Quella esperienza era la conclusione ideale di quanto avevo vissuto nei
miei primi giorni di università. Nella mia prima lezione (dicembre 1963 ) ero
perso in un posto in piccionaia dell'Aula di Fisica Sperimentale dell'Istituto
di Fisica dell'Università di Roma
(IFUR). La mia prima lezione di fisica, la prima lezione di una cosa piuttosto
sconosciuta a chi, come me, proveniva da un liceo classico. Anche allora ebbi
l'incontro con un Signore che entrò tra gli applausi di almeno 500 alunni. Il
solito passo svelto ed elegante. Il portamento e l'eleganza innati. I suoi
capelli bianco argentei, .. Egli non spiegava la fisica, la raccontava. Egli era
persona che avrebbe innamorato chiunque avesse un minimo di voglia di conoscere.
Io ne restai completamente affascinato.
Dico questo e tornerò con altri appunti biografici solo per comunicare
al lettore la difficoltà di parlare di questo Signore, di Edoardo Amaldi. Fu
Carlo Bernardini un anno dopo la morte di Amaldi che ebbe modo di dire: "È
difficile parlare in poche pagine di
un uomo che aveva ottant'anni e ne dimostrava quaranta". Se si aggiunge a
ciò il fatto che Amaldi era uno scienziato che ha lavorato con ricerche di
punta in praticamente tutti i campi della fisica; che è stato il più grande
manager della nostra fisica; che è stato un grande formatore di generazioni di
fisici; che è stato un uomo di elevatissimo impegno morale e civile, ebbene, ci
si rende ancora di più conto della difficoltà dell'impresa. Tenterò quindi
una scarna biografia, che mi eviterà il rischio di cadere nell'agiografia,
rischio insito, credo, in tutti coloro che hanno avuto la fortuna, come me, di
essere stati suoi allievi ed, in seguito, di conoscerlo personalmente.
Molte cose che qui dovrebbero essere dette le tralascerò rimandando
all'articolo su Fermi e la sua Scuola: la vita di Amaldi è inseparabile da
essa, dai suoi bervi studi di ingegneria fino al 1938. Si tratta ora di dare un
suo minimo riferimento biografico fino
a che non si inserì nel gruppo Fermi e quindi riprendere con la sua opera a
partire dal 1938, quando restò solo a Roma.
I
PRIMI ANNI; LA SCUOLA DI ROMA; LA SUA DISSOLUZIONE
Edoardo Amaldi nacque a Carpaneto Piacentino, in provincia di Piacenza,
il 5 ottobre 1908 da Luisa Basini ed Ugo Amaldi. Essendo suo padre professore di
analisi matematica e meccanica razionale presso l'università, la famiglia seguì
i suoi spostamenti attraverso varie città italiane. Così Edoardo iniziò gli
studi elementari a Modena, proseguì con la media a Padova, per finire a Roma,
presso il Liceo Tasso, gli studi secondari.
Si iscrisse quindi ad Ingegneria. Era il 1926, la fisica italiana non
aveva un passato recente e tantomeno un futuro. Alla fine del primo anno di
corso, Amaldi accolse l'appello di Corbino di passare a Fisica, dove nel
frattempo (1926) Fermi aveva ottenuto la cattedra di Fisica Teorica e Rasetti
iniziava a lavorare (1927).
Si laureò nel 1929 con una tesi sull'"Effetto Raman" nel
benzolo assegnatagli da Rasetti. Concluso il servizio militare nel 1930, Amaldi,
che già aveva sviluppato importanti ricerche in spettroscopia, ottenne una
borsa di studio dell'Opera Alberoni di Piacenza (1931) per recarsi a Lipsia a
studiare sotto la guida del famoso P. Debye.
Alla fine del 1931, tornato a Roma, divenne assistente di Corbino
continuando le sue prime ricerche di spettroscopia atomica e molecolare insieme
a quelle della diffrazione dei raggi X. Naturalmente tutti questi lavori erano
fatti sotto la direzione di Fermi e così proseguirono fino al 1938. A questo
punto si può passare a leggere il lavoro fatto dalla Scuola di Roma per tutto
il periodo che poté restare insieme.
Arriviamo al 1938. Il Nobel a Fermi. La sua partenza per la Svezia e
quindi per gli USA. La scuola di Roma completamente dispersa. Amaldi si recò
per un breve periodo a lavorare negli USA con Segrè ma poi, nel 1939 tornò a
Roma come unico superstite di quella prestigiosa Scuola. E mentre Fermi e Segrè
(insieme a molti altri) raccoglieranno successi negli USA, ad Amaldi spetterà
il compito per cui tutti noi dovremo per sempre essergli grati: quello di
mantenere viva la Scuola di fisica che prendeva le mosse da Fermi e di portarla
a nuovi fondamentali successi; quello di conservare al nostro Paese un posto di
prestigio nella ricerca fisica mondiale.
AMALDI
RESTA SOLO A ROMA
Nel giugno del 1940 l'Italia entrò in guerra. Amaldi fu richiamato alle
armi ed inviato in zona di operazioni nell'Africa Settentrionale per sei mesi
(pensate a quanto incredibile è una cosa del genere! Pensate al fatto che se si
fosse voluto usare "proficuamente" una tale mente si sarebbe potuto
fare in infiniti modi, meno che in quello di mettergli un fucile in mano!). Fu
la Facoltà di Scienze di Roma che lo fece tornare ai suoi uffici di docente e
ricercatore.
Con alcuni giovani collaboratori, tra cui Daria Bocciarelli ed il già
noto Trabacchi continuando le ricerche sul nucleo utilizzando il generatore di
neutroni da 1 milione di volt che era una elaborazione più avanzata di un
analogo generatore (di tipo Cockcroft e Walton) da 200.000 volt costruito nel
1937 dallo stesso Amaldi, da Fermi e Rasetti (tale generatore era stato
realizzato nell'ambito dei finanziamenti dell'Istituto Superiore di Sanità). Al
gruppo si unì presto Mario Ageno (uno dei più grandi fisici italiani che
successivamente prese la via della "biofisica"). Viste le vicende
della guerra e quanto trapelava su presunti successi tedeschi sulla strada
della fissione nucleare, il gruppo di Roma, negli anni che vanno dal 1941
alla fine della guerra decise di sospendere gli studi nucleari (in ogni caso la
cialtroneria del regime non pensò mai , neppure lontanamente, ad utilizzare i
suoi scienziati a fini bellici).
Gli studi passarono da problemi di fissione a questioni che di
applicativo in senso bellico non avevano nulla: si studiarono fenomeni d'urto di
neutroni veloci contro protoni e deutoni (nuclei di deuterio, cioè un protone
legato insieme ad un neutrone).
Negli anni che vanno dal 1943 al 1945, l'Istituto di Fisica di Roma vide
nuovi importantissimi successi ad opera di Conversi, Pancini e Piccioni:
comprensione dei fenomeni che riguardano i mesoni, importanti rappresentanti
della famiglia dei leptoni che, con i quark, costituiscono la materia di base
del nostro universo. Qui azzardo che il lavoro in oggetto, anche per l'enorme
risonanza che ebbe, era ben degno di un Nobel. Ma, anche qui, come visto per
Lattes ed Occhialini, non si danno dei Nobel a scienziati di un Paese che, con
il Fascismo, ha combinato tanti disastri nel mondo. In ogni caso in quegli anni
Roma era stata bombardata e l'Istituto di Fisica, che dal 1935 aveva abbandonato
la sede di Via Panisperna per sistemarsi nella nuova sede universitaria
(l'attuale), si trova proprio vicino al quartiere bombardato, quello di San
Lorenzo. Furono epici quei momenti in cui tutta la strumentazione veniva
caricata su dei carretti e,
attraversando tutta Roma, trasferita nei sotterranei del Liceo Virgilio che, per
il suo essere adiacente alla Città del Vaticano, sembrava immune da
bombardamenti.
GLI
ANNI DELLA RICOSTRUZIONE
Nel 1945 la guerra ebbe fine e l'Italia ne uscì distrutta. Nell'Istituto
di Fisica, Amaldi riorganizzò il lavoro. Immediatamente ripresero le ricerche
che erano state abbandonate nel 1941, le interazioni dei neutroni con il nucleo.
Si riuscirono a dimostrare varie cose previste dalla teoria ed in particolare a
dare una verifica del "teorema ottico", relativo alla diffrazione dei
neutroni veloci. Siamo al 1947 e l'Italia soffriva del solito male, aggravato
dalla profonda crisi economica del Paese: non vi erano fondi per la ricerca. Era
inoltre internazionalmente isolata; in particolare soffriva l'enorme differenza
di mezzi tra i suoi ed i laboratori, ad esempio, degli Stati Uniti.
Amaldi non si perse d'animo: Iniziò un'intensa attività su due fronti:
uno più propriamente "politico" e l'altro della ricerca.
Un primo incontro con l'ambiente internazionale dei fisici lo si era
avuto nell'estate del 1946 a Cambridge. E lì furono presentate relazioni da
parte di Amaldi, di Gilberto Bernardini, di Bruno Ferretti. Amaldi fu invitato
da scienziati USA a tenere dei seminari in varie università americane. La cosa
si svolse tra il settembre ed il dicembre dello stesso 1946. Negli USA incontrò
Fermi che gli propose, a nome dell'Università di Chicago, una cattedra. Amaldi
fu combattuto molto ma poi, sostenuto particolarmente da sua moglie Ginestra
(che già non aveva condiviso l'abbandono di Fermi dell'Italia), decise di
rientrare in Italia per portare a fondo quel suo impegno di responsabilità con
i ricercatori più giovani.
Ma vi era ora la necessità di essere riconosciuti come Paese nei
Consessi Culturali e Scientifici mondiali. L'Italia era stata mantenuta fuori,
ad esempio, dall'UNESCO. Nel 1947, in occasione di una conferenza di tale
Organizzazione che si tenne a Città del Messico, la delegazione che l'Italia
inviò, composta da Amaldi, dal filosofo Guido De Ruggero e dall'archeologo
Ranuccio Bianchi Bandinelli, ottenne l'ammissione e, in quella occasione, tra
l'altro, Amaldi ebbe modo di conoscere personalmente un fisico francese, P.
Auger, che tra un poco ritornerà nella nostra storia. Amaldi aveva anche fatto
parte di una missione italiana che doveva riprendere i rapporti culturali con la
Polonia.
Nel 1948 Amaldi ebbe un primo importante riconoscimento internazionale:
venne eletto vicepresidente dell'Unione Internazionale di Fisica Pura ed
Applicata (IUPAP) e questo incarico lo mantenne fino al 1954. In quest'ambito i
contatti vennero ripresi con praticamente tutti gli scienziati del mondo. Nello
stesso anno Amaldi venne anche chiamato come consulente al Centro Informazioni
Studi ed Esperienze (CISE) che, come emanazione dell'Industria privata italiana,
avrebbe dovuto occuparsi di energia nucleare a fini applicativi (il CISE era
nato verso la fine del 1946 ed alla sua gestione erano stati chiamati Bolla,
Salvetti, Salvini e Silvestri; fino al 1952 fu il solo ente a rappresentare
l'Italia nel campo dell'energia nucleare).
Nel 1949 assunse la direzione dell'Istituto di Fisica dell'Università di
Roma (IFUR) e mantenne questa carica fino al 1960. Insomma, Amaldi era ormai il
punto di riferimento politico obbligato per la ricerca, non solo fisica nel
nostro Paese e per i rapporti con la comunità internazionale. Ma rimaneva
l'altro punto: qual era lo stato della ricerca, della strumentazione, dei
finanziamenti in Italia?
Amaldi, di ritorno a Roma dagli USA, restò compiaciuto del fatto che gli
anni della guerra non avevano creato solchi incolmabili nell'elaborazione
teorica della ricerca fisica. Insomma l'Italia era al passo. Ciò che mancava
erano laboratori e strumenti all'avanguardia. La fisica, quella che oggi
chiamiamo delle particelle elementari, era ad uno stato di ricerca sperimentale
avanzato. Come mettersi al passo senza soldi? L'unica strada accessibile, e che
fu seguita, era quella dei raggi cosmici: delle particelle elementari che non
avevano bisogno di acceleratori ma che venivano prodotte ed
"accelerate" dalla natura. D'altra parte la fisica nucleare era già
ad uno stato di maturità per cui occorreva passare ad uno studio più
raffinato, quello appunto delle particelle elementari, quello delle alte
energie, delle interazioni forti. Le ricerche che si svilupparono a Roma dal
1950 al 1953 non erano però ancora orientate su questa strada. Si tentava
l'affinamento di tecniche attraverso lo studio dell'interazione dei muoni
(alcune particelle presenti nei raggi cosmici) veloci con i nuclei. Su questa
strada si riuscì a confermare entro ragionevoli limiti di validità il modello
a strati del nucleo (in questo periodo lavorarono con Amaldi, tra gli altri,
Castagnoli, Mezzetti. Sciuti e Stoppini): Si passò subito alla tecnica delle
emulsioni nucleari (resa altamente efficace da Giuseppe Occhialini) per lo
studio dei raggi cosmici e con questa tecnica vennero studiati
in modo approfondito un altro tipo di mesoni presenti nei raggi cosmici,
i K. Fu in quegli anni che Amaldi divenne il massimo esperto mondiale di ciò
che venne chiamato il puzzle teta tau. Negli anni successivi, che vanno da 1953
al 1955, coadiuvato da Baroni, Cortini, Franzinetti e Manfredini, osservò nei
raggi cosmici un evento che fece molto discutere e che molto fece meditare lo
stesso Amaldi, con la cautela che lo contraddistingueva nell'interpretazione di
ogni risultato sperimentale: l'annichilazione di un antiprotone.
IL
CERN ED ALTRO
Intanto la parte "politica" andava avanti. Nel giugno del 1950
si tenne una delle Conferenze Generali dell'UNESCO a Firenze. In questa sede il
fisico indiano e premio Nobel I. Rabi, facente parte della delegazione USA, fece
la proposta di incoraggiare la formazione e costituzione di centri europei di
ricerca, soprattutto fisica. Amaldi ed Auger furono i destinatari europei del
messaggio Rabi. Essi iniziarono una importante opera di propaganda e
proselitismo al progetto ancora vago. Di ritorno da un viaggio negli USA in quel
periodo e dopo aver visitato i laboratori di Brookhaven, Amaldi era entusiasta
di quanto pensava si potesse realizzare con un potenziale congiunto di vari
stati europei. In Europa, con la completa collaborazione di Auger, si riuscirono
a mettere in moto le influenze dell'UNESCO e dello IUPAP. Dopo un primo incontro
a Ginevra il 12 dicembre del 1950, altri ne seguirono a Parigi. Si puntava a
costruire un laboratorio unico europeo che disponesse di un acceleratore di
particelle tra i più potenti in funzione. Fu duro per Amaldi ed Auger vincere
molte resistenze e proposte alternative (soprattutto da parte della Gran
Bretagna) ma vi riuscirono e, nel giugno del 1952, vide la luce l'European
Council for Nuclear Research, il CERN. Amaldi fu nominato Segretario Generale
del Centro (carica che mantenne fino al 1954). Ma, a questo punto, gli incarichi
e le iniziative si moltiplicarono vertiginosamente. Egli, che dal 1945 era
direttore del Centro di Fisica Nucleare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR),
promosse, insieme a G. Bernardini ed a Perucca, la nascita dell'Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare (INFN - 1951). Restò direttore del Centro di
Fisica Nucleare che da allora diventò una sezione dell'INFN. A partire
dal 1960 passò alla Presidenza dell'Istituto (carica che mantenne fino al 1965,
anno in cui fu nominato vicepresidente per il triennio successivo). Dal 1956 al
1960 fu Vicepresidente del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN) e
dal 1960 al 1965 membro della Commissione Direttiva del Comitato Nazionale per
l'Energia Nucleare (CNEN, ex CNRN, futuro ed attuale ENEA).
La nascita del CERN era solo il primo passo della politica europea di
Amaldi. Nel 1957, dopo il lancio dello Sputnik sovietico, gli USA risposero con
la creazione della NASA (1958). In questa occasione "per dare la possibilità
agli scienziati europei di collaborare allo studio e all'esplorazione dello
spazio extraterrestre" Amaldi invitò vari governi europei a mettere
insieme le forze per avviare ricerche applicative sullo spazio. Nel 1958 si
tenne un convegno al CERN e nel 1961 fu costituita una Commissione che nel 1964
(le resistenze da vincere erano molte) dette vita all'European Space Research
Organization (ESRO) successivamente divenuto European Space Agency (ESA) che,
come tutti sanno, è la promotrice del programma spaziale europeo.
Intanto, nel 1957, Amaldi venne nominato Presidente dello IUPAP (carica
che mantenne fino al 1960). E proprio in questo periodo dette impulso ad un
piano che mostra la sua genialità ed ampiezza di vedute proiettate verso
traguardi sempre più lontani. Mentre in ambito CERN spingeva per la costruzione
di nuovi acceleratori di particelle, l'ISR e l'SPS (entrato in funzione nel
1970), in Italia promosse, insieme a G. Bernardini, la costruzione di un
elettrosincrotrone da 1.000 MeV la cui realizzazione venne affidata ad un gruppo
guidato da Giorgio Salvini (colui che fu Ministro della Ricerca Scientifica nel
Governo Ciampi del 1993 e, fatto certamente trascurabile per la storia ma
importantissimo per me, mio secondo relatore della
tesi di laurea). I lavori andarono avanti per 5 anni e nel 1958, nei
tempi e con i finanziamenti previsti, vennero conclusi. Nascevano così i
Laboratori Nazionali di Frascati del CNEN. Ciò che è di interesse è che
l'elettrosincrotrone, accelerando elettroni, si poneva come macchina
complementare di quelle già in funzione o che stavano entrando in funzione al
CERN; queste ultime infatti acceleravano protoni. I fisici italiani avevano
dunque la possibilità di studiare non solo la fisica degli elettroni e dei
fotoni a Frascati, ma anche quella dei leptoni e degli adroni a Ginevra.
Questa forte personalità di Amaldi, unita alla sua, mai venuta meno,
determinazione, insieme al carisma di altri fisici italiani, tra cui Ferretti,
attrassero fisici stranieri a lavorare nel nostro Paese. Tra questi il
personaggio più fecondo di idee, iniziative e carica umana fu certamente
l'austriaco Bruno Touschek che gran parte ebbe negli sviluppi della fisica
italiana e quindi mondiale. Fu proprio da un'idea di questo brillantissimo
fisico che nacquero gli Anelli di Accumulazione, gli AdA, quelle macchine a
fasci incrociati che una grossa rivoluzione dovevano portare alla fisica delle
alte energie. Si trattava di far ruotare lungo un anello, in versi opposti, due
fasci di particelle di carica opposta (elettroni e positoni) per poi farli
urtare e, dal loro urto studiare tutte le possibili reazioni. L'idea sembrava
eccellente (con un piccolo gioco si raddoppiava l'energia disponibile, oltre ad
avere la possibilità di studiare l'interazione elettrone - positone), solo che
un fascio di positoni (gli antielettroni) sembrava impossibile da ottenere. In
un seminario del 7 marzo del 1960, tenutosi presso i laboratori di Frascati,
Touscheck la illustrò e Salvini, Direttore dei Laboratori, la prese sul serio,
come racconta Carlo Bernardini. Il lavoro fu immediatamente affidato, oltreché
a Touscheck, sa Carlo Bernardini, a Gian Franco Corazza e Giorgio Ghigo. In meno
di un anno la piccola macchina, AdA, era pronta e nel 1961 entrò in funzione.
Era la prima al mondo. La fisica italiana iniziava di nuovo a fare scuola.
Conclude Carlo Bernardini la storia di AdA: "Ma l'Italia non è un Paese
abbastanza ricco e i tempi in cui Salvini, Amaldi ed Ippolito [il Presidente del
CNEN dell'epoca, che ritroveremo tra poco, n.d.r.] riuscivano a superare
facilmente le difficoltà burocratiche e amministrative e ad avviare un'impresa
in pochi giorni sono passati da un pezzo: Adone fece appena a tempo a partire
che già la musica era cambiata". Ecco, Adone, figlio molto più grande di
AdA, entrò immediatamente in progetto ma una serie di vicende, appunto
politiche e burocratiche, ne ritardò al 1969 l'entrata in funzione.
Vi è un aneddoto, raccontato da Carlo Bernardini. che merita di essere
conosciuto. AdA era famosa. Tale macchina fu, in una data epoca, caricata su di
un TIR per essere portata in Francia ed essere messa in funzione vicino Parigi.
Dentro Ada era stato fatto un vuoto ultraspinto. Arrivati alla frontiera
francese ci furono grossi problemi con i finanzieri che volevano sapere cosa
c'era dentro e non volevano credere che non c'era proprio NIENTE. La cosa
dovette essere risolta a livello diplomatico perché sarebbe stata impensabile
l'apertura di AdA.
Intanto, a lato dei Trattati di Roma, il 23 marzo del 1957 nasceva la
collaborazione nucleare europea, l'Euratom. Alla Presidenza del Comitato
Scientifico - Tecnico dell'Organizzazione fu chiamato uno dei promotori dell'Euratom,
Edoardo Amaldi, il quale mantenne tale incarico fino al 1959. A questo punto però
iniziarono varie pressioni ed interferenze politiche del potere politico
democristiano (Presidente del Consiglio Antonio Segni) che crearono vari danni
al prestigio, anche scientifico, del nostro Paese. Ad esempio, l'importante
incarico di vicepresidente venne affidato ad uno dei cinque commissari europei,
all'italiano Enrico Medi. Ebbene quest'ultimo, non aveva nessuna preparazione
tecnico scientifica ed aveva al suo attivo come fisico il solo essere stato uno
dei predicatori pro DC (insieme a Gedda) nelle elezioni del 1948. E, secondo ciò
che scrive Mario Silvestri: "La sua nomina provocò all'Italia il massimo
danno compatibile con le sue capacità". Insomma le logiche di
"lottizzazione" iniziarono (o seguirono) a fare danni enormi (per
saperne di più su questa triste vicenda si può leggere il libro di Silvestri
riportato in Bibliografia).
Ma torniamo ad Amaldi che continuava ad avere incarichi di grande
prestigio: tra il 1958 ed il 1960 fu Presidente dello Scientific Policy
Committee del CERN. Dal 1963 fu Direttore di EFCA, l'ente che doveva studiare e
proporre i nuovi acceleratori europei. Dal 1968 fu Presidente del Comitato
Scientifico per la Fisica della Fondazione Solvay. Negli anni 1968 e 1969 fu
Direttore del progetto di acceleratore da 300 GeV del CERN.
IL
CASO IPPOLITO
Gli anni che vedevano l'Italia reinserirsi nel consesso mondiale con
integrazioni e collaborazioni di prestigio vennero bruscamente interrotti da un
gravissimo attacco che la politica portò contro il Segretario Generale del CNEN,
Felice Ippolito. Era il 1963 e lo
scontro fu duro, da una parte la DC ed il PSDI
e dall'altra Amaldi alla guida morale dell'intera Comunità Scientifica.
Sotto la guida e la spinta di Ippolito, il CNEN stava portando avanti un
piano articolato per lo sviluppo pacifico dell'energia nucleare in Italia (in
pratica: si stavano studiando diversi brevetti italiani di centrali nucleari).
Ben cinque progetti differenti erano in cantiere (PRO, PCUT, EUREX, IBI, RAPTUS)
che si sommavano al progetto CIRENE del CISE, ad una centrale nucleare che
Mattei, Presidente dell'ENI, aveva comprato in Gran Bretagna, ad un'altra
centrale che l'industria elettrica privata (EDISON) aveva acquistato negli USA
(prima della nazionalizzazione dell'energia elettrica del 1963, avvenuta come
una delle contropartite che il PSI di Nenni chiedeva per entrare nel primo
organico centro sinistra con la DC di Moro), ed un'ultima centrale che l'IRI-Finmeccanica
aveva comprato sempre negli USA. Insomma le uniche ricerche che si
proponevano la realizzazione di centrali nucleari a brevetto italiano erano
quelle del CNEN (Mattei era maggiormente interessato al nucleare per la
realizzazione di impianti che procurassero il combustibile, ed il progetto
CIRENE aveva perso impulso dopo la nazionalizzazione dell'energia elettrica
poiché tra i finanziatori del CISE vi era appunto l'industria elettrica
privata).
L'anno 1963 fu un "annus orribilis" per l'Italia. Gli USA non
vedevano favorevolmente l'ingresso del PSI nel governo (Nenni era stato un
alleato del PCI fino al 1956 ed aveva avuto importanti legami con l'URSS). Il
PSI chiese un importante pedaggio alla DC per entrare nel governo: scuola media
unica (abolizione dell'avviamento professionale) obbligatoria fino ai 15 anni;
nazionalizzazione dell'energia elettrica, tra le più qualificanti. Gli USA si
costruirono la loro contropartita. Eliminarono Mattei (che aveva tolto grosse
fette di mercato alle multinazionali del petrolio) con un finto incidente aereo
(l'apertura degli archivi della CIA ha reso palese una verità che tutti
conoscevano); "obbligarono" l'Olivetti" a vendere il suo settore
più avanzato (quello dei calcolatori elettronici) alla statunitense Fairchild;
si sbarazzarono di Ippolito con il fattivo sostegno iniziale del segretario del
PSDI, Giuseppe Saragat (che successivamente fu premiato con la Presidenza della
Repubblica italiana). L'Italia poteva seriamente porsi sul mercato mondiale
delle centrali nucleari come concorrente qualificatissima degli USA.
L'eliminazione della politica nucleare applicativa italiana, scongiurava un tale
pericolo. Colpire Ippolito era colpire tutta questa ricerca nucleare. Saragat fu
l'utile politico. Di ritorno da un viaggio negli USA, dalla nave che lo
riportava in Italia, dettò (11 agosto 1963) un articolo al Corriere della Sera
dal titolo: "Elettricità ed energia nucleare: dilapidazioni denunciate da
Saragat". Da lì iniziò un'inchiesta che vide il socialdemocratico Preti
come parte attiva e poi l'intera DC. Le cose si spostarono da una questione
tecnica ad una vicenda personale sulla persona di Ippolito. Questi fu oggetto di
molteplici attacchi che ebbero vasta risonanza sulla stampa ("Al CNEN si
dilapida il pubblico denaro"; "Costruire centrali nucleari per
produrre energia equivale a costruire una segheria per produrre segatura";
...). Le accuse pian piano divennero di 'peculato', 'abuso in atti d'ufficio',
'distrazione' ed 'interesse privato'. Tutto questo perché Ippolito aveva
pensato di finanziare una storia della scienza e della tecnica in Italia che
avrebbe dovuto realizzare lo storico De Capraris (costo dell'impresa 5 milioni
di lire) e perché, durante le sue vacanze estive a Cortina d'Ampezzo, aveva
usato una Jeep dell'Ente. SUL NULLA Ippolito fu condannato ad 11 anni di
reclusione e quindi tolto di mezzo.
Ma, aldilà della triste vicenda di Ippolito, restava il fatto che tutta
la ricerca scientifica italiana (e particolarmente quella nucleare) ne usciva
colpita a fondo. I progetti del
CNEN furono abbandonati, i prototipi delle 5 centrali dimenticati; più in
generale: non vi erano più finanziamenti per la ricerca e gli stessi sbocchi
professionali di chi, sull'onda dei successi degli anni precedenti, aveva deciso
di fare il fisico, venivano drasticamente ridimensionati. Amaldi, alla testa del
mondo politico e culturale italiano impegnato nella difesa della democrazia del
nostro Paese, insorse energicamente con tutta l'autorità che discendeva dalla
sua persona.
Comunque le vicende scientifiche erano così bene avviate che il
"caso Ippolito" solo rappresentò un rallentamento nella ricerca in
svariati campi e, purtroppo, l'abbandono di un indirizzo applicativo di cui
l'Italia aveva ed ha grandemente bisogno (per saperne di più si possono vedere
il già citato testo di Silvestri e quello dello scrivente, l'Energia, riportato
in Bibliografia).
ULTERIORI
RICERCHE
Abbiamo fatto un lungo excursus su iniziative politico gestionali di
Amaldi, con corredo di vari prestigiosi incarichi da lui ricoperti. Ed è a
questo punto che vi è un aspetto dell'attività di Amaldi che va fortemente
sottolineato. Egli, pur nel vortice di impegni non smise mai di studiare, di
fare il ricercatore di frontiera, di fare il docente ed il maestro per molte
generazioni di giovani e di fisici.
Negli anni che vanno dal 1955 al 1960, mise su con il suo vecchio
compagno Emilio Segrè un programma di ricerca, ancora con le emulsioni
nucleari, tra le Università di Roma e di Berkeley sull'annichilazione degli
antiprotoni. In quegli anni l'antiprotone era, con le parole di Salvini, la
particella attesa e gloriosa. La scoperta di essa e degli antineutroni è legata
ai nomi di Segrè, O. Piccioni ed Edoardo Amaldi. Nell'ambito di queste ricerche
Amaldi, in collaborazione con vari altri fisici, scoprì una nuova particella,
l'antisigma +. A partire dal 1961 e fino al 1968 si occupò della ricerca
sperimentale dei monopóli magnetici previsti dalla teoria di Dirac (1931). I
monópoli non furono trovati ma fu possibile stabilire l'impossibilità della
loro esistenza entro certi limiti di massa e di vita media.. Ancora oggi si
ricerca sui monopóli magnetici ma in condizioni sperimentali totalmente
differenti, disponendo, ad esempio, di un laboratorio come quello del Gran
Sasso.
Altro grande risultato del Gruppo Amaldi negli anni 1969 - 72 è relativo
al fattore di forma assiale del nucleone. Negli anni che vanno da 1975 al 1977,
lo stesso gruppo Amaldi dell'Università di Roma, in collaborazione con un
gruppo dei Laboratori di Brookhaven (USA) studiò la produzione multipla di
raggi gamma generati nell'urto protone - protone ad elevate energie (per queste
esperienze fu utilizzato l'anello ISR del CERN che era stato costruito, come già
detto, proprio per sua iniziativa).
Una breve parentesi di ricordi personali. Negli anni dalla fine del 1963
al 1970 ho studiato nell'IFUR. A parte il primo biennio in cui sei meno che
nulla, a partire dal terzo anno nell'Istituto si iniziava ad entrare come membro
di una famiglia. Il papà era Amaldi, poi vi erano tanti grandi zii. Vedere
questa persona sempre cortese a tutti i livelli con ogni studente, sempre
disponibile, anche lungo un corridoio o sulle scale a soffermarsi a dare
spiegazioni, vedere e vivere tutto ciò ti faceva sentire partecipe di una
impresa. Vi erano i giorni in cui Amaldi era cupo e tutti noi ci rendevamo conto
di qualcosa che non andava. Altri giorni era allegro come un ragazzino. Mettendo
insieme i pezzi, a parte vicende familiari che non potevamo conoscere, si capiva
subito che i suoi umori erano legati all'esito delle ricerche dei suoi gruppi.
Capivamo i suoi entusiasmi e la sua voglia di conoscere da ogni suo gesto.
Ancora Carlo Bernardini racconta che Amaldi era capace dei più grandi gesti di
entusiasmo ed umiltà. Un giorno vi era una riunione tra i professori
dell'Istituto (il secondo piano!). Amaldi ad un certo momento si scusò perché
doveva andare via: aveva un appuntamento con un borsista che gli doveva spiegare
alcune questioni teoriche! Questo era Amaldi! In quegli anni, per me
eccezionali, girava per l'Istituto proteggendolo come un suo oggetto personale.
Dico questo perché quegli anni furono segnati dal 1968 ed anche l'Istituto di
Fisica fu tra quelli occupati per molto tempo. Tutti i professori potevano
entrare. Ognuno poteva portare avanti la sua ricerca. Non c'è mai stato un
problema alunni da una parte e professori dall'altra nell'Istituto (a parte
qualche rara eccezione, quantomeno vi era neutralità e non belligeranza). I
ricordi occuperebbero molto spazio. Solo qualche flash.
Una
volta egli stava per iniziare la sua lezione nell'Aula di Fisica Sperimentale.
Fui io che, bussando, lo avvertii che era prevista un'Assemblea: egli non disse
nulla a me, si rivolse agli studenti, chiese scusa e se ne andò. Un'altra volta
si discuteva su un corridoio su alcune frasi lette su dei manifesti scritti a
mano ("Basta con la scienza dei padroni"). Alcuni sostenevano che
questo argomentare era d'accordo con le tesi che un altro professore (Marcello
Cini) aveva sostenuto in un suo articolo su "Il Manifesto" mensile.
Passava Amaldi e lo vidi adirarsi in modo eccessivo: "non vi è scienza dei
padroni, ma scienza e basta! Se poi sostenete queste cose per l'autorità che ha
Cini, io di autorità ne ho di più!". Ultimo ricordo che a me creò
imbarazzo ed emozione è proprio personalissimo. Ero da poco laureato. Uscivo
dall'Università e, a piedi, mi recavo a prendere l'autobus camminando sul
marciapiede che costeggia il Ministero della Difesa (Aereonautica). Una Fiat 600
mi si ferma vicino e mi suona. Mi giro ed era Amaldi! Mi dice: "Andiamo
Renzetti, sali che ti accompagno". Salii sulla sua macchina e mi ricordo
che ero talmente emozionato che andai forse sotto casa sua, molto più lontano
di dove dovevo andare. Scesi quando mi disse se andava bene lì. Poi mi disse
tante cose ma non ricordo nulla. Mi disse anche che, da "collega",
dovevo dargli del tu. Ho passato anni con tutte le circonlocuzioni e perifrasi
possibili per evitare di affrontarmi al tu con Amaldi. Carlo Bernardini mi ha
raccontato che, anche lui, ebbe un grande problema ad iniziare a dar del tu ad
Amaldi (io non ci sono mai riuscito). Quest'ultimo episodio è legato a quanto
dicevo sull'occupazione dell'Istituto. Amaldi, che pure era gelosissimo del
"suo" Istituto riconobbe in alcuni di noi persone che operavano perché
il nostro Paese funzionasse meglio. Soprattutto ci riconosceva il rispetto che
avevamo mantenuto per l'Istituto, la sua strumentazione, il personale tutto.
Ritrovai Amaldi in vari congressi e, particolarmente in uno dell'AIF, dove venne
a raccontarci alcune sue ricerche di punta. Lo ritrovai ancora a Barcellona
quando intervenne ad un seminario sulle Simmetrie in Fisica. Lo rividi in
Istituto l'estate del 1989. Lo invitai a Barcellona per una conferenza su
"ciò che voleva". Mi rispose che non
aveva il tempo.
Tornando alla cronologia, a partire dal 1975 Amaldi indirizzò i suoi
interessi verso un nuovo e promettente campo di ricerca di frontiera, quello
sulle onde gravitazionali. All'argomento aveva iniziato ad interessarsi nel
1962, quando nella Scuola estiva di Varenna sul Lago di Como, ascoltò una
conferenza del pioniere americano delle onde gravitazionali, J. Weber. Nel 1970
aveva già stimolato a Roma la nascita di un gruppo che si occupasse della
questione (G. Pizzella). A partire dal 1975 iniziò a lavorare direttamente nel
gruppo portando avanti tale lavoro fino alla fine dei suoi giorni (1989). Non
entro nel merito di questi ultimi lavori, voglio solo dire che il gruppo
italiano ha fornito e fornisce risultati all'avanguardia mondiale. Se solo si
sapesse compiutamente cosa c'è tecnologicamente dietro la costruzione di
un'antenna gravitazionale, si comprenderebbe a fondo a che punto di
elaborazione, complessità e rispetto internazionale è riuscito Amaldi a
portare il nostro Paese. Non si dimentichi poi il fatto che, dopo il Nobel di
Fermi del 1938, un nuovo Nobel è tornato all'Italia nel 1984 attraverso la
persona di Carlo Rubbia per le sue ricerche al CERN (scoperta del "bosone
vettore intermedio", conseguente conferma sperimentale di una parte della
teoria della "grande unificazione" di Weinberg, Glashow e Abdus Salam
del 1968: unificazione tra la forza elettromagnetica e l'interazione debole o
interazione universale di Fermi). Mi permetto a questo punto di dire, con tutto
il rispetto per Rubbia, che questo è un Nobel alla fisica italiana, agli sforzi
giganteschi che tutti hanno fatto e, in prima fila, a Edoardo Amaldi.
Altre ricerche, non meno importanti dal punto di vista della comprensione
di ciò che accadeva nel mondo della fisica, ci ha lasciato Amaldi. Si tratta
dei lavori di Storia della Fisica, dei resoconti storico - critici di eventi di
cui spesso fu testimone ed attore. Questo impegno iniziò nel 1966 con una
biografia di Ettore Majorana, lo scienziato scomparso nel 1938. Amaldi era
probabilmente l'unico che era riuscito a restare amico di Majorana fino alla
fine. Per questo più volte ritornò sulla sua vita e sui suoi lavori. Per
questo partecipò con passione al dibattito che Sciascia aprì con ipotesi
fantasiose sulla scomparsa dello scienziato.
Attraverso i lavori approfonditi ed attenti di Amaldi abbiamo conosciuto
la vita e l'opera di altri fisici: di Enrico Persico, di Ettore Pancini, di
Bruno Touschek, di Emilio Segrè; ma anche altre storie di non minore interesse,
come quella del CERN che Amaldi scrisse tra il 1966 ed il 1980; come la
ricostruzione meticolosa dei lavori sui neutroni che il gruppo di Via Panisperna
realizzò negli anni '30, che scrisse tra il 1972 ed il 1984; come il resoconto
dettagliato dell'opera di ricostruzione della fisica italiana nel dopoguerra
(del 1979). Insomma documenti estremamente importanti che ci hanno permesso di
conoscere alcuni aspetti della Storia della Fisica che altrimenti sarebbero
andati perduti: In questo quadro va certamente inserito un lavoro molto
importante che egli sviluppò nell'ambito di un seminario sulle simmetrie in
fisica che si è tenuto vicino Barcellona nel 1982. Egli ha ricostruito con
dovizia di particolari, in gran parte inediti, come Fermi ha elaborato la sua
statistica e come i dati sperimentali di Rasetti aiutarono a costruire una
statistica per i nuclei (si veda la Bibliografia). ma i suoi lavori di Storia
furono svariati altri e, va sottolineato, alcuni di essi furono dei veri e
propri saggi di epistemologia ("Realtà naturale e Teorie
Scientifiche"; "L'Unità della Fisica"; ...).
L'IMPEGNO
SOCIALE E CIVILE
Si tratta della parte meno nota della sua vita. Amaldi era molto schivo e
restìo a parlare di queste cose ed infatti nelle sue "storie", pur
così piene di riferimenti e dettagli, non vi è traccia di questa sua attività.
Eppure egli dedicò moltissime delle sue energie, a partire dal
dopoguerra, alla lotta per il disarmo, per i diritti civili ed umani, ad
affermare la responsabilità sociale dello scienziato.
Nel 1955 venne reso pubblico il Manifesto Russel - Einstein (dai nomi del
principale estensore e del più illustre firmatario). In questo manifesto si
denunciava il rischio connesso con lo sviluppo delle armi nucleari e la loro
proliferazione; inoltre ci si appellava a tutta la comunità scientifica
internazionale affinché si facesse partecipe presso i propri governi per
scongiurarne ogni prospettiva d'uso (erano gli anni più bui della guerra
fredda). Nel 1957 l'iniziativa del Manifesto sfociò in una riunione di
scienziati che si tenne nel paesino canadese di Pugwash (da cui il nome
Movimento Pugwash).
Amaldi, per il prestigio internazionale di cui godeva, fu coinvolto fin
dall'inizio nell'iniziativa e solo per una serie di altri impegni che già
aveva, non poté recarsi alla riunione di Pugwash. Ma nel 1958, alla successiva
riunione che si tenne in Europa, non solo partecipò ma fu anche chiamato a far
parte del Comitato direttivo del Movimento alla sua costituzione. Egli ne fu
membro attivo fino al 1973 quando cominciò a rinunciare a gran parte degli
impegni che lo allontanavano dalla sua casa, poiché, ogni volta che poteva
preferiva stare in compagnia di sua moglie, l'adorata Ginestra, costretta su una
sedia a rotelle da una invalidità che la aveva colpita. Ma anche a distanza
seguì sempre con grande interesse ed impegno l'attività del Pugwash.
Il 1967 fu un anno importante per l'Italia: si trattava di aderire o no
al trattato di non proliferazione nucleare. Sembra facile ora sostenere che
l'esito sarebbe stato chiaramente contrario alla proliferazione. Ma le cose
allora erano difficili: Vi era un compatto schieramento che sosteneva di fronte
al Paese la necessità di dotarsi di armamento nucleare perché, in caso
contrario, avremmo rischiato che il complesso economico - industriale
dell'Italia ne avrebbe ricevuto un duro colpo e saremmo subito retrocessi ad un
Paese di serie inferiore. La battaglia fu dura e parte importante del merito che
si sia firmato il Trattato fu dell'intera comunità dei fisici e di Amaldi che,
con il suo prestigio, seppe convincere diversi esponenti politici oltre a
sensibilizzare l'opinione pubblica dell'intero Paese.
Ancora nel 1979 fu uno degli ispiratori e, come ricorda F. Calogero,
certamente il più autorevole dei sottoscrittori di un documento di svariati
fisici italiani in cui si analizzavano i rischi dell'installazione sul
territorio italiano dei missili 'Cruise'. Amaldi, quale decano morale dei fisici
italiani, ricorda ancora Calogero, guidò la delegazione di fisici che, il 27
novembre 1982, presentò il documento al Presidente della Repubblica Sandro
Pertini (il quale, durante l'udienza, non lesinò parole di lode allo stesso
Amaldi). Vale solo la pena ricordare che tali missili furono installati a Comiso
durante la Presidenza del Consiglio di Craxi.. In ogni caso tale documento e le
vaste adesioni che originò germogliarono per dar vita, in Italia,
all'"Unione degli Scienziati per il Disarmo (USPID) che ha tenuto sempre
vivo il dibattito sui pericoli connessi con le armi e la loro proliferazione
mediante discussioni e convegni documentati ed approfonditi (e non su acritiche
posizioni ideologiche). I vari convegni dell'USPID che si sono tenuti hanno
sempre avuto un notevole successo anche perché ad essi aderiva e partecipava
Edoardo Amaldi. Nel quadro delle iniziative dell'USPID (congiuntamente con
svariati enti e/o istituzioni) vanno ricordate alcune lezioni sulle armi
nucleari che Amaldi (tra gli altri) tenne presso il Dipartimento di Fisica
dell'Università di Roma (esistenti in video) oltre ad alcuni scritti che
comparvero su prestigiose riviste italiane e straniere.
Ancora ad Amaldi si deve la
creazione, nell'ambito delle attività dell'Accademia Nazionale dei Lincei, del
Gruppo di Lavoro per la Sicurezza Internazionale ed il Controllo degli Armamenti
(SICA). Uno dei risultati di questo gruppo è il progetto per la riutilizzazione
a fini pacifici di tutto il materiale fissile presente nelle testate nucleari
delle migliaia di missili esistenti nel mondo.
Sempre nell'ambito dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Amaldi ha creato
nel 1986 la Commissione per la Difesa dei Diritti Civili: In un resoconto di
attività fatto dallo stesso Amaldi nel 1988, è risultato che la Commissione è
intervenuta in 200 casi relativi a violazione dei diritti civili in 34 Paesi dal
Cile all'URSS, indipendentemente dalle tendenze politiche di ciascun Paese.
Un aspetto della vita di Amaldi non può essere taciuto: quello di
insegnante, anzi di maestro. Egli per anni ha allevato generazioni di fisici
introducendoli alla comprensione di questa complessa disciplina. Le sue lezioni
erano affascinanti, di una leggendaria chiarezza; rendevano semplici le cose più
ostiche e soprattutto permettevano agli studenti di stare vicino ad una leggenda
vivente che spesso si soffermava con loro, quando la lezione era finita, a
spiegare, chiarire, sempre con una disponibilità ed affabilità che stupivano.
Sembra ridicolo a questo punto ma, per completezza, elenco alcuni degli
svariati riconoscimenti e titoli che Amaldi ebbe nel corso della sua vita. Fu
socio e, negli ultimi anni della sua vita, Presidente dell'Accademia Nazionale
dei Lincei; fu socio dell'Accademia Nazionale dei Quaranta, e di molte altre
Accademie italiane e straniere tra cui occorre ricordare l'Accademia delle
Scienze dell'URSS, l'American Philosophical Society of Philadelphia, la US
Academy of Sciences, l'American Academy of Arts and Sciences of Boston, la Royal
Society of London, l'Accademia Leopoldina e la Royal Academy of Sweden. Ebbe
diverse lauree "honoris causa", tra cui quelle dell'Università di
Algeri e Glasgow, oltre al Sigillo della Sorbona.
La mattina del 5 dicembre 1989 Amaldi era lì ai Lincei, al lavoro. Come
ogni mattina sbrigava le sue cose, dava il saluto ad un qualche convegno che si
apriva, si recava poi all'Istituto di Fisica, impostava ed avviava lavori,
scriveva, poi con il gruppo di ricerca sulle onde gravitazionali. Quindi a casa,
con Ginestra.
Anche quella mattina alle 10 Amaldi portò il suo saluto al Convegno
COMETT II, programma della Comunità Europea per la cooperazione tra Università
ed Imprese. Andò poi a sbrigare alcuni affari correnti e quindi, verso
mezzogiorno, si avviò verso l'ascensore per tornare a casa. Fu lì che un ictus
cerebrale ha posto fine alla sua vita lasciando un vuoto davvero incolmabile.
BIBLIOGRAFIA
La
gran parte delle notizie su Edoardo Amaldi provengono da uno scritto di Giorgio
Salvini, suo collaboratore ed amico per oltre 40 anni:
G.
Salvini - Note sull'opera scientifica e la figura intellettuale di Edoardo
Amaldi - IFUR, 1990. [Queste note sono state pubblicate su: AA. VV - Tradizione
ed Innovazione - Liceo Scientifico "E. Amaldi", Barcellona 1991; in
questo testo compare anche lo scritto di F. Calogero - Problemi del disarmo - in
cui si racconta l'impegno di Amaldi sulle questioni in oggetto].
Altre
cose sono state scritte su Amaldi, ma posteriori a questo mio scritto. Si tratta
di una biografia di Carlo Rubbia e di un lavoro di Gianni Battimelli e
Michelangelo de Maria per gli Editori Riuniti (Battimelli e De Maria, tra
l'altro, hanno avuto accesso all'archivio Amaldi con il compito di riordinarlo
al fine di mantenerlo per ogni studio futuro).
Fonti
su Amaldi sono anche le medesime citate nella Bibliografia da me riportata
nell'articolo su Enrico Fermi. Aggiungo qui altri testi non altrove citati.
E.
Amaldi - Gli anni della ricostruzione I -
Scientia 114, 1979.
E.
Amaldi - Gli anni della ricostruzione II - Scientia 114, 1979.
AA.
VV. - Per il settantesimo compleanno di Edoardo Amaldi - Numero monografico del
Giornale di Fisica, 20, 3, 1979.
E.
Amaldi - The Fermi - Dirac statistics of nuclei - In "Symmetries in Physics
(1600 - 1980), Edited by Doncel, Hermans, Michel, Pais; Barcelona 1987.
AA.
VV. - Ricordo di Edoardo Amaldi - Numero monografico di Sapere, 56, 13, 1990.
Sulle
vicende della fisica nucleare italiana dal punto di vista applicativo e sul caso
Ippolito si veda:
M.
Silvestri - Il costo della menzogna - Einaudi, Torino 1968.
R.
Renzetti - L'energia - Savelli, Roma 1979.