NUCLEI, SCIENZIATI E MILITARI
di
Edoardo Amaldi
(Pubblicato su Sapere dell'agosto/settembre del 1984)
Riporto di seguito un articolo scritto da Edoardo Amaldi in cui si discute della corsa agli armamenti, a partire dalla prima esplosione nucleare sperimentale. Parto dal terzo paragrafo perché i primi due trattano di cose già abbondantemente trattate nel sito. Fornisco comunque il link del dove leggere le parti mancanti di questo articolo e dove aggiungere informazioni.
L'articolo di Amaldi può comunque essere letto senza i primi due paragrafi.
1. ALCUNE NOZIONI DI BASE
Le nozioni di base che fornisce Amaldi, sono quelle che io tratto in Elementi di Fisica Nucleare.
2. BREVE STORIA DELLE SCOPERTE SCIENTIFICHE
Questa parte la tratto in Enrico Fermi e la Scuola di Roma. La rinascita della fisica in Italia.
Si può inoltre approfondire in Ordigni Nucleari ed in Effetti di una esplosione nucleare e scenari di guerra nucleare.
3. LE APPLICAZIONI DELL'ENERGIA NUCLEARE
Lo sforzo di gran lunga maggiore [per l'utilizzazione militare dell'energia
nucleare, ndr.] fu fatto negli Stati Uniti, dove il primo reattore nucleare a potenza zero fu messo in funzione
da un gruppo di ricercatori guidato da Enrico Fermi, a Chicago, il 2 dicembre 1942.
Un piccolo ma competente sforzo russo fu
ben presto interrotto in seguito all'invasione di una parte considerevole del territorio
nazionale da parte delle truppe di Hitler. Tale attività, ripresa dopo la ritirata dei tedeschi,
portò alla prima reazione a catena sovietica il 25 dicembre 1946 e alla produzione da
parte loro dei primi microgrammi di plutonio nella primavera successiva.
Lo sforzo tedesco, numericamente e
finanziariamente molto inferiore a quello degli Stati Uniti, non era ancora giunto a realizzare una
reazione a catena a potenza zero, quando nell'aprile 1945, la Germania fu occupata dalle
truppe alleate. Ciò non toglie che le notizie giunte attraverso diversi canali, e in
particolare servizi di informazione, di un serio sforzo tedesco nel settore della utilizzazione
dell'energia nucleare, furono determinanti nel convincere la maggioranza degli scienziati del
campo alleato a lavorare con impegno per lo sviluppo dell'energia nucleare, ivi comprese
le armi atomiche.
Lo sviluppo delle armi atomiche negli USA
fu affidato al cosiddetto Manhattan Project che concentrò la maggior parte delle sue
attività di ricerca nei laboratori di Los Alamos nel Nuovo Messico.
Come è noto, dopo una esplosione di prova
fatta ad Alamogordo il 16 luglio 1945, le due prime bombe atomiche furono sganciate
dagli Stati Uniti sulle città di Hiroshima e Nagasaki rispettivamente il 6 e il 9 agosto
1945.
Ciascuna di esse aveva la potenza di circa
15 kiloton di tritolo equivalente. La bomba sganciata su Hiroshima era di uranio 235,
quella sganciata su Nagasaki di plutonio 239.

Nagasaki, dopo ...
Baruch alla rinuncia da parte degli Stati Uniti al monopolio della bomba atomica, a favore di un controllo
internazionale sopra tutte le forme di sviluppo della energia atomica. Esso
conteneva però una serie di dettagli relativi ai tempi di realizzazione (in particolare il
monopolio degli USA sarebbe cessato solo dopo che il piano fosse stato realizzato in tutti gli
altri paesi) e alle violazioni di sovranità che erano in contrasto con i principi e la pratica
sovietica, cosicché esso fu rigettato dall'URSS anche se era stato approvato dalla
maggioranza dei paesi delle Nazioni Unite (5). Stalin, Truman e Churcill alla Conferenza di
Postdam Truman
L'orologio del Giudizio Universale del
Bulletin of Atomic Scientists
______________________________________
NOTE
Alla stessa data 9 agosto
l'URSS dichiarava guerra al Giappone e le sue truppe cominciavano a entrare in Manciuria. Si giungeva così
alla resa immediata del Giappone e alla fine della guerra nel Pacifico. La guerra in Europa
era già finita nel maggio di quello stesso anno.
Negli Stati Uniti i laboratori bellici di ricerca
cominciarono ad essere smobilitati e allo stesso tempo, su raccomandazione degli
scienziati, si cominciò a pensare a trasferire queste attività atomiche sotto controllo
internazionale in modo da evitare una corsa agli armamenti senza speranza e pericolosa
(4). Queste idee e queste speranze promosse inizialmente soprattutto da R. Oppenheimer e
I.I. Rabi e successivamente da David Lilienthal primo presidente della AEC (Atomic Energy
Commission. Commissione per l'Energia Atomica) e Dean Acheson, Segretario di Stato, si
concretizzarono, ad opera del Senatore Bernard Baruch, in quello che divenne noto come
«piano Baruch». Nella sua essenza il piano portava

Tutto ciò accadeva in un periodo di aumento
della guerra fredda. Nel 1948 il Partito comunista cecoslovacco prendeva il potere a
Praga e poco dopo i russi cercavano di isolare Berlino bloccando tutte le vie di
comunicazione terrestre verso questa città. All'inizio del 1949 l'Esercito di Liberazione di Mao Ze
Dong occupava Pechino fondando la Repubblica Popolare Cinese e il mondo occidentale
non aveva ancora un'idea chiara di quali sarebbero stati i rapporti fra il nuovo grande
Stato comunista e l'URSS.

Il 29 agosto 1949, vicino a Semipalatinsk
nell'Asia centrale, l'URSS faceva esplodere la sua prima bomba atomica. Poco dopo l'annuncio
di tale esplosione dato dal Presidente Americano Truman, il rappresentante dell'URSS
alla Commissione per l'energia atomica delle
Nazioni Unite chiedeva agli Stati Uniti di fare «nuove proposte concrete» per il controllo
internazionale dell'energia atomica.
Gli altri cinque membri permanenti della Commissione (USA, Gran Bretagna, Francia,
Canada e Cina Nazionalista) risposero riaffermando il loro appoggio al «piano Baruch».
Ne seguì una disputa che, liberata di aspetti
secondari, può essere riassunta dicendo che la maggioranza sosteneva la proprietà e la
gestione internazionale delle attività relative all'energia atomica, mentre l'URSS sosteneva
la proprietà e la gestione nazionale con ispezioni periodiche da parte di una agenzia
internazionale. La ricerca di un compromesso, soprattutto da parte di alcune potenze minori,
non portò ad alcun risultato.
L'esplosione della prima bomba atomica russa
apparve a molti circoli nucleari americani, come una sfida che richiedeva una risposta
pronta e adeguata. Fra le molte proposte che riguardavano tutte cambiamenti sostanziali
ma puramente evolutivi delle linee di ricerca
perseguiti fino ad allora, ve ne era una relativamente diversa e consistente nello
sviluppare il più rapidamente possibile la cosiddetta
superbomba o bomba all'idrogeno (o bomba H). Lo studio teorico di questa superbomba
era andato avanti per circa 7 anni ma non aveva mai portato ad alcun risultato pratico.
Vari scienziati e uomini politici appoggiavano
la proposta, il cui maggior sostenitore era stato per anni il fisico Edward Teller.
Il General Advisory Committee della
Commissione per l'Energia Atomica esaminò tutte queste proposte e giunse alle sue conclusioni
il 30 ottobre 1949. Sotto la presidenza di R. Oppenheimer (6), il GAC fu unanime sulla
necessità che gli Stati Uniti dovessero accelerare sia la produzione che lo sviluppo delle
bombe atomiche in generale, ma fu unanime anche nel suggerire che gli USA dovessero
rinunciare allo sviluppo della superbomba.
Nelle sue conclusioni il GAC, fra l'altro,
affermava:
«Noi basiamo le nostre raccomandazioni sulla convinzione che i grandissimi pericoli
cui verrebbe esposta l'umanità da tale proposta
controbilancerebbero di gran lunga qualsiasi vantaggio militare che potrebbe derivare dal
suo sviluppo. È necessario rendersi conto che
questa è una superarma; essa appartiene a una categoria completamente diversa da
quella delle armi atomiche. Lo scopo di sviluppare una tale superbomba sarebbe quello di avere
la capacità di devastare una vasta area con una singola bomba. Il suo uso coinvolgerebbe
la decisione di ammazzare una vasta popolazione civile. Noi siamo allarmati dai possibili
effetti globali della radioattività di dimensioni facilmente prevedibili. Se le superbombe
funzioneranno non c'è limite al potere distruttivo che può essere raggiunto. Pertanto una
superbomba può diventare una arma per il genocidio (...)
Noi riteniamo che la superbomba non debba mai essere prodotta. (...) Decidendo di non
procedere allo sviluppo della superbomba noi vediamo una occasione unica per dare un
esempio di come porre qualche limitazione alla guerra totale e limitare così la paura e far
nascere le speranze dell'umanità».
Il rapporto aveva anche un «addendum»
firmato da una minoranza, costituita da Enrico Fermi e Isidor Rabi in cui si insisteva sulle
ragioni morali di tale decisione negativa. In tale addendum è scritto, fra l'altro:
«...E' chiaro che l'uso di una simile bomba non può essere giustificato sulla base di alcun
fondamento morale che riconosca ad ogni essere
umano una individualità e dignità anche se esso risiede nel territorio del paese nemico.
Il fatto che non vi siano limiti alla capacità distruttiva di questa arma rende la sua stessa
esistenza e la conoscenza della sua costruzione un pericolo per l'umanità nel suo
complesso. Si tratta di una cosa funesta sotto qualsiasi punto di vista. Per queste
ragioni noi riteniamo importante che il Presidente degli Stati Uniti dica al pubblico americano, e al mondo,
che noi riteniamo sbagliato, per ragioni etiche fondamentali, dare inizio a un programma di
sviluppo di tale arma. Allo stesso tempo sarebbe appropriato invitare le nazioni di tutto
il mondo ad unirsi a noi in un impegno solenne a non procedere nello sviluppo della
costruzione di armi di questo tipo».
Su questo punto sorse allora un intenso
dibattito segreto. Gli oppositori della superbomba sostenevano che né il possesso
né lo sviluppo di una superarma era necessario per garantire la sicurezza nazionale e che in
queste condizioni sarebbe stato sbagliato iniziare
lo sviluppo di una arma così potente e distruttiva. In sostanza, essi sostenevano che il
mondo dovrebbe evitare il più possibile di sviluppare e ammassare superbombe e che l'evitare
da parte dell'America un simile sviluppo era una precondizione necessaria per persuadere
altri a fare lo stesso. Inoltre essi ritenevano che il livello relativo e il dinamismo della
tecnologia nucleare americana erano tali che gli Stati Uniti potevano esporsi
tranquillamente al rischio che l'URSS potesse non adottare
simili autolimitazioni e cominciare un programma da sola in tale senso.
I sostenitori della superbomba sostenevano
invece che un risultato positivo di una simile bomba da parte dei sovietici era solo una
questione di tempo, cosicché il non considerarla da parte americana equivaleva ad una
decisione cosciente di diventare una potenza nucleare di seconda classe e nel peggiore dei
casi ad arrendersi alle oscure forze del mondo comunista. E aggiungevano che
l'intraprendere il suo sviluppo non era moralmente diverso dallo sviluppare qualsiasi altra arma.
Nonostante che i due principali antagonisti
fossero Robert Oppenheimer ed Edward Teller la contesa non prese la forma di un
confronto diretto. Ciascuno di essi con i propri mezzi e il proprio gruppo cercò di persuadere
le autorità superiori del proprio punto di vista.
Non voglio addentrarmi in un esame del caso
Oppenheimer perché mi porterebbe troppo lontano. Mi limiterò a ricordare che il
dibattito fu risolto dal Presidente Truman nel gennaio 1950 a favore dei sostenitori della
superbomba e che due anni e nove mesi dopo (1 novembre 1952) gli Stati Uniti fecero
esplodere

usata su Hiroshima.
Ma torniamo all'inizio del 1950. Poco dopo
l'annuncio da parte di Truman che gli Stati Uniti avrebbero proceduto nello sviluppo
della superbomba, in occasione di un convegno della Società Americana di Fisica, tenuto a
New York, 12 dei maggiori fisici statunitensi, guidati da Hans A. Bethe, che nel 1939 aveva
scoperto le reazioni di fusione che hanno luogo nell'interno del Sole ed altre stelle, fecero
un appello al governo degli Stati Uniti affinché facesse una dichiarazione solenne che gli
Stati Uniti non avrebbero mai fatto uso per primi della superbomba. L'appello non ebbe
alcuna risposta.
Un'altra persona che cercò di influenzare il
corso degli eventi a quell'epoca fu il Senatore Brien McMahon presidente del «Comitato
congiunto per l'Energia Atomica», il quale due giorni dopo l'annuncio del Presidente
Truman, propose che gli Stati Uniti spendessero 50 miliardi di dollari per lanciare una
«crociata morale per la pace», per la fine della corsa agli armamenti nucleari e per «salvare l'umanità dalla distruzione con il fuoco».
La sua idea era che 10 dei 15 miliardi di
dollari, spesi allora annualmente per gli armamenti, fossero usati, in un periodo di 5
anni, per un «Programma a Quattro Punti», di sviluppo dell'energia atomica a scopi
pacifici e di appoggio economico a tutti i paesi, inclusa la Russia. In cambio di questo piano
globale gli USA dovevano richiedere a tutte
le altre nazioni del mondo un efficace programma di controllo internazionale dell'energia atomica e il trasferimento di due terzi
delle loro spese militari a scopi costruttivi.
Per quanto lo spirito dell'approccio di
McMahon al problema fosse affascinante, vari commentatori politici osservarono che esso
implicava la accettazione da parte dell'URSS di una specie di piano Baruch rammodernato e
la proposta fu nuovamente lasciata cadere
senza alcun seguito.
Lo sviluppo della superbomba non fu il solo
aspetto dell'accelerazione subita dalla corsa agli armamenti provocata dalle decisioni prese
dopo l'esplosione della prima bomba sovietica. Vi fu anche una grande proliferazione
del numero e dei tipi di armi atomiche ordinarie, la creazione negli Stati Uniti di un
secondo laboratorio di ricerca (oltre quello di Los Alamos) a Livermore (California) nel
1952 e nel 1954 la soppressione dell'autorizzazione ad Oppenheimer all'accesso alla
documentazione e informazione segreta in quanto egli «poteva rappresentare un rischio per
la sicurezza».
Arriviamo così al 12 agosto 1953 data in cui
i sovietici fanno la loro prima esplosione termonucleare. Circa un anno prima, e
precisamente il 3 ottobre 1952 la Gran Bretagna aveva fatto esplodere la sua prima bomba
atomica.
Con il 1953 siamo in un periodo in cui la
tensione fra mondo occidentale e i sovietici è particolarmente grave; è il solo periodo anzi
in cui la tensione è stata più grave di quella che si ha nella fase attuale
[1984, ndr.], tanto che il Bulletin of Atomic Scientists, fondato a Chicago
nel 1945, da H.H. Goldsmith ed E. Rabinovitch, e che ha costituito la più autorevole
e continuativa sede di dibattito dei problemi politici inerenti all'energia atomica, ha
spostato le lancette dell'«orologio simbolico del giudizio universale» a due minuti dall'ora zero,
inizio del prossimo conflitto nucleare (vedi figura).
Per ragioni di completezza ho raccolto nella tabella seguente alcune
altre date relative alle esplosioni delle prime bombe atomiche e
bombe H fatte esplodere, negli anni successivi, dalla Gran
Bretagna, Francia e Cina.

Il 28 novembre 1945, ossia pochi mesi dopo
l'impiego delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, il matematico e filosofo Bertrand
Russell pronunciò un discorso alla Camera dei Lord a Londra in cui fece una previsione
del tremendo potere distruttivo della bomba H e della conseguente minaccia per la
civilizzazione dell'uomo e suggerì che si tenesse un convegno fra scienziati dei paesi dell'ovest
e scienziati sovietici con lo scopo di aprire una cooperazione generale fra le due parti
e giungere a stabilire un sistema di controllo internazionale. Quando nel 1954, la minaccia
delle armi nucleari divenne grande quanto
egli aveva previsto, Russell decise che era ormai venuto il momento di passare all'azione.
Il 23 dicembre 1954 parlò alla radio inglese
su «Il Pericolo per l'Uomo» dando una molto vivida descrizione della situazione
determinata dal recente sviluppo delle armi nucleari e delle conseguenze catastrofiche di una
prossima guerra. Subito dopo preparò il testo di un «Manifesto» destinato alla firma di
scienziati di diversi paesi e che rappresentassero
diverse opinioni politiche. Uno dei primi con cui Russell prese contatto fu Albert Einstein
che lo firmò due giorni prima di morire. Il Manifesto, diventato noto come «Manifesto
Russell-Einstein», con le firme di 11 scienziati, la maggior parte dei quali premi
Nobel, fu letto da Russell ad una conferenza stampa tenuta a Londra il 9 luglio 1955 e fu riportato
da tutta la stampa internazionale. Esso comincia con le parole:
«Nella tragica situazione di fronte a cui si trova l'umanità, noi
riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in una conferenza per valutare i pericoli derivanti
dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello
spirito della bozza che segue. Noi parliamo in questa occasione non come membri di
questa o di quella nazione, continente o credo religioso, ma come esseri umani,
membri della specie Uomo, la cui sopravvivenza è resa incerta. Il mondo è pieno di conflitti e questi
sono posti in ombra dalla lotta titanica fra comunismo e anticomunismo.
Chiunque sia politicamente cosciente ha una ferma convinzione su uno o più di questi
temi, ma noi vorremmo che voi, se lo potete, metteste da parte questi sentimenti e vi
consideraste solo come membri della specie biologica che ha avuto una storia straordinaria
e la cui scomparsa nessuno di noi può desiderare...» [7, ndr.].
Il Manifesto si chiudeva con l'invito ad un
convegno internazionale che ebbe effettivamente luogo fra il 7 e il 10 luglio 1957 a
Pugwash, un villaggio della Nuova Scozia in Canada. Nasceva così il Movimento Pugwash
Internazionale. Da allora esso ha tenuto oltre
un centinaio di convegni e simposi internazionali sia su questioni generali che su
problemi specifici relativi al problema del disarmo. La sua azione è stata nettamente positiva
ed ha senza dubbio contribuito a creare il clima necessario per alcuni trattati parziali
ma purtroppo si è rimasti ben lungi da qualsiasi accordo di natura generale e completa
che solo potrebbe far guardare con tranquillità all'avvenire [8, ndr.].
(5) Arms Control, readings from «Scientific American» (1973).
(6) Il GAC era composto da: J.R. Oppenheimer (presidente), O.E. Buckley, J.B.
Conant, L.A. Du Bridge, E. Fermi, I.I. Rabi, H. Rowe, G. Seaborg (assente), C.S.
Smith.
"Professore di paganesimo, filosofo anarchico e nichilista morale": così lo dipinse
The Tablet. E un consigliere del College non fu da meno: "cane e vagabondo", da
cacciare dal paese "dopo essere stato impeciato e impiumato". All'inizio di marzo, una
signora di Brooldyn (Jean Kay), la cui figlia frequentava il College, denunciò l'"ateo"
Russell presso lo Stato di New York affinché gli venisse ritirata la nomina - cosa che di fatto
avvenne. La causa era finita nelle mani del giudice McGeehan, un democratico che "si
era già distinto per aver cercato di far rimuovere un ritratto di Martin Lutero da
una raccolta illustrante la storia della Legislazione". Ed ecco la motivazione della
sentenza: "Quando si pensa a tutte le tasse che i contribuenti pagano, ogni anno, per far
osservare le disposizioni della legge, si comprende quanto siano contrarie al comune
benessere tutte quelle spese che non fanno che incoraggiare le trasgressioni al codice
penale. Anche presumendo che il signor Russell possa insegnare per due anni al City
College, senza divulgare quelle dottrine che egli ritiene necessario diffondere con
frequenti scritti, la sua nomina viola un canone assolutamente ovvio della pedagogia, cioè
che la personalità dell'insegnante influisce sulla formazione spirituale dello studente
più di molti sillogismi. Ciascuno di noi è portato a imitare la persona che ammira e
apprezza; Bertrand Russell è considerato una persona non comune, e perciò è più
pericoloso. La filosofìa del signor Russell [è ...] in aperto contrasto con lo
Stato di New York".
Commenta in modo eccellente Giorello: "Sir Bertrand non si era reso
conto di quanto la sua filosofia potesse suonare irrispettosa dei valori comuni
di una società democratica. O forse aveva capito, anche troppo, che valori
comuni generano donne ed uomini comuni".
[8, ndr.] Amaldi, in questo scritto,
per la modestia che lo ha sempre contraddistinto, non fa cenno alla cosa ma va
ricordato che egli, per il prestigio internazionale di cui godeva, fu coinvolto
fin dall'inizio nell'iniziativa e solo per una serie di altri impegni che già
aveva, non poté recarsi alla riunione di Pugwash. Ma nel 1958, alla successiva
riunione che si tenne in Europa, non solo partecipò ma fu anche chiamato a far
parte del Comitato direttivo del Movimento alla sua costituzione. Egli ne fu
membro attivo fino al 1973 quando cominciò a rinunciare a gran parte degli
impegni che lo allontanavano dalla sua casa, poiché, ogni volta che poteva
preferiva stare in compagnia di sua moglie, l'adorata Ginestra, costretta su una
sedia a rotelle da una invalidità che la aveva colpita. Ma anche a distanza
seguì sempre con grande interesse ed impegno l'attività del Pugwash.