FISICA/MENTE

 


Romania, la vittima aveva 23 anni e soffriva di schizofrenia
è stata lasciata senza acqua e cibo poi è morta soffocata


Suora crocifissa in convento
Il prete: "Posseduta dal demonio"


Sommossa nel villaggio per difendere il padre superiore barricato in chiesa
Aggredito il rappresentante del patriarca ortodosso andato a rimuoverlo



Il pope Daniel Corogeanu


BUCAREST - Una suora di 23 anni crocifissa e lasciata morire nel suo stesso convento perché "posseduta dal demonio". Un padre superiore che ha dato l'ordine e le consorelle della vittima che lo hanno eseguito. Una rivolta sfociata in una sommossa quando gli alti rappresentanti della chiesa hanno cercato di entrare nell'edificio per capire che cosa era avvenuto. Una storia che viene dalla Romania quasi a voler confermare le cupe atmosfere di quelle terre.

Ma non è letteratura, la vicenda di suor Maricica Irina Cornici, probabilmente malata di schizofrenia, e uccisa nel tentativo di scacciare quello che Daniel Corogeanu, il padre superiore del convento ortodosso, era certo si trattasse del demonio.

Secondo le prime indegini avviate sul caso, il pope del convento della Santa Trinità di Tanaco, nella Romania orientale, e le quattro religiose avrebbero legato suor Irina e l'avrebbero rinchiusa nella sua cella, lasciandola senza acqua e senza cibo. Poi, stanchi delle sue proteste, l'avrebbero imbavagliata e crocifissa, lasciandola morire. E' accaduto il 15 giugno scorso e sia il patriarca della Chiesa ortodossa che la magistratura hanno avviato le indagini che si sono concluse per il momento con un'incriminazione per sequestro e omicidio per i cinque religiosi.

Ma quando ieri i rappresentanti della Chiesa ortodossa sono arrivati al convento per privare padre Corogeanu del diritto di officiare, è scoppiata una sommossa. Il pope e alcuni cittadini del villaggio - riferisce oggi in prima pagina il quotidiano romeno Evenimentul Zilei - hanno aggredito i religiosi e si sono barricati all'interno del convento.

"Abbiamo a che fare con una persona molto malata, il pope Corogeanu. Eravamo venuti a comunicargli che non può più servire nel monastero fino a quando la Procura non avrà espresso il suo verdetto su questo caso, ma egli ha chiamato in suo aiuto gli uomini del villaggio e ci hanno aggredito. Questa è la triste realta", ha raccontato Corneliu, vicario di Husi, mandato dal patriarcato per condurre l'inchiesta.

Secondo i primi risultati medici, suor Irina è morta per "insufficienza cardio-respiratoria" dopo essere rimasta per tre giorni legata a una croce di legno senza bere e senza mangiare e con un asciugamano legato intorno alla bocca come bavaglio. Suor Irina era malata di schizofrenia, secondo i medici. La ragazza era cresciuta in un orfanotrofio ed era arrivata nel convento tre mesi prima per trovare un'amica. Poi aveva deciso di restare.

Gli episodi schizofrenici sono apparsi al pope e alle altre suore come comportamento da persona posseduta da spiriti maligni, scrive Evenimentul Zilei citando fonti mediche. Il patriarcato ortodosso romeno ha giudicato "orrendo e un grande peccato" quanto avvenuto al monastero di Tanacu.

"Si tratta del gesto di un pope instabile dal punto di vista psicologico, che ha compiuto atti barbari pensando di curare la suora dagli spiriti maligni. E' un gesto che non ha niente a che fare con la tradizione e la spiritualità ortodossa", ha dichiarato il portavoce del patriarcato, il pope Costel Stoica.

Padre Daniel la pensa in tutt'altro modo e nei giorni scorsi ha detto di essere sorpreso dell'attenzione della stampa riguardo a questo caso visto che "l'esorcismo è una pratica comune nel cuore della Chiesa ortodossa romena: i miei metodi sono perfettamente noti agli altri preti".

( 19 giugno 2005)


http://www.consapevolezza.it/notizie/apr-giu-2002/pillole1_23-Apr-02.asp

Cardinali americani in Vaticano per il caso dei preti pedofili


Dopo mesi di scandali e di silenzi, finalmente approda in Vaticano il "caso" dei preti pedofili negli Stati Uniti. Oltre 400 le famiglie che hanno denunciato molestie e violenze dei sacerdoti cattolici ai danni dei figli ed oltre 80 i prelati inquisiti, compresi cardinali e vescovi. Mi pongo due interrogativi. Il primo: se esiste un caso USA, volete che non esistano casi italiani, spagnoli, francesi ecc.? Vogliamo credere che tutti i preti pedofili si siano concentrati casualmente negli Stati Uniti? Non sarà che c'è una sistematica opera di insabbiamento? Poco tempo fa ho letto, non ricordo dove, che la Santa Sede aveva inviato le autorità ecclesiastiche a vigilare sul fenomeno e a segnalare casi sospetti al Vaticano, che si sarebbe poi occupato dei colpevoli, personalmente e in segreto. E' vero che la Santa Sede ha un suo governo ed i suoi organi di sicurezza e giustizia, ma è anche vero che i bambini molestati sono bambini appartenenti ad altri stati laici, Italia, Germania, Francia ecc. Non trovate giusto che i genitori sappiano se il loro parroco è un molestatore e che la trasparenza da parte della Santa Sede sia un dovere morale? Secondo quesito. Perché mai tra i sacerdoti cattolici è tanto diffusa questa perversione? Non sarà a causa del celibato e della repressione sessuale? Non sarà perché, come tutti i desideri repressi, anche il sesso diventa una forza incontrollata e incontrollabile? Perché mai il papa si ostina ad ignorare la causa del problema? E magari a riconoscere che l'introduzione del celibato nelle Chiesa risale all'XI secolo, per volontà di Gregorio VII, che intendeva così arginare il fenomeno dell'ereditarietà dei benefici ecclesiastici e quindi anche delle vocazioni...? Cosa ha a che fare questo con Cristo?


http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/palermo.html

I quattro dell'apocalisse in Sudamerica.

I quattro dell'apocalisse - Gelli, Ortolani, Marcinkus, Calvi - si affacciarono per far affari nel continente sudamericano quando questo era in preda ad una crisi disastrosa, con tassi di inflazione del 200%. Ma gli affari che essi trattavano non conoscono crisi, attraverso la P2 erano in contatto con i dittatori militari e civili del continente, notoriamente anche grandi trafficanti di armi e droga.

Obiettivo dei quattro non era solo quello di fare affari, ma di sostenere regimi autoritari ferocemente antimarxisti sui quali puntano sia il presidente degli Usa che il Vaticano, impegnato in una 'nobile' battaglia contro la teologia della liberazione. Il 1 gennaio 1980, a Buenos Aires in Argentina, Roberto Calvi inaugurò la nuova sede del Banco ambrosiano de America del Sud. Nel medesimo palazzo verranno installati gli uffici del generale Massera (P2) e di Videla. Gelli e Ortolani, attraverso i loro rapporti coi gerarchi fascisti fuggiti in Argentina, erano da molti anni in rapporti di amicizia con Peron e con il capo degli squadroni della morte, Lopez Rega; lo stesso Gelli era incaricato d'affari argentino in Italia.

Il generale Massera era un grande trafficante d'armi ed era in contatto con l'ammiraglio Torrisi (P2) in Italia. Grazie alla mediazione di Massera, buona parte dei 6.000 miliardi di armamenti spesi dal generale Videla, dal 1976 in avanti, sono affluiti alle industrie italiane. Ortolani aveva preceduto Calvi in Sudamerica con il proprio Banco financiero di Montevideo in Uruguay, divenuto insufficiente alla bisogna: si rendeva necessaria la rapida espansione dell'Ambrosiano, con le garanzie dello Ior del Vaticano. La prima banca ad installarsi fu la Cisalpina Overseas bank delle Bahamas, trasformata in Banco ambrosiano Overseas, seguita dalla Ultrafin di New York, Il Banco ambrosiano andino a Lima in Perù, l'Ambrosiano representacao y servicios in Brasile, l'Ambrosiano group banco commercial di Managua in Nicaragua, l'Ambrosiano group promotion a Panama. In Cile, l'Ambrosiano partecipava al più grande gruppo finanziario sostenitore di Pinochet, il Banco hypotecario, detto 'Piranas' dagli esuli cileni.

Il Banco ambrosiano ha finanziato, nel 1976, la vendita di 6 fregate da parte del Cnr della Fincantieri alla Marina del Venezuela, di corvette all'Equador, di 4 fregate Lupo al Perù nonché di numerosi elicotteri Agusta, mentre i piduisti installati all'Ufficio italiano cambi e alla Sace concedevano autorizzazioni e crediti. In Guatemala, l'Ambrosiano finanziò il governo di destra del generale Vernon, ex agente Cia, legato al Dipartimento esteri Usa di Alexander Haig, attraverso la società Brisa, fondata per lo sfruttamento delle risorse minerarie del Paese. Nel 1978 il dittatore del Nicaragua, Somoza, era in forte crisi sotto la pressione della rivoluzione sandinista. A partire da quella data il Banco ambrosiano, per mezzo della propria filiale di Managua, trasferì centinaia di milioni di dollari nel Paese.

Da un'altra banca del Sudamerica dell'Ambrosiano, il Banco andino di Lima, sono passate molte delle operazioni di traffico d'armi e di petrolio con Cile, Nicaragua, Argentina, Brasile, Nigeria ed i traffici con la Tradeinvest dell'Eni, fino al finanziamento di 21 milioni di dollari concesso al Psi. Esaminando i conti dell'Andino, alla fine del 1981, gli ispettori della Banca d'Italia scoprirono un 'buco' da 1.000 miliardi, inizio della fine di Calvi. Nel medesimo periodo, anche il gruppo Rizzoli ebbe una grande espansione editoriale in Sudamerica, mentre il Corriere della Sera in Italia pubblicava le interviste di Roberto Gervaso (P2) a Videla e Somoza e censurava gli articoli sui desparecidos del corrispondente dall'Argentina. Giova solo ricordare che, proprio in questi giorni, il duo Massera-Videla viene processato in Argentina, accusato di aver organizzato centri di tortura in tutto il Paese e di aver assassinato trentamila oppositori, bambini compresi.


 

http://digilander.libero.it/nonsiamosoli/terzomillennio/tm089864.html

Da un'intervista a Padre Alex Zanotelli

 

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D - Di fronte a genocidi come quello dell'Algeria, dell'Irak, cos'è che impedisce la chiesa ad intervenire direttamente?
In Algeria la chiesa deve stare molto attenta, perchè purtroppo la chiesa, nel passato, è stata parte di quel colonialismo che è stato imposto sull'Algeria e gli algerini hanno visto la chiesa come parte integrante del sistema oppressivo. E' molto bello quello che stanno facendo i vescovi dell'Algeria che hanno deciso di rimanere sul posto per mostrare agli algerini che è una chiesa che è decisa a rimanere, anche con gli algerini musulmani, per una nuova Algeria al di là di tutte le frontiere e di tutti i fondamentalismi. Secondo me quella è la chiave che apre la prospettiva ad un possibile dialogo islamico-cristiano, ci vuole una grande domanda di perdono da ambedue le grandi religioni per il proprio passato che non è per niente bello.
D - Perchè allora la chiesa continua ad ostentare il silenzio su argomenti estremamente importanti, come per il Messaggio di Fatima, o come per il documento della Pontificia Accademia delle Scienze che condannava lo "Scudo Stellare" e che non fu mai pubblicato?
Per quanto riguarda Fatima non lo so, non sono mai entrato in argomento e non so risponderti, io sento di vivere il Vangelo ed ho solo questo per andare avanti. Per quanto riguarda lo "Scudo Stellare" è incredibile che il Vaticano abbia bollato un documento estremamente importante. Mi ricordo che ero venuto a Roma proprio per discutere questo con degli scienziati della Pontificia Accademia che poi il Vaticano ha bloccato. Proprio perchè il Vaticano, e questa è la tragedia, era molto vicino alle "Posizioni Reaganiane", era un momento fondamentale nella lotta contro il comunismo. Mi domando se questa è una posizione da Vangelo... Alla fine ci troviamo in politica a fare i
giochi diplomatici, invece di andare con il Vangelo dentro la politica, dentro la storia. Critichiamo il Vangelo e facciamo con le nostre logiche, come le banche e la diplomazia di qualsiasi altro paese.

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http://www.controluce.it/giornali/a14n05/03-vistoda-LingarbugliatocasodelbanchiereCalvi.htm

L’ingarbugliato caso del banchiere Calvi


(Claudio Comandini) - Per l’omicidio dell’ex presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri, il 18 aprile 2005 il giudice delle indagini preliminari di Roma Orlando Villoni ha rinviato a giudizio questi quattro personaggi: l’ex “cassiere della mafia” Pippo Calò, l’imprenditore Flavio Carboni, la sua ex compagna Manuela Kleinzig e l’ex boss della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi.
Secondo la tesi dell’accusa, accolta dal gip, i quattro e “altri non ancora tutti identificati, avvalendosi delle organizzazioni di tipo mafioso denominate ‘cosa nostra’ e ‘camorra’”, avrebbero deciso la morte di Calvi per questi motivi: “punirlo per essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro appartenenti alle organizzazioni criminali”, “per conseguire l’impunità, ottenere e conservare il profitto dei delitti di riciclaggio posti in essere tramite il Banco Ambrosiano e le società collegate allo stesso”, e infine “per impedirgli di esercitare il potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico-istituzionali, della massoneria, della loggia ‘P2’ e dello IOR, con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro, anche provenienti da ‘cosa nostra’ e da enti pubblici nazionali”.
In base alla ricostruzione dei pm, Calò è il mandante dell’omicidio. Gli altri tre collaborarono alla fase organizzativa ed esecutiva del piano, che prevedeva l’allontanamento dall’Italia del banchiere, che quindi venne prima strangolato, e poi impiccato, “con modalità tali da simulare il suicidio”. La procura sostiene che Carboni, “dopo essersi appropriato di 19 milioni di dollari erogati dal Banco Ambrosiano”, avrebbe indotto Calvi ad affidarsi completamente alle sue indicazioni per trovare soluzioni alle pressanti difficoltà giudiziarie e per risolvere il crac finanziario del Banco Ambrosiano, banca cattolica ben collegata al Vaticano. Carboni si sarebbe giovato del contributo di Diotallevi, della sua compagna Kleinzig e di altri per organizzare la fuga di Calvi dall’Italia e il suo omicidio. Secondo l’accusa, Diotallevi si sarebbe occupato di questioni come il passaporto falso e i contatti con le persone che poi materialmente uccisero il banchiere.
Le circostanze del caso, ricostruite da Sandro Provvisionato in Misteri d’Italia (1993), sono piuttosto articolate: Calvi viene inizialmente arrestato nel 1981 per esportazione illegale di capitali, un sistema che permette di fare soldi dal niente attraverso continue compravendite fra società fittizie; se le questioni connesse arrivano fino alle vicende del “conto protezione” e all’incriminazione nel 1993 del politico socialista Craxi per tangenti, gli errori di calcolo attribuiti a Calvi rivelano anche alcune delle macchinazioni finanziarie dello IOR, Istituto per le Opere di Religione, indipendente sia dai ministeri economici italiani sia dalla Banca Centrale del Vaticano. Lo IOR già alla sua apertura nel 1941 sotto Pio XII Pacelli fornisce sbocchi finanziari a fascisti, nazisti, aristocrazia e mafia; dalla fine degli anni Settanta diventa uno dei maggiori esponenti dei mercati finanziari mondiali, e sotto la presidenza del vescovo americano Paul Casimirrus Marcinkus (le cui attività non erano gradite a Giovanni Paolo I Luciani, morto dopo soli trentatré giorni di pontificato), e con i contributi del vescovo gesuita slovacco Pavel Hnilica (il “papa rosso”, collegato al KGB e poi alla mafia), e di personaggi come Michele Sindona (potente bancario attivo fra Vaticano, America e “poteri occulti”, che dopo la liquidazione forzata della Banca Privata Italiana, morirà nel 1979 in carcere per un caffè al cianuro) e Licio Gelli (capo della loggia massonica deviata P2 che sta approntando il “piano di rinascita democratica”, finalizzato a “controllare” il sistema), lo IOR diventa parte integrante di numerosi programmi per il riciclaggio del denaro, coinvolgendo in diverso modo interessi collegati alla mafia, a membri della P2, a strutture eversive come la banda della Magliana, nonché a tutto l’arco dei partiti costituzionali. Il Banco Ambrosiano di Calvi (di cui Marcinkus fu direttore a Nassau e alle Bahamas), e numerose società fantasma dirette dallo IOR di Panama e del Lussemburgo, prendono il controllo degli affari bancari italiani e fungono da canale sotterraneo per il flusso di fondi verso l’Europa dell’Est e il Sud America contro gli stati e le associazioni comuniste.
La situazione si complica per una moltiplicazione dei doppi giochi, e i suoi intrecci coinvolgono anche il mancato attentato a Giovanni Paolo II Woytila del 13 maggio 1981 (giorno poi dedicato alla Madonna di Fatima) compiuto dal turco Ali Agca. Il giudice Ferdinando Imposimato in Vaticano un affare di stato (2003) afferma che il collegamento di Agca, componente dei neonazisti Lupi Grigi, con la cosiddetta “pista bulgara”, era finalizzato a ostacolare per conto del KGB le offensive anticomuniste del papa, e contestualmente allontanare la Turchia dalla NATO e portare il medioriente nella sfera sovietica; come ricorda Imposimato, la giovane Emanuela Orlandi, figlia di un commesso del Palazzo Apostolico, verrà rapita nel 1983 proprio per sostenere l’attentatore turco e ricattare il Vaticano. Provvisionato descrive che lo scontro di poteri coinvolge anche l’Opus Dei, specie di multinazionale cattolica di estrazione franchista (sul quotidiano El Pais Antonio Tabucchi ha segnalato al riguardo le fosse comuni delle Asturie, dove sono i corpi di circa trentamila dissidenti al dittatore spagnolo, e inoltre i massacri in Cile di Pinochet, http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/tabucchi.html), i cui notevoli interessi finanziari vanno dall’educazione all’informazione alla copertura del traffico di armi (ricordato anche da Samuel Huntington) verso i paesi del Sud America e dell’ex Jugoslavia (Croazia). L’Opus Dei, che nel 1982 assurge a prelatura personale del papa (il suo fondatore Escrivà de Balaguer verrà inoltre santificato a tempo record venti anni dopo) non garantisce per il Banco Ambrosiano, lasciando privo di protezione Calvi. Il banchiere del Vaticano, prima incarcerato e poi indotto a fuggire, viene infine trovato impiccato sotto un ponte con dei sassi in tasca, ucciso presumibilmente dalla mafia con un rituale denso di riferimenti massonici.
La sua morte lascia un fitto intreccio di misteri, fra cui mille miliardi di lire di “buco”, e più di venti anni di processi. E mentre aspettiamo l’udienza fissata per il 6 ottobre 2005, sappiamo che molte implicazioni rimarranno ufficialmente insolute.


RENATO PIERRI

LA SPOSA DI GESÚ CROCIFISSO 

(Il calvario di Gemma Galgani, condannata alla santità in nome di un falso Dio)

KAOS EDIZIONI, Milano, 2001, pagine 121, Euro 10,33

E' un ottimo testo di controinformazione in materia di santificazioni, che si inserisce in quel filone aperto da Giordano Bruno Guerri con "Povera santa povero assassino" e proseguito con il "Beato impostore" di Mario Guarino. Questi tre autori ci illustrano i torbidi retroscena delle beatificazioni cattoliche senza nascondere nulla al lettore mentre, al contrario, le agiografie di questi tre santi scritte dai cattolici integralisti sono zeppe di falsità ed omissioni.

La sventurata protagonista di questo libro, Gemma Galgani (1878-1903), rimase vittima di un inganno orchestrato dal passionista padre Germano Ruoppolo al solo scopo di farne la santa di Lucca. Siamo in presenza di un orribile esempio di manipolazione omicida sado-masochistica di matrice clericale per cui questa giovane fu indotta ad una spietata auto-tortura a base di flagellazioni, digiuni, cilici che le penetravano nelle carni etc. Alle torture fisiche si sommavano quelle psicologiche: ingiurie, umiliazioni, mortificazioni, isolamento da ogni tipo di amicizia.

L'effetto di questo trattamento prescrittole dal suo direttore spirituale fu la totale distruzione del suo corpo e della sua personalità. La disgraziata giovane cadde presto preda di una grave forma di psico-nevrosi allucinatoria: Gesù stesso le avrebbe cinto il capo con la sua corona di spine calcandola ben bene, l'angelo custode si sarebbe trasformato in postino recapitandole lettere scritte personalmente da Cristo. La sua fanatica identificazione con Gesù la portò ad un livello tale di suggestione da riprodurre più o meno scientemente sul suo corpo le stigmate di Cristo.

La sfortunata giovane morì di tubercolosi a soli 25 anni e nel testo si evidenziano chiaramente le responsabilità clericali per la sua precocissima morte. Innazitutto i preti ordinarono che i medici non la visitassero mai disponendo di "tenerla lontano dai medici fossero pure santi". Come giustamente sostiene l'autore, presentando alcuni dati sulla salute dei fratelli e delle sorelle della santa, è molto probabile che, se Gemma avesse potuto vivere un'esistenza normale senza le citate angherie, la tubercolosi non avrebbe avuto ragione di lei.. La verità è che Gemma è stata indotta da alcuni preti fanatici a distruggere la propria salute fisica e mentale nel folle tentativo di scimmiottare il sacrificio estremo di Cristo. Fu portata perfino a rinnegare le più elementari regole igieniche tanto che succhiava le piaghe purulente e lavava i piedi alle donne delle pulizie baciandoli fervidamente.

La demonizzazione del sesso era ovviamente al massimo grado possibile tanto che Gemma vedeva in ogni uomo una minaccia alla propria purezza e un "rivale" di Gesù. Ma, vedendo solo preti, per poco cadde essa stessa vittima del solito sacerdote maniaco. Quei pochi peccatucci che poteva commettere, ovviamente solo col pensiero visto l'isolamento in cui era costretta, le erano fatti scontare duramente dai suoi spietati confessori i quali l'avevano convinta di essere una grande peccatrice che meritava le pene infernali.

Solo negli ultimi mesi di vita sembra che intuisse qualcosa del tremendo inganno clericale di cui era stata vittima ma ormai era troppo tardi. Fu tradita dai preti anche da morta: le disposizioni testamentarie relative al suo cadavere furono ignorate per cui esso fu sezionato alla ricerca di segni speciali e straordinari di santità. Il Vaticano, spaventato dall'emancipazione femminile in atto nella prima parte del secolo XX, ne esaltò la figura in ogni maniera beatificandola nel 1933 e santificandola nel 1940. Infatti questa figura di donna manipolata al 100% dal clero capitava al momento giusto per essere presentata come modelli da contrapporre alle istanze di liberazione della donna.

Piero Marazzani, aprile 2002


PIPPO GUERRIERI

LA PIOVRA VATICANA

LA FIACCOLA EDITORE, Ragusa, 2001, pagine 141, Euro 7,75

E' un ottimo testo, molto ben documentato, che spazia tra i misfatti clericali degli ultimi decenni. Il clerico-fascismo vi gioca ovviamente un ruolo di primaria importanza dall'Austria all'America latina, dalla Bosnia all'Italia. In Austria il Vaticano ha sponsorizzato l'ascesa del filo-nazista Haider appoggiato dal giornale "di fede e chiesa" "Il tredicesimo", ultraconservatore e fascista, antisemita e razzista. In America latina i nunzi papali hanno trescato con le più feroci dittature fasciste per accaparrarsi privilegi di ogni genere, hanno coperto stragi ed omicidi ad opera delle forze paramilitari, i cappellani militari erano poi addirittura spesso presenti personalmente alle sevizie degli oppositori, avvallando ogni tipo di barbarie. In Bosnia i frati francescani si sono prestati ai traffici più ignobili, alla spartizione ad uso politico degli aiuti umanitari, hanno concesso alle milizie croate filo-naziste di stabilire il loro quartier generale a Medjugorie, sede del famoso santuario. Alcuni frati sono stati perfino trovati alla guida di camion carichi di armi. Altro che amore per il prossimo, la chiesa è stata nell'ex-Jugoslavia accesa sostenitrice del militarismo xenofobo e quindi va considerata complice dei numerosi massacri ivi verificatisi.

In Italia settori dello stato, tutti composti da cattolici ferventi e praticanti, hanno favorito l'estrema destra fascista all'epoca della strategia della tensione il cui ultimo scopo era favorire un golpe del principe Junio Valerio Borghese, discendente di famiglia papale e lui stesso molto introdotto in Vaticano. Ma anche oggi la galassia tradizionalista-fascista è composta da gruppi filo-cattolici anti-abortisti, visti di buon occhio in Vaticano.

Il capitolo dedicato alle immense ricchezze del Vaticano ne sviscera tutti gli aspetti: la degenerazione che mercifica ogni aspetto del sacro per trarne il massimo utile economico, le enormi somme estorte per concedere beatificazioni e santificazioni, le riserve finanziarie depositate negli USA, le vastissime proprietà immobiliari poste nella città di Roma che non sono mai state utilizzate per i poveri ma sempre e solo per fini speculativi etc. I legami col capitalismo finanziario internazionale sono strettissimi per cui si può definire senz'altro il Vaticano come una multinazionale dedita allo sfruttamento della credulità popolare e del carisma papale. Nel testo si presentano precisi esempi sullo scandaloso mercimonio delle udienze papali. Lo stesso Berlusconi si è da tempo premurato di ingraziarsi il Vaticano aprendo le sue aziende agli investimenti papali con la promessa, garantita dal suo governo, di lauti profitti. Il libro ci spiega il motivo per cui la regina Elisabetta d'Inghilterra, capo della chiesa anglicana, è così amica del papa tanto da essere ricevuta in Vaticano: si servono entrambi dallo stesso finanziere londinese, Lord Camoys.

Le complicità con la criminalità organizzata sono ben evidenziate nel testo: dal telecomando della strage di Capaci fornito da un appaltatore della diocesi di Palermo alla scandalosa sepoltura in una basilica del centro di Roma di un noto boss criminale romano etc.

Il testo è corredato da una bibliografia di 25 testi e 70 articoli e da un doppio indice dei nomi (Calvi, Sindona etc) e delle sigle inerenti al mondo clerical-pontificio (APSA, IOR etc).

Piero Marazzani, aprile 2002


Repubblica

Il capo della Cei al dibattito con Pera sul libro del Papa


"Gli aborti? Sono piccoli omicidi"
Ruini boccia
i patti civili per i gay

di MARCO POLITI



Camillo Ruini


ROMA - Fede e religione peseranno sulle elezioni politiche del 2006. Lo annuncia il presidente del Senato Marcello Pera alla Radio vaticana prima di presentare nel pomeriggio insieme al cardinale Camillo Ruini l'ultimo libro di Joseph Ratzinger, ormai diventato Pontefice.

"Il fenomeno chiamato risveglio religioso, richiesta di fede e di valori, ha già giocato un ruolo nelle elezioni americane e può giocarlo anche nei paesi europei, Italia compresa", sottolinea la seconda carica dello Stato, distintasi nella campagna referendaria per aver elogiato l'astensionismo.

E, infatti, l'incontro che si tiene nel tardo pomeriggio a palazzo Wedekind, in una sala dal soffitto dorato sorretto da robuste cariatidi, più che a un dibattito assomiglia a un matrimonio. Radioso il cardinale Ruini, reduce dalla vittoria referendaria. Felice il presidente del Senato, che Comunione e liberazione ha appena invitato ad aprire il Meeting di Rimini esaltandolo come "politico atipico di straordinaria laicità, che ha una concezione dello Stato esattamente come la nostra".
Officia Bruno Vespa, mentre si celebra il patto tra gerarchia cattolica e laici devoti, che sottoscrivono riga per riga le analisi ratzingeriane sui guasti del relativismo e su una Chiesa ghettizzata e respinta ai margini. Immagine persecutoria, che in realtà poco riflette l'Italia, ma a nessuno la discrepanza sembra importare.

Platea d'eccezione per l'evento. Il presidente della Camera Casini insieme al sottosegretario Letta e al senatore Andreotti. Il cardinale Herranz in zucchetto porpora con il cardinale Re in semplice clergyman. Più in là il rettore della Lateranense Fisichella e il segretario papale Gaenswein, che si mescola discretamente a prelati e abati, fra cui spicca il nunzio in Italia monsignor Romeo. E parecchi politici del centrodestra da Sandro Bondi a Maurizio Gasparri, a Francesco D'Onofrio, all'onorevole Daniela Santanché. La platea applaude intensamente ogni passaggio teo-con e specialmente le dichiarazioni a difesa dell'embrione e del feto "assassinati".

Già, perché le espressioni terrorizzanti che pensavamo archiviate con il referendum sull'aborto del lontano 1981, tornano improvvisamente in auge ai più alti livelli. Marcello Pera nell'introduzione al libro ratzingeriano "L'Europa di Benedetto" definisce l'aborto come un "piccolo omicidio" commesso dagli adulti. "Forse perché un piccolo omicidio non è un omicidio autentico?". Il termine è preso di peso dalle pagine di Benedetto XVI. E naturalmente l'espressione rimbalza nell'intervento del cardinale Ruini, secondo il quale - come afferma il pontefice - "non ci si può rassegnare all'aborto in quanto rimane un "piccolo omicidio", che come tale ci porta a smarrire l'identità umana".

Anticamera di una revisione della legge 194? Profumo di un trend culturale e politico, piuttosto. Perché al dunque Pera pronuncia il suo "no" all'ipotesi di cambiare la legge di uno "Stato laico", dal momento che il Parlamento l'ha votata e "i cittadini si sono espressi". Prudentissimo anche il presidente della Cei, che ricorda come la Chiesa non possa prescindere dalle circostanze storiche né inseguire "risultati che possono essere contrari agli obiettivi della Chiesa". Quanto al progetto di legge sulle coppie di fatto, il Pacs, il presidente della Cei manifesta sostanziale opposizione su ciò che potrebbe apparire un "piccolo matrimonio" per i partner gay.

Al centro dell'incontro il nuovo patto che Ratzinger propone a credenti e laici. Sostiene il nuovo pontefice che se l'Illuminismo ha partorito il concetto di un'organizzazione della società ispirata ad una morale da praticare "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), oggi la situazione è diversa. "Il tentativo portato all'estremo di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio - così Benedetto XVI - ci porta sempre più sull'orlo dell'abisso, verso l'accantonamento totale dell'uomo". La soluzione? "Anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque indirizzare la sua vita "veluti si Deus daretur" (come se Dio esistesse)".
Entusiastica la reazione di Pera: "Il laico credente può e deve rispondere di sì". Soddisfatta la replica di Ruini "Ho molto apprezzato l'introduzione di Pera". Il presidente del Senato, infatti, parla un linguaggio ratzingeriano. Rilancia l'allarme per un "Dio escluso dalla coscienza pubblica", per una religione diventata "irrilevante" per la società. Attacca chi vuole togliere le croci dalle aule. Denuncia un'Europa che sta dimenticando di essere nata a Gerusalemme e Betlemme. C'è anche una piccola critica alla gerarchia cattolica perché si sarebbe accontentata dell'articolo 52 nella Costituzione europea invece del richiamo alle "radici cristiane". (Replica realistica di Ruini: "Non volevano darci né uno né l'altro").

22 giugno 2005


 

L'inizio martedì 28 alle 19, a San Giovanni in Laterano. Un avvio
"abbreviato" grazie alla dispensa papale chiesta da Ruini


Tra due giorni al via l'inchiesta
per la beatificazione di Wojtyla


Pronto ma top secret il dossier sui miracoli. E un'israeliana
racconta: "Così il giovane Karol mi salvò dopo il lager"



Giovanni Paolo II


CITTA' DEL VATICANO - Si aprirà martedì 28 giugno alle 19, nella basilica romana di San Giovanni in Laterano, l'inchiesta per la beatificazione di Giovanni Paolo II, scomparso lo scorso aprile. Grazie alla dispensa dai canonici cinque anni di attesa dopo la morte, concessa da Benedetto XVI in seguito all'istanza presentata dal cardinale Camillo Ruini alla fine di aprile, inizierà così il cammino di Wojtyla verso la gloria degli altari. Proprio nella cattedrale che per quasi 27 anni lo ha visto esercitare il suo ministero di vescovo di Roma.

La cerimonia comincerà con la preghiera dei Primi Vespri della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma. Durante la sessione sarà letto in latino il verbale e si insedierà il tribunale chiamato a condurre l'inchiesta diocesana. Primo atto sarà il giuramento, che verrà pronunciato per primo da Ruini, seguito dal giudice delegato monsignor Gianfranco Bella, dal giudice aggiunto monsignor Francesco Maria Tasciotti, dal promotore di giustizia Giuseppe D'Alonzo e dai notai Marcello Terramani, Giuseppe Gobbi, Francesco Allegrini, tutti nominati con decreto del cardinale vicario.

Poi, sempre all'interno della basilica, monsignor Slawomir Oder esibirà davanti ai componenti del Tribunale diocesano i documenti da lui raccolti, che dovrebbero contenere la prova delle virtù e dei miracoli del Papa da poco scomparso. Quindi, dopo aver prodotto la lista delle persone da interrogare, la sessione si concluderà con le indicazioni relative allo svolgimento delle prossime udienze, che si terranno a porte chiuse.

La causa per la beatificazione di Giovanni Paolo II è stata annunciata da Benedetto XVI al clero romano nel corso dell'udienza dello scorso 13 maggio, sempre a San Giovanni. Ma va detto che, al di là dell'"eccezione Wojtyla", il nuovo Pontefice ha cambiato sostanzialmente le norme sulle beatificazioni: ad esempio i nuovi beati non verranno proclamati con cerimonie a piazza San Pietro presiedute dal Papa, ma nella diocesi di appartenenza. Resta invece in Vaticano la più solenne cerimonia della canonizzazione, quella in cui vengono proclamati i santi.

Un ritorno a una antica tradizione della Chiesa, voluta proprio da Ratzinger. Che però, come già detto, per Giovanni Paolo II ha compiuto un'importante eccezione di metodo. Normalmente infatti, per avviare una causa di beatificazione, devono passare almeno 5 anni dalla morte del "servo di Dio". Fu lo stesso Wojtyla, qualche anno fa, a trasgredire la norma per accelerare la causa di beatificazione di Madre Teresa di Calcutta (proclamata beata nel 2003). E adesso anche Benedetto XVI ha colto l'ondata popolare che voleva il papa polacco "subito santo" e ha accettato la proposta di avviare immediatamente la causa.

Ancora top secret, almeno a livello ufficiale, il dossier raccolto sui miracoli. E sarebbe stato lo stesso Giovanni Paolo a volere tenerli segreti. Il Pontefice, già molto malato, sembra abbia preteso la massima riservatezza per pudore e discrezione, ma soprattutto perchè non voleva conferire un carattere di "guaritore" alla sua persona.

Al di là dei gesti miracolosi, restano le indubbie azioni di coraggio e di eroismo compiute da Wojtyla fin da giovane. Come quella raccontata da un'anziana donna israeliana a una tv britannica. Si chiama Edith Tsirer, risiede a Haifa, ha 73 anni. L'incontro col futuro Papa avvenne sessant'anni fa, quando lei ne aveva 13. Dopo essere stata liberata da un campo di concentramento in Polonia, nel 1945, si ritrovò sola, perché tutti i membri della sua famiglia erano stati uccisi dai nazisti.

Girava ancora vestita con l'abito da prigioniera, "nessuno mi dava aiuto", racconta. Era accasciata a terra nei pressi dell'ex campo di concentramento quando, a un certo punto, prosegue l'israeliana, "mi apparve un sacerdote cattolico, con una sottana marrone. A quell'epoca aveva 25 anni".

Quell'uomo le sorrise e le disse che sarebbe stato meglio dirigersi verso Cracovia. "Mi tese le sue mani e me le diede perché mi appoggiassi - racconta Edith Tsirer - però io persi l'equilibrio. Allora il prete mi prese sulle sue spalle. Era robusto, aveva un aspetto da atleta, letteralmente mi sollevò e mi trasportò come un sacco lungo quattro chilometri nella neve". Quel prete era, ovviamente, Wojtyla.

Quando, molti anni dopo, nell'ottobre del 1978, comprò il giornale e lesse che un cardinale polacco era stato eletto Papa, lo riconobbe subito: "Quasi caddi dalla sedia", ricorda. Ma riuscì a incontrarlo di nuovo solo nel 1997.

( 26 giugno 2005)


 

In 600 domande e risposte tutta la dottrina della Chiesa
Sesso, lavoro, pace nel mondo e inferno. E un errore su Wojtyla


La morale cattolica in compendio
il Papa presenta il nuovo catechismo


Sarà distribuito anche in supermercati, autogrill e aeroporti
Il Pontefice: "Lo affido a tutti gli uomini di buona volontà"



Benedetto XVI nella Sala Clementina


CITTA' DEL VATICANO - Lo affida non solo ai cattolici, ma a "tutti gli uomini di buona volontà" "che cercano la verità". Papa Benedetto XVI dà la sua benedizione allo strumento più forte, pervasivo e importante della missione della Chiesa cattolica, il compendio del catechismo. Con una solenne cerimonia nella Sala Clementina, il Pontefice ha consegnato le copie a una rappresentanza di fedeli. Da oggi il compendio - un testo che, nonostante il mutare dei tempi non ha subito modifiche rispetto a quello del '92 - è in commercio (18 euro oppure 9,50 l'edizione tascabile). E non sarà difficile trovarlo visto che il libro è stato diffuso in oltre 150.000 copie dell'edizione tascabile anche in supermercati, autogrill e aeroporti. Il principale artefice di questo lavoro è proprio Joseph Ratzinger al Papa Wojtyla affidò il compito. Ma proprio sulla figura di Giovanni Paolo II, il documento contiene uno spiacevole errore: lo definisce di "venerata memoria" (cioè considerato morto) in una introduzione datata 20 marzo 2005, quando era ancora vivo.

In poco più di 200 pagine e in 598 domande con le relative risposte il compendio è l'essenza della morale e della dottrina cattolica, la guida che suggerisce ai fedeli come comportarsi per essere in linea con i dettami della Chiesa. La forma dialogica è stata scelta per semplificare il testo: a domanda concreta, risposta concreta.

Morale sessuale
Ci sono tutti i no della morale sessuale: adulterio, masturbazione, fornicazione, pornografia, prostituzione, stupro, atti omosessuali, contraccezione e ogni atto che "si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione". Questi sono i "principali peccati contro la castità", espressione del "vizio della lussuria". Poi c'è il richiamo a ogni persona ad accettare la "propria identità sessuale", posto che "Dio ha creato l'uomo maschio e femmina". Sono immorali anche inseminazione e fecondazione artificiali, perchè "dissociano la procreazione dall'atto con cui gli sposi si donano mutualmente, instaurando così un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana".

Non uccidere
Poi c'è la sezione sui confini del togliere la vita: viene ribadito il no a omicidio, aborto, distruzione di embrioni ed eutanasia, ma anche il no "pratico" alla pena di morte e all'accanimento terapeutico.

Sulla pena di morte, avendo presente la enciclica Evangelium vitae del '94, quindi successiva al catechismo, il compendio riafferma che oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte "sono ormai molto rari se non addirittura praticamente inesistenti".

La dottrina sociale della Chiesa
Si sottolinea che lo Stato ha delle precise "responsabilità circa il lavoro". "Allo Stato - afferma il testo - spetta di procurare sicurezza circa le garanzie delle libertà individuali e delle proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti; di sorvegliare e guidare l'esercizio dei diritti umani nel settore economico. In rapporto alle circostanze - conclude - la società deve aiutare i cittadini a trovare lavoro".

Pace nel mondo
Si afferma che la pace "non è solo assenza di guerra", e il dovere di tutti di contribuire alla pace nel mondo, si condanna il mercato incontrollato delle armi, si ribadiscono le condizioni per l'uso internazionale della forza militare.

Inferno e paradiso
Sul piano teologico, l'inferno c'è, riafferma il compendio, e la pena maggiore è la "lontananza eterna da Dio". Così come ci sarà il giudizio finale, alla fine del mondo, "di cui solo Dio conosce il giorno e l'ora".

Culto del corpo
Si stigmatizzano il "culto del corpo e gli eccessi" salutistici. Ci sono dei "doveri" verso il proprio fisico, dice il compendio, ma bisogna evitare "il culto del corpo e ogni sorta di eccessi". "Vanno inoltre evitati l'uso di stupefacenti, che causano gravissimi danni alla salute e alla vita umana, e anche l'abuso di cibi, dell'alcol, del tabacco e dei medicinali".

"Pregate anche in latino"
Il Papa invita a pregare anche in latino, e per questo ha voluto che nell'appendice al compendio del catechismo le preghiere siano scritte anche nella versione latina. "Il latino ha osservato - faciliterà il pregare insieme dei fedeli cristiani appartenenti a lingue diverse, specialmente quando si incontreranno per particolari circostanze".

L'errore su Wojtyla
Nel compendio c'è anche uno spiacevole errore: Papa Wojtyla viene definito di "venerata memoria", cioè considerato morto, in una introduzione datata 20 marzo 2005, quando era ancora vivo. Giovanni Paolo II infatti è morto il 2 aprile alle 21,37. L'errore ha una spiegazione abbastanza semplice: l'introduzione del 20 marzo è quella in cui il cardinale Joseph Ratzinger, capo della commissione per la stesura del compendio, spiega la genesi del testo. Una volta divenuto Papa, nella stesura definitiva qualche estensore zelante deve aver aggiunto "di venerata memoria" alla citazione di papa Wojtyla quale "committente" del compendio, senza rendersi conto che in quella data Giovanni Paolo II era ancora vivo. E' sicuro che il Vaticano si è accorto dell'errore, perché "di venerata memoria" è stato cancellato nella introduzione su carta diffusa ai giornalisti, ma cancellarlo dalle centinaia di migliaia di copie in circolazione evidentemente è risultato antieconomico.

( 28 giugno 2005 )


Scienziati di Pittsburgh inducono la morte clinica negli animali
usando una soluzione salina gelata e li resuscitano dopo tre ore


Cani uccisi e riportati in vita
Incredibile esperimento negli Usa


La tecnica utile per curare soldati o vittime di incidenti
E' già polemica per le implicazioni etiche e morali
di ALESSIO BALBI

 

ROMA - Indurre la morte clinica negli esseri viventi per vedere se è possibile riportarli in vita trasformando il sonno eterno in un viaggio andata e ritorno. E' l'incredibile esperimento condotto da alcuni scienziati dell'Università di Pittsburgh, che hanno risuscitato un gruppo di cani dopo aver verificato per tre ore l'assenza di qualunque segnale vitale nei loro corpi.

Sembra uno scenario inverosimile, degno di film come "Linea Mortale" più che della scienza. Eppure, l'istituzione che sta dietro questa ricerca ai limiti della realtà è assolutamente rispettabile: il Safar Center for Resuscitation Research, fondato da Peter J. Safar, universalmente riconosciuto come l'inventore della respirazione bocca a bocca e della rianimazione cardiopolmonare. Un uomo che davvero ha contribuito a riportare in vita migliaia di persone inesorabilmente destinate all'aldilà. Ma l'impresa dei suoi seguaci appare ancora più estrema.

Gli scienziati di Pittsburgh hanno preso un gruppo di cani, hanno svuotato le loro vene e hanno sostituito il sangue con una soluzione salina a 7 gradi centigradi di temperatura. In questo modo, hanno indotto negli animali uno stato di morte apparente: niente respiro, nessuna attività cardiaca, nessun segnale cerebrale. Dopo tre ore in queste condizioni, hanno ripompato il sangue nel corpo delle bestie che, stimolate con elettroshock e ossigeno per rimettere in moto cuore e polmoni, hanno ripreso a vivere, apparentemente senza alcun danno agli organi vitali.

"Condizioni simili si creano già nel caso di particolari operazioni chirurgiche", spiega a Repubblica.it il dott. Sergio Pintaudi, primario di Anestesia e Rianimazione all'ospedale "Garibaldi" di Catania. "Nella cardiochirurgia, ad esempio, l'anestesia permette di ridurre di molto l'attività cerebrale, inducendo per lungo tempo uno stato di narcosi estremamente profondo. Ma non si può parlare di morte cerebrale: in quel caso, sono le cellule dell'encefalo che iniziano a morire, e da quello stato non c'è ritorno".


L'esperimento americano non mancherà di sollevare perplessità e proteste di natura etica e morale. Alcune organizzazioni animaliste hanno già espresso il loro rifiuto nei confronti di questo genere di studi. "Bisognerà capire gli scopi di questa sperimentazione", osserva Pintaudi. "Ottenere di riportare in vita cellule morte, ad esempio, sarebbe un risultato di straordinaria importanza".

I ricercatori del Safar Center conducono i loro studi per indagare la possibilità di interventi in situazioni estreme, ad esempio su persone che abbiano perso ingenti quantità di sangue. Sperimentazioni di questo genere sono viste con estremo interesse dai militari: con la tecnica di Pittsburgh si potrebbe iniettare la soluzione gelata nelle vene di soldati seriamente feriti e lasciarli inerti a lungo, in attesa di soccorsi, senza che i loro organi vitali risultino compromessi.

Ma c'è già chi teme usi meno ortodossi del sistema: qualcuno in cerca di esperienze forti potrebbe sottoporsi al trattamento per un viaggio di tre ore nell'aldilà. Per scenari fantascientifici di questo tipo, comunque, bisognerà attendere almeno fino al 2015, la data indicata dagli scienziati per l'inizio della sperimentazione sull'uomo.

( 28 giugno 2005 )

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