FISICA/MENTE

 

ENERGIA NUCLEARE: UNA SCELTA IMPOSSIBILE  

Angelo Baracca

 

                                                        [AGGIORNAMENTO APRILE 2010]

L’Italia Torna al Nucleare?, Milano, Jaca Book, 2008

A. Baracca e G. Ferrari, capitolo “Il nucleare Impossibile”, in V. Bettini e G. Nebbia (a cura di), Il Nucleare Impossibile, UTET, 2009

1. L’Italia ha bisogno delle centrali nucleari?

Premessa: le centrali nucleari producono solo energia elettrica, che è meno di un quinto dei consumi totali di energia praticamente in tutti i paesi. La domanda di energia elettrica presenta notevoli oscillazioni in diverse ore del giorno, con picchi e minimi della domanda, oltre che variazioni stagionali, o in situazioni eccezionali (ondate di freddo o di caldo).

1.1 – È vero che l’Italia importa energia elettrica, a prezzi molto bassi, dalla Francia, ma anche dalla Svizzera e l’Austria: ma perché?

In realtà l’Italia ha un’eccedenza di potenza elettrica installata rispetto alla domanda superiore a tutti i paesi europei: nel 2008 potenza installata 96.670 MW a fronte di 56.800 MW di domanda, eccedenza 41 % (superiore al 2006: 88.300 MW contro 55.600 MW, eccedenza 37 %).

Ma il sistema elettrico italiano è inefficiente, da quando il settore è stato privatizzato i costi dell’energia elettrica in Italia sono tra i più alti d’Europa, per cui conviene mantenere delle centrali spente o a basso regime e comperare energia dall’estero: gli imprenditori hanno convenienza a costruire nuovi impianti a gas, redditizi anche se funzionano a pieno carico pochi mesi all’anno.

Da parte sua la Francia , con la scelta di produrre il 78 % dell’energia elettrica dal nucleare (ma tutti i governi francesi si sono ben guardati dal privatizzare edf, Electricité de France) ha un sistema elettrico molto rigido: le centrali nucleari non si possono regolare per seguire la variazione della domanda con la flessibilità degli altri sistemi di generazione, per cui per coprire la domanda di picco la Francia produce in ore di minimo un surplus di energia elettrica, che vende a prezzi molto bassi. Per contro, in situazioni eccezionali deve comperare energia che, essendo energia di picco, paga molto cara (anche se il bilancio è positivo).

Peraltro la Francia importa più petrolio dell’Italia, ed ha anzi i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa. Il nucleare quindi non ha nulla a che fare con la bolletta petrolifera! ( La Francia importa meno gas di noi: ma questo è legato al fatto che, per sostenere la produzione elettronucleare, utilizza ancora il riscaldamento domestico elettrico).

1.2 – L’Italia quindi non ha urgente bisogno di più energia elettrica: dai dati precedenti risulta che sono stati installati in soli due anni (2206 – 2008) nuovi impianti a gas per 8.370 MW, molto più dei 6.400 MW delle 4 centrali nucleari che il governo vorrebbe costruire, con costi enormemente superiori, e in non meno di 10 anni dall’avvio dei lavori, previsti per il 2012-2013!

La Germania è leader mondiale nell’energia solare; anche la Spagna ha incentivato le energie rinnovabili, sviluppando capacità tecnologiche e commerciali. L’Italia rimane il fanalino di coda nelle energie rinnovabili. Ed è il paese degli sprechi: enormi sprechi pubblici di energia – dal sistema di trasporto su gomma e le autostrade, al deplorevole isolamento degli edifici, all’agricoltura – la cui razionalizzazione ed eliminazione costituirebbe la maggiore fonte di energia, con grandi vantaggi economici, ambientali, occupazionali e sociali!

1.3Costi e tempi di costruzione delle centrali nucleari sono fuori controllo. Il reattore francese epr in costruzione a Olkiluoto (Finlandia) avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2009, con un costo di circa 3 miliardi di Euro: ma la sua costruzione ha incontrato una quantità enorme di problemi tecnici, che hanno allungato i tempi di costruzione di almeno 3 anni (oggi si prevede fine 2012), e quasi raddoppiato i costi (più 2 miliardi e mezzo ad oggi). Analoghi problemi si sono presentati per l’altro reattore in costruzione a Flamanville (Francia).

I ritardi e l’aumento dei costi dei reattori epr in costruzione in Finlandia e in Francia sono attribuibili in grande misura all’inadeguatezza delle imprese di quei paesi per soddisfare i requisiti tecnici eccezionali richiesti per il nucleare (saldature, acciaio, cemento, ecc.), rispetto agli altri impianti. Si può immaginare come le imprese italiane sarebbero in grado di soddisfare questi livelli tecnologici (ricordate l’Italcementi, che ha fornito cemento scadente per le grandi opere!), e quindi i ritardi e gli aumenti dei costi diventerebbero ancora maggiori: la Spagna ha senza dubbio coinvolto maggiormente la propria industria, sostenendo costi enormemente inferiori con maggiore profitto. Ricordiamo che le tratte dell’Alta Velocità ferroviaria in corso di realizzazione in Italia hanno costi tra le 5 e le 10 volte superiori alle tratte costruite all’estero!

L’aumento incontrollabile dei costi delle centrali nucleari ha raggiunto un limite paradossale quando nel luglio del 2009 il governo dell’Ontario, in Canada, sospese il progetto di costruzione di due centrali nucleari davanti alle offerte ricevute di ben 18 miliardi di Euro per due reattori canadesi Candu, e di 16 miliardi di Euro per due reattori EPR (ma con meno garanzie sui possibili aumenti di costi): il che avrebbe portato il costo del kWh elettrico a quasi tre volte quello su cui si è basato l’accordo per costruire il reattore EPR ad Olkiluoto. La figura riporta le valutazioni dei costi del hWh elettrico da diverse fonti da uno studio del prestigioso MIT del 2009.

File:Costi MIT.png

1.4 – A questo si aggiunga che, dopo il Referendum del 1987, con costume tipicamente italiano sono state dissennatamente eliminate o riconvertite molte delle competenze e delle strutture che si erano accumulate durante lo sviluppo degli sfortunati programmi nucleari degli anni 60-80. Oggi enea ed enel hanno poco personale dipendente esperto nel nucleare, in gran parte prossimo alla pensione, ed il resto è costituito da personale a contratto a tempo determinato. Ricostituire le competenze e le strutture necessarie richiederebbe 15 anni, mentre i provvedimenti recenti del governo vanno verso una distruzione dell’Università e della ricerca pubbliche!

1.5 – Abbiamo invece ancora una pesante eredità dei pur modesti programmi nucleari del passato, irrisolti dopo 20 anni! (Quattro centrali da smantellare, combustibile esaurito ancora da ritrattare, scorie nucleari disseminate in siti non idonei, ecc.: ricordiamo tutti le vicende di Scanzano Ionico, dove il precedente Governo Berlusconi voleva d’imperio localizzare il deposito nazionale definitivo per le scorie  nucleari). D’altra parte, la localizzazione di una centrale nucleare, ovunque sia, solleva una forte opposizione popolare.

La legislazione raffazzonata da questo governo per la ripresa del nucleare presenta aspetti allarmanti, che stravolgono la normativa internazionale, tant’è che molte Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. La nascente Agenzia per la sicurezza nucleare (ASN) si configura non come ente indipendente, ma dipendente dal Governo, che vuole sveltire delicate procedure autorizzative, riducendone tempi e modi rispetto agli altri paesi, che pure hanno maggiore esperienza in campo nucleare (i reattori già licenziati in paesi OCSE o con cui l’Italia ha accordi bilaterali, Francia e usa, sono sostanzialmente approvati; le procedure autorizzative per una centrale nucleare sono surrettiziamente estese anche a strutture destinate allo stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi, edificabili nello stesso sito, che richiederebbero un’altra autorizzazione; si precostituisce così la possibilità che queste strutture non vengano sottoposte a via in quanto i rifiuti sono prodotti nello stesso sito, con l’aggravante che questi depositi temporanei potrebbero, col tempo, diventare definitivi; ecc.).

Allarma da questo punto di vista l’orientamento del Governo di localizzare le nuove centrali proprio nei siti delle vecchie (Caorso, Garigliano, Trino Vercellese), che già avevano le autorizzazioni, scavalcando d’un colpo anche il problema dello smantellamento delle vecchie centrali.

Non si dimentichi poi che tutto il territorio italiano è a rischio sismico.

1.6 – L’eventuale avvio dei lavori di costruzione di una centrale nucleare in Italia (non prima del 2012-2013) metterà in moto enormi somme di denaro, lucrosi appalti per i “soliti noti” (Impregilo, ecc.) coinvolti nelle grandi opere, dal Ponte sullo Stretto, all’Alta Velocità, agli inceneritori, oltre che gli interessi della malavita organizzata. Per molti anni le opere saranno civili (cemento, acciaio, ecc.), prima che compaiano componenti nucleari. Questo è il vero affare (come per il Ponte).

2. Motivi generali contro l’energia nucleare

2.1 – Il legame tra energia nucleare “civile” e militare non solo è inscindibile (dual-use), ma i programmi civili non si sarebbero sostenuti senza i programmi militari, i cui costi complessivi non si sapranno mai, ma sono senza dubbio superiori almeno di un fattore 10 rispetto ai programmi civili: a fronte della costruzione di poche centinaia di reattori di potenza nel mondo, sono stati costruiti un numero maggiore di reattori militari, e ben 130.000 bombe atomiche (con tutto il sistema, molto più costoso, di missili, bombardieri, sommergibili, sistemi di controllo e di allarme, satelliti, radar, ecc.). Il confronto con la Francia non regge anche perché la Francia ha sviluppato un potente arsenale nucleare militare, nel quale ha potuto scaricare molti costi del nucleare civile (l’utente francese paga probabilmente un sovrappiù per il nucleare occultato nelle imposte per le spese militari).

La realizzazione di programmi di rilancio di centrali nucleari di potenza, e la diffusione di questa tecnologia ad altri paesi, non può che aggravare i rischi di proliferazione militare (richiamati solo quando si tratta dell’Iran o della Corea del Nord: il Brasile ha già realizzato, senza nessuna contestazione, il processo di arricchimento dell’uranio che si contesta a Tehran). D’altra parte, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, iaea, già oggi denuncia una carenza di fondi per i compiti di controllo della tecnologia nucleare civile in tutto il mondo.

L’uso di combustibile misto uranio-plutonio (mox), previsto anche per i reattori epr, presenta ulteriori rischi di proliferazione per la possibilità di ritrattarlo estraendo il plutonio.

2.2Salute, danni da radiazioni ionizzanti. Molte ricerche hanno ormai dimostrato in modo incontestabile che tra le popolazioni che vivono nei pressi delle centrali vi sono aumenti di leucemie infantili ed altre malattie (v. referenze in fondo). Rilasci di radioattività sono evidentemente comuni anche in condizioni di normale funzionamento. A poco valgono gli argomenti che queste possono essere inferiori al fondo naturale di radioattività, perché per sconvolgere i meccanismi genetici e biochimici bastano dosi bassissime: che si aggiungono con effetti sinergici a tutti gli altri fattori inquinanti (questi vanno considerati nel loro complesso, e non separatamente). È provato anche il preoccupante aumento di tumori nella popolazione mondiale. L’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre è grave fin dai tempi dei test nucleari, anche se sottaciuto o negato dalle autorità e dalla comunità scientifica.

Né va dimenticato che l’estrazione del minerale di uranio causa tumori e altre malattie nei lavoratori, e provoca devastazione e inquinamento radioattivo diffuso nella regione circostante

2.3 – Un argomento portato dai sostenitori del nucleare è che esso sarebbe esente da emissioni di co2. Questo è vero per la sola parte della reazione a catena nel nocciolo del reattore. Ma tutte le altre parti del ciclo del combustibile (estrazione del minerale, trasporto, estrazione dell’Uranio, arricchimento, custodia o ritrattamento del combustibile esaurito, ripristino delle miniere) e della centrale (costruzione, smantellamento, gestione delle scorie radioattive) producono co2 (l’impianto di arricchimento di Paducah, nel Kentucky, utilizza due centrali a carbone da 1.000 MW; questo impianto ed un altro a Portsmouth, Ohio, rilasciano il 93 % di tutto il gas clorofluorocarburo, cfc, emesso annualmente negli usa, anch’esso un gas serra, responsabile inoltre della distruzione della fascia di ozono stratosferico). Ma se anche, allo stato attuale, il ciclo nucleare emette meno co2 del carbone, e anche del gas, se si tiene conto che il nucleare copre solo il 6 % della domanda di energia primaria mondiale (e tra il 2 % e il 3 % dei consumi finali di energia), anche un obiettivo di modestissimo abbattimento delle emissioni di co2 richiederebbe la costruzione di un migliaio di centrali nucleari, con costi di migliaia di miliardi, che sembrano difficilmente compatibili con la situazione economica mondiale.

Figura: Raffronto delle emissioni totali di CO2 del ciclo combinato a gas con il ciclo nucleare completo (a parità di potenza) in funzione della concentrazione dell’uranio nel minerale dal quale viene estratto

 

In ogni caso l’entità delle emissioni del ciclo nucleare cambierà radicalmente quando si saranno esauriti i giacimenti più ricchi di Uranio, la cui durata è valutata in 50-60 anni al ritmo attuale di utilizzo: quando si dovrà ricorrere a giacimenti o matrici in cui esso è meno concentrato, aumenteranno le quantità di minerale (radioattivo!) da smuovere, trasportare e trattare, aumenteranno vertiginosamente anche le emissioni di co2, v. figura.

2.4 – L’Uranio è una fonte esauribile al pari del petrolio (v. sopra): sembra assolutamente inconsistente la progettazione di nuove centrali con tempi di vita operativa di 60 anni, quando l’Uranio economicamente ed energicamente utilizzabile si esaurirebbe prima, ai ritmi attuali! Vi sono grandissime quantità di Uranio nella crosta terrestre, ma per concentrazioni decrescenti l’energia necessaria per l’estrazione diventerebbe maggiore di quella contenuta nell’Uranio estratto.

2.5 – Gli argomenti ai punti precedenti si riflettono ovviamente in modo pesante anche sui costi del nucleare. Anche qui i sostenitori del nucleare considerano di solito solo i costi di costruzione della centrale (che già, come si è detto, lievita enormemente rispetto alle previsioni) e del combustibile (il cui commercio è, come per il petrolio, in mano a un ristretto numero di imprese private, ed è stato soggetto negli ultimi anni a grossi aumenti di costi). Le esperienze concrete di smantellamento di centrali nucleari e di ripristino di miniere sono poche, per cui le previsioni sono molto aleatorie, ma indubbiamente i costi sono molto alti, anche se differiti (ma con il tempo gli aumenti dei costi sono la norma): è stato calcolato che lo smantellamento del parco nucleare mondiale (compresi i siti militari) costerebbe mille miliardi!

Un fatto che taglia la testa al toro è che negli usa, dove le imprese elettriche sono private, non sono state commissionate nuove centrali da 30 anni! In ogni caso le imprese e gli investitori disposti a costruire centrali nucleari lo faranno solo se avranno forti incentivi e garanzie economiche dallo Stato. Il clamoroso voltafaccia di Obama deve essere letto come prova della grande forza della lobby nucleare, e dimostra che il nucleare non si può sviluppare senza forti sovvenzioni statali!

È assai dubbio che la situazione economica mondiale lascerà effettivi spazi per gli enormi investimenti necessari per promuovere grandi programmi nucleari.

2.6 – Il problema dei residui del ciclo nucleare (scorie, combustibile esaurito) è irrisolto in tutti i paesi del mondo, e non si prospettano soluzioni semplici ed economiche in tempi prevedibili. Ancora una volta la Francia dimostra l’insostenibilità dei problemi creati dal nucleare: migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi a bassa attività sono stati sparsi su tutto il territorio, vi sono state probabilmente esportazioni illegali in altri paesi. Il progetto usa del deposito di Yucca Mountain è definitivamente fermo, dopo anni di lavoro e ingenti spese. I residui radioattività a lunga vita dovrebbero essere condizionati per 300.000 anni! Un tempo tale che qualsiasi pretesa di garanzia non può avere nessun fondamento scientifico.

 2.7 – Rimane poi il problema della sicurezza, tutt’altro che risolto, o rassicurante. Le conseguenze di inaudita gravità dell’incidente di Chernobyl (1986) gravano e graveranno ancora sull’intera umanità, anche se nel ventennale le Agenzie internazionali hanno fatto irresponsabilmente a gara per minimizzarne la portata (v. ref.). Anche la versione ufficiale che l’incidente dei Harrisburg (Three Mile Island) del 1979 non abbia avuto conseguenze sanitarie nel territorio circostante è stata confutata da studi autorevoli (v. ref.). L’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre viene da lontano ed ha assunto livelli preoccupanti, anche se occultato dalle autorità competenti, che sottovalutano soprattutto gli effetti sanitari delle piccole dosi di radiazioni, soprattutto per esposizioni prolungate.

Si trova ancora Stronzio-90 nei denti dei bambini americani dai test nucleari nell’atmosfera degli anni ’50 e ’60 (v. ref.); mentre l’uso e l’abuso dei famigerati proiettili ad “uranio impoverito” hanno liberato nell’atmosfera ulteriore e persistente pulviscolo di microparticelle radioattive. Negli ultimi anni non sono cessati gli incidenti in centrali nucleari in Francia, Spagna, Germania, Slovacchia, Giappone: anche se vengono sistematicamente sminuite dalle autorità.

Bisogna ricordare anche che si hanno informazioni ed indizi preoccupanti sulla sicurezza del reattore epr. Gli enti regolatori per la sicurezza britannico, francese e finlandese hanno espresso critiche sull’adeguatezza dei sistemi di sicurezza e la loro indipendenza dai sistemi di controllo. Vi sono poi seri dubbi sulla stabilità del reattore a fronte dei tentativi di regolarne la potenza per rispondere alle oscillazioni della domanda.

2.8 – I sostenitori del nucleare ci promettono reattori di 4a Generazione, di nuova concezione, con caratteristiche tali da risolvere tutti i problemi creati da questa tecnologia. Purtroppo tali centrali sono ancora a livello di ricerca (dopo decenni!), non entreranno in funzione prima del 2030-2040! Sembra per lo meno estremamente scorretto promettere oggi le caratteristiche future di una tecnologia talmente complessa, che potrà riservare sorprese, difficoltà e problemi assolutamente inaspettati nel corso della sua realizzazione. Si può ricordare che già il colossale progetto dei reattori veloci al Plutonio sviluppato dalla Francia (con la partecipazione al 30 % dell’Italia; ma la Francia aveva l’interesse principale per le bombe!) si è rivelato un clamoroso fallimento, con la chiusura definitiva di Superphoenix, che avrebbe invece dovuto essere il prototipo per un reattore veloce commerciale. La complessità della tecnologia nucleare è tale che sono innumerevoli i fattori imprevisti, più o meno grandi, che possono comunque comprometterne definitivamente il successo.

3. Cenni alle alternative

Risparmio energetico: può equivalere alla costruzione di varie centrali nucleari!

Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Produzione decentrata e autoproduzione dell’energia.

Riduzioni dei consumi e cambiamenti degli stili di vita: non è un “ritorno alla candela”, ma il passaggio ad una vita più sana e sobria, con meno stress, riprendendo il rapporto con la natura. Abbandono dell’«usa e getta» e di prodotti non necessari importati o trasportati su grandi distanze; adozione di prodotti necessari, durevoli e sobri. Costituzione di Gruppi d’Acquisto.

Un mondo di pace: le guerre – oltre a causare spaventose vittime civili, spesso donne, vecchi e bambini – costituiscono enormi sprechi di risorse; comportano gravi costi economici, ai quali si aggiungono le immani distruzioni; sono fattori di inquinamento (bombardamento dei pozzi petroliferi in Iraq, 1991; degli impianti chimici in Serbia, 1999; uranio impoverito, ecc.). È stato calcolato che il Pentagono è il maggiore consumatore individuale di petrolio, dopo soli 34 Stati nazionali.

Si deve osservare ancora, a proposito dell’Italia, che l’inefficienza e le distorsioni del nostro sistema elettrico (ed energetico in generale) discussa al punto 1.1, la strumentale assimilazione alle rinnovabili di fonti che non lo sono e risultano anzi estremamente pericolose e inquinanti (come i termodistruttori, i famigerati cip6), sommate con la prevalenza degli interessi privati e gli intrecci con la malavita organizzata, provocano gravissime distorsioni anche nei progetti di sviluppo di fonti rinnovabili. Troppo spesso di verifica che tali progetti vengono proposti con pure logiche di speculazione, di interessi privati, che costituiscono ulteriori minacce e aggressioni alla salute dei cittadini, al territorio e all’ambiente.

La ripublicizzazione del settore elettrico ed energetico diviene, come per i problemi dell’acqua e dei beni comuni, un obiettivo primario, al fine di ristabilire strumenti di controllo ed intervento della collettività.

 

Referenze scientifiche

Studi scientifici sui danni alla salute nei territori vicini a centrali nucleari

M. Gardner, et al. “Results of case-control study of leukaemia and lymphoma among young people near Sellafield nuclear plant in West Cumbria ”, British Medical Journal 300:423-429 (1990).

Joseph J. Mangano, “Improvements in local infant health after nuclear reactor closing”, Environ. Epid. & Toxic., 2, 2000, 1-4.

● Radiation and Public Health Project, “Environmental radiation from nuclear reactor effects on children’s health from startups and shutdowns”, Press Conference, April 20, 2001, e “Environmental radiation from nuclear reactors and childhood cancer in Southeast Florida”, 2003 (http://www.radiation.org/florida.html).

Joseph J. Mangano, “Newborn Hypothyroidism Near the Indian Point Nuclear Plant”, Radiation and Public Health Project, n. 25, 2009. www.radiation.org,

Joseph J. Mangano, “Geographic Variation in U.S. Thyroid Cancer Incidence and a Cluster Near Nuclear Reactors in New Jersey , New York , and Pennsylvania ”, International Journal of Health Services, 2009; 39(4), 643-661.

Ian Fairlie, Ippnw, Childhood Leukemias Near Nuclear Power Stations, 2008, http://www.ippnw-europe.org/en/nuclear-energy-and-security.html?expand=176&cHash=abf6cd63d1.

AGIR (2007) Review of Risks from Tritium. Independent Advisory Group on Ionising Radiation. UK Health Protection Agency – Radiation Protection Division. Harwell, Oxon. www.hpa.org.uk/radiation/publications/hpa_responses/hpa_response_rce_4_december_2007.htm

Baker PJ and Hoel D (2007) Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukaemia in proximity to nuclear facilities. European Journal of Cancer Care. 16, pp 355-363. July 2007.

BfS (2007) Unanimous Statement by the Expert Group commissioned by the German Federal Office for Radiation Protection (BfS) on the KiKK Study (in German, no English version available) 5 Dec 2007. www.bfs.de/de/kerntechnik/papiere/Expertengremium.html

Hoffmann W, Terschueren C, and Richardson DB (2007) Childhood Leukemia in the Vicinity of the Geesthacht Nuclear Establishments near Hamburg, Germany. Environmental Health Perspectives. Vol 115, No 6, June 2007. www.ehponline.org/members/2007/9861/9861.pdf

Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M (2008) Leukaemia in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer. 2008 Feb 15; 122(4) pp 721-6.

Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M (2008) Case-control study on childhood cancer in the vicinity of nuclear power plants in Germany 1980 – 2003. Eur J Cancer. 2008 Jan; 44(2) pp 275-84.

Weiss W (2007) Background information on the KiKK Study, Federal Office for Radiation Protection. see www.bfs.de/en/kerntechnik/papiere/kikk.html

● J. Gould, “Explanation of black infant mortality rates”, The Black World Today (http://www.tbwt.org/home/).

● Antony Barnett, “Plutonium from Sellafield in all children's teeth. Government admits plant is the source of contamination but says risk is 'minute'”, The Observer, 30/11/2003.

● V. Beral e E. Roman (Imperial Cancer Research Fund, Epidemiology Unit, Oxford University) e M Bobrow (Division of Medical Molecular Genetics St Thomas Hospitals London ), Editors, Childhood Cancer and Nuclear installations, 1993, summary.

● "The Sellafield Discharges Marine Pollution”, The Ecologist, Vol. 16, No. 4/5 1986. Additional Evidence of Failure to Reduce and Eliminate Marine Pollution from Nuclear Reprocessing Discharges since 1992, OSPAR Ministeral Meeting,. Submitted to Ministeral Meeting of the OSPAR Commission 1998, by Greenpeace International. The Independent, 01/08/2001.

● Mycle Schneider et al., Possible Toxic Effects from the Nuclear reprocessing Plants at Sellafield (UK) and Cap de la Hague (France), Final Report to the Scientific and Technological Options Assessment Program, Direzione Generale per la Ricerca , Parlamento Europeo, Lussemburgo, novembre 2001.

 

In Francia

Joseph J. Mangano, “French nukes are safe” - A sound byte with no evidence, 26 maggio 2009, http://www.freepress.org/departments/display/3/2009/3460.

Muriel Boselli, “Too many French nuclear workers contaminated”, Reuters News Service, 24/07/2008, http://uk.reuters.com/article/oilRpt/idUKL2465085020080724

 

Alcuni studi scientifici “alternativi” su Chernobyl

  «Chernobyl 20 Years On: Health Effects of the Chernobyl Accident», 251 pagine, European Committee on Radiation Risk, Documents of the ECRR, 2006 No1, ISBN: 1-897761-25-2. Editors: Chris Busby ( University of Liverpool , UK ) e Alexey V. Yablokov (Russian Academy of Sciences , and Center for Russian Ecological Policy, Moscow )

  «Another Redundant Armchair Critique (ANORAC) A Low Level Radiation Campaign review of The Other Report on Chernobyl (TORCH)» [http://www.llrc.org/health/subtopic/fairliechernobyl.htm].

  M. Peplow, “Counting the dead”, Nature, 440, 982-983 (20 April 2006).

  D. Williams e K. Baverstock, “Too soon for a final diagnosis”, Nature, Vol. 440, 20 April 2006, pp. 993-4.

  C. C. Busby, “Very Low Dose Fetal Exposure to Chernobyl Contamination Resulted in Increases in Infant Leukemia in Europe and Raises Questions about Current Radiation Risk Models”, International Journal of Environmental Research and Public Health.  2009; 6:3105-3114.

Alcuni studi in Ucraina, Bielorussia

  Buzhievskaya TI, Tchaikovskaya TL, Demidova GG, Koblyanskaya GN. Selective monitoring for a Chernobyl effect on pregnancy outcome in Kiev , 1969-1989. Hum Biol. 1995 Aug;67(4):657-72.

  Laziuk GI, Kirillova IA , Dubrova IuE, Novikova IV. “Incidence of developmental defects in human embryos in the territory of Byelarus after the accident at the Chernobyl nuclear power station”. Genetika. 1994 Sep;30(9):1268-73. Russian.

  Petrova A, Gnedko T, Maistrova I, Zafranskaya M, Dainiak N. “Morbidity in a large color study of children born to mothers exposed to radiation from Chernobyl”. Stem Cells. 1997;15 Suppl 2:141-50.

  Goldman M. “The Russian radiation legacy: its integrated impact and lessons”. Environ Health Perspect. 1997 Dec;105 Suppl 6:1385-91. Review.

  Ivanov E, Tolochko GV, Shuvaeva LP, et al (1998) “Infant leukemia in Belarus after the Chernobyl accident” Radiat. Env. Biophys. 37 53-5

Vi è poi una grande quantità di studi specifici in vari paesi europei, ed anche sugli USA

 

Studi sulle conseguenze dell’incidente di Three Mile Island del 1979 [che secondo la versione ufficiale non avrebbe avuto conseguenze sanitarie all’esterno]

● M. C. Hatch et al., "Cancer Near the Three Mile Island Nuclear Plant," American Journal of Epidemiology, vol. 132, no. 3, pp. 397-412 (1990)

● M. C. Hatch et al., "Cancer Rates After the Three Mile Island Nuclear Accident and Proximity of Residence to the Plant," American Journal of Public Health, vol. 81, no. 6, pp. 719-24 (1991).

● S Wing et al., "A Re-Evaluation of Cancer Incidence Near the Three Mile Island Nuclear Plant," Environmental Health Perspectives, vol. 105, no. 1, pp. 52-57 (1997).

● M. Susser, "Consequences of the 1979 Three Mile Island Accident Continued: Further Comment," Environmental Health Perspectives, vol. 105, no. 6, pp. 566-67 (1997).

● E. O. Talbott et al., "Mortality Among the Residents of the Three Mile Accident Area: 1979-1992," Environmental Health Perspectives, vol. 108, no. 6, pp. 545-52 (2000); e

● E. O. Talbott et al., "Long-Term Follow-up of the Residents of the Three Mile Island Accident," Environmental Health Perspectives, vol. 111, no. 3, pp. 341-48 (2003).

Joseph J. Mangano, “Three Mile Island: health study meltdown”, Bulletin of the Atomic Scientists, Vol. 60, n. 05, September/October 2004, pp. 30-35

 

Critica scientifica dei criteri radioprotezionistici del ICRP

2003 Recommendations of the ECRR (European Committee on Radiation Risk), «The Health Effects of Ionising Radiation Exposure at Low Doses and Low Dose Rates for Radiation Protection Purposes: Regulators’ Edition» (ISBN: 1 897761 24 4), Edited by Chris Busby with Rosalie Bertell, Inge Schmitz-Feuerhake, Molly Scott Cato and Alexei Yablokov, http://www.euradcom.org/2003/ecrr2003.htm

ECRR, Lesvos Declaration, 6 maggio 2009 (www.euradcom.org/2009/presslesvos.htm), e Comunicato Stampa, 7 maggio 2009 (www.euradcom.org), sulla Conferenza Internazionale Criticisms and Developments in the Assessment of Radiation Risk (5-6 maggio 2009), Molyvos (Mithymna) Island of Lesvos , Grecia.


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