COS'È L'ENTROPIA
Roberto Renzetti
II principio di conservazione dell'energia (o 1° principio della
termodinamica) fu per la prima volta enunciato in forma completa e chiara dal
fisico tedesco Helmholtz nel 1847.
Se solo si pensa che ci troviamo a ben 150 anni dalla formulazione
della meccanica di Newton, ci si rende conto della grande difficoltà che il
problema comportava. Alla meccanica newtoniana erano estranei i concetti di
lavoro ed energia, concetti che invece diventeranno
"tecnologicamente" molto importanti in connessione con la
seconda rivoluzione industriale. L'introduzione nei processi produttivi di una
grande quantità di ritrovati tecnici poneva interrogativi sempre più
pressanti: si trattava di sottoporre a trattamento teorico i problemi che si
ponevano, si trattava di capire per ottimizzare i rendimenti delle varie
macchine. Non ci si poteva più accontentare di quanto sostenuto da Newton:
ogni perdita di "movimento"
che si ha nell'Universo viene reintegrata da Dio.
Sulla strada aperta dagli studi di suo padre (Lazare) sulle macchine
idrauliche, Sadi Carnot, già nel 1824, aveva capito e dimostrato che una
macchina termica, anche se funzionante in modo ideale, ha sempre un rendimento
inferiore al 100% (per il funzionamento di una tale macchina, parte del calore
deve necessariamente e letteralmente essere scaricato nell'ambiente esterno).
Alla base della non esatta comprensione del principio di conservazione
dell'energia c'era proprio questo tipo di complicazione sorta in connessione
agli studi sulle macchine a vapore. Questa difficoltà derivava dal fatto che
vi è un qualche cosa di asimmetrico nella trasformazione dell'energia: mentre
tutta l'energia meccanica può trasformarsi in calore senza alcun residuo,
l'opposto non si verifica mai; così quando si fornisce del calore ad una
macchina a vapore, solo una parte di questa energia può essere impiegata per
far girare l'albero ed un residuo inevitabile deve essere scaricato sotto
forma di calore perduto nel condensatore della macchina.
Vi era poi un altro problema: occorreva capire che il calore è
movimento. La cosa era già stata intuita da Galileo ma soltanto con Rumford
(1800) si cominciò a lavorare
su questa ipotesi.
L'enunciazione del primo principio non aiutava comunque a capire
l'asimmetria
cui abbiamo accennato. A questa asimmetria, con opportuna
sistemazione,
si è dato il nome di secondo principio della termodinamica. Il primo
enunciato di questo secondo
principio è dei primi anni della
seconda metà dell'Ottocento ed è dovuto a Clausius:
"È impossibile realizzare
una trasformazione
il cui unico
risultato sia quello di far passare del calore da un corpo più freddo
ad uno più caldo"
A
questo enunciato ne sono seguiti
vari altri, tutti equivalenti tra loro e tutti in completo accordo con quanto
già trovato da Carnot.
Il
fatto che il secondo principio ci dica che il calore passa dai corpi caldi a
quelli freddi o che una macchina termica non funziona se non dispone di due
sorgenti a diverse temperature, non ci aiuta a capire l'origine
dell'asimmetria: semplicemente si prende atto di un dato dell’esperienza.
Fu ancora Clausius (con vari contributi di Maxwell, Boltzmann, Kelvin,
...) che ricorrendo alla teoria cinetico molecolare e cioè al punto di vista
microscopico riuscì ad aprire la strada ad una più completa comprensione del
2° principio. Nelle trasformazioni del calore in altre forme di energia egli
ebbe cura di distinguere tra la frazione di calore che può apparire sotto
forma di energia meccanica e quella che deve essere scartata come calore
perso. La frazione di calore che si trasforma in energia meccanica la chiamò energia
libera, mentre chiamò entropia la frazione di calore che non si
trasforma e che
pertanto
risulta persa (rimanendo nel sistema a temperatura più bassa).
Capire cos'è entropia è capire il 2° principio (e non solo, come
vedremo). Per far ciò occorre rifarsi al punto di vista
microscopico andando a vedere cosa succede ai singoli atomi che
costituiscono un dato sistema termodinamico quando si effettua una
trasformazione di lavoro in calore e viceversa.
Consideriamo due esempi: l'energia meccanica di un proiettile che,
andando
quest’ultimo ad urtare su di una lastra d'acciaio, diventa calore e
l’energia meccanica delle ruote di un treno che, quando vengono
frenate, si riscaldano. Seguiamo con le figure 1 e 2 (fortemente esagerate) il
comportamento
degli atomi dei due sistemi prima che essi vadano ad urtare
o
frenare (quando hanno solo energia meccanica) e subito dopo l’urto o
frenata
(quando hanno solo energia termica). Risulta evidente che, fintantoché c’è
energia di movimento, tutti gli atomi seguono ordinatamente quel
movimento; quando il movimento cessa e si trasforma in calore, tutti gli atomi
si muovono disordinatamente in tutte le direzioni (si noti che il
fenomeno interessa anche la lastra d'acciaio e la rotaia e, più in generale,
ogni volta che si produce un dato fenomeno naturale esso e' sempre
accompagnato dal riscaldamento di tutti gli oggetti interessati al fenomeno).
Se
ora pensassimo di scaldare e il proiettile schiacciato


Figura1
Figura 2
e
la ruota frenata, cosa vi aspettereste ? A questo punto non è più
possibile pensare
che
il proiettile si rimetta in marcia all'indietro e neanche che la ruota
si rimetta a camminare. Qual è l'effetto del riscaldamento, allora,
degli
oggetti di figura 1 e 2 ? Riscaldare significa fornire energia cinetica
(movimento) ai singoli atomi e pertanto questi ultimi si muoveranno con
maggiore velocità in tutte le direzioni e, se possibile, più
disordinatamente.
Facciamo un esempio macroscopico per capire meglio questo aspetto.
Supponiamo di
avere una tazza con dentro un mucchietto di zucchero a destra ed un mucchietto
di cacao a sinistra. Prendiamo un
cucchiaino e giriamo cinquanta volte in verso orario dentro la tazza (avendo
cura di
muovere
il cucchiaino piano piano e sempre radente al bordo della tazza). Che cosa
abbiamo
ottenuto ? Un miscuglio omogeneo di zucchero e cacao.

Figura
3
Prendiamo ora questo miscuglio ed operiamo su di esso in modo
esattamente
inverso: giriamo il cucchiaino cinquanta volte in verso antiorario
dentro la tazza (avendo cura di muoverlo piano piano e sempre
radente
al bordo della tazza). Che cosa abbiamo ottenuto ? Se qualcuno
si aspettava un mucchietto di zucchero a destra ed uno di cacao
a sinistra si sbaglia: quello che abbiamo è, se possibile, un miscuglio
ancora più omogeneo.
Quanto stiamo dicendo può essere semplicemente spiegato ricorrendo ai
concetti di reversibilità ed irreversibilità.
Le trasformazioni che abbiamo preso in considerazione sono tipiche
trasformazioni irreversibili ed i tentativi che noi facevamo per ricostruire
la situazione precedente partivano dal presupposto, che esse,
invece, fossero reversibili. Una trasformazione è reversibile quando
essa
si svolge in modo tale che, alla fine del processo, sia il sistema
sia
tutto ciò che ha avuto relazione con esso durante la trasformazione possono
essere riportati alle condizioni iniziali, senza modificare
nulla in tutto il resto dell'universo (una trasformazione è reversibile
solo quando avviene lentissimamente e non è accompagnata da effetti
dissipativi, quali attriti e cose del genere). Ci vuol poco a
convincersi che in natura non esistono trasformazioni reversibili e cioè che
la
natura, ci offre solo trasformazioni irreversibili. Si può certamente
lavorare in modo da avvicinarci sempre di più alla reversibilità, ma nella
convinzione che una trasformazione reversibile non esiste.
Solo quella parte della fisica che va sotto il nome di
"Meccanica" offre
una quantità di situazioni reversibili, ma tutte frutto di notevoli
astrazioni: 'supponiamo che non vi sia attrito'; 'supponiamo
di avere una
massa, puntiforme'; 'supponiamo di avere una molla senza peso';
'un filo
inestensibile'; 'un urto perfettamente elastico'; ... Proprio
per questo
la meccanica offre una
singolarità di grande importanza
proprio in relazione alle considerazioni che stiamo facendo; le sue equazioni
sono simmetriche rispetto al tempo. In esse si può sostituire, in luogo di t,
il
valore -t e tutto funziona regolarmente alla rovescia. Tutto è cioè
reversibile. Infatti, per la determinazione dello stato di moto di un corpo
rigido, la meccanica richiede solo che siano dati la sua posizione e la
velocità del suo baricentro. Pertanto, da un punto di vista
meccanico,
avere 1'universo è avere un numero enorme di atomi con le loro
posizioni e velocità. Elaborando matematicamente l'insiene di queste
variabili
si potrebbe, teoricamente
conoscere dove evolve (e cioè qual è il futuro del1'universo e, cosa
clamorosa, dal fatto che le equazioni della
meccanica sono simmetriche rispetto al tempo, si potrebbe ricostruire
tutto il passato dell'universo (e non solo materiale) fino alle origini.
In fondo si tratterebbe solo di studiare una quantità di urti (!). E
proprio queste considerazioni fece Laplace agli inizi dell' 800 (quando
la termodinamica ancora non esisteva). Egli infatti sostenne, nel suo
"Saggio filosofico sulla probabilità" (1814):
"Dobbiamo
dunque considerare lo stato presente dell'universo come l'effetto del suo
stato anteriore e come la causa del suo stato futuro. Un'Intelligenza che, per
un
dato istante, conoscesse tutte le forze da cui è animata la natura e la
situazione rispettiva degli esseri che la compongono ... abbraccerebbe
nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo e
dell'atomo più leggero; nulla sarebbe incerto per essa e l'avvenire,
come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi ".
Ma
poiché questa
Intelligenza non c'è, conclude Laplace, occorre far ricorso alla
"probabilità" che ci permette di descrivere in modo più semplice
il comportamento di una moltitudine di oggetti.
Tornando alla reversibilità (prima di vedere come anche noi dovremo
far ricorso alla probabilità) certamente avrete visto più volte
dei filmati proiettati a marcia indietro. Il film che illustra un
fenomeno
meccanico lo si può vedere in un verso od in senso inverso senza
accorgersene o, comunque, senza che la cosa ci risulti strana o ridicola. In
altri fenomeni, invece, e sono praticamente la totalità, vedere
proiettato un filmato alla rovescia certamente ci lascerebbe interdetti o, quantomeno,
ci farebbe ridere.
Se pensiamo all'urto di due palle da biliardo (o all'oscillazione
di un pendolo) e quindi immaginiamo il fenomeno avvenire alla rovescia,
tutto torna e la cosa ci funziona.
Pensiamo invece ad una bottiglia che cade da un tavolo. Essa va
giù e, toccando il suolo si rompe in molti pezzi. Proviamo a vedere la
scena alla rovescia. Niente da fare, non riusciamo a pensare a tanti
pezzi di vetro che si rimettono insieme rifacendo una bottiglia (!); e che
quindi la bottiglia ricostruita parta dal suolo, con grande slancio, per
andarsi
a posare delicatamente sul tavolo.
Mentre nel primo caso, ad un'osservazione superficiale o parziale, non
è possibile stabilire un ordine tra gli avvenimenti, nel secondo caso c'è un
ordine ben preciso: gli eventi si svolgono in un ordine
determinato. E questo
è valido per tutti i fenomeni naturali (se si pensa
bene anche per le palle da biliardo o per un pendolo c'è un ordine
di tempo: se guardiamo con attenzione tutto il film possiamo
osservare
che le palle prima hanno grandi velocità e poi sempre
più piccole, finché tutto si ferma).
E' interessante
scoprire che le cose, in natura, vanno come il
tempo: tutte in un verso.
Ma è possibile scoprire qual è questo verso ?
Supponiamo di avere due pentole d'acqua a temperature differenti.
Mescoliamo
l'acqua. La situazione finale è che il miscuglio d'acqua,
spontaneamente,
si porta ad una temperatura intermedia tra le due iniziali.
Supponiamo di avere un recipiente diviso in due settori, messi in
comunicazione da un piccolo foro fornito di tappo. All'inizio del processo
uno
dei due settori sia pieno d'aria e nell'altro sia stato fatto il vuoto.
Se
togliamo il tappo l'aria spontaneamente diffonderà nel settore vuoto
di
modo che, alla fine del processo, essa sarà ugualmente distribuita nei
due
settori.
Supponiamo di avere un corpo caldo ed un corpo freddo. Mettendoli
in
contatto, per il sistema formato dai due corpi, troveremo una temperatura
intermedia: spontaneamente del calore si è trasferito dal corpo a
temperatura
più alta a quello a temperatura più bassa.
A ben guardare, soprattutto quest'ultimo esempio, ci fa intendere
che
stiamo parlando del 2° principio della termodinamica.
C'è dunque una direziono verso cui gli avvenimenti tendono e,
forse,
proprio l'interpretazione microscopica del 2° principio può aiutarci
a capire qual è questa direzione.
Un qualsiasi stato di un sistema è sempre caratterizzato dalla
sua
energia interna: i suoi atomi sono in moto a determinate velocità dipendenti
solo dalla temperatura cui il sistema si trova. Abbiamo visto che i processi
naturali comportano. alla fine, un riscaldamento di
tutti
gli oggetti appartenenti al sistema che subisce la trasformazione.
Abbiamo
anche detto che una situazione in cui si sviluppa calore comporta un disordine
maggiore nel moto delle molecole. E poiché, in tutte le
trasformazioni
che avvengono in natura, in un modo o nell'altro, si sviluppa
del calore, si può dire che: in tutte le trasformazioni naturali
aumenta
il disordine nel moto delle molecole del sistema che subisce la
trasformazione.
Per capire meglio occorre dare un significato più preciso alla
parola
disordine. Nella figura 4 è riportato un contenitore diviso in
due
parti da un setto mobile. In ciascuna parte in cui è diviso il
recipiente
vi sono molecole di un gas diverso. Se togliamo il setto divisorio
le molecole si saranno spontaneamente mescolate come in figura 5.
Si
può certamente dire che la configurazione di figura 4 è più ordinata di
quella di figura 5.

Figura
4
Figura 5
D'altra parte, se pensiamo agli esempi fatti più su, anche il
mescolare acqua calda e fredda comporta il passaggio da una situazione ordinata
(acqua calda da una parte ed acqua fredda dall'altra)
ad una disordinata
(acqua mescolata); anche il mettere in comunicazione un contenitore pieno di
gas con uno vuoto comporta il passaggio da una situazione ordinata ad una
disordinata; anche la messa in
contatto di un corpo caldo con
uno
freddo comporta la stessa cosa. A disordine si può dare il significato
di stato più probabile.
Prima spieghiamo questa affermazione affidandoci al senso comune,
passeremo
poi a qualche definizione più precisa.
In
casa vostra, nella camera dei bambini, dov'è più probabile
trovare
una penna, un giocattolo, una spilla. Se rispondete
"al loro
posto"
vuol dire che non avete bambini. Lo stato più probabile è certamente il più
disordinato. Ma non serve andare nella camera dei bambini, basta pensare ad
una cucina o ad una qualunque stanza. Qualunque persona lavori in casa sa che
il problema non sta nel mettere in disordine
(fatto
spontaneo), ma nel mettere in ordine (tant'e* vero che, a volte,
si
paga qualcuno per farlo).
Se prendete un mazzo di carte sistemato in un qualche cassetto di
casa
vostra (supposto che la casa sia ordinata !) qual è la probabilità di
trovare tutte le 'coppe' con le 'coppe', le 'denari' con
le 'denari',
ecc.,
e di averle in fila (1,2,3,...) ? Credo si possa rispondere che
ciò
è quasi impossibile: le carte 'preferiscono' sistemarsi nel modo
più
disordinato che è il più probabile. Ma - e qui arriviamo al nocciolo
del problema - perché è più probabile che siano mescolate ?
Perché
il mescolamento lo si può ottenere in un numero enorme di modi
(prima
il 7 di bastoni, poi il 3 di spade, quindi il 5 di denari, ...;
oppure:
prima il 2 di coppe, poi il 9 di spade, quindi l'asso di bastoni,
...; oppure: ...; oppure: ...; ...), mentre l'ordine lo si può ottenere in un
solo modo (1,2,3,... di coppe; 1,2,3,... di denari; 1,2,
3,... di spade; 1,2,3,... di bastoni).
Per questo, lanciando una coppia di dadi, è più probabile che
venga
il 7; questo numero può essere ottenuto con un numero di combinazioni
(l+6; 2+5; 3+4; 4+3; 5+2; 6+l) maggiore (6) di quello occorrente per
qualunque
altro numero (ed in particolare ottenere il 2 è tanto difficile
quanto ottenere il 12; ambedue i numeri possono essere ottenuti in
un
solo modo). Sempre per lo stesso motivo, giocando la schedina, è più
probabile
fare l'otto od il nove che non lo zero (e, naturalmente, il 13).
Allo stesso modo per gli atomi che costituiscono un sistema.
Pensiamo ad un miscuglio di due gas in un recipiente; ci
stupiremmo molto se, ad un dato istante, trovassimo tutte le molecole del gas
1 da
una
parte (magari offese) e quelle del gas 2 dall'altra. E se invece
disponessimo
di un solo gas in un recipiente diviso da un forellino in
due
zone A e B, ci parrebbe strano che questo gas si andasse a sistema
re
tutto in una zona (ad esempio la A). Si possono dare dei numeri relativi a quest'ultimo
esempio.

Nella
tabella è riportato: nella prima colonna, il numero di molecole
costituenti il gas; nella seconda colonna, la probabilità dello stato
con tutte le molecole in A, nella terza colonna, la probabilità che le
molecole siano distribuite uniformemente in A e B.
Come si
vede, al crescere delle molecole costituenti il nostro sistema,
cresce
enormemente la probabilità di distribuzione uniforme (mentre
quella
non uniforme rimane costante). Se si pensa che le molecole costituenti un gas
non sono 100, ma dell'ordine di 1023 (numero di Avogadro),
ci
si può, almeno lontanamente, rendere conto di quale numero, in questo
caso,
dovrebbe comparire nella terza colonna.
Pensiamo ora ad un altro esempio che ci fa intendere alcune delle
cose
dette a proposito delle figure 1 e 2.
Supponiamo che, ad un dato istante, gli atomi che costituiscono
un
sasso 'decidessero', tutti, di dirigere le loro velocità in un verso
determinato. Il fatto che tutti gli atomi dirigano le loro velocità
in un solo
verso comporta che la somma di queste singole velocità atomiche è un'unica
velocità del sasso nello stesso verso di quello degli
atomi.
Se questo accadesse noi potremmo tranquillamente passare i pomeriggi,
seduti su una panchina del parco a vedere saltellare i sassi. No, le
cose
non vanno cosi. Per orientare tutte le velocità degli atomi in un
unico
verso ci vuole un intervento esterno, ci vuole del lavoro fatto
dall'esterno
(si pensi che in un solo pezzettino di sasso vi sono 1023
atomi !!).
Su queste esemplificazioni si potrebbe proseguire all'infinito,
ma ora ci fermiamo per ricapitolare un poco e, soprattutto, per cercare
di
rispondere a quella domanda, lasciata in sospeso, sulla 'direzione
dei
processi naturali'.
Abbiamo visto che: in natura si tende allo stato più probabile
(quello
che si può ottenere microscopicamente nel maggior numero di
modi);
lo stato più probabile è quello più disordinato. Se mettiamo
insieme
questi due risultati con gli altri che avevamo trovato, e secondo
i quali in tutti i processi naturali parte dell'energia in gioco si
trasforma
in calore (2° principio della termodinamica) scopriamo che: in
qualunque forma si abbia dell'energia, essa, in natura, tende a trasformarsi
in calore poiché questa è una situazione cui compete maggiore disordine ed
è quindi più probabile (quando dell'energia passa da
altre
forme a quella termica si usa dire che essa si è degradata).
Quanto
detto ci fa comprendere il perché l'irreversibilità presiede
i
processi naturali: una trasformazione di un sistema comporta sempre
un
grado maggiore di disordine degli atomi che lo costituiscono; la trasformazione
inversa prevedrebbe il passaggio da uno stato disordinato ad uno più ordinato
che, come sappiamo, è molto improbabile.
Il calore è quindi energia disordinata, mentre le altre
forme di
energia
sono energie ordinate. In natura sono favoriti i passaggi
più probabili
quelli, cioè, da energie ordinate ad energie disordinate. Per
questo
tutto tende ad "andare in calore" ed è estremamente
improbabile
che del calore vada spontaneamente in energia meccanica.
Se cosi fosse sarebbe allora possibile che le molecole del mare
si
organizzassero in modo da trasformare la loro energia cinetica disordinata
nell'energia meccanica ordinata che permetterebbe a tutte le navi
di
marciare gratis all'infinito (si osservi che l'energia che si può prelevare
da1 mare è proprio quella delle situazioni più ordinate possibili:
correnti,
maree, differenze di temperatura tra strati superficiali e profondi, ...).
Possiamo a questo punto trarre una prima conclusione: entropia è
sinonimo
di disordine (questo modo di vedere il problema fu introdotto da
Helmholtz
nel 1882). In natura hanno luogo i processi più probabili,
quelli
in cui si sviluppa calore, quelli in cui il disordine aumenta,
quelli
in cui l'entropia aumenta. In questo modo di vedere, i sistemi
ordinati
sono quelli a bassa entropia, mentre quelli disordinati sono
quelli
ad alta entropia: in natura si preferiscono le trasformazioni da
bassa
ad alta entropia, tutte quelle in cui l'entropia dello stato finale
è maggiore di quella dello stato iniziale, tutte quelle in cui l'entropia
aumenta. E proprio quest'ultimo è un altro modo di enunciare il 2°
principio della termodinamica: in un sistema isolato possono aver
luogo
solo quei processi in cui l'entropia aumenta e
poiché quelli sono
i soli processi possibili, facendo un bilancio tra tutti i possibili
processi
che avvengono nell'universo, si può anche dire che l'entropia
dell'universo
aumenta.
Che implicazioni ha quest'ultima affermazione ?
Dire
che l'entropia dell'universo aumenta significa dire che il disordine
dell'universo aumenta e, quindi, che tutti i processi che avvengono tendono a
produrre calore il quale va, poco a poco, ad accumularsi
in
quell'immenso serbatoio che è l'universo. Quindi l'energia utilizzata
e prodotta in qualunque parte di questo universo scarica in esso
una
parte di calore.
In questo universo l'energia non è distribuita in modo uniforme ma con
dislivelli. Col passare dei secoli i dislivelli vanno appiattendosi di modo
che via via diventa sempre più difficile produrre lavoro. Il principio di
conservazione dell'energia (il 1° principio) ne
esce
salvo: poiché il calore è energia, il bilancio è tale che l'energia
dell'universo si conserva. Ma, e qui sta il punto, il calore che via via va
producendosi è a bassa temperatura, è
energia disordinata che
tende
ad una stessa bassa temperatura (non si intenda con questo
necessariamente temperature centigrade negative!). Quando fossimo giunti
alla situazione
in cui tutto l'universo fosse pieno di questa energia, ma tutta
alla
stessa temperatura, non potremmo più fare lavoro. Sono infatti
le
differenze di energia, di quota, di temperatura, di ..., che ci permettono di
ottenere lavoro. Quando la temperatura, anche se elevatissima,
fosse
tutte, livellata non ci sarebbe neanche più modo di misurarla:
il
mercurio
del termometro si rifiuterebbe di fare lavoro spostandosi dalla
posizione
in cui si trova in una più in alto o più in basso e quindi
neanche più quel lavoro si potrebbe ottenere. Si tratta della "morte
calda"
dell'universo e, a meno di nuove scoperte sul comportamento di
quest'ultimo,
a tutt'oggi ci avviamo verso quella morte (non vi preoccupate ci vogliono
ancora miliardi di anni e, nel frattempo, il Sole si
sarà
spento o, più semplicemente, una banale guerra atomica avrà cancellato
questo insignificante punto nello spazio chiamato Terra).
E' proprio cosi, è un dato comune della nostra esperienza quotidiana.
Mentre vediamo scorrere i fiumi verso il mare, mai abbiamo notato un ruscello
che sale verso la montagna (senza che si faccia un lavoro dall'esterno);
mentre vediamo i sassi rotolare giù da un pendio, mai abbiamo visto quanto
illustrato in figura 6; mentre vediamo auto che

Figura
6
nell'urto
si sfasciano, mai abbiamo visto auto malandate che, nell'urto,
si
rimettono a posto; mentre vediamo una bottiglia cadere e rompersi in mille
pezzi, mai abbiamo visto mille pezzi mettersi insieme, formare una
bottiglia e andarsi a sistemare
su una mensola; mentre sappiamo che le
bombe distruggono, mai abbiamo visto quanto illustrato in figura 7.
E
questo perché in natura si tende a situazioni che rendono
minima l'energia

Figura 7
annullandone
le differenze (altrimenti non si comprenderebbe perché un
sasso cade sempre, un fiume scende sempre, un fuoco scalda sempre,
del
calore si produce sempre,...).
Ma, attenzione, la termodinamica è anche rispettosa degli stati
d'animo:
non scoraggia l'ottimismo. Infatti le leggi della termodinamica
sono probabilistiche ed ognuna delle cose che prima abbiamo negato
recisamente,
in realtà la termodinamica non le esclude. Essa dice solo
che certi fatti sono estremamente improbabili. Cosi se passando il
tempo
su quella panchina vedeste, un giorno, saltare un sasso, non preoccupatevi,
è previsto! La termodinamica statistica ci permette anche
di
fare il conto della frequenza con cui può verificarsi un tale evento:
uno
ogni 1026 anni (!), basta un poco di pazienza ....
Il concetto di entropia, soprattutto con la sua spiegazione
microscopica, è certamente importante; ma lo è di più se si vanno a
cogliere
alcuni suoi sottili significati.
Pensiamo al tempo: noi pensavamo che fosse l'unica grandezza che
avesse
un verso determinato ed ora scopriamo che questo verso è, nel
tempo,
di tutti i fenomeni naturali. E cosi, quando si parla di prima
e
dopo (fatto che ci definisce il passare del tempo) si può, allo stesso
modo ed univocamente, parlare di bottiglia sana - bottiglia rotta.
Ma diciamo di più. Quando
parliamo, per comunicare con qualcuno,
ccrchiamo
di farci capire (si pensi al problema che avevo di fronte nel
momento
in cui iniziavo a scrivere questo articolo) e 'farci capire' significa organizzare le parole, i gesti, i toni, l'espressione nel modo più
ordinato possibile.
Più avremo realizzato una situazione ordinata, più
saremo
stati in grado di farci capire. E' facile allora comprendere come
informazione
ed entropia siano strettamente correlate: più informazione
c'è
nel mio messaggio, minore è la sua entropia (in questo senso, se
avete
capito quanto ho fin qui scritto, vuol dire che l'entropia di questo lavoro è
bassa, vuol dire che è stato necessario fare una grande
quantità
di lavoro dall'esterno il quale ha comportato all'esterno, e
cioè
nella famiglia, nella stanza dove lavoro, nel mio lavoro, un tale
aumento
di entropia, e quindi di disordine, che il bilancio tra l'eventuale
bassa entropia di questo lavoro e l'entropia che ho creato per farlo
è, per il 2° principio, a favore dell'aumento dell'entropia dell'universo).
Si potrebbe forse capire in questo modo quanto i messaggi di
certi
organi di informazione e di certi politici siano
ad
alta entropia.
Ma non era solo per raccontare queste piccole cose che ho messo
in
relazione entropia ed informazione. Nella realtà questa correlazione
è estremamente importante per comprendere la qualità, ad esempio, delle
varie forme di energia nell'ipotesi che più bassa è 1'entropia di
una
fonte energetica,
maggiore è
il contenuto di
informazione che essa
porta con sé (più essa è pregiata).
Possiamo certamente dire che tra le varie forme di energia quella
elettrica è la più pregiata mentre quella termica è la meno
pregiata.
Ma
nell'ambito della stessa energia termica vi sono vari gradi di pregio,
di
qualità. Ad esempio, l'energia termica a più alta temperatura è molto più
pregiata di quella a bassa temperatura proprio perché, a parità di calore
scambiato, più alta è la temperatura più bassa è l'entropia. E
quest'ultima cosa la si può vedere facilmente dalla definizione macroscopica
di entropia:
S = ENTROPIA = CALORE / TEMPERATURA
= Q / T
In
questa formula c'è scritto che l'entropia (S) è una quantità di calore (Q)
ad una data temperatura (T). Più è grande la quantità di calore (a parità
di temperatura), più è grande l'entropia; ma (a parità
di quantità di calore) l'entropia diminuisce sempre di più quanto più
aumenta
la temperatura. E ciò vuol dire che il trasferimento di una data quantità di calore comporta meno entropia se avviene a temperatura
più alta. Possiamo allora capire perché si hanno rendimenti maggiori
quando le differenze di temperatura tra le due sorgenti (Carnot) sono
maggiori; all'aumentare della temperatura della sorgente calda,
diminuisce l'entropia associata a quel processo.
In definitiva l'entropia ed il suo aumento rappresentano un fattore di
merito delle trasformazioni termodinamiche e possono raccontarci la storia dell'energia
che si sta trasformando. L'energia tende ad
'invecchiare' e questo
invecchiamento dipende dall'abbassamento di temperatura e dalla conseguente comparsa
di calore: più la temperatura, a cui avviene lo scambio di calore, è bassa,
più l'energia è invecchiata e più grande è l'entropia.
Abbiamo detto che la tendenza generale della natura è verso un
aumento
dell'entropia dell'universo. Abbiamo anche detto che questo enunciato
ha un carattere probabilistico. Accordiamo meglio le due cose anche per
capirne altre che sembrerebbero sfuggire al principio di aumento
di
entropia e cioè di disordine (in pratica si tratta di capire il senso
di quel "in un sistema
isolato" che abbiamo letto nell'enunciato
dell'aumento
dell'entropia).
Pensiamo a quanto avviene nella fecondazione. Degli spermatozoi
molto
'sparpagliati' interagiscono con degli ovuli. Uno di questi spermatozoi
si fa catturare da un ovulo. Comincia la moltiplicazione delle
cellule.
E poiché possiamo parlare di "uomo",
sappiamo che queste
cellule
si moltiplicano in modo ordinato tanto da riprodurre un qualcosa
che
riconosciamo come "uomo".
Si può anzi dire che una delle forme
più
alte di ordine che noi conosciamo è proprio la vita (le stesse cose si
possono dire per una pianta). Ora, va osservato, che la nascita di
una
vita rappresenta la costruzione di un qualcosa di più ordinato rispetto
al qualcosa che la precede, fatto che sembra violare il principio
di
aumento dell'entropia.
La situazione può essere spiegata pensando al funzionamento di
un
frigorifero. Questa macchina ha la proprietà di raffreddare: le molecole
degli oggetti che vi sono contenuti diminuiscono le loro velocità poiché
diminuisce la temperatura; si passa quindi a situazioni più ordinate. Certo,
se si prendesse in considerazione solo la cella frigorifera, avremmo ben
ragione di buttare via il 2° principio. Ma questo
principio,
come l'abbiamo noi enunciato, sottolineava che certi processi
non
avvengono spontaneamente, che cioè bisogna fornire del lavoro dall'esterno
per ottenerli, ed inoltre, in altro luogo, esplicitamente diceva "in
un sistema isolato". Ebbene quanto avviene nel frigorifero
non
avviene spontaneamente proprio perché il sistema non è isolato.
C'è
un motore dietro, alimentato dalla rete elettrica, e questo motore
crea
molta più entropia nella cucina di quanta ne riduca la cella frigorifera:
in modo che, alla fine, il bilancio è sempre favorevole ad
un
aumento di entropia (se non credete al
fatto che l'entropia creata
dal motore è più alta di quella che la cella frigorifera ha ridotto,
vuol
dire che, chiusa la porta e la finestra della cucina e lasciata
aperta
la porta del frigorifero, quest'ultimo vi raffredda la cucina
come
un condizionatore. E quanto questo non sia vero lo sanno tutti quelli
che, avendo lasciata aperta la porta del frigorifero, non solo non
hanno
trovato la cucina più fredda, ma hanno addirittura trovato tutto
il
contenuto del frigorifero 'caldo' - alla temperatura della cucina - e quello
del freezer scongelato).
Allo stesso modo per la vita. Essa rappresenta certamente un'isola di
violazione del 2° principio perché è un fatto di per sé altamente
improbabile, ma è riconducibile al 2° principio proprio in
quanto
la vita non è possibile in un sistema isolato» Nel sistema
uomo
- ambiente, la presenza dell'uomo crea un'entropia molto maggiore
della
riduzione che la sua nascita ha comportato: da uno studio dell'UNESCO
risulta che mantenere in vita e in peso un essere umano sano
comporta,
ogni anno, la degradazione di 500 Kg di cibo e la diffusione
nell'ambiente
circostante di 2 miliardi di Joule di energia sotto forma
termica.
Quanto ora detto apre poi ad un altro interessante capitolo:
quello dell'ecologia. Da tutto ciò che abbiamo cercato di spiegare si
dovrebbe esser capito che, data 1'inevitabilità dell'aumento dell'entropia,
le
operazioni:
di 'disinquinamento' in un dato luogo comportano un inquinamento
in un altro (in quello in cui si produce energia per disinquinare; si pensi ad
esempio alla grancassa dell'idrogeno: è certamente vero che non inquinerebbe
le città ma, nel luogo di sua produzione, creerebbe un gigantesco
inquinamento)
e,
poiché quest'altro luogo si trova sempre sulla Terra, alla lunga non
si
saprà più dove e come disinquinare. La soluzione di questo problema
è
un pio desiderio: non si tratta di 'disinquinare' ma di 'non
inquinare'.
Ma questa è un'altra storia.
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