Il Professor Pallottino risponde:
Il
prof. Renzetti, che ringrazio vivamente, risponde sul n. 1/2004 gettando a sua
volta un sasso in altra direzione. Dopo aver ricordato passate indagini sugli
svarioni nei manuali di Fisica, egli ripercorre la storia dei vani tentativi di
sollecitare il mondo accademico a farsi carico della realizzazione di un'opera
collettiva, scientificamente rigorosa e ben concepita dal punto di vista
didattico, del tipo di quelle realizzate a suo tempo in area anglosassonne.
Arrivando infine a dolorose conclusioni, da me peraltro largamente condivise,
sullo scarso peso che gli universitari generalmente attribuiscono alle questioni
didattiche e sul loro conseguente disimpegno a tale riguardo. Tornando al punto
che avevo sollevato con il mio intervento, devo dire che non sono d'accordo con
il collega Renzetti sull'osservazione che la denuncia degli svarioni non porta
da nessuna parte. Penso infatti che la pubblicazione, e la diffusione (anche in
rete), di congrue e salaci recensioni dei libri di testo potrebbe avere qualche
impatto sia sugli Autori sia sulle adozioni - e qui mi affido (ingenuamente?)
alla professionalità dei docenti – e quindi anche sugli Editori
(attentissimi, ovviamente, al mercato). Del resto un po' di controreazione non
guasta mai per raggiungere un buon equilibrio e migliorare le prestazioni dei
sistemi! Aggiungo poi che revisioni critiche dei manuali (limitandosi agli
svarioni palesi e agli errori fattuali per non entrare in delicati dibattiti su
questioni che sono invece opinabili) potrebbero essere affidate a gruppi di
esperti e sponsorizzate da qualche organizzazione che abbia peso e autorità.
A
proposito dei manuali per le Superiori (di Fisica, Chimica e altre discipline)
osservo che i più diffusi colpiscono per la profondità e l'estensione della
trattazione. Portando a concludere che se la materia trattata venisse
effettivamente acquisita dai ragazzi, il primo anno di università a Fisica,
Ingegneria o in altri corsi di laurea tecnico-scientifici dovrebbe risultare una
passeggiata. Mentre così non è davvero, come sappiamo bene, nonostante queste
scelte riguardino i ragazzi più colti e motivati. Quanto agli altri, cioè
coloro che si dedicano a studi di altra natura o non accedono all'università,
è ben noto che la loro cultura scientifica è modestissima. In generale se nei
crani dei ragazzi, mediamente, resta ben poco di quanto si dovrebbe apprendere
alle Superiori, questo poco riguarda le materie umanistiche a fronte di
pochissimo per quelle scientifiche. E forse la cultura scientifica del
diciottenne quadratico
E allora si pone, inevitabilmente, il seguente quesito, a proposito del
quale sarebbe interessante sentire i pareri di chi vive direttamente e
quotidianamente l'esperienza dell'insegnamento nella Scuola. Non sarebbe assai
meglio se i manuali per le Superiori fossero un po' meno ponderosi e al tempo
stesso decisamente più motivanti? Potrebbe giovare, a tal fine, una loro più
decisa coloritura tecnologica, dato lo stretto legame, sempre più evidente
anche nella percezione dei ragazzi, che vi è fra scienza, tecnologia e società?
* "È difficile imparare a
studiare a vent'anni." Così ci ha riferito una studentessa di Fisica,
dopo aver seguito i corsi del primo anno. È una frase che merita riflessione.
Perché individua efficacemente un problema chiave della scuola quale è oggi.
Due mie brevissime considerazioni:
Gentili lettori,
sono ormai esausto di queste risposte che non rispondono. E' da trenta anni che mi si risponde così quando non si vuole rispondere. O credete che a mie (meglio: nostre) proposte qualcuno abbia mai detto no? Naturalmente si può anche rischiare di fare i riduttivi, come fa il professor Pallottino, riducendo appunto un problema di tale portata alla sciocchezza (mio personale giudizio) della ricerca dell'errore in libri di testo. Io ritengo che vi sia sempre l'approccio snobistico, aristocratico, liquidatorio ed in definitiva dilettantesco dei professori universitari che hanno tanto da farsi perdonare. Comunque non vincerò certo qui né ora né in mia vita questa battaglia. E non so se mai qualcuno la porterà avanti. Per maggior gloria dell'individualismo.
Roberto Renzetti