Il conflitto tra
Stato e Sinagoga e le nuove responsabilità dei palestinesi
Amos Oz
Fonte: Corriere della Sera del 2005-08-20
I coloni ebrei di Gaza e Cisgiordania hanno un sogno per il futuro di Israele.
Anch'io ne ho uno. Il loro dolce sogno, però è il mio incubo e i miei sogni,
il loro veleno. I coloni sognano di creare una "Grande Israele" con
insediamenti ebraici sparsi ovunque. In questi insediamenti potranno risiedere
solo ebrei e ai palestinesi sarà consentito entrare solo per lavoro, per
impieghi umili e sottopagati. In uno Stato simile, la democrazia dovrà
inchinarsi ai rabbini. La Knesset, il governo, la Corte suprema potranno
continuare a esistere a patto che i rabbini ne approvino le decisioni. I
coloni credono che quando la Grande Israele sarà diventata un'entità
religiosa e una "Nazione Santa", verrà il Messia e si compirà la
completa redenzione del popolo ebraico.
Nell'immaginazione dei coloni non c'è posto per i palestinesi, se non nel
ruolo di servi umili e riconoscenti lavoratori. Nell'immaginazione dei coloni
non c'è posto per me, non c'è posto per uno Stato di Israele laico e
moderno. Chi mi è amico e io siamo "fuori", se non ci pentiamo.
Almeno, ci si aspetta che non ci opporremo alla costruzione di nuovi
insediamenti e all'espansione di quelli già esistenti. Se noi israeliani
laici rinnegheremo noi stessi, i coloni ci inonderanno di amore fraterno. Se
però ci ostineremo a sostenere una diversa idea di Israele, non saremo che
traditori, amici degli arabi, nazisti.
Anche noi, però abbiamo un sogno per Israele, del tutto diverso da quello dei
coloni. Desideriamo vivere in pace e libertà non sotto il giogo dei rabbini,
né del Messia, chiediamo di essere guidati da un governo eletto.
Sogniamo di essere liberi dalla lunga occupazione dei territori palestinesi.
Per quasi quarant'anni Israele e Palestina sono stati il carceriere e il
prigioniero, ammanettati l'uno all'altro. In tanti anni quasi nulla è
cambiato - il carceriere non è libero, nè lo èil prigioniero. Israele sarà
una nazione libera solo quando l'occupazione e la politica degli insediamenti
saranno concluse e la Palestina, un Paese confinante.
Per trent'anni i coloni hanno controllato Israele attraverso governi diversi.
Hanno inseguito i loro sogni e calpestato i nostri. Sono stati i padroni del
Paese. In questi giorni il primo ministro Ariel Sharon tenta una sorta di
putsch a danno della supremazia dei coloni. Un tentativo di ripristinare
l'autorità del governo eletto. Se il tentativo andasse a buon fine, il sogno
dei coloni potrebbe risentirne e quello degli israeliani laici potrebbe
sorgere a nuova vita.
La battaglia di Gaza non è una battaglia tra l'esercito e i coloni, né tra
falchi e colombe. No, è una battaglia tra Chiesa e Stato (per essere più
precisi,
tra Sinagoga e Stato). Molte nazioni hanno dovuto affrontare la questione:
quali dovrebbero essere ruolo e peso di religione e clero nella guida di un
Paese? Alcuni Stati hanno trovato la soluzione secoli fa. Altri non hanno mai
smesso di cercarla. I Paesi musulmani, ad eccezione della Turchia, non hanno
neanche iniziato.
In questi ultimi giorni a Gaza abbiamo assistito a quella che un domani, a
posteriori, potrebbe apparirci la prima battaglia tra Sinagoga e Stato nella
storia di Israele, la prima occasione di fare chiarezza sul significato dell'ebraicità
dell'unico Stato Ebraico. Siamo, prima e soprattutto, una religione o una
nazione?
In questa prima fase sembra che la componente laica, razionale, pragmatica di
Israele stia dolorosamente prevalendo su quella impregnata di fanatismo. Non
dimentichiamo, però che si tratta solo di una prima tappa.
Tanto i coloni quanto noi altri israeliani possiamo essere orgogliosi del
fatto che, a differenza dei sanguinosi conflitti tra Chiesa e Stato sorti nel
corso della storia in tanti Paesi, questa prima fase a Gaza sia stata sì
violenta ma non sanguinosa. Tanto rumore e strepito ma nessun massacro. Sarà
così anche nelle prossime fasi? Sarà così anche quando verrà il tempo di
rinunciare alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est in cambio della pace con i
palestinesi? La risposta non dipende solo dagli israeliani, religiosi e laici,
falchi e colombe, destra e sinistra. Molto dipende dai palestinesi. La
Palestina considererà questo un coraggioso passo compiuto da Israele verso un
compromesso storico con i palestinesi? Ricambieranno con passi altrettanto
coraggiosi nei confronti dei loro fanatici? Oppure considereranno gli scontri
tra ebrei il primo sintomo del processo di disintegrazione di Israele e
tenteranno di peggiorare la situazione interna israeliana inasprendo violenza
e terrorismo palestinesi?
Un vecchio proverbio arabo dice: non si applaude con una mano sola. Molto ora
dipende dal modo in cui i palestinesi interpreteranno la battaglia tra ebrei a
Gaza.
Torna alla pagina principale
