RICORDO DI UN MAESTRO
Ricordi
personali su Edoardo Amaldi
Roberto Renzetti
Feci i suoi esami eppoi passai ad altri insegnamenti
ed esami che, nella quasi generalità dei essi, fintantoché si svolsero presso l'Istituto di Fisica ebbero
maestri di grande levatura, alcuni dei quali, per me indimenticabili (Carlo
Bernardini, Giorgio Salvini, Nicola Cabibbo, Giorgio Careri, Marcello Conversi,
Brunello Rispoli, Luigi Lepri, ...).
Nel 1966, alcuni fascisti uccisero
facendo cadere dalla scalinata di Lettere lo studente diciannovenne Paolo Rossi. Durante l'occupazione di tutte le facoltà
universitarie che ne seguì, vi fu un tentativo fascista, guidato dall 'on.
Caradonna di riconquistare la facoltà di destra per eccellenza: Giurisprudenza. Vi furono degli
scontri al di fuori di questa facoltà tra gli occupanti ed il corteo fascista. Intervenne la polizia che stava per arrestare alcuni studenti
occupanti.
Venne poi il
1968. Anno duro di contestazione che vide l'Istituto di Fisica in prima linea
(insieme a Lettere e Filosofia ed Architettura). Le lotte del 1968 in prima istanza erano lotte
contro l'autoritarismo e le baronie all'interno degli Istituti universitari, solo successivamente
acquistarono il carattere di "contestazione dell'interosistema". In quegli anni
una delle armi degli studenti era il "gatto selvaggio", a volte in
contemporanea con il "cane randagio". Si interrompevano le lezioni di vari baroni dell'Università (erano e sono tanti!) per
trasformarle in assemblee (ricordo gli epici gatti selvaggi alle lezioni del
barone di Matematica Fichera: si entrava uno alla volta a lezione, dopo che
erano state chiuse le porte, qualcuno fumava, qualcun altro mangiava un panino;
Fichera urlava di uscire ed un'altro entrava, .. Naturalmente si doveva essere
di altri Istituti o Facoltà, altrimenti il barone ti avrebbe distrutto). Che io sappia
mai fu interrotta una lezione presso l'Istituto di Fisica con il fine di contestare l'insegnante di un dato corso. A volte
furono interrotte delle lezioni con il fine di avere l'aula per poter svolgere
l'assemblea del Movimento Studentesco. Ebbene io ero uno di coloro che dovevano procurare le aule in determinati momenti. Più volte in quell'aula
(la più grande) c'era la lezione di Amaldi. Egli sapeva quando qualcosa si muoveva ed in quelle circostanze chiedeva ai bidelli di lasciare aperta la
porta dell'aula di sperimentale che dà sui corridoi interni all'Istituto (porta dalla quale sarebbero entrati gli studenti interessati
all'Assemblea).
In quegli anni vi sono
però altri episodi che mostrano il suo non essere per nulla cedevole quando le richieste urtavano le sue
convinzioni e la sua limpida onestà. Due soli esempi.
Un'altra volta, a seguito di eventi esterni
all'Università si decise l'occupazione immediata di tutti gli Istituti. Nell'Istituto di
Fisica tra le altre attività, si stavano svolgendo gli esami scritti di Fisica Generale 1 con lo stesso
Amaldi che assisteva. Entrò in quest'aula il mio amico Franco B. per comunicare agli studenti che potevano
andarsene perché l'Istituto era occupato. Amaldi, molto alterato, disse che non era
accettabile che fossero gli studenti che facevano gli scritti a rimetterci. Dopo un
violento alterco vinse Amaldi; gli studenti finirono il loro esame scritto ma dovettero aspettare la fine dell'occupazione per fare il loro esame orale.
Nel 1970 mi laureai.
Dopo una seduta che mi parve interminabile, dopo la più grande sudata della mia
vita davanti a Salvini, Careri, Francesco Paolo Ricci, Mattioli, Camiz e tanti
curiosi per vari motivi, tra cui il mio trattare un tema allora nuovo, quello
delle Variabili Nascoste, fu proprio Amaldi che, in sala lauree, mi
proclamò 'Dottore in fisica' e si venne a complimentare con me (mi piace
ricordare che, a fine seduta la mia amica scomparsa, Titti la Rosa, venne ad
abbracciarmi ed a complimentarsi).
era un'occasione perché, con estrema amabilità mi chiedesse sempre come andava, di cose mi stavo occupando, di occuparmi con grande impegno
della didattica che era un grande e grave problema; insomma un sostegno ed una guida. In
una occasione, credo fosse il 1973, facevo da relatore ad uno studente che si laureava. La sua tesi
riguardava la didattica della termodinamica. Tutto andò bene fino a quando per
questo studente chiesi il massimo dei punti per la tesi: 5. In quella prestigiosa
sala c'erano tutti quelli che erano stati i miei professori. Tutta gente che stimavo e stimo. Chiedere questo punteggio per
una tesi didattica risultava una novità. Il massimo si dava a tesi teoriche o sperimentali. Argomentai
il perché della mia richiesta. Appena finito fu proprio lui, il presidente delle sessione, che
mi dette ragione, mi appoggiò e fece praticamente passare ciò che io avevo richiesto.
Amaldi è sempre stato attento, anche elle più piccole questioni: su di lui si poteva sempre contare.
Rincontrai Amaldi
ad uno dei congressi dell'AIF (Associazione per l'Insegnamento della Fisica).
Egli aveva accettato entusiasta di parlarci delle sue ultime ricerche, di
"onde gravitazionali". La grande sala che a Rimini ci accoglieva era stracolma. Avevo occasione di rivedere
e risentire il mio 'professore'. Poi, all'uscita io ed il mio amico Achille Taddeini lo
abbiamo riaccompagnato al suo albergo su una vecchia 127. Stare vicino a lui per un po' di tempo e
parlare di cose diverse da argomenti di fisica mi fece sentire in grande intimità con lui.
Era affabile, dolcissimo, spiritoso. Qualche giorno dopo lo incontrai di nuovo a
Roma. Camminavo su di un marciapiede, sotto il Ministero dell'Aereonautica, vicino all'Università; una vecchissima e
scassatissima seicento mi si avvicina, si apre il finestrino e vedo Amaldi che mi saluta: "Ciao
Renzetti, ti serve un passaggio ?". "Grazie professore, no!". Avrei voluto salire con
lui. Scambiare due parole. Riprovare per un momento la compagnia esclusiva di un
grande uomo sempre ultraimpegnato. La sorpresa, l'imbarazzo, ... insomma non sono riuscito a cogliere quel prezioso
momento, anche se, una volta salito alla domanda del dove volevo scendere, avrei
risposto: "dove vuole".
Poi sono venuto
a lavorare qui, in Spagna. Le occasioni di incontro si sono ridotte di molto. Solo durante 1'estate, nelle
mie incursioni in Istituto, avevo l'occasione di intravedere la sua testa bianca
attraverso quella porta sempre socchiusa al secondo piano. Alcune volte, incontrandomi, mi
chiedeva del mio lavoro. Altre mi salutava cordialmente.
Nel 1982, a settembre, l'ho rivisto per alcuni giorni
a San Feliu de Guixolls. Aveva aderito ad un convegno sulle 'Simmetrie in Fisica' organizzato dal prof.
Doncell dell'Università Autonoma di Barcellona. Tenne una splendida, relazione
sulla statistica di Fermi.
Nel 1984, dopo il Nobel a Carlo
Rubbia, chiesi all'Istituto di Cultura di Barcellona di invitare o Rubbia o Amaldi per dare
enfasi a questo grande successo italiano. Al di là della solidarietà di un paio di
addetti culturali, tutto morì nell'indifferenza di chi non sa e non potrà mai sapere. Gli Istituti di Cultura
hanno i loro concertini e le loro mostre di pittura (per gli amici del paesello
del direttore di turno); non hanno tempo per altro.
L'ultimo incontro con
Amaldi lo ebbi nel luglio del 1989. Era da poco scomparso Emilio Segré ed ero stato invitato dal prof.
Cordaro (ex professore di Humanidades all'Università di Boston ed ex
consigliere personale di J.F. Kennedy, ora in pensione a Barcellona) a ricordare la figura, del grande fisico italiano (la cosa fu poi
realizzata da una collaborazione tra il Liceo italiano di Barcellona e l'Istituto di Cultura).
Mi serviva del materiale ? e chi più di Amaldi avrebbe potuto fornirmelo ? Lo andai a cercare in Istituto, usciva dalla sua stanza,
aveva un abito blu e delle carte in mano. Andava di fretta. Mentre mi salutava gli dissi, in fretta, di
cosa avrei avuto bisogno. Lasciò perdere ciò che stava facendo; mi
accompagnò alla segreteria; chiese ad un segretario di tirarmi fuori dal calcolatore l'articolo che
aveva scritto su Segré. Mi dette questo articolo dicendomi che ancora non era stato
pubblicato e che c'era un errore che avrei dovuto correggere. Lo ringraziai e lo salutai.
Era l'ultima volta che lo vedevo.
Nel luglio dell'anno
successivo andavo in cerca di materiale che lo riguardasse
per poterlo degnamente ricordare, dopo la sua improvvisa scomparsa.
Roberto Renzetti
Barcellona, 7 febbraio 1991.