Una ultima cosa proprio in relazione al brevettare una qualcosa da parte di un nostro ricercatore non inserito in un ente: in Italia i costi (per diritti e gabelle varie) per brevettare qualcosa sono insopportabili. Se poi si tiene conto che brevettare in Italia rende poco, visto che qui non vi sono tradizioni, occorre estendere il brevetto almeno all'Europa. Ciò costa almeno un 50 mila euro l'anno. Non so se è chiaro. Nessun talpone politico è in grado di farsi carico del problema e sollevarlo in tutte le sedi adeguate ?
Roberto Renzetti
Made in Italy, un'economia a basso tasso di 'conoscenza'
Giovanni Ajassa *
da Affari & Finanza del 17 luglio 2006
PTF. Sembra il nome di un additivo per carburanti o la sigla dì un fattore di accrescimento cellulare. E' invece l'acronimo di "produttività totale dei fattori". Si tratta di un importante indicatore economico che misura quanta parte della crescita di un paese non è direttamente imputabile alle quantità utilizzate di capitale e lavoro ma discende da altri fattori. Quali? Tra gli altri: il progresso tecnologico; la qualità dell'istruzione e della formazione; il livello delle
infrastrutture, materiali e immateriali; l'efficienza organizzativa delle aziende e della burocrazia.
Da tempo più di un economista sottolinea giustamente come dietro il problema di crescita di cui soffre l'economia italiana ci sia soprattutto un deficit nell'incremento della produttività totale dei fattori.
In un saggio pubblicato nei primi mesi di quest'anno, Salvatore Rossi ha rilevato come nel decennio 1995-2004 la crescita cumulata della "PTF" sia stata
pari ad appena l'1,3% in Italia contro il 3,9% in Germania e l'8,5% in Francia. Sulla stessa linea si colloca ora l'analisi del Documento di Programmazione Economica-Finanziaria 2007-2011 che dedica al tema della produttività totale dei fattori un interessante approfondimento.
Attingendo da stime elaborate dalla Commissione europea, il DPEF ci dice che nel quinquennio 2001-2005 l'andamento della "PTF" ha spiegato in Italia appena il 20% del tasso di crescita del prodotto potenziale del paese.
In Germania, nello stesso periodo, la porzione di crescita potenziale determinata dal progresso tecnologico e organizzativo è stata pari a circa il 90%. In Francia il sostegno assicurato dalla dinamica della produttività totale dei fattori rende conto del 55% dell'incremento del PIL massimo
sostenibile dall'economia transalpina senza generare tensioni inflazionistiche.
Il Documento di programmazione sottolinea anche come il deludente andamento della PTF in Italia interessi tutti settori e, in particolare, i servizi.
Cosa fare? In Italia più che altrove, per rilanciare la crescita della produttività totale dei fattori occorre accelerare la realizzazione degli obiettivi della cosiddetta "strategia di Lisbona".
Occorre, soprattutto, spingere su concorrenza e su conoscenza, aumentando sia il grado di efficienza nel funzionamento dei mercati e degli apparati organizzativi sia la qualità e la quantità della ricerca, dell'istruzione e della formazione. Si tratta di obiettivi assai impegnativi.
Le realizzazioni sin qui conseguite nell'avvicinamento ai target di Lisbona sono state,
non solo in Italia, abbastanza deludenti. C'è un ragionevole scetticismo sulla possibilità che entro il 2010 l'Europa possa divenire l'economia della conoscenza "più competitiva e dinamica del mondo". Ma per un paese come il nostro l'agenda di Lisbona rappresenta comunque un utile riferimento, la mappa di un impegnativo tour che sta a noi percorrere tappa dopo tappa.
Accelerare il progresso tecnologico e organizzativo non è impossibile. Né può valere l'argomento della mancanza di adeguati vincoli esterni che stimolino la realizzazione dell'agenda di Lisbona come invece avvenne per la convergenza ai parametri di Maastricht. La posta in gioco è troppo alta. E' lo sviluppo economico e sociale dei prossimi lustri: uno stimolo
endogeno, crediamo, più efficace della minaccia di incorrere in una sanzione comunitaria.
A ben vedere, qualche passo avanti verso Lisbona l'Italia lo ha fatto. Il Rapporto annuale dell'Istat, ad esempio, ha
censito che nel 2002-2005 il nostro paese si è collocato al di sopra della media europea per l'utilizzo dei servizi di e-government da parte delle imprese (73% contro il 56% della UE-15). Certo, si tratta di un piccolo segno in
mezzo a tanti ritardi da recuperare soprattutto sul fronte del capitale umano, delle nuove tecnologie e della ricerca.
In queste aree le carenze dimensionali delle imprese italiane rendono più acuto il fabbisogno di produttività totale dei fattori. Ma anche in queste aree è possibile intervenire. Ne sono un esempio le misure
prese alla fine di giugno e volte a incentivare fiscalmente studi, ricerche e brevetti.
Incidentalmente, ricordiamo come le "famiglie" di brevetti registrati dall'Italia presso le competenti autorità americane, europee e giapponesi siano solo 840 contro le circa 7.300 della Germania e le 2.450 della Francia. Sono dati pubblicati dall'OCSE nell'edizione 2006 del Factbook.
L'etimo della parola ci dice che "sviluppo" è ciò che rimuove il "viluppo". E' l'azione paziente di sbrogliare la matassa liberando il filo dai nodi. Per tornare ad avere un più elevato tasso di sviluppo l'economia italiana è chiamata a realizzare consistenti progressi di ordine tecnologico ed organizzativo continuando a sciogliere i nodi che imbrigliano la crepita della "PTF" nel nostro paese.
* Responsabile del Servizio Studi BNL
L'Ocse misura i brevetti
NELL'ULTIMO grafico in basso tra quelli pubblicati, la posizione dell'Italia in un settore cruciale dei cosiddetti
Ptf: i brevetti. Il grafico rappresenta un indicatore messo a punto dall'Ocsc e che si basa sui cosiddetti 'brevetti
triadici'. Sono quei brevetti che vengono registrati contemporaneamente ai tre maggiori uffici brevetti mondiali:
l'Euroean Patent Office Epo), il Japanese Patent Office (Jpo) e
lo United States Patent and Trademark Office (Uspto). L'Ocse ha messo a punto questo indice come misuratore della produttività degli investimenti in R&D che ogni paese mette in atto, misurandone uno dei prodotti più tipici: le invenzioni e la loro registrazione commerciale, i brevetti, appunto. Gli ultimi dati globali disponibili sono quelli relativi al 2002, quando furono registrati 50.494 brevetti
'triadici'. La quota più alta di questi brevetti è stata di provenienza statunitense, con il 36,3%, seguita
dall'Europa a 25 con il 32,1% e dal Giappone con il 26,1%.


Fotografia in numeri
I grafici riportati sono tratti dall'edizione 2006 del Factbook dell'Ocse, la pubblicazione annuale che fotografa lo stato dell'arte dei mercati internazionali sui principali indicatori.