FISICA/MENTE

 

 

Michel Collon

Poker menteur – les grandes puissances, la

 Yougoslavie et les prochaines guerres

Edizioni EPO, Bruxelles, 1998, pp. 380 - editions@epo.be

(BOZZE CHE PREPARANO IL LIBRO, n.d.r.)

 

Introduzione e capitolo I

(traduzione di pp. 7-48, senza immagini)

Al rimpianto Sean Gervasi (USA), che ha lottato così coraggiosamente per la verità e la pace

A tutte le vittime di questa guerra, qualunque sia la loro nazionalità

  PER RENDERE CHIARA UNA GUERRA DICHIARATA "INCOMPRENSIBILE" ED ANCHE TUTTE LE ALTRE CHE SI AVVICINANO

 

            Qualche campanello suonava ... Quello che ci raccontavano era o troppo semplice oppure troppo complicato. Cosa ci veniva nascosto in questo bluff, machiavellico e omicida?

            Governi e mezzi di comunicazione ci dicevano che questa guerra in Jugoslavia era semplice. Tutto era colpa degli aggressori serbi e le grandi potenze furono, sembrava, sorprese da questa esplosione del paese. Allora perché nascondere che Bonn - da almeno 12 anni - sosteneva, finanziava e persino armava i nazionalisti croati che preparavano la secessione?

            Oppure si metteva tutto sul conto dei famosi "secolari odi etnici": Serbi, Croati e Mussulmani non avrebbero mai potuto vivere insieme in pace. Cosa che gli storici smentivano

            "Nazionalismo"? Esatto, ma da dove proveniva e perché esplodeva proprio adesso? Domanda importante per noi tutti, perché in questi periodi di crisi nazionalismo reazionario e razzismo proliferano ovunque. In breve questa spiegazioni semplicistiche non spiegavano niente. La chiave del mistero era altrove.

            Guardandola più da vicino questa guerra appariva invece molto complicata. Anche incomprensibile. Ci dicevano, per esempio, che le grandi potenze si disinteressavano della Jugoslavia dove non c'era petrolio. Ma allora per qual motivo gli Stati Uniti facevano pressioni sul dirigente mussulmano Alija Izetbegovic perché non firmasse alcun piano di pace per far così prolungare la guerra? E per qual motivo quegli stressi Stati Uniti finirono per imporre a Dayton un piano che essi stessi avevano rifiutato tre anni prima?

            Incomprensibile? Solo se si accetta la versione ufficiale dei media come fosse oro colato. Perché le guerre non cominciano con delle bombe, ma con delle menzogne. Dunque, come il nostro "Attention, medias!" questo libro comincia col verificare quello che ci hanno detto le televisioni ed i giornali americani, francesi, belgi ... Il primo capitolo ci mostrerà che le menzogne dei mezzi di comunicazione sono state altrettanto enormi come di quelle dell'epoca della guerra del Golfo. Svelerà il meccanismo e gli scopi di questa disinformazione. È indispensabile togliere questo velo. Possiamo forse continuare a tollerare che ci si menta in lungo e in largo ad ogni intervento militare?

            I capitoli seguenti esporranno quanto ci è stato nascosto: i veri interessi delle grandi potenze. E le loro manovre segrete lungo tutti questi quattro anni di guerra. Poi analizzeremo da dove vengono questi famosi "nazionalismi". Che interessi economici e finanziari nascondono? Infine trarremo delle conclusioni generali ... Questa guerra verrà rilanciata? L'Europa si jugoslavizza? Quali guerre ci minacciano?

            Perché la Jugoslavia è servita come laboratorio. Non siamo noi a dirlo, bensì il Segretario generale della NATO, Javier Solana: "L'esperienza acquisita in Bosnia potrà servire da modello per delle operazioni future della Nato". Dove si preparano a fare la guerra?

            Ma altri paesi non sono più importanti nell'attualità che la Jugoslavia? La questione non è questa. Ci facciamo manipolare saltando superficialmente da un paese all'altro e seguendo l'ordine del giorno impostoci dai mezzi di comunicazione dominanti. O meglio, dai governi. Diamoci il tempo di studiare il caso di questo specifico paese. Spazzando via l'insieme delle menzogne mediatiche, e scoprendo le vere poste in gioco, ci doteremo dei mezzi per capire i conflitti che verranno: Europa dell'Est, ex URSS, Asia Centrale, Africa, Medio Oriente, forse Cina ...

            La crisi economica porta alla guerra? C'è un rapporto tra quello che viviamo oggi, cioè disoccupazione, estensione della miseria, malcontento sociale, e quello che predicono intuitivamente persone che hanno già molto vissuto: "Tutto questo finirà con una guerra!". Non dobbiamo forse inquietarci quando, in poco note riviste specializzate, alcuni strateghi ufficiali scrivono che la guerra nei Balcani e gli scontri tra grandi potenze somigliano a quanto aveva preceduto la Prima guerra mondiale?

            Per tutte queste ragioni questa guerra ci riguarda da vicino. In qualche modo siamo tutti Jugoslavi. Non è mai troppo tardi per capire, non è mai troppo tardi per difendere la pace.


1. TEST SUI MEDIA: QUANTO VALE LA NOSTRA INFORMAZIONE?

 

La Jugoslavia, un paese "indivisibile"

 

            Dopo questo diluvio di informazioni, alla fin fine, cosa sappiamo della Jugoslavia? Un test realizzato personalmente ci ha dimostrato questo: anche le persone che si sono interessate molto non hanno mai ricevuto i dati storici e geografici di base che permettessero di comprendere il dramma ...

* Occupata per secoli da imperi rivali la Jugoslavia ha visto le sue popolazioni divise, deportate, convertite a forza, mescolate in una vera ... macedonia di nazionalità.

* dal 1945 al 1991 la Jugoslavia era composta da sei repubbliche, più due provincie autonome che facevano parte della Serbia.

* Spezzare la Jugoslavia in Stati "etnici" non ha senso. Per esempio su 8 milioni di serbi solamente 5,8 di essi vivevano in Serbia nel 1991. Gli altri risiedevano in Croazia, Bosnia ecc. Sono stati presentati come invasori mentre essi, di fatto, vivevano in quelle terre da molti secoli.

* Nel 1943 una commissione jugoslava aveva tracciato in maniera meticolosa le frontiere delle nuove repubbliche, dopo studi ed inchieste. Milovan Djilas era l'ultimo membro vivente di questa commissione: "Le popolazioni sono estremamente mescolate. Ma frontiere pure e rigide su un piano etnico sono impossibili e non solo nei Balcani, ma in tutta l'Europa".

* La carta mostra: nessuno stato "monoetnico" poteva essere costituito senza giganteschi trasferimenti di popolazioni. O senza il loro massacro. Le guerre in Jugoslavia mostrano cosa può accadere nel mondo intero quando il nazionalismo e l'etnicismo diventano armi politiche.

** Carta etnica di pag. 11 da inserire

 

BOSNIA, LA REPUBBLICA PIU' MISTA

 

* La Bosnia era la repubblica più "mista" della Jugoslavia: 43 % di "Mussulmani", 31 % di Serbi, 17% di Croati e 7% di Jugoslavi (persone figli di matrimoni misti o che desideravano superare le nazionalità particolari).

* I mussulmani non presentano alcuna differenza "etnica" o linguistica con le altre nazionalità della Bosnia, Si tratta di Serbi o di Croati che da lungo tempo si sono convertiti alla religione mussulmana, sotto l'influenza dell'occupazione ottomana.

* Nel 1967 Tito decise che questi mussulmani -ma non quelli delle altre repubbliche (Macedonia, Kosovo, Montenegro ...) diventassero una nazione, quindi Mussulmani con la maiuscola. È un fatto praticamente unico nella storia: una religione fonda una nazione. Come se i protestanti di Francia o i cattolici d'Inghilterra diventassero una "nazionalità"!

* La Bosnia non è mai stata uno Stato. Salvo per un brevissimo periodo alla fine del quattordicesimo ed all'inizio del quindicesimo secolo. Anticamente è stata una provincia dell'impero turco, prima, poi di quello Austro-Ungarico, infine della Jugoslavia.

* Non esistevano quindi dei "Bosniaci" in Bosnia. Solamente dei Serbi, generalmente ortodossi, dei Croati (cattolici) e dei mussulmani d'origine serba o croata.

* In questo libro scriveremo "Mussulmani" con la maiuscolo per indicare i nazionalisti mussulmani.

"Nessun territorio è omogeneo"

"In Bosnia non esiste parte del territorio estesa in maniera significativa che sia etnicamente omogenea. Repubblica più eterogenea delle altre, la Bosnia riunisce 31,3 % di Serbi, 17,3 % di Croati e 43,7% di Mussulmani. Definire delle divisioni etniche significa ridurre il 40% della popolazione al rango di minoranza. Una simile disposizione ridurrebbe considerevolmente i diritti politici e civili di queste persone (dr: questo testo è stato scritto all'inizio del 1992).

            Una città come Banja Luka diverrebbe immediatamente serba, e Sarajevo mussulmana; ma Banja Luka è un antico luogo storico mussulmano e Sarajevo, con 150.000 abitanti serbi, è la terza città serba del mondo. Da questa proposta di Lisbona i Croati diverrebbero una minoranza a Mostar dove rappresentano il 40% della popolazione"

Tihomir Loza, giornalista di Sarajevo, sulla rivista "Babel" (Francia) giugno 1992, p. 37

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"L'ONU offre aiuto alla pulizia etnica"

            "In Croazia l'ONU mette a disposizione degli autobus per evacuare i Serbi della Slavonia occidentale, offrendo così assistenza alla pulizia etnica (effettuata dai Croati) esattamente come aveva fatto in Bosnia Erzegovina all'epoca dell'espulsione dei Mussulmani".

Magyar Szo, giornale della minoranza ungherese del Nord della Serbia, citato in "Courier international", 1.6.1995

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"Il potere etnico causa dell'escalation"

            La formula del governo tripartitico in Bosnia Erzegovina è fondato sulla teoria dei tre popoli costitutivi e del loro diritto a stabilire un potere etnicamente basato sui territori ove sono maggioritari. Questa formula non ha portato alla pacificazione. Gli appetiti dei rappresentanti dei partiti non hanno fatto altro che aumentare e il loro governo è divenuto la causa fondamentale dell'escalation dei conflitti e delle rivalità".

Muhamed Filipovic, professore di filosofia a Sarajevo, dirigente dell'organizzazione Mussulmana bosniaca (opposizione), febbraio 1992

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"La Bosnia poteva esistere solo all'interno della Jugoslavia"

            "L'esistenza della Bosnia era possibile solo all'interno della Jugoslavia. In quel quadro Serbi bosniaci e Croati bosniaci potevano coabitare senza interessi ed esigenze particolari e non essere spinti verso la loro "madre patria" e tutti gli altri abitanti potevano vivere in pace.

            La fine della Jugoslavia ha significato che i diversi gruppi della popolazione potevano essere nuovamente opposti fra loro in funzione delle lotte di potere delle rispettive borghesie, cosa che costituisce, per la Bosnia, una catastrofe senza pari. Soprattutto per quelli che non intendono parteggiare per gli uni o per gli altri".

Renate Hennecke, avvocato, sul settimanale "KAZ" (Germania), novembre 1995

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"Non esistono né città Serbe né città Mussulmane"

            "Un fattore importante: il cosmopolitismo di tutte le città. Non esistono città serbe o mussulmane, anche se i mussulmani sono leggermente più urbanizzati degli altri due popoli. Del resto, anche considerando l'insieme, città e campagne, non esiste neppure una regione etnicamente omogenea, al massimo si può notare una dominanza, come la preponderanza croata nell'Erzegovina occidentale, o serba nell'Erzegovina orientale, come la "sacca" mussulmana del nord-ovest. Malgrado ciò, la mescolanza e la coesistenza rimangono ovunque la regola".

Jean-Arnault, rivista "M" (Francia) ottobre 1992, p. 52

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"Dividere era assurdo e criminale"

            "Impossibile separare le nazionalità senza provocare pulizie etniche. Pretendere di dividere la Jugoslavia è altrettanto assurdo come dividere Bruxelles in comuni fiamminghi, francofoni, arabi, spagnoli, italiani ecc. Assurdo e criminale. Tuttavia è questo che hanno fatto la Germania, poi l'Europa e gli Stati Uniti, imponendo l'indipendenza della Slovenia e della Croazia nel 1991, della Bosnia nel 1992".

Michel Collon, "Solidaire" (Belgio) 6 settembre 1995.

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** cartina delle etnie da inserire dopo la parte scritta

 

CHI ABITAVA DOVE?

 

* Questa carta della Bosnia si basa sulle cifre del censimento ufficiale realizzato nel 1991, quindi poco prima della guerra. Indica per ogni comune la nazionalità maggioritaria. In blu i Serbi, in bruno i Croati, in verde i Mussulmani. I Serbi, per la maggior parte contadini, occupano l'area più estesa.

* Maggioritario significa almeno 51 %, ma non significa unico. Quindi i comuni sono ben più misti di quanto lo indichi questa carta.

* Si vede che tutte le maggiori città -color malva- sono plurinazionali (non hanno maggioranze assolute).

* Così dunque, dividere la Bosnia, era inevitabilmente isolare delle comunità, "purificare" delle regioni intere e preparare deportazioni di massa.

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TEST SUI MEDIA: quanto vale la nostra informazione?

 

- Warren Christopher (ministro US degli esteri, ai negoziati di Ginevra): È colpa vostra, di voi europei, voi avete permesso che i Serbi invadano la Bosnia!

- David Owen (mediatore europeo): Ma ci vivevano!

- Warren Christopher: Da molto?

- David Owen: Da sempre. (1)

            Da dove deriva questo errore di Christopher? Dal fatto che gli organi d'informazione occidentali hanno costantemente presentato i Serbi come aggressori venuti dall'esterno per attaccare la Bosnia. Questo dialogo surrealista mostra che, se un ministro occidentale, se vuole comprendere una situazione politica, non dovrebbe leggere i giornali. Noi, del resto, ugualmente.

            Le forze nazionaliste mussulmane di Izetbegovic venivano presentate come le vittime. Questa è la prima menzogna mediatica, il primo atto di una colossale campagna di manipolazione dell'opinione pubblica. Di fatto una doppia campagna. Da una parte demonizzare i "nostri" avversari, i nazionalisti serbi. Dall'altra parte angelizzare i "nostri" protetti, i nazionalisti croati di Tudjman ed i nazionalisti  mussulmani di Izetbegovic. Angelizzazione e demonizzazione viaggiano obbligatoriamente in coppia.

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affianco

Come si può aggredire il proprio paese?

Il generale Charles G. Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell'US European Command dal novembre 1992 al luglio 1995. Dopo l'uscita di scena ha scritto:

"Le opinioni che ho sviluppato mi derivano dall'aver visto questa guerra da vicino, praticamente costantemente, in tutto il suo lerciume. Queste opinioni divergono dalla maggior parte delle opinioni tradizionali di Washington ... Tutte le fazioni della ex Jugoslavia hanno perseguito il medesimo obiettivo - evitare di ritrovarsi come minoranza in Jugoslavia o in qualunque altro stato le succedesse - e tutte hanno usato i mezzi disponibili per realizzare questo scopo. In questa atmosfera di paura, di incertezza e di rinascente nazionalismo, prima quelli della Croazia, poi i Serbi di Bosnia - con il sostegno serbo -hanno imbracciato le armi per fare quello che il riconoscimento internazionale aveva fatto per i Croati di Croazia ed i Mussulmani di Bosnia: assicurarli che non sarebbero stati una minoranza in uno stato sentito ostile ...

Infatti molta parte di quelli che Zagabria considera territori occupati sono in effetti terre occupate dai Serbi da più di tre secoli, da quando l'Austria imperiale ha posto i Serbi sulla frontiere (Krajina) per proteggere i bottegai di Vienna e di Zagabria contro gli Ottomani

La stessa cosa vale per i territori serbi della Bosnia, quello che i mezzi d'informazione dell'Occidente chiamano il 70 % della Bosnia conquistato dai ribelli serbi. Non c'erano che 500 mila Serbi in meno dei Mussulmani in Bosnia al momento dell'indipendenza, ed i Serbi erano soprattutto contadini e proprietari delle maggiori aree. In una parola, i Serbi non cercano di conquistare nuovi territori, ma di conservare quelli che appartengono già loro"

Foreing Affairs (USA) settembre-ottobre 1995

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DEMONIZZAZIONE ED ANGELIZZAZIONE: sei bugie mediatiche che nascondono le reali cause.

 

            Il nostro libro "Attention, medias! manuel anti-manipulationa" descriveva, partendo dall'esempio della guerra del Golfo, i processi di disinformazione utilizzati dai mezzi d'informazione occidentali. Particolarmente la demonizzazione dell'avversario, processo che priva l'opinione dei mezzi di comprendere i veri scopi economici e strategici di una guerra. Rimandiamo a quel libro, soprattutto al capitolo 3 sulla demonizzazione (1) Anche se la situazione Jugoslava è più complessa, vi si ritrovano gli stesi metodi. Analizzeremo le sei tappe fondamentali di questa campagna:

1. Il mito degli invasori

2. i crimini dei "nostri amici" vengono tenuti nascosti

3. messa in scena attorno a Sarajevo

4. la demonizzazione se ne frega dei fatti

5. la demonizzazione di tutto un popolo

6. silenzio su un regime che spara sulla propria stessa gente.

            In questo primo capitolo ci limiteremo a dimostrare l'ampiezza della disinformazione. Alcuni aspetti non potranno essere approfonditi e compresi completamente se non nei capitoli successivi.

 

MENZOGNA MEDIATICA n. 1: il mito degli invasori

 

            Come hanno presentato i mezzi di comunicazione principali la situazione della Bosnia? Come un'aggressione operata dai Serbi venuti dall'esterno, dalla Serbia (capitale Belgrado), che attaccavano un paese confinante nel quale non avevano alcun motivo di essere. In alcuni media, più distinti, si parlava di una minoranza serba appoggiata dall'esterno da Belgrado. Ma senza rifiutare il mito degli "invasori". Questo mito nascondeva due elementi essenziali.

            Primo elemento: la Jugoslavia era un paese multietnico e multiculturale, una vera macedonia di nazionalità (guardate le carte che vi presentiamo), impossibile da "suddividere". Quando le grandi potenze hanno imposto questo spezzettamento con i loro piani di suddivisione Vance-Owen e altri, il tutto non poteva portare dunque che alla guerra civile, alle pulizie etniche ed alle deportazioni di massa. Secondo elemento: i Serbi non erano degli aggressori venuti da un altro paese, essi hanno semplicemente, quando sono scoppiate le ostilità, preso il controllo dei territori sui quali abitavano da molti secoli e di alcuni punti strategici.

            Per imporre questo mito degli "aggressori esterni", mezzi di comunicazione come TF1, Le monde, Libération ed altri hanno usato costantemente un linguaggio ingannatore. Mentre la Bosnia era abitata da Mussulmani (43 %), da Serbi (31 %) e da Croati (17 %), quando tutti questi vi vivevano da secoli, i mezzi di comunicazione occidentali hanno riservato il termine "Bosniaco" ai soli mussulmani ed al regime di Izetbegovic. Al contrario i Serbi di Bosnia non venivano mai definiti "Bosniaci" ma solo ed esclusivamente Serbi. In questo modo si faceva credere al pubblico che essi fossero un elemento esterno, venuto dalla Serbia e che era quindi legittimo cacciarli

            Il trucco salta agli occhi non appena si apre un manualetto di geografia. Ma non è mai stato corretto. Perché? Perché il mito dell'aggressore e della vittima era necessario alla politica occidentale. Bonn e Washington lavoravano allo smantellamento della Jugoslavia: i Serbi che rifiutavano questo smantellamento dovevano dunque essere abbattuti. E per far questo prima di tutto demonizzati.

            Diffondendo il mito del Serbo aggressore e del Mussulmano vittima, i media hanno impedito all'opinione pubblica anche solo di capire cosa stesse veramente succedendo in Bosnia: una guerra tra tre fazioni nazionaliste della stessa natura. Tre forze che cercavano ognuna di impadronirsi, sulle spoglie della Jugoslavia, del massimo di territori, di potere, di privilegi. Esattamente i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic (capitale Sarajevo), i nazionalisti serbi di Karadzic (capitale Pale, aiutati da Belgrado) ed i nazionalisti croati di Mate Boban (il suo esercito aveva le stesse armi, uniformi e mostrine dell'esercito di Zagabria, del resto Tudjman, nelle sue conversazioni, non faceva alcuna distinzione tra i due). Questi tre campi sono nella maniera più assoluta della stessa identica natura. Tutti e tre ingannano la loro popolazione. Hanno le stesse concezioni politiche di estrema destra, lo stesso sciovinismo, compiono gli stessi crimini di guerra allo scopo di costituire dei "terr

itori puri". Il fatto che qualcuno, in certi periodi, abbia dominato militarmente gli altri non ha cambiato nulla in questo, tutti questi nazionalisti sono profondamente reazionari e criminali. Lo dimostreremo concretamente nei capitoli 14, 15 e 16.

            Ma queste tre forze non erano nella stessa situazione sul piano delle alleanze internazionali. I nazionalisti croati e musulmani erano sostenuti, finanziati ed armati dall'Occidente, soprattutto dalla Germania e dagli Stati Uniti. La Serbia non era sostenuta (ed ancora lo è) che dalla Russia. Ecco perché nei nostri media gli uni sono divenuti degli angeli e gli altri dei demoni.

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** (elementi affianco)

Una menzogna dalla vita lunga...

AFP nota 5 agosto 1995 <"Non avevamo scelta: i criminali che occupano un terzo della Croazia ed il 70 % della Bosnia non conoscono altra lingua che quella della forza" ha dichiarato il capo della comunità mussulmana di Zagabria, Sefko Omerbasic>

commento in didascalia  -  Si nasconde accuratamente che questi Serbi vivevano in quei luoghi da secoli

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ALCUNI HANNO DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE, ALTRI NO.

 

            Le grandi potenze -ed i media- hanno giustificato l'esplosione della Jugoslavia con il preteso "diritto all'autodeterminazione" dei popoli. Ma questo argomento solleva tre problemi ...

1. Perché non assistiamo ad altrettanto grandi campagne in favore dell'autodeterminazione dei Palestinesi, dei Kurdi, dei Timoresi e di altre nazionalità massacrate con la compiacenza totale -o peggio con le armi ed il sostegno- delle grandi potenze?

2. Perché nessun media ha mostrato che applicata in questa maniera l'"autodeterminazione" in Jugoslavia doveva fatalmente condurre alla guerra? Perché non si è mostrato che, mentre l'Europa si unificava, era assurdo smembrare la Jugoslavia in una serie di stati piccoli, deboli e non vitali? Che la Slovenia (1,9 milioni di abitanti), il Montenegro (0,6 milioni) o la Bosnia (4,3 milioni) sarebbero fatalmente caduti sotto il controllo delle grandi potenze ed avrebbero perso ogni possibilità di autodeterminazione reale?

3. Perché si accordava questo diritto d'autodeterminazione a certi Jugoslavi e lo si rifiutava ad altri? Sforzatevi di seguire la "logica" delle grandi potenze ... In un primo tempo l'Europa, diretta dalla Germania, decreta che il 19 % degli Jugoslavi, cioè i Croati, ha il diritto di separarsi dalla Jugoslavia, col pretesto che il 36 % di Serbi vi giocano un ruolo dominante. In seguito, dopo aver organizzato l'indipendenza della Bosnia, la stessa Europa giudica criminale che il 31 % di Serbi vogliano separarsi da questa Bosnia dove il 43 % di Mussulmani giocano il ruolo principale. Dov'è la logica? (nota) 3

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** affianco

SU COSA SI PUÒ' ESSERE "SOMMARI"?

Biglietto indirizzato il 19 aprile 1993 da un caricaturista americano al suo caporedattore:

"Mi è stato chiesto stamattina di preparare un disegno sulla sentenza pronunciata per l'affare Rodney King (nero di Los Angeles massacrato di botte da tre poliziotti bianchi ndr.) che dovevo inviarvi via fax al pomeriggio.

Tuttavia, data la complessità razziale e giuridica di questo processo, abbiamo deciso che sarebbe preferibile non affrontare un problema simile con il linguaggio sommario di una vignetta d'attualità. Vi spedirei, al posto di quella, un disegno sulla guerra in Bosnia" Citato in Peter Brok, La presse partisane, Foreing Policy, inverno 1993-4

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MENZOGNA MEDIATICA N. 2: nascondere i crimini dei "nostri amici".

 

            Nel marzo 1993, in un dossier de "L'evénement du Jeudi", il giornalista Patrice Piquard denuncia la parzialità dei mezzi d'informazione francesi: "I silenzi della stampa parlano. Perché il caso del Transall tedesco colpito da un tiro serbo è stato messo in risalto ... mentre i ripetuti colpi dei Croati sparati contro aerei dell'ONU non suscitano alcuna reazione? Per quale motivo le immagini riprese dalla televisione di Belgrado sulla recente offensiva mussulmana nell'est della Bosnia ed il tremendo impatto sui civili del bombardamento di Banjina Basta non sono state riprese da alcuna televisione occidentale? <Se le vittime ed i rifugiati non fossero stati dei Serbi lo stesso documento sarebbe passato molte volte sui canali CNN> dice sconfortato il responsabile di una organizzazione umanitaria con sede a Zagabria" (nota) 4

            Esatto. I mezzi di comunicazione occidentali hanno utilizzato il metodo "due pesi due misure" in maniera inimmaginabile. Facciamo un esempio, facile da valutare ... Nella stessa settimana del gennaio 1993 due ministri del governo bosniaco sono stati uccisi a Sarajevo. Il primo è un Mussulmano assassinato da un Serbo. Esce in prima pagine sui media. Il secondo è di origine croata e ad ucciderlo sono state le milizie mussulmane. Muore in un silenzio totale (nota) 5. La prime di "Le Monde", ad esempio, dedica un grande articolo al ministro mussulmano assassinato (nota) 6. Non nomina neppure l'altro. Anche "Libération" fa del primo la copertina (vedi a fianco), e richiede "un intervento militare", "il mezzo per restaurare la credibilità della comunità internazionale". Anche "Libé" lascia cadere la notizia dell'altro ministro assassinato, cattiva vittima perché ucciso dai "nostri amici".

            Due pesi e due misure anche per quanto riguarda l'odiosa pratica degli "snipers". Salvo rarissime eccezioni (RTBF, Envoyé spécial), è sempre stato sottinteso che questi erano serbi, ed unicamente serbi. Curioso a questo punto leggere, nell'estate del 1994, sul quotidiano di Sarajevo "Oslobodenje" questo interessante trafiletto: "Oggi degli snipers serbi hanno ucciso uno e ferito due dei nostri concittadini a Nezdarici mentre uno dei nostri snipers feriva una donna serba nel quartiere di Dobrinja controllato dai Serbi" (nota) 7 . In un informazione strettamente controllata dal potere di Izetbegovic era la prima volta che la popolazione di Sarajevo aveva il diritto di leggere che la parte bosniaco-mussulmana aveva pure essa degli snipers. Ma i lettori francesi, belgi, americani ... non avevano questo diritto.

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affianco

foto da riprendere dall'originale

riquadro con testata Le Monde

"10-11 gennaio 1993

Assassinio di un dirigente bosniaco a Ginevra

Un miliziano serbo apre la porta posteriore ... e spara su uno dei vice primi ministri bosniaci. Raggiunto da sette pallottole, muore sul colpo".

commento: Questo ministro mussulmano esce in prima pagina su Le Monde e su Libération (foto in alto). Un altro ministro assassinato la stessa settimana - ma croato quest'ultimo ed ucciso da Mussulmani- non avrà diritto ad alcun accenno informativo.

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GENERALE BRIQUEMONT (ONU): "Totale disinformazione"

            Comandante delle forze dell'ONU in Bosnia dal luglio '93 al gennaio '94, il generale belga Briquemont è in buona posizione per giudicare il lavoro dei media su questa guerra. Conferma: "La disinformazione è totale ... La televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il momento esiste l'unanimità nel condannare i Serbi, e questo non facilita certo la ricerca di una soluzione. Non penso si possa guardare il problema della ex Jugoslavia e della Bosnia-Erzegovina esclusivamente dal punto di vista antiserbo. Tutto è molto più complicato di così. Non sto certo per dire che i Serbi non abbiano commesso quello che hanno commesso, ma si nascondono troppo spesso fatti avvenuti nel '92, '93 e '94. Un giorno, nel pieno della guerra croato-mussulmana, abbiamo fornito una serie di informazioni su alcuni massacri compiuti in Bosnia dall'HVO, l'esercito croato, un giornalista americano mi ha detto: <Se date questo tipo di informazioni, i telespettatori americani non ci comprenderanno nulla>" (

nota) 8.

            È colpa del pubblico che sarebbe troppo stupido? No, questa scusa classica non regge. Non è per aiutare lo spettatore che i media occidentali hanno fatto queste semplificazioni. Non hanno mai semplificato in senso anticroato o antimussulmano. Perché questi due governi erano sostenuti dalle grandi potenze. Ci hanno mostrato foto spaventose delle vittime croate e mussulmane. Ma mai lo stesso genere di foto che mostrassero vittime serbe (nota) 9 Tuttavia foto altrettanto spaventose erano disponibili, noi ne abbiamo sotto gli occhi, ma la stampa occidentale le tralasciava. Non erano vittime "buone" ...

            Quando gli scontri tra nazionalisti croati e mussulmani assunsero una portata tale che non fu più possibile ignorarli, si sono forse viste le televisioni occidentali trasmetterne delle immagini agghiaccianti? Si sono sentiti gli editorialisti pretendere sanzioni oppure bombardamenti contro queste truppe? I media dominanti hanno domandato perché si punissero solo le atrocità dei nazionalisti serbi, mentre quelle dei nazionalisti croati e mussulmani venivano ricompensate con l'invio di armi, di consiglieri militari e di assistenza tecnica?

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affianco

Tutti hanno commesso atrocità

Il comandante Jan Segers è stato capo dell'Ufficio informazioni militari dell'ONU a Zagabria a partire dall'ottobre 1992. Si trova quindi in ottima posizione per comparare le informazioni diffuse in occidente con quello che conosceva "dalla fonte".

" - La pulizia etnica è una specialità dei Serbi?

- Jan Segers:. I Serbi sono stati, a ragione, criticati per il loro accanimento contro le minoranze della Bosnia. Ma i Croati hanno fatto la stessa identica cosa. Hanno bruciato tre quarti delle case serbe della Krajina. Hanno massacrato vecchi, hanno avuto i loro carnai.

Un fatto vissuto da un gruppo dell'UNMO tre settimane dopo l'offensiva in Krajina: una sera un anziano serbo batte alla loro porta e denuncia di essere stato bastonato, espulso da casa sua da soldati croati che avevano trattenuto sua moglie. Non essendo garantita la loro sicurezza gli uomini dell'UNMO dovettero attendere il mattino per recarsi sul luogo. Quando giunsero sul luogo trovarono la donna, di 72 anni, morta con una pallottola in testa ...

Io non vedo "buoni" in questa guerra. A seconda delle loro situazioni o delle loro possibilità, tutti hanno compiuto saccheggi, violenze carnali, massacri"

Télémoustique, 30 novembre 1995

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CHI SPARA AI SOLDATI DELL'ONU?

 

            Altro esempio dei "due pesi, due misure". Contro le forze serbe che avevano preso alcuni militari dell'ONU come ostaggi, i mezzi d'informazione hanno scatenato il mondo intero. Ma non hanno segnalato che la maggior parte degli attacchi contro i Caschi blu erano opera di forze ... mussulmane, secondo il rapporto della stessa ONU. A titolo di confronto ciò veniva detto dalle radio jugoslave e russe, ma non da quelle del "nostro" campo (nota) 10.

            Il 3 settembre 1992 un aereo umanitario italiano della Nazioni Unite viene abbattuto da due missili vicino a Sarajevo. Quasi tutti i media accusano le forze serbe. Alcuni giorni dopo qualcuno pensa che possa essersi trattato dei Croati (nota) 11.. Ma quando l'ONU stabilì che la colpa era dell'esercito bosniaco, il caso scompare rapidamente. Né l'Italia né l'occidente protestano, nessuno richiede sanzioni contro il regime di Izetbegovic. Altro esempio: nel febbraio 1993 un proiettile da mortaio colpisce un blindato dell'ONU nell'aeroporto di Sarajevo. Muore un soldato francese. Scandalo. Quando il generale Morillon dichiara che i colpevoli sono le forze mussulmane il caso svanisce a sua volta (nota) 12.

            Le forze dell'ONU vengono aggredite molto frequentemente negli anni 93 e 94. I loro rapporti indicano che il 90 % di questi attacchi provengono dai mussulmani. Ma non si parla neppure di modificare il sacrosanto rapporto tra buoni e cattivi. Così un dispaccio dell'agenzia AFP del 7 febbraio 1994 passa invisibile al pubblico. Secondo l'ammiraglio francese Lanxade, dice il dispaccio, nessun responsabile francese desidera intervenire sul fatto che la maggior parte dei soldati francesi che erano in Bosnia come caschi blu sono stati uccisi dai Mussulmani. Una confessione simile, spiega l'ammiraglio, avrebbe del resto chiarito parecchi aspetti della crisi.

            Per demonizzare non si indietreggia neppure davanti alla falsificazione pura e semplice. Regolarmente vengono accusati i Serbi per crimini commessi dai loro avversari. Così, mentre i Croati bombardano il ponte di Mostar, il mensile "Actuel" (vedere pagine seguenti) denuncia i ... Serbi quando ormai da tempo non ce ne sono più nella regione! Anche "Newsweek" accusa i Serbi.

 

BUGIA MEDIATICA n. 3: scene attorno a Sarajevo.

 

            La scenografia dell'assedio di Sarajevo ha giocato un ruolo cruciale. È servita ad imporre nel mondo intero lo stereotipo ingannevole stile western. I Serbi erano i cattivi, gli aggressori che circondavano ed affamavano la città. Gli assediati erano presentati come "400.000 civili indifesi". In questo modo l'esercito e le milizie mussulmane di Izetbegovic erano lasciate nell'ombra oppure venivano presentate come meramente difensive. Mentre queste milizie, composte da detenuti liberati con un decreto di Izetbegovic, assalivano anche popolazioni mussulmane.

            In verità Sarajevo era piuttosto una città divisa che comprendeva anche dei quartieri serbi, a loro volta bombardati dalle forze mussulmane. Poco prima di lasciare il proprio posto di comandante della Forpronu a Sarajevo il generale Briquemont ha spiegato che ci si dimenticava generalmente del fatto che i Mussulmani attaccavano Grbavica ed altri quartieri serbi della città. Questa dichiarazione è stata a sua volta dimenticata.

            La Croce Rossa internazionale ha redatto un documento in cui si rendeva conto dei settemila serbi uccisi dalle forze mussulmane nella città di Sarajevo. Un ufficiale olandese ha parlato di questo rapporto ad alcuni giornalisti jugoslavi, ma solo fuori registrazione (nota) 13. Il documento rimane segreto, l'opinione pubblica non può vederlo.

            Le sofferenze, reali, della popolazione di Sarajevo sono state vergognosamente manipolate, quando non utilizzate come messinscena dai media e da certi intellettuali come Kouchner. Come in Somalia, non si è indietreggiati davanti a nessun imbroglio. Nella pagine seguente pubblichiamo due testi che smascherano questi imbrogli. Uno è stato scritto da un uomo della base, un soldato britannico dell'ONU. L'altro da un alto responsabile, un generale americano andato in pensione. Tutti e due annientano il mito dell'assedio di Sarajevo. Le loro testimonianze sono limpide: il governo di Izetbegovic provoca lui stesso grandi sofferenze alla sua popolazione e di fatto la tiene in ostaggio.

            Delle vere e proprie messinscena sono state orchestrate per rafforzare il mito dell'assedio "aggressore contro vittime impotenti". Perché questo mito serviva a giustificare l'intervento occidentale per "aiutare i deboli". Un esempio di messinscena ... Nel gennaio 1993 un grande show televisivo ci mostra la nascita di un bambino nell'ospedale di Sarajevo, drammaticamente privato d'acqua "per colpa dei Serbi". Ma, subito dopo che le telecamere hanno finito di girare, l'infermiera porta il neonato all'hotel Holiday Inn, distante solamente trecento metri e lo lava senza alcun problema. Le telecamere seguono il piccolo ma nella fase di montaggio le immagini finali spariranno per scuotere di più gli spettatori (nota) 14.

            E non è il caso di dirci che queste carenze d'acqua sono spesso state provocate ... dalle stesse autorità di Sarajevo! Non è il caso di comunicarci che è stato lo stesso governo Izetbegovic che ha bloccato l'arrivo del gas naturale russo (nota) 15 o il ripristino dell'elettricità (nota) 16 E quando ci viene annunciato che l'arrivo degli aiuti umanitari a Sarajevo "è ripreso, ma si è dovuto sospenderlo immediatamente", non ci viene comunicato che questa sospensione è stata imposta dalle autorità di Sarajevo perché i loro depositi erano pieni, ma riservati al mercato nero! (nota) 17

            Nel novembre 93, Jaques Toubon, all'epoca ministro della Cultura francese, lancia una proposta spettacolare: "la creazione di un corridoio di libertà" per permettere agli intellettuali ed agli artisti bosniaci di uscire da Sarajevo (nota) 18 Mai segnale però al pubblico che per far uscire questi artisti prigionieri sarebbe stato necessario battersi contro ... i soldati di Izetbegovic!

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(affianco)

VA BENE TUTTO

Il giornalista americano Peter Brock ha rilevato alcuni "va bene tutto" nei media US.

"Alcune scene di strade distrutte a Vukovar nel 1991 sono state riutilizzate come <scene di combattimento a Dubrovnik> dove scontri simili non ci sono mai stati

Estate 1992. La BBC filma <Un Mussulmano bosniaco prigioniero in un campo di concentramento serbo>. In seguito i suoi familiari lo identificano: è Branko Velec, ufficiale in pensione dell'esercito jugoslavo. È un Serbo bosniaco, prigioniero in un campo mussulmano.

Agosto 1992, Sarajevo. In un autobus colpito da uno sniper ci sono molti <neonati e bambini mussulmani>. Nei fatti molti bambini sono serbi. Un piccolo ucciso viene presentato da molti reporters televisivi come mussulmano. Ma si vede eseguire un rituale funebre ortodosso.

4 gennaio 1993. Newsweek pubblica la foto di molti corpi: <Esiste qualche modo per fermare le atrocità serbe in Bosnia?> In verità queste vittime sono serbe. Il corpo di un uomo, ben riconoscibile dal vestito rosso, figurava in un reportage girato a Vukovar l'anno prima

Marzo 1993. La CNN mostra il "massacro di 14 mussulmani" supposti come uccisi da alcuni Serbi. Più tardi appare che le vittime sono Serbi. Nessuna rettifica. Segue un altro incidente simile con 10 vittime.

Inizio agosto 1993. Una foto del New York Times presenta una donna croata di Posusje che piange suo figlio ucciso da un attacco serbo. Nei fatti a Posusje combattimenti sanguinosi hanno opposto Croati e ... Mussulmani (34 vittime croate)"

Star Tribune (USA), 17 dicembre 1993

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pag. 19

TI BATTEZZO SERBO. LO CHIEDE LA CAUSA.

Newsweek 1993

Foto: seppellimento di vittime mussulmane a Vitez  

"MOSTRARSI DECISI. AL FINE.

Warren Christopher è in volo in giro per l'Europa per consultare gli alleati. Fonti vicine a Clinton confermano che le opzioni includono anche raids di bombardamento per fermare i Serbi e togliere l'embargo sulle armi destinate ai Mussulmani"

fotografia con didascalia:

L'INGANNO

Una foto orribile, invero, usata per chiedere che si bombardino i Serbi. Solo che Newsweek nasconde accuratamente ai suoi lettori che sono i ... Croati che hanno ucciso questi Mussulmani a Vitez

fotografia con didascalia:

"ACTUEL dicembre 1993

Punto strategico da eliminare per i Serbi il ponte di Vukovar era uno splendore del patrimonio architettonico e storico della città croata.

Dall'inizio della guerra, circa 500 chiese, castelli, musei ed altri monumenti storici dell'ex Jugoslavia sono stati distrutti dall'artiglieria serba e ridotti allo stato di ghiaia"

 

RIDICOLO

Il ponte nella foto è quello di Mostar. A Vukovar, vicino al Danubio (il più grande fiume d'Europa), non c'è nessun ponte. Sono i nazionalisti croati che, il 9 novembre 1993, hanno deliberatamente distrutto questo ponte di Mostar. L'hanno ammesso. In quella regione non c'era alcuna forza serba e la popolazione serba del luogo (30 % prima della guerra) era stata uccisa o cacciata già da tempo. Le tre parti in lotta hanno distrutto molti edifici religiosi. Su 156 chiese ortodosse situate in Croazia, 100 sono state rase al suolo, ha detto il giornalista americano Peter Brock. Su questo Actuel tace. Due mesi dopo si scusa per aver confuso le due città. Un pò' poco!

fotografia con didascalia:

Le Nouvel Observateur n. 1468

Miliziani serbi: l'orrore non è più accettabile per i cittadini del mondo."

MENZOGNA

In realtà si tratta di miliziani croati, perfettamente riconoscibili dallo stemma nazionale sul berretto.

fine pagina foto

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Segue nella pagina seguente

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