FISICA/MENTE

 

 

 

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Moratti/Ds: due progetti a confronto

Deputati DS - 20-02-2003


Il progetto della Moratti
Il progetto dei Ds
Vita formativa
La proposta Moratti parla di ‹‹diritto-dovere›› all’istruzione o alla formazione fino ai 18 anni. La parola ‹‹obbligo›› scompare.
Mantiene l’obbligo scolastico. Estende il tempo pieno ed il tempo prolungato; potenzia tutte le attività complementari.
Infanzia
La scuola dell’infanzia inizia a tre anni, ma vi si possono iscrivere anche i bambini di due anni e mezzo.
Prevede scuole dell’infanzia in tutti i comuni; elimina la possibilità di iscrizione anticipata.
Primo ciclo
Il primo ciclo di istruzione consta di una scuola primaria e una secondaria. Alla primaria ci si iscrive a sei anni, con facoltà di anticipo a cinque anni e mezzo. Il corso di studi è articolato in due bienni più un anno conclusivo. La scuola primaria non si conclude più con un esame. Anche la scuola secondaria è articolata in un biennio, più un anno orientativo con esame di Stato conclusivo. Questo percorso corrisponde alle attuali medie. Elimina la possibilità di iscrizione anticipata. Prevede un ciclo unitario, senza cesure, ed estende gli “istituti comprensivi”, cioè quelli che comprendono elementari e medie del medesimo complesso scolastico e che al momento ammontano al 40% del totale. Biennio di collegamento – a cavallo tra quinta elementare e prima media – tra le attuali elementari e le attuali medie.
Secondo ciclo
Prevede un duplice canale, quello dell’Istruzione, articolato in otto ‹‹licei››, e quello della formazione professionale, con tre livelli di qualifica. Sarà possibile, inoltre, accedere a diverse modalità di apprendimento: oltre allo studio tradizionale, anche l’alternanza scuola-lavoro e percorsi di ‹‹apprendistato››.
Prevede una più elevata istruzione generale per tutti e formazione professionale più qualificata e obbligo scolastico da spendere unicamente nella scuola secondaria statale.
Finanziamenti
Entro 90 giorni dall’approvazione della riforma – al momento non è previsto neanche 1 euro - il governo predisporrà un piano pluriennale di investimenti, con particolare riguardo alla valorizzazione del personale della scuola.
Fondi certi e definiti fin da ora, agganciando la loro determinazione al Prodotto Interno Lordo; piano straordinario di investimenti per rendere gli edifici scolastici più sicuri, attrezzarli tecnologicamente e per adeguare le retribuzioni di docenti e non docenti alla media europea.
 


 

Il Senato approva una pessima legge sulla scuola
Una grandiosa manifestazione nazionale il 12 aprile rappresenterà la nostra prima risposta


Comunicato stampa di Enrico Panini

Il voto di oggi del Senato consegna al Paese una legge sulla scuola della quale non si sentiva il bisogno, come dimostrano ampiamente il tormentato iter parlamentare e la grande opposizione registrata nelle scuole e nel Paese.

Gli effetti della nuova legge saranno immediati e dirompenti già dal prossimo settembre:

- un anno in meno di scuola obbligatoria;

- circa 50 mila ragazze e ragazzi che, iscrittisi a gennaio per assolvere l’obbligo nella scuola secondaria, ora avranno una ragione in meno per continuare gli studi;

- l’introduzione dell’anno anomalo, ovvero a 15 anni le ragazze ed i ragazzi saranno senza obbligo scolastico ma, contemporaneamente, senza possibilità di fruire di altri percorsi per i quali l’età minima di accesso è di 16 anni;

- l’anticipo nelle iscrizioni per la scuola dell’infanzia ed elementare avverrà in condizioni di grande incertezza.

Il 12 aprile una straordinaria manifestazione nazionale, che si concluderà a piazza S.Giovanni, coopromossa da un vasto schieramento, rappresenterà la prima grande risposta contro una legge illegittima sul versante costituzionale e devastante per il gli effetti che produrrà sui livelli di istruzione nel Paese, con l’introduzione della rigida separazione fra scuola e accesso al lavoro.

Roma, 12 marzo 2002


 

UNA GIORNATA LUTTUOSA PER LA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA

Comunicato-stampa

E’ un giorno di lutto quello di oggi per la scuola pubblica italiana. La controriforma Moratti è stata definitivamente approvata dal Parlamento (anche se il ministro Tremonti ha più volte affermato che non c’è neanche la copertura finanziaria) e dovrebbe "entrare a regime" in due anni.

Uno spazio conflittuale contro di essa resta aperto, perché i decreti applicativi, che daranno carne e sostanza all’orrendo "scheletro" normativo oggi approvato, dovranno affrontare il dibattito e l’approvazione parlamentare nei prossimi mesi. Purtuttavia, oggi registriamo una sconfitta per la scuola pubblica, la scuola di tutti/e e per tutti/e, e una vittoria per i sostenitori della scuola-azienda e dell’istruzione-merce.

E’ una sconfitta preparata già nei cinque anni di governo di centrosinistra, il quale aveva impostato la riforma Berlinguer su linee-guida analoghe a quelle della Moratti, con la separazione tra istruzione e "addestramento al mestiere", con la riduzione della qualità formativa della scuola, con il taglio drastico della quantità di materie, ore di didattica, posti di lavoro e con la riduzione degli anni di obbligo scolastico.

E all’offensiva della destra, che vuole mercificare e svilire l’istruzione pubblica, il centrosinistra, anche durante il dibattito parlamentare, ha opposto una resistenza miserevole e tutta formale, trincerandosi solo dietro la mancanza di copertura finanziaria della controriforma.

Ma la nostra lotta deve continuare, per bloccare i decreti attuativi che arriveranno nei prossimi mesi.

In questa direzione, dunque, i Cobas riconfermano lo sciopero generale della scuola per il 24 marzo e la manifestazione nazionale a Roma (ore 9,30, al MIUR- Ministero istruzione, Viale Trastevere) : sciopero e manifestazione che sono anche contro la precarizzazione generalizzata del personale scolastico e per imporre finalmente un contratto che dia uno stipendio europeo "senza se e senza ma"  e un lavoro stabile a tutti i docenti ed ATA.

Lavoriamo, infine, per costruire il 12 aprile una grande manifestazione unitaria in difesa e per il miglioramento della scuola pubblica, contro la sua aziendalizzazione e mercificazione.

Piero Bernocchi   portavoce nazionale dei Cobas della scuola

12 marzo 2003


COMUNICATO STAMPA SULLO SCIOPERO DEL 24 MARZO 2003 (che è poi diventato il volantino di convocazione dello sciopero del 24 marzo)

Manifestazione nazionale a Roma, ore 9.30,
MIUR- Ministero istruzione, V.Trastevere

I Cobas - Comitati di Base della Scuola - riuniti in assemblea nazionale il 22-23 febbraio scorsi, hanno deciso di proclamare uno sciopero nazionale dell’intera giornata per il 24 marzo 2003.

La scelta di tale data, nella quale Cgil, Cisl, Uil, e Snals hanno già dichiarato lo stato di agitazione, è scaturita dalla necessità di dare un chiaro segnale di unità all’intera categoria, pur nella consapevolezza delle invalicabili distanze che dividono le rivendicazioni dei sindacati concertativi da quelle dei Cobas.

Proprio per tali motivi riteniamo importante caratterizzare la giornata di sciopero con una manifestazione che abbia al proprio centro i temi portanti della nostra piattaforma, all’interno della quale abbiamo individuato come elemento cardine dell’intera mobilitazione, la questione del precariato e della precarizzazione dei posti di lavoro nella scuola.

Precarietà permanente e precarizzazione generale, flessibilità, licenziabilità, despecializzazione, incertezza dei propri diritti, sono infatti oggi le caratteristiche comuni a tutti i lavoratori della scuola-azienda, precari o incaricati a tempo indeterminato che siano; e se da un lato si bloccano le immissioni in ruolo, le nuove leggi prevedono la licenziabilità anche per il personale di ruolo o, comunque, il loro trasmigrare da un settore all’altro dell’Amministrazione statale, ammesso che ce ne siano le possibilità.

Sono oltre 35.000 i tagli al personale docente previsti in tre anni dall’ultima legge finanziaria, e il del 6% per il personale ATA, la licenziabilità - dopo due anni di mobilità - per docenti soprannumerari con contratti a tempo indeterminato (i primi coinvolti saranno gli ITP). Inoltre assistiamo da oltre un anno al blocco del turn over e di qualsiasi assunzione.

La scuola dell’Autonomia - della Legge di Parità (che elargisce favori alla scuola privata), del Riordino dei cicli (Moratti ora, Berlinguer prima) e della Riforma degli organi collegiali - ha come unico e unitario progetto la riduzione della scuola pubblica statale a scuola residuale e dell’istruzione a prodotto mercificato e vendibile al miglior offerente, per mandare avanti la quale è funzionale avere a propria disposizione personale trattato con il criterio aziendalistico di contratti che sanciscano la definitiva gerarchizzazione di personale che riceve buste paga basse uguali per tutti e premi in busta paga per i più meritevoli.

E’ necessario,dunque, di fronte all’incalzare di atti che stringono sempre di più la scuola nel ruolo subalterno di sorveglianza e addestramento, aggregare su punti qualificanti tutti i lavoratori della scuola e lottare per una scuola pubblica statale di qualità che formi cittadini/e liberi/e in grado di interpretare la realtà con gli adeguati strumenti critici.

Perciò ci battiamo per:

  • l’immissione in ruolo di tutti i lavoratori a tempo determinato (docenti ed ATA) della scuola sui posti vacanti;
  • l’istituzione del limite massimo dei 20 alunni per classe e contro il taglio degli organici;
  • impedire la saturazione dell’orario-cattedra a 18 ore e l’orario aggiuntivo a 24 ore;
  • l’aumento delle ore di sostegno;
  • il riconoscimento degli stessi diritti del personale di ruolo;
  • equiparazione di tutte le abilitazioni.

Il ritiro della Riforma Moratti:

  • l’obbligo scolastico fino a 18 anni;
  • contro l’anticipo delle iscrizioni alla scuola dell’infanzia e alla scuola elementare che ne distrugge l’impianto pedagogico;
  • contro la diminuzione del tempo scuola e la scomparsa del Tempo pieno e del Tempo prolungato;
  • contro la classista divisione del percorso scolastico del ciclo secondario nel sistema dei Licei e della Formazione Professionale Regionale, con la conseguente regionalizzazione di tutta l’istruzione Professionale di stato.

Un Contratto trasparente per il quale si chiede:

  • aumenti che realizzino effettivamente il raggiungimento del salario europeo (300 euro uguali per tutti/e, in paga base e pensionabili);
  • ripristino degli scatti biennali di anzianità;
  • illicenziabilità per tutti/e (soprannumerari e inidonei per motivi di salute);
  • istituzione in tutte le scuole di bibliotecari e tecnici di laboratorio;
  • cancellazione della contrattazione salariale scuola per scuola;
  • approvazione del contratto tramite referendum vincolante tra i lavoratori.

Elezioni RSU:

  • rappresentatività ed eleggibilità a tutti i livelli (nazionale, provinciale, scuola per scuola);
  • diritto di assemblea per tutti/e.

I Cobas indicono comunque sin da ora lo stato di agitazione permanente e sottolineano la necessità di lanciare un segnale chiaro ed inequivocabile di opposizione alle scelte di questo governo attraverso il blocco di tutte le attività aggiuntive e l’indizione di assemblee permanenti che diventino il luogo nel quale docenti, studenti e personale Ata diano vita, insieme a momenti di approfondimento e discussione anche a temi generali sulla pace e sulla guerra.


 

UNA PRIMA ANALISI DELLA RIFORMA MORATTI

Roberto Renzetti

        Tutti i materiali cui mi riferirò sono pubblicati qui sopra. Il primo è il testo della presunta Riforma Moratti. Viene quindi un sunto di essa per le parti qualificanti da parte di Repubblica. Segue una analisi di Legambiente non tanto sulla Riforma (non era ancora stata approvata dal Parlamento) quanto sulle stragi della finanziaria 2003 relativamente alla scuola. Il dossier continua con tutto ciò che la CGIL Scuola è riuscita a dire su tale infame riforma, una dichiarazione del segretario Panini di mezza pagina. In chiusura la dichiarazione dei Cobas e la loro presa di posizione sullo sciopero del 24 marzo che non deve essere solo sul contratto, come è invece per i sindacati confederali.

        La prima cosa da dire è che il lavoro di Legambiente è apprezzabile perché mette in luce i verri nodi che sono alla base di quella che poco dopo il Parlamento ha votato come Riforma Moratti.

        Riguardo al testo della Riforma, dopo aver sottolineato le banalità e l'assoluta inconsistenza del confronto con qualcosa che avrebbero fatto i DS (ma dove sono i DS? Ma Acciarini non può ritirarsi in pensione e far lavorare qualcuno che ne sa più di lei ed ha più voglia di lei? Ed il nascosto Lombardi dica qualcosa di sensato una volta per tutte e la finisca di far dire sciocchezze ispirate all'esegesi ai suoi pupilli).

        Ma veniamo al testo Moratti.

        Ho evidenziato in rosso le parti che, a prima vista, sono della Riforma Berlinguer. L'impianto, a parte alcune cose che dirò, è berlingueriano. Tutto si ispira all'autonomia, all'efficienza, all'efficacia, alla managerialità, ai risparmi, alle valutazioni docenti, all'esternalizzazione dei servizi.

        I cicli in sé dicono poco. Non è una scansione o un'altra che fanno la scuola. Si tratterà di vedere cosa c'è dentro. Dal punto di vista del denaro che si vuole investire è inutile far finta di aspettare chissà cosa: è detto chiaramente nella finanziaria che non accadrà nulla se non il disastro al quale si vuole dare una qualche dignità espositiva.

        Diciamoci una verità che non ho udito da nessuno dei pretesi amici miei: Moratti ignora completamente i problemi della scuola. La madame viaggia su binari sospesi in aria e neppure ha la percezione di scuola. Il suo riferimento è San Patrignano e, probabilmente, con macelleria annessa. Poiché le nostre istituzioni (MIUR, MAE, ecc....) sono piene di yesman e yeswoman, la Moratti farfuglia qualcosa e trova sempre qualcuno che glielo mette in bell'ordine. Vi è poi da saccheggiare una montagna di leggi e decreti prodotti dal centrosinistra e non serve quindi fare grossi voli. Inoltre sua signoria dispone dell'incondizionato appoggio del clero avido e reazionario già indirizzato sulla strada del furto allo Stato (in violazione costituzionale) dal centrosinistra.

        Le tare AUTONOME di queste dichiarazioni di intenti (aspettiamo le deleghe) sono quelle che ho evidenziato in grassetto blu.

- Intanto l'anticipo dell'inizio di materna ed elementare, non tanto della materna quanto dell'elementare. Vale qui quanto ha ben detto Maria Luisa Cuoghi nell'articolo pubblicato nel sito. Ma io debbo aggiungere una sola considerazione. Già il centrosinistra aveva parlato nel suo primo progetto di prima elementare da doversi iniziare a 5 anni. Anche qui la dama della carità ha precedenti illustri.

- Quindi la nefandezza peggiore che è quella della separazione ai 13÷14 anni degli indirizzi: da una parte i licei che in teoria sono 8 ma nella pratica possono diventare una pletora (si rilegga la possibilità per certi licei di moltiplicarsi). Si tratta del ritorno all'avviamento professionale che io vissi con alcuni miei compagni che mestamente prendevano quella via che li condannava, nonostante le loro abilità intellettuali. Qui vi è un ignorantello che esulta: un tal D'Amato che non solo non sa cosa è scuola, ma neppure cosa è flessibilità. Egli già vede forza lavoro gratuita in giro per le fabbrichette ad arricchire gratis  i padroncini fregandosene dell'aspetto sociale profondo della vicenda. Anche supponendo che questo sistema apra più facilmente la strada del lavoro ai giovani (io non lo credo nel modo più assoluto), neppure ci si degna di studiarsi esperienze di altri Paesi a noi vicini, come ad esempio la Germania. Intanto osservo che sia Germania che Francia stavano muovendosi modificando le loro scuole sul modello italiano pre catastrofe Berlinguer. Quindi i tedeschi hanno provato a fare scuole direttamente finalizzate allo sbocco professionale (soprattutto nei land del Sud). Da quel parti (Baviera) si producono occhiali. A lato si sono realizzate scuole che preparavano per quello. I poveri ragazzi cavie, resistevano due anni in quel posto di lavoro e poi ne erano espulsi perché cambiavano i modi di produzione. Non vi erano abilità di riciclaggio che sono alla base della flessibilità. Per questo le scuole migliori del mondo erano quelle del tipo licei alla Gentile, proprio perché non ti facevano esperto in niente ma erano una palestra eccellente per mettere in moto il cervello in tutte le condizioni e circostanze. Non capire questo non è costoso per chi ha il potere: "morto" un ragazzo ne entra un altro. Ma è veramente mortifero per generazioni intere di giovani. Su questo occorrerebbe una vera rivolta sociale PER L'INTERESSE STESSO DELLA COMUNITA' fosse anche della produzione e liberistica. Sarà interessante vedere come si valuteranno le esperienze in stage o in semplici lavori da facchino in fabbrichette.

- Vi è poi l'insipida insistenza sulle alfabetizzazioni informatiche. Qui davvero c'è da dire che l'Italia produce una grande quantità di zerbini, tra questi quelli di marca Moratti. Questa sciocchezza non verrebbe in mente a nessuno. Nessuno 80 anni fa avrebbe (ed ha) mai fatto corsi scolastici per usare la macchina da scrivere. Oggi tutti mitizzano il nulla. L'uso del computer è cosa da forzaitalioti, da leghisti, da fascisti. Loro possono innamorarsi delle macchine e di notte perfino giacere con esse. Ma quella macchina non fornisce soddisfazioni se non agli scemi che passano il tempo con MP3 o Nasdaq o su ogni altro sito distruggicervelli (per non dir del porno & Co). Vi è certamente una necessità di avere dei tecnici informatici ben preparati. Ma questi si "fabbricano" all'interno o di licei tecnologici o di scuole professionali con corsi specifici, con insegnanti specifici (ed anche pagati perché altrimenti vanno a fare assistenze casa per casa guadagnando per 10). In ogni caso per questa vicenda non si caverà una sola mosca morta dal buco del ragno se non si fornisce un computer per ogni studente con tutti i softwhare necessari. Quindi soldi che, a priori, non vi sono e, quindi: di cosa parliamo?

- Tentando di toccare le altre due "i" che stanno a cuore al marito di Veronica Lario, sull'inglese c'è solo da dire che occorre piantarla con la letteratura e fare lingua possibilmente con insegnanti di madre lingua e con gite scolastiche che si dirigano in Gran Bretagna o Irlanda, dimenticandosi Amsterdam, Praga, Budapest & Co. L'altra "i" mi permette di dire che quel marito di prima non ha mai studiato impresa ma pubblicità. Si è laureato in giurisprudenza con una tesi della società di pubblicità Manzoni. E' bravo a comunicare il nulla, è una Vanna Marchi in mi settima. Quindi quell'insegnamento, al modo di banana, lo si fa solo facendo vedere tutte le trasmissioni registrate della signora del video. Vi sarebbe un'altra strada, ma è pericolosa e passa per Alcamo e Corleone. Finiamola dunque con le cose estemporanee. Uno dei licei si occupa di impresa e tanto basta. Il resto si studia ad Economia all''Università. Ma anche in questo caso non si è garantiti sul posto di lavoro, sempre rubato da avvocati. Si pensi che l'"economista" Tremonti è solo un avvocato e che il "filosofo" Buttiglione è un altro avvocato.

- I riferimenti al morale, allo spirituale, al religioso che sono nella legge riportano al Ministero Fascista dell'Educazione. Non a caso i governi del dopo Liberazione sostituirono Educazione con Istruzione. E non è certo compito dell'istruzione navigare sul morale, sullo spirituale, sul religioso. Senza dubbio sull'educazione civica, e sul modo di comportarsi civilmente, ma qui si tratta di ben altro.

- L'altra vicenda sulla quale si è data enfasi nei commenti è quella relativa all'obbligo ora sostituito con diritto-dovere. E' certamente vero ma in un passo si sottolinea la necessità di questo obbligo (si usa proprio questa parola) fino ai 18 anni. Qui aspetto di capire le leggi e l'uso furbesco delle parole da parte dei lanzichenecchi.

- La competenza regionale sulla scuola è stata fissata dal centrosinistra in due momenti. Quando si assegna alla scuola dell'autonomia un 15% dei tempi scuola da gestire dalla scuola medesima e quando si è riformato il Titolo V della Costituzione in senso federalista.

- A me preoccupa l'affermazione dei docenti che garantiscono la continuità didattica per un congruo periodo di tempo. Sarà che il congruo è un aggettivo da azzeccagarbugli italiani ma quella parola spaventa. Che vuol dire in pratica? Si sottintende che si cercherà di mantenere al massimo la continuità didattica come la conosciamo oggi, o si intende che, a seguito di sfasciamento classi e corsi si perderà facilmente posto e ci si dovrà adattare a continui trasferimenti? Io credo che il tutto vada nel senso della seconda che ho detto.

- Adesso dico che, a parte l'accento sul morale e religioso e alla nefandezza della ricreazione dell'avviamento, come insegnante sarei preoccupato del fatto che SI MANTIENE LA SCUOLA DELL'AUTONOMIA, CON LA DIRIGENZA, COL LO SPOYL SISTEMS, CON I SALARI VARIABILI, CON L'ESTERNALIZZAZIONE DEI SERVIZI, I FINANZIAMENTI ALLE SCUOLE PRIVATE .... Di tutti questi frutti avvelenati, eredità del centrosinistra, non veniamo liberati. Ed i sindacati dei lavoratori della scuola, a parte i Cobas, nessuno e nello specifico la CGIL Scuola, si occupa di questo. Andate a vedere la pena di quel sito dove sulla riforma c'è il solo comunicato Panini. Sentite poi i servi sciocchi, quelli che Platone chiamava "bipedi, implumi, acefali", nelle loro visioni da fumo di oppiacei. Vi diranno che c'è un confronto ed una analisi della riforma all'indirizzo http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=2328 . Ebbene, se andate lì trovate ignoranza e squallore. Trovate frasi burocratiche e di circostanza che mostrano semmai che, insieme ai dirigenti CGIL Scuola, se ne devono andare anche coloro che nei DS si occupano di scuola.

        Per ora mi fermo qui perché analisi dettagliate ne ho già fatte e pubblicate nel sito (si veda a "La scuola dal 1968 ad oggi"). Appena vi saranno materiali su cui intervenire lo farò, senza nessuna speranza che analisi e confronti vengano dalla CGIL Scuola perché tale sindacato, insieme ai DS, è occupato in incontri mondani con i lanzichenecchi che stanno colpendo le fondamenta della scuola. In ogni caso il malato, già grave, sta morendo senza speranza.

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