FISICA/MENTE

 

 

PAGINE DELLA VITA DI MICHAEL FARADAY

Roberto Renzetti

 

  

      Michael Faraday, terzo di quattro figli, nacque nel 1791 a Newington Butts, un piccolo villaggio vicino Londra, da una famiglia di artigiani.

        Suo padre, originario di Claphan nello Yorkshire dove si era sposato con una contadina di probabile origine irlandese, esercitava il mestiere del fabbro e si era trasferito da poco a Londra in cerca di lavoro.

        Dai cinque ai tredici anni Faraday ebbe un minimo di istruzione in una scuola primaria: sapeva leggere, scrivere e far di conto. Dati i problemi economici familiari, terminata la scuola primaria, Faraday iniziò a lavorare presso un libraio e giornalaio, il signor George Riebau, con il compito di consegnare i giornali casa per casa e con quello di garzone. La libreria di Ribeau era frequentata da gente colta e tra questa vi era, un esule parigino, il pittore e ritrattista Masquerier. Faraday arrotondava il suo misero salario pulendo la stanza in cui abitava Masquerier e lucidandogli le scarpe.

        Masquerier iniziò a voler bene al ragazzo e presto gli insegnò alcune tecniche ritrattistiche e prospettiche (che molto presto avranno una certa importanza nel futuro di Faraday). Durante questo periodo il giovane Faraday apprese l'arte della rilegatura e iniziò ad interessarsi molto ai libri che gli passavano sotto mano. La prima volta che si interessò di un argomento scientifico fu quando lesse la definizione di 'elettricità' che veniva data dall'Enciclopedia Britannica. Un altro libro che lo interessò molto fu "Lezioni di chimica" di Marcet.

        Intanto la famiglia si era trasferita (1809) in una casa di Weymouth Street, dalle parti di Portland Place. Fu a quell'epoca che i problemi economici si aggravarono per una sopraggiunta invalidità del padre. Sua madre fu costretta a subaffittare camere per poter tirare avanti. Ma per la fede che tutti in famiglia avevano abbracciato la povertà non sembrava essere un problema. La famiglia Faraday era di quella parte eretica della chiesa presbiteriana che andava sotto il nome di 'sandemanista' (riti apostolici come quello della cena, comunità dei beni, direzione affidata agli anziani, rifiuto di fare proseliti, matrimoni tra gli aderenti a questa chiesa, risparmio di denaro considerato peccato, separazione tra Chiesa e Stato, concezione di Dio come di un essere attivo operante sul mondo, con mezzi naturali sarebbe stato possibile dimostrare la sua esistenza,...).

        Faraday continuava a lavorare e a leggere. Il signor Riebau era anche generoso con lui: gli permetteva di uscire dal lavoro alle otto di sera (!) per andare ad ascoltare delle conferenze di filosofia naturale che un tal signor Tatum teneva nella propria casa al n° 53 di Dorset Street, in Fleet Street, al prezzo di uno scellino, pagato regolarmente dal fratello Robert che, facendo il fabbro, guadagnava un poco più di Michael. In una di queste conferenze Faraday conobbe un giovane quacchero, Benjamin Abbott, che sarebbe diventato suo amico e con il quale intrattenne una lunga corrispondenza dalla quale è stato possibile ricavare le svariate notizie sulla vita dello stesso Faraday. Altra conoscenza importante fatta da Tatum fu quella di Richard Phillips che in seguito diventerà editore degli "Annals of Philosophy".

        La passione di Faraday per la filosofia naturale era nota a Riebau ed ai suoi clienti. Uno di questi, il Sig. Dance membro della "Royal Institution", procurò a Faraday l'invito per assistere all'ultima serie di conferenze di H. Davy, il famoso chimico. Faraday assistette a tutte le conferenze e redasse un resoconto esteso, particolareggiato e corredato di svariati bei disegni (qui gli tornò utile l'arte appresa da Masquerier). La sua passione crebbe al punto da fare un tentativo per essere assunto alla Royal Institution. Scrisse al suo Presidente, Sir Joseph Banks che, naturalmente, non rispose. Iniziò allora con i suoi poveri mezzi a fare dei semplici esperimenti di chimica i cui risultati via via comunicava ad Abbott mediante lettera.

        Nel settembre del 1812, Faraday lasciò il lavoro da Riebau per impiegarsi come rilegatore a giornata presso un emigrato francese di nome De la Roche. Ma la vita lì era molto dura. E poi Faraday continuava sempre a pensare di poter ottenere un qualche impiego in un laboratorio scientifico. Intanto il Presidente della Royal Institution era cambiato, al posto di Banks sedeva ora Davy. Questo fatto diede nuovo coraggio a Faraday che scrisse, questa volta, a quel tal Sig. Dance che gli aveva procurato l'invito per assistere alle conferenze di Dayy postulando un qualche impiego presso la Institution. Come referenza allegò il resoconto che aveva fatto delle lezioni di Davy. La combinazione volle che nel frattempo Davy si era danneggiato un occhio mentre effettuava un esperimento con cloruro di azoto. Aveva quindi urgente bisogno di un emanuense per la redazione degli esperimenti che continuavano. Fu così che Faraday venne assunto temporalmente da Davy. Naturalmente approfittò per chiedere un posto presso la Royal Institution, qualcosa che gli permettesse di fare un lavoro di ricerca. Ma Davy continuava a dissuaderlo, a dirgli che quello di rilegatore era un posto sicuro, che la scienza non offriva nessuna certezza, ...

        Un giorno Faraday stava già a letto quando venne svegliato da un messaggero di Davy: un suo assistente era stato licenziato, c'era un posto vacante alla Royal Institution. La mattina seguente Faraday fu assunto a 25 scellini la settimana oltre all'uso di due stanze nei piani alti della Royal Institution. Era il 1812, Faraday aveva 21 anni.

        E' di interesse notare che una delle prime cose che Faraday faceva nel suo tempo libero era apprendere l'arte oratoria, il modo migliore di parlare, gli atteggiamenti da assumere, le pause da fare, la pacatezza dell'eloquio, la sicurezza nell'esposizione, le posizioni del corpo. Tutto ciò gli sarebbe servito quando avesse pronunciato qualche conferenza.

        Nel 1813 Davy era stato fatto "Sir" per meriti scientifici, si era ritirato dalla Royal Institution e si era sposato. In quello stesso anno Sir e Lady Davy decisero di fare un viaggio nel continente europeo e nel vicino Oriente. Faraday fu scelto come accompagnatore con le mansioni di assistente di laboratorio ed emanuense. Il viaggio durò un anno e mezzo e fu estremamente utile a Faraday per uscire dal provincialismo. Ebbe modo di conoscere Ampère, Volta, Arago, Gay-Lussac, i De la Rive. Girò per la Francia, la Svizzera, la Germania, il Belgio, l'Italia. Il viaggio doveva proseguire in Turchia ma la quarantena lì vigente scoraggiò Davy. Faraday imparò moltissime cose ma , confidò al suo amico Abbott,era profondamente arrabbiato con Lady Davy che lo trattava come l'ultimo dei servi. Fu proprio il desiderio di non rompere con Davy ohe lo trattenne a non seguire l'istinto di risponder male e ritornarsene in Inghilterra.

        Nell'aprile del 1815 Faraday riprese il suo posto come assistente di laboratorio alla Royal Institution. Gli venne inoltre assegnato l'incarico di conservatore della collezione di minerali e di capo del magazzino di materiali. Lo stipendio era salito a 30 scellini la settimana (era molto poco ma si deve pensare che la Institution viveva in grandissime difficoltà economiche e spesso aveva rischiato la chiusura con il conseguente licenziamento dello stesso Faraday).

        Uno dei primi lavori di importanza di Faraday fu l'aiuto che fornì a Davy nella realizzazione della lampada di sicurezza per minatori (quella retina metallica che si poneva davanti alle fiamme libere per ottenere luce e per evitare la fuoriuscita della stessa fiamma che avrebbe fatto esplodere il micidiale grisou). Nel 1816 pronunciò la sua prima conferenza presso la "City Philosophical Society" fondata da Tatum e, nello stesso anno, scrisse il suo primo lavoro scientifico, un'analisi di un campione di calce viva che Davy aveva ricevuto dalla Toscana. Molti anni dopo, in occasione della ristampa di questo suo primo lavoro, scrisse:

"Davy mi dette l'incarico di eseguire questa analisi ... in un momento in cui la mia paura era maggiore della mia fiducia in me stesso, ed entrambe erano molto superiori alle mie conoscenze".

        Occorre a questo punto osservare che, durante la sua collaborazione con Davy, Faraday non si limitò solo ad apprendere svariate tecniche sperimentali ed innumerevoli conoscenze teoriche ma anche la filosofia, gli intimi convincimenti del suo maestro. In particolare Davy era amico di S.T. Coleridge lo scrittore e poeta. Quest'ultimo tra il 1798 ed il 1799 aveva realizzato un viaggio in Germania ed era ritornato da quel paese infervorato dalle idee romantiche, soprattutto dalla filosofia della natura di Schelling. Davy ebbe lunghe conversazioni con il suo amico che, tra l'altro, avvenivano anche presso i laboratori della Royal Institution, e si lasciò contagiare. A partire dai primi anni dell'800 anche la sua terminologia scientifica si modificò: spariscono tutti i cenni ai fluidi imponderabili e si inizia a parlare di 'energie', 'potenze' e 'agenti'. Ma c'è di più. Davy lavorava in un contesto in cui si andavano affermando le teorie atomiche di Dalton. Egli era insoddisfatto di quell'atomismo che, tra l'altro, non gli spiegava il perché alcune sostanze reagiscono tra di loro ed altre no. Se le palline dure di Dalton sono soggette alla sola forza gravitazionale, tutte le sostanze dovrebbero reagire tra loro. Per altri versi però qualche cosa non quadrava in Naturphilosophie: se alla base del mondo c'è il conflitto e la trasmutazione delle forze, come mai non si riscontra un conflitto ed una trasmutazione delle sostanze? Ma Davy risolse questo problema integrando Naturphilosophie con le teorie atomiche del gesuita G.R, Boscovich (1711-1787) secondo il quale le ultime particelle di materia devono essere costituite da punti (matematici), indivisibili, inestesi, dotati di inerzia ma non di massa, disseminati nel vuoto immenso. Intorno a questi punti vi è una sorta di atmosfera di forza, più densa man mano che ci si avvicina al punto. 'Atomi' di sostanze differenti hanno diverse atmosfere di forza (l'andamento delle forze attrattive e repulsive in funzione della distanza tra punti è mostrato nella figura riportata in fondo all'articolo). Secondo Davy allora, il non adattarsi di certe curve di forza ad altre non permette certe reazioni. Ed infine se solo si ammette che il passaggio di una corrente deforma le curve di forza si possono ben spiegare i fenomeni dell'elettrochimica.

La figura originale riportata da Boscovich

La semplificazione della figura precedente

        Faraday quindi come substrato culturale non aveva che questo, quello della Naturphilosophie di Schelling. Le forze alla base del mondo; forze disordinate ed ovunque presenti; forze in eterno conflitto; forze che si convertono tra di loro le une nelle altre. Queste idee si rafforzarono ulteriormente in Faraday quando ebbe modo di conoscere e di diventare amico dello stesso Coleridge.

        Arriviamo così al 1820, ai ventinove anni di Faraday che lo videro sposarsi con Sarah Bernard una giovane di ventuno anni del suo stesso credo religioso. Intanto egli continuava con i suoi lavori di chimica: nel 1818 aveva pubblicato alcune interessanti osservazioni sul passaggio di gas attraverso dei tubi. Sempre nel 1818 iniziò, insieme al medico Stodart, una serie di ricerche volte alla produzione di acciai più resistenti ed inossidabili (i migliori acciai dell'epoca erano prodotti in India). Questi lavori, certamente promettenti,furono abbandonati nel 1823, alla morte di Stodart. Nel 1820 scoprì due cloruri di carbonio e proprio su queste sostanze fece delle ricerche con il già citato Phillips (c'è comunque da osservare che, a parte queste citate collaborazioni, Faraday amò sempre lavorare da solo: il suo non conoscere la matematica, la sua brillantissima e rapidissima dialettica mani-cervello rendevano difficili le collaborazioni).

        E siamo al 1821, data che segna una svolta nella vita scientifica del nostro.

Il suo amico Richard Phillips, immediatamente dopo il clamore suscitato dalla famosa esperienza di Oersted, gli chiese di fare per la rivista che dirigeva, gli "Annals of Philosophy", una rassegna storica di tutti gli esperimenti e teorie dell'elettromagnetismo che erano apparsi subito dopo Oersted. Ma Faraday andò molto oltre il lavoro che gli era stato commissionato: egli dette inizio ad una serie di esperienze che lo avrebbero poi accompagnato per tutta la vita rendendolo famoso, le "Ricerche Sperimentali sull'Elettricità". In questa prima serie di ricerche c'è la scoperta delle 'rotazioni elettromagnetiche', scoperta che lo rese subito famoso in tutto il mondo scientifico ma che gli creò anche dei problemi con Wollaston e Davy. Il primo aveva intuito che un filo che trasporta corrente, avrebbe dovuto, in presenza di un polo magnetico, ruotare intorno al proprio asse. Con l'aiuto di Davy aveva provato svariate esperienze ma tutte con esito negativo. Faraday pur avendo presenziato a qualcuno di questi tentativi, si trovò nella sgradevole posizione di doversi giustificare affermando semplicemente che non aveva proprio capito ciò che Wollaston e Davy facessero. Questo episodio ebbe uno strascico nel 1823 quando Faraday fu proposto come socio della "Royal Society". Mentre Wollaston fu sostenitore della candidatura Faraday, Davy si oppose energicamente ad essa. Arrivò ad argomentare che uno dei lavori,che venivano citati a merito di Faraday, quello relativo alla liquefazione del cloro, era in realtà un completo plagio di quanto egli stesso aveva fatto. In ogni caso nel 1824 Faraday fu eletto membro della Royal Society nell'urna fu trovato un solo voto contrario. Da quel momento i rapporti con Davy non furono più cordiali come nel passato.

        Nel 1825, nell'ambito delle sue ricerche di chimica che porterà avanti fino al 1831, scoprì il benzene. Nello stesso anno fu nominato membro della giunta della Royal Society che studiava i vetri ottici, studi che si realizzavano presso i laboratori della "Royal Institution", sotto la direzione dello stesso Faraday. Sempre nel 1825, su proposta di Davy (che in qualche modo voleva riallacciare i rapporti), fu nominato Direttore dei laboratori della Royal Institution sotto la supervisione del professore di chimica Brande (fino ad allora, almeno formalmente, Faraday era assistente di laboratorio sia di Davy che di Brande). Da quel momento iniziò una importante opera di divulgazione di quanto si faceva in campo scientifico iniziando con l'inaugurare 'I discorsi serali del venerdì', dando vita alla 'Serie di conferenze di Natale, dedicate ad un pubblico giovane' e continuando le conferenze mattutine che, a suo tempo, erano state iniziate da Davy. Tutte queste conferenze erano tenute, oltre che dallo stesso Faraday, dai più prestigiosi scienziati del tempo nelle più diverse discipline scientifiche.

        Altra opera cui si dedicò fu quella di riordinare le finanze dell'Institution; ma, per quanti sforzi si facessero, le cose non migliorarono. Lo stesso compenso che Faraday riceveva per la quantità, di cose che faceva per la Institution, per anni, era rimasto lo stesso (cento sterline l'anno, vitto, alloggio, riscaldamento ed illuminazione). Ma a Faraday questo sembrava importare poco,tanto che, nel 1827, rifiutò la cattedra di chimica presso l'Università di Londra, da poco fondata. E ciò per non distrarre le sue energie dall'Institution cui si sentiva legato affettivamente da un debito di riconoscenza. Certo che Faraday arrotondava il suo salario con collaborazioni esterne, rimane comunque l'amara riflessione che fa J.C. Growther:

'L'industria manufatturiera d'Inghilterra era quattro volte più grande di quella di tutti gli altri continenti messi insieme, eppure non si poteva incontrare il modo di trovare qualche migliaio di sterline per garantire l'esistenza del laboratorio di Faraday'.

        Abbiamo già accennato al fatto che subito dopo il 1821 Faraday dedicò gran parte del suo tempo a ricerche chimiche. Solo sporadicamente si occupò di fenomeni elettrici. Ma non cessò mai di pensare ad essi. Ne fa fede un promemoria dello stesso Faraday del 1822 nel quale si ripropone per il futuro di studiare alcune questioni:

'Trasformare il magnetismo in elettricità'

'Il respingersi delle palline di sambuco è o no dovuto al cambio di elettricità come conseguenza dell'induzione ?'

'Stato dell'elettricità nell'interno ed alla superficie dei conduttori e nella superficie di buchi fatti in essi'

'Effetto della luce nel passare attraverso foglioline d'oro o di zinco o metalli più ossidabili, essendo questi ultimi poli di magneti o essendo sistemati su barre magnetizzate'

'Trasparenza dei metalli. Passaggio di luce solare attraverso una fogliolina d'oro. Due foglie [metalliche - n.d.r.] costituenti poli; luce che le attraversa da parte a parte'.

        Nel 1830 Faraday guadagnava per consulte esterne più di mille sterline l'anno. Non aveva però più tempo per le sue ricerche. Nel 1831 ridusse drasticamente le collaborazioni fino ad arrivare ad una quantità di denaro che gli fosse strettamente indispensabile (l55 sterline). Negli anni successivi andò sempre più riducendo gli introiti extra. Il proposito di dedicarsi completamente alla ricerca fu premiato proprio nel 1831 quando, secondo i propositi del 1822, riuscì a trasformare il magnetismo in elettricità, realizzando la scoperta per la quale è oggi più noto, l'induzione elettromagnetica. Già nel 1825 e nel 1828 aveva tentato esperienze di questo tipo ma con esito negativo. Allo stesso modo altri ricercatori. Ciò che Faraday capì è tanto semplice quanto importante. II moto dell'ago dell'esperienza di Oersted è provocato da una corrente ma "la corrente non è un fenomeno statico ma dinamico". Un magnete è invece un qualcosa di statico. Non basta quindi porre un magnete vicino ad un conduttore perché in quest'ultimo si origini corrente; occorre invece muovere il magnete nelle vicinanze del conduttore ! Chissà quante volte Faraday aveva posto un magnete dentro un solenoide per vedere cosa accadeva ! Quante volte era rimasto deluso dal non osservare ciò che si aspettava ! Bastava solo soffermarsi un attimo sulle fasi transitorie, sul momento in cui il magnete era introdotto e su quello in cui era estratto.

        Alla fine dell'articolo che fornisce il resoconto di questa esperienza Faraday descrisse una prima dinamo rudimentale. Ma egli non approfondì questo studio poiché non era interessato ad aspetti applicativi. Nel corso del 1831, invece, realizzò una miriade di altre esperienze di induzione elettromagnetica.

        Nel 1832 iniziò una nuova serie di importanti ricerche con il fine di mostrare l'identità dei diversi tipi di elettricità. Egli riuscì a dimostrare che l'elettricità voltaica è della stessa natura di quella fornita da una macchina elettrostatica e dall'induzione elettromagnetica, o da qualunque altro fenomeno noto. Alla fine di questo lavoro si trovano le prime leggi che Faraday trovò per l'elettrolisi.

        Nel 1834, all'inizio del seguente lavoro, spiegò l'origine della nuova terminologia introdotta con l'aiuto di suoi amici e particolarmente di Whewell. Era Faraday a sollecitare Whewell: gli serviva un termine che sostituisse 'polo' (che ricordava troppo l'azione a distanza) ed ecco che nasceva 'elettrodo' (che dà l'idea di un cammino per la corrente). Allo stesso modo furono coniati i termini elettrolito, elettrolisi, catodo, anodo, catione, anione e ione.

        Nell'autunno del 1834 Faraday riprese lo studio dell'induzione elettrostatica e dei dielettrici. Nel 1835 studiò la scarica nei gas,ed iniziò una accurata ricerca sulla natura dell'elettricità statica. Quest'ultimo lavoro, pubblicato nel 1838, è estesissimo ed occupa ben 143 pagine.

        Intanto, nel 1833, era stato nominato professore di chimica presso la Royal Institution e ciò gli duplicava la rendita. Nel 1835, l'allora primo ministro, Lord Melbourne, tentò di assegnargli una pensione di 300 sterline annue. Nell'offrirgliela usò parole che offesero Faraday che sdegnosamente rifiutò.

        La stanchezza e l'esaurimento iniziavano a farsi strada. A partire dal 1834 sospese tutte le attività di perito del tribunale e non accettò più inviti a mangiare fuori di casa. Nel 1835 annullò altre consulte esterne e rifiutò di occuparsi dei problemi della Giunta della Royal Society. Nel 1837 ridusse drasticamente le conferenze mattutine. Nel 1838 rifiutò di rivedere il testo per la ristampa di un suo libro di chimica e per almeno tre giorni alla settimana si rifiutò di incontrare alcuno. Nel 1839 smise di dare le lezioni di Brande. E' proprio questo l'anno in cui Faraday si ammalò. Forse lo sforzo sopportato per terminare il suo ultimo lavoro insieme alla miriade di altre attività lo portarono ad un esaurimento completo. Nel 1840 smise di dare conferenze per i giovani mentre nel 1841 sospese ogni attività per la Royal Institution. Se ne andò a riposare in campagna. Fece un viaggio in Svizzera dove giornalmente faceva passeggiate dai 50 ai 75 chilometri.

        Solo nel 1844 riprese a lavorare con una certa regolarità. Il lungo periodo di riposo lo aveva fatto riflettere molto e, proprio nel 1844, Faraday azzardò un primo lavoro teorico. "Speculazione sulla conduzione elettrica e sulla natura della materia", che sollevò una quantità importante di critiche. Gran parte del paludato mondo scientifico riconosceva certamente Faraday come eccellente sperimentatore. Per alcune sue idee non molto ortodosse i fisici dicevano che era un chimico mentre i chimici sostenevano che era un fisico. Ambedue erano comunque pronti a non prenderlo sul serio quando egli si avventurava sul terreno della speculazione soprattutto perché non conosceva la matematica. Faraday dette, almeno così sembra, poco peso alla questione e ritornò ad immergersi nel suo lavoro per trovare sostegno sperimentale al complesso delle sue idee.

        Nel 1845 iniziò una serie di ricerche nelle quali mise in relazione (come dai propositi del 1822) luce, elettricità e magnetismo. Utilizzando degli speciali vetri pesanti al piombo [cristalli, n.d.r.],che egli stesso aveva realizzato nel 1825, disposti fra le espansioni polari di un magnete, egli osservò che quando della luce era fatta passare attraverso questi vetri, la sua polarizzazione veniva modificata. Un fenomeno analogo osservò disponendo al posto del magnete due placche metalliche caricate elettrostaticamente.

        Ancora nel 1845 scoprì e studiò i fenomeni del paramagnetismo e del diamagnetismo.

        Finalmente, nel 1846, Faraday prese nuovo coraggio da tutto ciò che via via andava scoprendo e osò una nuova, più articolata e molto più spinta speculazione teorica, "Pensieri sulla vibrazione dei raggi".

        Questo lavoro ebbe una curiosa premessa. Qualche mese prima della sua pubblicazione, alla Royal Institution, si doveva tenere una conferenza di Wheatstone ma questi, all'ultimo momento, non ebbe il coraggio di affrontare il pubblico e se ne andò. Faraday dovette arrangiare al momento un qualcosa e la sua conferenza risultò breve. Per occupare il tempo restante Faraday iniziò a parlare delle sue idee sulla materia, la luce, la gravitazione, l'elettricità, il magnetismo. La notizia si diffuse e Faraday fu costretto a scrivere quanto aveva oralmente sostenuto. La materia, alla Boscovich, è costituita, da centri di forza circondati da atmosfere di forza che estendono la loro azione fino a distanza infinita, l'azione è a contatto e si serve per propagarsi delle linee di forza. La propagazione dell'azione avviene a contatto con una velocità enorme (quella della luce) ma non infinita. Le azioni agiscono su linee curve. La materia in quanto tale ha più forze associate ad essa di modo che essa possiede le proprietà di 'solidità e gravitazione'. L'universo è un tutto pieno in continua azione ed alla base di esso non vi è nessuna necessità di uno o più eteri. E' certamente straordinario ciò che Faraday sostiene (si sta sulla strada delle prime formulazioni relativistiche), soprattutto se lo si confronta con il rigido atomismo e con le azioni rettilinee istantanee ed a distanza.

        Così nel 1846 Faraday suggeriva la teoria elettromagnetica della luce (per riconoscimento successivo di Maxwell) e tentava di sbarazzarsi di entità metafisiche come l'etere. Gli anni successivi gli servirono per aggiungere argomenti a queste idee.

        Nel 1852 scrisse "Sul carattere fisico delle linee di forza", in cui tolse il carattere ipotetico alle linee di forza, carattere che si era cominciato a delineare fin dal lontano 1821, per assegnar loro una realtà fisica.

        Interessato com'era ad ogni tipo di forza (o di energia,come si direbbe oggi), nel 1853 si occupò di alcuni fenomeni di spiritismo. I tavoli che ruotavano quando su di essi veniva costruita la catena di mani. Se però la superficie del tavolo veniva cosparsa di un qualche lubrificante, il fenomeno non aveva più luogo. Faraday si convinse presto del fatto che la rotazione del tavolo era originata da una azione muscolare forse anche involontaria delle mani che erano poggiate sulla superficie del tavolo. Da questo momento egli rifiutò di occuparsi di qualsiasi fenomeno paranormale.

        Altro lavoro di grande interesse che segue da vicino la scoperta della conservazione dell'energia (vari contributi successivi, fino ad arrivare al lavoro di Helmholtz del 1847, "Sulla conservazione della Forza") è del 1857. Ha lo stesso titolo di quello di Helmholtz ed è una estensione delle sue concezioni alla gravitazione. Secondo il nostro, in accordo con la conservazione dell'energia, è impossibile pensare ad una azione istantanea a distanza. Assegnato infatti un dato pianeta, se noi disponessimo ad un certo istante di un secondo pianeta ad una data distanza dal primo, i due dovrebbero iniziare ad attrarsi istantaneamente, il che equivarrebbe alla creazione di energia. E' invece la sola ammissione della preesistente esistenza di un campo di forze che agisce a contatto che evita questo assurdo.

        Faraday era già avanti negli anni e nel 1857 gli fu offerta la Presidenza della Royal Society che egli rifiutò (tra l'altro, non aveva, mai condiviso il fatto che in questa società, scientifica più che in altre fosse possibile essere ammessi per il solo fatto di essere nobili). Nel 1858 il principe consorte dispose che gli fosse assegnata come alloggio una bella residenza nei pressi di Hampton Court. Nel 1860 diede l'ultima conferenza per i giovani e nel 1861 rinunciò alla sua cattedra presso la Royal Institution. Ancora nel 1862 tentava sofisticati esperimenti per cercare di evidenziare la rifrazione di un raggio di luce per mezzo di un campo magnetico. I suoi strumenti non potevano riuscire nell'impresa nella quale riuscì Zeeman nel 1897.

Si spense nel 1867, all'età di 79 anni.


BIBLIOGRAFIA

J.G. Crowther - Humphry Davy e Michael Faraday - Buenos Aires, 1945.

L. Pearce Williams - Michael Faraday - Londra, 1965.


 

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