THREE MILE ISLANDS
Roberto Renzetti

Figura 1

Figura 2

Figura 3

Figura 4
LA CENTRALE Figura 5 L'INCIDENTE (seguo le Notes d'Information
du CEA n° 9 del settembre 1979, L'ACCIDENT D'HARRISBURG redatto
dall'Istituto della Protezione e della Sicurezza Nucleare e dal Centro Studi
Nucleari di Fontenay-aux-Roses, Francia) ED ALLORA ?
Avevamo detto più su che dopo 12 secondi si sarebbe
dovuta richiudere la valvola di scarico. QUESTA VALVOLA
NON SI ERA RICHIUSA ed il circuito primario continuava a
perdere acqua attraverso questa valvola (60 tonnellate
l'ora, rispetto alle complessive 200 tonnellate del
circuito primario) inviandola ad un recipiente che
raccoglie gli esuberi d'acqua del regolatore di pressione
(reservoir de decharge du pressuriseur, in
figura). La pressione del circuito primario è
dunque continuata a scendere rapidamente fino a
raggiungere le 110 atmosfere solo dopo due minuti
dall'inizio dell'incidente. A questo valore di pressione
il sistema di iniezione di emergenza (IS) si mette
automaticamente in funzione per rifornire d'acqua fredda
il primario. Questo automatismo funzionò perfettamente ma
(e qui sembra risiedere la chiave dell'incidente)
l'operatore non sapeva che la valvola di scarico era
rimasta aperta. Gli strumenti della sala di controllo
indicavano che la valvola si era richiusa e solo 2 ore e
20 minuti dopo l'inizio dell'incidente l'operatore ha
chiuso la valvola di isolamento (vanne d'isolament,
in figura), situata appena sotto la valvola di scarico
difettosa, fermando così la perdita d'acqua. Ma non è
sicuro che l'operatore si sia davvero reso conto di cosa
accadeva, sembra di più che egli abbia agito con una
misura routinaria piuttosto che per l'essersi reso conto
delle grandi perdite d'acqua. Vi erano comunque altri due
modi attraverso i quali l'operatore avrebbe potuto
rendersi conto della situazione della valvola di scarico:
la temperatura dell'acqua al di là della valvola di
scarico e il livello dell'acqua nel recipiente che
raccoglie gli esuberi d'acqua del regolatore di pressione.
Questa ultima cosa sembra non sia stata fatta perché
questa indicazione di livello non si trova nella sala di
controllo ma in un locale vicino. L'operatore leggeva
invece le temperature a valle della valvola e risultavano
elevate in modo assolutamente anomalo. Ma egli considerò
la cosa dovuta alla perdita d'acqua precedente alla
chiusura supposta della valvola medesima. Tale perdita
avrebbe riscaldato in modo anomalo la valvola medesima che
ora, per inerzia termica, continuava a dare alte
temperature, apparentemente, anomale. Lo stesso
operatore aveva indirizzato la sua attenzione al
seguimento del livello dell'acqua nel regolatore di
pressione e la cosa era ben sottolineata nella consegna
che aveva: "non perdere il vapore presente nel
regolatore". In tale regolatore, infatti, vi è acqua
in presenza di vapor d'acqua ed è proprio la presenza di
questo vapore in cima all'acqua che permette la
regolazione della pressione; se il livello dell'acqua
dovesse salire fino in cima al recipiente regolatore non
vi sarebbe più il modo di misurare la pressione. Ora il
livello dell'acqua nel regolatore, dopo un abbassamento
iniziale a causa della valvola di scarico aperta, è
salito rapidamente (pochi minuti) e questo innalzamento
può sembrare paradossale perché accompagnato da un
abbassamento di pressione nel primario. Ciò è però
normale (si veda figura 6) e la cosa non era conosciuta
dall'operatore (anche se uno stesso incidente, senza
queste conseguenze, era già avvenuto nel 1977 nella
centrale USA di Davis Besse). Figura 6 L'EVOLUZIONE
DELLA SITUAZIONE DURANTE LA PRIMA ORA I DANNI AL NOCCIOLO Figura 7 Figura 8 Figura 9 minuti). E' durante
questo tempo che l'operatore chiude la valvola
d'isolamento (vanne d'solament, in figura 6)
della valvola di scarico del regolatore di pressione
(esattamente a 2 ore e 22 minuti) ma il nocciolo, a
quell'ora, è già parzialmente scoperto. Questa
chiusura, comunque, avrà l'effetto di far crescere la
pressione nel primario. E' solo alle 3 ore e 20 minuti
che la rimessa in funzione manuale d'iniezione d'acqua
fredda nel primario permette di ristabilire un qualche
raffreddamento. Occorre sottolineare che, prima della
chiusura, la pressione nel primario era scesa di
molto, fino a 45 atrmosfere. A questa pressione gli
automatismi del reattore avrebbero dovuto far scattare
l'immissione d'acqua, nel contenitore del nocciolo, da
apposite riserve (cuve stockage effluents, in
figura 6). Ciò, forse, poteva riuscire a salvare il
nocciolo da danni ma, non è ben chiaro perché questa
immissione d'acqua non sia avvenuta (con una tecnica
costante in tutti gli incidenti avvenuti si tende
anche qui a parlare di errore umano: l'operatore
avrebbe di sua spontanea volontà bloccato manualmente
questa immissione d'acqua perché, secondo quanto
aveva capito, non vi era perdita d'acqua, n.d.r.).
A questo punto anche l'operatore si accorge che sta
avvenendo qualcosa di grave. I danni sulla prime
guaine sono considerevoli ed una parte importante dei
prodotti di fissione gassosi e volatili passano nel
fluido del primario (principalmente xenon 133, kripton,
iodio 131 e cesio). Poiché, come abbiamo detto,
questo fluido era in comunicazione con l'ambiente
esterno, si inizia a diffondere della radioattività
in tale ambiente. Ciò viene rivelato dalla
strumentazione con degli allarmi. L'operatore sa
certamente ora che la cosa è molto seria.
Anche quando le valvole di scarico del vapore
verso l'esterno saranno chiuse, la
radioattività dell'acqua del primario,veicolata
per certi circuiti ausiliari non del tutto
contenuti nell'edificio di contenzione (vedi
figura 6), sarà talmente elevata che le fughe
esistenti in tali circuiti comporteranno livelli
elevatissimi nella radioattività di
quell'ambiente esterno da far scattare allarmi
nella sala di controllo. Alle 3 ore e 20
dall'inizio dell'incidente, tutti gli allarmi
della centrale sono in funzione ed è proclamata
la situazione di emergenza. L'INTERVENTO DI EMERGENZA BILANCIO
PROVVISORIO DALLA SERA DEL 28 MARZO AL 2 APRILE
1979
L'incidente di Three Mile Island benché gravissimo (fusione
di un terzo del nocciolo del reattore) non ha
avuto conseguenze così drammatiche come
quelle di Cernobyl: nessuna vittima, nessun
decesso, incidente dovuto ad errori umani,
sempre possibili, ma senza incendio (non c'era
grafite) ed ovviamente in presenza di un
edificio di contenimento in calcestruzzo
armato, che ha giocato un ruolo decisivo in
questa centrale ad acqua in pressione (PWR).
Tutte le centrali elettronucleari in Occidente
sono costruite con un edificio di contenimento
in calcestruzzo armato, capace di contenere la
radioattività in caso di incidente.
La quantità di sostanze radioattive che è
stata rilasciata nell'ambiente a TMI è
dell'ordine di 1 milione di volte meno che a
Cernobyl. Ugualmente il bilancio di Cernobyl
è dell'ordine di un centinaio di vittime
delle radiazioni, per il momento (come ordine
di grandezza - potrebbe essere dell'ordine di
1000 a lungo termine) mentre a TMI non c'è
stata alcuna vittima perché non vi è stata
alcuna indagine epidemiologica. Le morti per cancro furono
numerose nella regione, ma è impossibile
capire quante furono quelle provocate dalle
radiazioni della centrale. Nessuno inoltre ha
mai calcolato il numero dei morti per cancro
nell'area dopo il 1988 (alcuni tumori si
manifestano solo dopo 30 anni); nessuno dei
lavoratori che hanno decontaminato il sito,
lavorandoci anche per 10 anni, è stato
seguito dai sanitari in modo continuo. E la
Metropolitan Edison si è sempre rifiutata,
nonostante le ripetute richieste ufficiali, di
tenere un registro sulle condizioni di salute
dei lavoratori della centrale. Più
in dettaglio, vediamo le similitudini e le
differenze tra l'incidente di Three Mile
Islands e quello di Chernobyl. 3)
Mancanza
di preparazione dell'operatore per operazioni
manuali di emergenza 4)
Difetti nel disegno del sistema ed
inaffidabilità dei componenti 5)
Risolutezza dei gestori nel nascondere i
problemi 6)
Assenza di piani di emergenza in caso di
incidente grave 7)
Irresponsabili decisioni dei gestori e delle
commissioni di controllo preposte che il
rischio di cancro da rilasci radioattivi è
accettabile DIFFERENZE
TRA THREE MILE ISLAND E CHERNOBYL
CHERNOBYL:
non
ha una struttura di contenzione
ha
come moderatore di neutroni la grafite
infiammabile.
NOTE - A proposito delle unità di misura usate si può vedere, nel sito, http://www.fisicamente.net/FISICA/index-22.htm
. - Non ho approfondito in alcun modo i dati sugli effetti sanitari delle
due tragedie. Non voglio entrare in un
dibattito inutile perché sia le più grandi
"dittature" che le più grandi
"democrazie" hanno sempre fatto a
gara a chi nascondeva meglio i dati, salvo
quelli eclatanti e qui, nel nucleare, i danni
eventuali non sono clamorosi perché diluiti
nel tempo anche a 30 anni di distanza. Un
cenno ai problemi di danno da radiazioni lo
farò nel prossimo capitolo nucleare, quello
che si occuperà degli armamenti nucleari e
dei possibili effetti di una guerra nucleare.
Intanto, er sapere cose importanti e precise
sugli effetti delle radiazioni si può
leggere: P.
PRIORI, Radiazioni e radioprotezione,
Edisco, Torino (1983).
P.J.
EARLY, M.A. RAZZAK, D.B. SODEE, Medicina
nucleare, Ambrosiana Milano (1978).
F.
BORSA, Lezioni di fisica e biofisica medica,
"La goliardica pavese" (1971).
C.
POLVANI, Elementi di radioprotezione,
Enea, Roma (1983).
M.
PELLICCIONI, Elementi di dosimetria delle
radiazioni, Enea, Roma (1983).





CONFRONTO
CERNOBYL E TMI
SIMILITUDINI
TRA THREE MILE ISLANDS E CHERNOBYL:
1)
Operazioni manuali in assenza di un sistema
automatico di arresto
TMI
non ha il sistema automatico
Cernobyl
lo ha disabilitato per fare delle prove
2)
Si opera con il sistema di raffreddamento di
emergenza disabilitato