FISICA/MENTE

 

 

L'ATTACCO ALLE TORRI, MINUTO PER MINUTO

 

ROMA - Un attacco terroristico senza precedenti, che sembra una vera e propria dichiarazione di guerra, ha colpito oggi gli Stati Uniti. Ecco il film di quelle ore drammatiche aggiornato fino alle 18,45, ora italiana.

- 8,45 (ora locale, le 14,45 in Italia): un aereo si schianta contro una delle torri gemelle del World Trade Center a New York.

- 9,05: un secondo aereo si schianta contro l'altra torre del World Trade Center.

- 9,18: il Presidente George W. Bush, immediatamente informato del disastro, cancella gli impegni della mattinata.

- 9,20: l'Fbi indaga sulla possibilità che i due atti siano frutto di un atto di terrorismo. A New York si apprende che l' Fbi era stato messo in allerta per il possibile dirottamento di un aereo poco prima dell'impatto dei due aerei.

- 9,28: fonti del governo parlano di un attentato.

- 9,30: sono evacuati la Borsa del Nymex e il New York Mercantile Exchange.

- 9,32: il New York Stock Exchange, la Borsa Valori di Wall Street, rinvia l'apertura del mercato.

- 9,33: si apprende che uno degli aerei kamikaze era un Boeing 767 delle American Airlines dirottato da Boston.

- 9,35: comincia l'evacuazione del New York Stocks Exchange, la Borsa valori di Wall Street.

- 9,36: la rete televisiva Cnbc parla di almeno sei morti accertati e un migliaio di feriti.

- 9,40: la polizia avverte le persone vicine al World Trade Center che un terzo aereo potrebbe avvicinarsi alle due torri.

- 9,42: la televisione di Abu Dhabi comunica che il Fronte democratico per la liberazione della Palestina ha rivendicato il doppio attentato.

- 9,45: viene evacuata la Casa Bianca.

- 9,45: un incendio divampa al Pentagono che viene fatto evacuare. L'incendio è forse causato dall'esplosione di un aereo (è il terzo aereo dirottato).

- 9,47: è evacuato il dipartimento al Tesoro. Evacuati per precauzione anche altri grattacieli.

- 9,48: un incendio divampa sul Mall di Washington, non lontano dalla Casa Bianca.

- 9,48: la Borsa Valori di Wall Street annulla l'apertura.

- 9.49: il Congresso e il ministero del Tesoro a Washington sono fatti evacuare in seguito a minacce terroristiche.

- 9,53: scoppia un incendio al dipartimento alla Difesa che viene fatto evacuare.

- 9,53: la Federal Aviation Administration chiude tutti gli aeroporti degli Stati Uniti.

- 10,00: la Cnn mostra una nuova enorme esplosione su una delle torri gemelle del World Trade Centre.

- 10,00: il personale dell'Onu scende per precauzione nei sottosuoli.

- 10,03: il Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp) smentisce di essere responsabile degli attentati.

- 10,03: viene evacuato il grattacielo Sears a Chicago.

- 10,07: crolla il primo grattacielo colpito a New York.

- 10,08: il segretario di Stato Colin Powell lascia il Perù dove si trova per l'assemblea generale dell'Osa e rientra negli Usa.

- 10,11: la rete televisiva NY1 informa che il secondo aereo che ha colpito il Wtc è stato dirottato dall'aeroporto di Boston ed era della United Air Lines.

- 10,20: per precauzione è fatto evacuare il palazzo di Vetro.

- 10,27: tutti i voli transatlantici per gli Usa sono dirottati sul Canada.

- 10,27: crolla la seconda torre del World Trade Centre.

- 10,28: si diffonde la voce di un'autobomba esplosa davanti al dipartimento di Stato a Washington che provoca un incendio.

- 11,34: si apprende che i due aerei usati negli attentati a Manhattan avevano in totale 156 persone a bordo.

- 11,36: un funzionario del dipartimento di Stato smentisce che una autobomba sia esplosa davanti alla sede del ministero.

- 12,26: crolla un altro palazzo vicino al World Trade Center per i danni provocati dalle esplosioni.

- 12,39: La polizia di New York parla di migliaia tra morti e feriti.

(la Repubblica, 11 settembre 2001)



Qualche piccolo problema

Roberto Renzetti

La super base militare di Andrews (Maryland), in cui sono di stanza varie squadriglie di caccia, si trova a 10 Km da Washington e quindi dal Pentagono ed a 200 Km da New York.  Questa base fa da parcheggio ad Air Force One, l'aereo presidenziale, ed è quella da cui si sposta il Presidente USA. E' collegata con la Casa Bianca con un servizio di elicotteri presidenziali. Per maggiori informazioni, vedi: http://www.andrews.af.mil/  e  http://www.dcmilitary.com/ .
I caccia intercettori si possono alzare in volo in tre minuti ed essere operativi in 5 minuti (dati forniti dalla stessa base). Essi sono all'erta 24 ore su 24. Possono raggiungere il Pentagono in 5 minuti e New York in 15 minuti.

Non servono grandi strateghi. Basta girare su Internet, cercare le carte geografiche, usare dei righelli per misurare le distanze in scala, conoscere le velocità raggiungibili dai caccia. Inoltre, nel Paese più avanzato del mondo, non servono certo i codici di allarme inviati da un aereo dirottato. I radar forniscono tali dati in tempo reale. Se si confronta tutto questo con i tempi trascorsi dall'impatto del primo aereo sulla prima Torre, e da quello sulla seconda e sul Pentagono si possono trarre due possibili conclusioni: o l'esercito USA è fatto da perfetti imbecilli, o deliberatamente non si sono alzati in volo per fermare almeno l'aereo che mirava alla seconda Torre, quello che mirava al Pentagono e l'altro poi precipitato. La terza possibilità è riportata in uno degli articoli qui pubblicati e riguarda un ordine negativo del Presidente.

Nei fatti i caccia F-16 vengono fatti alzare in volo dalla base di Langley, vicino Hampton (Virginia), a 250 Km a sud di Washington ed a 450 Km da New York. Vengono fatti alzare in ritardo e non riescono ad intercettare niente. Il fatto straordinario è che per intercettare il volo diretto sul Pentagono fu fatto alzare in volo (9:36) un lento aereo da trasporto C-130! E pensare che i tempi erano addirittura abbondanti: si pensi che alle 8:59 viene spento il trasponder sull'aereo diretto al Pentagono e questo aereo, dopo due giri sopra l'obiettivo, colpisce il bersaglio alle 9:45. Nessuna torre di controllo ha avvertito qualcuno di anomalia spegnimento di trasponder e quindi di aereo non identificato sui radar? Soprattutto dopo che già un aereo aveva colpito la prima torre? Non solo l'esercito incapace?

Per buon peso, proprio a Washington, vi è Fort Meade in cui risiede la National Security Agency (Nsa), circa ventimila dipendenti, "analisti, ingegneri, fisici, matematici, linguisti, informatici, ufficiali della sicurezza, sistemisti, assistenti amministrativi e impiegati, per citarne solo alcuni", sono incaricati di filtrare le conversazioni telefoniche allo scopo di informare i responsabili e garantire la sicurezza del paese (Echelon). 

US Map

 

Io sono certamente felice che il numero di morti nelle Torri sia stato inferiore a 3 000. Ma in quelle Torri vi erano quotidianamente in media 10 000 persone (nell'arco della giornata intorno alle 50 000). Mi chiedo se i cittadini statunitensi siano di gran lunga i più assenteisti del mondo.

11 settembre? Calma, non c'è fretta ...

di Tom Bosco

Da NEXUS, New Tima Magazine

http://www.nexusitalia.com/settimana202605.htm 

Scandaloso! Il balletto di notizie degli ultimi giorni è quanto di più assurdo e offensivo nei confronti dell’intelligenza dell’opinione pubblica che mi sia capitato di sentire negli ultimi mesi. Dopo la divulgazione, da parte di alcuni media statunitensi, della notizia che l’amministrazione Bush era stata informata in anticipo della possibilità di attentati usando aerei di linea come “missili”, e il comprensibile imbarazzo nell’affrontare la questione da parte di questa, ecco che vengono dati praticamente per certi attentati devastanti realizzati imbottendo interi appartamenti di esplosivo, uomini-bomba che si farebbero esplodere in centri commerciali o durante grandi eventi sportivi, la Statua della Libertà che verrebbe fatta saltare e scenari simili, il tutto condito dall’immancabile riapparizione dell’antrace, l’incommensurabile rimedio ad ogni momento di “impasse” del governo americano. E i giornalisti cosa fanno? Si bevono questa marea di idiozie! (come l’ultima arrivata, fresca di televideo, secondo la quale un terrorista avrebbe rivelato che l’aereo precipitato in Pennsylvania era diretto contro la Casa Bianca, ma la lotta ingaggiata a bordo tra passeggeri e dirottatori avrebbe causato il disastro: una rivelazione puntuale quanto assurda, data l’anomalia dei pezzi dell’aereo sparsi lungo un miglio, evento più riconducibile ad un’esplosione in volo causata da un missile Sidewinder lanciato da un caccia...)

È mia opinione che qualche grosso attentato avverrà sicuramente, per traumatizzare e anestetizzare la coscienza di milioni di americani e mettere in secondo piano il caso che sta montando in questi giorni (un intervento di Mike Ruppert alla trasmissione televisiva FOX News con Geraldo Rivera è stato cancellato all’ultimo minuto). Quando la Rice, consigliere per la sicurezza nazionale, afferma che la Casa Bianca non aveva idea che un aereo potesse essere usato come missile mente sapendo di mentire, dato che nell’arco di quattro o cinque anni una serie di rapporti  della CIA e di altre agenzie avevano rivelato l’intento strategico di usare un aereo per attaccare infrastrutture governative. Per non parlare dei caccia della difesa aerea tenuti ad attendere in testata pista circa 30 minuti, prima di poter intervenire!

Tanto per rinfrescarci la memoria giusto con qualche esempio tra i numerosissimi:

Nel giugno 2001 il BND, servizio tedesco di intelligence, avverte la CIA e Israele che dei terroristi mediorientali stanno “pianificando di dirottare aeroplani da usare come armi per attaccare importanti simboli della cultura americana e israeliana” [Frankfurter Allgemeine Zeitung, 14 settembre 2001] ;

Nell’agosto 2001, a Boston l’FBI arresta un militante islamico collegato a bin Laden: fonti dei servizi segreti francesi confermano che l’uomo è un membro chiave della rete di bin Laden e l’FBI viene a sapere che stava prendendo lezioni di volo. Al momento del suo arresto era in possesso di informazioni tecniche e dei manuali di volo degli aerei Boeing [Reuters, 13 settembre];

Estate 2001: l’intelligence russa notifica alla CIA che 25 piloti terroristi sono stati specificamente addestrati per missioni suicide. Questa notizia è stata riportata dalla stampa russa; in agosto il presidente Vladimir Putin ordina ai servizi segreti di avvertire il governo statunitense “nel modo più energico possibile” di imminenti attacchi ad aeroporti e edifici governativi [intervista a Putin della MS-NBC, 15 settembre];

L’11 settembre 2001, per 50 minuti, dalle 8.15 alle 9.05, malgrado FAA e militari sappiano perfettamente che sono stati simultaneamente dirottati quattro aerei di linea, nessuno lo notifica al presidente degli Stati Uniti. Solo alle 9.30 finalmente si levano in volo i caccia per l’intercettazione, ma è troppo tardi. Per dirla in altre parole, l’autorità di comando nazionale ha atteso 75 minuti prima di far decollare i suoi aerei, malgrado si fosse a conoscenza dei quattro dirottamenti simultanei: qualcosa mai successa nella storia [CNN, ABC, MS-NBC, The Los Angeles Times, The New York Times].

Se poi a questa torta vogliamo aggiungere la ciliegina, nelle tre settimane precedenti l’attacco il Dow Jones era calato di 900 punti ed era imminente un crollo del mercato...

Ma questa ormai è storia. Certo che, l’11 settembre, qualcuno se l’è presa comoda: che fretta c’era? Quella mattina, il generale Richard B. Myers, capo di stato maggiore, era come di consueto ad una riunione al Campidoglio col senatore Max Cleland: poco prima dell’incontro, vennero a sapere dalla televisione del primo aereo che si era schiantato sul World Trade Center. La riunione ebbe luogo comunque, e nel mentre il secondo aereo si schiantava sulle torri gemelle.

Nel frattempo in Florida, mentre Bush esce dall’hotel per recarsi ad una scuola elementare di Sarasota per una conferenza ai bambini, gli viene chiesto dalla televisione ABC se sapesse di quanto era accaduto a New York, e lui risponde di sì. Poi se ne va tranquillamente a parlare ai ragazzi: che fretta c’è?

Ma sentite questa: il 14 settembre la CBS riporta che “la FAA alle 8.38 di quel martedì mattina ha dato l’allarme alla difesa aerea statunitense per un possibile dirottamento, e sei minuti dopo, alle 8.44, la base aerea di Otis a Cape Cod ordina il decollo immediato a due F-15. Ma due minuti dopo, alle 8.46, il volo 11 dell’American Airlines, il primo aereo dirottato, si schianta nel World Trade Center. Sei minuti dopo, alle 8.52, gli F-15 erano in volo e iniziavano a dirigersi verso New York, ma si trovavano ancora a 70 miglia di distanza quando il secondo aereo dirottato, il volo 175 della United Airlines, colpisce la seconda torre. Poco dopo, gli F-15 raggiunsero Manhattan iniziando a fornire copertura aerea sulla città.

“A sud, un nuovo pericolo e una nuova risposta. Alle 9.30 la base aerea di Langley, in Virginia, 150 miglia a sud di Washington, faceva decollare tre F-16. Ma appena sette minuti dopo, alle 9.37, il volo 77 dell’American Airlines colpiva il Pentagono. Gli F-16 arrivarono a Washington poco prima delle 10.00 e iniziarono a fornire protezione aerea alla capitale.” Questa, con poche modifiche, è diventata la versione ufficiale del NORAD.

Ora, gli F-15 hanno una velocità di crociera di 577 miglia orarie, mentre gli F-16 di 570. Entrambi questi aerei possono volare molto più veloci, pur consumando molto più carburante.

Secondo la CBS, i tre F-16 decollarono su allarme da Langley alle 9.30 e arrivarono sopra Washington alle 10.00. La distanza da Langley al Pentagono è pari a 129 miglia (non 150 come dichiarato dalla CBS). Se questi F-16 hanno impiegato mezz’ora per arrivare a Washington, stavano volando a 4,4 miglia al minuto, cioè 258 miglia orarie. Meno di metà della loro velocità di crociera. Si tratta di un quinto della velocità massima possibile a questi F-16, vale a dire 1500 miglia orarie. Alla faccia dell’urgenza! Per non parlare del fatto che siccome Washington si trova a poco più di 200 miglia da New York, gli F-15 da Otis avrebbero avuto il tempo di arrivarci, intercettare il volo 77 e magari fermarsi pure a far colazione per strada... (non dimentichiamo poi che Edwards, una delle più importanti basi aere degli Stati Uniti, e sede tra l’altro dell’Air Force One, si trova solo a una decina di miglia da Washington)

E il Pentagono poi! Ah, il Pentagono... dopo che si è cercato di far passare per leggenda metropolitana le anomalie di cui ci siamo occupati anche noi nelle settimane scorse, ecco che saltano fuori interessanti novità. Intanto, molti testimoni oculari hanno affermato di aver visto volare e schiantarsi sull’edificio qualcosa di molto diverso da un Boeing 757, qualcosa che assomigliava più ad un missile Cruise; i controllori del traffico poi, sui loro radar, hanno visto volare qualcosa che mostrava una velocità e una manovrabilità più assimilabile a quella di un caccia... (http://www.rense.com/general25/missa.htm)

 

Poi c’è la questione del buco. Qualunque cosa abbia colpito il Pentagono l’11 settembre 2001, ha prodotto nel muro della facciata un buco largo alcuni metri, tra il primo e il secondo piano, emergendo dal terzo blocco di edifici con un foro perfettamente rotondo del diametro di circa due metri e mezzo.

Il congegno o velivolo è penetrato nel muro del Pentagono proprio dietro l’eliporto. Mezz’ora dopo l’attacco, questo muro di facciata crollava. La foto sotto è stata scattata pochi minuti dopo che era avvenuta la collisione, all’arrivo dei primi soccorsi: in questo momento non era ancora crollato. Nell’immagine di accompagnamento, è stato ingrandito il punto dell’impatto, che si estende dal primo al secondo piano dell’edificio, per un’altezza tra i sette e gli otto metri; è largo come le due finestre al di sopra di esso (tra i cinque e i sei metri). Sembrerebbe che il muro tra le due colonne portanti dell’edificio sia stato abbattuto.

Per quanto concerne il punto di uscita, le due foto che seguono mostrano il buco attraverso il quale il congegno o velivolo è fuoriuscito dall’edificio. Quello che dice la didascalia delle foto su questo punto è cristallino: “Il foro di uscita dove si è infine fermato il volo 77 dell’American Airlines dopo essere penetrato nel Pentagono”. La seconda foto mostra lo stesso buco dopo la rimozione dei detriti; sono state aggiunte le parole “Punch out” (perforazione in uscita). Il foro è di forma abbastanza circolare e del diametro di circa due metri e mezzo.

Le due foto sulla sinistra e i loro ingrandimenti sulla destra mostrano la posizione di questo buco sul muro interno del terzo anello. Lo stato delle finestre e le iscrizioni sulla destra si possono confrontare con le foto sopra (andando alla pagina originale, http://www.asile.org/citoyens/numero14/missile/trou_en.htm, c’è la possibilità di scaricare gli ingrandimenti ad alta definizione di queste foto)

Ed ora, la grande domanda: che tipo di aereo può aver provocato questo tipo di danno? Per saperlo, vi rimando al prossimo appuntamento di questa rubrica, dove ne vedrete e sentirete delle belle: il Pentagono afferma infatti che il buco di cui ci siamo occupati, quello visibile sul muro interno del terzo edificio, è stato causato dal muso di un Boeing 757: questa ipotesi tuttavia è tecnicamente insostenibile, e vedremo perché.

In America comunque, oltre alla buffonata della “Guerra al Terrorismo”, hanno molte altre gatte da pelare. Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato che presto emetterà nuove banconote, che avranno lo stesso disegno delle vecchie ma introdurranno dei “colori sottili”; questo annuncio coincide con un dollaro attualmente molto forte rispetto alle altre divise estere più importanti. Cosa presagisce tutto questo per il dollaro americano? Svalutazione! Ovvero, una politica monetaria biforcata in un dollaro ad uso esclusivamente domestico per gli americani, valido solo entro i confini nazionali, e un dollaro straniero per l’estero. (http://www.rense.com/general25/dedl.htm) Credo che questo sia da mettere in relazione con un altro fatto: ben pochi si sono accorti che l’anno scorso il disavanzo federale statunitense è arrivato alla stratosferica cifra di mezzo trilione, cioè cinquecento miliardi di dollari! In una lettera non datata, ben nascosta nel sito ufficiale del Ministero del Tesoro, il segretario Paul O'Neill dichiara che la cifra del disavanzo è quattro volte quella di cui si preoccupa il Congresso, vale a dire 515 (cinquecentoquindici) miliardi di dollari, e questo su un bilancio totale che assomma a circa 2.100 miliardi di dollari. Naturalmente questa lettera apparentemente non è mai stata resa pubblica. (http://www.rense.com/general25/defi.htm)

C’è poi preoccupazione per la novella istituzione del U.S. Army Northern Command ("USNORTHCOM"), un comando militare onnicomprensivo sul territorio degli Stati Uniti (Canada e Messico compresi), il quale sarebbe una violazione della Costituzione degli Stati Uniti, il Posse Comitatus Act del 1878, e di una varietà di leggi federali che fissano in modo chiaro i parametri per l’attività delle forze armate statunitensi nei confini nazionali. Il 7 marzo 2002 lo Stato Maggiore ha emanato il CM-213-02, "Termini di Riferimento per l’Instaurazione di un Comando Settentrionale degli Stati Uniti”, che ha stabilito le linee essenziali per questa importante riorganizzazione. George Orwell, se ci sei, batti un colpo...


Nessun aereo s'è abbattuto sul Pentagono

Questo il titolo di un libro - shock, uscito il 13 marzo scorso in Francia e che ha sconvolto l'opinione pubblica ("11 septembre 2001: L'effroyable imposture. Aucun avion ne s'est écrasé sur le Pentagone!", Editions Carnot, Chatou, 2002). L'autore, Thierry Meyssan, giornalista specializzato nella difesa dei diritti umani, sembra sfidare l'evidenza, suscitando, fin dal titolo, incredulità e fastidio. Com'è possibile negare quello che milioni di persone in tutto il mondo hanno visto in diretta sugli schermi TV, cioè che (come vuole la versione ufficiale) il volo 77 dell'American Airlines diretto a Los Angeles, dirottato da terroristi, si è schiantato con 58 passeggeri a bordo alle 9.38, ora locale, sul Pentagono?
Eppure, tornando con la memoria a quel tragico giorno ci si ricorderà che le telecamere della CNN mostrarono un fermo immagine del Pentagono già avvolto dal fumo, dunque dopo lo schianto, che, pertanto, non abbiamo visto.
Una foto, scattata dal reporter Tom Horan dell'Associated Press, mostra il Pentagono nei primi minuti seguiti all'attentato. L'immagine non è chiarissima ma basta a squarciare il velo delle nostre certezze. Guardatela attentamente: l'edificio è colpito a pianterreno ma i piani superiori non sono ancora crollati (crolleranno successivamente); si vedono qua e là alcuni focolai di incendio, da cui si alzano colonne di fumo; nel complesso l'entità dei danni appare lieve; ma quello che più sorprende è che dell'aereo non c'è nessuna traccia! Come ha potuto l'aereo colpire l'edificio senza rovinare il prato antistante, senza abbattere i lampioni dell'autostrada o il muro di cinta del parcheggio, danneggiando solo il primo anello della costruzione, e disintegrarsi poi in una esplosione che ne ha cancellato ogni traccia? Sulla dinamica dell'attentato le autorità non hanno fornito ulteriori particolari (tutto ciò che riguarda il Pentagono, infatti, è coperto da segreto militare), ma possiamo ipotizzare che se l'aereo fosse caduto in picchiata, avrebbe colpito il tetto dell'edificio (che sarebbe crollato all'impatto; nella foto invece sussiste ancora); se fosse invece planato orizzontalmente colpendo la facciata del Pentagono, avrebbe dovuto lasciare delle tracce sul prato (rimasto intatto). In questo caso, inoltre, bisognerebbe spiegare come un Boeing alto da terra 13 m. (l'equivalente di 3 piani) possa aver colpito l'edificio a pianterreno. In entrambi i casi, però si sarebbero dovuti rinvenire i rottami del Boeing. Dei passeggeri a bordo dell'aereo, inoltre, non si sa nulla. Incredibile? Siamo solo all'inizio.

L'intera vicenda dell'11 settembre è piena di stranezze e contraddizioni. A cominciare dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, alla stampa. Bush ha dichiarato (cfr. Http://www.whitehouse.gov/news/releases/2001/12/print/20011204-17.html ) di aver visto in televisione il primo "crash" sul World Trade Center e di averlo scambiato per un terribile incidente, prima d'essere informato una mezz'ora dopo del secondo "crash", ed aver compreso che si trattava di un attentato. Ma - ci si può chiedere - come ha fatto BUSH a vedere in televisione le immagini del primo attentato, visto che queste, girate da Jules e Gédéon Naudet, sono state diffuse dalla TV solo 13 ore dopo? Disponeva forse di altre immagini? E in questo caso, se qualcuno ha potuto filmare il primo "crash", vuol dire che era stato precedentemente avvertito; perché allora non ha agito per fermare gli attentatori?

Poi c'è l'inchiesta. Non si è avuta troppa fretta nell'individuare colpevoli e mandanti? Sul piano metodologico l'inchiesta è risultata compromessa: in una procedura criminale, su fatti così complessi, gli investigatori avrebbero dovuto considerare un ampio ventaglio di ipotesi e verificare ciascuna pista, senza nulla trascurare. La pista delle speculazioni in Borsa a danno di United Airlines e American Airlines (le compagnie proprietarie degli aerei dirottati), invece, è stata subito scartata. Al contrario, Osama Bin Laden era già indicato come colpevole da fonti vicine al Pentagono già qualche ora dopo gli attentati. Le prove a suo carico, presentate dall'FBI qualche giorno dopo - il passaporto del terrorista Mohammed Atta trovato intatto (!) fra le rovine del World Trade Center, documenti in arabo con le istruzioni per i terroristi contenenti grossolani errori, ecc... - porterebbero "il marchio di fabbrica" dei servizi americani. Più volte il Segretario di Stato americano, Colin Powell, ha annunciato la pubblicazione di un dossier di prove riguardanti la responsabilità diretta di Bin Laden ma tale documento non è mai stato pubblicato. Le altre prove, catalogate come segreto di Stato, non sono mai state mai diffuse. Non bisogna dimenticare, del resto, che il miliardario Saudita, Bin Laden, oggi nemico numero uno degli U.S.A., fu assoldato dalla CIA per guidare i ribelli islamici durante l'invasione russa in Afganistan; pare addirittura che i contatti con la CIA siano durati fino a qualche mese prima degli attentati (cfr. Alexandra Richard, La CIA a rencontré Ben Laden à Dubai en juillet, in LE FIGARO, 31 ottobre 2001) e che sussistano legami d'affari tra la famiglia BUSH e alcune società da lui controllate (cfr. T. MEYSSAN, Les liens financiers occultes des Bush et des Ben Laden, in Notes d'informations du Réseau Voltaire, 16 ottobre 2001, http://www.processo.com/mx/1303/1303n19.html ).
Vedendo le rovine delle basi militari talebane (catapecchie e grotte, adibite a depositi di armi risalenti all'epoca della guerra contro i Russi), in effetti viene qualche dubbio circa la reale capacità di "Al - Quaeda" di organizzare attentati complessi e tecnologici come quelli dell'11 settembre.

Molti sono i lati oscuri della vicenda. Ma cosa c'è dietro tutto questo? Ecco la tesi sconvolgente del giornalista francese. L'11 settembre avremmo assistito ad colpo di stato interno travestito da attacco esterno. Dopo gli attentati alle Torri gemelle e la bomba esplosa all'interno del Pentagono (perché sarebbe stata una bomba, non un aereo, a danneggiare il Pentagono, secondo l'autore), Bush avrebbe compreso d'avere a che fare con menti raffinatissime, a conoscenza dei sistemi di sicurezza segreti dell'Aviazione Americana (beffata) e delle difese del Pentagono (eluse), in grado di arrivare anche fino a lui. Gli attentatori, in altri termini, avrebbero disposto dei codici segretissimi d'identificazione e trasmissione del presidente Bush (la notizia pare confermata da fonti vicine al Pentagono: cfr. "Digital Moles in White House? Terrorist had top-secret presidential codes", in WORLD NET DAILY del 20 settembre 2001. In rete: http://www.world-netdaily.com ). Coi codici sarebbe stato possibile usurpare il ruolo presidenziale, dando istruzioni alle forze armate americane ( il che potrebbe spiegare perché quel giorno l'aviazione militare non intervenne prontamente). Il solo mezzo che avrebbe consentito a BUSH, in questo caso, di riprendere il controllo sugli eserciti sarebbe stato quello di recarsi con l'aereo presidenziale alla sede dell'U.S. Strategic Comand, a Offutt, e garantire con la sua presenza fisica ordini e contrordini, come in effetti fece. Nel tempo trascorso a bordo di Air Force One, Bush avrebbe subito un ricatto da parte degli attentatori e, solo dopo aver ceduto, sarebbe tornata la calma. Dietro gli attentatori si celerebbero dunque le lobby militari - industriali e petrolifere.
La posta del ricatto? Aumentare il budget per gli armamenti, rinforzando l'arsenale militare americano, e mettere le mani sulle riserve petrolifere dell'Afganistan. Dopo il crollo dell'URSS, infatti, la corsa agli armamenti ha subito una battuta d'arresto e le reti di spionaggio militari sono state riconvertite allo spionaggio economico. Gli ingenti investimenti nel settore degli armamenti e della sicurezza militare, seguiti all'11 settembre, hanno fatto segnare per contro una nuova, vertiginosa, crescita per l'industria bellica. Quanto all'Afganistan, esso possiede importanti riserve di petrolio, su cui, dopo la fine dell'Impero Sovietico e l'indipendenza degli Stati dell'Asia Centrale, si sono rivolte le mire delle compagnie petrolifere americane.. Da anni esse perseguivano lo scopo di costruire un oleodotto in Afganistan che consentisse di trasportare l'oro nero dall'Oceano Indiano al Mar Caspio, senza passare per l'Iran o per la Russia. I Talebani s'erano opposti a questo progetto. Finalmente, il 9 dicembre 2001, dopo l'insediamento di un governo provvisorio in Afganistan, gli Americani hanno concluso un accordo per la costruzione dell'oleodotto in Asia Centrale.
Gli attentati sarebbero quindi serviti ad orientare la politica degli U.S.A. (e dell'Occidente) nella direzione d'una giusta crociata contro un esecrabile nemico, ed a legittimare, dietro tale parvenza, una nuova corsa agli armamenti ed una classica spedizione coloniale. Quanto più alto fosse stato il costo umano degli attentati, tanto maggiore sarebbe stato il coinvolgimento dei governi mondiali e dell'opinione pubblica in questa nuova "crociata contro il male". Per fare della guerra una "risorsa a ciclo produttivo continuo" bisognava però mantenere alta la tensione e l'attenzione mondiale, con nuovi attentati o con allarmanti rivelazioni su imminenti atti terroristici. L'antrace, ad esempio, ha causato la morte di cinque persone ed ha sconvolto la vita quotidiana degli Americani. Solo pochi laboratori al mondo - tutti identificabili - potevano produrre l'antrace in quella forma. Ma nessun colpevole è stato identificato. Nel frattempo, però, sono stati ordinati dagli USA e dai governi europei milioni di dosi del vaccino specifico, rilanciando l'industria farmaceutica, mentre i negozi di maschere antigas e di kit di sopravvivenza sono stati letteralmente svaligiati.
Se la tesi di Meyssan può sembrarci assurda e fantasiosa, le sue denunce sono concrete e circostanziate. Non sfugge all'autore, specialista nel campo della difesa dei diritti umani, che il Governo americano, col pretesto di garantire la sicurezza nazionale e mondiale, ha approvato leggi che vanno nella direzione dell'autoritarismo e della restrizione delle libertà fondamentali. Oggi in U.S.A. gli agenti federali possono intercettare tutte le comunicazioni senza l'avallo del magistrato; le commissioni militari possono giudicare con una maggioranza di 2/3 anziché all'unanimità, come previsto dalle leggi internazionali in materia; la libertà di stampa è stata limitata; i prigionieri afgani presso la base di Guantanamo (Cuba) hanno subito torture e trattamenti disumani, in violazione alla Convenzione di Ginevra; infine i ribelli dell'Alleanza del Nord sono stati riforniti di armi per combattere contro i Talebani, in violazione dell'embargo delle Nazioni Unite, ecc...
L'autore si fonda esclusivamente su documenti della Casa Bianca e del Dipartimento della difesa e sulle dichiarazioni di dirigenti civili e militari americani, documenti quindi verificabili da parte del lettore. Un disegno diabolico, uno scenario terrificante, incredibile, quello che MEYSSAN ci mette sotto gli occhi, cui non vogliamo, non vorremmo credere. Ma la sua tesi attende ancora d'essere smentita.

]collegamenti[
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