FISICA/MENTE

 

DIO SALVI GLI USA

http://www.stpauls.it/fc/0333fc/0333fc58.htm

Dalla storia alla cronaca più recente: ecco come il luteranesimo originario è stato accolto e "aggiornato" dagli americani. E in particolare dal loro Presidente.

God bless America,

"Dio benedica l’America", è il titolo di una lunga inchiesta compiuta sulle strade degli Stati Uniti da Paolo Naso, professore di scienze politiche al corso di laurea di scienze storico-religiose alla Sapienza di Roma. Un viaggio nel mosaico complesso delle comunità luterane nate con l’insediamento dei primi pionieri, fondamentale per capire l’America all’indomani dell’11 settembre 2001. «Il protestantesimo», spiega Naso, «ha esposto le verità della fede cristiana alla critica delle scienze, del pluralismo, della laicità. Nell’ambito del protestantesimo americano si definiscono immediatamente due linee».

«La prima di queste due tendenze vede il protestantesimo come la nuova religione dell’America, in modo esclusivo (e, vorrei dire, praticamente settario). La seconda corrente vuole, invece, una società libera, pluralista. Da questo braccio di ferro esce prevalente la seconda corrente».

Quali conseguenze ha avuto questo fatto nella società e negli ambienti religiosi degli Stati Uniti?

«In virtù di questo fenomeno, l’America diventa una nazione aperta a tutti, sensibile e disponibile ad accogliere il contributo delle diverse comunità di fede, si dà una Costituzione e si percepisce come una nazione di uomini liberi. E così viene approvato il primo emendamento della Costituzione, che separa nettamente Chiesa e Stato. Questo orientamento segna in maniera determinante la storia religiosa americana».

«Assolutamente sì. Ma non parlerei di un fenomeo di ritorno. L’America è una comunità nazionale profondamente legata alla tradizione religiosa. Prima dell’11 settembre gli americani andavano in chiesa in una percentuale di oltre il 50 per cento, il doppio della media europea, dieci volte quella della luterana Norvegia (4 per cento). In Italia siamo intorno al 25 per cento».

 

«È stato vissuto innanzitutto come verifica della propria coscienza collettiva, di gruppo confessionale e di comunità nazionale: perché il Signore ci ha puniti in questo modo? Dov’è che abbiamo sbagliato? Non dimentichiamo che l’America concepisce sé stessa come l’espressione del giuramento alla bandiera: One nation under God, "una nazione al cospetto di Dio". Per qualcuno, ciò che è avvenuto l’11 settembre, e le dolorosissime conseguenze che l’attentato ha causato, è stato un monito per ricordarsi della propria fragilità: attenta America che non sei invincibile, sei all’altezza della vocazione che il Signore ti ha rivolto? Questo è stato il messaggio delle Chiese storiche e più radicate (luterani, episcopaliani, presbiteriani, metodisti, battisti)».

«Ci sono state correnti, molto più estreme, molto più radicali e a mio modo di vedere assai più modeste (penso ai telepredicatori più famosi, tanto per fare un esempio), che hanno voluto cogliere in quei fatti un gesto preciso della mano di Dio che si scaraventava contro l’America contemporanea, l’America della secolarizzazione, dell’omosessualità, dell’aborto legale e via dicendo. Insomma, hanno visto nell’attentato una sorta di vendetta divina volta a punire comportamenti illeciti dal punto di vista della morale».

«Io le definirei come correnti della cosiddetta "destra cristiana", un fenomeno tipicamente americano, che risale agli anni dell’amministrazione di Ronald Reagan, dovute soprattutto a partire da un nucleo di accesissimi telepredicatori. Un nome per tutti: Pat Robertson».

Quello che dice che il Signore è come una carta di credito e che non bisogna mai uscire di casa senza averla in tasca?

«No, quello è Jerry Fallwell, ma anche lui fa parte di quelle correnti, le quali non richiamano solo un’ortodossia cristiana più forte, ma ritengono che soltanto la destra repubblicana sia in grado di garantire una società più cristiana e più attenta alla morale».

«Bush proviene dalla Chiesa metodista, una Chiesa storica, forse la più americana delle Chiese. In Inghilterra si diffonde tra le classi operaie, in America è legata alla frontiera, al grande mito tutto ed esclusivamente americano dei pionieri. I predicatori cristiani protestanti di quei tempi avevano nella loro sacca tre oggetti: la Bibbia, l’ascia per difendersi e per disboscare, e il giornale».

«Sì, ma anche come momento di costruzione della società civile. Bush viene da lì per via del matrimonio. La sua famiglia, invece, è episcopaliana, una Chiesa assolutamente tradizionalista, derivante dalla Chiesa anglicana inglese. George W. Bush passa attraverso una brutta esperienza di alcolismo, di dissipatezza, di smarrimento del senso della vita. E grazie al predicatore Billy Graham riscopre la fede».

«È un grande predicatore battista, da non confondere con i telepredicatori, padre di Franklin Graham, altro predicatore che ha seguìto i soldati americani durante la guerra in Irak. Billy aiuta Bush a ritrovare la fede. E così il futuro presidente diviene un born again, un "nato di nuovo" in Gesù Cristo».

«Sì, la matrice confessionale originaria del presidente americano resta, ma viene diluita in questa nuova esperienza dei born again, che si può trovare nel metodismo ma anche in altre comunità».

«Quasi tutte, per l’esattezza.

Negli ultimi tempi, il presidente si è avvicinato parecchio agli a m b i e n t i della destra fondamentalista, in particolare a Pat Robertson, a Jerry Fallwell, a ministri come John Ashcroft, tipico esponente della destra cristiana, corrente che si è pubblicamente dichiarata favorevole alla guerra».

«Col passare del tempo Bush ha accentuato la dimensione teologica del suo agire politico, a scapito di una lucidità dell’analisi, come avveniva per esempio con i suoi predecessori Jimmy Carter e Bill Clinton. Ha unito una sorta di fondamentalismo religioso di fondo a un pragmatismo tutto texano, certamente non disgiunto da interessi economici. Resta un dato di fatto, al quale lei accennava poco fa: in questa guerra, il presidente americano è stato totalmente isolato da tutte le Chiese storiche del suo Paese, con l’eccezione della Chiesa battista degli Stati del Sud. Dai luterani agli episcopaliani, ai metodisti, che sono la Chiesa statunitense più conservatrice, hanno pronunciato un no molto forte, chiaro, fragoroso e assoluto alla guerra in Irak. Ma non sono stati ascoltati dal presidente».

Francesco Anfossi

USA: lanciata una nuova emittente TV in lingua araba via satellite per l'Irak

http://italy.peacelink.org/mediawatch/articles/art_405.html


Il governo degli Stati Uniti ha lanciato una nuova emittente TV in lingua araba via satellite per l'Irak. I programmi sono prodotti in uno studio, Grace Digital Media, controllato da cristiani fondamentalisti fanaticamente pro Israele. Il nome "Grace" sta per l'abbreviazione "Per Grazia di Dio".

Russell Mokhiber e Robert Weissman
Fonte: ZMag del 29/04/2003 - http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=15&ItemID=3537. Tradotto da Mixa - http://www.mixa-razzismo.it
5 maggio 2003

Grace Digital Media è controllato da una milionaria cristiana fondamentalista,
Cheryl Reagan. Essa si impadronì del controllo del Federal News Service,
un servizio di traduzione di news, appartenente in precedenza a Cortes Randell,
che denuncia di essere stato estromesso di forza dalla propria società.

Grace News ha sede nel centro di Washington, in un ufficio del Dipartimento
Federale, che ospita anche il Network Grace News.

Il centralino risponde alle chiamate come "Grace Digital Media/Federal
News Service".

La missione descritta nella home page del sito web descrive Grace News Network
(GNN) come dedicato a trasmettere "l'evidenza della presenza di Dio nel
mondo di oggi". Il Broadcasting Board of Governors (BBG) , l'agenzia del
governo USA che produce i servizi giornalistici per l'Irak, ama descriversi
come la BBC degli USA.

BBG gestisce Radio Free Europe, Voice of America, e Radio Sawa in lingua araba
per il Medio Oriente.

"La nostra missione è chiara" dice Joan Mower di BBG,"
trasmettere notizie accurate e oggettive sugli Stati Uniti ed il mondo. Noi
non facciamo propaganda o volantinaggio, noi siamo come la BBC da quel punto
di vista. Noi siamo una casa di produzione usata da ogni genere di agenzie di
informazione. Grace non ha niente a che vedere con la parte redazionale della
trasmissione di notizie. Le agenzie noleggiano da noi apparecchiature, spazi,
studi. Il nostro personale comprende tecnici, addetti alla produzione ma non
redattori".

Mower disse che non ci poteva fornire il contratto tra BBG e Grace Digital Media,
e neppure poteva dirci su che basi Grace Digital fosse stata scelta come casa
di produzione.

Grace News Network proclama che sarà "uno strumento unico nel piano
che il ministero del Signore ha per il mondo".

"Grace News Network fornisce connessioni di rete e portali a vari ministeri
e servizi di informazione a vantaggio di ogni credente cristiano e ricercatore
della verità", afferma lo statuto per quanto riguarda gli obiettivi
prefissi.

Il presidente di Grace News Network è Thorne Auchter: lo stesso Thrne
Auchter che iniziò lo smantellamento della "Occupational Safety
and Health Administration" (servizio di tutela della salute sul lavoro)
sotto i presidenti Reagan e Bush Senior.

Auchter non ha risposto alla nostra richiesta di commentare questa storia.

Non è chiaro se Grace News Network attualmente produca notiziari, ma
ha prodotto un film intitolato "Israele: destino divino" che ha presentato
al National Press Club nel settembre 2002. Il film descrive " il destino
di Israele ed il ruolo degli Stati Uniti in questo suo destino", così
come lo vede Grace News Network. Grace ha detto che non era in grado di fare
un copia di questo film da darci, dal momento che sta passando la verifica post-produzione,
e neppure poteva fornircene una trascrizione.

I media ufficiali hanno documentato legami forti e crescenti tra i repubblicani
cristiani fondamentalisti di destra ed espansionisti di destra israeliani che
appoggiano Sharon. Questa alleanza è personificata dal gruppo di Ralph
Reed "Stand up for Israel", formato per "mobilitare i cristiani
ed altre persone di fede a sostegno dello stato di Israele".

Il presidente Bush ha forti legami con cristiani fondamentalisti, fra cui Franklin
Graham, il figlio del reverendo Billy Graham.

Venerdì scorso, Billy Graham ha lanciato un messaggio del Venerdì
Santo al Pentagono, malgrado avesse già in precedenza causato una sommossa
con una dichiarazione che aveva fatto scandalo sull'"Islam, religione molto
malvagia e perfida".

Don Wagner, professore di religione e direttore del Centro di Studi sul Medio
Oriente all'università di North Park, un collegio cristiano evangelico
di Chicago, ha pubblicato studi approfonditi su ciò che egli definisce
"Christian Zionism" e sui personaggi che definisce come leader, tra
cui Ralph Reed, Jerry Falwell, Pat Robertson, Gary Bauer, e Franklin Graham:
"I Cristiani Sionisti hanno storicamente puntato su Genesi 12:3- Benedirò
coloro che vi benedicono. E coloro che vi maledicono, io li maledirò-.
Il dottor Wagner ha detto: " Essi hanno interpretato questo versetto per
significare che individui e nazioni che sostengono lo stato di Israele saranno
benedetti da Dio. Questa frase è diventata la giustificazione acritica
del sostegno politico, economico, morale reso allo stato di Israele".

Grace News Network si inserisce bene in questa cornice. Joan Mower dice che
BBG attualmente produce e trasmette sei ore di notiziari in Irak incluso una
versione adattata delle notizie serali di ABC, CBS, NBC, FOX e PBS, più
tre ore di programmi originali di notizie da BBG.

BBG dice che non vede che problema ci sia sul fatto che Grace produca il notiziario
della sera per l'Irak. Vista la crescente rivolta antiamericana in Irak che
attraversa tutti i settori della società irachena, forse dovrebbe rivedere
le sue posizioni.

Abbiamo chiamato Grace Digital Media per parlare con Cheryl Reagan. La sua segretaria
ci ha detto che è assente per una prolungata vacanza di più di
un mese... in Israele.

L'ALTRA AMERICA


Non solo eroi nel giorno del terrore
Furti e sciacallaggio all'ombra del WTC, gadgets
che speculano sulla morte e crociate dei predicatori contro omosessuali e atei

http://www.lastampa.it/Speciali/11settembre2002/articoli/lunati/nonsoloeroi.asp

11 settembre 2002

di Alberto Lunati

Macerie delle Torri vendute all'asta su internet, sciacallaggio tra i resti dei negozi devastati dopo il crollo del WTC e un improvviso boom di gadgets venduti a raffica sul web o tra le bancarelle per strada.

E ancora, immigrati di origine o fede musulmana uccisi o arrestati per sfogare una rabbia che sembra non dover avere mai fine.

Ma a scatenarsi, nei giorni successivi, ci hanno pensato anche i media, che hanno mandato in onda, oltre alle immagini della tragedia, anche delle vere e prorpie campagne "mistiche" a 360 gradi, mirate contro omosessuali, abortisti e chiunque avesse un modo di vita considerato alternativo. .

Il giorno più lungo dell'America non ha visto protagonisti solo gli eroi, ma anche approfittatori senza scrupoli che hanno cercato in ogni modo di utilizzare una tragedia per il proprio tornaconto personale, dalla kitschificazione del dolore fino alla violenza. Vediamo.

CARENZE NEI SOCCORSI:

i vigili del fuoco e la polizia di New York hanno ammesso in un loro rapporto recentemente pubblicato gli errori commessi durante le operazioni di soccorso. In particolare è stato riconosciuto lo scarso coordinamento tra vigili del fuoco e polizia, l'assenza di una chiara catena di comando e l'impiego di apparecchiature obsolete che hanno causato problemi nelle comunicazioni. Le radio malfunzionanti, in particolare, avrebbero impedito ai pompieri di udire l'ordine dei superiori di abbandonare la seconda torre, dopo il primo crollo.

SCIACALLAGGIO:

due giorni dopo gli attentati vennero arrestate due persone per aver rubato costosi orologi dalla vetrina di una gioielleria nell'area del Wtc mentre le
Torri gemelle erano in fiamme. Altri ladri presero di mira i negozi e i ristoranti della zona. Qualcuno tentò di forzare lo sportello automatico della Chase Manhattan Bank. Sospetti furono formulati anche su poliziotti, vigili del fuoco e militari, le uniche persone alle quali almeno in teoria era possibile avvicinarsi a Ground Zero nelle ore successive all'attacco.

SCIACALLAGGIO ON-LINE:

già un'ora dopo gli attentati, quando una delle Torri Gemelle era ancora in piedi, venivano offerte all'asta su un sito internet le macerie
provenienti dal luogo del disastro. I responsabili del sito dovettero bloccare centinaia di aste, sospendendo i conti di nove utenti.

FURTI AL BANCOMAT:

almeno 4.000 persone hanno approfittato per un paio di mesi dei danni al sistema informatico della Municipal Credit Union, causato dalla distruzione del Wtc, effettuando dagli sportelli automatici prelievi che eccedevano l'ammontare dei loro conti in banca. 15 milioni di dollari sparirono prima che i tecnici riparassero il guasto. 66 persone furono arrestate e almeno 35 sono ricercate per aver incassato illegalmente i soldi.

TRUFFE:

oltre 100 persone sono state indagate per aver speculato sul dolore della gente in seguito agli attacchi, sostenendo di aver perso un loro caro nel crollo delle Torri. Tra i più abili un trentasettenne del New Jersey, Mark Cristopher, che è riuscito ad ottenere dalla Croce rossa americana oltre 52.000 dollari, presentandosi come il marito di una vittima degli attentati. C'è stato chi ha raccolto denaro spacciandosi per un pompiere volontario e perfino un uomo che ha lamentato la perdita del presunto 'compagno', racimolando 25.000 dollari grazie all'interessamento di varie associazioni gay.

GADGETS:

nelle settimane successive agli attentati sono comparse sulle bancarelle di New York le cartoline con le immagini degli attentati. In aprile una casa editricedella Florida ha messo in vendita una macabra serie di figurine (formato calciatori) con le foto delle persone morte l'11 settembre. Ad un anno dalla tragedia, il mercato dei gadget commemorativi, dai portachiavi ai magneti da attaccare al frigorifero, dalle statuine alla carta igienica raffigurante bin Laden, è in pieno boom.

GIOCHI SUL WEB:

Osama bin Laden ucciso in tutti i modi, con la bomba atomica o da una pistola assassina nel suo... negozio di liquori. Sul web proliferano i videogiochi che hanno come protagonista il nemico numero uno degli Stati Uniti, Qualche esempio? Basta cliccare sul sito http://digilander.libero.it/fracassi/giochi/binladen/

PENSIERI INCONFESSABILI:

Molti, in America, di fronte al crollo delle torri hanno avuto pensieri definiti come proibiti o inconfessabili in pubblico. Molti non si sono sentiti tristi, o infuriati, o orgogliosi di fronte
agli orrori e agli eroismi di quel giorno.

Molti non volevano provare questi sentimenti a comando, vuoi della Casa Bianca vuoi dei mass media. Molti si sono sentiti indifferenti, confusi, egoisticamente felici di essere vivi, infastiditi e in alcuni casi perfino eccitati e carichi di adrenalina per lo shock subito: pensieri incontrollabili e inconfessabili che tuttavia un sito web, la rivista on line 'Salon.com', (all'indirizzo http://www.salon.com) ha cominciato a raccogliere.

L'obiettivo di 'Salon', un anno dopo gli attentati, è di raddrizzare il quadro, di fornire un'immagine più obiettiva della reazione dell'America di fronte a un evento di portata storica.

A volte di fronte all'orrore collettivo ha prevalso il tornaconto privato: «Stavo traslocando quella settimana e avevo disperatamente bisogno di un giorno libero. Quando ci sono stati gli attentati ho pensato: fantastico, avrò il tempo di spacchettare senza chiedere un giorno di ferie», ha confessato a 'Salon' Ruth Wagner, 28 anni, una giornalista di New York.

C'è chi ha sempre odiato le Torri Gemelle: «Grazie a Dio che le hanno tirate giù. Erano orrende», è sbottata una newyorchese ascoltata in un aeroporto di Londra il giorno delle stragi. «I migliori effetti speciali mai visti», si sono detti, sempre l'11 in un bar di Manhattan, due teen-ager citati da 'Salon'.

«Dovresti fare una foto», ha detto lo scrittore Colson Whitehead alla moglie guardando il World Trade Center in fiamme dalla passeggiata di Brooklyn Heights. «Mi
spiace dirlo, ma è stato il giorno più entusiasmante da quando faccio questo mestiere»: un giornalista di New York.

Pochi, nell'antologia di 'Salon' si sono esposti con nome e cognome. Tra questi Kimberly Oliver, 33 anni, consulente aziendale: «Le strade sotto la 14/ma strada erano deserte. Una nebbia di fumo e di polvere era appesa nell'aria. Era bellissimo. Vorrei che New York potesse essere così più spesso. Quante volte ti capiterà di vedere Broadway trasformata in una stradina di campagna?».

C'era chi quel giorno ha fatto l'amore e ricorderà per sempre così, da un letto di motel, l'11 settembre. C'è chi ha chiosato, giorno dopo giorno con crescente fastidio, i profili delle vittime pubblicati dal 'New York Times': «Erano tutti perfetti», si è lamentata la giornalista di una rivista economica: «Genitori devoti, fidanzati che si erano dichiarati all'innamorata in modo impossibilmente creativo. Possibile che tra i morti del World Trade Center non ci fosse un vero cretino?».

Per molti l'insofferenza dopo le stragi è collegato al clima di patriottismo imperante: «Non ne posso più di sventolare la bandiera e cantare 'God Bless Americà», ha detto un producer di telegiornale. «Ero indignato per l'aumento di popolarità che avrebbe avuto Bush e preoccupato che l'appoggio per programmi sociali sarebbe stato dirottato sulla guerra», ha fatto eco un giovane avvocato di Arlington in Virginia.

In alcuni casi i pensieri inconfessabili sono stati confessati in pubblico: il 24 settembre, sul settimanale 'New Yorker' la scrittrice Susan Sontag si è chiesta se gli attentati dell'11 settembre «non siano un attacco codardo alla civiltà, all'umanità o alla libertà, ma un attacco contro la auto-proclamata superpotenza mondiale intrapresa in conseguenza di specifiche alleanze e azioni americane».

Lo stesso pensiero, a caldo, ha avuto Anne, una pubblicitaria di 31 anni: «Ho studiato in un college progressista ed è stato automatico: è scattata la teoria dl complotto che forse gli americani hanno lasciato fare i terroristi per poter avere mano libera in Iraq». Poi però Anne ha visto crollare le Torri Gemelle: «Tutta l'ideologia mi è crollata addosso e per la prima volta ho pensato con odio: uccideteli tutti».

IMMIGRATI NEL MIRINO:

Un benzinaio dell'Arizona ucciso a sangue freddo perchè
portava un turbante e aveva la barba. Ma il sicario infuriato con gli arabi per gli attacchi dell'11 settembre si è sbagliato: la vittima non era nè araba, nè musulmana: era un sikh dell'India.
Nel Texas colpi di arma del fuoco hanno frantumato i vetri di una moschea.

A Chicago la polizia è intervenuta per respingere 300 manifestanti in marcia su un moschea a Bridgeview. Tre persone sono state arrestate.

«Odio gli arabi, e li ho sempre odiati», ha dichiarato Colin Zaremba, 19 anni, che ha partecipato alla protesta.

Sempre a Chicago, una bomba incendiaria è stata lanciata contro un centro sociale arabo-americano.

Nel sobborgo di Palos High un uomo è stato arrestato per aver
attaccato a colpi di machete un benzinaio marocchino.

Poi, passati i primi episodi di violenza "a caldo", le passioni si sono raffreddate. I fatti di sangue hanno ceduto il passo a manifestazioni di intolleranza più sottili, ma forse non meno dolorose.

Viaggiare in aereo è diventato un incubo per chi ha un nome o un aspetto mediorientale: innumerevoli passeggeri sono stati fatti scendere dagli aerei solo perchè gli equipaggi o gli
altri passeggeri non si sentivano a proprio agio. È successo persino ad una guardia del corpo di Bush, un arabo-americano, che un pilota ha rifiutato di far salire a bordotemendo che l'agente armato fosse un impostore.

Circa 1.200 immigrati, per la maggior parte musulmani, sono finiti in prigione, detenuti per violazioni della legge sull' immigrazione, mentre le autorità indagavano su
possibili legami con il terrorismo. Quasi tutti sono stati rilasciati. A tutt'oggi le moschee di diverse città sono sorvegliate dagli investigatori 24 ore su 24.
 

Insieme alle passioni si è attutito anche l'impegno dell'Amministrazione. I leader musulmani 'corteggiatì da Bush dopo l'11 settembre si sentono abbandonati e l'appoggio islamico, che sembrava così cruciale all'Amministrazione quando gli Usa stavano per proclamare la guerra contro il terrorismo, un anno dopo sembra meno importante di altre considerazioni politiche.

Secondo Salaam al-Marayati, direttore del Muslim Public Affairs Council di Los Angeles, sono subentrati altri interessi, come quelli dei cristiani conservatori e della lobby pro-Israele.

I musulmani d'America sono rimasti particolarmente delusi da Bush - il primo candidato presidenziale ad essere appoggiato collettivamente dalla loro comunità - per la
sua debole condanna degli attacchi contro l'Islam da parte dei rappresentanti della destra cristiana, una riserva importante di voti per il partito repubblicano.

Franklin Graham, figlio del popolare predicatore evangelista Billy Graham, ha definito l'Islam «un male, una religione malvagia». In un discorso a giugno davanti alla conferenza
annuale della Southern Baptist Convention, un pastore ha definito il profeta
Maometto un «pedofilo posseduto dal demonio».

L'aumentata sensibilità della Casa Bianca per la lobby ebraica ha coinciso con gli sviluppi nel Medio Oriente.
Quest'anno le festività più sacre della religione ebraica - Rosh Hashana (l'inizio dell'anno nuovo secondo il calendario ebraico) e Yom Kippur (giorno di penitenza) - cadono intorno al primo anniversario dell'attacco all'America. «Mi aspetto che ogni rabbino dedicherà almeno un'omelia al problema del terrorismo», ha detto Doniel Kramer, dell'associazione dei rabbini newyorchesi.

A luglio la commissione dell'Onu per i diritti umani ha lanciato l'allarme: «Si assiste ad un risorgere del razzismo».
Le prove? «La crescente discriminazione contro i musulmani negli Usa, gli attacchi contro le sinagoghe in Europa e un sempre più diffuso sentimento di xenofobia».

PREDICATORI ALL'ASSALTO:

Nei giorni immediatamente succesivi all'attacco al WTC, è nata una vera e propria crociata guidata dai predicatori più famosi d'America, che dalle reti a maggior diffusione nazionale hanno dichiarato guerra ciascuno al prorpio personale "nemico".

Un esempio? Quello mandato in onda da Fox Channel e che ha visto l'apocalittico Pat Robertson, leader della influentissima Christian Coalition che ha tuonato dai teleschermi affermando che p«Dio onnipotente ci ha toloto la sua protezione perché ci crogioliamo nei piaceri materiali e nel sesso.

Insieme a Robertson, anche un altro predicatore, Falwell, non è stato da meno e ha attaccato senza troppi scrupoli l'Aclu (associazione per la difesa delle libertà individuali), i tribunali federali e tutti quelli che, a detta sua, «cacciano il Signore dalla sfera pubblica».

«Gli abortisti - hanno tuonato i due predicatori - devono farsi carico delle loro responsabilità perché non cisi può prendere gioco impunemente di Dio uccidendo 40 milioni di bambini ogni anno».

E ancora, conducendo una personalissima crociata: «Dio fa sentire la sua rabbia. Gli abortisti, i gay, le lesbiche, gli atei e le femministe che si sforzano di rendere questo modo di vita alternativok, l'Aclu, il People for the American Way, e tutti coloro che hanno tentato e tentano di secolarizzare l'America, io punto il dito contro tutti loro e dico: siete voi i responsabili di quanto è accaduto»

LA TEORIA DEL COMPLOTTO:

Dietro agli attentati al WTC potrebbe esserci addirittura un complotto interno agli Stati Uniti, con ogni probabilità gestito da alti ufficiali dell'esercito a stelle e strisce.

A sostenere questa teoria è Thierry Meyssan, nel suo libro, divenuto ormai un caso, "L'incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono".

Secondo Meyssan, l'intera vicenda avrebbe troppe falle. A cominciare dall'aereo che mai sarebbe caduto sul Pentagono (sarebbe stato un missile a distruggere una parte dell'edificio) fino ai tentativi, da parte dei servizi, di insabbiare buona parte delle verità relative agli stessi attentatori.

Sempre secondo Meyssan, poi, una regia occulta sarebbe ormai pronta a gestire anche i futuri assetti del Medio Oriente.


 

 

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