FISICA/MENTE

 

Non è un problema marginale, spesso si hanno enormi difficoltà per trovare un centro che esegua delle cremazioni e le difficoltà discendono, ancora, dalla storica posizione della Chiesa che, in alcune realtà, ancora insiste in modo ottuso.

A lato di questo problema ve ne è un altro di grande rilievo. un locale adeguato per salutare un defunto in modo degno. Dovrebbe essere il Comune a cedere una sua sala per questo importante ufficio. Ma molti comuni non sono sensibilizzati ancora perché ritengono che il compito debba essere delegato alla locale Chiesa. Non è così ed occorre convincere di ciò il maggior numero di persone.

R.R.


http://www.socremfirenze.it/cremazio.htm 

La Cremazione e la Religione Cristiana

 

            Dal Nuovo Testamento non risulta che Gesù Cristo abbia predicato nulla circa il modo di dare sepoltura ai corpi.   Non ci sono quindi argomenti di fede che contrastino col rito della cremazione.

 

Tra il '700 e l'800, il fatto che tale pratica fosse sostenuta da logge massoniche anticlericali, posero però la Chiesa in una posizione "difensiva", invitando i fedeli a conservare la "pia consuetudine di seppellire i defunti".

  Coi 'Codex Iuris Canonici' del  1917, la cremazione viene vietata in quanto espressione antireligiosa, atto di negazione dell'immortalità dell'anima e della resurrezione di corpi.  In seguito, col Concilio Vaticano II si aprirà ,un ampio dibattito sull'argomento in seno alla stessa Chiesa: di fatto continuano a non emergere argomenti   teologici contrari alla cremazione, piuttosto si ripropone il problema dell'inumazione come “tradizione” della comunità dei cristiani e della Cremazione come pratica tipica di massoni e anticlericali.

  Nel 1963 Papa Paolo VI, con apposita bolla, dichiarò la libertà della pratica cremazionista, perché “non tocca l'anima, non impedisce all'onnipotenza divina di ricostruire il corpo”.

   Nel 1968, con il decreto "Ordo Exsequiarum", la S. Congregazione per il Culto Divino stabilì definitivamente la concessione del rito e delle esequie cristiane a  coloro che avessero scelto la cremazione, pur riconfermando il rispetto per il patrimonio del passato a proposito della sepoltura dei cadaveri.  Come espresso da un discorso di Papa Paolo VI, pronunciato il 14 ottobre: “Dovrà dirsi saggia riforma quella che sarà in grado di armonizzare convenientemente il vecchio col nuovo.”

  Dopo secoli di dibattiti teologi, oggigiorno non vi sono più pregiudizi religiosi sulla cremazione è stato da più parti evidenziato come  non contrasti con   il convincimento  dell’immortalità dell'anima, né con la concezione della sacralità del corpo umano, né con la dottrina cristiana della resurrezione.

   La celebrazione dei riti funebri può ormai avvenire anche all'interno dello stesso Tempio Crematorio.

  Anche la Chiesa Valdese, come pure le altre Chiese cristiane evangeliche, sono sempre state favorevoli alla cremazione.

Perché scegliere la Cremazione? 

Rito di antichissime tradizione, quella della cremazione appare oggi anche come una pratica di concezione moderna o come un efficace soluzione ai problemi territoriali, igienici e urbanistici.

 Ogni giorno un numero sempre maggiore di persone sceglie, nel pieno rispetto dei sentimenti religiosi, questa pratica considerandola una scelta razionale, ecologica, che rispetta la vita, non sottrae spazio o risorse ai vivi e non inquina la terra, l'aria e l'acqua.  Rispetto all'inumazione, la cremazione evita infatti la possibilità dell'inquinamento delle acque che per effetto dell'interramento possono venire alterate fino alla sorgente, ragione per la quale molti igienisti ritengono i cimiteri pericolosi

  Un rito universale, uguale per tutti, che, evitando ai corpi lo squallore del disfacimento  appare non come la negazione, ma come affermazione della sacralità della persona umana.


http://www.kattoliko.it/leggendanera/chiesa/cremazione.htm 

Cremazione
di Vittorio Messori (il destro curiale, ndr)

            Esulta il competente assessore del Comune di Torino perché, in due soli anni, le cremazioni sono aumentate del 200 per cento. Si prevede che, tra non molto, si potrà arrivare alla situazione dell'Europa settentrionale, dove ormai il numero dei defunti inceneriti è superiore a quello degli inumati. Una prospettiva garantita ora in Italia da nuove disposizioni di legge, secondo le quali non è più necessario per la cremazione che il defunto abbia lasciato disposizioni in proposito: per lui può decidere il parente più prossimo. La soddisfazione particolare a Torino deriva dal fatto che il boom delle fiamme segna il successo di una campagna pubblicitaria del Comune. Si propagandava la cremazione con alcuni slogan (del tipo "l'anima non è bruciata") che intendevano rassicurare i cattolici che ancora esitassero. La Curia stessa non aveva dato parere negativo a quella pubblicità. Né, del resto, avrebbe potuto farlo, visto che il nuovo Codice di Diritto Canonico, al terzo paragrafo del canone 1176, così recita: "La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana". La nuova norma si adegua all'iniziativa di Paolo VI che, nel clima di eccitazione - se non forse, talvolta, di distruzione - dell'immediato postconcilio, aveva deciso di infrangere una tradizione gelosamente custodita dalla Chiesa sin dai suoi inizi. Può essere allora interessante riflettere sulle nuvole che stanno in quel libro inquietante (e in qualche modo 'terribile'') che è Jota unum dello svizzero Romano Amerio. Sentiamo: " Se l'immortalità dell'anima è dogma di tutte le religioni, la resurrezione dei corpi è invece dogma esclusivo del cristianesimo ed è di tutti il più ostico alla ragione, oggetto di pura fede, primo e ultimo dei paradossi. In nessunissima credenza, fuorché nel cristianesimo, si trova chiaramente che i corpi risorgano un giorno ripigliando il filo dell'identità della persona ridivenuta "tutta quanta". Ora, questa verità osticissima alla ragione è il punctum saliens del sistema cattolico, ed è per nutrire la fede in essa che la Chiesa rifiutò sempre di bruciare i cadaveri. In morte l'uomo non è più: ma il corpo, che fu uomo - e che sarà uomo nella resurrezione finale - è degno di rispetto e di cura". Continua Ameno: "L'antichissimo e mai intermesso costume di interrare i morti deriva dall'idea evangelica e paolina del seme interrato e del corpo seminato corruttibile e risorgente immortale (1Cor 15,42). La sepoltura cristiana imitava soprattutto la sepoltura di Cristo (certo che un creatore di balle come Messori è difficile da eguagliare! Ma Messori lo sa come erano sepolti, ad esempio, gli egiziani ? ndr). La Chiesa non ha mai ignorato che anche quella riduzione in polvere che risulta dalla cremazione non pregiudica alla ricostituzione dei corpi risorgenti; ma una religione in cui tutta la realtà è segno non poteva disconoscere che la combustione del cadavere è un antisegno della resurrezione (ed il credente si trasformò in materialista! ndr). L'incinerazione leva di mezzo tutta la simbolica dell'inumazione e priva di significato i mirabili vocaboli stessi trovati dai primi cristiani: cimitero, cioè dormitorio; camposanto, cioè luogo di consacrati a Dio; deposizione, non nel senso fisico di porre già entro la terra, ma nel senso legale, onde le salme sono date in deposito da restituire il giorno della resurrezione. Questi valori simbolici parvero così potenti che la Chiesa li fece trapassare in valori teologici: il far cremare la propria salma fu tenuto per professione dì incredulità". La conclusione del laico studioso è, al suo solito, severa: "La perdita dell'originalità della Chiesa, anche in cose dì tradizione immemorabile e di alto senso religioso, rientra nel generale fenomeno dell'accomodazione al mondo, della decolorazione del sacro, dell'invadente utilitarismo e dell'eclissazione del primario destino ultramondano dell'uomo".

Questo Jota unum ha per sottotitolo "Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel XX secolo". In effetti, quella voluta (o, almeno, accettata) da Paolo VI costituisce una delle più vistose "variazioni" cattoliche. Per rispettare il simbolismo della resurrezione e per imitare il Cristo, il cui corpo fu deposto in un sepolcro e non bruciato su una pira funeraria, sin dai suoi inizi la Chiesa fu tenacissima nell'opporsi alla cremazione praticata dai pagani. Nelle catacombe non si trova una sola urna cineraria, nei tempi di persecuzione i fedeli sfidarono la morte per seppellire i corpi delle vittime e sottrarli al rogo. Tertulliano chiama la cremazione "consuetudine atrocissima" e già nel 627 il terzo Concilio di Toledo poteva definire la sepoltura come "ininterrotta e sempre praticata prassi della Chiesa". L'insegnamento fu così costante e preciso che nemmeno la Rivoluzione francese riuscì a far passare la cremazione nel suo delirante "pacchetto" di leggi di scristianizzazione: ci fu, nel 1796, una proposta, ma il provvedimento fu poi lasciato cadere per l'ostilità popolare. Ciò che non riuscì ai giacobini, fu ripreso con decisione, a partire dalla metà dell'Ottocento, dalla massoneria, soprattutto quella duramente anticattolica dei Paesi latini: dappertutto fu un pullulare di "Società per la cremazione", molte delle quali ancora esistenti e tutte emanazione diretta delle Logge. Chi visiti, ad esempio, l'impianto per l'incenerimento del Monumentale di Milano, si trova di fronte a una esibizione di triangoli, squadre, compassi, fronde di acacia, stelle a cinque punte. Così, la Chiesa, pur ribadendo che "la cremazione, in se stessa, non contrasta con alcun dogma cattolico", ancora nel 1926 la definiva, con un decreto del Sant'Uffizio, "empia e scandalosa e quindi gravemente illecita". Pertanto, il Codice Canonico in vigore sino all'inizio del 1983 stabiliva che "chi ha disposto che il suo corpo sia bruciato, se prima di morire non ha dato qualche segno di pentimento, sia privato della sepoltura ecclesiastica".

Ecco, dunque, che le nuove norme non sono davvero "variazione" da poco e sembrano inquadrarsi in un progetto per rendere in tutto il cattolico "uno come gli altri". Probabilmente, in certo clero non vi è più sufficiente consapevolezza dell'importanza che per tutti gli uomini - ma in modo particolarissimo per quelli religiosi - assumono i segni, i simboli e della necessità di questa simbologia per conservare l'identità, il senso di appartenenza a una comunità con la sua Tradizione, le sue regole, i suoi doveri, i suoi segni. Non era ritorno al legalismo farisaico, ma preciso segnale di appartenenza, il tatto che il cattolico fosse anche uno che non mangiava carne il venerdì, che andava a messa la domenica, che si muoveva in processione in certi giorni, che in altri digiunava e che infine si faceva seppellire e non bruciare. Ora, nessuno ricorda più il precetto del "magro" e del "digiuno"; a messa si può andare anche il sabato e non mancano teologi che bollano di "formalismo anacronistico" l'antico dovere di santificare le feste; le processioni (pure quella solennissima del Corpus Domini) non di rado sono abolite; il forno crematorio è lecito. Come mostrano gli altri due monoteismi, quello ebraico e quello islamico, così ricchi di "regole" attentamente rispettate, la compattezza di una comunità religiosa passa anche attraverso il non essere, quando necessario, "come gli altri". Forse, anche questa dimenticanza non è estranea a quella perdita di identità cattolica che gli stessi vescovi constatano allarmati.

© Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 608.


http://www.incontraregesu.it/risposte/cremazione.htm 

La cremazione è una pratica  che contrasta con l'insegnamento cristiano in merito alla sepoltura?

 

            Il fenomeno dell'urbanizzazione ha spinto le autorità, soprattutto nelle grandi città, ad incoraggiare la cremazione dei defunti piuttosto che la inumazione, facendo leva sul fatto che non c'è più posto per grandi cimiteri monumentali oltre a quelli ormai tradizionali esistenti.

Riguardo al tema, dobbiamo ricordare che fin dall'inizio la Chiesa cristiana, proseguendo l'uso gia in atto in Israele in antitesi con il mondo pagano dell'epoca, in cui, invece, era costume ormai acquisito, non utilizzò la cremazione dei cadaveri.

 

Il cristianesimo non accettò mai la cremazione per parecchie ragioni.

Nell'Antico Testamento si nota l'assenza totale del rito funebre della cremazione, e nel Nuovo Testamento troviamo ripetuti riti di seppellimento che, anche questi, non hanno a che fare con la cremazione.

Possiamo riscontrare anche la presenza di un divieto specifico della cremazione, ritenuta un rito abominevole, che si riferisce al crudele culto pagano in onore di Moloc, una deità pagana degli Ammoniti, al quale si immolavano dei fanciulli che venivano arsi vivi.

Per questa ragione è scritto: 

"Non darai i tuoi figli per essere offerti a Moloc, e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono il Signore" (Levitico 18:21).

"Non imparerai ad imitare le pratiche abominevoli di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco" (Deuteronomio 18:9-10).

"Achaz non fece ciò che è giusto agli occhi del Signore, suo Dio, ma seguì l'esempio d'Israele e fece passare per il fuoco persino suo figlio, seguendo le pratiche abominevoli delle genti che il Signore aveva cacciate davanti ai figli d'Israele" (II Re 16:2-3).

 

Prima ancora della sua morte, difendendo l'atto di amore di Maria di Betania, Gesù aveva fatto un riferimento specifico all'inumazione dicendo: "... l'ha fatto in vista della mia sepoltura" (Matteo 26:12). In seguito è specificato che Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, seguendo il modo di seppellire presso i Giudei (Giovanni 19:40).

I cristiani, seguendo l'esempio di Gesù e secondo l'uso invalso tra gli Ebrei, non accettarono mai la cremazione proprio per non uniformarsi alle consuetudini pagane. Infatti, nel Nuovo Testamento abbiamo diversi riferimenti al seppellimento, ma mai alla cremazione.

 

I cristiani antichi, allo scopo di manifestare la propria fede nella resurrezione dei morti, attuarono costantemente l'inumazione dei defunti, condannando in diverse occasioni la cremazione in polemica con autori pagani. Questa loro consuetudine permise la costruzione di quei grandi cimiteri cristiani che sono le catacombe, le quali soltanto nel sottosuolo di Roma, con i loro stretti corridoi sotterranei, si diramano per oltre quaranta chilometri e rappresentano un testimonianza sempre attuale della fede in Cristo che vince la morte.

Occorre anche sottolineare che i cristiani non accettano la cremazione non perché, come qualche dissennato ha affermato, hanno timore che non possono poi risorgere dalle ceneri. Piuttosto i credenti non inceneriscono i loro corpi per un atto di rispetto verso il Creatore e perché esso è il tempio dello Spirito Santo.

 

Un'altra ragione plausibile contro la cremazione sta nel fatto che dopo il IV secolo questa scomparve quasi del tutto per l'influenza del cristianesimo, per riapparire poi alla fine del 1700, durante la rivoluzione francese, quando vennero addotti motivi pratici ed igienici.

Nel 1800 si diffuse per la propaganda di associazioni dichiaratamente atee, in polemica con la fede nell'immortalità e nella resurrezione. Infatti, la cremazione è stata da allora voluta da coloro che in questo modo desideravano affermare la propria negazione dell'eternità


 

http://www.toscanaoggi.it/a_notiziabase.asp?IDNotizia=2144&IDCategoria=206 

Cremazione: la Chiesa dice sì ma con giudizio  

Dal n. 21 del 1° giugno 2003 

di Riccardo Bigi


Cremazione o sepoltura? Una domanda tornata di grande attualità dopo la decisione della Regione Lombardia di approvare una normativa che stabilisce le modalità con cui custodire - o spargere al vento - le ceneri dei propri cari. Per la verità, in Italia la legge che regola la cremazione esiste già dal 2001 ma non è mai stato approvato il decreto attuativo, senza il quale la legge non può essere messa in pratica: la Lombardia quindi non ha fatto altro che bruciare le tappe, stabilendo in proprio le norme attuative, e potrebbe essere seguita su questa strada da altre regioni, compresa la Toscana.

Ma cosa dice la Chiesa? Fino a qualche anno fa, l’argomento era molto spinoso: chi sceglieva la cremazione lo faceva spesso proprio per dimostrare la propria opposizione alla tradizione cristiana, e per questo la combustione che riduce in cenere il corpo dei defunti veniva considerata una pratica da scoraggiare. Adesso però le abitudini sono cambiate, e anche la cremazione - purché non sia scelta «per motivi contrari alla fede cristiana» - viene ammessa dal Codice di Diritto Canonico. Anzi c’è chi come don Angelo Pellegrini, docente di teologia dogmatica alla Facolta Teologica per l’Italia Centrale, ne sottolinea gli aspetti positivi: «C’è un aspetto pratico da valutare - sottolinea - che è quello della saturazione dei cimiteri, che crea situazioni molto spiacevoli: bare che restano in attesa di tumulazione per settimane, ossa diseppellite e dimenticate, incuria, scarso rispetto per la dignità dei defunti. La cremazione permetterebbe di ovviare in parte a questi problemi, garantendo la conservazione dei resti in spazi molto più limitati, senza perdere per questo le buone abitudini di rendere omaggio ai propri cari e di pregare per loro». Un altro aspetto, anche questo molto pragmatico, è la possibilità - quando la legge fosse applicata correttamente - di ridurre quel triste mercato che ruota intorno al «caro estinto»: la cremazione viene effettuata utilizzando bare di legno poco pregiato, dura pochi minuti, la conservazione dei resti richiede spazi ridotti.

Tutto questo, senza contraddire la dottrina cristiana della resurrezione dei corpi: «Dal punto di vista fisico - spiega don Pellegrini - la cremazione non fa altro che accelerare quel processo di ossidazione che normalmente avviene in settant’anni». Alcune precisazioni, piuttosto, potrebbero essere fatte dal punto di vista morale: «Ci sono sicuramente delle osservazioni da fare sulla conservazioni delle ceneri: su questi punti, visto che l’argomento è sempre più dibattuto, non sarebbe una cattiva idea se la Chiesa italiana facesse una dichiarazione, anche molto semplice, dando due o tre indicazioni precise in modo da aiutare i parroci ad orientare la scelta dei fedeli». Tra i rischi da evitare, secondo don Pellegrini, la possibilità di forme di feticismo o di idolatria verso i propri defunti, da parte di chi intende conservare in casa l’urna con le ceneri: «L’importante è che le ceneri vengano conservate decorosamente, e che la memoria dei propri cari sia onorata nelle forme corrette, evitando gli eccessi di ogni tipo».

Un discorso analogo riguarda la possibilità di disperdere al vento le ceneri: «Fra l’altro - ricorda don Pellegrini - la legge è molto più restrittiva di quanto certi titoli di giornale fanno pensare, indica spazi e luoghi precisi in cui effettuare la dispersione, per ovvie ragioni di opportunità e di buon gusto. Sicuramente, comunque, questo tipo di pratica è meno vicino alla tradizione cristiana: spesso assume, in chi lo richiede, un significato che è lontano dal senso cristiano della morte e della memoria dei defunti. Per la dottrina cristiana, anche dopo la morte la persona umana conserva la propria identità e la propria individualità, non si “disperde” nell’universo».

Sì alla cremazione, dunque, purché ne venga chiarito il significato, e a patto che possa svolgersi nella trasparenza: fino ad oggi infatti il monopolio è stato affidato alle «Società per la Cremazione», la nuova legge invece prevede il passaggio delle responsabilità ai Comuni, rendendo più facile per tutti l’accesso a questa pratica che dovrebbe facilitare, e non ostacolare, la conservazione dei resti e il rispetto della memoria.

La scelta anticlericale degli illuministi
La cremazione è un rito di antica tradizione. Nel mondo romano, era un’esclusiva delle classi nobili: solo i ricchi potevano permettersi le sontuose cerimonie funebri e la pira di legni preziosi. Fu anche per questa ragione che le prime comunità cristiane preferirono allo sfarzo tipico di queste cerimonie, la semplicità dell’inumazione. In epoca moderna, la cremazione è stata riproposta dagli illuministi in chiave ideologica e anticlericale. Per molte persone questa scelta esprimeva la volontà di negare la sacralità del corpo e la dottrina della resurrezione, e il desiderio di contrapporsi al rispetto verso i defunti tipico della tradizione cristiana. Per questo motivo la cremazione è stata, per molti anni, vietata dalla Chiesa: il divieto fu abolito nel 1963 quando nel Codice di Diritto Canonico fu introdotta la norma che ne riconosceva l’ammissibilità «tranne che non sia stata scelta per motivi contrari alla dottrina cristiana».

Cosa dice il catechismo
Nel paragrafo riguardante il rispetto dei morti, il Catechismo della Chiesa Cattolica recita: «I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale; rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo. (...) La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi».

L’entrata in vigore della nuova legge
Nel 2001 è stata approvata dal Parlamento la nuova legge sulla cremazione, che prevede il passaggio della gestione di questa pratica dalle «Società per la Cremazione» direttamente ai comuni: con la nuova legge decade anche l’obbligo di conservare le ceneri nei cinerari comunali; le urne vengono affidate ai familiari che possono decidere se conservare o disperdere le ceneri. La legge però prevedeva entro sei mesi l’approvazione di un decreto attuativo che regolasse le corrette modalità della conservazione e della dispersione: decreto che, dopo due anni, non è ancora stato approvato. Per questo la Regione Lombardia ha deciso di muoversi autonomamente approvando una propria normativa, scelta che potrebbe essere seguita anche dalla Toscana.

La scelta è affidata ai familiari
In passato, chi voleva scegliere la cremazione doveva per forza iscriversi a una «Società per la Cremazione». Oggi, dopo l’approvazione della nuova legge, chi vuole scegliere questa strada può semplicemente lasciare indicazioni precise nelle disposizioni testamentarie, oppure affidare le proprie volontà ai parenti più prossimi i quali, al momento del decesso, dovranno informare il Comune.

http://02-2.eurnews.it/aprile/lastampa10.htm   

Il Vaticano approva la cremazione

CITTÀ DEL VATICANO La Chiesa cattolica «sdogana» definitivamente la cremazione. Il cardinale Jorge Medina Estevez, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha annunciato che si sta preparando una liturgia, finora inesistente, per accompagnare questa cerimonia di partenza fisica dal mondo, divenuta sempre più diffusa. «La cremazione - ha detto il porporato - deve essere evangelizzata». E’ un passo storico della prassi cattolica verso una forma di inumazione che ha suscitato sempre una grande diffidenza, quando non aperta ostilità all’interno della Chiesa, e che è stata osteggiata e proibita.

Il nuovo Codice di Diritto Canonico, varato nel 1983, scriveva al canone 1176, al terzo paragrafo: «La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana». La promessa della resurrezione dell’anima e del corpo, e l’antica tradizione - comune alle altre religioni monoteistiche - di rendere alla terra ciò che di terra era stato creato («polvere sei e polvere ritornerai») ha costituito per molto tempo un ostacolo alla cremazione.

Il cardinale ha ripetuto che la cremazione non deve essere scelta per motivi anti-cristiani in antitesi alla sepoltura, ma ha annunciato che si sta studiando come «fare preghiere davanti al corpo di colui che deve essere cremato», e di conseguenza anche di come «evangelizzare» questa pratica. «Anche la cremazione - ha detto il cardinale - deve essere evangelizzata per spiegare ai fedeli il senso nell’ottica cristiana». In particolare ha sgombrato il campo dalle obiezioni un tempo legate alla promessa della resurrezione corporea «Va tenuto presente - ha detto - che per l'onnipotenza di Dio resuscitare un corpo inumato o incenerito non costituisce grande differenza».

Così la pratica della cremazione, che sempre più sta diffondendosi anche tra i cattolici, sarà «benedetta» dalla Chiesa. E per questo motivo si prevede un rituale liturgico «per benedire il defunto e pregare pubblicamente insieme con i parenti nel crematorium, prima che la salma sia cremata e le ceneri conservate o disperse». La prassi di portare a casa le ceneri del defunto, ha aggiunto il Prefetto, è decisamente scoraggiata dalla Chiesa, che invita all'uso dei cimiteri. Il cardinale presentava ieri il «Direttorio su pietà popolare e liturgia» ; un’opera destinata ad aiutare vescovi e sacerdoti a districarsi nei problemi creati dal confronto fra la liturgia generale, comune della Chiesa cattolica e le infinite forme della devozione popolare, spesso accusata di varcare il confine con la superstizione.

« Ha ancora senso - si è chiesto Medina Estevez - portare un abito votivo, come quelli che si facevano indossare una volta ai bambini miracolat i” , baciare un'immagine sacra, recarsi ad un santuario in pellegrinaggio, appendere un Crocifisso alle pareti di casa o negli ambienti di lavoro, fare suffragi per l'anima di un defunto? E quale è il loro autentico significato, in modo che sia la santità della vita a manifestarsi attraverso tali segni e gesti?». Il «Direttorio» aiuta a rispondere a queste domande, raccogliendo istanze e problemi, «sottolineando valori e pericoli, richiamando i criteri teologico-liturgici alla cui luce orientare le scelte concrete».

Nel compilarlo «si sono tenuti presenti il passato e il presente, la teologia e la pastorale, il vissuto dei singoli fedeli e delle comunità cristiane, nel rispetto delle loro tradizioni e del contesto culturale diversificato a seconda dei Paesi». Tenendo conto che «la pietà popolare è un tesoro della Chiesa: per capirlo, basti immaginare la povertà che ne risulterebbe per la storia della spiritualità cristiana d’Occidente l’assenza del "Rosario" o della "Via Crucis". Sono due esempi soltanto, ma sufficientemente evidenti della posta in gioco». Anche se alcune forme vanno «purificate» da una radice superstiziosa, ma non per questo condannate o negate.


"FARSI CREMARE NON E' DA CRISTIANI"


Il vescovo di Trento sconfessa la linea della Chiesa: meglio la sepoltura

CARLO BRAMBILLA


MILANO — «La cremazione non appartiene alla tradizione cristiana. Così come la dispersione delle ceneri o la loro conservazione in casa. I cristiani, fin dalle origini, preferiscono l'inumazione nei cimiteri». L'arcivescovo di Trento, Luigi Bressan, tuona contro il nuovo fenomeno sociale (consentito ufficialmente dalla Chiesa) che si sta diffondendo in Italia, su modello europeo. Lo fa nel giorno dedicato ai defunti. Con affermazioni forti, destinate ad accendere le polemiche. «I cristiani fin dagli inizi hanno decisamente scelto, tra le due forme di seppellire i morti, usate dai romani, non la cremazione, ma l'inumazione, per fare come il Signore che era stato sepolto nella terra e con la sua presenza l'ha santificata».
L'Italia, in realtà, è ancora fanalino di coda, in Europa, nel numero di cremazioni. Appena il 7% contro medie che superano il 70% in paesi come Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Svizzera, il 49% dell'Olanda, il 23,5% della Francia. «Ma a Milano sì è già arrivati al sorpasso delle cremazioni rispetto alle inumazioni - assicura Alcide Cerato responsabile della San Siro, una delle più importanti imprese italiane di pompe funebri - In città siamo al 51 %. Le cose non vanno nello stesso modo nel resto d'Italia. Le cremazioni sono intorno al 6% a Roma e precipitano al 2-3% al sud. Si tratta di scelte culturali diverse. Ma i comportamenti delle famiglie stanno cambiando radicalmente». Basti pensare che un'impresa di La Spezia j arrivata a progettare un'urna cineraria in vetro, a forma di clessidra, da tenere in salotto, con le polveri del defunto che scandiscono il tempo che passa.
Sempre più spesso le amministrazioni comunali vedono di buon occhio il ricorso alla cremazione. Lo spazio nei cimiteri delle grandi città scarseggia enormemente. I costi per gli ampliamenti sono enormi. E le Famiglie trovano più pratico ed economico ricorrere alla cremazione. A Venezia un nuovo Forno crematorio sarà inaugurato il 10 novembre nello splendido cimitero dell'isola di San Michele. «Diversamente non sapremmo come fare» confessa il sindaco Massimo Cacciari. Mentre crescono le richieste delle famiglie che vogliono portare a casa l'urna con le ceneri dei defunti. Forse per rimanere più vicini ai propri cari. Disperdere le ceneri nell'ambiente. O risparmiare i costi esagerati degli spazi nei cimiteri.


"La soluzione più economica''
MASSIMO Cacciari, sindaco di Venezia, vede di buon occhio il ricorso alla cremazione. «Per un problema di vera e propria convenienza ed economicità». Banali problemi di spazio? «Certo. Inumare i cadaveri è una tradizione cattolica, ma non esiste nessun fondamento teologico che vieti la cremazione. Allargare i cimiteri, trovare nuovi spazi costa l'ira di Dio. E forse i soldi possono essere usati in modo più caritatevole».

"Ma così si nega la resurrezione"
ENZO Bianchi, priore della comunità di Bose, è decisamente contrario alla cremazione, anche se la Chiesa la permette. «Ridurre il corpo in cenere è come negare che avrà parte alla vita eterna». La cremazione come negazione della resurrezione? «Sì. Mentre ci sarà una reale resurrezione del corpo. L'idea di tenere in casa le ceneri poi, mi sembra feticismo. Non accettare la distanza  reale che la morte pone».



Torna alla pagina principale