FISICA/MENTE

 
 
 

 

 

CHIESA IMBROGLIONA

e

l'orrido Sgreccia 

 

(per non dir di altri servitori untuosi)

Roberto Renzetti

 

            Tutti noi stiamo incrociando in questi giorni varie prese di posizione a proposito della "clonazione umana", delle afecondazione assistita, degli ovociti, degli embrioni, .... Credo vi siano degli elementi di confusione che vanno chiariti per un sereno giudizio su tutte le implicazioni che una qualunque posizione sulla questione potrebbe comportare.

            Intanto siamo alle solite: si scatena una controversia che diventa di piazza e trascende i motivi da cui parte. Siamo sempre (questo sempre ha una valenza di almeno mezzo millennio) di fronte a posizioni irrazionali che piombano in mezzo alla vita civile, rimbalzano su persone che ignorano completamente di cosa si parli, colpiscono per il preteso scandalo, vanno a finire in un atteggiamento di rigetto che non ha alcuna base scientifica. E non si storca il naso di fronte a questa osservazione. Prima la si mediti e, eventualmente, la si rigetti con un ragionamento che abbia una qualche base razionale. Purtroppo le risposte sono di carattere metafisico che, scava scava, vanno a finire su misteri, atti di fede, affermazioni apodittiche basate semplicemente sul nulla.

IL PAPA MALATO

            Con ogni rispetto per chi la pensa in modo diverso dal mio debbo fare alcune considerazioni su Giovanni Paolo II. Questo signore, come ogni altro essere umano, ha avuto vari problemi di salute che hanno richiesto l'intervento della più evoluta medicina. Questo signore, alla fine del secondo millennio, ha usato dei prodotti più avanzati della medicina. Lo ha fatto sapendo che la gran maggioranza delle persone non può accedere alle medesime cure. E' ciò che accade ai ricchi ed ai potenti ed è inutile farne scandalo. Eppure, al di là di questa considerazione, vi è un qualcosa che merita attenzione. Non ho le cartelle cliniche del Papa ma sono convinto che avrà fatto delle radiografie, delle ecografie, delle Tac, delle risonanze magnetico-nucleari. E questo per ciò che riguarda gli strumenti. Avrà poi fatto delle analisi, di ogni tipo ... Insomma: il massimo senza nulla risparmiare. Tanto è che il Papa continua a muoversi ed a pontificare. Un Papa che, sorretto dalla sola medicina scolastica, già ci avrebbe lasciato. Nonostante ciò, nel pontificare, afferma con estrema decisione che non debbono essere fatte delle ricerche sulle cellule staminali da clonazione. Che poi sono le ricerche che impropriamente e terroristicamente sono chiamate sulla clonazione umana (con l’omissione colpevole di ciò che segue: a fini terapeutici). Nasce spontanea l'attenzione  su una Chiesa che ha sempre mantenuto un atteggiamento di chiusura rispetto a qualunque ricerca. Che probabilmente si è spesa per ricerche di meteorologia, botanica, ... in tutto ciò che non disturba troppo. Ma quando si è stati di fronte a scelte cruciali, allora i sofismi e le logiche aristoteliche l'hanno fatta da padrone. Vediamo un poco meglio.

COMPETIZIONE GLOBALE

            L'Italia è l'unico Paese che risulta (non so fino a quando) avanzato che perde (il verbo è corretto) una montagna di tempo in chiacchiere infinite su ogni vicenda che concerne la ricerca. Intanto gli altri acquisiscono cognizioni scientifiche e tecnologie che poi, regolarmente, ci vendono. L’efficientismo, l’efficacismo, l’economicità reclamate dappertutto (sia a destra che a sinistra) qui sembrano non avere cittadinanza (si tratta di concetti complessi …). Stupisce che anche persone come Bocca (del quale ho una grandissima stima) affermino: "Bisogna porre fine alla imperante teoria ... della scienza suicida di quel che si può conoscere va conosciuto" (Espresso del 26 agosto 2004). E c'è da chiedersi che cosa di quel che si può conoscere non debba essere conosciuto. Non è una domanda ingenua. Dove si dovrebbero porre dei limiti? E, soprattutto, chi dovrebbe porre tali limiti? La situazione attuale di un bigottismo generalizzato che riguarda tutto l'arco parlamentare, meno alcune illuminate minoranze (e non parlo degli opportunisti radicali che strepitano mentre abbracciano i reazionari), non fa presagire nulla di buono. Si pensi solo alle vergogne della procreazione assistita che hanno visto l'ex radicale ed ateo Rutelli schierato con il peggio di votresignor Sgreccia. Lor signori mi scusino se io preferisco il parere, non di legge, di uno scienziato alle opinioni di Rutelli, D'Alema, Amato, per non dir della palude vandeana. Quantomeno ho modo di ragionare su dati scientifici e non su sviolinate metafisiche che poi ci dovrebbero richiamare al mistero della vita.  Non che non vi siano dei misteri, è solo che, dato un mistero, è sacrosanto indagarlo ed è ammirevole chi lo fa e che riesce a fare anche solo un minimo di luce. Perché criminalizzarlo? E chi poi sarebbe il giudice? Buttiglione? Formigoni? Giovanardi?  Invece ho il piacere di leggere cose eccellenti da Umberto Veronesi (Espresso citato): "Nella ricerca sulle cellule staminali l'Italia aveva prodotto nel 2001 un progetto programmatico molto innovativo che avrebbe potuto arrivare tra i primi nel mondo ad una soluzione valida sia tecnicamente sia dal punto di vista delle comprensibili istanze etiche. Invece ancora una volta l'inerzia del nostro Paese ci costringerà a rincorrere i traguardi che altri hanno raggiunto. ... Ancora una volta non abbiamo compreso che la ricerca è un investimento ad alto rischio e a lungo termine". E Veronesi descrive bene l'eterna storia di frustrazioni della nostra ricerca, la storia che è di  grandi abilità, intelligenze che si devono scontrare con ottusità, bigottismi ed integralismi. E' l'analogo di ciò che Luciano Gallino ha descritto per la nostra industria, la decadenza nei settori di punta per la cialtroneria e l'arpagoneria dei nostri imprenditori, lestissimi nel copiare come nel piangere miseria ma con le tasche aventi la struttura del guscio di una lumaca. Non a caso nel nostro Paese la ricerca è quasi solo pubblica (fino a che Moratti e compagnia cantando non sottrarranno anche le ultime briciole). Solo contatissime industrie lavorano in settori di punta. Il Nord Est, ex mitico, continua con le sedie che in Romania fabbricano a molto meno. Il valore aggiunto non c'è. Lo stesso sindacato sono anni che insiste sulla ricerca, sull'innovazione... Niente! D'altra parte cosa ci si può aspettare da una classe politica che esprime i suoi massimi acuti culturali in avvocaticchi ed in diplomati al liceo classico. Piccolo cabotaggio, navigazione a vista, cose che si vedono e si toccano, sono ancora alla fase del pensiero concreto, non riescono a pensare più in là di una legislatura perché, se perdono il treno della nuova elezione sono fregati a vita (anche se con una pensione da nababbi). Anche per il Parlamento europeo le selezioni ce le fanno i partiti e ci offrono faune non proprio esaltanti. Ci spingono a discutere di ideologie (subito dimenticate a seggio conquistato) quando i giochi li fanno in pochi e noi ne siamo regolarmente esclusi. Ma esclusi non già dal decidere (io credo alle democrazie rappresentative) ma dal conoscere, dal poter sapere cosa fanno per poter opinare ed eventualmente confermare/togliere il sostegno.

L’EMBRIONE

            Il nostro è uno strano Paese che ha nell’educazione cattolica un handicap clamoroso che origina l’Ipocrisia con la I maiuscola. Persone che non hanno alcun senso etico o morale si proclamano cattoliche e perciò stesso assurgono a coloro che non possono mentire. Decidono sulle imbeccate di un Paese straniero, il Vaticano, e le scelte sono sempre tali da affossare il nostro Paese in ogni suo tentativo di emergere. In Italia abbiamo sua eccellenza l’embrione che aspetta solo una foto segnaletica ed una carta d’identità. Niente di male se si fosse conseguenti con la crescita dell’embrione; prima feto, poi neonato, poi adolescente … fino alla pensione. Neanche per idea!  Dal momento in cui l’embrione diventa neonato è fregato: coloro che lo adoravano, improvvisamente, sono spariti ed il neonato può anche morire di fame o in un cassonetto. Meglio se la mammina lo lascia in un orfanotrofio. Qui iniziano a scatenarsi gli appetiti di vari ordini religiosi che ricevono contributi infiniti dallo Stato. Per questo motivo un orfano in Italia è molto più disgraziato che l’orfano di un altro Paese. In Italia l’orfano è tale fino ai 18 anni e poi faccia ciò che meglio crede … Adottare un piccolino toglie rendite succose e sicure agli orfanotrofi confessionali.

            Ma che c’entra l’embrione con la clonazione?  E’ che dall’embrione si ricavano cellule staminali. E, portando avanti la ricerca per una decina d’anni si può pensare di curare malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi multipla, il diabete e varie altre malattie degenerative. Come ogni altra ricerca, non vi sono garanzie di successo. Ma questo in ambito di ricerca è nel conto. Ciò che è certo è che lungo la strada vi sono sempre delle ricadute fantastiche ed in gran parte poco prevedibili. Io sono un fisico e non ho la preparazione sufficiente per addentrarmi in storie di medicina che certamente vi sono (noto comunque che l’atteggiamento di chi fa scienza come professione è sempre di questo tipo. Questi dubbi neanche sfiorano i colleghi letterati ed umanisti in genere. Poiché non sanno di cosa parlano continuando a zichicare). Posso però fare un esempio analogo tratto dalla storia della fisica. Hertz faceva delle sofisticate ricerche sulle onde elettromagnetiche. Lavorava al buio perché doveva vedere delle minuscole scintilline che si producevano in un anello a seguito di intense scintille che si producevano nella sua strumentazione. Queste ultime illuminavano troppo il laboratorio e non permettevano la visione delle scintilline. Hertz pensò di coprire la fonte degli scintilloni con una scatola di alluminio che trovò nel laboratorio. Questo alluminio, colpito dalla radiazione che gli scintilloni producevano (radiazione ultravioletta), si elettrizzò. La cosa fu notata da Hertz che la lasciò lì raccontandola in un articolo ma non capendola. Hertz aveva scoperto l’effetto fotoelettrico (che fa funzionare ogni cellula fotoelettrica che ci circonda) che resistette 20 anni ad una soddisfacente spiegazione. Essa fu data da Einstein nel 1905 e la cosa valse il Nobel al grande Albert. Quanto ho raccontato non è una casualità, è un qualcosa che sempre accade perché non tutte le variabili sono sempre in gioco nella progettazione di una ricerca scientifica. Così l’uomo nello spazio (al di là dei retroterra militari indegni) non è stato solo quello ma la realizzazione di leghe speciali, di miniaturizzazione, di isolanti, di conduttori, di semiconduttori, di fotocellule, di pannelli fotovoltaici, di ottiche particolari, ….

            In Europa siamo già al terzultimo posto per ciò che riguarda innovazione ed al penultimo per finanziamenti alla ricerca. Oggi è sempre più criminale perdere tempo perché nessuno aspetta e, una volta creata una gap essa non può fare altro che ampliarsi fino a che non si produce il distacco di chi insegue. Da un certo punto in poi non ha più senso correre dietro. Ci si ferma e si comprano i brevetti cha altri hanno realizzato. Il Paese impoverisce e regala intelligenze al resto del mondo. Nel contempo diventa un mercato di sbocco per le ricche economie dei Paesi che fanno ricerca. Ebbene io a questo cammino non mi rassegno: occorre fare del tutto, anche rinunciare ad un pasto al giorno per permettere alla ricerca di decollare. Perché, stimato Bocca, noi non abbiamo un surplus di ricerca ma abbiamo deficit paurosi che stanno originando gap dappertutto.

            Un nostro grande scienziato che, per non smentire una tradizione nefasta, ha lavorato ed ha avuto il Nobel per ciò che ha fatto negli USA, Renato Dulbecco aveva trovato soluzioni di estremo interesse. Nell’ambito di una Commissione che aveva messo insieme scienziati, filosofi, bioetici, …, cardinali,  nel 2001 aveva elaborato una strada assolutamente originale per lavorare con le staminali non toccando sua maestà l’embrione. Dice Veronesi che si tratta del “Trasferimento Nucleare per ottenere cellule Staminali Autologhe (TNSA), che consiste nel privare del proprio nucleo un ovocita umano (il quale non porta all’embrione) e nel trasferirvi il nucleo di una cellula del paziente da curare, in grado di generare cellule capaci di diventare qualsiasi tessuto”. Insomma si scavalcava l’embrione e si disponeva di quanto serviva per il tentativo di cura delle malattie cui ho accennato. Niente, niente, … Risolta l’etica ritorna Aristotele ed i sillogismi, ritorna l’ignoranza e l’ignavia ed il Paese straniero vince per maggior gloria dei malati da ostentare nei vari santuari della speranza e dell’orrore. Sgreccia infatti dà una sonora bocciatura a tutto campo alle conclusioni raggiunte dalla commissione Dulbecco sulle cellule staminali. Il dicastero vaticano, precisa, è "tutt'altro che possibilista" sulla Tnsa. Non sono dubbi, perplessità, quelli di Sgreccia, ma "gravi riserve critiche" sia dal punto di vista scientifico che etico. "Ci risulta che la Tnsa e la Donaldson (quella inglese, ndr) siano la stessa tecnica. Allora non riusciamo a capire come la stessa tecnica possa dar luogo a risultati diversi e non dar luogo alla formazione di un embrione, come prospetta l'ipotesi della commissione ministeriale, ma piuttosto a corpi embrionidi". Ma come si può arrivare a corpi embrionidi senza passare per l'embrione, polemizza Sgreccia? Inoltre, chiarisce il vicepresidente della pontificia accademia per la vita, anche utilizzando gli ovociti congelati e non gli embrioni "si tratta sempre di procreazione artificiale, fuori dall'atto coniugale". Dunque, "per evitare problemi etici bisogna evitare la procreazione artificiale tout court". E’ sempre così. Sempre così! con l’accondiscendenza di milioni di cittadini che continuano a dare fiducia a maghi e stregoni con preparazioni scientifiche traballanti (vedi i gravi errori nel libro di bioetica di Sgreccia denunciati da Gilberto Corbellini su Il Sole 24 ore: http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990606b.htm;  http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613d.htm; http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613e.htm).

Infatti le crociate contro la ricerca non hanno un equivalente contro la superstizione, l’astrologia, la magia e le santificazioni selvagge, anche di noti truffatori e criminali assassini. Perché da una parte le cose sono serie mentre dall’altra si può scherzare bonariamente. Si pensi poi agli esorcismi, ai diavoli ed a tutte le amenità che ci vengono propinate dalle medesime fonti. E così, anche qui, si scopre che abbiamo la classe politica che ci meritiamo, quella che “la gggente” sceglie sia a destra che a sinistra. Sarebbe d’interesse conoscere i livelli di consapevolezza dei cittadini su queste cose, vedere ad esempio se le cose sono migliorate o peggiorate da 20 anni a questa parte. Io ho la sensazione che siano peggiorate, non ho dati da portare ma sensazioni. Ed i dati non li ho perché anche questo è un settore da indagare poco altrimenti si rischierebbe di scoprire che il disastro inizia con la decadenza della scuola, da qualche anno fortissimamente voluta a sinistra e sistematicamente a destra. Ci si mettono poi anche i quotidiani, anche quelli illuminati … Ad esempio Repubblica (8 agosto) dedica una pagina centrale ad una sciocchezza cosmica: la dimostrazione del 5° postulato di Euclide che ci avvicinerebbe a Dio. Non contenta dell’exploit, Repubblica (22 agosto) insiste con un saggio di Don Giussani (comunicato e liberato) su “Gesù Cristo, la fede e la matematica”. Capisco che non si possano affrontare temi impegnativi in un quotidiano. Ciò che non capisco è perché pagine preziose debbano andare a sciocchezze infinite.

IL MONSIGNORNO: SGRECCIA

            Se dovessimo seguire il pensiero (?) di esponenti cattolici su questioni saremmo costretti in un angolo metafisico. Secondo tali pensatori (ad esempio Padre A. Gemelli in “Religione e Scienza", Milano 1920) la scienza, la ricerca non è in grado di dimostrare come falso ciò che è materia di fede. Cioè si crea il mostro per poi dire che è una creazione. Ma quando mai la ricerca scientifica degna di tale nome si è avviata su tale strada? Ma come è possibile porre la questione della verifica sperimentale di cose che attengono alla metafisica? Ciascuno creda ciò che vuole, l’ambito del pensiero non ha limitazioni. Si faccia proselitismo di fede ma non si vengano a porre limiti ed ostacoli a chi opera fuori dall’ambito metafisico. Perché uno scienziato dovrebbe rendere conto ad una chiesa, qualunque sia, di ciò che fa? In uno Stato moderno, dopo la Rivoluzione Francese, uomini ed istituzioni debbono solo rispondere alle leggi dei Parlamenti. Non si intervenga in modo autoritario sugli altri imponendo dogmi di fede. Ed invece abbiamo a che fare continuamente con gravi interferenze che, in sé, non dovrebbero essere che aneddotiche ma che colpevolmente trovano udienza in parlamentari che più che rispondere agli elettori, rispondono ad interessi di bottega (un dato per tutti: nel referendum sul divorzio la Fede fu battuta clamorosamente dal buon senso nonostante i parlamentari che si mostravano ossequienti con le interferenze della Chiesa e, analogamente nel referendum sull'aborto). Vediamo alcuni di questi continui interventi contro, del rappresentante ufficiale delle gerarchie vaticane, monsignor Sgreccia (direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica e vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha per presidente il cileno Juan de Dios Vial Correa):

-         Nel suo Manuale di Bioetica mons. Sgreccia afferma: “la trattazione di questi temi necessariamente richiama capitoli e capisaldi di antropologia filosofica e di etica generale: il valore fondamentale della vita umana, la validità oggettiva della norma morale, la libertà dell'individuo e la responsabilità del medico, la gerarchia dei valori all'interno della realtà corporea e personale dell'individuo, il primato della persona rispetto alla società". Ecco, se si dovessero seguire queste indicazioni anarchiche; davvero non si capisce dove nasce il problema: l’individuo fa ciò che vuole. Ho però voluto citare questo passo proprio perché la Chiesa dà per scontata la sua visione del mondo che, solo per una pigrizia monumentale della gggente, può passare inosservata. Altrimenti una cosa così dal più feroce mastino medioevale non sarebbe mai stata sostenuta. Ma il mastino, che pure è la più alta autorità della Chiesa in questi temi, continua:

-         "Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l'impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo".

-         Per noi  è  aborto anche la spirale perché impedisce l’impianto nell’utero dell’embrione già formato”.

-         "La pillola RU 486 procura l'aborto e la Chiesa cattolica ricorda che non è lecito usarla perché è contro la vita umana".

-         “Assolutizzare il metodo sperimentale in medicina rischia di far dimenticare il valore della persona su cui si agisce”.

-          Non chiediamo certamente troppo se domandiamo che, come prima proposta educativa in fatto di prevenzione dell'AIDS, sia presentata quella di evitare i comportamenti a rischio, nell'ottica di una sessualità pienamente umana e orientata al matrimonio”.

-          Un conto è rinunciare ad un accanimento terapeutico e un altro è ammettere che l'uomo può essere padrone egli stesso della vita, mentre non ha questo diritto … Staccare il respiratore è stato un atto indebito di anticipazione della morte. E il giudice si è sostituito al medico con una sentenza provocatoria e programmatica".

-         “La sperimentazione biomedica selettiva e discriminatoria  non può essere giustificata, neppure di fronte a ipotetici vantaggi, che per altro sono raggiungibili con altre metodologie”.

-          I temi fondamentali del discorso che il Papa ha fatto oggi al convegno dei trapiantologi riguardano il criterio dell' accertamento della morte cerebrale, la possibilità della ricerca sugli xenotrapianti e l' esortazione positiva alla donazione degli organi. Quanto all' accertamento della morte è accettato il criterio della morte cerebrale secondo metodi oggettivi.”

-          In primo piano c’è la difesa della dignità della persona umana in contrapposizione ad una certa mentalità che sembra emergere e che individua le tecniche di fecondazione artificiale quasi come via preferenziale per concepire un figlio, considerato alla stregua di un “prodotto” selezionato nei processi di laboratorio.”

-          Le tecniche di fecondazione artificiale non sono una terapia, tanto meno una prevenzione. Con queste tecniche si va al di là del processo naturale ed è quello che la Chiesa non può accettare. L’unica via lecita è quella naturale, coniugale, quella che fa si che attraverso l’unione sponsale gli sposi possano avere figli naturali, attraverso il loro amore coniugale”.

-         "Nel campo delle scienze sperimentali c’è sempre di più l’esigenza del dialogo con l’etica. Proprio per alcune minacce che possono essere rappresentate da progressi scientifici e tecnologici, si avverte ovunque il bisogno di una razionalità etica."

-         "La Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque - conseguentemente - ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la convivenza senza matrimonio. Quell'articolo cinque costituisce poi una prima legalizzazione indiretta delle convivenze nell'ordinamento italiano! Era un passo di tale portata che avrebbe richiesto un esame più ampio e più diretto".

-         La fecondazione eterologa dà luogo a una paternità plurima e come suddivisa tra padre, madre e donatore. Questa pluralità contraddice la natura della famiglia, la rompe in immagine e può romperla di fatto. L'esclusione dell'eterologa avrà un'efficacia indiretta nello stimolare le coppie infertili a ricorrere all'affido e all'adozione”.

-         "Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai l'Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge, mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme sull'aborto. E pensare che la nostra legge sull'aborto è una delle peggiori, nel senso che è una delle più permissive".

-         "Bisognerebbe chiedere agli omosessuali cosa c'entri l'orgoglio. Il gay pride è una forma di aggressività che va contro le famiglie, non contro un idea religiosa".

-          Le coppie di fatto non si assumono doveri di fronte alla società, mentre allo stesso tempo chiedono diritti nella società. La rivendicazione di una parità con le famiglie eterosessuali rappresenta una contraddizione con la natura complementare dei sessi, che non e' solo nella corporeità nella struttura della personalità” (sarebbe d’interesse sapere quali doveri si assume la Chiesa rispetto alla società, ndr).

-         "Dobbiamo vigilare [sul progetto Genoma] sulle possibili applicazioni negative della nuova scoperta che potrebbero essere causa di grave offesa alla dignità e alla uguaglianza di tutti gli individui umani."

-         "Immorale utilizzare embrioni umani".

-         "Che differenza c'è tra questa sperimentazione e la sperimentazione letale su esseri umani, senza consenso, già proibita dai tempi hitleriani?"

-         “Viene molto spesso da pensare che i veri galileiani oggi stanno tra i credenti”.

-         "Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi la produzione di embrioni umani e la susseguente distruzione di embrioni prodotti, al fine di ottenere cellule staminali è illecita. Esso è un atto gravemente immorale … Dietro la libertà di ricerca c'è dell'utilitarismo finanziario. Penso che ci troviamo di fronte a un cedimento alle pressioni deelle industrie".

A questa  condanna al rogo che l’inquisitore Sgreccia (ma lo avete mai visto ? è quanto sognavo terrorizzato di Lucifero da bambino) dispensa a tutti e, ultimamente, a chi si occupa di clonazione per procurare cellule staminali a fini terapeutici, egli aggiunge la motivazione del profitto. Dietro tali ricerche vi sono potenti interessi economici e ciò le svaluterebbe. Non li conosco ma non vi è alcun dubbio che sia così. Come quando la Chiesa era fermamente contraria alla pillola anticoncezionale … contrarietà venuta meno quando tale pillola entrò in produzione nella allora industria farmaceutica vaticana Serono (si veda quanto sostenuto da Redi alla fine dell’articolo).  D’altra parte è quanto meno una scoperta alla monsieur De Lapalisse: sarebbe straordinario un lavoro per la gloria in questa società ferocemente liberista. Ho già detto che Sgreccia è il rappresentante ufficiale della Chiesa e quindi il citare le sue posizioni corrisponde a citare quelle che interessano ai fini di quanto sto tentando di sostenere. E le cose sono sempre andate così, come ho già ricordato. Copernico, Bruno, Galileo, … ma anche il divieto delle autopsie, considerate altamente immorali, sono i primi violenti segnali di intolleranza. Quindi il dover attendere il 1822 perché Galileo, Kepler e Copernico venissero fuori dall’Index Librorum prohibitorum e si potesse pensare a portarli, almeno come peccatori, nelle scuole confessionali (che pure, pur essendo le uniche nello Stato della Chiesa, riguardavano infime minoranze, dell’ordine del 3% della popolazione della quale lascio indovinare il censo). Ma è inutile elencare, sarebbe un lavoro improbo su almeno 500 anni di storia. Piuttosto merita considerazione un’altra affermazione di Sgreccia: «l'impiego deteriore della scienza ha scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere fatta rinascere, perché non sarebbe soltanto contro Dio, ma anche contro l'uomo e la civiltà». Il nostro fa una confusione completa tra scienza ed uso della scienza. E’ certamente vero che l’uso della scienza ha creato mostri ma, avverto Sgreccia, allo stesso modo che l’uso della fede. Sui pretesi mostri della scienza, dice Veronesi: "Lo scienziato ha una sua cultura etica. Nella storia della scienza ci sono casi di truffa, di plagio e quant'altro, ma non, a quanto ne so, di deliberata intenzione di nuocere alla gente. Il solo episodio che mi lascia eticamente perplesso è il Progetto Manhattan, o meglio la decisione dei fisici di continuare a costruire la bomba benché Hitler fosse morto. Altri misfatti alla dottor Jekyll non riesco però a citarne".  Sui mostri della fede sorvolo.

LE POSIZIONI DI ALCUNI SCIENZIATI

                        “Trovo valida la posizione del ministro della Sanità Umberto Veronesi. E’ corretto scegliere la strada delle cellule staminali, ma è la via più lunga e, quindi, rischiamo un ritardo nelle ricerche che ci metterà in secondo piano rispetto a quanti sono già partiti o partiranno presto con gli embrioni. Il problema è se questo ritardo sia accettabile o no. Visto che ci sono centinaia di migliaia di embrioni in Europa e negli Usa che dovranno essere comunque eliminati, perché non utilizzarli per i test sui trapianti terapeutici di cellule? Mi sembra che invece l'Europarlamento abbia adottato una posizione identica a quella del Vaticano e che non mi trova d'accordo". Questa è la posizione di Rita Levi Montalcini che aggiunge essere una assurdità la posizione del pensiero supercattolico di fronte alla terapia del dolore (anche qui, da Pio XII, la Chiesa è stata sempre contraria ad alleviare le sofferenze dei malati gravi con opportune terapie). La scienziata è anche membro della Pontificia Accademia per le scienze ma il Vaticano l’ha attaccata con durezza dall’Osservatore Romano (“certe dichiarazioni non sono all'altezza della sua valenza scientifica”  … “sono sorprendenti le tesi della scienziata sulle cellule staminali, quando dice che «l'uomo esiste solo quando ha acquisito la capacità d'intendere e di volere». Non è vera scienza  né progresso autentico quella tecnica che, per raggiungere il risultato, richiede il sacrificio anche di un solo essere umano [qui ci si riferisce all’embrione, ndr]”. Aggiunge per parte sua monsignor Sgreccia, chel’etica deve sempre vegliare sulla scienza per impedire che venga impiegata contro i più deboli e indifesi, rivelandosi «indegna dell'uomo»”). A quale etica si riferisce Sgreccia? E’ possibile per monsignore un’etica laica?

                        Riguardo a Dulbecco, che sostiene cose anche più avanzate di quelle della Montalcini sulla clonazione terapeutica, è inutile citare le sue lucide posizioni, troppe sono le cose che fanno parte del bagaglio, scientifico, umano e razionale del grande scienziato che dovrebbero essere dette e non ho spazio. Riporto solo un suo giudizio da me condiviso: "Il conflitto tra scienza e Chiesa è irrisolvibile. La religione parte da un punto di vista diverso, da postulati diversi. Sono due modi di ragionare completamente diversi. Lasciamoli assolutamente separati".

            Silvio Garattini spiega: "Stato, Chiesa e industria esercitano sulla comunità studiosa una pressione indebita. Lo Stato pretende di dirci, a proposito degli organismi geneticamente modificati, quali ricerche siano lecite e quali proibite, in nome di un ecologismo da lanzichenecchi che non ha relazione con la vera salvaguardia della salute e dell'ambiente [il riferimento è all’allora ministro delle politiche agricole, Pecoraio Scanio]; la Chiesa prescrive quali cellule usare e quali no nello studio delle staminali; l'industria, surrogandosi a uno Stato assenteista, impone scelte che assecondano le sue strategie e i suoi interessi. In questa situazione, quale libera ricerca si può fare? Restano, è vero, Airc, Telethon, Trenta ore per la vita. Ma rispetto alle roboanti promesse di Lisbona aumentare la spesa per ricerca al tre per cento del prodotto interno lordo rimaniamo con il solito pugno di mosche".

            Umberto Veronesi chiosa: "Scagliarsi contro la scienza è doppiamente insensato perché l'acquisizione del sapere allarga il nostro orizzonte; e in secondo luogo perché la scienza fornisce principi metodologici importanti. Tra questi il principio di precauzione, che oggi viene usato per vietare la sperimentazione degli ogm in campo aperto. Ebbene, se applicato alla lettera il principio sconsiglia persino di uscire di casa perché una automobile potrebbe travolgerci. Ogni attività vitale comporta dei rischi. Affrontando la questione della mucca pazza abbiamo fatto un calcolo del rischio di morire, oggi e nel prossimo futuro, della malattia di Creutzfeldt-Jacob. Questo rischio è pari a quello di contrarre il cancro al polmone fumando una sigaretta: in tutta la vita, non al giorno o alla settimana".

CONCLUDO

Quanto afferma Carlo Alberto Redi, docente di Biologia dello Sviluppo all'Università di Pavia, può servire da conclusione a quanto ho fin qui sostenuto: “Su una cosa non possono esserci dubbi: la ricerca deve essere libera. Priva di ogni condizionamento. … Diverso è il discorso del controllo sociale sulle applicazioni possibili dei risultati della ricerca. Una volta era proprio questo il discorso che differenziava la sinistra: difendere la conoscenza e la libertà del conoscere da un lato, ma mantenere e garantire un esercizio democratico, un controllo sociale sulle applicazioni. Come si può esercitare tutto ciò? Solo grazie all'informazione. Sono convinto che se ci fosse una alfabetizzazione scientifica vera, molti problemi si risolverebbero facilmente. Quello che spaventa è la condizione monopolistica sulle applicazioni. Questa sì, è pericolosa. Ma non possiamo confondere il livello del controllo sociale su una tecnologia con la negazione dei progressi garantiti dalla ricerca. …  Se non decidiamo in maniera collettiva e se non sottoponiamo le applicazioni a un controllo sociale democratico, l'ingegneria genetica verrà usata comunque, e solo dalle élite che hanno l'accesso economico alla tecnologia. Questo si può evitare solo conoscendo, grazie alla ricerca, che cosa si può fare, e decidendo collettivamente quello che si vuole fare. Dobbiamo difendere la ricerca proprio per permettere a tutti di accedere alle grandi opportunità fornite dai progressi della conoscenza, e per non lasciare tali opportunità in mano ai grandi monopoli o a pochi ricchi. Se la gente confonde la scienza con la tecnologia, e quest'ultima con il potere di pochi, è anche perché la ricerca produce tecnoscienza, e questa è spesso controllata da compagnie private. E' vero. La comunità scientifica deve fare ammenda su questo. Però non dimentichiamoci che l'università è morta in seguito al thatcherismo, che fece passare in Europa l'idea che l'università deve coniugarsi con l'impresa, nella speranza fasulla che così si producono giovani più competitivi sul mercato del lavoro. Quando l'università deve agganciarsi all'impresa come fonte di finanziamento è evidente che lo scienziato deve fare la ricerca di base con la mano sinistra, mentre gli si impone, a causa del committente, un obiettivo applicativo e tecnologico. Il ricercatore è costretto a una forma di prostituzione scientifica, a causa di scelte politiche più alte che hanno eliminato finanziamenti per la ricerca di base.”
                 Einstein, in "Perché il Socialismo?", avverte:Dovremmo stare attenti a non sopravvalutare la scienza ed i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dovremmo ammettere che gli esperti siano gli unici ad avere il diritto di pronunciarsi su questioni riguardanti l'organizzazione della società".  In definitiva, comunque, il primato della politica e del suo controllo democratico.

            Sembra invece che oggi vi sia un conformismo colpevole che fa sempre dire di si a quanto non la politica ma il gruppo di potere confessionale chiede con petulanza. La classe politica è priva di cultura scientifica, e si schiera con il populismo, la piaggeria e la sciatteria. E’ straordinario il fatto che si debba sollecitare la sinistra alla difesa di principi di laicità che sono/erano nel suo DNA. Si rimpiangono i liberali storici, quelli che fecero l’Unità d’Italia. Se non tornano in campo loro occorrerà ritornare ai giacobini.

            Per maggiore chiarezza riporto di seguito, oltre ad alcuni brani di interesse, altri illuminanti interventi di Sgreccia ovvero della Chiesa fondamentalista, intollerante, ignorante, ottusa e non solidale.

Roberto Renzetti


 

La Chiesa e la fecondazione artificiale

di Elio Sgreccia  

 

La gravità e molteplicità delle implicazioni etiche della fecondazione artificiale nell’uomo La trattazione del presente argomento solitamente è affrontata in maniera scientifica e con l’interesse rivolto completamente al «successo» e alla «percentuale di successo», lasciando in ombra molte cose: gli insuccessi, la morte provocata agli embrioni, le complicanze sulla donna (ad es., la sindrome da iperstimolazione ovarica), l’effetto selettivo degli embrioni, il mercato che si instaura sul corpo umano (gameti, uteri... ed altro). Ma soprattutto nella presentazione del fatto biotecnologico con tutte le sue varianti tecniche (più di venti se ne descrivono) si tralascia di mettere in luce il significato antropologico che vi è incluso, ed è quello che conta di più non soltanto per la Chiesa. La fecondazione artificiale nell’uomo umanizza o disumanizza la generazione umana? Questo interrogativo non viene posto in luce sufficientemente.

Analogamente bisogna constatare che sul piano giuridico e culturale il tutto viene incentrato sul desiderio, (che presume anche di diventare diritto) della donna o della coppia in ordine ad avere un figlio, mentre rimane in posizione secondaria il figlio generato e quelli sacrificati. Ma il figlio è lo scopo della generazione e il figlio non va considerato come «rimedio» o «mezzo» in ordine ai desideri degli adulti. È perciò importante porsi, come vogliamo fare in questa presentazione, nell’ottica antropologica; l’antropologia che si riferisce al figlio e quella che si riferisce alla famiglia e soprattutto alla natura stessa del generare umano. [...]

Le ripercussioni sull’essere umano concepito dalle tecniche di fecondazione artificiale.

Sappiamo che qui entriamo in un punto che divide il mondo, non certo dal punto di vista religioso, ma sul piano bioetico: c’è chi sostiene il carattere pienamente umano dell’embrione a partire dall’inizio del processo della fecondazione (penetrazione dello spermatozoo nella membrana dell’ovulo) e c’è chi pone delle date che posticipano la prima considerazione umana, pienamente umana, dell’embrione a 15 giorni dopo la fecondazione, oppure prima dell’impianto, prima della formazione del tessuto cerebrale ed altri più tardi ancora, secondo la teoria cosiddetta «gradualista» considerando l’umanità del nascituro come progressiva a seconda delle tappe di sviluppo. Contro questa teoria persiste la posizione di chi, appellandosi ai dati della genetica e della biologia, nonché a quelli della ragione, al di là di ogni posizione religiosa, ritiene che l’essere umano si costituisce nella sua individualità come un tutto che possiede in sé gli elementi e il programma del suo sviluppo futuro fin dall’inizio del processo della fecondazione, in cui si uniscono i due gameti paterno e materno.

La posizione della Chiesa Cattolica coincide con questa seconda linea di pensiero, aggiungendo anche una affermazione di un principio eticamente importante che consiste nel c.d. principio del «tuziorismo» per cui anche qualora ci fossero dei dubbi sulla esistenza del carattere pienamente umano dell’embrione, di fronte al dubbio e di fronte anche alla seria possibilità che si tratti di un essere umano individuale che ha la dignità di figlio e di persona, ci si deve astenere da ogni atto che possa danneggiarlo o sopprimerlo. Allo stesso modo come si fa divieto al cacciatore di sparare quando avesse il dubbio che non si tratti di un cinghiale o di un capriolo, ma di un collega o comunque di un individuo umano.

Ma desidero aggiungere che lo stesso rapporto Warnock, che è quello in cui è stata formulata la «teoria gradualista », confessa chiaramente che la proposta del «pre-embrione», l’embrione cioè che non supera i 15 giorni di età, è stato frutto non di una considerazione biologica, ma di una ricerca di un «punto d’incontro» con quanti chiedevano di poter condurre la sperimentazione sugli embrioni non impiantati o di poterli esaminare/ selezionare con la diagnosi pre-impiantatoria prima di impiantarli in utero. [...]

A supporto della teoria gradualista sono state portate le seguenti ragioni: a) la vita embrionale vera e propria inizierebbe con l’impianto in utero; b) soltanto dopo il 15˚ giorno non si avrebbe più la possibilità della gemmazione (che secondo questa teoria contrasterebbe con la individualità dell’embrione); c) la comparsa della stria primitiva del sistema nervoso.

Di fronte ad una discussione seria su questi punti nessuna di queste ragioni presenta un valore costitutivo della realtà embrionale, ma rappresenta soltanto o una condizione di sviluppo, come l’alimentazione nell’impianto, o il momento in cui da un embrione che prosegue il suo sviluppo e continua a essere se stesso (Pietro) può staccarsi e generarsi per gemmazione un secondo embrione (Giovanni), dando luogo così a due embrioni, ognuno con la sua individualità; nel caso della comparsa della stria primitiva si tratta della comparsa del tessuto originante il SNC (sistema nervoso centrale, ndr), nell’ambito della differenziazione delle cellule e della formazione dei tessuti, proprio a seguito di un preciso piano di sviluppo coordinato da un progetto interno dell’autopoiesi dell’embrione. Non è il cervello che costituisce l’identità dell’embrione, ma è l’embrione che costruisce il suo sistema nervoso centrale. [...]

In realtà sappiamo che non c’è una fusione dei pronuclei, ma fin dalla penetrazione dello spermatozoo nell’ovulo i due pronuclei si dispongono in una relazione reciproca che ha un suo significato di novità per il «nuovo » essere umano. Come si vede, è stata proposta l’atomizzazione di un processo che, invece, è unitario nella «logica biologica» e non consente distacchi o salti di qualità. Ciò è avvenuto dietro la previsione, definita «necessità», di poter sperimentare sugli embrioni, congelarli e utilizzarli come materiale biologico. Bisognerebbe registrare che un particolare stimolo in questa direzione è venuto dalla discussione sulle cellule staminali embrionali, che si possono appunto prelevare allo stadio di blastocisti e perciò implicano la distruzione dell’embrione; il motivo giustificativo adottato è sempre il solito: a questo stadio si tratterebbe ancora di «pre-embrione ». Lo sforzo, come si vede, per mettere in atto la «riduzione» antropologica ed etica dell’embrione umano rappresenta uno dei punti caldi e acuti del dibattito culturale ed etico e costituisce una autentica frontiera per la difesa della dignità e dell’ontologia dell’uomo.

Pertanto risulta anche razionalmente e scientificamente fondata la posizione della Chiesa Cattolica su questo preciso punto: «...dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre e della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre... la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire». Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?».

Del resto, tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano. Proprio per questo, al di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nella quali il Magistero non si è espressamente impegnato, la Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: «L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

La conclusione relativa alla natura e identità dell’embrione umano è di capitale importanza per valutare le tecniche di procreazione artificiale dal punto di vista etico, perché molte tecniche di fecondazione artificiale umana comportano, come è noto, la distruzione, la perdita, la selezione e il congelamento degli embrioni. Di più, tutte le tecniche di fecondazione artificiale offendono la dignità propria dell’embrione umano, perché l’embrione umano è un figlio, e fin dal primo momento della fecondazione merita il rispetto che si deve alla persona umana; al contrario, il concepimento tecnologico tratta l’embrione come un «prodotto», come se fosse un oggetto che si costruisce artificialmente. Per documentare la perdita degli embrioni, ad es. nelle tecniche di FIVET (la pratica più conosciuta di fecondazione assistita, ndr), è stato statisticamente comprovato con ripetute indagini a distanza che su 100 embrioni fecondati in laboratorio con tecniche FIVET soltanto 6-7 giungono bambini in braccio alla madre. Va notato che i dati in letteratura sono forniti con riferimenti diversi: ora si fa riferimento agli embrioni trasferiti, ora a quelli impiantati, ora (più raramente) a quelli sopravvissuti.

Per quanto riguarda l’eugenismo e la selezione che vengono implicati dalla fecondazione artificiale umana, basti pensare alla possibilità di selezionare gli embrioni nella fase di fecondazione in vitro con la diagnosi preimpiantatoria o anche semplicemente osservazionale, oppure alla pratica della «riduzione embrionale» in casi di indesiderate gravidanze plurigemellari. Ma la selezione eugenetica comincia già nella scelta dei donatori dei gameti che vengono reclamizzati nei Centri di fecondazione artificiale. Se alle coppie che chiedono di accedere alla fecondazione artificiale si spiegassero tutte queste perdite e manipolazioni degli embrioni, si può presumere che molte rinuncerebbero a diventare complici di una serie di fatti negativi dal punto di vista semplicemente umano.

Fecondazione artificiale; matrimonio e famiglie.

Un secondo livello di problematiche etiche riguarda le ripercussioni della fecondazione artificiale sul matrimonio e la famiglia. Anche in questo campo il giudizio critico e negativo che la Chiesa Cattolica propone non si basa soltanto sul dato di fede che riconosce la famiglia umana fondata sul matrimonio-sacramento, ma considera anche il fatto che il matrimonio, fondamento della famiglia, è una istituzione naturale che consiste nell’unione stabile di un uomo e di una donna, aperta alla procreazione. Pressoché tutte le Costituzioni democratiche riconoscono il binomio matrimonio-famiglia come cellula della società ed elemento indispensabile del suo equilibrio sul piano della educazione dei figli ed anche sul piano economico e giuridico. Ora l’impatto della fecondazione artificiale sui concetti base del matrimonio e della famiglia sono molteplici e sono di segno negativo. Il fatto più palese è quello che si verifica nelle situazioni e legislazioni in cui è permessa la fecondazione eterologa, oppure anche la maternità surrogata. Si sa che in questi casi si può arrivare a instaurare situazioni con 2 padri ed anche 2-3 madri. Tutto ciò che va sotto il nome di frantumazione della maternità (genetica, gestazionale e sociale) e paternità (genetica e sociale), si ripercuote sul piano della relazione con i figli e tra i coniugi, ma crea anche situazioni di conflittualità giuridica. Se si considera come prioritario il bene del figlio — come sarebbe ovvio — in queste situazioni il figlio viene privato di un suo diritto naturale, quello di essere messo al mondo ed educato dalla duplice figura di un padre e di una madre.

La disposizione giuridica vigente in alcune leggi relative alla fecondazione artificiale umana di mantenere l’anonimato sul padre genetico donatore di sperma o della madre donatrice di ovuli (o «surrogata») per la gestazione rappresenta la violazione di un altro diritto naturale, quello di poter conoscere i propri genitori e le proprie origini. Gli autori che hanno studiato le famiglie che accedono alla procreazione artificiale, oltre a rilevare come esse spesso pongano la ricerca del figlio come oggetto di un loro equilibrio personale, quasi un «bene di consumo», fanno notare anche come nella fecondazione eterologa si rompa la unità fra coniugalità e parentalità e divenga incontrollabile la ereditarietà nelle generazioni future, il che anche sul piano sanitario e genetico porta delle conseguenze. Assicurare che attraverso la fecondazione eterologa sia possibile evitare la trasmissione di una malattia genetica diventa praticamente impossibile e le cause per il risarcimento del danno a carico dei Centri di fecondazione artificiali potrebbero moltiplicarsi. Questa posizione propria della fecondazione eterologa è formalmente respinta come negativa dal Magistero della Chiesa Cattolica nel Documento che è dedicato al tema specifico della fecondazione artificiale umana. Queste sono le parole del Magistero: «La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale». Ma i concetti di paternità e maternità sono alterati non soltanto nel caso della fecondazione artificiale eterologa, ma anche nel caso della omologa perché, mancando l’aspetto di partecipazione personale nel momento della generazione, sono chiaramente depauperate e prive della ricchezza umana e partecipativa, come meglio si potrà comprendere dalle considerazioni che seguono.

La procreazione artificiale e il «generare».

Questo aspetto che la Chiesa Cattolica considera come prioritario, riguarda tutte le forme di procreazione artificiale laddove, cioè l’atto coniugale personale viene sostituito dalla tecnologia.

Nessuna fra le leggi che via via sono pubblicate nel mondo, che si sappia, prende in considerazione come discriminante questo fattore personale come proprio del «generare» che è atto interpersonale e proprio dei genitori- coniugi. Ma ciò è quanto di più umano, intimo e spiritualmente e psicologicamente arricchente nella esperienza dei coniugi genitori. Certo la legge civile non coincide in tutto con la legge morale e il legislatore si limita a finalizzare il suo intervento alle azioni e relazioni esterne delle persone, quelle che possono contribuire al bene comune, non potendo coprire tutta la interiorità e intimità della vita personale.

Tuttavia è un legame naturale e profondo quello che unisce «la dimensione unitiva» e «la dimensione procreativa » dell’atto coniugale: è lo stesso atto di unione sponsale (fisica, affettiva e spirituale) che contiene in sé la capacità (se non ci sono ostacoli) di procreare; e questa duplice dimensione ha per di più la forza della reciprocità, sicché lo sposo diventa padre attraverso l’unione con la sposa e la sposa diventa madre attraverso l’unione con lo sposo come recentemente ha ricordato alla nostra Pontificia Accademia per la Vita Giovanni Paolo II: «Sempre di più emerge l’imprescindibile legame della procreazione di una nuova creatura con l’unione sponsale, per la quale lo sposo diventa padre attraverso l’unione coniugale con la sposa e la sposa diventa madre attraverso l’unione coniugale con lo sposo. Questo disegno del Creatore è inscritto nella natura stessa fisica e spirituale dell’uomo e della donna e, come tale, ha valore universale... Un gesto così ricco, che trascende la stessa vita dei genitori, non può essere sostituito da un mero intervento tecnologico, impoverito di valore umano e sottoposto ai determinismi dell’attività tecnica e strumentale». Questo impoverimento dell’atto procreativo costituisce ovviamente un’offesa alla dignità del figlio che viene procreato. Infatti un atto di procreazione senza l’espressione corporea risulta privo non tanto dell’elemento biologico (che si recupera tecnologicamente con il trasferimento dei gameti), quanto della comunione interpersonale che si può esprimere in modo completo attraverso il corpo nella sua pienezza e unità. La caratteristica dell’amore coniugale è la sua totalità e la pienezza del dono delle due persone. La sostituzione del gesto corporeo con la tecnica determina una riduzione dell’atto coniugale, un suo declassamento alla tipologia di «atto tecnico». [...]

La Chiesa Cattolica rimane, ovviamente, in favore degli interventi veramente terapeutici che possono riportare l’organismo dell’uomo e della donna a recuperare la fertilità-fecondità: oggi si registrano notevoli successi ad es. in tema di microchirurgia tubarica, ma anche nell’ambito medico-farmacologico. Soprattutto va promossa la ricerca e va studiato tutto ciò che nei comportamenti è necessario modificare per studiare le cause e prevenire l’incidenza della infertilità. È sempre lecito anche far ricorso a quelle tecniche che prima o dopo l’atto coniugale o nel suo svolgimento possono aiutare (senza sostituire) l’atto coniugale perché raggiunga il suo naturale effetto fecondante. Infine alle coppie sterili (sempre ne rimane una percentuale anche dopo l’impiego della fecondazione artificiale) la Chiesa Cattolica indica e raccomanda la adozione che dà una famiglia a figli che l’hanno perduta o non l’hanno mai avuta. La adozione, come anche l’impegno sociale per i bisognosi, può trasformare la sterilità fisica in fecondità spirituale e sociale.


Difendo la vita con l’aiuto di Galileo 

(INFAME! n.d.r.)

L’embrione è un essere umano fin dalla fecondazione: ciò che sostiene la Chiesa è confermato dalla scienza

Elio Sgreccia

 

Non posso nascondere il mio disagio quando vedo definire «dogmatici » coloro che difendono l’umanità e l’individualità dell’embrione e il conseguente valore morale che è proprio della persona dotata di spiritualità. Infatti, questi difensori dell’embrione umano, tra i quali io mi onoro di appartenere, sono aderenti al dato scientifico e vogliono essere più galileiani di chi li accusa di dogmatismo. L’identità biologica, genetica e organismica dell’embrione che ne fa un essere umano, nuovo, vivo, attivo, individualizzato e capace di svilupparsi per un suo progetto interno — non si offendano i lettori se siamo costretti a ripeterci—fin dal momento della fecondazione, non è frutto di dogma, ma di mera scienza e lo possiamo dimostrare con le parole di scienziati che, non solo non sono dogmatici, ma talora non sono neppure credenti e si dimostrano fedeli seguaci di Galileo.
Cito soltanto due passi. Il primo passo è di uno dei più noti biologi, il prof. Scott F. Gilbert, il cui trattato è intitolato: Developmental Biology, seventh edition 2003, p. 25. All’inizio del 2˚capitolo, parlando dello sviluppo e della classificazione degli animali afferma: «Quando noi consideriamo un individuo, siamo soliti considerare soltanto una stretta parte del suo proprio ciclo vitale; quando noi consideriamo un cane, per esempio, rappresentiamo abitualmente un cane adulto. Ma un cane è cane sin dal momento della fecondazione dell’uovo del cane con lo spermatozoo del cane e rimane cane anche quando è divenuto un vecchio cane prossimo alla morte». Dunque (e pensiamo che la stessa biologia valga anche per qualsiasi animale superiore, compreso l’uomo), l’individuo cane nasce dal momento della fertilizzazione o fecondazione: questa non è una affermazione di un dogmatico. Voglio citare un altro passo di un noto biologo non credente, lo studioso A. Vescovi, che ha scritto recentemente: «Lo sviluppo di un essere umano comincia dall’incontro di uno spermatozoo con una cellula uovo, in un processo che prende il nome di fecondazione. La fecondazione comprende una serie di eventi successivi che vanno dal contatto dello spermatozoo con la cellula uovo alla fusione delle membrane cellulari, all’unione dei pronuclei delle due cellule (ognuno dei quali possiede 23 cromosomi) per dare origine ad una nuova cellula che possiede un patrimonio genetico completo o diploide (46 cromosomi).
(A. L. Vescovi-L. Spinardi, La natura biologica dell’embrione, in Medicina e Morale, 2004/1, p. 55). Potrei citare molti, a centinaia, altri biologi, genetisti, cattolici e non, ma sempre fedeli al dato sperimentale: sull’identità e lo statuto dell’embrione esistono volumi recenti ben documentati. È stata la cosiddetta «teoria gradualista» che ha voluto aprioristicamente supporre che un individuo che si sviluppa, passi da uno stadio indifferenziato e confuso alla graduale identità. Ma non è così. L’individuo che si sviluppa ha già un’identità e si muove nel suo sviluppo con un programma predeterminato da un codice genetico che contiene non soltanto la determinazione della specie cui appartiene, ma anche le note individualizzanti e i suoi meccanismi di sviluppo. Tutto questo è ben spiegato nel trattato citato sopra e in qualsiasi altro trattato di biologia che si rispetti. La «teoria gradualista» ha preso le mosse dal Rapporto Warnock in Inghilterra quando si inventò il termine «pre-embrione ».

Ma (si faccia ben attenzione!) i biologi presenti in quel Comitato, fra cui Ann McLaren, non potendo negare apertamente, confessarono che la definizione del pre-embrione fu frutto di una «decisione» sollecitata da fattori non definiti e cioè non scientifici; ecco le parole: «Poiché la temporalizzazione dei differenti studi di sviluppo (dell’embrione) è critica, una volta che il processo di sviluppo è iniziato, non c’è stadio particolare dello stesso che sia più importante di un altro: tutti sono parte di un processo continuo e se ciò non si realizza normalmente nel tempo giusto e nella sequenza esatta, lo sviluppo ulteriore cessa. Perciò da un punto dì vista biologico, non si può identificare un singolo stadio di sviluppo dell’embrione, al di là del quale l’embrione in vitro non dovrebbe essere mantenuto in vita» (Report of the Committee of Inquire into Human Fertilization and Embriology, cap. 17, p. 2), e più avanti prosegue dicendo: «Tuttavia si è convenuto che questa fosse un’area nella quale si doveva prendere una precisa decisione, al fine di tranquillizzare la pubblica ansietà». (Ibidem, p. 65).

L’annidamento, la cerebralizzazione etc. sono le varie fasi dello sviluppo, l’essere che si sviluppa è definito sin dal momento della fertilizzazione. La cosa riguarda anche l’ootide, nome giunto per ultimo, per definire uno stadio iniziale che partirebbe dal momento della penetrazione della membrana dell’ovulo da parte della testa dello spermatozoo fino al momento in cui i due patrimoni genetici, quello dell’ovulo e quello dello spermatozoo, si incontrerebbero completamente fino a fondersi; in questo stadio si vorrebbe considerare «l’ovulo fecondato», come un «non ancora», un «ootide» (o un prezigote 2n, un non ancora zigote con due nuclei). È stata conosciuta da poco questa proposta e ci sono stati dibattiti in merito, ma questa novità, che verrebbe da Oltreoceano, non risulta agli occhi degli sperimentatori tradizionali qualcosa di confuso e di non determinato; al contrario, biologi autorevoli affermano che dopo la penetrazione della testa dello spermatozoo dentro la membrana dell’ovulo cominciano ad agire precisi meccanismi di causalità e all’interno della cellula uovo e all’esterno di essa; ad es. bloccando l’ingresso di altri spermatozoi e orientando con un linguaggio biologico tutto il materiale genetico che — peraltro — non avrebbe bisogno di fondersi per agire sinergicamente; in altre parole quello che si vuol definire un ootide altro non è che un embrione, più precisamente uno zigote nelle sue primissime fasi.

Al momento la teoria dell’ootide non convince né al di qua né al di là dell’Oceano. Bisognerebbe quantomeno aspettare prima di introdurre una denominazione non scientifica, con il rischio di introdurre una nuova decisione nel campo dell’embriologia. Per dirla tutta, viene il dubbio che qui si verifichi una sorta di «conflitto di interesse »: la definizione dell’ootide potrebbe essere portata avanti per un interesse «politico », al fine di ottenere all’interno della stessa legge 40 uno spazio per poter congelare gli embrioni (gli ovuli fecondati) con l’artifizio di chiamarli ootidi. E l’interesse politico potrebbe imparentarsi con quello professionale di coloro che intendono ampliare la zona della fecondazione artificiale e con quello economico, legato alle sperimentazioni e ai brevetti. A questo punto — dopo aver letto l’articolo dell’on. Giuliano Amato pubblicato l’11 aprile sul Corriere con il titolo «I dogmatici dell’embrione lo trattano come muffa »—io sarei tentato di dare del dogmatico proprio all’on. Amato, dal momento che stimo galileiani tutti coloro che difendono i dati scientifici dell’embriologia consolidata; ma non voglio usare la parola dogma perché il «dogma» è una verità molto seria e fondata sui dati della Rivelazione. Penso, invece, che l’utilitarismo è il principio orientativo di molti laicisti e di molti politici quando vogliono perseguire, a tutti i costi, il soddisfacimento di interessi di categoria e l’accoglimento di un presunto «diritto al figlio» o un guadagno elettorale. Suggerirei comunque all’on. Amato di riconsiderare la sua affermazione dove dice: «Quell’entità (leggi l’embrione) non c’è all’atto della fecondazione dell’ovocita, né c’è nelle ore successive che portano alla formazione dell’ootide quando i cromosomi paterni e materni non si sono ancora congiunti». Per quanto ne sappia, questa teoria è tutta da dimostrare e, almeno per ora, non può reggersi come linea di condotta, neppure se viene fatta propria da «politici» abituati a prendere «decisioni».

Chi invoca Galileo non può prendere sul serio la teoria dell’ootide «non ancora embrione». Se la politica entra a comandare la scienza e a cambiare i dati della biologia, si può arrivare a qualsiasi dirottamento dei dati, come quello che sta scritto nell’Enciclopedia dei tempi dell’Urss, dove l’aborto viene definito come un «intervento chirurgico minore». Trovo ancora che l’articolo dell’on. Amato cada in un’altra confusione che ritengo doveroso segnalare: si identifica «il principio di precauzione» con il «tuziorismo» là dove è stato scritto «...ma il tuziorismo, e cioè il principio di precauzione, non è un principio assoluto...». Il principio di precauzione, introdotto nelle trattazioni sulle biotecnologie (in particolare quelle vegetali e animali, negli OGM) ha a che fare con il dubbio sull’eventuale rischio di danno alla salute che una determinata tecnologia può comportare; così inteso esso non è assoluto e cioè non comporta l’astensione assoluta da ogni intervento. In presenza di un dubbio del genere il principio di precauzione chiede di agire in condizioni di cautela tali da potersi fermare in qualsiasi momento quando si dovesse presentare tale rischio. La cautela è un dovere morale proporzionato alla gravità del rischio. Il tuziorismo, invece, cui si fa riferimento in campo morale non è equivalente al principio di precauzione e non è neppure da interpretare come Rigorismo morale sistematico, ma specificamente si applica di fronte ad una situazione in cui, mentre si sta per compiere un atto distruttivo su un obiettivo, insorge il dubbio di fatto se si tratti di un individuo umano o no. In tale dubbio si deve tenere la linea più sicura, e cioè astenersi dall’intervento.

Si fa l’esempio del cacciatore che dubita se dietro la siepe si trovi un cerbiatto che pascola o un bambino che gioca. In questo caso il principio dì astenersi è assoluto in presenza del semplice dubbio serio. Di fronte all’ootide il dubbio che si tratti di un essere umano è piuttosto forte (per me e per molti è certezza) e l’intraprendere un congelamento o autorizzare una legge che ne permetta il congelamento con tutto quello che ne segue, configura un illecito morale assoluto. In questo senso il concetto è stato introdotto nella «Donum Vitae» (1987). Non vorrei ampliare le ragioni del mio dissenso con lo scritto dell’on. Amato, dilungandomi a citare anche la lettura sbagliata della legge 40 (art. 14 relativo all’impianto di tre embrioni), ove basta ricordare che non esiste l’obbligo legale di fecondare tre embrioni, ma si indica soltanto il massimo consentito; a norma di legge il ginecologo può benissimo fecondarne uno solo. C’è l’obbligo, questo sì, di impiantare gli eventuali embrioni fecondati per evitare che siano buttati nel lavandino. Ma anche quest’obbligo non è coercibile, secondo le «linee guida» che interpretano la legge. Non capisco, poi, cosa c’entri l’essere contro Galileo o prima di Galileo, quando non si è d’accordo con la proposta di legge che prevede (firma di Amato e di Tonini) di utilizzare gli embrioni congelati per la sperimentazione o il prelievo delle cellule staminali, facendo leva sulla ragione per cui sono embrioni comunque destinati a morire, e perciò sono ritenuti come «premorti » (sic!).

Dunque si inaugurerebbe (con il consenso presunto di Galileo!) per decisione politica, un’altra categoria di esseri umani, quelli che sono vivi ma possono essere valutati come «premorti». Di questo passo, in forza dell’utilitarismo sociale (o socialista?) che ispira chiaramente la proposta, si potrebbe fare la sperimentazione soppressiva sui condannati a morte, sui malati terminali e, perché no, anche su qualche malcapitato ritenuto ormai «ammuffito» e vicino a morire decidendo che oramai è «un premorto». Dove sono andati a finire i diritti umani che negano di praticare i maltrattamenti o le torture sui prigionieri o sui condannati secondo la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948 e tutte le successive applicazioni? La legge 40 non è perfetta, ma almeno fa divieto della crioconservazione e delle sequele infauste che si profilano per questi embrioni crioconservati, e può rappresentare, non sul terreno religioso cattolico (che non avrebbe bisogno di alcuna legge!), ma proprio sul terreno laico, la salvaguardia di alcuni diritti fondamentali, anzitutto del diritto alla vita di ogni essere umano comunque concepito.
Mons. Elio Sgreccia
Presidente della Pontificia Accademia per la Vita
09 maggio 2005

 

 

BARBARA PALTRINIERI

Il sacerdote Sgreccia: dico no

Il Corriere della Sera-12 DICEMBRE 2002

"Contrari a trattamenti o manipolazioni per tenere in vita i piccoli ai fini dell'intervento"

"Non è detto che in questo caso la donazione sia possibile e i genitori ne devono essere informati". Monsignor Elio Sgreccia, direttore del Centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma e vicepresidente della Pontificia accademia per la vita, apprezza la scelta della coppia di portare a termine la gravidanza, ma osserva che la donazione degli organi non è affatto "scontata". Che cosa vuole dire?

"I genitori devono essere messi al corrente che la condizione in cui i piccoli verranno alla luce potrebbe non essere compatibile con la loro intenzione di donare gli organi. In questi casi, in cui non si può misurare la morte cerebrale e bisogna attendere la morte cardiorespiratoria, gli organi maggiori possono venire danneggiati e spesso, alla fine, è possibile espiantare solo le cornee. Ad altri trattamenti noi siamo contrari".

Quali trattamenti?

"A rianimare i piccoli, a intubarli per mantenerli in vita al solo fine di consentire poi l'espianto degli organi noi siamo assolutamente contrari. La vita va rispettata".

E se la decisione dei genitori di far nascere i bimbi fosse legata esclusivamente alla donazione?

"Allora ai genitori va spiegata la situazione. Ma, in ogni caso, portare avanti la gravidanza e non accondiscendere al suggerimento dell'aborto è una cosa da condividere".

Insomma, aborto a nessun costo?

"Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l'impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo".


EMANUELE PERUGINI

La crociata della destra contro la pillola abortiva

L'Unita' 30 OTTOBRE 2002

La sperimentazione della  Ru486 a Torino riapre le polemiche sulla 194. I vescovi, siamo a lutto

Il fronte antiabortista italiano si divide sul giudizio dell'annuncio dell'avvio della sperimentazione della pillola abortiva, la famosa RU 486, all'ospedale Sant'Anna di Torino.  Da un lato il mondo cattolico che considera la pillola solo come uno strumento tecnico per arrivare all'aborto che, per la Chiesa rimane comunque una pratica «non lecita», dall'altro la Lega e Alleanza Nazionale che, più realisti del Re, puntano il dito sul rischio «di venir meno nella coscienza collettiva la profonda drammaticità» dell'aborto.

«Questa pillola - ha infatti spiegato monsignor Elio Sgreccia, esperto di bioetica - procura l'aborto e la Chiesa cattolica ricorda che non è lecito usarla perché è contro la vita umana».  Sullo stesso filone del prelato anche il ministro Sirchia e il leader del movimento per la vita, Carlo Casini. «La soppressione della vita con un mezzo meccanico come il raschiamento o con uno strumento chimico non sposta di molto il problema» ha detto infatti il ministro in un'intervista rilasciata ad un quotidiano.  Ancora più esplicito è Casini «Tenetevi - ha detto - pure la RU486 al Sant'Anna, ma rispettate almeno la legge 194». «La notizia - ha spiegato Casini - non è granché: il metodo impiegato per interrompere la gravidanza non pesa più di tanto sul giudizio culturale, sociale e morale dell'aborto stesso.  Però alcune cose da dire ci sono.  La pillola abortiva non può in ogni caso andare contro la legge 194: dovrà quindi essere distribuita soltanto nei presidi ospedalieri e solo dopo aver espletato le procedure previste dalla legge (colloquio, tentativo di rimozione delle cause con intervento dei consultori ed eventualmente di strutture private, attesa di sette giorni, ecc)».

Ma la decisione della Regione Piemonte rischia di creare delle spaccature profonde anche nella stessa maggioranza che sostiene Ghigo.  Lega e Alleanza Nazionale hanno infatti assunto delle posizioni nettamente contrarie sia alla sperimentazione che sarà avviata al Sant'Anna di Torino dal prossimo anno, che alla commercializzazione della pillola abortiva. «Ci batteremo con tutti i mezzi - ha detto infatti il deputato di An, Agostino Ghigha - contro tale scelta dissennata che non ha alcun potere vincolante nei confronti delle istituzioni». «Innanzi tutto - continua Ghigia - chiederemo all'assessorato alla Sanità di non finanziare tale sperimentazione e i nostri legali stanno già studiando la legittimità della decisione del sedicente 'comitato etico' e le eventuali responsabilità, anche patrimoniali, nei confronti dell'azienda che se ne fa carico».  Alla faccia della libertà di ricerca.

Per la Lega, poi la questione la RU 486 rischia di sovvertire «l'ordine naturale». «Vogliamo sottolineare - ha detto infatti il vicecapogruppo della Lega Nord alla Camera, Federico Bricolo - che la sponsorizzazione della pillola abortiva è stata sostenuta dalla Fondazione umanitaria Rockfeller, di cui sono ormai noti i reali obiettivi miranti al controllo delle nascite e all'instaurazione di una società liberal capitalistica svincolata dai legami familiari propri dell'ordine naturale». «Inoltre - ha aggiunto - non garantisce quei tempi di riflessione che sono presenti nelle ordinarie procedure abortive e viola la libertà di scelta delle donne condizionandola alla decisione di un momento».

Un'affermazione a cui ha risposto la coordinatrice nazionale delle donne dei Ds, Barbara Pollastrini «Vale la pena ricordare ha detto - che la responsabilità delle donne è da sempre, storicamente, superiore a quella che di solito viene ad esse attribuita».

Ma la RU486 è davvero contraria alla legge 194? «Dipende - ha spiegato il ginecologo Carlo Flamigni - dall'uso che se ne fa.  La pillola, come insegna l'esperienza francese, deve essere usata -solo negli ospedali e sotto stretta sorveglianza dei medici anche perché deve essere assunta in associazione con altre sostanze, le prostaglandine, che potrebbero dare luogo a complicazioni».  Insomma la Ru 486 non può diventare certo un farmaco da banco che si trova in tutte le farmacie, ma deve essere considerato come uno strumento alternativo all'aborto chirurgico. «Quello che mi sorprende - ha detto Flamigni - è che nel nostro paese si continuano a sottovalutare le donne e la loro capacità di gestire una questione così delicata».


LUIGI ACCATTOLI

Il vescovo Sgreccia: i conviventi non formano una vera famiglia, tutti si sarebbero dovuti opporre

Il Corriere della Sera-13 GIUGNO 2002

"Giudizio positivo, ma non si devono legalizzare le coppie di fatto"

Il giudizio del vescovo Elio Sgreccia, direttore del Centro di bioetica dell'Università cattolica, è "positivo" sul riconoscimento dei "diritti del concepito" e "molto positivo" sull'esclusione della fecondazione eterologa. Ma Sgreccia esprime anche un "rammarico" e un giudizio "del tutto negativo": rammarico perché è caduta l'affermazione del "diritto del concepito a nascere" e valutazione negativa per l'estensione della fecondazione assistita ai "conviventi", e cioè alle coppie di fatto.

Perché tanta contrarietà alle coppie di fatto?

"La Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque - conseguentemente - ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la convivenza senza matrimonio. Quell'articolo cinque costituisce poi una prima legalizzazione indiretta delle convivenze nell'ordinamento italiano! Era un passo di tale portata che avrebbe richiesto un esame più ampio e più diretto".

Come valuta il comportamento dei parlamentari cattolici?

"Avrebbero dovuto opporsi a quel testo e cercare di modificarlo non solo i cattolici, ma tutti i parlamentari che si ispirano a un'etica personalistica e al concetto di famiglia che è scritto nella Costituzione italiana! Alla fecondazione assistita dovevano essere ammesse soltanto le coppie sposate. Non ci si doveva accontentare neanche della correzione che la limitava alle convivenze durature, e che comunque non è passata".

Come valuta l'esclusione della fecondazione eterologa, cioè con un donatore esterno alla coppia?

"Con quella decisione il Parlamento ha reso un servizio non solo alla società, ma alla famiglia. Perché la fecondazione eterologa dà luogo a una paternità plurima e come suddivisa tra padre, madre e donatore. Questa pluralità contraddice la natura della famiglia, la rompe in immagine e può romperla di fatto. L'esclusione dell'eterologa avrà un'efficacia indiretta nello stimolare le coppie infertili a ricorrere all'affido e all'adozione".

Il riconoscimento dei diritti del concepito lo considera una vittoria dei cattolici?

"No. Lo considero piuttosto una vittoria della ragione e della scienza. L'embrione è un essere umano sia secondo i dati della biologia, sia secondo i dettami della ragione. Prima che dal Parlamento, il riconoscimento dei suoi diritti era venuto dal Comitato nazionale di bioetica e - ora - c'è da sperare che questo punto sia acquisito per sempre. E' un fatto positivo, anche se il riconoscimento è venuto con una legge che riguarda la fecondazione assistita, che in linea di principio la Chiesa ritiene non accettabile".

Su questo punto, dunque, tutto bene?

"No, resta il rammarico che sia caduta la seconda parte del primo articolo, che assicurava "il diritto del concepito a nascere". Ciò che è passato salva la sostanza, ma si presta al conflitto delle interpretazioni. Il testo caduto era più logico e più chiaro".

Che dice, eccellenza, del richiamo di tanti parlamentari alla legge sull'aborto, perché la nuova legge non contrasti con le sue disposizioni?

"Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai l'Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge, mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme sull'aborto. E pensare che la nostra legge sull'aborto è una delle peggiori, nel senso che è una delle più permissive".


LUCA LIVERANI

 

"In stato vegetativo sono come neonati"

Avvenire-27 APRILE 2002

Sgreccia: dubbi sul testamento biologico

Attenzione. C'è chi alza il polverone confondendo il coma con la morte cerebrale. E spacciando di conseguenza l'alimentazione artificiale ai pazienti in stato vegetativo come un inutile accanimento terapeutico. Monsignor Elio Sgreccia dice parole chiare sulla delicatissima materia sollevata dalla sentenza di Monza e sul testamento biologico.

Il seminario sulla cura del paziente in stato vegetativo permanente - organizzato dal pontificio istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia e dall'Istituto di bioetica della Cattolica - cade in pieno dibattito su eutanasia e dintorni. Così il vescovo Sgreccia ricorda che "nello stato vegetativo la persona è viva. E come di fronte a un neonato noi usiamo cure, attenzioni, affetto, così deve essere per loro". Il giudizio è invece critico "per le terapie sproporzionate, inefficaci, che aumentano il dolore e non portano benefici. L'accanimento terapeutico è un abuso alla dignità della persona. Ma non è certo il caso dell'alimentazione e dell'idratazione". Discorso a parte per il caso di Monza: "Staccare il respiratore - afferma - è stato un atto indebito di anticipazione della morte. E il giudice si è sostituito al medico con una sentenza provocatoria e programmatica".

Dubbi anche sul testamento biologico: "È inutile se dice "non voglio l'accanimento terapeutico" perché i medici già lo devono sapere. È totalmente negativo se serve a rivendicare l'eutanasia. Nessuno è padrone della vita, nemmeno della propria". Dietro alle pressioni in direzione dell'eutanasia spesso c'è dell'altro: "In tempi di aziendalizzazione in tutto il mondo della Sanità ci sono preoccupazioni di carattere economico, visto che si tratta di pazienti che hanno bisogno di cure costose. E poi nella nostra società edonistica non si sopporta non solo la propria croce, ma nemmeno quella del familiare".

Per il direttore dell'Istituto di anestesiologia e rianimazione dell'Università cattolica, Rodolfo Proietti, "L'accanimento terapeutico parte più da una richiesta dei familiari che da un desiderio di onnipotenza dei medici. E il medico - dice l'anestesista - lo fa per timore di atti giudiziari". Il docente ricorda la distinzione tra coma, più o meno acuto, e stato vegetativo. "Lo stato vegetativo persistente è una diagnosi. A distanza di tre mesi da un arresto cardio-respiratorio e di dodici da un trauma cranico viene definito permanente, che è una prognosi sull'irreversibilità dello stato". A questo punto sul paziente - che è comunque vivo: la morte cerebrale è tutt'altra cosa - ci sono trattamenti doverosi e non. Tra i primi c'è la nutrizione e l'idratazione artificiale con sondino, la detersione delle piaghe da decubito, i massaggi muscolari, l'igiene. Discorso a parte per i trattamenti farmacologici o le terapie strumentali invasive. "Anche chi usa le mani è aiutato a nutrirsi".

"È chiaro che i fautori dell'eutanasia giocano su più tavoli - dice Francesco D'Agostino, ordinario di filosofia del diritto a Tor Vergata - da una parte si battono per l'autodeterminazione del paziente, dall'altra avallano soppressioni eutanatiche di chi non ha lasciato nessuna volontà in tale direzione. Invocano l'omicidio per pietà, negano quello che omidicio è stato". E a proposito di autodeterminazione, D'Agostino cita la legge olandese: "Viene esaltata come una legge assolutamente garantista della volontà del paziente, mentre nella sua applicazione quotidiana il medico si fa interprete anche dei desideri dei pazienti incapaci di intendere o di malati psichiatrici". Incomprensibile l'assoluzione di Monza "perché il fatto non sussiste": "E se il chirurgo avesse espiantato il cuore a quella donna?".


WALTER MATTEI

I medici lanciano l'allarme: precedente pericolosissimo

Il Giornale-25 APRILE 2002

Preoccupati per le conseguenze sui trapianti. La Chiesa: atto di gravità assoluta

Stacca il respiratore alla moglie e viene assolto in appello.  Il ca­so divide.  I credenti sono preoccupati, i radicali e i laici liberali esultano.  I politici si spaccano.

Il ministro della Salute Girolamo Sirchia è a New York quando riceve la notizia.  Dichiara di non aver letto la sentenza e che quindi sia prima doveroso «accertare qua­li fossero le condizioni cliniche del­la paziente.  Se la malata era in sta­to di morte cerebrale - spiega - la sospensione della rianimazione era indicata».  Se la donna era in coma, invece, «s'è inflitta la morte e ci si è resi colpevoli di omicidio o si è operato un suicidio assistito, se la malata era consenziente».

Nessun dubbio ha invece il car­dinale Esilio Tonini: «Escludo che si tratti di eutanasia.  Sarebbe una legittimazione indebita che nes­sun tribunale italiano potrebbe fare».  Si tratterebbe invece di «acca­nimento terapeutico».  Posizione altrettanto netta viene espressa da monsignor Elio Sgreccia, direttore del Centro di Bioetica della Cattoli­ca, secondo il quale «quel marito non avrebbe dovuto staccare la spina mai e poi mai; se i giudici hanno veramente affermato che al momento dei fatti la moglie era in coma irreversibile, questa deci­sione è di una gravità assoluta».  Più possibilista invece, anche se in toga, Don Antonio Mazzi, che con­danna «certamente» l'eutanasia ma rivendica la necessità dì «capire caso per caso», e conclude con un «non giudico».

Tra gli esponenti della maggio­ranza, durissime le affermazioni di Olimpia Tarzia, responsabile per il Ccd della famiglia: «Il rischio che da questa sentenza emerge è che possa essere messo in discussione il concetto stesso del mo­mento in cui una vita cessa di esi­stere».  Il caso di Luigi Forzatti deve quindi far riflettere «sulla necessità di investire in risorse e iniziative a sostegno delle famiglie che vivo­no il dramma di un malato termi­nale».  Anche Riccardo Pedrizzi, responsabile di An per le Politiche della famiglia, parla dì sentenza «sconcertante e inconcepibile».

Di altro tenore le reazioni tra i radicali, per voce di Silvio Viale: «una sentenza che dimostra la ne­cessità della legalizzazione dell'eu­tanasia».  Ricordando l'iniziativa del suo partito per una proposta dì legge in proposito, sottoscritta da 30mila persone, Viale cita an­che una giurisprudenza transna­zionale innovativa, a partire da una sentenza inglese molto simile a quella del tribunale italiano.

Tra le file dell'opposizione c'è più che mai divisione su come considerare la sentenza.  Da un la­to, Ds, Rifondazione e Verdi, dal­l'altro, la Margherita.  Marida Bolognesi (Ds) parla dell'urgenza di di­scutere «senza pregiudizi» in Parla­mento.  Giuliano Pisapia (Prc) con­sidera i giudici «ancora una volta più avanzati del legislatore», e Lua­na Zanella (Verdi) parla dì «una sentenza importante», «pietosa misura per sottrarre la persona amata all'accanimento terapeuti­co».  Al contrario, Giuseppe Fioroni della Margherita ritiene quella del tribunale di Milano una sen­tenza «grave quanto la mancanza di una legge che regoli l'accani­mento terapeutico».

Pareri univoci nemmeno tra i medici.  Se al presidente della so­cietà italiana di anestesia (Siaarti), Salvatore Montanini, la decisione risulta in contrasto con «le norme scientifiche e deontologiche» vi­genti, al presidente della Federa­zione degli Ordini dei medici (Fnomeco), Giuseppe Del Barone, va bene il fatto singolo, «nel nome della pietà», ma non se si apre «ai lassismo e alla benevolenza nei confronti dell'eutanasia».  Assolu­tamente esterrefatto è Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioeti­ca: siamo davanti a «un preceden­te pericolosissimo.  I giudici hanno dichiarato che il fatto omicida non sussiste perché la paziente era in coma permanente.  Hanno assimi­lato il coma alla morte celebrale, un errore gravissimo».  E D'Agosti­no lancia l'allarme. «La confusio­ne tra coma e morte può avere ripercussioni sui trapianti di organi, perché delle persone possono pensare di espiantare organi da in­dividui ancora in coma e quindi in vita».


LUIGI ACCATTOLI

Il vescovo Sgreccia: questo è un delirio della tecnologia

Il Corriere della Sera-6 AGOSTO 2001

Sgreccia: procreare senza l’unione fra uomo e donna è contrario alla dottrina cattolica

"Ritengo che competa alle autorità scientifiche e legislative fermare ogni progetto di clonazione umana, perché tutti sono contrari alla naturalità della generazione e perché rappresentano un delirio della tecnologia, protesa a porre sotto il proprio dominio l’intera avventura dell’essere umano": così il vescovo Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia accademia per la vita, reagisce all’annuncio del progetto di clonazione umana che il professor Severino Antinori presenterà giovedì a Washington, all’Accademia statunitense delle scienze.

Antinori si augura che l’America non vada "dietro" a Giovanni Paolo II, cioè che non porti all’approvazione definitiva la legge che mette al bando la clonazione umana e che è già passata alla Camera dei deputati...


"Ma se l’America - come io mi auguro - arriverà a promulgare quella legge, non vorrà affatto dire che sarà andata "dietro" al Papa, perché la Chiesa cattolica non è per nulla isolata in questa battaglia! Finora la condanna della clonazione riproduttiva è affermata quasi unanimemente da Parlamenti nazionali, da organismi internazionali, da comitati e istituti etici di ogni parte del mondo. Una posizione simile a quella che sta per essere adottata dagli Usa era già stata affermata per esempio dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento europeo".


C’è comunque un dibattito aperto, nel mondo, in materia di clonazione, specie nella comunità scientifica...


"Il dibattito riguarda la clonazione terapeutica e non quella riproduttiva. A dire il vero, col passare dei mesi anche la diversità di opinione sulla clonazione a scopo terapeutico - cioè per la produzione di embrioni destinati a essere utilizzati come fornitori di cellule staminali - viene riducendosi, in quanto ci si orienta sempre più verso la ricerca e l’utilizzo di cellule staminali adulte. Ma sulla clonazione riproduttiva, il consenso a respingerla è sostanzialmente unanime".


Il professor Antinori afferma che - per spaventare l’opinione pubblica - sono state diffuse "assurdità" in materia di clonazione riproduttiva e definisce tali le affermazioni sui rischi di malformazioni e sui "bambini fotocopia"...


"Non vorrei entrare in una materia che non mi compete e che spetta ai genetisti. Ma è di mia competenza affermare che non è per quei motivi - cioè per i rischi di malformazione e per la quasi identità del patrimonio genetico tra l’individuo originario e quello da esso derivato - che la dottrina cattolica condanna la clonazione umana. La condanna ha come ragione essenziale la modalità asessuale e agamica (senza nozze, ndr ) di tale forma di procreazione, senza che vi sia più, cioè, alla sua origine l’incontro di un uomo e di una donna. Una procreazione caratterizzata infine dal pieno dominio della tecnica sull’individuo che viene clonato. È per questo motivo che la clonazione è una mostruosità! Intendo dire che l’aberrazione non sta nel rischio di dar vita a esseri mostruosi a vedersi, ma nella decisione di programmare un atto generativo tutto affidato alla tecnica e privo di ogni segno di maternità e paternità".


ANBA MARIA GRECO

Durissima condanna del Vaticano: "E' lo stravolgimento della bioetica"

Il Giornale-11 LUGLIO 2001

"Questa pratica va anche oltre la clonazione, che già è stata nettamente condannata dalla morale cattolica.Appare anche più pericolosa. Il giudizio è totalmente negativo: non è questo il modo di fare figli, al di fuori dell'amore coniugale e addirittura dall'unione di due gameti, quello maschile e quello femminile. Tutto ciò è del tutto estraneo al disegno della natura e, come noi crediamo, di Dio".

Il vescovo Elio Sgreccia, grande esperto di Bioetica del Vaticano, ha parole durissime sulla nuova tecnica australiana che merita, a suo parere, tutti i fulmini della Chiesa. "E' particolarmente grave - dice - perché aumentano i rischi per gli embrioni e totale è lo stravolgimento naturale". La squalifica dell'etica cattolica è nettissima sul lavoro dell'équipe di Melbourne che lavora a embrioni creati senza sperma. Al fianco di Sgreccia, il professor Antonio Spagnolo spiega che qui si tenta di "stravolgere la funzione delle cellule somatiche che non devono fecondare ma sono forzate a farlo". I rischi, sottolinea il docente all'Istituto di Bioetica dell'Università cattolica del Sacro Cuore, sono addirittura maggiori di quelli della clonazione perché "nella prima si trasferisce la totalità dei cromosomi all'interno dell'ovocita da cui è stato tolto il nucleo, mentre qui si selezionano solo quelli che servono". E le domande si accavallano: quali cromosomi, quanti, che danni potranno procurare? Solo impiantando un embrione, facendolo crescere e accertando eventuali, probabili, malformazioni, si potranno ottenere delle risposte e quindi l'embrione diventa mezzo di sperimentazione".

"Ogni criterio naturale - dice Spagnolo - della fisiologia della riproduzione viene sovvertito e questo è drammaticamente inaccettabile: si parla, infatti, di un mescolamento dei patrimoni genetici di due individui che possono avere lo stesso sesso, rendendo possibile la procreazione in una coppia omosessuale". Il problema da superare, insomma, non è più l'infertilità di una coppia ma la naturale impossibilità di due individui dello stesso sesso di procreare.

"Mi sembra la prova - insiste il bioetico - che questi scienziati si muovono per sperimentare tutto quello che è possibile, in una specie di delirio di onnipotenza. E dunque, non hanno neppure la sana spinta iniziale di aiutare una coppia sterile a superare i suoi problemi. Qui si afferma che tutto ciò che tecnicamente è reguabile è anche lecito".


FRANCESCA ANGELI

La Chiesa gela gli entusiasmi di Veronesi: "No ad ogni tipo di procreazione artificiale"

Il Giornale-11 GENNAIO 2000

 

La Chiesa è fondamentalmente contraria a qualsiasi tecnica che coinvolga l'embrione, la vita al suo nascere. Il Vaticano gela gli entusiasmi del ministro della Sanità, Umberto Veronesi, al quale era parso di cogliere maggiore disponibilità da parte dei cattolici nei confronti di alcune nuove tecniche scientifìche patrocinate dal governo. La Chiesa ritiene inoltre che sarebbe inopportuno regolamentare il campo della fecondazione assistita per via amministrativa, un tema tanto delicato esige invece un dibattito Parlamentare.
I cattolici dunque bocciano la Tnsa, il trasferimento di nucleo da cellule somatiche che permette la creazione di cellule staminali senza coinvolgere l'embrione. Tecnica illustrata due giorni fa in Consiglio dei ministri e molto apprezzata dal governo, che ha promesso di sostenere,, la sperimentazione in questo campo. Giudizio sospeso, invece, ma orientato comunque verso la condanna, da parte del Vaticano come ha tenuto a chiarire il vicepresidente della Pontificia Accademia, per la Vita, monsignor Elio Sgreccia in un'intervista rilasciata ieri a Radio Vaticana. Sgreccia ricorda che il Vaticano ha espresso "riserve e critiche a questa proposta", chiedendo semplicemente di conoscere la documentazione scientifica che riguarda la Tnsa e che non è ancora stata pubblicata.
E questo, spiega Sgreccia, "non rappresenta affatto un'apertura o un credito anticipato". Sgreccia rifiuta inoltre la distinzione tra la Tnsa e la clonazione secondo la tecnica inglese, detta Donaldson. "Ci risulta che la tecnica sia la stessa obietta il religioso -. Allora non riusciamo a capire come la stessa tecnica possa dare risultati diversi e non dar luogo alla formazione di un embrione ma piuttosto, come prospetta l'ipotesi della commissione ministeriale, a corpi embrioidi". Il vescovo si chiede se sia possibile produrre i corpi embriodi senza passare per l'embrione, cosa che "non sembra nemmeno credibile stando alle attuali conoscenze scientifiche". Le obiezioni di carattere etico riguardano il fatto che "dopo il conseguimento di altri stati - spiega Sgreccia - vorremmo vederci chiaro sulle condizioni che li hanno prodotti".
Pollice verso anche per la proposta di congelamento degli ovociti non fecondati al posto degli embrioni visto che, dice Sgreccia, "si tratta comunque di procreazione artificiale, fuori dall'atto coniugale, con tutti i possibile interventi che si possono fare in questa situazione e con le conseguenze ed anche i risvolti che possono avvenire". "I problemi etici rimangono ugualmente - insiste Sgreccia - se si vogliono evitare, ed è questa la posizione ufficiale della Chiesa cattolica, bisogna evitare la procreazione artificiale tout court".
Bocciata dalla Santa Sede, ovviamente, anche l'altra ipotesi avanzata da Veronesi: l'utilizzazione degli embrioni già congelati e quindi destinati comunque alla distruzione dopo un certo periodo di tempo. Per monsignor Sgreccia, infatti, "gli embrioni sono esseri umani vivi ed è già crudele sottoporli al congelamento". Dire sì alla sperimentazione sugli embrioni per la Chiesa aprirebbe quindi la via ad aberrazioni quali l'uso di un esser umano, malato o moribondo, come fonte di pezzi di ricambio. E questo perché per la Chiesa un embrione è un essere umano a tutti gli effetti con tutti i diritti di un adulto. "Se si avalla il principio che gli embrioni possono essere usati come farmaci, come medicamenti, come pezzi di cellule da utilizzare in organismi malati, si ammette che un essere umano, quando ormai si prevede che debba comunque morire, possa essere utilizzato da altri che ne hanno bisogno - dice il vescovo -. Un principio inammissibile dal punto di vista etico e condannato sia dalla dichiarazione di Norimberga sia da quella di Helsinki. Nessuno può usare un uomo sopprimendolo perché i suoi pezzi servono ad un altro". In ogni caso il Vaticano chiede che di questa rnateria sia investito il Parlamento, perché la questione non può essere liquidata "con atti amministrativi nemmeno ministeriali". Insomma un chiaro invito al ministro a lasciare chiuso nel cassetto il regolamento destinato ai centri di fecondazione assistita che Veronesi ha già annunciato di aver messo a punto. Perché non è ancora stato emanato? Veronesi non intende scavalcare il Parlamento anche se l'urgenza di varare qualche regola è condivisa da tutte le forze politiche.


Da 1700 anni in Italia siamo sudditi di tanta reazione, scempiaggine, ignoranza, fondamentalismo. Diamo un minimissimo contributo all'emancipazione del Paese decretando con i referendum la libertà della donna, la libertà di ricerca, la libertà di cura e la libertà dal clericofascismo.

 

Torna alla pagina principale