FISICA/MENTE

 

 

 Il Professor Pallottino risponde:

 

 Gentile Direttore,

con una lettera nel n. 3/2003 della Rivista avevo gettato un sasso nello stagno dei libri di testo di Scienze per le Medie, sollevando il problema degli svarioni che spesso vi si trovano e anche della tendenza degli Autori a inculcare nei ragazzi una visione fortemente pessimistica dell'impatto della scienza e della tecnologia sulla società umana, con l'ovvia conseguenza di provocare un rigetto per le discipline tecnico-scientifiche.

            Il prof. Renzetti, che ringrazio vivamente, risponde sul n. 1/2004 gettando a sua volta un sasso in altra direzione. Dopo aver ricordato passate indagini sugli svarioni nei manuali di Fisica, egli ripercorre la storia dei vani tentativi di sollecitare il mondo accademico a farsi carico della realizzazione di un'opera collettiva, scientificamente rigorosa e ben concepita dal punto di vista didattico, del tipo di quelle realizzate a suo tempo in area anglosassonne. Arrivando infine a dolorose conclusioni, da me peraltro largamente condivise, sullo scarso peso che gli universitari generalmente attribuiscono alle questioni didattiche e sul loro conseguente disimpegno a tale riguardo. Tornando al punto che avevo sollevato con il mio intervento, devo dire che non sono d'accordo con il collega Renzetti sull'osservazione che la denuncia degli svarioni non porta da nessuna parte. Penso infatti che la pubblicazione, e la diffusione (anche in rete), di congrue e salaci recensioni dei libri di testo potrebbe avere qualche impatto sia sugli Autori sia sulle adozioni - e qui mi affido (ingenuamente?) alla professionalità dei docenti – e quindi anche sugli Editori (attentissimi, ovviamente, al mercato). Del resto un po' di controreazione non guasta mai per raggiungere un buon equilibrio e migliorare le prestazioni dei sistemi! Aggiungo poi che revisioni critiche dei manuali (limitandosi agli svarioni palesi e agli errori fattuali per non entrare in delicati dibattiti su questioni che sono invece opinabili) potrebbero essere affidate a gruppi di esperti e sponsorizzate da qualche organizzazione che abbia peso e autorità.

            A proposito dei manuali per le Superiori (di Fisica, Chimica e altre discipline) osservo che i più diffusi colpiscono per la profondità e l'estensione della trattazione. Portando a concludere che se la materia trattata venisse effettivamente acquisita dai ragazzi, il primo anno di università a Fisica, Ingegneria o in altri corsi di laurea tecnico-scientifici dovrebbe risultare una passeggiata. Mentre così non è davvero, come sappiamo bene, nonostante queste scelte riguardino i ragazzi più colti e motivati. Quanto agli altri, cioè coloro che si dedicano a studi di altra natura o non accedono all'università, è ben noto che la loro cultura scientifica è modestissima. In generale se nei crani dei ragazzi, mediamente, resta ben poco di quanto si dovrebbe apprendere alle Superiori, questo poco riguarda le materie umanistiche a fronte di pochissimo per quelle scientifiche. E forse la cultura scientifica del diciottenne quadratico medio è addirittura inferiore a quella del tredicenne. Probabilmente perché nelle Superiori i ragazzi sono meno motivati verso lo studio* e molto più distratti da una infinità di altre, più gradevoli, occasioni per trascorrere il tempo.

            E allora si pone, inevitabilmente, il seguente quesito, a proposito del quale sarebbe interessante sentire i pareri di chi vive direttamente e quotidianamente l'esperienza dell'insegnamento nella Scuola. Non sarebbe assai meglio se i manuali per le Superiori fossero un po' meno ponderosi e al tempo stesso decisamente più motivanti? Potrebbe giovare, a tal fine, una loro più decisa coloritura tecnologica, dato lo stretto legame, sempre più evidente anche nella percezione dei ragazzi, che vi è fra scienza, tecnologia e società?

   Giovanni Vittorio Pallottìno

  (Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza, Roma  http://www.roma1.infn.it/rog/pallottino/)

 

* "È difficile imparare a studiare a vent'anni." Così ci ha riferito una studentessa di Fisica, dopo aver seguito i corsi del primo anno. È una frase che merita riflessione. Perché individua efficacemente un problema chiave della scuola quale è oggi.  


 

Due mie brevissime considerazioni:

 

Gentili lettori,

sono ormai esausto di queste risposte che non rispondono. E' da trenta anni che mi si risponde così quando non si vuole rispondere. O credete che a mie (meglio: nostre) proposte qualcuno abbia mai detto no? Naturalmente si può anche rischiare di fare i riduttivi, come fa il professor Pallottino, riducendo appunto un  problema di tale portata alla sciocchezza (mio personale giudizio) della ricerca dell'errore in libri di testo. Io ritengo che vi sia sempre l'approccio snobistico, aristocratico, liquidatorio ed in definitiva dilettantesco dei professori universitari che hanno tanto da farsi perdonare. Comunque non vincerò certo qui né ora né in mia vita questa battaglia. E non so se mai qualcuno la porterà avanti. Per maggior gloria dell'individualismo. 

Roberto Renzetti

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