempio, la figura del maestro "tutor" che questa prevede dovrà appartenere ad una fascia, anche salariale, differenziata.

b) il concorsone però sarà già operativo per il personale Ata, senza bisogno di commissioni. Vengono istituite le "carriere" per gli ausiliari: quelli che supereranno il concorso potranno "coordinare" altri consimili. Dato che il compito affidato ai superbidelli sarà per l'appunto di "coordinamento", siamo molto curiosi di capire come un concorso nazionale accerterà queste capacità. Vi sarà anche una fascia per superamministrativi e supertecnici, sempre con compiti di "coordinamento". Gli ata escono umiliati da questo contratto sotto il profilo salariale, stanno schiattando (soprattutto gli amministrativi) a causa dell'intensificarsi del lavoro, subiscono tagli senza precedenti, MA, in compenso, potranno sgomitarsi per coordinarsi reciprocamente. Invece i Dsga ricevono aumenti scandalosamente elevati.

c) il Fondo di istituto viene incrementato nel 2004 anche del 60%. Se i sindacati promuovessero una indagine a campione nelle scuole si accorgerebbero del terrificante potere discrezionale dei dirigenti scolastici nell'attribuzione delle risorse del Fondo. Ma IN PIU' questo contratto prevede che: (art. 7 comma 5) "Fermo restando il principio dell'autonomia negoziale e nel quadro di un sistema di relazioni sindacali improntato ai criteri di comportamento richiamati di correttezza, di collaborazione e di trasparenza, e fatto salvo quanto previsto dal precedente comma, decorsi venti giorni dall'inizio effettivo delle trattative, le parti riassumono le rispettive prerogative e libertà di
iniziativa." Naturalmente anche adesso molti dirigenti procedono come pare loro, e per  questo ci si aspettava un contratto che prevedesse l'impossibilità di distribuire il Fondo di Istituto senza un accordo tra le parti. Al contrario si creeranno situazioni in cui, molto semplicemente, il Dirigente aprirà formalmente le trattative e, scaduti i venti giorni, farà comunque quel che gli pare, distribuendo il Fondo a suo piacere. "Ma in quel caso voi potete scioperare" ci dicono dirigenti sindacali nazionali che di scioperi non ne proclamano mai perché non "esistono le condizioni". E invece
le condizioni esistono nel singolo, isolato Istituto?

d) la Cgil sul contratto consulterà i propri iscritti. Gli altri sindacati nemmeno quello. Commento: se i sindacati sono così convinti che questo contratto piace, perché non ci fanno votare, tutti? E a cosa serve la consultazione dei soli iscritti Cgil? Con che faccia organizzeremo le assemblee con TUTTI i lavoratori per poi appartarci e votare SOLO NOI?

Queste le considerazioni nel merito del contratto. Ma c'è dell'altro.

Perché la Moratti ha deciso di firmare ORA? Avrebbe potuto farlo a febbraio, o a dicembre. I sindacati, rispetto ai mesi trascorsi, non hanno "strappato" nulla di più. Del resto non si vede perché la Moratti avrebbe dovuto cedere qualcosa visto che non si è fatto manco uno sciopero nazionale. La ragione ci pare ovvia e la diremo dopo una premessa.

La scuola è sottoposta ad un attacco pesantissimo e senza precedenti. I tagli hanno portato e porteranno a migliaia di licenziamenti. Sì perché troppo spesso i docenti di ruolo dimenticano che quando un precario viene lasciato a casa, anche se ha anni di esperienza, si tratta di licenziamento. E poi: il completamento a 18 ore con la nascita di insegnanti fantasma a 0 ore, la perdita di continuità didattica, l'stituzione del maestro tutor, la soppressione del tempo pieno, i tagli sul personale ata, le mancate immissioni in ruolo... Queste misure si abbattono sulla scuola pubblica suscitando nella massa depressione o rabbia o forme di resistenza spontanea e non coordinata (blocco dei libri di testo, proteste isolate, ecc.). E in questa situazione: ecco il contratto. Mollano sui soldi (ma non tutti e non troppi), così da far ingoiare i tagli e la riforma ai lavoratori della scuola.

Il peggio però lo devo ancora dire. I dirigenti sindacali hanno firmato un contratto nel corso di un gravissimo attacco all'occupazione. Per fare un paragone è come se in una fabbrica si firmasse un contratto interno con qualche aumento salariale, nell'esatto e identico momento in cui il padrone licenzia. Si è mai visto in fabbrica una cosa simile? No. Ma nella scuola sì. Per dimostrare che non si tratta di un contratto di scambio (firmiamo il contratto, ma non fate casino sul resto) i sindacati avrebbero dovuto chiamare alla mobilitazione, proclamare il blocco degli scrutini, ed altro ancora per fermare i tagli, chiedere le immissioni in ruolo, ecc. Invece non vi è in programma NULLA di tutto questo. Ci spiegano che dobbiamo "portare a casa" il contratto e si mettono sotto il nostro naso a fare conticini sugli stipendi per farci venire un po' di appetito. Perché se ci dicessero come stanno le cose forse l'appetito passerebbe: sono aumenti pagati con il licenziamento dei nostri colleghi e con l'avvio della "riforma".

In Francia per molto meno i nostri colleghi hanno proclamato diversi scioperi generali in tre settimane. Una determinazione che ha una sola spiegazione possibile: la gente si sacrifica perché si fida dei propri sindacati, sa che non li pianteranno in asso, sanno che andranno fino in fondo. Per fermare gli avversari feroci che ci troviamo di fronte qui in Italia, le Moratti, i Tremonti, i Berlusconi, avremmo bisogno di un po' di Francia. O forse di altri dirigenti sindacali.

Michele Corsi

delegato ITSOS A.Steiner, Milano


 

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