FISICA/MENTE

Ritorniamo ancora sulla questione degli "italiani brava gente". Ho mostrato in diversi articoli in questa sezione che gli italiani furono dei criminali come tutti gli altri in tutte le guerre che sono in sé criminali. Ho raccontato e riportato documenti degli eccidi italiani in Africa, in Libia, in Somalia, in Etiopia ed Eritrea. Ho riportato e raccontato le atrocità degli italiani nei Balcani, contro la popolazione jugoslava. Ho raccontato e riportato documenti sui bombardamenti italiani sopra Barcellona.

Insomma un rosario di crimini fascisti ed italiani in genere. Cos'è che differenzia tutto questo dai crimini, ad esempio, tedeschi ?

Per le cose che dice Focardi più sotto, in Italia non abbiamo avuto un  Processo di Norimberga con la grave conseguenza che si è indotta nei cittadini una convinzione falsa, quella dell'operato buono ed addirittura umano del nostro esercito. Altra conseguenza non meno perniciosa è stata quella di non aver fatto epurazioni ai vertici dello Stato (ed a questo ha aiutato la geniale amnistia di Togliatti ai criminali fascisti delle squadracce operanti sul territorio nazionale). Così ci siamo tenuti quella infame magistratura e qui capi di esercito, ministero degli interni e tutti i funzionari che avevano giurato fedeltà al regime. Ed oggi tutto questo lo misuriamo come eredità nascosta ma molto presente nella mentalità di molti vertici dello Stato.

Osservo di passaggio che qui si parla anche di Rai che non trasmette mai questi documenti, fatto gravissimo, anche se ora non scandalizza più, perché accaduto ai tempi del Centro Sinistra. E si parla apertamente ancora dei nostri immensi crimini in Jugoslavia a seguito dei quali vi fu la reazione di croati e sloveni con le foibe reclamate come scandalo mondiale da una classe politica ignorante dell'ABC della storia. Ma che questa sia la posizione dei fascistelli presuntuosi tanto quanto incapaci di intendere e volere è incomprensibile come tale visione del mondo sia del Presidente della Repubblica che ormai da due anni crea gravi problemi con i nostri vicini con fantasiose ricostruzioni storiche di quegli anni disgraziati. Tralascio anche Fassino schieratosi con Gasparri nel volere il giorno della memoria, quello delle foibe. E' giusto ricordare l'orrore delle foibe, anche se è un fatto minore rispetto ai campi di concentramento mattatoio messi su da italiani e tedeschi in Jugoslavia. Ma noi sappiamo che il Presidente della Repubblica riconosce sempre i suoi errori e sappiamo che, come per l'Ungheria, si ravvederà sull'attuale contestualizzazione delle foibe fra una trentina d'anni.

Roberto Renzetti

 

 

GRECIA 1943: quei fascisti stile SS

 

Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate.

di Enrico Arosio  da l'Espresso n° 9 del 6 marzo 2008

 

I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal Villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili, Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti «una salutare lezione», come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. «Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un'ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni», racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie.

L'eccidio di Domenikon, la piccola Marzaabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po' meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l'occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel'avevano detto, raccontano i vecchi paesani:  «Vi bruceremo tutti». Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: «Mamma. Ci ammazzano tutti». Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All'una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un'ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. «Anche mio padre e i suoi tre fratelli», ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell'eccidio, indicando la collina di lentischi e mini. La notte e l'indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.

È tutto ricostruito nel documentario "La guerra sporca di Mussolini", diretto cl Giovanni Donfrancesco e prodotto dal! GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Err, che andrà in onda il 14 marzo su History Channel (canale 405 di Sky), La Rai si è disinteressata al progetto. Il film, che riapre una pagina odiosa dell'Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlarndo con "L'espresso" di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce "un buco nero nella storiografia". Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini ? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefaalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di "Mediterraneo" e del "Capitano Corelli", con gli italiani abbronzati, generosi. portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all'eccidio di Domenikon; ma è un'eccezione.

Italiani brava gente? Per nulla. «Domenikon», dichiara la Santarelli nel film, «fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali» . L'ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi,  requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià. Le autorità greche segnalarono stupri di massa.

Civili trucidati dagli italiani per rappresaglia

Azioni di cui praticamente non esistono immagini, memorie sepolte negli archivi militari. il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Nel film il diario del soldato Guido Zuliani racconta di rastrellamenti e torture. Il capo della polizia di Elassona, Nikolaos Bavaris, scrisse una lettera di denuncia ai comandi italiani e alla Croce rossa internazionale: «Vi vantate di essere il Paese più civile d'Europa. ma crimini come questi sono commessi solo da barbari». Fu internato, torturato, deportato in Italia. La figlia: "Un incubo".

Gli italiani imitarono i tedeschi, ma senza la loro tecnica. Nel campo di concentramento di Luisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci. Molti morirono, ricorda "La guerra sporca di Mussolini", di fame. denutrizione, epidemie. Le brande con i materassi di foglie di granturco erano infestate dalle pulci. L'occupazione (sino al settembre '43 gli italiani amministrarono due terzi della Grecia, un terzo i tedeschi) si caratterizzò per le prevaricazioni continue ai danni di innocenti. La Tessaglia era il granaio greco. L'esercito italiano eseguiva confische, saccheggi, sequestri. Introdotta la valuta di occupazione, il mercato nero andò alle stelle. La razione di pane si ridusse a 30 grammi al giorno. Il film mostra abitanti di Atene morti di

Bambini vittime della carestia ammassati in ospedale ad Atene nel 1941

fame gettati come stracci agli angoli delle strade. «Nel solo inverno 1941», ricorda la professoressa Santarelli a "L'espresso", «da carestia indotta dall'amministrazione italiana fece tra i 40 e i 50 mila morti. Nell'intero periodo morirono di fame e malattie tra i 200 e i 300 mila greci. Un altro capitolo poco studiato è la prostituzione: migliaia di donne prese per fame e reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani». Nel 1946 il ministero greco della Previdenza sociale, nel censire i danni di guerra, calcolò che 400 villaggi avevano subito distruzioni parziali o totali: 200 di questi causati da unità italiane e tedesche, 200 dai soli italiani.

La Grecia rimossa ci costringe a riflettere. Come dice nel film lo storico Lurz Klinkhammer, il massimo studioso di atrocità tedesche in Italia: «La leggenda del bravo italiano non è completamente inventata. Ciò che è inventato è che tale immagine fosse l'aspetto dominante nell'occupazione di quei territori». I generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia, che teorizzò la strategia «testa per dente». Klinkhammer dichiara che le fucilazioni italiane in Slovenia, nella provincia di Lubiana. ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni tedesche in Alta Italia dopo l'8 settembre. Oltre 100 mila slavi transitarono per i campi di concentramento italiani in Jugoslavia. Nell'isola di Rab, di cui il film mostra cadaveri scheletrici, morì il 20 per cento dei prigionieri. Klinkhammer usa per l'esercito di Mussolini, ricordando i crimini in Etiopia e Cirenaica con l'impiego di gas contro i civili, il termine "programma di eliminazione". E se dopo il 1945 Badoglio e Graziani furono i primi due criminali di guerra elencati dalle autorità etiopi, per la Grecia e i Balcani furono sollevate analoghe richieste per i generali Roatta, Ambrosio, Robotti e Gambara.

Fucilazione di civili in Slovenia

A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di 1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Perché tutto andò insabbiato? Ecco un'altra rimozione nazionale. Nel 1946 era cambiato tutto: l'Europa spaccata in due tra Alleati e blocco sovietico. L'Italia di
De Gasperi rientrava nella strategia di compattamento occidentale contro Stalin. Il nostro governo rifiutò la consegna dei responsabili di atrocità alla Grecia. Mentre De Gasperi istituiva una commissione d'inchiesta, chiedeva a Washington di temporeggiare. Stessa richiesta da Lord Halifax per il governo britannico, pur vicino alla Grecia, dove infuriava la guerra civile tra monarchici e comunisti. In breve: l'Italia rinunciò a chiedere estradizione e processo per i criminali nazisti (ricordate "l'armadio della vergogna"), la Grecia fece lo stesso con l'Italia. La Guerra fredda fu la pietra tombale alle richieste di giustizia (vedere intervista a Filippo Focardi qui sotto).

Domenikon oggi è un paesino circondato dalla macchia, da ginepri, cardi e rosmarini. I tramonti lo tingono di rosa come nel 1943. I patrioti come Stathis Psomiadis hanno cercato di sollevare il velo dell'oblio, e questo documentario è un tributo agli innocenti. la realtà però è amara. Domenikon, riconosciuta città martire nel 1998, non è diventata memoria collettiva, come da noi Marzabotto. Molti greci non conoscono queste vicende. Perché già nel 1948, con la rinuncia del governo a chiedere l'estradizione dei criminali italiani, la questione si chiuse. I processi non furono mai istruiti. Anni dopo anche il Tribunale di Larisa archiviò il caso. E di Domenikon resta la memoria di pochi, gente semplice, poco rnediatica, come si dice oggi. E un tramonto rosa malinconico. Sopra il villaggio, sopra la giustizia e la storia.



IN NOME DELLA REALPOLlTIK

colloquio con Filippo Focardi



Perché di Domenikon e dei massacri italiani in Grecia ancora oggi non si sa nulla? Risponde lo storico Filippo Focardi dell'Università di Padova.

«Ci si lavora in pochi, più o meno dal 2000. Si è studiata abbastanza l'Africa orientale, poco la Jugoslavia e la Grecia. Domenikon è a tutti gli effetti una strage sconosciuta».

Esiste una differenza tecnica tra strage italiana e strage tedesca?

«La differenza sostanziale, rispetto a Marzabotto, sta nel fatto che gli italiani trucidarono solo i maschi sopra i 14 anni. Klinkhammer parla del "codice maschile della guerra". Se vogliamo, Domenikon è paragonabile alla strage tedesca di Civitella Valdichiana, estate 1944».

Perché gli alleati protessero l'Italia dalle richieste sui crimini di guerra?

«Primo motivo: lo status internazionale dell'Italia, che si differenziò dalla Germania dopo 1'8 settembre con il riconoscimento della cobelligeranza. Tutti i partiti italiani, dalla Dc al Pci, già dal maggio 1944, chiesero che i criminali di guerra fossero giudicati e puniti in Italia. Secondo: la politica degli angloamericani nella logica nascente della Guerra fredda. La Gran Bretagna, che era intenzionata a punire gli italiani per i crimini contro i prigionieri inglesi, col governo Attlee finì per proteggere Badoglio e la sua cerchia. Washington era impegnata a procrastinare, circa le richieste greche e jugoslave, dopo l'occupazione di Tito della Venezia Giulia, e gli inglesi si avvicinarono alle posizioni Usa anche per non indebolire il governo italiano. Nel 1946, in vista del trattato di pace, si impose una politica di stallo, con accordi diplomatici riservati».

Temporeggiò anche il governo De Gasperi rispetto all'estradizione dei criminali nazisti .

«Infatti. I criminali di guerra tedeschi processati in Italia, tra il 1947 e il 1962, furono pochissimi: appena 13 sentenze. Il nostro governo volle evitare un'ondata di procedimenti contro i tedeschi anche per proteggere i criminali italiani da un effetto boomerang. In Francia vi furono centinaia di processi, in Olanda oltre 200, in Danimarca 77. In Italia non si ebbero sentenze capitali, l'ergastolo a Kappler, Reder e a un contumace. E anche Mischa Seifert arriva tardi».

Le stesse autorità greche si arresero presto.

«Che io ricordi, l'unico criminale italiano processato dai greci fu Giovanni Ravalli, del servizio informazioni della divisione Pinerolo, coinvolto nelle repressioni antipartigiane. Arrestato. giudicato dal tribunale di Atene. condannato all'ergastolo nel 1946. si salvò perché era stato compagno di scuola di Francesco Bartolotta, capo di gabinetto di De Gasperi: grazie all'azione del governo italiano fu graziato dal re nel 1950. Nella memoria collettiva greca i crimini italiani furono oscurati da due fattori: prima dalle atrocità tedesche, poi dalla sanguinosa guerra civile».

E. A.


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