FISICA/MENTE

 

ALFONSO LOPEZ TRUJILLO: UN GERARCA INQUISITORE

 

Tutti i gerarchi che la Chiesa eleva ad alti ranghi sono dei reazionari, un vero distillato di reazione. Da quando abbiamo avuto il piacere di un papa polacco, la reazione, mescolata al malaffare (strana morte di Papa Luciani, flussi di denaro sporco allo Ior, assassinio di Calvi, fuga del cardinale Marcinkus, assalto dell'Opus Dei e dei Legionari di Cristo, assoluzioni dei pedofili con la promozione del loro big a capo di Santa Maria Maggiore a Roma, ...), aumenta in Vaticano. La Chiesa, dopo anni di finta equidistanza tra le forze sociali e politiche italiane, si è schierata apertamente, come nei peggiori regimi fascisti, dalla parte dello schieramento di destra per un chiaro mercimonio tra favori economici ed impunità varie da una parte ricambiate con voti dall'altra.

Nella fauna vaticana emerge un grande inquisitore, un uomo che proviene da Medellin (Colombia), che dovrebbe occuparsi di famiglia, aborto, pacs, cellule staminali. Il personaggio lo vedete nella foto ... ha un aspetto rassicurante come le cose che dice.

A questa persona, votata alla castità ed alla rinuncia del matrimonio e di prole, affidereste figli e nipotini ? Dopo che avrete risposto positivamente a questa domanda, leggete a cuor leggero ciò che segue, con particolare riguardo all'intervista che ha rilasciato a Famiglia Cristiana (in fondo), vero monumento al Cardinale inquisitore Bellarmino. Viene in mente il fatto che questo personaggio, che ha in odio i governi nazionali e le loro legislazioni laiche, non dubita a prendere i soldi da tali governi. Abbia uno scatto d'orgoglio, riesca a dire che da tali governi non vuole neppure un centesimo di euro!

R.R.


 

CHIESA E OMOSESSUALITA' - 2

http://www.arcigaymilano.org/crono/sezione.asp?IDEvento=398&sez=Religione&sotto=Omofobia+cattolica 

IL LEXICON

Il Lexicon, un volume di quasi 900 pagine, affronta i punti chiave dell'etica sessuale cattolica. Contiene pesanti, assurde e ingiustificate accuse agli omosessuali che hanno reagito con denunce legali, convegni e proteste che proseguono tuttora.



"L'OMOSESSUALITA' NON HA ALCUN VALORE SOCIALE"
"E' UN INTRICO PSICHICO CHE LA SOCIETA' NON PUO' ISTITUZIONALIZZARE"



Il LEXICON, fortemente voluto dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo, contiene una serie di definizioni accompagnate da una breve spiegazione analitica, e dovrebbe essere la guida base per ogni cattolico quando tratta delle questioni riguardanti coppia, famiglia e sessualità, quindi indirizzato in particolar modo a politici ed educatori.

L'associazione AGEDO ha inoltrato denuncia specifica per diffamazione verso il Cardinal Trujillo (vedi nei collegamenti) che naturalmente è stata respinta con la motivazione che ". . . Nessun elemento di fatto consente di ritenere che il poderoso volume sia destinato (mirato) a contrastare espressamente l’attività dell’Associazione AGEDO, che ad un primo esame non sembra nemmeno nominata nel testo, né che l’intenzione del curatore e degli autori sia stata quella di "offendere" tale associazione ed i suoi aderenti, cosicché si esclude la sussistenza dell’animus diffamandi . . ."

Arcigay Nazionale ha creato un gruppo di studio con scienziati ed esperti che stanno esaminando il testo e le proposte di iniziativa per una adeguata risposta.

Il Lexicon è un volume di quasi novecento pagine, che affronta i punti chiave dell'etica sessuale cattolica. Pensato ed elaborato con cura perché nella "guerra del sesso", che impegna il Vaticano con i governi e le organizzazioni internazionali tipo l'Unfpa (l'agenzia dell'Onu che si occupa del controllo demografico), le gerarchie ecclesiastiche intendono passare al contrattacco nell'unica battaglia che conta davvero, quella culturale.

Comprende 78 parole-chiave ritenute ''ambigue'' nell'uso che ne fanno parlamenti e organismi culturali e internazionali ''quando discutono e legiferano sui temi della famiglia e della vita''. Il "Lexicon della famiglia e della vita", pubblicato nelle principali lingue internazionali, è frutto di un lungo lavoro, che ha coinvolto una settantina di esperti di ogni parte del mondo, con una forte prevalenza di esperti dell'area iberica e polacca.

Redatto a cura del Pontificio consiglio per la Famiglia, guidato dal tenace e dinamico cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, il Lexicon rilancia in pieno la "dottrina Wojtyla" di morale sessuale ed il suo sottotitolo - che suona "Glossario critico di neologismi, termini ambigui e concetti difficili frequentemente usati nei fori istituzionali" - rivela immediatamente la sua funzione: contrastare la cultura della salute produttiva, del sesso sicuro, dell'aborto legale e sanitariamente tutelato, della pluralità dei modelli familiari, della fecondazione artificiale, della libera scelta di vita di genere.

L'insieme della cultura, insomma, che si è andata imponendo negli ultimi cinquant'anni in Occidente e che ha cominciato ad affermarsi anche nelle conferenze internazionali dell'Onu nel corso degli anni Novanta, a partire dai convegni del Cairo e di Pechino. (M. Politi su Repubblica del 17.12.02)

Dal comunicato stampa Arcigay:

Un dizionario contro la Chiesa e gli omosessuali

Infatti, i farneticanti giudizi anticipati da alcuni organi di informazione, rischiano di offuscare le pur minime aperture di dialogo che in questi anni, alcuni settori della Chiesa hanno tentato di sviluppare, attraverso pubblicazioni, confronti e dibattiti pubblici. Persino i ragionamenti svolti nel nuovo Catechismo cattolico, dove si parla di accoglienza e comprensione, vengono cancellati da questa opera.

Il Lexicon giustifica addirittura l'omofobia, che va intesa come giusta risposta verso i gruppi di pressione gay.

Si tratta del più violento attacco alla libertà e alla convivenza civile, che la gerarchia cattolica abbia mai portato avanti negli ultimi vent'anni. Si decide insomma, di condannare definitivamente milioni di gay credenti, affidandoli al fuoco purificatore (non potendo più organizzare i roghi) di una certa dottrina antiscientifica e antistorica di cui è permeata la Curia romana. D'altronde gli strali contenuti sulla prevenzione e l'uso del preservativo ben riassumono ciò che si prova nelle ovattate stanze vaticane: una immensa paura verso una diffusa volontà di confronto e comprensione che germoglia nelle Conferenze episcopali, nei gruppi e associazioni cattoliche, nelle comunità dei fedeli. Nella Chiesa infatti, le diverse espressioni dell'amore sono già una realtà, che nessuna moderna Inquisizione potrà fermare.

Aurelio Mancuso
Segretario nazionale Arcigay

Ecco la notizia ANSA del 30 marzo 2003 sulle anticipazioni estratte dal documento vaticano.

CITTA' DEL VATICANO, 30 MAR - ''L'omosessualità non ha alcun valore sociale'', è ''un intrico psichico che la società non può istituzionalizzare''; bisogna smettere di ''stigmatizzare tutti quelli che si interrogano sulla omosessualità'' tacciandoli di ''omofobia''. E' destinata a far discutere la voce sui gay del Lexicon vaticano di termini etici, che sarà a giorni in libreria.

L'opera di quasi 900 pagine comprende 78 parole-chiave analizzate dal Pontificio consiglio per la famiglia e ritenute ''ambigue'' nell'uso che ne fanno parlamenti e organismi culturali e internazionali ''quando discutono e legiferano sui temi della famiglia e della vita''.

Tra i termini destinati a suscitare scalpore, oltre a omosessualità e omofobia, c'è una forte condanna del cosiddetto ''sesso-sicuro'' e della presunta efficacia del preservativo nella prevenzione delle malattie sessuali e c'è la critica del concetto di ''genere'' e di ''salute riproduttiva''.

Nelle 15 righe di introduzione alla voce ''omosessualità e omofobia'' (il Lexicon è organizzato per definizioni accompagnate da una breve trattazione analitica) si legge che ''oggi, con il pretesto del diritto alla differenza, gruppi di pressione spesso molto forti spingono per il riconoscimento legale'' delle coppie omosessuali e del diritto per loro alla adottabilità dei bambini.

''Omofobia'' per il Lexicon è invece il ''termine usato per stigmatizzare tutti quelli che si interrogano sulla omosessualità'' dal punto di vista sociale e morale. ''I sistemi sociali e gli individui eterosessuali'', rimarca il dizionario vaticano, sono spesso spinti a un ''senso di colpevolezza di fronte alla omosessualità''' tanto che l'interrogarsi su di essa è ''assimilato a un delitto, il delitto dell'omofobia''.

Invece per il Vaticano l'omosessualità, ''quando la si vuol legittimare senza discernimento alcuno, ma reagendo solo alle affermazioni dei gruppi di pressione, pone numerosi problemi''; è comunque una condizione che ''non ha alcun valore sociale'' e rimane un ''intrico psichico che la società non può istituzionalizzare''.

Il riconoscimento delle coppie gay, cioè, è frutto di un atteggiamento ''eticamente fragile'' e di una ''ragione incoerente'', visto che ''la società non può istituzionalizzare qualsivoglia realtà sessuale, senza tenere conto della realtà oggettiva'' del modello di coppia ''universale'' basato su un uomo e una donna.

Il Lexicon bolla quindi come ''visione suicida'' delle ''società occidentali'' la tensione a conferire ''determinazione oggettiva'' a tutte le ''attitudini soggettive'' anche in materia sessuale.

Non meno radicale è la condanna della fondatezza del ''sesso-sicuro'', che secondo il Pontificio consiglio per la famiglia non è altro che il frutto di un ''battage mediatico'' che ''si basa in realtà sull'occultamento di verità scientifiche riconosciute'' (sic!): cioè del fatto che il rischio di fallimento nella protezione da preservativo si attesta su un elevatissimo 10 per cento, come si desume dai ''test su resistenza, impermeabilità e affidabilità''.

Dietro la campagna per il ''sesso-sicuro'' a giudizio del Vaticano si cela ''l'estrema redditività commerciale'' della diffusione dei preservativi sia tra gli etero che tra gli omosessuali, con l'''incentivo al consumo'' di un prodotto il cui ''tasso di sicurezza'' contro l'AIDS è tutto da dimostrare. Segue poi la condanna del preservativo dal punto di vista delle ''ragioni morali''.

Il Lexicon, fortemente voluto dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo è destinato a far discutere fuori del Vaticano, ma ha suscitato qualche perplessità anche all'interno. Non lo ha pubblicato la Libreria editrice vaticana, bensì i Dehoniani, editrice cattolica ma ''esterna'' ai sacri palazzi e molti ecclesiastici temono polemiche a non finire sui contenuti. Altro elemento di perplessità riguarda i tempi, con un dotto Lexicon che esce nei giorni della guerra, quando l'attenzione del Papa e della Chiesa è focalizzata su cose ben più serie. Fatto sta che per il poderoso documento non è per il momento prevista nessuna presentazione pubblica in sala stampa vaticana. (ANSA)

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La prefazione al Lexicon è sul sito ufficiale del Vaticano al seguente indirizzo:

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_20021208_lexicon-trujillo_it.html

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

PREFAZIONE DEL CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO

AL VOLUME:

"Lexicon. Termini ambigui e discussi
su famiglia, vita e questioni etiche"

 

Il Lexicon contempla una varietà di possibilità, come suggerito dal titolo completo.

Indicando il reale contenuto e la verità che deve guidare il suo uso appropriato, cerca di illuminare riguardo ad alcuni termini o espressioni ambigue o equivoche, che risultano di difficile comprensione. In questo campo già esiste una gravitazione culturale che complica ulteriormente una giusta interpretazione. In questo caso occorre seguire pazientemente l'origine e lo sviluppo delle espressioni e della loro diffusione. Non saranno rari i casi in cui si coniano termini che non giungono a occultare completamente un'intenzione precisa: evitare ciò che risulta sbalorditivo, in modo tale da addolcire l'espressione, al fine di evitare un rifiuto quasi istintivo. È il caso dell'abile formulazione "interruzione volontaria della gravidanza" o "pro-choice", di cui si parlerà in seguito.

Esistono numerose espressioni, in uso nei Parlamenti e nei fori mondiali, che possono occultare il loro reale contenuto e significato, e che sono perfino utilizzate senza che politici e parlamentari ne abbiano una piena consapevolezza e, in alcuni casi, per la mancanza di una completa formazione filosofica, teologica, giuridica, antropologica ecc. Ciò ostacola maggiormente la giusta comprensione di alcuni concetti. Vorremmo che il Lexicon costituisse un sussidio in questi casi e suscitasse l'interesse per una informazione seria e obiettiva e che stimolasse anche il desiderio di una formazione più approfondita in questo campo di frontiera tra varie scienze e discipline.

Il problema è accresciuto dalla mentalità imperante del positivismo giuridico, per il quale la bontà della legge non è più adeguata alla persona umana, integralmente concepita, ma la procedura concordata per la formulazione e accettazione della legge finisce per adeguarsi alla volontà della maggioranza. Si giunge così a una concezione della "verità politica" e di una democrazia che non saprà sottrarsi al concetto della legge come imposta dal più forte. Ci sono anche diversi concetti oscuri e di difficile comprensione, perché i contenuti stessi richiedono una paziente e serena precisazione. Ciò, naturalmente, si complica quando cresce la riluttanza ad accettare la legge naturale e a vincolare le leggi a un riferimento etico. Ovviamente, non possiamo porre al margine la ricchezza della fede che dà speciale profondità a ciò che la ragione può cogliere.

Molto opportuno è l'insegnamento del Catechismo della Chiesa cattolica: ""L'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale [...]. Dio stesso è l'autore del matrimonio" (GS 48). La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un'istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell'unione matrimoniale, poiché "la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare" (GS 47)" (n. 1603).

Non è intenzione di questa iniziativa combattere o andare contro istituzioni e persone e, ancor meno, fare imposizioni. Vorremmo piuttosto proporre, persuadere con amore, indirizzando verso la verità, con rispetto, con la speranza che si instauri e si rafforzi un dialogo fecondo. Non possiamo eludere la verità alla quale l'uomo ha diritto per poter respirare secondo una genuina libertà. Certe espressioni approfittano della scarsa informazione o dell'ingenuità di quelli che ne fanno uso, i quali, sedotti dall'ambiguità, non si rendono perfettamente conto dell'inganno. In tal modo si cerca di manipolare la stessa opinione pubblica, occultando aspetti sgradevoli o scioccanti della realtà o della verità. Poiché i termini coniati non sono propriamente innocenti, coloro che ne sono gli autori cercano di far progredire i metodi per ottenere i fini che essi desiderano raggiungere alterando il significato dei termini. Ciò per evitare un rifiuto che essi stessi vedono come un rischio normale.

L'astuzia nella ricerca di espressioni ambigue, raggiunge livelli preoccupanti. Si inizia a parlare di un linguaggio orwelliano. Il prestigioso scrittore George Orwell, in 1984, faceva la critica delle forme totalitarie nelle quali, a scopo di propaganda, certi termini ripetuti per suscitare riflessi condizionati sfuggivano alla chiarezza dell'intelligenza e finivano per assumere un significato contrario; ad esempio, schiavitù significa libertà, il male si identifica col bene, la menzogna con la verità.

Si è denunciato il fatto che uno dei sintomi più preoccupanti dell'offuscamento morale è la confusione dei termini che porta a livelli estremamente degradanti quando essi vengono utilizzati, con freddo calcolo, per ottenere un cambiamento semantico, cioè del significato delle parole, in una maniera artificiosamente pervasiva. Questa incredibile capacità di mutazione semantica, che mostra il vuoto di un'antropologia, si manifesta anche nei concetti dei "diritti", che diventano selettivi e capricciosi.

Non sempre è coerentemente riconosciuta l'universalità dei diritti; si fanno infatti delle "eccezioni", le quali negano lo spessore e l'integralità dei diritti, specialmente riguardo a quanto detto nell'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona". L'impressionante dilagare del massacro dell'aborto mostra l'uso relativo di un diritto, che dovrebbe essere fondamentale. Giovanni Paolo II ha scritto: "I diritti umani, infatti, sono strettamente intrecciati tra loro, essendo espressione di dimensioni diverse dell'unico soggetto, che è la persona. La difesa dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti umani è essenziale per la costruzione di una società pacifica e per lo sviluppo integrale di individui, popoli e nazioni" (1).

Nell'equivocità crescente si arriva anche a proporre nuovi diritti, non come conquista in temi prima non riconosciuti che meritano di essere presi in considerazione, ma come nuove forme di manipolazione. A questo riguardo, è stato validamente affermato da p. Abelardo Lobato: "Presi separatamente, sembrano concetti affascinanti, ma non è una questione di novità ma più precisamente una propria diversità del linguaggio, con lo scopo di sottrarre alcuni diritti umani a ogni norma etica per relegarli nella privacy attraverso un linguaggio ambivalente che porta avanti idee e pratiche che contraddicono ciò che a prima vista significano. Un'espressione è manipolata, e camuffata per penetrare tutti gli ambienti attraverso i potenti mezzi di comunicazione. Esiste una separazione sempre più grande fra il pensiero, la realtà stessa, e la parola che esprime, la quale diventa oggetto di manipolazione. Alla fine vengono negate le tre cose che i termini sembrano affermare: la novità, i diritti, e "l'humanum". Per non offendere l'orecchio, si sostituiscono espressioni alternative, per esempio, interruzione di gravidanza per esprimere l'aborto, l'eutanasia per significare un mal morire, la pillola del giorno dopo per esprimere un abortivo" (2). Spesso la Chiesa è presentata come ostacolo alla libertà, sfiduciata e intollerante. Le seguenti affermazioni di Hegel diventano assai opportune: "Ma che l'uomo fosse libero in sé e per sé, per virtù della propria sostanza, che fosse nato libero come uomo, questo non seppero né Platone, né Aristotele, né Cicerone, né i giuristi romani, benché solamente in questo concetto stia la sorgente del diritto.

Soltanto nel principio cristiano lo spirito individuale personale assume essenzialmente valore infinito, assoluto; Dio vuole che si porti aiuto a tutti gli uomini. Nella religione cristiana si fece strada la dottrina secondo cui tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, perché Cristo li ha chiamati alla libertà cristiana". E aggiunge: "Queste affermazioni fecero sì che la libertà diventasse indipendente dalla nascita, dalla condizione sociale, dall'educazione, ecc. [...]. Il sentimento di tale principio fermentò per secoli, per millenni, producendo i più giganteschi rivolgimenti" (3).

Ci sono alcuni termini, presenti dappertutto, che sono fonte di speciali difficoltà. È il caso del concetto di "discriminazione". L'equivocità è particolarmente pericolosa. Inizialmente suscita una reazione di simpatia: come non essere contro le discriminazioni? Questo sembra essere un effetto del rispetto dei diritti umani. Ma la prima e spontanea reazione favorevole cambia quando i contenuti concreti sono meglio esaminati. In nome della non-discriminazione nei Parlamenti vengono diffusi i progetti delle unioni di fatto, anche delle unioni omosessuali e lesbiche, e persino con la possibilità di adozione.

Un caso recente che meglio può illustrare il problema (e che è considerato concretamente) è quello del CEDAW. Tale sigla significa Convenzione sull'eliminazione delle discriminazioni contro le donne. C'è una evidente ostilità contro la famiglia, la quale rappresenterebbe un luogo di moderna schiavitù. Per cui, essere sposa e madre equivarrebbe a essere discriminata da coloro che sostengono i principi morali, ancorati ai veri diritti umani. E se direttamente non è invocato il "diritto" all'aborto, in forma subdola questa via non si esclude. Discretamente, senza fare chiasso, la possibilità sarà ripresa in altre forme, sia con l'interpretazione dei contenuti assai equivoci nella "salute riproduttiva", sia con il ricorso a strumenti abortivi, sia con l'introduzione di una nuova definizione dell'aborto, limitato al tempo posteriore e non dal concepimento all'annidamento dell'embrione. Ci troviamo di fronte a una bufera concettuale.

In alcuni casi le equivocità sono in realtà grossolane e più ampie. In nome dei diritti delle donne non soltanto l'aborto è stato presentato quale loro diritto, come se l'embrione fosse proprietà della madre e costituisse un'appendice, ma si è giunti a combattere la gravidanza come se si trattasse di una specie di malattia e il "nascituro" fosse un ingiusto aggressore. Si è arrivati così a parlare, per qualche tempo, del "vaccino anti-baby". Siamo nel pieno occhio del ciclone originato dal secolarismo e dal relativismo etico. Riguardo alla equivocità e alla verità nel linguaggio è ben noto il pensiero di Heidegger. L'equivocità non aiuta l'autenticità (4).

Il Santo Padre ha denunciato una "civiltà malata" da diversi punti di vista, poiché "la nostra società s'è distaccata dalla piena verità sull'uomo, dalla verità su ciò che l'uomo e la donna sono come persone" (5). Egli fa poi riferimento alla falsificazione prodotta da certi moderni strumenti di comunicazione sociale "soggetti alla tentazione di manipolare il messaggio, rendendo falsa la verità sull'uomo" (6). È in corso una pressione sistematica sull'opinione pubblica: "A volte sembra proprio che si cerchi in ogni modo di presentare come "regolari" e attraenti, conferendo loro esterne apparenze di fascino, situazioni che di fatto sono "irregolari"" (7). 

Un caso tipico è il riferimento all'"amore libero". Si usano espressioni che danno la sensazione di un universo di libertà, quando, in realtà, in luogo della libertà regna una vera e propria schiavitù. Giovanni Paolo II, senza giri di parole, così si esprime: "Certamente contrario alla civiltà dell'amore è il cosiddetto "libero amore" [...]. Seguire in ogni caso il "vero" impulso affettivo in nome di un amore "libero" da condizionamenti significa, in realtà, rendere l'uomo schiavo di quegli istinti umani che san Tommaso chiama "passioni dell'anima". Il "libero amore" sfrutta le debolezze umane fornendo loro una certa "cornice" di nobiltà con l'aiuto della seduzione e col favore dell'opinione pubblica. Si cerca così di "tranquillizzare" la coscienza, creando un "alibi morale" [...]. Una libertà senza responsabilità, costituisce l'antitesi dell'amore". Il Santo Padre ha denunciato anche alcune espressioni entrate diffusamente in circolazione come "pro choice", che si camuffa ugualmente con il libero esercizio della libertà: "Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può diventare per l'uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori, la famiglia un'istituzione ingombrante per la libertà dei membri che la compongono. Per convincersene, basta esaminare certi programmi di educazione sessuale, introdotti nelle scuole, spesso nonostante il parere contrario e le stesse proteste di molti genitori; oppure le tendenze abortiste, che cercano invano di nascondersi dietro il cosiddetto "diritto di scelta" ("pro choice") da parte di ambedue i coniugi, e particolarmente da parte della donna. Sono soltanto due esempi tra i molti che si potrebbero ricordare" (9).

Negli Stati Uniti c'è una lotta semantica: per reagire al "pro choice" i difensori della vita dicono che il migliore "pro choice" è il "pro life".

Nell'Evangelium vitae il Papa, con vigore profetico, ha denunciato tutta la malizia sistematica che c'è nel convertire addirittura il "delitto" in "diritto": "La nostra attenzione intende concentrarsi, in particolare, su un altro genere di attentati, concernenti la vita nascente e terminale, che presentano caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare gravità per il fatto che tendono a perdere, nella coscienza collettiva, il carattere di "delitto" e ad assumere paradossalmente quello del "diritto", al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l'intervento gratuito degli stessi operatori sanitari. Tali attentati colpiscono la vita umana in situazioni di massima precarietà, quando è priva di ogni capacità di difesa. Ancora più grave è il fatto che essi, in larga parte, sono consumati proprio all'interno e ad opera di quella famiglia che costitutivamente è invece chiamata a essere "santuario della vita"" (10).

Di recente il Papa ha espresso la sua preoccupazione in occasione di un discorso rivolto a un gruppo di Vescovi del Brasile: "Una proposta pastorale per la famiglia in crisi presuppone, come esigenza preliminare, una chiarezza dottrinale, effettivamente insegnata nel campo della teologia morale, sulla sessualità e sulla valorizzazione della vita [...]. Alla base della crisi della famiglia si percepisce la rottura fra l'antropologia e l'etica, caratterizzata da un relativismo morale secondo il quale si valorizza l'atto umano, non in riferimento a principi permanenti e oggettivi, propri della natura creata da Dio, ma conformemente a una riflessione meramente soggettiva su ciò che è più conveniente al progetto personale di vita. Si produce pertanto un'evoluzione semantica in cui l'omicidio si chiama morte indotta, l'infanticidio aborto terapeutico e l'adulterio diviene una semplice avventura extramatrimoniale. Non avendo più una certezza assoluta nelle questioni morali, la legge divina diviene una proposta facoltativa nell'offerta variegata delle opinioni più in voga" (11).

Curiosamente, tante espressioni equivoche hanno la loro origine nell'idea che i cambiamenti siano esigenze della modernità, che è un termine anch'esso da chiarire. Ecco la descrizione che Thomas Mann offre della "modernità": "Uno dei caratteri del nostro tempo è la problematizzazione di ogni cosa, anche di quelle eterne, sacrosante, indispensabili e primordiali, divenute apparentemente impossibili, apparentemente scadute, oggigiorno, in modo irreversibile. [...] La libertà, l'individualismo, un rafforzato senso della personalità [...] l'idea del "diritto alla felicità", facilitano allo scontento, al desiderio di liberazione" (12).

Da alcuni anni, il Pontificio Consiglio per la famiglia è andato osservando la scalata di quel processo che genera confusione. Già in Francia era noto il ricorso all'espressione "interruption de la grossesse", per non impiegare il termine "aborto". Alcuni anni fa, durante la celebrazione dell'Anno internazionale della famiglia, ebbe inizio il gioco delle interpretazioni con la messa in circolazione, dall'istanza coordinatrice delle Nazioni Unite, dell'uso del termine "famiglie" soltanto al plurale, e con riluttanza all'impiego di "famiglia" al singolare, al fine di porre dolorosamente un veto al modello di famiglia voluto da Dio nel suo progetto della Creazione: la famiglia fondata sul matrimonio, patrimonio dell'umanità. Così, sotto il termine "famiglie", potevano essere salvaguardate tutte le forme di unione, come famiglie "club", alle quali faceva riferimento Louis Roussel nel suo libro La famille incertaine (13), dove si negava l'istituzione naturale della famiglia e la si riduceva a semplici accordi o patti mutevoli in una prospettiva di "privatizzazione". Egli fu attivo ideologo dell'Anno internazionale della famiglia. In tale occasione, come si ricorderà, venne adottato il logo che riproduceva un tetto sotto il quale si univano due cuori, con una freccia lanciata verso l'infinito. In tal modo si indicava il futuro incerto della famiglia, la sua scomparsa nel futuro, che è stata spesso annunciata, sebbene non abbia maggiore fondamento nella realtà e nelle previsioni. Le stesse ideologie contro la famiglia hanno dovuto riconoscere questo fatto.

Fu proprio intorno all'Anno internazionale della famiglia che si mostrò più decisivo l'intento di mettere in moto slogan ed espressioni ambigue per servirsi dei molti mal informati e, frequentemente, anche mal formati, almeno nel campo di un umanesimo integrale, come quello indicato dal Papa Paolo VI nell'enciclica Populorum progressio sulla dottrina sociale e, particolarmente, in un'antropologia di consistenza etica: "È un umanesimo plenario che occorre promuovere. Che vuol dire ciò, se non lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini? Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l'uomo può organizzare la terra senza Dio, ma "senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l'uomo. L'umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano". Non v'è dunque umanesimo vero se non aperto verso l'Assoluto, nel riconoscimento d'una vocazione, che offre l'idea vera della vita umana. Lungi dall'essere la norma ultima dei valori, l'uomo non realizza se stesso che trascendendosi, secondo l'espressione così giusta di Pascal: "L'uomo supera infinitamente l'uomo"" (14).

Nella Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, svoltasi al Cairo nel 1994, si doveva sfruttare tutto un concentrato carico ideologico, dinamico e funzionalmente organizzato, nel quale, oltre che attivare meccanismi che si sarebbero dimostrati miti inconsistenti, come quello della "rivoluzione o dell'esplosione demografica", volti a suscitare l'allarme della sovrappopolazione, si ricorreva a espressioni come "sexual rights", "reproductive rights" (come in precedenza era stato fatto con "family planning", per incoraggiare la contraccezione e rifiutare come inutili i metodi naturali).

In tali espressioni, in realtà si cercava di sottrarre gli adolescenti e i giovani alla famiglia, all'educazione e all'autorità dei genitori, riempiendoli di informazioni riguardanti le "libere" scelte per evitare la gravidanza, le malattie a trasmissione sessuale, diffondendo, senza altre "pressioni", ogni tipo di contraccettivo. Naturalmente nella Conferenza del Cairo non si escludeva come un diritto il ricorso all'aborto. Fu necessario il messaggio che il Santo Padre indirizzò ai capi di Stato e alla signora Nafis Sadik per richiamare l'attenzione sullo "stile di vita" che si voleva imporre ai giovani e sulla responsabilità dei governanti al riguardo (15). Un caso interessante fu successivamente la preparazione e lo svolgimento della Conferenza di Pechino sulla donna, per ciò che concerne il termine "gender". Il Pontificio Consiglio per la famiglia mise in evidenza l'uso ambiguo e ideologizzato che si stava introducendo, nonostante si assicurasse alla delegazione della Santa Sede la volontà di ricorrere all'uso "tradizionale" del termine. Non dovette trascorrere molto tempo prima di rilevare quanto la questione implicava e come fosse necessario chiarire le cose. La famiglia e la vita sono come poli inseparabili di una stessa realtà, di una stessa verità che è una buona novella, un vangelo: "Spetta altresì ai cristiani il compito di annunciare con gioia e convinzione la "buona novella" sulla famiglia, la quale ha un assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendere sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella Città degli uomini e in quella di Dio" (16). La famiglia e la vita sono letteralmente sotto il bombardamento di un linguaggio ingannevole, che non favorisce, ma offusca il dialogo tra gli uomini e i popoli. Senza la ricerca della verità, l'universo della libertà è contaminato e posto in grave pericolo. Non esiste libertà senza la verità.

Tutto ciò che ho riferito è stato il contesto che ha fatto sorgere in me l'idea di realizzare un servizio impegnativo di paziente chiarimento. Il momento in cui venne decisa l'elaborazione di questo Lexicon fu in occasione di un incontro con le Organizzazioni non governative (ONG) a Roma, dal 26 al 27 novembre 1999, durante il quale affiorò drammaticamente la preoccupazione e l'opportunità di informare i partecipanti nelle diverse conferenze e riunioni delle Nazioni Unite, come pure i Parlamenti, i Movimenti apostolici ecc. riguardo ai termini e alle espressioni ambigue, per evitare che essi rimanessero sorpresi e disorientati nella loro buona volontà. Dall'incontro con le ONG fu tratta una prima lista di espressioni ambigue più generalizzate e correnti, che poi, in occasione di riunioni successive, venne ampliata. Inizialmente sembrò sufficiente precisare il contenuto di alcune di queste espressioni, ma in seguito si vide che occorreva compiere uno sforzo maggiore e che era necessario ricorrere alla collaborazione di esperti. L'accoglienza del progetto fu generosa e quindi stimolante. Siamo così giunti a raccogliere 78 espressioni che sono state elaborate, nella maggior parte, da persone di riconosciuta competenza e prestigio, cosa che risulta evidente già a un primo sguardo, e da altri esperti, forse meno noti, ma con una buona conoscenza del tema loro affidato.

Quando, in occasione del concistoro straordinario svoltosi nel mese di maggio del 2001, ebbi modo di informare i cardinali presenti riguardo al progetto di Lexicon, l'accoglienza fu molto calorosa, e anche dopo da parte dei giornalisti. Poiché abbiamo ricevuto proposte di case editrici di differenti lingue e nazioni, la nostra intenzione è quella di offrire il volume in diversi idiomi.

Abbiamo stabilito di iniziare con la versione italiana, affidandola alle Edizioni Dehoniane di Bologna, con le quali abbiamo avuto la positiva esperienza della buona diffusione del nostro Enchiridion, che è giunto rapidamente alla sua seconda edizione.

È stata di grande soddisfazione l'approvazione della Congregazione per la dottrina della fede, che ha appoggiato pienamente i nostri propositi. Il presente testo, curato da competenti professionisti, raccoglie i contributi ricevuti in un unico volume, realizzato secondo criteri tecnici e lessicografici, quali l'ordine alfabetico dei termini, una sintetica introduzione al contenuto di ciascun articolo (opportunamente differenziato dal corpo di quest'ultimo mediante un differente carattere tipografico) e un breve profilo biografico di ognuno dei redattori.

Speriamo che questo Lexicon possa rappresentare uno strumento utile per la nobile e urgente causa della famiglia e della vita. Siamo consapevoli che il campo delle equivocità è grande e forse una prossima edizione potrebbe essere arricchita con nuove voci. In questo sforzo di chiarire le ambiguità attraverso una ricerca approfondita della verità, guidati dalla ragione e illuminati dalla fede, in totale obbedienza al magistero, il lettore troverà, come speriamo, i contenuti genuini e gli obiettivi che fanno parte della proclamazione del vangelo "sine glossa".

Festa dell'Immacolata Concezione, 8 dicembre 2002

 

ALFONSO Card. LÓPEZ TRUJILLO



1) Messaggio di Sua Santità Giovanni Paolo II per la celebrazione della Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 1999.

2) Cfr su questo aspetto A. Lobato, Homo loquens, Uomo e linguaggio, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1989.

3) G.W.F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, vol. 1, La Nuova Italia, Firenze 1998, 61.

4) Per Heidegger, nel suo linguaggio complicato e nel suo interessante pensiero, l'uomo è "pastore dell'essere"; la verità non è la conformità del giudizio con l'essere, ma un modo di rivelarsi della realtà (è la a-lethe-ia) che non si occulta e che ha nel linguaggio "la mansione dell'essere". La verità è uno svelarsi. Attentano contro l'autenticità di questo svelarsi la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco (cfr M. Heidegger, Tempo ed essere, Fratelli Bocca Editori, Milano-Roma 1953, 174-179).

5) Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 20.

6) Gratissimam sane, 20.

7) Gratissimam sane, 5.

8) Gratissimam sane, 14.

9) Gratissimam sane, 13.

10) Enciclica Evangelium vitae, 11.

11) "Allocuzione durante la visita ad limina dei Vescovi della Regione est II della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile", in L'Osservatore Romano, 17 novembre 2002.

12) T. Mann, Lettera sul matrimonio.

13) Cfr L. Roussel, La famille incertaine, Éd. Odile Jacob, Paris 1989.

14) Enciclica Populorum progressio, 47.

15) Cfr Lettera del Papa Giovanni Paolo II ai capi di Stato, in L'Osservatore Romano, 15 aprile 1994, 1; cfr "Messaggio del Santo Padre alla sig.ra Nafis Sadik, Segretario generale della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo", in L'Osservatore Romano, 19 marzo 1994, 7.

16) Esortazione apostolica Familiaris consortio, 86.


Chi assicura "sesso sicuro" con il condom mente(*). Ecco perché.

Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo evidenzia come il condom abbia consistenti percentuali di insuccesso contro l'Aids. A dirlo non è solo la Chiesa, ma anche l'OMS.

La critica mossa dalla chiesa cattolica all’uso del preservativo nei programmi di prevenzione contro l’Aids, a differenza di quanto spesso si crede, non nasce soltanto da motivazioni squisitamente morali. Alla base di quella critica c’è sicuramente e prima di tutto, come scrive il cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, la convinzione che “i condom tramutano il bellissimo atto d’amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità”. Ma di pari passo procede anche una circostanziata denuncia dell’offerta di “falsa sicurezza” fatta ai giovani e alle famiglie. Lo spiega in modo compiuto lo stesso cardinal Trujillo in un libro uscito alla fine del 2004 e intitolato “La grande sfida. Famiglia, dignità della persona e umanizzazione” (Città Nuova), nel quale sono raccolti gli interventi più significativi di tre lustri di attività del cardinale colombiano alla guida del dicastero vaticano.
Nel saggio sui “valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro”, Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: “Sin dove il profilattico ‘preserva’ dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al cento per cento: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia, perché i virus da Aids sono molto più ‘filtranti’ (in grado di attraversare) che non lo sperma. Già dunque a livello di efficacia ‘tecnica’ ci si deve interrogare sulla serietà scientifica e sulla conseguente serietà professionale circa la campagna dei profilattici. Si corre un grosso rischio: di ‘illudere’ le persone propagando un ‘sesso sicuro perché protetto’, mentre non lo è o non lo è come si può pensare. L’illusione è tanto più pericolosa e grave, quanto maggiore è l’esigenza che le persone ‘a rischio’ o con rapporti sessuali promiscui non diffondano il contagio”.
Il cardinal Trujillo sottolinea poi, portando a supporto una gran messe di riferimenti, che “la preoccupazione che i condom non forniscano la protezione totale contro l’Aids e le Mts (malattie sessualmente trasmesse, ndr) non è affatto nuova e non è limitata agli ambienti ecclesiali”. Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: “L’uso del condom riduce di circa il 70 per cento il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici”.
Il dato davvero certo, prosegue il cardinal Trujillo, è che “nulla garantisce oggi, attraverso l’uso del condom, una protezione del 100 per cento dall’Hiv/Aids o dalle altre Mts. Questi dati non dovrebbero passare inosservati, dal momento che molti utenti, compresi i giovani, pensano che il condom fornisca una protezione totale”. Ed ecco anche perché “le campagne del ‘sesso sicuro’ non hanno condotto a un aumento di prudenza, ma a un incremento dell’attività sessuale promiscua e dell’uso del condom. In effetti, ci sono studi che dimostrano che i casi di Hiv/Aids sono aumentati con l’aumento della distribuzione dei condom” (e cita, a questo proposito, l’incremento pressoché parallelo dei preservativi distribuiti dall’Usaid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e della diffusione dell’Aids, dal 1984 al 2003).
E’ quindi impossibile ignorare, scrive il cardinale, che “il comportamento umano è un importante fattore nella trasmissione dell’Aids. Senza un’adeguata educazione intesa ad abbandonare certi comportamenti sessuali a rischio in favore di una ben bilanciata sessualità, cioè l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale, ne risulta il rischio di perpetuare i risultati disastrosi dell’epidemia”. Mentre “la falsa sicurezza prodotta dalle campagne del ‘sesso sicuro’ è un impedimento al diritto a una corretta e completa informazione. Appelli fatti da sostenitori veri e sinceri dei consumatori e della salute, particolarmente sostenitori dell’autentica salute delle donne, di avere a disposizione una completa e chiara informazione sull’efficacia del condom (o, piuttosto, inefficacia), sono rimasti frequentemente inascoltati”.
Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia sottolinea che, in tema di Aids, “ciò che la chiesa ha come scopo non è la mera riduzione del rischio (che si trasforma effettivamente in aumento del rischio, se il rischio reale di trasmissione non è spiegato al pubblico), ma è piuttosto l’eliminazione del rischio; non la protezione parziale, ma la protezione totale; non la protezione relativa, ma la protezione assoluta. E’ veramente ingannevole dire che si promuove il ‘sesso sicuro’, quando invece si sta in effetti promuovendo il ‘sesso più sicuro’, cioè il sesso che è più sicuro che se non si usasse affatto il condom, ma che è ben lungi dall’essere una protezione totale”. Sono proprio “le dichiarazioni che riflettono la dura realtà dell’insuccesso del condom, fatte addirittura dalle agenzie internazionali e nazionali, insieme a studi scientifici ed esperienze di vita reale” a smentire totalmente, scrive Trujillo “le accuse rivolte contro la chiesa: specificamente, quelle secondo cui la chiesa contribuirebbe alla morte di milioni di persone, non promuovendo né permettendo l’uso dei condom nella lotta contro l’epidemia. Ma non dovrebbe essere l’opposto: cioè, che coloro che promuovono il condom senza informare appropriatamente il pubblico dei suoi tassi di insuccesso (sia nel suo uso perfetto sia in quello tipico, e i rischi cumulativi), hanno condotto, conducono e continueranno a condurre molti alla morte?”. La sconfitta dell’Aids, spiega Trujillo, non è affidata allo “sviluppo di preservativi di migliore qualità”, ma all’impegno a “vivere la sessualità in modo conforme con la natura umana e la natura della famiglia”, mentre anche l’Oms “ammette che l’astinenza e la fedeltà coniugale sono una strategia capace di eliminare completamente il rischio di infezione di Hiv e delle altre Mts”.
C’è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell’Uganda, l’unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull’astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull’invito ai giovani perché inizino più tardi l’attività sessuale. Scrive al termine del suo saggio il cardinal Trujillo: “E’ vero che dove non c’è stata educazione a una seria responsabilità nell’amore; dove la speciale dignità della donna non riceve sufficiente importanza; dove è ridicolizzata la relazione fedele e monogama; dove i condom sono distribuiti alla gioventù alle feste e ai bambini nelle scuole; dove sono diffusi stili di vita immorali e ogni forma di esperienza sessuale è guardata come positiva; e dove ai genitori non è permesso di dare un’adeguata formazione ai loro figli: tale ‘impossibilità’ diventa una grave condizione limitante. Il risultato finale è non solo allarmante in termini di diffusione dell’Hiv/Aids, ma per il fatto che l’uomo e la donna non possono avere una piena fiducia l’uno nell’altro”.

© Il Foglio, 27 aprile 2006

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(*) Parola di Giuliano Ferrara, memore del fatto che il papà lo usò il nefasto giorno del suo concepimento con lo scatenarsi di qualcosa di peggiore dell'AIDS (NdR).


http://www.sanpaolo.org/fc/0627fc/0627fc44.htm

CHIESA
INTERVISTA CON IL CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO

     SONO DELITTI NON DIRITTI


Aborto e distruzione degli embrioni: «Sono atti contro Dio e l’uomo», dice il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che prepara il raduno mondiale in Spagna.

È la quinta volta che le famiglie cattoliche di tutto il mondo si riuniscono per far il punto sul proprio ruolo nella società e nella Chiesa. Accadrà a Valencia, in Spagna, dal 1° al 9 luglio; negli ultimi giorni arriverà Benedetto XVI, che non ha alcuna intenzione di interrompere la tradizione di Giovanni Paolo II, che partecipò a quattro raduni mondiali e solo la sua salute, ormai precaria, gli impedì di prendere parte all’ultimo, tre anni fa a Manila.

In Spagna si attende oltre un milione di persone. Il tema dell’incontro è la trasmissione della fede in famiglia, ma sarà l’occasione per analizzare lo stato della famiglia a tutte le latitudini del pianeta. A Valencia verrà presentato un documento su quello che il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, definisce «l’inverno demografico», espressione usata anche dal Papa, che colpisce soprattutto le nazioni più ricche della Terra. Lopez Trujillo, 70 anni, è stato il più giovane cardinale creato da Giovanni Paolo II. Aveva 48 anni. Colombiano, è stato arcivescovo di Medellín e presidente dei vescovi dell’America latina. Da 16 anni è a capo del Pontificio consiglio per la famiglia.

  • Eminenza, come sta la famiglia?

«È fragile. Molti giovani non si preparano bene al matrimonio e si separano nel giro di poco tempo. Purtroppo accade spesso anche tra gli sposi cristiani. E poi si giudica eccessivamente faticoso diventare padri e madri. Una volta, quando c’era meno ricchezza, la consapevolezza della responsabilità del ruolo proprio dei genitori era maggiore. Infine, ci si sposa troppo tardi. Ma devo anche riconoscere che la maggior parte delle famiglie del mondo procede bene e anche nelle nazioni ricche sono molto generose».

  • Nel vostro recente documento avete scritto che mai come in questo tempo la famiglia è sottoposta ad attacchi violenti. Perché?

«Le legislazioni e un’ampia parte della cultura laica stanno smontando pezzo per pezzo la famiglia. Sta sparendo l’idea del matrimonio come bene universale, che fonda una società. Fino a non molti anni fa, la legge partiva dal principio che la famiglia fosse il pilastro naturale di una società. Oggi si tende a dire che la famiglia comprime gli spazi di libertà dei singoli. La cultura non aiuta certo il matrimonio, anzi, in buona parte, gli è ostile».

  • Faccia un esempio...

«Alle unioni di fatto vengono riconosciuti gli stessi diritti del matrimonio. Fino a dieci anni fa era una follia giuridica. Il matrimonio non è più un bene pubblico, la legge tende a privatizzarlo e prevede tanti tipi di unione. Significa aver sbaragliato tutta la giurisprudenza naturale su questo tema».

  • Si riferisce alla Spagna?

«Non solo, anche al Belgio, all’Olanda, ai Paesi nordici, alla Francia. Esportare queste legislazioni e costringere al dibattito su questi temi molte nazioni del pianeta è un grave errore. Stiamo cambiando le definizioni sulla vita, spariscono maschio e femmina, padre e madre. Tutti diventano "partner" e così mettiamo a posto la tecnica giuridica».

  • La Chiesa è accusata di fare una battaglia di retroguardia e di perdere fedeli, perché anche molti cattolici sono d’accordo. Lei che cosa risponde a queste critiche che vi vengono rivolte?

«La Chiesa vuole dialogare e persuadere con argomentazioni razionali, valide per tutti. Le coppie di fatto sono una finzione giuridica: due persone che non si promettono niente, né promettono qualcosa ai figli e nemmeno allo Stato, ma vogliono gli stessi diritti del matrimonio. Per le coppie omosessuali la cosa è ancora più grave. La coppia c’è tra uomo e donna, perché esiste complementarità. Il resto è il vuoto assoluto. Ci accusano di usare un linguaggio severo e drammatico. Non è vero. Noi commentiamo la realtà che abbiamo davanti. Non facciamo proposte nuove, ma spieghiamo cosa dicono la Parola di Dio e il magistero della Chiesa. A volte gli stessi cattolici fanno difficoltà a capire che questa è antropologia biblica».

  • Si dice, tuttavia, che bisogna lasciare la libertà ai non cattolici di comportarsi come vogliono…

«Conosco l’argomentazione: io non lo farò mai, ma gli altri… Pensare così significa non accettare il disegno di Dio. Eppure, mi sembra che spesso le ragioni siano anche altre e indotte dalla polemica politica ed elettorale. Io dico che non si può cambiare Governi e mutare anche le visioni etiche, che danneggiano la società».

  • In quale senso?

«Si tende a imporre nuovi diritti umani. Sta accadendo per l’aborto, che è un delitto, e invece sta diventando un diritto. Lo aveva già detto Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae. La vita non è più sacra, intoccabile, ma è diventata cosa flessibile nelle mani dell’uomo, che può decidere addirittura quando comincia e quando finisce».

  • C’è ancora la scomunica per l’aborto?

«Sì e colpisce la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo».

  • E i politici che approvano le leggi?

«Se sono credenti devono dimostrare la coerenza con i loro atti. Secondo me, se approvano leggi inique e ingiuste che distruggono l’uomo e vanno contro i diritti di Dio, va fatta una riflessione, perché essi non potrebbero accostarsi all’Eucaristia. Nessuno al mondo è autorizzato a contraddire la dottrina della Chiesa sulla protezione della vita a tutti i livelli».

  • Vale anche per chi fa ricerca sulle cellule staminali embrionali?

«Certo. È la stessa cosa. Distruggere l’embrione equivale all’aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i ricercatori che eliminano l’embrione».

  • Lei queste cose le dice ai politici che incontra?

«È uno dei miei compiti principali e mi è stato chiesto espressamente dal Papa: spiegare ai Parlamenti la protezione della vita e della famiglia. A volte alcuni cambiano idea».

  • Ha già incontrato Rosy Bindi, il nuovo ministro della Famiglia italiano?

«Non ancora, ma sarei lieto di fare questo incontro».

  • Di che cosa siete più preoccupati nell’attuale momento in Vaticano?

«Temiamo soprattutto che, di fronte alle legislazioni attuali, parlare in difesa della vita e dei diritti della famiglia stia diventando in alcune società una sorta di delitto contro lo Stato, una forma di disobbedienza al Governo, una discriminazione contro le donne. La Chiesa rischia di essere portata davanti a qualche Corte internazionale, se il dibattito si facesse più teso, se si ascoltassero le istanze più radicali».

  • Il dibattito sull’embrione ha radicalizzato lo scontro un po’ ovunque?

«In un certo senso sì. Si accusa la Chiesa di non occuparsi della vita, solo perché siamo contrari alla clonazione terapeutica. La Chiesa è consapevole dei progressi e insieme dei limiti della scienza. Ma la Chiesa difende la vita. Punto e basta. E anche se si provasse il successo delle terapie con le staminali embrionali, mai si può produrre e poi sopprimere una vita per curarne un’altra. Il delirio di onnipotenza dell’uomo sarebbe a questo punto totale, con gravi danni per la nostra convivenza. E non lo dicono solo i cattolici. Ricordo Oriana Fallaci, laica e ammalata di cancro, che ha spiegato che mai permetterebbe ad alcuno di curarla con cellule provenienti da embrioni».

  • Di tutte queste cose parlerete all’incontro di Valencia?

«Sicuramente, e anche di molto altro. La Chiesa non ha alcuna intenzione di avviare scontri di civiltà. Né di ferire alcuno. Poniamo un problema ai Parlamenti di tutto il mondo: queste leggi si occupano del bene comune collettivo, oppure si tratta soltanto di favorire gli interessi di pochi?».

Alberto Bobbio


  

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