FISICA/MENTE

 

 

I DS CONTINUANO NELLA DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA

 

Questo titolo è mio e capirete il perché di esso leggendo quanto segue. Il lavoro complessivo è fatto dall'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) che ha raccolto tutto il materiale in una forma diversa e che io ho in qualche modo sistemato con una qualche logica.

Intanto osservo che molte delle cose dette dall'ANDU mi trovano d'accordo (critica al sistema 3 + 2, introdotto dal DS Modica che continua ad imperversare; lobby confindustriale d'accordo con i DS per far passare riforme liberiste contro l'Università pubblica; precariato; salari docenti; fondi ricerca; ...) mentre per altre non ho gli strumenti conoscitivi per giudicare (in tal senso sarebbe di estrema utilità che persone che lavorano nelle Università dessero qui la loro opinione).

Aggiungo poi che ci si stupisce dell'attacco dei DS all'Autonomia universitaria, in violazione della Costituzione. Ebbene i DS sono campioni nell'attaccare la Costituzione Repubblicana. Ricordo due episodi dell'ultima legislatura in cui governava il centrosinistra: la guerra contro la Jugoslavia; il finanziamento alle Scuole private. E' anche utile ricordare che la parola Autonomia ha una enorme elasticità per i DS che l'anno usata (introducendola con Bassanini) per scardinare la Scuola Pubblica e che ora vogliono usarla (rendendola inefficace con Mussi) per scardinare l'Università Pubblica.

Il fatto poi che vi sia una grande compenetrazione tra il mondo confindustriale ed i DS è noto da tempo, da quando De Mauro, consulente confindustriale per le vicende della scuola, venne chiamato dal centrosinistra al Ministero della Pubblica Istruzione (fu l'ultima volta in cui compariva il Pubblico a lato di quel Ministero, Bassanini, marito di Lanzillotta privatizzatrice furiosa dei beni pubblici, lo aveva cassato per il futuro).

Concludo questa premessa rivolgendomi all'ANDU e non solo. Se non si capisce che l'attacco non è all'Università ma all'intero sistema d'istruzione e, più in generale, a tutto ciò che è pubblico e che riguarda quello che in senso lato si chiama welfare, dalla furia liberista dei DS (per non dir degli altri ed in questo caso non vi sono i DS buoni e quelli cattivi: il correntone marcia compatto con i più destri di quel partito), se non si capisce tutto questo, si rischiano battaglie corporative ed inefficaci. Debbo dire che dal 1997 strillai, insieme a pochissimi per la verità, sui gravi pericoli che l'attacco dei DS alla scuola avrebbe comportato per l'Università. Ma allora si ricevevano studenti ancora preparati in modo, almeno decente, dalla scuola preautonomia. Si son dovuti perdere questi anni, si sono dovute sopportare le bugie del centrosinistra sull'abrogazione della Moratti (e non solo!!!) per accorgersi del disastro che avanza inarrestabile.

Speriamo che quanto ora detto valga per il futuro, con l'avvertenza che occorre stare molto attenti ai DS: sono dei veri amerikani in Italia e, come al solito, hanno perso il treno perché il loro Paese di riferimento è in completa decadenza.

Roberto Renzetti


 

MUSSI SULL'UNIVERSITÀ

http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php

a cura dell'ANDU


(v. in calce il testo dell'articolo "Mussi: 'L'università? È un bordello'" dell'Unità del 20 settembre 2006)

Fabio Mussi, attuale ministro dell'IUR, ha fatto proprie molte delle posizioni della lobby accademica trasversale che da anni porta avanti il progetto di pseudo-americanizzazione dell'Università italiana.

Il programma della lobby (come l'ANDU ha man mano documentato e denunciato, v. nota), è stato messo a punto e 'propagandato' dagli esponenti accademico-politici dei DS e dalla Confindustria PRIMA del rinnovo del Parlamento, 'prenotando' così ciò che poi il nuovo Parlamento, il nuovo Governo e il nuovo Ministro avrebbero 'comunque' dovuto fare.
La lobby vuole completare l'opera di demolizione dell'Università statale, di massa e di qualità, opera iniziata e portata avanti nelle precedenti legislature: falsa autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria,
abolizione di fatto del CUN, finti concorsi locali, imposizione del "3 + 2", moltiplicazione degli Atenei, aumento a dismisura del precariato, progressiva riduzione dei finanziamenti, legge Moratti, ecc.
La lobby ha portato avanti il suo piano negli anni attraverso il pesante condizionamento di quasi tutti i Partiti, del Parlamento e del Ministero e attraverso l'accesso esclusivo alla 'grande' stampa.

La lobby accademica trasversale, PRIMA delle elezioni politiche, aveva
preannunciato che:


1. la riforma Moratti non avrebbe dovuto essere abrogata.
Mussi ha subito comunicato che la riforma Moratti non sarà abrogata, nonostante l'attuale Maggioranza, alla fine della legislatura, l'avesse giudicata inemendabile e disastrosa;


2. non si sarebbe dovuto istituire un Organo nazionale, non frammentato e non corporativo, rappresentativo dell'autonomia del Sistema nazionale delle Università.
Mussi non ha mai nemmeno accennato di volere istituire un tale Organo, nonostante l'attuale Maggioranza, alla fine della legislatura, avesse sostenuto di volere un CUN riformato in tal senso;
 

3. si sarebbe dovuta istituire una "Agenzia per la valutazione", una struttura dotata di immensi poteri che priverebbe l'Università e i singoli docenti dell'autonomia garantita dalla Costituzione. Un'Autority che si
assicura sarà "terza e imparziale", nonostante le polemiche anche recenti sui modi e sui tempi dell'azione delle Autority già istituite e nonostante la ben nota capacità delle oligarchie accademiche di utilizzare ai propri fini qualsiasi 'nuovo' strumento.
Mussi ha annunciato di volere imporre l'"Agenzia" con lo strumento blindatissimo della Finanziaria e, per giunta, nella forma della legge delega. Un 'golpe' che l'attuale Ministro propaganda come una "rivoluzione";

4. si sarebbe dovuta rendere possibile l'espulsione dei docenti di ruolo dall'Università.
Mussi ha dichiarato su Repubblica del 15 luglio 2006: "bisogna sfatare uno storico tabù dell'università italiana: chi entra e non fa carriera si sente un fallito. Negli altri Paesi non è così. Docenti dei vari livelli escono dagli atenei e arricchiscono con la loro conoscenza la pubblica amministrazione e le industrie. È necessario prevedere uscite multiple dalla docenza.";


5. non si sarebbe dovuta mettere in discussione la riforma del "3 + 2" che tanti danni ha prodotto e sta producendo nella formazione degli studenti. Mussi ha dichiarato che "la riforma del tre più due funziona" e non ne ha avviato l'urgente e indispensabile monitoraggio (con il coinvolgimento di tutte le componenti e le istituzioni universitarie), alla fine del quale prendere decisioni adeguate e condivise.

Un altro punto del programma della lobby trasversale è la modifica dell'organizzazione degli Atenei, dando enormi poteri ai Rettori.
Mussi ha annunciato di volere cambiare il "sistema di governo degli atenei" "ricercando il confronto e il consenso più ampio". Per inciso, perché Mussi per questa riforma dice di volere ricercare "confronto" e "consenso", mentre per l'Agenzia ha deciso di adottare le 'maniere forti' della Finanziaria e della legge delega?
Il Ministro non ha ancora anticipato i contenuti della riforma del governo degli Atenei. L'ANDU da anni propone di unificare in un solo Organo ('Consiglio di Ateneo') il Senato Accademico e il Consiglio di
Amministrazione. Il nuovo Organo dovrebbe essere composto solo dai rappresentanti eletti direttamente dai docenti (in non più di sei aree e con elettorato attivo e passivo comune per le tre fasce), dai tecnico-amministrativi e dagli studenti. Al Rettore dovrebbe affiancarsi un 'Esecutivo' nominato dal Consiglio di Ateneo.

Sulle più importanti questioni dell'Università le Organizzazioni unitarie della docenza hanno in questi anni espresso articolate proposte. In particolare l'ANDU ha continuamente invitato le forze politiche, il Parlamento e il Governo a considerare quanto da essa elaborato nell'arco di decenni. Mussi non sembra nemmeno avere letto tali proposte, mentre la sua "sintonia con la Confindustria è comunque palpabile".
Il Presidente di Confindustria, alla IV Giornata della ricerca promossa dalla sua Organizzazione, ha dichiarato: "In un Paese serio si fanno piani pluriennali in cui maggioranza e opposizioni si mettono d'accordo". E Mussi: "Non ho alcun problema ad avere un dialogo aperto e amichevole con
Confindustria".
Certamente il Ministro conosce bene le posizioni di Confindustria sull'Università. In ogni caso le ricordiamo.
Nel "Documento comune sull'università", sottoscritto PRIMA delle elezioni da 18 Associazioni imprenditoriali rappresentanti l'industria, i servizi, le banche e assicurazioni, i trasporti e le 'coop', è chiarito che esso "nasce anche dalla collaborazione tra le associazioni imprenditoriali firmatarie e gli atenei, in particolare i politecnici e le facoltà economico-scientifiche, e tiene conto anche dei contributi delle componenti della comunità scientifica maggiormente impegnate nella collaborazione con il sistema imprenditoriale."
Nel documento ci si esprime per la "determinazione (da parte dei singoli Atenei, ndr) delle tasse di iscrizione, del numero di iscritti e dei requisiti di entrata", con la possibilità per gli Atenei "di trasformare la
propria forma giuridica ad esempio in associazioni private o fondazioni".
Inoltre si propone l'abolizione del valore legale dei titoli di studio.
Da parte sua il Presidente della Confindustria ha dichiarato: "Bisogna lavorare a un sistema forte e liberalizzato per completare la positiva riforma Moratti."
Secondo gli imprenditori, nel nostro Paese almeno quindici atenei hanno le potenzialità per scalare rapidamente le classifiche. Gianfelice Rocca, vicepresidente della Confindustria, ha spiegato che "il Politecnico di Milano deve essere messo in condizione di competere con i migliori atenei europei. Non ha molto senso che segua le stesse regole di un ateneo che non può competere a livello internazionale". Più recentemente, lo stesso Rocca ha dichiarato che le Università "devono diventare intraprese culturali, rette da un consiglio di amministrazione. I rettori devono diventare figure professionali sofisticatissime capaci di
guidarle nella competizione" (v. l'intervista "Rocca: pochi fondi all'Università, non si tocchi il Mit italiano" sul Corriere della Sera del 24 settembre 2006).
Sempre Rocca, riferendosi all'IIT di Genova ("il Mit italiano"), di cui è consigliere, afferma: "ci siamo dati una governance di tipo anglosassone e stiamo già ottenendo i primi risultati". E avverte che se venisse meno la continuità dell'attività dell'IIT "sarebbe la chiusura definitiva della possibilità di portare eccellenze in Italia, un crollo di credibilità della classe dirigente di fronte a tutta la comunità internazionale. Sarebbe un delitto." Insomma, secondo Rocca, chiudere l'IIT, lo "scatolone vuoto" voluto dall'ex-ministro Tremonti e al quale sono stati destinati fondi pari a quanto riceve TUTTA l'Università, equivarrebbe ad una catastrofe per l'Italia intera! Comunque Mussi ha più volte assicurato di non volere chiudere il "giocattolo di Tremonti".

Ma in qualche modo Mussi ha aggiunto qualcosa di suo al programma della lobby accademica trasversale.
 

1. Mussi ha dichiarato su Repubblica: "Non è detto che il corpo docente debba mantenere il livello numerico di oggi che è di quasi 60 mila unità."
L'attuale Ministro sembra non sapere che in realtà ad essere troppi non sono i circa 60 mila docenti di ruolo, ma i 'circa' 50-90 mila docenti precari. E tutti questi docenti svolgono un'attività didattica indispensabile, enormemente accresciuta a causa di una riforma (il "3 + 2") che è stata imposta senza che fosse preceduta dalla riforma della docenza, né da altri provvedimenti altrettanto necessari. Se si volesse eliminare realmente il precariato, senza ridurre le attività didattiche e di ricerca, occorrerebbe AUMENTARE il numero dei docenti in ruolo.


2. Mussi in varie occasioni ha ipotizzato il finanziamento di un piano straordinario di assunzione di giovani ricercatori con i soldi recuperati con il congelamento per tre anni degli scatti biennali dei docenti in ruolo, che sono tra i meno pagati d'Europa.

25 settembre 2006



dall'UNITA' del 20 settembre 2006:

 

Mussi: "L'università? È un bordello"


Dal palco di Confindustria attacco del ministro alle baronie: "C'è un sistema di governo degli atenei che va cambiato: serve una rivoluzione che metta mano al vertice, faremo tutto in un anno".

di Massimo Franchi/ Roma

SCEGLIE UN CONVEGNO di Confindustria il ministro Mussi. Lì, di fronte agli industriali che lo chiamano a parlare di ricerca, risponde in modo franco.
"Entrando nell'Università italiana ho trovato solo un discreto bordello".
Da toscano qual è, Mussi non va per il sottile, senza sconti per nessuno. E per rendere meglio l'idea va
precisato che l'aggettivo ("discreto") in "slang" piombinese (terra di origine del ministro) significa "tanto". "C'è un sistema di governo degli atenei e dell'insieme del mondo universitario che va cambiato". Il ministro dell'Università e della Ricerca chiama tutti "ad una vera e propria rivoluzione che rimetta mano alla governance, al vertice del sistema universitario italiano", fatta però "ricercando il confronto e il consenso più ampio". Si dà "un anno" per farlo e nel frattempo promette di "dare il via all'agenzia della valutazione per i docenti e alla riforma del reclutamento". Altra novità di portata capitale nel mondo dei "baroni" è la proposta "di contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei docenti universitari", visto che ora in cattedra si sta in gran parte a vita. Altro capitolo, quello dei ricercatori, dei cervelli in fuga, dei giovani ricercatori italiani da meno di mille euro al mese: "Bisogna pagarli di più", afferma Mussi. Quanto al discusso spoil-system nella ricerca "è un delitto e dunque non ci sarà; per le prossime nomine importanti - ha annunciato Mussi - intendo perciò seguire il metodo dei comitati di ricerca che presentano al ministro una terna di nomi entro cui scegliere".
Quelle di Mussi non sono sparate, non sono piaggerie nei confronti della Confindustria che lo ospitava. Agli industriali che lo ascoltano interessati Mussi ricorda "che le imprese italiane sono le ultime in Europa
per investimenti in ricerca e questo non dipende solo dal ritardo dell'Università". In più Mussi spiega che su questa sfida è intenzionato a giocarsi tutto, e lo dice chiaramente: "Resterò al mio posto solo se non ci
si discosta dal programma dell'Unione e ci saranno le condizioni per cambiare i numeri della ricerca e della formazione".
La sintonia con la Confindustria è comunque palpabile e parte dall'impegno sulla finanziaria, la cui entità (1,5 miliardi) è stato confermato in serata anche dal ministro Bersani. "Un miliardo e mezzo che saranno
investiti su tre capitoli: Università, ricerca e incentivi alle imprese". Quest'ultimo naturalmente è il capitolo che più interessa agli industriali.
"Si tratta - ha commentato il vice presidente di Confindustria Pistorio - di poco più dello 0,1 per cento del pil, ma secondo le nostre stime, se queste proposte fossero interamente attuate, la ricerca industriale potrebbe raggiungere l'attuale media Ue dell'1,9% del pil nell'arco della legislatura".

 


 

05 ottobre 2006

FINANZIARIA DEVASTANTE PER L'UNIVERSITA'

Dall'incontro del 3 ottobre 2006 che le Organizzazioni unitarie dell'Università hanno avuto con il ministro Mussi (v. in calce il comunicato unitario) è risultato confermato quanto già denunciato dall'ANDU: prosegue, anzi s'intensifica, l'opera di demolizione dell'Università statale.

Mussi ha impiegato ben quattro mesi per accettare di incontrare le Organizzazioni unitarie dell'Università, ma nell'attesa ha trovato il tempo di far proprie e di 'propagandare' molte delle posizioni della lobby trasversale accademico-confindustriale (v. il documento dell'ANDU "Mussi sull'Università", nota 1). Nell'incontro Mussi ha illustrato, a cose fatte, quanto previsto dalla Finanziaria (Disegno di Legge C 1746 e Decreto Legge 3 ottobre 2006, n. 262, v. nota 2). Il quadro che risulta dai provvedimenti è gravissimo: una serie di norme che attuano il disegno distruttivo di coloro che da sempre decidono sull'Università. Norme, con molti contenuti improvvisati e pasticciati, con le quali si prosegue il 'lavoro' svolto negli ultimi decenni (falsa autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, abolizione di fatto del CUN, finti concorsi locali, imposizione del "3 + 2", moltiplicazione degli Atenei, aumento a dismisura del precariato, progressiva riduzione dei finanziamenti, legge Moratti, ecc.).

AGENZIA PER LA VALUTAZIONE
Nonostante la richiesta delle Organizzazioni universitarie di non inserire tale questione nello strumento legislativo più blindato (la Finanziaria), Mussi ha previsto la costituzione dell'"Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR)" nel Decreto Legge che l'accompagna. Di buono c'è che l'Agenzia (salvo eventuali 'forzature' in sede di decreto delegato) non avrà i compiti e i poteri previsti dal disegno di legge dei DS. Rimane però l'uso (ancora una volta) di uno strumento legislativo improprio, peraltro in un contesto che fa assumere all'Agenzia il sapore della beffa: si istituisce uno strumento di valutazione dell'Università prevedendo contestualmente norme destinate a completarne la demolizione.

FINANZIAMENTO DELL'UNIVERSITA'
Il Fondo di finanziamento ordinario è stato aumentato dello 0,95% (sic!), ferme restando le decurtazioni già decise con il decreto Bersani-Visco.

NUOVE ASSUNZIONI
E' stato reintrodotto il blocco delle assunzioni per tutto il 2007 (comma 3 dell'art. 70 del Disegno di Legge).

NUOVO RECLUTAMENTO
Pochi soldi per pochi posti di ricercatori 'ministeriali' per i quali (e solo per loro) si cambierebbero le regole concorsuali (commi 5 e 6 dell'art. 70). Regole per le quali si prevede 'solo' l'"assunzione di ricercatori mediante attribuzione dell'idoneità scientifica nazionale".
Si tratterebbe della delega più in bianco che verrebbe assegnata ad un Governo in materia di concorsi universitari.
Con questa norma, peraltro, si introdurrebbe un canale di reclutamento a ricercatore diverso da quello che continuerebbe ad applicarsi per i posti banditi dagli Atenei, producendo così una assurdità accademico-legislativa di dubbia costituzionalità. Nell'incontro lo stesso Ministro ha condiviso tale preoccupazione. Ma allora perché non ritirare una norma che peraltro non toglierebbe l'ultima parola ai poteri locali sul 'nuovo' reclutamento straordinario?

RIDUZIONE DELLA RETRIBUZIONE DEI DOCENTI
Il ministro Mussi aveva più volte affermato sia che i docenti universitari italiani sono tra i meno pagati d'Europa, sia che occorreva aumentare la retribuzione dei docenti più giovani.
'Quindi' ecco un provvedimento che riduce la retribuzione di tutti i docenti, penalizzando particolarmente i più giovani.
Ciò è quanto si otterrebbe con il dimezzamento degli scatti biennali dei docenti universitari (comma 1 dell'art. 64). Così facendo, tra l'altro, non si tiene conto che la carriera media dei docenti, a differenza delle altre, prevede, dopo il concorso a ricercatore, l'avanzamento attraverso due ulteriori concorsi (di associato e di ordinario), superati i quali si rifà un periodo di straordinariato e si 'ricomincia' sul piano retributivo. Non si tiene anche conto dell'aumentato carico di lavoro derivante dall'imposizione della riforma, a costo zero, della didattica (il "3 + 2").
Insomma, un provvedimento ingiusto con il quale si punisce una categoria che da anni chiede una vera riforma per dare efficienza e democrazia all'Università statale, anziché smantellarla a vantaggio di ristretti ed 'eccellenti' gruppi di potere.

UN CONTENUTO POSITIVO
Va apprezzato il tentativo di contenere la proliferazione delle sedi universitarie (dell'art. 71).

CHE FARE?
Occorre opporsi in tempo a quest'ulteriore attacco all'Università. Per questo bisogna mobilitarsi riunendosi nelle Assemblee di Facoltà e di Ateneo e decidendo forme dure di protesta, per arrivare, se necessario, a
iniziative nazionali.
E' inoltre importante che anche gli Organi accademici (Consigli di Facoltà, Senati Accademici, ecc.) si pronuncino contro i contenuti di una Finanziaria che porterebbe alla paralisi delle attività didattiche e di
ricerca nell'Università.
Occorre imporre una svolta politica che realmente porti ad assumere l'Alta Formazione e la Ricerca come attività centrali per lo sviluppo culturale ed economico del nostro Paese.
Occorre costringere il Ministro e il Governo a 'staccarsi' dalla lobby trasversale accademico-confindustriale che fino ad ora ha 'diretto' il loro operato.

4 ottobre 2006

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Nota 1. Il documento dell'ANDU "Mussi sull'Università" del 25.9.06 è quello che apre questa pagina.

Nota 2. I testi del disegno di legge C 1746 e del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, sono reperibili in vari siti tra i quali www.ilsole24ore.com .


COMUNICATO UNITARIO SULL'INCONTRO CON IL MINISTRO MUSSI

ADU, ANDU, APU, AURI, CISAL-Università, CISL-Università, CNRU, CNU, FIRU, FLC-CGIL, SNALS-Università, SUN, UDU, UILPA-UR

Roma, 3 ottobre 2006

Nell'incontro odierno con le Organizzazioni sindacali e le Associazioni universitarie il Ministro ha esposto le norme della legge finanziaria concernenti l'Università e la Ricerca, soffermandosi sull'istituzione dell'Agenzia per la valutazione delle sole strutture universitarie che è stata introdotta con decreto legge e a cui seguiranno i decreti attuativi.
Le Organizzazioni hanno apprezzato l'impegno del Ministro a presentare immediatamente un d.d.l. condiviso per l'istituzione della terza fascia docente.
Le Organizzazioni hanno ribadito la necessità e l'urgenza del monitoraggio della riforma dell'ordinamento didattico (3+2).
Le Organizzazioni hanno lamentato la pesante carenza delle risorse prevista dalla finanziaria per l'Università e la Ricerca, chiedendo l'impegno del Governo per una sensibile correzione in sede parlamentare, in primo luogo a sostegno di un piano straordinario pluriennale per il reclutamento in ruolo di giovani ricercatori.
Le Organizzazioni, infine, hanno manifestato una totale opposizione al taglio generalizzato degli scatti biennali delle retribuzioni finalizzato alla mera riduzione della spesa.
Il Ministro ha annunciato la prossima emanazione, in quanto obbligo di legge, del DPCM sull'aumento ISTAT delle retribuzioni dei docenti.
Il Ministro si è impegnato a continuare il confronto con le Organizzazioni universitarie sia durante l'iter parlamentare della legge finanziaria che sui successivi provvedimenti riguardanti l'Università e, in particolare, sui decreti attuativi dell'Agenzia di valutazione.
Le Organizzazioni confermano lo stato di agitazione già proclamato.

 


18 ottobre 2006
 

AGENZIA. COLPO DI CODA?

http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php

Come un' 'Armata Brancaleone', la lobby accademica trasversale ha ben chiara la meta (disfare l'Università statale), ma procede inventando e pasticciando norme 'indicate' dalle molteplici 'fazioni' che la compongono.

Questa valutazione trova riscontro in quanto scrive l'on. Walter Tocci, responsabile nazionale Ds Università e Ricerca, nel suo documento "Una Finanziaria da migliorare" (v. nota).

Tocci giudica insufficienti i fondi per il reclutamento straordinario e ritiene sbagliata "la procedura di idoneità" prevista, che si sovrappone "all'attuale procedura di concorsi locali, in un pasticcio incomprensibile".
Tocci, inoltre, denuncia la mancanza delle "risorse per assegnare le borse di studio a tutti i 'capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi'" e considera inadeguati "i finanziamenti per Enti e Università". Per "trovare risorse aggiuntive", egli propone giustamente di recuperare i 400 milioni assegnati alle "tre strutture per la ricerca" volute dal ministro Tremonti, "due Agenzie (una a Milano e l'altra in Sicilia) e un nuovo istituto, l'IIT", "presieduto dal direttore del ministero dell'Economia il quale usa la sciabola per tagliare enti e università, ma non fa mancare nulla alle strutture sotto il suo diretto controllo".

Per uscire da questa situazione drammatica, l'on. Tocci pensa bene, però, di riproporre, nel decreto legge che accompagna la Finanziaria, l'istituzione di "una vera Authority, come proposto dal disegno di legge presentato dai DS in campagna elettorale". Una struttura che "implica un ribaltamento radicale del vecchio metodo di governo del sistema", in una "logica della valutazione" dove "ciascun ente e università assuma come meglio crede, purché sia chiaro che i finanziamenti diminuiranno se i risultati non saranno positivi."
Concetti questi più volte espressi dalla Confindustria e dal sen. Andrea Ranieri, componente della Segreteria nazionale dei DS.
Concetti 'mutuati' dal ministro Mussi (DS) che però sembra avere rinunciato, sia pure a malincuore, all'istituzione di un'Agenzia della valutazione munita di "forti poteri". Infatti Mussi, in una recente intervista al Manifesto, ha dichiarato: "Fosse per me li abolirei (i concorsi, ndr) e li sostituirei appunto con un efficace sistema di valutazione. Ma non si può: l'articolo 97 della Costituzione prevede 'valutazioni comparative'".
E in realtà quella attualmente prevista nel decreto legge è una 'normale' Agenzia, che lascia giustamente al potere politico la 'gestione' dei risultati dell'attività di valutazione da essa svolta.

L'on. Tocci, invece, non vuole rinunciare a imporre con un decreto legge il progetto dei DS di commissariamento dell'Università, con uno strumento (l'Agenzia 'forte'), voluto dalla lobby trasversale, che darebbe un potere assoluto ai poteri forti accademico-confindustriali.
Tocci sembra non prendere nemmeno in considerazione quanto più volte espresso dalle Organizzazioni unitarie dell'Università che giudicano "impropria" "la introduzione in un decreto legge dell'Agenzia di valutazione".

Ci auguriamo che il Parlamento questa volta non ceda alle richieste di una lobby trasversale che ha sempre imposto con metodi 'golpisti' (decreti legge, finanziarie, voti fiducia, ecc.) norme distruttive dell'Università statale: falsa autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, abolizione di fatto del CUN, finti concorsi locali, imposizione del "3 + 2", moltiplicazione degli Atenei, aumento a dismisura del precariato, progressiva riduzione dei finanziamenti, legge Moratti, ecc.

Ci auguriamo anche che chi ha la responsabilità politico-ministeriale dell'Università non si faccia più 'carico' degli interessi delle oligarchie accademico-confindustriali, ma, invece, prenda finalmente a cuore gli interessi generali dell'Università e del Paese, assumendo come propri interlocutori l'intero mondo universitario e le sue rappresentanze.

16 ottobre 2006

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Nota. Per il testo del documento dell'on. Walter Tocci "Una Finanziaria da migliorare":
http://www.dsonline.it/ allegatidef/TOCCI%20finanziaria% 20%20corr36688.doc   (riportato più avanti).


20 ottobre 2006

 

L'Agenzia secondo Schiavone

Puntuale e tempestivo come sempre, su Repubblica del 19 ottobre 2006, "La Finanziaria incentivi la qualità negli Atenei" (nota 1), Aldo Schiavone, 'detta' i suoi 'consigli' al Parlamento e al Governo 'di turno'. Alla fine del suo intervento, Schiavone chiede ai "ministri Padoa Schioppa e Mussi" di "darci una mano". "Darci" a chi? A nome di chi parla Schiavone?

Dell'intera Università? Della Fondazione Magna Carta (presidente Marcello Pera), che egli ha 'guidato' a sostegno del DDL Moratti? Oppure del 'suo' Istituto di 'eccellenza' (il SUM di Firenze) che, come l'IMT di Lucca voluto da Pera, ha ricevuto il finanziamento straordinario di 1,5 milioni nella precedente Finanziaria?

L'intero intervento di Schiavone è finalizzato a fare 'scattare' la sua proposta: "ogni somma ottenuta in più, rispetto a quanto oggi previsto in Finanziaria, sia destinata esclusivamente ad alimentare il fondo di premi e di incentivi di cui potrà DISPORRE la nuova Agenzia."

Le Organizzazioni unitarie dell'Università:


- il 14 settembre 2006 avevano scritto che è "necessario istituire una istanza terza di valutazione che eserciti la sua funzione in merito alle strutture di Ateneo, secondo parametri noti e discussi con la comunità scientifica: istanza distinta DALL'AUTORITÀ POLITICA ALLA QUALE DEVE COMPETERE LA GESTIONE DEI RISULTATI DELLA VALUTAZIONE;


- il 14 ottobre 2006 avevano ribadito di giudicare "impropria" "la introduzione in un decreto legge dell'Agenzia di valutazione".

L'ANDU il 16 ottobre 2006, nel documento "Agenzia. Colpo di coda?" (nota 2), aveva scritto:
 

"Ci auguriamo anche che chi ha la responsabilità politico-ministeriale dell'Università non si faccia più 'carico' degli interessi delle oligarchie accademico-confindustriali, ma, invece, prenda finalmente a cuore gli interessi generali dell'Università e del Paese, assumendo come propri interlocutori l'intero mondo universitario e le sue rappresentanze."

19 ottobre 2006

_________________________________

Nota 1. Per leggere l'Intervento di Aldo Schiavone "La Finanziaria incentivi la qualità negli Atenei" su Repubblica del 19.10.06:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2006/10/19SIE4007.PDF
Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "Agenzia. Colpo di coda?", vedi più sopra.


23 Novembre 2006


Walter Tocci, responsabile nazionale Ds Università e Ricerca:

"Mi sono dimesso"


 

Ho rassegnato le dimissioni da responsabile DS per ricerca e università. Chi ha letto i comunicati precedenti avrà compreso le mie riserve su tante cose che va facendo il governo e anche su quelle che non va facendo. Gli obiettivi del nostro programma elettorale erano ben diversi. Con tanti di voi, sia in pubbliche riunioni sia negli scambi di messaggi, mi ero impegnato, a nome del mio partito, a realizzarli. Non posso non prendere atto dello scarto tra le parole e i fatti. Le mie dimissioni sono un elementare strumento di chiarezza, senza il quale non sarei neppure in grado di continuare a rivolgermi a coloro che hanno creduto alle mie dichiarazioni.

In queste settimane ho lavorato intensamente alla Camera per portare correzioni profonde alla finanziaria, ma il risultato è insoddisfacente. Rimango però fiducioso, come vi ho scritto ieri, che al Senato si potranno determinare ulteriori miglioramenti, forse l’eliminazione completa dei tagli e magari anche risorse aggiuntive da distribuire secondo i risultati della valutazione.

Se così fosse torneremmo al punto di partenza e quindi dovremmo poi deciderci a svolgere in positivo il nostro programma. I nostri propositi erano e devono rimanere ambiziosi. In pochi anni enti e università dovrebbero diventare le migliori istituzioni del paese e collocarsi nei punti alti del confronto internazionale. E’ una delle poche carte che l’Italia può giocare per la crescita civile ed economica. Essa comporta però un grande coraggio riformatore. Non è il tempo dei pannicelli caldi. E’ necessaria una trasformazione profonda delle regole, delle strutture e della mentalità consolidata negli enti e nelle università. Avevamo individuato nella valutazione la leva capace di spezzare l’alleanza perversa tra i vizi e le virtù della nostra accademia, in modo da liberare le migliori energie che oggi sono ingabbiate e favorire un ricambio generazionale basato sul merito. Si tratta di un nuovo approccio che non può convivere con la vecchia logica burocratica ed implica dunque non tanto l’approvazione di nuove leggi quanto la cancellazione di quelle inutili. Se non vuole rimanere un vezzo retorico il primato della valutazione deve comportare una rivoluzione copernicana nel governo del sistema: si tratta di eliminare l’apparato di controllo normativo e passare alla verifica dei risultati. Solo per questa via la sacrosanta Autonomia potrà finalmente conciliarsi con la sorella smarrita che si chiama Responsabilità.

Continuerò a impegnarmi per questa prospettiva come deputato e come militante del mio partito. E soprattutto, se lo vorrete, continuerò il dialogo con tutti voi, informandovi sull’attività parlamentare ed ascoltando le vostre osservazioni e proposte che mi hanno aiutato in questi anni a capire tante cose del nostro mondo.

La mia non è affatto una scelta di rinuncia e anzi chiedo a tutti coloro che sono impegnati a vario titolo per la politica della conoscenza di continuare a farlo perché il governo ha tanto bisogno di essere aiutato a realizzare ciò che è nelle sue intenzioni.

Ho fiducia nel centrosinistra, nel mio partito e nelle persone che lo dirigono, innanzitutto nel nostro segretario Piero Fassino, che è forse uno dei leader politici del paese più attento alla priorità della ricerca, e poi nella nostra squadra di governo che ha le competenze e il mandato per fare una buona politica della conoscenza. Continuerò a collaborare con il dipartimento Sapere diretto da Andrea Ranieri, con il quale ho lavorato in piena sintonia in questi anni.

Nonostante il valore dei singoli non siamo ancora riusciti dirigerci verso la strada che noi stessi avevamo tracciato. Perché accada questo paradosso è complesso da capire a ancor più da spiegare. C’è qualcosa che non funziona nella politica del centrosinistra, che rende difficile il dispiegamento di una proposta chiara al paese, come ci ha ricordato il presidente Ciampi. E’ aperto un dibattito, proprio in queste settimane, sui modi migliori per superare tale difficoltà Ma di questo problema più generale avremo modo di parlare in altre occasioni.

Intanto, vi saluto e vi ringrazio per l’attenzione che avete prestato al mio lavoro.



Walter Tocci tocci_w@camera.it
 


http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php
 
27 novembre 2006
 
L`ON. TOCCI E L`AGENZIA DEI DS
 


L`on. Walter Tocci si e` dimesso da responsabile DS del settore
Universita` e Ricerca. Nella lettera (nota 1) con la quale egli motiva la
sua scelta, ricorda di essersi battuto alla Camera, senza successo, contro
i pesanti tagli all`Universita` e alla Ricerca. Tocci e` comunque fiducioso
"che al Senato si potranno determinare ulteriori miglioramenti, forse
l`eliminazione completa dei tagli e magari anche risorse aggiuntive da
distribuire secondo i risultati della valutazione."
Nella sua lettera l`on. Tocci scrive anche:
"Avevamo individuato nella valutazione la leva capace di spezzare
l`alleanza perversa tra i vizi e le virtu` della nostra accademia, in modo
da liberare le migliori energie che oggi sono ingabbiate e favorire un
ricambio generazionale basato sul merito. Si tratta di un nuovo approccio
che non puo` convivere con la vecchia logica burocratica ed implica dunque
non tanto l`approvazione di nuove leggi quanto la cancellazione di quelle
inutili. Se non vuole rimanere un vezzo retorico il primato della
valutazione deve comportare una rivoluzione copernicana nel governo del
sistema: si tratta di eliminare l`apparato di controllo normativo e passare
alla verifica dei risultati. Solo per questa via la sacrosanta Autonomia
potra` finalmente conciliarsi con la sorella smarrita che si chiama
Responsabilita`."
Il fatto e` che l`on. Tocci non ritiene `sufficiente` l`Agenzia di
valutazione prevista nel Decreto Legge (Decreto fiscale) che accompagna la
Finanziaria e che e` stato definitivamente convertito in legge dal Senato
il 23 novembre 2006. Questo provvedimento prevede una `normale` Agenzia,
che lascia giustamente al potere politico la gestione dei risultati
dell`attivita` di valutazione da essa svolta.
All`on. Tocci questa Agenzia non piace. Egli voleva che nella Finanziaria
fosse prevista l`istituzione di "una vera Authority, come proposto dal
disegno di legge presentato dai DS (e l`Unione?, ndr) in campagna
elettorale" (nota 2). Una struttura che "implica un ribaltamento radicale
del vecchio metodo di governo del sistema", in una "logica della
valutazione" dove "ciascun ente e universita` assuma come meglio crede,
purché sia chiaro che i finanziamenti diminuiranno se i risultati non
saranno positivi." (nota 3).
Insomma, l`on. Tocci chiedeva che si imponesse con un Decreto Legge il
progetto dei DS che prevede la creazione di un`Agenzia `forte`.
Con il loro progetto i DS - i quali `coerentemente` rifiutano l`idea stessa
di un Organismo nazionale di autogoverno del Sistema delle Universita` che
ne difenda l`autonomia dai poteri forti - si propongono di
regolare-controllare l`autonomia (?) degli Atenei. Con questo progetto si
realizzerebbe di fatto il commissariamento dell`Universita` per mezzo di
un`Autorita` permeabile a tali poteri, i quali hanno sempre condizionato
pesantemente le scelte ministeriali e parlamentari e controllato la stampa.
All`Autorita` verrebbero di fatto attribuiti anche compiti propri del
Ministero, impedendo cosi` l`individuazione della responsabilita` politica
delle scelte.
Con questa sorta di esternalizzazione dell`autonomia universitaria`, si
concentrerebbe in poche mani l`immenso potere di gestione della politica e
delle risorse nazionali per le Universita`.
Nelle stesse mani si accentrerebbe di fatto anche la gestione delle
carriere dei singoli docenti, il cui ruolo verrebbe precarizzato rendendo
periodicamente possibile la loro espulsione dall`Universita`.
Si tratta, dunque, di un progetto in totale contrasto con l`art. 33 della
Costituzione che garantisce l`autonomia dell`Universita`.
Tutto questo lo abbiamo denunciato già nel documento del febbraio 2006
"DS: esternalizzazione dell`autonomia universitaria e precarizzazione
permanente della docenza", dove e` contenuta una puntuale analisi del
disegno di legge dei DS (nota 4).

Il gruppo politico-accademico-confindustriale, che da anni domina
sull`Universita`, e` allo sbando, ma non per questo e` meno pericoloso:
tutti contro tutti, ma tutti contro l`Universita` statale di massa e di
qualita`.
Questo gruppo, dopo avere operato per demolire l`Universita` (falsa
autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, abolizione di fatto del
CUN, finti concorsi locali, imposizione del "3 + 2", moltiplicazione degli
Atenei, aumento a dismisura del precariato, progressiva riduzione dei
finanziamenti, legge Moratti, ecc.), continua a pretendere di `salvarla`
per, in realta`, concentrare in poche mani e in poche sedi (le loro
`eccellenze`) le risorse pubbliche per l`Alta formazione e la Ricerca.

E` necessario e urgentissimo che il Ministro e il Governo non si facciano
piu` `carico` degli interessi delle oligarchie accademico-confindustriali,
ma, invece, prendano finalmente a cuore gli interessi generali
dell`Universita` e del Paese, assumendo come propri interlocutori l`intero
mondo universitario e le sue rappresentanze.
Da anni le Organizzazioni della docenza propongono, finora inascoltate,
soluzioni ragionate e organiche per i problemi del diritto allo studio,
della didattica, del precariato, del reclutamento e della carriera dei
docenti, della rappresentanza del Sistema nazionale dell`Universita` e
della riorganizzazione degli Atenei.
Da anni, in particolare, l`ANDU su queste questioni ha elaborato proposte
(nota 5) rispetto alle quali finora si sono operate scelte
accademico-ministeriali diametralmente opposte, con i risultati devastanti
che sono sotto gli occhi di tutti.

24 novembre 2006

Nota 1. Per il documento dell`on. Walter Tocci "Mi sono dimesso":
http://www.dsonline.it/aree/universita/documenti/dettaglio.asp?id_doc=37675

Nota 2. Per il testo della proposta di legge "Istituzione dell`Autorità per
la valutazione del sistema delle università e delle ricerca", presentata
dall`on. Walter Tocci ed altri alla Camera (n. 6327) in data 7 febbraio
2006 e dal sen. Luciano Modica ed altri al Senato (n. 3773) in data 8
febbraio 2006:
http://cnu.cineca.it/nazionale06/modica_24_01.doc

Nota 3. Per il testo del documento dell`on. Walter Tocci "Una Finanziaria
da migliorare":
http://www.dsonline.it/allegatidef/TOCCI%20finanziaria%20%20corr36688.doc

Nota 4. Per il documento dell`ANDU "DS: esternalizzazione dell`autonomia
universitaria e precarizzazione permanente della docenza", del febbraio 2006:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 03 febbraio 2006

Nota 5. Per la "Sintesi delle PROPOSTE DELL`ANDU per una riforma della
docenza e della governance":
http://www.bur.it/sezioni/s_andu_1.htm

 

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
 


PROPOSTA DI LEGGE (Camera)

DISEGNO DI LEGGE  (Senato)

 

Istituzione dell’Autorità per la valutazione del sistema delle università e della ricerca.

d’iniziativa dei Deputati:

Tocci, …

d’iniziativa dei Senatori:

Modica, …

 

Art. 1

( Definizioni)

 

1.      Ai sensi e  per gli effetti della presente legge:

a)      il termine ”università” o “ateneo” comprende tutte le università e le istituzioni universitarie italiane statali e non statali, comunque denominate, ivi comprese le scuole superiori ad ordinamento speciale;

b)      il termine “ente di ricerca” comprende tutti gli enti e le istituzioni pubbliche di ricerca non universitari, indipendentemente dall’amministrazione ministeriale vigilante o di riferimento;

c)      il termine “ricerca” comprende la ricerca umanistica, scientifica e tecnologica svolta in tutti gli ambiti disciplinari ed interdisciplinari.

 

 

Art. 2

(Sistema di valutazione della qualità delle attività delle università e della ricerca)

 

1.      E’ istituito il sistema pubblico nazionale di valutazione della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca, nonché dell’efficienza ed efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione, cui è preposta un’Autorità indipendente denominata “Autorità per la valutazione del sistema delle università e della ricerca”, di seguito indicata come “Autorità”.

 

2.      Il sistema si articola su due livelli, distinti per organismi, funzioni, responsabilità e tipologie di attività:

a)      al livello centrale opera, con competenza su tutto il territorio nazionale, l’Autorità, cui sono attribuite in via esclusiva le funzioni e le attività statali di valutazione esterna della qualità delle attività delle università e della ricerca;

b)      al livello di ciascun ateneo ed ente di ricerca operano, con competenza su tutte le sue strutture e attività, i nuclei di valutazione interna, cui sono attribuite in via esclusiva le funzioni e le attività di valutazione interna della qualità delle attività svolte nell’istituzione, nonché la supervisione delle attività di auto-valutazione delle sue strutture organizzative.

 

3.      I singoli atenei ed enti di ricerca, o le loro strutture interne, possono partecipare ad ulteriori programmi regionali, nazionali o internazionali di valutazione sulla base di autonome deliberazioni dei loro organi di governo e con oneri interamente a carico dei rispettivi bilanci.

 

 

Art. 3

(Autorità  per la valutazione del sistema delle università e della ricerca)

 

1.      E’ istituita l’Autorità  per la valutazione del sistema delle università e della ricerca.

 

2.      L’Autorità opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione, in conformità ai principi di terzietà, professionalità, trasparenza e pubblicità degli atti. Ha autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato.

 

3.      L’Autorità esercita  le funzioni e le attività statali di:

a)      valutazione esterna della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca;

b)      indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione interna demandate ai nuclei degli atenei e degli enti di ricerca;

c)      valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione condotte da enti pubblici o privati.

 

4.      I risultati delle attività di valutazione dell’Autorità costituiscono criterio di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali alle università e agli enti di ricerca. In particolare l’Autorità determina, in relazione anche ai parametri medi europei, il costo standard degli studenti universitari di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, comprensivo anche dei costi per la ricerca universitaria. 

 

5.      E’ comunque riservata all’Autorità, sulla base dei risultati delle sue attività di valutazione, la ripartizione tra le università e tra gli enti di ricerca di una quota del 2% del fondo annuale per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e, rispettivamente, del fondo ordinario per gli enti pubblici di ricerca, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, da destinarsi esclusivamente, sulla base di autonome determinazioni delle singole istituzioni, al finanziamento diretto di attività di ricerca nonché di alta formazione nell’ambito dei dottorati di ricerca.

 

6.      L’Autorità svolge compiti di consulenza per il Governo e per tutti i ministeri in materia di valutazione delle politiche pubbliche in tema di istruzione superiore e ricerca, nonché, su richiesta dell’amministrazione pubblica interessata, svolge o indirizza attività valutative relative a singoli programmi e attività di ricerca e alta formazione.

 

7.      L’Autorità, nell’espletamento delle proprie funzioni e attività, tiene conto delle metodologie riconosciute a livello internazionale, con particolare riferimento a quelle inserite in direttive e raccomandazioni dell’Unione Europea in relazione alla realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione superiore e della ricerca e agli obiettivi indicati dal Consiglio Europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000.

 

8.      L’Autorità collabora, anche mediante scambi di esperienze ed informazioni, con gli organismi internazionali e dell’Unione Europea, nonché con le Autorità, le agenzie e le amministrazioni degli altri Paesi dell’Unione, o comunque di altri Stati, operanti nel campo della valutazione dei sistemi dell’istruzione superiore e della ricerca.

 

 

Art. 4

(Componenti dell’Autorità)

 

1.      L’Autorità è composta dal presidente e da quattro commissari.

 

2.      Il presidente rappresenta l’Autorità in ambito nazionale e internazionale per tutti i rapporti e gli atti a rilevanza esterna, assicura l’unitarietà degli indirizzi e l’operatività dell’Autorità, convoca e presiede le sedute dell’Autorità stabilendone l’ordine dei lavori.

 

3.      I componenti dell’Autorità sono scelti fra personalità, anche straniere, di alta e riconosciuta qualificazione ed esperienza nel campo dell’istruzione superiore e della ricerca, nonché della valutazione di tali attività, provenienti da differenti ambiti culturali. Sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica sulla base delle seguenti designazioni:

a)      il presidente è designato dal Presidente della Repubblica;

b)      due commissari sono designati rispettivamente dall’European Research Council e dalla European University Association tra persone esterne alle università e agli enti di ricerca italiani;

c)      due commissari sono designati dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca scegliendo in due rose di cinque nominativi indicate rispettivamente dal Consiglio nazionale degli studenti universitari e, di concerto tra loro, dal Consiglio universitario nazionale, dalla Conferenza dei rettori delle università italiane e dal Collegio dei presidenti degli enti pubblici di ricerca.

 

4.      Le designazioni del Ministro sono previamente sottoposte al  parere favorevole, obbligatorio e vincolante, delle Commissioni cultura, scienza e istruzione della Camera e del Senato in seduta congiunta, da esprimersi entro trenta giorni a maggioranza dei due terzi dei membri. Le medesime Commissioni possono procedere all’audizione delle persone designate.

 

5.      I componenti dell’Autorità durano in carica cinque anni e non sono rinominabili. 

 

6.      Le indennità spettanti al presidente e ai componenti dell’Autorità sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il Ministro dell’istruzione, dell’università  della ricerca e con il Ministro dell’economia e delle finanze, tenendo conto della media di quelle stabilite per le altre Autorità.

 

7.      L’ufficio di membro dell’Autorità è svolto a tempo pieno ed è incompatibile, a pena di decadenza, con qualsiasi rapporto di lavoro o di consulenza, diretto o indiretto, anche a titolo gratuito, con università italiane, con enti di ricerca, con ministeri vigilanti o di riferimento per gli enti di ricerca. I membri dell’Autorità non possono altresì ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici, né avere interessi diretti o indiretti nelle università e negli enti di ricerca.

 

8.      Per i dipendenti pubblici il periodo trascorso nell’ufficio di componente dell’Autorità è valido ai fini della progressione di carriera; al termine, il dipendente riprende il proprio trattamento stipendiale normale.

 

9.      I dipendenti di università italiane, di enti di ricerca, di ministeri vigilanti o di riferimento per gli enti di ricerca, o comunque di amministrazioni pubbliche, che siano nominati componenti dell’Autorità sono collocati in aspettativa senza assegni, decadono dalle cariche  eventualmente ricoperte nelle università e negli enti di ricerca e non possono partecipare in alcuna forma né a programmi di ricerca finanziati dallo Stato, dalle università, dagli enti di ricerca, dalle regioni  e, comunque, da amministrazioni pubbliche, né a commissioni di valutazione per il reclutamento e le conferme in ruolo dei professori e dei ricercatori universitari e del personale degli enti di ricerca.

 

10.  Per il triennio immediatamente successivo all’espletamento dell’ufficio di componente dell’Autorità, i professori e ricercatori universitari e i dipendenti degli enti di ricerca che ne abbiano fatto parte non possono ricoprire cariche nelle università e negli enti di ricerca, né far parte di commissioni di valutazione per il reclutamento e le conferme in ruolo dei professori e dei ricercatori universitari e del personale  degli enti di ricerca.

 

11.  L’Autorità delibera a maggioranza assoluta dei componenti sulla risoluzione degli eventuali conflitti di interesse che dovessero sorgere per attività svolte o posizioni ricoperte dai suoi membri.  La delibera è impugnabile, da chiunque vi abbia interesse, mediante ricorso al tribunale  amministrativo regionale ove ha sede l’Autorità.

 

12.  I componenti e i funzionari dell’Autorità, nell’esercizio delle funzioni, sono pubblici ufficiali e sono tenuti al segreto d’ufficio.

 

 

Art. 5

(Organizzazione dell’Autorità)

1.      Con il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 4, comma 5, da emanarsi improrogabilmente entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono altresì determinati, su proposta del Ministro competente, la sede dell’Autorità, i locali degli uffici per il primo insediamento  e, d’intesa con il Ministro della funzione pubblica, il numero massimo di unità del ruolo organico del personale dipendente, il numero e la durata massima dei contratti a tempo determinato, ivi compresi i rapporti di consulenza o di collaborazione esterne, nonché i criteri per l’utilizzazione di dipendenti pubblici, con riferimento alla disciplina contenuta nell’articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481 e nell’articolo 1, comma 19 , della legge 31 luglio 1997, n. 249, in quanto compatibile.

 

2.      L’Autorità, entro novanta giorni dal primo insediamento, adotta, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, uno o più regolamenti concernenti:

a)      l’organizzazione e il funzionamento, i bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato;

b)      la definizione della pianta organica del personale dipendente, nel limite massimo di cui al comma 1, e le relative modalità e procedure di copertura dei posti, anche mediante il ricorso alle procedure di mobilità previste dalla normativa vigente, compatibilmente con gli stanziamenti ordinari di bilancio previsti per il funzionamento dell’Autorità stessa, nonché le procedure per l’eventuale immissione nel ruolo del personale assunto a tempo determinato;

c)      il trattamento giuridico ed economico del personale, sulla base della disciplina contenuta nella legge 14 novembre 1995, n. 481;

d)      le modalità operative e comportamentali del personale, dei dirigenti e dei componenti dell’Autorità.

 

3.      L’Autorità provvede all’autonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo stanziato a tale scopo sul bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 16.

 

4.      I ricorsi avverso i provvedimenti dell’Autorità rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La competenza di primo grado è attribuita in via esclusiva e inderogabile al tribunale amministrativo regionale ove  ha sede l’Autorità.

 

5.      All’Autorità  si applicano, ove non diversamente disposto dalla presente legge e unicamente in quanto compatibili, le norme di cui all’articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481, e successive modifiche.   

 

 

Art. 6

(Rapporto annuale sullo stato del sistema delle università e della ricerca)

 

1.      L’Autorità valuta lo stato del sistema delle università e della ricerca sia nel suo complesso che in riferimento alle grandi aree disciplinari che lo compongono, tenendo conto dei principali parametri qualitativi e quantitativi che lo caratterizzano anche in comparazione con gli altri sistemi universitari europei ed extra-europei, del grado di raggiungimento degli obiettivi programmatici fissati dal Governo e dal Parlamento, del rapporto tra investimenti e risultati.

 

2.      L’Autorità rende pubblici i risultati delle proprie verifiche, analisi e valutazioni mediante la pubblicazione, entro il 30 giugno di ogni anno, di un rapporto al Parlamento e al Governo sullo stato del sistema delle università e della ricerca. Il rapporto può contenere l’indicazione di proposte per il governo del sistema conseguenti e tecnicamente motivate.

 

3.      Il primo rapporto sullo stato del sistema delle università e della ricerca è presentato entro il termine stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 4, comma 5 .

 

4.      L’Autorità rende altresì pubblici tutti i risultati delle proprie verifiche, analisi e valutazioni sullo stato delle singole università ed enti di ricerca.

 

 

Art. 7

(Attività di valutazione)

 

1.      E’ compito dell’Autorità la valutazione esterna dell’efficacia, dell’efficienza e della qualità delle attività di ricerca e didattiche di ciascuna università e delle attività istituzionali di ciascun ente di ricerca mediante l’analisi dei dati qualitativi e quantitativi nonché tramite procedure di auto-valutazione e visite in loco di valutatori esterni (peer-review).

 

2.      E’ altresì compito dell’Autorità la valutazione complessiva di ciascuna università ed ente di ricerca in quanto istituzione autonoma, relativamente al grado di raggiungimento degli obiettivi stabiliti dai suoi organi di governo, alle funzioni e attività di sostegno al suo territorio di riferimento, al rapporto tra investimenti e risultati.

 

3.      Le attività dell’Autorità di cui ai precedenti commi si estendono anche ai centri interuniversitari o autonomi per la ricerca universitaria e pubblica, comunque denominati.

 

4.      Spetta all’Autorità la verifica in itinere ed ex post degli accordi di programma, delle convenzioni e dei contratti stipulati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca con le università o con gli enti di ricerca, nonché dell’efficienza e dell’efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione condotte dalle università, dagli enti di ricerca, da altri enti pubblici o privati.

 

5.      L’Autorità determina le procedure, le metodologie ed i tempi operativi per la valutazione periodica dell’attività di ricerca svolta dai singoli professori e ricercatori universitari e dai singoli ricercatori e dirigenti di ricerca degli enti di ricerca, da realizzarsi per grandi aree disciplinari omogenee con la partecipazione di commissioni nazionali espresse dalle relative comunità scientifico-disciplinari, prevedendo indicatori differenziati specifici per ciascuna area, nonché  il coordinamento e la vigilanza sull’attività delle commissioni nazionali.

 

6.      Spetta all’Autorità l’indirizzo e la vigilanza sull’espletamento da parte delle università delle funzioni ad esse attribuite, ai sensi dell’articolo 14, in materia di valutazione periodica delle attività svolte da ciascun professore o ricercatore universitario.

 

7.      L’Autorità segnala le situazioni di particolare qualità nella didattica, nella ricerca e nell’attività gestionale che motivino l’assegnazione di quote aggiuntive premiali annuali del fondo di finanziamento ordinario delle università o degli enti di ricerca, ovvero le situazioni di maggiore scostamento dagli standard qualitativi prefissati che richiedano l’attuazione di appositi programmi di rientro.

 

 

Art. 8

(Attività di accreditamento)

 

1.      L’Autorità stabilisce i requisiti quantitativi e qualitativi minimi, in termini di risorse umane, infrastrutturali e finanziarie stabili e di capacità di ricerca, che sono vincolanti per l’istituzione di nuove università o di nuove sedi distaccate delle università, nonché per l’attivazione e l’accreditamento periodico di tutti i  corsi di studio universitari, ivi compresi i dottorati di ricerca e i master universitari.

 

2.      L’Autorità definisce altresì le modalità per la verifica iniziale e periodica, anche con visite ispettive, della sussistenza e permanenza nel tempo di tali requisiti.

 

3.      L’Autorità gestisce l’albo degli enti pubblici o privati indipendenti autorizzati ad accreditare i corsi di studio universitari, stabilendo i requisiti quantitativi e qualitativi minimi, in termini di risorse umane e finanziarie e di competenze tecniche e scientifiche, che sono vincolanti per l’accesso all’albo medesimo.

 

4.      Spetta all’Autorità l’indirizzo e la vigilanza, anche tramite visite ispettive, sulle attività svolte dagli enti di accreditamento facenti parte dell’albo.

 

 

Art. 9

(Sistemi informativi)

 

1.      Nell’osservanza della disciplina sul trattamento dei dati personali, l’Autorità, per la realizzazione delle proprie attività istituzionali e limitatamente alle materie di competenza, ha diritto all’accesso diretto alle banche dati rilevanti ed alle altre fonti informative disponibili presso il  Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, presso l’ISTAT o presso altri enti pubblici nonché presso le singole università ed enti di ricerca.

 

2.      L’Autorità realizza altresì specifiche banche dati di interesse per la sua attività e attiva meccanismi per  la circolazione dei flussi informativi all’interno e all’esterno del sistema delle università e della ricerca.

 

3.      In particolare è compito dell’Autorità realizzare e curare l’aggiornamento e la manutenzione  dell’anagrafe nazionale delle ricerche di cui agli articoli 63, comma 3, e 64, commi 1, 2, 3, 4  del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, in prosecuzione ed a completamento di quanto già realizzato dal Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.

 

4.      L’Autorità vigila sull’affidabilità informativa, sul continuo e tempestivo aggiornamento e sulla corretta manutenzione delle banche dati disponibili presso le università e gli enti di ricerca e rilevanti ai fini della valutazione delle loro attività istituzionali.

 

 

Art. 10

(Attività di indirizzo e consulenza)

 

1.      L’Autorità approva appositi atti tecnicamente motivati per segnalare al Parlamento e al Governo, al fine dell’adozione dei provvedimenti di competenza, l’opportunità di idonei interventi normativi per il miglioramento qualitativo del sistema delle università e della ricerca, o di singoli settori del sistema.

 

2.      L’Autorità formula pareri sui provvedimenti legislativi in itinere, con specifico riferimento ai possibili effetti sulla qualità delle attività universitarie e della ricerca.

 

 

Art. 11

(Attività di formazione e promozione culturale)

 

1.       L’Autorità promuove e diffonde la cultura della qualità nell’ambito della didattica universitaria e della ricerca, nonché la ricerca sulla valutazione e la formazione di specifiche competenze professionali, anche mediante la predisposizione di appositi progetti di ricerca e protocolli formativi, con particolare riferimento alle metodologie di auto-valutazione e di miglioramento continuo.

 

 

Art. 12

(Attività di vigilanza e sanzionatoria)

 

1.      L’Autorità vigila sulla completezza e correttezza della comunicazione pubblica delle università e degli enti di ricerca, soprattutto in materia di offerta formativa e di ricerche, nonché di servizi e strutture per gli studenti.

 

2.      L’Autorità accerta eventuali abusi relativi alla comunicazione pubblica di cui al comma precedente, all’esistenza e alla sussistenza dei requisiti minimi previsti nell’articolo 8, all’affidabilità delle banche dati di cui all’articolo 9, comma 4, e irroga le relative sanzioni amministrative pecuniarie, fatta salva l’eventuale procedibilità a carico dei responsabili da parte dell’autorità giudiziaria o di controllo contabile.

 

3.      L’Autorità accerta altresì le irregolarità relative all’uso indebito del termine “università” o “ateneo” e dei suoi derivati da parte di soggetti non autorizzati ai sensi dell’articolo 10 del decreto-legge 1 ottobre 1973, n. 580, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1973, n. 766, e irroga le relative sanzioni amministrative pecuniarie, fatta salva l’eventuale procedibilità da parte dell’autorità giudiziaria e dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

 

4.      L’Autorità accerta e segnala al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per i provvedimenti di competenza le situazioni di università od enti di ricerca in cui si sono verificate o si verificano gravi violazioni o inadempienze delle norme che regolano il sistema delle università e della ricerca, o si presentano pericoli di dissesto finanziario o di impossibilità ad adempiere alle finalità istituzionali.

 

5.      Le sanzioni amministrative pecuniarie di cui al presente articolo variano da diecimila a duecentocinquantamila euro.

 

 

Art. 13

(Sistema di valutazione interna e nuclei di valutazione di ateneo)

 

1.      Le università adottano, con opportuni atti regolamentari approvati dal senato accademico, un sistema di valutazione interna della qualità delle attività didattiche e di ricerca, delle relative strutture e servizi, ivi compresi quelli per il diritto allo studio e per il miglioramento della qualità degli studi, nonché della gestione amministrativa dell’ateneo.

 

2.      La valutazione ha lo scopo di monitorare e stimolare l’efficienza, l’efficacia e la qualità della ricerca e della didattica nell’ateneo, anche mediante procedure di auto-valutazione delle singole strutture organizzative e di successiva valutazione esterna da parte di esterni (peer-review). Ha altresì lo scopo di verificare, anche mediante analisi comparative dei costi e dei rendimenti, il corretto utilizzo delle risorse umane, logistiche e finanziarie, nonché l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa.

 

3.      Le funzioni di valutazione di cui al comma 1, ivi compreso l’espletamento delle valutazioni periodiche delle attività di ricerca, didattiche e organizzative dei docenti ai sensi dell’articolo 14, sono svolte in ciascuna università dal nucleo di valutazione di ateneo.

 

4.      Il nucleo di valutazione di ateneo è organo collegiale disciplinato dallo statuto dell’università. E’ composto da un minimo di tre a un massimo di nove membri, scelti tra studiosi ed esperti secondo criteri di professionalità e di comprovata esperienza nel campo della valutazione, assicurando una presenza maggioritaria di membri esterni all’ateneo interessato, comprensiva anche di competenze esterne al mondo accademico.

 

5.      Le università assicurano ai nuclei l’autonomia organizzativa, le risorse umane, logistiche e finanziarie che ne garantiscano l’efficienza operativa, il libero e diretto accesso ai dati e alle informazioni disponibili all’interno dell’ateneo, nel rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali.

 

6.      I nuclei offrono supporto tecnico-conoscitivo e consulenza agli organi di governo dell’ateneo e delle relative strutture didattiche e di ricerca per il continuo miglioramento qualitativo delle attività e dei servizi. Operano inoltre per diffondere e radicare la cultura e le metodologie della qualità in ogni ambito e ad ogni livello delle attività universitarie.

 

7.      I compiti di archiviazione, manutenzione e certificazione esterna dei dati di ciascun ateneo ricadono nella responsabilità della direzione amministrativa o dei dirigenti degli appositi uffici.

 

8.      I nuclei analizzano le caratteristiche del funzionamento didattico dell’ateneo anche mediante l’acquisizione periodica, garantendone l’anonimato, delle opinioni degli studenti frequentanti sulle attività didattiche e formulano apposite relazioni e proposte agli organi di governo dell’ateneo e delle relative strutture e servizi. E’ altresì compito dei nuclei accertare le cause della mancata frequenza delle attività didattiche e formulare proposte per favorire una più estesa partecipazione con riferimento alle diverse tipologie di studenti. Gli organi di governo comunicano ai nuclei le determinazioni assunte in merito alle proposte da questi formulate.

 

9.      Tutti gli atti del sistema di valutazione interna sono resi pubblici. In base ad essi ciascun nucleo cura inoltre, con cadenza biennale, la stesura e la pubblicazione di un rapporto sullo stato dell’ateneo e delle sue strutture organizzative interne.

 

 

Art. 14

(Valutazione delle attività di ricerca, didattiche e organizzative dei docenti universitari)

 

1.      I professori e ricercatori universitari sono soggetti, da parte degli atenei cui appartengono, a valutazione periodica delle loro attività di ricerca, didattiche e organizzative sulla base dei seguenti criteri:

a)      per quanto riguarda la ricerca, sono valutate la qualità, l'intensità e la continuità della produzione scientifica e della sua diffusione a livello nazionale e internazionale, anche sulla base di indicatori numerici accettati e utilizzati a livello internazionale dalla comunità disciplinare interessata;

b)      per quanto riguarda la didattica, sono valutate la qualità e la dedizione nell'attività di insegnamento condotta nei corsi di studio universitari di ogni livello, nelle iniziative di orientamento e tutorato degli studenti, in particolare per la preparazione delle tesi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca, e nell'avviamento dei giovani alla ricerca, anche sulla base delle opinioni espresse dagli studenti;

c)      per quanto riguarda le attività organizzative, sono valutate la partecipazione qualificata alle attività collegiali di indirizzo, programmazione e governo delle attività universitarie, nonché l'assunzione di responsabilità per la direzione o il coordinamento di strutture universitarie, permanenti o temporanee, afferenti al proprio ateneo o al sistema universitario nazionale o internazionale.

 

2.      La valutazione delle attività di ricerca avviene in conformità alle procedure, alle metodologie e ai tempi operativi determinati dall’Autorità ai sensi dell’articolo 7, comma 5.

 

3.      La valutazione delle attività didattiche e organizzative ricade sotto la responsabilità delle singole università ed è svolta dai nuclei di valutazione di ateneo secondo procedure, metodologie e tempi operativi stabiliti, in conformità agli indirizzi determinati dall’Autorità ai sensi dell’articolo 7, comma 6, con appositi regolamenti di ateneo, approvati dal senato accademico, anche su proposta del nucleo di valutazione, ed emanati con le modalità di cui all’articolo 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341.

 

4.      Ciascun professore e ricercatore universitario è sottoposto dall’ateneo cui appartiene alle valutazioni di cui al presente articolo ogni quattro anni, secondo un criterio nazionale di rotazione per aree disciplinari omogenee. La valutazione si conclude con un giudizio complessivo positivo o negativo. Nel caso di giudizio negativo, la progressione economica di carriera del docente interessato rimane sospesa fino alla successiva valutazione. Nel caso di due successivi giudizi negativi, l’interessato è trasferito ad altra amministrazione pubblica ovvero, ove ne ricorrano le condizioni previste dalla legge in termini di anzianità contributiva e anagrafica, collocato a riposo. Avverso al giudizio negativo è ammesso il ricorso all’Autorità, la quale può confermare il giudizio dell’ateneo ovvero chiederne motivatamente il riesame. 

 

 

Art. 15

(Sistema di valutazione interna e nuclei di valutazione di ente di ricerca)

 

1.      Gli enti di ricerca adottano, con opportune deliberazioni approvate dai competenti organi di gestione, un sistema di valutazione interna della qualità delle attività istituzionali e delle relative strutture e servizi, nonché della gestione amministrativa dell’ente.

 

2.      La valutazione ha lo scopo di monitorare e stimolare l’efficienza, l’efficacia e la qualità della ricerca, anche mediante procedure di auto-valutazione delle singole strutture operative e di successiva valutazione esterna (peer-review). Ha altresì lo scopo di verificare, anche mediante analisi comparative dei costi e dei rendimenti, il corretto utilizzo delle risorse umane, logistiche e finanziarie, nonché l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa.

 

3.      Le funzioni di valutazione di cui al comma 1 sono svolte in ciascun ente dal nucleo di valutazione dell’ente, la cui composizione e modalità di funzionamento sono stabilite dallo statuto dell’ente. A tali nuclei di valutazione degli enti di ricerca e alla loro regolamentazione si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall’articolo 13 per i nuclei di valutazione di ateneo.

 

4.      I ricercatori e i dirigenti di ricerca degli enti di ricerca sono soggetti, da parte degli enti cui appartengono, a valutazione periodica delle loro attività di ricerca e organizzative sulla base dei criteri e delle procedure di cui all’articolo 14, comma 1, lettere a) e c), e commi 2 e 3, in quanto applicabili.

 

5.      I risultati della valutazione di cui al comma precedente sono presi in considerazione per le progressioni di carriera dei ricercatori e dirigenti di ricerca secondo criteri e modalità stabiliti nel  contratto collettivo nazionale di lavoro.

 

 

Art.  16

(Norma finanziaria)

 

1.      Alla copertura delle spese di funzionamento dell’Autorità si provvede mediante assegnazione alla stessa di una quota annua del fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, pari all’1 per mille per il primo anno, al 3 per mille per il secondo anno, al 5 per mille dal terzo anno in poi, nonché, con percentuali identiche, di una quota annua del del fondo ordinario per gli enti pubblici di ricerca, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204.

 

2.      Il fondo di finanziamento ordinario è incrementato di 7 milioni di euro per il 2006, di 21 milioni di euro per il 2007, di 35 milioni di euro per il 2008, mentre il fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca è incrementato di 1 milione di euro per il 2006, di 3 milioni di euro per il 2007 e di 5 milioni di euro per il 2008. Alla copertura del maggiore onere per il bilancio dello Stato derivante dall’applicazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006 parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

3.      Alla copertura delle spese di funzionamento del nucleo di valutazione provvede ciascuna università e ciascun ente di ricerca mediante apposito stanziamento sul proprio bilancio, con esclusione di oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.

 

 

Art. 17

(Disposizioni transitorie e finali)

 

1.      All’atto dell’insediamento, l’Autorità assume, con effetto immediato, le funzioni già attribuite al Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario e al Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, ad eccezione delle funzioni di consulenza per il Ministro che vengono assunte dalle strutture ministeriali competenti.

 

2.      Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 4, comma 5, contestualmente all’insediamento dell’Autorità viene disposta la soppressione dei  comitati di cui al comma 1 e l’assegnazione all’Autorità stessa, previa ricognizione, di tutte le risorse umane, materiali e informative, ivi comprese le banche dati, dei comitati soppressi.

 

3.      In prima attuazione l’Autorità prosegue e porta a compimento i programmi di attività intrapresi dai predetti comitati, conformandosi alle procedure e alle metodologie da essi adottate.

 

4.      Sono abrogate le disposizioni incompatibili con le norme della presente legge.

 


UNA FINANZIARIA DA MIGLIORARE

 

Prime osservazioni di Walter Tocci sulla legge finanziaria all’esame della Camera dei Deputati

 

Per osservazioni e consigli scrivete a: tocci_w@camera.it

 

È iniziata la svolta nella politica per la ricerca e l’università. La finanziaria contiene quattro novità preziose: si riaprono le porte ai giovani con un piano straordinario di assunzione dei ricercatori, viene istituita una struttura di valutazione al fine di premiare il merito; sono raddoppiati i fondi per i bandi pubblici della ricerca; si avvia un programma ambizioso (Industria 2015) per il decollo della ricerca applicata. Non erano scontati questi risultati. Averli ottenuti è merito dell’impegno di Mussi e delle iniziative di Bersani.

Nella discussione parlamentare questi buoni risultati possono essere ulteriormente migliorati, nel modo seguente:

1) Per riaprire davvero le porte ai giovani occorrerà aumentare i fondi disponibili (quest’anno solo 20 milioni) e soprattutto innovare le procedure di selezione, rigorosamente basate sul merito, secondo i più avanzati modelli internazionali. Dovrà essere il ricercatore a scegliere l’ente o l’università, dove cioè gli verranno prospettati i programmi di ricerca più interessanti, e insieme all’assunzione riceverà un fondo per organizzare in piena autonomia la propria attività. Va quindi modificato l’attuale articolo 70 che incredibilmente torna al passato, applicando anche ai ricercatori la procedura di idoneità introdotta dalla legge Moratti per i professori (e sovrapponendosi all’attuale procedura di concorsi locali, in un pasticcio incomprensibile). Nello stesso tempo si dovrà porrà fine alla mortificazione dei ricercatori universitari che il precedente governo voleva rendere invisibili ponendo il ruolo ad esaurimento. È giunto il momento di sciogliere questa tipica ipocrisia italica, per la quale quei ventimila ricercatori non si possono chiamare professori, pur insegnando a tempo o pieno ed essendo chiaro a tutti che senza di loro la didattica crollerebbe. Si riconosca, quindi, la terza fascia di professore a tutti i ricercatori che insegnano.

2) Se i risultati della valutazione peseranno nell’attribuzione dei finanziamenti la struttura preposta deve essere indipendente non solo dall’università ma anche dalle burocrazie ministeriali. Per garantire la libertà da qualsiasi condizionamento serve una vera Authority, come proposto dal disegno di legge presentato dai DS in campagna elettorale. Nell’ordinamento italiano, infatti, l’Agenzia costituisce una diretta emanazione ministeriale e quindi potrebbe essere inadeguata ad assicurare la necessaria terzietà.

3) Le procedure dei bandi di ricerca devono essere molto rigorose, basate su referee internazionali, e indirizzate alla ricerca libera di Enti pubblici e università, eliminando lacci e lacciuoli posti dal precedente governo. E’ positiva l’unificazione dei fondi, in modo che enti e università possano concorrere insieme senza inutili steccati, ma l’articolo 106 che introduce il First non accenna neppure alla ricerca libera e anzi introduce un concerto con il Ministero dell’Economia che prima non esisteva per i Prin e i Firb. Nella norma o nei regolamenti attuativi si dovrà quindi introdurre una quota riservata alla ricerca libera e di base per evitare passi indietro.

4) Le politiche per l’innovazione industriale corrono il rischio di ridursi alle solite incentivazioni di dubbia efficacia se non sono sostenute dall’azione strutturante degli Enti pubblici. È uno spreco pagare gli stipendi dei ricercatori di Enea e Asi senza utilizzarli a pieno per il raggiungimento di grandi obiettivi nazionali. L’Asi potrebbe essere il play-maker di una frontiera tecnologica come quella spaziale che è molto ricca di ricadute industriali. L’Enea potrebbe diventare il Fraunhofer italiano per lo sviluppo della ricerca applicata. Questi strumenti vanno collocati degnamente nel programma Industria 2015.

Ci sono poi anche i punti dolenti della finanziaria. Mancano le risorse per assegnare le borse di studio a tutti i “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” (articolo 44 della Costituzione) e inadeguati  sono i finanziamenti  per Enti e Università, e se ne è lamentato onestamente anche il ministro Mussi. Si dirà, dobbiamo stringere le cinghia a causa del debito pubblico. Purtroppo non è così. Si potevano trovare risorse aggiuntive andando a tagliare le spese folli del ministro Tremonti, il quale negli anni passati ha creato ben tre nuove strutture per la ricerca, due Agenzie (una a Milano e l’altra in Sicilia) e un nuovo istituto, l’IIT. Tali strutture consumano circa 400 milioni di euro (l’incremento di spesa più alto in questi anni) e non sono sottoposte ad alcuna valutazione. Anzi, l’IIT ottiene nuovi fondi pur non avendo ancora speso quelli incassati negli anni precedenti e distribuisce risorse ad altri centri senza ricorrere ai normali bandi pubblici. Non a caso è presieduto dal direttore del ministero dell’Economia il quale usa la sciabola per tagliare enti e università, ma non fa mancare nulla alle strutture sotto il suo diretto controllo (l’ennesimo caso di un arbitro che fa il giocatore, ormai diventato il vero genius loci italiano).

Si sono creati due sistemi della Ricerca, da un lato quello del Miur, al quale vengono applicate i tagli della finanziaria, e dall’altro quello sotto il controllo del ministero dell’Economia che vive nel paese dei balocchi. Ci possiamo permettere questa duplicazione? Se non siamo in grado di sostenere le strutture pubbliche esistenti perché mai continuiamo a crearne di nuove? Si poteva risparmiare sulle nuove agenzie e liberare risorse per i giovani e la ricerca pubblica di qualità. Da mesi segnalo con insistenza questo possibile risparmio, ma in via XX Settembre i sedicenti moralizzatori della spesa pubblica fanno finta di non sentirci da questo orecchio. Mi sarei aspettato che il governo di centrosinistra mettesse fine agli sprechi tremontiani. E invece non è accaduto, dovremo farlo in Parlamento.

Tutta la manovra è impregnata dalla vecchia cultura burocratica dei ministeri, che è ormai il vero ostacolo per una seria azione riformatrice. Non si è capito il senso profondo della istituzione di una struttura preposta alla valutazione del sistema università e ricerca. Essa implica un ribaltamento radicale del vecchio metodo di governo del sistema. Se puntiamo davvero sulla valutazione, assegnando i fondi alle strutture più meritevoli, gradualmente si deve avviare la cancellazione di tutte le norme inutili. Si deve attuare una vera rivoluzione copernicana, passando alla verifica dei risultati e cancellando di conseguenza i controlli dei procedimenti. Le due logiche non possono sovrapporsi, altrimenti si crea un mostro, si aumenta l’inefficienza e il sistema diventa ancora più ancora ingovernabile. Se l’Autorità della valutazione deve aggiungersi al vecchio modello di controllo ministeriale allora stiamo creando una nuova burocrazia di cui proprio non si sente il bisogno.

Sono in vigore circa 700 leggi nel nostro settore. Solo alcuni esperti legulei, veri e propri sacerdoti della norma, si muovono con destrezza in tale giungla, per la gente normale tutto ciò è solo fonte di inefficienza e di distrazione dallo studio e dalla didattica. Una volta scelto il principio di valutazione si dovrebbe cancellare la gran parte di quelle norme, elaborando un testo unico per l’università e la ricerca con pochissimi articoli strettamente necessari.

E invece, non solo la finanziaria non cancella alcunché, ma provoca un’ulteriore alluvione normativa. Ci sono ben 14 commi che spiegano come si deve fare il bilancio dell’ateneo, un vero e proprio accanimento terapeutico da parte delle burocrazie ministeriali, le quali ormai non si rendono più conto neppure di quello che scrivono, prese come sono da un delirio di controllo in molti casi ai limiti del ridicolo.

Mi domando, ad esempio, che senso abbia aumentare di 100 milioni il fondo per le università e toglierne 200 con il taglio delle spese intermedie? Oltre alla beffa di un saldo negativo, le università dovranno riscrivere i bilanci secondo quei vincoli e spedirli al ministero che li controllerà e nasceranno certamente contenziosi interpretativi, con carte, timbri e protocolli a pieni giri, ma senza alcuna utilità per la cosa pubblica. Se questa era l’intenzione bastava dire il fondo è tagliato di 100 milioni, almeno si risparmiava in burocrazia.

Mi domando che senso abbia sbloccare le assunzioni (solo dal 2008) e poi inserire una serie complicatissima di condizioni sui bilanci che devono rispettare una certa percentuale delle entrate e poi del turnover e quant’altro. Ciò vale però fino a un certo punto perché poi ci sono le assunzioni straordinarie. Siamo alla schizofrenia legislativa. Tutto questo apparato normativo è perfettamente inutile e può essere semplicemente cancellato se entriamo rigorosamente nella logica della valutazione. Ciascun ente e università assuma come meglio crede, purché sia chiaro che i finanziamenti diminuiranno se i risultati non saranno positivi.

Mi domando, inoltre, perché si possono creare nuove sedi universitarie distaccate solo se c’è il supporto degli enti locali interessati. Se il comune di Reggio Calabria volesse sostenere la fantomatica università Ranieri accetteremmo a cuor leggero che quegli studenti ricevano un titolo di studio senza alcuna garanzia di serietà? Per impedire il proliferare di nuove sedi universitarie non c’è bisogno di inventare altre norme, anche in questo caso la strada più semplice è la valutazione dei progetti di ricerca e di didattica e il loro puntuale rispetto.

Questa enfasi burocratica scaturisce dalle incapacità del ministero dell’Economia di dotarsi di moderni criteri di controllo di qualità della spesa pubblica. Fanno pagare alla pubblica amministrazione la loro inefficacia e riescono pure ad ammantarla con la retorica del rigore. Come correggere quindi la manovra? Se nel decreto collegato si compie la scelta decisiva dell’Autorità di valutazione, la legge finanziaria dovrebbe coglierne le conseguenze, cancellando norme invece di scriverne di nuove. Gli emendamenti a questa parte della proposta governativa devono essere, a mio avviso, di carattere soppressivo. Dobbiamo fare un discorso chiaro alle università e agli enti: esercitate fino in fondo la vostra autonomia, senza alcuna bardatura, ma sappiate che dal prossimo anno neppure un euro vi sarà assegnato senza la dimostrazione di aver raggiunto buoni risultati. Punto. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Liberare la scienza dalla burocrazia è anche il modo migliore per rilanciare gli enti di ricerca. Ci sono molte questioni da affrontare con urgenza: rilanciare il Cnr come il perno della ricerca pubblica, ricostituire l’Infm, salvare l’esperienza dell’Inoa, fermare il delirio centralistico dell’Inaf ecc.

Bisognerà dare piena autonomia statuaria agli enti: siano i ricercatori a decidere come si devono organizzare e quali obiettivi perseguire. Meglio di loro non lo sa nessuno. Non ci interessa mettere a capo degli enti gente di partito. Vogliamo dare voce ai ricercatori anche nella scelta di presidenti. L’autorità di un presidente non scaturisce della nomina politica ma dall’autorevolezza scientifica. Quando Pistella fu posto a capo del CNR le riviste scientifiche denunciarono la totale mancanza di titoli scientifici. Se vogliamo recuperare il prestigio internazionale dobbiamo voltare pagina e chiamare scienziati di valore a dirigere la ricerca italiana.

Purtroppo, il ministero della Funzione Pubblica ha improvvisato una norma pasticciata (articolo 42) che ha dato la sensazione di voler andare in senso contrario, affidando la gestione transitoria agli attuali direttori degli Enti e quindi con un’esaltazione delle burocrazie interne. Bisognerà riscriverla chiarendo che a ricoprire le funzioni di direttore (chiamiamolo magari in un altro modo) saranno scienziati di valore, senza essere accompagnati da consigli di amministrazione lottizzati, ma solo da prestigiosi consigli scientifici.

Infine, un altro segnale sbagliato viene dal blocco delle retribuzioni di ricercatori e professori. Lo stesso ministero ha scritto una misura uguale per tutti, alla faccia della valorizzazione di meriti.

Ci sono professori e ricercatori appassionati, veri e propri eroi civili, che dalla mattina alla sera, con competenza e dedizione, danno anche l’anima per migliorare le strutture pubbliche. Poi ci sono, in netta minoranza, i fannulloni, quelli che non mettono piede all’università, quelli che sono andati in cattedra per nepotismo. Non distinguere tra comportamenti così diversi, trattare allo stesso modo vizi e virtù, è una cosa che mortifica le forze migliori, i riformatori più coraggiosi, la linfa vitale che tiene in piedi la ricerca e l’università. Inoltre, il taglio blocca anche lo stipendio dei ricercatori più giovani che sono già molto al di sotto dei valori stipendiali internazionali, con buona pace della fuga dei cervelli. Non si può continuare con le misure uguali per tutti. Si deve dare di più a chi merita e bloccare quelli che vanno bene. Premiare il merito è di sinistra abbiamo detto nel nostro programma. Se non ora, quando?

La norma blocca gli aumenti in attesa di una riforma successiva degli scatti stipendiali. Perché dovremmo rinviare la decisione? Il cambiamento si può fare subito trasferendo la massa salariale degli scatti automatici alla competenza delle singole università, le quali potrebbero assegnarli secondo criteri di merito, che si darebbero in piena autonomia, rompendo però il vecchio tabù che ha sempre impedito la valutazione individuale dei professori. Si obietta che tutto rimarrebbe così com’è. Anche questa obiezione non tiene conto della rivoluzione copernicana. Se infatti a monte funziona davvero la valutazione, la singola università per non perdere finanziamenti comincerà a premiare i migliori e si comincerà a spezzare quella malintesa solidarietà accademica per la quale il bravo professore è costretto a tollerare il suo collega non esemplare. La valutazione è una filiera e deve scorrere dall’alto in basso nel sistema senza alcuna zona franca.

Per tutte le ragioni suddette la legge finanziaria ha bisogno di una correzione profonda. Tale esigenza è venuta autorevolmente anche da Massimo D’Alema quando ha dichiarato: “Le risorse per l’innovazione, la ricerca: di tutto questo, è chiaro, non siamo pienamente soddisfatti”. E come potremmo dar torto al nostro vicepresidente del consiglio se l’aumento complessivo per la ricerca pubblica è di poco più di 300 milioni, circa lo 0.2% delle risorse che la stessa finanziaria destina allo sviluppo del paese (circa 18 miliardi). Non ci siamo proprio. Non si tratta qui di pietire qualche euro in più per l’università e la ricerca. Si tratta solo di uscire da un provincialismo e da una minorità che a questo punto è solo italiana. Tutti i paesi con alti tassi di crescita stanno puntando decisamente nell’investimento in conoscenza. Tutti gli esperti, gli organismi più autorevoli ripetono fino alla noia questo assunto e anche noi abbiamo ancora nelle nostre sezioni i materiali di propaganda che promettevano la svolta.

I nostri responsabili sembrano essere consapevoli, ma scarsamente conseguenti. L’altro giorno alla Camera il ministro Padoa Schioppa nel suo brillante intervento a difesa della finanziaria ha detto che il cuneo fiscale darà una boccata di ossigeno all’economia e dovremo utilizzare questo slancio per migliorare la produttività della nostra economia, che è un problema soprattutto tecnologico. Se questo non accade il soldi del cuneo fiscale, circa 9 miliardi, produrranno un effetto passeggero come la svalutazione della lira dei bei tempi andati e avremo bruciato al vento una bella somma, quasi la metà dell’intera manovra per la parte dello sviluppo.    

E’ l’impostazione generale della politica economica del centrosinistra che deve cambiare, non solo qualche articolo della finanziaria relativo alla ricerca e all’università. Se non puntiamo decisamente e rapidamente sull’investimento in conoscenza sarà difficile risollevare l’Italia. Siamo ancora in tempo per farlo.


DDL DS su Università:

- ESTERNALIZZAZIONE DELL'AUTONOMIA UNIVERSITARIA
- PRECARIZZAZIONE PERMANENTE DELLA DOCENZA

Come scrive Guido Martinotti su Europa del 26 gennaio 2006 (nota 1), il programma dell'Unione per l'Università è "un elenco di cose da fare tenute insieme da un sapiente sistema di equilibri politici, che tuttavia non produce un'idea unitaria percepibile: un programma, appunto, piuttosto che un progetto", All'assenza di un progetto dell'Unione per l'Università 'corrisponde' invece un progetto articolato dei DS.

Tale progetto prevede anche l'"Istituzione dell'Autorità per la valutazione del sistema delle università e della ricerca", di cui in un disegno di legge sono specificati la composizione (5 membri), i compiti e i poteri (nota 2).

La composizione dell'Autorità (art. 4 del DDL) dovrebbe assicurare che essa operi "in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione (comma 2, art. 3).
All'A. lo Stato delegherebbe i compiti di "valutazione esterna della qualità", di "indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione interna" e di "valutazione" "dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione" (comma 3, art. 3).
L'A. ripartirebbe il 2% del fondo ordinario (nota 3) per il "finanziamento diretto di attività di ricerca nonché di alta formazione" (comma 5, art. 3).
Inoltre "i corsi di studio universitari", di cui l'A. stabilirebbe i requisiti minimi, sarebbero accreditati da "enti pubblici o privati indipendenti" inseriti in un albo gestito dall'A. stessa (comma 3, art. 8).
Secondo il DDL dei DS, l'A. "determina le procedure, le metodologie ed i tempi operativi per la valutazione periodica dell'attività di ricerca svolta dai SINGOLI professori e ricercatori universitari" "con la partecipazione (non la decisione, ndr) di commissioni nazionali espresse dalle relative comunità scientifico-disciplinari, prevedendo indicatori differenziati specifici per ciascuna area, nonché il coordinamento e la vigilanza sull'attività delle commissioni nazionali." (comma 5, art. 7).
All'A. spetterebbe anche "l'indirizzo e la vigilanza" sulla "valutazione periodica delle attività svolte da ciascun professore o ricercatore universitario" (comma 6, art. 7). Tale valutazione sarebbe svolta dall'Ateneo "ogni quattro anni". "Nel caso di giudizio negativo, la progressione economica di carriera del docente interessato rimane sospesa fino alla successiva valutazione. Nel caso di due successivi giudizi negativi, l'interessato è trasferito ad altra amministrazione pubblica ovvero, ove ne ricorrano le condizioni previste dalla legge in termini di anzianità contributiva e anagrafica, collocato a riposo. Avverso al giudizio negativo è ammesso il ricorso all'Autorità, la quale può confermare il giudizio dell'ateneo ovvero chiederne motivatamente il riesame" (comma 4, art. 14).

Con il loro progetto i DS, i quali rifiutano l'idea stessa di un Organismo nazionale di autogoverno del Sistema delle Università che ne difenda l'autonomia dai poteri forti accademico-politici, si propongono di regolare-controllare l'autonomia (?) degli Atenei. Con questo progetto si realizzerebbe di fatto il commissariamento dell'Università per mezzo di una Autorità che difficilmente potrebbe rimanere impermeabile a tali poteri, i quali hanno ampiamente e continuamente condizionato pesantemente le scelte ministeriali e parlamentari e controllato la stampa. All'Autorità verrebbero di fatto attribuiti anche compiti propri del Ministero, impedendo così l'individuazione della responsabilità politica delle scelte. Con questa sorta di esternalizzazione dell'autonomia dell'Università, si concentrerebbe in poche mani l'immenso potere di gestione della politica e delle risorse nazionali per le Università.
Nelle stesse mani si accentrerebbe di fatto anche la gestione delle carriere dei singoli docenti, il cui ruolo verrebbe precarizzato rendendo periodicamente possibile la loro espulsione dall'Università. In tal modo si accrescerebbe a dismisura il controllo anche umano sul singolo docente che dipenderebbe passo-passo dal 'maestro' che lo ha reclutato.
Si tratta dunque di un progetto che porterebbe all'asservimento dell'Università ai poteri forti dell'accademia.
Questo progetto è contrario al dettato costituzionale che garantisce l'autonomia dell'Università e non può essere accettato da chi si è battuto contro il DDL Moratti e a favore di una Università nazionale e statale, democratica e realmente autonoma. Tutto ciò può essere assicurato solo dall'esistenza di un Organo nazionale di rappresentanza e di autogoverno, direttamente eletto da tutte le componenti universitarie.

Ripetiamo che è INDISPENSABILE e URGENTE abrogare il DDL Moratti e approvare tre provvedimenti che prevedano:


1. il bando nei prossimi anni di almeno 20.000 nuovi posti in ruolo nella terza fascia per i giovani docenti, per dare uno sbocco agli attuali oltre 50.000 docenti precari e per 'prevenire' il prossimo pensionamento di oltre metà degli attuali professori e ricercatori;
 

2. la trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia dei professori, con l'espressa previsione della loro partecipazione ai Consigli di facoltà;


3. la fine dell'attuale mercato dei concorsi, distinguendo nettamente tra il reclutamento (con concorsi nazionali prevalentemente nella terza fascia) e l'avanzamento di carriera (giudizi nazionali individuali, con pieno e immediato riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente continua a lavorare), prevedendo uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. È indispensabile che a tutti i livelli le commissioni giudicatrici nazionali siano composte solo da professori ordinari sorteggiati.
Questa riforma del reclutamento e della carriera dei docenti è la pre-condizione per introdurre una valutazione della loro attività che non si traduca in un ulteriore strumento di controllo gerarchico.

2 febbraio 2006

_________________


Nota 1. V. "Oltre al programma ci vuole un progetto", su Europa del 26.1.06, pag. 5: www.crui.it  poi, sulla colonna di sinistra, cliccare su "Rassegna stampa", quindi, sulla colonna di sinistra, cliccare su 26 del mese di gennaio

Nota 2. Per il testo del disegno di legge dei DS "Istituzione dell'Autorità per la valutazione del sistema delle università e della ricerca":
http://cnu.cineca.it/nazionale06/modica_24_01.doc (riportato più sopra).

Nota 3. "Il 2% del fondo ordinario" equivale a circa il 20% della parte del fondo non 'vincolata' al pagamento degli stipendi.


Sintesi delle PROPOSTE DELL'ANDU per una riforma della docenza e della governance


DOCENZA
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni.
Ingresso nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneità nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facoltà dove il docente già lavora e continuerà a lavorare. Per il passaggio di fascia è indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.

Le commissioni, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.

Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facoltà e l'accesso ai fondi per la ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.  


Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in una unica figura con adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternità, ferie, contributi pensionistici) e libertà di ricerca.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia.

GOVERNANCE
Gli Atenei devono essere governati da strutture interamente elettive interne agli Atenei stessi e, in particolare, i Senati Accademici devono essere composti esclusivamente da rappresentanze paritetiche elette direttamente da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti (v. nota). I rappresentanti dei docenti devono essere espressi da poche aree (5-6) equivalenti, con elettorato attivo e passivo comune alle tre fasce. Devono essere riconosciuti specifici ruoli ai Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio. La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.

Il Sistema nazionale delle Università deve essere rappresentato da un unico Organo di autogoverno composto da rappresentanti eletti direttamente dai docenti espressi da poche aree (5-6) equivalenti, con elettorato attivo e passivo comune alle tre fasce. Di questo organismo devono fare anche parte consistenti rappresentanze dei tecnico-amministrativi e degli studenti, elette direttamente dalle rispettive categorie. Devono essere riconosciuti specifici ruoli alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento.


 

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