GUERRE
Anche se tutti gli indizi già costituivano abbondanti prove, il fattore scatenante delle accelerazioni degli ultimissimi anni è stato l'11 settembre, l'attacco terrorista alle Twin Towers di New York. Conviene quindi partire da qui per poi fare delle puntate indietro ed avanti (uno dei libri più completi e documentati in proposito è del britannico Nafeez Mossadeq Ahmed - Guerra alla libertà - Fazi, 2002).
Ed iniziamo con degli articoli sull'11 settembre.
11 settembre 2001.
Colpo di Stato in USA
dal sito www.disinformazione.it
edizioni EFFEDIEFFE - capitolo uno
PROLOGO A MOSCA E A WALL STREET
"Benvenuti distruzione, eccidio, massacro!
Io vedo, come su una carta, la fine di tutto".
(Shakespeare, Riccardo III, 11,4)
Il 29 giugno 2001 alcuni ospiti importanti - anche statunitensi - incontrano membri della Duma, il Parlamento russo. Visitatori e ospiti parlano della bolla finanziaria americana, l'astronomico rialzo azionario alla Borsa di Wall Street, e si trovano d'accordo su questo: presto o tardi la bolla scoppierà, provocando una crisi finanziaria globale. Ma come? Quando? Qualcuno, scettico, osserva che il rialzo azionario a New York continua da dieci anni. Per interromperlo, dice, ci vorrebbe una guerra, un evento bellico, missili lanciati da qualcuno... La signora Tatyana Koryagina, economista, ritenuta molto vicina al presidente russo Vladimir Putin, replica vivacemente: "Missili e bombe a parte, esistono altre armi, molto più distruttive". E prosegue: "Gli Usa sono stati scelti come oggetto di attacco finanziario perché il centro finanziario del pianeta è lì. L'effetto sarà massimo. Le onde d'urto della crisi economica si spanderanno nel mondo all'istante come l'onda d'urto di una bomba atomica". La Pravda citerà queste parole in un articolo di prima pagina del 12 luglio, dedicato appunto alla bolla speculativa americana. Mancano meno di tre mesi al fatale 11 settembre, all'attacco megaterroristico del World Trade Center a New York, a due passi da Wall Street. Alla luce dell'orribile evento, la frase della dottoressa Koryagina sembra più che una premonizione involontaria. Gli USA sono stati scelti: pare il lapsus di qualcuno che sa in anticipo. Lo è? Sapevano, i russi?
Si guardi il lettore da correre alla più affrettata delle conclusioni, sospettando che i russi, "se sapevano", è perché "sono stati loro". Sapevano qualcosa, è certo. Il 20 agosto, meno di un mese prima dell'11 settembre, il presidente Putin ordinò ai servizi segreti russi di avvertire le loro controparti americane, "nei più forti termini possibili", di imminenti attacchi ad aeroporti ed edifici pubblici. Così almeno ha detto lo stesso Putin in un'intervista concessa alla rete televisiva americana MS-NBC (il 15 settembre, a tragedia avvenuta).
Del resto, una strana quantità di persone sembra che sapessero. Persone di condizione assai diseguale. Il 12 agosto, nella prigione di Toronto in cui è detenuto per frodi, un certo Delmart "Mike" Vreeland mette per iscritto quel che deve avvenire a New York, chiude i foglio in una busta e la consegna alle autorità carcerarie, perché lo protocollino.
Vreeland risulta tenente della Marina militare americana e sostiene di aver lavorato per l'intelligence della Us Navy. La sua lettera viene aperta il 14 settembre: Vreeland ha indicato in anticipo l'attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Il curioso episodio è riportato sul Toronto Star del 23 ottobre 2001, che cita gli archivi della Toronto Superior Court dov'è traccia del fatto. La Marina americana nega che Vreeland sia mai stato addetto all'intelligence. Conferma che è stato arruolato negli anni '80, e dimesso per comportamento scorretto. A quale scopo Vreeland ha messo per iscritto in anticipo quel che sapeva, l'ha voluto far protocollare dalle autorità carcerarie perché ci fosse sul suo documento una data certa anteriore all'11 settembre, insomma ha voluto preconfezionare una prova da poter esibire in un tribunale? Perché Vreeland sta lottando per non farsi estradare negli Stati Uniti: sostiene, davanti ad ogni giudice canadese, che la CIA vuole ucciderlo. Uno strano tipo di complottista.
Ma già un mese prima di "Mike" Vreeland, personaggi molto più importanti si erano comportati come se già sapessero. Anzi di più: come se già sapessero quel che il governo americano avrebbe fatto dopo l'attacco al WTC.
Berlino, 11 luglio 2001. Tre alti funzionari statunitensi incontrano nella capitale tedesca membri dello spionaggio russo e britannico e li informano che gli Usa progettano un attacco militare contro l'Afghanistan. Quando? A ottobre. I tre alti personaggi sono Toni Simmons, ex ambasciatore Usa in Pakistan, Karl Inderfurth, già assistente segretario di Stato per gli affari dell'Asia meridionale, e Lee Coldren, che ha lavorato al Dipartimento di Stato come esperto del Sud Asia. Sappiamo i loro nomi e il genere d'informazione che hanno comunicato dal Guardian (22 settembre 2001), dalla BBC (18 settembre), e da Interpress Service (16 novembre).
E' anche probabile che i tre abbiano riferito quel che negli ambienti internazionali qualificati poteva essere già un segreto di Pulcinella. Ancora il britannico Guardian, il 26 settembre 2001, a firma Felicity Lawrence, rende noto che fin dall'estate 2001 "secondo informazioni non confermate, truppe speciali uzbeche e tagike erano in addestramento in Alaska e in Montana [..], mentre gli US Rangers stavano addestrando truppe speciali in Kirghizistan". Aggiunge che " l'alto funzionario del Dipartimento Difesa Usa, dottor Jeffrey Starr ha visitato il Tagikistan in gennaio".
C'era chi sapeva quel che stava per accadere con tale precisione, da puntarvi sopra denaro. Molto denaro. Fra il 6 e il 7 settembre 2001 (mancano quattro giorni all' attacco qualcuno, su mercato nanziano New York, acquista 4.744 opzioni "put" della United Airlines. Chi acquista opzioni "put" si impegna a vendere un determinato numero di azioni, a un prezzo convenuto, entro un termine stabilito; in pratica, scommette sul ribasso di quel titolo, per guadagnarci. Il 10 settembre, vengono parimenti acquistate 4.516 opzioni "put" della American Airlines. Ciò fa stranamente impennare i grafici delle compravendita giornaliere l'acquisto di opzioni "put" sulle due compagnie aeree in quei giorni è del 600 per cento superiore al normale. E nessun'altra compagnia aerea è oggetto di una simile speculazione al ribasso. Anche perché proprio il 10 settembre l'agenzia economica Reuters scrive che "si prevede un rialzo per le azioni delle compagnie di volo". Gli anonimi speculatori vanno sicuri contro la tendenza del mercato, perché sanno con certezza che solo la United e la American avranno i loro aerei dirottati e lanciati alla distruzione.
Dopo la tragedia, il New York Times e il Wall Street Journal hanno abbondantemente parlato di questo caso di insider trading della morte; e l'FBI si è affrettata a indagarlo. Anche perché risalire agli ignoti e ben informati speculatori, significava arrivare molto vicino alle menti organizzatrici della strage; e la certezza di tutti gli inquirenti era che l'inchiesta avrebbe portato a scoprire la rete finanziaria del miliardario saudita Bin Laden e di AI-Qaeda, la sua formazione di terroristi globali. Non c'era dubbio che gli autori dell'attentato coincidessero con gli autori della speculazione. Invece non è stato così. L' inchiesta sulle opzioni put ha portato gli investigatori su tracce assai lontane da Bin Laden, anzi in una direzione diametralmente opposta. Ne riparleremo, perché questo caso (e il silenzio sulle indagini che ne è seguito, dopo l'apertura di certe porte sorprendenti) mette gli eventi dell'11 settembre in una prospettiva completamente diversa da quella promossa dalle versioni ufficiali. Per intanto tenetelo a mente.
Noi dobbiamo correre, per darvi l'ultima notizia che annunciò il disastro in anticipo. 11 settembre: è l'alba a New York, solo due ore prima dell'evento. Negli uffici della Odigo, situati nelle immediate vicinanze delle Torri Gemelle, gli impiegati sono già al lavoro. La Odigo è un'azienda di "instant messages", Internet, posta elettronica, segnalazioni su cercapersone: si lavora 24 ore su 24 ai computer, al software, sui portali Internet. La Odigo è in rete con il mondo intero, e smista i messaggi elettronici che rimbalzano dai più lontani angoli del pianeta. A New York, la giornata si annuncia tersa, bellissima. Il primo sole comincia ad accendere le facciate a specchio dei grattacieli.
Due impiegati della Odigo ricevono sul loro computers un "messaggio di testo" che li avverte dell'imminente attacco al World Trade Center. Presto, fra poche decine di minuti, dice il messaggio.
Il testo completo del messaggio non ci è noto. Secondo il Washington Post - che pubblicò la notizia il 26 settembre 2001 - "l'azienda (Odigo) ha detto di non poter rivelare il contenuto del messaggio o l'identità chi lo ha spedito, dato che tutto è coperto da segreto istruttorio". Ciò che i giornalisti del Washington Post hanno potuto strappare al vicepresidente Alex Diamandis è che a ricevere il messaggio sono stati "due addetti dell'ufficio di ricerca e sviluppo e vendite internazionali" della Odigo, "che ha sede in Israele". Il messaggio è stato inviato da "un altro utente circa due ore prima del primo attacco".
"Subito dopo gli eventi tragici a New York, i due addetti hanno avvertito la direzione del messaggio ricevuto e questa ha allertato i servizi segreti di Israele. A sua volta, l'FBI è stata informata".Si può risalire a chi ha spedito il messaggio? "Colui che l'ha inoltrato non è personalmente conosciuto dagli impiegati della Odigo", è la obliqua risposta d vicepresidente della ditta. Dietro insistenza, viene fuori però almeno questo: "La ditta in genere protegge la privacy dei suoi utenti. Però gli impiegati hanno registrato il protocollo dell'indirizzo Internet dell'inoltrante il messaggio". Inoltre: "I servizi della Odigo comprendono un software chiamato People Finder (il Trovagente) che consente agli utenti contattarne altri".
Sembrerebbe un gioco da ragazzi risalire al bene informato. Specie per l'FBI e i servizi segreti israeliani. Ma se hanno scoperto qualcosa di concreto, non ne sappiamo nulla: anche su questa notizia è calato il silenzio. Un silenzio inspiegabile, a tanti mesi dalla tragedia. Che alimenta sospetti e lascia spazio alla disinformazione incontrollata, o a maligne leggende urbane.
Fra queste, una ha fatto il giro del mondo: migliaia (la voce dice quattromila) operatori ebrei, il cui posto di lavoro erano le due Torri, quell'11 settembre hanno preso le ferie. Questa voce - che mira chiaramente ad agitare lo spettro del complotto ebraico - pare aver origine da notizie di stampa su giornali arabi (fonti ben meno credibili del Washington Post) e non è stata né ripresa né verificata negli Stati Uniti. La sola notizia certa riguarda la ZIM: una grossa ditta di trasporti e navigazione israeliana, che aveva i suoi uffici al piano 47 della Torre Uno (la prima colpita) e che aveva traslocato due settimane prima dell'11 settembre, trasferendo i suoi 200 impiegati alla nuova e più economica sede di Norfolk, Virginia. "Zim workers saved by costcutting", titolava con sollievo il Jerusalem Post del 13 settembre 2001: "I lavoratori della ZIM salvati dalla riduzione dei costi". Del resto, anche la britannica Barcklay's Bank aveva gli uffici nelle Torri, ed aveva traslocato da poco .Il Wordl Trade Center,il più vasto spazio per uffici del mondo, era un porto di mare; aziende che vengono e vanno, che pagano l'affitto per qualche mese e poi cambiano sede.
Il sospetto va esercitato a mente fredda, senza paranoia e controllando bene la credibilità delle fonti. Come stiamo facendo in queste pagine. Tutto ciò che possiamo dire è questo: qualche decina di persone hanno mostrato di sapere "prima". E FBI, CIA, servizi israeliani hanno tutti i mezzi per scoprire chi sono, e come mai sapevano. Se ci fosse, s'intende, la volontà di far luce.
In
prima pagina: come i guerrafondai statunitensi hanno sfruttato l'11 settembre.
L’11 settembre ha
effettivamente indotto un cambiamento nella politica americana e mondiale. A
partire da quel giorno infatti i vertici USA hanno compreso che quei terribili
atti di terrorismo offrivano l’occasione d’oro per realizzare l’obiettivo
di sempre della classe dirigente capitalista americana, cioè il dominio sul
mondo. Di Norm Dixon. Dalla
Green Left Weekly, 11 settembre 2002. Traduzione
di Davide Marzulli.
da http://www.ecn.org/reds/guerra/iraq.html
Durante la settimana che
ha preceduto il primo anniversario dei devastanti attacchi terroristici
dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, le reti televisive hanno
trasmesso una serie infinita di ‘eventi speciali’ che presentavano immagini
‘esclusive’ o ‘mai viste prima’ del collasso delle torri gemelle del
World Trade Center (WTC) e di ciò che ne è seguito. Uomini e donne di tutto il
mondo hanno condiviso ancora una volta l’orrore, la rabbia e il dramma di quel
giorno terribile, in cui quasi 3000 lavoratori sono stati assassinati.
Nel giorno esatto
dell’anniversario migliaia di giornalisti e presentatori TV provenienti da
ogni parte del globo convergeranno sul ‘punto zero’ per ‘ricordare e
riflettere’. Solenni cerimonie e discorsi patriottici dei maggiori politici
statunitensi verranno propagati per radio e televisione allo scopo di confermare
la volontà di Washington di proseguire la ‘guerra al terrorismo’.
Al termine del trambusto
celebrativo dell’11/9, dopo migliaia di ore di televisione e chilometri di
colonne pubblicate da giornali e riviste di tutto il mondo, si può esser certi
che l’aspetto più evidente del periodo post-11 settembre resterà tabù per
tutti i cronisti a eccezione dei più onesti: la ‘guerra al terrorismo’, cioè,
non è che un cinico inganno.
Il tormentone mediatico
dell’11/9 è che da quel giorno ‘il mondo è cambiato’. Pochi
commentatori, però, si sono preoccupati di spiegarci come.
L’11 settembre ha
effettivamente indotto un cambiamento — non sappiamo se permanente - nella
politica americana e mondiale. A partire da quel giorno infatti i vertici USA
hanno compreso che quei terribili atti di terrorismo offrivano l’occasione
d’oro per realizzare l’obiettivo di sempre della classe dirigente
capitalista americana, cioè il dominio sul mondo. Il preconizzato ‘secolo
americano’ era già a portata di mano al termine della seconda guerra
mondiale.
I funzionari al vertice
dell’amministrazione del presidente George Bush junior hanno colto tale
opportunità, calcolando cinicamente che il popolo americano, traumatizzato,
sarebbe stato finalmente favorevole a consistenti interventi militari
all’estero da parte di truppe americane di terra apparentemente impegnate a
combattere il "terrorismo", nonostante il rischio di un elevato numero
di vittime tra gli americani - un’eventualità che si continuava a rifiutare
dalla fine della guerra del Vietnam (1975).
Prima dell’11 settembre
Washington aveva da tempo etichettato come "terroristi" tutti i
governi e i movimenti politici sgraditi. Il Dipartimento di Stato USA pubblica
ogni anno un elenco di Paesi che "sostengono il terrorismo", elenco
che da anni comprende Iran, Iraq, Siria, Libia, Sudan, Corea del Nord e Cuba.
Sino all’11 settembre ciò non era stato sufficiente a convincere il popolo
americano della necessità di operazioni militari importanti contro tali Paesi.
Dileguatosi il fumo delle
macerie del WTC, l’amministrazione Bush ha cominciato quasi immediatamente a
spostare l’obiettivo della "guerra al terrorismo" dai responsabili
dichiarati delle atrocità del 9/11 — Osama bin Laden e la sua rete di
reazionari religiosi, al Qaeda - a ciò che gli Stati Uniti considerano
‘terrorismo’ e ‘male’ in generale.
"Da questo giorno in
poi" ha dichiarato Bush al Congresso il 20 settembre "tutte le nazioni
che continueranno a proteggere o sostenere il terrorismo saranno considerate…
regimi ostili". La "prima guerra del 21esimo secolo" avrà
termine, ha affermato "solo quando tutti i gruppi terroristici di portata
mondiale saranno stati trovati, bloccati e sconfitti".
Il bombardamento
dell’Afghanistan iniziò il 7 ottobre. Il 21 novembre Bush traccia i contorni
della cosiddetta ‘dottrina Bush’: "L’Afghanistan rappresenta appena
l’inizio della guerra contro il terrore. Ci sono altri terroristi che
minacciano l’America e i nostri amici, e ci sono altre nazioni pronte a
sostenerli. Non saremo sicuri come nazione sino a quando queste minacce non
saranno state debellate. Combatteremo questi malvagi attraverso il mondo e negli
anni, e vinceremo…"
"L’America ha un
messaggio per le nazioni del mondo: se proteggete i terroristi, siete
terroristi; se addestrate o armate un terrorista, siete terroristi; se nutrite o
finanziate un terrorista, siete terroristi, e dovrete renderne conto agli Stati
Uniti e ai nostri amici."
Il 26 novembre, con
L’Iraq nel mirino, Bush espande la portata della guerra al terrorismo
affermando: "Se produrranno armi di distruzione di massa per terrorizzare i
popoli, dovranno renderne conto".
La metamorfosi giunge a
compimento il 29 gennaio con il discorso di Bush per lo Stato dell’Unione. La
fase successiva della ‘guerra al terrorismo’ di Washington viene
ufficialmente separata dagli eventi dell’11 settembre. Bush evita persino di
nominare bin Laden e al Qaeda. Il presidente iracheno Saddam Hussein sostituisce
improvvisamente l’elusivo bin Laden come nemico pubblico n.1.
L’ asse del male, che
per Washington vede ora in testa Iraq, Iran e Corea del Nord, non ha legami
certi con al Qaeda, bin Laden e gli attacchi dell’11 settembre. Tre delle
quattro organizzazioni che Bush nomina — Hamas, Jihad islamica e Hezbollah —
non sono collegate ad al Qaeda; il loro unico ‘crimine’ consiste
nell’opposizione all’occupazione illegale della Palestina da parte di
Israele.
Bush afferma inoltre
senza mezzi termini che gli Stati Uniti hanno il diritto di intraprendere azioni
militari unilaterali contro ‘terroristi’ all’interno di qualunque Paese, e
di sferrare attacchi militari preventivi contro stati che Washington sospetti di
produrre armi chimiche, biologiche o nucleari: "Certi governi si
mostreranno esitanti nei confronti del terrore. E state certi che se loro non
agiranno, l’America lo farà".
Bush ricorda al mondo che
la vendetta degli USA non conosce limiti geografici. "Le nostre forze
armate [in Afghanistan] hanno lanciato un messaggio ora chiaro per tutti i
nemici degli Stati Uniti: anche a distanza di 7000 miglia, attraverso gli oceani
e i continenti, sulla cima dei monti o in fondo alle grotte, non sfuggirete alla
giustizia di questa nazione", ammonisce.
In meno di sei mesi la
‘guerra al terrorismo’ di Bush si è trasformata senza cuciture da azione
contro i fautori e sostenitori dichiarati del massacro dell’11/9 in una guerra
contro ogni stato del Terzo Mondo o movimento politico considerato da Washington
troppo indipendente, spavaldo e ostile all’egemonia globale degli USA.
Il discorso di Bush per
lo Stato dell’Unione ha costituito l’annuncio formale della volontà di
Washington di dominare il mondo. L’editoriale del 1° febbraio del New York
Times rileva che "Potenza e intimidazione sono tornati a essere l’arma
principale della politica estera americana… Era dai tempi dell’umiliante
ritiro dal Vietnam più di un quarto di secolo fa che la politica estera degli
Stati Uniti non dipendeva così massicciamente dalla forza militare non
nucleare, o perlomeno dalla sua minaccia, a difesa gli interessi americani nel
mondo."
A partire dalla fine
della seconda guerra mondiale l’obiettivo strategico complessivo della classe
dirigente americana è consistito nel mantenimento di una schiacciante
supremazia militare, economica e politica e nel prevenire l’emergere di altri
poteri — estesi o locali - che potessero minacciare la sua posizione. Tale
obiettivo fu ribattezzato "secolo americano" al termine della seconda
guerra mondiale.
Tuttavia le speranze di
Washington di dominio totale vennero frustrate per quasi 50 anni dalla forza
militare e industriale dell’Unione Sovietica e dalle lotte di liberazione
nazionali, iniziate con le vittorie della rivoluzione cinese del 1949 e della
rivoluzione cubana del 1959, seguite dall’onda di lotte indipendentiste in
Africa e Asia durante gli anni ’60 culminate nella storica sconfitta delle
forze statunitensi in Vietnam nel 1975.
La sconfitta di
Washington in Vietnam fu sia politica che militare. Con il tempo e grazie anche
ad un crescente movimento pacifista, il popolo americano comprese che i suoi
dirigenti avevano cinicamente mentito nel definire la maledetta guerra contro il
Vietnam — costata la vita a 50.000 soldati americani e a milioni di vietnamiti
— una lotta per la democrazia, poiché si trattò in realtà di un’ingiusta
guerra di aggressione imperialista.
La ‘sindrome da
Vietnam’ era nata, e per più di 25 anni impedì a Washington di inviare
massicci contingenti di terra nelle guerre "calde" d’oltreoceano.
Reso politicamente
invalido dalla sindrome da Vietnam, l’imperialismo americano subì ulteriori
sconfitte verso la fine degli anni ’70 con le vittoriose lotte per
l’indipendenza in Angola e Mozambico, la rivoluzione etiopica del 1977, la
rivoluzione afgana del 1978 e i processi rivoluzionari iniziati in Nicaragua e
Grenada nel 1979.
Nel 1979 la cacciata
dello Shah dell’Iran, filoamericano, rappresentò un’altra seria minaccia
alla morsa imperialista statunitense sul Golfo persico, luogo strategico ricco
di petrolio.
Con l’avvento di Ronald
Reagan, salito al potere nel 1980, la classe dirigente americana lanciò un
contrattacco a ciò che definiva scorrettamente "espansionismo
sovietico". Washington armò e finanziò largamente banditi e terroristi
controrivoluzionari, come RENAMO in Mozambico, UNITA in Angola, i contras in
Nicaragua e i mujaheddin in Afghanistan. Reagan inoltre incrementò il sostegno
al regime di apartheid in Sud Africa e a regimi dittatoriali come quelli di
Pakistan, Indonesia e Cile.
Tuttavia la strategia di
Reagan fu anche architettata in modo da non maltrattare le truppe americane.
Quando ordinò ai soldati di invadere Grenada nel 1983 (così come quando George
Bush senior ordinò l’invasione di Panama nel 1989), l’operazione si basò
su una grande potenza di fuoco prima che l’élite delle truppe americane
entrasse e uscisse il più in fretta possibile.
Reagan aumentò
notevolmente le spese militari, sino a includere il sistema difensivo
missilistico ‘guerre stellari’. Lo scopo di questo mirabolante progetto
consisteva nel raggiungere la capacità di sferrare il primo attacco nucleare
all’Unione Sovietica senza timore di controffensiva. Il tentativo di stare al
passo con tali esorbitanti investimenti militari contribuì a ‘dissanguare’
l’Unione Sovietica accelerandone il collasso.
Con il disfacimento
dell’Unione Sovietica nel 1991 i governanti statunitensi sperarono che il
‘secolo americano’ fosse nuovamente all’orizzonte. George Bush senior
salutò la vittoria americana sull’Iraq della Guerra del Golfo (1990-1991)
anche come ‘fine della sindrome da Vietnam’ e dichiarò che da quel momento
Washington avrebbe sovrinteso al mantenimento di un ‘Nuovo Ordine Mondiale’.
Bush tuttavia parlò
avventatamente poiché aveva sottovalutato la sindrome da Vietnam. La forza
militare degli USA si basava su di una schiacciante superiorità aerea e su di
uno sforzo tecnologico imponente tali da evitare operazioni di terra
impegnative. Il timore della sindrome da Vietnam frenò in parte Bush
dall’inviare truppe americane in Iraq per rovesciare Saddam Hussein.
Nel corso degli anni
’90 questo era l’assetto delle operazioni militari americane. La sindrome da
Vietnam si dimostrò più che mai viva e attiva con la pubblica protesta del
popolo americano in occasione della morte di 18 soldati durante l’intervento
‘umanitario’ in Somalia.
Durante le
amministrazioni Bush senior e Clinton le azioni militari venivano camuffate da
difesa dei diritti umani, sospensione di ‘pulizie etniche’ e assistenza
umanitaria. Erano condotte con la copertura di operazioni ‘di pace’ locali o
patrocinate dall’ONU e in genere finalizzate all’approvazione generale.
La speranza del popolo
americano che la fine della guerra fredda comportasse una riduzione consistente
delle spese militari e un ‘dividendo’ di pace frustrò anche la richiesta
dei dirigenti americani di spese militari a livelli di guerra fredda.
È evidente che l’11
settembre ha portato l’ala dominate dell’amministrazione Bush junior a
credere che la sindrome da Vietnam si sia definitivamente dissolta.
L’affermazione secondo
cui gli attacchi al WTC avrebbero "cambiato il mondo" fa parte di un
mito confezionato ad arte: la ‘guerra al terrorismo’ sarebbe semplicemente
la reazione ai terribili eventi di quel giorno.
Questa mitizzazione è
esemplificata da un articolo melodrammatico del 5 settembre 2002 di Ron Fournier,
corrispondente della Associated Press White House (Stampa Associata della Casa
Bianca): "In uno stretto rifugio nucleare nelle profondità della casa
Bianca, il presidente Bush guardando diritto attraverso un nudo tavolo di legno
disse al suo team di sicurezza nazionale: "Preparate le truppe".
Dodici ore dopo l’attacco terroristico, pochi istanti dopo il discorso
televisivo alla nazione Bush si preparava ad una guerra che avrebbe trasformato
e definito la sua presidenza. "È il momento di difenderci" disse al
consiglio di guerra. " È il nostro momento."
La verità è più
semplice. Nei dodici mesi successivi all’11 settembre l’amministrazione Bush
junior ha cinicamente colto a volo e sfruttato gli attacchi terroristici
per inseguire il sogno della classe dirigente statunitense del ‘secolo
americano’, ovvero di un ‘Nuovo Ordine Mondiale’ — vale a dire un
inattaccabile impero globale americano d’ordine militare, economico e
politico.
Il potere occulto dietro
il trono di George Bush junior è il vice-presidente Dick Cheney e un gruppo di
guerrafondai composto da veterani delle amministrazioni Reagan e Bush senior.
Nel corso degli anni
’90 questi ‘avvoltoi’ hanno pianificato il ritorno al potere, hanno
avanzato un programma di indiscussa egemonia americana e patrocinato l’uso
illimitato della forza militare attraverso una rete di istituzioni partorite
dall’ala destra della classe dirigente e strettamente interconnesse, come il
Progetto per il Nuovo Secolo Americano ( PNAC, Project for the New American
Century ), l’Istituto dell’Impresa Americana ( American Enterprise Institute
), gli Americani per la Vittoria sul Terrorismo (Americans for Victory over
Terrorism) e il Centro per la Politica della Sicurezza ( Center for Security
Policy ). Il Weekly Standard, di proprietà di Murdoch e gli editoriali
del Wall Street Journal sostennero le loro tesi (e continuano a farlo).
La lezione delle
amministrazioni Bush senior e Clinton, costantemente ripetuta dai nuovi
‘centurioni’ è che la potenza americana non deve essere frenata da
tentativi di bilanciare gli interessi degli Stati Uniti con quelli dei suoi
alleati europei o di altri paesi. Alleanze, organizzazioni internazionali o
trattati multilaterali non devono intralciare il libero esercizio del potere
militare ed economico americano.
Altri punti chiave voluti
dagli avvoltoi sono stati l’incondizionato sostegno politico-militare a
Israele — alleato chiave di Washington nel Medio Oriente — e l’implacabile
opposizione a qualunque regime che minacciasse il dominio degli USA nello
strategico Golfo Persico ricco di petrolio. Di conseguenza il marchio di
fabbrica dei centurioni è stato l’estrema ostilità verso i regimi di Iraq,
Iran, Siria, Libia e persino Libano, così come il plauso per tutte le
iniziative di Tel Aviv volte a reprimere il movimento di liberazione della
Palestina occupata.
Il PNAC fu costituito nel
1997 per promuovere la "Leadership americana globale". Cheney, Donald
Rumsfeld (ora segretario alla Difesa degli USA), Paul Wolfowitz (segretario
deputato della difesa ) e Jeb Bush ( fratello minore di Bush) furono i firmatari
della ‘dichiarazione di principio’ alla base del PNAC, che afferma
seccamente: "[ I conservatori ] sembrano aver dimenticato gli elementi
essenziali del successo dell’amministrazione Reagan: forze armate militari
forti e pronte a raccogliere le sfide presenti e future; una politica estera che
promuove con coraggio e determinazione i principi americani all’estero; e una
leadership nazionale che accetta le responsabilità globali degli Stati Uniti…
"L’America ha un
ruolo nel mantenimento della pace e della sicurezza in Europa, Asia e Medio
Oriente. Sottrarsi alle nostre responsabilità vuol dire provocare minacce ai
nostri interessi fondamentali. La storia del XX secolo ci insegna che è
importante prefigurare gli scenari prima che le crisi emergano, e affrontare le
minacce prima che diventino terrore. La storia di questo secolo ci spinge ad
abbracciare la causa della leadership americana."
Il PNAC sosteneva che gli
Stati Uniti dovessero "aumentare notevolmente le spese militari" e che
occorresse "modernizzare le nostre forze armate…se vogliamo far fronte
alle nostre responsabilità globali attuali"; "rafforzare i legami con
gli alleati democratici e sfidare i regimi ostili ai nostri interessi e
valori"; "promuovere all’estero la causa della libertà politica ed
economica" e "accettare la responsabilità per il ruolo unico
dell’America nel preservare ed estendere un ordine internazionale favorevole
alla nostra sicurezza e prosperità e ai nostri principi".
"Tale politica
reaganiana di forza militare e trasparenza morale potrebbe sembrare fuori moda
oggi" ammette il PNAC. "Ma è necessaria se gli Stati Uniti vogliono
confermare i successi del secolo passato e provvedere alla propria sicurezza e
grandezza nel prossimo".
Nel settembre 2000 il
PNAC corroborò la sua visione imperiale con la pubblicazione del rapporto Ricostruzione
della difesa americana: Strategia, Forze e risorse per un Nuovo Secolo. I
partecipanti al progetto comprendevano Wolfowitz, Lewis Libby (ora capo dello
staff di Cheney) e William Kristol, editore del Weekly Standard.
L’introduzione del
rapporto sottolinea che gli Stati Uniti "sono l’unica superpotenza
mondiale, poiché uniscono in sé la supremazia militare, la leadership
tecnologica globale e l’economia più forte del mondo… Attualmente gli USA
non hanno rivali a livello mondiale. La strategia americana dovrebbe mirare nel
complesso a mantenere e estendere questa posizione vantaggiosa quanto più
possibile nel futuro". Per mantenere tale "situazione strategica
invidiabile" afferma il rapporto, gli Stati Uniti "necessitano di una
capacità militare globale superiore, sia oggi che in futuro."
Gli autori del rapporto
ammettono di avere sviluppato le indicazioni della Direttiva per la
Pianificazione della Difesa (DPG, Defense Planning Guidance) del 1992, preparata
per Cheney, allora segretario alla Difesa degli Stati Uniti
nell’amministrazione di Bush senior, Wolfowitz e Libby.
Questo documento afferma
spavaldamente che gli Stati Uniti devono continuare a "dissuadere … le
nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra leadership o … persino
aspirare a un ruolo locale o globale maggiore … [Per ottenere questo, gli
Stati Uniti] devono assumersi la responsabilità maggiore nell’indicare i mali
che minacciano non solo i nostri interessi, ma anche quelli dei nostri alleati e
amici, o che turbano gravemente le relazioni internazionali."
Questo dimostra che
l’imponente potenza militare sviluppata dagli Stati Uniti in Europa, Asia e
Medio Oriente dopo il 1945 non era diretta soltanto a contenere il cosiddetto
espansionismo sovietico, bloccare le rivoluzioni del Terzo Mondo e ottenere il
controllo di risorse naturali come il petrolio del Medio Oriente, di vitale
importanza per gli interessi degli Stati Uniti. Serviva anche a imbrigliare i
suoi rivali capitalisti potenziali — Gran Bretagna, Francia, Germania e
Giappone — all’interno di un sistema di alleanze dominato dagli Stati Uniti
e concepito in modo da impedire che gli alleati sviluppino forze armate
indipendenti.
Il rapporto del PNAC
riaffermava la volontà della DPG "di mantenere la supremazia americana,
tale da impedire il sorgere di una grande potenza rivale e capace di forgiare un
ordine di sicurezza mondiale in linea con i principi e gli interessi
americani… Le fondamenta della Direttiva, a nostro avviso, restano
solide."
Il rapporto del PNAC
esortava a chiudere con gli anni ’90, "decade di trascuratezza
difensiva" e ad aumentare le spese militari almeno sino al 3.5 — 3.8 %
del Prodotto Interno Lordo (invece del 3 % circa) aggiungendo annualmente da 15
a 20 miliardi di dollari americani; ad aumentare il numero del personale
militare in servizio attivo da 1,4 milioni a 1,6 milioni; a "ridisporre le
forze statunitensi … stabilendo basi permanenti nel sud-est europeo [i Balcani]
e nel sud-est asiatico [preferibilmente le Filippine e/o l’Australia], e a
modificare la disposizione delle forze navali in conseguenza delle crescenti
preoccupazioni strategiche degli Stati Uniti in Estremo Oriente [cioè il
‘contenimento’ della China e la ‘difesa’ di Taiwan]".
Il rapporto spingeva
Washington a sviluppare anche la capacità di "combattere e vincere in più
guerre importanti contemporaneamente " e di "assolvere ai doveri
‘polizieschi’ associati allo sviluppo di ambienti sicuri in regioni
critiche"; di mantenere la "superiorità nucleare strategica"
sviluppando piccole armi nucleari "schiaccia-bunker" e riprendendo i
test nucleari; di sviluppare il "sistema di difesa missilistico guerre
stellari" e di controllare i nuovi "diritti internazionali" su
spazio e cyberspazio, aprendo la strada alla creazione di un nuovo corpo
militare — le Forze Spaziali degli Stati Uniti ( US Space Forces) — per il
controllo dello spazio [!]".
Tutto ciò dimostra che
la cricca Cheney-Rumsfeld-Wolfowitz aveva in serbo da lungo tempo il programma
di espansione dell’egemonia americana. Ciò che mancava era l’elemento
scatenante che ne desse l’avvio o l’esistenza di una ‘minaccia’
abbastanza seria da convincere il popolo americano ad abbandonare il desiderio
di un ‘dividendo di pace’ e l’opposizione al rischio di vittime di guerra
all’estero.
È per questo che gli
attacchi dell’11 settembre sono stati una benedizione per la banda Bush.
Washington ha riconosciuto immediatamente l’opportunità che gli si era
presentata. Come ha ammesso Condoleezza Rice, consigliere della sicurezza
nazionale sotto Bush junior: "Penso davvero che questo periodo sia analogo
agli anni 1945-47 in quanto gli eventi … cominciarono a spostare le zolle
tettoniche della politica internazionale. Ed è importante cercare di
approfittarne per sistemare gli interessi e le istituzioni americane prima che
si irrigidiscano di nuovo."
A partire dall’11
settembre i nuovi centurioni di Bush hanno accelerato la realizzazione dei loro
piani prima che la ‘finestra dell’occasione’ si chiudesse. Hanno
guadagnato un notevole aumento delle spese militari portandole da 48 miliardi di
dollari americani a 379,3 miliardi per il 2002-2003. Aggiungendo le spese
militari esterne al Pentagono, sostenute per lo più dal dipartimento per
l’energia del programma di armi nucleari, le spese militari ammonteranno in
tutto a 396,1 miliardi di dollari americani.
Altri 38 miliardi di
dollari saranno destinati alla "difesa interna" — soprattutto alla
pletora di agenzie di polizia americane. Washington ha in mente di aumentare
costantemente il budget di guerra sino a superare i 451 miliardi di dollari
entro il 2007, un incremento del 30%.
Washington ha lasciato
intendere — con il ripudio del Protocollo di Kyoto sull’emissione dei gas
serra, delle norme sui crimini di guerra della Corte Criminale Internazionale e
del trattato per i missili anti-balistici — che la potenza militare, economica
e politica degli Stati Uniti non accetterà alcun tipo di limitazione
internazionale.
È stato rivelato che gli
USA intendono usare armi nucleari contro stati non-nucleari con la scusa di
eliminare la minaccia delle "armi di distruzione di massa". È giunta
anche notizia che le forze speciali degli USA saranno presto autorizzate a
uccidere o catturare ‘terroristi’ ovunque nel mondo, in qualunque momento se
ne presenti l’occasione, senza dover ottenere l’autorizzazione dal governo
interessato.
Come risultato della
guerra che ha rovesciato i talebani, Washington ha collocato per la prima volta
basi militari permanenti e decine di migliaia di soldati in Asia Centrale, una
regione sempre più importante dal punto di vista strategico. Da queste basi gli
Stati Uniti possono ‘contenere’ più facilmente Russia e Cina, controllare
le nuove risorse di petrolio e gas della regione del Mar Caspio, rafforzare il
dominio sul Golfo Persico e stringere ancora la morsa militare sulla maggior
parte delle risorse energetiche vitali del pianeta.
Con la scusa della
‘guerra al terrorismo’ Washington ha aumentato o riproposto finanziamenti
militari per regimi notoriamente oppressivi, come quelli di Yemen, Georgia,
Indonesia, Pakistan, Filippine, Colombia e le ex repubbliche sovietiche
dell’Asia centrale. Ha anche inviato migliaia di soldati e consiglieri
militari per aiutare tali regimi a reprimere i movimenti antigovernativi.
Washington ha dato via
libera alla Russia perché continuasse la brutale campagna contro la lotta di
liberazione della Cecenia e alla repressione dei separatisti dello Xinjang da
parte del governo cinese.
Gli attacchi dell’11
settembre e la ‘guerra al terrorismo ‘ che ne è seguita hanno offerto ai
guerrafondai della classe dirigente americana la migliore occasione per
‘curare’ la sindrome da Vietnam. Il test più importante sarà la prossima
invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti.
Gli attivisti anti-guerra
devono organizzarsi e mobilitarsi in massa per impedire questa guerra e
risvegliare il più rapidamente possibile la coscienza pacifista apparentemente
assopita del popolo americano. Occorrerà offrire solidarietà alla resistenza
ai guerrafondai imperialisti che sorgerà inevitabilmente attraverso l’impero
americano.
Bush e caprette
Le azioni del Presidente durante la mattina
dell’11/9 non lasciano alcun dubbio che le
responsabilità siano ai più alti livelli.
Alle 8.46, mentre il primo aereo colpiva il WTC, il
Presidente era in una scuola elementare in Florida, in
mezzo ad insegnanti e bambini, presenti la stampa e la
televisione, che fece parziali riprese.
Secondo il sito “Sept 11 News”, ciò fu quel che
accadde: (Pare che il negativo resoconto che segue sia
in realtà una storia di copertura, inventata dopo, ma
per il momento seguirò la storia ufficiale). “La
notizia della tragedia arrivò al Presidente Bush nel
salone di una scuola di Sarasota, Florida, qualche
attimo dopo che il primo aereo aveva colpito il WTC di
New York. Egli andò in una sala privata dove parlò al
telefono col Consigliere per la Sicurezza Nazionale
Condoleeza Rice; allora sembrava si trattasse solamente
di un terribile incidente”.
http://www.september11news.com/PresidentBush.htm
L’articolo riporta che il NORAD fu allertato per un
dirottamento 10 minuti prima che il primo aeroplano
colpisse il WTC (h. 8.36).
Presumibilmente il NORAD cominciò a seguire la rotta
dell’aereo dal momento in cui fu segnalato il
dirottamento. Se non venne seguita la rotta, vi
sarebbero allarmanti interrogativi sul perché,
considerando che è normale pratica intercettare
immediatamente gli aerei dirottati con aerei da caccia.
Può essere ritenuto che quando il WTC venne colpito
per la prima volta alle 8.46, il NORAD deve aver saputo
che vi era coinvolto l’aereo dirottato.
Mentre in quel momento sarebbe ancora stato sensato
considerare la possibilità che l’aereo dirottato si
era schiantato accidentalmente, il NORAD doveva essere a
conoscenza alle 8.46 che vi era una seria possibilità
che la collisione fosse un attacco terroristico. Gli
allarmi avrebbero dovuto suonare forte e chiaro, e
dichiarato il massimo stato di allerta. Alle 9.00 la
situazione era intensificata al punto che altri due
aerei erano stati segnalati fuori rotta dai controllori
del traffico aereo, ed uno di questi era a 3 minuti dal
secondo colpo al WTC. (Ricordare che il WTC aveva
intorno ad esso una zona vietata ai voli). A meno che
tutti al NORAD avessero gli schermi spenti ed i piedi
sulla scrivania a quell’ora vi doveva essere il
pandemonio.
Così, quando il secondo aereo colpì il WTC alle
9.03 doveva essere stato confermato oltre ogni dubbio
che era in corso un grosso attacco terroristico. Chi
sapeva quanti aerei potevano essere stati dirottati e
dove si trovavano? In quel momento era già noto che
almeno un altro era fuori rotta.
Secondo il resoconto ufficiale, Bush ritenne che il
primo attacco fosse “un terribile incidente” e non
ebbe ulteriori comunicazioni con nessuno fino alle 9.05,
molto dopo che fosse ormai chiaro che erano in corso
eventi straordinari.
Dobbiamo credere che il Presidente degli Stati Uniti non
fosse informato a quell’ora sul numero di aerei
commerciali che si sapeva stavano seriamente deviando
dai piani di volo?
Dato che il NORAD sapeva, nel momento al quale si dice
che Bush e la Rice stavano conversando, poco dopo le
8.46, la pretesa che potesse apparire solamente un
incidente non sta in piedi.
A quell’ora, mentre non si poteva con certezza sapere che fosse un attacco terroristico, doveva essere noto che di ciò vi era una seria possibilità. Dunque perché hanno concluso si trattasse dello scenario di livello inferiore?
Se le informazioni disponibili in quel momento a Bush ed alla Rice erano incomplete, ed essi non sapevano che l’aereo fosse stato dirottato, allora l’asserzione nella storia ufficiale succitata sarebbe ragionevole. Ma, notizie aggiornate sulla situazione dovevano essere arrivate a Bush quasi immediatamente dopo la conversazione con la Rice. Ed ancora, secondo questo resoconto, Bush non ebbe ulteriori comunicazioni con nessuno fino alle 9.05. Perché Bush avrebbe dovuto essere informato così velocemente e mostrare un così immediato interesse per la situazione che (si ritiene) dava tutti i motivi per pensare che fosse semplicemente un incidente, ma poi non essere immediatamente informato in seguito dei nuovi sviluppi?
Se Bush e la Rice sapevano che al momento della loro conversazione vi era un aereo dirottato, allora come giustificare la loro ipotesi che i dirottatori si fossero schiantati accidentalmente? E dato che su ciò dovevano avere qualche dubbio, perché non vennero attivate strategie cautelative, in caso che l’ipotesi fosse errata? E perché non si ebbero costanti ed urgenti comunicazioni nei successivi 18 minuti mentre gli eventi erano in corso?
Se era parso corretto informare Bush “entro attimi” dello schianto delle 8.46, quando preteso si credesse che fosse “solamente un terribile incidente”, allora perché non fu ritenuto saggio informarlo subito mentre la situazione aumentava di intensità?
Perfino se ciò potesse essere spiegato, il comportamento del Presidente dopo le 9.05 indica che, se non coinvolto in deliberata complicità, allora l’unica altra spiegazione è mettere in discussione le sue facoltà mentali. Ancora dal resoconto ufficiale: Alle 9.00 circa, il Presidente era con dei bambini del secondo grado, leggeva una favola su una capretta. Alle 9.05, due minuti dopo il secondo attacco al WTC, Andrew Card, il capo dello staff presidenziale, gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Il Presidente non reagì, come ci si poteva ragionevolmente aspettare, in modo da essere interessato a tentare di fare qualcosa per fronteggiare la situazione. Non lasciò la scuola, non convocò una riunione di emergenza, non si consultò con nessuno, non intervenne in alcun modo per assicurarsi che l’aeronautica militare svolgesse il proprio compito. Perfino nemmeno menzionò gli straordinari eventi che accadevano a New York, ma semplicemente continuò nella lettura.
Nel frattempo, alle 9.06, il Dipartimento di polizia
di New York trasmetteva: “E’ stato un attacco
terroristico. Avvertite il Pentagono”, riportato dal
NY Daily News del 12/9/2001.
http://emperors-clothes.com.idict/indict-1.htm
Secondo il sito “September 11 news” Bush
inizialmente “pareva distratto e fosco, ma continuava
ad ascoltare gli alunni leggere e presto ritornò a
sorridere. Scherzando disse che da come leggevano bene
parevano alunni di sesto grado”.
A quell’ora milioni di persone in tutto il mondo avevano visto dal vivo il secondo impatto sul WTC alla TV. Milioni di persone sapevano che gli USA erano sotto attacco in maniera spettacolare. Quel che non sapevano era che nello stesso momento il Presidente degli Stati Uniti stava sorridendo e scherzando sulle caprette, sebbene anche a lui fosse stato riferito il fatto.
Continuò a leggere sulle caprette per altri 24
minuti!
In un’intervista a Newsweek Bush così ricorda le
notizie delle 9.05: “Sono il comandante in capo ed il
paese è sotto attacco”. Pretende che le esatte parole
di Andrew Cards fossero: “Un secondo aereo ha colpito
il WTC. L’America è sotto attacco.”
http://www.msnbc.com/news/662694.asp#BODY
Secondo il sito “Sept 11 news”, immediatamente dopo
la fine della lezione di lettura alle 9.29 circa, Bush,
dopo avere conferito con i consiglieri fece un discorso
alla nazione riferendo di un apparente attacco
terroristico. Nel frattempo, milioni di persone intorno
al mondo l’avevano già capito da soli durante il
tempo passato dal Presidente a leggere delle caprette.
Mentre il Presidente stava ancora sprecando altro tempo col vuoto discorso alla nazione, il volo 77, che da mezz’ora si sapeva essere stato dirottato, aveva ora raggiunto Washington, seguito dai radar, e gli aerei da caccia della base di Andrews, a 10 miglia dal Pentagono, erano ancora in pista. Bush non sapeva, o non voleva sapere, o sapeva ma non gli importava.
Col suo discorso stava creando l’impressione di essere al comando, ma in realtà continuò a fare tutto il possibile per evitare di rimediare alla situazione.
27 minuti dopo lo schianto sul Pentagono, quando divenne noto che un altro aereo ancora, il volo 93, era stato dirottato e neppure questo intercettato, il Presidente nuovamente non intervenì sulla sleale inattività dell’aeronautica.
In quel momento era a bordo di un aereo militare
diretto in Louisiana. Cosa stesse esattamente facendo
non è chiaro.
Occorre ricordare che tale scenario è basato sulla
storia ufficialmente approvata dall’amministrazione
Bush, dunque, se fosse in qualche modo imprecisa sarebbe
in ogni caso meno dannosa di quanto potrebbe essere.
Accusatorio che possa essere, sembra che perfino tale resoconto sia una montatura, inventata dopo l’evento per far sembrare migliori gli atti di Bush.
Il sito “Sept 11 news” da fonti e nessuna data di
pubblicazione, nessun modo per verificare al verità od
altro del resoconto. Ed è significativamente in
conflitto col resoconto del “Washington Post online”,
nel quale i tempi di pubblicazione possono essere
verificati. Alla URL www:washingtonpost.com
c’è un articolo di Mike Alien, datato 11 settembre
2001, h. 16.36, il quale non menziona l’asserita
conversazione di Bush con la Rice, appena dopo le 8.46,
e dichiara “Bush aveva ricevuto le prime notizie
dell’attacco alle 9.07…Bush, i cui occhi erano
scintillanti, parve improvvisamente torvo. Qusto quando
i funzionari ancora pensavano che l’impatto sul WTC
fosse solamente un incidente, e continuò a posare per
le foto”.
Per ragioni in precedenza menzionate, è impossibile credere che essi ancora pensassero ad un incidente alle 9.07. Ma questo è quanto fu detto alla stampa l’11 settembre. Qualche tempo dopo, quando divenne ovvio di quanto fosse implausibile, la storia fu cambiata con quella postata nel sito “Sept 11 news”.
Qual’è il resoconto esatto? Ad ogni modo, Bush ha
molto da spiegare. Quello su cui le due storie
concordano è che Bush continuò con la lezione di
lettura e scherzò sul grado degli allievi.
Nell’articolo di Newsweek citato sopra, datato 3
dicembre, la storia venne ancora cambiata! Vi è scritto
che dopo che Bush si accorse che “il paese era sotto
attacco”
“Andò subito in una sala a guardare il terribile
video”.
Non secondo il resoconto del Washington Post
dell’11/9! E nemmeno secondo il sito “Sept 11
news”.
E ad un incontro con lavoratori disoccupati di
Orlando, Florida, Bush cambiò di nuovo la storia!
Ecco cosa disse il Presidente. Questo si trova nel sito
della Casa Bianca: “in realtà, sedevo fuori
dell’aula aspettando di entrare e vidi un aeroplano
colpire la torre – ovviamente la TV era accesa. E
dissi, che pessimo pilota, dev’essere stato un
terribile incidente.
Ma fui portato fuori di lì e non ebbi molto tempo
per pensarci. Sedevo nell’aula e Andy Card, il mio
capo dello staff, che sedeva laggiù, entrò e disse: Un
secondo aereo ha colpito la torre. L’America è sotto
attacco”.
http://whitehouse.gov
Non solo ciò è in conflitto con gli altri tre
resoconti, ma il maggiore problema è che non vi è mai
stata trasmessa dal vivo in TV la prima collisione al
WTC! Che stazione TV stava seguendo?
Quattro resoconti, tutti in conflitto tra loro, contenenti almeno una dichiarazione totalmente falsa proveniente proprio dal Presidente. L’unica cosa che essi hanno in comune è che quando il Presidente avrebbe dovuto prendere il controllo della situazione non fece niente. Lo schema di informazioni riguardanti gli atti di Bush mentre gli attacchi erano in corso è identico a ciò che riguarda le azioni dell’aeronautica militare. Uno scenario che sfiora l’incredulità, a meno che non si pensi alla complicità USA negli attacchi, seguito da uno sbalorditivo miscuglio di storie di copertura, incredibili ed in conflitto tra loro. In entrambi i casi, le storie di copertura, mentre creavano una qualche confusione sulle raffinatezze tecniche di quello che era esattamente accaduto non cambiano il quadro complessivo.
Non è questo sufficiente per un’inchiesta?
Quando la sicurezza della nazione è in pericolo,
apparentemente è di vitale importanza andare in un
paese lontano ed uccidere 4.000 innocenti, pensare di
attaccare altri paesi, parlare di una guerra di cui
potremmo non vedere la fine, spendere 100 miliardi di
dollari in una “guerra al terrorismo” preventiva e
ridurre le libertà civili ai livelli dell’epoca
fascista: ma non è importante fare un inchiesta sul
bizzarro fallimento di coloro che hanno la responsabilità
di proteggere la nazione. Una forte prova per l’accusa
di preavviso e complicità è fornita un fatto curioso
riguardate l’attacco al Pentagono.
Da un resoconto TV della CNN della mattina del 12/9, ora australiana: L’aereo che si diresse sul Pentagono, se l’avesse fatto una settimana prima, avrebbe colpito il punto esatto per eliminare un ufficio chiave per le operazioni del Pentagono ed ucciso molti funzionari superiori. Ma, per una presunta fortunata coincidenza il Pentagono aveva compiuto un grande rimpasto proprio una settimana prima. Come descritto nella trasmissione, la gente importante era stata spostata nell’altra parte, e dipendenti non importanti furono spostati nel lato che venne colpito. Di conseguenza, venne fatto poco reale danno effettivo alle attività importanti del Pentagono.
Fortunata coincidenza? Tale storia, dopo essere apparsa alla CNN nelle prime ore dopo gli attacchi, venne rapidamente seppellita e mai più ritrasmessa. Se si vuole pretendere che la prova della complicità è esclusa dall’idea che nessun paese farebbe questo ai propri cittadini, allora deve esser fatto notare che la pianificazione di attacchi terroristici contro cittadini americani da parte della CIA si trova negli archivi.
Il documento, precedentemente classificato, del “Piano Northwoods” rivela che nel 1962 la CIA considerò seriamente la possibilità di eseguire attacchi terroristici contro cittadini USA per addossarne la colpa a Cuba. I piani non vennero mai realizzati ma vennero discusse diverse opzioni, tra le quali l’assassinio di esuli cubani o di soldati USA, affondare navi e mettere in scena simulazioni di aerei che venivano abbattuti.
http://emperors-clothes.com/images/north-int.htm
12/10/2001
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La base aerea di Andrews è una grande installazione militare ad appena dieci miglia dal Pentagono.
L'11 settembre, nella base si trovavano due interi squadroni di caccia in assetto da combattimento. Il loro compito era la difesa dei cieli attorno a Washington. Hanno fallito. Nonostante oltre un'ora di preallarme su di un attentato terroristico in corso, nessun caccia di Andrews ha cercato di proteggere la città.
FAA (Federal Aviation Administration, ndt), NORAD (North American Aerospace Defense, ndt) e forze armate hanno procedure comuni che permettono ai caccia di intercettare automaticamente i voli commerciali, in condizioni di emergenza. Queste procedure non sono state seguite.
Gli ufficiali dell'Air Force hanno cercato di giustificare il fallimento:
"Il tenente colonnello Vic Warzinski, un altro portavoce del Pentagono, [ha detto]: 'il Pentagono era semplicemente ignaro che quell'aereo si stesse dirigendo contro di noi e dubito che chiunque, prima di martedì, si sarebbe aspettato qualcosa del genere.'" --'Newsday,' 23 settembre, 2001-11-17
Utilizzando informazioni prese da mass media e siti ufficiali, dimostreremo che questo non è vero.
Parte di quello che è successo l'11-9, come aerei che si schiantano contro edifici, è inusuale. Ma la maggior parte dei fatti, voli commerciali fuori rotta, errori nelle segnalazioni radar e possibili dirottamenti, sono situazioni comuni. Dimostreremo che queste emergenze vengono gestite abitualmente con un'efficienza professionale basata su regole chiare.
La collisione contro il World Trade Center del primo aereo dirottato chiariva che gli Stati Uniti si trovavano di fronte a una situazione eccezionale. Questo avrebbe dovuto portare a una intensificazione delle procedure d'emergenza nei sistemi di sicurezza del volo e della difesa.
L'intero paese sapeva. Per esempio, alle 9,06, la polizia di New York trasmetteva:
"'E' stato un attacco terroristico. Informate il Pentagono.'" --'Daily News' (New York) 12 settembre 2001 (1)
L'Ufficio Stampa dell'esercito ha chiarito che la gente comune che lavorava al Pentagono temeva di poter essere il bersaglio successivo:
"'Guardavamo il World Trade Center in televisione,' ha detto un funzionario della marina. 'Quando il secondo aereo si è deliberatamente schiantato contro la torre, qualcuno ha detto, 'il World Trade Center è uno dei più riconoscibili simboli dell'America. Noi stiamo in quello immediatamente successivo.'" --'DEFENSELINK News', 13 settembre, 2001 (2)
I sistemi di sicurezza e di difesa del cielo vengono attivati ogni giorno a causa di problemi vari. L'11-9 hanno fallito, non a causa della, ma nonostante la, natura estrema dell'emergenza. Questo può succedere solo se individui che si trovano in posizioni di alto livello si adoperano congiuntamente affinché non funzionino.
Senza un appoggio ai massimi livelli, semplici tecnici avrebbero quasi sicuramente fallito nel tentativo di sabotare e annullare i sistemi difensivi di routine. Il non funzionamento dei sistemi d'emergenza sarebbe stato notato immediatamente. Tra l'altro, data la natura catastrofica degli attentati, le più alte cariche militari ne sarebbero state coinvolte. Agendo isolati, i tecnici avrebbero potuto aspettarsi un controordine e l'arresto.
Il sabotaggio dei sistemi difensivi di routine, controllati da precise gerarchie, non sarebbe mai stato contemplato come unica opzione, senza il coinvolgimento del comando supremo dell'esercito. Il che ci porta al Presidente Gorge Bush, al ministro della Difesa Donald Rumsfeld e al capo di stato maggiore in carica, il generale dell'aviazione Richard B. Myers.
Nell'elenco di prove che seguono, evidenzieremo alcune buone ragioni per cui le persone nominate sopra dovrebbero essere accusate di tradimento per la complicità nell'assassinio di migliaia di persone che avevano giurato di proteggere.
L'elenco di prove passa in rassegna le seguenti aree tematiche:
*La base aerea Andrews e il mito di 'nessun aereo disponibile;'
*I sistemi di sicurezza/difesa dei cieli e il mito per cui non sarebbero stati predisposti;
*Le azioni di Gorge Bush dell'11-9 che hanno chiaramente contraddetto i suoi doveri legali e costituzionali e dimostrato evidenza di colpa;
*La testimonianza sull'audizione del generale Richard B. Myers al Senato, all'atto della sua nomina a capo di stato maggiore. In questa audizione, il cui contenuto è stato riportato accuratamente da un solo giornalista, il generale Myers ha cercato di nascondere che cosa fosse successo l'11-9, quando era capo di stato maggiore provvisorio. Egli ha fornito tre diverse versioni in contraddizione tra loro, dimostrando evidenza di colpa;
*La notizia principale nel notiziario della CBS del 14 settembre. Fino a quella data, i funzionari avevano dichiarato che nessun aereo era stato fatto decollare precipitosamente per intercettare gli aerei dirottati. Ma dopo la disastrosa testimonianza del generale Myers al senato, la CBS ha diffuso una versione riveduta dell'11-9. Nella nuova lettura dei fatti emerge che jet da caccia delle basi di Otis e Langley cercarono di intercettare i voli dirottati, ma non vi riuscirono. Questa è attualmente considerata la versione ufficiale del NORAD ed è stata ripresa acriticamente sia da media che da funzionari governativi. Dimostreremo che questa versione è sia debole che incriminante.
SEZIONE UNO: Perché nessun jet da caccia è decollato per proteggere Washington?
BUGIA N.1:'NESSUN CACCIA IN ASSETTO DA COMBATTIMENTO ERA DI STANZA VICINO AL PENTAGONO'
Come già detto, la base Andrews si trova a 10 miglia dal Pentagono. I media hanno generalmente preferito non parlare di Andrews. Un'eccezione è 'USA Today', il secondo quotidiano americano. Un giorno, ha pubblicato due storie in contraddizione tra loro per spiegare il fallimento nel far intervenire i jet di Andrews prima dell'attentato al Pentagono:
PRIMA VERSIONE DI 'USA TODAY':
"la base aerea Andrews, dove si trova l'Air Force One, si trova a sole 15 miglia [sic!] dal Pentagono, ma non ha caccia. Funzionari della Difesa non hanno dichiarato se le cose sono cambiate." --'USA TODAY,' 17 settembre, 2001 (3)
SECONDA VERSIONE DI 'USA TODAY':
"La Guardia nazionale del Columbia District aveva aerei da caccia alla base di Andrews, a sole 15 miglia [sic!] dal Pentagono, ma quegli aerei non erano né allertati, né equipaggiati." --'USA TODAY' 17 settembre, 2001 (4)
Entrambe le versioni sono false.
Solo un giornale ha detto la verità. Si tratta del 'San Diego Union-Tribune' :
"La difesa aerea della zona di Washington si avvale principalmente dei caccia della base Andrews, in Maryland, vicina ai confini del Columbia District. Vi ha base anche la forza aerea della Guardia Nazionale distrettuale, dotata di caccia F-16, ha detto un portavoce della Guardia Nazionale.
"Ma i caccia sono decollati nei cieli intorno a Washington solo dopo il devastante attentato al Pentagono." --'San Diego Union-Tribune' 12 settembre, 2001. (5)
La base Andrews è una grande installazione. Ospita due squadriglie pronte al combattimento:
*La 121sima squadriglia caccia (FS-121) della 113sima unità (FW-113), dotata di caccia F-16;
*La 321sima squadriglia caccia della marina (VMFA-321) del 49simo gruppo aereo della marina, distaccamento A (MAG-49 Det-A), dotata di caccia F/A-18.
Queste squadriglie vengono assistite da personale full-time di centinaia di persone.
LA 121SIMA SQUADRIGLIA CACCIA DELLA 113SIMA UNITA'
".come parte del suo doppio compito, la 113sima si adopera per una risposta efficiente e rapida, nel Columbia District, in caso di catastrofi naturali o emergenze civili. Il suo personale assiste anche gli uffici d'inchiesta federali e locali nella lotta al traffico di droga nel distretto. Agisce anche come partner a tutti gli effetti dell'Air force locale" --DC Military (6)
LA 321SIMA SQUADRIGLIA CACCIA DELLA MARINA (VMFA-321)
"Nella migliore tradizione del corpo dei marines, a Andrews, 'un nucleo di bravi uomini e donne' è assegnato a due unità di riserva in assetto da combattimento.
"La squadriglia d'attacco caccia dei marine (VMFA) 321, una squadriglia di riserva del corpo, ha in dotazione i sofisticati F/A-18 Hornet. La squadriglia logistica 49, distaccamento A, svolge le funzioni di manutenzione e supporto necessarie a mantenere pronta un'unità." --DC Military (6)
Dunque alla base di Andrews c'erano almeno due squadriglie pronte al combattimento.
Le citazioni riportate sopra provengono da www.dcmilitary.com, un sito privato, autorizzato dall'esercito a dare informazioni ai membri delle forze armate. L'abbiamo scoperto il 24 settembre. Un mese dopo ci siamo accorti che l'indirizzo era stato cambiato e che le informazioni su Andrews erano state trascritte nel carattere tipografico più minuscolo. Analogamente, il sito ufficiale della Andrews è stato 'giù' fin dalla metà di settembre. Fortunatamente, vi si può accedere andando su www.archive.org e poi su www.andrews.af.mil.
Sulla pagina principale di Andrews c'è un link diretto a Dcmilitary. Le informazioni sul sito di Andrews confermano quelle su Dcmilitary. Sollecitiamo chiunque a controllare questi link il più presto possibile, perché potrebbero essere spostati o rimossi di nuovo.
La nostra ricerca è stata compiuta principalmente da volontari. I quotidiani e le tv hanno equipe di ricerca che lavorano full-time. I media importanti hanno uffici a Washington, a poche miglia da Andrews. Perché i notiziari della carta stampata e delle televisioni non hanno detto il vero: che il compito di Andrews consisteva nel proteggere il Columbia District?
Il "buco" colpisce particolarmente, perché alcuni media hanno riportato che dei caccia erano decollati da Andrews, ma solo dopo l'attentato al Pentagono. Dunque, sapevano che Andrews doveva difendere la zona:
Per esempio:
"Nel giro di pochi minuti dall'attacco, le forze americane di tutto il mondo sono state poste nel massimo stato di allerta - Defcon 3, solo due livelli sotto allo stato di guerra - e gli F-16 di Andrews erano nei cieli di Washington." --'Sunday Telegraph,' (Londra), 14 settembre 2001 (7)
E:
"WASHINGTON - un immenso oohh si è sollevato dalla folla quando un grande fumo nero si è sollevato dal Pentagono. All'improvviso il terrorismo si è materializzato alla porta di casa, chiaramente visibile attraverso le grande vetrate sopra il fiume Potomac. In alto, jet da caccia sfrecciavano provenienti dalla base Andrews e da altre installazioni, zigzagando nel cielo.
"Un sottile filo di fumo saliva dal centro cavo del Pentagono. Tutti, sul treno, hanno capito cos'era appena successo." --'Denver Post,' 11 settembre 2001 (8)
E:
"E' stato dopo l'attacco al Pentagono che l'Air Force ha deciso di far decollare gli F-16 dalla base Andrews della Guardia Nazionale, per svolgere compiti di copertura e protezione su Washington". --NBC Nightly News, (6:30 del mattino, orario atlantico) 11 settembre 2001 (9)
I media avrebbero dovuto chiedere di sapere la verità sul perché i caccia assegnati alla protezione di Washington non siano decollati un ora PRIMA dell'attentato al Pentagono.
Oltre ai caccia, anche aerei cisterna e AWACS erano reperibili in fretta (un AWACS è un centro di comunicazione volante, equipaggiato con radar che sondano fino a 250 miglia di distanza. E' più o meno la stessa distanza che c'è con il confine di West.Virginia, Ohio e Kentucky, dove il volo 77 dell' American Airlines ha invertito la rotta per tornare a Washington). Sia il generale Myers che il vice presidente Cheney ammettono che questi aerei non hanno sorvolato l'area di Washington se non dopo l'attentato al Pentagono.
Ecco il generale Myers che testimonia il 13 settembre:
"Quando è stato chiaro di che minaccia si trattasse, abbiamo fatto decollare aerei, AWACS, aerei-radar e aerei cisterna nel tentativo di ristabilire le rotte, se il sistema FAA ci avesse segnalato altri voli dirottati." --Gen. Richard B. Myer durante l'audizione al Senato del 13 settembre 2001 (10)
E Richard Cheney su 'Meet the Press':
"VICE PRESIDENTE CHENEY: Dunque, penso che la decisione più problematica è stata quella sul problema di intercettare o no eventuali voli commerciali in rotta verso di noi.
"MR. RUSSERT: e che cosa avete deciso?'
VICE PRESIDENTE CHENEY: Abbiamo deciso di farlo. E allora abbiamo messo una pattuglia aerea in assetto da combattimento sulla città; F-16 con un AWACS, che è un sistema radar aereo, e anche l'appoggio di aerei cisterna in modo da poter stare in volo a lungo." --NBC, 'Meet the Press' (10.00 AM ora atlantica) 16 settembre 2001 (11)
Come vedremo, l'affermazione del signor Cheney secondo cui "la decisione più problematica è stata quella sul problema di intercettare o no eventuali voli commerciali in arrivo" è una bugia. Documenti della FAA, di pubblico dominio, provano che i jet da combattimento intercettano abitualmente gli aerei commerciali, in determinate circostanze, senza richiedere il permesso della Casa Bianca.
L'elenco delle prove CONTINUA NELLA SECONDA PARTE
Note:
(1) 'Daily News' (New York), 12 settembrer 2001, mercoledì, NEWS SECTION; Pg. 24: 'THE TRAGIC TIMELINE The sad events of the day.' il testo completo si trova su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/dn912.htm
(2) 'DEFENSELINK News,' "It Was Business as Usual, Then 'Boom'"
By Jim Garamone, 'American Forces Press Service,' Sept. 13, 2001 http://www.defenselink.mil/news/Sep2001/n09132001_200109132.html
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/def.htm
(3) 'USA TODAY,' 17 settembre 2001, Pg. 5A, "Military now a
presence on home front," di Andrea Stone. Versione web su: http://www.usatoday.com/news/nation/2001/09/16/military-home-front.htm
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/usa-1.htm
(4) 'USA TODAY,' 17 settembre, 2001 lunedì, FINAL EDITION, Pg. 5A,
"Shoot-down order issued on morning of chaos," di Jonathan
Weisman, WASHINGTON versione web su:
http://www.usatoday.com/news/nation/2001/09/16/pentagon-timeline.htm
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/usa2.htm
(5) 'San Diego Union-Tribune,' 12 settembre 2001. Homepage su: http://www.signonsandiego.com/
articolo su:
http://pqasb.pqarchiver.com/sandiego/main/document.html?QDesc=&FMTS=FT&QVPID
=&FrameName=&QCPP=&QIID=000000080620146&FMT=FT
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/sd.htm
(6) Il link attuale è:
http://www.dcmilitary.com/baseguides/airforce/andrews/partnerunits.html
Backup su:
http://emperors-clothes.com9-11backups/dcmil.htm
(7) 'Sunday Telegraph,' (Londra), 14 settembre 2001 Articolo su: http://news.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2001/09/16/wcia16.xml
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/tel16.htm
(8) 'Denver Post,' 11 settembre 2001 Per trovare questo articolo
online, cercare l' ID: 1075896 su:
http://www.denverpost.com
O leggere il backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/dp11.htm
(9) 'NBC Nightly News,' "Attack on America," (6:30 PM ET)
11 September 11 2001, "Tuesday President Bush returns to White
House on Marine One," Anchor: Tom Brokaw, Jim Miklaszewski
reporting. Vedere la trascrizione su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/nbc911cover.htm
(10) Gen. Richard B. Myers at Senate confirmation hearing 13
September 2001 Testo completo su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/mycon.htm
Questa particolare citazione è stata tra l'altro ripresa da molti
media.
(11) 'NBC, Meet the Press' (10:00 AM ET) Sunday 16 September 2001.
Trascrizione completa su:
http://stacks.msnbc.com/news/629714.asp?cp1=1
Backup su:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/nbcmp.htm
LA STORIA SEGRETA DI
MR. CHENEY
Parte I, sezione II di 'COLPEVOLI PER L'11 SETTEMBRE:
BUSH, RUMSFELD, MYERS'
di Illarion Bykov e Jared Israel
Traduzione di Curzio Bettio di
Soccorso Popolare di Padova
[Inviato il 20 Novembre 2001]
Dedicato ai pompieri di New York.
__________________
Nella Parte I,
Sezione I, abbiamo dimostrato che, l'11 settembre, nella base delle Forze
Aeree a Andrews, 10 miglia dal Pentagono, si trovavano squadre di caccia
pronti per il combattimento. Perché
i jets non si sono levati in volo da Andrews, se non dopo che il Pentagono era
stato colpito?
http://emperors-clothes.com/indict/indict-1.htm
INGANNO NUMERO 2: ERA NECESSARIA UNA AUTORIZZAZIONE PRESIDENZIALE PER FAR LEVARE IN VOLO I JETS, PER INTERCETTARE IL VOLO 77.
Domenica, 16 settembre, il Vice-Presidente Richard Cheney è intervenuto alla trasmissione televisiva 'MEET THE PRESS - INCONTRA LA STAMPA' della Rete TV NBC. Durante questa intervista, egli ha asserito che l'Esercito necessitava di una autorizzazione dal Presidente George W. Bush, prima di far alzare i caccia per intercettare il volo 77 delle American Airlines.
Mr. Cheney non ha presentato questa affermazione, che può trarre in inganno, in un modo del tutto diretto. Egli non ha detto, " Un aereo commerciale di linea non può essere intercettato, senza autorizzazione Presidenziale." Invece egli si è pronunciato come se la necessità di una autorizzazione Presidenziale fosse un fatto comunemente accettato, e quindi, basandosi su questa falsa ragione, egli ha emanato una nube di disinformazione emozionale, per confondere i milioni di Americani che si erano interrogati: come mai i caccia non hanno intercettato il volo 77, prima che si schiantasse sul Pentagono? Gli Stati Uniti non possiedono radar e, comunque, una Forza Aerea?
[Nota del traduttore: nella dichiarazione "l'Esercito necessitava di una autorizzazione dal Presidente, ecc." si può capire che l'Aviazione era pronta, ma non è arrivata l'autorizzazione del Presidente; nel secondo caso, invece, l'autorizzazione poteva essere arrivata, ma l'Aviazione non era pronta! ].
E' cosa comune per i funzionari, che tentano di nascondere un delitto capitale, di addossare la responsabilità ad un subordinato. Tuttavia Mr.Cheney ha usato un diverso approccio durante la trasmissione 'MEET THE PRESS.' Contando sulle sue capacità nell'ingannare il pubblico, Cheney ha tentato di creare l'impressione che nessuna scorrettezza indecente fosse avvenuta. Ma come si può notare dalle sue disinformazioni, immediatamente si realizza che Mr. Cheney ha affibbiato la responsabilità per il mancato intercetto a George W. Bush.
Ecco l'estratto dalla trasmissione 'MEET THE PRESS', dove Richard Cheney avanza la sua disinformazione sull'intercettazione:
"MR. RUSSERT: Qual'è la più importante decisione che Lei pensa dovesse essere presa durante il corso del giorno?
"VICE PRES. CHENEY: Bene,--Io penso che la decisione più dura era quella relativa alla questione se intercettare, o no, un aereo commerciale in arrivo.
"MR. RUSSERT: E voi avete deciso?
"VICE PRES. CHENEY: Noi abbiamo deciso di farlo. In pratica, abbiamo posizionato una pattuglia di aerei da combattimento sopra la città, gli F-16 con un Awacs, che è un sistema radar aerotrasportato, e aerei cisterna come supporto, in modo che i caccia potessero stare in volo per lungo tempo…
Certamente non si ottiene niente di buono, predisponendo una pattuglia per combattimento aereo, se poi non le si forniscono istruzioni per agire, tali da essere condivise, in quanto valutate come appropriate.""MR. RUSSERT: Allora, se il Governo degli Stati Uniti avesse preso consapevolezza che un aereo commerciale di linea, in mano a sequestratori, era diretto sulla Casa Bianca o sul Campidoglio, noi l'avremmo abbattuto?
"VICE PRES. CHENEY: Sì. Il Presidente aveva preso la decisione…che se l'aereo non avesse cambiato rotta…come ultima risorsa, i nostri piloti erano autorizzati a prenderlo.
Ora, si dice, voi sapete, che si tratta di una decisione "orrenda" da prendere.
Bene, è proprio così. Si trattava di un aeroplano pieno di cittadini Americani, civili, sequestrati da…terroristi, colpiti, e avreste voi procurato, a cuor leggero, il suo abbattimento ed evidentemente ammazzato tutti questi Americani a bordo?"...Si tratta di una decisione a livello Presidenziale, e il Presidente ha fatto, io penso, esattamente il giusto richiamo, in questo caso, nel dichiarare, "Io avrei desiderato avere una pattuglia aerea da combattimento sopra New York."
--NBC, 'MEET THE PRESS' 16 September 2001 (1)
* * *
Notare che, in questo caso, Mr. Cheney ha eseguito un vero gioco di prestigio. Prima aveva detto, "la decisione più dura era… se intercettare, o no, un aereo commerciale in arrivo."
Più tardi ha dichiarato,"Il Presidente aveva preso la decisione…che se l'aereo non avesse cambiato rotta…come ultima risorsa, i nostri piloti erano autorizzati ad prenderlo…", che significa, "abbatterlo."
Ma "intercettare", e "abbatterlo" non hanno lo stesso significato!
"in·ter·cept (intercettare, interrompere, arrestare, fermare)
"in·ter·cept (în´ter-sèpt¹) verbo, transitivo
in·ter·cept·ed, in·ter·cept·ing,
in·ter·cepts"1. a. Fermare, far deviare, o interrompere l'avanzamento o il percorso progettato"
(Da 'American Heritage Dictionary')
"shoot·down (abbattimento)
"shoot·down (sh¡t¹doun´), sostantivo"Distruzione di un aereo in volo, per attacco missilistico o con armi da fuoco."
(Da 'American Heritage Dictionary')
Mr. Cheney ha deliberatamente confuso questi termini, per impedire alla gente di domandarsi: perché i jets, in mano ai pirati dell'aria, non sono stati intercettati?
Poiché "Fermare, far deviare, o interrompere l'avanzamento o il percorso progettato" di un aeroplano sequestrato non necessariamente implica l'uso della violenza, allora non sussiste alcun ostacolo morale per fare alzare i caccia per intercettare il Volo 77. Subito dopo, Mr. Cheney ha spostato rapidamente la questione carica di problematica morale, se abbattere "un aereo carico di cittadini Americani". Costruendo questo legame emozionale tra l'intercettare ( non necessariamente in modo violento) e l'abbattimento di un jet commerciale (sicuramente in modo violento), Cheney ha sperato di suscitare simpatie per un Presidente indotto a fare questa "orrenda" scelta: di intercettare o non intercettare!
Mr. Cheney ha tentato di attenuare questo suo gioco di prestigio, inserendo la seguente affermazione di collegamento:
"Certamente non si ottiene niente di buono, predisponendo una pattuglia per combattimento aereo, se poi non le si forniscono istruzioni per agire, tali da essere condivise, in quanto valutate come appropriate."
Questa è disinformazione! Mr. Cheney stava trattando i suoi telespettatori come stupidi.
Primo, come qualsiasi possessore di un computer e di qualche conoscenza di base di Internet può scoprire, i Controllori del Traffico Aereo richiedono ai jets militari di intercettare aerei commerciali, come prassi di routine. Qualche volta lo scopo è di informare un pilota commerciale che il suo aereo è andato fuori rotta; altre volte l'intercettore si alza con lo scopo di osservare direttamente la situazione - per esempio, per vedere quale aereo stia volando.Nessuna di queste situazioni richiede autorizzazione presidenziale.
Secondo, gli intercettori militari (o 'scorte') hanno già chiare "istruzioni per agire". Queste istruzioni possono essere lette on-line in manuali dettagliati delle Forze Armate Aeree e del Dipartimento della Difesa. Le istruzioni coprono ogni evenienza, dalla più piccola emergenza ai sequestri da parte di pirati dell'aria. Se un problema è serio, ufficiali di alto grado dell'esercito, dal Centro Comando Militare Nazionale del Pentagono, possono prendere in mano la situazione.
Cominciamo a considerare le procedure usate nell'intercettare un aereo commerciale.
Un Controllore del Traffico Aereo (ATC) può richiedere a jets militari di intercettare (o 'scortare') un aereo commerciale, in risposta a qualsiasi serio problema, che il Controllore del Traffico Aereo non può risolvere attraverso contatto radio.
Probabilmente, il problema più comune è quello che il jet commerciale abbia deviato dalla sua rotta autorizzata.
Ogni jet commerciale è obbligato a seguire le IFR, o Regole per il Volo Strumentale.
IFR obbliga i
piloti a concordare un piano di volo con la Amministrazione Federale
dell'Aviazione, prima del decollo.
(FAA Order 7400.2E 14-1-2) (2)
"Gli aerei commerciali volano secondo piani di volo predefiniti. Questi piani di volo sono intesi a fornire rapidamente rotte che sono avvantaggiate da venti favorevoli, e nello stesso tempo evitare le rotte percorse da altri aerei. Il piano di volo usuale consiste in una serie di tre itinerari connessi: un percorso standard di decollo strumentale (SID), una traiettoria di rotta, e un arrivo standard strumentale (STAR). Ogni rotta consiste di una sequenza di punti geografici, o determinati, che, connessi, formano una traiettoria dal punto di partenza al punto di arrivo."
--'Direct-To Requirements' by G. Dennis & E. Torlak (3)
Se un aereo devia dal suo piano di volo, o fa un passaggio errato da uno dei suoi punti determinati, un Controllore del Traffico Aereo (ATC) contatta il pilota. Se l'ATC non può effettuare il contatto, allora richiede una scorta - che è un jet militare - che si levi in volo e vada a controllare la situazione. Questo si chiama 'intercettamento'.
Come potete considerare, l'intercettamento non è necessariamente un atto aggressivo. Viene richiesto comunemente, quando la comunicazione routinaria è diventata impossibile.
Per esempio, quando il jet Lear, noleggiato da Payne Stewart, il famoso giocatore professionista di golf, andò fuori rotta, e il pilota non diede risposte per radio, la FAA immediatamente contattò l'Esercito:
"Diversi caccia della Air Force e della Air National Guard, più un aereo AWACS per il controllo radar, aiutarono la FAA a rintracciare il jet fuggitivo e a valutare se avesse esaurito il carburante."
--'CNN,' 26 ottobre 1999 (4)
Il manuale on-line delle FAA descrive come una scorta (ad esempio, un caccia militare) possa comunicare con un aereo di linea commerciale, quando fallisce la risposta al contatto radio. La FAA ha un documento intitolato:
"SEGNALI
PER L'INTERCETTAMENTO":
"Segnali di inizio di intercettamento aereo e risposte da parte dell'aereo
intercettato".
Secondo questo documento, disponibile on-line, se un jet commerciale viene intercettato di giorno, il caccia di scorta deve comunicare così:
"...Oscillando le ali in una posizione leggermente superiore e in avanti, e normalmente alla sinistra dell'aereo intercettato…"
Il caccia di scorta invia il messaggio,"Voi siete stati intercettati."
Il jet commerciale deve rispondere oscillando le sue ali, indicando così di voler conformarsi.
La scorta allora compie una
"lenta rotazione orizzontale, normalmente verso sinistra, verso la direzione di rotta desiderata."
Si suppone che il
jet commerciale risponda, seguendo la scorta.
(FAA 'AIM' 5-6-4) (5)
Quando un jet commerciale devia dalla sua rotta di volo approvata, crea un potenziale rischio di morte: potrebbe collidere con un altro jet. Perciò è rassicurante che la FAA abbia un protocollo standard preciso su cosa costituisce un'emergenza:
"Si considera che ci si trovi in presenza di un'emergenza aerea…quando: …Si verifica un'inaspettata perdita di contatto radar e di comunicazioni radio con qualsiasi…velivolo."
--FAA Order 7110.65M 10-2-5 (6)"DETERMINAZIONI DI EMERGENZA"
"Se ... voi siete in dubbio che una situazione costituisca un'emergenza o una potenziale emergenza, comportatevi come se fosse un'emergenza."
--FAA Order 7110.65M 10-1-1-c (7)
Un ufficiale di alto grado della FAA - denominato Ufficiale di Collegamento di Difesa Aerea (ADLO) - viene assegnato al quartier generale del NORAD, il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord America. Il suo mandato: di aiutare la FAA e l'Esercito ad operare insieme per affrontare le emergenze, il più presto possibile. (8) Di solito le scorte si levano in volo da basi del NORAD, come la Otis Air Force Base a Cape Cod, Massachusetts, o la base aerea a Langley, Virginia.
Ma non sempre:
"Di norma, sono gli aerei di scorta del NORAD che prendono parte all'azione richiesta. Comunque, allo scopo di queste procedure, il termine 'aereo di scorta' viene assegnato a qualsiasi velivolo militare destinato alla missione di scorta."
--FAA Order 7610.4J 7-1-2 (9)
Allora, quando il jet Lear di Payne Stewart deviò dalla rotta:
"Per primo, un caccia da Tyndall, Florida, venne deviato dal suo volo routinario di addestramento per controllare il Learjet.
Inoltre due F-16, da un'altra base della Florida, si alzarono in caccia, più tardi ricevendo il cambio da due F-16 della Guardia Nazionale Aerea, (Air National Guard), dall'Oklahoma, che a loro volta ricevettero il cambio da due F-16, da Fargo, North Dakota."
--'ABC News,' 25 ottobre 1999 (10)
Durante una grave emergenza, o se vi è qualche possibilità che sia in corso un atto di pirateria aerea:
"Il servizio di scorta verrà richiesto dal coordinatore per i sequestri aerei della FAA, contattando direttamente il Centro Comando Militare Nazionale (NMCC)."
--FAA Order 7610.4J 7-1-2 (9)
Un manuale del Dipartimento della Difesa puntualizza nello stesso modo:
"In caso di un atto di pirateria aerea, l'NMCC sarà messo al corrente nel modo più veloce dalla FAA.
L'NMCC, salvo immediate risposte…farà richiesta allora di assistenza, tramite il DOD [Dipartimento della Difesa], al Ministro della Difesa, per approvazione."
--CJCSI 3610.01A, 1 giugno 2001 (11)
L'NMCC, con sede al Pentagono, può allertare le sue stazioni radar e quindi monitorare le emergenze pericolose e gli atti di pirateria.
Per esempio, durante l'accaduto con Payne Stewart:
"...ufficiali monitorarono il Learjet sugli schermi di radar, all'interno del Centro Comando Militare Nazionale del Pentagono."
--'CNN,' 26 ottobre 1999 (4)
Quando si trovano alla presenza di situazioni potenzialmente ostili, le scorte possono adottare un comportamento aggressivo:
"Un piccolo aereo privato fatto atterrare nelle vicinanze del ranch Bush"
"Ad un piccolo aereo privato, che volava non autorizzato nelle vicinanze del ranch del Presidente Bush, vicino a Crawford, venne ordinato dall'Esercito di atterrare.
Giovedì, un vice sceriffo ha dichiarato…:
"L'Amministrazione Federale per l'Aviazione (FAA) ha indicato che l'aereo non era autorizzato e ha ordinato di trattenere i suoi occupanti.
A quel punto, ufficiali dell'Esercito, volando su due jets verso l'aereo, si sono immessi sulla frequenza radio del pilota e hanno ordinato al Chessna di atterrare…
L'aereo è atterrato su una striscia di terreno privato, nei pressi di State Highway 6, circa ad otto miglia dal ranch di Bush, vicino Crawford...."
Relativamente ad un secondo incidente, a Wood County, il"Dispatcher senior" dello Sceriffo, Rodney Mize aveva dichiarato che un aereo privato era stato costretto ad atterrare da due piloti militari su jets A-10 Warthog , verso le 11:30 del mattino. I jets avevano volato, uno sopra e uno sotto, fino a quando il pilota dell'aereo privato non era atterrato a Wisener Field, vicino a Mineola."
--'AP,' 13 settembre 2001 (12)
Il 'Boston Globe' ha riportato che:
"Il Maggiore del Corpo dei Marines, Mike Snyder, il portavoce del NORAD ha riferito che i suoi caccia, di routine, intercettano aerei:
"Quando vengono intercettati aerei, questi vengono affrontati in modo tipico, con una reazione per gradi. L'aereo che prende contatto fa rullare i deflettori delle ali, in modo da attirare l'attenzione del pilota, o compie un passaggio di fronte all'aereo.
Eventualmente, può far fuoco con salve traccianti lungo la traiettoria dell'aereo, o, in particolari circostanze, abbatterlo con un missile."
--'Boston Globe,' 15 settembre 2001 (13)
Ora, ritorniamo a Mr. Cheney e alla sua intervista a 'MEET THE PRESS.'
Come potete ricordare, egli aveva affermato:
"Certamente non si ottiene niente di buono, predisponendo una pattuglia per combattimento aereo, se poi non le si forniscono istruzioni per agire, tali da essere condivise, in quanto valutate come appropriate."
Mr. Cheney sta tentando di disinformare, fingendo che i piloti intercettori necessitano di 'istruzioni' dal Presidente, quando egli conosce perfettamente bene, che chiare istruzioni ed un'intera rete organizzativa esistono, per trattare casi di emergenza di intercettazione.
Inoltre, l'argomentazione implicita di Mr. Cheney - che non vi sia motivo di far decollare una scorta, a meno che il pilota abbia il permesso di abbattere un jet commerciale - è assurda.
Chi avrebbe potuto prendere tale decisione in anticipo, prima del decollo della scorta? Anche se un aereo di linea fosse stato preso in ostaggio da un terrorista con una missione suicida, avrebbero avuto Mr. Cheney, Mr. Bush o qualcun altro, se non Dio Stesso, la possibilità di profetizzare come il pirata dell'aria avrebbe reagito all'intercettazione dei jets militari?
Anche se il pirata fosse pronto a morire per la gloria di andare a schiantarsi sul Pentagono, significa forse che sarebbe pronto a morire anche per la gloria di ignorare un ordine di atterraggio da parte di un pilota militare?
Allora, anche se l'Esercito non avesse avuto l'autorizzazione di abbattere il Volo 77, perché non far alzare in volo aerei "scorte"? Infatti, dato che la Polizia e l'Esercito affrontano routinariamente situazioni di pirateria aerea, con una mobilitazione di una forza potenzialmente soverchiante, si poteva sperare di indurre i pirati terroristi alla resa?
Perché, come sostiene Mr. Cheney, non ci sarebbe stato "nessun vantaggio" nel tentare questa tattica, nel caso del Volo 77? Non erano forse in gioco molte vite umane? E questo non costituisce "un vantaggio"?
UNA DIFESA, (CON RITORNO DI FIAMMA!), FALLITA
Si tratta di una difesa fallita l'insieme delle osservazioni di Mr. Cheney,
la sua opinione che solo il Presidente Bush poteva autorizzare effettivamente l'Esercito ad abbattere un aereo oggetto di pirateria?
Con tutta probabilità, questo risulta vero.
Ma, come vedremo in una successiva sezione, questo commento, così come le altre cose che Mr. Cheney ha dichiarato durante la trasmissione 'MEET THE PRESS,' produrranno prove schiaccianti contro George W.Bush, quando verrà trascinato in giudizio per alto tradimento.
NOTE BIBLIOGRAFICHE:
Per una mappa di Washington, che mostra la distanza della base dell'Air Force a Andrews dal Pentagono, andare a:
http://emperors-clothes.com/indict/andrewsmap.htm
(1) 'NBC,
MEET THE PRESS' (10:00 AM ET) Domenica,
16 settembre
2001.
Trascrizione completa a: http://stacks.msnbc.com/news/629714.asp?cp1=1
Trascrizione supplementare a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/nbcmp.htm
(2)
Per prendere in considerazione le
regole che ordinano i requisiti di IFR, vedere FAA Order 7400.2E; 'Procedures
for Handling Airspace Matters,' Data
di efficacia: 7 dicembre 2000; (Include la Variazione1, con efficacia 7 luglio
2001), Capitolo 14-1-2.
Il testo completo si trova a: http://www.faa.gov/ATpubs/AIR/air1401.html#14-1-2
(3) Per una
chiara e dettagliata descrizione di piani di volo, punti determinati, e
Controllo del Traffico Aereo, vedere: 'Direct-To Requirements' di Gregory Dennis
e Emina Torlak a:
http://sdg.lcs.mit.edu/atc/D2Requirements.htm
(4) 'CNN,'
26 ottobre 1999; "Mai il Pentagono ha considerato di abbattere il
Learjet,di Stewart " Web posted at: 8:27 p.m. EDT (0027 GMT) Il testo completo a:
http://www.cnn.com/US/9910/26/shootdown/
Supplemento a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/cnnlearjet.htm
(5)
FAA 'Aeronautical
Information Manual: Official Guide to Basic Flight Information and Air Traffic
Control (ATC) Procedures,' (Includes Change 3 Effective: July 12, 2001) Chapter
5-6-4"Interception Signals"
Il testo completo a:
http://www.faa.gov/ATpubs/AIM/Chap5/aim0506.html#5-6-4
(6)
FAA
Order 7110.65M 'Air Traffic Control' (Includes Change 3 Effective: July 12,
2001), Chapter 10-2-5 "Emergency Situations"
Il testo completo a:
http://www.faa.gov/ATpubs/ATC/Chp10/atc1002.html#10-2-5
(7) FAA
Order 7110.65M 'Air Traffic Control' (Includes Change 3 Effective: July 12,
2001), Chapter 10-1-1"Emergency Determinations" Il testo completo a:
http://www.faa.gov/ATpubs/ATC/Chp10/atc1001.html#10-1-1
(8)
FAA
Order 7610.4J 'Special Military Operations' (Effective Date: November 3, 1998;
Includes: Change 1, effective July 3, 2000; Change 2, effective July 12, 2001),
Chapter 4, Section 5, "Air Defense Liaison Officers (ADLO's)"
Il testo completo a:
http://www.faa.gov/ATpubs/MIL/Ch4/mil0405.html#Section%205
(9) FAA
Order 7610.4J 'Special Military Operations' (Effective Date: November 3, 1998;
Includes: Change 1, effective July 3, 2000; Change 2, effective July 12, 2001),
Chapter 7, Section 1-2, "Escort
of Hijacked Aircraft: Requests for Service"
Il testo completo a:
http://faa.gov/ATpubs/MIL/Ch7/mil0701.html#7-1-2
(10)
'ABCNews,'
25 ottobre 1999 "Runaway Plane Crashes in S.D.; Golfer, at Least Four
Others Killed," di Geraldine Sealey
Il testo completo a:
http://abcnews.go.com/sections/us/DailyNews/plane102599.html
Supplemento a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/abclearjet.htm
(11) 'Chairman
of the Joint Chiefs of Staff Instruction 3610.01A,' 1 giugno 2001, "Aircraft
Piracy (Hijacking) and Destruction of Derelict Airborne Objects," 4.Policy
(page 1) PDF
disponibile a:
http://www.dtic.mil/doctrine/jel/cjcsd/cjcsi/3610_01a.pdf
Supplemento a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/3610_01a.pdf
(12) 'The
Associated Press State & Local Wire' giovedì,13 settembre 2001, BC cycle,
"Small private plane ordered to land in vicinity of Bush ranch"
Il testo completo a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/bushranch.htm
(13)
'The
Boston Globe,' sabato, 15 settembre 2001; Third Edition Page A1, "Facing
Terror Attack's Aftermath: Otis Fighter Jets Scrambled Too Late to Halt The
Attacks" di Glen Johnson.
Il testo completo a:
http://emperors-clothes.com/9-11backups/bg915.htm
Colpevole per l'11/9
Bush allo scoperto
di Illarion Bykov e Jared Israel
Quesiti
sugli attacchi dell'11 settembre
di Jim Marrs - tratto da Nexus nr.36
Tratto da Nexus New Times edizione italiana nr.36 Gennaio-Febbraio 2002
Spie
israeliane arrestate sul tetto a Manhattan
di Sbancor - tratto da http://www.rekombinant.org