la rivista del manifesto numero 56 dicembre 2004
1974: Discorso all'Onu
L'ULIVO E IL FUCILE
Yasser Arafat
Dei due discorsi pronunciati da Arafat alle Nazioni Unite (all'indirizzo http://nobelprize.org/peace/laureates/1994/arafat-lecture.html
si può inoltre leggere in inglese il discorso pronunciato nel 1994 per il
conferimento del Premio Nobel), quello successivo, alla Sessione speciale di
Ginevra del 13 dicembre 1988 (si può leggere in: Y. Arafat, La terra e la pace,
manifestolibri 1996, pp. 37-56; con una Biografia politica, alle pp. 25-32) è
il più conosciuto poiché contiene la dichiarazione famosa in cui l'Olp
rinunciava al terrorismo e sosteneva «il diritto di tutte le parti coinvolte
nel conflitto mediorientale a vivere in pace e sicurezza, compresi lo Stato di
Palestina, Israele e tutti i vicini».
«La rivista del manifesto» pubblica ora parzialmente (il testo integrale in
traduzione inglese si legge in http://weltpolitik.net/texte/policy/israel/Speecharafat_1974.pdf)
il discorso del 1974 non tanto perché meno noto, ma soprattutto perché in esso
sono leggibili in forma organica l'analisi storica, l'elaborazione culturale e
il quadro geopolitico (sostanzialmente definiti dalla fase della lotta
anticolonialista) in cui Arafat colloca e presenta al mondo la lotta dei
palestinesi per la libertà e l'autodeterminazione nazionale. La durezza del
linguaggio che Arafat fa risuonare nell'aula solenne dell'Assemblea generale
dell'Onu, l'aspra contestazione che è stata rivolta a quelle categorie e a quei
giudizi, e la loro evoluzione nel pensiero e nell'azione dello stesso Arafat,
non oscurano la nettezza con cui viene affermata l'ispirazione laica della lotta
di liberazione palestinese, né infirmano il fatto che - insieme alla fondazione
di Fatah nel 1957 - questo discorso segna una svolta nell'unificazione della
coscienza nazionale del popolo palestinese e nella sua legittimazione al più
alto livello delle organizzazioni internazionali. Il successivo 22 novembre le
Risoluzioni 3236 e 3237 delle Nazioni Unite riconoscevano i diritti del popolo
palestinese all'autodeterminazione, alla indipendenza, alla sovranità nazionale
e al ritorno dei rifugiati. La drammatica storia successiva è un cammino
interrotto a partire da questo inizio («la rivista del manifesto»).
[...]
Le radici della questione palestinese risalgono agli ultimi anni del XIX secolo,
in altre parole a quella che oggi chiamiamo `l'epoca del colonialismo e degli
insediamenti'. Proprio in quel periodo nacque il sionismo come programma, con
l'obiettivo di portare a termine la conquista della Palestina da parte degli
immigrati europei, esattamente come i colonizzatori occuparono, e invasero a
mano armata gran parte dell'Africa. È lo stesso periodo in cui, irrompendo
fuori dall'Occidente, il colonialismo si diffuse nelle regioni più remote di
Africa, Asia e America Latina, costruendo colonie, sfruttando, opprimendo e
saccheggiando crudelmente i popoli di questi tre continenti. Quel periodo
continua ancora oggi. Si possono individuare le prove lampanti di questa
riprovevole presenza nel razzismo praticato in Sud Africa come in Palestina.
Così come il colonialismo e i suoi demagoghi hanno esaltato le conquiste, i
saccheggi e gli innumerevoli attacchi contro i nativi dell'Africa, in nome di
una missione `civilizzatrice e modernizzante', così, ondate di migranti
sionisti hanno mascherato i loro propositi nella conquista della Palestina. Allo
stesso modo in cui il colonialismo come sistema, e i colonizzatori come suo
strumento, hanno usato la religione, il colore, la razza e la lingua per
giustificare lo sfruttamento dell'Africa e la sua crudele sottomissione mediante
il terrore e la discriminazione, sono stati usati gli stessi metodi per usurpare
la Palestina e cacciare il suo popolo dalla patria nazionale.
Allo stesso modo in cui il colonialismo ha usato senza scrupoli i miseri, i
poveri, gli sfruttati come semplice materia inerte con cui costruire e portare a
termine l'occupazione da parte dei coloni, allo stesso modo gli ebrei europei
oppressi e in difficoltà sono stati usati per gli interessi dell'imperialismo
mondiale e della leadership sionista. Gli ebrei europei sono stati trasformati
negli strumenti dell'aggressione; sono diventati gli elementi di un'occupazione
colonizzatrice profondamente affine alla discriminazione razziale.
La teologia sionista è stata usata contro il nostro popolo palestinese: lo
scopo era non solo insediarsi mediante un'occupazione di coloni in stile
occidentale, ma anche separare gli ebrei dalle loro diverse terre natie e perciò
estraniarli dai loro paesi. Il sionismo è un'ideologia imperialista,
colonialista, razzista; è profondamente reazionario e discriminatorio; ha
codici retrogradi, affini all'antisemitismo ed è, a conti fatti, un'altra
faccia della stessa medaglia. Poiché, quando si propone che coloro che
aderiscono alla fede ebraica, a prescindere dal paese di residenza, non debbano
giurare fedeltà alla nazione in cui risiedono né vivere in una relazione equa
con gli altri cittadini non ebrei, quando ciò viene proposto, sentiamo che
viene proposto l'antisemitismo. Quando si propone che l'unica soluzione al
problema ebraico è che gli ebrei devono alienarsi dalle comunità o nazioni di
cui hanno fatto storicamente parte, quando si propone che gli ebrei risolvano la
questione ebraica emigrando e insediandosi con la forza nella terra di un altro
popolo, quando ciò accade, questo corrisponde esattamente alla stessa posizione
che gli antisemiti sostengono contro gli ebrei.
Così, ad esempio, possiamo capire lo stretto legame tra Rhodes a che ha
promosso l'occupazione dei coloni nell'Africa sudorientale, e Herzl b con i suoi
progetti di insediamento di coloni in Palestina. Dopo aver ottenuto da Rhodes
una certificazione di buona condotta per l'occupazione dei coloni, Herzl si
rivolse al governo britannico presentando questo certificato, e sperando così
di ottenere una decisione formale a sostegno della politica sionista. In cambio,
i sionisti promisero alla Gran Bretagna una base imperialista sul suolo
palestinese, per tutelare gli interessi imperiali in uno dei suoi punti
strategici.
Così il movimento sionista si alleò direttamente con il colonialismo mondiale
per un'incursione comune sulla nostra terra. Permettetemi ora di esporre una
serie di verità storiche su questa alleanza.
L'invasione ebraica della Palestina cominciò nel 1881. Prima che arrivasse la
prima vasta ondata di immigranti, la Palestina aveva una popolazione di mezzo
milione di abitanti, la maggior parte musulmani o cristiani, e gli ebrei erano
solo 20.000. Ogni settore della popolazione godeva della tolleranza religiosa
caratteristica della nostra civiltà.
Allora la Palestina era una terra verdeggiante, principalmente abitata da un
popolo arabo intento a costruire la propria vita e ad arricchire in modo
dinamico la propria autonoma cultura. Tra il 1882 e il 1917, il movimento
sionista installò circa 50.000 ebrei europei nella nostra terra. A questo
scopo, fece ricorso all'astuzia e all'inganno per insediarsi fra noi. Facendo
firmare alla Gran Bretagna la Dichiarazione Balfour c, rivelò ancora una volta
l'alleanza tra il sionismo e l'imperialismo. Inoltre, promettendo al movimento
sionista ciò che non era suo, la Gran Bretagna dimostrò quanto fosse arrogante
la legge imperialista. Quando fu costituita, la Lega delle Nazioni d abbandonò
il nostro popolo arabo, e gli impegni e le promesse di Wilson e si risolsero nel
nulla. Sotto la maschera del Mandato, l'imperialismo britannico ci fu imposto
direttamente e crudelmente. Il mandato emesso dalla Lega delle Nazioni
permetteva agli invasori sionisti di consolidare le loro conquiste nella nostra
terra natia. Sulla scia della Dichiarazione Balfour e per un periodo di trent'
anni, il movimento sionista riuscì, in collaborazione con il suo alleato
imperialista, a insediare altri ebrei europei nella nostra terra, usurpando i
possedimenti degli arabi palestinesi. Nel 1947 gli ebrei erano ormai 600.000, e
possedevano circa il 6% della terra palestinese coltivabile. Questo dato è da
confrontare con quello della popolazione palestinese, che all'epoca contava
1.250.000 abitanti.
Come risultato della collusione tra il potere del Mandato e il movimento
sionista e con il sostegno di alcuni paesi, questa Assemblea generale approvò,
all'inizio della sua storia, una Raccomandazione per la spartizione della nostra
terra palestinese. Questo avvenne in un'atmosfera inquinata da azioni torbide e
forti pressioni. Con la spartizione, questa Assemblea generale fece ciò che non
aveva il diritto di fare, dividendo una terra indivisibile. Quando respingemmo
quella decisione, eravamo nella stessa posizione della madre naturale che rifiutò
di lasciare che il Re Salomone tagliasse il figlio a metà, mentre la falsa
madre lo reclamava per sé acconsentendo allo smembramento f. Per di più, benché
la Risoluzione sulla spartizione avesse concesso agli insediamenti dei coloni il
54% della terra palestinese, la loro insoddisfazione li portò a scatenare una
guerra del terrore contro la popolazione araba civile. Occuparono l'81%
dell'area totale della Palestina, sradicando un milione di arabi. Occuparono 524
città e villaggi arabi, distruggendone 385, in un processo che portò alla loro
totale cancellazione. Subito dopo costruirono i loro insediamenti e le colonie
sulle rovine delle nostre fattorie e dei nostri boschi.
Sono queste le radici della questione palestinese. La sua origine non risiede in
nessun conflitto tra due religioni o due nazionalismi. E non è neppure un
conflitto di frontiera tra Stati vicini. È la causa di un popolo privato della
sua patria, disperso e sradicato, che vive principalmente in esilio e nei campi
profughi.
Col sostegno dei poteri imperialisti e colonialisti, questa entità è riuscita
a farsi accettare come un membro delle Nazioni Unite. È poi riuscito a far
cancellare dall'agenda delle Nazioni Unite la Questione Palestinese e a
ingannare l'opinione pubblica presentando la nostra causa come un problema di
profughi bisognosi della carità di benefattori ingenui e inefficienti, o di
insediarsi in una terra che non era loro. Non ancora soddisfatta, questa entità
razzista, fondata sul pensiero imperialista-colonialista, è diventata essa
stessa una base dell'imperialismo e un arsenale d'armi. Ciò le ha permesso di
arrogarsi il diritto di sottomettere il popolo arabo e di perpetrare
un'aggressione contro di esso, per soddisfare le proprie ambizioni di ulteriore
espansione sulla terra palestinese e gli altri territori arabi. Oltre ai
molteplici casi di aggressioni commesse da questa entità contro gli Stati
arabi, ha lanciato due guerre su vasta scala, nel 1956 e nel 1967, mettendo in
pericolo la pace e la sicurezza mondiali.
Dopo un attacco sionista nel giugno 1967, il nemico occupò il Sinai egiziano
fino al Canale di Suez. E occupò le alture del Golan in Siria, oltre all'intero
territorio palestinese a ovest del Giordano. Questi sviluppi hanno portato alla
formazione nella nostra regione di ciò che ora è noto come `il problema
mediorientale'. La situazione si è aggravata per la fermezza del nemico nel
mantenere l'occupazione illegale e consolidarla, istituendo così l'avamposto
per un attacco dell'imperialismo mondiale contro il nostro paese arabo. Tutte le
decisioni del Consiglio di Sicurezza e gli appelli all'opinione pubblica
mondiale per il ritiro dai territori occupati nel giugno 1967 sono stati
ignorati. Nonostante tutti gli sforzi pacifici sul piano internazionale, il
nemico non è stato distolto dalla sua politica espansionistica. L'unica
alternativa possibile per i nostri paesi arabi, in particolare Egitto e Siria,
era compiere sforzi estremi per prepararsi energicamente a resistere a questa
barbara invasione armata, per liberare i territori arabi e ripristinare i
diritti del popolo palestinese, dopo il fallimento di ogni altro possibile mezzo
pacifico.
In queste circostanze, nell'ottobre del 1973 scoppiò la Quarta guerra, che
persuase il nemico sionista del fallimento della sua politica di occupazione e
di espansione e della sua fiducia nella potenza militare. Nonostante ciò, i
leader dell'entità sionista non hanno tratto assolutamente nessuna lezione
dalla loro esperienza. Si stanno preparando a una quinta guerra, ricorrendo
ancora una volta al linguaggio della superiorità militare, dell'aggressione,
del terrorismo, della sottomissione e, alla fine, sempre alla guerra nei loro
rapporti con gli arabi.
È molto doloroso per il nostro popolo assistere alla diffusione del mito
secondo cui la sua terra era un deserto finché non fu resa florida dalla mano
del colono straniero; che era una terra senza un popolo, e che l'entità
colonialista non avrebbe causato nessun danno a nessun essere umano. Non è così:
queste menzogne devono essere smascherate da questa tribuna, poiché il mondo
deve sapere che la Palestina era la culla delle più antiche culture e civiltà.
Per migliaia di anni, il suo popolo arabo era dedito all'agricoltura e alla
edilizia, a diffondere la cultura in tutto il territorio, costituendo un esempio
nella pratica religiosa, assolvendo la funzione di fedele guardiano dei luoghi
sacri di tutte le religioni. In quanto figlio di Gerusalemme, faccio tesoro per
me e per il mio popolo di splendide memorie e vivide immagini della fratellanza
religiosa che era il segno distintivo della nostra Città Santa prima che
soccombesse alla catastrofe.
Il nostro popolo ha continuato a perseguire questa politica illuminata fino
all'istituzione dello Stato d'Israele e alla propria dispersione. Ciò non lo ha
distolto dal perseguire il suo ruolo umanitario sul suolo palestinese. E neppure
permetterà che la sua terra diventi una rampa di lancio per l'aggressione, né
un campo razzista fondato sulla distruzione della civiltà, delle culture, del
progresso e della pace. Il nostro popolo non può che preservare l'eredità dei
suoi antenati nel resistere agli invasori, nel perseguire il compito
privilegiato di difendere la sua terra natia, la sua nazionalità araba, la sua
cultura e civiltà, e nel salvaguardare la culla delle religione monoteiste.
[...]
Vanno ricordate, sia pur brevemente, alcune posizioni israeliane: il loro
appoggio all'Organizzazione dell'Armata segreta (Oas) in Algeria g,il sostegno
ai colonialisti insediatisi in Africa - in Angola, Congo, Mozambico, Zimbabwe,
Tanzania e Sudafrica - e il sostegno al Vietnam del Sud contro la rivoluzione
vietnamita. Si può inoltre citare l'assiduo supporto di Israele agli
imperialisti e ai razzisti in tutto il mondo, la sua posizione ostruzionista nel
Comitato dei Ventiquattro h, il suo rifiuto di votare a favore dell'indipendenza
degli Stati africani, e la sua opposizione alle richieste di molti paesi
asiatici, africani e latinoamericani, e di molti altri Stati, alla conferenza su
materie prime, popolazione, Legge del Mare, e alimentazione. Tutti questi fatti
offrono ulteriori prove della natura del nemico che ha usurpato la nostra terra,
e giustificano la battaglia onorevole che stiamo muovendo contro di lui. Mentre
noi difendiamo una visione del futuro, il nostro nemico alimenta i miti del
passato.
Il nemico che abbiamo davanti è riuscito persino a suscitare ampie ostilità
anche nei confronti degli stessi ebrei, dato che nell'entità sionista esiste un
razzismo connaturato contro gli ebrei orientali. Mentre noi condanniamo a gran
voce i massacri degli ebrei per mano dei nazisti, la leadership sionista è
sembrata allora più interessata a poterli sfruttare al meglio per realizzare i
propri obiettivi di immigrazione in Palestina. Se l'immigrazione degli ebrei in
Palestina avesse avuto l'obiettivo di farli vivere al nostro fianco, godendo
degli stessi diritti e garantendo gli stessi doveri, avremmo aperto loro le
nostre porte, per quanto la capacità di accoglienza della nostra terra lo
permetteva. Questo è accaduto, ad esempio, con le migliaia di armeni e circassi
che ancora vivono tra noi nell'uguaglianza come fratelli e concittadini. Ma
l'obiettivo di questa immigrazione è quello di usurpare la nostra patria,
disperdere il nostro popolo, e farci diventare cittadini di seconda categoria.
Questa è una richiesta assolutamente inconcepibile, cui non possiamo
acconsentire né piegarci. Perciò, sin dall'inizio, la nostra rivoluzione non
è stata mossa da fattori razziali né religiosi. Il suo obiettivo non è mai
stato l'ebreo, come persona, ma il sionismo razzista e l'aggressione manifesta.
In questo senso, la nostra è anche una rivoluzione per l'ebreo, anche come
essere umano. Stiamo combattendo perché ebrei, cristiani e musulmani possano
vivere nell'uguaglianza, godendo degli stessi diritti e assumendosi gli stessi
doveri, lontano dalla discriminazione razziale o religiosa.
Noi distinguiamo tra giudaismo e sionismo. Pur mantenendo ferma la nostra
opposizione al movimento sionista colonialista, rispettiamo la fede ebraica.
Oggi, quasi un secolo dopo l'ascesa del movimento sionista, vorremmo mettere in
guardia dal crescente pericolo che esso rappresenta per gli ebrei di tutto il
mondo, per il nostro popolo arabo e per la pace e la sicurezza mondiali. Perché
il sionismo incoraggia gli ebrei a emigrare dai loro paesi natii e concede loro
una nazionalità creata artificialmente. I sionisti continuano a perpetrare
attività terroristiche nonostante si siano dimostrate inefficaci. Il fenomeno
della continua emigrazione da Israele, destinato a crescere come roccaforte del
colonialismo e del razzismo nel declino del mondo, è un esempio
dell'inevitabile fallimento di queste attività.
Sollecitiamo i popoli e i governi mondiali a mantenere fermezza contro il
programma sionista di incoraggiare gli ebrei del mondo a emigrare dai loro paesi
e a usurpare la nostra terra. Li sollecitiamo ad opporsi altrettanto fermamente
a ogni discriminazione per religione, razza, o colore della pelle.
Perché il popolo palestinese dovrebbe pagare il prezzo di una tale
discriminazione nel mondo? Perché il nostro popolo deve essere responsabile dei
problemi dell'immigrazione ebraica, che esistono solo nei pensieri di alcune
persone? Perché coloro che sostengono questi problemi non aprono i loro paesi,
che possono assorbire e aiutare questi immigrati? Chi ci chiama terroristi vuole
impedire che l'opinione pubblica conosca la verità su di noi e veda la
giustizia sui nostri volti. Cerca di mascherare il terrorismo e la tirannia dei
suoi atti, e la nostra posizione di autodifesa.
La differenza tra il rivoluzionario e il terrorista risiede nella ragione per
cui combatte. Poiché chiunque sostenga una giusta causa e si batta per la
libertà e la liberazione della propria terra dagli invasori, dagli occupanti e
dai colonialisti, non può essere chiamato terrorista, altrimenti il popolo
americano nella sua lotta di liberazione dai colonialisti britannici sarebbe
stato terrorista; la resistenza europea contro il nazismo sarebbe stata
terrorista, la lotta dei popoli asiatici, africani e latinoamericani sarebbe
stata terrorismo, e molte delle persone presenti oggi in questa Assemblea
sarebbero considerate terroristi. La nostra è una lotta giusta e opportuna
consacrata dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale dei
diritti umani. Perché coloro che combattono contro le giuste cause, che muovono
guerra per occupare, colonizzare e opprimere un altro popolo, questi sono i
terroristi. Queste sono le persone le cui azioni vanno condannate, che devono
essere chiamati criminali: poiché la legittimità della causa determina il
diritto alla lotta.
Il terrorismo sionista che è stato scatenato contro il popolo palestinese per
espellerlo dal suo paese e usurpare la sua terra è registrato nei nostri
documenti ufficiali. Migliaia di persone del nostro popolo sono state uccise nei
loro villaggi e città; decine di migliaia di altre sono state costrette col
fucile puntato a lasciare le loro case e le terre dei loro padri. Più volte i
nostri bimbi, donne e anziani sono stati cacciati e hanno dovuto vagabondare nel
deserto e scalare montagne senza cibo né acqua. Chiunque abbia assistito alla
catastrofe abbattutasi nel 1948 sugli abitanti di migliaia di villaggi e città,
a Gerusalemme, Jaffa, Lydda, Ramle e in Galilea; chiunque sia stato testimone di
quella catastrofe non potrà mai dimenticare quell'esperienza, anche se la
congiura del silenzio è riuscita a occultare quegli orrori e a nascondere le
tracce di 385 villaggi e città palestinesi che allora furono distrutti e
cancellati dalla mappa. La distruzione di 19.000 case negli ultimi sette anni,
che equivale alla totale distruzione di altri 200 villaggi palestinesi, e il
gran numero di persone mutilate per il trattamento subito nelle prigioni
israeliane, non possono essere occultati.
Questo terrorismo è nutrito dall'odio e quest'odio è stato rivolto persino
contro l'albero d'ulivo del mio paese, che è stato un simbolo superbo e ricorda
loro gli abitanti originari della terra, un simbolo vivente del fatto che la
terra è palestinese. Perciò hanno cercato di distruggerlo. Come si può
commentare l'affermazione di Golda Meir, che ha espresso la propria inquietudine
sul fatto che «ogni giorno nascano bambini palestinesi». Essi vedono nel
bambino palestinese, nell'albero palestinese, un nemico da sterminare. Per
decine di anni i sionisti hanno perseguitato i leader culturali, politici,
sociali e artistici del nostro popolo, terrorizzandoli e assassinandoli. Hanno
derubato la nostra eredità culturale, le tradizioni del nostro popolo e hanno
preteso di espropriarcene. Il loro terrorismo ha raggiunto persino i nostri
luoghi sacri, la nostra amata e pacifica Gerusalemme. Hanno tentato di
de-arabizzarla e di farle perdere il suo carattere musulmano e cristiano
scacciando i suoi abitanti e annettendola.
Devo menzionare la distruzione della Moschea di al-Aqsa i e il deturpamento di
molti monumenti di carattere storico e religioso. Gerusalemme, con la sua storia
religiosa e i suoi valori spirituali, è una testimonianza per il futuro. È la
prova della nostra presenza eterna, della nostra civiltà, dei nostri valori
umani. Non è un caso che sotto i suoi cieli siano nate le tre religioni
monoteiste e che sotto quel cielo queste tre religioni risplendano per
illuminare il genere umano, per esprimere le pene e le speranze dell'umanità, e
per tracciare il cammino del futuro con le sue speranze.
Quei pochi arabi palestinesi che non furono sradicati dai sionisti nel 1948 sono
attualmente profughi nella loro stessa terra. La legge israeliana li tratta come
cittadini di seconda categoria - e anche di terza categoria, visto che i
cittadini di seconda categoria sono gli ebrei orientali - e li ha sottoposti a
ogni forma di discriminazione razziale e di terrorismo dopo la confisca delle
loro terre e proprietà. Sono state vittime di sanguinosi massacri come quello
di Kfar Kassim l, sono stati espulsi dai loro villaggi ed è stato negato loro
il diritto al rientro, come nel caso degli abitanti di Rait e Kfar-Birim. Per
ventisei anni, il nostro popolo ha vissuto sotto la legge marziale e gli è la
sua libertà di movimento è stata delegata all'autorizzazione del governatore
militare israeliano, e questo proprio negli anni in cui lo Stato di Israele
promulgava una legge che concedeva la cittadinanza a ogni ebreo di ogni parte
del mondo che avesse voluto emigrare nella nostra terra natia. E ancora,
un'altra legge israeliana stabilì che i palestinesi che non fossero presenti
nei loro villaggi e città al momento dell'occupazione non avevano il diritto
alla cittadinanza israeliana.
Il curriculum dei governanti israeliani è pieno di atti di terrore perpetrati
verso chi tra noi è rimasto sotto l'occupazione del Sinai e delle alture del
Golan. I bombardamenti criminali della scuola di Bahr-al-Bakar e la fabbrica di
Abou Zaabal, sono solo due di questi incancellabili atti di terrorismo. La
totale distruzione della città siriana di Kuneitra m è un altro esempio
tangibile del terrorismo sistematico. Se si dovessero catalogare gli atti del
terrorismo sionista nel Libano meridionale, la loro efferatezza sconvolgerebbe
persino i più incalliti: raids, bombardamenti, tattica della terra bruciata,
distruzione di migliaia di case, espulsione dei civili e sequestro dei cittadini
libanesi. Ciò costituisce chiaramente una violazione della sovranità libanese
e serve a preparare la deviazione delle acque del fiume Litani n.
È forse necessario ricordare a questa Assemblea le numerose Risoluzioni
adottate, in cui si condannano le aggressioni israeliane commesse contro i paesi
arabi, le violazioni da parte degli israeliani dei diritti umani e degli
articoli delle Convenzioni di Ginevra, come anche le risoluzioni relative
all'annessione della città di Gerusalemme e al ripristino del suo precedente
status?
L'unica valutazione per questi atti è che sono atti di barbarie e terrorismo.
Eppure, i razzisti e i colonialisti sionisti hanno ancora il coraggio di
descrivere la giusta lotta del nostro popolo come terrorista. Può esistere una
più lampante distorsione della realtà? Noi chiediamo a chi ha usurpato la
nostra terra, a chi sta commettendo azioni criminali di terrorismo contro il
nostro popolo e praticando la discriminazione razziale in modo ancora più
esteso dei razzisti in Sudafrica, noi gli chiediamo di tenere conto della
Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che prevede l'esclusione
per un anno dalle Nazioni Unite del governo del Sudafrica. Questo è il destino
inevitabile di ogni paese razzista che adotti la legge della giungla, usurpi la
terra di altri e persista nell'oppressione.
Negli ultimi trent'anni, il nostro popolo ha dovuto combattere contro
l'occupazione britannica e l'invasione sionista, che avevano, entrambe,
l'obiettivo dichiarato di usurpare la nostra terra per far fallire questo
progetto, perché la nostra terra natia rimanesse nostra sono state animate sei
grandi rivolte e decine di ribellioni popolari. In questo processo sono morti più
di 30.000 martiri, l'equivalente, in proporzione, di sei milioni di americani.
Quando la maggioranza del popolo palestinese è stata sradicata dalla sua terra
nel 1948, la lotta palestinese per l'autodeterminazione è proseguita nelle
condizioni più difficili. Abbiamo tentato ogni mezzo possibile per continuare
la nostra battaglia politica per i nostri diritti nazionali, ma senza nessun
sostegno. Nel frattempo abbiamo dovuto combattere per la pura sopravvivenza.
Anche in esilio abbiamo educato i nostri figli. E tutto questo per cercare di
sopravvivere.
Il popolo palestinese ha prodotto migliaia di fisici, giuristi, insegnanti e
scienziati che hanno partecipato attivamente allo sviluppo dei paesi arabi
confinanti con la loro terra usurpata; hanno usato il loro reddito per aiutare i
giovani e gli anziani del nostro popolo rimasti nei campi profughi. Hanno
educato i loro fratelli e sorelle, aiutato i genitori e avuto cura dei loro
figli. Per tutto il tempo, il palestinese ha sognato di rientrare nella sua
terra. Non è svanita né la sua fedeltà verso la Palestina né la sua
determinazione al rientro; nessuno ha potuto convincerlo a rinunciare
all'identità palestinese né ad abbandonare la terra natia. Il passare del
tempo non gli ha tolto la memoria, come alcuni avevano sperato. Quando il nostro
popolo ha perso la fiducia nella comunità internazionale, che ha continuato ad
ignorare i suoi diritti, e quando è stato ormai chiaro che i palestinesi non
avrebbero recuperato un solo millimetro della Palestina con i soli mezzi
politici, il nostro popolo non ha avuto altra scelta che ricorrere alla lotta
armata. In quella lotta ha investito le proprie risorse materiali e umane.
Abbiamo affrontato con coraggio le azioni più immorali del terrorismo
israeliano, volte a deviare e ad arrestare la nostra lotta.
Negli ultimi dieci anni della nostra battaglia, migliaia di martiri, e ancor più
feriti, mutilati e incarcerati, sono stati offerti in sacrificio; e tutto nello
sforzo di resistere alla minaccia incombente dell'annientamento, di riacquistare
il nostro diritto all'autodeterminazione e il nostro diritto indiscutibile al
rientro nella nostra terra natia. Con grande dignità e il più ammirevole
spirito rivoluzionario, il nostro popolo palestinese non si è perso d'animo
nelle prigioni e nei campi di concentramento israeliani, o quando ha dovuto
affrontare ogni sorta di persecuzione e intimidazione. Combatte solo per
esistere e continua a lottare per preservare l'impronta araba della sua terra.
Così resiste all'oppressione, alla tirannia e al terrorismo nelle loro forme più
spregevoli.
È dalla lotta popolare armata che infine sono emerse la nostra leadership
politica e le nostre istituzioni nazionali, un movimento di liberazione
nazionale - che riunisce tutte le correnti e le organizzazioni palestinesi e le
loro risorse - si è materializzato nell'Organizzazione per la liberazione della
Palestina.
Grazie al nostro movimento militante di liberazione nazionale per la Palestina,
la lotta del nostro popolo è maturata ed è cresciuta tanto da fondere la
battaglia politica e sociale insieme alla lotta armata. L'Organizzazione per la
liberazione della Palestina è stato un fattore essenziale per creare una nuova
mentalità palestinese, capace di delineare il futuro della nostra Palestina e
che non si accontenta di mobilitare i palestinesi per le sfide del presente.
L'Organizzazione per la liberazione della Palestina può dirsi fiera di portare
avanti un gran numero di attività culturali ed educative, anche mentre è
impegnata nella lotta armata, e in un momento in cui ha dovuto subire gli
attacchi furiosi e vili del terrorismo sionista. Abbiamo creato istituti per la
ricerca scientifica, lo sviluppo agricolo e lo Stato sociale, nonché centri per
il recupero della nostra eredità culturale e la salvaguardia delle nostre
tradizioni popolari. Molti poeti, artisti e scrittori palestinesi hanno
arricchito la cultura araba in particolare, e la cultura del mondo in generale.
La loro opera profondamente umana ha guadagnato l'ammirazione di chiunque
l'abbia conosciuta. Al contrario, il nostro nemico ha distrutto sistematicamente
la nostra cultura diffondendo ideologie razziste e imperialiste, e in genere
tutto ciò che impedisse il progresso, la giustizia, la democrazia e la pace.
L'Organizzazione per la liberazione della Palestina ha conquistato la sua
legittimità grazie ai sacrifici connessi al suo ruolo d'avanguardia, e per la
dedizione della sua leadership nella lotta. Questa legittimità le è stata
conferita dal popolo palestinese, che l'ha scelta per condurre la battaglia
seguendo le sue direttive. L'Organizzazione per la liberazione della Palestina
ha anche conquistato legittimità riuscendo a rappresentare ogni fazione, unione
o gruppo, ogni singolo talento palestinese, sia nel Consiglio nazionale sia
nelle istituzioni del popolo. Questa legittimità è stata rafforzata
ulteriormente dal sostegno dell'intera nazione araba, ed è stata consacrata nel
corso dell'ultima conferenza del Summit arabo, che ha ribadito il diritto
dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, nella sua veste di unica
rappresentante del popolo palestinese, di istituire uno Stato nazionale
indipendente su tutto il territorio palestinese liberato. Inoltre, la
legittimazione dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina si è
consolidata grazie al sostegno fraterno dei movimenti e dei paesi amici che
hanno le stesse idee e si sono schierati al nostro fianco, incoraggiandoci e
aiutandoci nella lotta per affermare i nostri diritti nazionali.
[...]
L'Organizzazione per la liberazione della Palestina rappresenta il nostro popolo
palestinese, in modo legittimo ed esclusivo. Per questo, l'Olp esprime i
desideri e le speranze del suo popolo. E per questo, porta alla vostra presenza
questi suoi sinceri desideri e speranze, sollecitandovi a non sottrarvi alla
importantissima responsabilità storica verso la nostra giusta causa.
Per molti anni, il nostro popolo è stato sottoposto alle devastazioni della
guerra, della distruzione e della dispersione. Ha pagato con il sangue dei suoi
figli, e questo non potrà mai essere riparato. Ha portato su di sé, come
nessun altro popolo prima d'ora, il fardello dell'occupazione, della diaspora,
dell'espulsione e del terrore senza tregua. Eppure ciò non ha spinto il nostro
popolo al rancore e allo spirito di vendetta; non ci ha portato a introiettare
il razzismo dei nostri nemici. E non abbiamo perso i metodi schietti che
distinguono gli amici dai nemici. Poiché deploriamo tutti i crimini commessi
contro gli ebrei, deploriamo anche la profonda discriminazione che hanno subito
a causa del loro destino.
Sono un ribelle e la mia causa è la libertà. So bene che un tempo molte delle
persone oggi qui presenti erano esattamente nella stessa condizione di
resistenza in cui mi trovo io adesso e contro la quale devo lottare. Voi avete
dovuto in passato trasformare i sogni in realtà mediante la vostra lotta. Perciò
adesso dovete condividere il mio sogno. Credo sia proprio questa la ragione che
oggi posso richiamare per chiedervi di aiutarci perché insieme possiamo far
sbocciare il nostro sogno in una luminosa realtà, il nostro sogno comune per un
futuro di pace nella terra sacra della Palestina.
Davanti a un tribunale militare israeliano, l'ebreo rivoluzionario Ahud Adif
disse: «Non sono un terrorista; credo che su questa terra debba esistere uno
Stato democratico». Adif languisce oggi in una prigione sionista insieme a chi
ha le sue stesse idee. A lui e ai suoi colleghi mando i miei auguri più
sinceri.
E davanti allo stesso tribunale c'è oggi un coraggioso principe della chiesa,
il vescovo Cappucci o. Levando le dita nel segno della vittoria, lo stesso usato
dai nostri combattenti per la libertà, ha detto: «Ecco cosa ho fatto, ho fatto
sì che tutti gli uomini possano vivere in pace su questa terra di pace».
Questo splendido sacerdote seguirà certamente lo stesso triste destino
riservato ad Adif. A lui mandiamo i nostri saluti e auguri.
Perché allora non dovrei sognare e sperare? La rivoluzione non è forse
trasformare i sogni e le speranze in realtà? E allora lavoriamo insieme perché
il mio sogno possa realizzarsi, perché io possa fare ritorno con il mio popolo
dall'esilio sulla terra di Palestina, per vivere fianco a fianco con questo
combattente ebreo per la libertà e i suoi compagni, con questo prete arabo e i
suoi fratelli, in uno Stato democratico in cui cristiani, ebrei e musulmani
vivano nella giustizia, l'uguaglianza, la fraternità e il progresso.
Non è forse un nobile sogno, degno della lotta mia come di tutti coloro che
amano la libertà in ogni parte del mondo? Poiché il tratto più straordinario
di questo sogno è che sia palestinese, un sogno che viene dalla terra della
pace, la terra del martirio e dell'eroismo, e anche la terra della storia.
Dobbiamo ricordare che gli ebrei dell'Europa e degli Stati Uniti sono stati
riconosciuti come i capi delle battaglie per la secolarizzazione e la
separazione tra Chiesa e Stato. Sappiamo anche che essi hanno combattuto contro
la discriminazione religiosa. Come possono continuare a sostenere questo paese,
che ha una politica più fanatica, discriminatoria e chiusa di ogni altro?
Nella mia veste ufficiale di presidente dell'Organizzazione per la liberazione
della Palestina e capo della rivoluzione palestinese, affermo davanti a voi che
quando parliamo delle nostre comuni speranze per la Palestina di domani,
parliamo anche di tutti gli ebrei che vivono oggi in Palestina, che hanno scelto
di vivere con noi in pace e senza discriminazioni. Nella mia veste ufficiale di
presidente dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina e capo della
rivoluzione palestinese, faccio appello agli ebrei perché respingano una per
una tutte le promesse illusorie fatte loro dall'ideologia sionista e dalla
leadership israeliana. Stanno offrendo agli ebrei un perpetuo spargimento di
sangue, guerre infinite e una schiavitù permanente. Noi invitiamo gli ebrei a
strapparsi dal loro isolamento morale per aprirsi alla più aperta realtà della
libera scelta, lontana dagli attuali sforzi della loro leadership per alimentare
in loro il complesso di Masada p. Offriamo loro la soluzione più generosa, di
poter vivere insieme in una cornice di pace giusta sulla nostra Palestina
democratica.
Nella mia veste ufficiale di presidente dell'Organizzazione per la liberazione
della Palestina, annuncio qui che non vogliamo che si sparga una sola goccia del
sangue di arabi o ebrei; che non proviamo alcun desiderio di continuare questo
stillicidio, che terminerà una volta raggiunta una pace giusta, basata sui
diritti, le speranze e le aspirazioni del nostro popolo.
Nella mia veste ufficiale di presidente dell'Organizzazione per la liberazione
della Palestina e capo della rivoluzione palestinese, mi appello a voi perché
accompagniate il nostro popolo nella sua lotta per ottenere il diritto
all'autodeterminazione. Questo diritto è consacrato dalla Carta delle Nazioni
Unite ed è stato più volte ribadito nelle Risoluzioni adottate solennemente da
questa Organizzazione sin dalla stesura della Carta. Mi appello a voi, inoltre,
perché collaboriate al rientro del nostro popolo nella sua terra natia da un
esilio forzato impostogli con le armi, con la tirannia e l'oppressione, così
che possiamo riconquistare la nostra proprietà, la nostra terra, e vivere così
nella nostra patria nazionale, libera e sovrana, godendo di tutti i privilegi
della nazionalità. Solo allora potremo riversare tutte le nostre risorse nella
grande corrente della civilizzazione umana. Solo allora la nostra creatività
palestinese potrà essere convogliata al servizio dell'umanità. Solo allora la
nostra Gerusalemme riacquisterà il suo ruolo storico di pacifico santuario di
tutte le religioni. Mi appello a voi affinché permettiate che il nostro popolo
istituisca la sovranità nazionale indipendente sulla sua terra.
Oggi sono venuto portando un ramoscello d'ulivo e il fucile di un combattente
per la libertà. Non lasciate che il ramoscello d'ulivo mi cada di mano. Ripeto:
non lasciate che il ramoscello d'ulivo mi cada di mano.
note:
a Cecil John Rhodes (1853-1902), Primo ministro della britannica Colonia del
Capo, in Sudafrica, è il fondatore della Rhodesia e iniziatore della politica
di apartheid (NdRM).
b Theodor Herzl, (1860-1904), fondatore dell'Organizzazione sionistica mondiale
(NdRM).
c La Dichiarazione di Arthur James Balfour (2.11.1917), ministro degli Esteri
del regno Unito, cui si fa risalire l'origine degli insediamenti ebraici in
Palestina, suonava così: «Il Governo di Sua Maestà guarda con favore la
costituzione in Palestina d'un focolare nazionale per il popolo ebraico e
applicherà tutti i suoi sforzi per facilitare il raggiungimento di questo
obiettivo, essendo stato assodato chiaramente che non sarà fatto niente che
possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche
esistenti in Palestina, o i diritti e lo statuto politico goduti dagli ebrei in
qualunque altro paese. Vi sarei riconoscente se portaste questa dichiarazione
alla conoscenza della Federazione Sionista». Ma sulla questione, nella «rivista
del manifesto», vedi P. Di Motoli, La destra israeliana, n. 28, 2002, e, in
generale, il Dossier pubblicato nello stesso fascicolo (NdRM).d La Lega (o
Società) delle Nazioni, l'organizzazione internazionale fondata nel 1919,
subito dopo la fine della prima guerra mondiale, per regolare pacificamente i
conflitti internazionali, ebbe in amministrazione i territori delle ex colonie
tedesche e le province orientali dell'impero ottomano (di cui faceva parte la
Palestina). Fu sciolta formalmente nel 1946 e sostituita dall'Onu (NdRM).
e Thomas Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti per due mandati dal 1913
al 1921. Il 12° dei suoi 14 Punti recitava: «Una sicura sovranità sarà
garantita alle parti turche dell'Impero ottomano attuale [compresa, quindi, la
Palestina]; ma le altre nazionalità che si trovano in questo momento sotto la
dominazione turca dovranno avere garantita un'indubbia sicurezza di esistenza ed
il modo di svilupparsi senza ostacoli, autonomamente» (NdRM).
f Il riferimento è alla Bibbia, Re 1, Cap. 3, 16-28, in cui si racconta del
giudizio di Re Salomone che affidò il figlio conteso alla donna che aveva
rinunciato ad averlo pur di non vederlo dilaniato per la spartizione (NdRM).
g Oas, sigla dell'Organisation Armée Secrète, organizzazione paramilitare
clandestina fondata nel 1961 da ufficiali dell'esercito francese d'Algeria per
impedire l'indipendenza dell'Algeria (NdRM).
h Il Comitato dei Ventiquattro era all'epoca l'organo esecutivo dell'attività
delle Nazioni Unite per il disarmo (NdRM).
i la Moschea di al-Aqsa, in Gerusalemme, è fra i più importanti luoghi santi
dell'Islam (NdRM).
l Il riferimento è all'episodio in cui, nell'autunno del 1956, circa 49 civili
palestinesi del villaggio di Kfar-Kassem, per lo più lavoratori, furono uccisi
dal fuoco dell'esercito israeliano. Riferimenti analoghi sono quelli, citati più
avanti, di Rait, Kfar-Birim, Bahar-al -Bakar e Abou Zaabal (NdRM).
m Kuneitra è una città sulle alture del Golan siriano che, durante la guerra
dello Yom Kippur (1973), fu uno dei centri dei combattimenti più aspri fra gli
eserciti siriano e israeliano. Alla fine fu letteralmente distrutta dai
bombardamenti aerei e terrestri operati dall'esercito israeliano (NdRM).
n Il fiume Litani, che scorre nel Libano meridionale, durante l'occupazione
israeliana fu al centro di un'aspra contesa sulla proprietà e l'utilizzo delle
sue acque (NdRM).
o Monsignor Hilarion Cappucci è il vescovo melchita di Gerusalemme, militante
della lotta di liberazione palestinese, processato dai tribunali israeliani per
sospetto terrorismo, traffico d'armi ed esplosivo (NdRM).
p Masada, località della Palestina sudorientale, presso il Mar Morto (ora sede
di un imponente sito archeologico), nel deserto a 40 chilometri da Gerusalemme.
La difesa della sua rocca inespugnabile è passata alla storia come simbolo
dell'orgoglio e del martirio del popolo di Israele, per il suicidio in massa di
mille zeloti che nel 72 d.c. scelsero la morte piuttosto che arrendersi ai
romani (NdRM).
(Traduzione di Francesca Buffo)