FISICA/MENTE

Da Aprile OnLine.Info del 24 dicembre 2006:

"Ricerca, universita': per fortuna, io credo nella Befana"
 

Marina Montacutelli*

Letterina di Natale

 

Ho scoperto che Babbo Natale non esiste: e' terribile, anzi  terribilissimo.
 

E' andata cosi'.

Avevo preparato la letterina e l'avevo data per tempo a un signore coi baffi che mi sembrava proprio perbene. Sono previdente, io.
Non avevo chiesto tanto: mi avevano spiegato che Babbo Natale, quest'anno, e' povero; mi avevano anche detto che siamo tanti: che ci sono i tassisti che menano e pure i notai che se lo annotano. E che ci sono i bisognosi, col macchinone fuoristrada o il negozio birichino. Insomma, avevo capito: sono giudiziosa, io.
Anche se mi ricordavo bene che gli altri anni avevo trovato sotto l'alberello solo i gusci delle noci, e l'ultimo neanche quelli, avevo chiesto appena qualche soldino e il cominciare a ridarci un po' di speranza e di  dignita'.
Poi, ho aspettato. Cercando di far la brava, e' naturale. Io lo so che bisogna comportarsi bene e crederci tanto tanto, se vuoi che arrivi qualcosa. Io lo so che i bambini sono bambini e Babbo Natale e' Babbo Natale: ciascuno al suo posto, insomma; ciascuno secondo le sue responsabilita', ciascuno secondo le sue competenze, dicono. Pero' si puo' anche parlare, ci si puo' anche aiutare. Magari e' utile, disturbare ogni tanto il manovratore. E gliel'ho detto, al signore coi baffi, che Babbo Natale ci aveva promesso tanto l'altr'anno. Sono discola, io. E ho memoria, io.
Poi e' successo che hanno cominciato tutti a litigare: non ho capito bene, per la verita'. Dev'essere una cosa di grandi. Pero' vedevo il signore coi baffi agitarsi tanto e non succedeva niente: non lo so se e' perche' non conta tanto lui o perche' Babbo Natale e' cattivo o ha cambiato idea su questa storia della ricerca e dell'universita' come futuro del paese. E allora ho pensato che nella letterina avrei dovuto aggiungere che i  soldini servono per scoprire a quale specie appartengono le renne, oppure cosa mangiano, oppure come si curano. Magari suggerendogli - come si usa adesso - che ci guadagna anche lui, che gli puo' tornare utile e non e' solo cosa che si dice pensando alle favole, Babbo Natale forse si dava una regolata. Sono tarda, io.
Poi, ho capito pure io: Babbo Natale non esiste. E il signore coi baffi  non lo so se gli perdona tutto perche' ci crede ancora o e' scurnacchiat'assaje. Il fatto e' che neanche se mi avviluppo il cervello nella resina e fodero gli occhi in una fiducia davvero smarrita posso tornare a crederci, a Babbo Natale.
Ma c'e' una cosa piu' grave ancora: non solo non esiste, o forse ha appeso la slitta al chiodo e mandato le renne a pascolare in ordine sparso: vuol farci credere che volano pure gli asini. E allora non ci sto. Sono analitica, io.
Perche' se uso le tabelline, tre piu' due mi viene dubbio risultato; se mi impegno nel calcolo combinatorio, mi chiedo a che servono i dottori di ricerca: sono cosi' tanti che ormai li prepara il cepu. Se passo all'analisi logica, non distinguo bene le universita' principali da quelle subordinate ma ne sento l'odorino come quando si brucia la torta (e chi andra' in castigo?); se il dizionario, mi dico che all'autorita' che  valuta e controlla preferirei l'autorevolezza. E quando mi tocca la biologia,  vedo che hanno allevato le larve: quelle degli enti; e non ho ben capito che esperimento vogliono farci e se per comprovar l'eutanasia oppure il suicidio. Soprattutto, e questo riguarda l'ora di etica, sento una  politica che delegittima se stessa: e non e' antipolitica il gridarlo; sento aria  di provincialismo, di rese dei conti interne. Di quattro spiccioli, e i precari stanno tutti li': per programmare bisognerebbe fare un salto nel futuro e non ratificare le calze coi buchi o sancire i buchi sulle calze. Vedo mancette private: ma speriamo che Babbo Natale abbia sbagliato camino.Sono stanca, io.
Qui volano i cervelli, e gli asini siamo noi. Vorrei che fosse Pasqua, ma quella passata: quando le speranze c'erano tutte, ancora. E' triste, il Natale: l'allegrezza piena, e la fiducia, le ritrovi  affogate quest'anno nella gravezza della disillusione. Non abbiamo piu', proprio piu', le parole per dirlo; anche, per crederci. Abbiamo solo la forza di sussurrare, giacche' quella di parlare non ci e' data: non fate niente.
Lasciateci in pace.
Per fortuna, io credo nella Befana. La Befana e' diversa da Babbo Natale: e' donna, e pure meridionale. La Befana sfida la forza di gravita' e le calze rotte sa cosa sono. La Befana non si veste coi colori della Coca Cola: ha personalita' e dignita'; un piano di volo non solo in base agli ordinativi, ma con obiettivi precisi e priorita'. La Befana un programma  ce l'ha davvero e sa distinguere le ciminiere dai comignoli. La Befana sa cosa e' proprio indifferibile; si ricorda che sapere sara' pure patire: ma che questo e' gia' successo, e poi patire e' altro da patimento; e che gli dei - che vogliono per definizione e non per  conteggio postumo tener saldo il timone del mondo - devono prima o poi abbandonare  la tracotanza, l'autolesionismo e l'autoreferenzialita' se vogliono incamminarsi sulla diritta via. Non e' difficile e non serve neanche il navigatore satellitare: basta la bussola di Flavio Gioia, o chi per lui.,  e qualche idea. Da parte nostra - che dei non siamo, ne' ci sentiamo - non cerchiamo piu' nemmen le stelle, che pure ci avevano promesso: ci basterebbe mantener i piedi in terra, e non in un continuo, estenuante, inutile rullio di una nave che va sempre e non viene mai; ci basterebbe  che si smettesse di indicar la luna, quando non si vuole offrire nemmeno il dito. La Befana tutto questo, e altro ancora, lo sa.
La Befana esiste, senza dubbio. La Befana esiste, speriamo. Non muriamo i camini, ancora.
Buon anno, intanto.
 

*ricercatrice"


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