FISICA/MENTE

 

 

 

From: Giacomo <..........@tiscali.it>
To: <Undisclosed-Recipient:, >
Subject: I reporter francesi a fianco della resistenza
Sent: mercoledì 20 ottobre 2004 19.17.01

 

Intervista fresca, intrigante (e inquietante) di Reporter Associati a padre Jean Marie Benjamin, gia funzionario UNICEF occupatosi per anni di assistenza ai bambini iracheni vittima dell'embargo e della contaminazione da uranio seguita alla guerra del '91.
Buona lettura
 
giac.
 

Jean Marie Benjamin:

“I reporter francesi sono vivi e lavorano a fianco della resistenza irachena…”
di Roberto di Nunzio
20 Oct 2004

 
Padre Benjamin, lei ha contatti diretti con i rapitori dei reporter francesi?

"Si, ho contatti diretti con un emissario del gruppo che ospita attualmente i reporter francesi…"

Che “ospita”…?

"Certo, George Malbrunot e Christian Chesnot non possono essere considerati “rapiti” ma, appunto, ospiti di uno dei maggiori gruppi della resistenza irachena. Hanno deciso di comune accordo di rimanere in Iraq per documentare le azioni della resistenza, lavorando fra mille difficoltà. Le posso dire di più, i rappresentanti della resistenza hanno dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta quello che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti americani, nonché l’impegno delle forze della resistenza per aiutare la popolazione. Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso anticiparle che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad una frontiera e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta la documentazione raccolta".


Lei ha avuto contatti diretti con i giornalisti "ospiti"?

"No. Le mie sono informazioni di prima mano, ma non ho avuto contatti diretti con i due reporter, sarebbe molto pericoloso per loro, potrebbero essere localizzati con grande facilità. Le ripeto che ho avuto ripetuti contatti con emissari del gruppo della resistenza che li ospita".

Di quale organizzazione si tratta?

"A questa domanda, può capirlo, non posso rispondere…"

Lei è stato recentemente in Siria, è da lì che ha potuto mettersi in contatto con il gruppo della resistenza irachena che ospita Malbrunot e Chesnot?

"Non solo da Damasco, anche dal Libano ho avuto i miei contatti".

(Abbiamo raggiunto ieri Padre Jean Marie Benjamin, autorevole studioso e conoscitore del mondo musulmano, nella sua casa di Assisi. Molte le cose delle quali padre Benjamin parla in esclusiva con Reporter Associati, e tutte di grandissimo interesse e attualità: il rapimento delle “2 Simone”, la fine di Enzo Baldoni. E ancora le prossime elezioni presidenziali Usa, il processo istruito dagli americani contro Saddam Hussein e Tareq Aziz. Senza dimenticare la resistenza irachena, più viva che mai. rdn)

Padre Benjamin, lei è tornato da pochi giorni da un giro in alcuni paesi del Medio oriente, mi ha colpito una sua affermazione” in Iraq è meglio che non vi entri più…”, perchè?

"Ormai in Iraq non si può entrare senza rischiare la propria vita, e per me andare per rimanere chiuso in un convento non serve a nulla, la popolazione ha bisogno ora più che mai di aiuto, non funziona nulla, manca tutto".

Come definirebbe la situazione attuale in Iraq?

"Ci sarebbero tante definizioni che si potrebbero usare. In sintesi diciamo che in Iraq attualmente regna un grande disordine unito ad una grandissima mistificazione della realtà portata avanti dagli americani e dai loro alleati".

Si può parlare di libere elezioni in un paese occupato?

"In Iraq ormai tutto è fuori dalle leggi internazionali, la guerra è stata illegale, l'occupazione è illegale, non c'è un Parlamento, il governo è un fantoccio messo lì dalle forze di occupazione. Il primo ministro Allawi è un personaggio che ha vissuto oltre 20 anni tra Londra e gli Stati Uniti pagato dalla CIA (e dai contribuenti americani). In Iraq attualmente vige la legge tutta americana del più forte: "Chi si oppone a noi è fuori legge". Chi si oppone viene arrestato, torturato e come rappresaglia per le azioni della resistenza gli americani bombardano Falluja portando dolore, morte e distruzione tra la popolazione".

Come descrivere la diversità delle azioni della resistenza dai sequestri, le decapitazioni...

"Ecco, questo è il cuore del problema. In Iraq sono entrate da paesi vicini (e, non solo vicini…) delle formazioni legate al fondamentalismo islamico che mai prima della guerra si erano manifestate sotto il regime di Saddam Hussein. Questo uno degli effetti più devastanti che ha portato la guerra e l’attuale occupazione militare".

"Ricordiamoci che Saddam Hussein, del quale non ho alcuna nostalgia per come gestiva il suo potere, era ed è un laico e in Iraq si viveva un clima di coabitazione fra musulmani e cristiani davvero unico in tutto il mondo arabo. Tanto che Bin Laden, più di una volta, parlando dell'Iraq la descriveva come "una repubblica infedele e miscredente".

"Ricordo che incontrai l’ex ministro degli eseteri Tareq Aziz nel 2001 al quale chiesi come poteva un ministro cristiano convivere con un governo musulmano. Mi rispose che c'era una straordinaria vicinanza e cooperazione. A ricordare oggi, a distanza di soli due anni, questa dichiarazione sembra davvero incredibile".

"Al-Zarquawi, che è giordano e non iracheno, è a capo di molte di queste formazioni islamiche che sono entrate in Iraq, ed egli è certamente il più potente tra i grupi fondamentalisti, ma non bisogna dimenticare che vi sono altri gruppi estremisti che prendono ordini direttamente dall'Arabia Saudita. Al-Zarquawi ha un gruppo molto ben strutturato e ben organizzato in 62 sotto-gruppi e ogni gruppo gestisce e controlla una porzione di territorio iracheno ben definito, come una scacchiera".

"Personalmente non credo neppure che Al-Zarquawi si trovi a Falluja, come sostiene la propaganda Usa. Mi sa tanto di un pretesto per continuare ad assediare la città per cercare di piegare le forze della resistenza che lì si concentreranno in gran numero. Il comando americano non sa come annientare la resistenza e devono per forza trovare un motivo per uccidere innocenti e bombardare Falluja".

Sequestri e decapitazioni, quindi, farebbero il gioco agli americani?

"Assolutamente sì, anche se la diffusione di queste terribili e inaccettabili pratiche terroristiche sono diventate un fenomeno mediatico tutto italiano. I reportage dall'Iraq delle tv francesi, della Bbc e di moltre altre tv europee sono più precisi e attenti e dividono con molta attenzione tra azioni terroristiche e azioni della resistenza".

"Mentre in italia tutto viene mediaticamente classificato come “terrorismo”. Questo per giustficare davanti all’opinione pubblica interna la presenza delle truppe italiane tra le forze di occupazione".

"In Iraq si muore tutti i giorni sotto le bombe americane e i primi a morire sono gli uomini, le donne e i bambini iracheni. Ma di questo nessuno parla, soprattutto in Italia".

"Alcuni giorni fa, ricorderà, c’è stata una violenta esplosione nei pressi della cosiddetta green-zone di Baghdad. Subito dopo mi ha chiamato un ragazzo che è stato più volte ospite da noi ad Assisi, era terrorizzato, insieme al padre e al fratello possedeva un piccolo negozio proprio lì dove è avvenuta l’esplosione".

"Subito dopo, accendendo la mia tv satellitare ho ascoltato dalle news francesi e inglesi che vi erano stati almeno 20 morti tra i soldati americani oltre 70 i feriti. Contemporaneamente la tv italiana parlava di 3 americani uccisi.Questo episodio mi ha fatto riflettere: se su una notizia del genere viene raccontata ai telespettatori italiani nella misura del 10% della verità, allora mi chiedo, in un anno di guerra e di occupazione quante bugie avranno mai raccontato?".


Padre Benjamin, è in possesso di notizie sui rapimenti dei cittadini italiani?

"Sul rapimento dell’architetto italo-iracheno Ajad Anwer Wali no. Su Simona Torretta e Simona Pari si, ma non voglio fare nomi né posso riferire circostanze delle quali sono a conoscenza. Posso solo dire che è una fortuna che le due ragazze siano ormai libere e a casa".

Posso chiederle se è a conoscenza del pagamento di un riscatto per la liberazione delle “2 Simone”?

"Sicuramente per le due ragazze di “Un Ponte per… è stato pagato un compenso più che un riscatto".

Cosa intende per “compenso”? Un “compenso” per cosa?

"(Padre Benjamin ride..ndr) Mi spiace, non posso dirle di più. Fermiamoci qui con questa risposta... Possiamo dire che è stato un rapimento molto mediatico. Per la prima volta hanno rapito due donne e la loro liberazione è avvenuta sotto l’occhio di una telecamera…Un giudizo lo possono trarre tutti".

Può parlarci, se ne è a conoscenza, della presenza di un mediatore che avrebbe favorito i contatti con i rapitori e poi la loro liberazione?

"Un mediatore? Si cero che c’era un mediatore..."

Italiano?

"No, non era italiano. Ma le ho detto che su questa vicenda io mi fermo qui".

E con Enzo Baldoni cosa è accaduto?

"Durante le primissime fasi del rapimento di Enzo Baldoni è intercorso un fatto nuovo che nulla aveva a che vedere con i suoi sequestratori".

Può spiegarsi meglio?

"Diciamo che la responsabiltà della sua morte non è attribuibile solo ai suoi rapitori…sono intevenuti personaggi vicini all’intelligence
".

Intelligence italiana?

"Intelligence..."

Quindi?

"Deve sapere che questo del rapimento di Enzo Baldoni è stato un capitolo molto misterioso dove troppi hanno giocato un ruolo sporco. Enzo Baldoni conosceva molto bene cosa era la resistenza irachena e da chi era formata. Sapeva qualcosa di troppo e questo “troppo” decisamente non è piaciuto a qualcuno".

"Ripeto, la responsabiltà della morte di Baldoni deve essere almeno condivisa tra coloro che lo hanno sequestrato e qualcun altro…diciamo così".

Le ripeto, per favore, può spiegarsi meglio?

"No. Non posso, capirà…"

Va bene. Cambiamo discorso, allora. Il giorno delle elezioni americane si avvicina: qualora venisse eletto John Kerry, sarebbe in grado di cambiare effettivamente le cose in Iraq?

"Le rispondo con una battuta: gli americani hanno rotto l’uovo e ora non sanno più come cucinarlo, cambiare il cuoco può non essere sufficiente, dovranno cambiare anche il menù… Finché ci sarà anche un solo americano in Iraq sarà viva la resistenza. Troppe cose l’amministrazione Usa dovrà cambiare per poter uscire in qualche modo dall’Iraq".

Crede che la Lega Araba e la Ue dovrebbero dimostrare un maggiore impegno sulla questione?

"L’impegno della Lega Araba è fondamentale, ma la Lega non farà una sola mossa finchè vi sarà l’occupazione".

Saddam Hussein e Tareq Aziz, sono ormai prigionieri degli americani. Ci sarà mai un processo?

"Saddam e Aziz sono due figure completamente diverse, Aziz è un diplomatico apprezzato, di Saddam Hussein sinceramente non me ne sono mai occupato. Non l’ho mai incontrato e mai ho fatto niente per accattivarmi la sua simpatia".

"Con Tareq Aziz era molto diverso, ci conoscevamo e tra noi si era instaurata una forma di grande rispetto e sincera e disinteressata amicizia. Ho incontrato recentemente la famiglia di Tareq Aziz,che non nasconde tutta la preoccupazione per la sorte del loro congiunto. Aziz non ha mai preso decisioni determinanti per il regime di Saddam. Il suo era un ruolo di squisitamente diplomatico".

"Anzi nel 1991 sconsigliò a Saddam Hussein di entrare con la forza in Kuwait ma non venne ascoltato. Saddam venne influenzato in modo determinante dal figlio Udai. E sappiamo cosa è successo".

Cosa mi può dire dell’annuncio della morte di Tareq Aziz battuto da tutte le agenzie stampa la scorsa settimana?

"Ogni notizia riguardante la sorte e la posizione processuale di Saddam Hussein e Tareq Aziz prima di essere trasmessa nei circuiti internazionali deve ottenere l’ok del comando Usa. Quindi cosa è accaduto non so, ma capisco che si potrebbe trattare di una guerra mediatica dai contorni oscuri".

"Il processo a Saddam e Aziz (ricordiamo che Aziz è difeso dal’avvocato italiano Marco Bezicheri, che è a l’unico poter parlare dei fatti processuali con cognizione di causa) è iniziato in modo molto difficile per le autorità Usa. Sarà inevitabile che usciranno i documenti del 1979 che metteranno in grande imbarazzo gli Stati Uniti. Non credo che l’amministrazione Bush o, chissà, forse la futura amministrazione Kerry, sia particolarmente entusiasta nel veder diffusi dossier che provano come gli Usa appoggiavano,armavano e finanziavano la dittatura di Saddam".

"Sono convinto che questo processo alla lunga potrà rivelarsi un boomerang per il governo americano".

Gran parte dell’opinione pubblica ormai si dichiara contro questa guerra e contro l’occupazione dell’Iraq...

"...Meno male, considero questo una speranza per l’umanità".

Riuscirà la forza e il pensiero dell’opinione pubblica a prevalere sulla logica della guerra?

"Speriamo di sì. Altrimenti il mondo rischierebbe di andare alla deriva, sarebbe un vero disastro".

Che giudizio ha della posizione del governo italiano circa la crisi irachena?

"Non vorrei entrare in faccende italiane interne anche se ho la netta impressione che l’Italia, ricopra più che altro il ruolo di pappagallo degli Usa. Palazzo Chigi appare ormai più come un dipartimento del governo americano, piuttosto che il governo di uno stato indipendente".

"Sono in Italia da 31 anni e quest’Italia non la riconosco più. Da quando c’è questo governo trovo che l’attuale classe dirigente sia composta da uomini arroganti, impreparati. Privi di un atteggiamento prudente e politico. Ora si trovano, in Iraq, in una situazione ingestibile e non possono ammettere l’errore di aver appoggiato acriticamente gli anglo-americani in questa guerra della quale non si intravede ancora la più piccola via d’uscita".

"Credo che l’Italia dovrebbe avere una politica più indipendente e parallela dagli Stati Uniti. Essere alleati non significa necessariamente allineati, soprattutto quando si vìolano sistematicamente tutti i diritti internazionali buttandosi a testa bassa in una guerra e in un’occupazione del tutto illegale".

Roberto di Nunzio
r.dinunzio@reporterassociati.org


Torna alla pagina principale