FISICA/MENTE

 

Avevo scritto l'articolo La scuola dell'autonomia per un sito che da anni si occupa con serietà e passione dei problemi della scuola, Fuoriregistro. Un tal Mino Rollo ha commentato cialtronescamente. A lui ha risposto  Isa Cuoghi. Un altro signore, Vittorio del Moro,  ha ribattuto in modo più articolatoa quanto scrivevo. Ed io ho dovuto replicare. E' poi intervenuto Giuseppe Aragno. Di seguito gli scritti di cui sopra.


Mino Rollo  (*)   

29-04-2007

Mai letto tanto furioso, quanto sterile e piagniucoloso, livore e accanimento contro tutto e tutti. Chi, evidentemente, rimane escluso dal signor "Giudice" della scuola è lui stesso, in uno sterile quanto isterico impeto di esaltazione e autoreferenzialità. caratteristiche, queste, che, probabilmente, hanno danneggiato (ma non distrutto) la scuola. Quella stessa scuola che, sia pur azzoppata, indebolita, emarginata, viene spinta umilmente da tanti docenti e dirigenti che, in silenzio (a differenza del nostro eroe-giudice), fanno il proprio dovere e trovano ancora piacevole il proprio lavoro, nonostante chi, spesso, predica tanto (e bene) e razzola (tantissimo) male.

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(*) NDR. Chi è Rollo. E' un cattolico dirigente di quelle associazioni cattoliche alla testa della distruzione della scuola (l’Uciim, Associazione dei docenti e dirigenti cattolici di scuola media e superiore). E' anche uno che partecipa a convegni sulla scuola nei quali, come denunciavo ne "La scuola dell'autonomia", ci si parla addosso sporcando anche il pavimento.
Tali convegni sono pagati da noi, naturalmente, e finiscono sempre con lauti pranzi.
Ho trovato questo pezzetto scritto dal Rollo medesimo che dice tutto sui guastatori della scuola e che è una drammatica conferma di quanto sostenevo.
Non sanno di cosa parlano ma parlano.

Roberto

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Lecce: “La Scuola Superiore fra Riforma, problemi e prospettive”

mino rollo

Si parlerà di riforma ma anche di problemi e prospettive della scuola media secondaria di secondo grado nel Convegno organizzato venerdì 27 prossimo, alle ore 17.00 presso l’Itas “Grazia Deledda” di Lecce dalla Cisl provinciale e dalla sezione di Lecce dell’Uciim (Associazione dei docenti e dirigenti cattolici di scuola media e superiore). Un Convegno, coordinato da Mino Rollo, presidente della sezione Uciim di Lecce e da Ada Chirizzi, segretaria provinciale della Cisl scuola. Come relatori figurano due personalità di sicuro riferimento nel mondo della scuola e della formazione dei docenti, ovvero Fabio Scrimitore, Primo Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Bari e Antonio Santoro, Dirigente Tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale della Puglia. Si parlerà della riforma nella scuola superiore e dei problemi che investono, in generale, il mondo della scuola e del ruolo dei docenti cattolici in una società del relativismo, delle contraddizioni, delle vecchie e nuove povertà (droga, alcool, pedo-pornografia), dei disvalori (la corsa al facile arricchimento, al successo fine a se stesso, al potere come prevaricazione sugli altri, al culto dell’immagine). Sicuramente il tema dell’autonomia delle istituzioni scolastiche sarà al centro del dibattito. Un’autonomia che apre nuove prospettive e maggiori spazi nella logica, però, del rispetto e della valorizzazione delle proprie competenze e dei ruoli. Ed è su questo impegno, condiviso, partecipato, che la scuola è chiamata a mobilitarsi, soprattutto ora che viene a trovarsi al centro di numerose vicende di cronaca. Bullismo, aggressioni a studenti diversamente abili, a docenti, dirigenti e soprattutto video-scandali con protagonisti anche docenti. Fatti ed episodi isolati (seppur gravissimi), dunque, anche con l’apporto di una disinvolta amplificazione mass mediale, che assumono poi toni e significati esasperati che certamente non aiutano né i genitori, né la scuola. E’ vero, però, che permangono ancora molti punti deboli. In alcune zone del Sud la dispersione scolastica è allarmante (con punte di oltre il 20%), soprattutto negli Istituti Professionali. E poi, ancora, un diffuso disorientamento verso le sfide, le innovazioni, le riforme, spesso montate e smontate da governi e ministri di turno. E non mancano i nodi problematici che emergeranno sicuramente nel Convegno e che investono anche il corpo docente (scarsa attitudine alla formazione a aggiornamento, retribuzioni fra le più basse in Europa, pensionamenti di massa come indice di disaffezione). Dunque, un sistema complesso e complicato, dove, però, non sono assenti le risorse, le capacità, le progettualità per segnare una svolta. I nuovi Dirigenti Scolastici, prossimi alla nomina, i concorsi da bandire per il reclutamento di decine di migliaia di giovani docenti, formati su ciò che la scuola rinnovata richiede per le sfide di oggi e del prossimo futuro, aprono nuove speranze soprattutto se, accanto a rinnovati entusiasmi, si accompagnano le esperienze e le professionalità di chi opera nella scuola da tanti anni (Docenti e Dirigenti) con serietà e rigore e che, sia pure fra mille difficoltà, hanno saputo superare i momenti più critici mettendo sempre al centro dei loro interessi i bisogni formativi delle nuove generazioni spesso disorientate in una società molto complessa, troppo veloce e sicuramente contraddittoria.
 


Punti di vista

Isa Cuoghi

02-05-2007

 
Renzetti non ha bisogno di difensori d'ufficio, è vero, è vero perchè lui la scuola la conosce molto bene.
La conosce per esserci STATO.

C'è stato sia come docente che come responsabile del sindacato ora della conoscenza.

Quel sindacato che, da un certo punto in poi, non ha più voluto nè saputo ascoltare chi provava in tutti i modi a fare capire il perchè di una linea, quella del sindacato, che era sbagliata.

Chissà perchè quel Mino Rollo mi ricorda tanto quei personaggi che, nei tempi delle contestazioni delle scelte in politica scolastica, tacciavano chi le faceva come terroristi dell'informazione, come soggetti pericolosi per la scuola perchè non la conoscevano o ne volevano una rivoluzionaria, mi ricorda quelli che volevano una discussione mite.. uno di quelli a cui comunque non veniva mai in mente di andare a contestare nulla oltre una forma scritta per la discussione, mai cercando anche di entrare nei contenuti.. ma forse, anzi sicuramente, ora capisco anche il perchè: negli argomenti questi qua non entravano mai perchè NON LI CONOSCEVANO.

Mino Rollo vorrebbe farci credere, e convincerci, che la scuola l'hanno rovinata quelli che ne hanno denunciato i problemi.
Mino Rollo, guardi che noi abbiamo a che fare con materiale umano in formazione, sa, mica come lei che forse ha a che fare con carte e documenti...

Sì perchè sapete, chi discute di un argomento sulla scuola, a seconda del punto di vista, è molto ben riconoscibile.

C'è chi parla con distacco e con demagogia, si riempie la bocca di paroloni che parlano di responsabilità, di modernità, di tempi che cambiano, di scelte condivise, di pedagogia e di relazioni tra pari, che promette..promette...promette.. che dice che abbiamo ragione e che la scuola sarà la prima cosa a cui s metterà mano per risolvere i problemi e immettere finanziamenti e risorse : di solito sono i politici e i rappresentanti sindacali.

C'è chi parla di scuola arrabbiandosi, non certo per livore né perchè psicopatico o terrorista dell'informazione, ma solamente perchè non ne può più di promesse mancate, di discorsi diversi a seconda della platea che c'è davanti, di parole che sono lontane anni miglia dalla scuola, dalle aule, dai problemi quotidiani.. ma sa già che non sarà mai ascoltato perchè chiede una cosa che non potrà avere mai : DIRIGENTI POLITICI E SINDACALI SCOLASTICI DIMETTETEVI UNA BUONA VOLTA SE AVETE CORAGGIO, USCITE DA UNA SCUOLA CHE NON CONOSCETE E CHE STATE PORTANDO AL COLLASSO.. VI ACCORGETE O NO CHE OGNI MOSSA CHE FATE E' UN PASSO IN PIU' VERSO LA FINE ANNUNCIATA DI UNA SCUOLA CHE NON ASSOMIGLIA NEMMENO LONTANAMENTE ALLA SCUOLA CHE DOVREBBE DARE OPPORTUNITA' DI STUDIO E DI CONOSCENZE, DI FORMAZIONE DI SPIRITO CRITICO E DI METODO D'INDAGINE, AD OGNI STUDENTE ??

Ma siccome la classe dirigente in questione questo coraggio non lo avrà mai perchè non è stata educata a percepire il senso dell'ipocrisia nè delle sbagliate competenze, nè della vergogna , stiamo andando verso la rovina finale.

La scuola pubblica chiuderà i battenti della qualità, perchè non ci sono finanziamenti per tecnologie, formazione dei docenti, finanziamenti per le strutture, per materiali, ma nemmeno per personale che sia formato per lavorare in una scuola decente.. non ci sono fondi per gli stipendi degli insegnanti che oltre tutto non sanno ancora bene cosa succederà con questo contratto, cosa, in cambio di miseri euro, dovremo dare a quella produttività ed efficenza che ci chiederanno che, credo, stiano già contrattando le sigle sindacali..

Tutti sappiamo in quali condizioni lavoriamo, tutti sappiamo con quali dirigenti sindacali e con quali decreti leggi stiamo facendo i conti... e Renzetti che tra i primi ha capito a cosa ci portava l'autonomia e tutto il genere pedagogico- psicologico di cui erano infarciti i nuovi teorizzatori della scuola, ora dovrebbe essere tacciato di essere furioso, quanto sterile e piagniucoloso, livore e accanimento contro tutto e tutti ... spero che Renzetti si stia facendo una risata, per quanto amara...

Rileggetelo quello che ha scritto Renzetti, rileggetelo e dite se non vi ritrovate in quella scuola che racconta così bene.

Avete mai visto le cronache politiche che ci propinano i media televisivi ?
Avete mai visto i tavoli a cui siedono Dirigenti sindacali e Dirigenti politici ?
Tutti sorridenti, lì che chiacchierano, ben vestiti, rassicuranti, bevono acqua e si dissetano, amici-nemici che non hanno nulla di diverso per cui combattere.. tutti lì a garantirsi posto e stipendio.

Anche io nel 2006 ho creduto che le cose cambiassero.
Ci ho creduto fortemente e fermamente.
Ho aspettato per notare qualche cambiamento.
Ora non riesco più a tacere le difficoltà crescenti che incontro nel mio far scuola.

Ma non sono difficoltà che incontro nella relazione con i miei alunni, no.. sono difficoltà che ogni giorno crescono fino a diventare ostacoli e macigni sulla strada che percorro ogni mattina per andare a scuola.
sono stanca, e come me tantissimi altri, di combattere contro qualcosa che è impalpabile ma molto forte : l'autodifesa di chi sta ai posti di comando e che non vuole mollare nulla... la cecità di chi, per non perdere il proprio orticello, non ha più occhi per vedere, la mancanza di sensibilità di chi, ormai, ha fatto dell'ipocrisia il proprio modo di agire.

Per ultimo voglio ricopiare le parole di Mino Rollo, così uguali a quelle di alcuni anni fa, a quelle parole che scrivevano tutti quei personaggi di cui sopra e che ancora riconosciamo in video ogni volta che si parla di scuola.

Scorretto e, offensivo e travisante la realtà .

Bravo sig. Dirigente Mino Rollo, e se ancora non lo fosse, Dirigente scolastico o sindacale, in questa bella scuola dell'autonomia, faccia un concorso, visibile o invisibile, lei ha tutte le carte per vincerlo.

Mai letto tanto furioso, quanto sterile e piagniucoloso, livore e accanimento contro tutto e tutti. Chi, evidentemente, rimane escluso dal signor "Giudice" della scuola è lui stesso, in uno sterile quanto isterico impeto di esaltazione e autoreferenzialità. caratteristiche, queste, che , probabilmente, hanno danneggiato (ma non distrutto) la scuola. Quella stessa scuola che, sia pur azzoppata, indebolita, emarginata, viene spinta umilmente da tanti docenti e dirigenti che, in silenzio (a differenza del nostro eroe- giudice), fanno il proprio dovere e trovano ancora piacevole il proprio lavoro, nonostante chi, spesso, predica tanto (e bene) e razzola (tantissimo) male.


Le colpe e i rimedi

Vittorio Delmoro

08-05-2007


Caro Roberto, Isa e tanti compagni... perduti.

Non so più se sia possibile parlare di scuola senza parlare di politica e dunque non entrerò nel merito delle questioni poste da Roberto nel suo intervento sull'autonomia scolastica del 25 aprile: le prenderò in toto per vere, avendo letto molte delle sue analisi spiegate con dovizia da ormai diverso tempo, nella speranza (sua) di attrarre nel dibattito qualcuno di quelli che contano, dibattito invece rifuggito come la peste sia da Alba Sasso che da Tiriticco, che hanno oramai etichettato Roberto come un provocatore cui non vale la pena di rispondere.

Credo sia anche per questo che Roberto non fa più oramai analisi oggettive e vira invece verso l'invettiva, prendendosela un po' con tutti e rivendicando la primogenitura delle sue previsioni : una specie di saggio che non ha perduto l'astio nell'acquisire il distacco portato dall'età e dalla pensione.

C'è una cosa che mi sorprende nell'intervento di Roberto: la sua insistenza sulle cariche, le poltrone, i distacchi e quant'altro che starebbero alla base delle scelte sindacali e politiche sulla scuola della sinistra; in questo molto simile all'ironico quadretto dipinto da Pietro Citati sulla Repubblica di domenica 6 maggio, che però ha il populismo di appioppare il vizietto a tutta intera la classe politica; un po' come il meritorio reportage di Icona su RAI 3 di qualche mese fa. Un astio, quello di Roberto, che fa temere che proprio a lui un destino cinico e baro abbia negato una di quelle prebende che in così tanti e così immeritatamente hanno invece avuto.

Siccome io sono sempre stato e sempre sarò solo un semplice maestro di scuola elementare, senza incarichi sindacali (eccetto l'RSU) e ho pure rimandato la pensione (pur avendone acquisito il diritto) per il timore di riavere troppo presto a che fare col Berlusconi, non potrò essere tacciato di alcuna delle nefandezze sparse a piene mani da Roberto per quello che sto per scrivere.

Anch'io, come Isa, come tanti di noi, come credo gran parte del popolo della scuola, ho votato per l'attuale centrosinistra, per uno dei partiti dell'Unione, nella speranza del cambiamento, anche, se non soprattutto, nel mondo della scuola. A distanza di un anno vedo alcuni elementi di questo cambiamento già attuati, alcuni solamente promessi, molti denegati dai fatti. Sono deluso? Certo! In primo luogo dalle scelte fatte in finanziaria: i tagli.

Nutro però ancora delle speranze, perché da Roberto non vedo emergere alcuna proposta percorribile.

Dal voto dello scorso aprile mi aspettavo una vittoria di almeno 4,5 punti percentuali, tanti ciò da poter governare il cambiamento senza particolari problemi; invece il voto ci ha riconsegnato un paese diviso esattamente a metà, nel quale dunque non ci sono (ripeto: NON CI SONO) i numeri per una politica di sinistra, per una politica scolastica come quella che vorremmo.

Per dirla tutta, non ci sarebbero stati neppure se il distacco dal centrodestra fosse stato maggiore, per il semplice fatto che una bella fetta di centrosinistra non condivide la nostra idea di scuola pubblica. E allora, Roberto?

Nella variegata gamma dell'offerta partitica ci sarà pure un partito che incarna la nostra idea di scuola, se non proprio quella di società o di futuro; penso a Rifondazione, ai Comunisti Italiani, ai Verdi, al Correntone DS; oppure, in ambito sindacale, ai Cobas, o alla Gilda (visto che Grazia Perrone sembra condividere le tesi di Renzetti). Basta dunque votare per costoro, iscriversi al sindacato, cominciare a fare campagne elettorali o sindacali dietro una qualche sigla e combattere con i vicini o con gli avversari come da anni (troppi) si sta facendo.

Tutto questo non certo per conquistare gli altri alla propria causa, fino a diventare maggioranza e avere dunque la forza (i numeri) per finalmente attuare le scelte che abbiamo sempre desiderato; macché, solo per pura testimonianza, per appartenenza, per il piacere di ritrovarsi fra persone, seppure poche, che la pensano come noi.

Da che ho memoria non c'è mai stato in Italia un governo che abbia fatto quello che io desideravo nella mia visione del mondo; qualche scelta l'ho condivisa, la stragrande maggioranza no. Allora che fare? Attendere altri 50 anni? Buttarmi a capofitto in un partitino, in un sindacatino (i diminutivi sono riferiti ai numeri) nella speranza che diventino oni? Fondare io, assieme a Roberto, a Isa, ad altre teste calde il partito, o il sindacato, che davvero incarni le aspettative dei tanti che a nostro avviso non aspettano altro?

Ecco il punto! Anche ammesso che la legge sull'autonomia scolastica del precedente governo di centrosinistra, insieme al 3+2 dell'università, alla riforma dei cicli berlingueriani, alla linea anglosassone che si vuole far seguire e a tutte le riforme degli ultimi anni, di cui quella morattiana non è che il prosieguo estremizzato, siano tutte sbagliate, quale sarebbe l'alternativa? E soprattutto : con quali strumenti portarla avanti? E ancora : su quali forze contare?

Perché siamo al governo, no? Se non proprio noi, i partiti che abbiamo votato, no? Se non proprio tutti i partiti, quelli a noi più vicini, no? Possiamo forse dire che un 10% di italiani sono dalla nostra parte, no? Il che fa almeno un 20% dell'Unione, no? A che serve?

Forse che i nostri rappresentanti di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Verdi, l'Alba Sasso, il Mussi sono riusciti a spostare qualcosa delle decisioni sulla Finanziaria? E riescono ora a fare qualcosa sui tagli, sui soldi ai supplenti, sul contratto?

Se siamo a questo punto è perché questi nostri rappresentanti stanno rinnegando le loro promesse elettorali?

Se siamo a questo punto è perché questi nostri rappresentanti ci hanno fregato e ora che si sono presi la poltrona se ne infischiano di noi?

Se siamo a questo punto è perché questi nostri rappresentanti non sanno nulla di scuola, avendola oramai abbandonata da anni?

Be', io credo proprio di no e credo dunque che le motivazioni per le quali, secondo Roberto, costoro si comportano così siano del tutto campate in aria.

Se Berlinguer, Maragliano, Vertecchi, De Mauro, Bassanini, Panini, Alba Sasso, CIDI, Legambiente, e ora Mussi, Bastico, Fioroni e FLC (per citare i responsabili di Renzetti) hanno voluto e fatto l'autonomia e altre cose simili è perché ci credevano, credevano (e credono) che questo sia bene per la scuola italiana, non certo per distruggerla e portarla alla rovina.

E il bello è che anche molti insegnanti ci hanno creduto e ci credono e non certo per seguire lo strano fenomeno dei progetti da fare per mettersi in evidenza e aspirare allo staff, quanto per il bene dei loro alunni e della scuola.

Ecco il punto (a un livello più basso) : gli avversari di Roberto, Isa e... compagni sono anche i colleghi, molti, probabilmente la maggioranza.

E' per questo che considero sterili le tirate di Roberto, umanizzate da Isa, in un sito come Fuoriregistro o in altri simili; le loro battaglie andrebbero fatte in altri luoghi : le scuole prima di tutto, a cominciare dalla propria; perché se la linea non passa neppure nella propria scuola, se non raggiunge la maggioranza addirittura là dove si è conosciuti e magari stimati...

Poi i luoghi virtuali e non dove si affollano gli avversari, a cominciare da quelli politici, del centrodestra e del centro del centrosinistra; non in luoghi e siti chiaramente di sinistra, dove appare non solo sterile ma anche troppo semplicistico prendersela con quelli che sostanzialmente stanno dalla stessa parte.

La battaglia è persa - scrive Cagliostro - e non vale dunque la pena continuare ad arrovellarsi: ha vinto la CGILscuola.

Fosse vero, trarrei un sospiro di sollievo; anche perché i supplenti avrebbero i loro soldi e sarebbero stati assunti in ruolo, noi tutti avremmo il nostro contratto, la riforma Moratti sarebbe stata già abrogata e magari si starebbe riponendo mano anche alla revisione della famigerata autonomia.

Purtroppo non è così, la CGIL scuola non ha vinto nulla, se non l'adesione del 30% dei lavoratori della scuola e le battaglie continuano tutte e ce ne sarà sempre una da combattere, anche quando (chissà mai) al governo siederà la sinistra sinistra.

Infatti, per concludere, la politica, anche quella scolastica, è frutto di una continua mediazione tra la forza che esprimi tu e quella che esprimono gli altri; in questo momento la nostra non è tanta.


La scuola dell'autonomia che piace a Vittorio

di Roberto Renzetti 

10-05-2007
 

Caro Vittorio,

non voglio citarmi ma vi è tutta una storia lunghissima che non serve ad altri che al mio, come lo chiami tu, inutile rancore.

E' raccontata sul web ma non è questo ora il problema.

Rispetto a ciò che tu dici, voglio io dire che non ho mai fatto la rincorsa a privilegi sindacali. Sono stato segretario della CGIL Scuola Spagna per circa 15 anni  e per il ruolo che occupavo, non potevo aspirare ai distacchi ed ai comandi (all'estero questa cosa non esiste). La mia era pura militanza (chiamalo, se vuoi, spirito di servizio) che ha aggregato una gran maggioranza degli addetti alle Istituzioni culturali italiane in Spagna (e finché c'ero io le cose stavano così, ora le clientele UIL vanno alla grande). Lì avevo trovato la CGIL Scuola in mano ad un fascista del FUAN di Venezia (Franco Rossi). Venivo dall'Italia degli anni Settanta con una militanza sindacale di base molto forte e solo questo mi creò molti problemi. Lo comunicai a Roma ... niente. Questo solo per sgomberare il campo da mie pretese su distacchi e comandi (comunque sono benvenute tutte le domande si vogliano fare). Io sono stato iscritto al sindacato dal 1970 al 2003. Ero stato alla sua fondazione nel 1968 presso l'aula di Struttura della materia dell'Istituto di fisica. Era il 1968, io non ero ancora laureato ed ho dovuto aspettare due anni, quelli che mi hanno portato alla laurea ed al primo incarico per iscrivermi.

Veniamo ora all'uso che del sindacato è stato fatto in modo sempre più volgare. Ed anche qui, deve essere chiaro che la corruzione, in modi diversi, è dovunque. Qui è sulle spalle dei lavoratori della scuola. Spiego riferendomi a fatti recenti, diciamo dal 1996, epoca in cui nasceva il primo centro sinistra.

Ognuno di noi coltivava speranze importanti su una ventata di aria nuova dappertutto. Chi operava nella scuola aspettava molte cose e particolarmente una riqualificazione della scuola di massa (dequalificata dalle politiche democristiane)ed un accesso regolato degli insegnanti alla professione.

Abbiamo invece avuto Bassanini e Berlinguer con le cavallette degli pseudoscienziati (pedagogisti, sociologi, psicologi, docimologi) che hanno preparato una scuola neoliberista lavorando esplicitamente alla sua dequalificazione (se non si sono neppure accorti di questo, sono addirittura da bastonare). I discorsi giustificativi delle riforme erano relativi al fatto che in Europa vi era una data percentuale di diplomati mentre in Italia eravamo  a livelli più bassi. La  soluzione è stata trovata con il rendere gli studi più semplici, con la destrutturazione della scuola, con il fare di essa un qualcosa che "non sapesse di scuola" (Maragliano). La scuola dell'autonomia si afferma a lato della liberalizzazione più sfrenata penetrata dovunque. Anche la scuola doveva entrare sul mercato come ogni altra impresa e, se si leggono i documenti dell'epoca, ci si rende conto che la UE, sotto la spinta degli industriali europei (ERT), lavorava e lavora per la completa privatizzazione della scuola. Bassanini (ed anche Berlinguer) è stato fedele esecutore (contrariamente alla vulgata, informo chi non lo sapesse, che il "pubblico" dal Ministero lo ha tolto Bassanini e non Moratti). La tanto declamata Lisbona 2000 è scuola che non si svolge più a scuola ma, ad esempio, in qualunque luogo, in qualunque piazza, come un reality delle esperienze di ciascuno (vedi l'ultima referenza citata). In questa direzione andavano i finanziamenti alla scuola privata insieme al suo più ampio riconoscimento (in Italia, dove non è mai esistita una scuola privata di qualità da contrapporre alla scuola pubblica, abbiamo dovuto immaginare addirittura di farla crescere noi perché ci facesse concorrenza ... solo che qui abbiamo la degenerazione di scuola privata = scuola confessionale con tutto ciò che paghiamo giorno dopo giorno). E questa, Vittorio, è la politica dei personaggi e/o istituzioni citati/e perché ci credevano ? Ma perché non sono state MAI dette le vere finalità (scuola che diventa mercato in una Europa che deve diventare liberista come si era deciso in incontri, da me raccontati, negli USA ) ? E se non lo sapevano, bei dirigenti politico sindacali abbiamo ! Era comunque il governo delle sinistre, non ci entra nei nostri testoni ? Hanno fatto un gruppo di esperti (i quaranta), gente di prestigio che non conosceva la scuola (a parte qualche faina democristiana onnipresente), ci hanno sparato la relazione Maragliano che è un insulto ad ogni persona che abbia un minimo di rapporto serio con la scuola. E poi giù mazzate sui lavoratori con una serie di misure quantomeno contraddittorie. Ora le ricordo ma prima mi serve dire che le cose erano decise tutte (a parte i finanziamenti alla scuola confessionale) insieme al sindacato. Quali erano i provvedimenti di cui sopra ? La scuola è dequalificata perché sono dequalificati gli insegnanti (ed il sindacato dice che è vero). Occorrono scuole di preparazione per gli insegnanti (bene). Occorrono aggiornamenti sui vasi etruschi per gli insegnanti (si attivano Maragliano e company con corsi via web da solo 600 mila lire per qualche ora certificata). Ogni aggiornamento, quando non è sui vasi etruschi verte sulle psicopedagogie; le discipline, ignote ai pedagogisti, spariscono. Avanza il perdonismo ed il "volemose bene": i ragazzi sono intoccabili e, come i vasi etruschi, fragilissimi. Ed il sindacato non obietta perché non conosce gli argomenti del contendere (ne conosce solo uno, quello che viene proposto: chiacchiere). Il resto non sa proprio di cosa si tratti perché i sindacalisti lo sono a vita, vita che se si dedica a raccogliere tessere e voti congressuali difficilmente può venire spesa in formazione personale e disciplinare sul fronte della didattica. Ma qui credo ci voglia poco a capire che i sindacalisti non sanno NULLA di scuola viva ed uno dei problemi che davvero loro incombe è: se ritorno a scuola, che faccio ? Allora si sono attrezzati furbescamente nel modo seguente.

Poiché gli insegnanti, quelli che pagano la tessera CGIL scuola, sono ignoranti da riqualificare è giusto fare un concorsone che è la boiata più grande si sia mai potuta pensare. Si darà un aumento da ridere solo ad un massimo del 20% degli insegnanti che lo supererà. Argomenti ? Psicopedagogie. Caspita ! Ed io che credevo che mi chiedessero il principio d'inerzia ! A fianco di questa porcata vi è la furbata di cui sopra. Si inventa la "dirigenza" (Bassanini) che viene presentata in modo spocchioso e roboante: basta con presidi e direttori, la scuola ha bisogno di manager ! Giusto, per Giove! Solo che arriva il contratto del 1998 nel quale si dice che gli esami sono riservati a chi fa il preside e il direttore. Poi gli esami non sono più esami ma un corso-concorso. Poi si possono autocertificare ore davanti al computer (sai come si fa ? si apre il sito che vogliono loro e poi si va a prendere un caffè ...). Alla fine vi è solo la formalità per un preside e direttore di andare davanti alla commissione d'esame per avere la promozione a dirigente. Con un dettaglio. Il candidato può andarci accompagnato o dal suo sindacalista di fiducia o dal suo avvocato (sic!). In definitiva tutti i presidi e direttori sono stati promossi dirigenti. Avevamo tanti manager nella scuola e non ce ne eravamo accorti. E la cosa non è solo bassa clientela, è molto più grave perché a questa dirigenza era affidato il successo dell'autonomia.

E quegli ignoranti degli insegnanti sono stati esclusi dal concorso a dirigente ope legis. Inutile sentirli e dargli la sola possibilità di carriera che hanno: sono ignoranti!

Mentre il sindacato chiedeva il concorsone ai disgraziati ed ignoranti insegnanti che pagavano le quote, per sé prevedeva cammini privi di esami e prove qualunque. Ma perché dico per sé ? Perché vi è altra vicenda che si lega a questa. Visto che occorrevano altri "dirigenti", li hanno subito pescati, con altro concorso farsa,  tra i presidi e i direttori incaricati. Anche qui il concorso era completamente chiuso e riservato. E chi sono gli incaricati ? Beh, lo sapete no ? Un'equa spartizione tra ...

Ma poi andate a vedere le biografie culturali (sic!) dei dirigenti sindacali e scoprirete che sono tutti dirigenti scolastici (o DGSA), senza esami che risultino agli atti.

Ancora sul concorsone. Tale vergogna vide in piazza, caso unico nella storia occidentale, gli iscritti al sindacato che scioperavano contro il sindacato. Alla fine della protesta gli illuminati dirigenti hanno continuato imperterriti e sono ancora lì (poiché ogni otto anni dovrebbero andarsene si è addirittura inventato il cambiamento di nome del sindacato per ricominciare: da CGIL Scuola a FLC).

Occorre sapere poi che il sindacato è legato a filo doppio al ministero da un certo numero di distacchi e di comandi che il ministero stesso graziosamente concede. Se qualche sindacalista strilla troppo rischia ... e torna ad insegnare, ahimé! (che vale anche per la scuola oltre che per la persona). Ed allora il manovratore va verbalmente attaccato ... e basta. Vi sono poi i finanziamenti per quei pozzi senza fondo e mai indagati delle scuole professionali a gestione sindacale .. Altrimenti si vada a rivedere la storia di molti anni addietro e si contino gli scioperi minacciati con quelli fatti. Si resta male se poi si confronta quanti scioperi non fatti con il nulla ottenuto in cambio. E non vale dire che gli insegnanti non vogliono lottare. Sarà così ora che la scuola è snaturata come un effettivo secondo lavoro per coniuge bene di coniuge professionista. Ma negli anni Settanta si scioperava sul serio fino alla prima buffonata sindacale: i decreti delegati tutti approvati meno l'ultimo, quello economico (non è straordinario?). E dico questo perché da lì è iniziata la caduta salariale dei lavoratori della scuola.

Ma torniamo a questi insegnanti ignoranti. Facciamo le SISS. Bene. Ma come le accordiamo con i precari ? Niente ! Per cui altro casino, confusione ed arrabbiature fine a se stesse. E come conciliamo la richiesta di preparazione e serietà degli studi del futuro insegnante con quelle idiozie delle abilitazioni rapide (metà 2001, prima delle elezioni), dei cambi funambolici di cattedra, ... Viene da chiedersi chi è lo schizofrenico. E sembra che il tutto sia fatto senza un minimo di prospettiva, di respiro. Poco più di una anno fa sembrava di udire un coro unanime sull'abrogazione della Moratti. Oggi non lo dice più nessuno. A parte la povera Sasso che alla fine è la più seria perché si vergogna  e si nasconde, non sento proteste (la CGIL Scuola ne ha fatta una di domenica, a dicembre ! Potenza dei sindacati che vorrebbero liberare i lavoratori dall'oppressione del lavoro e li impiegano anche la domenica). Ho elencato i collaterali al governo amico. Anche lì dentro si annidano privilegi per associazioni che fanno addirittura molto meno della CGIL Scuola: CIDI, Proteo, Legambiente (di quello che si chiama Realacci, che sembra mia zia e che va al Family Day). Molti distacchi e comandi costosissimi in cambio di chiacchiere psicopedagogiche che allietano l'anima e basta (oltre a costare un'enormità ai contribuenti). Con una sola vera funzione: questi luoghi sono centri di potere per il lancio di onorevoli parlamentari. Il fine è sempre lo stesso: scappare comunque dalla scuola. Dove ci restano le persone che lavorano umilmente ma con dedizione pur essendo ignoranti, per maggior gloria  di lor signori che sugli insegnanti vivono (in attesa che il gregge alzi la testa).

Caro Vittorio, a me pare che il problema non riguardi il contingente. E non seguo più i discorsi di chi elenca fatti quotidiani. Non sono presuntuoso al punto da credere che tali cose non contino. E' il caso di dire che tatticamente ... Ma non vi sono tattiche che tengano quando non esiste strategia, quando, se si studiano i documenti, soprattutto europei che ci raccontano del padronato che è famelico su quanto la scuola può dargli e di cui i Maragliano sono stati eccellenti cantori, ci si rende conto che occorre sparare alzando il tiro, puntare la colubrina più su. Questa non è contingenza ma  storia del passato che va realizzandosi come programmata (insisto sul riferirmi di nuovo al link proposto). Mi ritrovo come Charlie Brown che ogni volta crede che Lucy non gli toglierà il pallone quando va a calciare. E Lucy è inesorabile. Ho votato alle primarie. Ho votato centrosinistra sapendo che c'era Mastella ed i radicali. Per dire cosa mi è costato. E poi ? Sono di nuovo caduto per non aver trovato la palla e ho sbattuto malamente. Vedi Vittorio è che non è accaduto assolutamente nulla rispetto a Moratti che poi è il seguito della madre di tutti i disastri, Berlinguer-Bassanini. Anzi, sono proseguiti ed aumentati i finanziamenti alle scuole confessionali. I professori di religione sono passati in ruolo con garanzia di non perdere il posto perché passeranno ad altri insegnamenti. Pur essendo stati nominati dai vescovi indipendentemente dai titoli di studio. La scuola sta morendo. Sta morendo una cosa che è costato l'impegno delle migliori intelligenze d'Italia, dal 1870 (a partire da Gentile, Lombardo Radice, Mondolfo, ...).

Tu fai riferimento a qualcuno che pure dovrà avere un'idea di scuola simile alla nostra, più avanzata di quella della maggioranza del centrosinistra (pensi, naturalmente, a quella che viene chiamata sinistra radicale). Guarda che se pensi questo prendi un grosso abbaglio. Da quelle parti non masticano il problema. Loro credono che vi siano problemi più grandi da commisurarsi con il "Che fare ?" e con lo "Stato e Rivoluzione". La scuola è per spiriti deboli. Tre anni fa mi illudevo che il PdCI. Poi fecero un convegno a Roma sulla scuola ed invitarono come relatore principale Berlinguer. MI caddero le braccia. Come iniziare da zero a spiegare loro ? Non  parliamo di Rifondazione che neppure fa i convegni sulla scuola (all'estero mandarono una tale Fraleone a capire come andavano le cose. Il personaggio sfuggì noi di ruolo - nemici di classe - per andare a parlare con certi precari locali - veri rivoluzionari - dei Comites che erano tutti nell'orbita della Fiamma Tricolore). I verdi credono di avere appaltato la scuola a Legambiente che è a gestione del succitato clericale Realacci (ed i verdi mostrano di essere coloro che hanno capito meno della scuola e delle potenzialità formative che ha o che aveva). E vengo al correntone che ha dentro di sé il proseguimento dei problemi della scuola nell'università. Il seguito della distruzione della scuola all'università è il 3 + 2, le lauree con i crediti e con al massimo tante pagine (e non di più perché poi il ragazzo muore). Mussi è superallineato. La vera anima nera in realtà è Modica, il vero inventore del 3+2 all'epoca d'oro di Berlinguer. Modica è il vice di Mussi anche se non so se è entrato nel partito democristiano o è andato nel correntone. Insieme a Modica vi è Tocci che si è dimesso perché Mussi e Modica erano poco liberisti. E tu parli di una vittoria più netta del centrosinistra ? Il problema, ripeto, va al di là della contingenza. Si tratta di capire se i cittadini (non credo più alle forze politiche piccine, mediocri e, soprattutto, profondamente ignoranti) avranno al forza di quel colpo di reni che porti presto (mi piacerebbe esserci) o tardi (beato chi potrà assistere) al cambiamento radicale del Paese. Nessuna rivoluzione, solo ridare valore a ciò che è alla base della crescita civile e morale del Paese. O non ci si accorge del degrado sociale continuo e crescente che si accompagna al decadere della scuola ?

Concludo con una proposta percorribile che spetta sviluppare da chi è pagato da nababbo e che ha fior di assistenti pagati da crapuloni: una scuola pubblica di massa NON dequalificata. Una scuola che riacquisti le discipline ed il rigore. Una scuola che abbia degli insegnanti preparati e ben pagati per tirare fuori la scuola dal ghetto del secondo lavoro (in genere femminile per le indegne politiche della famiglia di 60 anni di DC con altri anni per il PD, degno prosecutore). Uno Stato che ritorni alla Costituzione, senza imbrogli alla Bassanini (che s'è inventato che lo Stato è costituito da tante entità e chi paga la scuola privata non è lo Stato della Costituzione ma una di queste entità:) le scuole private crescano come vogliono ma lo Stato non le deve finanziare. Una scuola in cui i professionisti riacquistino peso ed i ciarlatani  psicopedagogisti tornino a fare la sovrastruttura che i professionisti consulteranno se, come e quando. Una scuola in cui la dispersione scolastica si batte cassando i favori che la politica fa con assunzioni clientelari dappertutto (ogni posto minimamente da ambire se lo sono rubato con le designazioni di amici e di amici di amici, in ogni caso tutti clienti; le ultime notizie provengono dalla Sogin); e se per ogni dove non serve aver studiato per essere assunti, l'alternativa che resta è fare il galoppino per qualche politico impresentabile, quella è la vera carriera assicurata. Una scuola che prepara è un investimento per il Paese, investimento che poi si deve sfruttare in Patria, con tutto ciò che segue in investimenti sull'università e sui finanziamenti alla ricerca. La vicenda del numero dei diplomati si risolve non dequalificando tutta la scuola ma aprendo una specie di doppio canale. Da una parte una scuola curricolare molto seria nelle richieste che fa agli studenti. A fianco una scuola opzionale che fornisce diplomi per corsi qualsivoglia assemblati insieme in un diploma. Alla fine del corso di studi i curricolari hanno strade predeterminate o all'università o al lavoro. Gli altri andranno in giro con i loro diplomi in cui c'è scritto che corsi hanno seguito (educazione fisica, teatro, animazione, ballo, musica, ....). Quando incontro un impiegato qualunque che NON sa fare il suo mestiere, e questa è esperienza di tutti, con chi me la prendo ora ? e con chi me la prenderò domani ? Comunque io non pretendo di esaurire tutto qui. E nemmeno che tu, Vittorio, conosca tutte le cose che ho scritto. Ma mai nessuno, Vittorio, si è degnato di controbattere. Anzi. La CGIL Scuola, a suo tempo, chiuse in faccia proprio a me il suo forum on line perché sarei stato irriguardoso verso gli alti papaveri politico-sindacali (all'epoca mi pare si parlasse di Catalano, il responsabile dei presidi per la CGIL). Cosa deve fare un cittadino per far sentire la sua voce a chi, nottetempo, fa riforme mai concordate con nessuno ? E, da ultimo, si vuole almeno usare il metodo sperimentale ? La scuola dell'autonomia non deve essere qualcosa che fa felici gli insegnanti ma che prepari i ragazzi. Sono passati 10 anni. E' accaduto qualcosa di positivo ? Ditelo, per Giove! Citate dati. Ho la controprova nell'Università dove arrivano semianalfabeti che in gran parte non sanno decifrare un semplice discorso in lingua italiana. Dove il primo anno del 3 + 2 va perso in recuperi di bassa lega e dove si comincia poi come se ci si trovasse in un liceo un poco più avanzato. Questi laureati triennali vanno bene per la legge Biagi e per i call center. Ma i politici hanno già creato il problema di immetterli sul mercato a fare concorrenza ai quinquennali. E le aziende che per sbaglio assumono laureati, e non per fare il portiere, vogliono solo i quinquennali superstiti.

L'essere andato in pensione non crea rancori di sorta. Permette di uscire dal ventre della balena e di osservare dall'esterno cosa accade.

Cari saluti, Vittorio

Roberto Renzetti

PS1. Vittorio, ma tu credi davvero che la politica, oggi, ci parli di differenze tra destra e sinistra ? Se cioè vi fossero stati 20 senatori in più per l'Unione, tutto ed anche la scuola sarebbe andata nel senso che auspichiamo ? Se è così allora l'incomprensione non può che essere totale. Del resto tu confermi più oltre questa posizione quando parli di sterilità del confronto tra persone di sinistra. Questa, scusami, è un'amenità. Pensa che io credevo fosse addirittura più complesso. E non ti chiedo cosa intendi tu per sinistra. Lo faccio io. Sinistra è Fassino e Sasso. Va bene così ? Ed oltre quelli vi sono solo i radicali provocatori (anche tu lo dici). Siamo ormai ad un livello di triturazione che quasi quasi ci crediamo a queste cose. E pensare che anche la Falcucci era più avanzata ! Ma il rifiuto del dialogo è adombrato dal "perduti" che usi in apertura e la cosa ha storicamente qualificato i portatori della verità che, nel nostro caso, sono gli stalinisti. Ti assicuro che in tal senso siamo vivi e vegeti, solo che ormai occorrono i forconi. Riguardo poi ai cambiamenti fatti da questo governo in un anno, spiacente non ne vedo. Tu parli dei tagli e basta. Io ti aggiungo che sulla pensione pago un 300 euro in più l'anno di tasse per non dire di quanto pago di ticket vari per una sanità che peggiora ma che ha sempre saldamente al vertice dei manager superpagati e scelti dai partiti (quello cacciato da Vendola a Castellaneta era un DS).

PS2. Tu Vittorio dici: "Credo sia anche per questo che Roberto non fa più oramai analisi oggettive e vira invece verso l'invettiva, prendendosela un po' con tutti e rivendicando la primogenitura delle sue previsioni : una specie di saggio che non ha perduto l'astio nell'acquisire il distacco portato dall'età e dalla pensione". Ma poi ti dimentichi di argomentare. Io chiedo: ma davvero oggi, raccontare il disastro della scuola, è considerato astioso ? Dove le analisi non sono oggettive ? Quando si dice che tal cosa l'avevo detta molti anni fa non si dice che sono stato il primo e comunque li voglio conoscere questi analisti miei contemporanei. Anche qui comunque vi è quel terrorismo stalinista che ha segnato il Paese: non si può criticare se non si propone subito un'alternativa completa. In tal senso Vittorio è in una botte di ferro, egli ha il partito che pensa per lui.

PS3. Tu Vittorio dici: "E' per questo che considero sterili le tirate di Roberto, umanizzate da Isa, in un sito come Fuoriregistro o in altri simili; le loro battaglie andrebbero fatte in altri luoghi: le scuole prima di tutto, a cominciare dalla propria; perché se la linea non passa neppure nella propria scuola, se non raggiunge la maggioranza addirittura là dove si è conosciuti e magari stimati". Ed io chiedo: perché hai una visione così povera di Fuoriregistro ? A te sembra che qui debbano scrivere solo tromboni narcisi ? In fondo, visto che sai ciò che dico, il web permette con un clic di saltare altrove e di non annoiarsi con le tiritere di Renzetti. C'è da leggere qui molta varia umanità. Una volta, quando si era all'opposizione, addirittura scrivevano delle onorevoli. Oggi, capisco, la cosa non rende più.

Ma poi, chi ti ha detto che uno le battaglie le abbia fate o meno ? Io le ho fatte anche in vari congressi dove ti fanno parlare regolarmente prima dell'ora del pasto o appena riapre l'assemblea. Quando ti ci fanno arrivare all'assemblea finale. Perché vi sono metodi dei signori delle tessere che meriterebbero di essere raccontati. Ti escludono quando si contrattano numero e persone che dovranno fare i delegati a congressi successivi. E colui che dovrebbe rappresentarti, anche se risulta in quota Rifondazione, accetta il veto su di te purché entrino due invece di uno di amici suoi "più fidati". Ed oltre non vado. Poi in privato ti faccio nomi e cognomi. Ed è chiaro che se inizi tale percorso congressuale è stata la tua scuola ad eleggerti delegato. Ma dalla scuola al congresso finale se ne fanno di porcate ! Il problema resta sempre lo stesso: chi ha una seria attività professionale non ha il tempo per dedicarsi alle manovre di corridoio in cui vi sono degli specialisti da una vita. Questi specialisti sanno fare solo quello e per questo li ritrovi sempre dappertutto. Prova a vedere i vari convegni che si ripetono uguali da molti anni. Troverai sempre che la cosa è presieduta da ... parleranno ... Conclude ... Che serve che metta i nomi ? o li conosci ?

Io ci arrivai un paio di volte all'Assemblea finale. L'ultima fu al Congresso di Pescara nel 1996. Racconto questo perché parlavi di credibilità nelle proprie scuole. L'assemblea precongressuale che doveva scegliere i delegati si tenne presso il Liceo Amaldi di Barcellona. Intervenne Panini ad illustrare le tesi della maggioranza. A me toccò illustrare quelle della minoranza. Eravamo in 52. Alla fine vi furono 51 voti per le tesi di minoranza ed un astenuto (Piero Sammartino, di Madrid). Panini non ebbe neppure un voto. Cosa dovrei concludere secondo i tuoi parametri ?


PS4. Nella referenza che ho dato, l'ultimo testo di bibliografia è di E. Morin. Viene indicato come libro inutile ed addirittura dannoso, funzionale solo alle scuole tipo Moratti. Se cerchi in Fuoriregistro, un ispettore centrosinistro ci parla delle meraviglie di Morin ed anche i convegni alla Istruzione (senza "pubblica", ma non cambiano!) si fanno con Morin. E tutti sono felici di parlarsi addosso financo a sporcare il pavimento. Altra mania dei psicopedagogisti è tal Bateson (particolarmente amato dal CIDI). E pensare che si tratta di esponenti della New Age, dell'irrazionale, del rifiuto dell'oggettività. Come dire, allucinogeni gratuiti e senza il pericolo dei Bossi e dei Fini.

PS5. Ti riporto un brano di un fiero avversario della scuola dell'autonomia: "Qualche mese fa, in margine all'agitazione degli insegnanti della scuola secondaria per ottenere un adeguato riconoscimento retributivo, si è scatenato un vero e proprio linciaggio della categoria, additata al generale ludibrio solo perché non più rassegnata a tollerare stipendi vergognosi. Si è persino pensato di caricare sul paese intero un'imposta ad hoc per pagare gli aumenti retributivi agli insegnanti, rei in tal modo di aggravare con la loro ingordigia il carico fiscale degli italiani. E poi si è detto che si vuole spedire un po' di professori a fare i bagnini o i guardiani dei fari.
Di recente sono ripartite - con più virulenza che mai - le fantasie sulla "privatizzazione", ammantate di modernismo e celate dietro un inaccettabile disfattismo sul presunto sfascio della scuola pubblica. Si confonde autonomia con privato, quasi che il concetto autonomia non fosse un concetto anche e corposamente pubblicistico. Si rimette in discussione il patto costituzionale che cattolici e laici democratici hanno stipulato per impegnarsi nella qualificazione e nelle garanzie pluralistiche della scuola pubblica. Si diffonde l'insana illusione che la salvezza educativa del paese sia nelle mani dell'efficienza di novelli managers privati (che tutti sanno abilissimi nell'attingere continuamente ai fondi dello Stato). Ora poi si racconta che le università - sprecone e inconcludenti - devono procacciarsi da sé i mezzi per lavorare, stravolgendo così una grande tradizione e valori radicati nella storia d'Europa, che hanno fatto libera (e per questo grande) la nostra ricerca. Reaganismo e confessionalismo d'accatto".

Chi scrive queste cose su Repubblica è Luigi Berlinguer poco prima di diventare ministro della pubblica istruzione. Capito di chi ci siamo fidati ? Ed il tutto continua così.


Le colpe senza rimedi

Giuseppe Aragno

11-05-2007


Sono seriamente preoccupato. Un saggio, che ha il senso della misura, e conosce le colpe e i rimedi se la prende con teste calde e matti da legare - Napoleone è Renzetti - cosicché, voglia o meno, con Isa e Roberto tra gli illusi delusi mi ci trovo anch'io.
Non voglio esagerare e lo capisco: il mondo non cadrà se la mia testa bolle e andrebbe bene così, se assieme ai calori della testa non ci fosse quel "compagno perduto" così definitivo e conclusivo, così perentorio e irrimediabile, sicuro della sua verità come può e dev'essere il certificato mesto che il medico firma quando vince la morte. Se ci penso, ho certamente di che preoccuparmi.
Sto male. Il saggio dottore non ha dubbi, la testa è calda, la febbre è da cavallo e non ci gira attorno: la prognosi non lascia ben sperare. Quale che sia la sorte, poche parole al medico è giusto ch'io le dica. Non se n'abbia a male: coi moribondi si è clementi e può credermi: se potessimo fare a cambio, lei morto della mia morte, io vivo della sua vita, le direi di no. Terrei per me la mia testa bollente e il biglietto di sola andata per il mistero al quale siamo destinati, e lascerei a lei la sua vita saggia e la sua testa fredda. A ognuno il suo, compagno di compagni perduti, ma me lo lasci dire: non è possibile discutere di scuola senza parlare di politica e non ci sono rimedi. Di politica ha parlato, con la finezza dell'ultima sinistra - tutto buonsenso, realismo e cultura di governo - e le inevitabili cadute di stile di chi, a corto di argomenti, attacca la persona e punta il dito.
Non so se siano stati Tirittico o Alba Sasso a confidarle i loro pensieri segreti su Renzetti - se ne hanno, confermino - ma, da compagno perduto glielo dico: non Alba Sasso o Tirittico, ma Vittorio Del Moro sostiene la tesi provocatoria che Renzetti - e, s'intende, chi sta dalla sua parte - sia mosso da un inconfessabile rancore, da insoddisfatte e miserabili ambizioni personali.
Caro dottore, non ci siamo proprio. Delusione e sconforto possono e devono spingere ad una denuncia del crescente divario tra il mondo che abbiamo sperato di costruire e la desolante realtà che ci circonda. E lei che fa? Lei ci consiglia invece di accettarla, questa realtà aberrante, lei ci prescrive la pillola amara come un male che presume minore, in nome d'una rassegnazione che si fa fatalismo, d'una passione che si riduce ad una cieca e sterile questione di appartenenza, ad un alibi che annulla il campo delle scelte e, di conseguenza, quello delle responsabilità: fatale il liberismo, fatale la ritirata che si fa rotta disordinata dinanzi all'avanzata del mercato e dei suoi feticci, fatale, quindi, una sconfitta che - ci vuol far credere - è la sola possibile vittoria.
Si poteva far meglio? ci domanda. Risponderei di sì, se questo fosse il punto. E però, meglio o peggio, cambierebbe ben poco. Esistono valori irrinunciabili sui quali non si scende a compromessi. E se questa è stupida intransigenza, pazienza. Le teste calde sono davvero in buona compagnia. Tommaso Moro, Giordano Bruno e Tommaso Campanella posero un limite eterno alla coerenza: superato il confine è Caporetto. Per quanto mi riguarda, un governo che regala Vicenza a criminali di guerra non è il mio governo. Un chierico che privatizza la scuola è inconciliabile con la mia formazione. Un bilancio che fa pagare ai deboli l'incremento delle spese militari non è il mio bilancio. Un guardasigilli che ricorda le vittime del terrorismo, ma non spende una parola per Pinelli e Valpreda e non mette mano al segreto di Stato non è il mio guardasigilli. Un ministro dell'Interno che lascia aperti i campi di concentramento per immigrati, che agli anarco-insurrezionalisti di Pisanu aggiunge terroristicamente una ripresa del terrorismo mi si fa naturale nemico. Sto da un'altra parte: coi ragazzi dei centri sociali, con chi si organizza per impedire che ci privatizzino l'acqua, con chi, stanco di appartenenze, lotta contro la Tav. Si tenga, se le pare, il suo governo, dottore, e però ricordi: ognuno ha le sue idee, ognuno la sua storia e le sue lotte, ognuno fa i conti con la propria coscienza. E lei, compagno di compagni perduti, porti rispetto. Lo deve a se stesso.


 Un paio di battute, caro Geppino, a corredo del tuo articolo.

Grazia Perrone    - 11-05-2007



A Vittorio Delmoro che lamenta l’esiguità numerica del centrosinistra (i famosi … rapporti di forza che non consentirebbero ai nostri di … volare alto) ricordo che – nel 1969 – essi (i rapporti di forza) erano nettamente a favore del potere e fu solo grazie ad un, ristrettissimo, gruppo di persone che fu possibile addivenire alla … verità storica (che è cosa ben diversa dalla verità giudiziaria … che è ancora da scrivere).

Quasi nessuno lo sa ma … Pino Pinelli è stato staffetta partigiana, a Milano, nella formazione Bruzzi-Malatesta inquadrata nelle formazioni socialiste Matteotti. Malatesta (su Fuoriregistro è stato citato tantissime volte … un po’ meno nei … libri di testo ufficiali) è ovviamente il più famoso anarchico italiano, morto al domicilio coatto nel 1932. Pietro Bruzzi è un anarchico milanese, già volontario in Spagna, fucilato – dopo essere stato torturato - dai tedeschi nel ‘44. Le brigate Bruzzi-Malatesta, forti di un paio di centinaia di combattenti, operarono sia a Milano sia nel Pavese sia nelle valli bresciane. Hanno avuto un ruolo di rilievo in diverse clamorose azioni partigiane, come la liberazione dei prigionieri di Villa Triste, centro di detenzione e tortura della famigerata “banda Koch”, talmente crudele da essere invisa perfino a tedeschi e repubblichini.

Nel frattempo si organizzano anche scioperi nelle fabbriche cittadine.

Il 25 aprile del ’45 le Bruzzi-Malatesta occuparono le fabbriche Carlo Erba, per impedirne la distruzione da parte dei tedeschi in fuga; prendono sotto controllo il raggio politico del carcere di S. Vittore e partecipano all’occupazione dell’EIAR (la RAI di oggi) in corso Sempione.

Poiché Marcello Guida (ovvero il Questore di Milano nel 1969) era il responsabile (fascista) della nota località turistica di Ventotene penso di poter dire che, nel 1969, ovvero 24 anni dopo la Liberazione la lotta, in Italia, era ancora tra fascisti e … Partigiani.

Poiché le alte cariche dello Stato non te lo diranno mai – caro Vittorio - se te ne capita l’occasione fa’ in modo di farlo capire ai tuoi alunni/e.


 Mino Rollo    - 13-05-2007

Mi riconosco nel "dottore" e "compagno di compagni perduti", così ironicamente e sarcasticamente descritto da Aragno. L'unica differenza fra me e le "teste calde" è data dal fatto che non capovolgo le carte in tavola. Chi offende gli altri (docenti, pedagogisti, politici, sindacalisti) e il mondo intero, in una sorta di delirio di onnipotenza, non sono stato certamente io ,ma altri. Ai quali, il buon Giuseppe Aragno, ha fatto volentieri da sponda, salendo sull'arca dei novelli Noè e salvandosi, in pochi eletti, dal Giudizio universale da essi stessi, naturalmente, provocato. Non sono affatto un difensore utile quanto stupido e cieco di sistemi inutili e ingiusti. Ho ancora, spero,una visione concreta del mondo che mi consente non di giudicare tutto e tutti (cosa che riesce benissimo ad Aragno e "compagni perduti") ma di saper guardare e distinguere criticamente gli avvinimenti, i fatti e, forse, le persone che frequento e conosco. Su Cefalonia, ad esempio, ho dato voce ad un semplice contadino che da 60 anni urlava, inascoltato, tutto l'orrore e le atrocità commesse non solo dai nazisti ma anche da "alleati e complici silenzi". Tutto ciò è ora letto dai ragazzi delle scuole del Salento e non solo. Da docente sono sempre stato dalla parte dei ragazzi con "disturbi di apprendimento" causati spesso da docenti con "disturbi di insegnamento". Non salirò mai, però, sull'arca dei novelli Noè (giudici puri e filosofi infallibili), in quanto ritengo che, se le cose vanno male, io stesso non ne sono indenne. Dunque, non capovolgiamo la questione. Nessun certezza e autoreferenzialità da parte mia, anzi. Ma non accetterò mai arroganti, quanto sterili e supponenti, lezioni di presunto impegno civico.


 Giuseppe Aragno    - 13-05-2007

Caro Rollo, brevemente, per necessità e per scelta.
Non sono né buono, né cattivo e, in ogni caso, di me, di ciò che ho fatto o faccio, non amo parlare. Lei invece ci tiene: bene. E però non c’entra.
Le offese, ora, e le carte capovolte. Di Renzetti - e per traslato, dei suoi sodali - lei scrive che è “furioso, quanto sterile e piagnucoloso” e gli attribuisce “livore e accanimento contro tutto e tutti”. Non pago, insiste su un suo “sterile quanto isterico impeto di esaltazione e autoreferenzialità. caratteristiche, queste, che , probabilmente, hanno danneggiato (ma non distrutto) [bontà sua] la scuola”. Potrebbe bastare, ma lei ritiene di no e rincara la dose. La scuola, lei scrive, “viene spinta umilmente da tanti docenti e dirigenti che, in silenzio (a differenza del nostro eroe-giudice) [Renzetti, s’intende, e ovviamente i suoi amici dalle teste calde!], fanno il proprio dovere e trovano ancora piacevole il proprio lavoro, nonostante chi, spesso, predica tanto (e bene) e razzola (tantissimo) male”. Finito qua? No. Tra lei e Renzetti, aggiunge, c’è una differenza: io “amo ancora il mio lavoro, il resto [testuale] lo lascio volentieri a chi ama più le invettive, piuttosto che la faticosa e laboriosa opera di educatore, allenandosi nella quotidiana opera di demolizione degli altri." Lei quindi lavora con passione, Renzetti è uno sfaticato sfasciacarrozze.
Il "dottore", infine. Non era a lei che pensavo e si capisce chiaramente: c’è scritto. Lei ci si vuole riconoscere, padronissimo, e di me scriva quel che le pare: il giudice, l’letto, l’arca, il patriarca, il docente con “disturbi d’insegnamento” e, mi pare di capire, l’arroganza. Per uno che sta ai fatti, che non ha la testa calda e non offende non è male. Decisamente no, e sono certo che capirà: non c’è altro da dire.


 Redazione    - 13-05-2007

Per evitare di prendere fischi per fiaschi e non cogliere, nel dibattito in atto, nessi e legami, abbiamo aggiunto poco fa al pezzo di Aragno il link all'articolo cui rispondeva. Come lui stesso sopra ricorda, non sarebbe stato necessario, il riferimento sta scritto con chiarezza, ma vogliamo evitare cattive interpretazioni, così spiacevoli a volte, e rispettare la nostra netiquette.


 isa cuoghi    - 14-05-2007

... L'unica differenza fra me e le "teste calde" è data dal fatto che non capovolgo le carte in tavola. Chi offende gli altri (docenti, pedagogisti, politici, sindacalisti) e il mondo intero, in una sorta di delirio di onnipotenza, non sono stato certamente io ,ma altri. Ai quali, il buon Giuseppe Aragno, ha fatto volentieri da sponda, salendo sull'arca dei novelli Noè e salvandosi, in pochi eletti, dal Giudizio universale da essi stessi, naturalmente, provocato. Non sono affatto un difensore utile quanto stupido e cieco di sistemi inutili e ingiusti. Ho ancora, spero,una visione concreta del mondo che mi consente non di giudicare tutto e tutti (cosa che riesce benissimo ad Aragno e "compagni perduti") ma di saper guardare e distinguere criticamente gli avvinimenti, i fatti e, forse, le persone che frequento e conosco. Su Cefalonia, ad esempio, ho dato voce ad un semplice contadino che da 60 anni urlava, inascoltato, tutto l'orrore e le atrocità commesse non solo dai nazisti ma anche da "alleati e complici silenzi". Tutto ciò è ora letto dai ragazzi delle scuole del Salento e non solo. Da docente sono sempre stato dalla parte dei ragazzi con "disturbi di apprendimento" causati spesso da docenti con "disturbi di insegnamento". Non salirò mai, però, sull'arca dei novelli Noè (giudici puri e filosofi infallibili), in quanto ritengo che, se le cose vanno male, io stesso non ne sono indenne. Dunque, non capovolgiamo la questione. Nessun certezza e autoreferenzialità da parte mia, anzi. Ma non accetterò mai arroganti, quanto sterili e supponenti, lezioni di presunto impegno civico.

Quali sarebbero le carte in tavole che le famose teste calde, novelli Noè secondo la sua veramente generosa definizione, avrebbero capovolto ?
Mi scusi prof Rollo, chiarisca perchè non ho capito.

Le cose mi piace dirle chiaramente, prof. Rollo.
Credo che la sua , se permette, tirata contro quelli che ormai lei considera chiaramente un CLAN di provocatori a fondo perduto, sia quantomeno scorretta e, ancora una volta, lei non entra in argomento.

Fa niente.

La volevo anche informare sul fatto che ognuno di noi, professore, nel suo lavoro, è sempre stato dalla parte dei ragazzi con "disturbi di apprendimento" e il seguito che lei scrive, .. causati spesso da docenti con "disturbi di insegnamento". meriterebbe un dovuto chiarimento e approndimento, a meno che lei non pensi e non voglia far credere, che chi scrive sulla scuola con quello che lei individua come cieco furore, sia proprio chi opererebbe questi danni.. la cosa sarebbe oltremodo scorretta, con un che di accusatorio allusivo e sotterraneo.
Questo tipo di accuse , che serpeggia nel suo discorso, la prego di ritirarle.

Nella scuola, se lo desidera, ognuno di noi avrebbe da raccontare esperienze di impegno e di vicinanza ai ragazzi sia a quelli in difficoltà che a quelli cosiddetti normali.

Senza bisogno di presentare pubblicazioni.

Quelle certo, sono importanti, ma esaurita la stampa e l'esperienza, tutto deve continuare, nessun fiore all'occhiello dà la garanzia e la licenza di lavorare bene in eterno.

isa


Vittorio e le teste calde

Isa Cuoghi - 12-05-2007


Scrive Vittorio :

...Fondare io, assieme a Roberto, a Isa, ad altre teste calde il partito, o il sindacato, che davvero incarni le aspettative dei tanti che a nostro avviso non aspettano altro?

Vittorio.
Non sono una testa calda.

Sono una che, come tanti, si vorrebbe fidare delle parole che i vari sindacalisti e politici propinano ai media, e soprattutto durante le campagne elettorali.

Guarda caso ogni volta che si tratta di avere voti, e quindi posti (se vuoi non li chiamiamo poltrone..) tutti si mobilitano a cercare di convincere le varie basi, con parole anche invitanti, proprio quelle che vorremmo sentirci dire.. datela a noi la fiducia, datecela, esaudiremo i vostri sogni, con noi sarà ben riposta..
Sì, certo, adesso l'abbiamo capito.. sarà ben riposta, ma in un cassetto, e poi dimenticata.

Ho sentito tante promesse, di finanziamenti alla scuola che in autonomia avrebbe trovato finalmente la sua strada, di importanza della classe docente (e chi la fa la scuola, se non noi e i ragazzi.. ) e di dare agli insegnanti quello che si meritano per adeguare stipendi e risorse a livelli europei, ho sentito tuonare nelle piazze contro la riforma Moratti, la controriforma la chiamavano i politici che ora sono nel nostro governo, ho sentito promesse di cancellazione della Legge Moratti, ho sentito di ripristino ed allargamento delle richieste di tempo pieno, ho sentito parlare di una scuola finalmente valorizzata, al primo punto delle azioni governative, di rispetto per la categoria,

Per me le parole sono importanti ed ognuna di esse conta per quello che sta a significare all'interno del contesto.

Sono troppo idealista se pretendo che le promesse vadano mantenute, e che la bocca non si debba riempire di parole che poi saranno cancellate nel momento delle scelte di azione .. politche o sindacali ?

Sono una testa calda perchè chiamo ipocriti politici e sindacalisti che hanno fatto di tutto ciò un metodo ?

Sono una testa calda se penso che ormai siano troppi gli anni in cui si ripresenta la stessa classe politica e sindacale, che questa sia lontana generazioni dai veri problemi della scuola, e che sia ora di cambiare ?

E ancora, sono così calda di testa per pretendere risposte a quelle che consideriamo ineludibili richieste?

Tanto per restare in argomento.. la Bastico dov'è finita con quel cacciavite in mano.. che sembrava dovesse rovesciare il mondo, i posti a tempo pieno promessi dove sono finiti che al mio Circolo (ma non solo) ne negano continuamente, nonostante le richieste delle famiglie ?

E poi, ancora, a cosa servono revisioni su revisioni di indicazioni, di programmi, se prima non si fa una formazione- informazione seria degli insegnanti e non si apre una discussione con loro ?

Perché, quando si incontrano governi e sindacati, sono tutti lì che ridono e poi saltano fuori quei begli articoletti dei contratti che concorrono ad abbassare ancora di più la qualità e la realtà di una scuola che annaspa in mezzo a contraddizioni, burocrazie, e con zero risorse..

Scheda di valutazione, programmazioni, libri di testo, programmi della scuola, modulo orario, rapporti con la Dirigenza, supplenze brevi.. dove sono state pronunciate, IN QUALE OCCASIONE PUBBLICA, le parole per dire che saremmo arrivati, e con metodo, a questo punto di insicurezza sul da farsi, di mancanza totale di fondi, di anarchia nelle scuole.. ? Dove ? DOVE ?

Non sono una testa calda.
Ma la passione che ho messo nel mio mestiere e l'onestà intellettuale con cui ho sempre lavorato, per la mia formazione, per la Scuola, per i miei alunni, mi autorizzano a dire tranquillamente quello che penso e a criticare ogni volta che penso sia il momento.

Chi mi ascolta, chi ha avuto il mio voto, la mia fiducia, dovrebbe sentirsi in obbligo di rispondere.

E invece ti circondano solo di silenzio.

Nella mia scuola ormai nessuno più aderisce alle lotte proposte da chicchessia, ormai lo sappiamo tutti che andrà sempre peggio, e nessuno crede più a una sola parola pronunciata sulla scuola da politici e da sindacalisti.
E io ormai sono stanca di mobilitarmi, (lì sì l'ho sempre fatto con passione e con calore) , sapendo che alle mie parole non seguirà nessun fatto.
E' mai stato diverso ?

Caro Vittorio io non ci credo che non si possa fare di più.. se conta Mastella con il suo due per cento, perchè mai non dovrebbe contare quella percentuale di sinistra che è al governo?
E nella confederazione sindacale, vuoi proprio che la cgilscuola debba sempre fare la fine dell'ombrello di Altan ?
Possibile che siano sempre maggioritarie le proposte, assolutamente indefendibili, degli altri sindacati, per i quali l'immobilismo è meglio di una stagione di lotte ?.. mica armate eh.. non sono una testa calda.

Nel tuo articolo ritrovo , come strisciante, la solita critica a chi assume atteggiamenti un poco bellicosi e CONTRO.. quasi che la colpa non fosse dei soliti noti che ormai conosciamo da decenni, ma solo di chi disturba il manovratore..
E francamente comincia a darmi noia.. anche perchè, se stiamo tutti zitti e mosca.. diventiamo un gregge.. e di lupi pronti ad azzannare quel poco che è rimasto ne troveremo sempre.

E' rimasto ben poco in effetti, anche se per una inguaribile idealista come me, la speranza non muore mai.

Non muore mai, ma sempre e solo per prenderla nei denti.. ormai me li hanno rotti davvero tutti, sono vicina alla pensione, e se non dovrò ancora rincorrerla come una chimera, viste le proposte così carine formulate da poco dal nostro governo amico, penso proprio che ci andrò.

Mi dispiacerà moltissimo vedere una scuola, che, rispetto al 1976, quando entrai in ruolo, con tutte le aspettative che c'erano, e in parte conquistate, sta regredendo alla grande, con buona pace di sindacalisti, dirigenti politici e anche scolastici promossi senza onori né gloria ma ai posti di comando di una autonomia che ancora non si riesce a capire a cosa sia servita e a cosa servirà.

Ciao

isa
 


Compagni perduti

Vittorio Delmoro - 15-05-2007


Cara Isa, Roberto e compagni... (perduti),

nella mia scuola ormai nessuno più aderisce alle lotte proposte da chicchessia - scrivi e lo dici per evidenziare la totale sfiducia dei tuoi colleghi (ma anche di tanti di noi) nei confronti dei politici e dei sindacalisti, a cominciare da quelli più vicini.

Meglio ancora: lo dici per far capire che per costoro (politici, sindacalisti, in particolare della sinistra più o meno radicale) le parole non contano più nulla, si dicono in un contesto e si negano in un altro, si utilizzano per catturare il consenso (e il voto) e poi si chiudono in un cassetto.

Come smentirti?

Ma forse non ti accorgi che così dicendo porti ancora di più alle estreme conseguenze il problema da me posto nell'intervento precedente: siamo (siete) compagni perduti.

Se tre e più anni di mobilitazione del popolo della scuola, se le battaglie del movimento, tante incisive e piene di aspettative, non hanno prodotto altro che un risicatissimo vantaggio elettorale e una legge di iniziativa popolare, vuol dire che la forza espressa non è stata sufficiente ad ottenere quello per cui ci battevamo e che prendersela ora con quelli che giudicate voltafaccia di coloro che abbiamo contribuito ad eleggere (nei seggi e nei congressi sindacali) appare solo un alibi per quella che vogliamo pensare come sconfitta.

Mantenere dunque una vigilanza critica e scevra da compromessi come quella che mostrate è sicuramente encomiabile, avere ancora la speranza che le cose cambino, perché la speranza non muore mai, è bello e positivo; ma il problema che ho posto rimane: come fare?

Come fare affinché nella tua scuola, Isa, i tuoi colleghi, più che credere alle promesse di politici e sindacalisti, producano azioni che costringano politici e sindacalisti a mantenerle quelle promesse? Come fare perché la scuola quotidiana sia il risultato di un comune pensare educativo? Come fare perché diano a te e tutti noi le risorse di cui abbiamo bisogno?

Se il metodo finora sperimentato (movimento-rappresentanza politica-rappresentanza parlamentare) non funziona perché gli eletti tradiscono (come dite voi), si allontanano dalla scuola, non capiscono, non vogliono (più), come bisogna fare?

Una volta la risposta sembrò facile : la rivoluzione; e in molti ci provammo : non finì troppo bene.

È vero Isa, non sei una testa calda e a dimostrazione dici una cosa che a me appare incredibile : io non credo che non si possa fare di più (di così); se conta Mastella col suo due per cento, perché mai non dovrebbe contare quella percentuale di sinistra che è al governo?

Questo sì che è un discorso condivisibile!

Ma Roberto saprebbe come risponderti (e tu lo condivideresti): perché quella che tu, noi definiamo sinistra non lo è affatto, ha tradito, è diventata liberista, capitalista, privatista; per questo conta Mastella e non conta la sinistra, neppure quella di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Verdi, del Correntone, che molto abilmente carpisce il nostro consenso e poi si accoda a Mastella.

Ecco l'errore, a mio avviso, e allo stesso tempo lo straniamento che ci conduce ad un'utopia senza speranza: non ci si può fidare più di nessuno, neppure del collega di scuola e di lotta che, appena eletto, fa il voltagabbana.

E se non lo facesse? Ecco il caso di Turigliatto e Rossi : duri e puri, quelli sì che le promesse le mantengono e restano vincolati al vincolo del mandato!

Metti, cara Isa, che tutti i nostri veri rappresentanti si comportino come Rossi e Turigliatto; quanti potrebbero essere? Dieci, venti, cinquanta? Mettiamoci anche la bersagliata Sasso; che avrebbero fatto? Fuori dalla maggioranza, cioè torniamo ; poiti, poi una legge (promessa) sul tempo pieno, poi maggiori risorse, poi ...

Il programma, come si vede, è minimo e anche compatibile, visti i tesoretti che vanno accumulandosi.

Perché un altro grosso problema è proprio quello costituito dalle risorse necessarie.

Ogni settore ragiona a compartimenti stagni e noi della scuola abbiamo tutte le nostre ragioni per far valere le nostre necessità; ma con la complicità della benemerita Gabanelli (che Dio e Rai ce la conservino) dovrebbe essere oramai a tutti chiaro che servirebbero dei tesoroni per coprirle tutte, queste esigenze : la giustizia, le forze di polizia rimaste senza benzina, la sanità, le pensioni, gli ammortizzatori sociali, la famiglia (i figli), la diminuzione delle tasse...

Ora, il governo del centrodestra ha perseguito una politica che prima di tutto premiasse i suoi (ceti sociali), a cominciare dai ricchi, con la speranza che restasse qualcosa anche per gli altri; il governo di centrosinistra ha un'ambizione del tutto diversa : non già fare la politica a specchio del premiare i suoi, quanto quella di pensare allo stato in generale, risanando il quale dovrebbero poi esserci risorse un po' per tutti, anche per i propri ceti, ovviamente.

Il fatto poi che la politica scolastica sia vista da Mastella e Rutelli in un certo modo, del tutto differente da quello in cui la vediamo noi (e Alba Sasso e Bastico e ...) non può che dar luogo a scelte di compromesso ed è proprio all'interno di tali scelte che va esercitato un peso.

Dov'è finito il cacciavite? Nel clima che si respira oggi nelle scuole, che è sì di sostanziale delusione rispetto alle aspettative, ma è anche di un grande sollievo perché all'orizzonte non vi è più la conflittualità esasperata e la divisione che aveva caratterizzato gli ultimi anni, tra colleghi, all'interno dei collegi docenti, tra collegi e dirigenti.

Sto facendo l'elogio dell'immobilismo?

Può darsi, ma il fatto è che il silenzio da cui è afflitta Isa non è solo il prodotto della delusione, non è solo la sfiducia nella parola, non è solo il complotto dei sindacalisti a difesa della propria casta; è il riflusso dopo il movimento, è la stanchezza, la pausa, il rilassamento; perché, non scordiamolo mai, alla nostra amata categoria non si addicono poi tanto le manifestazioni di piazza e gli scioperi duri : siamo mica metalmeccanici!

A questo proposito, quanti hanno scioperato con i Cobas l'11 maggio? Se anche avessero scioperato il 10 per cento (enorme successo per un sindacato che arriva si e no al 3%), a cosa sarà servito? Forse che il governo (qualunque governo) si fa condizionare da uno sciopero del 10%?

E quanti sciopereranno il 4 giugno? Sempre ammesso che lo sciopero ci sia (e io non credo).

Il 30, 40%? E questa volta basterà a convincere il governo? Forse sì, proprio perché è un governo di centrosinistra e il tutto potrebbe rientrare in un abile gioco delle parti.

Sicuramente non è bastato a convincere il precedente governo di centrodestra neppure il più grande sciopero mai fatto dalla scuola; mentre uno sciopero di poco più del trenta per cento ammazzò Berlinguer e il suo concorsone; e questo mi appare già con un buon motivo per avere un governo di centrosinistra, per quanto voltagabbana e di usurpata nomea.

Per ultima l'Autonomia di cui Roberto mi attribuisce l'innamoramento.

Di nuovo, non contesto le sue analisi e anzi le do per condivise; però l'autonomia (la sua cancellazione) non è mai stata un obiettivo del movimento, che anzi proprio ad essa si è rifatto per fondarvi la propria resistenza alle leggi Moratti; gli insegnanti, si sa, sono intrinsecamente legalitari; ogni educatore non può che essere legalitario e caso mai aspira ed opera per il cambiamento di leggi non condivise, ma non diventa un disubbidiente per ideologia o per obiezione di coscienza, se non in casi particolari ed esemplari.

Nei Collegi in questi anni non si sono applicati i decreti morattiani solo perché si attribuiva maggior valore di legge all'Autonomia; lo si è fatto strumentalmente? Può darsi, ma allora anche noi cominciamo ad assomigliare ai politici voltagabbana e diamo alle parole un senso diverso a seconda dei contesti in cui le usiamo.

In ogni caso alle manifestazioni anti-moratti sfilavano assieme sia i denigratori dell'Autonomia, come Roberto e Isa, sia i suoi propugnatori, proprio perché la sua abolizione non è mai stato un obiettivo condiviso.

Se oggi dunque l'abolizione dell'Autonomia e il ritorno agli anni 90 non fa parte di alcun programma politico non è imputabile né al sindacato né ai partiti; può solo essere imputabile alla debolezza ed esiguità numerica di chi la chiede.

Chiederla va bene, ovviamente, ma ci si dovrebbe anche porre il problema di come ottenerla, vale a dire di come raggruppare attorno all'obiettivo una maggioranza numerica o una grande forza politica di movimento.

E allora, che fare?

Dibattere dibattere e ancora dibattere in questi pochi siti che ci ospitano può essere un modo, ma non credo si vada molto lontani; anzi credo che se non proprio fermi, si torni addirittura indietro; vedi la LIP (Legge di Iniziativa Popolare) frutto di Retescuole : sul web il movimento si è diviso e i sostenitori sembravano scemare man mano; per fortuna che nella realtà delle scuole e dei quartieri si è raggiunto un consenso notevole.

Ma anche di quelle 100mila firme, che ne facciamo? Il terminal continua ad essere il governo, e prima ancora il parlamento, dove siedono quei nostri rappresentanti di cui abbiamo ampiamente detto.

E allora?

Allora io penso che, pur ringraziando Roberto per le puntuali ed approfondite analisi che forniscono argomenti ricchi di spunti di confronto e di riflessione, pur dando atto ad Isa della sua passione etica, tutto questo non basta e rischia anzi di diventare sterile (i compagni perduti).

Francesco (Mele) propone addirittura il ritiro (o sospensione) delle deleghe sindacali come forma di protesta-pressione, sapendo già che non vi sarà alcun seguito se non così minoritario da risultare nullo oltre che perdente.

Io invece vorrei seguire la strada opposta : più che frazionarmi, dividermi, allontanarmi da chi dice di essere di sinistra e non lo è nelle scelte, più che aggregarmi con i pochi che la pensano allo stesso modo (Cobas), più che costruirmi il partito che mi piace di più, sapendo che non andrà mai oltre l'uno per cento, vorrei sciogliermi nel mare della maggioranza, vorrei confrontarmi col Mastella e il Rutelli standoci insieme, con Bastico e Sasso stando nello stesso partito; perché ancora una volta le scelte sono frutto dei rapporti di forza e se le nostre idee sono buone ma non hanno le gambe per camminare, resteranno idee e continueremo a fare la scuola nelle condizioni decise da altri.
 


Grazia Perrone    - 15-05-2007

Non ho idea di quanti colleghi sciopereranno il 4 giugno ... di sicuro i burodispensati (di tutte le parrocchie) non lo faranno perché - ammesso che lo comunicassero alle rispettive scuole di appartenenza - non sarebbero conteggiati tra gli scioperanti perché non rientranti tra il personale in servizio.

Né posso dire - come sembra adombrare, l'informatissimo, Delmoro - che quello confederale sia, l'ennesimo, sciopero fasullo.

Se così fosse la delibera assunta alcuni giorni fa dall'Assemblea nazionale Gilda (alla quale ho partecipato in qualità di delegata di base) è sostanzialmente corretta:

adesione allo sciopero confederale per non incrinare e dividere il fronte di lotta;

Conferma dello sciopero degli scrutini.

E se poi Delmoro - obbedendo agli ordini di scuderia - si accontenterà del nulla e non aderirà pazienza.

Non si può avere tutto nella vita.


Dalla Tecnica della scuola

Anche la Gilda decide di scioperare il 4 giugno.


A questo punto la protesta si preannuncia pressochè generalizzata (non si conoscono ancora le decisioni di CUB e Unicobas, i Cobas hanno scioperato già nella giornata dell'11 maggio). Il Governo vuole fare in fretta, ma Nicolais non ha ancorare certezze sulla copertura finanziaria degli aumenti "promessi".

Anche la Gilda aderisce allo sciopero generale del 4 giugno: lo ha deciso l’Assemblea Nazionale dei delegati dopo una giornata di intenso lavoro e dopo che anche la Direzione nazionale ne aveva discusso in una riunione fiume del 10 maggio.

Inizialmente pareva che la Gilda volesse mantenere una posizione autonoma, ma alla fine ha prevalso la considerazione che in questa circostanza lo sciopero della scuola sarà specifico e non correrà il rischio di "annegare" nel mare indifferenziato della protesta del pubblico impiego.

"La nostra organizzazione - sottolinea però il coordinatore nazionale Rino Di Meglio - si riserva tuttavia di mantenere la possibilità di promuovere ulteriori azioni laddove lo sciopero del 4 giugno non dovesse risultare risolutivo".

In altre parole il rischio di un blocco degli scrutini permane e non è da escludere che l’anno scolastico si concluda in modo piuttosto convulso.

Intanto nella giornata dell’11 maggio il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais ad esprimere il parere favorevole del Governo sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la definizione dei comparti di contrattazione per il quadriennio 2006-2009.

L’accordo - già sottoscritto presso l’Aran - è l’atto preliminare senza il quale non si possono neppure aprire le trattative dei singoli comparti.

Nel settore scuola-università i comparti restano quelli attuali, anche se ci sono stati tentativi - di Cgil in particolare - di accorpare l’Afam all’Università.

Se l’accorpamento fosse andato in porto la CGU, confederazione alla quale aderisce la Gilda, non avrebbe più avuto ragione di esistere in quanto per prendere parte alle trattative come confederazione è necessario essere presenti in almeno due comparti (la CGU è presente ora proprio nell’Afam e nella scuola).

Per tornare alle vicende contrattuali va detto che l’adesione della Gilda allo sciopero del 4 giugno potrebbe accelerare l’apertura della trattativa che in ogni caso, per essere avviata, necessità di un atto di indirizzo all’Aran.

La situazione è piuttosto complessa: da un lato il Governo ha bisogno di chiudere al più presto la vicenda dei contratti del pubblico impiego, ma resta il fatto che solo poche ore fa il Ministro Nicolais ha fatto sapere che l’effettiva copertura finanziaria degli aumenti "promessi" con l’accordo del 6 aprile (circa 100 euro mensili a testa per la generalità dei pubblici dipendenti, qualche cosa in più per docenti e ATA) è tutta da verificare.

R.P


 Isa Cuoghi    - 20-05-2007

 

... forse non ti accorgi che così dicendo porti ancora di più alle estreme conseguenze il problema da me posto nell'intervento precedente : siamo (siete) compagni perduti.

Se tre e più anni di mobilitazione del popolo della scuola, se le battaglie del movimento, tante incisive e piene di aspettative, non hanno prodotto altro che un risicatissimo vantaggio elettorale e una legge di iniziativa popolare, vuol dire che la forza espressa non è stata sufficiente ad ottenere quello per cui ci battevamo e che prendersela ora con quelli che giudicate voltafaccia di coloro che abbiamo contribuito ad eleggere (nei seggi e nei congressi sindacali) appare solo un alibi per quella che vogliamo pensare come sconfitta.


Caro Vittorio, comincio da qui a commentare la tua attesa , e giunta, risposta (almeno tu rispondi, ci sei.. )
Quando iniziarono le contestazioni al governo precedente, alla Riforma imposta dalla ministra che , giustamente, fu chiamata Morattila, (ricordi la copertina del Manifesto che portammo, in tanti alla manifestazione a Roma ?) la base sconsolata e disillusa si era divisa, si autoconvocava, si formavano gruppi con genitori e associazioni, si organizzavano manifestazioni, azioni eclatanti, si cercava visibilità, e ci si frantumava in diversi rivoli.
Era ed è chiaro il perchè di questa frantumazione: è mancata la politica, è mancato il sindacato.
Hanno fallito là dove dovevano intervenire.
Anche ora balbettano, e sorridono fra loro come ufo che vengono da altri lidi.
In altri Paesi dell'Europa, quando il voto o la partecipazione calano, quando si percepisce chiaramente la sconfitta, i generali se ne vanno.
C'è un ricambio perchè, a parte le sconfitte, anche le generazioni cambiano.. e noi che viviamo nella scuola lo sappiamo quanto solo veloci questi cambiamenti, bastano 5 anni e ti ritrovi con generazioni che fai fatica a riconoscere in base alla tua esperienza.. e devi fare azioni di riadattamento, non fosse altro che per capire e farti capire dai ragazzi, riadattamento che però non perde mai di vista i valori e le cose essenziali da passare alle nuove generazioni.

Invece nella politica e nel sindacato, qua in Italia, le cose non cambiano mai.
Ognuno lì a rivendicare quasi in eterno il posto.. i nostri voti, dicono, ci hanno portato lì..
Sbagliato invece, i partiti e tutto il sistema organizzato da essi stessi, li hanno portati lì.. dico io.

Il punto critico e ineludibile, io credo, sia questo, chiaro e semplice, 4 parole :
se ne devono andare.
E' finita la loro era.
O se ne vanno o in qualche modo saranno fatti allontanare, perchè non se ne può più di questi immobilismo.

Non parlo di rivoluzioni, a meno che di rivoluzionario non sia la scelta del non voto.

Boicottare le elezioni, a partire da quelle delle rsu nelle scuole fino ad arrivare a quelle politiche.

Conosci altra via per mandare a casa chi ormai da decenni occupa abusivamente un posto dirigenziale di comando, in qualsiasi ramo della politica o del sindacato, e che quando si sposta da una poltrona è solo per passare ad un'altra ?

Io ci ho pensato molto, ma no, non ne conosco altre, di vie.

E dire che che non ho saltato una elezione, mai, e nemmeno un referendum, mai.

Vuol dire che siamo arrivati alla saturazione..




Come fare affinché nella tua scuola, Isa, i tuoi colleghi, più che credere alle promesse di politici e sindacalisti, producano azioni che costringano politici e sindacalisti a mantenerle quelle promesse? Come fare perché la scuola quotidiana sia il risultato di un comune pensare educativo? Come fare perché diano a te e tutti noi le risorse di cui abbiamo bisogno?

Se il metodo finora sperimentato (movimento-rappresentanza politica-rappresentanza parlamentare) non funziona perché gli eletti tradiscono (come dite voi), si allontanano dalla scuola, non capiscono, non vogliono (più), come bisogna fare?


Non funziona ? ma se non parte neanche, il sistema parlamentare sulla scuola.. hai letto qui ?
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20070519180018
Scuolaoggi.
Si dice di una incredibile sottovalutazione della crisi in cui sono le scuola.. il sistema politico ha mancato proprio là dove doveva agire.
Persone come E. Barbieri non si sono accorti dei mancati finanziamenti a una scuola che sta collassando, e non solo in modo figurato.
E' vero : per le scuole non c'è un euro..

Ora.
Ragioniamo.
Succede questo in Parlamento e io, Isa. e gli altri compagni che tu chiami perduti dovremmo stare zitti, non denunciare nulla e lasciare che si continuino a massacrare le istituzioni scolastiche se no peggioriamo la situazione ?
Questo non è solo elogio all'immobilismo, io lo chiamerei suicidio di massa, Vittorio..

Ricorda che se nella società non ci fosse chi , in modo onesto ma con la voce alta, non dicesse mai che il re è nudo, non lo facesse in ogni occasione in cui il re uscisse, non avesse paura ad argomentare le cose come stanno.. credi che non saremmo già tutti un gregge ?
Facile a questo punto chiamare lupi quelli che lo fanno, evocando negli altri paure e timori e cercando, in questo modo, di allontanare con parole poco piacevoli quali disfattista, terrorista dell'informazione, teste calde, incapaci, i soliti che abbaiano , quelli che ambivano a posizioni che non hanno avuto e quindi avrebbero un sentimento di rivalsa e di vendetta.. beh Vittorio, questo modo di fare, l'accusare chi a voce alta continua a contestare, a ragionare sui fatti e sulle mancate risposte, emarginare e fare tacere, allontanare, favorisce solo una cosa : l’inerzia delle istituzioni .
Istituzioni che continuano a rotolarsi dentro a programmi, convocazioni, comunicati rituali, si incartano e non ne escono.

Dilettanti allo sbaraglio può essere la prima volta che entri in un Ministero.. magari qualche errore di valutazione si può ammettere.. ma poi lo devi riconoscere e correggere il tiro.. perseverare però, come si dice, è diabolico.

Riguardo la tua analisi politica la condivido abbastanza, Rossi e Turigliatto li ho criticati anche io, ma loro erano stati eletti con un mandato chiaro : mantenere il governo in piedi per non rischiare di nuovo con un governo che di democratico non aveva niente.. e ancora oggi il pericolo dell'avvento dell'opposizioni ad inquinare in modo dittatoriale e a senso unico per certe "caste sociali" mi spaventa molto.. ma cosa c'è di diverso, oggi, rispetto a un anno fa ?
Manca solo l'illusione che qualcosa cambiasse, quella se n'è andata in un anno.. e ora ci ritroviamo ad ascoltare discorsi che potrebbero tranquillamente arrivare dall'altra parte.. siamo alla fine di uno stato laico, siamo quasi ai tempi dei Papa re..
E la scuola diventerà, ancora una volta. solo per chi ha i soldi di permettersi istituti privati in cui , pagando rette favolose, i soliti noti potranno ottenere quelle conoscenze e competenze che permetteranno loro non solo di imparare, ma di mantenere il potere in mano a chi lo ha già.. e perpetuarselo all'infinito.. o quasi.


... Ecco dove si inserisce invece la mia, di speranza : intanto teniamoci questo risicato governo di centrosinistra e proviamo a contare, se non di più, almeno come Mastella; per avere cosa? Intanto un contratto, che non ci porterà ai famosi livelli europei, ma ci farà respirare un po'; poi il pagamento dei supplenti; poi la restituzione dei posti tagliati, poi una legge (promessa) sul tempo pieno, poi maggiori risorse, poi ...

Guarda, guarda che con dei "poi" si fanno passi troppo piccoli, che vengono cancellati ad ogni intervento successivo.. non bastano piccoli interventi, nella scuola ci vorrebbe una pioggia , anzi un diluvio , di finanziamenti e di risorse, di formazione degli insegnanti e di un deciso cambiamento di rotta : si ricominci da capo e si cancellino tutti quei rattoppi che hanno fatto della scuola un enorme monumento all'inerzia, all'ignavia e all'immobilismo politico e SINDACALE.

E lo scrivo maiuscolo SINDACALE.. perchè se dalla politica ti puoi aspettare che ogni governo faccia i suoi conti.,. un sindacato invece deve, dovrebbe, lavorare per migliorare le condizioni di lavoro.
Dove sono state migliorate ? quando ? in che modo?
Ritorno al discorso iniziale : i movimenti sono tutti lì a dimostrare la sconfitta dei sindacati.
E le parole di Moretti valgono ancora di più, anzi hanno ancora più spessore in questo settore.. figurati che anche i sindacalisti non sono più eletti dalla base, ma sono scelti dai direttivi vari..



...Il fatto poi che la politica scolastica sia vista da Mastella e Rutelli in un certo modo, del tutto differente da quello in cui la vediamo noi (e Alba Sasso e Bastico e ...) non può che dar luogo a scelte di compromesso ed è proprio all'interno di tali scelte che va esercitato un peso.

Dov'è finito il cacciavite? Nel clima che si respira oggi nelle scuole, che è sì di sostanziale delusione rispetto alle aspettative, ma è anche di un grande sollievo perché all'orizzonte non vi è più la conflittualità esasperata e la divisione che aveva caratterizzato gli ultimi anni, tra colleghi, all'interno dei collegi docenti, tra collegi e dirigenti.

Sto facendo l'elogio dell'immobilismo?

Può darsi, ma il fatto è che il silenzio da cui è afflitta Isa non è solo il prodotto della delusione, non è solo la sfiducia nella parola, non è solo il complotto dei sindacalisti a difesa della propria casta; è il riflusso dopo il movimento, è la stanchezza, la pausa, il rilassamento; perché, non scordiamolo mai, alla nostra amata categoria non si addicono poi tanto le manifestazioni di piazza e gli scioperi duri : siamo mica metalmeccanici!


Ti sbagli Vittorio, la delusione che si respira nelle scuole non è per la stanchezza di stare sulle barricate.. è proprio delusione allo stato puro , disillusione sulle aspettative mancate, ci hanno riempito di speranze e poi hanno cancellato ogni parola che hanno detto.. non dovevano creare tante aspettative se poi sapevano che non sarebbero stati in grado di dare quello che promettevano.
Meglio un discorso duro da digerire ma realistico, piuttosto che creare illusioni che poi quando cadono fanno un male che mai..

.. E quanti sciopereranno il 4 giugno? Sempre ammesso che lo sciopero ci sia (e io non credo).

Ma tu ci credi ancora che qualcuno sciopererà, Vittorio ? mavalà.. hai sentito nelle scuole cosa dicono ? che non cambia mai niente.. che si sono stufati.. che lo stipendio mica lo tolgono ai sindacalisti o ai ministri che sbagliano.. ma solo a chi sciopera , e che in questo modo sarebbe come una masochista e sadica auto-riduzione di stipendio.


..mentre uno sciopero di poco più del trenta per cento ammazzò Berlinguer e il suo concorsone; e questo mi appare già con un buon motivo per avere un governo di centrosinistra, per quanto voltagabbana e di usurpata nomea.

I motivi per cui ci fu lo sciopero contro Berlinguer (unico ministro che poi di dimise, a suo merito.. anche se per occupare altri posti..) non erano per il contratto.
Io vorrei uno sciopero per cancellare le norme inique e scandalose che bloccano la scuola, che ne fanno un elefante lento e pieno di burocrazie inutili, per norme che ti facciano ancora voglia di alzarti la mattina per correre nel tuo edificio scolastico perchè ci stai bene, non solo ad insegnare ai bambini, ma nel lavoro con gli altri, nel progettare, nell'organizzare..


..Io invece vorrei seguire la strada opposta : più che frazionarmi, dividermi, allontanarmi da chi dice di essere di sinistra e non lo è nelle scelte, più che aggregarmi con i pochi che la pensano allo stesso modo (Cobas), più che costruirmi il partito che mi piace di più, sapendo che non andrà mai oltre l'uno per cento, vorrei sciogliermi nel mare della maggioranza, vorrei confrontarmi col Mastella e il Rutelli standoci insieme, con Bastico e Sasso stando nello stesso partito; perché ancora una volta le scelte sono frutto dei rapporti di forza e se le nostre idee sono buone ma non hanno le gambe per camminare, resteranno idee e continueremo a fare la scuola nelle condizioni decise da altri

Vittorio.
Ma quali rapporti di forza se i parlamentari se li sono scelti i partiti, persone che si conoscono e che si scambiano mediazioni da decenni..

Questa è l'ultima risposta che dò alla tua gradita lettera.
La speranza è l'ultima a morire, certo.. ma almeno un barlume di luce servirebbe, per capire dove siamo..
ma la luce mi sa che piano piano si stia affievolendo.. basta un soffio per spegnerla.. chi lo darà per ultimo ?

Caro collega, ancora un cosa vorrei dirti : in ogni occasione, per smuovere le persone, per aggregarle attorno a obiettivi e valori, attorno a utopie e traguardi concreti, servono persone che sappiano parlare forte, chiaro, in modo comprensibile e indipendenti da ogni partito o sindacato, perchè questi alla fine ti presentano un conto, se giochi con loro.. stai al tuo posto e non allargarti che non mi devi fare ombra..

Ma questa frase, questa che ti incollo, è ancora più forte, e porta molta verità in sè:

Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E' questo l'incubo dei potenti."

Ernst Jünger

 


 

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