FISICA/MENTE

 

 

FABIO PISTELLA:

un inutile a capo del CNR

(per non dir di Vetrella all'ASI e di Regis all'ENEA)

Una delle vergogne del governo Berlusconi è stata la disinvoltura con la quale è stata trattata la ricerca. Disinvoltura, clientele, ignoranza e malafede. A capo di prestigiosi enti preposti allo sviluppo della ricerca scientifica ci hanno sistemato gli amici e gli amici degli amici, prescindendo completamente dai curricula e dalla preparazione professionale. Hanno creduto che fare scienza è come pascolare i leghisti. Hanno pensato che si potessero inventare enti a prescindere da tradizione e da gruppi di lavoro preesistenti in grado di operare in una equipe forte contenente già il nucleo iniziale. Sciocchezze, superficialità e cialtroneria con una campionessa mondiale, tal lanzichenecca Letizia Brichetto in Moratti, virgulto della società da bere milanese, assurta alle cronache per parentele che contano e conosciuta al pubblico in conseguenza dei danni che è riuscita a fare  in Italia compatibilmente con il suo basso livello di intelligenza. Qui si parla di una cosa sola che è però fondamentale per lo sviluppo di un Paese che ha solo alcune intelligenze come materia prima. Qui si parla appunto di mortificazione di intelligenze e di esaltazione del clientelismo che porta al potere ignoranti e cialtroni.

Non posso chiudere questa premessa senza far riferimento a precedenti illustri delle clientele che si sono susseguite negli anni, tutte finalizzate a maggior discredito dell'Italia.

Tralasciando il generale Badoglio a capo del CNR e degli sfregi fascisti alla scienza, arriviamo di colpo alla DC che, fregandosi le mani alla Vespa e alzando gli occhi al cielo, designava un personaggio addirittura peggiore di quello di cui si parla in seguito, tal Enrico Medi, a capo dell'Ente Nucleare Italiano nella sua veste internazionale (Euratom). Facemmo delle figure da peracottari con un incompetente globale. Poi fummo rappresentati da Zichichi, altro sommo cantore di se stesso e candidato italiano al Premio (IG)Nobel della fisica. Poi Boschi ed addirittura un tal Zecchi che come insegnante di Estetica risulta essere uno scienziato! Fossimo privi di ingegni, sforzandosi molto, si potrebbe capire. Ma il nostro Paese dispone di un fior fiore d'intelligenze che, appena pronte a produrre, vengono subito utilizzate ,ma non da noi ... ma da tutti gli altri Paesi del mondo sviluppato che sanno bene di prendere a costo zero scienziati che brevetteranno cose che poi l'Italia ricomprerà a carissimo prezzo. Che volete ? E' un altro pianto accorato senza speranza. La nostra classe politica (un pochino più la destra della "sinistra") è tutta piena di una tale crassa ignoranza che davvero lascia interdetti. Non si sa da dove cominciare per dire loro che senza scienza, senza ricerca, senza investimenti sul campo, dovremmo sorbirci in eterno le capre leghiste che fabbricano sedie e vogliono conquistare il mondo con i divaniletto, gli apriscatole e gli stendibiancheria. A volte viene la nausea da rifiuto e quasi quasi viene da augurare a questi apprendisti stregoni che dovrebbero fare un corso accelerato almeno da Mago Merlino.

Roberto Renzetti


Carte false

di SYLVIE COYAUD

Il 30 dicembre 2005 esce "Le Scienze" di gennaio. Alcuni ricercatori ci pubblicano quello che sussurravano da mesi: il fisico nucleare (?) Fabio Pistella (ex sindacalista CISL e docente - ? - alla LUISS, ndr) ha scritto nel proprio curriculum di essere "autore di oltre centocinquanta pubblicazioni scientifiche", ma nei database ne risultano tre. Con quel curriculum, è stato nominato da successivi governi a capo dell'Enea, poi dell'Istituto nazionale di ottica e, alla fine del 2003, presidente del CNR. Il curriculum era stato distribuito ai membri dell'apposita Commissione parlamentare che all'inizio del 2004 ha approvato la nomina senza controllare nulla.
   Per Fabio Pistella alcune migliaia di ricercatori del CNR chiedono non la gogna ma la pensione perché è accentratore, arrogante, incompetente. Finora però avevano accettato altri presidenti mediocri, arrivati per uno scambio tra politici e scienziati, del tipo "oggi sistemi il tuo incapace, domani sistemo il mio". In maggioranza, per motivi nobili, ignobili, stanchezza, quieto vivere dopo decenni di battaglie perse, i ricercatori sono stati complici.

Fabio Pistella designato presidente del Cnr   

(Roma, 7 maggio 2004)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Letizia Moratti, ha avviato le procedure per la nomina del professor Fabio Pistella a presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, in vista della conclusione del commissariamento dell’ente. Il Ministro ha ringraziato il professor Adriano De Maio per l’attività svolta come commissario dell’ente. Unitamente al professor Pistella ha altresì invitato il professor De Maio, che ha accettato, a presiedere il Consiglio scientifico generale dell’ente.

Sempre su proposta del ministro, il Consiglio dei ministri ha inoltre confermato il professor Enzo Boschi a presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ha nominato il professor Roberto Petronzio a presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Ha infine avviato la procedura per la nomina di Edoardo Mensi a presidente dell’Istituto nazionale della montagna.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese. Un obiettivo che l'Ente vuole perseguire, dopo la riforma attuata con il decreto legislativo N.127 del 4 giugno 2003, alla luce di una missione ambiziosa: rappresentare una risorsa da valorizzare per lo sviluppo socio - economico del Paese. Alla base, il convincimento che l'attività di ricerca e sviluppo, determinante per la competitività del sistema economico nazionale, possa generare nuova occupazione, maggior benessere e maggiore coesione sociale.


26 Marzo 2006

Einstein all'italiana

Einstein.jpg

Nature, la rivista scientifica (comunista) più importante del mondo ha pubblicato un articolo sullo stato della ricerca scientifica in Italia dopo i cinque anni di permanenza dello psiconano al governo.
Non ne usciamo bene.
Ne usciamo con le ossa rotte, altro che Paese delle banane o dei fichi d’India, quelli erano bei tempi, non offendiamo la frutta.
Adesso siamo il Paese della tazza, ma non quella del caffè.

L’Italia investe la metà rispetto alle altre nazioni europee nella ricerca e sviluppo e quello che investe lo indirizza alla ricerca applicata, di immediato utilizzo da parte delle aziende.

Nature: “Questa filosofia orientata verso l’industria include il riorientamento della missione del CNR dalla ricerca pura alla ricerca applicata. Nonostante la sua impopolarità tra gli scienziati, Fabio Pistella, nominato dal Governo come presidente del CNR nel luglio del 2004, afferma che questa focalizzazione deve continuare: L’Industria italiana investe poco nella ricerca e la missione del CNR è di colmare questa distanza. Le pubblicazioni scientifiche non sono l’unica misura di successo di una buona organizzazione di ricerca ".

I risultati di questa impostazione si vedono, ricercatori in fuga all’estero o asserviti alle logiche del mercato.
Nature si sofferma anche brevemente sul profilo di Fabio Pistella: “Il presidente del CNR Fabio Pistella dichiara 150 pubblicazioni scientifiche nel suo curriculum vitae; come dichiarato al Parlamento a supporto della sua nomina nel 2004. Ma “Le Scienze” hanno riportato nel gennaio 2006 che ISI cita solo tre sue pubblicazioni. Pistella ha dichiarato a Nature che alcune delle sue pubblicazioni sono datate e in italiano, “e che il ruolo del presidente del CNR richiede in ogni caso qualità manageriali”.


Ce la conti giusta, caro presidente del Cnr!


Caro Presidente, la comunità scientifica Le chiede un gesto di trasparenza e verità, di rendere cioè nota all'opinione pubblica internazionale la lista completa delle Sue pubblicazioni scientifiche. Sono oltre 150 oppure meno di una decina, come risulta dalle verifiche effettuate? Come ben sa, infatti, sul numero del 16 marzo scorso dell'autorevole rivista scientifica Nature è stato pubblicato un ampio dossier sulla ricerca italiana - già ripreso e commentato da molti quotidiani e settimanali italiani - nell'ambito del quale viene messa in questione la correttezza dei dirigenti dei principali enti di ricerca italiana. Tra le cose lette colpisce in particolare il fatto che sia messa in dubbio l'esistenza stessa delle oltre 150 pubblicazioni scientifiche che Lei ha indicato nel Suo curriculum vitae, presentato tra l'altro alle Commissioni Cultura di Camera e Senato in occasione del rilascio del parere sulla Sua nomina come Presidente del Cnr, e di cui si fa menzione nel sito web del Cnr.
Noi crediamo che questa accusa vada presa molto sul serio, e che la Sua risposta «alcune pubblicazioni sono vecchie e in italiano, e a ogni modo i ruoli del Presidente del Cnr richiedono competenze manageriali», sia troppo generica e non all'altezza della dignità del ruolo da Lei ricoperto. Per la comunità scientifica internazionale, la credibilità della produzione scientifica è una delle basi su cui si poggia il rapporto di fiducia con il singolo scienziato o gruppo di ricerca. Quanto alla capacità manageriale da Lei evocata, osserviamo come, a proposito dell'Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente (Enea), da Lei diretto negli anni scorsi, e di cui ha quindi condiviso un'importante responsabilità, il Comitato Italiano di Valutazione dei Risultati della Ricerca (mvw.civr.it) abbia evidenziato di recente con durezza lo stato di degrado in cui versa.
Venendo poi al Cnr, riteniamo che l'attuale riorganizzazione, che riflette molto bene le Sue scelte, sia apertamente ispirata ai criteri che hanno clamorosamente fallito nell'Enea. Criteri che difettano di semplicità e trasparenza, come osservato da più parti all'interno della comunità scientifica, in particolar modo per la scarsa considerazione che ha mostrato nei riguardi della valutazione della qualità della ricerca scientifica. Basti pensare che appena l'8 marzo scorso Lei ha già proposto un meccanismo di riordino degli Istituti: a parte la valutazione negativa, in quanto affrettato e approssimativo, e per nulla legato a parametri di valutazione scientifica, ci chiediamo perché fare oggi
questa operazione e perché farla senza convocare, per un parere, il Consiglio scientifico generale del Cnr di Sua recente nomina.
Noi crediamo che davanti a questa situazione il solo modo da parte Sua per rispondere in modo credibile, sia quello di diffondere immediatamente la lista completa delle Sue pubblicazioni scientifiche, così da sgomberare il campo da ogni ulteriore equivoco su questo punto. Crediamo che questa richiesta sia una condizione indispensabile per ristabilire un rapporto di credibilità e di dialogo con l'intera comunità scientifica nazionale e internazionale. Una volta chiarito questo punto preliminare, riteniamo indispensabile aprire una discussione in merito ai veri obiettivi che Lei persegue nel riordino del Cnr, per confrontarli criticamente con quelli che hanno già purtroppo causato il disastro dell'Enea.

Firmatari della lettera:

Giovanni Bachelet, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza"
Vincenzo Balzani, Dipartimento di Chimica "G. Ciamician", University of Bologna e Gruppo 2003
Carlo Bernardini, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza", Osservatorio per la Ricerca
Massimo Bernaschi, IAC-CNR
Giuliano Buzzetti, Depha Srl, Segretario del Gruppo 2003
Costanza Calzolari, IRPI-CNR, European Commission - DG Research, Manifesto dei Ricercatori
Ernesto Carafoli, Dip. Biochimica, Università di Padova e Gruppo 2003
Carlo Caso, Dip. Fisica, Università di Genova e Gruppo 2003
Cesare Chiosi, Dipartimento di Astronomia, Universita' degli Studi di Padova, Gruppo 2003
Rocco De Nicola, Dip. Sistemi e Informatica, Università di Firenze e Gruppo 2003
Gaetano Di Chiara, Dip. Tossicologia, Università di Cagliari e Gruppo 2003
Rino Falcone, ISTC-CNR, Osservatorio per la Ricerca
Brunangelo Falini, Istituto di Ematologia, Università di Perugia e Gruppo 2003
Mauro Gallegati, Dip. Economia, Università Politecnica delle Marche
Silvio Garattini, Gruppo 2003
Gabriele Ghisellini, Istituto Nazionale di Astrofisica e Gruppo 2003
Isabella M. Gioia, Istituto Nazionale di Astrofisica e Gruppo 2003
Carlo La Vecchia, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e Gruppo 2003
Francesco Lenci, IBF-CNR, Osservatorio per la Ricerca
Tommaso Maccacaro, Istituto Nazionale di Astrofisica e Gruppo 2003
Enrico Maggi, Università di Firenze e Gruppo 2003
Laura Maraschi, Istituto Nazionale di Astrofisica e gruppo 2003
Fabio Marcelli, ISGI-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Marco Ajmone Marsan, Politecnico di Torino - IEIIT CNR e Gruppo 2003
Alberto Mantovani, Gruppo 2003
Massimo Menenti, ISAFOM-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Roberto Natalini, IAC-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Giorgio Parisi, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza" e Gruppo 2003
Luciano Pietronero, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza"
Giulio Peruzzi, Dip. Fisica, Università di Padova, Osservatorio per la Ricerca
Stefano Polesello, IRSA-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Domenico Regoli, Dip. Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Ferrara e Gruppo 2003
Giuseppe Remuzzi, Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" e Gruppo 2003
Giancarlo Ruocco, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza"
Francesco Sylos Labini, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza"
Guido Tabellini, Università Bocconi e Gruppo 2003
Angelo Viotti, IBBA-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Alberto Zanelli, ISOF-CNR, Manifesto dei Ricercatori
Stefano Zapperi, Dip. Fisica, Università di Roma "La Sapienza"


Contatto: letterapresidentecnr@gmail.com
 


22 Marzo 2006 - 12:40

Dichiarazione del Presidente del CNR

Who’s Who in Italy S.r.l. - WHO’S WHO IN ITALY SRL


(IMMEDIAPRESS) - Il Prof. Fabio Pistella risponde alla “lettera aperta al Presidente del Cnr”



"La natura strumentale della contestazione a me rivolta alla base della "Lettera aperta al Presidente del CNR" che ha come primo firmatario Giovanni Bachelet, (Dipartimento di Fisica, Università di Roma La Sapienza), appare evidente, se si considera che il giudizio del CIVR sulle attività di ricerca dell’ENEA si riferisce al periodo 2001-2003. Ritengo che la contestazione andrebbe rivolta ad altri, visto che, la mia funzione di Direttore generale e non di presidente dell’ENEA, è cessata nell’aprile 1997. Quanto all’elenco dei miei articoli e relazioni a congressi, ammesso che questo sia un elemento significativo della vicenda, gli interessati potranno consultarlo da domani (sono a Bruxelles per lavoro) sul sito del CNR. Non ho difficoltà a confermare che i miei lavori specialistici sulla fisica del reattore si riferiscono ai miei primi 15 anni di attività".


Saving Italian Science

"Saving Italian Science" . Il titolo scelto da Nature del 16 Marzo parafrasa il famoso film di Spielberg ma è di tutt'altro tenore. L'autorevole rivista scientifica inglese fa un'analisi spietata, ma per questo lucida e veritiera della ricerca italiana e delle prospettive di cambiamento che potrebbero portare le prossime elezioni politiche. Fra le altre cose Nature riconosce alla coalizione di centro-sinistra il merito se non altro di aver ascoltato e fatto proprie le ragioni dei ricercatori nel proprio programma elettorale, mentre, scrive Nature, 

 

"La coalizione di centro destra non ha ancora formalizzato   le proprie intenzioni riguardo alla scienza ma - aggiunge la rivista- fonti   vicine a Berlusconi fanno pensare che ci sia da attendersi una continuazione   della stessa filosofia [verso la ricerca applicata, a scapito di quella di   base, ndr]"

In un box a margine dell'articolo, Nature getta poi forti dubbi sul valore personale di alcuni alti dirigenti della ricerca italiana, tra cui Fabio Pistella, direttore del CNR, Sergio Vetrella(*) (ASI) e Claudio Regis(**) (ENEA).


Lo strano curriculum del Prof. Pistella

Pistella Fra le prevedibili bufere scatenate dall'articolo di Nature del 16 Marzo (vedi il mio post) una casca sulla testa del presidente del CNR Fabio Pistella, testa peraltro già abbondantemente diluviata da polemiche non solo riguardo alla sua gestione del più grande ente di ricerca italiano ( la sua riforma dell'ente è criticata da più parti  sia per i  contenuti che per le  modalità) , ma anche per il suo curriculum scientifico, a detta di molti piuttosto deboluccio rispetto alla posizione che ricopre.

L'ultima tegola è arrivata da un'inchiesta di Le Scienze, citata nell'articolo di Nature: la rivista italiana è andata a spulciare la lista delle pubblicazioni che Pistella aveva presentato al momento della sua nomina nel 2004. Il suo CV vantava ben 150 pubblicazioni, ma (e non ci voleva molto) le Scienze ha scoperto che nella banca dati ISI (che contiene tutte le pubblicazioni su riviste internazionali) a suo nome risultano solo 3 pubblicazioni.

Pistella si è giustificato affermando che la maggior parte delle sue pubblicazioni sono vecchie e in italiano.

La bufera è iniziata: un gruppo di ricercatori (CNR e non) già autore di un manifesto estremamento critico riguardo alla gestione Pistella, ha pubblicato un lettera aperta :

 

Caro Presidente - inizia la lettera-
la comunità scientifica Le chiede   un gesto di trasparenza e verità, di rendere cioè nota all’opinione pubblica   internazionale la lista completa delle Sue pubblicazioni scientifiche. [...]   Noi crediamo che questa accusa vada presa molto sul serio, e che la Sua   risposta [...] sia troppo generica e non all'altezza della dignità del ruolo   da Lei ricoperto. Per la comunità scientifica internazionale, la credibilità   della produzione scientifica è una delle basi su cui si poggia il rapporto di   fiducia con il singolo scienziato o gruppo di ricerca. [...]

 

Crediamo che questa richiesta sia una condizione indispensabile per   ristabilire un rapporto di credibilità e di dialogo con l'intera comunità   scientifica nazionale e internazionale. Una volta chiarito questo punto   preliminare, riteniamo indispensabile aprire una discussione in merito ai veri   obiettivi che Lei persegue nel riordino del CNR, per confrontarli criticamente   con quelli che hanno già purtroppo causato il disastro dell’ENEA.

Come si dice...to be continued. Sergio Pistoi


24/03/06

Pistella risponde (ma le sue pubblicazioni per ora non ci sono).

fabio pistella CNR polemiche

Fabio Pistella, presidente del CNR, risponde con una nota alle contestazioni riguardo ai dubbi sul suo numero effettivo di pubblicazioni scientifiche e alla sua precedente gestione di un altro ente che versa oggi in condizioni deprecabili, l'ENEA .

Scrive Pistella:   La natura strumentale della contestazione a me rivolta alla base della "Lettera aperta  al Presidente del CNR" [...] appare evidente, se si considera che il giudizio del CIVR sulle attività di ricerca dell'ENEA si riferisce al periodo 2001-2003. Ritengo che la contestazione andrebbe rivolta ad altri, visto che, la mia funzione di Direttore generale e non di presidente dell'ENEA, è cessata nell'aprile 1997 .

 La nota contiene anche una promessa (ancora non mantenuta) di trasparenza:

Quanto all'elenco dei miei articoli e relazioni a congressi, ammesso che questo sia un elemento significativo della vicenda, gli interessati potranno consultarlo da domani [22 MArzo n.d.r.] sul sito del CNR. Non ho difficoltà a confermare che i miei lavori specialistici sulla fisica del reattore si riferiscono ai miei primi 15 anni di attività".

A tutt'oggi sul sito del CNR l'elenco dei lavori del prof. Pistella non c'è. Solo un ritardo tecnico,  spiega cortesemente la sua portavoce, interpellata da ScienceBackstage, che promette la soluzione del problema in pochi giorni e di segnalarmi(ci) quando sarà disponibile l'elenco.

Dato che siamo molto curiosi ne riparleremo in un prossimo post. Sergio Pistoi

(Nella foto (CNR): Fabio Pistella ).


29/03/06

Pistella: arriva il curriculum.

il curriculum di pistella CNRCi eravamo lasciati con la promessa di Fabio Pistella, presidente del CNR, di rendere pubblico il suo curriculum, dopo le polemiche di cui ho già parlato nei post precedenti.
 
Dalla portavoce del presidente CNR arriva ora la notizia che il curriculum di Pistella è disponibile sul sito del CNR .
 
Scorrendo la lista dei 132 contributi scientifici, che potete vedere allegata al CV di Pistella, non si può far altro che confermare, almeno in un punto, quello che i suoi detrattori sostengono: il numero di pubblicazioni su riviste internazionali è molto scarso.
 
Io ho potuto contare meno di dieci articoli scientifici pubblicate su riviste internazionali, tutti relativi agli anni '60, '70 e '80.
 
 Ricordiamo che le polemiche riguardo ai "numeri" di Pistella erano nate dopo che la  rivista Le Scienze aveva riportato che soltanto tre articoli scientifici a nome del presidente CNR erano presenti nel database ISI, la banca dati che raccoglie le pubblicazioni scientifiche internazionali.
 
Quasi tutti  i 132 contributi presentati da Pistella sono relativi a comunicazioni scientifiche a congressi. Qui c'è da aprire una piccola parentesi: se è vero che molti scienziati riportano, per completezza questo tipo di contributi nei loro CV, è altrettanto vero che, secondo i criteri di valutazioni condivisi a livello internazionale, le comunicazioni a congressi contano ben poco- stiamo parlando ovviamente del peso che hanno nella valutazione del curriculum di un ricercatore, non della loro importanza in senso lato.
 
Per dirla in poche parole, il curriculum di Pistella non è, a tutti gli effetti, quello di uno scienziato di altro profilo.
 
Questo significa che egli non sia adatto a guidare il CNR? Quanto devono pesare le pubblicazioni nella scelta di un manager di alto profilo, come il direttore di un grande ente di ricerca? Non è una domanda semplice. Proveremo a rifletterci nel prossimo post. Intanto attendo i vostri commenti.  Sergio Pistoi

30/03/06

Scienziati (e non solo) in piazza:nel mirino Moratti e Pistella

manifestazione ricercatori cnrAncora contestazioni da parte del mondo scientifico nei confronti del management della ricerca italiana, in primo luogo il ministro Letizia Moratti e il presidente del CNR Fabio Pistella, di cui si è parlato a lungo in precedenti post. 
 
L'Osservatorio per la Ricerca organizza oggi (30 Marzo) una manifestazione davanti alla sede del CNR. Ecco le rivendicazioni dei ricercatori, come scrivono nel loro comunicato:
 

[...] Gli studiosi e scienziati scenderanno domani in piazza in tanti e con tanto clamore PER DARE UNA SPERANZA al Paese. Per chiedere che il Paese si riappropri delle proprie chance di sviluppo, che possa mantenere aperta la via del progresso non solo economico, ma anche sociale, culturale e civile.

Il PARADOSSO di questa manifestazione e' che gli scienziati sono costretti a chiedere quanto ogni giorno viene asserito da tutti i politici, dalle forze produttive, dalle autorevoli firme di tutti i giornali, di destra e di sinistra, di centro-destra e di centro-sinistra: CHE LA RICERCA ABBIA PRIORITA' NELLE STRATEGIE del Paese e SIA MESSA NELLE CONDIZIONI di POTER ESPRIMERE AL MEGLIO le proprie potenzialità.

[...]

Ecco perché gli scienziati sono costretti ancora una volta a chiedere che l'impegno della politica sia serio e duraturo.
Che non si percorrano le strade intraprese dalla MORATTI di:
- ESCLUDERE I GIOVANI dal sistema della ricerca (4 anni di blocco delle assunzioni);
- che non si RIDUCANO GLI SPAZI DI AUTONOMIA ai ricercatori (bene primario per rendere realmente di valore la qualità del lavoro intellettuale)
- che non si amministrino le organizzazioni di ricerca per sistemare nei punti chiave i propri uomini di fiducia (SPOIL SYSTEM) ma che valga il principio del merito scientifico;
- che si alimenti con SUFFICIENTI RISORSE il sistema della conoscenza (il definanziamento attuale e' uno scandalo senza precedenti persino per l'Italia);
- che l'idea di mettere la ricerca al servizio del Paese significa di fatto non trovare scorciatoie del tipo AZIENDALIZZAZIONE delle istituzioni di ricerca e ABBANDONO della ricerca di base (mentre in tutto il mondo c'e' un recupero di valore della ricerca fondamentale proprio per avere i massimi risultati sulle ricadute);
- che si dica la VERITA al paese ed agli scienziati, senza numeri finti, finanza "creativa", e proclami altisonanti.

Da sempre c'e' una DIFFICOLTA' DELLA POLITICA ad intercettare le istanze della ricerca, ma in questi 5 anni si e' assistito all'esatto contrario dell'affermazione di questi principi basilari, mascherando oltretutto questa azione dissennata con grandi discorsi di rilancio e giochi di prestigio (chiacchiere come le abbiamo definite in un precedente comunicato).

 

Oltre alle rivendicazioni sulla ricerca in generale è il CNR, e il suo presidente Pistella  ad essere al centro del mirino. Non a caso proprio dalla sede dell'ente di ricerca parte la manifestazione.

[...] decide di ritrovarsi sotto il CNR perché in questo ente il presidente Pistella ha SEGUITO ALLA LETTERA e con particolare zelo gli intendimenti politici del ministro: burocratizzazione, accentramento, riduzione delle autonomie, ma anche atteggiamenti arroganti e di provocazione nei confronti della comunità scientifica [...] Inoltre, con un colpo di mano finale (ignorando le prerogative del Consiglio Scientifico Generale del CNR) si sta tentando in questo ente di ridefinire in fretta e furia la rete di ricerca (nomina di 67 nuovi direttori) e di determinare un processo di avanzamento nella organizzazione gerarchica difficilmente recuperabile.[...]

Nature stima che almeno 1000 ricercatori potrebbero partecipare, ma potrebbero essere molti di più. --- Sergio Pistoi

[Nella foto (S. Pistoi) una manifestazione di ricercatori del 2002]


Cnr delle mie brame 

 

in edicola il 17 marzoNuove nomine e dura riduzione degli istituti. Il presidente Fabio Pistella, in tutta fretta, ridisegna l’ente. Prima che arrivi il nuovo governo. Un “colpo di mano” a meno di un mese dalle elezioni politiche. Con la voglia di lasciare un segno forte nel Consiglio nazionale delle reicerche (Cnr). Giocando d’anticipo sulle mosse del nuovo governo. Così, senza preavviso e, soprattutto, senza aspettare il parere del Consiglio scientifico generale, il presidente del Cnr Fabio Pistella ha tirato fuori dal cassetto le nomine di undici nuovi direttori di dipartimento.

E ha messo mano a una forte ristrutturazione del maggior ente pubblico in cui si fa ricerca sulle più varie branche del sapere, da quelle scientifiche a quelle umanistiche e in cui lavorano, a vario titolo, circa ottomila persone (tremila dipendenti, più una consistente quota di borsisti e assunti con contratto a tempo determinato). Ma soprattutto il professor Pistella ha lavorato d’accetta riducendo drasticamente il numero degli istituti, ridotti d’un colpo, da 108 a 67. Il criterio di scelta? Piuttosto anomalo per un ente di eccellenza della ricerca pubblica: l’ex direttore dell’Enea, che tre anni fa ha ricevuto dal ministro Moratti il compito di riformare il Cnr dopo il commissariamento, ha guardato in primis alle dimensioni dei singoli dipartimenti. Curiosamente non alla produttività scientifica, al numero di pubblicazioni del singolo istituto o al riscontro che avevano avuto nella comunità scientifica internazionale. «Criteri che il presidente Pistella ha sempre tenuto in scarsa considerazione anche nella valutazione del lavoro dei ricercatori, apprezzando di più prodotti di minore valore scientifico ma ospitati da mostre e fiere internazionali e testimonianza concreta di quanto un istituto riesca a “vendersi” alle aziende», commenta Rino Falcone, ricercatore del Cnr e fondatore dell’Osservatorio sulla ricerca che svolge un importante lavoro di monitoraggio, raccogliendo le voci dei lavoratori della ricerca italiana. Del resto, il presidente Pistella non ha mai fatto mistero di volere una maggiore apertura del Cnr alle aziende private, spendendosi molto a favore della ricerca applicata. «E spesso a tutto discapito della ricerca pura e di base», denuncia Falcone. A testimoniarlo sono gli stessi nomi degli istituti, spesso mutuati da analoghi americani. «Come dal modello Usa - continua Falcone - è mutuato lo spoil system del Cnr dove assegnisti e precari hanno vita sempre più dura».

E non è difficile intuire perché. Basta dire che dal 2002 al 2005 i finanziamenti destinati agli enti pubblici di ricerca sono stati tagliati del 20 per cento, che il blocco delle assunzioni è stato prolungato dalla Finanziaria fino al 2007 e che, nel febbraio scorso, come se non bastasse, il governo Berlusconi ha varato un decreto che toglie al Cnr la possibilità di dare nuovi assegni di ricerca. «Spesso negli istituti del Cnr non esiste nemmeno un “organico” e quando un ricercatore va in pensione non viene sostituito, semplicemente il suo posto viene soppresso», racconta un direttore di dipartimento  che ci chiede di restare anonimo. «Avevo con me tre giovani e brillanti ricercatori - aggiunge - ma con l’attuale ristrutturazione mi vedo costretto a trovare loro una nuova collocazione nell’università o a mandarli a casa. Ed è un dolore enorme. Il sogno della ricerca fra i giovani è ancora forte, ma si sta facendo di tutto per stroncarlo». Così mentre i giovani fanno sempre più fatica ad entrare nel Cnr, la ricerca italiana si trova ad essere sempre più invecchiata, burocratizzata, e gestita in modo inappropriato. «Il professor Pistella ha portato con sé una gestione sempre più verticistica, piramidale dell’ente - rilancia Falcone -, con un forte aumento della burocrazia interna». Ma sull’accentramento dei poteri da parte di Pistella interviene anche il sindacato nazionale lavoratori della ricerca, l’Usi-Rdb Ricerca, contestandogli 122 assunzioni di ricercatori, tecnologi e collaboratori per chiamata diretta (90 per gli istituti e 32 per l’amministrazione centrale). Il provvedimento  è stato firmato dal presidente il 29 dicembre, ma il sindacato lo ha avuto solo il 13 gennaio. Insomma Pistella avrebbe forzato il blocco delle assunzioni ma non in favore di scienziati titolati o di precari. «Se fossimo stati informati di questa scandalosa chiamata diretta - dicono al sindacato - ci saremmo opposti fermamente  e avremmo chiesto la selezione pubblica, in favore degli assegnisti ma anche di altri ricercatori e collaboratori “privi di protezione”». E se a inizio anno già si alzava l’onda della protesta per i “metodi da cooptazione”, ora, dopo le nuove nomine e la riduzione degli istituti, la rivolta dei ricercatori è diventata un mare in piena. «Riordino selvaggio dell’ente», «sacco dei barbari», si legge nei fitti carteggi e in un forum estemporaneo dei ricercatori. Denunciano e promettono battaglia, chiedendo per ora di restare anonimi. «L’unico criterio che è stato usato per selezionare 67 istituti - scrive un ricercatore romano - era arrivare sotto i 70, manipolando pesi e criteri per arrivare a questo numero, prendendo di mira alcuni istituti che non si voleva rimanessero». Il fatto più grave? «Vedere che la produzione  scientifica non conta proprio nulla - risponde scoraggiato il giovane scienziato -. In questo Cnr puoi anche vincere il Nobel e aver creato un gruppo di ricerca di avanguardia, ma non è questo che conta». E qualcuno, un po’ per protesta, un po’ per rivalsa, invita a ribaltare il gioco, spingendo a verificare i curricula dei neonominati su www.isiwebofknowledge.com, l’archivio mondiale delle pubblicazioni scientifiche professionali che permette di conoscere tutte le pubblicazioni di uno scienziato e perfino tutte le volte che questi lavori sono stati citati da altri autori nella letteratura scientifica. Ma l’invito, un po’ malizioso è anche a mettere nel motore di ricerca il nome e cognome dell’attuale presidente del Cnr. Risultato? Delle 150 pubblicazioni annunciate sul sito nessuna traccia. A nome Fabio Pistella ne compaiono solo tre. E, per giunta, non particolarmente citate. 


In tre pagine viene puntato il dito sulle scelte del governo. «Più convincente il progetto dell’Unione». Enzo Boschi: «Il problema? L’età è troppo alta» 

Inchiesta di «Nature»: salvate la scienza italiana 

«Poca ricerca pura, manager sbagliati». La replica: non è una rivista che ci deve giudicare

 
ROMA - Con un titolo non equivoco («Salvate la scienza italiana») anche Nature , una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, affronta per quel che le compete la nostra campagna elettorale. Con un’inchiesta che assomiglia ad una scelta di campo precisa: più convincente, anche se con qualche riserva, - scrive infatti Alison Abbott - il progetto di Romano Prodi, che non le scelte in materia di ricerca scientifica fin qui adottate dal governo Berlusconi. Uno schierarsi più «filosofico» che strettamente politico, perché quello che Nature rimprovera al governo in carica è soprattutto l’aver privilegiato la ricerca «industry-friendly», cioè legata a risultati concreti, immediati, rispetto alla ricerca pura, di base. Ma non è solo questo, a finire sotto la lente della giornalista: nelle tre pagine dedicate all’argomento c’è anche spazio per l’accumularsi di leggi e leggine che rallentano la crescita della ricerca italiana, e anche per alcune scelte di manager compiute da Berlusconi, indicate con nome e cognome. Da Fabio Pistella, presidente del Cnr, a Claudio Regis, vicecommissario dell’Enea (Nature cita anche l’articolo di Gian Antonio Stella, pubblicato il 2 agosto 2005, sulla falsa laurea di Regis in ingegneria), fino a Sergio Vetrella, presidente dell’Agenzia spaziale Italiana. Al primo viene imputato di avere solo 3 pubblicazioni recenti contro le 150 vantate nel suo curriculum. «Mi sono laureato a 23 anni, ho fatto il ricercatore per i primi 15, poi ho smesso», si difende lui. A Vetrella si rimprovera invece l’annuncio di un progetto per costruire un telescopio sulla luna. «Era solo uno studio sul perché saremmo dovuti tornare sulla luna, pura teoria», dice ora lui. Paese dai molti paradossi, l’Italia è al settimo posto su 140 Paesi del mondo come valore delle pubblicazioni scientifiche che produce, ricorda Nature , ma «spende la metà della media europea per ricerca e sviluppo». Fabio Pistella ammette che in effetti l’Italia, pur essendo ai primi posti come produzione scientifica, è fra il trentesimo e il quarantesettesimo posto al mondo per competitività. «Perché il nostro tessuto industriale è composto in gran parte di piccole e medie imprese, perché il sistema produttivo è basato su prodotti non hi-tech, e perché le privatizzazioni hanno smantellato le grandi industrie che facevano ricerca», spiega. Il presidente dell’Agenzia Spaziale Sergio Vetrella respinge invece le critiche di Nature : «Abbiamo 2.490 milioni di euro da investire nei prossimi 3 anni, e lo faremo con una serie di progetti di livello mondiale, ai quali molti Paesi ci chiedono di partecipare». Sia Vetrella che Pistella comunque ritengono che la ricerca pura non sia una priorità, anzi. «Il problema è la conversione dell’impegno di ricerca in un ritorno per il Paese», dice il primo. Mentre il secondo è ancora più secco: «Accanto all’etica della conoscenza e a quella della partecipazione, io punto anche sull’etica dei risultati. Noi dobbiamo pensare a come uscire dalla crisi, non a come la pensa Nature . E comunque io non riconosco in Nature il giudice delle cose su cui sto lavorando».
Un’impostazione che l’Unione, se arriverà al governo, intende invece cambiare con decisione, facendo ripartire la ricerca pura. Ma anche, sperano i ricercatori, snellendo i meccanismi burocratici. «La questione delle nomine è di grande importanza - dicono Vincenzo Balzani e Piermannuccio Mannicci del «Gruppo 2003», un’associazione che riunisce ricercatori fra i più citati nella letteratura scientifica mondiale - ma la qualità delle persone prescelte è sempre più spesso di livello insufficiente». Enzo Boschi, presidente dell’Istituto italiano di Geofisica e Vulcanologia, più che una questione di vertici inadeguati ne fa invece una questione di età anagrafica: «Il dramma viene dal fatto che le università sono in mano ai vecchi: in 5 anni hanno assunto 5 mila persone, ma sono tutte di età avanzata...». Apparentemente favorevole alla svolta che Prodi vorrebbe imprimere al la ricerca, Nature
non dimentica però di sollevare un paio di dubbi consistenti: come farà il professore a conciliare il suo progetto con i suoi partner contrari alla sperimentazione sulle cellule staminali, un campo nel quale l’Italia «ha delle leggi fra le più restrittive in Europa»? E poi, si troveranno i fondi in un momento di recessione così acuta?
Giuliano Gallo

Grazie di aiutare il presidente Pistella


Il professor Fabio Pistella, in piedi.

Alcuni di voi si stanno dando da fare per scovare gli articoli mancanti del fisico nucleare Fabio Pistella. Nel proprio curriculum trasmesso alla Commissione Parlamentare incaricata di confermarne la nomina a presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), aveva dichiarato di essere "autore di oltre centocinquanta pubblicazioni scientifiche" (150). Purtroppo ancora oggi nei database mondiali ne risultano solo tre (3). Cercate ancora, e mandate quello che trovate a oche@radio24.it, ma non gli articoli della sorella del presidente (che c'è veramente, ed è una ricercatrice).


Berlusconi - Prodi
nel giudizio di "Nature"

 http://matematica.uni-bocconi.it/interventi/politiche2006/nature.htm 

E' una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali ed è lei - "Nature" - che ha voluto dedicare un lungo articolo alla situazione della scienza italiana e alle proposte dei due schieramenti politici che si fronteggiano, alla vigilia delle elezioni.
L'autore dell'articolo è una delle principali firme della rivista, Alison Abbott. Anche il titolo dell'articolo è significativo: "Salvate la scienza italiana".

Alison Abbott analizza quali siano le proposte di rinnovamento di un sistema di ricerca che, pur in presenza di situazioni di eccellenza, riconosciute a livello mondiale, sta decisamente sprofondando.

La sua analisi prende inizialmente in considerazione l'attività svolta da Prodi, negli scorsi mesi, per capire come impostare il suo programma. Il leader del centro-sinistra ha convocato una ventina di scienziati, l'autunno scorso, e ha chiesti (in una sorta di gioco di ruolo): "se avessimo 400 milioni di euro in più all'anno per cinque anni, da utilizzare per aiutare la ricerca italiana, cosa fareste?". La risposta più condivisa è stata quella di raddoppiare il numero di ricercatori. L'Italia ne ha la metà rispetto a Paesi con caratteristiche geografiche e sociali simili. Le risposte più approfondite sono state raccolte e hanno formato la base del programma di Prodi su questi temi.

 

La giornalista di "Nature" ha allora intervistato diverse personalità del mondo della ricerca italiana, tra cui Luciano Modica (ex presidente della Crui - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - e senatore uscente), Giorgio Parisi, fisico teorico dell'Università "La Sapienza" di Roma e Massimo Inguscio, fisico atomico dell'Università di Firenze. Molti ricercatori sono apertamente critici nei confronti dell'operato del governo uscente. Sinteticamente, Parisi afferma che "la situazione non era delle migliori prima, ma il governo Berlusconi l'ha di certo peggiorata". Tutti si lamentano che il governo uscente ha privilegiato la ricerca "industry friendly", legata a risultati concreti e immediati, senza capire le potenzialità della ricerca di base.

L'inchiesta condotta dalla Abbott non fa sconti e sottolinea, con nomi e cognomi, come diverse posizioni di potere nelle organizzazioni scientifiche siano stato politicamente assegnate dal governo uscente a persone che sembra non abbiano i titoli e il carisma internazionale per difendere la tradizione della ricerca italiana. I casi più eclatanti (citati da "Nature" sono quelli di Fabio Pistella, Claudio Regis (vice commissario dell'Enea) e Sergio Vetrella, presidente dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana).

Un esempio per tutti: l'attuale presidente del CNR, Fabio Pistella, ha rivendicato nel suo curriculum di avere 150 pubblicazione scientifiche. Questo elenco è stato sottoposto al Parlamento per sostenere la sua candidatura nel 2004. Però, la rivista "Le Scienze" ha evidenziato come il sistema ISI (che indicizza tutte le pubblicazioni scientifiche ordinate per numero di citazioni) ne presenti solo tre a suo nome. Pistella si è difeso, replicando a "Nature" che alcune sue pubblicazioni non erano state citate perchè vecchie e in italiano e che, in ogni modo, "il ruolo del presidente del CNR richiede solo competenze manageriali".



(*) Il manifesto 29 settembre 2002

 Strategie stellari


La nuova linea governativa prevede per l'Agenzia spaziale italiana, un ruolo sempre più legato all'industria, soprattutto quella militare. La parola chiave per leggere le 365 pagine del Piano spaziale nazionale, approvato dal governo il 5 agosto e reso pubblico solo qualche giorno fa, è «duale». Vuol dire progettare e costruire qualcosa che possa anche servire a scopi civili, ma puntando soprattutto a quelli militari

LUCA TANCREDI BARONE


L'uomo a capo dell'Agenzia spaziale italiana sta facendo arrabbiare molte persone in Italia e all'estero». Lo scrive Nature nel numero di giovedì in un breve ma incisivo attacco alla svolta che il presidente Sergio Vetrella, nominato dal governo lo scorso novembre, sta imprimendo all'Asi. Tema del contendere è lo sbandieratissimo Piano spaziale nazionale (Psn), approvato dal governo lo scorso 5 agosto e reso pubblico solo qualche giorno fa. Un corposo documento di 365 pagine che delinea scelte di fondo che privilegiano sempre di più le applicazioni militari delle ricerche spaziali. L'accusa di Nature a Vetrella - a parte un errore: il Piano triennale 2003-2005 prevede un budget di 2,8 miliardi di euro - e non milioni, come scrive la rivista - è di aver lasciato i partner spaziali internazionali a «brancolare nel buio» per quanto riguarda gli impegni già assunti dall'Asi. Nel Piano, infatti, Vetrella si limita a confermare i progetti spaziali già in avanzato stato di progettazione - il satellite per raggi gamma Agile, le collaborazioni con l'Agenzia spaziale europea per i satelliti come Mars Express (che andrà su Marte l'anno prossimo), Rosetta (che partirà a gennaio verso la cometa P46/Wirtanen), Bepi Colombo (su Mercurio) o Lisa (per lo studio delle onde gravitazionali). Per tutti gli altri, anche quelli su cui l'Asi aveva già preso impegni con Nasa e Esa, Vetrella si riserva possibili ripensamenti.

Un esempio clamoroso è Venus Express, la missione fotocopia - e quindi a un prezzo molto basso - di Mars Express. Se entro il 15 ottobre l'Italia non dà l'ok, la missione, già prevista dall'Esa, dovrà essere cancellata. Non che la comunità scientifica italiana non sia interessata al progetto: ben tre esperimenti su sette sono capeggiati da ricercatori italiani (senza contare le decine che ci stanno lavorando). All'Alenia di Torino, poi, spetterebbe verosimilmente l'integrazione tecnica della missione, come è accaduto per Mars Express. E certo la cosa non dispiacerebbe ai 2500 lavoratori che stanno per essere messi in cassa integrazione.

La stessa sorte tocca a Glast, il satellite che in collaborazione con la Nasa studia i limiti di gravità ed energia dell'universo, osservandone la struttura. O a Sharad, per la ricerca d'acqua su Marte, l'unico strumento non Usa a bordo di una missione Nasa per il pianeta rosso. O gli studi per il motore a idrogeno di Rubbia che richiederebbero altre due tranche di finanziamento. Tutti progetti da ridiscutere, che dovranno competere nuovamente per spartirsi 10 milioni di euro stanziati nel 2003 per le «nuove iniziative» - che salgono a 215 milioni nel 2005 e si aggiungono ai 62 milioni in sospeso per il 2002. «Come, con quali criteri e chi le sceglierà non è dato sapere», denuncia Giorgio Palumbo. «Prima almeno per scegliere utilizzavamo la peer review, il giudizio di altri ricercatori». Palumbo lavorerà ancora per pochi giorni nella ex divisione programmi scientifici dell'Asi, abrogata da Vetrella nella riforma che ha creato 5 sezioni (osservazione della terra, telecomunicazioni, navigazione e localizzazione, osservazione dell'universo, medicina e biotecnologia), rendendo di fatto indistinguibili i contributi di pura ricerca da quelli più applicativi. «Se si smembra la comunità scientifica e la si stacca dal controllo scientifico - dice Palumbo - si trasforma il finanziamento alla ricerca in un mercato delle vacche; per ottenere finanziamenti, gli scienziati si trasformeranno in questuanti che, pur di far vincere il proprio progetto, non esiteranno ad arruffianarsi il potere di turno. Questa non è più scienza: la ricerca è un'altra cosa».

La nuova linea governativa prevede per l'Asi un ruolo sempre più legato all'industria, soprattutto quella militare, e ai profitti. «Va osservato come il Piano possa solo connotarsi come application oriented» - è scritto - e quindi «coerentemente la struttura strategica è costruita intorno ai seguenti building blocks: sviluppo di servizi di pubblica utilità», che secondo il Piano sono soprattutto «sicurezza, difesa, sorveglianza dei confini»; «sviluppo della conoscenza scientifica (in cui le infrastrutture spaziali sono strumentali alla concretizzazione di programmi scientifici di concezione nazionale, e non il fine ultimo dell'iniziativa)»; «sviluppo della ricerca tecnologica e miglioramento della competitività industriale; apporto nazionale all'indipendenza strategica europea» - dove con «indipendenza strategica» si sottintende sempre «in campo militare»; e infine, esplicitamente, «integrazione di applicazioni e tecnologie a uso civile con quelle per esigenza di difesa in applicazioni e tecnologie di valenza `duale'».

«Duale» è il termine chiave per capire la strada imboccata dall'Asi e delineata nel Psn: vuol dire costruire qualcosa che possa servire anche per scopi civili - quelli dichiarati esplicitamente - ma punta soprattutto a quelli militari. «È il tramonto, temo definitivo - dice Marco Cervino, dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr di Bologna e dell'Associazione scienziate/i responsabili - della tradizionale distinzione fra ricerca militare e ricerca civile, distinzione che ha consentito in passato a una parte di noi scienziati almeno di provare a organizzarsi per non servire scopi bellicisti. Il Psn elegge la dualità a fondamento della strategia spaziale italiana». Non a caso il progetto più citato del Piano è Cosmo Skymed (vedi box). L'Asi nel triennio si impegna a gestire in favore del progetto una somma pari a circa 113 milioni euro proveniente dal ministero della difesa, circa il 5% dell'intero budget. Non solo: nella tabella riassuntiva degli impegni, Cosmo Skymed finisce mescolato nelle spese previste per l'osservazione della terra - che vede infatti nel triennio lievitare i finanziamenti - senza consentire di separare quel contributo da quelli puramente scientifici.

A causa della riforma interna, poi, il bilancio 2002 non è confrontabile con quello del 2001. E benché molti lamentino la diminuzione dei fondi per la ricerca, è impossibile - piano spaziale alla mano - fare un confronto diretto vista l'assenza di un budget specifico per la divisione programmi scientifici, presente fino al 2001. L'osservazione dell'universo è l'unico dei cinque nuovi settori che presumibilmente coinvolgono quasi esclusivamente ricerca pura. Almeno di questo si può dire che nel triennio è prevista una radicale diminuzione: dai 114 milioni di euro del 2002 si passa ai 71 del 2005.

Di certo c'è che Vetrella non sta solo mettendo a repentaglio la ricerca astronomica finanziata dall'Asi e le collaborazioni internazionali avviate: il suo è un tentativo concreto di ostacolare il lavoro iniziato dall'ex presidente Sergio de Julio. Giovanni Bignami, ex direttore dei programmi scientifici Asi, e Giorgio Palumbo non possono più partecipare alle riunioni dello Science Program Committee dell'Esa che decide sulle future missioni spaziali europee semplicemente perché Vetrella si rifiuta di firmare le relative autorizzazioni di viaggio. Bignami e Palumbo erano stati nominati dall'ex Murst (il ministero della ricerca, ora confluito nel Miur), non dall'Asi, come unici due delegati italiani in sede europea.

Per non parlare del blocco dei bandi, «lo strumento che l'Asi dava ai ricercatori per finanziare nuovi progetti e che alimentavano idee originali sulla ricerca», come ci ha detto l'ex presidente de Julio. I bandi sono stati bloccati per più di un anno e ancora ce ne sono alcuni in sospeso. Secondo de Julio, il Psn «è la negazione di un Piano, perché non c'è alcuna visione strategica e mancano gli obiettivi. E poi il contributo per la scienza è diminuito: mentre ero presidente eravamo riusciti a portare il finanziamento per la ricerca dal 15% a circa il 25% del bilancio Asi, per circa 300 miliardi di lire».

Ma c'è anche la questione cruciale del metodo: in passato il Piano spaziale nazionale nasceva dal confronto con la comunità scientifica dei vari settori, che avanzava delle proposte anche in riunioni pubbliche. Stavolta il piano è stato compilato in gran segreto - nessuno in Asi è riuscito a leggerlo prima dell'approvazione da parte del governo - e nessuno ha potuto esprimere pareri. «Il Piano è stato elaborato e tagliato da Vetrella, senza consultare nessuno. Anche il lavoro di un mese che avevamo svolto come divisione Programmi scientifici è stato ridotto e banalizzato», dice Giorgio Palumbo.

È mancato anche il parere del comitato scientifico, obbligatorio per legge, «perché il consiglio scientifico era scaduto a ottobre 2001», dice Carlo Rizzuto, del consiglio di amministrazione Asi. Già, ma la nomina del nuovo comitato doveva farla l'Asi stessa. «Non c'è stato tempo prima. La nomina l'abbiamo fatta in questi giorni». Dei nuovi nomi però sul sito Asi non c'è traccia.



(**) Ente per l’energia, il vicecommissario (leghista con laurea sospetta) che dà lezioni al Nobel

 

Enea: l’ingegnere fantasma bocciò Rubbia

 

Regis, neo vice-commissario Enea: in Italia non risulta laureato
Carlo Rubbia (Ansa)
Rubbia è un somaro, firmato «el Valvola»
. Ecco la sintesi, povera Italia, del serrato dibattito scientifico sulle sorti dell'Enea. L'accusa d'esser un «sonoro incompetente » fatta al premio Nobel per la Fisica, ghigliottinato dal governo, parte infatti da un elettricista, già senatore della Lega, promosso per vie misteriose vice-commissario al l'ente per l’energia.
E benedetto dal titolo di «ingegnere» perfino nel decreto di nomina presidenziale senza che l’Ordine degli ingegneri abbia idea di dove si sia mai laureato.
Partiamo dalla coda? Siamo a metà luglio. Carlo Rubbia, accusato d’avere un carattere ruvido, di essere insofferente alle osservazioni e di avere fatto traboccare il vaso con un articolo su Repubblica contro il Cda, bollato come «il branco», è sbattuto fuori dall’Enea che, azzerato nei vertici, viene affidato ad una terna. Commissario, su indicazione forzista, è Luigi Paganetto, Preside della Facoltà di Economia a Tor Vergata, vice-commissario Corrado Clini (nell’élite del ministero dell’Ambiente da anni, ben visto da socialisti e An) e l’«ing.» Claudio Regis, appoggiato dal Carroccio. Il quale, trionfante per l’ascesa nell’Olimpo della scienza, liquida il presidente deposto con parole affilate: «Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente ».
Un giudizio avventato. In linea con la storia dell’uomo. Il quale, quando stava a Palazzo Madama, era stato espulso dall’aula per avere barrito: «Aveva ragione chi invocava la legge Merlin per chiudere questo Parlamento: è un bordello!». Prima ancora, andando incontro ad una condanna per vilipendio delle istituzioni, era stato, se possibile, più volgare: «I magistrati sono come i maiali: se ne tocchi uno, si mettono a urlare tutti».
Ma chi è quest’uomo magrolino che tratta un premio Nobel come Albert Einstein non tratterebbe l’asino della classe? Nato a Biella nel 1944, Regis compare la prima volta agli onori delle cronache, locali, nei dintorni di Telebiella, la prima emittente privata del Paese, nata via cavo nel 1971 per iniziativa di Peppo Sacchi. Era allora, stando ai ricordi dei pionieri della tivù, il rappresentante dell’Ampex, il sistema di registrazione videomagnetica che offriva la possibilità di tagliare i tempi morti. Bravissimo nel risolvere ogni problema elettrico, aveva un nomignolo con cui a Il Biellese ancora lo ricordano: «Valvola».
Che fosse laureato in ingegneria era ignoto a tutti. Sveglio, però, lo era. E gli amici dell’epoca se ne sarebbero accorti ritrovandoselo prima al comando della Lega biellese. Poi in consiglio comunale. Poi, come dicevamo, a Palazzo Madama. Dove sarebbe stato ricordato solo per una battaglia contro la messa al bando della fabbricazione delle mine anti-uomo («la questione è stata affrontata in modo demagogico, cedendo all’emotività della pubblica opinione! ») e per il curriculum fornito alla Navicella: «Laureato in ingegneria. Imprenditore. Ha studiato presso l’Ecole Polytechnique. Presidente di una società operante nel settore della ricerca aerospaziale. Esperto di relazioni internazionali». Dov’è questa Ecole Polytechnique? Boh... Relazioni internazionali con chi? Boh...
Fatto sta che per qualche anno l’uomo, non rieletto, esce dalle cronache politiche e resta in quelle giudiziarie. Viene denunciato dai titolari di una ditta edile con la quale aveva fatto un contratto per ristrutturare un palazzetto. E’ rinviato a giudizio per calunnia del segretario della Lega di Vercelli, Francesco Borasio, che aveva accusato di essersi messo in tasca dei soldi in realtà (l’inchiesta aveva accertato tutto) versati regolarmente al partito. Viene condannato perfino, pensa un po’, per essersi «impossessato di una sega per marmi». Insomma: un cursus honorum. Sufficiente al governo attuale per proiettarlo, nel dicembre 2003, su designazione del ministro dell’Istruzione, nel Cda (+) dell’Enea.
Uomo giusto al posto giusto. Figura nel sito internet dell’ente scientifico come «ing. Regis». Scrive sulla rivista on-line Kosmos articoli sull’«Idrogeno fonte di energia, realtà o mito», firmandosi «Claudio Regis, ingegnere Enea». Partecipa a convegni come quello all’università di Fisica di Pisa tra le reverenze degli astanti: «Buongiorno Ingegnere, prego Ingegnere, dica Ingegnere». Querela gli ex soci definendosi nero su bianco, nell’atto giudiziario, «ing. Regis » e «consigliere del Premio Nobel Rubbia». Finché, caduto il genio scostante che lui «consigliava », Berlusconi lo nomina vicecommissario dell’Enea confermandogli il titolo perfino nel decreto: «ing. Regis».
Ed è lì che la luminosa carriera s’inceppa. Indispettita per i trionfi dell’uomo che disprezza, l’ex socia Maria Teresa Ramella Scarlatta segnala ciò che sa (a partire da una lettera dell’Ordine degli Ingegneri di Biella secondo cui l’ingegnere non è ingegnere) a Rocco Tritto, segretario dell’Usi/RdB, uno dei sindacati della ricerca. Il quale scrive a tutte, ma proprio a tutte, le sedi provinciali dell’Ordine ottenendo sempre la stessa risposta: non ci risulta. Ma certo, sdrammatizza Regis a Economy che gli dedica 12 righe: non ha studiato in Italia ma alla Ecole Polytechnique di Friburgo. Però, aggiunge, si considera «comunque un ingegnere a tutti gli effetti». Resta da vedere se, dato che non può legalmente fregiarsi del titolo, lo considerino tale almeno a Friburgo, dove la Scuola d’ingegneria risulta esser stata fondata quando il nostro era già in là con gli anni: nel 1978.
Dettaglio divertente. Com’è curiosa la foto fatta all’indirizzo di Londra dove il fustigatore di Rubbia risulta essere residente: «Sw3 London-30 Beauchamp Place ». Sapete che c’è, a quell’indirizzo? La trattoria «La Verbanella». Specializzata, forse, in fettuccine spaziali e neutroni al ragù.
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 02 agosto 2005
(+)
Questo Consiglio d’Amministrazione è quanto di più squalificato sia mai capitato nella lunga vita dell’Ente. Di esso fanno parte funzionari d’apparato cresciuti nelle segreterie di partito, personaggi in perenne “conflitto d’interesse”, uomini di fiducia dei Ministri con, a carico, bizzarre e irrisolte anomalie di “controllori controllati”, ex trombati alle elezioni nelle liste “Va Pensiero” e fini esponenti culturali stile Borghezio Boso, insomma brave persone di grandi e riservatissime virtù la cui competenza scientifica è talmente riservata da essere ignota a tutti. Qualcuno di loro, cresciuto ai meeting culturali del dio Po, si è pure fatto apprezzare per aver scritto lettere di insulti sui lavoratori ENEA ma mai per aver prodotto uno straccio d’idea per risolvere “i mali dell’ente”, per ridare dignità al personale, per affrontare il nodo del precariato, partorito negli anni del centrosinistra e cresciuto a dismisura sotto le bandiere neoliberiste dell’attuale governo.

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