FISICA/MENTE

 

Viaggio nel mondo dei mormoni americani

 

di Marco D'Eramo

da il manifesto


 

Il candidato del settimo giorno

Mitt Romney, mormone doc, è candidato alla nomination repubblicana. Una presenza imbarazzante nella corsa alla Casa bianca

 

Marco d'Eramo

Inviato a Salt Lake City (Utah)

 

È forse una coincidenza, però colpisce che il presidente (democratico) del senato Usa, Harry Reed (senatore del Nevada), e uno dei tre principali candidati alla nomination repubblicana, Mitt Romney (ex governatore del Massachusetts), siano ambedue membri attivi della Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno (Latter Day Saints Church, abbreviata in Lds), cioè il mormonismo, una religione tutto sommato marginale, visto che negli Usa ha soltanto 6 milioni di fedeli (su 300 milioni di abitanti). Una setta, per di più, che tutte le denominations riformate considerano non cristiana: ed è noto il peso che i fondamentalisti protestanti hanno nel partito repubblicano. A ruoli invertiti, sarebbe come se il presidente repubblicano del senato Usa e uno dei tre candidati alla nomination democratica fossero ambedue ebrei.
Reed e Romney sono ambedue mormoni non dello Utah (vedi l'articolo accanto con una breve storia della setta), ma nati e cresciuti in altri stati, abituati cioè a vivere in un ambiente se non ostile, almeno sospettoso nei confronti di questa religione che ha rituali segreti nei templi, i cui membri indossano biancheria intima particolare, e circondata dall'odore sulfureo della tradizione poligamica: la battuta più frequente su Romney è: «Se viene eletto, quante first ladies ci saranno alla Casa bianca?»
In comune Reed e Romney hanno anche un'intensa religiosità e insieme una full immersion nella laicità del business e della politica. L'appartenenza religiosa è diventata per Romney un problema inaggirabile, un po' come fu il cattolicesimo per John Kennedy. Per mesi Romney se l'è cavata dicendo che «gli americani devono eleggere il loro comandante in capo, non il loro pastore in capo», ma la copertina che Newsweek gli ha appena dedicato, con il titolo «Il percorso di un mormone», mostra che l'argomento può costargli molto. Perché Romney è proprio un mormone Doc. Il trisnonno, Miles Romney, si convertì al mormonismo nell'Inghilterra natia ed emigrò in America nel 1841 per unirsi al fondatore della chiesa, Joseph Smith; fonti interne della Lds dicono che ebbe 12 mogli e collaborò a costruire il tempio di Nauvoo (Illinois) dove nel 1843 - un anno prima del linciaggio di Joseph Smith - nacque il figlio Miles Park Romney, bisnonno di Mitt, che ebbe cinque mogli e 31 figli: ma il fatto più interessante è che per poter restare poligamo e non essere imprigionato dal governo Usa (che nel frattempo aveva messo fuorilegge questa pratica) nel 1884 Miles Park fuggì in Messico dove si sposò per un'ultima volta dopo che nel 1890 il presidente della chiesa mormone aveva rinunciato alla pratica della poligamia.
Un vero figlio d'arte
La stretta osservanza religiosa della famiglia è sottolineata anche dal fatto che la nonna di Mitt era nipote di uno dei primi apostoli della chiesa. Il padre di Romney, George, era nato in Messico, ma divenne un magnate dell'industria automobilistica in Michigan (dove Willard Mitt è nato nel 1947): fu presidente della American Motors Corporation, prima di essere eletto nel 1962 governatore del Michigan. Nel frattempo George Romney era mormone attivo, presidente del capitolo (equivalente della diocesi) di Detroit della Lds. Romney padre era un repubblicano moderato, un po' più a destra di Nelson Rockfeller, ma più a sinistra di Barry Goldwater, e all'inizio appoggiò la guerra in Vietnam che definì «necessaria e moralmente giusta».
Nel 1967 annunciò la propria candidatura a presidente degli Stati uniti e aveva buone chances di ottenere la nomination quando scoppiarono i tumulti di Detroit e lui in un'intervista disse apertamente di aver cambiato idea sulla guerra: «Quando sono tornato dal viaggio in Vietnam (1965) ero appena stato sottoposto al più totale lavaggio del cervello che si possa avere», e perciò definì il conflitto «tragico». Questa nuova posizione gli tolse ogni credibilità presso l'apparato repubblicano (il figlio Mitt è stato segnato da questa sconfitta paterna e ha deciso di non prendere mai posizioni impopolari presso i propri sostenitori). I genitori allevarono i figli nella più rigida osservanza mormonica e Mitt ha seguito tutto il tragitto di un mormone osservante. A 5 anni i bambini mormoni devono parlare in chiesa su temi spirituali; a 8 sono battezzati; a 12 diventano «diaconi».
Il battesimo dei defunti
In questo periodo i bambini possono cominciare a battezzare i defunti (una pratica su cui torneremo). Interrogato se avesse mai battezzato i morti, Mitt Romney ha risposto a Newsweek: «L'ho fatto nella mia vita, ma non di recente». A 19 anni, i veri mormoni partono per due anni all'estero per fare i missionari (non pagati). Mitt Romney partì per la Francia, dove la sua missione ebbe grande successo (in termini di convertiti) tanto che fu nominato assistente del presidente della missione (fu in quel periodo che il padre si giocò la candidatura presidenziale). Di ritorno negli Usa, Mitt si sposò con Ann, una gran bella figliola episcopaliana, che si convertì al mormonismo (anche Mitt era un bel ragazzo bruno dagli occhi chiari: sua madre era un'attrice, pur mormona).
La coppia si stabilì a Provo, in Utah, dove Anne era iscritta all'università mormone Brigham Young e dove Mitt divenne uno dei leader del capitolo locale della chiesa. Nel 1974, dopo aver conseguito il master in business administration a Harvard, Romney si trasferì con moglie e figli (allevati nella più stretta tradizione mormone) a Boston, dove divenne prima partner di una società d'investimento e poi aprì una propria società di private equity (Bain Capital) con cui ha fatto una barca di soldi (a seconda dei giornali, il suo patrimonio oscilla tra i 200 e i 350 milioni di dollari).
A Salt Lake City Mitt Romney è un mito: nel 1999 accettò di tornare in Utah per presiedere le Olimpiadi invernali del 2002 su cui la chiesa Lds aveva puntato moltissimo per offrire al mondo un'immagine positiva dei mormoni, e che invece si stava traducendo in un incubo, con gli scandali per le mazzette date ai funzionari del Cio e con i conseguenti problemi finanziari e di sponsor. In tre anni di direzione puntigliosa, Romney riuscì a risolvere tutti i problemi, a creare un'organizzazione che ha funzionato e a produrre persino un utile di 50 milioni di dollari, un vero salvatore della patria mormone. Come mormone, Mitt è totalmente astemio, ma a casa tiene alcolici per gli ospiti. Di fatto ha seguito le orme di suo padre, in quasi tutto: è stato un magnate (della finanza, il padre dell'industria), è stato - fino all'anno scorso - un repubblicano moderato. È stato eletto governatore (nel 2002), non del Michigan ma del Massachusetts. Come il padre, è stato presidente di una diocesi della Chiesa mormone (di Boston invece che di Detroit).
Il problema è che, scottato dall'esperienza paterna, Mitt Romney è invece assai opportunista, e ormai gli si sta appiccicando l'etichetta di flip-flop (voltagabbana) che nel 2004 i repubblicani riuscirono a incollare al candidato democratico John Kerry. Per essere eletto governatore di uno stato liberal come il Massachusetts (il cui storico senatore è Ted Kennedy), e probabilmente anche per intima convinzione, Mitt Romney ha manifestato posizioni moderate su aborto, diritti dei gay, spesa pubblica (suo padre era un convinto fautore del servizio pubblico). Ora però per lui l'unica speranza di ottenere la nomination è conquistare l'appoggio dei fondamentalisti cristiani che costituiscono lo zoccolo duro dei militanti repubblicani e che sono contrari all'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, perché favorevole ad aborto e gay (oltre a essere divorziato, e fotografato vestito da donna a un party). Ma, come si è detto, per i fondamentalisti protestanti i mormoni sono poco meno infedeli dei musulmani.
L'handicap religioso
Ecco così che da un anno a questa parte Mitt Romney si è messo a giurare su Cristo ogni due per tre, a usare il linguaggio dei «rinati» (born again), si è dichiarato totalmente contrario all'aborto e ai gay, non vede contraddizione tra creazionismo e scienza moderna, si presenta come un tagliatasse spietato. Ma gli servirà tutto questo? Il suo rifiuto di coming out sulla propria fede religiosa sta diventando sempre più imbarazzante.
Per ora Romney è in leggero vantaggio su Giuliani in Iowa e in New Hampshire, dove si tengono le prime primarie. Ma il vantaggio scema e il tema mormone sta diventando un handicap sempre più pesante. Come mi dice John Saltas, fondatore del settimanale alternativo Salt Lake Weekly che per altro mi dice di stimare personalmente Romney: «I mormoni dicono che dobbiamo votare Mitt per le sue qualità di persona, mentre in realtà loro lo votano in quanto mormone; basta vedere quanta parte dei finanziamenti alla sua campagna viene dalle banche mormoni. Ma è vero anche il contrario: che tutti gli altri dicono di non votarlo perché è flip-flop, ma in realtà non lo vogliono perché è mormone. Perciò non credo che gli Stati uniti siano pronti per un presidente mormone».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Ottobre-2007/art30.html


Contro tutte le chiese, così nacquero i mormoni

Joseph Smith jr. fondò la nuova religione nei primi anni dell'Ottocento. Gesù in persona gli chiese di ristabilire la verità e gli concesse il diritto alal poligamia. Scoppiò un duro conflitto con il governo federale prima dell'ammissione dello stato mormone, lo Utah

M. d'E.


 

La religione dei mormoni vide la luce tra il 1820 e il 1830, all'epoca del cosiddetto Secondo Grande Risveglio (cristiano), in una zona dello Stato di New York talmente percorsa da ardenti fedi religiose da essere chiamata il «distretto infiammato» (burned over district). Il fondatore della nuova religione fu Joseph Smith Jr. (1805-1844), che dopo una serie di visioni seppe da Gesù che tutte le chiese esistenti erano in errore, che il vero vangelo doveva ancora essere ripristinato, che questo testo gli sarebbe stato rivelato e che lui, Smith, doveva ristabilire la vera chiesa su terra.
Un angelo chiamato Moroni condusse Smith a una collina chiamata Cumorah vicino Manchester (stato di New York), dove egli trovò un libro scritto in antichi geroglifici su tavole d'oro, lasciato lì da un antico profeta chiamato Mormon. A Smith fu poi data una «pietra profetica» che gli dette la conoscenza per tradurre i misteriosi geroglifici, traduzione che fu completata nel 1830 quando fu pubblicato il Libro di Mormon, di più di 600 pagine, che dal 1982 porta il titolo allungato: Libro di Mormon: un altro testamento.
Il nuovo testo sacro trovò subito credenti sia nella famiglia stessa di Smith, sia tra i suoi conoscenti. E il nuovo credo si diffuse così rapidamente che già un anno dopo suscitò un'opposizione crescente che costrinse questi primi mormoni a fuggire lo stato di New York e a trasferirsi in Ohio: stabilirono il proprio quartiere generale a Kirtland, dove missionari avevano convertito al mormonismo l'intera congregazione protestante che aveva fondato la cittadina. Qui fu costruito un tempio (1836), aperta una banca (1837) e fu nominata la prima presidenza della chiesa di Gesu Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno, in breve Latter Day Saints (Lds) Church. Anche in Ohio però la crescente potenza dei mormoni suscitò un'opposizione tale che nel 1838 furono costretti a emigrare di nuovo, questa volta in Missouri, a Independence. Anche qui i contrasti con i coloni precedenti divennero così violenti che la nuova chiesa dovette emigrare di nuovo, questa volta a Nauvoo in Illinois. Ma la violenza li seguì e si acuì quando Joseph Smith decise di candidarsi alla presidenza degli Stati uniti e cercò di chiudere un giornale che lo aveva criticato. Lui e suo fratello Hyrum Smith (1800-1844) furono arrestati e imprigionati a Carthage (Illinois): una folla infuriata entrò nel carcere e li linciò ambedue.
Alla morte di Smith la Chiesa mormone si dotò del Quorum dei Dodici Apostoli di cui fu nominato presidente Brigham Young (1801-1877). La fazione sconfitta, secondo cui Young non era il successore legale di Smith, operò una serie di scismi che portarono alla nascita di varie chiese dissidenti. Alcuni seguirono James Strang (1813-1856) in Wisconsin per fondare una chiesa chiamata Strangita. Il gruppo più consistente di «anti-brighamiti» credeva che la leadership dovesse appartenere ai diretti discendenti di Joseph Smith e nel 1847 costoro, guidati da Joseph Smith III (1832-1914) formarono la Chiesa Riorganizzata di Gesù dei Santi dell'Ultimo Giorno.
Nel 1846 Brigham Young lasciò con circa 3.500 fedeli l'Illinois e cominciò la lunga marcia attraverso il Midwest, in zone non ancor colonizzate; in quel che sarebbe divenuto il Nebraska dovettero sopportare un inverno durissimo, finché, traversate le Montagne rocciose, dopo un anno e mezzo, raggiunsero la pianure del Grande Lago Salato (allora appartenente al Messico) in cui s'installarono e che colonizzarono finalmente lontani e isolati dai «gentili» (i non mormoni). Quando l'anno dopo, 1848, il Messico cedette questi territori, i mormoni fondarono il loro stato, «Deseret», con leggi consone alla loro fede. Brigham Young impiantò altre colonie nelle aree vicine, fino in California, e seppe scegliere per loro buone terre irrigabili. Ma le ostilità con il governo degli Stati uniti cominciarono assai presto, nel 1852, quando la Chiesa mormone proclamò ufficialmente la poligamia come insegnamento di Cristo.
Questo conflitto portò a una spedizione militare contro i mormoni nel 1857-58, al divieto della poligamia nel 1862, all'esproprio dei beni della chiesa nel 1887. Nel 1890 il presidente della chiesa, Vilford Woodruff, proclamò in un «manifesto» l'obbligo di obbedire alle leggi federali. La rinuncia alla poligamia portò alla pacificazione con Washington e nel 1896 lo stato mormone fu ammesso nell'Unione con il nome di Utah, e con le sue proprie leggi. Nello Utah i mormoni prosperarono grazie all'attività mineraria, l'agricoltura e l'allevamento (e oggi il turismo).
La Chiesa Lds ha fondato banche (tra cui la Zion Bank), possiede canali tv e radio, gestisce la Brigham Young University a Provo e il Ricks College in Idaho, in cui studiano 425.000 studenti. In teoria ogni giovane mormone (maschio) deve andare in missione senza stipendio per due anni: nel 2001 circa 37.000 giovani mormoni erano missionari. Il numero di mormoni al mondo è incerto: le chiese mentono sui propri credenti almeno quanto i giornali sulla loro tiratura. La chiesa proclama 13 milioni di fedeli in tutto il mondo. Mentre l'undicesima edizione dell'Handbook of Denominations (2001) le assegna 5,2 milioni di fedeli.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Ottobre-2007/art29.html


Il cuore integralista degli Usa

Lo Utah è lo stato più reazionario d'America insieme all'Idaho. Uno stato teocratico, puritano, repressivo. E che punta alla Casa bianca

Marco d'Eramo

Inviato a Salt Lake City (Utah)


 

La neve imbianca le montagne che circondano la capitale dei mormoni, in un record di freddo per ottobre. Il parcheggio dell'albergo è pieno perché è in corso la semestrale conferenza generale della Chiesa di Gesù Cristo degli Ultimi Santi (Latter-Day Saints, LDS). Il canale televisivo della Chiesa, come anche l'università mormone, porta il nome di Brigham Young che nel 1846-47 guidò attraverso le montagne rocciose questa «persa e ritrovata tribù d'Israele» dall'Illinois fin qui nello Utah. La notizia importante è che sono stati rinnovati gli organi dirigenti della gerarchia ecclesiastica.
La Chiesa mormone riconosce due sacerdozi, un sacerdozio minore di Aaaron che conduce gli affari temporali della Chiesa attraverso i suoi vescovi, preti, insegnanti e diaconi, e un sacerdozio maggiore di Melchizedec che detiene il potere spirituale totale ed è strutturato in vari organi che culminano nel Sinodo dei 70 tra cui viene scelto il Quorum dei Dodici Apostoli, tra cui viene nominata la Presidenza. Come Dio, la Presidenza è una e trina e composta da tre membri, guidati dal presidente-padre. Il presidente esprime la parola di dio, perché i mormoni credono che la rivelazione divina non sia terminata né con i quattro vangeli né con il Libro di Mormon (1830), ma continui e continuerà nelle parole dei presidenti-profeti. Il giorno cui arrivo a Zion (nome religioso di Salt Lake City), uno dei tre componenti della Presidenza, deceduto, è stato rimpiazzato da Harry Eyring, uno dei dodici Apostoli, che a sua volta è stato sostituito da un membro del Sinodo, Quentin Cook, cooptato tra gli Apostoli.
L'età media è molto alta: il presidente-profeta Gordon Hinkley ha 97 anni; l'apostolo Joseph Wirthlin ne ha 90 e durante il suo discorso sta quasi per svenire e deve essere sostenuto. Tutti i membri del Sinodo, i dodici Apostoli e i tre membri della Presidenza (tutti maschi) sono vestiti in completo nero, camicia bianca, cravatta nera. A noi europei, già l'idea di vedere un apostolo in giacca e cravatta nera fa un po' curioso. Ma la personalità dei cooptati è ancora più interessante. Eyring (74) anni ha studiato ad Harvard Business Administration, ha insegnato alla Graduate Schhol di Business all'università di Stanford a Palo Alto in California, ed è stato presidente del Ricks College (appartenente alla chiesa mormone, oggi rinominato Brigham Young University dell'Idaho). Quentin Cook, 67 anni, è stato partner in un grande studio legale di San Francisco e amministratore delegato e presidente di uno dei maggiori enti sanitari privati della California. In giacca e cravatta passi, ma un apostolo-amministratore delegato con un impressionante conto in banca!
I mormoni sono così un esempio lampante della tesi weberiana della compenetrazione tra puritanesimo e spirito capitalista. Chiunque abbia girato per i suburbi di Salt Lake City (1,3 milioni di abitanti) sa quanto è spietato lo sfruttamento (razziale) cui i mormoni sottopongono gli immigrati, i tanti ispanici, i pochissimi neri, in una città che le ricchezze minerarie e l'affarismo dei mormoni hanno reso una delle più ricche degli Usa. La chiesa mormone possiede proprietà fondiarie, banche, assicurazioni, miniere, alberghi, fabbriche, un quotidiano.
Ma vi è un secondo aspetto - che avrebbe mandato Voltaire in brodo di giuggiole - e che smentisce in modo clamoroso l'altra grande tesi di Max Weber, secondo cui la civiltà capitalistica e la razionalizzazione avrebbero inevitabilmente portato al «disincantarsi del mondo». Guardiamo infatti a cosa credono questi sagaci apostoli-amministratori delegati.
Secondo il Libro di Mormon, pressappoco nel 600 avanti Cristo, subito prima che i babilonesi distruggessero Gerusalemme, le famiglie di Lehi (un facoltoso mercante ebreo), di Ishmael e Zoram viaggiarono dalla Palestina fino in America dove Lehi morì. Dopo la sua morte, il suo quarto figlio, Nephi, venne a sapere che i fratelli stavano complottando contro di lui, così fuggì e con i suoi seguaci si rifugiò nei boschi. I seguaci di Nephi si chiamarono nephiti (suddivisi a loro volta in josephiti, giacobiti, e zoramiti). I seguaci del primogenito di Lehi, Laman, furono chiamati lamaniti, anche se vi erano ishmaeliti, lemueliti... Secondo i mormoni, nephiti e lamaniti sono i progenitori degli indiani di America, o almeno di una parte, e ricevettero una visita di Gesù Cristo subito dopo la sua crocifissione. Dopo una serie di secolari peripezie, i nephiti furono sconfitti dai lamaniti.
La storia di questi popoli fu registrata in tavole dorate scritte in misteriosi geroglifici da Mormon, padre di Moroni, l'ultimo sopravvissuto dei nephiti, che ricevette le tavole da suo padre e le nascose nel 421 d. C. in un luogo che 14 secoli dopo (nel 1823) sarebbe si sarebbe trovato nello stato di New York, vicino alla casa di Joseph Smith (1805-1844) cui Moroni apparve in sogno, gli fece trovare le tavole e, grazie a una «pietra profetica», lo rese capace di trascriverle in inglese moderno in quel che è divenuto il Libro di Mormon. Va detto che Joseph Smith aveva già trovato altre pietre magiche che, diceva, lo rendevano capace di individuare tesori nascosti, attività in cui fu impegnato per quattro anni, tanto che nel 1826 fu trascinato in processo come impostore per il mancato ritrovamento di un tesoro.
Sarebbe facile sorridere per questa barocca riscrittura della storia e il groviglio di credenze di cui è impastata, se non fosse per due fenomeni. Il primo è che, a differenza delle altre sette nate durante il Secondo Grande Risveglio, i mormoni si distaccano assai dalla tradizione cristiana. Il loro puritanesimo (non fumare, non bere alcol, tè o caffè), l'attesa dell'«ultimo giorno», la fede nelle profezie, nelle visioni, nella glossolalia (il «parlare fluente» in lingue incomprensibili ma comprese) li accomuna alle chiese pentecostali, ma se ne distaccano sotto molti aspetti, sia organizzativi (la Chiesa mormone ha stabilito uno stato teocratico negli Usa, lo Utah, e la sua origine smentisce la dottrina della separazione netta tra chiesa e stato), sia dottrinari (i mormoni credono nella trinità, ma secondo loro sia il Padre sia il Figlio sono di carne e ossa; le anime degli uomini vivono fin dall'inizio dei tempi presso dio, Gesù è venuto in America dopo la sua morte...). Perciò la mormone è stata definita l'unica nuova religione creata nell'800, visto che il suo rapporto con il cristianesimo è simile a quello dei cristiani con gli ebrei (p. es. l'aggiunta di un nuovo testamento).
Il secondo fenomeno stupefacente è la velocità delle conversioni. Il Libro di Mormon fu dato alle stampe nel 1830 e già dopo soli 9 anni, la religione aveva attraversato l'Atlantico e in Inghilterra si convertiva al mormonismo il trisnonno di Mitt Romney (ex governatore del Massachusetts, candidato alla nomination repubblicana per le presidenziali del prossimo anno: vedi la puntata precedente pubblicata domenica 21 ottobre). La diffusione è dovuta in grandissima parte alla incredibile attività missionaria (vedi articolo accanto): ma proprio la sua diffusione lo diluisce. Harry Reid, il presidente del senato e senatore democratico del Nevada, si è convertito al mormonismo a 29 anni quando ha sposato la moglie mormone. Proprio mentre sono in Utah, lui è venuto a tenere una conferenza alla Brigham Young University a Provo (60 km a sud di Salt Lake City).
Nel suo discorso dice che vi sono stati profeti della chiesa LDS troppo conservatori: lo Utah è insieme all'Idaho lo stato più reazionario d'America. Reid ricorda che vi sono stati Apostoli mormoni apertamente razzisti e membri della John Birch Society: quel che ti colpisce qui è quel che non vedi. Non vedi neri: mentre nell'intero paese gli afro-americani costituiscono circa il 12,5% della popolazione, qui nello Utah sono solo l'1,3%. Reid condanna la guerra in Iraq. Il risultato è che mentre torno in macchina a Salt Lake City, ascolto un talk show alla radio e un ascoltatore, devoto mormone, dice che bisognerebbe uccidere Reid: «è un traditore».
(2-continua)

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Ottobre-2007/art67.html


Mormoni

Una setta a caccia di proseliti

Gli apostoli L'intensa attività missionaria moltiplica gli adepti in tutto il pianeta

M d'E.


 

All'uscita n. 18 dell'aeroporto di Salt Lake City in attesa dell'imbarco, ragazzi e ragazze in jeans e maglioni colorati attorniano quattro giovani in pesante completo nero con camicia bianca e cravatta nera e targhetta di ottone spillata all'occhiello con su scritto «Latter Day Saints Church».
Questi imberbi giovani biondi in vestito nero sono missionari in partenza per l'oltremare. In teoria, per qualunque mormone maschio (ma adesso possono andare in missione anche le donne) è un dovere partire per due anni di apostolato all'estero. Perciò i mormoni costituiscono la setta statunitense dal più intenso proselitismo nel mondo: sono 52.000 missionari in tutto il pianeta, mentre per esempio tutti i protestanti hanno solo 45.000 missionari a tempo pieno.
Questi giovani che si fanno fotografare con ogni loro amico(a) alla volta, stanno per partire per paesi in cui la loro pelle chiara risalterà quanto il pesante completo nero, che sia in Giappone, nelle isole Fiji o in Nuova Guinea. Diffonderanno il verbo del profeta Mormon tra gli Shipibos e i Bora sul Rio delle Amazzoni. Nella sola capitale dell'Amazzonia peruviana, Iquitos, i mormoni hanno tre diocesi (stakes) e 12 parrocchie (wards) e mentre soggiornavo in quella città, vi stavano costruendo ben cinque chiese. D'altronde, chiunque abbia visitato a Salt Lake City la Piazza del Tabernacolo, sa quanto possa essere aggressivo il proselitismo mormone, con le gentili guide dall'insistente cortesia, che ti si appiccicano e non ti mollano più.
Questa intensa attività missionaria fa sì che la LDS sia la chiesa che si espande più velocemente al mondo, raddoppiando circa ogni 15 anni: oggi il mormonismo è la prima o seconda religione in nove stati occidentali degli Usa, la quinta religione di tutti gli Stati uniti. la Lds ha 330 missioni e 29.000 congregazioni in 162 nazioni. Il fondatore della nuova «economia politica delle religioni», Rodney Stark, prevede che alla metà del secolo la Chiesa LDS avrà più di 60 milioni di fedeli (ma altri esperti trovano esagerata questa previsione).
Ma questo indefesso apostolato ha un effetto di ritorno sui mormoni stessi. Intanto, il primo risultato del proselitismo a oltranza è che più della metà dei suoi 12 milioni di fedeli vive fuori dagli Stati uniti e solo 5,4 milioni negli Usa. Per cui si va creando una religione a doppia velocità: un mormonismo statunitense (in particolare nello Utah), assai rigido, e un mormonismo mondiale, più rilassato. Così sta diventando un po' meno statunitense questa setta americana per eccellenza: l'impasto di devozione e cupidigia, Cristo che visita il Nuovo Mondo, le nazioni indiane come «tribù perse e ritrovate d'Israele», il fatto che il suo fondatore abbia il cognome Smith, come se in Italia il profeta si chiamasse Rossi...
In secondo luogo, questa chiesa è chiusissima su se stessa, persino misteriosa con i suoi rituali segreti e i suoi aspetti massonici: il suo profeta Joseph Smith aveva fondato una loggia massonica in Illinois, ma poi la Chiesa LDS per più di un secolo ha vietato ai suoi membri di aderire alla massoneria, come fosse un concorrente, e però - paradosso - in un paese in cui solo il 12 % dei cittadini possiede il passaporto e meno di un terzo dei deputati è mai stato all'estero, i mormoni sono gli unici statunitensi ad avere viaggiato estensivamente fuori dell'America e ad aver soggiornato per ben due anni all'estero: la setta più chiusa è però anche la più cosmopolita.
A downtown Salt Lake City, il giovane barbiere che taglia i miei pochissimi capelli mi chiede da dove vengo. Mi racconta che è stato due anni in Italia da missionario, a Firenze Verona, Trento. L'Italia gli manca tanto, la gente, la cucina, il posto.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Ottobre-2007/art65.html


«Perché bussano alla mia porta?»
 

Questo è il testo di una lettera pubblicata dal settimanale alternativo Salt Lake City Weekly nella prima settimana di ottobre e scritta con ogni evidenza da un colto immigrato iraniano in Utah. (m. d'e.)
Li vedo ogni giorno. Mi sorridono. Mi fissano nei miei occhi neri, come se fossero una bella notte con tante stelle. Non sanno chi sono io, né io so chi sono loro. Probabilmente siamo tanto differenti che non vogliamo neanche parlarne. Sento qualcuno chiamarli «mormoni», ma non sono sicuro perché, perché tutti loro sembrano come umani. L'altro giorno due di loro sono venuti alla mia porta dicendo che avevano un messaggio per me; era una sorpresa perché ero tutto solo in questo nuovo posto, e chi vorrebbe mandare due giovanotti con gli occhi azzurri solo per consegnarmi un messaggio? Così li ho lasciati entrare e abbiamo cominciato a parlare.
I due mi hanno detto che avevo pensato in modo sbagliato per tutta la mia vita e che i miei valori erano scorretti e hanno aggiunto che c'è un solo cammino verso la luce, il cammino che loro stanno seguendo. Abbiano parlato un po' più a lungo prima che se ne andassero, e a ogni momento mi ricordavano quanto sbagliate fossero le mie credenze.
Quella notte mi sono messo a pensare che avrei voluto avere un'altra possibilità di vedere i due giovani, perché avevo tante domande da porre. Perché vanno di porta in porta cercando di persuadere ognuno a pensare nel modo in cui pensano loro? Il mondo sarebbe forse un posto migliore su tutti fossero mormoni, tutti avessero identiche risposte alle loro domande? Perché parlano sempre di diversità quando loro non credono in essa?
Mi sembra che in Utah nessuno creda alla diversità. Non accettano né rispettano il modo altrui di pensare - altrimenti non andrebbero in giro a bussare alle porte di legno, ma andrebbero in giro a bussare alle porte dei cuori della gente, facendo loro capire che non c'è giusto e sbagliato nel modo in cui noi diamo un senso a questo mondo complicato, perché ognuno di noi è unico, sia dentro, sia fuori.
Loro sorridono sempre quando li vedo: e sempre guardano ai miei occhi senza battere ciglia. La differenza è che ora io so chi sono e voglio aiutarli a capire e accettare chi sono io.
Payam Ishani Afousi
Salt Lake City

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Ottobre-2007/art66.html


Una caccia fino all'ultimo antenato

Una religione «in franchising», un fondamentalismo intriso di spirito capitalista. I mormoni incarnano molte delle ossessioni americane: compresa quella per la genealogia. Perfino il candidato alla nomination repubblicana Mitt Romney ammette di aver battezzato defunti...

Marco d'Eramo

Inviato a Salt Lake City (Utah)


Il sagrato davanti al Tempio è tutto un susseguirsi di giovani sposi appena usciti dalla cerimonia nuziale, in posa per le fotografie nel cielo terso di questa assolata mattina autunnale. Le spose sono tutte vestite di bianco, tutte bionde, e gli sposi portano, per lo più impacciati, un abito da cerimonia. Poi tutta la famiglia allargata si riunisce sugli scalini per la foto di gruppo.
La somiglianza con tutti gli altri matrimoni in tutto il resto del mondo è però ingannatrice. Il Tempio di Salt Lake City è il più sacro per i mormoni perché questa città è Zion (cioè Sion), là dove su terra si realizzerà il regno dei cieli. E il matrimonio celebrato nel Tempio è diverso da tutte le nozze officiate altrove, perché è un «matrimonio celeste» che lega gli sposi per tutta l'eternità. Perché per i mormoni in paradiso ci si va non individualmente, ma a tariffa familiare: il paradiso è abitato da clan familiari, non da singole anime. Quella foto di gruppo è la foto di un'eternità. Se già la prospettiva che il matrimonio sia indissolubile in questa bre ve vita incombe come una minaccia insostenibile, immaginiamoci un tête-à-tête che dura nell'abisso del tempo. Ma per quanto in paradiso ci si vada in gruppi familiari, i mormoni sono esseri umani come tutti gli altri e quindi anche i loro matrimoni falliscono. Vari studi hanno dimostrato che il tasso di divorzio tra i mormoni è uguale a alla media degli altri americani (26% degli sposati hanno divorziato almeno una volta). La differenza è che qui la rottura deve essere molto più penosa, vista l'eternità delle aspettative che erano state poste nel vincolo. E infatti pare che quando a sposarsi sono due mormoni, e non un/a mormone con una/un gentile, il tasso di divorzio si riduca esattamente della metà. Quindi si può dire che l'87% dei matrimoni tra mormoni apre la vita a una coabitazione senza fine.
Il matrimonio celeste è una delle tante peculiarità che rendono il mormonismo diverso da tutte le altre religioni cristiane, almeno quanto il cristianesimo è diverso dall'ebraismo: come il cristianesimo ha aggiunto i vangeli all'antico testamento, così la Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno (Latter Day Saints, Lds) ha aggiunto il Libro di Mormon e, per esempio, non crede nel peccato originale.
Ma se in paradiso ci si va in famiglia, sorge il problema degli antenati che non hanno avuto modo di conoscere il vero verbo. Secondo i mormoni, la giustizia divina non può ammettere che un'anima sia condannata all'inferno solo perché si è incarnata in un tempo e in un luogo in cui non ha avuto modo di conoscere Cristo e di essere battezzata. Deve essere possibile rimediare a questa involontaria, eterna infelicità. A questo scopo la Chiesa Lds ha elaborato un rituale che è forse il più specifico dei mormoni, e cioè il battesimo dei morti. Le anime dei defunti possono essere battezzate: sta ai defunti stessi decidere se accettare o meno questo battesimo.
Il candidato battezza defunti
Lo stesso Mitt Romney, candidato repubblicano alla nomination per le presidenziali dell'anno prossimo, ex governatore del Massachusetts, fondatore di una ditta di private equity con cui ha accumulato un patrimonio di circa 300 milioni di dollari, cioè sagace uomo d'affari e astuto politico, ha ammesso con il settimanale Newsweek di aver battezzato i defunti («ma non di recente» ha aggiunto).
Si rimane attoniti di fronte alla compresenza simultanea di un tale sistema di credenze e di un utilitarismo capitalista estremo. D'altronde la Chiesa Lds ha dimostrato in 167 anni di sapere far fruttare benissimo quel 10% del proprio reddito che i suoi fedeli sono tenuti a versarle ogni anno, costruendo un impero di banche, miniere, industrie, giornali,tv, università... E il mormonismo è così intriso di spirito capitalista che per le sue 29.000 congregazioni all'estero si parla di «religione in franchising».
Ma la faccenda non finisce qui, perché al servizio di queste conversioni postume la Chiesa Lds ha messo tutta la propria straordinaria capacità organizzativa e lo spiccato senso pratico che la contraddistingue. Affinché il battesimo dei morti non lasci indietro nessuno, non può essere trascurata nessuna anima passata, presente e futura. Il primo compito dei mormoni è quindi di far risalire le genealogie il più indietro possibile, per documentare ogni singola anima che si sia mai incarnata sulla terra. Sembra un missione immane e impossibile, eppure è proprio per portarla a termine che la Chiesa Lds fondò nel 1894 la Genealogical Society of Utah (Gsu), oggi nota come il Family History Department. All'inizio la ricerca genealogica avvenne con metodi tradizionali, con i membri della chiesa che copiavano gli archivi parrocchiali e le lapidi dei cimiteri. I missionari in giro per il mondo copiavano gli archivi locali, o se li facevano spedire. Però nel 1938 la Gsu comprò la sua prima macchina fotografica e l'archiviazione cominciò ad avvenire per microfilm, il che permise di lanciare uno dei più ambiziosi programmi della storia. All'inizio, dopo la Seconda guerra mondiale, l'attenzione si concentrò soprattutto sugli Stati uniti. Per esempio nello stato di New York furono copiate 50.000 pagine di storie di famiglia, mentre in North Carolina furono riportate le schede genealogiche complete di 83 contee.
Poi la ricerca si estese. Negli anni '50 fu microfilmata una parte degli archivi messicani. A volte furono gli stessi stati che chiesero ai mormoni di microfilmare i propri archivi nazionali per poterli meglio conservare: durante la rivoluzione del 1956 l'Ungheria ricorse ai mormoni per poter salvare i propri archivi dalla distruzione, e più tardi lo stesso fece la Polonia (ambedue stati comunisti, si noti, dove l'ateismo era dottrina di stato). Negli anni '70 lo stato del Missouri chiese alla Chiesa Lds di microfilmare 17 milioni di pagine di archivi statali.
Nel 1959 l'immagazzinamento cominciò a diventare un problema. Allora si iniziarono a scavare 6 enormi gallerie nel granito delle montagne del Little Cottonwood Canyon, a 40 km da Salt Lake City, e nel 1963 furono inaugurati i Granite Mountain Record Vaults, abbastanza spaziosi da poter contenere l'equivalente di 25 milioni di volumi. Secondo il sito della Family History Library, la biblioteca include 2,4 milioni di registrazioni genealogiche, 742.000 microfiches, 310.000 libri, 4.500 periodici. Il database Ancestral File, contiene più di 36 milioni di nomi collegati in famiglie. L'Indice genealogico internazionale registra 725 milioni di nomi. Complessivamente il database contiene più di 2 miliardi di nomi, la maggior parte vissuta prima del 1930. In questo momento 200 macchine fotografiche in 45 paesi stanno microfilmando archivi. I mormoni mettono le proprie risorse a disposizione di chiunque voglia fare ricerche sul proprio albero genealogico.
L'ossessione genealogica
Questa paranoia genealogica incontra una delle attitudini più profonde della civiltà americana. Questo popolo di emigrati sradicati è alla costante ricerca delle proprie radici. Eric Hobsbawm dice che gli americani hanno «una sfrenata passione per la genealogia» e fa risalire questa passione ai primi anni '90 del XIX secolo, per le famiglie che volevano stabilire la propria purezza wasp (white anglo-saxon protestant) di fronte all'ondata di immigrati dall'Europa meridionale e orientale. Come si vede, proprio gli stessi anni in cui i mormoni fondavano la Gsu.
Attraverso la strana credenza del matrimonio celeste, e il rito del battesimo dei defunti, il mormonismo si delinea quindi sempre più come una religione americana per eccellenza, qui per l'ossessione genealogica e per il perseguire con sagacia imprenditoriale una missione dovuta a una credenza fondamentalista. Immaginate quante risorse, energie e denaro sono stati riversati in questa ricerca del Graal genealogico. Il dipartimento ha aperto in tutto il mondo 4.000 filiali della Biblioteca di Storia Familiare. Proprio in questo momento la Chiesa Lds sta cercando 10.000 volontari bilingui (inglese e spagnolo o inglese e e portoghese) per archiviare tutti i dati dell'America latina, con il censimento completo del 1930 in Messico come primo obiettivo. 10.000 volontari sono un'enormità!
Ma questa ossessione non è sempre innocua. Nell'agosto del 2000 Libération faceva la sua copertina con il titolo «Nos ancêtres les mormons» (che richiama l'espressione di Asterix, «nos ancêtres les gaulois»), perché proprio allora lo stato francese voleva rescindere un accordo firmato nel 1987 in cui concedeva alla Chiesa dei santi dell'Ultimo Giorno il diritto di fotografare gli archivi nazionali su più di 100 anni, in cambio di una copia di questi microfilm. Ma poi, con Internet, i dati di questi archivi sono stati utilizzati liberamente per battezzare i defunti: da qui la volontà di rescissione da parte dello stato francese per difendere i diritti di privacy anche dei morti.
Addirittura nel 1994 suscitò un finimondo la notizia che i mormoni stavano battezzando le vittime dell'Olocausto, quando uno dei 613 comandamenti impartiti da Geova a Mosè sul monte Sinai vieta di tentare di contattare i morti. Le organizzazioni ebraiche protestarono con tale veemenza da costringere nel 1995 la chiesa mormone a vietare il battesimo di queste vittime dell'Olocausto e a rimuovere migliaia di nomi dall'indice dei defunti battezzati, ma sembra che tra alcuni fondamentalisti mormoni continui questa pratica, come quella della poligamia (sembra che oggi esistano 21.000 famiglie poligamiche). Per altro pare che abbiamo battezzato anche Afdolf Hitler.
È perciò con una certa apprensione che mi accingo a visitare la sede centrale della Biblioteca di Storia Familiare, proprio di fronte al Tempio, e accanto alla Zion Bank. Mentre mi aggiro incerto tra i computer, gentili, e insistenti, hostess vogliono guidarmi alla ricerca del mio albero genealogico. Mi viene un senso di oppressione e ammetto di essere fuggito prima che mi accalappiassero, nel timore di lasciar qualche traccia della mia famiglia nei loro computer e ritrovarmi così la bisnonna mormone.
(3-continua)

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Ottobre-2007/art45.html


Gli scomunicati di Zion

Quarta e ultima puntata del viaggio nel mondo dei mormoni americani
Precetti impossibili, poligamia, ipocrisia. La Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno in Utah scricchiola sotto il suo stesso peso. L'abiura dei jack mormons

Marco d'Eramo

Inviato a Salt Lake City (Utah)


 

In questi giorni non vedo altro che jack mormons, termine leggermente spregiativo nello Utah, cioè mormoni non strettamente osservanti, ma che mantengono buoni rapporti con la Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno (Latter-Day Saints Church, Lds). «Mormoni di sinistra», espressione che sembra un ossimoro, che bevono tè e caffè, persino alcolici. Si definiscono jack mormons Wayne Holland, presidente del partito democratico dello Utah; Holly Mullen, direttrice del settimanale alternativo Salt Lake City Weekly; Ed Mayne, presidente della confederazione sindacale Afl-Cio nello Utah.
E un po' alla volta comincia a mostrare crepe la facciata granitica della Chiesa dei Santi, forse vittima del proprio successo. La sua potenza economica la integra nel circuito finanziario globale e la pone a stretto contatto con altre culture, la dimensione massiccia del suo proselitismo altera la composizione razziale di una religione un tempo apertamente razzista (fino al 1978 i neri non potevano diventare preti di questa chiesa).
La ricchezza dello Utah attira immigrati. Oggi solo il 40% degli abitanti di Salt Lake City è mormone (in campagna invece i mormoni sono quasi la totalità). Poiché due terzi dei 2,5 milioni di abitanti dello Utah vivono nella fascia che da nord a sud va da Ogden a Provo, passando per Salt Lake e Orem, l'urbanizzazione porta con sé tutto un mescolarsi di costumi, mentalità, lingue che incrina.
«Non mi riconosco in una chiesa che non tiene conto di me, del mio essere donna» dice Holly Mullen. Nella loro semestrale conferenza generale, gli Apostoli e i Profeti possono ripetere vecchi precetti, ma intorno il loro stesso mondo cambia. Sembra patetico l'Apostolo Dallin Oaks quando invita i genitori a limitare il tempo di videogiochi dei figli. Con internet e i videogiochi «certi giovani stanno saltando le attività giovanili della chiesa». Sembra una dinosaura Julie Beck, nuova presidente della Relief Society, l'associazione femminile della Chiesa Lds: «Le fedeli mormone vogliono figli e non vogliono rimandare il momento del parto...», le mamme mormoni onorano i loro sacri contratti portando le figlie in chiesa «in vestiti lavati e stirati, capelli pettinati alla perfezione; e i loro figli indossano camice e cravatte bianche e hanno i capelli con un taglio missionario». Il dovere della donna per Beck è «cucire, lavare vestiti e piatti, e tenere la casa in ordine e pulita». Perfino un sito blog mormone come Times and Seasons (timesandseasons.org) ha criticato la Beck perché «induce il senso di colpa di non essere la migliore madre del mondo».
Un segnale delle crepe è il moltiplicarsi delle scomuniche contro professori e autori di libri: il caso più clamoroso è quello di sei autori processati per eresia (tra cui la scrittrice femminista Maxine Hanxs) tra settembre e ottobre 1993, chiamati quindi September Six: cinque di loro furono scomunicati. Nel 1994 sono seguite altre tre scomuniche di autori di saggi: ancora una scomunica nel 1997, una nel 2000 (Margaret Toscano per un libro sul femminismo), due nel 2002, ancora una nel 2004 (Grant Palmer, per un libro pubblicato per altro dalla casa editrice della Lds, Deseret). Questa rigidità riesce a far perdere la fede persino ai più devoti. Nel suo libro Leaving the Saints (2005), Martha Beck racconta come lei e suo marito (pur docenti all'università mormone Brigham Young) sono stati spinti ad abbandonare lo Utah e la Chiesa.
«Questa è una società profondamente ipocrita» mi dice John Saltas che del Salt Lake Weekly è il fondatore, di origini greche (suo padre lavorava in miniera): «Qui non è come nel resto dell'America, dove puoi assimilarti restando cattolico, ortodosso, ebreo. Qui se non ti converti alla chiesa mormone, resti fuori. Se un italo-americano e una mormone si amano, lui si converte. Senza l'ipocrisia, il nostro settimanale non esisterebbe».
Nei locali dove servono birra e vino esigono che l'avventore paghi un'iscrizione temporanea di 4 dollari, così possono far finta di essere un club privato (lucrano persino sul proibizionismo). «Non è la fede che mi dà fastidio, è il bigottismo: dicono che hanno rinunciato alla poligamia, e in effetti sono quasi tutti monogami, però nell'oltretomba la poligamia è accettata di nuovo».
La poligamia è al centro della serie tv Big Love che su Hbo ha sostituito i Sopranos, uno straordinario successo. Big Love è la vita di tutti i giorni di una famiglia mormone poligama, in cui il protagonista ha tre mogli e sette figli e litiga con il suocero profeta. Come i Sopranos era una famiglia di mafiosi che però andavano in psicoterapia, così questi devoti mormoni hanno le fragilità di tutti gli esseri umani. Un figlio del suocero-profeta è persino omosessuale. Una delle mogli spende troppo ed è in debito di 60 mila dollari sulla sua carta di credito. E poi lo stress di nascondere al mondo la situazione poligamica, delle tre casette che comunicano tra loro. La serie fa leva sulla curiosità guardona per la poligamia e una comunità che pratica rituali segreti.
I Santi dell'Ultimo Giorno si trovano così in una situazione critica, perché mentre si espandono a ritmo vertiginoso in terre lontane, nella propria roccaforte, a Zion stessa, avvertono gli scricchiolii di una religione che comincia a essere troppo impegnativa per i suoi fedeli. Il caso più clamoroso, in questo ottobre 2007, è quello del soggettista e regista Richard Dutcher che dieci anni fa aveva inventato il «cinema mormone»: mormone devoto, nato a Mapleton in Utah, studente alla Brigham Young University, soggettista a Hollywood, nel 1997 ha diretto il film per Hbo Girl Crazy in cui un donnaiolo impara a essere fedele, poi per Pbs Eliza and I, sulla poetessa convertita che divenne moglie sia di Joseph Smith (fondatore del mormonismo), sia di Brigham Young (il presidente profeta che portò i mormoni nello Utah).
Dutcher raggiunse la celebrità nel 2000 con God's Army («L'esercito di dio») che racconta le peripezie di un giovane missionario mormone in downtown Los Angeles. God's Army è stato proiettato in molte missioni mormone nel mondo e ha avuto un sequel, State of Grace (2005). Nell'aprile scorso Dutcher ha scritto una lettera aperta al Daily Herald di Provo. Annunciava che non era più un membro attivo della chiesa (anche lui un jack mormon?). E a ottobre ha proiettato un'anteprima del suo nuovo film, Falling, alla fondazione Sunstone della Chiesa Lds. Il film si apre con il protagonista che manda a quel paese dio (Fuck you!). Il risultato della proiezione è che molti spettatori hanno mandato all'inferno Dutcher.
L'abiura di questo regista è solo un altro piccolo segnale dei cambiamenti in corso. «Ci vorranno ancora anni - mi dice il presidente del partito democratico dello stato, Wayne Holland, che preferirebbe John Edwards candidato, ma si sta rassegnando a Hillary Clinton - c'è ancora molto da fare, ma riusciremo a sconfiggere il conservatorismo in Utah».
(4 - fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 21, 24 e 27 ottobre)

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Ottobre-2007/art76.html


«Nello Utah noi democratici torneremo maggioranza»

Incontro con Ed Mayne, «jack mormon», presidente della Afl-Cio dello stato, senatore e capo dei volontari per le Olimpiadi 2002

M. d'E.

Inviato a Salt Lake City


 

Ed Mayne mi passa a prendere alle 8.30 del mattino per portarmi alla Utah University dove gli conferiranno un premio. La cerimonia è rapida, e alle 10 lui mi guida al suo ufficio di presidente della Afl-Cio dello Utah. Prima di entrare nella palazzina sede della confederazione e anche degli uffici dei sindacati più piccoli (con meno di 2.000 iscritti), Ed Mayne, un omone di 62 anni calvo e con la barba, entra in un distributore da cui compra i giornali e un caffè da portare via. Gli chiedo: «Ma i mormoni non sono tenuti ad astenersi da alcool, tabacco, caffè e tè?» E lui mi risponde: «Io sono un jack mormon - dice sorridendo -, ogni tanto bevo anche un bicchiere di vino». Sua moglie è metodista, come sua figlia. Suo figlio invece «da ragazzo mi faceva disperare. Poi s'è scoperto la passione per il computer, e ora disegna siti web - ha disegnato il mio sito -, lavora anche per Hollywood, e guadagna un sacco di soldi, certo più di me. Si è convertito al mormonismo. Gli hanno chiesto di andare in missione, ma non ci è andato». Ma ci sono giocatori d'azzardo qui? «Eccome, vanno tutti a giocare o in Wyoming o in Nevada (Las Vegas è a 620 km di autostrada). Avevamo proposto di costruire due casinos e due campi da golf sull'isola Antelope nel Grande Lago Salato che dà il nome alla nostra città». Come dice il nome, sull'isola brulla ci sono molte antilopi (però io vi ho visto solo bisonti). «Ma la Chiesa (mormone) non ha voluto. Così tutti prendono la macchina e vanno oltre i confini dello stato. Mia madre ha 84 anni e mio padre 87: la domenica mattina andiamo nel tempio per la cerimonia e poi via in macchina al casino a giocare d'azzardo in Idaho o Wyoming, o anche a Las Vegas».
La targa della sua macchina è «Sen11». (Le targhe dello stato portano scritto «Ski UTAH!», si pronuncia «Yutaaahhh!!!»). Eddie infatti è anche senatore del senato statale dello Utah da tre legislature. «Stare al senato, mi dice, mi consente di dare più peso alle mie rivendicazioni come sindacalista. Vengo da una famiglia di minatori, io stesso sono stato minatore alla miniera di rame di Bingham» che è forse la più grande miniera di rame a cielo aperto, un cratere di più di tre chilometri di diametro a circa 30 km da Salt Lake City, uno spettacolo impressionante. «È un Colossseo di roccia». Si batte perché le imprese paghino l'assicurazione medica ai dipendenti: altrimenti finiscono a carico dello stato che ci rimette: «L'ho fatto capire anche ai repubblicani». Ora Eddie sta cercando di fare in modo che lo stato converta una parte del denaro che spende per le case di riposo in cure a domicilio in modo che i vecchi non siano costretti a farsi ricoverare e possano restare a casa loro. È fiducioso nelle possibilità di trasformare lo Utah, considerato insieme all'Idaho lo stato più conservatore degli Usa. «Per esempio, se li metti davanti ai fatti, anche i repubblicani capiscono che conviene a tutti ridurre l'economia sommersa, altrimenti lo stato ci rimette in tasse». «Qui la situazione sta cambiando, lentamente ma cambia. Io non so se ci sarò, ma penso che tra qualche anno noi democratici saremo di nuovo maggioranza nello stato. Come era prima di Reagan, quando abbiamo avuto un governatore democratico per vent'anni». Ed Mayne conosce bene Mitt Romney perché ha lavorato con lui per le olimpiadi invernali del 2002 a Park City. Come i texani verso Bush e i chicagoans verso Obama, anche qui nello Utah non trovo un solo utahan che non trovi Romney «una persona per bene, uno bravo». «Io so che se Mitt viene eletto, posso telefonare alla Casa bianca e farmelo passare. Lui aveva bisogno di 20.000 volontari per i giochi e noi del sindacato gliene abbiamo dati 8.000», dice Eddie: «Ora ha posizioni assai conservatrici. Ma una cosa è quello che dici e una quello che fai. Quando era qui, Romney si è dato da fare per allargare la copertura sanitaria. Per essere eletto deve fare discorsi molto conservatori, ma io lo conosco ed è uno equilibrato».
Prima di lasciare l'ufficio, mi fa portare dalla segretaria i suoi tre biglietti da visita (sindacalista, senatore e presidente dei volontari per le olimpiadi invernali 2002), una tazzona da caffellatte e una borsa di tela con la scritta elettorale: «Vota Ed Mayne». Fra pochi mesi andrà in pensione come presidente della Afl-Cio. Eddie sta combattendo una forma particolarmente maligna di tumore al polmone. «La chemioterapia mi ha fatto cadere tutti i capelli ma ora ha smesso di funzionare, e ormai i medici sono a corto di alternative, ma io non mi do per vinto, mi batto fino all'ultimo». Mi scarrozza in macchina a vedere gli uffici dei sindacati più grandi che hanno un ufficio proprio, come i Teamsters (camionisti): «A livello nazionale vari sindacati, come i Teamsters, sono usciti dalla Afl-Cio, ma qui è diverso. Nello Utah sia i Teamster, sia i Seiu (Service employees International Union) siedono nel mio comitato direttivo e lavoriamo insieme. Il problema ce l'abbiamo con la direzione nazionale che non investe soldi in stati come il nostro, non ci consente di assumere attivisti che facciano crescere la sindacalizzazione». L'ampia vallata di Salt Lake è soffusa di uno smog che in parte nasconde le montagne circostanti e ci colora di arancione nella luce del sole: «D'inverno è ancora peggio, non ci si vede proprio. Forse è questo che mi ha fatto ammalare». Mentre passiamo davanti a un Mall, discutiamo della difficoltà di abbandonare la vita, di mettere a posto le proprie carte, salutare tutti, scrivere il testamento. Passiamo davanti alla palazzina a un piano in cui ha sede il sindacato dei lavoratori delle costruzioni: «Questi qui mi amano proprio, dice Eddie, con tutte le strade che ho aiutato a far costruire nello Utah, strade e autostrade in cui lavorano solo i sindacalizzati», dice con orgoglio.

  http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Ottobre-2007/art75.html


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