Già nel 1502 i
Re Cattolici
(altrimenti
perché
cattolici ?)
avevano già
messo in atto
quanto la Chiesa
deciderà 13 anni
dopo: nessun
libro poteva
essere stampato,
importato o
venduto in
Spagna e nei
territori
spagnoli
senza una
preventiva
autorizzazione e
licenza scritta.
Restava fuori
l'Inquisizione
ed il tutto
doveva andare a
carico dei
tribunali laici.
Ma Torquemada
era stato più
lesto dei Re
(perché più
cattolico ?) in
quanto già nel
1490, in un
processo
dell'Inquisizione
aveva
organizzato un
rogo di 600
volumi
contenenti, a
giudizio del
Tribunale,
eresie ebraiche
e d'altro tipo.
Ufficialmente
l'Inquisizione
spagnola, con
l'inquisitore
Adriano di
Utrecht,
si prese in
carico il
controllo dei
libri nel 1522,
a seguito della
bolla di Leone X
alla quale ho
accennato. I
libri proibiti
dovevano essere
consegnati
all'inquisizione
per essere
pubblicamente
bruciati. E gli
Editti di
Fede, per i
quali gli
eretici dovevano
essere
denunciati
all'Inquisizione
dovevano essere
estesi ai libri
di modo che i
buoni cattolici
che avessero
letto un
qualunque libro
con dentro
qualcosa che
potesse essere
ritenuta
eretica,
dovevano
immediatamente
denunciarlo. Il
libro passava a
degli
esaminatori (calificadores)
che dovevano
dare il loro
responso al
Tribunale
Supremo con il
giudizio di
proibizione, di
espurgazione o
di assoluzione.
Perché tutto ciò
fosse efficace e
non si dovesse
procedere più
volte sul
medesimo libro
in diversi
tribunali, fu
necessario
compilare un
elenco di libri
proibiti. Fu
Carlo V che
richiese una
prima lista
all'Università
di Lovanio nel
1546 e qui una
gran parte era
dedicata ai
testi luterani
tra cui molte
Bibbie prive di
commento e
quindi eretiche.
Cinque anni dopo
l'Inquisizione
spagnola
arricchì tale
lista prima di
pubblicarla in
Spagna (Censura
Bibliorum).
Visto poi che vi
era un gran
contrabbando di
testi luterani
verso la Spagna,
non tutti
figuranti nella
lista,
l'Inquisizione
spagnola decise
che occorreva
ripartire da
zero con un
proprio elenco
di libri
proibiti (Index
Librorum
Prohibitorum)
ad imitazione di
quanto era stato
fatto a Roma
dalla
Congregazione
della sacra
romana e
universale
Inquisizione,
sotto
Papa Paolo IV,
nel 1558 (e di
questo parlerò
nel prossimo
articolo).
Naturalmente
nell'Index
dovevano
comparire le
Bibbie prive di
commento e
quelle scritte
nelle lingue
nazionali (in
volgare), in
grado cioè di
essere lette
dalle persone
senza l'intemediazione
del commento di
preti e frati.
Nel 1559, con la
fervente
collaborazione
del medico e
filosofo, ebreo
converso,
Francisco
Sánchez, vide la
luce l'Index
spagnolo che
dovette subito
essere
aggiornato in
un'opera,
Indici Quiroga
(dal nome
del Grande
Inquisitore
dell'epoca), in
due volumi (il
primo dei libri
condannati ed il
secondo di
quelli da
espurgare) del
1583 e 1584
realizzata
dall'Università
di Salamanca. E
poiché per loro
caratteristica e
per fortuna tali
indici
invecchiano
rapidamente, ne
furono
pubblicati altri
nel 1612, 1632,
1640, 1707,
1747, 1790 (Indice
Ultimo).
Fatti gli indici
occorreva
vigilare e ciò
si realizzò con
improvvise
perquisizioni in
case private e
con le
perquisizioni
estremamente
accurate di ogni
mezzo (nave o
carro) che
trasportasse
merce in Spagna
dall'estero. Per
la parte navale
la cosa era così
lunga che spesso
si ebbero
addirittura
proteste
diplomatiche per
i costosi
ritardi che
comportava la
perquisizione
minuziosa. Ma
non vi fu nulla
da fare.
E' vero che
molte opere
proibite ad
esempio in
Italia (come
Galileo, ad
esempio) non lo
furono in Spagna
ma è altrettanto
vero che il
clima era
plumbeo. E
Turberville
afferma che "la
produzione
letteraria e la
ricerca
scientifica
furono entrambe
talmente
scoraggiate che
la Spagna in
misura non
piccola venne
tenuta isolata
dalle correnti
intellettuali
del mondo
esterno.
E NELLE AMERICHE ...
Le Americhe, per parte loro, furono solo considerate,
dai Re Cattolici e successori, territorio di conquista, di
rapina, di massacri. Ho già detto che poiché i nativi erano
considerati senza anima, come animali, non incorrevano in
nessuna repressione da parte dell'Inquisizione. Questa operava
sugli spagnoli che andavano lì ad operare. Solo più tardi,
purtroppo per le vittime, la teologia decise che anche gli
indios avevano anima e qui iniziarono i massacri per convertire
chi era distante anni luce dal capire cosa potesse essere Gesù,
la Trinità. l'Eucarestia e la transustanziazione. Non intendo qui entrare nei dettagli che
hanno dato alimento alla già citata Leggenda Nera ma dare
solo dei dati riconosciuti anche dai testi spagnoli; in pochi
anni, a partire dallo sbarco di Colombo, più del 90% degli
indios trovò la morte. Generalmente, in casi del genere si
parla di genocidio ma storici spagnoli fanno dei sottili
distinguo con l'altra parola, che accettano, etnocidio.
Sarebbero state le malattie importate dalla vecchia Europa ad
uccidere (lo straordinario è che nessun fenomeno inverso, di
proporzioni simili, sia avvenuto). Certo è che i Cortés ed i
Pizarro, alla ricerca di sempre maggiori tesori (Eldorado),
distrussero le civiltà Inca, Maya, Azteca. E a nulla valsero le
proteste di frate Bartolomé de las Casas che scrisse (1522) una
Brevissima relazione della distruzione delle Indie che
l'Inquisizione aveva titolato Storia e brevissima relazione
della distribuzione dell'India orientale: i suoi scritti non
furono fatti circolare e furono ripubblicati solo nel 1879.

Alcune delle violenze sugli indios denunciate da frate Bartolomé de las Casas
Nel 1522, solo un
anno dopo la conquista della capitale azteca, l'attuale Città
del Messico, venne inaugurato in quella città il Tribunale
dell'Inquisizione con l'evidente ed unico fine di colpire gli
ebrei convertiti, i conversos, che per caso fossero
riusciti ad arrivare fin lì nei successivi viaggi dalla Spagna
anche per sfuggire dalle persecuzioni (altri tribunali sorsero
nella stessa epoca a Lima nel 1570 e a Cartagena de Indias nel
1610. Quindi si moltiplicarono: Antille, Panamà, Santa Marta,
Bogotà e Popayàn). Ma la Chiesa era stata molto pronta ad
intervenire ben prima del Tribunale di Città del Messico: già
dal settembre 1493 il papa aveva inviato alle Americhe una
delegazione di 12 tra preti e frati guidati dal benedettino
Bernardo Boyl con pieni poteri per fare da testa di ponte della
Chiesa in terre remote ed in questioni di fede. Fino al 1580 le
cose furono tranquille con solo qualche rogo a Città del Messico
(è noto quello dell'8 dicembre 1596 con una sessantina di
condannati di cui 9 al rogo) anche perché dalla Spagna vi era
stato l'impegno di far imbarcare solo cristiani vecchi,
cioè veri e perché fu la stessa Isabella nel 1501 a
proibire l'ingresso nelle Americhe a ebrei, musulmani,
convertiti delle due fedi, eretici, pentiti. A partire da quel
1580 che vide l'unione di Spagna e Portogallo sotto il regno di
Felipe II, iniziarono ad arrivare ebrei che fuggivano dal
Portogallo e che erano arrivati nelle Americhe su navi
portoghesi. L'Inquisizione portoghese, alla fine del secolo XV,
aveva operato con gli ebrei con molto maggiore durezza
obbligandoli a convertirsi e basta per cui i marrani
portoghesi erano in numero molto maggiore e tra gli ebrei
portoghesi la voglia di andarsene era, se possibile, maggiore. I
marrani portoghesi lavorarono molto intensamente per corrompere
il Re Felipe III: per l'enorme cifra di due milioni di ducati
Felipe III intercesse con il Papa e fu concesso loro nel 1604 il
perdono generale per i delitti presenti e passati e la
restituzione dei beni confiscati. I tribunali ordinari
rispettarono gli accordi ma l'Inquisizione andò avanti contro i
marrani portoghesi realizzando vari processi e roghi. Intorno al
1625 le minacce esterne dei pirati sparsero molti timori di
tradimenti interni e l'attenzione sui portoghesi crebbe a
dismisura anche perché erano diventati una potente, ricca e
prospera comunità. A Lima nel 1634 fu scoperto un cassiere
portoghese che aveva rapporti con i pirati. Fu l'occasione per
aprire le carceri a tutti i portoghesi ricchi (sic!). Se ne
dovettero costruire di nuove, tanti furono gli arrestati e, nel
frattempo di quel primo cassiere si persero le tracce ... Sul
fronte dei giudaizzanti quindi i tribunali ebbero un fermo fino
a circa il 1625 ma essi ebbero anche da lavorare con gli
indigeni convertiti con la spada anni addietro e che ora
tornavano all'idolatria, il problema era simile a quello di
ebrei e musulmani con una differenza importante: con gli
indigeni non era il caso di essere troppo severi perché non
avevano ricchezze da farsi espropriare. Altro fronte che presto
si aprì al di là dell'Atlantico fu quello dei riformatori
luterani che arrivavano per vie completamente diverse, cioè dai
Paesi Bassi e dall'Inghilterra.
La repressione degli
ebrei e musulmani, convertiti o no, tese a venir molto meno man
mano che passava il XVIII secolo. I Tribunali iniziarono ad
occuparsi di ciò che al momento li preoccupava di più: le nuove
idee dell'Illuminismo, i filosofi che divennero molto più
pericolosi degli altri, ai loro libri. Ed il fatto nuovo e
dirompente era che questi illuministi e razionalisti non si
occupavano solo di problemi teologici ma di questioni
economiche, sociali, iniziando a chiedere libertà civili e
politiche. Così che l'Inquisizione spostò il suo interesse più
nella difesa degli interessi dello Stato assolutista che in
quella della Chiesa dalle eresie. Ci vollero i primi anni
dell'Ottocento perché, anche con rivolte popolari,
l'Inquisizione fosse definitivamente abolita.
EFFETTI SULLA CULTURA
A lato di quanto ho
sommariamente raccontato vi è la creazione di una cappa di piombo
sull'intera Spagna, cappa che deve bloccare ogni intervento anche solo
culturale, uno studioso, un libro, ..., dall'estero. Di questo ho
trattato in altro articolo,
Perché non si
è sviluppata la scienza in Spagna. Il ruolo della Chiesa, e ad
esso rimando. Qui riprendo solo qualche linea generale.
Mentre l'Inquisizione, come
visto, funzionava a pieno ritmo, le Università erano in mano alla Chiesa
(domenicani e gesuiti). Chi insegnava in questi luoghi, non vedeva in nessun momento accertate le sue capacità, allo stesso
modo di quelli che uscivano da queste Università. Il processo di cattiva
trasmissione del sapere moltiplicava gli effetti della decadenza. E,
come affermano i fratelli Peset, le
scuole teologiche domenicane e gesuitiche discutono con sterili
elucubrazioni scolastiche, quando altri orizzonti e realtà si stanno
imponendo nella scienza europea del momento. Ecco, qui
l'Inquisizione ebbe un ruolo importante: niente poteva entrare in
Spagna senza sei revisioni censorie e, di fatto, entrava quasi nulla. Anche
ogni altra forma di educazione era in mano alla Chiesa e le pochissime
scuole non gestite direttamente da ordini religiosi erano regolarmente
ispezionate da vescovi che esaminavano i maestri e censuravano i testi. E
l'educazione scolastica
riguardava essenzialmente quel circa 10% di popolazione benestante e
soprattutto quella piccola percentuale di nobili (nel 1768 i nobili in
Spagna erano 722.000. Trent' anni dopo, in un clima di austerità di
nuovi titoli, i nobili si ridurranno a 402.000). Fino al 1767 il
Seminario dei Nobili di Barcellona, gestito da Gesuiti, oltre alle
normali discipline che si studiavano in una scuola superiore - classici
greci, latini, spagnoli, arte di comportarsi - aveva un programma che
oggi chiameremmo sperimentale con lezioni di danza, musica e scherma.
Norma da rispettare scrupolosamente era: non bisogna
essere amici o avere confidenza con ragazzi umili di nascita, il
vero spirito della Chiesa.
Le scuole, a tutti i livelli, lavorano con dispute e sillogismi su date
affermazioni. Anche la teologia era arretrata, e la giustizia, che lavora
con tempi lunghi tali da essere fatali ai miserabili. L'isolamento della
Spagna era totale. La medicina era Galeno; la matematica era Euclide;
l'astronomia era Tolomeo. Queste cose pur previste in vari programmi di
Università e destinate alla crema della crema della nobiltà e dell'alta
borghesia terriera erano completamente disattese, le aule erano deserte
e si riempivano solo quando veniva presentato qualche fatto spettacolare
che raccoglieva anche l'applauso. In generale noia e sbadigli. Anche
la musica è solo musica sacra: il riferimento è Pierluigi da Palestrina
(seconda metà del XVI secolo). Lo stesso accade per il teatro; solo
verso la metà del '600 viene aperto a Madrid il teatro italiano del Buen
Retiro dove vennero introdotti sipario, scenari mobili, macchine,
effetti speciali. Sono Cervantes e Quevedo le testimonianze ironiche e
più dure su quella Spagna.
L'impero spagnolo cominciò a smembrarsi a partire dal
1648. Tutto il '700 fu un rosario di guerre per tentare di
mantenere uniti i vari pezzi. Gli inquisitori ebbero da fare gli
straordinari essendo per questo molto ben ricompensati. Fino
all'avvento dei Borbone (Filippo V nel 1700) gli inquisitori
avevano il privilegio di non pagare le tasse nazionali e da
qualche amministrazione locale avevano ottenuto l'esenzione da
alcune tasse. Inoltre: quando viaggiavano avevano diritto ad
alloggio gratuito ed a pagare il cibo scontato; erano esentati
dall'obbligo di tutti i cittadini di alloggiare gratuitamente i
soldati; erano autorizzati a portare armi; erano sottratti alla
giurisdizione di altri tribunali inquisitori (il migliore
privilegio). Le spese generali dello Stato crebbero e le finanze
precipitavano. La decadenza. Le Università peggioravano il loro
livello. Quelle specializzate in medicina, le uniche
scientifiche esistenti, lavoravano ancora con Galeno. Alcuni
illuminati aiutarono sulla strada del disastro sostenendo che
ormai era stato inventato tutto ed era quindi del tutto inutile
perdere tempo (Juan Andrés, 1788). Racconta uno storico spagnolo di un
italiano che nel 1755 viaggiava per la Spagna e che restava di
sasso assistendo ad una lezione di medicina nella quale si
discuteva su che utilità era per l'uomo l'avere un dito più o
uno meno. E l'impertinente turista commentava: visto che occorre
tagliarsi le unghie per ragioni igieniche, occorre sapere se
occorre cominciare con la mano destra o la sinistra e poi, se
con il pollice o il mignolo. A quello stesso turista, in una
ricchissima biblioteca dove non figurava nessuno dei 'grandi',
chiesero se esistessero in Italia tali biblioteche. Egli rispose
che per fortuna no; però se un giorno se ne mettesse su una non
si tarderebbe a mandare tutti i volumi in cucina per accendere
il fuoco. E tali disquisizioni erano di interesse anche in
Teologia se ci si chiedeva: Il cioccolato è un cibo o una
bevanda? Gli gnomi hanno il senso del tatto?.
E con queste basi
culturali, durante il Settecento, l'Inquisizione fu occupata a fondo contro gli
illuministi (oltreché contro giansenisti e massoni): niente doveva entrare dalla Francia. Anche qui si
perse il treno confondendo effetto con causa e dando di nuovo le
spalle (per altri 50 anni) alla scienza e cultura europea.
Voltaire, Rousseau, D'Alembert, Diderot, non entrarono in
Spagna. La stessa Encyclopédie fu vietata. Si può
indicare il 1720 come la data in cui l'Inquisizione riprese
pieno vigore per scatenare una nuova ondata repressiva.
Il nuovo sovrano, il despota illuminato
Carlo III, proveniente
da Napoli, si portò al seguito ingegneri, architetti ed artisti vari. Ed
a
lui si deve nel 1767 il decreto di espulsione dei gesuiti (circa 3.000)
dalla Spagna (e la cosa fu ben accolta dal resto della Chiesa
anche perché lo stesso Papa aveva spinto in questo senso). La vicenda non era un qualcosa di interno alla Spagna
peninsulare (dove i gesuiti erano ottimi maestri per i nobili)
ma riguardava quelle Missioni che i gesuiti stessi avevano
fondato in America del Sud, lungo una linea che interessava il
percorso dei fiumi Paranà e Iguazù. Questi territori, dove fin
dal 1607 si erano messe su delle organizzazioni civili che
rasentavano l'utopia, erano materialmente di intralcio al
traffico degli schiavi (fiorentissimo) tra Brasile, Argentina,
Paraguay, ... Fu discretamente suggerito a Carlo III dagli
ambasciatori dello Stato della Chiesa di terminare con quella
esperienza ... (Papa Clemente XIII). Dopo qualche anno quando i
Gesuiti abbandonarono quei luoghi perché espulsi, tutte le
Missioni furono distrutte ed i superstiti schiavizzati.
Il posto dei gesuiti nell'insegnamento fu preso da
ordini religiosi generalmente a livelli culturali molto più
bassi. Ma in ogni caso ciò non toglieva nulla a quel quadro
desolante. L 'Inquisizione continuava a funzionare in piena
sintonia con la corona: é un sistema che vigila su ogni aspetto
della vita civile, quello economico e sociale, quello ideologico
e morale, quello intellettuale e culturale. Il Re si rende però
conto dell'arretratezza della Spagna e fa scrivere all'abate de
la Gandara degli Appunti sul bene di Spagna
(1762-1763). Ma si resta sul piano delle sterili enunciazioni.
Al contrario, l'ideologia onnicomprensiva Stato-Chiesa renderà
impossibile per sempre la terribilmente assente rivoluzione
borghese. Continua anche il disprezzo per ogni attività
pratico-manuale tanto che lo stesso Re dovette emanare (1783) un
decreto in cui si leggeva: Dichiaro che non solo il mestiere
di conciatore, ma anche quello di fabbro, di sarto, calzolaio,
falegname ed altri simili sono onesti e onorati; che l'esercizio
di essi non rende vile né la famiglia né la persona che ne fa
professione ... .
Non poteva mancare una reazione allo scoppio della Rivoluzione Francese. Nel
1789 il Re Carlo IV di Spagna, spaventato per quanto accadeva in Francia, fece
proclamare eretiche le basi su cui poggiava la Rivoluzione e l'Inquisizione
lavorò di conseguenza ordinando i sequestri di ognis critto proveniente dalla
Francia.
Insomma, se si studia a fondo la Storia di questo affascinante Paese, che è la
Spagna, si scopre quale nefasto seguito abbiano avute le scelte della Chiesa in
simbiosi con la Corona. Un Paese, con tutte le Americhe annesse, nel quale ad
esempio non si è fatta scienza, in cui non esiste un teorema Martinez o Gonzales,
che a fronte di un'arte e letteratura eccellenti, furono completamente tarpate
le ali ai migliori spiriti del Paese. Un Paese che oggi ce la sta mettendo tutta
per emanciparsi, avendo ormai lasciato solo l'Italia indietro. Perché noi, in
questo sfortunato Paese, abbiamo le radici cristiane ....
CONCLUSIONE
Le poche parole di conclusione le riprendo dal libro di Tuberville perché
esprimono bene la tragicità dell'Inquisizione Spagnola.
L'importanza del Santo Uffizio nella storia interna della Spagna
consiste principalmente nella persecuzione dei Mori e degli Ebrei. Esso
fu uno strumento per distruggere coloro che, obbligati ad accettare una
religione straniera, in cui spesso non erano adeguatamente istruiti, in
siffatte condizioni avevano scarse ragioni di amarla. Lo spirito ostile
adottato verso queste due etnie sotto Ferdinando e Isabella: condusse
alla esclusione di coloro che rimasero fedeli alla loro vecchia fede, e
rese intollerabile la vita ai convertiti. Esso pose fine ai rapporti
amichevoli fra le diverse etnie che, nonostante le guerre moresche, in
complesso avevano prevalso durante il Medio Evo, e rese impossibile
qualsiasi unità degli animi. La politica di proscrizione, se contribuì
temporaneamente al tesoro regio, impoverì il paese, cacciandone fuori
alcuni degli elementi più industriosi e frugali della popolazione, e
privando gli uffici pubblici e le professioni di molti fra i più abili e
adattabili dei suoi abitanti. A un Re come Filippo II l'uniformità
religiosa del paese sembrava cosa di maggior importanza che il suo
benessere economico. E l'uniformità religiosa fu infatti preservata, ma
al duro prezzo della rovina delle industrie.
Il declino della Spagna, spesso attribuito all'esistenza
dell'Inquisizione, quasi come se ciò fosse del tutto ovvio e non
richiedesse discussioni né dimostrazioni, fu in realtà dovuto alla
debolezza del sistema industriale e alla politica: economica del tutto
sbagliata, a "un'incapacità per gli affari economici che sembrava quasi
ispirata". Vaste zone del paese, specie in Castiglia, erano sterili;
l'agricoltura, anche quando le condizioni erano favorevoli, era spesso
trascurata; e l'accumulazione dei metalli preziosi estratti dalle
miniere peruviane fece salire il prezzo delle derrate presso un popolo
che era composto in prevalenza di contadini coltivatori. Questi mali
vennero aumentati dall'espulsione degli abitanti non cristiani, che non
fu dovuta all'Inquisizione, ma fu certamente un'altra manifestazione di
quello stesso spirito di intolleranza che produsse l'Inquisizione. Al
contempo, è perfettamente vero che il Santo Uffizio produsse un grave
danno economico col suo sistema delle confische. Il sequestro automatico
della proprietà degli eretici interessava la Corona, perché arricchiva
le entrate regie, provvedendo altresì al mantenimento dell'Inquisizione
stessa; ma soltanto un ben miope sguardo poteva vedere in questa
costante calamità privata un profitto per lo Stato. Vi era infatti una
rovinosa carenza di capitali, che privò sempre il Paese delle risorse
necessarie al suo sviluppo; e d'altra parte l'inevitabile incertezza:
sull'identità di coloro sui quali questa specie di tempesta poteva
prossimamente cadere, pregiudicava irrimediabilmente il credito e la
fiducia, che sono la vera linfa vitale del commercio.
Un altro dei mali della vita spagnola cui l'Inquisizione contribuì
indubbiamente, è costituito dalle deplorevoli concezioni della
limpieza e della mala sangre. Il culto della limpieza
stabilì il più dannoso sistema castale che sia immaginabile. Il sangue
puro contava più che l'abilità; ciò impediva al paese di fare il miglior
uso delle sue risorse di capacità umane. La filantropia moderna
considera con inquietudine la macchia permanente che è gettata su di un
malfattore, e, dopo che egli abbia espiato la sua colpa, cerca di
aiutarlo a ricominciare la sua vita come membro degno della società.
L'Inquisizione non solo rovinava completamente la carriera del
colpevole, ma puniva anche intere generazioni di innocenti discendenti.
Così veniva inferto un grave danno tanto alla comunità quanto a molte
infelici famiglie.
È inoltre vano e sciocco voler sostenere che nessun danno sia stato
procurato dall'Inquisizione e dal suo sistema di censura allo sviluppo
intellettuale della Spagna. Essa, è vero, lasciò aperti parecchi campi
alla ricerca e alla speculazione; ma ne chiuse definitivamente molti
altri. L'attività intellettuale era condizionata e diretta da una forza
interessata non già al progresso, ma alle restrizioni e ai divieti. Lo
spirito ardito e avventuroso era soggetto all'influsso repressivo di
coloro che, se non avversavano di fatto l'avventura, ad ogni modo non
avevano alcun desiderio di incoraggiarla. Non era salutare spiegar le
ali, prender parte a ricerche e controversie intorno ai massimi problemi
dell'esistenza. Studiosi che aborrivano la sola idea dell' eresia, si
trovavano in qualche caso gettati in prigione per mesi e anche per anni,
mentre i loro scritti erano sottoposti al giudizio di censori che erano
loro intellettualmente assai inferiori. Quando scrittori come Luis de
Leon, Juan de la Cruz, El Brocense vengono citati per provare che
l'Inquisizione non danneggiò la vita intellettuale del paese, bisogna
rispondere che tutti e tre, e innumerevoli altri, furono convocati
davanti all'Inquisizione; che alcuni di essi si videro interrompere il
lavoro prediletto da un amaro periodo di prigionia, e distruggere la
pace spirituale dal tormento di un processo inquisitoriale. Un sistema
che sottopose a un tal trattamento alcuni dei più grandi scrittori e
pensatori di cui la Spagna è oggi giustamente orgogliosa, era ovviamente
pregiudizievole alle scienze e alle lettere. Se uomini di grande
riputazione e di vita intemerata potevano esser portati davanti
all'Inquisizione, forse per niente di più grave che alcune incaute
espressioni, molti debbono averne tratto la conseguenza che era meglio
star zitti e non esprimere affatto dei pensieri originali. Mariana, che
critica il modo in cui l'Inquisizione provocò sofferenze agli innocenti,
lamenta anche la soffocazione della libertà di parola cui essa dava
luogo. Juan de Luna, scrivendo nel 1620 sull'ignoranza dei suoi
connazionali, la ritiene scusabile, perché ne attribuisce la colpa agli
Inquisitori. Come il vento squassa le foglie, egli dice, così il nome
dell'Inquisizione fa tremare ogni cuore.
Con ciò giungiamo all'aspetto forse più odioso del sistema
inquisitoriale: all'atmosfera di paura e di sospetto che esso
deliberatamente creò e diffuse. Mediante i suoi Editti di Fede,
l'Inquisizione dichiarò sistematicamente che la delazione era cosa degna
di lode; con la soppressione del nome dei testimoni, la rese facile e
sicura. Mise l'animo nobile alla mercé del volgare, il coraggioso alla
mercé del vile, il generoso alla mercé del malvagio. Le virtù della
fiducia reciproca, della comprensione della simpatia furono scoraggiate.
Per di più, era un aspetto essenziale del sistema che l'incorrere in
sospetto diveniva virtualmente un crimine. Era quasi impossibile
lasciare il tribunale davanti al quale si fosse stati calunniati, senza
un marchio sul proprio onore. Gli Inquisitori non discutevano neppure se
l'accusato fosse colpevole o innocente, ma cercavano di stabilire in
quale misura fosse colpevole.
Le strutture caratteristiche della procedura dell'Inquisizione Spagnola
urtano con le concezioni moderne dell'imparzialità e della
ragionevolezza. L'intero onere della prova era gettato sul convenuto,
che al contempo era privato quasi del tutto dei mezzi per poterla
effettivamente tentare. La diffusa atmosfera di segretezza, il rifiuto
di permettere qualunque scambio fra il prigioniero e i suoi amici e
parenti, la soppressione dei nomi dei testimoni, l'assenza di una difesa
realmente efficiente, la mancanza di ogni possibilità di
contro-interrogatori, l'utilizzazione della tortura, la faticosa e anzi
snervante lentezza del processo: tutti questi ostacoli combinati insieme
rendevano eccessivamente difficile a qualunque accusato stabilire la
propria innocenza. Vi era solamente una via di scampo che non
presentasse ostacoli quasi insormontabili: fare ciò che l'Inquisizione
voleva, confessare che le accuse a proprio carico erano vere,
dichiararsi pentito ed essere così riconciliato.
Per i più, la maggiore infamia collegata all'Inquisizione è l'uso del
rogo. È vero che il Santo Uffizio ripudiava ogni responsabilità per la
morte dell'eretico che consegnava al braccio secolare; ma si trattava di
un ripudio meramente formale; gli autori di manuali e trattati
inquisitoriali non esitano infatti a dichiarare che la morte sul rogo è
l'unica pena giusta e adeguata per l'eretico ostinato o recidivo.
L'Inquisizione Spagnola mostrava molto meno riluttanza a portare
l'accusato al rogo, che non l'Inquisizione medioevale o la restaurata
Inquisizione romana, e sebbene, come si è visto, gli archivi non
permettano alcuna stima esatta del numero totale di coloro che furono
bruciati, possiamo dire con certezza che nelle prime decadi
dell'Istituzione essi debbono essere computati a migliaia. Si riconosce
che le vittime erano molto più numerose sotto Torquemada e i suoi
immediati successori, che in qualsiasi altro periodo posteriore, e che
le consegne al braccio secolare furono invece poche e assai distanziate
l'una dall'altra nell'èra della decadenza dell'Inquisizione: ma anche
nel migliore dei casi il Santo Uffizio ha certo un terribile primato di
distruzione. Balmez, mentre approva l'esistenza e il lavoro
dell'Inquisizione Spagnola, ritiene che essa avrebbe potuto
effettivamente preservare il paese dai pericoli dell'Islam,
dell'Ebraismo e del Protestantesimo, anche senza far uso del rogo, e
rimpiange che con ciò abbia offerto ai nemici del Cattolicesimo
l'occasione di accusare la Chiesa di aver versato del sangue umano.
Bisogna infine obiettare all'Inquisizione Spagnola che essa fu
responsabile di un gravissimo danno morale. In primo luogo perché in
qualche caso il suo operato contribuiva a distorcere i valori morali. I
preti trovati colpevoli di quel crimine singolarmente ripugnante che
consisteva nell'usare il confessionale per propositi immorali, erano
puniti ben leggermente. È vero che l'Inquisizione era un tribunale per
la punizione dell'eresia, e non dell'immoralità; ma d'altra parte essa
cercava di ottenere la giurisdizione esclusiva su questi casi, e il
risultato era che questo reato veniva colpito con pene del tutto
inadeguate. In secondo luogo, gli spettacoli che l'Inquisizione
deliberatamente allestiva per l'ammonizione o l'edificazione del
pubblico (la fustigazione per le strade, gli orrori del brasero,
ecc.) non erano meno degradanti per gli spettatori, di quel che non
fossero crudeli per le vittime. Rincresce non tanto il fatto che il
Santo Uffizio non fosse peggiore dei tribunali secolari, ma: che non gli
sia stato possibile essere migliore. È penosamente assurdo che un tale
sistema debba essere stato amministrato dai ministri di Cristo e nel Suo
nome.
Ma se dobbiamo necessariamente ripartire il biasimo per tali orrori,
bisogna esser giusti. Non· era soltanto l'Inquisizione che portava a
questi spaventevoli estremi le conseguenze della fanatica convinzione
della suprema importanza dell'ortodossia. Quando Zwingli parlò una
volta, in un ardente discorso, dell'assemblea raccolta in Paradiso di
tutti i santi, gli eroi, i fedeli, di Abe1e ed Enoc, Noè, Abramo ed
Isacco, insieme con Socrate, Aristide, Antigone, Numa, Scipione e
Catone, Lutero disperò che Zwingli stesso potesse salvarsi. Nessuna età
nessuna religione, nessun paese ha avuto il triste monopolio delle
crudeltà commesse per i più alti motivi. La storia dell'Inquisizione
Spagnola è una storia spaventosa:, ma è anche qualcosa di più: essa è
una storia tragica. Alcuni dei suoi funzionari possono essere stati
sfrenatamente crudeli e indegni di ciò che i suoi membri migliori
consideravano come un'alta vocazione; ma vi erano d'altra parte
Inquisitori, dotati del carattere più elevato, ed ispirati dai motivi
più puri, i quali molto seriamente pensavano di essere impegnati nella
lotta per difendere la Chiesa di Dio e il suo Cristo dagli assalti del
Demonio. Così, non vi può esser dubbio che anche fra i prigionieri molti
furono giustamente puniti per le loro perversità e le loro opinioni
nocive; mentre altri, pur di nobile carattere, sinceri o no del credo
che professavano, quando giunse la prova mostrarono ben scarso coraggio;
ma ve ne furono altri ancora che persistettero fino alla fine e morirono
martiri della loro devozione a una interiore convinzione di verità. È
nell'urto fra uomini di animo nobile da entrambe le parti, fra
differenti concezioni della verità, fra gli ideali in conflitto
dell'unità della fede religiosa e dell'integrità intellettuale; è nella
pietosità dei fraintendimenti, delle crudeltà, delle sofferenze e degli
eroismi, che derivano da questi antagonismi spirituali, che risiede
l'interesse imperituro della storia dell'Inquisizione Spagnola.
Roberto Renzetti
ALLA
PARTE TERZAALLE
ILLUSTRAZIONI
NOTE
(0) Nel 1377 Gregorio XI riportò la sede papale a Roma. Nel 1309,
infatti, la sede del Papa era stata trasferita ad Avignone da Papa Clemente V,
un Pupazzo nelle mani del Re di Francia Filippo IV il Bello. La sede papale
rimase quindi ad Avignone per circa 70 anni con i seguenti papi: Clemente V,
Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V, Gregorio XI.
Il Papa Gregorio XI morì nel 1378. A questo punto da Roma vi furono delle
sollevazioni contro la possibilità che di nuovo vi fosse un Papa francese. I
cardinali si spaventarono ed in Conclave (1378) elessero Papa un napoletano
vescovo di Bari con il nome di Urbano VI. Solo 5 mesi dopo vi fu un generale
ripensamento da parte dei cardinali che lo avevano eletto perché questo Papa non
si mostrò all'altezza. Gran parte di essi si riunì in un secondo Conclave a
Fondi (vicino Roma) ed elesse il francese Clemente VII come nuovo Papa senza
esautorare il precedente Urbano VI. La sede papale per Clemente VII tornò ad
essere Avignone. A partire quindi dal 1378 al Papa di Roma si associò un
antipapa di Avignone, il primo dei quali, fino al 1394, fu il citato Clemente
VII ed a questi seguì lo spagnolo Benedetto XIII fino al 1398 quando i cardinali
francesi lo ripudiarono ed imprigionarono proprio ad Avignone non riconoscendolo
più come Papa (Benedetto XIII sarà dichiarato decaduto dal Concilio di Costanza
nel 1417 dalla Chiesa riunificata, mentre fino alla sua morte nel 1423 sarà
ancora considerato Papa per i regni di Navarra, Aragona e Castiglia e per la
Scozia). Il fatto straordinario è che i due papi avevano identica
legittimità perché eletti dal medesimo collegio di cardinali. L'evento iniziato
nel 1378 fu chiamato Scisma d'Occidente. La divisione del papato in due
comportò una divisione politica dei vari Paesi europei con Francia, Aragona,
Castiglia, Borgogna, Napoli, Scozia, Cipro, Savoia dalla parte del Papa di
Avignone e con Inghilterra, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Polonia,
Ungheria, Irlanda, Stati italiani dalla parte del Papa di Roma.
Dopo un tentativo di sistemare la brutta
vertenza che rischiava di delegittimare
definitivamente la Chiesa fatto in un Concilio a
Pisa nel 1409 (quando, in luogo dell'arrestato
Benedetto XIII, venne eletto un altro antipapa,
Alessandro V che fu avvelenato nel 1410 dal suo
successore Giovanni XXIII) venne convocato un
Concilio a Costanza (quello in cui arrostirono
Jan Hus del quale ho parlato nel precedente
articolo) per il 1414 (che poi si chiuse nel
1417). A Costanza si trovò l'accordo: furono
deposti Giovanni XXIII e Benedetto XIII, mentre
Gregorio XII preferì dimettersi spontaneamente;
fu eletto come nuovo pontefice il cardinale
Oddone Colonna, che assunse il nome di Martino
V; la sede papale ritornò a Roma; nella linea di
successione concordata sono da considerarsi papi
Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio
XII e Martino V; sono considerati antipapi
Clemente VII, Benedetto XIII, Alessandro V e
Giovanni XXIII.
Nella prima parte di questo lavoro avevo detto che "nel 1378 (Scisma
d'Occidente) la Chiesa si scindeva con papi (Gregorio XI) ed antipapi (Clemente VII) ma ambedue confidavano sull'abilità del medesimo inquisitore capo, il
francescano François Borrel, tanto da mantenerlo alla testa della repressione
iniziata da Gregorio XI nel 1370 e confermata da Clemente VII nel 1381 che ebbe
sulla caccia agli eretici ogni collaborazione di Gregorio XI". Questo concetto è
utile ribadirlo: si scannavano tra loro ma vi era un perfetto accordo nel
reprimere l'eresia tanto da confidare nel medesimo Inquisitore.
(1) La Spagna araba era restata un luogo dove non vi era alcun problema
razziale. Questo sano costume si mantenne anche in regni già amministrati da
cattolici (ad esempio, le continue richiesta papali ai vari regni cattolici di
distinguere con un qualche simbolo nel vestiario gli ebrei al fine di evitare
matrimoni misti, erano restate inascoltate. In Castiglia, fino all'avvento della
Casa di Trastamara al potere nel 1369, gli ebrei godevano di particolare
protezione).
Alcuni concili della Chiesa iniziarono le intolleranze, in particolare il
Concilio di Zamora del 1313 e quello di Valladolid del 1322 che posero ferree
limitazioni al commercio e alle relazioni sociali dei cristiani con ebrei (judios)
e mori (moros). Si cominciò a pensare a ghetti per ebrei (Juderías)
e per moti (Morerías), ghetti che dovevano essere circondati da mura ed
avere una sola porta per entrare ed uscire. Molti predicatori iniziarono ad
incitare la popolazione contro le due etnie, anche con riferimento al loro
essere sempre scelti come medici e come persone con incarichi pubblici (in
realtà erano i più preparati in confronto al popolaccio cristiano). Ed
iniziarono i massacri in Castiglia, Aragona e Navarra, massacri che tutti
dovrebbero sempre mettere in conto quando iniziano sciagurate campagne. Il più
grave fu quello del 1391 a Siviglia, dopo la predicazione dell'arcidiacono
Martinez, quando furono massacrate intorno alle 4000 persone. E, conseguenza del
massacro, che poi si estese ad altre città e regioni (Cordova, Toledo, Burgos,
... Aragona e Majorca), fu l'inizio di conversioni forzate di ebrei con
battesimi di massa. Paradossalmente le conversioni forzate avevano reso gli
ebrei più influenti avendo avuto la possibilità di accedere a posti prima a loro
preclusi come la carriera ecclesiastica (Torquemada proviene da una famiglia di
conversi) ed il matrimonio con persone di corte.
(2) Il nome della bolla, dalle sue prime parole, è Exigit Sincerae
Devotionis Affectus. Negli Archivi vaticani (accessibili) non esiste
traccia di questo documento che in copia dovrebbe trovarsi da
qualche parte. Si è certi della sua esistenza perché di esso si parla in corrispondenza dell'epoca tra le parti
ed anche in lettere dello stesso Sisto IV. In compenso si trovano negli Archivi
due bolle precedenti di Papa Nicolo V,
la Dum Diversas del 1452 in cui si concedeva al re del Portogallo
Alfonso la facoltà «di ridurre in
perpetua schiavitù saraceni, pagani, infedeli e
nemici di Cristo»
e la Romanus Pontifex del 1454 in cui si
benediceva la colonizzazione
delle terre scoperte e incoraggiava la
schiavitù degli abitanti
(3)
Per mostrare il livello
superiore di civiltà cristiana, quando le armate dei Re
cattolici entrarono in Granada riuscirono a distruggere e
disperdere i 600.000 volumi della biblioteca (furono salvati
solo alcuni testi di medicina). Ripetevano l'impresa del 1236
quando, a Cordova bruciarono i 400.000 volumi di quella
biblioteca.
(4) Pico della
Mirandola si rallegrò per questa espulsione: i valenti astrologi
ebrei non erano stati in grado di prevedere questo fatto enorme!
(5) Lo storico della
scienza Lopez Piñero, dopo aver sostenuto che fu una gran
perdita quella degli ebrei, afferma che lo stesso non può dirsi
per i musulmani Infatti questi, al momento dell'espulsione, 'sviluppavano
un'attività scientifica marginale, sostanzialmente una
continuazione dei resti impoveriti della tradizione islamica
medioevale .La loro cultura scientifica fu un corpo estraneo
che resistette sia alla aperta persecuzione che ai tentativi di assimilazione'.
(6) La Spagna con tutte le ricchezze accumulate dalla spoliazione delle
Americhe non fu in grado di sviluppare delle attività economiche ed artigianali
in proprio preferendo acquistare tutto all'estero. Si può dire che la disgrazia
si abbatté sulla Spagna proprio con la scoperta dell'America. Quelle montagne
d'oro e d'argento armarono sì gli eserciti ed elevarono il livello di vita (di
relativamente pochi) ma tutto veniva comprato fuori di Spagna (si deve
eccettuare un artigianato elementare e povero che serviva le necessità
ecclesiastiche come cera, legno intagliato, ceramiche o simili). Così,
paradossalmente, il più grande merito scientifico della Spagna è l'aver
finanziato la Rivoluzione scientifica del resto d'Europa (le città verso cui
affluirono la gran parte dei preziosi spagnoli furono: Anversa, Amsterdam,
Londra, Amburgo, Genova, Firenze, Piacenza, Biarritz). La Spagna comprava
tessuti pregiati in Toscana e nel Comasco; comprava chiodi in Olanda; orologi in
Francia; nessuna attività di artigianato preindustriale fu sviluppata in questo
Paese. I Paesi maggiormente
beneficiati furono le Fiandre e l'Italia. Fu proprio la Spagna quindi che finanziò lo
splendore del nostro Rinascimento e del Barocco di Roma.
(7) Nel 1599 la Spagna
fu costretta a battere moneta con rame comprato in Europa.
Inoltre, nel 1525 la Corona, non potendo far fronte ai
debiti contratti con i banchieri tedeschi Fugger, concesse loro
lo sfruttamento delle ricchissime miniere di Almadén, passate
poi ai Rothschild.
(8) Poiché gran parte dei Paesi cosiddetti evoluti, alcuni anche
per interessi incoffessabili, si scagliò contro gli orrori e dell'Inquisizione
spagnola e dei conquistadores spagnoli nelle americhe, accompagnati da
preti e frati con croci utilizzate come spade, tutto questo ha richiamato alle
armi la destra clericale spagnola. Si trattava e si tratta di una montatura, è
una macabra leggenda costruita per denigrare la Spagna intera e la sua santa
chiesa. Su questo tema l'autore spagnolo Julián Juderías, nel 1914, scrisse un
libro che divenne famoso dal titolo La Leyenda Negra (il libro è stato
ripubblicato nel 1986 da Editorial Swan, Navacerrada, Madrid). Con questo lavoro
egli tentava di demolire tutte le accuse rivolte alla santa alleanza
Chiesa-Spagna in orrori perpetrati nel mondo intero. Lo stesso Juderías definiva
così la leggenda nera: Per leggenda negra intendiamo l'ambiente creato dai
fantastici racconti che sulla nostra patria vengono fatti in pubblico in tutti i
paesi, le descrizioni grottesche che si sono sempre fatte del carattere degli
spagnoli come individui e come collettività, la negazione o almeno l'ignoranza
sistematica di quanto è favorevole e bello nelle diverse manifestazioni della
cultura e dell'arte, le accuse che in ogni tempo si sono lanciate contro la
Spagna, fondandosi per tutto ciò in fatti esagerati, mal interpretati o falsi
totalmente. Più in generale l'atteggiamento contro la Spagna denunciato da
Juderías va sotto il nome di ispanofobia ed è stato studiato con attenzione
dallo storico spagnolo Ricardo García Cárcel in vari lavori ed anche nel suo
Orígenes de la hispanofobia nel numero di Historia 16 (16,
193, 1992) dedicato in massima parte proprio alla Leggenda nera ed all'ispanofobia. Il libro convinse e
convince chi era già convinto perché non ha mai aperto gli occhi, neppure sulle
relazioni inviate da frati dalle Indie Occidentali, che raccontavano di
genocidi. In compenso il nome Leggenda Nera è rimasto nella letteratura della
destra clericale anche italiana ed in qualche modo si riferisce a pretese
denigrazioni della Chiesa. In questo senso gli scritti miei su argomenti come
quelli trattati in questi articoli sono prodotti di Satana. Si dia un'occhiata
al sito Contro la leggenda nera
e si scoprirà molto meglio di quanto io possa dire di cosa e chi si tratta.
(9) Deschner (2000) ci fornisce questo ritratto di Sisto IV:
Francesco della Rovere, nato nel 1414 in ambiente relativamente
modesto a Celle (in Liguria, provincia di Savona), fu allevato assai
precocemente in un convento francescano, ascese nel 1464 a generale del
suo Ordine, promosso cardinale nel 1467 ed eletto papa i1 9 agosto 1471
quando, ancora durante i festeggiamenti per l'incoronazione, scoppiò una
sommossa popolare con lanci di pietra contro la portantina di Sisto. (E
dopo la morte i fedeli diocesani saccheggiarono le stanze papali in modo
tale che si dovette coprire la salma con un talare preso in prestito).
Dell'incoronazione del Della Rovere, ora Sisto IV, si occupò Rodrigo
Borgia. Al pari di questi, anche Sisto, ex monaco, non visse certo in
modo celibatario. Promuoveva infatti feste animate da cortigiane
ufficiali, si dava da fare anche con una sorella e coi suoi bambini,
compensava i suoi amanti ragazzini con ricche diocesi e arcidiocesi,
fondava in Roma delle case di piacere (a quanto pare perfino un lupanare
aristocratico "per entrambi i sessi") che affittava a cardinali, mentre
egli incassava annualmente 20.000 ducati (secondo Theiner 80.000) dalle
sue meretrici - tenendo conto che una romana su sette era una
prostituta.
Eppure Sisto IV, col quale si fa di massima incominciare l'Alto
Rinascimento, pare che fosse personalmente un uomo bonario e devoto,
sincero estimatore della santa Vergine - "un tratto particolarmente
bello" (von Pastor) -, della quale egli promosse il culto, per la quale
fece costruire due chiese mariane a Roma e in onore della quale
introdusse nel 1476 addirittura la festa dell'Immacolata Concezione;
alla vergine fu anche consacrata in Vaticano la cappella chiamata
Sistina dal suo nome. Nella "Storia della teologia" questo papa sarà
"chiamato sempre così" (gesuita Hertling). E così pure nella storia dei
puttanieri pontifici.
Comunque Sisto IV concesse a molti altri ciò di cui godeva egli stesso.
Tant'è vero che un cronista contemporaneo ce ne certifica in questi
termini: "Quando la famiglia del cardinale di Santa Lucia gli sottopose
la richiesta di ottenere licenza di sodomia per i tre mesi caldi
dell'anno - giugno luglio agosto - il papa annotò sotto la loro
supplica: 'che avvenga conformemente alla richiesta'''.
Nondimeno Sisto aveva pure il senso del denaro e degli affari, come del
resto dimostra già il suo bordello romano, anche se indubbiamente altri
vescovi, abati e madri superiore di allora (ma non solo di quell'epoca)
istruivano o barattavano postriboli. A quanto pare, per la verità, il
della Rovere - giudica Franz Xaver Seppelt - "in quanto uomo di ordine
francescano, come spesso si osserva, non aveva concreta idea del valore
del denaro". Eppure non è un caso che fu il primo papa a far coniare il
proprio profilo sulle monete. Speculò con i titoli finanziari, fece
salire il fiscalismo aumentando le cariche vendibili a quota 625, a più
del doppio. Mise in vendita notariati, protonotariati, posti di
procuratore nella tesoreria, smerciò interi collegi nuovi, tra cui
spuntarono titoli inauditi, per esempio un collegio di cento giannizzeri
da nominare in cambio di 100.800 ducati. Aumentò le tasse per i
sacerdoti che si mantenevano delle amanti, accrebbe la tassazione sulle
prebende, le donazioni allo stato della chiesa (69 percento delle
entrate globali). Le sue imposte di decima - le pontificie "decime dei
turchi" - suscitarono proteste dall'Italia alla Polonia, alla Svezia,
alla Norvegia, inasprendo lo stato d'animo antipapale, soprattutto in
Germania. Non solo, Sisto inventò anche nuove fonti d'introiti,
consentendo per esempio agli uomini facoltosi di "consolare certe
matrone in assenza dei loro mariti". Fece affari con le indulgenze,
permise perfino la loro erogazione a favore dei defunti, ai quali
sarebbero spettate "a mo' d'intercessione", e indisse un anno giubilare
per il 1475.
Come tanti suoi predecessori, anche Sisto si era procacciato la massima
carica della cristianità con ogni sorta di pratiche simoniache. Aveva
corrotto con generose regalie il suo protettore, il duca di Milano, come
il suo nipote e accompagnatore Pietro Riario aveva fatto con la
maggioranza dei cardinali mediante mirabolanti promesse.
Per prima cosa il nuovo papa affrontò pieno di entusiasmo la questione
politica più impellente - il vecchio programma delle guerre crociate -
ma a dire il vero con scarso successo.
(10) Tomás era nipote di Juan de Torquemada, cardinale rinomato per la sua difesa
dell’ortodossia al Concilio di Costanza iniziato nel 1414. Torquemada prendeva
il nome da un comune spagnolo situato in Castiglia e Leon. Ciò indica la sua
origine ebraica ed infatti si è ormai d'accordo a ritenere la famiglia
Torquemada discendente da conversos dopo i massacri di Siviglia del 1391
(vedi nota 1). Da sempre gli ex sono sempre i più crudeli persecutori dei
correligionari di un tempo.
(11) Paradossalmente le regole fissate da Torquemada salvaguardarono persone e
etnie precedentemente attaccate e represse. Venivano condannate implicitamente
le esecuzioni ed espulsioni di massa, e si indirizzava il lavoro inquisitorio
contro i marrani, distinguendo i convertiti veri dall’eretico, stabilendo
il principio della segretezza dei procedimenti,, vietando di accogliere denunce
anonime e scoraggiando la partecipazione della gente ai processi.
(12) L'editto era il seguente (in spagnolo che credo e spero comprensibile):
Los Reyes Fernando e Isabel, por la
gracia de Dios, Reyes de Castilla, León,
Aragón y otros dominios de la Corona- al
príncipe Juan, los Duques, Marqueses,
Condes, órdenes religiosas y sus
Maestres, señores de los Castillos,
Caballeros y a todos los judíos hombres
y mujeres de cualquier edad y a
quienquiera esta carta le concierna,
salud y gracia para él.
Bien es sabido que en nuestros
dominios, existen algunos malos
cristianos que han judaizado y han
cometido apostasía contra la santa fe
Católica, siendo causa la mayoría por
las relaciones entre judíos y cristianos.
Por lo tanto, en el año de 1480,
ordenamos que los judíos fueran
separados de las ciudades y provincias
de nuestros dominios y que les fueran
adjudicados sectores separados,
esperando que con esta separación la
situación existente sería remediada, y
nosotros ordenamos que se estableciera
la Inquisición en estos dominios; y en
el término de 12 años ha funcionado y la
Inquisición ha encontrado muchas
personas culpables además, estamos
informados por la Inquisición y otros el
gran daño que persiste a los cristianos
al relacionarse con los judíos, y a su
vez estos judíos tratan de todas maneras
a subvertir la Santa Fe Católica y están
tratando de obstaculizar cristianos
creyentes de acercarse a sus creencias.
Estos Judíos han instruido a esos
cristianos en las ceremonias y creencias
de sus leyes, circuncidando a sus hijos
y dándoles libros para sus rezos, y
declarando a ellos los días de ayuno, y
reuniéndoles para enseñarles las
historias de sus leyes, informándoles
cuándo son las festividades de Pascua y
cómo seguirla, dándoles el pan sin
levadura y las carnes preparadas
ceremonialmente, y dando instrucción de
las cosas que deben abstenerse con
relación a alimentos y otras cosas
requiriendo el seguimiento de las leyes
de Moisés, haciéndoles saber a pleno
conocimiento que no existe otra ley o
verdad fuera de esta. Y así lo hace
claro basados en sus confesiones de
estos judíos lo mismo a los cuales han
pervertido que ha sido resultado en un
gran daño y detrimento a la santa fe
Católica, y como nosotros conocíamos el
verdadero remedio de estos daños y las
dificultades yacían en el interferir de
toda comunicación entre los mencionados
Judíos y los Cristianos y enviándolos
fuera de todos nuestros dominios,
nosotros nos contentamos en ordenar si
ya dichos Judíos de todas las ciudades y
villas y lugares de Andalucía donde
aparentemente ellos habían efectuado el
mayor daño, y creyendo que esto sería
suficiente de modo que en esos y otras
ciudades y villas y lugares en nuestros
reinos y nuestras posesiones sería
efectivo y cesarían a cometer lo
mencionado. Y porque hemos sido
informados que nada de esto, ni es el
caso ni las justicias hechas para
algunos de los mencionados judíos
encontrándolos muy culpables por los
susodichos crímenes y transgresiones
contra la santa fe Católica han sido un
remedio completo obviar y corregir estos
delitos y ofensas. Y a la fe Cristiana y
religión cada día parece que los Judíos
incrementan en continuar su maldad y
daño objetivo a donde residan y
conversen; y porque no existe lugar
donde ofender de más a nuestra santa
creencia, como a los cuales Dios ha
protegido hasta el día de hoy y a
aquellos que han sido influenciados,
deber de la Santa Madre Iglesia reparar
y reducir esta situación al estado
anterior, debido a lo frágil del ser
humano, pudiese ocurrir que podemos
sucumbir a la diabólica tentación que
continuamente combate contra nosotros,
de modo que, si siendo la causa
principal los llamados judíos si no son
convertidos deberán ser expulsados del
Reino.
Debido a que cuando un crimen
detestable y poderoso es cometido por
algunos miembros de algún grupo es
razonable que el grupo debe ser absuelto
o aniquilado y los menores por los
mayores serán castigados uno por el otro
y aquellos que permiten a los buenos y
honestos en las ciudades y en las villas
y por su contacto puedan perjudicar a
otros deberán ser expulsados del grupo
de gentes y a pesar de menores razones
serán perjudiciales a la República y los
más por la mayoría de sus crímenes sería
peligroso y contagioso de modo que el
Consejo de hombres eminentes y
caballeros de nuestro reinado y de otras
personas de conciencia y conocimiento de
nuestro supremo concejo y después de
muchísima deliberación se acordó en
dictar que todos los Judíos y Judías
deben abandonar nuestros reinados y que
no sea permitido nunca regresar.
Nosotros ordenamos además en este
edicto que los Judíos y Judías
cualquiera edad que residan en nuestros
dominios o territorios que partan con
sus hijos e hijas, sirvientes y
familiares pequeños o grandes de todas
las edades al fin de Julio de este año y
que no se atrevan a regresar a nuestras
tierras y que no tomen un paso adelante
a traspasar de la manera que si algún
Judío que no acepte este edicto si acaso
es encontrado en estos dominios o
regresa será culpado a muerte y
confiscación de sus bienes.
Y hemos ordenado que ninguna
persona en nuestro reinado sin importar
su estado social incluyendo nobles que
escondan o guarden o defiendan a un
Judío o Judía ya sea públicamente o
secretamente desde fines de Julio y
meses subsiguientes en sus hogares o en
otro sitio en nuestra región con riesgos
de perder como castigo todos sus feudos
y fortificaciones, privilegios y bienes
hereditarios.
Hágase que los Judíos puedan
deshacerse de sus hogares y todas sus
pertenencias en el plazo estipulado por
lo tanto nosotros proveemos nuestro
compromiso de la protección y la
seguridad de modo que al final del mes
de Julio ellos puedan vender e
intercambiar sus propiedades y muebles y
cualquier otro artículo y disponer de
ellos libremente a su criterio que
durante este plazo nadie debe hacerles
ningún daño, herirlos o injusticias a
estas personas o a sus bienes lo cual
sería injustificado y el que
transgrediese esto incurrirá en el
castigo los que violen nuestra seguridad
Real.
Damos y otorgamos permiso a los
anteriormente referidos Judíos y Judías
a llevar consigo fuera de nuestras
regiones sus bienes y pertenencias por
mar o por tierra exceptuando oro y plata,
o moneda acuñada u otro artículo
prohibido por las leyes del reinado.
De modo que ordenamos a todos los
concejales, magistrados, caballeros,
guardias, oficiales, buenos hombres de
la ciudad de Burgos y otras ciudades y
villas de nuestro reino y dominios, y a
todos nuestros vasallos y personas, que
respeten y obedezcan con esta carta y
con todo lo que contiene en ella, y que
den la clase de asistencia y ayuda
necesaria para su ejecución, sujeta a
castigo por nuestra gracia soberana y
por la confiscación de todos los bienes
y propiedades para nuestra casa real y
que esta sea notificada a todos y que
ninguno pretenda ignorarla, ordenamos
que este edicto sea proclamado en todas
las plazas y los sitios de reunión de
todas las ciudades y en las ciudades
principales y villas de las diócesis, y
sea hecho por el heraldo en presencia
del escribano público, y que ninguno o
nadie haga lo contrario de lo que ha
sido definido, sujeto al castigo de
nuestra gracia soberana y la anulación
de sus cargos y confiscación de sus
bienes al que haga lo contrario.
Y ordenamos que se evidencie y
pruebe a la corte con un testimonio
firmado especificando la manera en que
el edicto fue llevado a cabo.
Dado en esta ciudad de Granada el
Treinta y uno día de marzo del año de
nuestro señor Jesucristo de 1492.
Firmado Yo, el Rey, Yo la Reina, y
Juan de Coloma, secretario del Rey y la
Reina quien lo ha escrito por orden de
sus Majestades.
(13) Non me ne occupo ma vi fu l'intervento dell'Inquisizione proprio
nell'accezione appena discussa su un paio di questioni che ebbero un certo
rilievo: la sodomia e gli abusi dei confessori sulle donne. Sul primo reato,
occorre dire che l'Inquisizione attenuò le pene che i tribunali civili ordinari
davano per lo stesso peccato. Mentre la prima decise di non intervenire in
proposito se non vi fosse altro che facesse pensare all'eresia, i secondi davano
la pena di morte. Molte diffuse erano invece le molestie di preti e frati con le
donne in confessionale per l'intimità delle cose raccontate e per l'estrema
vicinanza. Per attenuare il diffusissimo fenomeno si ordinò di sistemare i
confessionali in luoghi ben visibili ed illuminati delle chiese. Anche qui
l'Inquisizione intervenne per capire se il prete sapeva di peccare o riteneva la
cosa lecita. Ed il Papa Gregorio XV scrisse una bolla speciale in proposito,
Universi Dominici Gregis, nella quale definì i contorni di questa
persecuzione contro le donne. Ma il castigare il colpevole divenne molto
complesso perché non era molto facile capire se ci si trovava di fronte ad un
prete porco o se la donna accusava per un qualche interesse o se vi fosse
dell'altro dietro. In vari casi in cui il Tribunale era riuscito a capire
qualcosa la pena fu la fustigazione.
BIBLIOGRAFIA
(1) Karlheinz Deschner - Il gallo cantò ancora. Storia critica della
Chiesa - Massari 1998
(2) Franco Cardini - L'inquisizione - Giunti 1999
(3) John Edwards - Storia dell'Inquisizione - Mondadori 2006
(4) Jean Guiraud - L'Inquisizione medioevale - Corbaccio 1933
(5) Juan Blázquez Miguel - La Inquisicion
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(7) William Monter - Frontiers of Heresy. The
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(10) Henry Ch. Lea - Storia dell'Inquisizione - Feltrinelli/Bocca 1974
(l'opera è del 1888)
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(12) Henry Kamen - La inquisición española
- Alianza Editorial Madrid 1974
(13) Henry Kamen - Una sociedad conflictiva:
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