FISICA/MENTE

 

http://www.cublombardia.it/htm-SCUOLA-att/privatizzazione-europea.htm

La scuola nell’epoca del capitale globale

Cosa dicono i nemici globali della scuola pubblica

 Gerard de Selys

Chiunque abbia partecipato a una qualsiasi mobilitazione contro la privatizzazione della scuola e contro l’introduzione di criteri aziendali nella gestione della scuola pubblica o si sia comunque occupato di quest’ordine di problemi avrà notato come i nostri avversari siano soliti ricorrere a pochi argomenti la cui efficacia risiede, essenzialmente, nella continua ripetizione che fa di asserzioni assolutamente opinabili una sorta di verità evidente.

Proviamo a sintetizzarle al massimo visto che le varianti sono irrilevanti:

1.    i difensori della scuola pubblica sarebbero degli orridi conservatori mentre i fautori della scuola privata sarebbero dei progressisti o persino dei rivoluzionari;

2.    la privatizzazione della scuola sarebbe storicamente inevitabile e opporsi a questa deriva sarebbe, di conseguenza, prova di cecità dal punto di vista, appunto, storico;

3.    quanto avviene in Italia corrisponde a un processo europeo e mondiale e dobbiamo adattarci a questo processo pena la marginalizzazione;

4.    le politiche scolastiche di carattere privatistico sono messe in opera indifferentemente da governi di destra e di sinistra il che confermerebbe tanto la loro bontà quanto la loro inevitabilità.

Dal punto di vista generale si tratta di argomenti tutt’altro che solidi e, altrettanto schematicamente, possiamo far rilevare che:

1.    conservare alcune conquiste del movimento dei lavoratori come la scuola pubblica, gratuita e laica è assolutamente necessario e, a rigore, noi lottiamo per realizzare questa scuola visto che quella attuale è pubblica assai imperfettamente;

2.    la storia non è solita fare a nessuno, e tanto meno ai nostri avversari, la cortesia di svelare i propri presunti disegni e il pretendere di essere dalla parte della storia è una somarata totalitaria;

3.    se è vero che quanto avviene in Italia non è un fatto nazionale ma si inserisce in un quadro più vasto, la stessa considerazione vale per i movimenti dei lavoratori e degli studenti per la difesa della scuola pubblica;

4.    la condivisibilità delle politiche scolastiche dei governi non deriva dalla collocazione delle maggioranze parlamentari che le sostengono ma dalla loro natura e dal loro corrispondere o meno agli interessi dei lavoratori. L’unico giudizio che noi riteniamo sensato è, insomma, quello di merito.   

Mercificazione dei saperi: un progetto internazionale

Può, a questo punto, essere utile riportare, con alcuni brevi commenti, alcune affermazioni dei nostri avversari.

Non è necessario molto impegno per comprendere dove vogliono arrivare, l’impegno sarà, invece, necessario per batterli, per coordinare la nostra azione a livello internazionale, per  porre su scala, quantomeno, continentale la questione della formazione e della sua natura sociale.

"Il settore dell'educazione è paragonabile a quello delle automobili. Il settore dell'automobile genera ogni anni, nei 29 paesi dell'OCDE, un giro d'affari di 1286 miliardi di dollari e impiega circa 5 milioni di lavoratori. Nella stessa OCDE, i paesi membri spendono ogni anno 1000 miliardi di dollari per i sistemi dell'educazione che impiegano circa 10 milioni di insegnanti. Se eliminate la metà dei 4 milioni di insegnanti dei 15 paesi dell'Unione Europea, le cui spese per il salario vanno oltre l'80% delle spese complessive per l'istruzione, questo libererà milioni di dollari per una guerra competitiva"

Gerard de Selys, "Education: a new area for colonisation?", in documenti di "Education International", tavola rotonda sull'educazione,  Helsinky, ottobre 2000

“Portare la scuola ed il settore degli affari una vicino all’altro (…) Trattare su basi uguali gli investimenti in capitali e gli investimenti in formazione"

dal "Libro Bianco su educazione e formazione" edito dalla Commissione Europea (organo esecutivo dell'Unione Europea)

"Lo sviluppo tecnico e industriale delle industrie europee esige chiaramente un rinnovamento accelerato dei sistemi d'insegnamento e dei programmi (…) Secondo il rapporto, gli insegnanti avrebbero "una comprensione insufficiente delle nozioni economiche, degli affari e della nozione di profitto"

da un documento dell'ERT (European Round Table), organismo del quale fanno parte il proprietario della Nestlè, della Gaveart, della PetrolFina, della Philips, della Renault, della Ericsson…e naturalmente Cesare Romiti, Tronchetti Provera, Pietro Marzotto, Carlo De Benedetti.

" Il capitale globale, suscettibile di essere piazzato in una notte da un punto qualunque del pianeta ad un altro, è costantemente alla ricerca delle opportunità le più favorevoli, inclusa una forza di lavoro ben formata, produttiva e di basso prezzo, nei luoghi favorevoli al mercato e politicamente stabili".

Da un documento del 1999 della Banca Mondiale

"Dovrebbero essere istituite delle partnership tra le scuole e il mondo delle aziende su base locale, e anche con le organizzazioni sociali e culturali…Le partnership esistenti tra i college superiori/università e l’industria dovrebbero essere rafforzate. A livello locale può essere fatto moltissimo…Ci appelliamo ai governi perché diano all’educazione un’alta priorità, perché invitino l’industria al tavolo di discussione sulle materie educative, e perché rivoluzionino i metodi di insegnamento con la tecnologia". 

Da “"Education for Europeans - Towards the Learning Society", ERT

"In aggiunta, il denaro speso per la riqualificazione o per l’apprendistato in azienda, per esempio, costituisce un bene per l’azienda insieme agli altri beni fissi, come le apparecchiature per la ricerca. Questo investimento dovrebbe quindi essere trattato allo stesso modo ai fini fiscali senza pregiudicare il libero spostamento dei lavoratori. “

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Per avvicinare l'offerta di formazione al livello locale bisognerà anche riorganizzare e ridistribuire le risorse esistenti al fine di creare dei centri appropriati di acquisizione delle conoscenze nei luoghi della vita quotidiana in cui si riuniscono i cittadini, non solo gli istituti scolastici, ma anche i centri municipali, i centri commerciali, le biblioteche i musei, i luoghi di culto, i parchi e le piazze pubbliche, le stazioni ferroviarie e autostradali, i centri medici e i luoghi di svago, le mense dei luoghi di lavoro".

Dal Memorandum dell'Unione Europea della primavera 2001

"I nuovi modi di strutturare e gestire gli affari in periodi di recessione economica hanno anche reso obsoleto il concetto di impiego “a vita” nelle grandi aziende. L’apprendimento “per tutta la vita”, d’altra parte, apre la porta alla facile transizione delle persone ad un altro lavoro, e l’industria appoggia questo concetto incondizionatamente".

Da "Education for Europeans - Towards the Learning Society", ERT

"Stanno emergendo nuovi valori per i lavoratori di oggi. L’evoluzione dei modelli organizzativi chiaramente ha implicazioni per i dipendenti, a cui viene chiesto di essere flessibili e mobili, di mostrare iniziativa, di prendersi maggiori responsabilità e di lavorare in gruppo. Essi a loro volta cercano di bilanciare tra il lavoro, la famiglia ed il divertimento.  Le persone attraversano le frontiere nazionali in cerca di lavoro e migliori opportunità per se stessi e le loro famiglie"

Da "Education for Europeans - Towards the Learning Society", ERT

"C’è un enorme diversità di curricula, metodi d’insegnamento e tipi di istituzioni che hanno educato generazioni di europei creativi ed altamente specializzati che trovano lavoro in tutto il mondo. Ma noi non possiamo continuare ciecamente a produrre masse di persone rivolte a lavori tradizionali (che stanno scomparendo) piuttosto che un gran numero di individui altamente adattabili capaci di rivolgere le proprie mani a qualunque cosa. Il problema è quello della domanda e dell’offerta. Gli studenti che sono stati istruiti da questi sistemi si aspettano di trovare lavoro immediatamente".

Da "Education for Europeans - Towards the Learning Society", ERT

"Il modello tradizionale nel lavoro pagato, come il tempo pieno ed indeterminato, sembrano in declino. Le relazioni produttive e le condizioni di lavoro stanno cambiano. Le grandi organizzazioni si stanno orientando sempre di più verso la flessibilità e la decentralizzazione"

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"In molti sistemi Europei, i diplomi sono stati progettati con l’obiettivo di selezionare verso l’alto la élite che guiderà l’amministrazione e le aziende, i ricercatori ed il personale insegnante. Inoltre, lo stato occupazionale di un lavoratore in molti paesi è definito in base al diploma posseduto. Questo collegamento tra il certificato e lo status, per quanto logico possa essere, accentua la mancanza interna di flessibilità del mercato del lavoro".

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Nella società dell’apprendimento gli individui devono essere messi in grado di certificare le loro capacità di base, tecniche ed occupazionali, esattamente come vengono acquisite. Ci sono già alcuni esempi: la patenti di guida, la lingua inglese (TEFL) e matematica (test Kangaroo). Una scheda personale delle capacità che fornisce una registrazione delle stesse e le conoscenze accreditate in questo modo dovrebbe essere a disposizione di tutti coloro che la desiderano".

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Il tirocinio e l’apprendistato, che sono fondamentali per incrementare l’occupazione e la competitività, devono essere rafforzati, specialmente il tirocinio continuo".

 Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Primo, l’educazione deve essere aperta al mondo del lavoro. Secondo, le aziende devono essere coinvolte nella guida della formazione, non solo per quello che riguarda i lavoratori, ma anche i giovani e gli adulti.

Terzo, deve essere sviluppata la cooperazione tra scuole e aziende. Il rafforzamento dei legami tra le scuole ed il settore delle aziende deve essere basato soprattutto su schemi di apprendistato / formazione. E’ possibile seguire questo approccio per tutti i livelli di qualifica e sta prendendo piede nell’educazione superiore, seguendo iniziative di scuole di ingegneria o di business".

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Raccomandiamo che le autorità italiane predispongano una varietà di forme flessibili di formazione nell'ambito della scuola, in cui si alternino istruzione lavoro….Per un buon sistema di apprendistato si richiede una "cultura imprenditoriale" e la più stretta collaborazione possibile tra le istituzioni formali di istruzione e di formazione e le imprese. A nostro giudizio nel contesto italiano questa collaborazione non è ancora sufficiente, e siamo convinti che un moderno sistema di apprendistato sia tanto importante per agevolare il passaggio dei giovani dalla scuola al lavoro. (…) Raccomandiamo la creazione di un sistema formale di apprendistato in aggiunta all'attuale "apprendistato sul luogo di lavoro"

OCSE, Esame delle politiche nazionali dell'istruzione: Italia", Armando Editore, 1998

"La sfida della cooperazione tra le istituzioni educative e le imprese è quella di accettare in pieno le imprese come partner nel processo formativo…Non è più possibile considerare il ruolo dell’azienda solo come quello del reclutatore di individui formati o fornitrice di formazione aggiuntiva. L’impresa è un grande fornitore di conoscenza e di nuovo know-how".

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"C’è la domanda se dare o meno una maggiore autonomia alle scuole. L’esperienza ha mostrato che i sistemi più decentrati sono anche i più flessibili, i più veloci ad adattarsi e quindi hanno la maggiore propensione a sviluppare nuove forme di partnership sociale………..Raccomandiamo che il governo intraprenda un esame delle politiche di formazione in servizio per adeguare il sistema degli obiettivi delle riforme. Ciò dovrebbe includere la possibilità di condizionare i benefici economici previsti al termine della formazione in servizio al conseguimento di risultati sensibilmente migliori nella scuola dell'insegnante"

Dal "Libro bianco su educazione e formazione", Commissione Europea, UE

"Dopo queste descrizioni di misure rischiose, si possono consigliare, al contrario, numerose misure che non creano alcuna difficoltà politica (…). Si possono ridurre per esempio i finanziamenti di scuola e università, ma sarebbe pericoloso ridurre il numero di immatricolazioni. Le famiglie reagirebbero violentemente se non si permette ai loro figli di immatricolarsi, ma non faranno fronte ad un abbassamento graduale della qualità dell'insegnamento e la scuola può progressivamente e puntualmente ottenere un contributo economico dalle famiglie o eliminare alcune attività. Questo si fa prima in una scuola e poi in un'altra, ma non  in quella accanto, in modo da evitare il malcontento generalizzato della popolazione"

(fonte: Centro de dessarrollo de la OCSE, Quaderno di politica economica n 13, OCSE, 1996, art. di Morrison Christian, "La faisabilitè politique de l'ajustement")

 

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