Noi
delegati e delegate al Seminario Mondiale sull’Istruzione, rappresentanti
organizzazioni educative e sociali di diverse regioni del mondo, ci sentiamo
indignati dalle conseguenze ingiuste ed inumane delle politiche neoliberiste
relative allo sviluppo delle nazioni e delle persone.
Siamo convinti che sono possibili e necessarie un altro mondo ed
un’altra istruzione. L’accesso per tutti, la messa in comune e lo scambio di
saperi a livello mondiale sono oggi questioni centrali. Ciò richiede che il
sapere sia riconosciuto come bene comune dell’umanità.
- Le
disuguaglianze che osserviamo non solo tra nazioni ma all’interno di
ognuna di esse, sono scandalose. La povertà si coniuga spesso con
l’essere donna ed anche con il colore della pelle e l’origine etnica..
Esigiamo urgentemente misure concrete per eliminare la povertà e la miseria
che soffrono centinaia di milioni di bambine e bambini nel mondo. 250
milioni di loro devono lavorare per sopravvivere. Bambine e bambini
sfruttati, che vivono per strada, sono costretti alla prostituzione,
schiavizzati o militarizzati.
- Constatiamo
che, nei Paesi del Sud, più di cento milioni di bambini, in gran
maggioranza bambine, non hanno accesso ad alcuna istruzione scolastica.
Novecento milioni di persone nel mondo, quasi uno ogni tre adulti, vivono
con il peso dell’essere analfabeti. L’ immensa maggioranza non ha
accesso all’istruzione secondaria e a maggior ragione ad una istruzione
superiore necessaria, senza alcun dubbio, per lo sviluppo. La grande
maggioranza della popolazione indigena non ha accesso ad un’istruzione che
rispetti la propria lingua e la propria cultura.
- Con
maggiore nostra preoccupazione, vediamo che, né le politiche sociali ed
educative né gli investimenti sono all’altezza delle difficoltà
esistenti né degli impegni sottoscritti in questi ultimi anni dai governi
in diversi forum mondiali o regionali. In molti Paesi l’istruzione
ristagna, le infrastrutture educative si deteriorano, l’istruzione si
privatizza. “Clienti, prodotti, concorrenza, rendimento” sono oggigiorno
parole di un progetto pericoloso per il futuro dell’istruzione pubblica.
- In
primo luogo rifiutiamo i trattati ed i progetti che non rispettino gli
interessi e la partecipazione dei popoli, come nel caso di ALCA.
Riaffermiamo che l’istruzione non è una merce; ci opponiamo energicamente
alla commercializzazione, che è in corso, dell’istruzione
e che negli accordi sulla liberalizzazione del commercio vengano
inclusi tanto l’istruzione, la cultura, la salute ed i servizi pubblici in
generale.
- Siamo
convinti del fatto che è indispensabile un’altra istruzione.
L’istruzione è un diritto sociale universale fondamentale dei popoli e
delle persone, diritto che deve essere assicurato mediante servizio pubblico
finanziato e sotto la responsabilità dello Stato. Questo diritto comprende
non solo la formazione generale ma anche quella professionale e tecnica.
- Reclamiamo
un’istruzione pubblica gratuita e di qualità per tutte e tutti, che sia
pienamente accessibile nel corso dell’intera vita. Esigiamo dai governi
che, il più presto possibile, migliorino
l’accesso all’istruzione infantile (da 0 a 6 anni), offrano
un’istruzione di base obbligatoria di un minimo di nove anni ed adottino
politiche per ridurre radicalmente le disuguaglianze rispetto
all’istruzione.
- Affermiamo
che è indispensabile un’istruzione superiore pubblica con un
finanziamento adeguato da parte dello Stato, gratuita, di qualità e
sempre più estesa. Si deve rispettare la libertà accademica e
l’autonomia dell’istituzione universitaria (senza concorrenza tra
università) e garantire che la ricerca sia al servizio dello sviluppo
della società e non subordinata alle necessità ed imposizioni delle
imprese private.
- Sosteniamo
una visione dell’istruzione degli adulti che garantisca il diritto
all’istruzione pubblica per l’insieme della popolazione adulta, favorendo
la creazione di condizioni egualitarie per una cultura dell’educazione
permanente. Rivendichiamo una urgente azione congiunta per eliminare
l’analfabetismo. Riconosciamo l’importanza delle attività di educazione
popolare legate al settore non di
mercanto.
- Proclamiamo
che un’istruzione integrale di qualità deve formare persone libere e
critiche, cittadine e cittadini attivi ed impegnati, rispettosi della
diversità, della democrazia e dei diritti umani, aperti al mondo e
preoccupati per il futuro del pianeta. Difendiamo un’istruzione che
sviluppi l’accesso egualitario a tutti i livelli di insegnamento, che sia
uno strumento di giustizia sociale e di emancipazione delle persone e dei
popoli, che promuova l’uguaglianza tra le donne e gli uomini e tra le
persone di diverse origini e generazioni.
- Affermiamo
che gli alunni disabili o con difficoltà di adattamento o di apprendimento,
i bambini e le bambine della strada, lavoratori o itineranti, i bambini e le
bambine vittime della guerra devono avere accesso a servizi speciali che permettano
loro l’inserimento nel sistema educativo.
- Sosteniamo
la lotta delle nazioni autoctone e dei popoli indigeni che rivendicano un
controllo delle loro istituzioni educative per assicurare il rispetto e lo
sviluppo della loro lingua, cultura e patrimonio. Esigiamo che si presti una
attenzione speciale all’insegnamento rurale ed il rispetto della cultura
contadina.
- Esigiamo
edifici ed aule che rispettino norme di igiene e sicurezza che garantiscano
la protezione del personale e degli alunni e che offrano una accoglienza
e strumenti di qualità (libri di testo, biblioteche, etc.). Affermiamo che
una utilizzazione efficace delle nuove tecnologie dell’informazione e
della comunicazione per fini educativi deve rispondere alle necessità ed
alle priorità delle comunità e non agli interessi di mercato. Occorre
sviluppare un accesso di tutti alle nuove tecnologie dell’informazione e
della comunicazione e stabilire la partecipazione degli educatori
nell’elaborazione e progettazione dei programmi educativi.
- Siamo
a favore di una gestione democratica delle istituzioni educative basata
nella partecipazione degli educatori, degli alunni e della comunità, nel
quadro della istruzione pubblica. Consideriamo che le politiche educative
devono essere ampiamente dibattute e concordate con la partecipazione delle
organizzazioni sindacali dell’educazione e della comunità e soggette ad
un processo di valutazione.
- Esigiamo
che si rispettino i diritti umani e sindacali, tra di essi il diritto alla
contrattazione collettiva e allo sciopero. Continueremo lottando per la
professionalizzazione del personale insegnante, per una solida formazione
iniziale e continua di livello superiore per un numero di posti che
corrispondano alle necessità, per un salario giusto e per un miglioramento
delle loro condizioni di lavoro, d’accordo con le convenzioni e
raccomandazioni dell’UNESCO e della OIT riguardanti la situazione del
personale insegnante.
- Esigiamo
che si ponga fine al lavoro infantile e di conseguenza chiediamo ai governi
che si impegnino al rispetto di tutte le dichiarazioni, patti e contratti
che abbiano firmato, ed in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite
sopra i Diritti del Bambino, soprattutto in riferimento all’eliminazione
del lavoro infantile. Deve svilupparsi una politica di pieno impiego, di
attenzione sociale e di salute pubblica che abbia un impatto positivo nella
scolarizzazione di bambini e bambine.
- Per
assicurare una istruzione di qualità e permanente per tutti, richiediamo un
finanziamento della pubblica istruzione da parte dello Stato che raggiunga
l’8% del Prodotto Interno Lordo. Per ciò chiediamo:
-
la fine delle politiche di accomodamenti strutturali imposti dalle
organizzazioni finanziarie internazionali;
-
un aumento degli aiuti internazionali per lo sviluppo dell’istruzione,
senza condizioni;
-
l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e
l’utilizzazione delle risorse così recuperate per le priorità sociali,
particolarmente l’istruzione e la salute; questi fondi dovranno essere
investiti in progetti concreti che intendano realizzare l’istruzione per tutte
e tutti, sotto controllo democratico;
-
la cancellazione del debito esterno illegittimo di molti Paesi;
-
la riduzione nei bilanci delle risorse destinate a spese militari.
- Esigiamo
dai governi che realizzino immediatamente un piano di azione triennale che
includa obiettivi e scadenze precise relativi al miglioramento
dell’accesso ai diversi livelli d’istruzione, alla riduzione delle
disuguaglianze, e ad un
finanziamento adeguato e giusto. Esigiamo anche che investano in diversi
programmi per i bambini e le bambine da 0 a 6 anni e per le loro famiglie.
- Riconosciamo
l’importanza di accrescere la solidarietà nazionale ed internazionale
nell’istruzione e affermiamo la nostra volontà di collaborare con tutte
le organizzazioni, forze e persone che agiscano nel senso della presente
dichiarazione. Ci impegniamo a:
-
esigere, come priorità allo Stato, un finanziamento adeguato e
sufficiente per l’istruzione pubblica;
-
promuovere nell’opinione pubblica la scolarizzazione di bambine e
bambini;
-
esercitare pressioni sugli Stati ed i governi del Nord perché rispettino
l’impegno di dedicare almeno lo 0,7% del loro PIL per sostenere lo sviluppo;
-
appoggiare le decisioni di azioni di cooperazione e di solidarietà
finalizzate a rendere più forti i sindacati dell’istruzione ed aumentare i
legami tra sindacati, movimenti associativi che si occupano di educazione con
particolare riguardo alle organizzazioni di donne;
-
facilitare un’ampia partecipazione di tutti i soggetti nella
definizione ed applicazione delle politiche educative;
-
opporci alla mondializzazione neoliberista ed alla dominazione del
capitale finanziario;
-
agire in favore di una regolazione democratica dei flussi finanziari;
-
continuare con le azioni concordate in modo adeguato a ciascun Paese.
- Insisteremo
nelle campagne che già stiamo sviluppando per:
-
porre fine al lavoro infantile;
-
conseguire gli obiettivi della Campagna mondiale per una istruzione
pubblica, gratuita, di qualità per tutte e tutti;
-
rinforzare le mobilitazioni nel quadro dell’appello del Forum
Sociale Mondiale, e particolarmente contro l’AGCS, l’ALCA, l’offensiva
della OMG e per la cancellazione del debito esterno;
-
impedire la privatizzazione e la commercializzazione dell’istruzione e
degli altri servizi fondamentali;
-
prevenire l’AIDS e garantire assistenza integrale a coloro che sono
affetti da tale malattia.
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