ENERGIA NUCLEARE: UNA SCELTA IMPOSSIBILE
Angelo Baracca
[AGGIORNAMENTO
APRILE 2010]
L’Italia
Torna al Nucleare?,
Milano, Jaca Book, 2008
A. Baracca e G. Ferrari, capitolo “Il nucleare Impossibile”, in V.
Bettini e G. Nebbia (a cura di), Il
Nucleare Impossibile, UTET, 2009
1.
L’Italia ha bisogno delle centrali nucleari?
Premessa: le centrali nucleari producono solo energia elettrica, che è meno di un quinto dei consumi totali di energia praticamente in tutti i paesi. La domanda di energia elettrica presenta notevoli oscillazioni in diverse ore del giorno, con picchi e minimi della domanda, oltre che variazioni stagionali, o in situazioni eccezionali (ondate di freddo o di caldo).
1.1 – È vero che l’Italia importa energia elettrica, a prezzi molto bassi, dalla Francia, ma anche dalla Svizzera e l’Austria: ma perché?
In realtà l’Italia ha un’eccedenza di potenza elettrica installata rispetto alla domanda superiore a tutti i paesi europei: nel 2008 potenza installata 96.670 MW a fronte di 56.800 MW di domanda, eccedenza 41 % (superiore al 2006: 88.300 MW contro 55.600 MW, eccedenza 37 %).
Ma il sistema elettrico italiano è inefficiente, da quando il settore è stato privatizzato i costi dell’energia elettrica in Italia sono tra i più alti d’Europa, per cui conviene mantenere delle centrali spente o a basso regime e comperare energia dall’estero: gli imprenditori hanno convenienza a costruire nuovi impianti a gas, redditizi anche se funzionano a pieno carico pochi mesi all’anno.
Da parte sua
Peraltro
1.2 – L’Italia quindi non ha urgente bisogno di più energia elettrica: dai dati precedenti risulta che sono stati installati in soli due anni (2206 – 2008) nuovi impianti a gas per 8.370 MW, molto più dei 6.400 MW delle 4 centrali nucleari che il governo vorrebbe costruire, con costi enormemente superiori, e in non meno di 10 anni dall’avvio dei lavori, previsti per il 2012-2013!
1.3 – Costi e tempi di costruzione delle centrali nucleari sono fuori controllo. Il reattore francese epr in costruzione a Olkiluoto (Finlandia) avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2009, con un costo di circa 3 miliardi di Euro: ma la sua costruzione ha incontrato una quantità enorme di problemi tecnici, che hanno allungato i tempi di costruzione di almeno 3 anni (oggi si prevede fine 2012), e quasi raddoppiato i costi (più 2 miliardi e mezzo ad oggi). Analoghi problemi si sono presentati per l’altro reattore in costruzione a Flamanville (Francia).
I ritardi e l’aumento dei costi dei reattori epr in costruzione in Finlandia e in Francia sono
attribuibili in grande misura all’inadeguatezza delle imprese di quei paesi
per soddisfare i requisiti tecnici eccezionali richiesti per il nucleare
(saldature, acciaio, cemento, ecc.), rispetto agli altri impianti. Si può
immaginare come le imprese italiane sarebbero in grado di soddisfare questi
livelli tecnologici (ricordate l’Italcementi, che ha fornito cemento scadente
per le grandi opere!), e quindi i ritardi e gli aumenti dei costi diventerebbero
ancora maggiori:
L’aumento incontrollabile dei costi delle centrali nucleari ha raggiunto un limite paradossale quando nel luglio del 2009 il governo dell’Ontario, in Canada, sospese il progetto di costruzione di due centrali nucleari davanti alle offerte ricevute di ben 18 miliardi di Euro per due reattori canadesi Candu, e di 16 miliardi di Euro per due reattori EPR (ma con meno garanzie sui possibili aumenti di costi): il che avrebbe portato il costo del kWh elettrico a quasi tre volte quello su cui si è basato l’accordo per costruire il reattore EPR ad Olkiluoto. La figura riporta le valutazioni dei costi del hWh elettrico da diverse fonti da uno studio del prestigioso MIT del 2009.
1.4 – A questo si aggiunga che, dopo il Referendum del 1987, con costume tipicamente italiano sono state dissennatamente eliminate o riconvertite molte delle competenze e delle strutture che si erano accumulate durante lo sviluppo degli sfortunati programmi nucleari degli anni 60-80. Oggi enea ed enel hanno poco personale dipendente esperto nel nucleare, in gran parte prossimo alla pensione, ed il resto è costituito da personale a contratto a tempo determinato. Ricostituire le competenze e le strutture necessarie richiederebbe 15 anni, mentre i provvedimenti recenti del governo vanno verso una distruzione dell’Università e della ricerca pubbliche!
1.5 – Abbiamo invece ancora una pesante eredità dei pur modesti programmi nucleari del passato, irrisolti dopo 20 anni! (Quattro centrali da smantellare, combustibile esaurito ancora da ritrattare, scorie nucleari disseminate in siti non idonei, ecc.: ricordiamo tutti le vicende di Scanzano Ionico, dove il precedente Governo Berlusconi voleva d’imperio localizzare il deposito nazionale definitivo per le scorie nucleari). D’altra parte, la localizzazione di una centrale nucleare, ovunque sia, solleva una forte opposizione popolare.
La legislazione raffazzonata da questo governo per la ripresa del nucleare presenta aspetti allarmanti, che stravolgono la normativa internazionale, tant’è che molte Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. La nascente Agenzia per la sicurezza nucleare (ASN) si configura non come ente indipendente, ma dipendente dal Governo, che vuole sveltire delicate procedure autorizzative, riducendone tempi e modi rispetto agli altri paesi, che pure hanno maggiore esperienza in campo nucleare (i reattori già licenziati in paesi OCSE o con cui l’Italia ha accordi bilaterali, Francia e usa, sono sostanzialmente approvati; le procedure autorizzative per una centrale nucleare sono surrettiziamente estese anche a strutture destinate allo stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi, edificabili nello stesso sito, che richiederebbero un’altra autorizzazione; si precostituisce così la possibilità che queste strutture non vengano sottoposte a via in quanto i rifiuti sono prodotti nello stesso sito, con l’aggravante che questi depositi temporanei potrebbero, col tempo, diventare definitivi; ecc.).
Allarma da questo punto di vista l’orientamento del Governo di localizzare le nuove centrali proprio nei siti delle vecchie (Caorso, Garigliano, Trino Vercellese), che già avevano le autorizzazioni, scavalcando d’un colpo anche il problema dello smantellamento delle vecchie centrali.
Non si dimentichi poi che tutto il territorio italiano è a rischio sismico.
1.6 – L’eventuale avvio dei lavori di costruzione di una centrale nucleare in Italia (non prima del 2012-2013) metterà in moto enormi somme di denaro, lucrosi appalti per i “soliti noti” (Impregilo, ecc.) coinvolti nelle grandi opere, dal Ponte sullo Stretto, all’Alta Velocità, agli inceneritori, oltre che gli interessi della malavita organizzata. Per molti anni le opere saranno civili (cemento, acciaio, ecc.), prima che compaiano componenti nucleari. Questo è il vero affare (come per il Ponte).
2.
Motivi generali contro l’energia nucleare
2.1
– Il legame tra energia nucleare
“civile” e militare non solo è inscindibile (dual-use),
ma i programmi civili non si sarebbero sostenuti senza i programmi militari, i
cui costi complessivi non si sapranno mai, ma sono senza dubbio superiori almeno
di un fattore 10 rispetto ai programmi civili: a fronte della costruzione di
poche centinaia di reattori di potenza nel mondo, sono stati costruiti un numero
maggiore di reattori militari, e ben 130.000 bombe atomiche (con tutto il
sistema, molto più costoso, di missili, bombardieri, sommergibili, sistemi di
controllo e di allarme, satelliti, radar, ecc.). Il confronto con
La realizzazione di programmi di rilancio di centrali nucleari di potenza, e la diffusione di questa tecnologia ad altri paesi, non può che aggravare i rischi di proliferazione militare (richiamati solo quando si tratta dell’Iran o della Corea del Nord: il Brasile ha già realizzato, senza nessuna contestazione, il processo di arricchimento dell’uranio che si contesta a Tehran). D’altra parte, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, iaea, già oggi denuncia una carenza di fondi per i compiti di controllo della tecnologia nucleare civile in tutto il mondo.
L’uso di combustibile misto uranio-plutonio (mox), previsto anche per i reattori epr, presenta ulteriori rischi di proliferazione per la possibilità di ritrattarlo estraendo il plutonio.
2.2 – Salute, danni da radiazioni ionizzanti. Molte ricerche hanno ormai dimostrato in modo incontestabile che tra le popolazioni che vivono nei pressi delle centrali vi sono aumenti di leucemie infantili ed altre malattie (v. referenze in fondo). Rilasci di radioattività sono evidentemente comuni anche in condizioni di normale funzionamento. A poco valgono gli argomenti che queste possono essere inferiori al fondo naturale di radioattività, perché per sconvolgere i meccanismi genetici e biochimici bastano dosi bassissime: che si aggiungono con effetti sinergici a tutti gli altri fattori inquinanti (questi vanno considerati nel loro complesso, e non separatamente). È provato anche il preoccupante aumento di tumori nella popolazione mondiale. L’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre è grave fin dai tempi dei test nucleari, anche se sottaciuto o negato dalle autorità e dalla comunità scientifica.
Né va dimenticato che l’estrazione del minerale di uranio causa tumori e altre malattie nei lavoratori, e provoca devastazione e inquinamento radioattivo diffuso nella regione circostante
2.3 – Un argomento portato dai sostenitori del nucleare
è che esso sarebbe esente da emissioni di
co2. Questo è vero
per la sola parte della reazione a catena nel nocciolo del reattore. Ma tutte le
altre parti del ciclo del combustibile (estrazione del minerale, trasporto,
estrazione dell’Uranio, arricchimento, custodia o ritrattamento del
combustibile esaurito, ripristino delle miniere) e della centrale (costruzione,
smantellamento, gestione delle scorie radioattive) producono co2
(l’impianto di arricchimento di Paducah, nel Kentucky, utilizza due
centrali a carbone da 1.000 MW; questo impianto ed un altro a Portsmouth, Ohio, rilasciano
il 93 % di tutto il gas clorofluorocarburo, cfc,
emesso annualmente negli usa,
anch’esso un gas serra, responsabile inoltre della distruzione della fascia di
ozono stratosferico). Ma se anche, allo stato attuale, il ciclo nucleare emette
meno co2 del carbone, e
anche del gas, se si tiene conto che il nucleare copre solo il 6 % della
domanda di energia primaria mondiale (e tra il 2 % e il 3 % dei consumi finali
di energia), anche un obiettivo di modestissimo abbattimento delle emissioni di co2
richiederebbe la costruzione di un migliaio di centrali nucleari, con costi di migliaia
di miliardi, che sembrano difficilmente compatibili con la situazione
economica mondiale.

Figura: Raffronto delle
emissioni totali di CO2 del ciclo combinato a gas con il ciclo
nucleare completo (a parità di potenza) in funzione della concentrazione
dell’uranio nel minerale dal quale viene estratto
In ogni caso l’entità delle emissioni del
ciclo nucleare cambierà radicalmente quando si saranno esauriti i giacimenti più
ricchi di Uranio, la cui durata è valutata in 50-60 anni al ritmo attuale di
utilizzo: quando si dovrà ricorrere a giacimenti o matrici in cui esso è meno
concentrato, aumenteranno le quantità di minerale (radioattivo!) da smuovere,
trasportare e trattare, aumenteranno vertiginosamente anche le emissioni di co2,
v. figura.
2.4 – L’Uranio è una fonte esauribile al pari del petrolio (v. sopra): sembra assolutamente inconsistente la progettazione di nuove centrali con tempi di vita operativa di 60 anni, quando l’Uranio economicamente ed energicamente utilizzabile si esaurirebbe prima, ai ritmi attuali! Vi sono grandissime quantità di Uranio nella crosta terrestre, ma per concentrazioni decrescenti l’energia necessaria per l’estrazione diventerebbe maggiore di quella contenuta nell’Uranio estratto.
2.5 – Gli argomenti ai punti precedenti si riflettono ovviamente in modo pesante anche sui costi del nucleare. Anche qui i sostenitori del nucleare considerano di solito solo i costi di costruzione della centrale (che già, come si è detto, lievita enormemente rispetto alle previsioni) e del combustibile (il cui commercio è, come per il petrolio, in mano a un ristretto numero di imprese private, ed è stato soggetto negli ultimi anni a grossi aumenti di costi). Le esperienze concrete di smantellamento di centrali nucleari e di ripristino di miniere sono poche, per cui le previsioni sono molto aleatorie, ma indubbiamente i costi sono molto alti, anche se differiti (ma con il tempo gli aumenti dei costi sono la norma): è stato calcolato che lo smantellamento del parco nucleare mondiale (compresi i siti militari) costerebbe mille miliardi!
Un fatto che taglia la testa al toro è che negli usa, dove le imprese elettriche sono private, non sono state commissionate nuove centrali da 30 anni! In ogni caso le imprese e gli investitori disposti a costruire centrali nucleari lo faranno solo se avranno forti incentivi e garanzie economiche dallo Stato. Il clamoroso voltafaccia di Obama deve essere letto come prova della grande forza della lobby nucleare, e dimostra che il nucleare non si può sviluppare senza forti sovvenzioni statali!
È assai dubbio che la situazione economica mondiale lascerà effettivi spazi per gli enormi investimenti necessari per promuovere grandi programmi nucleari.
2.6 – Il problema dei residui del ciclo nucleare (scorie, combustibile esaurito) è irrisolto in tutti i paesi del mondo, e non si prospettano soluzioni semplici ed economiche in tempi prevedibili. Ancora una volta la Francia dimostra l’insostenibilità dei problemi creati dal nucleare: migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi a bassa attività sono stati sparsi su tutto il territorio, vi sono state probabilmente esportazioni illegali in altri paesi. Il progetto usa del deposito di Yucca Mountain è definitivamente fermo, dopo anni di lavoro e ingenti spese. I residui radioattività a lunga vita dovrebbero essere condizionati per 300.000 anni! Un tempo tale che qualsiasi pretesa di garanzia non può avere nessun fondamento scientifico.
2.7 – Rimane poi il problema della sicurezza, tutt’altro che risolto, o rassicurante. Le conseguenze di inaudita gravità dell’incidente di Chernobyl (1986) gravano e graveranno ancora sull’intera umanità, anche se nel ventennale le Agenzie internazionali hanno fatto irresponsabilmente a gara per minimizzarne la portata (v. ref.). Anche la versione ufficiale che l’incidente dei Harrisburg (Three Mile Island) del 1979 non abbia avuto conseguenze sanitarie nel territorio circostante è stata confutata da studi autorevoli (v. ref.). L’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre viene da lontano ed ha assunto livelli preoccupanti, anche se occultato dalle autorità competenti, che sottovalutano soprattutto gli effetti sanitari delle piccole dosi di radiazioni, soprattutto per esposizioni prolungate.
Si trova ancora Stronzio-90 nei denti dei bambini americani dai test nucleari nell’atmosfera degli anni ’50 e ’60 (v. ref.); mentre l’uso e l’abuso dei famigerati proiettili ad “uranio impoverito” hanno liberato nell’atmosfera ulteriore e persistente pulviscolo di microparticelle radioattive. Negli ultimi anni non sono cessati gli incidenti in centrali nucleari in Francia, Spagna, Germania, Slovacchia, Giappone: anche se vengono sistematicamente sminuite dalle autorità.
Bisogna ricordare anche che si hanno informazioni ed indizi preoccupanti sulla sicurezza del reattore epr. Gli enti regolatori per la sicurezza britannico, francese e finlandese hanno espresso critiche sull’adeguatezza dei sistemi di sicurezza e la loro indipendenza dai sistemi di controllo. Vi sono poi seri dubbi sulla stabilità del reattore a fronte dei tentativi di regolarne la potenza per rispondere alle oscillazioni della domanda.
2.8 – I sostenitori del nucleare ci promettono reattori
di 4a Generazione, di nuova concezione, con caratteristiche tali
da risolvere tutti i problemi creati da questa tecnologia. Purtroppo tali
centrali sono ancora a livello di ricerca (dopo decenni!), non entreranno in
funzione prima del 2030-2040! Sembra per lo meno estremamente scorretto
promettere oggi le caratteristiche future di una tecnologia talmente complessa,
che potrà riservare sorprese, difficoltà e problemi assolutamente inaspettati
nel corso della sua realizzazione. Si può ricordare che già il colossale
progetto dei reattori veloci al Plutonio sviluppato dalla Francia (con la
partecipazione al 30 % dell’Italia; ma
3.
Cenni alle alternative
Risparmio energetico: può equivalere alla costruzione di varie centrali nucleari!
Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Produzione decentrata e autoproduzione dell’energia.
Riduzioni dei consumi e cambiamenti degli stili di vita: non è un “ritorno alla candela”, ma il passaggio ad una vita più sana e sobria, con meno stress, riprendendo il rapporto con la natura. Abbandono dell’«usa e getta» e di prodotti non necessari importati o trasportati su grandi distanze; adozione di prodotti necessari, durevoli e sobri. Costituzione di Gruppi d’Acquisto.
Un mondo di pace: le guerre – oltre a causare spaventose vittime civili, spesso donne, vecchi e bambini – costituiscono enormi sprechi di risorse; comportano gravi costi economici, ai quali si aggiungono le immani distruzioni; sono fattori di inquinamento (bombardamento dei pozzi petroliferi in Iraq, 1991; degli impianti chimici in Serbia, 1999; uranio impoverito, ecc.). È stato calcolato che il Pentagono è il maggiore consumatore individuale di petrolio, dopo soli 34 Stati nazionali.
Si deve osservare ancora, a proposito dell’Italia, che l’inefficienza e le distorsioni del nostro sistema elettrico (ed energetico in generale) discussa al punto 1.1, la strumentale assimilazione alle rinnovabili di fonti che non lo sono e risultano anzi estremamente pericolose e inquinanti (come i termodistruttori, i famigerati cip6), sommate con la prevalenza degli interessi privati e gli intrecci con la malavita organizzata, provocano gravissime distorsioni anche nei progetti di sviluppo di fonti rinnovabili. Troppo spesso di verifica che tali progetti vengono proposti con pure logiche di speculazione, di interessi privati, che costituiscono ulteriori minacce e aggressioni alla salute dei cittadini, al territorio e all’ambiente.
La ripublicizzazione del
settore elettrico ed energetico diviene, come per i problemi dell’acqua e dei
beni comuni, un obiettivo primario, al fine di ristabilire strumenti di
controllo ed intervento della collettività.
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