ALICI NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE NUCLEARI
Roberto Renzetti
24 maggio 2010
Come ha detto Carlo Bernardini in
un'intervista rilasciata a quel giornale clandestino di nome il Riformista il 18
maggio, faccio parte di quella frangia integralista di contrari alla produzione
di energia per via nucleare (in Italia ed oggi).
Poiché Bernardini è persona che ho sempre
stimato e stimo, pur conoscendo le sue posizioni sul nucleare, e poiché il suo
nome figura insieme a quello di Salvini ed Hack, persone che ho stimato e stimo,
in una lettera che fu indirizzata a Bersani il giorno 11 maggio, sento il
bisogno di ribadire alcune cose che dico da anni ma che qualche integralista
sostenitore dell'energia nucleare non prende mai in considerazione.
Vi è un uso indegno dei termini del dibattito.
Gli antinucleari sarebbero quelli che continuano a ripetere che una centrale
nucleare è pericolosissima. I filonucleari rispondono su questo avendo buon
gioco. Gli antinucleari non pensano alle dipendenze da altri Paesi per
l'approvvigionamento energetico mentre i filonucleari si ed un'altra volta
vincono loro. I filonucleari non fanno riferimento all'Italia quando parlano
della scelta nucleare e affibbiano analoga posizione agli antinucleari cosicché
vincono ancora loro.
E potrei continuare ma mi fermo qui. Dico solo
che questo è un dibattito per i poveri e non certo per chiarire alcuni punti
fondamentali per scegliere con criteri di interesse per il Paese e razionalità
scientifica. E qui sono stupito di firme molto serie a fianco di venditori
ambulanti che spaccano la faccia gli avversari come tal Testa di Chicco.
Con la pazienza di chi ha didascalicamente
spiegato per anni alcuni concetti complessi ricomincio daccapo.
Iniziamo a sgombrare il campo dai favorevoli e
contrari che fanno parte di tifoserie ineliminabili ma occupiamoci dei
contenuti. Leggere ad esempio di un tal Urso, un neofita strillone che non sa
bene di cosa parla, che dice che gli antinucleari sono degli scienziati da bar,
mi fa, più che indignare, sorridere. Eh si, perché lo ricordo il personaggio, a
Pisa nel dicembre 2007, quando io, scienziato da bar, gli feci qualche obiezione
vedendolo arrossire e chiudersi in religioso silenzio.
Primo argomento al quale attendo risposta.
Sono coscienti i firmatari della lettera a Bersani che siamo in Italia nel 2010
?
Nel ricordare cosa ciò vuol dire rispondo alle
obiezioni che vengono fatte da tanti alicetti nel Paese delle meraviglie. Dicono
lor signori che l'energia elettrica costa in Italia il 30 % in più che nel
resto d'Europa. Segue la facile conseguenza che è colpa della mancanza di
energia nucleare che costerebbe meno.
In queste affermazioni vi sono vari falsi
dovuti alla superiorità manifesta di tante menti rispetto a chi fa la scienza
nei bar. Lor signori non scendono nei dettagli che invece riguardano, ad
esempio, me. Il costo dell'energia elettrica è così elevato perché in ogni cosa
che compriamo in Italia le tasse sono tra le più alte di Europa (a fronte dei
salari più bassi). La benzina alla pompa in Italia costa di più che nel resto
d'Europa, volete sostenere che ciò avviene perché non abbiamo centrali nucleari
? Ed il costo dell'ADSL che in Italia è quasi il triplo che la media europea
? Ed il costo del mantenimento di un conto bancario ? Ed il costo delle
assicurazioni auto ? Volete che continui e vi porti ricevute che confrontino i
vari Paesi ? So che non c'è limite alla vergogna, ma sostenere che Unicredit
raddoppia i costi dei conti correnti perché non c'è la centrale di Montalto di
Castro irrita pure un morto.
A proposito di prezzi una aggiuntina per buon
peso. Mi si citi una sola fonte scientifica che dica che il nucleare ha un costo
dell'energia prodotta inferiore a quella prodotta per via di combustibili
fossili. Così, tanto per andare a dormire tranquillo.
Noi utilizziamo energia nucleare importata
soprattutto dalla Francia. Il fatto è che importiamo energia elettrica. Ciò è
dovuto in larga parte alle politiche fallimentari dell'ENEL che si è distinta
per la cattiva gestione in epoca di un tal Testa di Chicco: gestione
privatistica, mancanza di investimenti, nessuna politica tariffaria atta a
scoraggiare i picchi, .... poi un incompetente al vertice che squalifica tutto e
per buon peso la fallimentare privatizzazione voluta da D'Alema della
Chigi Merchant Bank.
La prima cosa che un ente elettrico deve fare è spianare le gobbe da cammello
dei consumi elettrici nell'arco del giorno. Per farlo deve incentivare le
tariffe differenziate in modo da invogliare la gran parte degli utenti ad usare
energia elettrica fuori gobba. Io, dopo averlo tentato per circa 8 anni, sono
riuscito ad avere la tariffa bioraria solo dal 1° gennaio di quest'anno. Ho
chiesto a vari conoscenti e nessuno sa come fare per avere un tale contratto. E'
interessante che i 72 firmatari sappiano che il biorario incide solo su poco più
del 50% della fatturazione. Perché ? Ma per gli infiniti ed eterni oneri che poi
vogliono dire: tasse, soprattasse e contributi (una bufera di cetrioli !). Altra
questione che non sarà sfuggita a coloro che impegnano il loro talento civico in
tali questioni. La nostra rete elettrica è un colabrodo paragonabile solo ai
nostri acquedotti. Perdiamo circa il 50% dell'elettricità lungo le linee di
trasmissione (TERNA, di quel grande imprenditore di cose altrui che è Cattaneo,
amico del cuore di Berlusca). Un intervento sulle linee di trasmissione
per portarle ad una perdita del 30 % (accettabile, ma non il meglio ottenibile) costerebbe un decimo e ci darebbe il doppio del piano nucleare di
colui a cui comprano case da ignavo. Ma poi c'è dell'altro, molto più
interessante, per le anime candide (non tutte, come dirò) dei firmatari.
L'energia nucleare che compriamo dalla Francia è economicissima ma nessuno dica
che lo è perché è nucleare. Lo è perché è nucleare ma in un significato opposto
al previsto ed al propagandato da tante menti che firmano cose di un Testa di
Chicco. La centrale nucleare, sicurissima, ha un problema nel suo funzionamento.
Non si può accendere e spegnere a piacimento. Non si può ridurre la sua potenza
in tempi brevi. E' come un'automobile accelerata con l'acceleratore quasi
bloccato. Ciò vuol dire che, dopo le ore 20 di sera la centrale continua a
funzionare ma ha molto meno utenti e quindi getta via energia, come
un'automobile che cammini senza fare alcun servizio di trasporto di qualcosa. E'
qui che entra in gioco l'acquisto italiano. Noi compriamo materiale di scarto,
energia che sarebbe gettata, a prezzi vantaggiosi minori di quello che sarebbero
i prezzi se quell'energia la dovessimo produrre noi. Insomma, come accade in
economie liberali, si compra a prezzi di mercato ed il costo del nucleare
francese è da saldo! Ma c'è di più perché la stessa Francia compra energia
elettrica da noi in ore di punta, quando c'è la gobba pagandola l'ira di Dio. Ma come non lo sanno i
grandi scienziati che piacciono ad Urso, quelli da salotto, non da bar ? Peccato
perché decontestualizzano tutto e fanno la figura degli scientisti che se ne
strafottono di altre questioni. Sanno almeno che, solo per questo, non contano
mai da nessuna parte ?
Il pericolo di avere centrali nucleari ai
confini sarebbe lo stesso che averle in Italia. Andatelo a raccontare agli
abitanti di Kiev che avrebbero ben gradito la centrale di Chernobyl in
territorio russo. Sarebbero stati colpiti ma molto ma molto meno (oppure risulta
ignota ai firmatari quella sciocchezza dell'area di rischio e della sua
variabilità con la distanza dalla centrale ? Ma poi, vi immaginate un cane che
vi fa la cacchetta sulla porta di casa e voi lo invitate ad entrare e a farla in
cucina, tanto è lo stesso ?
I nostri mostrano di essere anche ferrati in
geopolitica, ci parlano di rifornimenti di combustibili fossili non sicuri per
ragioni che potrebbero discendere da crisi internazionali come, ad esempio,
quella dell'Ukraina. Verissimo ! Caspita ! Chiedo solo che lor signori mi
spieghino (al bar) un paio di cosette: dove abbiamo noi miniere di uranio ?
Supposto che me ne indichiate qualcuna la seconda questione è: chi ci
arricchisce l'uranio ? Non spiegate che, con le filiere scelte, l'uranio
naturale non va bene ma ne occorre uno trattato in modo supertecnologico, tanto
che è segreto militare in mano alle sole potenze atomiche (con lo stesso
procedimento, più spinto, si fabbricano ordigni nucleari). Per capirci si tratta
del procedimento per cui è sotto attacco internazionale l'Iran. Ebbene, in caso di
remoto conflitto o di stesse crisi internazionali che valgono per i combustibili
fossili, chi ci rifornirebbe di uranio trattato ? Ma poi, tanto per non lasciare
le sciocchezze in sospeso, qual è l'evoluzione del prezzo dell'uranio negli
ultimi 10 anni ? E' una curva esponenziale o sbaglio ? Per non entrare nella
sciocchezza del quanto ce n'è nel mondo.
Gli illustri studiosi alla Testa ci spiegano
anche che tutti i Paesi industrializzati utilizzano il nucleare. Non so se Testa
si riferisce a Paesi asiatici o a cos'altro. Sta di fatto che non ci prende,
neppure un poco. Tra i Paesi cui si riferisce vi è il Canada che ha un programma
di due centrali nucleari. Gli USA che hanno un piano di due centrali nucleari.
La Francia che ha un piano di una centrale nucleare. La Gran Bretagna che ha un
piano per una centrale nucleare. Il Giappone che ha in
previsione due o tre centrali nucleari. Ciascuno di questi Paesi immette alcune
centrali per chiuderne molte di più. Ciascuno di questi Paesi è produttore di
centrali nucleari (le fabbricano loro con tecnologia loro). La spinta iniziata
dalla Francia per ravvivare quell'industria obsoleta è stata seguita da Canada
ed USA. Non possono lasciare il mercato alla sola Francia. E come la Francia ha
tentato di mettersi in vetrina con lo sgorbio di Flamaville (la stessa agenzia
francese per la sicurezza l''ha bocciata e fatta chiudere più volte), lo stesso
devono fare gli altri produttori di centrali. Con in più il fatto che Obama ha
detto che
Nascoste nel suolo americano,
nel vento e nel sole, abbiamo le
risorse per cambiare. I nostri scienziati,
imprenditori e lavoratori hanno la capacità di farci andare
avanti. Ricade su di noi la scelta se rischiare i pericoli
della via vecchia, o perseguire l'indipendenza energetica. E
per il bene della nostra sicurezza, dell'economia e del
pianeta
dobbiamo avere il coraggio e l'impegno di cambiare. [...]
Abbiamo necessità di maggiore produzione, maggiore
efficienza, maggiori incentivi, e questo vuol dire
costruire una nuova generazione di sicure, pulite
centrali nucleari in questo paese.
Lo traduco per chi non conosca la lingua. C'è
scritto che vi sono scienziati al lavoro. Che tale lavoro verrà ulteriormente
finanziato. Che servono centrali con caratteristiche tali da rappresentare
una nuova generazione di sicure, pulite centrali nucleari (leggi: la quarta
generazione che ancora non esiste). Confrontiamo
questo con quello che si pensa di fare in Italia. Da anni non si fa ricerca
nucleare (quei pochi che l'hanno fatta sono stati soppiantati dai progetti
francesi) e quindi non abbiamo gente preparata alla sua gestione (senza ottimi
tecnici il nucleare da chi sarebbe gestito ?). Si stanno tagliando i fondi di
ogni ricerca. Acquistiamo a scatola chiusa centrali francesi che non sono la
nuova generazione di cui parla Obama ma una vecchia generazione che ha messo la
dentiera ed ha le stampelle (e che quando arriveranno i prodotti lanciati da
Obama sarà morta e sepolta). Ma davvero ? Ecco che introduco l'altro Paese
occidentale che ha avviato il programma per un reattore, la Finlandia. La
Finlandia è un Paese nordico che risulta molto serio e con economia ed impegni
alla tedesca. Ebbene quella centrale doveva andare in funzione nel 2009. Ora si
spera di poterla fa funzionare nel 2013. Anche per i finlandesi i tempi di
costruzione ed i costi sono raddoppiati. Se spostiamo quelle vicende in
territorio patrio c'è da inorridire e, se li avesse, anche Berlusca si
metterebbe le mani nei capelli. Ogni opera pubblica in Italia costa quattro
volte la media del costo europeo. I tempi hanno stesse cadenze. Se dovessimo
prendere a riferimento i tedeschi di Finlandia, dovremmo moltiplicare per otto
tempi e costi previsti per questo disgraziato Paese. Se poi c'è Berlusca che
garantisce di no e che i piani saranno rispettati io lo credo ma, per sicurezza,
gradirei che firmasse un impegno personale a risanare in solido ogni sforamento
(se lo può permettere con i soldi che ha accumulato a spese nostre). In fondo è giocare sul sicuro, o no ?
Altre sciocchezzuole da tenere in conto. Il
nucleare finlandese è pagato dagli imprenditori e non dallo Stato. Da noi chi lo
paga ? sempre noi pagatori di tasse ? Ed i profitti sono di chi ? Il nucleare americano non trova
finanziatori perché antieconomico, infatti è lo Stato che si è imbarcato. Ma non
trova neanche compagnie di assicurazioni che facciano uno straccio di polizza.
Perché ?
Chi costruisce materialmente le centrali in Italia ? A meno
che non lo faccia Anemone, abbiamo una legge sugli appalti nel nostro Paese che
è stata progettata da Lucifero in persona. Arriva un gigante dell'industria e
vince l'appalto (anche perché, in genere, nessuno osa opporsi). Poi inizia la
subasta ai maggiori offerenti per i subappalti che durano molto tempo
interessando moltissime aziende. A Montalto di Castro, dopo questa sarabanda,
nel 1978 a costruire era il 18° subappaltatore. Da 1 a 18 vi sono appunto 18
posti. Di questi 17 hanno guadagnato fior di quattrini senza fare nulla.
Ad un certo punto il 18° deve fare tutto il lavoro e guadagnarci
pure. Dove credete che escano quei soldi ? Può sorgere qualche dubbio relativo
alla qualità di materiali e delle opere ? Ricordate lo scandalo di qualche mese
fa della più grande azienda italiana del cemento che lavorava amabilmente con la
mafia per realizzare giganteschi extraprofitti giocando sulle percentuali di
cemento ? Gallerie e cavalcavia sono stati fabbricati così per anni ...
aspettiamo solo i crolli. E con il nucleare che accadrà ?
La centrale nucleare, nell'ipotesi che non sia
costruita da imprese infiltrate da mafia (chi lo garantisce, Berlusconi ?), è un
oggetto molto sicuro che ha standard di sicurezza superiori ad ogni altro
impianto produttore di energia. Il fatto è che la centrale è un solo pezzo della
filiera che è composta da moltissimi passi prima e dopo la centrale. Paesi
produttori, estrazione del combustibile, multinazionali che sfruttano le miniere
(le stesse del petrolio), colpi di stato e stragi di povera gente, trasporto
materiale grezzo all'arricchimento, arricchimento, trasporto alle centrali,
funzionamento, estrazione del combustibile utilizzato, stazionamento in piscine
per il raffreddamento, trasporto per il ritrattamento, ritrasporto in centrale,
primo immagazzinaggio delle scorie radioattive con separazione a seconda della
loro attività. In tutto questo ciclo vi sono alcuni pericoli (terrorismo) che
richiedono controlli militari molto stretti. Vi sono poi alcune fasi molto
pericolose con rilascio continuo nelle acque e nell'atmosfera di materiali
radioattivi, fino al problema non risolto (neppure negli USA) dello
stazionamento delle scorie radioattive. Spiace che Bernardini insista sulla
foresta pietrificata in Umbria, e delle cave di argilla lì vicine, perché la cosa non è stata mai considerata da
nessuno (a parte un articolo su Sapere), neppure da Possa, Urso, Angelo Ricci, Forasassi, ... chissà perché ?
Ma poi, nel bacino dentro cui è situata l'Aquila, vi è un giacimento gigante
d'argilla, e molti terremoti che, per combinazione hanno luogo anche in Umbria. In
ogni caso dovrebbe essere noto a tutti che in Italia non esiste un sito
dove depositare le scorie. Coniugando questo con la sismicità del territorio
risulterà molto difficile trovare un buco. Intanto abbiamo già a cielo aperto le
scorie accumulate in anni di funzionamento di centrali nucleari e abbiamo speso
miliardi di euro per mantenere la
Sogin, diretta dal generale Jean, per discutere
dove mettere le scorie senza che si sia addivenuti a nulla. Intanto le centrali
da smantellare sono ancora lì anche se abbiamo già pagato in bolletta elettrica
il loro smantellamento e stoccaggio al sicuro (sic!).
Veniamo ai nemici delle innovazioni
scientifiche, tra cui sarei io che nel bar bevo grappini scaldandomi con la
legna. Il nucleare è vecchio, molto vecchio e lo è senza essere cresciuto, per
difetti congeniti. E' uno dei pochi rami della scienza che è chiuso senza
possibilità alcuna se non di sistemazione di qualche cifra significativa dopo la
virgola. In compenso vi sono rami della scienza che sono ancora apertissimi e da
investigare. Celle fotovoltaiche, efficienza, batterie per accumulo di energia,
sistemi ad energia totale, materiali isolanti, ... Anche il pluricitato Obama si
riferiva a ricerche che riguardassero vento e sole. Da noi il vento è in mano a
Verdini e Cappellacci (con qualche mafioso al seguito), il sole è stato fermato
con progetti costosi che servivano da fiore all'occhiello (l'incentivo era la
vendita di quanto prodotto all'ENEL. Chiedete a chi ha messo pannelli
fotovoltaici la trafila che ha dovuto fare per non ottenere nulla). Informarsi
poi del solare termodinamico che da noi non decolla per mancanza di fondi e
perché i nostri politici sono ignoranti come caprette leghiste del Nord.
In ogni caso dalle parti nostre le cose vanno
sempre così (ed è successo varie volte): si invoca tutto l'alternativo per poi concentrarsi SOLO sul
nucleare. Sono anni che si continua così e, grazie a gestioni ENEL di
incompetenti come Testa di Chicco, siamo sempre alle dipendenze delle
multinazionali del petrolio che in compenso hanno pagato lucrosissime tangenti
(ricordate i pretori d'assalto del 1974 ?) ai politici a cominciare dal
pio e casto Andreotti.
Ancora una osservazione. Con i tempi di costruzione delle centrali, noi
blocchiamo oggi una quantità enorme di denaro e di energia che, se va bene,
inizieremo a rivedere tra 15 anni. L'occupazione sarà solo per mano d'opera
edilizia e di metallurgia. La parte qualificante in termini scientifici viene
dalla Francia. L'Ansaldo che si fa socia è una bufala italiana che vive in
quanto azienda protetta. Sul libero mercato sarebbe morta da anni. Fornisco un
solo riferimento. Quando si tentò la realizzazione, abortita, del Superphenix a
Cleys Malville (Francia), un quarto di secolo fa, un gigantesco contributo al
fallimento dell'impresa lo dette l'Ansaldo che fornì il vessel, il nocciolo che
avrebbe dovuto contenere il nocciolo del reattore, FESSURATO e quindi
inutilizzabile. Danno di molti miliardi di lire di allora, pagati non
dall'Ansaldo ma dall'Enel, cioè da noi.
Vi è poi un ultimo aspetto ma non per la sua importanza. Chiunque ci viene a
parlare di nucleare deve spiegare che: l'energia nucleare serve solo per
produrre elettricità e non risponde, ad esempio, alle esigenze dei
trasporti; che non è realizzabile in tempi rapidi (se parte la folle
impresa, in Italia, con stime reali, non sarà pronta prima di 15 anni con
costi triplicati rispetto ai preventivati) quando invece è possibile da
subito mettere in campo tecnologie alternative note e già diffusamente
operative nel resto d’Europa (quella occidentale) e molto denaro da
impiegare per le centinaia di migliaia di lavoratori che hanno
drammaticamente perso il posto di lavoro. Tutto ciò significa che una
politica energetica che intenda liberarci da tutti i fardelli che ho tentato
di mettere insieme è una politica che vola molto alto e che, molto
probabilmente, non ha ancora alcun interprete tra le menti che si
aggirano nei palazzi del potere e che firmano inopinatamente appelli scritti
da teste di chicco (tralasciando la destra che da sempre aggredisce il
territorio e lavora SOLO per il profitto, vi è una sinistra-centro che ha
perso ogni cultura ambientalista ed è in mano o a cacciottari di Sora
o a persone che non considerano
questo problema, insieme a quello della scuola, come fondamentale).
Non si trattino queste indicazioni come fantasie. Si portino
invece i conti su quanto si potrebbe ottenere con una politica indirizzata
seriamente nel senso dell'utilizzo di ogni possibile alternativa ed allora
si potrà discutere anche di nucleare. Chi scrive è comunque scettico perché
da anni si è accorto che le imprese di risparmio, poiché non portano appalti
e rotazione di molti soldi, sono disattese da chi ha solo quegli altri come
obiettivi. Inoltre, la tollerabilità dei rischi è solo una condizione
necessaria e non sufficiente per l'adozione di una soluzione. Occorre anche
una concreta fattibilità e la capacità di coprire una parte importante dei
fabbisogni di energia. Non è pensabile un uso di una energia qualunque che
non crei alterazioni nell'ambiente. Ad esempio, come è possibile capire il
ruolo del nucleare, di questo nucleare, di quanto nucleare, se non si hanno
studi che affrontino le disponibilità e le esigenze energetiche italiane con
dati quantitativi certi a confronto tra le varie fonti ? Dobbiamo
convincerci che serve il meglio delle nostre capacità scientifiche e
tecniche per mettere insieme i dati di cui abbiamo bisogno. Inoltre la
nostra società industriale ha bisogno oltre che di energia, di potenza (in
casa, una lavatrice non la metteremmo mai in funzione con pannelli
fotovoltaici per uso familiare), pena licenziamenti e disastri a catena in
tutto il mondo. La sola cosa che noi possiamo fare e che dobbiamo fare è
scegliere i minori impatti sull'ambiente e sulla salute, sapendo che fermi
non si può restare perché a rischio vi sono catastrofi immani (ci si è mai
chiesti cosa accadrebbe al nostro mondo se smettessimo di produrre energia ?
e, di contro, ci si è mai chiesti cosa accadrà se continuiamo a produrre e
consumare energia nel modo indegno in cui lo facciamo ?). In questo senso
resto sempre più stupito dal fatto che alcune grandi intelligenze si siano
ridotte a firmare un appello a Bersani per tenere in conto il nucleare,
invece di sollecitarlo ad un'impresa di molto più ampio respiro. Impresa
che, questa sì, avrebbe messo (o dovuto mettere)in campo investimenti
consistenti per la ricerca.
Concludo con una avvertenza. Le informazioni sulle disponibilità
energetiche mondiali sono quanto di più discutibile vi sia. Non vi è un
accesso ad esse che sia certo. Tale accesso è sempre per gentile concessione
di qualche multinazionale che ha interesse a nascondere i dati per politiche
di mercato essenzialmente legate alla domanda ed all'offerta. Per avere poi
dati certi sui contributi delle energie alternative occorrerebbero
ricerche di enti di Stato che impiegassero un gran numero di ricercatori,
tali per merito (è invece facile la denigrazione fuori dal bar). E' fuori dalla portata di un singolo (o anche di più
singoli) al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti
appositi, riuscire nell'impresa. I nostri attuali politici, con i loro
esperti poi …. Ci sono troppi parametri in gioco e molte intelligenze e
competenze occorrono per tali studi. Anche qui, comunque, siamo fuori dalla
possibilità di affrontare questi seri studi: nell’ipotesi che nasca un piano
energetico proiettato al futuro e non al dané tutto e subito, non si
potrebbe andare avanti perché i finanziamenti alla ricerca sono stati
tagliati brutalmente da un governo incapace di guardare oltre il suo pur
collodiano naso (ma gli altri non hanno mai brillato in questo senso). E
restiamo ultimi tra i Paesi che si pretendono avanzati. Senza speranza di
cambiamento in vista.
Roberto
Renzetti
___________________________________________
PS1.
Per approfondimenti si veda:
http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1834.htm ;
http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1838.htm ;
http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1762.htm ;
PS2. In
particolare mi rivolgo a Margherita Hack, persona eccellente. Non è come lei
dice. Non c'è nessun rifiuto irrazionale della scienza. Non confonda noi con
i teocon, con la Binetti ed orrenda compagnia. E neeppure ci confonda con
gli scientisti neopositivisti come Bellone. Ci sono migliaia di fisici ed
ingegneri attivi sul campo per il no al nucleare in Italia oggi. Piuttosto
si chieda come mai uno dei giornali più reazionari italiani, il Riformista,
che fa riferimento, pensi un poco, a Massimo D'Alema si è fatto portavoce
della campagna pro nucleare. E guardi anche i nomi dei firmatari. A parte
chi ha scritto l'orrido testo (Testa di Chicco e Umberto Minopoli) vi sono Ichino, Treu, Franco Debenedetti,
Morando, Rondolino, .... è possibile essere "a sinistra" più a destra di
così ?
PS3.
Pubblico qui di seguito:
1) La
lettera dei 72 a Bersani
2) La
risposta breve di Bersani.
3) La
lettera di altri che contestano la lettera dei 72
4) Il link
dove si trova l'elenco delle centrali nucleari in progetto nel mondo.
5) Così
scrivevano su Testa di Chicco.
____________________________
1)
LETTERA DEI 72 A BERSANI
11 maggio 2010
Caro Segretario, chi ti scrive segue con attenzione
l’esperienza del Partito democratico. Alcuni sono impegnati anche nella vita del
Pd. E apprezzano il lavoro che stai facendo per dare al Pd concretezza e
radicamento, ponendo al centro della sua iniziativa i temi del lavoro e della
insufficiente struttura produttiva italiana. Oltre naturalmente alla questione
più generale e importante delle regole della democrazia italiana. Vorremmo dare
un contributo serio a questa discussione. Tornando ai fondamentali come si dice
e cercando di approfondire le questioni con rigore intellettuale e scientifico.
E con spirito concreto.
Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico.
I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di
cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici.
Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili.
Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se
non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone
in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se
escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente
non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento. L’energia solare per la
quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai
generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano,
contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento.
Risultato: emissioni di CO2 e di inquinanti atmosferici molto alte, costo delle
importazioni molto elevate e continuamente esposto al rischio “prezzo del
petrolio”, sicurezza energetica in discussione, come si è visto qualche anno fa
con la crisi fra Russia e Ucraina, prezzi dell’energia elettrica mediamente più
elevati del 30 per cento rispetto agli altri Paesi, in particolar modo europei.
Una situazione che richiederebbe scelte ragionate, risposte strutturali
“sostenibili” oltre che efficaci sia in termini di riduzione dello
sbilanciamento strategico del mix energetico nazionale, sia in termini di
miglioramento del suo impatto ambientale complessivo.
Per definire tali scelte a nostro avviso tutte le opzioni dovrebbero essere
considerate, nessuna esclusa, inclusa quella nucleare, non come “la” soluzione
ma come “parte della” soluzione.
L’energia nucleare, quasi ovunque, nel mondo industrializzato è vista come
un’insostituibile opportunità che contribuisce alla riduzione del peso delle
fonti fossili sulla generazione di energia elettrica, compatibile con un modello
di sviluppo eco-sostenibile.
Dal punto di vista ambientale non vi è programma internazionale accreditato
per la riduzione della CO2 che non preveda anche il ricorso all’energia nucleare
e non vi è un solo studio internazionale che affidi alle sole rinnovabili il
compito di ridurre il peso dei combustibili fossili.
Ed invece tutti gli accenti che sentiamo oggi nel Pd prescindono dall'analisi di
questi dati e fatti.
Come ha autorevolmente affermato il presidente americano Barack Obama: «Io credo
che la creazione di lavori verdi sarà il traino della nostra economia per un
lungo periodo. Per questo abbiamo destinato un grande ammontare di denaro per
l’energia solare, quella eolica, il biodisel e tutte le altre fonti di energia
pulita. Nello stesso tempo, sfortunatamente, per quanto velocemente crescano
queste fonti avremo un enorme fabbisogno di energia, che non potrà essere
soddisfatto da queste fonti. E la domanda è: “Da dove verrà quest’energia?”
L’energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e dobbiamo avere il
coraggio di riconoscere che Paesi come la Francia e il Giappone e altri Paesi
sono stati molto più aggressivi nel ricorrere all’energia nucleare e con molto
più successo, senza alcun incidente. Siamo consapevoli dei problemi legati al
combustibile esausto e alla sicurezza, ma siamo fermamente convinti che questa
via sia da percorrere se siamo preoccupati per il cambiamento climatico».
Ed è proprio, a nostro parere, dalla cooperazione fra le diverse opzioni,
innovazione tecnologica ed efficienza energetica nella produzione e nel consumo,
rinnovabili, fossili sempre più puliti e nucleare, che si può individuare la
soluzione al duplice problema che abbiamo di fronte: disporre di energia
elettrica e ridurre l’impatto ambientale. Senza preclusioni.
Siamo l’unico Paese del G8 che non produce energia dal nucleare. L’Europa
produce circa il 30 per cento della sua energia elettrica con il nucleare.
Nell’Europa dei 27 ben 15 Paesi possiedono impianti nucleari, 12 (Gran Bretagna,
Francia, Svezia, Polonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Finlandia, Ungheria,
Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia) hanno annunciato nuovi piani di
espansione nucleare. Paesi, un tempo considerati in via di sviluppo, come la
Cina, l’India, il Brasile sono fra i primi investitori mondiali in nuovi
impianti nucleari. Grandi Paesi produttori di petrolio stanno oggi lanciandosi
convintamente nella costruzione di nuove centrali.
Sebbene la legge che reintroduce la possibilità di utilizzo del nucleare
contenga forzature e punti sbagliati e ci siano limiti nell’azione di governo
per la realizzazione dell’annunciato programma nucleare, riteniamo che non sia
in alcun modo giustificata l’avversione al reingresso dell’Italia nelle
tecnologie nucleari .
Gli errori del Governo meritano una puntuale sottolineatura da parte
dell’opposizione e le prese di posizione dei gruppi parlamentari del Pd nelle
sedi competenti si sono ispirate a una logica di contestazione di merito.
È incomprensibile, invece, la sbrigatività e il pressapochismo con cui,
spesso, da parte di esponenti del Pd, vengono affrontati temi che meriterebbero
una discussione informata e con dati di fatto.
Abbiamo nel Paese sentito parlare di “masserie fosforescenti” e altre falsità di
questo genere, che cozzano contro il buon senso e ogni spirito di razionale e
serio approccio al problema.
Basterebbe attraversare il confine e visitare centrali nucleari francesi vicine
ai castelli della Loira o quelle nelle vallate svizzere per capire l’enormità di
tali affermazioni.
O ancora per quel che riguarda i costi del programma nucleare: incomprensibile
senza una discussione completa su tutti i dati di riferimento (costi di
generazione del KWh, costo del combustibile, durata di vita delle centrali
eccetera) e senza confronti con i costi delle alternative in caso di rinuncia al
programma nucleare.
Per non dire del tema della sicurezza che punta a sottacere il track record
di sicurezza degli impianti nucleari che non ha paragoni con quello di ogni
altra filiera energetica .
Le tecnologie nucleari sono, ormai, essenziali e diffuse nel campo sanitario,
industriale e della ricerca.
Il tema dello smaltimento, del deposito e della sicurezza di tutti i rifiuti
nucleari, ad esempio, ci riguarda indipendentemente dalla scelta di costruire
nuove centrali. E costituisce un grande tema di ricerca e innovazione
tecnologica.
Infine. Crediamo che a te non faccia difetto la sensibilità di capire
l’importanza per l’industria italiana di partecipare di nuovo a un processo
internazionale di sviluppo del nucleare che significherà investimenti
significativi in tecnologia, infrastrutture e servizi. E nello sviluppo di
occupazione qualificata.
Caro Segretario, occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno
spirito antiscientifico, un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe
l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Ampi
settori di intellettualità tecnica e scientifica, che un tempo guardavano al
centrosinistra come alla parte più aperta e moderna dell’Italia, non ci
capiscono più e guardano altrove. Noi ti chiediamo di prendere atto che il
nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader
di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un
sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con
Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown.
Noi ti chiediamo di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi
di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e
pragmatico.
Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che
riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e
sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il
nostro Paese.
Sen. Umberto Veronesi direttore scientifico Istituto Europeo di Oncologia,
Giorgio Salvini presidente onorario Accademia Lincei
Margherita Hack astrofisica,
Carlo Bernardini professore emerito di Fisica Università di Roma - Direttore di
“Sapere”,
Enrico Bellone ordinario di Storia della Scienza,
Edoardo Boncinelli professore di Biologia e Genetica,
Gilberto Corbellini docente di Storia della medicina - Università di Roma,
Marco Ricotti professore Politecnico di Milano,
Ernesto Pedrocchi professore Politecnico di Milano,
Roberto Vacca scienziato e scrittore,
Franco Debenedetti economista,
Emilio Sassoni Corsi presidente Unione Astrofili Italiani,
Marco Carrai ad Firenze Parcheggi,
Luigi de Paolis professore Università Bocconi,
Chicco Testa imprenditore,
Umberto Minopoli manager,
On. Erminio Quartiani,
On. Francesco Tempestini,
Sen. Enrico Morando,
Sen. Tiziano Treu,
Sen. Pietro Ichino,
Sen. Andrea Margheri,
Amedeo Lepore professore Università di Napoli,
Carlo Pedata professore,
Mario Bianchi professore,
Riccardo Casale professore,
Marino Mazzini professore Università di Pisa,
Bruno Neri, professore Università di Pisa,
Giovanni Forasassi Professore Università di Pisa,
Giorgio Turchetti docente Università Bologna, presidente Centro A. Volta,
Carlo Artioli ingegnere nucleare Enea, docente Master Nucleare Bologna,
Sandro Paci Università di Pisa - docente di Impianti Nucleari - presidente Corso
di Laurea, Davide Giusti ingegnere nucleare Enea - docente Master Nucleare
Bologna,
Ettore Lomaglio Silvestri professore,
Domiziano Mostacci ingegnere nucleare - docente Università di Bologna,
Roberta Musolesi insegnante,
Guido Fano fisico - docente Università di Bologna,
Giorgio Giacomelli fisico - docente Università di Bologna,
Vincenzo Molinari professore emerito di Fisica Università di Bologna,
Marco Valenzi ricercatore,
Paolo Mautino, Francesco Romano ingegnere,
Aldo Amoretti sindacalista e consigliere Cnel,
Fabrizio Rondolino giornalista,
Maria Giovanna Poli giornalista,
Myrta Merlino giornalista,
Gianfranco Bangone direttore di “Darwin”,
Anna Meldolesi giornalista scientifica,
Vincenzo Rosselli imprenditore,
Angelo Tromboni imprenditore,
Antonio Napoli imprenditore,
Maria Luisa Mello imprenditore e fisico,
Giuseppe Gherardi ingegnere nucleare Enea,
Francesco Pizzio ingegnere nucleare,
Silvia De Grandis ingegnere nucleare e imprenditrice,
Giuseppe Bolla ingegnere,
Giulio Bettanini ingegnere elettrotecnico,
Andrea Gemignani presidente Confindustria Livorno,
Herman Zampariolo presidente Vona Energy,
Giulio Valli dirigente Enea - Galileo 2001,
Adolfo Spaziani direttore generale Federutility,
Giovanni Bignami astrofisico,
Massimo Locicero economista,
Paolo Saracco fisico,
Mauro Giannini direttore Dipartimento di Fisica Università di Genova,
Fabrizio Candoni manager,
Anna Ascani manager,
Francesco Semino manager,
Raffaella Di Sipio manager,
Pietro Costantino manager,
Silvio Simi manager
______________________________________________
2)
RISPOSTA DI BERSANI A MEZZO STAMPA
11 maggio 2010
(AGI) - Roma, 11 mag. - Il no del Pd al
nucleare non e' ideologico ma di merito rispetto al piano proposto fin ora
dal governo. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, risponde all'appello
"amichevole" di alcuni scienziati e afferma che "nel nostro 'no' fermo al
programma del governo non c'e' nulla di ideologico. Noi contestiamo la
velleita' di un piano che non si occupa di dipendenza tecnologica, di
condizioni di sicurezza, che non ha alle spalle soluzioni e gestione degli
esiti del vecchio nucleare dalla decomissioning alle scorie francesi. Senza
parlare delle procedure di delocalizzazione messe su un binario a dir poco
complicato e incerto per finire al tema dei costi, perche' e' facile dire
solo 'si risparmia'".
Dunque "nella situazione italiana e senza remore ideologiche per il Pd
quella del governo e' una scelta sbagliata che ci distoglie da quel che
potremmo fare in termini di politica energetica". (AGI) .
____________________________________________________
3)
LETTERA DEI 24 (PIU' 2129) SUL PERCHE' NO AL NUCLEARE
14 maggio 2010Perché
l’Italia
non deve tornare al nucleare
e deve invece sviluppare le energie rinnovabili
Lettera Aperta
All’on. Pierluigi Bersani, segretario del Partito
Democratico
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori
di Università e Centri di ricerca. In virtù della conoscenza
acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione
della letteratura scientifica internazionale, abbiamo già da
tempo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul
problema energetico con l’appello riportato sul sito:
www.energiaperilfuturo.it.
Di fronte ad un argomento complesso come quello delle scelte
nella politica energetica, l’opinione pubblica oggi è
frastornata dalla faciloneria di taluni ambienti governativi
ed industriali che danno già per acquisito il ritorno
dell’Italia al nucleare, dal rifiuto di quasi tutte le
Regioni di ospitare centrali nucleari e da un proliferare di
appelli da parte di gruppi più o meno politicamente
caratterizzati. In questa situazione confusa, il nostro
gruppo di ricercatori e scienziati si rivolge a Lei,
segretario di un importante partito politico nel quale in
questi giorni ferve il dibattito sul nucleare, per
illustrare i motivi in base ai quali riteniamo, in scienza e
coscienza, che il ritorno dell’Italia al nucleare sia una
scelta strategicamente sbagliata e ogni sforzo debba invece
essere concentrato sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
Una corretta politica energetica deve basarsi anzitutto
sulla riduzione dei consumi mediante l’eliminazione degli
sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica, poi sullo
sviluppo dell’energia solare e delle altre energie
rinnovabili. La direttiva europea 28/2009 obbliga l’Italia,
entro il 2020, a ridurre i consumi, ridurre le emissioni di
CO2 e a coprire il 17% dei consumi finali con energie
rinnovabili. E’ un percorso virtuoso, nel quale non c’è
spazio per il nucleare.
Mentre i costi delle energie rinnovabili scenderanno
certamente nei prossimi 10 anni, i costi del nucleare sono
per loro natura non ben definiti e destinati ad aumentare,
tanto che probabilmente la costruzione delle centrali, se
mai inizierà, dovrà essere molto probabilmente sospesa
perché fra dieci anni il nucleare non sarà più
economicamente conveniente.
In molti paesi d’Europa, Germania in testa, è in atto una
silenziosa rivoluzione basata su una filiera che parte dalle
attività di ricerca nelle Università, negli enti pubblici e
nelle aziende e si estende alla produzione di materiali,
alla sperimentazione di impianti su larga scala e
all’installazione diffusa di impianti domestici. L’idea di
un abbattimento sostanziale delle emissioni di CO2 e di una
forte indipendenza energetica sta, in quei paesi, uscendo
dalla dimensione del sogno utopico e entrando in quella di
un concreto fattore di sviluppo che traina l’economia e
produce posti di lavoro. L’enorme ulteriore vantaggio di una
scelta in favore delle energie rinnovabili sta nel fatto che
un euro di investimento oggi può cominciare a produrre
energia e a contribuire all’indipendenza energetica in pochi
mesi. Nel caso del nucleare, invece gli enormi investimenti
di oggi porteranno a produrre nuova energia nel migliore dei
casi tra dieci o quindici anni.
Una politica rivolta allo sfruttamento delle potenzialità
del solare e delle altre fonti rinnovabili e alla riduzione
razionale dei consumi sarà un motore importante per una
nuova fase di sviluppo nel nostro paese.
Nel documento allegato vengono esaminati in dettaglio i
motivi per un no al nucleare. Il nostro appello sulle scelte
energetiche pubblicato sul sito www.energiaperilfuturo.it, è
già stato firmato da più di 2000 docenti e ricercatori e da
oltre 8000 cittadini.
Siamo disponibili a discutere con Lei e con chiunque
rappresenti le istituzioni e la società civile per
approfondire il problema nelle sedi opportune.
Il Comitato energiaperilfuturo.it
Vincenzo Balzani (Presidente), Università
di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di
Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Marco Cervino, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Nazareno Gottardi, già ricercatore dell’EURATOM (Commissione
Europea)
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università “La Sapienza”, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Giorgio Parisi, Università “La Sapienza”, Roma
Paolo Rognini, Università di Pisa
Renzo Rosei, Università di Trieste
Leonardo Setti, Università di Bologna
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma
Allegato
I motivi del no al nucleare
Come è noto, il Governo centrale spinge
per il ritorno dell’Italia al nucleare e l’ENEL ha stipulato
un accordo preliminare con la ditta francese AREVA per
l’acquisto di quattro centrali di tipo EPR da 1650 MW. Per
dar ragione di questa scelta si fa ricorso ad argomentazioni
che a prima vista possono apparire fondate (si veda, ad
esempio, l’opuscolo propagandistico pro-nucleare distribuito
dall’ENEL), ma che in realtà sono facilmente confutabili
sulla base di dati ampiamente disponibili nella letteratura
scientifica ed economica internazionale.
Si sostiene che l’energia nucleare è in forte espansione in
tutto il mondo, ma si tratta di un’informazione smentita dai
fatti. Da vent’anni il numero di centrali nel mondo è di
circa 440 unità e nei prossimi anni le centrali nucleari che
saranno spente per ragioni tecniche od economiche sono in
numero maggiore di quelle che entreranno in funzione. In
Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica
installata è sceso dal 24% del 1995 al 16% del 2008.
L’energia elettrica prodotta col nucleare nel mondo è
diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008. In realtà, quindi, il
nucleare è in declino, semplicemente perché non è
economicamente conveniente in un regime di libero mercato.
Se lo Stato non si fa carico dei costi nascosti
(sistemazione delle scorie, dismissione degli impianti,
assicurazioni), oppure non garantisce ai produttori di
energia nucleare consumi e prezzi alti, il tutto ovviamente
a svantaggio dei cittadini, nessuna impresa privata è
disposta ad investire in progetti che presentano alti rischi
finanziari di vario tipo, a cominciare dalla incertezza sui
tempi di realizzazione. Negli Stati Uniti, dove non si
costruiscono centrali nucleari dal 1978, il Presidente Obama,
nel suo discorso di insediamento ha detto: “utilizzeremo
l’energia del sole, del vento e della terra per alimentare
le nostre automobili e per far funzionare le nostre
industrie”. La recente decisione del Governo americano di
concedere 8,3 miliardi di dollari come prestito garantito ad
un’impresa che intenderebbe costruire due reattori nucleari
non modifica sostanzialmente la situazione. Obama è
evidentemente condizionato dalla fortissima lobby nucleare
americana, capeggiata dalla Westinghouse che, volendo
vendere all’estero i suoi reattori, deve costruirne almeno
qualcuno in patria. La notizia, peraltro, conferma la
necessità per il nucleare di ricevere aiuti statali ed è
accompagnata (si veda Chem. Eng. News 2010, 88(8), p. 8,
February 22, on line February 18) da due interessanti
informazioni: la Commissione di sicurezza ha riscontrato
difetti nei progetti della Westinghouse e non ha dato il suo
benestare alla costruzione dei reattori in oggetto, e
l’Ufficio del Bilancio del Congresso ha manifestato
preoccupazione perché c’è un’alta probabilità che il
progetto fallisca e vadano così perduti gli 8,3 miliardi di
dollari dei contribuenti.
Si sostiene che lo sviluppo dell’energia nucleare è un passo
verso l’indipendenza energetica del nostro Paese, ma anche
questa è una notizia falsa, semplicemente perché l’Italia
non ha uranio. Quindi, nella misura in cui il settore
elettrico si volesse liberare dalla dipendenza dei
combustibili fossili utilizzando energia nucleare, finirebbe
per entrare in un’altra dipendenza, quella dall’uranio,
anch’esso da importare e anch’esso in via di esaurimento.
Si sostiene che con l’uso dell’energia nucleare si salva il
clima perché non si producono gas serra. In realtà le
centrali nucleari, per essere costruite, alimentate con
uranio, liberate dalle scorie che producono e, infine,
smantellate, richiedono un forte investimento energetico
basato sui combustibili fossili. In ogni caso, le centrali
nucleari che si intenderebbe installare in Italia non
entreranno in funzione prima del 2020 e quindi non potranno
contribuire a farci rispettare i parametri dettati
dall’Unione Europea (riduzione della produzione di CO2 del
17% per il 2020).
Si afferma anche che la Francia, grazie al nucleare, è
energeticamente indipendente e dispone di energia elettrica
a basso prezzo. In realtà la Francia, nonostante le sue 58
centrali nucleari, importa addirittura più petrolio
dell’Italia. E’ vero che importa il 40% in meno di gas
rispetto all’Italia, ma è anche vero che è costretta ad
importare uranio. Che poi l’energia nucleare non sia il
toccasana per risolvere i problemi energetici, lo dimostra
una notizia pubblicata su Le Monde del 17 novembre scorso e
passata sotto silenzio in Italia: pur avendo 58 reattori
nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.
Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la
costruzione) delle quattro centrali EPR AREVA che si
vorrebbero installare in Italia, costerebbe complessivamente
12-15 miliardi di €, ma la costruzione in Finlandia di un
reattore dello stesso tipo si è rivelata un’impresa
disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore
nel settembre 2009, al costo di 3 miliardi di €: a tale
data, i lavori erano in ritardo di 3,5 anni ed il costo era
aumentato di 1,7 miliardi di €; ma non è finita, perché in
novembre le autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia
e Francia hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di
controllo del reattore, cosa che da una parte causerà
ulteriori spese e ritardi e dall’altra conferma che il
problema della sicurezza non è facile da risolvere.
L’Italia non solo non ha uranio, ma non ha neppure la
filiera che porta, con operazioni di una certa complessità,
dall’uranio grezzo estratto dalle miniere all’uranio
arricchito utilizzato nei reattori. Per il combustibile
dipenderemo quindi totalmente da paesi stranieri, seppure
amici come la Francia. Non bisogna però dimenticare che la
Francia a sua volta non ha uranio e che per far funzionare i
suoi reattori ne importa il 30% da una nazione politicamente
instabile come il Niger.
C’è poi il problema dello smaltimento delle scorie,
radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni, che
neppure negli USA ha finora trovato una soluzione. E c’è il
problema dello smantellamento delle centrali nucleari a fine
ciclo, operazione complessa, pericolosa e molto costosa, che
in genere viene rimandata (di 100 anni in Gran Bretagna), in
attesa che la radioattività diminuisca e nella speranza che
gli sviluppi della tecnologia rendano più facili le
operazioni. Si tratta di due fardelli che passano sulle
spalle delle ignare ed incolpevoli future generazioni!
Il rientro nel nucleare, quindi, è un’avventura piena di
incognite. A causa dei lunghi tempi per il rilascio dei
permessi e l’individuazione dei siti (3-5 anni), la
costruzione delle centrali (5-10 anni), il periodo di
funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i
tempi per lo smantellamento alla fine della operatività (100
anni), la radioattività del combustibile esausto (decine o
centinaia di migliaia di anni), il nucleare è una scommessa
che si protende nel lontano futuro, con un rischio
difficilmente valutabile in termini economici e sociali.
Di fronte ad una domanda di energia sempre crescente,fino ad
oggi la politica adottata in Italia e negli altri Paesi
sviluppati è stata quella di aumentarne le importazioni.
Continuare in questo modo significa correre verso un
collasso economico, ambientale e sociale. Oggi la prima cosa
da fare è mettere in atto provvedimenti mirati a consumare
di meno, cioè a risparmiare energia e ad usarla in modo più
efficiente. Autorevoli studi mostrano che nei paesi
sviluppati circa il 50% dell’energia primaria viene sprecata
e che l’aumento dei consumi energetici non porta ad un
aumento del benessere, ma semmai causa nuovi problemi: in
Europa nel 2008 gli incidenti stradali causati
dall’eccessivo uso dell’automobile hanno provocato 39 mila
morti e 1.700.000 feriti. E’ possibile diminuire i consumi
energetici in modo sostanziale con opportuni interventi
quali l’isolamento degli edifici, il potenziamento del
trasporto pubblico, lo spostamento del traffico merci su
rotaia e via mare, l’uso di apparecchiature elettriche più
efficienti, l’ottimizzazione degli usi energetici finali.
Anche in sede Europea, la strategia principale adottata per
limitare la produzione di gas serra consiste nel ridurre il
consumo di energia (20% in meno entro il 2020).
Quanto alle fonti di energia, l’Italia non ha petrolio, non
ha metano, non ha carbone e non ha neppure uranio. La sua
unica, grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che
durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio
sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra
un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che
l’umanità intera consuma. Una corretta politica energetica
deve basarsi sulla riduzione degli sprechi e dei consumi e
sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie
rinnovabili. Come è già accaduto in altri paesi europei, una
diffusa applicazione delle energie rinnovabili creerebbe in
tempi brevi nuove imprese industriali ed artigianali e nuovi
posti di lavoro.
Bisogna anche sottolineare che l’eventuale rientro nel
nucleare, proprio a causa dei gravi problemi che pone e dei
tempi che ipotecano largamente il futuro, non può avvenire
senza il consenso politico della grande maggioranza del
Parlamento e delle Regioni, alle quali spetta la competenza
dell’uso del territorio.
L’espansione del nucleare non è una strada auspicabile
neppure a livello mondiale in quanto si tratta di una
tecnologia per vari aspetti pericolosa. C’è infatti una
stretta connessione dal punto di vista tecnico, oltre che
una forte sinergia sul piano economico, fra nucleare civile
e nucleare militare, come è dimostrato dalle continue
discussioni per lo sviluppo del nucleare in Iran. Una
generalizzata diffusione del nucleare civile porterebbe
inevitabilmente alla proliferazione di armi nucleari e
quindi a forti tensioni fra gli Stati, aumentando anche la
probabilità di furti di materiale radioattivo che potrebbe
essere utilizzato per devastanti attacchi terroristici.
Infine, è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto
tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza
fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala
globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe
inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella
dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno
sviluppati.
____
AL LINK SEGUENTE ALTRE 2129 FIRME DI
SCIENZIATI DA BAR O INTEGRALISTI:
http://www.energiaperilfuturo.it/?page_id=106
________________________________________________
4) NUOVE CENTRALI IN PROGETTO NEL MONDO
http://www.world-nuclear.org/info/inf17.html
__________________________________
5) COSI' SCRIVEVANO
Il suo nome per il gruppo di lavoro sulla competitività
industriale
Chicco Testa meta' " boiardo " meta' Pds
"Non partecipo al congresso del Pds. Devo presiedere l'Enel
e rinuncio alla militanza". Solo due mesi fa Chicco Testa spiegava
cosi' in un'intervista i suoi rapporti con Botteghe Oscure e
arrivava a definire "un mito metropolitano" qualsiasi accenno a un
rapporto privilegiato fra il segretario della Quercia D'Alema e il
nuovo vertice dell'Enel. Ora pero' Testa, nonostante l'impegno a
praticare la virtu' dell'astinenza, deve essere caduto in tentazione
perche' il suo nome compare in bella vista tra quelli indicati dal
Pds nel gruppo di lavoro sulla competitivita' industriale, uno dei
quattro istituiti in pompa magna dall'ultimo comitato politico del
Pds. Ma e' opportuno che il numero uno dell'Enel prenda direttamente
parte alla vita di partito? La sua scelta non lede l'autonomia di
una Spa controllata dal governo? E in questa maniera la Quercia non
da' ragione ai critici, di destra e di sinistra, che ravvisano nei
suoi comportamenti una sorta di replica dei comportamenti della
vecchia Dc? Di sicuro il "caso Testa" dimostra che anche nella
Seconda Repubblica un po' di vita di partito rimane un appuntamento
obbligato nell'agenda e nella carriera del manager pubblico. Testa,
tra l'altro, non e' l'unico "boiardo" che figura negli elenchi
diffusi dalla Quercia: c'e' anche il potente segretario del
consiglio d'amministrazione della Rai, l'ex socialista Luigi
Mattucci. Non manca poi un candidato eccellente: Silvano Andriani,
consigliere d'amministrazione della Banca Monte dei Paschi, in corsa
per diventarne il presidente. Un altro consigliere d'amministrazione
che partecipera' alle commissioni della Quercia e' Mario Sebastiani,
designato di recente alle Ferrovie dal ministro pidiessino dei
Trasporti, Claudio Burlando.
CHICCO TESTA
(ENEL) NON E' PIU' VERDE
Chicco Testa quando era alla presidenza di Legambiente
era stato protagonista di numerose battaglie giudiziarie
contro l'Enel al punto di firmare decine di ricorsi. Lo
ricorda in una nota polemica, il Codacons che ha
annunciato di volersi costituire parte civile assieme a
Greenpeace nel procedimento avviato dalla procura di
Torino che vede proprio Testa indagato, come presidente
dell'Enel, per inquinamento elettromagnetico a causa
delle emissioni di alcuni elettrodotti. "Nonostante da
anni si continui a chiedere all'Enel di non costruire
tralicci dell'energia elettrica in prossimità di
abitazioni, case, ospedali e scuole, e di adottare
repentinamente piani di risanamento per quelli già
esistenti, l'azienda ed il presidente, sono rimasti
sordi alle richieste". Continuando così, concludono
sarcasticamente i consumatori "sottoporranno tutta la
popolazione mondiale all'irraggiamento delle onde per
almeno una ventina di anni e dopo che le lobbies delle
telecomunicazioni si saranno arricchite, sottopone la
popolazione a massicce dosi di chemioterapia e fare così
arricchire le lobbies farmaceutiche".
- 20 marzo 2001 –