FISICA/MENTE

 

 

UN MESE DI MENZOGNE



RAPPORTO FINALE DI "MEDIAWATCH", OSSERVATORIO SULL'INFORMAZIONE DI GUERRA

Il 15 febbraio alcuni siti e riviste di informazione indipendente hanno dato vita ad un "Mediawatch", un osservatorio sull'informazione di guerra che in poco piu' di un mese ha raccolto piu' di 300 segnalazioni, documentando manipolazioni, forzature, censure, menzogne e propaganda.

L'iniziativa - ospitata sul sito dell'associazione PeaceLink all'indirizzo http://www.peacelink.it/mediawatch - e' stata promossa da un gruppo di siti e riviste di informazione indipendente: Altreconomia, Carta, Azione Nonviolenta, Buone Nuove, Guerre & Pace, Indymedia. Information Guerrilla, Informazione senza frontiere, PeaceLink, Terre di Mezzo, Unimondo, Vita, Volontari per lo sviluppo.">http://www.peacelink.it/mediawatch - e' stata promossa da un gruppo di siti e riviste di informazione indipendente: Altreconomia, Carta, Azione Nonviolenta, Buone Nuove, Guerre & Pace, Indymedia. Information Guerrilla, Informazione senza frontiere, PeaceLink, Terre di Mezzo, Unimondo, Vita, Volontari per lo sviluppo.

Oggi piu' che mai i giornali e la televisione sono chiamati a rispondere del loro operato, e la lista delle cose di cui rendere conto e' stata costruita grazie al contributo di tutti i cittadini che hanno inserito le loro segnalazioni in rete, dando vita ad una vera e propria "commissione popolare di vigilanza" sul sistema giornalistico e radiotelevisivo.

Da soli non ce l'avremmo mai fatta. La guerra ci ha travolto con una valanga di informazioni e messaggi, difficili da gestire singolarmente. La rete di osservatori nata attorno al "Mediawatch", invece, e' diventata un gruppo di "auto-aiuto" dove ognuno ha contribuito all'analisi collettiva dell'informazione di guerra, costruendo una "comunita' virtuale" di lettori consapevoli, dove lo sforzo di documentazione veniva ripagato dalle segnalazioni ricevute dagli altri.

Il frutto di questo lavoro e' stata una vittoria su quella "overdose di informazioni" che costituisce la forma piu' subdola della moderna censura. Il quadro culturale e mediatico che emerge da questo sforzo e' davvero desolante, con una lunga sequenza di menzogne propinate a ritmo piu' che quotidiano.

Di seguito presentiamo i risultati della nostra attivita' di monitoraggio, che possono essere liberamente riprodotti e utilizzati, citando opportunamente la fonte (http://www.peacelink.it/mediawatch)

Per informazioni: mediawatch@peacelink.org - 3492258342 (Carlo Gubitosa)

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RAPPORTO FINALE MEDIAWATCH

(Sintesi a cura di Carlo Gubitosa - Associazione PeaceLink)

5 febbraio
Discorso di Colin Powell all'Onu con la boccetta di antrace e le mappe satellitari. Il primo aprile le forze speciali Usa nel nord dell'Iraq smentiscono Powell, negando la presenza di armi chimiche nei siti da lui indicati. Insomma, il segretario di stato Usa ha mentito alle Nazioni Unite.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=701

21 febbraio
Cnn Italia si autocensura

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=422

28 febbraio
Censurati i Grammy Awards

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=423

10 marzo
Iraq: Powell e Rice ammettono, prove su uranio sono false

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=418

19 marzo
Annunciata morte di Tarek Aziz

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=464

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=464

20 marzo
Notizie ridotte e tardive sulle manifestazioni contro la guerra

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=503

21 marzo
Scud fantasma descritti in televisione.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=509

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=509

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=510

22 marzo
Annunciata e poi smentita dai fatti la conquista di Umm Qasr

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=536

23 marzo
Panorama "rivela" dove sarebbero custoditi gli ordigni proibiti di Saddam. Ma perche' non lo ha detto agli ispettori?

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=548

23 marzo
Per Donald Rumsfeld il video dei prigionieri americani e' una "violazione delle convenzioni di Ginevra", ma dopo i bombardamenti sull'Hotel Palestine Ginevra e' dimenticata.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=553

23 marzo
Secondo il generale Carlo Cabigiosu la prova della presenza di ADM in Iraq "è l’insistenza di Powell nel denunciarne l’esistenza".

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=556

24 marzo
Anche sul sito cnn.com la mappa dei luoghi dove sono le ADM.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=566

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=566

24 marzo
Sul Corriere i prigionieri di guerra diventano "ostaggi"

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=567

24 marzo
Le immagini dei prigionieri Usa bandite dalle Tv americane

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=575

25 marzo
Si arrendono 8000 uomini della 51ma divisione, ma ci sono solamente 3000 prigionieri. E gli altri dove sono?

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=579

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=579

26 marzo
Massacro al mercato di Baghdad: autocensura di CNN Usa e dei principali media statunitensi. A "Porta a Porta" il generale Arpino ipotizza che sia stato un "autoattentato". Bruno Vespa in diretta si fa descrivere un buco da Lilli Gruber e conclude "E' troppo piccolo, sono stati gli iracheni".

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=598

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=598

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=607

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=613

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=615

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=725

26 marzo
Colpita la tv irachena con una bomba elettromagnetica sperimentale.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=603

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=603

27 marzo
Doppia dose di propaganda. Cade un Apache e per gli iracheni e' stato abbattuto a fucilate, mentre secondo gli americani questo apparecchio del valore di svariati milioni di euro si e' bloccato come un vecchio trattore per un guasto meccanico.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=619

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=619

27 marzo
Il governo inglese annuncia un ennesimo ritrovamento di prove del possesso di WMD, ma lo dicono solamente ai giornali, e il capo degli ispettori Onu Hans Blix smentisce di aver avuto notizie in tal senso. Nel frattempo l'ex capo degli ispettori Onu Scott Ritter nega che l'Iraq abbia WMD, ma teme che Bush possa usare l'atomica.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=621

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=621

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=623

28 marzo
Coniati i neologismi "Costanzizzare" e "Buonadomenicare"

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=618

28 marzo
Un altro missile colpisce il mercato del quartiere di Shuale, massacrando almeno 62 persone. Nonostante le dichiarazioni fuorvianti da parte di statunitensi e britannici, una scheggia di un missile con un numero di serie dimostra le responsabilita' delle stragi di civili al mercato di Baghdad. Nell'edizione serale del TG1 si afferma che il missile sul mercato a Baghdad forse è stato lanciato dagli stessi iracheni. I media USA parlano di incidente.

http://italy2.peacelink.org/mediawatch/articles/art_236.html

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=651

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=653

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=707

29 marzo
Censura del Tg1 sull'intervista di Giovanna Botteri fatta agli inviati trattenuti dal governo iracheno in quanto trovati senza visto. La versione integrale, comprensiva di alcune "frasi scomode" viene trasmessa su rainews24.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=678

30 marzo
Un altro massacro nel centro di Bagdad, ma CNN e BBC non ne sanno niente.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=684

31 marzo
Il premio Pulitzer Peter Arnett viene licenziato dal National Geographic e dalla NBC per aver rilasciato un'intervista alla televisione irachena dichiarando che "il Pentagono continua a dire che le vittime civili, particolarmente a Baghdad negli ultimi tre o quattro giorni nei mercati, sono state causate da missili iracheni che sono atterrati sulla popolazione. Continuano a ripetere questo, ma ovviamente il governo iracheno afferma che sono stati dei missili cruise a colpire la popolazione. [...] Sono stato in Iraq molte volte e nei miei commenti televisivi ho parlato agli americani della determinazione delle forze irachene e del loro governo, e ho descritto la voglia di combattere per il proprio paese. Ma io, e altri che condividevano queste impressioni, non siamo stati presi in considerazione dall'amministrazione Bush. [...] L'America sta ridisegnando il campo di battaglia, sta rimandando lo scontro, forse una settimana, e sta riscrivendo il piano di battaglia. Il primo piano di guerra e' fallito per la resistenza irachena e ora stanno provando a formulare un altro piano d'attacco".

http://lists.peacelink.it/pcknews/msg04826.html

http://lists.peacelink.it/pcknews/msg04825.html

http://lists.peacelink.it/pcknews/msg04817.html

1 aprile
Da un errore di traduzione spuntano 4.000 kamikaze

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=696

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=698

2 aprile
"Bandiere della pace vietate in tutte le chiese italiane": ma si tratta di una forzatura mediatica.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=709

2 aprile
Il generale Usa Stanley McChrystal nel corso di un briefing al Pentagono a Washington ammette che le notizie sul ritrovamento di missili scud erano una bufala. (cfr. segnalazione del 21 marzo)

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=724

3 aprile
Il quotidiano "Il Giornale" dichiara che un ospedale bombardato sarebbe stato in realta' un deposito di armi. Ma e' solo la forzatura di un titolo.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=744

3 aprile
Il "Corriere della Sera" pubblica una scheda sulle bombe a grappolo utilizzando solamente fonti militari Usa, e afferma che le bombe a grappolo di nuova generazione comportano "meno pericoli per i civili".

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=745

4 aprile
Duro attacco del segretario alla difesa britannico Geoff Hoon, che prende di mira il giornalista Robert Fisk e la sua inchiesta sulle responsablita' angloamericane nella strage di civili del 28 marzo al mercato di Baghdad. Un'altra smentita arriva anche da Blair in persona.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=752

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=786

4 aprile
L'Ansa smentisce un lancio di agenzia del giorno precedente, in cui veniva annunciato il ritrovamento di "sostanze e manuali armi chimiche"

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=800

6 aprile
Gli aerei USA bombardano un convoglio di militari USA e civili curdi; la notizia viene riportata dalla BBC (presente sul posto con il reporter John Simpson che rimane ferito nel bombardamento) ma i media statunitensi la ignorano.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=805

6 aprile
Il comando militare Usa in Qatar dichiara di non aver trovato nessuna ADM. In pratica la risoluzione Onu 1441 sul disarmo dell'Iraq e' stata rispettata, anche se non viene ammesso esplicitamente.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=814

7 aprile
Finalmente trovate le ADM: anzi no, e' solo pesticida, ma sul sito della CNN la smentita non appare.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=827

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=838

8 aprile
E' uno scoop, ma non se ne accorge nessuno. Il TG1 delle 20 manda in onda il filmato dell'esecuzione sommaria di due prigionieri di guerra, ma nessuno commenta quelle immagini, che si inseriscono nella normale cronaca degli eventi.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=844

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=844

8 aprile
Un carro armato colpise la facciata dell'Hotel Palestine, l'albergo di Baghdad che ospita la stampa internazionale. Nessun commento sulle violazioni delle convenzioni di Ginevra da parte di coloro che il 23 marzo avevano condannato le riprese dei prigionieri di guerra statunitensi, anch'esse descritte come una violazione delle convenzioni di Ginevra. Muore un operatore Reuters, ma inizialmente l'agenzia parla solo di quattro feriti. La Cnn descrive una generica "esplosione" avvenuta nell'Hotel. Prime dichiarazioni dei militari Usa: un'area civile diventa "un legittimo obiettivo militare" in presenza di combattenti iracheni. Si parla di "cecchini iracheni" che avrebbero sparato dalle finestre dell'Hotel provocando la reazione del carro armato, ma tutti i giornalisti presenti sul posto smentiscono questa versione. E da Madrid rimbalza un'indiscrezione che e' piu' di un asemplice voce: l'Hotel era considerato obiettivo militare dalla coalizione angloamericana e i giornalisti lo sapevano, perche' la decisione era stata loro comunicata 48 ore prima. Questa, almeno, la versione fornita dal comando militare angloamericano al ministero spagnolo della Difesa

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=845

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=847

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=848

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=856

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=858

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=858

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=864

8 aprile
Per Blair l'Irak possiede ADM "a prescindere", e dichiara che quando il regime di Saddam collassera' l'esercito della colazione trovera' quello che si aspettava di trovare.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=849

9 aprile
I mezzi di informazione celebrano la fine della guerra con l'abbattimento della statua di Saddam nella piazza centrale di Baghdad, ma alcune foto panoramiche di quella situazione mostrano che quella "festa di piazza" potrebbe essere in realta' un "evento mediatico" costruito ad arte con poche centinaia di persone e decine di giornalisti e fotografi, che alle loro spalle non avevano una folla oceanica, ma una piazza semivuota.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=892

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=894

12 aprile
Ennesimo "ritrovamento" di ADM, ma dall'annuncio alla smentita passano solo tre ore.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=912

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=912

13 aprile
Per il secondo giorno consecutivo, il mondo si illude per qualche ora sul ritrovamento di ADM in Iraq.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=914

http://db.peacelink.org/forum/comments.php?id_forum=4&id=914

14 aprile
Due ispettori Onu accusano Colin Powell di aver fornito notizie false alle Nazioni Unite durante il suo discorso del 5 febbraio.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=924

15 aprile
Censura statunitense sulle vittime civili. Il dipartimento della difesa USA comunica non intende redigere un bilancio delle perdite civili nel conflitto iracheno.

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=4&id=939


Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2003 ore 09:57

 

Con il nostro paese ci sono altri nove stati
Resteranno fuori Francia, Russia e Germania


Iraq: "L'Italia farà parte della forza di stabilizzazione"
 

Nominato il nuovo ministro del petrolio: è iracheno
ma sarà affiancato da due rappresentanti americani

WASHINGTON - Operazioni di polizia, di sminamento e di assistenza sanitaria d'emergenza. Anche l'Italia fa parte dei paesi che partecipano al piano di stabilizzazione dell'Iraq. Secondo fonti vicine al seretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, insieme al nostro paese ci sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Polonia, l'Albania, la Bulgaria, la Danimarca, l'Olanda, la Spagna e l'Ucraina. Filippine, Qatar e Sud Corea hanno offerto supporto, ma il loro contributo non è ancora chiaro. L'Australia invece s'è detta non disponibile a operazioni di peacekeeping, pur essendo stata protagonista nell'attacco all'Iraq.

Il piano sarebbe stato messo a punto mercoledì a Londra. Fonti americane spiegano che Francia, Germania e Russia, che si erano opposti alla guerra, non parteciperanno, in linea di massima, alla stabilizzazione dell'Iraq, così come i Paesi arabi. Una punizione? "E' un punto di vista. O forse non volevano parteciparvi", è la replica delle fonti Usa.

Quanto alla partecipazione di Paesi della Nato, essa avverrà sulla base di rapporti bilaterali e non coinvolgerà, quindi, l'Alleanza atlantica in quanto tale. Non ci sarà, quindi, possibilità di veto, da parte di uno dei membri della Nato. Riguardo alle Nazioni Unite, Stati Uniti e Gran Bretagna intendono limitarne il ruolo all'assistenza umanitaria e ai rifugiati, senza coinvolgerle nel peacekeeping. Una bozza di risoluzione in tal senso sta per essere presentata.

Per adesso le dimensioni della forza di stabilizzazione non sono state determinate, così come non sono stati tracciati i confini dei tre futuri settori in cui l'Iraq sarà suddiviso. Quello che si sa è che ciascuno dei settori sarà affidato a uno dei Paesi della forza di stabilizzazione che hanno partecipato all'attacco all'Iraq (Stati Uniti, Gran Bretagna e Polonia). In ogni zona dovrebbe agire una forza delle dimensioni di una divisione (20 mila uomini). Una americana, sotto comando americano. E due multinazionali, sotto comando britannico e polacco. Le forze di stabilizzazione farebbero comunque capo al generale Tommy Franks, comandante della campagna "Libertà per l'Iraq". Quanto ai tempi, il ministro degli Esteri polacco Wlodzimierz
Cimoszewicz ha detto che si punta a schierare i contingenti dei vari paesi entro la fine del mese di maggio.

Sempre sul fronte della ricostruzione arriva oggi la nomina del nuovo ministro del petrolio iracheno. Si tratta di Thamir Ghadhban, ex direttore responsabile della pianificazione dello stesso ministero sotto il regime di Saddam Hussein. Ghadhban sarà affiancato da un "consiglio consultivo" formato da due americani: Philip Carroll, ex presidente e ammnistratore delegato della Shell, mentre Fadhel Othman, presidente dell'Iraq State Oil Marketing Organization.

(3 maggio 2003)


 

La nostra democrazia


EDWARD SAID


In un discorso al Senato il 19 marzo, primo giorno della guerra contro l'Iraq, il senatore democratico del West Viriginia Robert Byrd ha chiesto: «Che cosa sta accadendo a questo paese? Quand'è che siamo diventati una nazione che ignora e rimprovera i nostri amici? Quando abbiamo deciso di rischiare di minare l'ordine internazionale adottando un approccio radicale e dottrinale per usare la nostra incredibile potenza militare? Come possiamo abbandonare la diplomazia quando il mondo in tumulto la implora?» Nessuno si è preoccupato di rispondere, ma mentre la macchina militare americana attualmente in Iraq si muove impaziente verso altre direzioni, queste domande conferiscono urgenza alla questione del fallimento, se non della corruzione, della democrazia.

Analizziamo che cosa ha provocato la politica americana in Medioriente da quando George W. Bush è al potere. Anche prima delle atrocità dell'11 settembre, Bush e il suo team avevano dato al governo di Ariel Sharon libertà di colonizzare West Bank e Gaza, di uccidere e arrestare la gente a suo piacimento, di demolire case, espropriare terre e imprigionare la gente con coprifuoco e blocchi militari. Dopo l'11 settembre, Sharon ha semplicemente accodato il suo carro alla carovana della «guerra al terrorismo» e ha intensificato le sue scorrerie unilaterali contro una popolazione civile indifesa e sotto occupazione, a dispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu che chiedono a Israele di ritirarsi e desistere dai suoi crimini di guerra e dalle sue violazioni dei diritti umani.

Nell'ottobre del 2001 Bush ha promosso l'invasione dell'Afghanistan, che si è aperta con un bombardamento intensivo e dal cielo (una tattica militare «antiterroristica» che somiglia al terrorismo ordinario nei suoi effetti e nella sua struttura) e a dicembre aveva già insediato un regime assistito, senza poteri effettivi oltre Kabul. Non ci sono stati sforzi significativi da parte degli Stati uniti per la ricostruzione e sembra che il paese sia ritornato alla sua vecchia e abietta situazione.

Dall'estate del 2002, l'amministrazione Bush ha condotto
una campagna di propaganda contro il dispotico governo dell'Iraq, e con il Regno unito - non essendo riuscito a spingere il consiglio di sicurezza ad assecondarla - è sceso in guerra.
 

Dallo scorso novembre il dissenso è scomparso dai media principali, inghiottito da una sovrabbondanza di ex generali e da una spruzzatina di esperti del terrorismo recente usciti dai think tank della destra di Washington. Chi osava criticare è stato etichettato come anti-americano da accademici mancati, elencato nei siti web come un accademico «nemico», non allineato. Le poche figure pubbliche che criticavano hanno avuto le loro email intasate, la loro vita minacciata, le loro idee liquidate da commentatori mediatici eletti a sentinelle della guerra americana. Si è pubblicato un fiume di materiale che equiparava la tirannia di Saddam Hussein non solo al male, ma ad ogni crimine conosciuto. Alcune di queste accuse erano effettivamente corrette, ma ignoravano il ruolo giocato dagli Stati uniti e dall'Europa nell'aiutare la crescita di Saddam e mantenerne il potere. L'egregio Donald Rumsfeld ha fatto visita a Saddam agli inizi degli anni `80, garantendo l'appoggio Usa alla sua catastrofica guerra contro l'Iran. Le corporation americane hanno fornito materiali nucleari, chimici e biologici utilizzati nelle presunte armi di distruzione di massa, poi opportunamente cancellati dai registri pubblici.

Tutto ciò è stato deliberatamente oscurato dal governo e dai media, impegnati a costruire il caso per distruggere l'Iraq. Saddam è stato accusato, senza prove o con informazioni fraudolente, di nascondere armi di distruzione di massa considerate una minaccia diretta agli Stati uniti. Le terribili conseguenze dell'intervento anglo-americano in Iraq stanno cominciando ad emergere, con la calcolata distruzione delle moderne infrastrutture del paese, il saccheggio di una delle civiltà più ricche del mondo, il tenativo di rimettere in gioco «esuli» buffoni abbinati alle corporation, nella ricostruzione del paese, e con l'appropriazione del suo petrolio e del suo destino. E' stato ipotizzato che Ahmad Chalabi, per esempio, potrebbe firmare un trattato di pace con Israele: difficilmente è un'idea irachena. E la società Betchel si è già assicurata un contratto enorme.

Siamo di fronte al quasi totale fallimento della democrazia: la nostra, non quella irachena. Si dice che il 70% degli americani sostiene tutto questo, ma non c'è nulla di più manipolato di sondaggi che chiedono a 465 americani «se sostengono il nostro presidente e le truppe in tempo di guerra». Come ha detto il senatore Byrd, «c'è un senso diffuso di fretta e di rischio, e troppe domande senza risposta. Un manto è sceso sopra il Senato. Stiamo evitando il nostro dovere solenne di dibattere l'argomento principe nelle menti di tutti gli americani, anche quando decine di nostri figli e figlie stanno facendo il loro dovere in Iraq».

Sono convinto che questa sia stata una guerra truccata, inutile e impopolare. Le istituzioni reazionarie di Washington che hanno generato Wolfowitz, Perle, Abrams e Feith rappresentano un'atmosfera morale e intellettuale insalubre. Documenti politici girano senza una reale revisione, fatti propri da un governo che richiede giustificazioni alle sue politiche illecite. La dottrina della prevenzione militare non è mai stata approvata dagli americani o dai loro rappresentanti. Come possono i cittadini ribellarsi alle lusinghe offerte al governo da compagnie come Halliburton e Boeing? L'individuazione di una via strategica per l'establishment militare più molle della storia è lasciata in mano a gruppi di pressione ideologici (cioè a leader fondamentalisti cristiani), a ricche fondazioni e lobby private come Aipac, l'American-Israel Public Affairs Committee. Sembra così enormemente criminale che parole importanti come democrazia e libertà vengano espropriate, usate per mascherare devastazioni, occupazioni di territori e mire egemoniche. Il programma statunitense per il mondo arabo è diventato lo stesso programma di Israele. Assieme alla Siria, l'Iraq rappresentava una volta l'unica seria minaccia militare per Israele e per questo doveva essere eliminata.

Inoltre, che cosa significa liberare e democratizzare un paese quando nessuno ti ha chiesto di farlo e quando, in questo processo, lo occupi militarmente senza essere in grado di preservare la legge e l'ordine? Quale inganno della pianificazione strategica è quello per cui si dà per scontato che i «nativi» saluteranno con gioia la tua presenza dopo che li hai bombardati e tenuti in quarantena per tredici anni.Una ridicola idea sulla beneficenza americana si è impadronita di ogni singolo livello dei media. Scrivendo di una vedova settantenne di Baghdad che gestiva un centro culturale nella sua casa distrutta dai raid americani e che adesso è furibonda, il giornalista del New York Times Dexter Filkins implicitamente la castiga per la sua «vita confortevole sotto Saddam Hussein», e piamente disapprova la sua tirata contro gli americani, «e da una laureata alla London University».

Aggiungendo alla frode delle armi di distruzione di massa non trovate le Stalingrado che non ci sono state, non sarei sorpreso se Saddam fosse scomparso repentinamente grazie ad un accordo fatto a Mosca per lasciare che lui, la sua famiglia e i suoi soldi se ne andassero in cambio del paese. La guerra era andata male per gli Usa al sud, e Bush non poteva rischiare lo stesso a Baghdad. Il 6 aprile, un convoglio russo che si apprestava a lasciare l'Iraq è stato bombardato. Condi Rice è apparsa in Russia il 7 aprile. Baghdad è caduta il 9 aprile.

Ciononostante gli americani sono stati ingannati, gli iracheni hanno sofferto incredibilmente e Bush assomiglia ad un cowboy. Su questioni di enorme importanza sono stati violati principi costituzionali e si è mentito all'elettorato. E' a noi che devono restituire la democrazia.


copyright Edward Said pubblicato su The Observer

 


Dal Kosovo all'Iraq, il tramonto dell'Onu

di Roberto Oliveri del Castillo *


Cessati i combattimenti in Iraq, dopo 28 giorni di guerra, si registra
il dato della caduta del regime di Saddam Hussein con unanime
sollievo. Passa in secondo piano, così, il costo del conflitto, e che
a prescindere dal numero di morti civili innocenti,  la popolazione
civile è stremata:  mancano ospedali, cibo, medicine, acqua, luce,
ovvero delle condizioni di vita più elementari.
Ma se l'uomo della strada è incline a dimenticare, per il flusso
mediatico cui è quotidianamente sottoposto, le notizie di ieri a causa
delle notizie di oggi e quelle di oggi per far posto a quelle di
domani, all'uomo di buon senso e in particolare al giurista spetta
qualche considerazione critica sull'intervento militare
angloamericano.
Un intervento, quello in Iraq, che ha mutato giustificazione giuridica
nel corso dei giorni: prima la violazione di risoluzioni dell'Onu da
parte di Saddam, poi la presenza di armi di distruzione di massa, poi
il carattere non democratico del regime, poi un po' di tutto.
Durante un convegno organizzato il 17 aprile scorso all'Università di
Bari da Magistratura democratica, con il prof. Vincenzo Starace, sono
state analizzate tutte queste argomentazioni con il risultato di
apparire per quelle che sono: tentativi di giustificare un illecito
sotto il profilo giuridico e morale innanzi alla collettività globale.
Solo per fare un esempio, la famigerata risoluzione n. 1441 del
Consiglio di Sicurezza dell'Onu del novembre 2002, afferma che ci
saranno "gravi conseguenze" in caso di non collaborazione del regime
con gli ispettori delegati ai controlli, mentre di norma la formula
utilizzata dal Consiglio per autorizzare la forza si basa sul concetto
di "uso di tutti i mezzi necessari per".
Tuttavia, non va dimenticato che l'intervento in Iraq costituisce -
anche per l'Italia, che ha condiviso l'intervento - l'ennesima
violazione dell'ordinamento internazionale e dell'Onu, dimenticando
che anche in occasione dell'attacco all'Afghanistan e, prima ancora,
nel marzo 1999, dell'intervento Nato contro la Jugoslavia durante la
crisi del Kosovo, non vi era alcuna autorizzazione del Consiglio di
Sicurezza all'intervento armato, né precedente, né postuma.
Va rimarcato, poi, che tra le tante vulgate che si sono aggirate in
questi anni in tema di legittimità di interventi armati nei confronti
di stati sovrani, quella più equivoca (forse perché interamente
gestita in Italia da un governo di sinistra, durante una grave guerra
civile interna alla Jugoslavia e combattuta in blocco dalla Nato) è
proprio quella dell'intervento cd. "umanitario" in Kosovo, che pare
avere ancora una certa vivacità intellettuale, se è vero (cfr. S.
Zappalà, "Il Kossovo, l'Iraq e le violazioni della Carta delle Nazioni
Unite", in D&G n. 14 del 12 aprile 2003) che questo intervento è
considerato in linea con i principi dell'ONU e affetto solo "da vizi
di forma", oltre che reso inevitabile dalla situazione venutasi a
creare.
Al di là del fatto che nel campo giuridico ogni violazione di forma si
riflette sulla sostanza dei diritti, e che pertanto un intervento
armato non difensivo e non autorizzato dal Consiglio di Sicurezza
dell'Onu ai sensi dell'art. 51 della Carta, è sempre illegittimo, la
guerra era realmente l'ultima risorsa, o la crisi poteva avere uno
sbocco diplomatico?
Qualche dubbio è legittimo.
Per capire la genesi di quell'intervento, è necessario tornare alla
situazione di cinque anni fa, quando in Kosovo, dopo anni di scontri
fattisi sempre più cruenti tra le forze serbe e l'Uçk, l'esercito
indipendentista kosovaro, e dopo l'intervento di una missione
internazionale Osce (chissà mai perché a guida americana nonostante il
carattere europeo dell'organizzazione) che sembra ristabilire una
calma apparente, si giunge all'escalation del gennaio 1999, quando -
durante le trattative di pace di Rabouillet - vengono rinvenuti a
Racak 45 cadaveri di etnia albanese, il che avvia i negoziati verso
l'ultimatum finale.
La presunta strage è sempre stata ammantata di mistero, perché in
realtà Racak era tornata sotto controllo Uçk da oltre 24 ore quando si
diffusero le informazioni sul ritrovamento alla stampa occidentale, e
furono gli albanesi a condurre la stampa occidentale sul posto.
Nel mondo dell'informazione continua, nulla è più manipolabile
dell'informazione stessa.
Come che sia, il vero oggetto di analisi dovrebbero essere i negoziati
di Rambouillet,  il contenuto delle proposte del cd. gruppo di
contatto (Usa, Francia, Inghilterra, Germania, Italia e Russia),
l'ultimatum alla Serbia e la risoluzione serba all'indomani del ritiro
della missione Osce.
Partendo da quest'ultimo punto, la risoluzione dell'Assemblea
nazionale serba condannava il ritiro degli osservatori Osce, e
prendeva in considerazione l'ipotesi di una "presenza internazionale"
che vigilasse sugli accordi che si sarebbero conclusi a Rambouillet
relativamente all'"autonomia del Kosovo che garantisse uguali diritti
a tutti i cittadini e a tutte le comunità etniche nel rispetto della
sovranità e dell'integrità territoriale della Repubblica di Serbia e
della Repubblica federale di Jugoslavia" (cfr. Marc Weller,
International documents & analysis, vol I, The crisis in Kosovo
1989-1999, Cambridge University Press, 1999).
Questa proposta, avanzata ai negoziatori il 23 febbraio 1999, non fu
mai presa in considerazione.
Ciò che fece naufragare l'accordo, dopo che la Serbia aveva accettato
le principali proposte politiche, furono le disposizioni introdotte
mediante "allegati" all'ultimo momento e  durante i negoziati di
Parigi nel marzo 1999, secondo le quali sarebbe stata la Nato a
vigilare sugli accordi con un "diritto di passaggio libero senza
restrizioni e un accesso illimitato in tutta la repubblica federale di
Jugoslavia, compresi il suo spazio aereo e le sue acque
terrritoriali". Inoltre le autorità avrebbero dovuto eseguire gli
ordini della Nato "su una base prioritaria e con tutti i mezzi
appropriati" (cfr. Noam Chomsky, In Kosovo, un'altra soluzione era
possibile, su Le monde diplomatique, 9 marzo 2000) .
Di fronte a richieste dell'ultimo momento che comportavano di fatto
l'occupazione dell'intero territorio jugoslavo da parte di una forza
estranea all'Onu e all'Osce, i serbi non potevano che rifiutare, cosa
che avvenne il 18 marzo 1999.
Dopo una settimana iniziavano i bombardamenti della Nato, che
colpivano non solo istallazioni ed obiettivi militari, ma anche
strutture civili, ospedali, fabbriche, ambasciate.
All'esito, il 9 giugno, la Jugoslavia accettava una presenza
internazionale che contenesse forze Nato nel solo Kosovo.
In sostanza, dopo 78 giorni di bombardamento si è raggiunto un
risultato già ampiamente alla portata dei negoziatori - in quanto
sostanzialmente accettato dalla Jugoslavia prima dell'intervento Nato
- ovvero un'occupazione militare di forze Nato e russe nel solo
Kosovo.
Bisognerebbe chiedersi, come autorevoli analisti internazionali:
l'ultimatum last minute della Nato "Era un cavallo di Troia? Mirava a
salvare la pace, o a sabotarla?" (cfr. Robert Frisk, The Independent,
Londra, 26 novembre 1999)
Al di la' delle inutili devastazioni e delle innumerevoli morti
evitabili, il conflitto ha aggiunto due risultati, tra loro connessi,
che - insistendo sui negoziati trasparenti e senza diktat inspiegabili
(secondo buon senso, ma spiegabili in una logica di potenza) - non si
sarebbero verificati: 1) l'accelerazione da parte serba del redde
rationem etnico in Kosovo; 2) la contro-pulizia etnica albanese
all'indomani del conflitto, tant'è che a fronte dei 200.000 serbi di
Kosovo oggi ne restano meno di 60.000, con buona pace di un Kosovo
multietnico e pacificato.
In definitiva, l'opzione militare è stata decisa dalla Nato dopo aver
"deciso di rigettare le opzioni diplomatiche, che non erano affatto
esaurite" (cfr. Noam Chomsky, op. cit.), come riconosciuto
tardivamente da autorevoli mezzi di informazione occidentali secondo i
quali "sarebbe stato possibile avviare un vero ciclo di negoziati - e
non il disastroso diktat americano presentato a Milosevic alla
conferenza di Rambouillet - e inviare un consistente numero di
osservatori esterni capaci di proteggere sia i civili albanesi che i
civili serbi" (cfr. editoriale del Boston Globe del 9 dicembre 1999,
citato da Noam Chomsky, op. cit.).
Questo sull'inevitabilità del conflitto.
Sul punto della sostanziale rispondenza dell'intervento ai principi
della Carta dell'Onu, va segnalato che l'articolo 2 paragrafo 4 della
Carta fa espresso divieto agli stati membri di usare la forza per la
risoluzione di controversie internazionali nonché al fine di incidere
sull'integrità territoriale o l'indipendenza politica di altro Stato,
mentre le finalità dell'Onu (articolo 1 par. 1, 2 e 3) si evidenziano
per lo sviluppo delle relazioni amichevoli, la risoluzione pacifica
delle controversie, la cooperazione internazionale anche per i
problemi di tipo umanitario.
Altrettanto infondata è l'argomentazione umanitaria fondata su
presunto "stato di necessità".
Appare veramente paradossale, infatti, che per salvaguardare i diritti
umani di una parte della popolazione di uno stato si sottoponga
l'altra parte, in ipotesi non responsabile per l'atteggiamento
persecutorio di un governo, alle vessazioni proprie di una guerra da
parte di paesi terzi che nella fattispecie non hanno alcun interesse
essenziale, per quanto "civili e sensibili ai problemi umanitari" in
quanto per interessi essenziali devono intendersi quelli connessi alla
propria sopravvivenza, integrità territoriale ed indipendenza politica
(cfr. Giuseppe Palmisano, Not in my name - Guerra e diritto, Editori
Riuniti, 2003).
E poi, tali valutazioni non devono comunque essere prese da un
organismo, il Consiglio di Sicurezza, a ciò deputato dall'ordinamento
giuridico internazionale?
Diversamente opinando, in futuro chiunque potrebbe ritenersi investito
di una missione umanitaria e scatenare una guerra giustificandola a
difesa di un popolo oppresso. Ieri in Kosovo è intervenuta la Nato a
protezione degli albanesi, oggi in Iraq gli Stati Uniti ed un gruppo
di paesi satelliti a protezione degli stessi iracheni e dei curdi,
domani i paesi arabi potrebbero ritenere meritevole dello stesso
trattamento Israele per come agisce nei territori (occupati) a danno
dei palestinesi da oltre trent'anni, in contrasto con innumerevoli
risoluzioni Onu.
La realtà è un'altra.
In questi anni stiamo assistendo ad una pericolosa eclissi dei diritti
sul piano delle legislazioni interne in tutto l'occidente, dal lavoro,
alla cittadinanza, alla giustizia, con compressione dei poteri di
garanzia e controllo, e dove finanche la Costituzione Italiana diventa
un fastidioso retaggio del passato da rivedere.
A tale situazione fa eco, sul versante internazionale, un altrettanto
grave ridimensionamento dell'Onu, con guerre che vengono scatenate per
tutelare diritti e diritti che vengono schiacciati (si pensi ai
"dannati" senza nome di Guantanamo, non prigionieri di guerra, non
imputati, non cittadini) in nome della sicurezza e della guerra al
terrorismo globale, in una spirale perversa e senza fine, in cui anche
la tortura diventa lecita dopo secoli di bando.
Francis Fukujama nel 1992 parlò, per il dopo guerra-fredda, di un
periodo di pace e prosperità nelle relazioni internazionali e di fine
della storia: Non immaginava, forse, che quel periodo cui si riferiva
sarebbe stato caratterizzato, più semplicemente, dalla fine del
diritto e dal tramonto dell'Onu.
A questi scenari ci si può e ci si deve opporre recuperando la memoria
del 25 aprile e, in generale, dello spirito riformatore che animò la
collettività internazionale dopo la tragedia del secondo conflitto
mondiale, troppo spesso dimenticati.

* Magistrato del pubblico ministero

 

 

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